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Comunicato stampa
Il Comune di Bedretto ha ospitato oggi la riunione settimanale del Consiglio di Stato, l’ultima prima della pausa estiva e la seconda di una serie di sedute extra muros che verranno organizzate sul territorio ticinese durante i prossimi mesi.
Dopo la prima seduta extra muros, organizzata nel mese di maggio a Chiasso, il Governo si è riunito oggi nel Comune di Bedretto, rendendo così visita alla regione dell’Alto Ticino.
La giornata è iniziata con una visita guidata di carattere scientifico. Accompagnato dal responsabile Domenico Giardini, Professore del Politecnico federale di Zurigo, il Consiglio di Stato ha potuto visitare il BedrettoLab, un laboratorio sotterraneo di ricerca unico nel suo genere, che consente di studiare la struttura interna del nostro pianeta. Realizzato all’interno di una galleria lunga 5,2 chilometri – che collega il Ticino con il tunnel ferroviario di base del Furka –, il BedrettoLab si sviluppa fino a un chilometro e mezzo di profondità, offrendo condizioni ideali per condurre ricerche sperimentali sul comportamento del sottosuolo profondo. Al termine della visita, il Governo ha poi incontrato le autorità comunali di Bedretto e, nel pomeriggio, ha tenuto la propria seduta settimanale ordinaria, l’ultima prima della pausa estiva.
Il Consiglio di Stato ha discusso della proposta di cambio nella conduzione del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento del territorio, concludendo che non vi sono le condizioni per procedere in questa direzione. Nell’ambito della discussione, il Consiglio di Stato si è chinato su aspetti specifici, decidendo all’unanimità quanto segue.
Per quanto attiene al settore della Magistratura, il Consiglio di Stato ha deciso di affidarne temporaneamente la conduzione politica al Consigliere di Stato Claudio Zali.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha chiesto di cedere temporaneamente la responsabilità politica della Polizia cantonale, tenuto conto delle sinergie operative con il settore della Magistratura e del prospettato processo che coinvolge due agenti della Polizia cantonale. Al fine di riequilibrare i carichi di lavoro, Norman Gobbi assume temporaneamente la conduzione politica della Divisione delle costruzioni.
Queste decisioni, che avranno effetto dal 1°settembre 2025 di principio fino al termine della legislatura, non comportano una modifica della struttura organizzativa dei dipartimenti.
Al Presidente del Governo è affidato il progetto di semplificazione delle procedure nei rapporti con le cittadine e i cittadini, le aziende e i Comuni.
Norman Gobbi commenta i recenti dati della SECO sull’occupazione
I dati SECO sul primo trimestre 2025 confermano che l’economia ticinese è in crescita: l’occupazione aumenta del 3,1% rispetto all’anno precedente e la disoccupazione si ferma al 6,6%, uno dei dati migliori degli ultimi anni. Ma, come sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, “dietro a questa vitalità economica si nasconde un paradosso tutto ticinese: la nostra crescita convive con una costante pressione salariale dovuta al frontalierato.”
Gobbi evidenzia come il calo dell’1,4% dei frontalieri rispetto allo scorso anno – dopo decenni di aumento costante – rappresenti un primo segnale positivo, “frutto anche del nuovo regime fiscale che ha ridotto l’attrattiva del lavoro oltreconfine.” Tuttavia, con oltre 78’000 frontalieri ancora presenti, questi continuano a costituire circa un terzo della forza lavoro cantonale: una realtà senza eguali in Svizzera.
“Il nostro mercato del lavoro non è come quello di Zurigo o Berna. Il Ticino è un Cantone di frontiera e subisce una concorrenza diretta da parte del mercato italiano, dove i salari sono sensibilmente più bassi. Questo squilibrio crea un bacino di manodopera disponibile ad accettare condizioni che, pur essendo migliori di quelle italiane, sono inferiori agli standard svizzeri. È qui che nasce il dumping salariale”, avverte Gobbi.
L’analisi dei salari medi del 2022 parla chiaro: mentre gli svizzeri percepiscono in media 6’462 franchi al mese, gli stranieri si fermano a 5’000 franchi. La differenza non è solo numerica, ma strutturale: i frontalieri sono spesso impiegati in settori meno remunerativi, con contratti più deboli e formazione inferiore. “Ma il problema – precisa Gobbi – è che questo meccanismo tira verso il basso anche i salari dei residenti, alimentando malcontento e sfiducia.”
Il rischio di dumping è riconosciuto anche dalla SECO e tocca il cuore del modello economico cantonale. “Da un lato, le imprese beneficiano di manodopera a basso costo e flessibile. Dall’altro, la pressione sui salari è reale e colpisce soprattutto i lavoratori locali. Questa dinamica va regolata, perché mina la coesione sociale e svaluta il lavoro residente.”
Con i negoziati in corso tra Svizzera e Unione Europea per l’adeguamento dell’accordo sulla libera circolazione, Gobbi chiede attenzione alle specificità ticinesi. “Il Ticino non può essere trattato come un Cantone qualsiasi. Siamo il laboratorio di frontiera della Svizzera. Le misure per tutelare i salari elvetici devono partire da qui.”
La sfida, secondo Gobbi, è chiara: “Trasformare la nostra posizione geografica – oggi fonte di vulnerabilità – in un punto di forza. Il frontalierato non può più essere visto solo come una risorsa. Deve essere gestito con regole chiare, trasparenza fiscale e controlli rigorosi. Solo così potremo garantire che la crescita economica si traduca in un benessere diffuso e non in una corsa al ribasso.”
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 luglio 2025 de Il Mattino della domenica
Norman Gobbi commenta gli insegnamenti tratti dalle alluvioni dello scorso anno
Un anno fa, nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, violenti temporali hanno colpito l’Alta Vallemaggia, provocando otto morti e una devastazione senza precedenti nelle valli Bavona e Lavizzara. La Val Lavizzara, in particolare, ha subito danni enormi che hanno stravolto completamente il paesaggio e le comunità locali. Come ha dichiarato il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio: “Siamo stati toccati in modo spaventoso dalla furia delle acque. In poche ore questo evento ha cancellato buona parte del nostro territorio”.
Le conseguenze immediate sono state drammatiche: sette morti confermati e un disperso che non è stato possibile rintracciare, mentre l’Alta Vallemaggia è rimasta isolata dopo che l’alluvione ha spazzato via il ponte Visletto. La frazione di Fontana, in particolare, è stata devastata dalle colate di fango e detriti, diventando simbolo della catastrofe che ha colpito la regione.
“Dodici mesi dopo, la ricostruzione procede con determinazione ma non senza difficoltà”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Le autorità hanno formato un gruppo dedicato subentrato nella terza fase della ricostruzione, mentre nelle fasi iniziali, oltre all’esercito sono stati impiegati 538 militi di Protezione civile con 3.414 giorni di servizio per gestire l’emergenza e i primi interventi”.
La comunità locale ha dimostrato una resilienza straordinaria. Come sottolineato da Giacomo Garzoli, Presidente ERS-LVM: “La capacità di reagire alle avversità è nel carattere dei valmaggesi”. Tuttavia, le sfide finanziarie rimangono enormi. Nel frattempo, la Val Bavona sta vedendo progressi concreti. La sindaca di Cevio, Wanda Dadò, ha annunciato che “tutto procede al meglio”. Un segnale positivo arriva anche dal riconoscimento internazionale: la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio ha attribuito il premio “Paesaggio dell’anno” alla Fondazione Valle Bavona e al Comune di Cevio.
“L’esperienza della catastrofe ha evidenziato la necessità di rafforzare i sistemi di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico”, prosegue Gobbi. “Per fronteggiare efficacemente future catastrofi naturali, è necessario adottare un approccio integrato che combini prevenzione, preparazione e capacità di risposta. In primo luogo, occorre investire in sistemi di monitoraggio meteorologico avanzati e reti di allerta precoce più capillari, che possano fornire avvisi tempestivi alle comunità a rischio. La manutenzione costante del territorio risulta fondamentale: la pulizia dei corsi d’acqua, la gestione dei versanti instabili e il controllo della vegetazione possono ridurre significativamente i rischi di esondazioni e frane”.
“L’esperienza ha inoltre dimostrato l’importanza di avere persone sul posto che conoscano il territorio, che possano aiutare gli enti di intervento in caso di necessità”, prosegue Gobbi, sottolineando come “questo richiede il rafforzamento del presidio territoriale e della formazione delle comunità locali nella gestione delle emergenze. Sul fronte infrastrutturale, è necessario rivedere la pianificazione territoriale considerando i nuovi scenari climatici. Gli eventi estremi stanno diventando più frequenti e intensi, richiedendo una progettazione delle opere di difesa che tenga conto di questi cambiamenti. Le casse di espansione, i canali di diversione e le opere di rallentamento delle acque devono essere dimensionate per fronteggiare precipitazioni sempre più intense. La sfida principale sarà quella di bilanciare la necessità di ricostruire rapidamente con l’obiettivo di aumentare la resilienza del territorio. Questo significa non solo riparare i danni, ma ripensare l’assetto territoriale in chiave preventiva, investendo in infrastrutture verdi, migliorando la gestione delle acque e creando zone tampone lungo i corsi d’acqua”.
“L’esperienza della Lavizzara e della Bavona deve diventare un caso di studio per altre regioni alpine, dimostrando che è possibile ricostruire meglio di prima, coniugando la tradizione montana con le moderne tecnologie di prevenzione del rischio. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, comunità locali e esperti sarà possibile trasformare questa tragedia in un’opportunità per costruire un futuro più sicuro e sostenibile per l’Alta Vallemaggia e per l’intero Ticino”, conclude Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 giugno 2025 del Mattino della domenica
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In Vallemaggia è tempo di progettare il futuro
Alla RSI le testimonianze di chi non dimentica quella notte. Oltre la commozione c’è la voglia di guardare avanti magari sulle note di una canzone scritta apposta per loro dai Make Plain
Domenica si sono commemorati a Piano di Peccia i primi 365 giorni passati dalle alluvioni che hanno colpito la Vallemaggia. Un periodo di tempo che segna una sorta di soglia psicologica, che separa quanto fatto finora da quanto ancora resta da fare.
Si chiude forse anche psicologicamente un capitolo dopo un anno, come ha riferito al Quotidiano della RSI il sindaco di Lavizzara, Gabrile Dazio, per aprirne aprirne un altro ossia quello della ricostruzione vera e propria fa portare avanti – dice – nel modo più celere possibile perchè le persone si aspettano risposte chiare.
Il tempo trascorso, come indicato da Luca Imperiali del gruppo Make Plain che quella sera tremenda era sul campo sportivo a suonare al torneo di calcio della Valle di Peccia, è stato utile a “metabolizzare e lavorare, per mettere nero su bianco delle parole, dei versi di una canzone che vuole chiaramente ricordare quanto successo”. Un brano dedicato “a tutte le persone che purtroppo un anno fa hanno subito delle conseguenze a causa del maltempo”.
“Mi ricordo che ha piovuto tantissimo – ha riferito una giovane – veramente tantissimo e questo creava un po’ di preoccupazione. Poi quando è saltata la luce e si è iniziato ad avere qualche notizia, ci siamo resi conto che stava succedendo qualcosa, qualcosa di grosso e poi abbiamo cercato di gestire la situazione come meglio si poteva”. La stessa giovane, nel giorno della commemorazione, sottolinea i sensi contrastanti di un giorno di festa come quello di domenica con quanto torna alla mente, con quanto è accaduto un anno fa. Qualcuno ammette di non essere più tornato in valle, altri quando il cielo promette più di una semplice pioggia non possono non provare un “forte senso di preoccupazione”.
È tempo di nuovi tornei di calcio, di feste sotto il capannone, di una ricostruzione che parte dall’anima, non solo da mattoni e asfalto.
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Vallemaggia, il giorno che tutto cambiò
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Chiusi due progetti di aggregazione comunale, quello tra Morcote e Vico Morcote, e tra Locarno e Lavertezzo. A deciderlo, è notizia di ieri, il Consiglio di Stato, che per la prima volta ha applicato la legge cantonale sulle aggregazioni. Tale legge permette di bloccare una procedura prima ancora del voto popolare. L’intervento da parte del Cantone in tal senso rappresenta una novità. “La possibilità di sciogliere questi finanziamenti, diciamo così, è conseguenza di una serie di progetti che si sono trascinati sull’arco di più anni, troppi, e che comunque in votazione popolare, forse anche per una certa stanchezza, furono bocciati”, spiega a Ticinonews il capo della Sezione degli enti locali, Mazio Della Santa.
Il Cantone continuerà a promuovere attivamente le aggregazioni o adotterà un approccio più attendista?
“Il Cantone promuove da sempre indirettamente le aggregazioni, sia mettendo a disposizione le risorse finanziarie, ma anche e soprattutto stimolando le riflessioni a livello comunale. Questi incontri che svolgiamo, anche con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, permettono di mettere il tema sul tavolo. E ciò di cui ci accorgiamo è che a volte, mesi dopo, può nascere una scintilla e da lì, magari, si arriva a un progetto aggregativo”.
Cave di Arzo in festa, niente effetto sospensivo
Il ricorso al Consiglio di Stato, presentato da due cittadini, non avrà conseguenze sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio – Ma la musica si spegnerà un’ora prima
Gli eventi estivi previsti durante il mese di luglio 2025 alle cave di Arzo potranno svolgersi regolarmente. Il Consiglio di Stato ha infatti deciso che il ricorso presentato da due privati cittadini non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio.
Ma andiamo con ordine. Lo scorso 21 maggio, il municipio ha concesso all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio. Contro questa decisione, due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi è stato però chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio.
La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: in attesa che il consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica.
Nelle motivazioni della decisione, viene sottolineato che la decisione tiene conto della legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata.
In prospettiva futura, il Governo intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il municipio e i ricorrenti.
Comunicato stampa
Gli eventi estivi previsti durante il mese di luglio 2025 alle cave di Arzo (Mendrisio) potranno svolgersi regolarmente: con decisione odierna, è stato infatti stabilito che il ricorso al Consiglio di Stato – presentato da due privati cittadini – non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio di Mendrisio.
Lo scorso 21 maggio, il Municipio di Mendrisio ha concesso all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio 2025. Contro questa decisione, due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato. Contrariamente a quanto è stato riferito su alcuni mezzi di informazione, finora il Governo non si è affatto espresso riguardo a questa vicenda.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è stato però chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal Comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio.
La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: in attesa che il Consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica.
Nelle motivazioni della decisione, viene sottolineato che la decisione tiene conto della legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del Comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata.
In prospettiva futura, il Presidente del Consiglio di Stato intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il Municipio e i ricorrenti.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato, nella sua seduta settimanale, ha nominato Claudio Cortese quale nuovo Capoufficio dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca.
Claudio Cortese, classe 1980, ha conseguito la laurea in diritto presso l’Università di Friburgo nel 2003 e ha ottenuto il brevetto di avvocato nel 2006. Dopo aver esercitato per diversi anni la professione di avvocato in Ticino, nel 2013 è entrato nell’Amministrazione cantonale, dove ha assunto dapprima il ruolo di Cancelliere presso la Terza Camera civile del Tribunale d’appello, per poi essere nominato, pochi mesi dopo, Ispettore giurista presso la Camera di esecuzione e fallimenti dello stesso Tribunale. È membro della Commissione federale in materia di esecuzione e fallimento ed è docente presso la SUPSI per i Certificates of Advanced Studies (CAS) in diritto penale economico e in diritto tributario. Per 15 anni ha ricoperto il ruolo di Segretario giudiziario presso il Tribunale militare 3 con il grado di capitano.
Il Governo formula i migliori auguri a Claudio Cortese per il nuovo incarico professionale e coglie l’occasione per ringraziare Andrea Porrini per il lavoro svolto negli anni presso l’Amministrazione cantonale.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha deciso di chiudere i progetti di aggregazione tra i Comuni di Morcote e Vico Morcote, avviato nel maggio 2019, e quello tra i Comuni di Lavertezzo e Locarno, formalmente attivato nel gennaio 2024. Entrambe le procedure aggregative sono state iniziate su richiesta dei rispettivi municipi allora in carica. Contestualmente, sono state sciolte le due Commissioni di studio incaricate di elaborare le rispettive proposte di comune unico.
Queste decisioni segnano la prima applicazione dell’articolo 5a capoverso 1 della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni, che consente all’Esecutivo cantonale, sentiti i Municipi e eventuali altri istanti, di stabilire la chiusura di procedure aggregative prima della votazione consultiva, qualora le circostanze lo giustifichino.
Per quanto concerne la procedura che coinvolge Morcote e Vico Morcote, il Governo ha preso atto che la Commissione di studio, istituita sei anni fa, ha da tempo sospeso i propri lavori. Pertanto, sebbene la procedura rimanga formalmente attiva, di fatto è stata accantonata, senza che si prospetti di poter giungere a una votazione consultiva in tempi ragionevoli.
Sia il Municipio di Morcote che quello di Vico Morcote, interpellati al riguardo, hanno espresso preavviso favorevole alla chiusura della procedura di aggregazione tra i loro Comuni, ritenendo che attualmente non sussistano le condizioni per proseguirla. In futuro, qualora dovessero emergere nuove opportunità condivise, i Comuni potranno avviare un nuovo progetto aggregativo partendo da basi aggiornate.
Riguardo al progetto aggregativo tra Lavertezzo e Locarno, rilevato che a tutt’oggi la procedura non ha conosciuto concreti passi operativi, il Consiglio di Stato ha preso atto dei nuovi orientamenti emersi nel frattempo che hanno condotto, da un lato, all’avvio di approfondimenti tra Comuni dell’area urbana dell’agglomerato del Locarnese e, dall’altro, a prese di contatto in ottica aggregativa tra i Municipi di Lavertezzo e Gordola.
Il Municipio di Lavertezzo ha formulato preavviso favorevole alla chiusura della procedura aggregativa con Locarno, confermando di aver svolto ulteriori analisi di concerto con l’Esecutivo di Gordola, condividendo con quest’ultimo l’intenzione di inoltrare a breve un’istanza per l’avvio di un’aggregazione. Il Municipio di Locarno, pur ribadendo la propria adesione all’aggregazione in oggetto che coinvolge un importante territorio del proprio Comune, nel ricordare che la richiesta di iniziare il processo aggregativo è giunta da Lavertezzo raccogliendo la disponibilità dell’Esecutivo cittadino, alla luce delle circostanze ha comunicato di rimettersi alla decisione di Lavertezzo.
(Immagine: Comune Vico Morcote)
Comunicato stampa
Mercoledì 25 giugno 2025, presso il Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, si è svolta la cerimonia ufficiale di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte di tre nuovi membri dell’autorità giudiziaria del Cantone Ticino.
Durante la cerimonia, presieduta dal Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, hanno prestato giuramento:
Alla cerimonia hanno preso parte anche il Presidente delConsiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale di appello Giovan Maria Tattarletti, il Presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani, il Segretario generale del Tribunale di appello Alessandro Simoneschi, il Segretario generale del Gran Consiglio Tiziano Veronelli e l’Aggiunto alla Direttrice della Divisione della giustizia Cristoforo Piattini.