Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL

Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL

Norman Gobbi tira le orecchie alla Navigazione
Il presidente del Governo critica i vertici della partecipata

«Abbiamo anche informato loro (i sindacati) che è da tre mesi che attendiamo le risposte ai quesiti e alle domande che abbiamo posto alla Società di navigazione (Snl) del lago di Lugano».
Il presidente del governo cantonale Norman Gobbi non usa parole di circostanza per commentare l’esito dell’incontro di ieri sulla Società di navigazione del lago di Lugano, a Palazzo delle Orsoline tra i sindacati tradizionali (Sev, Unia e Ocst) e il Consiglio di Stato, che ha in seguito incontrato anche la rappresentante dell’Associazione del personale lacuale e terrestre (Aplt).

Che impressione le hanno fatto le rimostranze dei sindacati Sev, Unia e Ocst? «Intanto abbiamo messo in evidenza che il Cantone ha una rappresentanza dell’8%, oltre che essere finanziatore di alcune attività – risponde il presidente del governo cantonale –. Di conseguenza, la strategia aziendale evidentemente viene dettata dall’azionista di riferimento che ne porta anche le conseguenze. Le diverse vertenze in atto, compresa quella sul personale, concorrono a influenzare il rinnovo della concessione che Snl sta attendendo dall’Ufficio federale competente». Tocca quindi ai vertici di Snl, continua il presidente del Consiglio di Stato, «rendersi parte diligente nei confronti di tutte le autorità, in primis quella federale per il rinnovo della concessione, poi anche quella cantonale per le questioni attinenti ai disservizi che ci sono sul Lago Maggiore e rispettivamente alle mancanze di carattere tecnico sul Lago Ceresio». Dal canto loro, i sindacati hanno anticipato al Consiglio di Stato che riceverà la lettera con la richiesta della commissione di conciliazione cantonale per la disdetta del Contratto collettivo di lavoro (Ccl), ritenuta vergognosa.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 ottobre 2025 de La Regione

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Gobbi critico: servizio a rischio?

Sembra sempre più allargarsi la frattura fra Società Navigazione di Lugano, sindacati e Consiglio di Stato, con il presidente di quest’ultimo, Norman Gobbi, che ieri al termine di un incontro sul tema con le associazioni a tutela dei lavoratori non ha lesinato parole critiche nei confronti di SNL, in particolare per la qualità del servizio offerta sul Verbano. Il tutto nell’ambito di una situazione già tesa in seguito alla disdetta da parte di SNL del contratto collettivo di lavoro e dell’annuncio di tagli al personale. «A tre mesi dall’incontro con la direzione di SNL – ha detto Gobbi ai microfoni di Tele-Ticino e RSI – non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta ai quesiti che abbiamo posto. Questo si ripercuote anche sulla possibilità di ottenere una nuova concessione a lungo termine. Visto che non ci sono le premesse in questo senso, siamo altrettanto preoccupati proprio perché mancherebbe un vettore turistico sui nostri due laghi». In questo senso il presidente del Consiglio di Stato si rammarica di una decisione in particolare: «Nel 2017 il Consiglio di Stato è subentrato in un finanziamento di un’attività che fino a quel momento non era finanziata dal settore pubblico. Questo dal punto di vista di qualche anno dopo è stato un errore, perché ha aperto il fronte a delle attese di carattere finanziario che non possono essere corrisposte». In tutto ciò, ieri i sindacati hanno chiesto al Governo di aprire una procedura di conciliazione con SNL a fronte di una disdetta riconosciuta non giustificata. Natalia Ferrara, presidente dell’Associazione del personale di SNL, ha parlato di un momento di difficoltà di un’azienda con potenziale. L’obiettivo è la firma di un nuovo CCL.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

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Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL
Servizio sul Verbano “non qualitativamente rispondente” alle aspettative – “Disattese determinate attività”, rileva il presidente del Governo dopo un incontro coi sindacati

Sulla Società di navigazione del lago di Lugano (SNL), un incontro si è svolto a Bellinzona oggi, lunedì, fra i sindacati e il Consiglio di Stato. Al Governo è stata così rivolta la richiesta di aprire una procedura di conciliazione con la società, la quale in estate ha annunciato tagli al personale e annunciato la disdetta dei contratti collettivi di lavoro da tempo in essere con SEV, OCST e UNIA. Per parte sua la direzione della SNL aveva già incontrato l’Esecutivo.
Il Cantone, ricordiamo, è azionista di minoranza di SNL. Al termine dei colloqui odierni Norman Gobbi ha incontrato i media e non ha lesinato critiche su come viene gestita la società. Intanto si parla della possibilità che, in un futuro a medio-lungo termine, non sia più SNL a gestire la tratta sul Lago Maggiore. “Nel 2017 il Consiglio di Stato”, ha rilevato il suo presidente, “è subentrato in un finanziamento di un’attività che fino a quel momento non era finanziata dal settore pubblico”. Ciò è stato “un errore”, ha aggiunto, “proprio perché ha aperto il fronte a delle attese di carattere finanziario che non possono essere corrisposte”.
Quanto alla situazione del servizio sul Verbano, “è vero” che essa “non è qualitativamente rispondente a quello che ci si attende”, proprio “perché sono state disattese determinate attività”. Gobbi, ai microfoni di SEIDISERA, ha in questo senso citato “la manutenzione ordinaria dei pontili”, come pure “il trasporto corretto di turisti che erano” sulle isole di Brissago e che “non hanno potuto essere trasportati a riva”.
Tra questi, “anche dei confederati in sedia a rotelle”. Si tratta quindi “davvero di un disservizio” che getta delle “ombre sull’attività di SNL, non solo sul Lago Maggiore, ma in generale”, ha concluso il presidente del Governo ticinese.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Navigazione-laghi-Gobbi-critica-la-gestione-di-SNL–3193731.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3194436

 

Conferenza sull’iniziativa «Servizio civico» con il Consigliere federale Martin Pfister

Conferenza sull’iniziativa «Servizio civico» con il Consigliere federale Martin Pfister

Il prossimo 30 novembre 2025 il popolo svizzero sarà chiamato a votare sull’iniziativa ‘Servizio civico’.
Se questa iniziativa dovesse essere accolta, tutte le svizzere e tutti gli svizzeri dovranno prestare servizio civile. E questo significherebbe una massiccia intromissione nella libertà individuale dei cittadini e delle cittadine. All’economia verrebbe a mancare manodopera indispensabile, per molte donne il servizio civile comporterebbe un notevole carico aggiuntivo e, inoltre, il conflitto fra servizio militare e servizio civile inasprirebbe ulteriormente. Il Consiglio federale e la grande maggioranza del Parlamento respingono questa iniziativa.

Saremo lieti di informarla sui contenuti e le conseguenze dell’iniziativa ‘Servizio civico’ e la invitiamo alla conferenza del Consigliere federale Martin Pfister, che si terrà:

Il 24 ottobre 2025, 17.00
presso la sala del Consiglio comunale di Lugano
Piazza della Riforma 1, 6900 Lugano

Con il seguente programma:
• Saluto del Sindaco della Città di Lugano, on. Michele Foletti
• Saluto del Presidente della Repubblica e Cantone Ticino, on. Norman Gobbi
• Saluto del Presidente GMDSI, on. Filippo Lombardi
• Saluto del Direttore della Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino, Luca Albertoni
• Relazione del Consigliere federale Martin Pfister, Capo del DDPS
• Sessione di domande
Al termine sarà offerto un aperitivo alla popolazione nell’ Atrio del Municipio della Città di Lugano

Saremo lieti di darvi il benvenuto a questo importante incontro.

Cordiali saluti

Reto Nause
Presidente Alleanza Sicurezza Svizzera

Scacchi e Spitzbarth incoronati “re del tiro”

Scacchi e Spitzbarth incoronati “re del tiro”

Si è chiuso il 17° Tiro Storico del San Gottardo, andato in scena tra venerdì 10 e sabato 11 ottobre ad Airolo.
L’edizione 2025 ha fatto registrare una punta di partecipazione con 720 tiratrici e tiratori provenienti da ogni angolo della Svizzera, confermando la vitalità e il fascino di una manifestazione che unisce competizione sportiva e tradizione nazionale.

I re del tiro
A imporsi nelle classifiche individuali sono stati Massimiliano Scacchi della Tiratori San Salvatore di Paradiso alla pistola 25 metri e Roland Spizbarth della SG Stadt Zürich al fucile 300 metri, che conquistano così i titoli di “re del tiro” del San Gottardo 2025. Entrambi hanno dominato le rispettive categorie grazie a prestazioni solide e costanti, frutto di esperienza e concentrazione. In particolare al fucile, la vittoria si è assicurata con il punteggio massimo e un miglior colpo centrale da 100 su cento, lasciando Ronald Jucker dell’Unione Tiratori Locarno, che aveva un peggior colpo centrale, al podio di miglior veterano. Alla pistola il miglior giovane è Andrea Della Bella della Mendrisiense, il miglior veterano Markus Aebischer della SG Liestal e il miglior attivo Pirmin Käslin della Pistolenschützen Sarnen. Al fucile miglior giovane è Aris Arcotti della Tiratori di campagna Contone-Quartino e miglior attivo Luca Veglio della Tiratori del Lucomagno di Ponto Valentino.

Le migliori sezioni
Sul fronte delle classifiche per società, tra gli ospiti si sono imposte la SG Stadt Zürich al fucile e la Combat League Aarau-Wildegg alla pistola. Per quanto riguarda invece le sezioni ticinesi, il successo è andato ai Carabinieri Faidesi al fucile 300m (che si assicura la vetrata premio di sezione) e alla Mendrisiense nella pistola 25m, a conferma dell’eccellente livello dei tiratori di casa. Seguono al fucile La Mendrisiense e l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, mentre alla pistola l’Unione Tiratori del Gottardo e la Tiro Sportivo di Bedano, che si aggiudica la vetrata in premio, in quanto le prime due l’avevano già vinta negli scorsi anni.

Tradizione e spirito sportivo
Il Tiro Storico del San Gottardo, giunto alla sua diciassettesima edizione, rimane uno degli appuntamenti più sentiti del calendario elvetico. La cornice di Airolo, con il suo significato simbolico legato al cuore delle Alpi e alla storia della Confederazione, ha offerto come sempre un contesto ideale per una due giorni di sport, cameratismo e passione.
L’organizzazione, curata nei minimi dettagli, ha permesso lo svolgimento di gare regolari e combattute, valorizzando ancora una volta la disciplina del tiro sportivo e il suo radicamento nella cultura svizzera. I tiratori al fucile sono stati 424 e alla pistola 296.

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

La doppia approvazione del Gran Consiglio ticinese, che ha dato luce verde sia alla digitalizzazione della giustizia sia alla reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, rappresenta per Norman Gobbi un segnale di maturità istituzionale e di visione strategica. In un momento di forte pressione sulla credibilità del sistema giudiziario, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo doppio voto “una tappa decisiva per modernizzare la macchina della giustizia, restituendole efficienza e fiducia pubblica”.
Gobbi ha sottolineato come la digitalizzazione non sia solo un aggiornamento tecnologico, ma una riforma culturale dell’intero apparato. L’approvazione del credito di 3,6 milioni di franchi per l’infrastruttura digitale dei tribunali e del Ministero pubblico permetterà di aderire pienamente al progetto nazionale Justitia 4.0, con dossier elettronici e scambio digitale di atti tra autorità. “Ridurre tempi, costi e burocrazia significherà rendere la giustizia più accessibile e trasparente, una giustizia che dialoga con il cittadino”, ha dichiarato.
La trasformazione tecnologica dovrà procedere insieme al rafforzamento delle competenze del personale: “La sfida è duplice, aggiornare strumenti e menti affinché l’innovazione non diventi complicazione”. Il processo sarà graduale e coordinato con la Confederazione, per armonizzare le piattaforme cantonali e federali.
Non meno importante, secondo Gobbi, è la reintroduzione del sostituto procuratore pubblico, approvata a larga maggioranza. “È una risposta concreta al sovraccarico dei procuratori, chiamati a gestire centinaia di incarti. Dare loro sostegno significa restituire efficacia all’azione penale e tempi di giustizia più umani.” I quattro nuovi sostituti, nominati dal Gran Consiglio, si occuperanno dei casi minori, liberando risorse per le indagini più complesse.
Gobbi ha definito questa scelta “un ritorno all’equilibrio”: dopo anni di ridimensionamenti, la giustizia ticinese ritrova strumenti adeguati per affrontare l’aumento dei casi e le nuove forme di criminalità, anche informatica. “Il sostituto procuratore garantisce quella flessibilità operativa necessaria in una società dove i confini tra reato tradizionale e crimine digitale sono sempre più labili.”
Sul piano politico, Gobbi ha ringraziato le forze parlamentari per aver superato le divisioni ideologiche in nome dell’interesse pubblico: “Questo doppio voto dimostra che, quando l’obiettivo è rafforzare lo Stato di diritto, la politica ticinese sa trovare convergenza”.
Guardando avanti, il direttore ha invitato a mantenere il ritmo delle riforme: “Abbiamo imboccato la strada giusta, ma serve continuità. Digitalizzazione e potenziamento della giustizia devono procedere insieme, con visione e pragmatismo. Solo traducendo queste decisioni in risultati concreti per cittadini e professionisti potremo dire di aver davvero modernizzato la giustizia ticinese.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

HCAP: analisi del difficile momento

HCAP: analisi del difficile momento

Il Consigliere di stato Norman Gobbi (nella foto con l’ex idolo biancoblù Dale Mc Court) ha seguito con interesse ed una certa apprensione gli ultimi sviluppi della crisi dell’Ambrì Piotta.
Già membro nel CdA leventinese dal 2009 al 2011, il capo del Dipartimento delle istituzioni non ha nascosto la sua preoccupazione per il futuro ed ha invitato tutti a rimboccarsi le maniche.

Che idea si è fatto sulla crisi del club leventinese?
Anzitutto, mi lasci ringraziare Duca e Cereda per tutta quanto hanno fatto con impegno, dedizione e costanza per questo club e per questi colori. Gliene saremo per sempre grati. Credo che Lombardi e il CdA siano riusciti a trasformare una crisi sportiva – seria ma non più grave di altre affrontate in passato – in una vera e propria crisi societaria, culminata con la perdita simultanea di tre figure fondamentali: allenatore, direttore sportivo e presidente (anche se formalmente ancora in carica). Come molti hanno osservato, probabilmente si era arrivati alla fine di un ciclo, ma le modalità con cui si è chiuso questo capitolo restano davvero imperdonabili. Hanno generato un senso di tristezza e preoccupazione tra i tifosi, ma anche tra i diretti interessati. Duca e Cereda non erano semplici collaboratori di una società sportiva, ma autentiche bandiere: figure ormai sempre più rare nello sport contemporaneo.

Lombardi ha compiuto un clamoroso autogol. È d’accordo?
Credo che non vi siano dubbi sul fatto che sia stato commesso un grave errore, con conseguenze significative. Nel breve periodo si è aperto un problema di stabilità interna, mentre nel medio periodo sarà necessario ricostruire. Colpisce il fatto che la lunga e variegata esperienza di Lombardi non lo abbia messo al riparo da un simile scivolone e, come egli stesso ha ammesso, da un errore di valutazione tanto evidente. Ora è essenziale che tutta la società si ricompatti per affrontare insieme questo momento delicato.

Secondo lei Lombardi ha tradito i valori che tanto decantava?
Su questo fronte ho un’opinione meno netta. Ricordiamoci che l’Ambrì Piotta è una realtà unica nel panorama sportivo, quasi un piccolo miracolo se si considera l’evoluzione dello sport moderno. A questo miracolo ha contribuito – in modo decisivo – nei sedici anni Lombardi. Non credo che un singolo errore, pur grave, debba mettere in discussione tutto ciò che è stato costruito: penso in particolare alla realizzazione della nuova pista e al riordino societario e sportivo che hanno consolidato la posizione dell’Ambrì nell’hockey svizzero. Sarebbe però un errore fatale pensare che tale posizione sia ormai acquisita: è un traguardo che va continuamente difeso e riconquistato.

Come si esce da un momento così difficile?
Nel breve termine, serve ricompattarsi immediatamente e sostenere con convinzione i giocatori e lo staff tecnico ad interim: devono sentire la nostra vicinanza, perché da loro passa la serenità di tutto l’ambiente. Le buone prestazioni non sono mancate in questo inizio di stagione e non è stato tutto da buttare. Parallelamente è indispensabile avviare un lavoro di ricostruzione. Credo che, a differenza del passato, oggi si possa ripartire da basi più solide, ma serve un cambio di passo. Sarà fondamentale individuare le persone giuste per questa nuova fase della storia dell’Ambrì. Da questa crisi si può – e si deve – ripartire con forze fresche, che abbiamo la stessa voglia e la stessa determinazione di Duca e Cereda per far proseguire la storia dell’Ambrì. Qualcuno che abbia ora voglia di mettersi a portare il “sacco” come l’ha definito Duca.

Ci potrebbero essere conseguenze sul fronte degli sponsor?
Errori di questo tipo minano la credibilità del club e inevitabilmente incidono sulla fiducia degli investitori. Per questo motivo è necessario rimboccarsi le maniche e ripartire subito con determinazione. La storia dell’Ambrì è, in fondo, anche una storia di ripartenze: tante cadute dalle quali ci si è però sempre rialzati. La lotta e la resilienza fanno parte del nostro DNA. Bisogna guardare al futuro con fiducia, convinti di potercela fare ancora una volta, nonostante le difficoltà e le condizioni avverse.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

Gobbi: bene la priorità 1 per l’autostrada, ma serve completare anche AlpTransit

Gobbi: bene la priorità 1 per l’autostrada, ma serve completare anche AlpTransit

Non si sono fatte attendere le reazioni al documento del Politecnico di Zurigo che sottolinea quali progetti, in Svizzera, dovrebbero essere realizzati per primi

Un documento di base per decidere come sviluppare strada e rotaia in Svizzera nei prossimi 20 anni: è stato presentato in questi termini il rapporto “Trasporti 2045” stilato dal Politecnico federale di Zurigo (ETH), su incarico del Dipartimento federale dei trasporti, dell’energia e della comunicazione (DATEC). Un rapporto che evidenzia quali progetti dovrebbero avere la precedenza, poiché le finanze della Confederazione non permetteranno di realizzare tutti i progetti previsti. E le reazioni non si sono fatte attendere.

Gobbi: bene l’attenzione sull’A2, ma serve anche il completamento dell’AlpTransit
In Ticino si punta principalmente sul potenziamento della rete autostradale, con il collegamento A2-A13 e il potenziamento delle corsie dell’autostrada A2 tra Lugano e Mendrisio. Opere che, secondo il rapporto, hanno la massima priorità, mentre il proseguimento di AlpTransit a sud di Lugano non viene indicato come una priorità.
Norman Gobbi, Consigliere di Stato ticinese e presidente del Governo, ai microfoni del Radiogiornale reagisce così: “Sicuramente è positivo che venga riconosciuta la priorità 1 per questo tipo di infrastrutture ma su altri fronti dovremo lavorare per far capire che il completamento anche a sud dell’asse ferroviario del San Gottardo, in direzione di Milano per quanto riguarda le persone e verso Luino e poi  Varese per le merci, per noi è altrettanto prioritario, nell’ottica di completare un’opera che è d’interesse non solo ticinese ma soprattutto nazionale e internazionale”.
Questa perizia sembra però mettere nel cassetto per decenni lo sviluppo ferroviario a sud di Lugano… “Un difetto dello studio – reagisce Norman Gobbi – è il fatto che considera AlpTransit come una dorsale interna di collegamento nazionale, mentre è stata costruita in particolare per connettere meglio la Svizzera al resto dell’Europa a nord e a sud. (il potenziamento verso sud, ndr.) Per noi è prioritario, proprio perché se l’obiettivo è di rafforzare la Svizzera, e anche il Ticino quindi, come luogo di produzione e di sviluppo, dobbiamo migliorare i collegamenti: quindi potenziando l’asse di Luino per le merci, e completando l’asse a sud di Lugano per migliorare ulteriormente i collegamenti verso Milano. Una città che interessa il Ticino ma anche Zurigo”.

 
Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

“Sono problematiche conosciute e da sempre collaboriamo per migliorare le condizioni di lavoro”. Così l’ex responsabile politico Norman Gobbi commenta le criticità relative al carico di lavoro emerse da un sondaggio promosso dai sindacati.

“Il travaso dalla Polizia Cantonale alle Comunali è conosciuto, è vero che si contano ore di lavoro in più e anche maggiori turni nei festivi e la notte”. È la premessa dell’ormai ex responsabile politico della polizia Norman Gobbi, sollecitato sul disagio espresso da 345 agenti, circa la metà degli effettivi, attraverso un sondaggio dei sindacati. Dall’analisi, presentata al Comando martedì, è emerso che il 72% dei partecipanti ha dichiarato di aver già pensato di cambiare posto di lavoro. Il 25% ne è attualmente alla ricerca.

Vertici aperti al dialogo
Il presidente del Governo però rassicura:  “Queste discussioni le abbiamo già avute diverse volte con le associazioni del personale ma credo che sia il collega Zali, che oggi ha la responsabilità, sia il Comando, continueranno a farle proprio nell’ottica di migliorare le condizioni di lavoro”. Gobbi tiene inoltre a mettere in evidenza un aspetto: “Quanto emerso non pregiudica la qualità di lavoro della Polizia cantonale”. Dal canto suo, anche il portavoce del corpo Renato Pizolli assicura apertura: ” Oltre alle criticità, tipiche di un lavoro a turni e in cui ci si ritrova sotto pressione, dal sondaggio è anche emerso in modo preponderante l’attaccamento degli agenti alla polizia”. Per Pizolli si tratta di un’ottima base di partenza per costruire un percorso basato sul dialogo e per finalizzare i passi da compiere.

“Necessario agire”
Sono in effetti due i piani su cui, secondo i sindacati, occorre lavorare: “Alcuni punti riguardano ciò che può fare il comando di polizia, pensiamo al distaccamento emerso tra i vertici e gli agenti del corpo”, commenta il sindacalista Ocst Claudio Isabella. Per quanto riguarda invece il piano politico, condizioni contrattuali, vacanze, carico di lavoro, i sindacati sono consapevoli del momento delicato per le finanze cantonali. Secondo Isabella, agire in modo tempestivo è però nell’interesse di tutti: “Avere personale stanco con in mano una pistola non sempre è una soluzione ottimale, quindi delle vie per affrontare i problemi sono fondamentali e vanno trovate”. 

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Allestite da Dipartimento delle istituzioni ed Eoc, permetteranno di centralizzare e razionalizzare tutti gli aspetti legati alla medicina legale

Determinare le cause (e il possibile intervento di terzi) di un decesso, così come le responsabilità di violenze su persone ancora in vita. È questo lo scopo principale della medicina legale e dell’Istituto inaugurato nel febbraio dello scorso anno a Bellinzona. Ora, con l’apertura di due sale autoptiche all’Ospedale San Giovanni, sono state raggruppate tutte le procedure legate agli esami necroscopici, attuati su richiesta dalla magistratura. All’inaugurazione dello spazio allestito nell’attuale nosocomio – in attesa, come ha sottolineato il direttore del San Giovanni, Alessandro Bressan, di poterlo traslare nel nuovo Ospedale regionale finora previsto alla Saleggina – hanno preso parte le autorità cantonali e comunali, così come la direttrice dell’Istituto di medicina legale, Rosa Maria Martinez. La quale ha sottolineato come «il vantaggio garantito dalle nuove sale è rappresentato da una maggiore efficienza, grazie alla vicinanza con la sede amministrativa dell’Istituto e con quella della polizia scientifica».

Procedure razionalizzate
Lo scopo principale di un’autopsia medico-legale, ha proseguito la dottoressa Martinez, consiste nel definire la modalità di un decesso (morte naturale o non naturale), determinarne la causa ed escludere (o confermare) l’intervento di terze persone, stabilirne l’ora e conservare materiale biologico probatorio per ulteriori accertamenti. A razionalizzare tutte le procedure, anche la possibilità di avere a disposizione un apparecchio per l’esecuzione di Tac post-mortem, grazie alle quali evidenziare lesioni, ricostruire meccanismi, dare un’identità alla salma, localizzare corpi estranei e confermare la necessità di un’autopsia medico-legale. Esami radiologici per i quali, in precedenza, era necessario appoggiarsi all’Ospedale italiano di Lugano. E quello della radiologia forense – ha precisato ancora la dottoressa Martinez – è un ramo «in costante sviluppo: nel 2024 sono state effettuate ben 83 Tac a fronte di 102 autopsie. Il fatto di poter avere a disposizione la necessaria strumentazione rappresenta dunque una più che benvenuta razionalizzazione del lavoro».

‘Punto di riferimento a livello internazionale’
Presente pure il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi: «Quello che ci troviamo a inaugurare è un tassello importante che suggella la riforma della medicina legale, portata avanti in questi ultimi anni e che rappresenta un pilastro della giustizia». L’Istituto di medicina legale necessitava di spazi moderni e «grazie alla collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e l’Ente ospedaliero cantonale è stato possibile allestire una struttura all’avanguardia. Una struttura che oggi diventa un punto di riferimento non soltanto a livello svizzero, bensì internazionale». D’altro canto le cifre parlano da sole. Infatti, alle 102 autopsie eseguite nel 2024 «se ne sono aggiunte 81 in questi primi dieci mesi scarsi del 2025, per un servizio che rimane aperto 24 ore su 24, 365 giorni su 365».

Un servizio, quello medico-legale, del quale beneficia la magistratura, come ha sottolineato il sindaco di Bellinzona, Mario Branda: «Ma prima lasciatemi ringraziare chi ha voluto, nella mia persona, invitare la Città a questa cerimonia. Perché, per essere onesti, Bellinzona non può vantare alcun merito, se non il fatto di avere sul suo territorio, da tempo immemore, una struttura come il San Giovanni. Tuttavia, come ex procuratore pubblico posso testimoniare quanto sia importante avere a disposizione un istituto di medicina legale di qualità e competenza. Questo facilita enormemente il lavoro dei magistrati».

Trattamento dignitoso, accoglienza decorosa
Dal canto suo la dottoressa Martinez, nella presentazione di quelli che sono gli obiettivi e lo svolgimento di un esame autoptico, ha ricordato come le nuove sale del San Giovanni non rispondano unicamente a un criterio di efficienza (garantita dalla vicinanza amministrativa e dalla centralizzazione delle attività), ma rappresentino altresì la certezza di un trattamento dignitoso delle salme in un unico luogo di gestione e un’accoglienza decorosa per parenti e conoscenti. A compendio della presentazione, l’architetto Ivan Sboarina che ha curato la costruzione del nuovo reparto, costato quattro anni di progettazione, 22 mesi di cantiere e che ha visto l’impiego di 62 figure professionali, ha fornito alcuni ragguagli su quella che è stata l’opera di edificazione della nuova struttura. Perché non bastano due tavoli operatori per fare una sala autoptica. Sono necessari uffici per i medici legali, spogliatoi, una saletta per i famigliari e per l’eventuale riconoscimento della salma, celle frigorifere, celle di congelamento, ambienti adatti alla conservazione di reperti biologici probatori… «È stata una pianificazione piuttosto complessa, nel corso della quale si è pure reso necessario risolvere l’aspetto dei vari incroci delle salme con medici, infermieri, visitatori, in un ambiente ospedaliero attivo 24 ore su 24. La soluzione ritenuta ideale è stata la ristrutturazione delle vecchie camere ardenti, dopo aver proceduto all’eliminazione di tutti i materiali nocivi: policlorobifenili (Pcb), amianto, colle di vario tipo… In seguito – ha concluso il progettista – siamo riusciti a incastrare il tassello molto importante del collegamento con la radiologia e alla fine tutto ha trovato una sua collocazione, in un percorso il più possibile coerente con le varie fasi della procedura».
Al termine della parte ufficiale, tutti gli interessati hanno avuto la possibilità di effettuare un’istruttiva visita ai nuovi locali.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 10 ottobre 2025 de La Regione

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I corpi sono un alfabeto

Quando e come si effettua un’autopsia? A colloquio con la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Nel corso della sua carriera ha eseguito centinaia di autopsie («almeno più di cinquecento»). Dal 1º gennaio 2024, Rosa Maria Martinez dirige l’Istituto di medicina legale del Cantone. Alla domanda se, in senso figurato, i corpi siano in grado di parlare, osserva che lo fanno sì dopo la morte, ma anche da vivi.

«Le lesioni possono aiutare a ricostruire i fatti» – «Da questo punto di vista – aggiunge – l’affermazione è vera non solo nella fase post mortem, ma anche in quella “viva”. Se, per esempio, si effettua una visita medica dopo una presunta violenza, si cercano lesioni che possano contribuire a ricostruire i fatti accaduti in precedenza».
Quando si fanno le autopsie – In generale, si effettua un’autopsia medico-legale in caso di decessi considerati insoliti. «Si tratta di morti in cui i medici legali e la polizia scientifica devono accertare o escludere l’intervento di terzi». Sono i casi in cui, alla fine, si deve dichiarare se si tratta di una morte naturale oppure no, per esempio nei casi di omicidio, suicidio o incidente.
La durata – Un esame medico-legale approfondito del corpo di una persona deceduta («cioè un’autopsia medico-legale») dura di solito circa tre ore. «Ovviamente – aggiunge Martinez – dipende dal caso». L’autopsia si svolge con la presenza di «due medici e di un preparatore umano». All’inizio viene eseguito un esame esterno, durante il quale viene valutata e documentata la parte esterna del corpo.
La “sezione” – Poi viene eseguita una “sezione”: «Si procede cioè all’esame degli organi interni. Alla fine, in tutti i nostri casi, viene redatta una perizia medico-legale, successivamente inviata al Ministero pubblico».
L’inaugurazione – Proprio ieri, all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, sono state inaugurate le nuove sale per le autopsie medico-legali, già operative da settembre. Si tratta di un progetto inserito nell’ambito dello sviluppo dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, che il Dipartimento delle istituzioni ha realizzato in collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale.

L’Istituto di medicina legale fornisce le sue prestazioni di medicina legale in favore delle autorità giudiziarie – in particolare del Ministero pubblico – e ha assunto anche incarichi per conto della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), nell’ambito delle perizie per l’accertamento dell’età dei richiedenti asilo presunti minorenni.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1874626/i-corpi-sono-un-alfabeto

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Medicina legale: a Bellinzona due nuove sale per 100 autopsie l’anno

All’Ospedale San Giovanni sono state inaugurate ufficialmente le nuove sale autopsie. Un progetto congiunto tra EOC e Dipartimento delle Istituzioni che mira a migliorare efficienza, logistica e collaborazione con la polizia scientifica.

Due nuove sale autopsie, moderne e funzionali, centralizzano ora al San Giovanni di Bellinzona l’attività di medicina legale in Ticino. Un passo concreto per rispondere a un volume di lavoro che supera le 100 autopsie medico-legali l’anno, ma anche un segnale di maggiore efficienza logistica e scientifica. “Con quanto accaduto in Vallemaggia ci siamo resi conto della necessità di maggiore spazio”, ha sottolineato la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Spazi moderni e potenziati
Entrate in funzione già lo scorso settembre, le sale sono state inaugurate ufficialmente oggi. A disposizione ci sono due ambienti per le autopsie e spazi refrigeratori con una capienza fino a 13 salme. “Per noi era fondamentale poter essere vicini alla radiologia forense ma anche alla Polizia Scientifica” ha evidenziato la direttrice Martinez.

Un traguardo importante
Per il Dipartimento delle Istituzioni, questa centralizzazione rappresenta un traguardo importante nell’ambito della medicina legale ticinese. I numeri confermano la necessità di spazi adeguati e di un lavoro sempre più integrato con la polizia scientifica, ora fisicamente più vicina. “Abbiamo scelto questa formula per far crescere competenze che fino a qualche anno fa non c’erano” ha spiegato il direttore del DI Norman Gobbi. 

Una sfida accolta anche dall’EOC
L’Ente Ospedaliero Cantonale ha accolto con favore il progetto, che ha permesso di riorganizzare i flussi e di garantire standard qualitativi più elevati in un settore delicato come quello della medicina legale. “Prima le salme venivano spostate da Locarno a Lugano per i diversi accertamenti ora, invece, sarà tutto centralizzato, sicuramente un passo avanti anche per il personale coinvolto”, ha sottolineato il direttore dell’Ospedale Regionale Bellinzona e Valli Alessandro Bressan. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/medicina-legale-a-bellinzona-due-nuove-sale-per-100-autopsie-lanno-419424

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Due nuove sale per le autopsie a Bellinzona
Sono attive da settembre all’ospedale San Giovanni per il centro cantonale di medicina legale

Sono circa un centinaio all’anno le autopsie eseguite dall’Istituto di medicina legale, autopsie che, dallo scorso mese di settembre, si svolgono nelle due nuove sale ricavate all’interno dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona.
“Queste nuove sale autopsie al San Giovanni rappresentano una centralizzazione dell’Istituto di medicina legale, soprattutto perché abbiamo qui a Bellinzona la sede amministrativa del nostro istituto, abbiamo la vicinanza della polizia scientifica e soprattutto abbiamo adesso un unico posto dove possiamo anche effettuare le TAC post-mortem, cioè la radiologia forense ed effettuare le autopsie medico-legali”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto cantonale di medicina legale.
In sostanza un unico centro di competenze nella città, che rafforza la collaborazione con l’ente ospedaliero cantonale. Alessandro Bressan, direttore dell’Ospedale regionale Bellinzona e Valli, spiega che si tratta di una collaborazione interessante. “Il Dipartimento delle istituzioni ci ha contattato cinque anni fa. L’idea è sempre quella di concentrare, di fare sinergie, di sfruttare le competenze che ci sono ma cercando di concentrarle. Prima le autopsie, fino ad agosto, venivano fatte all’Istituto cantonale di patologia (ICP), però le TAC venivano fatte all’ospedale italiano di Lugano, a Viganello, quindi la salma faceva grandi tragitti con i medici legali che invece sono qui a Bellinzona, per cui si è reso naturalmente molto interessante riuscire a concentrare queste attività tutte qui”.
Due sale autoptiche, celle frigorifere e una saletta per accogliere i familiari nel delicato momento del riconoscimento delle salme. Rosa Maria Martinez ha sottolineato che è importante avere questo spazio, “uno spazio dignitoso che prima non avevamo a Locarno. Sappiamo che i casi medico-legali non sono facili per nessuno, soprattutto per la famiglia, è per questo che abbiamo questa parte dedicata anche ai familiari”.
Fino a un mese fa le autopsie venivano eseguite all’istituto di patologia di Locarno. Bressan spiega che sono stati trasferiti i due preparatori delle salme dall’ICP all’ospedale San Giovanni e durante il 2026 “studieremo di trasferire anche le autopsie mediche, che sono tra le 10 e 20 all’anno, anche loro da Locarno qui al San Giovanni. L’ICP userà gli spazi per riorganizzarsi, per sfruttarli meglio, per ampliare l’offerta e per riorganizzarsi meglio”. A questo si aggiunge la richiesta, in attesa di luce verde, di riconoscimento come centro di formazione per specialisti in medicina legale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Due-nuove-sale-per-le-autopsie-a-Bellinzona–3185412.html

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Kairat Sarzhavov, Ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan accreditato a Berna. La visita di cortesia ha consentito di discutere vari temi di interesse comune e di presentare le particolarità del nostro Cantone.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore Kairat Sarzhavov – accompagnato dal terzo segretario Adil Makeyev – ha permesso di discutere svariati temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e il Kazakhstan.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Così il presidente del governo Norman Gobbi dopo l’incontro con i fautori delle due iniziative avallate alle urne. Prioritario per Ps e Lega agire in fretta

Il governo incontra gli iniziativisti dopo il doppio sì alle urne per discuterne il finanziamento.
Gobbi: ‘Cerchiamo una soluzione partecipata e condivisa. Ma con i veti incrociati è difficile’.
È stata una prima storica. Mai, come tiene a sottolineare il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il governo aveva incontrato i promotori di un’iniziativa approvata alle urne. Già, perché il doppio sì del 28 settembre alle iniziative – quella del 10% e quella per la deducibilità integrale – sulle casse malati «pone un problema non indifferente», rimarca Gobbi.
Quello del finanziamento, visto che le due misure ‘pesano’ 350 milioni sulle casse del Cantone. «Questi incontri fanno parte del piano che abbiamo per arrivare a una soluzione partecipata e condivisa. Una soluzione che deve arrivare per rispondere al grido d’allarme che hanno lanciato i cittadini ticinesi». Ascoltate le posizioni e le proposte di socialisti e leghisti, il Consiglio di Stato – che ha partecipato in corpore agli incontri – farà ora le sue valutazioni. «Poi verranno interrogati altri attori – aggiunge Gobbi –. Questo perché vogliamo una soluzione, come detto, che sia il più condivisa possibile». Nel mezzo però ci sono i paletti che i due fronti di iniziativisti hanno già piantato pubblicamente… «Con i veti incrociati è difficile trovare una soluzione che risponda pienamente a questo grido d’allarme della popolazione. Ognuno ha le sue soluzioni che sono talvolta anche diametralmente opposte ma che perlomeno vogliono contribuire a risolvere il problema». Da definire ci saranno vari aspetti: «Quale modello di servizio pubblico vogliamo, quale livello di pressione fiscale e come garantire l’equilibrio tra principio di solidarietà e responsabilità individuale». Altro tema delicato: le tempistiche. «Evidentemente i due fronti vogliono un’applicazione delle iniziative che sia il più rapido possibile, lo comprendiamo», afferma Gobbi. «Le finanze pubbliche servono però a garantire servizi essenziali e non possiamo sconquassarle».

Frapolli (Lega): ‘Vanno trovate delle soluzioni, ma non tra due anni’
Un incontro esplorativo, come ci spiega il vicecoordinatore della Lega Gianmaria Frapolli. «È stata una riunione interlocutoria in cui abbiamo ribadito la nostra posizione». Cioè: «Che la nostra iniziativa per rendere integralmente deducibili i premi di cassa malati venga applicata al più presto, possibilmente già dal 2026, e che il governo decida finalmente delle misure di contenimento della spesa agendo in modo chiaro e strutturato sulle uscite». La Lega, ricorda Frapolli, «ha già messo sul tavolo le sue ricette per limitare le uscite con le quaranta misure di risparmio e l’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’». Insomma, la priorità per il leghista è che il Consiglio di Stato non cincischi: «Siamo consapevoli che non tutte le misure potranno essere sicuramente implementate, però vanno trovate delle soluzioni», osserva Frapolli. Che rimarca: «Non tra due anni, ma in modo decisivo nei prossimi mesi». In tal senso, sottolinea, «anche se è giusto discuterne, non abbiamo bisogno di incontri interlocutori, ma di decisioni». Quello di ieri è infatti per Frapolli un appuntamento che lascia in sospeso troppe questioni. «Ci saremmo potuti ritenere soddisfatti – commenta – se fossimo usciti da Palazzo delle Orsoline con la conferma di una messa in atto delle iniziative da parte del Consiglio di Stato. Questo non è avvenuto perché è stato un incontro interlocutorio, quindi la soddisfazione non c’è», sancisce il vice-coordinatore. E ora cosa succede, sono previsti altri incontri? «Noi non abbiamo ricevuto nessuna indicazione», afferma Frapolli. Ma avverte: «Se non verranno sollecitati altri incontri per trovare una soluzione, sarà nostra responsabilità come partito di governo proporne altri». Dopo i leghisti è toccato al Ps incontrare il governo. «Come iniziativisti abbiamo ribadito che per noi è estremamente importante un’implementazione urgente della misura approvata dal popolo. I premi di cassa malati stanno esplodendo e le persone non ce la fanno più», commenta la copresidente del Ps Laura Riget senza aggiungere altro. «Le negoziazioni si fanno seduti a un tavolo guardandosi in faccia. Non sui media».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre de La Regione

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Per le iniziative sulle casse malati un rebus nelle mani del Governo
Primo «round» di colloqui tra i promotori e l’Esecutivo – La Lega mette i paletti: «Da applicare il prossimo anno, si agisca sulla spesa» Il PS non si sbilancia e avverte: «Aperti al dialogo, ma non a tutti i costi» – E Norman Gobbi mira all’intesa: «Coinvolgeremo tutte le parti»

Non si può certo dire che i volti degli iniziativisti, così come quello del presidente del Governo, fossero particolarmente sorridenti ieri pomeriggio fuori da Palazzo delle Orsoline al termine dei primi colloqui dedicati all’implementazione delle iniziative popolari sui premi di cassa malati approvate il 28 settembre dal popolo.
Le posizioni delle parti, come d’altronde è ovvio che sia in un primo «round» di negoziati, non si sono mosse di un millimetro rispetto agli scorsi giorni. Entrambi i fronti chiedono la messa in vigore «il prima possibile» dei rispettivi testi votati dai cittadini. Ed entrambi i fronti sono consapevoli che trovare i soldi non è un’impresa scontata. Così come entrambi i fronti restano su posizioni diametralmente opposte: la Lega chiede tagli alla spesa per finanziare la sua iniziativa, mentre il PS propone aumenti d’entrate fiscali. Al centro, tra i due fronti, c’è il Governo. Un Esecutivo che, almeno per il momento, sembra fungere più che altro da «arbitro ». Un direttore di gara che si è limitato ad ascoltare le posizioni delle rispettive squadre, senza immischiarsi nel «gioco». Il Consiglio di Stato si prenderà infatti ora qualche settimana per consolidare la sua posizione. E poi allargherà la consultazione a tutti gli altri attori, dai partiti ai sindacati e alle associazioni economiche. Come dire: per avere qualche indicazione in più su come sarà trovata la famosa quadratura del cerchio, bisognerà attendere. Ma per il momento una cosa è certa: trovare quella quadratura sarà certamente impresa ardua, una corsa in salita.

Gli strumenti ci sono
I primi a presentarsi in Piazza Governo dopo l’incontro, poco dopo le 14.30, sono stati i leghisti Daniele Piccaluga, Boris Bignasca e Gianmaria Frapolli. Quest’ultimo, nel rispondere alle domande dei media, non ha nascosto una certa delusione per il primo incontro. «Sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti », ha esordito. «Noi abbiamo continuato a mettere sul tavolo le nostre prerogative». Una su tutte: «Il fatto che questo paese non deve avere aumenti d’imposte». E che quindi «bisogna agire sulla spesa pubblica ». Una linea che, ha ricordato Frapolli, la Lega ribadisce «da diversi mesi». Anche sul fronte delle tempistiche il leghista è stato chiaro: «Abbiamo già chiesto che la nostra iniziativa sia applicata il prima possibile, a partire dall’anno prossimo ». Per via Monte Boglia, detto altrimenti, «è il momento di agire» e «non si possono aspettare due o tre anni per applicare » la proposta. Riguardo al finanziamento dell’iniziativa la Lega ha quindi rimesso sul tavolo le 40 misure di risparmio presentate negli scorsi mesi e che, nello stesso Preventivo 2026, sono state essenzialmente già cassate dal Governo. Ma, a questo proposito, via Monte Boglia non ha intenzione di cedere. Anzi. E concretamente chiede che il Governo ne applichi almeno una parte. Senza dimenticare l’iniziativa popolare per ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Come dire: gli strumenti per ridurre la spesa ci sono, vanno solo implementati. Anche perché, ha spiegato Frapolli, «bisogna agire. E agire vuol dire anche saper comunicare che occorre fare sacrifici». Sull’ipotesi di un eventuale aumento delle entrate, la Lega si è detta più e più volte contraria. Tuttavia, ieri non ha comunque completamente chiuso la porta. Anche se, ha infine evidenziato Frapolli, una cosa è certa: «Non vogliamo discutere di entrate prima che sia fatto l’esercizio sulle uscite». Insomma: prima il Governo faccia i compiti tagliando la spesa, e poi se ne riparlerà. i costi. Ora tocca anche agli altri».

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Un cortocircuito
Tornando al pomeriggio, l’ultimo a presentarsi davanti ai media in Piazza Governo è stato il consigliere di Stato Norman Gobbi. «È iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti che ha permesso loro di esplicitare i punti ai quali tengono ». Ovvero, i loro paletti rossi. L’obiettivo del Governo in questo frangente, ha d’altronde chiarito Gobbi, era proprio quello di ascoltare. «Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative», ha spiegato Gobbi, ma tenendo conto di due aspetti: le posizioni «molto distanti» tra gli iniziativisti e la necessità di trovare le garanzie finanziarie per implementare le due misure. Detto diversamente: implementarle «il prima possibile» significa anche trovare i soldi per farlo. Ad ogni modo, ora «il Consiglio di Stato, dopo questo primo giro di colloqui, consoliderà la propria posizione e poi coinvolgerà altri partner nell’ottica di avere un processo partecipativo». Anche perché, ha sottolineato il consigliere di Stato, «una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscita».
A questo punto, va però detto, restano ancora diversi nodi da sciogliere. Uno, ad esempio, riguarda l’inscindibilità (o meno) delle due proposte. Saranno presentati due messaggi o uno solo? «È uno di quegli elementi ancora da chiarire», ha risposto Gobbi, proprio «perché un’iniziativa chiede di ridurre le entrate, l’altra chiede una maggiore erogazione di aiuti». E ciò, dal punto di vista finanziario, rappresenta «un cortocircuito» di non facile soluzione.
Sia come sia, ha ribadito Gobbi, per trovare la famosa quadratura del cerchio sarà necessario intervenire sia sul fronte delle entrate sia su quello delle uscite. «Sarà difficile trovare la quadratura? Sicuro. Vogliamo trovarla? Certamente. Ma lo faremo assieme, coinvolgendo tutte le parti necessarie », ha chiosato il presidente del Governo.

Da sapere

Le cifre dietro l’inghippo

Due direzioni opposte
Le iniziative popolari approvate dai ticinesi il 28 settembre vanno applicate in tempi brevi. E su questo punto sono tutti concordi. L’inghippo, a questo stadio, risiede però in due punti. Il primo riguarda il fatto che le iniziative vanno in due direzioni opposte: una chiede minori imposte (e quindi meno entrate per lo Stato) e l’altra chiede più aiuti (e quindi più uscite). Per finanziarle, dunque, occorrerà trovare un compromesso tra queste due vie.

Il costo non indifferente
Secondo le stime del Governo per finanziare l’iniziativa del PS occorrono circa 300 milioni. Per gli iniziativisti circa 200 milioni (perché non tutti poi chiedono effettivamente i sussidi).
L’iniziativa della Lega, invece, dovrebbe comportare circa 50 milioni di minori entrate per il Cantone e 44 per i Comuni.

Il quadro generale
Tutto ciò, in un quadro generale per le finanze cantonali già fragile. Giovedì scorso il Governo ha presentato il Preventivo 2026, con un deficit che sfiora i 100 milioni. Ma la situazione è destinata a peggiorare. Con la riforma EFAS, i risparmi della Confederazione, l’abolizione del valore locativo e l’implementazione delle due iniziative popolari sui premi di cassa malati, all’orizzonte si staglia un deficit che potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni all’anno.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

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Cassa malati, tra preoccupazione e opzioni aperte
Il Consiglio di Stato ticinese ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per capire come finanziare quanto votato dal popolo

Nessuno è particolarmente soddisfatto ma nemmeno particolarmente insoddisfatto. Tutti però sono preoccupati. È quanto è emerso a Bellinzona, mercoledì pomeriggio, quando il Consiglio di Stato ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per affrontare il primo passo dopo la vittoria delle due iniziative per sgravare i ticinesi di parte dell’onere dei premi di cassa malati. Come sappiamo in gioco ci sono circa 400 milioni di franchi, fra minori entrate e maggiori uscite per lo Stato.
SEIDISERA della RSI ha chiesto come sono andati gli incontri odierni al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. “Oggi è iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti, che ha permesso di esplicitare da parte loro i punti ai quali tengono. Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative”. La domanda a questo punto è: implementare le iniziative o implementarle il più presto possibile, che è uno dei nodi? “Implementarle il più presto possibile richiede anche l’analisi di come poterle finanziare – dice Norman Gobbi – Da un lato, proprio perché non possiamo dar seguito senza avere chiari determinati aspetti che sono stati anche chiesti da loro. Quindi in questo senso si lavorerà assieme. Il Consiglio di Stato dopo questo primo giro di colloqui farà un consolidamento della propria posizione, poi coinvolgerà altri partner proprio nell’ottica di avere un processo partecipativo, perché una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscire”.
Da parte sua, per i socialisti, la co-presidente Laura Riget ha dichiarato ai microfoni di SEIDISERA che l’incontro è andato bene. “Come iniziativisti abbiamo ribadito che secondo noi è importante un’implementazione rapida: i premi di cassa malati stanno esplodendo, le persone non ce la fanno più. Quindi non si può rimandare l’attuazione. Per tutto il resto pensiamo che i negoziati vanno fatti al tavolo, guardandosi in faccia, non sui media. Quindi non rilasceremo ulteriori commenti”.
Gianmaria Frapolli, uno dei vice coordinatori della Lega, invece ha spiegato che “sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti. Noi abbiamo continuato a mettere comunque sul tavolo quelle che sono le nostre prerogative importanti: il fatto che comunque questo Paese non deve avere degli aumenti di imposta e che, da questo punto di vista, bisogna agire sulla spesa pubblica. Questo è un tema che ribadiamo da diversi mesi. I cittadini ticinesi si sono già esposti l’anno scorso con delle riduzioni fiscali e quest’anno hanno detto che non vogliono spendere di più”.
Ora come si andrà avanti? Come ha dichiarato a SEIDISERA il presidente Gobbi, ora il lavoro andrà fatto all’interno del Governo, per individuare almeno alcuni punti fermi su cui costruire sia una strada percorribile finanziariamente sia un consenso fra le forze politiche.
Il Consiglio di Stato vuole tenere tutte le opzioni aperte. Anche, se lo ritenesse necessario, l’opzione di avanzare a velocità differenti. Alla domanda se, idealmente si va verso uno o due messaggi separati, Gobbi risponde: “Questo sarà ancora uno degli elementi da chiarire, proprio perché da una parte abbiamo un messaggio che ci chiede di ridurre le entrate e quindi minor pressione fiscale, dall’altra parte maggior erogazione di aiuti. E questo evidentemente pone la questione del corto circuito dal punto di vista finanziario”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Cassa-malati-tra-preoccupazione-e-opzioni-aperte–3181068.html

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