Pretore supplente straordinario: aperto il concorso pubblico

Pretore supplente straordinario: aperto il concorso pubblico

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica che in data odierna è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per la designazione del Pretore supplente straordinario presso la Pretura di Riviera, attivo al 50% e attribuito alla Pretura penale. Una designazione legata al progetto di trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che figura tra gli indirizzi strategici definiti dal Governo in favore della Giustizia.

In data odierna è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per la designazione da parte del Consiglio di Stato di un Pretore supplente straordinario presso la Pretura di Riviera, nella misura del 50% e attribuito alla Pretura penale. La designazione del Governo di un magistrato supplente straordinario ai sensi dell’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, con l’accordo della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, s’inserisce nella trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che verte anzitutto sull’ammodernamento dell’applicativo informatico in uso denominato MyABI/Juris. Un progetto fondamentale, dato che solo grazie all’applicativo informatico ammodernato le Autorità giudiziarie ticinesi potranno interagire direttamente con la piattaforma justitia.swiss, sviluppata nel progetto nazionale “Justitia 4.0” ai fini dello scambio elettronico di atti giudiziari tra rappresentanti legali e Autorità, che sarà imposto dalla legge federale.

Il potenziamento straordinario della Pretura penale deriva in particolare dalla necessità di sgravare il Pretore del Distretto di Riviera nella misura del 50%, con l’interessata che, oltre alle Preture, seguirà i lavori d’introduzione del software aggiornato anche presso la Pretura penale e le Giudicature di pace. Vista la durata dell’incarico sino al 31 maggio 2030, le tempistiche definite dello stesso nonché per ampliare il ventaglio degli interessati, il Governo ha indetto un concorso pubblico, aperto sino al 13 agosto 2025.

La trasformazione digitale della Giustizia ticinese procede dunque in modo spedito, richiamando il Messaggio n. 8600 licenziato dal Consiglio di Stato il 9 luglio 2025, che contempla, oltre ai potenziamenti straordinari legati al progetto di trasformazione digitale che in una prima fase tocca le Preture e il Ministero pubblico, anche il potenziamento ordinario della Pretura penale e la rispettiva modifiche delle competenze sanzionatorie. Tutte decisioni che seguono gli indirizzi strategici definiti dal Governo in favore della Giustizia ticinese, con la trasformazione digitale che modificherà in modo importante il lavoro delle Autorità giudiziarie, con l’obiettivo di migliorarne ulteriormente il funzionamento a beneficio della cittadinanza e della collettività.  

Massimo Bognuda e la sua passione verticale

Massimo Bognuda e la sua passione verticale

L’alpinista racconta il suo amore per la montagna e l’arrampicata, che oggi significa anche confrontarsi con le conseguenze del cambiamento climatico

Nel 1986, Massimo Bognuda ha aperto la sua prima via sul Poncione di Piotta. Nato nel 1969 con gli scarponi ai piedi, come si suol dire, da quella volta nella valle di Lodrino, l’alpinista ticinese non ha più smesso la sua passione per la verticalità. Oggi è responsabile dell’istruzione tecnica dei giovani al Cas e all’Utoe Bellinzona e Valli, nonché esperto GS nella formazione dei monitori.
Classe 1969, Massimo Bognuda, benché da allora siano passate svariate decine di anni, se la ricorda bene la sua prima volta: il 1° agosto 1986 a tracciare una via sul Poncione di Piotta, nella valle di Lodrino.
«Ero al seguito di Piero Menucelli, allora capocolonna, e Geo Weit, due esperti alpinisti del Club Alpino Svizzero sezione Bellinzona e Valli – premette Bognuda, responsabile dell’istruzione tecnica dei giovani in seno a Cas e Utoe Bellinzona ed esperto GS (Gioventù e Sport) nella formazione dei monitori –. Io, invece, avevo 17 anni. Ricordo che abbiamo aperto una via sul versante nord-est del Poncione di Piotta, che a tutt’oggi resta meno gettonato rispetto alle vie più classiche, anche perché la valle di Lodrino è più discosta rispetto ad altre falesie (tipo quelle del San Gottardo o della Val Bedretto). Quella prima volta è stata davvero speciale per me: ho potuto vedere come si tracciava una nuova via».
A chi si inerpica per passione e sport per le rocce del nostro cantone, il suo nome sarà già capitato di sentirlo. Perché dopo quella sua ‘prima volta’ in compagnia di alpinisti più esperti, Massimo Bognuda di vie ne ha tracciate diverse altre, in prima persona. «Restando nella zona di Lodrino, ho ad esempio aperto diverse vie in zona Lagua, ma pure una sopra Santa Maria, in Val Calanca, e risanato altre falesie, come in Valle di Gorduno e a Galbisio, che spesso fanno da campo di pratica per i corsi giovanili che proponiamo come Cas Bellinzona». Ce ne sono ancora tanti di giovani che si lasciano ammaliare dal fascino dell’arrampicata sportiva? «È un’attività che piace sempre parecchio ai giovani. Basti pensare che ai corsi che proponiamo per i giovani a Bellinzona siamo sulla sessantina di partecipanti, suddivisi in diversi gruppi e su diverse serate. Qualcuno poi, dopo le prime volte, decide di smettere, ma c’è sempre un buon numero di giovani arrampicatori che continua per questa via verticale».

Nato con gli scarponi ai piedi
Massimo è una di quelle persone praticamente nate con… gli scarponi ai piedi. Fin da bambino infatti le escursioni in quota hanno fatto parte del menu del suo tempo libero. Lunghe camminate in montagna, che ben presto si sono fatte sempre più verticali, fino a divenire arrampicate vere e proprie. «Mi sono avvicinato all’arrampicata con i corsi del Cas a Bellinzona. Quella sensazione che provavo rilancio dopo rilancio mi piaceva, adoravo quella scarica di adrenalina e la sensazione di libertà, provate a stretto contatto con la natura».
Le alture sopra Lodrino, di dove è originario, e dei suoi dintorni le conosce come le proprie tasche, avendole percorse passo a passo praticamente tutte. Ma non solo quelle e, soprattutto, non limitandosi a esplorarle in… orizzontale, ma salendoci anche in verticale. «Bene o male le arrampicate nelle zone più classiche del Ticino le ho frequentate tutte. Va pur detto che l’arrampicata sportiva, quella che nella natura viene praticata su pareti appositamente tracciate, è piuttosto settoriale: le falesie più note sono, tanto per citarne alcune, quelle di Ponte Brolla, Osogna, Lodrino, Cresciano come pure quelle dei Denti della Vecchia, tutte documentate anche in una guida specifica a cura del Club Alpino Svizzero e in costante aggiornamento». Pareti, quelle elencate da Massimo Bognuda, che attirano anche folte schiere di arrampicatori da oltre San Gottardo, come pure da altri Paesi. Come mai? «Soprattutto per il clima che caratterizza il nostro cantone. Nelle belle giornate, qui, si può arrampicare su una falesia esposta al sole praticamente tutto l’anno, tolti quei giorni in cui è particolarmente freddo o la roccia è bagnata».
C’è una parete a cui Massimo Bognuda si sente per qualche motivo più affezionato? «Non in modo particolare: a me basta stare all’aria aperta ed è sempre una magia. Poi, va da sé, molti hanno la loro palestra naturale preferita, vuoi per le caratteristiche della roccia e del panorama circostante, vuoi per le abilità tecniche che si devono avere per ‘domarla’: insomma, per le pareti, come per tutte le altre cose, la preferenza è un aspetto prettamente soggettivo».

La paura come termometro
Mai avuto paura in parete? «Un pizzico di paura lo si prova sempre. Ma è quel genere di timore misurato che ti porta ad acuire i sensi e ad aver sempre rispetto per l’ostacolo che hai davanti. La paura è un termometro interno che va sempre tenuto sotto controllo: quando raggiunge la soglia di guardia, allora è il momento di tornare sui propri passi e semmai riprovarci un’altra volta. La montagna non scappa, per cui è superfluo ostinarsi prendendo inutili rischi».

Le conseguenze del cambiamento climatico
Come è cambiata, se è cambiata, la montagna in questi anni? «Rispetto alle mie prime arrampicate col gruppo giovanile del Cas, la montagna è indubbiamente cambiata, e anche parecchio. Soprattutto per effetto dei mutamenti climatici in atto un po’ dappertutto e del conseguente ritiro dei ghiacciai. Fenomeni che hanno cambiato non poco il paesaggio alpino e il suo profilo orografico, aspetti di cui chi si inerpica per sentieri alpini o affronta una falesia con corda e moschettoni, deve tener conto. Alcuni itinerari sono giocoforza diventati più insidiosi, soprattutto in prossimità dei ghiacciai: il loro avvicinamento è diventato più problematico proprio a causa del rilascio di questo materiale instabile. Si potrebbe pensare che il ritiro dei ghiacciai e delle nevi in quota abbia permesso di allargare il ventaglio delle vie praticabili, ma questa è una considerazione purtroppo solo superficiale: questi fenomeni di per sé hanno comportato e comportano più problemi che altro, almeno a corto e medio termine. Affinché le aree lasciate libere da ghiacci e neve possano presentare una buona stabilità per poterci camminare sopra ci vuole una buona decina d’anni. Un po’ diverso, invece, è il discorso delle arrampicate in quota, diciamo dai 2’500/4’000 metri in su: a causa del ritiro di permafrost e ghiacciai alcune pareti rocciose possono essere più soggette a frane rispetto a qualche decina d’anni fa».

Massimo Bognuda è membro della Commissione Montagne sicure a supporto del progetto di sensibilizzazione promosso dal Dipartimento delle istituzioni

Intervista pubblicata su Ticino7, allegato a la Regione

La minaccia del lupo mette a rischio l’anima delle Alpi ticinesi

La minaccia del lupo mette a rischio l’anima delle Alpi ticinesi

L’agricoltura di montagna in Ticino è a un bivio critico. La crescente presenza del lupo non minaccia solo gli animali al pascolo, ma compromette un equilibrio costruito nei secoli tra uomo, territorio e natura. Secondo il Consigliere di Stato Norman Gobbi, l’aumento degli attacchi sta spingendo molti allevatori a rinunciare all’attività. Non è solo un problema economico: si rischia la scomparsa irreversibile di un’intera civiltà alpina.
Le conseguenze sono a catena. I pascoli vengono abbandonati, gli alpeggi si svuotano, il paesaggio si degrada. “Gli enti patriziali, che da secoli gestiscono buona parte del territorio montano, si trovano oggi in difficoltà: i loro terreni perdono valore, gli affittuari spariscono, e intere aree rischiano di rimanere inutilizzate. Questo non riguarda solo piccoli appezzamenti, ma anche vaste proprietà che per generazioni hanno rappresentato il cuore pulsante dell’economia alpina ticinese”, rimarca Gobbi.
Ma a essere in pericolo non è solo la struttura fondiaria: “è la nostra identità culturale e gastronomica”, afferma Gobbi. L’abbandono dell’agricoltura di montagna significa dire addio a prodotti unici come i formaggi d’alpe a latte crudo, i salumi artigianali, i vini di quota, i risotti, la polenta e le ricette tradizionali che fanno parte della memoria collettiva del territorio. Senza pastori, malghe e artigiani del gusto, il Ticino perde sapore, storia e autenticità.
La pressione del lupo, documentata anche nell’Analisi cantonale 2024, ha portato alla richiesta di abbattimento parziale di due branchi, ma secondo Gobbi non basta. “Serve un approccio integrato: misure di protezione più efficaci, sostegno concreto agli allevatori, incentivi per i patriziati e politiche di sviluppo rurale che valorizzino davvero l’agricoltura di montagna. Solo così si può invertire il declino.
In gioco c’è anche la biodiversità. “L’agricoltura tradizionale ha creato e custodito per secoli ambienti ricchi e complessi. Con l’abbandono, molte specie vegetali e animali rischiano di scomparire insieme ai pascoli. La riforestazione spontanea, per quanto naturale, non può sostituire l’equilibrio sottile generato dall’interazione tra uomo e paesaggio” commenta il Consigliere di Stato.
La sfida è urgente”, chiosa Gobbi. “Senza interventi mirati, il Ticino rischia di perdere per sempre la sua agricoltura di montagna, la sua gastronomia d’eccellenza e l’intero sistema di valori che ha plasmato la vita nelle valli. Proteggere l’agricoltura alpina significa proteggere l’anima stessa del nostro territorio.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 20 luglio 2025 de Il Mattino della domenica

Centrale la Regio insubrica specie in questa crisi globale

Centrale la Regio insubrica specie in questa crisi globale

Il presidente Norman Gobbi fa il punto sugli interventi avviati in favore del territorio transfrontaliero «Dalla mobilità al turismo, la collaborazione sta dando buoni frutti. Anche sulla tutela ambientale»

Una giornata per fare il punto, ma soprattutto per guardare avanti. Con diverse, decisive dinamiche da valutare e gestire. Recentemente a Mezzana, nella sede della Comunità di lavoro Regio Insubrica si è svolto l’incontro annuale tra i rappresentanti del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino e dei Consigli regionali di Lombardia e Piemonte. Ne parliamo con il presidente della Regio Insubrica e Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi.

Un lavoro di squadra importante, su diversi, strategici progetti transfrontalieri: qual è il bilancio della Regio Insubrica dell’ultimo anno, emerso anche nel recente incontro?
Dall’incontro è emerso come la collaborazione tra la Comunità di lavoro Regio Insubrica ed i parlamenti regionali e cantonale sia stata virtuosa ed abbia portato a dei risultati in prospettiva a favore del territorio transfrontaliero. In particolare, nell’ambito della mobilità, penso al completamento a sud del progetto Alptransit, che ha visto i rispettivi parlamenti siglare una dichiarazione di intenti e depositarla presso i rispettivi ministeri dei trasporti e delle infrastrutture, portandola addirittura all’attenzione del Parlamento e della Commissione europea nell’ambito di un convegno intitolato “Alleanza Italia-Svizzera per un’Europa più connessa: confronto sul completamento di Alptransit e il futuro dei trasporti”, tenutosi a giugno a Bruxelles.

Che cosa emerge sul fronte dell’economia e del mercato del lavoro, in un momento così delicato per i conflitti internazionali e la vicenda dei dazi, ma anche per segnali come la delocalizzazione di aziende storiche in Ticino?
L’economia internazionale sta attraversando un momento delicato e la regione di frontiera italo-svizzera non è immune da fenomeni come la guerra dei dazi o la crescita dei costi delle materie prime e semilavorate. Per tutta l’area della Regio Insubrica abbiamo ravvisato un preoccupante fenomeno di delocalizzazione delle produzioni – come accaduto nella provincia di Varese con l’impresa Beko – con riflessi negativi su tutto il tessuto economico e sul mercato del lavoro regionale. Per questo motivo la Regio Insubrica ha scritto ai ministri delle finanze di Svizzera e Italia chiedendo, anche nell’ambito delle misure di risparmio che sono attualmente discusse dai due Governi e prossimamente al vaglio dei Parlamenti, di non operare tagli sui piani di investimento infrastrutturale e sulle politiche settoriali a favore delle regioni periferiche e di confine nelle quali, ricordo, avviene oltre il 40% degli scambi commerciali tra Svizzera e Italia, scambi dell’ordine del miliardo di euro alla settimana.

La mobilità è un tema cruciale e affrontato a più riprese dalle aree della Regio Insubrica. Quali sono i progressi emersi e quali le sfide che attendono ancora?
Le sfide in questo ambito rimangono di rilievo e il settore della mobilità resta prioritario nei piani di intervento della Regio Insubrica. Per quanto concerne la lunga percorrenza ho già avuto modo di evidenziare l’importanza dell’iniziativa politica portata avanti dai parlamenti regionali di Lombardia e Piemonte e del Cantone Ticino, volta a favore il completamento a Sud del corridoio ferroviario TEN-T Rotterdam-Genova. Per quanto attiene alla mobilità transfrontaliera di corto raggio, se da un lato salutiamo l’aumento di passeggeri dei treni TILO, molto rimane da fare per la gestione del traffico su strada, in particolare nelle ore di punta, in particolare per quanto concerne i lavoratori frontalieri. In questo ambito salutiamo la conclusione dei negoziati tra Italia e Svizzera per l’elaborazione di un accordo sul cabotaggio che, una volta entrato in vigore, permetterà lo sviluppo di linee di bus transfrontaliere. Come sottolineato nell’ambito del recente Dialogo sulla cooperazione transfrontaliera italo-svizzero tenutosi a Poschiavo, ci aspettiamo una pronta trattazione e ratifica da parte del Parlamento italiano. Infine si è anche ricordato l’impegno della Regio Insubirca a favore del completamento dell’elettrificazione della Como- Lecco, lavori che la Comunità di lavoro continuerà a seguire con attenzione.

Un intenso lavoro è stato affrontato insieme sul versante del turismo, motore chiave dell’economia? Anche qui, quali risultati e quali prospettive?
Il tema del turismo sostenibile rimane centrale per lo sviluppo economico e occupazionale delle nostre regioni, ma anche dal punto di vista della tutela ambientale. Ricordo nel merito l’organizzazione da parte della Regio insubrica, per la prima volta nel 2022, degli Stati generali della cultura e del turismo per la regione dei laghi prealpini italo-svizzeri. Questo evento, per il tramite dei suoi atelier di preparazione, ha prodotto un documento strategico che indica gli assi dello sviluppo futuro del comparto. Di queste raccomandazioni è stato fatto tesoro nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera Interreg, il quale prevede un obiettivo strategico dedicato al rafforzamento del ruolo della cultura e del turismo sostenibile. Constatiamo con piacere che nel primo bando della programmazione attuale, rispetto ai novanta progetti approvati, una sessantina provengono dalla Regio Insubrica e dodici riguardano il settore culturale-turistico, tra i quali vari progetti dedicati allo sviluppo delle ciclopiste, ma anche dell’integrazione digitale dell’offerta turistica.

Quali novità sul fronte della programmazione Interreg 2021/2027, sulla scia dei tanti progetti interessanti che sono stati affrontati negli scorsi anni?
Come accennato in precedenza il risultato del primo bando, sia a livello quantitativo che qualitativo, è da ritenersi positivo. Desidero evidenziare come con il solo primo bando si sia già superato, solo considerando il numero di progetti approvati, il totale della programmazione 2014-2020. Il secondo bando è stato chiuso a giugno e nel corso dell’autunno potremo effettuare una valutazione d’insieme del Programma che, voglio ricordarlo, costituisce lo strumento di cooperazione strategica con dotazione finanziaria per eccellenza dell’area di confine.

Il tema delle acque: quali progressi, ma anche quali problemi su cui muoversi insieme si possono evidenziare?
Sia sulla qualità delle acque sia sulla navigazione, che è un tema cruciale? Il monitoraggio e la tutela delle acque dei nostri bacini e fiumi transfrontalieri è da tempo un obiettivo principale per la Regio Insubrica. Si tratta di un esempio virtuoso dell’eccellente collaborazione transfrontaliera in essere in quanto, ad esempio, grazie ai progetti Interreg sviluppati e agli investimenti di Regione Lombardia, le acque del Lago di Lugano sono tornate interamente balneabili. Fa piacere anche constatare che il sistema di allerta e pronto intervento elaborato nell’ambito dell’apposito tavolo tecnico della Regio Insubrica non sia stato sollecitato nel corso dello scorso anno, ribadendo una globale migliore tutela delle nostre acque. Per quanto concerne la navigazione sui due laghi transfrontalieri Ceresio e Verbano, la Regio Insubrica continua a facilitarne lo sviluppo, in modo particolare per quanto attiene alla navigazione turistica, salutando la firma nel 2023 di un accordo consorziale di lungo termine tra la Gestione governativa navigazione laghi e la Società di navigazione del Lago di Lugano, che prevede tra l’altro l’elettrificazione progressiva di parte delle flotte. Il tema navigazione purtroppo nel corso dello scorso anno ha riscontrato delle oggettive difficoltà che ne hanno rallentato lo sviluppo dei progetti in corso, in particolare per via dei violenti nubifragi che hanno coinvolto in particolare l’Alto Ticino e portato grandi quantità di legname nei nostri laghi, rendendo la navigazione difficoltosa.

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Obiettivo per i trent’anni includere anche Sondrio
Un incontro a tutto campo che non solo ribadisce il ruolo strategico della Regio Insubrica, ma ha offerto anche spunti di riflessione per guardare oltre i confini attuali di questi territori così simili tra loro. La giornata di Mezzana, in Canton Ticino, ha visto a confronto un’ampia serie di figure e ruolo: alla presenza appunto del presidente della Regio Insubrica e consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, e del rappresentante di Regione Lombardia, Fabrizio Turba, c’erano anche per il Gran Consiglio il presidente Fabio Schnellmann, il primo vice presidente Daria Lepori, e il secondo vice presidente Giovanni Berardi; per il Consiglio regionale della Lombardia il presidente della Commissione speciale per i Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera, Giacomo Zamperini, e i consiglieri, componenti della Commissione, Luigi Zocchi e Giuseppe Licata; inoltre per il Consiglio regionale del Piemonte i consiglieri Annalisa Beccaria e Domenico Rossi.
L’intento era sensibilizzare i legislativi regionali sui temi al centro dell’attenzione nell’ultimo anno, nonché i prossimi impegni. In vista del trentennale della Regio Insubrica, il consigliere
Zamperini inoltre ha avanzato l’idea di prendere in esame un ampliamento dei confini insubrici, ovvero includere provincia di Sondrio e Canton Grigioni. Zone confinanti, problemi affini, sfide
che si possono affrontare insieme come ha dimostrato già l’esperienza finora vissuta tra le zone attualmente comprese nella Regio Insubrica.

Articolo pubblicato giovedì 17 luglio 2025 su Frontiera/La Provincia 

«Polizia ticinese» in consultazione

«Polizia ticinese» in consultazione

La parola ai Comuni e alla politica

Il tanto discusso progetto elaborato dal gruppo di lavoro è ora definitivo e passerà dunque all’esame dei diretti interessati Diverse le novità in termini di ripartizione dei compiti, dei requisiti minimi per i corpi e della governance politica per coordinare il loro lavoro

La lettera del Dipartimento delle istituzioni è partita ieri via posta elettronica. Destinatari: tutti i Comuni ticinesi, i sindacati, i partiti in Gran Consiglio, la Conferenza consultiva sulla sicurezza, l’Associazione Polizie comunali e la Polizia cantonale. L’oggetto, lo avrete intuito, è il nuovo progetto «Polizia ticinese », volto a regolare la futura collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali e di cui si discute, ormai, da diversi anni. Una riforma dei compiti delle forze dell’ordine ticinesi, sulla scrivania del Governo da circa un decennio e il cui documento riassuntivo è stato inviato in consultazione proprio nella giornata di ieri. Parliamo di un progetto nato anche con l’obiettivo di offrire al Gran Consiglio, cui spetterà la scelta finale, una possibile alternativa al modello di «Polizia unica», proposto in una mozione dall’ex deputato Giorgio Galusero (PLR), che aveva incontrato la strenua opposizione degli stessi Comuni. Tanto che il relativo messaggio governativo era stato ritirato dieci anni fa dal direttore del DI Norman Gobbi. Ma che, potenzialmente, rimane la seconda alternativa sul tavolo.

Un corposo documento
Ma torniamo al presente, al documento di 31 pagine – che il Corriere del Ticino ha potuto consultare – nel quale sono illustrate diverse novità. In particolare (ma non solo) a livello di governance operativa e politica, un tema che in passato aveva fatto drizzare le antenne soprattutto nel Luganese (si veda il CdT del 14 novembre 2024). Ad ogni modo, agli interpellati viene in sostanza chiesto: preferite questo progetto oppure la già citata «Polizia unica»? Dalle risposte, da far pervenire entro il 15 settembre, verrà quindi delineato il futuro della polizia ticinese.

Gli incarichi da dividersi
Ma che cosa prevede, in sostanza, il progetto Polizia ticinese elaborato dal gruppo di lavoro istituito dal Cantone? Due, in estrema sintesi, i pilastri del progetto: la ripartizione dei compiti (tra Polizia cantonale e PolCom) e l’assetto organizzativo. Il gruppo di lavoro la definisce «una soluzione capace di adeguare autonomie e responsabilità di Cantone e Comuni, rendere più efficienti i servizi di ordine pubblico e offrire un modello alternativo alla cantonalizzazione, mantenendo la neutralità finanziaria per entrambi i livelli istituzionali ». Concretamente, per la ripartizione dei compiti sono state analizzate 91 prestazioni di Polizia. È stato applicato un modello che distingue tra autonomia politica comunale (24 prestazioni), condivisa (11 prestazioni) e cantonale (56 prestazioni). Per le prestazioni di prossimità è stato inoltre definito il grado di autonomia operativa comunale, distinguendo tra autonomia completa (6 prestazioni) e residua (22 prestazioni, con autorizzazione cantonale). Ulteriori 23 prestazioni possono essere delegate dal Cantone ai Comuni, con la possibilità di porre vincoli formativi e normativi.

L’assetto organizzativo
Per l’assetto organizzativo «si è mirato a superare i limiti del modello attuale» e, all’atto pratico, è prevista l’eliminazione della distinzione tra Polizia polo e strutturata, nonché della figura dell’ausiliario di Polizia, a favore dell’assistente di Polizia. I Comuni senza un proprio corpo di Polizia dovranno convenzionarsi con un unico altro corpo (comunale o cantonale), cui delegare anche la gestione operativa degli eventuali assistenti assunti. Sempre per quanto riguarda l’assetto organizzativo sono state ritenute due forme possibili per i corpi di Polizia comunale: da un lato quella esistente del servizio interno all’Amministrazione comunale (aperto a convenzioni con altri Comuni) e dall’altra quella del Consorzio intercomunale, regolato da una specifica legge settoriale, cosa «che permette di superare i limiti funzionali denunciati in alcune realtà territoriali».
È stata inoltre stabilita una dimensione minima per i corpi delle Polizie comunali pari a 13+1 unità (tredici agenti e un comandante). Tra i requisiti minimi citiamo pure la «copertura oraria» da garantire: dalle 6 del mattino alle 22 tra domenica e mercoledì; dalle 6 del mattino alle 2 di notte tra giovedì e sabato. Poi, per definire ulteriormente la dimensione adeguata del comprensorio servito da un corpo di polizia comunale è stato elaborato un modello multi-criterio (basato sulla popolazione domiciliata e villeggiante, sulla popolazione a rischio e sulle attività economiche presenti nel territorio), con la necessità di soddisfare determinati criteri. «Sulla base di questi e delle relative soglie – scrive il gruppo di lavoro – , due corpi di Polizia comunali (Stabio e Losone) risultano sottodimensionati e dovrebbero aggregarsi ad altri corpi».

Questione di organizzazione
Resta poi la questione centrale del coordinamento tra i vari attori. Per quanto concerne il coordinamento puramente operativo, viene proposta l’adozione di quattro Consigli regionali dei comandanti (CRC), la cui conduzione sarà affidata ai comandanti delle polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio, e che si riuniranno quattro volte all’anno. Scopo dei CRC sarà discutere i problemi a valenza regionale. Oltre a ciò, si è deciso di istituire pure un Consiglio interregionale dei comandanti (CIC), a cui parteciperanno (una volta all’anno) tutti i comandanti delle Pol-Com.

Per la governance politica si propone invece la creazione di quattro gremi di coordinamento regionale (le Conferenze consultive regionali, CCR), composte dai municipali responsabili della polizia e presiedute dai capidicastero di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. Le CCR, va detto, avranno unicamente una funzione consultiva. Oltre alle Conferenze regionali, per «assicurare il coordinamento politico a livello sovraregionale» è stata inoltre proposta la costituzione di una Conferenza consultiva cantonale (CCC), anch’essa con funzione consultiva e voluta per discutere le strategie di sicurezza.

I prossimi passi
Infine, per dare il tempo necessario ai Comuni di adattarsi, per l’implementazione del nuovo modello è stato previsto un periodo transitorio di tre anni. «Durante questo periodo – precisa il gruppo di lavoro – i perimetri dei corpi di Polizia e le convenzioni in essere non potranno essere modificati». Il rapporto, come detto, è ora in consultazione presso Comuni, partiti e associazioni. E, dalle loro osservazioni, si procederà con eventuali revisioni del documento. È infine prevista la presentazione del messaggio definitivo del Governo. E poi, va da sé, la palla passerà al Gran Consiglio. Come dire: la strada è ancora lunga.

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Polizia ticinese, il nuovo progetto in consultazione
Riforma o “Polizia unica”? I Comuni dovranno esprimersi entro il 15 settembre

È partita la consultazione sul progetto «Polizia ticinese», che riforma la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. La notizia è stata anticipata dal Corriere del Ticino. Stando al quotidiano, ieri il Dipartimento delle istituzioni ha inviato il documento a Comuni, partiti, sindacati e altri enti coinvolti. La riforma, attesa da anni, intende offrire un’alternativa alla “Polizia unica”, proposta già bocciata nel 2014 per l’opposizione dei Comuni.
Il progetto si basa su due pilastri: la ripartizione dei compiti (91 in totale) tra Cantone e Comuni e un nuovo assetto organizzativo. Sono previste tre categorie di competenze: comunali, condivise e cantonali. Alcune funzioni potranno essere delegate dal Cantone ai Comuni, con limiti formativi e normativi.
Sul piano organizzativo, si aboliscono le attuali distinzioni tra corpi e si introduce la figura dell’assistente di Polizia. I corpi comunali dovranno avere almeno 13 agenti e un comandante, garantendo una copertura oraria minima. I Comuni senza un proprio corpo dovranno convenzionarsi con un altro. Previsti nuovi organi di coordinamento, sia operativi che politici, a livello regionale e cantonale.
La consultazione resterà aperta fino al 15 settembre. Poi il Governo presenterà il messaggio definitivo al Gran Consiglio, che deciderà se adottare il nuovo modello o riprendere l’idea della Polizia unica.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1854019/polizia-comuni-nuovo-consultazione-progetto-ticinese

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Sono mesi decisivi per il futuro della polizia ticinese

Da ieri è stato posto in consultazione il progetto “Polizia ticinese”, che rappresenta un’alternativa alla “Polizia unica” della mozione firmata dall’ex deputato ed ex ufficiale della polizia cantonale Giorgio Galusero (Plr). Comuni, sindacati e partiti hanno tempo fino al 15 settembre per scegliere uno o l’altro progetto.
Da qui al 15 settembre si gioca il futuro della polizia ticinese. Ieri il Dipartimento delle istituzioni ha infatti stato messo in consultazione presso i comuni, i sindacati, i partiti politici, la Conferenza consultiva sulla sicurezza, l’Associazione Polizie comunali e la Polizia cantonale il progetto “Polizia ticinese”, che ha lo scopo di rendere più efficace e più efficiente la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. Un progetto, come scrive il Corriere del Ticino, nato per dare al parlamento un’alternativa alla “Polizia unica” proposta da una mozione dell’ex deputato ed ex ufficiale della Polizia cantonale Giorgio Galusero (Plr).
 
Il progetto “Polizia ticinese”
Nel dettaglio, scrive il foglio di Muzzano, il progetto “Polizia ticinese” si basa su due pilastri: la ripartizione dei compiti tra forze cantonali e comunali e l’assetto organizzativo. Si tratta, secondo il gruppo di lavoro che ha elaborato l’idea, di “una soluzione capace di adeguare autonomie e responsabilità di Cantone e Comuni, rendere più efficienti i servizi di ordine pubblico e offrire un modello alternativo alla cantonalizzazione, mantenendo la neutralità finanziaria per entrambi i livelli istituzionali”. Per quanto riguarda la parte organizzativa, invece, è prevista l’eliminazione della distinzione tra Polizia polo e strutturata, così come quella dell’ausiliario di Polizia a favore dell’assistente di Polizia. Inoltre i Comuni che non hanno un proprio corpo saranno chiamati a convenzionarsi con un unico altro corpo, che sia comunale o cantonale, a cui affidare anche la gestione operativa degli eventuali assistenti assunti. Inoltre, tra i vari aspetti stabiliti, c’è anche quello inerente la dimensione minima di un corpo di Polizia comunale, che dovrà essere di tredici agenti e un comandante. Per far sì che i comuni si possano adattare al nuovo progetto è previsto un periodo transitorio di tre anni in cui ” i perimetri dei corpi di Polizia e le convenzioni in essere non potranno essere modificati”.
 
Il Consiglio regionale dei comandanti
Dal punto di vista operativo, per coordinare il tutto viene proposta l’adozione di quattro Consigli regionali dei comandanti (Crc), alle cui redini ci saranno i comandanti di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio, che dovranno discutere i problemi di valenza regionale. A questo si aggiunge il Consiglio interregionale dei comandanti (Cic), a cui parteciperanno tutti i comandanti delle Polizie comunali. Per quanto riguarda la governance politica, invece, la proposta è di creare quattro gremii di coordinamento regionale, ovvero le Conferenze consultive regionali, composte dai municipali responsabili della polizia e presiedute dai capidicastero di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. A queste si aggiunge la Conferenza consultiva cantonale. Entrambe hanno ruoli consultivi.
Con la trasformazione digitale arrivano pure i potenziamenti

Con la trasformazione digitale arrivano pure i potenziamenti

Il Consiglio di Stato propone di attribuire alla Pretura penale una «colonna» in più

Con la trasformazione digitale, per la Giustizia ticinese presto dovrebbero arrivare anche puntuali potenziamenti in termini di risorse umane, sia temporanei sia strutturali.
Il Consiglio di Stato ha infatti approvato la scorsa settimana un messaggio relativo all’ammodernamento del sistema informatico in uso nella Magistratura. E, con esso, ha pure proposto «potenziamenti temporanei e ordinari per la Pretura penale e il Ministero pubblico».
Il messaggio in questione riguarda l’introduzione dell’applicativo informatico «MyABI/ Juris», necessario per sostituire l’attuale sistema (definito «datato e obsoleto») e soprattutto necessario in vista del progetto «Justitia 4.0», la riforma per la trasformazione digitale del terzo potere dello Stato in Svizzera. Ora, per gestire in modo adeguato l’introduzione del nuovo applicativo informatico, il Governo – d’intesa con le autorità giudiziarie interessate – propone come detto un potenziamento delle risorse umane.
In primis per la Pretura penale, siccome l’attuale pretore di Riviera è stato inserito nella direzione del progetto «MyABI/ Juris». Per la sua parziale sostituzione sarà designato un pretore straordinario temporaneo nella misura del 50%, attribuito esclusivamente alla Pretura penale sino al 31 maggio 2030. Questa figura, poi, sarà affiancata da un vicecancelliere supplementare, sempre nella misura del 50%.
Un potenziamento temporaneo, poi, viene proposto pure per il Ministero pubblico. È infatti prevista la nomina di un procuratore pubblico straordinario, a tempo pieno, per un periodo di almeno tre anni, dal 2026 al 2028. Oltre a ciò, alla Procura saranno pure aggiunti due segretari amministrativi.
Ma non è finita qui. Anzi. Nel medesimo messaggio l’Esecutivo ha pure colto l’occasione per un potenziamento ordinario della Pretura penale, «a fronte dell’accresciuta attività registrata negli anni», tenendo conto che la sua composizione è invariata dal 2006. In sostanza, alla Pretura penale sarà attribuita un’ulteriore «colonna ordinaria», composta da un pretore, un vicecancelliere e una figura amministrativa. Un potenziamento necessario per fronteggiare il sovraccarico di lavoro alla Pretura penale e ridurre dunque anche i tempi di attesa per agendare un processo. Ma non solo. Sarà necessario anche perché, nel medesimo messaggio, il Governo propone un’estensione delle competenze della Pretura penale, che (se la proposta verrà accettata) tratterà i casi per i quali il procuratore pubblico propone una pena detentiva fino a sei mesi di carcere (oggi sono tre) o una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere (oggi sono 90). Casi, questi, che oggi vengono trattati alle assise correzionali del Tribunale penale cantonale. Si tratta, si legge nel messaggio, di circa 50 incarti all’anno.
Il costo di tutta questa operazione (programma informatico e potenziamenti straordinari) si aggira attorno a 3,6 milioni di franchi, mentre il potenziamento ordinario della Pretura penale comporterà un aggravio di 470 mila franchi all’anno.

Gli altri due messaggi
Oltre alle modifiche appena presentate, il Governo negli scorsi giorni ha licenziato altri due messaggi rilevanti sul fronte del terzo potere dello Stato. Il primo – in estrema sintesi – riguarda le competenze della Commissione di ricorso sulla magistratura che oggi, oltre a essere l’autorità di ricorso contro le decisioni del Consiglio della Magistratura, dirime pure i ricorsi contro le decisioni in materia di personale rese dal Tribunale di appello, dal Ministero pubblico e dalle altre Magistrature permanenti in qualità di autorità di nomina. Per evitare disparità di trattamento con gli altri dipendenti dell’amministrazione cantonale un’iniziativa della deputata Lara Filippini (UDC) proponeva di attribuire tali competenze al Tribunale amministrativo cantonale (TRAM). Una richiesta accolta dal Governo che, però, al contempo ha proposto un controprogetto per quanto attiene al personale del Tribunale d’appello: per evitare potenziali conflitti d’interesse (poiché il TRAM sottostà al Tribunale d’appello) per questi casi la competenza verrà affidata a una nuova Commissione di ricorso designata dal Gran Consiglio e i cui componenti non potranno far parte dello stesso Tribunale d’appello. Il secondo messaggio – sempre in estrema sintesi – accoglie parzialmente un’iniziativa parlamentare del deputato Alessandro Mazzoleni (Lega) che chiedeva di eliminare la disparità di trattamento salariale tra i pretori e i pretori aggiunti. Per fare ciò, concretamente, il Governo prevede che il salario dei pretori aggiunti sia parificato a quello del sostituto magistrato dei minorenni, a circa 166 mila franchi all’anno. 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 luglio 2025 del Corriere del Ticino

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Per la Pretura penale è pronta una colonna in più
In vista anche un pp straordinario. E la digitalizzazione…

La digitalizzazione della giustizia in Ticino entra nel vivo, o almeno ci prova. Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta prima dell’estate ha licenziato infatti un messaggio che prevede l’ammodernamento del sistema informatico della Magistratura, con l’introduzione dell’applicativo ‘MyABI/Juris’. Un passo definito come “necessario” per allinearsi al progetto federale ‘Justitia 4.0’, che punta alla trasformazione digitale dell’intero potere giudiziario in Svizzera. L’aggiornamento tecnologico sarà accompagnato da un rafforzamento delle risorse umane, sia su base temporanea sia strutturale. Coinvolti, in particolare, la Pretura penale e il Ministero pubblico. L’attuale pretore della Riviera sarà parzialmente distaccato per dirigere il progetto ‘MyABI/Juris’. E partendo da questa situazione, al suo posto, per garantire la continuità operativa, sarà nominato un pretore straordinario al 50%, in servizio fino al 31 maggio 2030. A supportarlo, un vicecancelliere supplementare, anch’egli con un grado d’occupazione del 50%.
Oltre a questi rinforzi temporanei, è previsto anche un potenziamento permanente della Pretura penale, la cui struttura è rimasta invariata dal 2006, nonostante l’incremento del volume di lavoro. Il nuovo assetto prevede l’aggiunta di una “colonna” composta da un pretore, un vicecancelliere e un collaboratore amministrativo. L’obiettivo del Consiglio di Stato, in questo caso, è duplice: “Snellire i tempi per la programmazione dei processi e far fronte al crescente carico di incarti”.
Il governo propone inoltre di ampliare le competenze della Pretura penale. Se la modifica sarà approvata, l’autorità potrà trattare anche i casi per cui il Ministero pubblico propone pene detentive fino a sei mesi (attualmente il limite è di tre) o pene pecuniarie fino a 180 aliquote giornaliere (oggi 90). Una riforma che dovrebbe alleggerire il lavoro delle Assise correzionali del Tribunale penale cantonale, interessando circa 50 casi all’anno.

Ulteriori rinforzi
Anche il Ministero pubblico beneficerà di un rafforzamento temporaneo. Dal 2026 al 2028 verrà nominato un procuratore pubblico straordinario a tempo pieno. A lui si affiancheranno due nuovi segretari amministrativi, che andranno a potenziare la struttura esistente.
Il pacchetto, che include il nuovo sistema informatico e i rinforzi straordinari, “comporterà un investimento di circa 3,6 milioni di franchi”. Il potenziamento ordinario della Pretura penale, invece, comporterà “un costo annuale aggiuntivo di 470mila franchi”. Sempre a tema giustizia, il governo ha preso altre due decisioni da proporre al Gran Consiglio. La prima riguarda la Commissione di ricorso sulla magistratura, a oggi competente anche in materia di personale per le decisioni prese da Tribunale d’appello, Ministero pubblico e altre magistrature. Per evitare disparità con il resto dell’amministrazione cantonale, un’iniziativa della deputata Lara Filippini (Udc) proponeva di trasferire queste competenze al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Ebbene, il governo ha accolto l’idea, ma propone una variante per i ricorsi relativi al personale del Tribunale d’appello: per evitare conflitti d’interesse, sarà istituita una nuova Commissione di ricorso, nominata dal Gran Consiglio e indipendente dallo stesso Tribunale d’appello. La seconda decisione è in un messaggio che accoglie parzialmente un’iniziativa del granconsigliere Alessandro Mazzoleni (Lega), volta a eliminare la disparità salariale tra pretori e pretori aggiunti. Il governo infatti propone di allineare lo stipendio dei pretori aggiunti a quello del sostituto magistrato dei minorenni, pari a circa 166mila franchi annui.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 luglio 2025 de La Regione

Dichiarazione di fedeltà del Giudice supplente straordinario designato dal CdS al Tribunale penale cantonale

Dichiarazione di fedeltà del Giudice supplente straordinario designato dal CdS al Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa

Si è tenuta oggi a Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dell’avv. Curzio Guscetti, designato dal Consiglio di Stato quale Giudice supplente straordinario del Tribunale penale cantonale.

Nella seduta del 9 luglio 2025, il Consiglio di Stato ha designato l’avv. Curzio Guscetti quale Giudice supplente straordinario del Tribunale penale cantonale, ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Attivo quale Cancelliere al Tribunale penale cantonale, l’avv. Curzio Guscetti ha già svolto nel 2018 la funzione di magistrato supplente presso l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi, il Giudice supplente straordinario entrerà in funzione a contare dal 15 luglio 2025, con il Tribunale penale cantonale che conterà quindi sull’effettivo di cinque Giudici tra ordinari e supplenti, come previsto dalla legge.

La designazione del Governo segue le due designazioni decise all’inizio del 2025 a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il Tribunale penale cantonale. In particolare, la decisione del Consiglio di Stato si è resa necessaria ai fini dell’operatività del Tribunale penale cantonale, con riferimento al processo di selezione di competenza del Gran Consiglio del terzo Giudice ordinario del Tribunale di appello, il cui concorso è stato pubblicato il 22 gennaio 2025, alla luce delle indefinite tempistiche circa la nomina da parte del Parlamento. Una designazione formalizzata in tempi celeri grazie al proficuo dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni con la Divisione della giustizia e il Tribunale di appello con il Tribunale penale cantonale.

Nella cerimonia tenutasi oggi a Bellinzona in presenza in particolare dei rappresentanti della Magistratura e del Dipartimento delle istituzioni, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha quindi voluto sottolineare come la designazione decisa dal Governo s’inserisce nel segno di una rafforzata fiducia verso la Giustizia del Canton Ticino, quale ulteriore dimostrazione della solidità e della resilienza delle nostre Istituzioni e della Giustizia, che al proprio interno può contare su competenze valide e qualificate, che denotano un profondo senso di responsabilità verso la cittadinanza e il nostro ordinamento giudiziario.

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa cantonale di tiro

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa cantonale di tiro

– Fa stato il discorso orale –  

Signore e Signori,
Cari tiratori, care tiratrici,
Autorità civili e militari,
Care cittadine e cari cittadini,

è con piacere e onore che porgo, a nome del Consiglio di Stato ticinese, il più caloroso saluto a tutti voi, riuniti qui a Faido, per questa straordinaria edizione della Festa cantonale di tiro.

Il tiro non è solo sport. È una tradizione che affonda le sue radici nell’identità della nostra Confederazione. È disciplina, senso del dovere, responsabilità individuale e collettiva. È anche un legame profondo con la nostra storia: quella di un popolo libero, che ha sempre difeso la propria autonomia con fermezza, coraggio e spirito di sacrificio.

Celebrando il tiro, celebriamo la Svizzera delle milizie, la Svizzera che ha scelto di essere forte nella sua neutralità armata, pronta a difendere sé stessa non con l’aggressione, ma con la preparazione, la vigilanza e la determinazione.

E quale luogo più significativo di Faido per rinnovare questo spirito? Con parole indimenticabili, il Consigliere federale Giuseppe Motta, grande leventinese e padre della patria, ci ricordava parlando alla commemorazione della Battaglia dei Sassi Grossi a Giornico: “Bisogna mettere in luce la parte essenziale che la Leventina ebbe in quel memorabile svolgimento. Essa protendesi giù dal valico del San Gottardo quale prima difesa del monte fatidico che ben fu chiamato la «Montagna sacra degli Svizzeri». È naturale perciò che la Leventina sia stata come la prima radice del Ticino svizzero.”

Ebbene, oggi siamo qui, su questa “prima radice”, per onorare un’eredità che non è solo memoria, ma anche impegno per il futuro. Perché un popolo che sa da dove viene è un popolo che saprà sempre dove andare.

Ringrazio di cuore gli organizzatori della Festa cantonale di tiro 2025 per lo straordinario lavoro svolto. Questo evento non è solo un successo logistico e sportivo, è un gesto di amore per il Cantone, per la Confederazione e per i valori che ci uniscono: la libertà, la responsabilità, l’unità nella diversità.

A voi, cari tiratori e care tiratrici, auguro gare intense, leali, onorevoli. Il vostro esempio ci ricorda che il futuro si costruisce con fermezza, rispetto e dedizione.

Viva il tiro ticinese, viva la Leventina, viva il nostro amato Ticino e viva la Svizzera! Grazie.

La verità non è razzista

La verità non è razzista

Norman Gobbi commenta la decisione della Commissione giuridica del Consiglio Nazionale di cassare l’obbligo di comunicare la nazionalità nei reati

La recente decisione della Commissione giuridica del Consiglio nazionale svizzero di respingere l’iniziativa parlamentare che proponeva di obbligare le forze dell’ordine a comunicare pubblicamente età, sesso e nazionalità di autori, sospettati e vittime di reati rappresenta un caso emblematico di manipolazione paternalistica dell’informazione.
La motivazione del rifiuto si basa sulla volontà di evitare che la divulgazione di dati demografici possa alimentare stereotipi e pregiudizi nella popolazione. ”In superficie, questa argomentazione appare nobile e progressista, tuttavia nasconde un pregiudizio ben più profondo e preoccupante: l’idea che i cittadini non siano intellettualmente capaci di processare informazioni complete senza cadere automaticamente in derive discriminatorie”, esordisce Norman Gobbi, che sottolinea come “questa logica implica che le autorità debbano fungere da filtro protettivo, decidendo quali informazioni i cittadini possano o non possano gestire responsabilmente. È una forma di paternalismo istituzionale che considera la popolazione incapace di discernimento critico”.

Quando le istituzioni decidono di omettere sistematicamente determinati dati, non eliminano i pregiudizi: li spostano semplicemente dal piano della realtà verificabile a quello della speculazione incontrollata. “L’assenza di informazioni ufficiali crea un vuoto che viene inevitabilmente riempito da supposizioni, voci e narrazioni non verificate, spesso più distorte della realtà stessa. La mancanza di trasparenza genera inoltre sospetto verso le istituzioni. Quando i cittadini percepiscono che vengono loro nascoste informazioni, tendono a immaginare scenari peggiori di quelli reali, alimentando teorie cospirative e sfiducia sistemica”, continua il Consigliere di Stato .

Una democrazia matura si fonda sul presupposto che i cittadini siano in grado di valutare informazioni complete e formarsi opinioni autonome. Per il Consigliere di Stato, “il compito delle istituzioni deve essere quello di fornire dati accurati e contesto interpretativo, non di pre-selezionare quali verità i cittadini possano sopportare. La lotta ai pregiudizi non si vince nascondendo la realtà, ma educando al pensiero critico e fornendo strumenti per interpretare correttamente i dati”.

Per Gobbi, la decisione della Commissione rivela una concezione elitaria della gestione dell’informazione pubblica: “esperti e politici decidono cosa il popolo può sapere, assumendo di possedere una saggezza superiore nel valutare le conseguenze sociali della trasparenza. Questo approccio non solo infantilizza i cittadini, ma sottrae loro uno strumento fondamentale di controllo democratico: la possibilità di valutare autonomamente l’operato delle forze dell’ordine e l’andamento della criminalità nel proprio territorio”.

Paradossalmente, la decisione che si proponeva di combattere i pregiudizi si basa sul pregiudizio più grave di tutti: quello secondo cui i cittadini non meritano fiducia nel gestire informazioni complete sulla realtà che li circonda. Una democrazia che protegge i propri cittadini dalla verità non può dirsi vera Democrazia”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 luglio 2025 de Il Mattino della domenica

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Comunicato stampa

Nella seduta dello scorso 2 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione del preposto Comitato guida in merito alla pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese. Gli scenari identificati sul territorio della Città di Lugano a seguito della grida pubblica saranno approfonditi e valutati nel dettaglio, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale. Il Rapporto finale è atteso nell’autunno 2025.

Il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione allestito dal preposto Comitato guida – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, concernente la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese, prontamente attivato dopo l’esito della votazione del 9 giugno 2024 sul nuovo Palazzo di giustizia di Lugano.

Le valutazioni, svolte dal Comitato guida d’intesa con la Sezione della logistica, si sono basate sugli indirizzi strategici approvati dal Governo nell’autunno 2024 per il comparto della Giustizia del Luganese, con in particolare la definizione di 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nonché sulle risultanze della pubblica raccolta di offerte di spazi in locazione o di acquisto di spazi o terreni indetta il 29 novembre 2024.  

Il Governo ha approvato gli scenari identificati dal Comitato guida sul territorio della Città di Lugano, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale, demandando gli approfondimenti e le valutazioni di dettaglio degli stessi. Il Consiglio di Stato ha quindi autorizzato la Sezione della logistica a informare i partecipanti alla grida pubblica, sia in relazione alle proposte d’offerta che non saranno tenute in considerazione, sia con riferimento alle proposte oggetto delle ulteriori valutazioni.  

Viste le valutazioni promosse nei prossimi mesi e il coinvolgimento dei partecipanti alla grida pubblica, non verranno rilasciate altre informazioni, rimandando alla comunicazione ufficiale del Governo a fronte del Rapporto finale atteso entro il 31 ottobre 2025.