Norman Gobbi: “Più sicurezza sulle nostre strade!”

Norman Gobbi: “Più sicurezza sulle nostre strade!”

Dal Mattino della domenica | “Pirata del Gottardo”, un esempio di giuste sanzioni

Purtroppo i recenti fatti avvenuti sulle nostre strade hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la sicurezza stradale. Tante le domande che ci poniamo quando succede l’irreparabile.

Sono convinto che con la sicurezza su strada non si scherzi. Sono tante le azioni che con il mio Dipartimento portiamo avanti per migliorarla. Ma la sicurezza al volante dipende soprattutto dal comportamento di ognuno di noi. Ed è per questo motivo che ritengo necessario che chi mette in pericolo la vita altrui con un comportamento incosciente vada perseguito. Questo perché ognuno di noi sa benissimo – perché ce lo ripetono più volte quando facciamo la patente, ma anche dopo – che mettersi al volante in condizioni non idonee o con comportamenti inadeguati può portare a delle conseguenze fatali che possono costare delle vite. E a queste azioni ci sono delle conseguenze.

Delle giuste sanzioni

È quello che abbiamo voluto ribadire nel caso dell’automobilista tedesco, soprannominato “pirata del Gottardo”, che nel luglio del 2014 ha attraversato il tunnel del Gottardo sfrecciando a bordo della sua BMW Z4 a 200 km/h e facendo una serie di sorpassi spericolati in una galleria con il doppio senso di marcia. Chi commette un’infrazione grave deve essere punito, e noi non siamo rimasti con le mani in mano! Con i servizi del Dipartimento che dirigo abbiamo voluto dare un segnale chiaro a questo criminale – e a tutti gli automobilisti che non rispettano le regole sulle nostre strade: che con la sicurezza stradale non scherziamo. La sua folle corsa è terminata infatti con un divieto di circolazione nel nostro Paese emesso dalla Sezione della circolazione e in seguito con un divieto d’entrata in Svizzera emanato dalla Sezione della popolazione. E inoltre l’Ufficio federale di giustizia ha trasmesso – su esplicita domanda della Divisione della giustizia – una richiesta di esecuzione della pena inflitta nei confronti del «pirata della strada» al Ministero della Giustizia tedesco. Ora attendiamo che anche la giustizia in Germania, paese d’origine del pirata, faccia il proprio corso. È importante imporre una giusta punizione a un criminale che ha messo in serio pericolo molti utenti della strada, che sarebbero potuti essere delle potenziali vittime.

Pronto intervento con “via libera”

Con la Polizia cantonale abbiamo deciso in queste settimane di agire anche sotto un altro fronte per migliorare la sicurezza delle nostre strade. Con il grande problema di viabilità che viviamo, soprattutto nel Sottoceneri, le possibilità che avvenga un incidente si moltiplicano. Ecco che con il progetto pilota “via libera”, realizzato dal mio Dipartimento con l’Ustra, abbiamo deciso di proporre un pattugliamento dell’A2 grazie a un distaccamento della Gendarmeria della Polizia cantonale. In questo modo vogliamo mettere in atto delle misure per intervenite prontamente laddove necessario. La presenza delle pattuglie ha inoltre un effetto dissuasivo nei confronti di certi atteggiamenti rischiosi, come l’uso degli smartphone alla guida.

Distratti mai!

Proprio riguardo all’uso degli smartphone, che sono sempre più parte della nostra quotidianità in ogni nostra azione, il mio Dipartimento, con la collaborazione delle polizie cantonale e comunali, sta proponendo in questo periodo la campagna di prevenzione “Distratti mai!”, per sensibilizzare sulla pericolosità dell’utilizzo dei dispositivi mobili non solo alla guida, ma anche quando si è a piedi. L’attenzione allo schermo, anche per pochi secondi, può avere delle conseguenze irrimediabilmente negative.

Una responsabilità di tutti

Quello che ci tengo sempre a ricordare, e non finirò mai di ripetere, è che la sicurezza – una delle mie priorità in Governo – passa anche dalle nostre strade. E tutti noi possiamo aiutare a garantire la sicurezza stradale. Innanzitutto, assumendo un comportamento responsabile, rispettando i limiti di velocità, comportandosi in maniera corretta con gli altri utenti della strada ed evitando di bere prima di mettersi alla guida. Soprattutto ora che le nostre strade sono particolarmente affollate, è importante avere un’attenzione ancora maggiore.

Non dimentichiamo inoltre, che noi tutti possiamo essere delle sentinelle sul nostro territorio, e possiamo quindi sempre segnalare alla polizia i comportamenti inadeguati degli altri utenti e le situazioni rischiose. È vero, non sempre questo può risolvere una circostanza prima che accada un incidente, ma ricordiamoci che la nostra chiamata potrebbe fare la differenza e salvare delle vite.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo |

Gentili signore,
Egregi signori,

vi saluto in nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a partecipare a questa Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo.

Il tema al quale viene dedicata questa giornata, e che viene affrontato nel Piano cantonale di prevenzione “Il franco in tasca”, è di grande rilevanza per lo Stato. Questo poiché il benessere economico di ogni individuo è parte fondamentale della salute di un Cantone e di una nazione. L’indebitamento eccessivo è quindi una preoccupazione non solo individuale, ma anche sociale, che coinvolge pubblico e privato.

L’indebitamento eccessivo è un problema che tocca da vicino lo Stato, poiché colpisce in maniera prioritaria le finanze pubbliche. Sono infatti le imposte – siano esse comunali, cantonali o federali – ad essere messe da parte, per prime, quando le fatture iniziano ad accumularsi sulla scrivania. Una fragilità finanziaria che crea quindi un importante costo sociale che non può essere trascurato e che deve rientrare nelle responsabilità dello Stato verso i propri cittadini.

Parliamo purtroppo di una situazione che potrebbe – potenzialmente – presentarsi a tutti noi. In Ticino questo problema assume una certa rilevanza, poiché tocca il 7,5% della popolazione, ovvero quasi 24mila persone. Un dato che è nella media europea, ma che ci fa classificare sotto paesi come Francia (7,2%), Italia (5,8%) e Spagna (3,1%). L’indebitamento eccessivo ci tocca in momenti delicati della nostra vita, nei quali rischiamo di perdere di vista il nostro budget e di farci sommergere dai debiti: quando si va a vivere per la prima volta da soli, quando ci si separa, si perde il lavoro, ci si ammala o si raggiunge la pensione con una contrazione delle entrate. Proprio in queste circostanze, già di per sé difficili, s’insinua una criticità in più che potrebbe essere quella di dover fare i conti con un cambiamento nelle proprie finanze, e quindi al rischio di una gestione inappropriata delle spese rispetto a una differente disponibilità finanziaria.

Se a questo si aggiungono certe seducenti offerte di credito, che sembrano fin troppo facili da ottenere, ecco che le criticità aumentano. Non possiamo negare che ci sia una sempre maggiore pressione sociale che può portare a riflettere di meno su certi acquisti, cedendo al fascino della pubblicità, rincorrendo sempre nuovi “bisogni”. Tutto questo, perdendo di vista la responsabilità nelle proprie scelte.

A tre anni dall’inizio del progetto di prevenzione “Il franco in tasca” possiamo affermare che questo piano ha portato alla maggior conoscenza tra i professionisti del settore, nell’opinione pubblica e tra le persone potenzialmente a rischio. Attraverso misure di formazione, prevenzione e intervento è stato possibile porre i presupposti per costruire una rete con i vari attori di quest’ambito.

Quando si è confrontati con la vergogna da parte degli individui nel presentarsi come bisognosi d’aiuto, ecco che la presa a carico è un processo molto delicato ma necessario. È importante avvicinarsi in modo discreto così da permettere a tutti i cittadini di conoscere i servizi offerti, tenendo conto di come sia importante aumentare la consapevolezza verso questa problematica.

Sono sicuro che abbiamo imboccato la giusta strada. È importante che vi sia una rete il più capillare possibile sul territorio che agisca nella prevenzione dell’indebitamento, tramite l’intervento pubblico ma anche con l’aiuto del privato, attraverso la formazione e la conoscenza, nell’aiuto all’individuo, per il bene della comunità.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio |

Signor Presidente,
Egregi signori,
Gentili signore,

è con immenso piacere che vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.

Prima di affrontare i temi caldi che toccano il Cantone da una parte e i Comuni dall’altra, concedetemi due battute di rito per gli avvicendamenti di questa sera. Innanzitutto un ringraziamento va al Presidente uscente Riccardo Calastri per l’impegno profuso in questi anni; un personaggio chiave per il grande progetto aggregativo del Bellinzonese. E per un Presidente che lascia, uno nuovo si appresta a raccogliere la stimolante sfida; al neo Presidente Felice Dafond formulo i migliori auguri per la sua nuova carica, certo di poter contare sulla sua professionalità per affrontare i progetti e le riforme che disegneranno l’assetto futuro del nostro Cantone.

La vostra assemblea è da sempre un momento privilegiato per confrontarmi con voi sui cantieri che concernono gli enti locali, ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni – il meglio noto PCA – e la riforma strutturale Ticino 2020.

Partiamo dalla riforma aggregativa. Qualche settimana fa è scaduto il termine che abbiamo fissato all’inizio dell’estate per la consegna delle prese di posizioni sul Piano cantonale delle aggregazioni. Al momento abbiamo ricevuto poco più di novanta risposte, e abbiamo lasciato ancora un po’ di margine a tutti gli attori coinvolti per inoltrare le proprie osservazioni. Dopodiché consolideremo i risultati e il Governo licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento.

E proprio sul PCA tengo a ricordare alcuni punti cardine che, soprattutto sulle prese di posizione apparse qua e là sui nostri media, sono andate perse. Anzitutto il PCA è un progetto che rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come alcuni hanno voluto far credere. Infatti il Governo ha chiarito come non intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

E in secondo luogo la riforma propone incentivi senza nascondere alcun ricatto. Nella seconda fase abbiamo illustrato gli strumenti per realizzare la riforma. L’intento è quello di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo.

L’altro grande cantiere aperto è invece la Riforma Ticino 2020 che vuole finalmente invertire la centralizzazione dei compiti, di cui si parla ormai abbondantemente da alcuni anni e responsabilizzare maggiormente le parti.

Attraverso il progetto Ticino 2020, si persegue l’obiettivo di permettere ai Comuni di far fronte alle mutevoli esigenze dei cittadini, arginando il progressivo trasferimento di competenze decisionali dagli Enti locali al Cantone, creando l’indebolimento del sistema federalista interno e la creazione di un’intricata matassa a livello di flussi finanziari.

E proprio in queste settimane il Governo ha valutato attentamente il proseguimento della riforma, riflettendo con attenzione su alcune criticità emerse nel corso della prima fase di attuazione del progetto di riforma. In quest’ottica l’intento del Consiglio di Stato è quello di ricalibrare la Riforma, modificando l’iter progettuale alfine di riuscire nell’intento di portare a termine questa fondamentale iniziativa istituzionale. In particolare, dovrà essere affrontato e condiviso il futuro assetto dei servizi, ossia occorrerà definire quali servizi pubblici offriremo ai nostri cittadini nel 2020.

Il Governo crede e vuole continuare con il progetto di riforma “Ticino 2020”, salvaguardando il lavoro sin qui svolto ma in modo consapevole e responsabile. Per questo intende ridefinire in corso d’opera il processo: per ottenere risultati veramente concreti di ridefinizione dei compiti e delle competenze, e non solo dei flussi finanziari.

Senza dimenticare che alla fine quello che tutti vogliamo è trovare una soluzione condivisa grazie alla quale l’amministrazione pubblica potrà essere più efficiente e fornire servizi adeguati a tutti i nostri cittadini.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

Dal Corriere del Ticino | Insegnamento dell’italiano e inserimento professionale i cardini della nuova strategia – Norman Gobbi: «A priremo un portale contro la radicalizzazione»

Nessuno stravolgimento ma, per dirlo con le parole del delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta, «un miglioramento della qualità». Questo è il succo del secondo Programma cantonale d’integrazione (PIC) per il periodo 2018-2021. A presentarlo, oltre a Cometta, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il presidente del Governo Manuele Bertoli. Ed è proprio nella maggiore collaborazione tra le autorità – cantonali e locali – che si articola il secondo PIC, lavorando sulle fondamenta già gettate con il precedente programma. Tra gli aspetti centrali spiccano un miglioramento dell’insegnamento dell’italiano e delle misure volte alla formazione professionale degli stranieri. «L’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione», ha ricordato Gobbi, che ha inoltre annunciato la creazione di un portale dedicato proprio a questo tema. Nella rivista FORUM viene inoltre presentato un bilancio del primo PIC, con uno sguardo sulla storia della migrazione e il suo ruolo nell’economia.

Estendere le collaborazioni tra i Dipartimenti e con i Comuni, migliorare la qualità dell’insegnamento della lingua italiana e puntare maggiormente sull’inserimento professionale soprattutto nell’ambito dell’asilo. Questi sono i tre punti cardine su cui il Canton Ticino intende puntare nel nuovo Programma di integrazione degli stranieri (PIC 2). Dopo l’esperienza maturata con il primo PIC, introdotto nel 2014 e che scadrà appunto alla fine del 2017, i consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi , insieme al Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta , hanno presentato il programma per il quadriennio 2018-2021. Come il precedente, esso prevede la promozione dell’integrazione – come deciso dalla Confederazione – nell’ambito delle strutture ordinarie (ad esempio la formazione, la sanità, la socialità, il mercato del lavoro) e si fonda su tre pilastri fondamentali: l’informazione e la consulenza, la formazione e il lavoro e, infine, la comprensione e l’integrazione sociale. «È fondamentale possedere un programma di questo tipo – ha spiegato Bertoli – sia per le persone che devono essere accolte e accompagnate, sia per la nostra società». E il DECS, come ha ricordato il suo direttore, è particolarmente coinvolto poiché si occupa dell’insegnamento dell’italiano, che con il PIC 2 viene potenziato e della formazione professionale. Tra le novità che partiranno dal 2018 vi sarà infatti un pre-tirocinio, volto ad aiutare tutti quei ragazzi che non hanno più l’età per affrontare la scuola dell’obbligo ma che allo stesso tempo non sarebbero in grado di intraprendere subito un apprendistato. In questo modo vengono preparati al tirocinio e indirizzati verso le professioni più richieste dal mercato del lavoro.

Prevenire le minacce

Ma sebbene il PIC coinvolga il lavoro di tutti i Dipartimenti – ad esempio anche il DSS per ciò che concerne la salute e la socialità – quello maggiormente toccato è il Dipartimento delle istituzioni attraverso il Servizio per l’integrazione degli stranieri. «Il PIC – ha affermato Gobbi – si rivolge in particolare al 6% della popolazione, ossia persone che provengono da Stati terzi o da altri continenti, realtà molto diverse dalla nostra». E l’integrazione «è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica», ha aggiunto Gobbi, che ha poi comunicato che le Istituzioni intendono creare un portale online di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra. Una piattaforma su cui gli esperti potranno confrontarsi e scambiarsi esperienze e consigli utili anche per risolvere casi concreti. Più in generale, invece, Gobbi ha illustrato gli obiettivi del Governo nell’ambito dell’integrazione degli stranieri per la legislatura in corso: promuovere la conoscenza dell’identità culturale ticinese, attualizzare le procedure di accoglienza per i richiedenti l’asilo allineando il DSS e le Istituzioni, migliorare la salute in senso lato delle popolazioni migranti, definire una strategia per i minorenni non accompagnati e favorire l’integrazione e l’accoglienza attraverso il coinvolgimento di comunità locali, associazioni, parrocchie e, non da ultimo, i Comuni.

Parola d’ordine mediare

E proprio gli enti locali sono centrali nella presa a carico degli stranieri. «Alcuni Comuni fanno tantissimo altri meno», ha precisato Cometta. «Ma tutti vanno sostenuti nel loro compito di promozione dell’integrazione. Ciò che abbiamo notato in questi tre anni è che molti migranti conoscono bene i propri diritti, ma non così bene i propri doveri». Cometta ha poi precisato che «il programma è rimasto sostanzialmente invariato, si è trattato soprattutto di migliorare nella qualità». Nell’ambito delle numerose misure del PIC 2 – un documento di una cinquantina di pagine – il Governo ha ad esempio deciso di proseguire con l’attività di prevenzione e sensibilizzazione contro il matrimonio forzato, portato avanti dal progetto PRECOFO. E vi è anche l’intenzione di aprire due sportelli per aiutare e sostenere le attività e promuovere i progetti delle realtà associative e delle comunità che si occupano appunto di integrazione. «Vogliamo anche proporre ai Comuni una formazione specifica in specialista dell’integrazione perché spesso mancano le competenze. È inoltre previsto un aiuto finanziario». Un miglioramento è pure previsto nella prevenzione della discriminazione nei luoghi di lavoro e si intende proseguire e sviluppare il Centro di consulenza e prevenzione contro il razzismo. Centrale è poi la sensibilizzazione delle strutture ordinarie sull’importanza della mediazione culturale e dell’utilizzo di interpreti. Al proposito Cometta ha citato l’esempio della scuola: «Ci sono genitori che non conoscono la lingua e c’è chi non partecipa alle riunioni con i docenti perché non capisce quello che viene detto. In questo senso è importante promuovere l’uso di mediatori e interpreti per facilitare il contatto tra i genitori e la scuola». E proprio nell’ambito dell’integrazione sociale Cometta ha sottolineato come dal 2014 la richiesta di interpreti sia notevolmente aumentata: «Nel 2017 gli interpreti e i mediatori hanno prestato alle strutture ordinarie 65.000 ore di lavoro, mentre nel 2014 erano 2.000».

Infine, ad avere un ruolo nell’integrazione è anche la radiotelevisione pubblica. Il responsabile dell’attualità regionale della RSI Massimiliano Herber ha presentato una nuova app per smartphone, Together, con la quale è possibile conoscere e scoprire la Svizzera attraverso un quiz.

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Quest’oggi è stato presentato a Bellinzona dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnati dal Delegato cantonale all’integrazione Attilio Cometta – il “Programma di integrazione cantonale” per il quadriennio 2018-2021 approvato dal Consiglio di Stato la scorsa settimana. Durante la conferenza stampa la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) ha pure illustrato la nuova applicazione per smartphone «together».

La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da “creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica”. Dal 1° gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale).

Dal bilancio intermedio della Confederazione sull’attuazione del PIC per il quadriennio 2014-2017 è emerso che vi sono ancora dei cantieri aperti sui quali lavorare come una maggiore apertura della società civile nel confronto dei migranti, una crescente responsabilità di Città e Comuni negli ambiti fondamentali per l’integrazione come la scuola e l’aiuto sociale e l’integrazione precoce di persone nell’ambito dell’asilo. Sulla base di queste considerazioni, il 25 gennaio 2017 il Consiglio federale ha deciso di continuare con l’attuazione dei PIC approvandone le basi e valorizzando le esperienze maturate durante la prima fase al fine di rafforzare l’integrazione dei migranti in Svizzera. In questo senso ha deciso di elaborare il nuovo Programma di consolidamento per il quadriennio 2018-2021. Sono dunque stati mantenuti gli otto ambiti di promozione, ovvero: l’informazione ai nuovi arrivati, la consulenza, la tutela della discriminazione, lingua e formazione, il sostegno alla prima infanzia, il lavoro, l’interpretariato e la mediazione interculturali e, infine, il vivere insieme.

Il PIC 2 ha il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità, e i Comuni – affinché nel limite delle loro possibilità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti. In particolare ai Comuni spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, con il PIC 2, si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Così facendo si cercherà di ottenere una rapida integrazione e dunque un vantaggio in diversi campi come quello sociale ed economico.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ricordato, al termine del momento informativo, che l’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica. In questo senso ha ricordato che il Dipartimento sta valutando la creazione di un Portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra.

Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Dal Corriere del Ticino | A volte basta anche un lieve tamponamento per mandare l’autostrada in tilt: sono pronte delle contromisure Un gruppo della Polizia stradale verrà dislocato nel Mendrisiotto – Si pensa al divieto di sorpasso per i camion

In Ticino c’è un grande problema di viabilità. Noi tutti lo sperimentiamo quotidianamente e d’altronde i bollettini sulla viabilità, in tutte le fasce orarie, sono merce corrente sia alla RSI sia a Radio3i. La mattina l’autostrada da Chiasso a Lugano si trasforma in un lungo e lento serpentone di auto, dalle 16 circa lo stesso avviene in senso inverso in direzione del Mendrisiotto, con la coda che arriva anche fino al dosso di Taverne. E poi ci sono altre strade cantonali, come quella sul Piano di Magadino in direzione di Locarno e quella del Malcantone verso Ponte Tresa che sono ormai al collasso sull’intero arco della giornata.

Ma per intervenire a livello infrastrutturale i tempi sono lunghi e le incognite molte. In questo senso il Dipartimento del territorio di Claudio Zali si sta muovendo per studiare delle soluzioni, ma per queste non basta solo la buona volontà del Ticino. C’è però un piano che potrebbe vedere la luce a breve, una mossa che risponde al principio «via libera» e che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi svela oggi. In pratica si tratta di mettere in atto diverse misure per intervenire con prontezza nei momenti di grandi crisi, per evitare che lungo le arterie stradali s’interrompa il flusso delle auto provocando la paralisi per effetto domino. L’esperienza delle ultime settimane hanno dimostrato che eventi gravi, come pure un banale tamponamento, se non si è pronti ad intervenire nelle vicinanze, mandano in crisi l’asse autostradale A2. Anzi, l’intero sistema viario, in particolare quello già precario del Sottoceneri.

Si tratta di un progetto pilota realizzato dal Dipartimento delle istituzioni con l’Ustra, che prevede – attraverso la riorganizzazione della Polizia cantonale – che un distaccamento di Gendarmeria sarà destinato al pattugliamento attivo dell’A2 nel Sottoceneri, da Chiasso a Lugano Nord. Con l’Ustra è pronto un mandato di prestazione per agire in questo senso e la messa in pratica potrebbe essere abbastanza rapida, in modo da garantire una pattuglia perennemente pronta ad intervenire sul tratto Chiasso-Lugano e viceversa. Nel contempo si sta lavorando per rivedere le convenzioni per il soccorso stradale sulle strade nazionali, un altro tassello essenziale per liberare prontamente le vie e ripristinare la viabilità su tutte le corsie di marcia. La nuova organizzazione concernerà anche le rampe del Monte Ceneri e le rampe a Nord di Biasca, dove spesso si sono riscontrati problemi di viabilità. Ma se nel Mendrisiotto a gestire il nuovo sistema sarà un gruppo ad hoc, per evitare di sottrarre forze alla polizia che è già molto impegnata al fronte, in direzione della Leventina ci penseranno come finora gli agenti di stanza a Biasca e Valli.

E poi c’è un’altra misura sulla quale si sta seriamente riflettendo, ma già con l’intenzione di passare dalle parole ai fatti. Si tratta del divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. Infatti, i bisonti della strada sono spesso al centro di rallentamenti e incidenti. Ma qui ci vorrà anche la luce verde dell’Ustra.

L’INTERVISTA
«A Berna picchiamo i pugni sul tavolo ma agiamo senza fare troppo rumore»

La mossa allo studio si chiama «Via libera». Sarà davvero utile o solo un cerotto?

«Come non mi stancherò mai di ripetere, la sicurezza del nostro territorio, passa anche sulle nostre strade. Le misure messe in atto sino ad ora hanno dimostrato che, riducendo i tempi di intervento, si riescono a gestire meglio le situazioni di crisi. Sarà quindi importante garantire “Via libera” il prima possibile, anche nei casi più complessi, grazie a un pronto intervento della polizia e – se necessario – di ambulanza, pompieri e carri attrezzi».

In pratica si tratterà d’intervenire quando l’evento si sarà prodotto. Ma le «sentinelle» dove saranno stazionate?

«Il tratto stradale maggiormente confrontato con momenti di crisi è quello tra il dosso di Taverne e il valico di Brogeda, oltre agli assi secondari in uscita verso l’Italia (Gaggiolo e Ponte Tresa). I nodi autostradali di Lugano Nord, Lugano Sud e Mendrisio sono vitali per la gestione attiva del traffico. È quindi importante avere una pattuglia su questo tratto, pronta a intervenire immediatamente per ripristinare la viabilità con il supporto dei carri attrezzi per veicoli leggeri e pesanti, oltre a quello degli altri partner, ovvero ambulanze e pompieri».

La polizia potrà anche essere utile a fluidificare il traffico?

Pensiamo a quando la pattuglia è presente all’entrata di Lugano Sud la sera. L’esperienza dimostra che i conducenti si comportano con maggiore disciplina, il risultato tangibile è che il traffico scorre più fluidamente. E poi la presenza degli agenti scoraggia anche l’uso – e l’abuso – degli smartphone alla guida: una delle cause principali di incidente laddove il traffico risulta più rallentato e intenso. Il conducente è quindi più attento a ciò che succede sulla strada e questo contribuisce a ridurre il rischio di tamponamenti. A questo proposito ricordo anche che il mio Dipartimento con la collaborazione delle polizie – cantonale e comunali – ha promosso di recente una campagna di prevenzione – denominata “Distratti mai!” – volta proprio a sensibilizzare sui pericoli che può causare l’utilizzo di un telefonino di ultima generazione alla guida».

Le nostre strade sono al collasso. Condivide questa affermazione?

«Sì ed è un’evidenza. Il sistema viario ticinese e quello svizzero sono stati concepiti negli anni sessanta e settanta e sono operativi dagli anni ottanta e novanta. Ma non dimentichiamo che negli ultimi quarant’anni la popolazione è aumentata del 30%: da 6 a 8 milioni in Svizzera, e da 273.000 a 354.000 in Ticino. Questo fattore, in aggiunta all’aumento del traffico transfrontaliero e di transito, ha portato a un forte intasamento della nostra rete stradale. Il collasso viario – quando si presenta un minimo problema – è ormai inevitabile, basta pensare alle lunghe code che si sono formate nelle scorse settimane. È quindi necessario agire, apportando una serie di correttivi per migliorare la situazione, ben consapevoli che non si risolveranno tutti i problemi di viabilità».

Non sarebbe ora di picchiare i pugni sul tavolo con Berna (non dimentichiamo che siete due leghisti alla testa dei dipartimenti interessati) per fare qualcosa di concreto?

«Lo facciamo, ma senza far troppo rumore. Come ho detto prima, tutta la Svizzera è confrontata con questo problema. In passato il mio Dipartimento ha promosso con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) la gestione attiva della sicurezza nonché il presidio da parte della polizia e l’interventistica in occasione dei grandi cantieri (San Salvatore, Mendrisio e Stalvedro). Ora – sempre insieme all’Ustra – concretizzeremo il progetto pilota per rafforzare il pattugliamento dell’A2 con l’obiettivo di ridurre i tempi di intervento. Ma non dimentichiamo che anche il Dipartimento del territorio sta collaborando attivamente con l’Ustra per la realizzazione della terza corsia tra Lugano e Chiasso nelle due direzioni. Unitamente a tutta una serie di altre misure – come la gestione attiva delle velocità in modo da fluidificare meglio la corrente durante le ore di punta – sono già state attuate d’intesa con le autorità federali».

Il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti le piacerebbe?

«Certo! È già in vigore dal 2014 nel tratto stradale tra Lugano e Chiasso. Il divieto è divenuto una regola laddove ci sono solo due corsie, come ad esempio sul valico alpino del Brennero. Le strade dell’intero Sottoceneri e della zona a nord di Bellinzona sono in realtà un falso piano, per questo motivo ogni volta che un veicolo pesante va in sorpasso rallenta il flusso e crea ingorghi. La misura si giustifica in Ticino come pure nel resto della Svizzera. In questo senso mi farò promotore dell’iniziativa con i miei colleghi responsabili della polizia negli altri Cantoni».

(Articolo e intervista di Gianni Righinetti)

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Si è tenuto venerdì scorso l’annuale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i professionisti ticinesi dell’Esercito svizzero. In questa occasione Autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità riguardo l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Presente anche l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato di tecnologie per la sicurezza.

Nel suo intervento il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato i principali risultati raggiunti nel 2017, soffermandosi in particolare sull’attività di reclutamento in Ticino e sull’attività nelle truppe ticinesi, sottolineando l’importanza dell’italianità nell’Esercito portata avanti anche grazie alla presenza dei tre brigadieri Br Maurizio Dattrino, Br Silvano Barilli e Br Stefano Mossi e del colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini.

Il Direttore ha inoltre ricordato le sfide future in ambito militare per il Ticino, che sono soprattutto di tipo logistico (come lo sviluppo dello stand di tiro coperto al Monteceneri) ma che riguardano anche la conoscenza del mondo grigioverde da parte dei giovani, ad esempio con le giornate informative dell’esercito, che dal 2020 potrebbero diventare obbligatorie anche per le donne.

All’evento è intervenuto inoltre l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato degli sviluppi tecnologici nel settore della difesa. L’ingegnere Magistri è conosciuto soprattutto per il suo ruolo centrale nella produzione e introduzione della prima macchina per la scansione dei bagagli da stiva, che ha comportato una svolta per la sicurezza negli aeroporti.

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

Dal Mattino della domenica | Dopo la carriera hockeistica, Roman Botta ora lavora per il ministro Norman Gobbi

Roman Botta da aprile ha attaccato i pattini al fatidico chiodo per affrontare una nuova avventura professionale. Noi lo conosciamo infatti per le sue performance sul ghiaccio ma da due mesi l’hockeista, “nato” a livello sportivo nell’Hockey Club Lugano, lavora al Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi, di cui è diventato uno dei collaboratori personali. Attività che Botta affronta “con tanto entusiasmo e voglia di imparare. È un settore molto sensibile, che contempla tutta una serie di compiti strutturali e organizzativi che richiedono precisione e doti strategiche di non poco conto. Ma è soprattutto un lavoro di squadra”.

Roman Botta, insomma, ha cambiato “linea”, cimentandosi in un ambito che ha poco a che vedere con il suo passato. Una nuova esperienza che però non lo spaventa: forse in pochi sanno che accanto all’attività in pista ha intrapreso degli studi all’università nel campo dell’economia che, come afferma, è una “materia da sempre prediletta e che si inserisce in diversi contesti, quindi anche nel settore per il quale ora lavoro. Per far bene occorre sempre grande positività e propositività”. Il Mattino della Domenica ne ha approfittato per fare due chiacchiere con lui. Vi raccontiamo così di un giocatore che ha mosso i suoi primi passi sul ghiaccio della Resega, e che è stato protagonista in diverse piazze hockeistiche ticinesi ma non solo.

Roman: nella sua carriera sportiva ha fatto un po’ l’altalena tra la LNA e e la LNB, giocando nelle due realtà cantonali principali, ossia Lugano e Ambrì.

Nell’HCL ho fatto tutte le giovanili fino ad arrivare alla massima divisione. In seguito mi sono spostato in diverse realtà, nelle quali ho potuto accrescere le mie conoscenze hockeistiche e non solo, con esperienze ogni volta differenti, ma sempre stimolanti.

Quali ricordi ha conservato di questa lunga esperienza?

Diciamo che tutte le squadre mi hanno dato qualcosa, anche se in primo piano vanno logicamente i momenti vissuti con i bianconeri e poi con i biancoblu. Non posso comunque dimenticare il titolo cadetto vinto con il Visp o il grande recupero che c’è stato con lo Chaux-de-Fonds nella semifinale playoff di LNB: eravamo sotto 3-0 nella serie contro il Losanna, ma siamo riusciti a girare la situazione e a passare il turno, anche se poi abbiamo perso nell’atto finale. L’ambiente neocastellano era eccezionale, del resto quella era ed è sempre stata una piazza storica nell’hockey svizzero. C’era tanto entusiasmo e la gente ci faceva sentire la sua vicinanza.

Parliamo brevemente di Lugano e Ambrì. Partiamo dai leventinesi la scorsa primavera hanno deciso di dare una svolta, dopo anni di delusioni e amarezze.

Dirigenti e staff tecnico lo avevano detto fin dal principio: la squadra è giovane e occorre del tempo per plasmarla. Bisogna lasciar lavorare Cereda che è un ottimo allenatore. Basta vedere quello che ha fatto con il Biasca per rendersene conto. Certo, le due piazze sono completamente differenti, tuttavia Cereda sa il fatto suo. Il collettivo deve crescere, D’Agostini e Plastino sono due giocatori che mi piacciono, i giovani promettono ma, come detto, lasciamo loro il tempo di amalgamarsi per correggere i loro errori. Sono convinto che alla fine arriveranno anche i risultati …

Il Lugano dal canto suo ha ripreso a… volare.

I bianconeri hanno una squadra molto competitiva e delle linee ad alto rendimento, come ad esempio quella composta da Hofmann, Lapierre e Fazzini. Un trio eccezionale che sta dando energia a tutta la squadra. Uno dei migliori blocchi in Svizzera. L’HCL mi sembra più solido rispetto a quello della scorsa stagione, Lajunen è un giocatore molto preciso, Klasen è sempre spet tacolare ma all’occorrenza bada al sodo quando si tratta di liberare il proprio terzo. Due ottimi giocatori che si integrano perfettamente in un team che a mio avviso merita di stare ai vertici della classifica.

Ora l’hockey è diventato ormai parte del suo passato. Questo perché è entrato a far parte di una nuova “squadra”: quella del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Avrebbe mai immaginato uno scenario professionale del genere nel suo futuro extra sportivo?

Sapevo che a 33 anni era giunto il momento di dare una svolta alla mia carriera. Ed è per questa ragione che ho cominciato a guardarmi in giro, trovando alla fine questo lavoro che, confesso, mi sta affascinando, proprio perché presenta una moltitudine di attività al suo interno.

Lei è a Bellinzona da due mesi, ancora troppo presto per stilare un bilancio. Deve logicamente conoscere ancora molti aspetti della sua nuova attività…

Assolutamente, cerco di farlo imparando e dialogando con tutto il gruppo di persone che appunto lavorano in questo Dipartimento. È indispensabile essere molto precisi per far sì che ogni decisione sia pianificata e porti così dei reali benefici. In questo senso i colleghi mi stanno aiutando e per questo li ringrazio sentitamente.

Ci sono similitudini fra la sua nuova attività e quella del giocatore di hockey?

Diciamo che i principi sono identici anche se in un contesto completamente differente. Nel disco su ghiaccio devi capire al momento giusto come devi produrre una certa azione per far funzionare il collettivo. Nell’attività che svolgo ora occorre sì avere una visione strategica molto ampia ma poi bisogna essere capaci di trovare le giuste soluzioni per far sì che i numerosi pezzi del puzzle trovino il giusto incastro seguendo una precisa pianificazione. È un lavoro assolutamente molto stimolante.

Roman Botta, malgrado il suo nuovo impegno, non ha comunque dimenticato l’hockey. Lo commenta come opinionista televisivo per UPC My Sports, com’è accaduto per la prima volta in occasione del secondo derby stagionale giocato alla Valascia.

Non potevo certamente rinunciare a uno sport come questo, che crea sempre tanta adrenalina. Se poi parliamo di derby allora le emozioni, anche per chi commenta la partita dalla postazione televisiva, rimangono intatte. Mi sono divertito moltissimo, anche se è stata una sudata perché comunque devi seguire ogni minimo aspetto del match, anche i dettagli che spesso fanno la differenza sul piano tattico. Era da aprile, cioè da quando ho deciso di smettere, che non entravo in una pista. Devo ammettere che l’ambiente era eccezionale, ti senti coinvolto, anche se sei un giornalista o un opinionista come il sottoscritto. L’hockey mi diverte, anche… al microfono.

B.C.

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi fa il punto della situazione su rapine e non solo

Le rapine nel Mendrisiotto rimangono purtroppo un tema caldo. Le ultime risalgono a poche settimane fa, ai danni di due distributori, a Brusata di Novazzano e a Brusino Arsizio. L’autore del primo scippo è stato arrestato non molto distante dal luogo del misfatto, mentre della seconda sono ancora a piede libero. Ma come si è evoluta negli ultimi anni la situazione? Facciamo il punto, dati alla mano, riguardo la sicurezza nel Mendrisiotto.

Qualche settimana fa, dopo l’ultima rapina nel Mendrisiotto, ho esposto la mia proposta di togliere i contanti dalle pompe di benzina, lungo la frontiera. Una misura che, a mio modo di vedere, si aggiungerebbe all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine. Il dispositivo è in effetti collaudato, e posso dirlo con certezza, in quanto il più delle volte i malviventi vengono acciuffati in poco tempo. Se in passato il tasso di risoluzione per le rapine si attestava infatti attorno al 20-30%, negli ultimi anni è aumentato fino a superare il 60%. Quest’anno si conferma un’ulteriore crescita, che raggiunge quasi il 69%.

Via i contanti dai distributori

Questi sono chiaramente dei buoni risultati, ma per il mio Dipartimento e per il sottoscritto è importante prima di tutto che i cittadini si sentano sicuri su tutto il nostro territorio, soprattutto a casa e sul posto di lavoro. E due rapine in 36 ore hanno sicuramente un influsso anche sul senso di percezione della sicurezza dei cittadini, anche se il numero totale di rapine di quest’anno rimane in linea con gli scorsi anni. Sono quindi certo che questa ulteriore misura – che va oltre a quella già introdotta da parte dei gerenti di svuotare la cassa più spesso – potrebbe dissuadere ulteriormente i malviventi, e risolvere così definitivamente il problema. Infatti, non si tratta più solo di bande organizzate, ma anche di disperati che rapinano le pompe di benzina per pochi soldi, ed è quindi maggiore il rischio che anche con delle somme minime chi lavora in un distributore subisca comunque una rapina.

Sempre meno furti nel Mendrisiotto

Fortunatamente in altri ambiti della sicurezza nel Mendrisiotto, le misure già introdotte hanno permesso di migliorare la situazione. Come ho avuto modo di spiegare settimana scorsa durante l’assemblea della sezione Mendrisiotto della Camera ticinese dell’economia fondiaria, il numero di furti è basso come mai negli ultimi dieci anni. Grazie all’adeguamento degli effettivi della polizia, alla regionalizzazione, alla collaborazione tra Polizia cantonale, polizie comunali e guardie di confine, è stato possibile garantire una maggiore e migliore presenza sul territorio. Il numero di furti negli ultimi cinque anni, grazie a queste misure, si è dimezzato.

Valichi chiusi, ticinesi tranquilli

La chiusura notturna dei valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga ha creato un maggior senso di sicurezza per gli abitanti nelle zone di confine, che hanno finalmente potuto dormire tranquilli per qualche mese. Ora che il periodo di prova è terminato, mi aspetto che questa misura, sia reintrodotta al più presto, anche perché le conseguenze positive non si sono registrate solo sulla fascia di confine, ma anche sul resto del territorio. La polizia infatti, non dovendosi più concentrare nel controllo in zona di frontiera – che più di altri luoghi è soggetta a furti – ha la possibilità di dedicarsi maggiormente anche ad altre zone.

Abbiamo già fatto grandi passi verso un Mendrisiotto più sicuro, e sono certo che introducendo nuove misure riusciremo a risolvere anche la problematica delle rapine. Ci tengo a ribadirlo: la sicurezza di tutti i ticinesi, e quindi anche di tutti i momò, è la mia priorità. Tutti meritano di vivere con lo stesso senso di sicurezza, da Airolo fino a Chiasso!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” : resoconto della stagione balneare 2017

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” : resoconto della stagione balneare 2017

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

La stagione autunnale è il momento per il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione della Polizia lacuale di stilare un bilancio dell’estate a livello di incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone e di valutare l’impatto delle azioni di prevenzione destinate a residenti e turisti.

Nel corso della stagione estiva appena conclusa il Dipartimento delle istituzioni ha promosso sul territorio, in collaborazione la Commissione cantonale del Consiglio di Stato “Acque sicure”, la nuova campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie. Sono inoltre stati distribuiti i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi a tutti gli hotel, campeggi ed enti turistici locali e installati manifesti sui bus che sono transitati sulle tratte di valle e nei centri turistici; inoltre sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.

Grazie alla collaborazione con l’Agenzia turistica ticinese è stata effettuata per la prima volta una sensibilizzazione anche ai passeggeri interessati sui treni ICN in provenienza da Oltre Gottardo, quale misura di sensibilizzazione al di fuori del Cantone.

Altra novità del 2017 è stata l’introduzione di azioni informative mirate, in collaborazione con la Città di Lugano, presso la Foce del Cassarate, che ha visto un aumento importante delle frequentazioni durante i mesi estivi e ha registrato in tempi recenti alcuni annegamenti.

Ha destato poi un ottimo riscontro da parte della popolazione lo stand informativo “Acque sicure” organizzato nell’ambito della manifestazione “Sportissima”.

Attraverso la nuova campagna di prevenzione si sono resi attenti in particolare turisti e residenti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti e, segnatamente, sull’attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici nei quali i rischi sono molto più elevati e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Messaggi specifici sono stati indirizzati anche a tutte le persone che amano praticare attività e sport nei fiumi e nei laghi ed è stato organizzato il pattugliamento di alcuni tratti pericolosi dei torrenti Maggia e Verzasca nei mesi di luglio e agosto. Per completare le informazioni, è stato anche attualizzato e aggiornato il sito internet www.ti.ch/acquesicure.

Durante la stagione 2017 si sono purtroppo verificati tre incidenti mortali nei laghi. Si tratta per lo più di persone anziane che sono annegate a causa di malori o della spossatezza sopraggiunta. Il Ceresio è stato poi teatro di un paio di incidenti tra natanti per guida in stato di ebbrezza che fortunatamente hanno causato solo infortuni.

A livello di corsi d’acqua si sono registrati due annegamenti durante la pratica del canyoning. Restano tuttavia elevati, e destano non poche preoccupazioni, i diversi infortuni gravi causati da attività a rischio quali i tuffi dalle rocce, il funambolismo sui fiumi, il canyoning, il campeggio abusivo a bordo fiume e le attività subacquee.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ringraziare tutti gli enti che hanno collaborato attivamente sul territorio e hanno contribuito alla salvaguardia della vita dei numerosissimi frequentatori dei nostri laghi e corsi d’acqua.