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Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica
Passaggio di consegne della Presidenza dal Cantone Ticino alla Lombardia: l’assessore regionale con delega alla Confederazione Elvetica Massimo Sertori ha infatti assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’Assemblea Generale che si è svolta a Varese, nella prestigiosa location delle Ville Ponti.
È stata anche l’occasione per celebrare il trentesimo anniversario dalla Dichiarazione di Intesa con cui è stata costituita la Regio Insubrica, firmata proprio a Varese il 19 gennaio del 1995.
La Comunità di lavoro è nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini e riunisce il Cantone Ticino, le Regioni Lombardia e Piemonte, le Province del Verbano Cusio Ossola, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese.
“Dalla sua creazione nel 1995 – dichiara il Presidente uscente Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino – la Regio Insubrica ha saputo ergersi a piattaforma riconosciuta di dialogo e cooperazione del territorio transfrontaliero italo-svizzero, attivandosi quale facilitatrice tra le amministrazioni pubbliche e gli enti di riferimento, promuovendo il dialogo, la cooperazione e la mutua conoscenza, allo scopo di permettere all’area insubrica di cogliere le opportunità che si presentano in termini di sviluppo sostenibile ai due lati della frontiera per sfruttare tutto il potenziale del territorio, trasformando il confine in un’alleanza dinamica.“
“È per me un onore – afferma il neo Presidente della Regio Insubrica Massimo Sertori – prendere il testimone da Norman Gobbi e quindi condurre la presidenza della Regio Insubrica per l’anno 2025-2026”. “Questa Comunità di lavoro – continua – è ormai una piattaforma collaudata fondamentale nel dialogo e nella cooperazione transfrontaliera Italo Svizzera. Trae la propria forza nel recepire le istanze dal basso provenienti dai singoli territori e quindi trasformando le stesse in proposte risolutive da sottoporre al Cantone, alla Regione finanche ai livelli superiori, come la Confederazione e lo Stato. Si sostanzia quindi in una catena di trasmissione fondamentale tra le comunità e le istituzioni dei singoli Stati”. “Anche in questo mio anno di presidenza – conclude Sertori – l’impegno è quello di rafforzare sempre più la cooperazione territoriale in svariati ambiti e realizzare progetti strategici e di qualità a beneficio delle nostre comunità”.
“La Regio Insubrica – commenta Alberto Preioni, Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte – unita da storia e cultura comuni, guarda al futuro con la volontà di rafforzare la collaborazione transfrontaliera”. “Vogliamo e dobbiamo crescere insieme – continua – attraverso progetti condivisi che valorizzino le nostre comunità e aprano nuove opportunità di sviluppo. Infrastrutture moderne, turismo sostenibile e collegamenti sempre più efficienti sono le chiavi per rendere competitivo il nostro territorio”. “Siamo impegnati – conclude Preioni – a mantenere un dialogo costante con tutti i partner istituzionali, da entrambe le frontiere. Il nostro obiettivo è chiaro: costruire una Regio forte, unita e prospera per le generazioni future.”
È intervenuto all’Assemblea anche il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.
“È per me un grande piacere – dichiara il governatore lombardo – prendere parte quest’oggi all’Assemblea della Regio Insubrica che proprio nel 2025 celebra il trentennale dalla sua fondazione”. “La Regio Insubrica – continua Fontana – per la sua capacità di ascolto delle istanze territoriali e per la sua propositività, rappresenta un modello di condivisione, dialogo e mediazione cui altri territori transfrontalieri si stanno ispirando: grazie alla sua dinamicità, le sfide che caratterizzano queste aree di confine, dalle quali transita il 90% dello scambio commerciale tra Italia e Svizzera, acquisiscono nuova centralità”.
Presenti, inoltre, il Sindaco della Città di Varese Davide Galimberti, il Presidente della Provincia di Varese Marco Magrini, l’Ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti e l’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.
Il Segretario Generale della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini ha presentato il rapporto delle attività realizzate nel 2024 e dell’attività per l’anno in corso. Ha inoltre aggiornato sul Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027, in particolare riguardo ai progetti presentati per l’area della Regio Insubrica.
L’Assemblea ha dedicato un momento alla presentazione del progetto di ricerca “Città dei Laghi, un atlante per il territorio insubrico”, a cura dell’architetto ricercatore Francesco Rizzi. Il progetto è sviluppato sulla visione della Città dei Laghi, come modello territoriale di riferimento cooperativo transfrontaliero tra il Ticino e le province italiane della Regio Insubrica.
I membri della Comunità di lavoro hanno infine approvato i conti preventivi per gli anni 2025 e 2026 e il consuntivo del 2024.
Comunicato stampa
A seguito della scomparsa di Gianmaria Pusterla e dei successivi avvicendamenti interni, il Consiglio di Stato – su proposta del Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI), Norman Gobbi – ha assunto Matteo Cremaschi e Caroline Roth nello staff di direzione del DI, con entrata in funzione quali collaboratori personali il 1. gennaio 2026.
Per la prima volta una posizione di questo tipo è stata messa a concorso pubblico: sono pervenute 104 candidature. Dopo una prima analisi, sono stati selezionati 12 profili (6 uomini e 6 donne) ritenuti conformi al bando e alle competenze richieste per il primo colloquio. Da questa rosa è seguita una seconda selezione, più tecnico-pratica, alla quale hanno avuto accesso quattro candidati (due uomini e due donne).
La scelta finale di Cremaschi e Roth riflette la volontà di affrontare con nuove energie le sfide presenti e future del Dipartimento e del Consigliere di Stato Norman Gobbi: da un lato, i compiti legati alla riorganizzazione e semplificazione delle competenze; dall’altro, il rafforzamento del coordinamento della comunicazione dipartimentale.
Matteo Cremaschi, laureato in Scienze della comunicazione politica e sociale, è attualmente Sostituto Responsabile del Servizio comunicazione e portavoce del Ministero pubblico della Confederazione. Vanta una solida esperienza nella comunicazione istituzionale e di crisi, maturata anche presso la SUPSI e nel settore bancario. Oltre a un’ottima padronanza delle lingue nazionali, conosce a fondo il contesto politico-istituzionale ticinese e svizzero. Ha inoltre sviluppato competenze nella gestione di progetti, tra cui l’iniziativa “Prospettiva 2040” promossa dal Cantone Ticino, esperienza che gli sarà utile per i compiti legati alla semplificazione dei rapporti tra Cantone, cittadini, aziende e Comuni.
Caroline Roth, Caporedattrice di Teleticino dal 2021, lavora presso l’emittente dal 2011. Laureata in Biotecnologie veterinarie all’Università degli Studi di Milano, ha intrapreso una carriera giornalistica che l’ha portata a ruoli di crescente responsabilità fino alla guida della redazione. Giornalista iscritta all’albo, unisce competenze scientifiche e comunicative a una solida esperienza nel panorama mediatico ticinese e a buone conoscenze dell’ambito istituzionale cantonale. Con ottime conoscenze delle lingue nazionali e dello svizzero-tedesco, offre un supporto qualificato nei rapporti con i media d’Oltralpe e nelle attività intercantonali del Consigliere di Stato.
È di domenica la notizia di una possibile chiusura del deposito di Chiasso, che si aggiunge a quella già annunciata da FFS Cargo di Lugano e Cadenazzo. Oggi, appena tre giorni dopo, il comitato contrario alla ristrutturazione ha incontrato il Consiglio di Stato. Anche quest’ultimo vuole vederci chiaro dopo gli ultimi sviluppi. Il presidente Norman Gobbi afferma che la questione è stata discussa in seduta di Governo: “Abbiamo già deciso di scrivere e chiedere un incontro a FFS e FFS Cargo. È in entrambi i settori che bisogna intervenire visto che ci sono discussioni sull’infrastruttura, ma anche sulla possibilità di perdere posti di lavoro qualificati nel settore traffico viaggiatori”. Questo è un disservizio, specifica Gobbi. “Il Ticino ha sacrificato il suo territorio in infrastrutture di carattere nazionale e internazionale. Perdere impieghi a favore di una centralizzazione oltre Gottardo non è per noi tollerabile”.
A rischio gli impieghi a Chiasso
A Palazzo delle Orsoline c’era una delegazione composta di partiti politici, associazioni e sindacati. Come quello dei macchinisti, rappresentato da Luca Benato, che pure non ha ricevuto conferma da FFS Cargo dell’ipotesi di chiudere il terminal di Chiasso: “Ho ricevuto una comunicazione dal comitato centrale della Svizzera tedesca che parla di chiusure. I macchinisti toccati sono 17 a Chiasso. Questa cosa è gravissima”. Anche perché, dice Benato, Alexander Muhm (direttore di FFS Cargo, ndr) tre settimane fa aveva detto che il terminal non avrebbe chiuso.
15 macchinisti ancora in attesa di una soluzione
Quasi una ventina di impieghi che si aggiungerebbero ai 40 posti di lavoro soppressi senza licenziamenti per via della chiusura dei terminal di Lugano e Cadenazzo (quest’ultimo, ricordiamo, in futuro verrà gestito dalla Posta). La maggior parte, però, operati tramite delle ricollocazioni interne o prepensionamenti, mentre per gli altri si sta cercando una soluzione. Al momento 15 macchinisti non l’hanno ancora trovata, prosegue Benato. In due hanno presentato le dimissioni.
Gli obiettivi del Governo
Dal canto suo, il Governo intende anzitutto capire quali siano le intenzioni di FFS Cargo. I margini di manovra a disposizione del Consiglio di Stato dipenderanno da “quanto verrà confermato o meno”, dichiara Gobbi. Secondo quest’ultimo gli obiettivi sono due. Primo, difendere i posti di lavoro qualificati “in Ticino e per i ticinesi”. Secondo, “rispettare la sostenibilità nel trasporto delle merci non solo a livello internazionale, ma anche all’interno del nostro paese”. Intanto, il comitato indice una nuova manifestazione per il 6 ottobre in piazza Governo, in concomitanza con la seduta di Gran Consiglio.
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FFS Cargo, il Governo si impegna contro lo smantellamento
Incontro con il comitato che si batte contro l’eventuale chiusura che comporterebbe la perdita di 17 posti di lavoro
Il Consiglio di Stato ticinese e il Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo si sono incontrati questo mercoledì al palazzo delle Orsoline a Bellinzona e faranno fronte comune per lottare contro la possibile chiusura del deposito di Chiasso, che comporterebbe la perdita di 17 posti di lavoro.
Per il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, la notizia, che non è ancora confermata, è un segnale negativo: “Si perdono posti di lavoro qualificati per i ticinesi e si chiudono servizi a sostegno della nostra economia e dell’approvvigionamento del Paese”, ha dichiarato ai microfoni del Quotidiano. Inoltre, Gobbi critica la modalità di comunicazione, o non comunicazione, delle FFS: “I Cantoni e i Comuni sono delle identità politiche che meritano rispetto”.
Il sindacato nei macchinisti ha chiesto una moratoria per bloccare l’eventuale smantellamento, ma “adesso la questione è tutta politica”, afferma Luca Benato, della sezione ticinese del sindacato. Il Governo ticinese non si è espresso sulla moratoria, ma toccherà a lui chiedere un incontro con le FFS.
Le ferrovie giustificano i tagli con il fatto che lo scorso anno il settore Cargo ha registrato un deficit di 76 milioni di franchi, di cui 12 nel traffico combinato.
“Il Ticino è particolarmente toccato in generale dal transito del traffico merci, ma anche dal passaggio del traffico interno”, ha ricordato Nara Valsangiacomo, presidente di ProAlps. “Sapere che il Consiglio di Stato prende seriamente questa problematica e che si metterà d’impegno per chiedere soluzioni per noi è fondamentale. Perché all’interno del Ticino noi avremo l’impatto più grande, sia sindacalmente ma anche ambientalmente”.
In attesa di sedersi al tavolo delle trattative, il Comitato contro lo smantellamento scenderà in piazza lunedì 6 ottobre a Bellinzona.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita dell’Ambasciatore svizzero a Roma, Roberto Balzaretti. L’incontro ha permesso di affrontare alcuni temi d’attualità e di fare il punto sulle relazioni bilaterali fra Svizzera e Italia.
Il ticinese Roberto Balzaretti è entrato in funzione a Roma dal gennaio 2025, dopo un incarico di quattro anni come Ambasciatore svizzero per Francia e Principato di Monaco.
La visita di cortesia odierna è stata l’occasione per discutere insieme al Consiglio di Stato – guidato dal Presidente Norman Gobbi – svariati temi di attualità in campo politico e sociale, e per analizzare le relazioni economiche e culturali fra Italia e Svizzera, con particolare attenzione al Ticino.
Tolti ufficialmente i veli alla casa comunale e alla nuova piazza nel quartiere di San Rocco.
I lavori sono durati poco più di due anni per un investimento votato dal Legislativo di 13 milioni di franchi.
Adesso si pensa alla ristrutturazione dell’edificio scolastico e della vecchia sede dell’amministrazione
Cemento, legno e vetro. Tanto vetro. Malgrado le sue dimensioni imponenti, la nuova casa comunale di Losone è leggera e, soprattutto, trasparente. Una trasparenza che non emerge solo dall’architettura dell’edificio, progettato dallo studio Baserga Mozzetti, ma anche della volontà degli amministratori del Comune di svolgere sempre la loro attività alla luce del sole. «La fiducia la si conquista anche così», ha sottolineato il sindaco Ivan Catarin nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia inaugurale andata in scena sabato. «Questa è prima di tutto casa vostra », ha aggiunto il sindaco rivolgendosi alle losonesi ed ai losonesi giunti numerosi alla cerimonia d’inaugurazione. Una cerimonia che segna la conclusione di un percorso che risale alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando aveva iniziato a prendere forma la volontà di dotare Losone di un nuovo centro. Poi, nel 2019, venne finalmente scelto il progetto e l’iter per la realizzazione della nuova sede dell’amministrazione comunale poté procedere celermente. Dalla posa della prima pietra sono passati poco più di due anni e sabato sono stati tolti ufficialmente i veli alla nuova casa comunale, che nel frattempo ospita già i vari servizi, compresi quelli della Polizia comunale. L’Ufficio tecnico è invece rimasto nella sua sede in salita Renecone.
Un simbolo di vicinanza
«Questo edificio simboleggia la vicinanza tra cittadinanza ed amministrazione. Una vicinanza che, in un periodo di sfiducia verso la politica, dobbiamo saper riconquistare», ha evidenziato il presidente del Consiglio comunale Matteo Guerini. «Con la nuova casa comunale – ha aggiunto il primo cittadino – compiamo un passo importante verso un’amministrazione più moderna, efficiente e accessibile ». Affinché progetti come questi possano venir realizzati c’è bisogno del sostegno della popolazione, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Un sostegno che è testimoniato dalla vostra numerosa presenza a questa cerimonia inaugurale », ha aggiunto Gobbi, il quale non ha lesinato critiche per quanto accaduto venerdì sera a Bellinzona in occasione della conferenza sugli accordi bilaterali durante la quale il consigliere federale Ignazio Cassis è riuscito a lasciare il Teatro Sociale solo grazie alla scorta della Polizia a causa della manifestazione promossa dal Coordinamento unitario a sostegno della Palestina. «Quando ci sono opinioni diverse – ha affermato Gobbi – c’è il dialogo, c’è il confronto, ma ci sono delle linee che non possono essere superate, ossia quelle di minacciare le altre persone che la pensano in maniera diversa».
Altri cantieri in arrivo
L’edificazione della casa comunale ha permesso anche di dare una nuova piazza al quartiere di San Rocco. Piazza sulla quale si affaccia l’ormai ex sede dell’amministrazione comunale edificata nel 1911. Edificio, quest’ultimo che il Municipio intende ristrutturare affinché possa accogliere in futuro altri spazi amministrativi non necessariamente a livello comunale. Questa intenzione sarà meglio specificata in un messaggio che l’Esecutivo dovrebbe pubblicare a breve. È già stato invece approvato dal Consiglio comunale quello con la richiesta del credito per la progettazione della ristrutturazione delle scuole comunali. Progettazione che dovrà prevedere, oltre al mantenimento dell’edificio attuale che sarà completamente ristrutturato, anche della costruzione di una nuova ala. L’edificazione di quest’ultima dovrà avere la precedenza in modo da poter accogliere – unitamente agli spazi dell’ex asilo e di quelli della vecchia casa comunale – gli allievi durante la fase del cantiere per la ristrutturazione dell’edificio principale. Una volta terminato il rifacimento dell’edificio principale, la nuova ala sarà destinata a servizi negli ambiti sia scolastici, sia extrascolastici. L’ex asilo, dopo aver accolto temporaneamente gli allievi delle scuole comunali, sarà di nuovo dedicato al Centro giovanile ed altre attività con contenuti associativi.
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 settembre 2025 del Corriere del Ticino
Il direttore del DI Norman Gobbi auspica più sicurezza per la mobilità lenta
È stata inaugurata alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann e del Sindaco Gianluigi Della Santa la nuova pista ciclopedonale che collega Quartino a Magadino, nel Comune di Gambarogno. L’opera contribuisce in modo significativo al rafforzamento della rete ciclabile del Canton Ticino, offrendo un’alternativa sicura e sostenibile per gli spostamenti quotidiani verso il centro sportivo regionale e il Locarnese.
Infrastruttura al servizio del territorio
La pista ciclopedonale collega il Centro sportivo del Gambarogno al centro abitato di Magadino, favorendo l’accessibilità tramite la mobilità lenta alla zona delle Bolle e alla riva del lago. Il nuovo tratto garantisce una maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni, in quanto si sviluppa su sede propria, separata dalla strada cantonale, offrendo un’esperienza di percorrenza più sicura, piacevole e adatta a tutte le età.
La peculiarità del tracciato
Norman Gobbi Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni ha voluto percorrere in biciletta il nuovo tratto ciclopedonale per constatare di persona le peculiarità del tracciato e osservare da vicino i vari aspetti tecnici dell’infrastruttura.
Successivamente nel suo intervento ufficiale ha innanzitutto ringraziato le maestranze e tutti coloro che hanno collaborato attivamente alla realizzazione di quest’opera. In particolare ha ringraziato il Comune di Gambarogno per la cooperazione dimostrata.
La collaborazione fra istituzioni è fondamentale per cercare di rispondere al meglio alle esigenze della popolazione, e questo progetto ne è un ottimo e concreto esempio, basti pensare ai finanziamenti che sono ripartiti fra Confederazione, Cantone e Comuni.
Dopodiché il Consigliere di Stato Gobbi si è rivolto agli allievi dell’Istituto di Gambarogno presenti, invitandoli ad approfittare di questa nuova infrastruttura sia nell’ambito scolastico, che nel proprio tempo libero. Permettere ai nostri giovani di poter recarsi al proprio centro sportivo con maggiore sicurezza era uno degli obiettivi principiali dell’opera.
Il Sindaco di Gambarogno, Gianluigi Della Santa, ha voluto dapprima ringraziare i servizi cantonali, le maestranze che hanno operato su un cantiere difficile e complicato e anche gli utenti della strada per l’attenzione e la pazienza dimostrata nelle fasi di cantiere.
La pista permette di partire da casa in bicicletta, percorrere il Piano di Magadino, visitare le Bolle, per proseguire fino al Lido di Magadino, per poi avventurarsi sui percorsi collinari del Gambarogno, ecco da oggi la gita di famiglia ideale in tutta sicurezza.
Anche il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, ha sottolineato l’importanza di infrastrutture come questa, in un Cantone in cui le strade, sempre più trafficate, scoraggiano soprattutto i più giovani dall’utilizzare la bicicletta. Le piste ciclabili, come quella del Gambarogno, offrono quindi uno spazio protetto e dedicato, riducendo drasticamente il rischio di incidenti.
Per celebrare l’apertura ufficiale della pista, è stata organizzata una giornata all’insegna della mobilità ciclabile dedicata agli allievi delle scuole elementari di Cadepezzo e Quartino. In mattinata gli allievi hanno potuto percorrere il nuovo tracciato a piedi, in bicicletta o in monopattino, accompagnati da genitori e docenti.
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 settembre 2025 de Il Mattino della domenica
“In carcere accadono cose e vi sono regole che al di fuori appaiono incomprensibili”. A raccontarlo a “Solo” è stato Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. Per esempio, ha continuato, “le persone detenute non possono studiare gli atti processuali nelle proprie celle, ma solo in spazi appositi e in determinati orari”. Una regola presa “per evitare che i co-detenuti vogliano leggere quanto detto in fase d’inchiesta”. Dinamiche, queste, “che non piacciono ai patrocinatori delle persone incarcerate, che scrivono lettere ed e-mail affermando che io violerei i diritti fondamentali dei loro assistiti”.
La comunicazione dietro alle sbarre
Una volta entrate in prigione le persone vengono private della libertà di movimento, ma anche di quella di comunicare. Come avviene quindi il dialogo tra detenuto e mondo esterno? “Nel carcere giudiziario, dove si trovano le persone in attesa di giudizio, non possono comunicare perché potrebbero inquinare le prove. In quello penale, invece, possono farlo tramite delle cabine telefoniche o le visite, ma non hanno diritto ad avere uno smartphone”. Il motivo? “Per evitare che qualcuno possa proseguire con un traffico illecito gestito dal carcere, ma anche perché tra applicazioni, fotocamera e videocamera ci sarebbe un aiuto per chi fosse intenzionato a evadere”.
Tra lettere e censura
Basta pensare a un film con protagonista un detenuto e subito viene in mente la lettera scritta al mondo esterno o ricevuta in cella. “Il sistema delle lettere è ancora molto usato”, spiega Laffranchini, aggiungendo che “in carcere c’è un Ufficio censura che evita la trasmissione di informazioni confidenziali e controlla che non vengano introdotte sostanze stupefacenti”. Un compito “importante” che i collaboratori del direttore “svolgono in modo serio e discreto”, ma che resta pur sempre “un’invasione della privacy”. Per questo Laffranchini “preferisce astenersi dal leggere queste missive”.
Il “problema” dei giornali
I detenuti hanno accesso “alla televisione, per cui pagano un abbonamento, così come a libri e giornali”. In questi ultimi, però, c’è quello che il direttore definisce “un problema”. Un detenuto “ha tutto il diritto di non dire quello che ha fatto, se non durante un percorso terapeutico. Però non può astenersi dal farlo, perché gli altri detenuti sanno quando va a processo e leggendo i giornali possono conoscere i vari dettagli”.
Le serie-tv “sono orribili”
In molti avranno visto “Prison Break”, Orange is the new black” oppure “Oz”. Serie televisive “orribili, perché disegnano degli stereotipi”, spiega Laffranchini, “I direttori vengono sempre dipinti come violenti, gli agenti come corrotti, le carceri come luoghi in cui accadono molte risse”. Tutti elementi “che danno un’idea completamente sbagliata del carcere”. Ed è per questo che il direttore “fatica a guardarle”.
I rapporti con i detenuti e “quell’equilibrio magico”
Un’altra domanda che può sorgere spontanea parlando di carceri è il rapporto che hanno guardie e direttori con i detenuti. “C’è un equilibrio magico che deve trovare una persona che lavora in carcere. Si tratta della giusta distanza che permetta di stare vicino alla persona detenuta in un momento difficile, ma anche della capacità di mantenere la propria autorevolezza per far rispettare le regole. Non è facile ed è una competenza difficile da apprendere”. Anche per questo, “nel percorso di selezione viene posto un accento molto importante su questa componente psicologica e sulla maturità dei candidati”.
Gobbi: ‘Il dispositivo ha funzionato’. Plr, Lega, Udc, Centro e Verdi condannano quanto successo. Sirica: ‘Le vere violenze sono quelle a Gaza’
«Una vergogna». È questo in soldoni, e con l’unica eccezione del Partito socialista, quello che pensa la politica dei fatti di Bellinzona di venerdì sera, quando la manifestazione a sostegno della Palestina davanti al Teatro Sociale è stata occasione di insulti, tentate aggressioni e inseguimenti sia al consigliere federale e ‘ministro’ degli esteri Ignazio Cassis sia ai presenti all’incontro organizzato dalla Camera di commercio sugli Accordi bilaterali III tra Svizzera e Unione europea: politici, imprenditori, avvocati, persone normali, segretarie. Offese sessiste e irripetibili lanciate verso molte donne presenti, insulti distribuiti con disinvoltura, esponenti della politica che, dopo essere rimasti oltre un’ora bloccati all’interno del teatro, sono stati scortati fuori dalla Polizia cantonale intervenuta in forze. Cassis è stato fatto salire su un van arrivato a tutta velocità come fosse una scena di un film, altri politici sono stati inseguiti fino alle loro auto: un venerdì sera a favore della pace.
Gobbi: ‘Si rischiano lacerazioni pericolose’
«La cosa positiva è che il dispositivo ha funzionato con successo e non è accaduto niente di grave», commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. E questo «è positivo». Ma l’altro lato della medaglia, per Gobbi, è più opaco: «Nel nostro Paese la libertà di espressione è garantita, come è successo a Losanna con due manifestazioni in parallelo tra Pro Palestina e Pro Israele. Quello che però non può essere superato è, al di là dell’esprimere un’opinione e un’indignazione davanti al genocidio, il passare a minacce e atti violenti». Il direttore del Di conferma che «come ho già avuto modo di dire mercoledì nella seduta di Consiglio di Stato, rischiamo di litigare e sfaldarci socialmente tra di noi per un problema che non dipende da noi, perché nemmeno organizzazioni internazionali riescono a porgli una fine. Queste lacerazioni interne – secondo Gobbi – rischiano di lasciare dietro scorie che vanno a detrimento della civile convivenza e del confronto, al di là, ripeto, di come la si pensa su una situazione umanitaria grave che noi, come governo, abbiamo denunciato tra i primi tempo fa». Il problema è che «manifestando in maniera non civile si passa dalla parte sbagliata».
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 settembre 2025 de La Regione
Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera