Un esercito che “parla” italiano

Un esercito che “parla” italiano

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “La Brigata del Gottardo si scioglie ma la nostra lingua non scompare”

Fra due settimane avrà luogo l’ultimo rapporto annuale per la Brigata fanteria montagna 9. Un momento storico per il nostro Cantone: quest’ultima grande unità trilingue con una forte presenza di militi della Svizzera italiana sarà infatti integrata, nel 2018, nella nuova Divisione territoriale 3.

Per chi non la conoscesse, la Brigata fanteria montagna 9 è una della quattro brigate attive dell’esercito svizzero ed è chiamata anche “Brigata del Gottardo”. La sua particolarità è proprio rappresentata simbolicamente dalla montagna: un’unità che unisce tre lingue e tre culture del nostro Paese, ponendo le sue radici nei cantoni che si collocano a ridosso delle Alpi, compreso il Ticino.

Una nuova divisione territoriale

In questa Brigata l’italiano ha un posto di tutto rispetto, per questo motivo il suo scioglimento porta all’interno del mondo grigioverde dei dubbi riguardo alla perdita della nostra territorialità e della nostra identità militare. A mio avviso però, il rischio non sussiste. Il Ticino continuerà a contribuire, come ha sempre fatto, alla sicurezza del nostro Paese. I corpi di truppa con forte presenza italofona continueranno a operare sotto la divisione territoriale 3, come richiesto dal nuovo piano d’implementazione denominato “Ulteriore Sviluppo dell’Esercito”, per permettere alle forze armate di rimanere al passo dei tempi e per far fronte alle sfide moderne e alle minacce attuali.

Lingua italiana, valore svizzero

Quando pensiamo alla nostra Patria, pensiamo innanzitutto alla pluralità linguistica: per questo motivo credo che l’italianità nell’esercito sia parte integrante dell’identità elvetica. Con il mio Dipartimento e soprattutto grazie alla collaborazione con il capo dell’esercito e i suoi stati maggiori, ci adoperiamo per poter offrire ai militi provenienti dal Ticino e dai Grigioni italiani l’istruzione nella loro lingua madre. E lo facciamo in particolare con tre incorporazioni: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che non fa parte delle formazioni attualmente subordinate alla brigata 9). Questo permette ai soldati italofoni di avere a disposizione istruttori della loro madre lingua e di poter anche aspirare a una carriera all’interno dell’Esercito.

I ticinesi nell’esercito

La lingua italiana nella sicurezza nazionale è salvaguardata anche dalla presenza tra gli alti ufficiali di ticinesi e grigionesi. Attualmente possiamo contare sui brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale a brigadiere con effetto al 1. gennaio 2018.

Molti ticinesi hanno un legame personale con la Brigata del Gottardo: questo perché ha riunito gran parte dei militi del nostro Cantone. Il suo scioglimento lascerà perciò un forte ricordo in chi ne ha fatto parte. Il Ticino continuerà però a rispondere presente, nel futuro del nostro Esercito e quindi a favore della sicurezza della nostra Patria. Continueremo a rappresentare una Svizzera libera e sicura, con ogni sua caratteristica. Una Svizzera che parla anche italiano.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Tutele, lettera a enti e autorità

Tutele, lettera a enti e autorità

Un articolo a cura di Andrea Manna apparso su La Regione di sabato 2 dicembre 2017

Protezione del minore e dell’adulto, il Cantone scrive a Municipi, pretori e associazioni sulla cantonalizzazione del settore – Frida Andreotti: «Mantenere il modello amministrativo è la soluzione più condivisa».

L’elenco dei destinatari è lungo. Tra questi i Municipi, le Autorità regionali di protezione, i pretori e i pretori aggiunti, la Camera di protezione del Tribunale d’Appello, l’Associazione dei curatori e tutori della Svizzera italiana, l’Associazione curatori Ticino nonché l’Associazione genitori non affidatari. Fra giovedì e ieri la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha scritto agli enti e agli uffici giudiziari attivi in Ticino nel campo della protezione del minore e dell’adulto per informarli dei nuovi piani decisi la settimana scorsa dal Consiglio di Stato per quanto riguarda la riorganizzazione del settore delle tutele e delle curatele. Ovvero l’abbandono del prospettato modello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione, e il mantenimento di quello amministrativo, con però la “cantonalizzazione” del settore “all’interno dei servizi dell’Amministrazione”. Un’impostazione dunque diversa da quella indicata dal governo nel messaggio varato nel dicembre di tre anni fa. Presentando i due modelli, l’Esecutivo aveva allora aderito alla proposta del Gran Consiglio, cioè il passaggio al modello giudiziario. Che si sarebbe dovuto concretizzare, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, il 1° giugno 2018. Si sarebbe dovuto concretizzare, appunto, perché nel frattempo gli approfondimenti della sottocommissione parlamentare della Legislazione (sottocommissione coordinata dalla leghista Amanda Rückert) e quelli successivi della Divisione della giustizia hanno fatto ritenere preferibile il sistema amministrativo. Apportandovi tuttavia dei correttivi. In ogni caso “il mantenimento del modello amministrativo con ‘cantonalizzazione’ del settore, risulta la soluzione meno invasiva rispetto alla variante giudiziaria e maggiormente condivisa”, annota la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti nella lettera indirizzata ai Municipi.

Prime idee. Da approfondire

Come anticipato dalla stessa funzionaria dirigente mercoledì 22 novembre (giorno in cui il governo ha adottato la nuova impostazione) intervenendo all’assemblea dell’Act, l’Associazione dei Comuni ticinesi, la Divisione giustizia ha ipotizzato la seguente ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele. Ossia: istituzione in seno alla Divisione di una Sezione ad hoc dalla quale dipenderebbero, magari con un’altra denominazione, le Autorità regionali di protezione (Arp), riducendone tuttavia il numero ma con una loro “equa distribuzione” sul territorio. E poi: “Assunzione da parte del Cantone dei collaboratori comunali oggi attivi nelle Arp tramite concorso pubblico (circa 70/80 persone); in linea di principio e previo accordo dei Comuni, ripresa in locazione da parte del Cantone degli spazi logistici (ora sono sedici le sedi delle Arp), se conformi agli standard cantonali”. Idee. Queste e altre le ipotesi che, come evidenzia Andreotti nelle lettere trasmesse in questi giorni per posta elettronica, verranno esaminate da “un apposito gruppo di progetto”. Il quale sarà incaricato “di approfondire le conseguenze della ‘cantonalizzazione’ a livello finanziario, logistico, informatico” e dal profilo delle “risorse umane”, coinvolgendo “i Comuni”. Prossimamente, indica Andreotti, il Consiglio di Stato licenzierà un messaggio con la richiesta al parlamento di prorogare “al 31 maggio 2020 il termine di decadenza delle Arp”. Proroga necessaria, afferma la responsabile della Divisione giustizia, “per poter presentare al Gran Consiglio una proposta dettagliata circa la riorganizzazione del settore secondo le nuove modalità definite dall’Esecutivo”. Tutti gli attori interessati saranno “puntualmente” e “regolarmente” informati dalla Divisione “sui prossimi passi che verranno intrapresi così come sull’evoluzione della riorganizzazione”. Una riorganizzazione, sottolinea Andreotti, “volta a specializzare un settore delicato e sensibile, chiamato a prendere decisioni che incidono direttamente, e anche pesantemente, sui diritti fondamentali delle persone”.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Oggi pomeriggio, presso la Sala del Consiglio comunale della Città di Lugano, si è tenuto il secondo incontro annuale tra il Dipartimento delle istituzioni e i rappresentanti della Magistratura. Incontri voluti dal Dipartimento delle istituzioni alfine di rafforzare il dialogo tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario. Un momento privilegiato per discutere e condividere argomenti di interesse comune.

All’incontro, introdotto dal saluto del Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori, erano presenti per il Dipartimento delle istituzioni il Consigliere di Stato e Direttore Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Segretario generale Luca Filippini. Oltre ai rappresentanti delle Autorità giudiziarie, ha preso parte all’incontro anche il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser.

Durante il pomeriggio sono state discusse varie tematiche legate all’ambito della gestione del personale del Potere giudiziario, all’organizzazione della Magistratura e ai progetti logistici nonché informatici concernenti le Autorità giudiziarie. Per quanto concerne la gestione del personale, il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione delle risorse umane hanno informato i presenti circa le novità apportate dalla nuova Legge sugli impiegati dello Stato e dei docenti, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018.
La Divisione della giustizia ha quindi reso partecipi i presenti circa i progetti legislativi in corso che interessano il Potere giudiziario, su tutti la riorganizzazione delle Giudicature di pace e la riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione. Dal punto di vista logistico, il Dipartimento delle istituzioni ha aggiornato i rappresentanti della Magistratura in merito ai progetti logistici in essere concernenti le Autorità giudiziarie.

L’incontro, conclusosi con un momento conviviale gentilmente offerto dalla Città di Lugano, ha permesso dunque di passare in rassegna le principali sfide con cui la Giustizia ticinese è confrontata, che richiedono una stretta collaborazione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario dello Stato. Una collaborazione che, grazie agli incontri regolari promossi dal Dipartimento delle istituzioni, risulta oggi rafforzata mediante l’instaurazione di un dialogo costante tra le diverse Autorità.

Circolazione, introdotto il nuovo sistema di pagamento delle multe

Circolazione, introdotto il nuovo sistema di pagamento delle multe

Da qualche giorno i cittadini hanno la possibilità di effettuare i pagamenti delle multe della circolazione via Internet, rendendo la procedura notevolmente più semplice e rapida. Il progetto è stato realizzato grazie al lavoro congiunto del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia.

L’entrata in funzione del nuovo applicativo, avvenuta lo scorso 13 novembre, è il coronamento di una complessa trasformazione del sistema informatico. Grazie alla nuova soluzione, per la prima volta le diverse autorità che si occupano di multe in materia di circolazione stradale – Polizia cantonale, Sezione della circolazione, Ufficio esazione e condoni e, successivamente, anche l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative – sono in grado di lavorare sullo stesso programma. L’esistenza di una piattaforma condivisa permetterà di gestire in modo ottimale tutte le fasi delle procedure di contravvenzione – stradali e della navigazione – con la ripresa automatica di dati e documenti elettronici a ogni livello di competenza. Prossimamente, la trasmissione informatica dei rapporti di contravvenzione sarà sperimentata dalla Polizia cantonale e dalla Comunale di Lugano; al termine di un periodo di valutazione, il nuovo sistema potrà essere messo a disposizione anche dalle altre polizie comunali.
Dal punto di vista del cittadino, la novità più importante legata al nuovo sistema informatico è certamente costituita dalla possibilità di pagare online le multe disciplinari della Polizia cantonale all’indirizzo www.ti.ch/multepolizia e le multe ordinarie decise dall’Ufficio giuridico della Sezione della circolazione all’indirizzo www.ti.ch/multecircolazione. L’utente potrà seguire le indicazioni riportate sulla contravvenzione.
Si tratta di un ulteriore passo concreto per semplificare le relazioni fra cittadinanza e istituzioni, cogliendo le opportunità che si stanno presentando in materia di Governo elettronico; grazie al supporto del Dipartimento delle finanze e dell’economia, in particolare del Centro sistemi informativi, il Dipartimento delle istituzioni – che negli scorsi anni ha già avviato numerosi progetti in questo ambito, con particolare accento sull’attività della Sezione della circolazione – conferma dunque la sua attenzione in materia di digitalizzazione dei servizi dell’Amministrazione cantonale.

Quell’ultima arma da sfoderare

Quell’ultima arma da sfoderare

Dal Corriere del Ticino del 1. dicembre 2017

A 39 aspiranti agenti della scuola di polizia del V circondario è stata consegnata la pistola d’ordinanza Norman Gobbi: «Essere pronti a usarla è parte del vostro compito» – Le sensazioni dopo i fatti di Brissago

Si sono allenati per mesi, hanno esercitato il tiro lungo 110 ore, sparando 3.000 colpi. Dopo tanto sudore e una marcia di 50 chilometri conclusa nella notte, ieri, hanno raggiunto un traguardo ricco di significati. Sono i 39 aspiranti agenti della scuola di polizia 2017 del V circondario ai quali è stata consegnata l’arma di ordinanza. «Uno strumento necessario per difendersi ma che può anche arrecare danno a un’altra persona» ha subito sottolineato il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter. Nello stabile G del posto di comando a Bellinzona – appena adibito alla formazione tecnico-tattica e alla sicurezza personale – a risuonare a più riprese sono state le parole «responsabilità», «fiducia» e «proporzionalità». Tutti ingredienti fondamentali per il corretto utilizzo della pistola in servizio. Ma anche elementi di riflessione a quasi 2 mesi dal dramma di Brissago che ha visto un agente della cantonale uccidere, sparandogli, un 38.enne richiedente l’asilo dello Sri Lanka che stava per aggredire, con due coltelli in mano, dei suoi connazionali hanno assunto un valore forse ancor maggiore. Non a caso il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è tornato sull’episodio rivolgendosi ai futuri agenti. «Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze». Conseguenze a livello personale come pure in termini mediatici. «In un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia» ha affermato Gobbi. Per poi precisare: «Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli su giornali, online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti».
A precedere la consegna dell’arma è perciò stato l’invito del consigliere di Stato: «È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo». Sull’attenti, chi con fare più sicuro e chi invece con voce più flebile e prontamente ripreso dal primo tenente Cristiano Nenzi, i 39 aspiranti hanno dunque preso possesso della propria arma. «C’è soddisfazione, ma si è altresì coscienti della responsabilità e della fiducia riposta in noi sia dalle istituzioni sia dai cittadini» ci ha confidato l’aspirante agente Davide Brugali. A fargli eco è stata Sara Fatima El-Husseini, una delle cinque poliziotte in formazione: «L’emozione è forte: dopo i grandi sacrifici di queste settimane oggi raggiungiamo infatti un importante obiettivo». Ma con quale spirito si riceve una pistola, a poche settimane dai fatti di sangue di Brissago? «Un anno fa un episodio simile non mi avrebbe segnato come lo ha fatto lo scorso ottobre» ammette Brugali: «Fattispecie come queste ci fanno capire che veramente può succedere anche in Svizzera. Detto questo tutta la nostra formazione è proprio mirata all’utilizzo dell’arma come ultima possibilità a nostra disposizione». L’istruttore David Manco è comunque certo: «Gli agenti che escono da questo stabile con l’arma lo fanno in modo cosciente. E in caso di intervento sono sicuro che verrebbe applicato quanto appreso durante la formazione». Il resto lo farà invece l’esperienza, anche se i 39 aspiranti poliziotti dovranno ora essere in grado di valutare se il ricorso alla pistola si giustificherà o meno. «Ma tutta l’istruzione è costruita per arrivare a saper agire in un contesto reale» evidenzia l’istruttrice Federica Rossini. L’aiutante capo e responsabile della formazione di base Mauro Del Biaggio conferma in tal senso che «gli agenti sono abilitati all’uso dei mezzi coercitivi e dell’arma, alla quale potranno fare ricorso da domani, naturalmente con l’accompagnamento di colleghi più esperti».

Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia del V circondario |

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,

vi incontro con piacere in questo momento simbolicamente molto importante. Con la consegna dell’arma vi avvicinate infatti alla fine del vostro percorso formativo all’interno della Scuola di polizia e diventate a tutti gli effetti agenti del nostro Corpo di polizia. L’arma, come la divisa, vi accompagnerà da oggi in ogni giorno lavorativo, nel quale vi adopererete a favore della sicurezza del nostro Cantone e della sua popolazione.

Con quest’arma vi consegniamo la fiducia dei cittadini e delle istituzioni, e la responsabilità nella loro tutela. È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo.

Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze.

La prima conseguenza è un pensiero che accompagnerà per molto tempo l’agente: “Avrò fatto la scelta giusta?”. Durante la formazione avete infatti imparato come comportarvi in situazioni con le quali sarete confrontati nella vostra vita professionale (e non solo), ma quando vi troverete effettivamente di fronte a una determinata situazione ci sarà sempre qualcosa che vi farà mettere in dubbio le vostre scelte, e il tempo per pensarci sarà di pochi attimi. Confidate negli insegnamenti dei vostri superiori, che avete appreso durante la formazione e che riceverete nel corso della vostra carriera.

Una seconda conseguenza sulla quale vi invito a fare una riflessione, è l’impatto mediatico delle vostre azioni. Il nostro Cantone è quello con la maggiore concentrazione di media. Questo porta certamente a una salutare diversità di opinioni, ma può portare alla sproporzionata pressione nella corsa dei giornalisti alla notizia. E in un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia. Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli della stampa e su giornali online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti. Soprattutto quando si è abituati a lavorare come Corpo, non come singolo. In aggiunta, siamo ormai coscienti di dove – purtroppo – possano arrivare i commenti sui social media, un luogo che fin troppe volte viene utilizzato come piazza di sfogo, senza pensare che un commento potrebbe ferire profondamente chi c’è dall’altra parte dello schermo (sia esso in divisa o semplice cittadino). È in questo momento che dovete sapere che, se le vostre azioni sono proporzionate alla situazione, potete contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto.

Il vostro non è un semplice lavoro, è una missione. Vi mettete a disposizione dei cittadini per la loro sicurezza, e di conseguenza agite per il loro benessere. Siate sempre coscienti che ogni scelta è importante, lasciatevi guidare da chi ha più esperienza di voi, fate tesoro degli insegnamenti ricevuti. Agite in maniera opportuna, per fare uso in modo proporzionato e adeguato alle circostanze di quanto vi è stato conferito, come richiesto dal codice deontologico e dalla legge. Operate con coraggio e con proporzionalità: questo farà di voi degli ottimi agenti.
Vi auguro un buon proseguimento per la vostra formazione e la vostra carriera, al servizio di tutti i cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Riorganizzazione Ufficio della migrazione – Al via la seconda fase

Riorganizzazione Ufficio della migrazione – Al via la seconda fase

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

A partire da lunedì 4 dicembre sarà attuata la seconda fase del progetto avviato dal Dipartimento delle istituzioni per la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione che intende porre l’accento sulla semplificazione delle procedure e l’aumento dei controlli. Tutti i tipi di permesso potranno infatti essere richiesti, rinnovati o modificati collegandosi alla pagina web www.ti.ch/migrazione.

Il Dipartimento delle istituzioni ricorda che da lunedì 4 dicembre sarà attuata la seconda ed ultima fase della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. La prima fase della riorganizzazione, che ha preso avvio lo scorso 19 giugno, ha consentito di testare l’organizzazione interna e la nuova procedura guidata. L’assetto definitivo comporterà l’estensione della procedura guidata a tutte le domande di permesso, la chiusura degli sportelli dei Servizi regionali degli stranieri e la costituzione del Servizio nuove entrate con sede a Lugano, incaricato di esaminare le domande di nuovi permessi di dimora B e L nonché G con attività indipendente.

Come comunicato negli scorsi mesi, la modifica organizzativa prevede il mantenimento
dell’attuale organico dell’Ufficio della migrazione, e permetterà di migliorare sensibilmente la qualità del servizio offerto. Le nuove procedure consentiranno infatti ai richiedenti di allestire il modulo di domanda confacente alle proprie necessità e ottenere l’elenco dettagliato dei documenti che dovranno essere allegati e spediti per posta alla sede centrale dell’Ufficio della migrazione a Bellinzona. Parallelamente, i funzionari dell’Ufficio potranno concentrare la propria attività sull’esame degli incarti, sui controlli e sull’approfondimento delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Per presentare l’assetto definitivo della riorganizzazione e il bilancio della prima fase il Dipartimento delle istituzioni prevede di incontrare nelle prossime settimane gli organi d’informazione per un breve momento informativo. Parteciperanno all’incontro il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari. Ulteriori dettagli sull’appuntamento per i media saranno rilasciati prossimamente.

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Si è tenuto martedì il semestrale pomeriggio del Dipartimento delle istituzioni
dedicato all’incontro e alla discussione con i propri funzionari dirigenti. Il Direttore Norman Gobbi ha colto l’occasione per ripercorrere i principali temi che hanno occupato il Dipartimento negli ultimi mesi.

Nella prima parte della giornata, organizzata a Comano, il Direttore Norman Gobbi, oltre a esporre le novità per il Dipartimento, ha voluto affrontare un tema particolarmente sensibile all’interno degli uffici dello Stato, ovvero quello delle minacce e della violenza verso i funzionari pubblici. Il Dipartimento delle istituzioni è particolarmente interessato da questo fenomeno poiché, più di altri, comprende dei servizi agli sportelli, al telefono e sul territorio. Sebbene questo permetta di entrare direttamente in contatto con i cittadini, espone infatti più spesso i funzionari a potenziali minacce. Ad approfondire il tema con i funzionari dirigenti è stato Orlando Gnosca, responsabile del reparto giudiziario della
Polizia cantonale.

L’incontro con i funzionari dirigenti ha inoltre offerto l’occasione per presentare le
principali attività svolte durante il 2017 dalle diverse sezioni del Dipartimento.

La giornata si è in seguito conclusa con una visita agli studi televisivi della Radiotelevisione svizzera (RSI); un momento che è stato apprezzato dai partecipanti e che ha permesso loro di conoscere meglio l’offerta multimediale dell’azienda.

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni