Poligoni di tiro del Luganese

Poligoni di tiro del Luganese

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni desidera rassicurare la popolazione e i Comuni del Luganese, dopo le recenti notizie riguardo all’attività dei poligoni di Lugano e Bidogno. La sicurezza di tutte le strutture ticinesi per le attività di tiro fuori dal servizio è di competenza del Cantone ed è verificata regolarmente dagli organi di controllo preposti; il rispetto delle direttive della Confederazione è inoltre assicurato dagli investimenti di manutenzione effettuati.

Negli ultimi anni in Ticino sono stati eseguiti svariati interventi di manutenzione e ristrutturazione dei poligoni di tiro, per garantirne la sicurezza e adattare costantemente la situazione sul territorio alle nuove prescrizioni emanate dalla Confederazione. Tutti i lavori sono stati verificati e approvati dalle autorità cantonali e federali: tutte le strutture del Cantone che permettono agli appassionati di esercitarsi alle attività di tiro fuori del servizio, pertanto, operano in modo conforme alle leggi.

Il Dipartimento delle istituzioni – tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione – verifica in modo costante il rispetto delle norme di sicurezza da parte dei gestori dei poligoni e degli utilizzatori. A questo scopo, su tutto il territorio sono nominate delle persone responsabili dei controlli in loco, che applicano le ordinanze federali per quanto riguarda le attività di tiro fuori dal servizio. Le autorità cantonali collaborano inoltre con l’Ufficiale federale di tiro, che è incaricato di omologare gli impianti di tiro e verificare dell’applicazione delle direttive emesse dalla Confederazione.

A Rancate si va sul… sicuro

A Rancate si va sul… sicuro

Da laRegione | Stanziato quasi un milione a copertura del servizio di sicurezza al Centro temporaneo migranti – Il Cantone ha già assegnato l’incarico (dietro concorso) alla Securitas. Ci si prepara a fronteggiare i flussi sino al prossimo ottobre.

Al Dipartimento delle istituzioni (Di) si monitora la situazione giorno per giorno. Al Centro unico temporaneo di Rancate, operativo dall’agosto scorso, negli ultimi tempi le presenze sono passate, infatti, da poche unità a qualche decina. Da Berna, del resto, le previsioni sono chiare: alla frontiera sud ci si deve aspettare l’arrivo di flussi migratori pari, almeno, a quelli registrati nel 2016. Occorre farsi trovare pronti. Una necessità dichiarata dal governo cantonale. Che ha cominciato a prendere le sue contromisure. Così ieri è arrivato il via libera a un credito di poco meno di un milione – si parla di circa 952mila franchi – a copertura delle spese per il servizio di sicurezza che sarà garantito all’interno della struttura da oggi all’ottobre prossimo. Un servizio che sarà commissionato alla Securitas. Di fatto si tratta di una conferma: la ditta aveva già assicurato la sorveglianza a Rancate, oltre a essere referente per i punti di accoglienza della Protezione civile del Mendrisiotto. Il Cantone, in effetti, ha già assegnato in via ufficiale il mandato. E l’impressione è che si sia voluti andare sul… sicuro. Un incarico affidato dietro concorso pubblico: il bando era stato pubblicato a inizio gennaio, raccogliendo tre candidature, tutte, si tiene a precisare da Palazzo delle Orsoline, in linea con i criteri stabiliti. Inutile dire che questa decisione del Consiglio di Stato giunge sulla scia del ‘caso Argo 1’. Ciò ha portato a irrigidire i parametri di scelta? «Li avevamo già irrigiditi in precedenza – ci fa notare il direttore del Di Norman Gobbi –. Nell’ambito del mandato diretto avevamo fissato gli aspetti richiesti, ad esempio quanto a esperienza nella gestione dei migranti – qui in situazione disagiata – in strutture simili, organizzazione e rispetto del contratto collettivo di lavoro. All’epoca si trattava di una situazione di urgenza, vedendo in seguito la necessità di strutturare l’attività 2017, si è proceduto con il concorso pubblico».

‘Qui si sono seguite le procedure’

Insomma, nella prassi quello di Rancate e quanto emerso di recente non sono casi sovrapponibili. «La gestione è stata completamente diversa: le formalità e le procedure sono state seguite», ribadisce il ministro. D’altro canto, nel Centro ci si trova a tu per tu con persone considerate su suolo svizzero irregolarmente e che, dunque, attendono di essere riammesse in Italia attraverso un iter semplificato. Di conseguenza serve un dispositivo ad hoc, flessibilità e reattività in base ai flussi. A questo proposito, quando si prevede ci si ritroverà confrontati con arrivi importanti al confine? «Già in questi giorni ricevo quotidianamente le informazioni sul numero di persone che pernottano al Centro di Rancate – ci illustra Gobbi –. E pur in modo empirico si nota come vi sia un incremento in questi ultimi tempi, in particolare rispetto a febbraio. Anche le cifre delle Guardie di confine sulle entrate illegali in due mesi sono triplicate. Ciò dà già un chiaro segnale sulla presenza di diverse persone che vanno gestite con questa procedura. Per esemplificare, a Rancate si passa dalle 6-10 alle 20-30 unità». Cantone e Confederazione su questo fronte si sanno muovendo di concerto. Una intesa che appare definita pure dal profilo finanziario: le trattative sono aperte. Obiettivo, staccare una copertura alla pari (al 50 per cento) dei costi globali. Una divisione a metà, così come era accaduto nel momento di attivare la struttura. A conti fatti, da agosto 2016 a ottobre 2017, la sicurezza peserà sui bilanci, si stima, per oltre 1,8 milioni di franchi. «Il ruolo e l’attività che stiamo svolgendo – tiene a sottolineare il capodipartimento –è a beneficio della Confederazione e pure degli altri Cantoni. Stiamo lavorando su più tavoli proprio perché è una situazione nuova e che perdura, come vediamo da queste cifre di inizio anno. Quindi l’impegno della Confederazione – ribadisce Gobbi – deve esserci. D’altro canto, come detto stiamo svolgendo un compito congiunto nell’ambito della riammissione semplificata. In tal senso anche i costi operativi che ne derivano vanno ripartiti».

(Articolo di Daniela Carugati)

Centro unico temporaneo di Rancate – Servizio di sicurezza

Centro unico temporaneo di Rancate – Servizio di sicurezza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approvato una richiesta di credito da 952’300 franchi per garantire – nei mesi fra marzo e ottobre 2017 – il servizio di sicurezza nel Centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate, che accoglie gli illegali in attesa di essere riammessi in Italia. Il Governo si prepara così a rispondere agli arrivi previsti nei prossimi mesi alla frontiera ticinese, che nei loro volumi – in base alle previsioni della Segreteria di Stato della migrazione – confermano in tendenza le cifre registrate nel 2016.

Il Centro unico temporaneo di Rancate – aperto alla fine di agosto dello scorso anno – accoglie i migranti entrati illegalmente sul suolo elvetico, in attesa della riammissione in Italia secondo la procedura semplificata. Prendendo atto delle stime della Confederazione in merito ai flussi migratori previsti per i prossimi mesi estivi alla frontiera italo-elvetica, lo scorso 3 gennaio il Consiglio di Stato ha pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per assegnare – a un operatore esterno – il servizio di sicurezza nella struttura. Entro il termine di consegna, fissato per il 6 febbraio 2017, sono state presentate tre offerte che rispondono ai criteri stabiliti dal Governo – in particolare per quanto riguarda l’esperienza della gestione dei migranti in strutture simili, il rispetto del contratto collettivo di lavoro, la solidità organizzativa e la disponibilità di una sede in Ticino, di almeno 50 agenti e di un servizio di picchetto in grado di intervenire con un preavviso massimo di 2 ore.

Tenendo conto del preventivo di spesa contenuto nella candidatura risultata vincitrice, la spesa totale per il servizio di sicurezza nel Centro di Rancate – fra i mesi di agosto 2016 e ottobre 2017 – potrebbe attestarsi a 1,866 milioni di franchi. A questo proposito, il Consiglio di Stato ha avviato una discussione con le autorità federali per ottenere una copertura dei costi pari al 50% del totale: la Confederazione ha infatti a suo tempo finanziato in questa percentuale anche i costi di attivazione della struttura.

Il Consiglio di Stato reputa lungimirante e opportuna la scelta di affidare a un’impresa specializzata i compiti di sorveglianza nel Centro unico temporaneo per migranti di Rancate; in questo modo, è possibile impiegare in maniera più mirata le risorse dello Stato, concentrandole su compiti prioritari come le attività di prevenzione e repressione del crimine. Questa modalità di lavoro permette inoltre di reagire in modo più tempestivo ed efficace in caso di aumento o riduzione delle necessità di sicurezza nel Centro di Rancate.

Il rischio di attentati resta

Il rischio di attentati resta

Da RSI.ch | Il maggior pericolo in Svizzera sono attacchi jihadisti di piccoli gruppi o individui isolati

Il Quotidiano, 14.03.2017 su PlayRSI: https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/14-03-2017-il-piano-contro-il-terrorismo?id=8850730

La minaccia terroristica resta presente anche in Svizzera, dove il rischio maggiore è quello di un attacco da parte di individui isolati o piccoli gruppi, secondo il terzo rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista.

Il terzo rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista (in francese)

Lo scorso anno il Servizio delle attività informative della Confederazione ha identificato 497 internauti che hanno diffuso dalla Svizzera materiale di propaganda jihadista, mentre ha consigliato di respingere 14 domande d’asilo per motivi di sicurezza. Attualmente sono invece 60 i procedimenti penali aperti nei confronti di individui che si sono uniti a organizzazioni terroriste. In totale sono 81 le persone partite dalla Svizzera per la jihad, di cui 30 con passaporto rossocrociato.

Dal terzo trimestre del 2017 sarà messo in atto un piano per contrastare la radicalizzazione delle persone, con azioni non solo di sicurezza ma anche di prevenzione e sorveglianza.

ATS/sf

Articolo: http://www.rsi.ch/news/svizzera/Il-rischio-di-attentati-resta-8849053.html

‘Lealtà verso lo Stato’

‘Lealtà verso lo Stato’

Da laRegione | ‘La dichiarazione di fedeltà alle leggi è una scelta di vita’, avverte Gobbi dopo l’arresto di funzionari per il caso permessi

La dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi «è fondamentalmente una dichiarazione d’amore verso lo Stato: con essa si fa una scelta di vita». Che poggia sulla «fiducia» accordata dallo Stato ai tutori dell’ordine e sulla «lealtà» di questi ultimi nei confronti dello Stato e dunque «dei cittadini». Non sono state certo parole di circostanza quelle che Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni, ha pronunciato sabato a Castione davanti agli agenti diplomati alla Scuola di polizia (edizione 2016) del quinto circondario prima della loro dichiarazione di fedeltà, per l’appunto, a Costituzione e leggi. Una cerimonia tenutasi a neanche un mese dagli arresti, fra gli altri, di tre (di cui due ex) collaboratori dell’Ufficio cantonale della migrazione per il giro di permessi falsi in odor di corruzione. E dall’apertura di un procedimento penale per violazione del segreto a carico di una dipendente sempre della Migrazione e di un impiegato del Contact Center dell’Ufficio esecuzione. Brutte storie. Gobbi ha quindi ricordato il sanguinoso tentativo di evasione dal penitenziario della Stampa avvenuto il 3 ottobre 1992: protagonisti «alcuni detenuti che riuscirono a corrompere degli agenti di custodia». Venticinque anni dopo, ha aggiunto il ministro, «altri pubblici funzionari – e lo dico con ancora il groppo allo stomaco – hanno tradito la fiducia riposta in loro dallo Stato». Bisogna però guardare avanti: e allora «credo che i nostri nuovi agenti di polizia sapranno rispondere alle aspettative di questo cantone e dei suoi cittadini».

Quarantaquattro, stando alla nota diffusa dalla Cantonale, le divise uscite con successo dalla Scuola 2016: ventiquattro gendarmi (Polizia cantonale), sedici agenti comunali, due della Polizia dei trasporti e due della Polizia cantonale dei Grigioni. A loro, e in particolare agli agenti ticinesi, si è rivolto anche Matteo Cocchi. «Oggi, dichiarando fedeltà alla Costituzione e alle leggi, vi impegnate pure dal punto di vista etico e morale – ha sottolineato il comandante della Cantonale –. Vi impegnate a svolgere una professione che durante il periodo di formazione vi è costata sudore e sacrifici. Spero che sappiate ricambiare la fiducia dello Stato, che a voi delega il compito di garantire la sicurezza e il mantenimento dell’ordine pubblico legalmente costituito, con un comportamento irreprensibile, sia in servizio che nel tempo libero». Di qui il richiamo «a utilizzare con buon senso i ‘social’: prestate grande attenzione ai toni che usate e ai temi che affrontate, perché voi rappresentate sempre lo Stato». Questione sicurezza: «Anche per lo scorso anno le statistiche sulla criminalità in Ticino sono positive, indicano una diminuzione dei reati». Ma, ha avvertito Cocchi, «non dobbiamo abbassare la guardia».

Al Centro EventMore di Castione è intervenuto pure il direttore delle strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini. La cerimonia dell’altro ieri ha infatti interessato anche sette neodiplomati della Scuola agenti di custodia e tre del Servizio gestione detenuti. Le strutture detentive, ha evidenziato Laffranchini, «sono confrontate con una costante sovraoccupazione: stanno gestendo quasi novanta detenuti in più al giorno rispetto a soli cinque anni fa. Vi chiederò dunque di lavorare di più per un numero maggiore di detenuti». In questo contesto, ha continuato Laffranchini appellandosi al senso di responsabilità di chi opera professionalmente dietro le sbarre, «una distrazione, una disattenzione, magari dopo otto ore di lavoro a costante contatto con la popolazione carceraria, possono avere pesanti conseguenze». Il responsabile delle strutture carcerarie cantonali non lo ha detto ma lo ha lasciato intuire: servirebbero più agenti di custodia. In Gran Consiglio c’è chi però invoca ulteriori risparmi nell’Amministrazione…

(Articolo di Andrea Manna)

Per far fronte a tutte le esigenze

Per far fronte a tutte le esigenze

Da laRegione | È stato inaugurato ieri a Mendrisio il Centro di pronto intervento – Il sindaco Croci: ‘Un centro che darà all’intera regione quella capacità e quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze’ – Pompieri, Protezione civile, Polizia comunale (e in futuro anche Cantonale) hanno aperto le porte della propria ‘casa’ alla popolazione

Pompieri da un lato, Protezione civile e polizia dall’altro. Nel mezzo il palco e il pubblico che, per l’occasione, ha trasformato lo spazio – solitamente tecnico – in un’agorà. E così, ieri, si è inaugurato il Centro di pronto intervento di Mendrisio (Cpi). Il percorso per arrivare alla realizzazione della struttura, ha ricordato il sindaco Carlo Croci durante il suo intervento, si è protratto per diverso tempo: «Un lavoro che è iniziato anni e anni fa. Sembra ieri, ma il lavoro è stato avviato nella legislatura 20042009», periodo nel quale si constatò che c’era «una situazione di base precaria, non più adatta a poter sostenere le nuove esigenze che i tempi richiedono agli enti di pronto intervento». Prende così forma il «progetto denominato ‘Fuori Porta’ dell’architetto Mario Botta». La prima fase si è dunque conclusa, aprendo le porte alla seconda fase che porterà nel Centro anche la Polizia cantonale. Il tutto per un costo totale di «circa 45 milioni di franchi – ha spiegato Croci –, con un impegno a carico della Città di 26, 27 milioni». Quello di ieri è dunque stato un «momento storico: un lavoro iniziato nel 2004 che si conclude (nella sua prima fase) il 12 marzo 2017». Mendrisio, è stato ricordato, negli ultimi anni e in quelli a venire, non è rimasta ferma. In tal senso il sindaco ha citato la nuova stazione, il centro Supsi («che arriverà»), l’Accademia di architettura, il Centro Filanda, il Museo d’Arte e piazzale alla Valle: «Strutture urbane che permetteranno la crescita» della città. Ora un altro tassello, il Cpi, «un centro che immaginiamo possa dare alla città di Mendrisio e all’intera regione quella capacità, quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze di pronto intervento che oggi si ripetono continuamente». Come detto, quanto visibile oggi si è sviluppato grazie alla mente dell’architetto Mario Botta, il quale, insieme al suo studio, ha intrapreso il progetto otto anni fa. Da allora – spiega – si è «lavorato incessantemente a conferma di quel processo lungo, talvolta silenzioso, discreto ma necessario per poter portare a termine una costruzione pubblica». Edificio che, a tutti gli effetti, è la «porta d’ingresso alla parte alta di Mendrisio».

In arrivo la Polizia cantonale

«L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere» ha detto dal canto suo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Nel suo discorso, il consigliere di Stato ha quindi effettuato una ‘radiografia’ del momento: «Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste di intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta – ha specificato – ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia». Per Gobbi, quanto messo in atto «ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità della vita della popolazione momò». Ed è qui, inoltre, che si inserisce «il progetto del Centro di pronto intervento a Mendrisio», che «è diventato parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale.

Una giornata di festa

Come vuole la tradizione, a conclusione degli interventi, dopo la benedizione da parte di don Claudio Premoli e l’esecuzione del Salmo svizzero da parte del Gruppo Otello, si è proceduto al taglio del nastro. Taglio che ha dato il ‘la’ ai festeggiamenti continuati per l’intera giornata: dagli gnocchi per tutti, alle visite guidate agli spazi e ai servizi del Cpi, oltre all’animazione per bambini e all’esposizione del parco veicoli degli enti ‘inquilini’. Una giornata di porte aperte alla ‘porta d’ingresso’ di Mendrisio.

(articolo di Stefano Lippmann)

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio | Fa stato il discorso orale

Signor Sindaco di Mendrisio Carlo Croci,
Parroco di Mendrisio Don Claudio Premoli,
Signor Architetto Mario Botta,
Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a questa giornata inaugurale.

Era il 2012 quando, con il mio Dipartimento e il Municipio di Mendrisio, ci siamo interrogati per la prima volta sulla possibilità di insediare la Polizia cantonale nel nuovo Centro di pronto intervento del quale inauguriamo oggi la prima tappa. L’obiettivo era chiaro fin da subito: mettere sotto lo stesso tetto le unità di pronto intervento e rafforzare in questo modo la collaborazione tra enti e la presenza della Polizia nella regione del Mendrisiotto, aumentando gli effettivi che operano per la sicurezza dei cittadini 24 ore su 24.

L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro Cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere. Le periferie ticinesi sono diventate infatti mete più ambite per commettere furti rispetto ai centri urbani. Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste d’intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto, per la presenza dei principali punti d’accesso per i clandestini. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia. Una risposta che ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità di vita della popolazione momò.

Il progetto del Comparto di pronto intervento a Mendrisio è diventato in questo senso parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale, grazie all’ottimo lavoro svolto in fase di progettazione da parte delle due polizie – la cantonale e la comunale. I vantaggi che potremo trarre dall’insediamento della cantonale in questi spazi tra qualche anno sono diversi.

Innanzitutto, favorirà una migliore ripartizione degli agenti nel Sottoceneri. La sede di Chiasso ha permesso infatti di raddoppiare i posti di pronto intervento e ha dimostrato, già nei primi mesi di attuazione, una maggiore efficienza. Il Centro che inauguriamo oggi consoliderà questa impostazione, con degli importanti adeguamenti in ambito logistico, a favore del personale e di un miglior servizio all’utenza.

L’evoluzione dei furti nel Mendrisiotto negli ultimi dieci anni ha dimostrato come questa nuova impostazione sia vincente. In seguito a un consistente aumento dei furti dal 2006, dal 2015 grazie al rafforzamento delle forze di polizia nella regione si è registrata una flessione in controtendenza rispetto alla media decennale. Questo per me – e l’ho ribadito più volte negli incontri con gli agenti – è un traguardo importante, poiché dimostra che con la regionalizzazione delle gendarmerie, decisa dal sottoscritto nel 2014 insieme al Comando della Polizia cantonale, stiamo percorrendo la strada giusta.

In conclusione, sono certo che continuando a unire gli sforzi, potremo gettare le basi per migliorare l’operato di tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio. Insieme potremo contare un domani su una Polizia al servizio dei ticinesi, che abbia sempre in mente la propria missione, ovvero la sicurezza di tutti i cittadini. Che abbia come suo punto forte la capillarità sul territorio, ottimizzando le risorse a disposizione: per una Polizia sempre più efficace, efficiente e pronta all’azione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Per la durata di sei mesi, a partire dal prossimo 1. aprile, sarà introdotta in Ticino la chiusura notturna – dalle 23 alle 5 – di tre valichi secondari di confine tra Svizzera e Italia: Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Questo progetto pilota è legato alla mozione 14.3035 della Consigliera nazionale Roberta Pantani. L’obiettivo è raccogliere informazioni sugli effetti concreti di una simile misura.

Le valutazioni svolte a livello federale e cantonale – in base a criteri di legati alla sicurezza e ai volumi di traffico transfrontaliero – hanno permesso di identificare nel Sottoceneri tre valichi idonei per l’avvio di una fase di sperimentazione, che comporterà la chiusura notturna al transito per un periodo di 6 mesi.

Grazie a un monitoraggio dei transiti notturni attraverso i tre valichi interessati dalla misura, è stato in particolare possibile constatare che la media dei passaggi infrasettimanale si attesta a circa 90 veicoli, con punte di 242 a Ponte Cremenaga; nel fine settimana il valore sale a circa 110 veicoli. La percentuale di veicoli svizzeri si attesta attorno al 20% del transito totale.

L’attuazione della misura sarà affidata al Corpo Guardie di Confine, che – con la collaborazione della Polizia cantonale – provvederà alla chiusura e alla riapertura dei tre punti doganali. Anche durante le ore in cui i valichi saranno chiusi, è previsto un monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, a garanzia della sicurezza della popolazione residente nei dintorni.

Alla fine del progetto pilota verrà effettuata una valutazione che permetterà, in particolare, di individuare gli effetti di tale misura sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sui flussi di traffico.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime piena soddisfazione della decisione del Dipartimento federale delle finanze che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e della realtà cantonale.

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Da CdT.ch | Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha invitato i 13 Esecutivi aggregandi a non prendere decisioni che possano vincolare a oltranza il futuro Comune

BELLINZONA – «È oltremodo importante che i Municipi, in questo delicato frangente, siano attenti a non prendere decisioni che in qualche modo abbiano a vincolare ad oltranza la nuova entità comunale, condizionandone in misura eccessiva il futuro margine d’azione. Dobbiamo a questo proposito constatare che non sempre tale cautela è stata pienamente ossequiata e in alcuni casi abbiamo riscontrato delle situazioni che possiamo definire limite». A scriverlo in una lettera indirizzata ai Municipi che a breve daranno vita alla Nuova Bellinzona sono il consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi. La lettera è del 10 febbraio: ne siamo venuti a conoscenza dopo che ieri lo stesso Gobbi ne ha accennato durante la festa leghista a Giubiasco. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha così chiesto agli Esecutivi il rispetto degli impegni presi, ricordando che il Governo può, se necessario, annullare risoluzioni controproducenti.

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/172880/nuova-bellinzona-municipi-occhio