Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Per la durata di sei mesi, a partire dal prossimo 1. aprile, sarà introdotta in Ticino la chiusura notturna – dalle 23 alle 5 – di tre valichi secondari di confine tra Svizzera e Italia: Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Questo progetto pilota è legato alla mozione 14.3035 della Consigliera nazionale Roberta Pantani. L’obiettivo è raccogliere informazioni sugli effetti concreti di una simile misura.

Le valutazioni svolte a livello federale e cantonale – in base a criteri di legati alla sicurezza e ai volumi di traffico transfrontaliero – hanno permesso di identificare nel Sottoceneri tre valichi idonei per l’avvio di una fase di sperimentazione, che comporterà la chiusura notturna al transito per un periodo di 6 mesi.

Grazie a un monitoraggio dei transiti notturni attraverso i tre valichi interessati dalla misura, è stato in particolare possibile constatare che la media dei passaggi infrasettimanale si attesta a circa 90 veicoli, con punte di 242 a Ponte Cremenaga; nel fine settimana il valore sale a circa 110 veicoli. La percentuale di veicoli svizzeri si attesta attorno al 20% del transito totale.

L’attuazione della misura sarà affidata al Corpo Guardie di Confine, che – con la collaborazione della Polizia cantonale – provvederà alla chiusura e alla riapertura dei tre punti doganali. Anche durante le ore in cui i valichi saranno chiusi, è previsto un monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, a garanzia della sicurezza della popolazione residente nei dintorni.

Alla fine del progetto pilota verrà effettuata una valutazione che permetterà, in particolare, di individuare gli effetti di tale misura sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sui flussi di traffico.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime piena soddisfazione della decisione del Dipartimento federale delle finanze che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e della realtà cantonale.

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Da CdT.ch | Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha invitato i 13 Esecutivi aggregandi a non prendere decisioni che possano vincolare a oltranza il futuro Comune

BELLINZONA – «È oltremodo importante che i Municipi, in questo delicato frangente, siano attenti a non prendere decisioni che in qualche modo abbiano a vincolare ad oltranza la nuova entità comunale, condizionandone in misura eccessiva il futuro margine d’azione. Dobbiamo a questo proposito constatare che non sempre tale cautela è stata pienamente ossequiata e in alcuni casi abbiamo riscontrato delle situazioni che possiamo definire limite». A scriverlo in una lettera indirizzata ai Municipi che a breve daranno vita alla Nuova Bellinzona sono il consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi. La lettera è del 10 febbraio: ne siamo venuti a conoscenza dopo che ieri lo stesso Gobbi ne ha accennato durante la festa leghista a Giubiasco. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha così chiesto agli Esecutivi il rispetto degli impegni presi, ricordando che il Governo può, se necessario, annullare risoluzioni controproducenti.

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/172880/nuova-bellinzona-municipi-occhio

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

Da Blick.ch | BELLINZONA TI –   Christian R.* (42) lachte über die Schweizer Justiz und seine Verurteilung wegen Rasens durch den Gotthard-Tunnel. Das Vergehen des Deutschen soll nicht ungestraft bleiben. Regierungsrat Gobbi erklärt die Causa zur Chefsache.

Noch lacht sich Raser Christian R.* (42) ins Fäustchen. Der Deutsche war im Sommer 2014 mit 200 km/h durch den Gotthard-Tunnel gebrettert – überholte zehn Mal im Tunnel! Zu BLICK sagt der Schwabe sogar stolz: «Ich bin durchgebolzt wie ein Affe und es hat Spass gemacht!» Letzte Woche wurde er in Lugano TI deswegen zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt (BLICK berichtete).

Doch der Raser erschien nicht zum Prozess und sagte frech: «Das Urteil interessiert mich nicht. Ausserdem habe ich in der Schweiz schon alles gesehen.» BLICK weiss: Christian R. denkt nicht daran, gegen das Urteil zu rekurrieren. Der Kontakt zu seinem Schweizer Anwalt ist abgebrochen, der Raser wiegt sich trotz Schuldspruch in Deutschland in Sicherheit.

Regierungsrat will Haftbefehl erstellen

Im Tessin will man Christian R. nicht einfach so davonkommen lassen. Der Fall wird jetzt zur Chefsache. Lega-Regierungsrat Norman Gobbi (39) ist fest entschlossen: «Wir werden alles daran setzen, diesen Raser dingfest zu machen. Den Typen bringen wir hinter Gitter!»

Der Direktor des Justizdepartements ist eigentlich in den Ferien, aber der Fall lässt ihm keine Ruhe. Sobald das Urteil rechtskräftig sei, werde umgehend ein nationaler Haftbefehl erstellt. Gobbi zu BLICK: «Dafür sorge ich persönlich.» Sein Versprechen: Das Tessiner Zwangsmassnahmengericht werde das Bundesamt für Justiz anweisen, eine Auslieferung von Christian R. in die Schweiz zu beantragen.

Gobbi gibt Gas

Der Raser soll seine Strafe bekommen: «Wenn Deutschland ihn uns nicht ausliefert, soll er seine Freiheitsstrafe dort absitzen.» Weiter fordert der Tessiner: «Es muss geprüft werden, ob Christian R. überhaupt tauglich ist, Auto zu fahren. Sonst sollte man ihm den Führerschein wegnehmen. Für immer.» Denn: «Dieser Mann hat das Leben von anderen Menschen riskiert. Der Gotthard sei eine der gefährlichsten Strecken Europas.»

Das letzte Wort hat das Bundesamt für Justiz

Norman Gobbi will in seinem Kanton alle Mittel aufgleisen, auch wenn das letzte Wort dann immer noch das Bundesamt für Justiz hat. Nur dort kann bei der entsprechenden deutschen Behörde die Auslieferung von Christian R. beantragt und die Übertragung der Freiheitsstrafe auf andere Länder angefragt werden. Auch ein internationaler Haftbefehl ist nur von Bern aus möglich.

Dann allerdings könnte Christian R. ausserhalb Deutschlands verhaftet und an die Schweiz ausgeliefert werden – und dort landen, wo Gobbi ihn haben will: Im Knast im Tessin.

http://www.blick.ch/news/schweiz/regierungsrat-norman-gobbi-39-will-den-gotthard-raser-im-knast-sehen-dieser-typ-muss-hinter-gitter-id6291843.html?utm_source=blick_app_ios&utm_medium=social_user&utm_campaign=blick_app_iOS

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Da RSI.ch | Il consigliere di Stato ticinese vuole vedere il pirata della strada tedesco dietro le sbarre

“Faremo tutto il possibile affinché il pirata della strada tedesco finisca dietro le sbarre”, ha dichiarato martedì al Blick Norman Gobbi. Il consigliere di Stato ticinese ha promesso che si occuperà personalmente di emanare un mandato di cattura una volta che la sentenza sarà cresciuta in giudicato. L’intento è quello di assicurarsi che il 42enne germanico sconti la sua pena in patria o in Svizzera. “Se il pirata non verrà estradato, dovrà andare in prigione a casa sua”, ha ribadito Gobbi.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha poi aggiunto: “Quest’uomo ha messo in pericolo la vita di molte persone, perché il tunnel del Gottardo (che il conducente aveva attraversato sfrecciando a una velocità media di 140 km/h con punte di 270) è uno dei tratti autostradali più pericolosi d’Europa, perciò bisognerà valutare se sia idoneo alla guida e, se non lo fosse, pensare a un ritiro definitivo della patente”.

L’uomo – lo ricordiamo – è stato condannato in contumacia pochi giorni fa a Lugano a 30 mesi di carcere, di cui 12 mesi da scontare. L’ultima parola spetta ora all’Ufficio federale di giustizia.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Deve-andare-in-carcere-8783611.html

Reclutatori ISIS: dobbiamo avere paura?

Reclutatori ISIS: dobbiamo avere paura?

Dal Mattino della domenica | Mercoledì una maxi-operazione antiterrorismo ha portato all’arresto di una persona

Circa un mese fa, proprio su queste pagine, scrivevo della radicalizzazione jihadista e della situazione in Ticino, spinto dai tristi fatti di cronaca di dicembre a Berlino e Instanbul. Ed ecco che la notizia degli ultimi giorni ci riporta negli ambienti della radicalizzazione, da molto più vicino. Una maxi-operazione antiterrorismo alla quale hanno partecipato oltre 100 agenti della Polizia cantonale e federale: se le ipotesi di reato venissero confermate, si tratterebbe del primo arresto in Svizzera di un reclutatore dell’ISIS.

Una notizia che alle nostre latitudini (fortunatamente) ancora ci turba. In molti mi hanno chiesto se dobbiamo avere paura. La mia risposta è no, ma dobbiamo preoccuparci. Il Ticino e la Svizzera, come ho affermato più volte, non sono obiettivi di attacchi, ma questo non significa che possiamo ritenerci esenti dalla minaccia terroristica, perché il rischio zero non esiste. E i fatti di questi giorni lo hanno dimostrato ancora una volta. Proprio sul nostro territorio operavano dei reclutatori, dei lupi che grazie al lavoro dell’intelligence ticinese e svizzera sono stati smascherati dalla loro veste di agnello. Un lavoro essenziale quindi quello della lotta contro i nuovi fenomeni legati al terrorismo, che si rivela una scelta vincente anche in Ticino. Le due operazioni di mercoledì sono la dimostrazione che la collaborazione tra Cantone e Confederazione funziona, e che le autorità sono attente e mantengono alta l’allerta.

Il nostro è un Cantone con una condizione particolare, per il nostro essere la Porta Sud della Svizzera per i flussi migratori. Nonostante i moralizzatori continuino a negarlo, è ormai incontestabile che ci siano degli individui radicalizzati che sfruttano questo movimento di persone per passare inosservati e raggiungere l’Europa, con la volontà precisa di compiere atti di estremismo. Per questo motivo per contrastare la radicalizzazione jihadista dobbiamo agire su più fronti: il controllo delle persone che arrivano sul nostro territorio ma anche il lavoro di intelligence come quello che ha portato alle due operazioni di mercoledì. La collaborazione con l’Italia nella lotta contro il terrorismo è essenziale: spesso questi individui in via di radicalizzazione sono sostenuti, logisticamente e finanziariamente, da gruppi che possono venire dalla vicina Italia, che come ben sappiamo ospita diverse aree con una crescente criticità sotto questo punto di vista.

Ma l’intelligence non può arrivare dappertutto e in ogni momento: per questo è importante che lo Stato sia aiutato dai cittadini, le nostre sentinelle sul territorio, ma anche dalle comunità religiose che vogliono essere parte integrata della nostra società. È fondamentale una maggiore vigilanza soprattutto da parte di questi ultimi, poiché come è vero che non tutti i luoghi di culto sono luoghi di radicalizzazione, è innegabile che questi luoghi siano frequentati anche da personaggi radicalizzati e radicalizzatori.

Via la pelle d’agnello dai lupi: collaboriamo per una maggiore sicurezza sul nostro territorio. Perché noi non vogliamo avere paura.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Legge sulla cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale

Legge sulla cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approvato una serie di modifiche della Legge cantonale sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale (LCCit). L’adeguamento allinea le norme ticinesi ai cambiamenti previsti a livello federale, e comporterà in particolare l’istituzione di un nuovo percorso formativo, obbligatorio e uniformato a livello cantonale; i Comuni saranno quindi in futuro sgravati da questo compito.

L’adeguamento della Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera (LCit) – che entrerà in vigore il 1. gennaio 2018 – intende garantire che solo gli stranieri ben integrati possano ottenere il passaporto elvetico. Per raggiungere l’obiettivo, sono previsti alcuni significativi cambiamenti alla prassi attuale: anzitutto, la procedura ordinaria di naturalizzazione potrà essere avviata solo dopo la concessione di un diritto di soggiorno a lunga scadenza (permesso C). La nuova Legge federale definisce inoltre con più chiarezza i parametri che determinano l’integrazione del candidato nella società svizzera: osservanza dell’ordine e della sicurezza pubblici, rispetto dei valori della Costituzione, capacità di esprimersi in una lingua nazionale e volontà di partecipare alla vita economica o di acquisire una formazione.

Come enti responsabili delle procedure di naturalizzazione, i Cantoni sono ora chiamati ad adeguare le loro prassi alle nuove disposizioni federali. Il Consiglio di Stato ticinese ha quindi approvato un progetto di revisione della Legge cantonale sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale, prevedendo una serie di modifiche sostanziali rispetto alla procedura attuale.

In particolare, la preparazione dei candidati alla naturalizzazione sarà sensibilmente modificata rispetto alla situazione attuale. Per quanto riguarda la conoscenza delle lingue nazionali, il diritto federale impone infatti l’obbligo di presentare un certificato conforme agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale. Il Cantone sarà quindi chiamato unicamente a fornire e verificare le conoscenze su civica, storia e geografia della Svizzera e del Ticino. Per svolgere questo compito, il Governo propone di adottare una nuova procedura uniformata e gestita direttamente dalle autorità cantonali, sia per la formazione sia per gli esami; saranno quindi sgravati da questo compito i Comuni, che rimarranno per contro responsabili di verificare l’avvenuta integrazione del candidato nella comunità, in base ai parametri stabiliti con chiarezza dalla nuova legge federale.

A livello decisionale le competenze sono invariate rispetto alla soluzione attuale, ovvero le concessioni dell’attinenza comunale e della cittadinanza cantonale ticinese rimarranno prerogativa dei rispettivi organi legislativi.

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nelle scorse settimane si è tenuto a Bellinzona un incontro tra il Dipartimento delle istituzioni e alcuni rappresentanti istituzionali della Vallemaggia. Oggetto della discussione la presenza di servizi cantonali del Dipartimento delle istituzioni nella regione, sul cui mantenimento il Direttore Norman Gobbi ha rassicurato le autorità locali, invitandole nel contempo anche a formulare altre proposte al Consiglio di Stato relative alla possibile decentralizzazione di servizi cantonali.

All’incontro hanno preso parte, per il Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, l’Ufficiale dei registri dei Distretti di Locarno e Vallemaggia Claudia Adami come pure quello di Bellinzona e Tre Valli Simone Albisetti. In rappresentanza della Vallemaggia erano presenti il Sindaco del Comune di Cevio, Pierluigi Martini, il Presidente dell’Associazione dei Comuni di Vallemaggia Marcello Tonini, il deputato in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò, nonché il Pretore di Vallemaggia Siro Quadri.

L’incontro ha permesso di discutere le riorganizzazioni in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni, che toccano alcuni settori presenti nella Valle. È stata altresì l’occasione per spiegare nel dettaglio le difficoltà operative del settore dei registri che impongono un’apertura parziale degli stessi in tutte le regioni periferiche. Il Dipartimento ha quindi rassicurato le autorità locali sul mantenimento dei servizi attuali siti a Cevio concernenti il settore dei registri e delle esecuzioni nonché i fallimenti e lo stato civile. Il servizio alla cittadinanza, mediante un’apertura parziale degli sportelli rispettivamente mediante servizio su appuntamento, continuerà ad essere garantito. Inoltre, sono in corso altri approfondimenti per centralizzare a Cevio nei prossimi anni alcune specifiche attività inerenti a questi settori.

Le autorità della Vallemaggia presenti all’incontro hanno preso atto delle difficoltà gestionali di alcuni uffici, ma soprattutto della disponibilità del Dipartimento delle istituzioni e della flessibilità del medesimo nell’adattare i progetti di riorganizzazione in atto anche alle esigenze delle diversi regioni, in particolari quelle periferiche. Un aspetto che si è riscontrato anche nella Valle di Blenio, vista l’intenzione del Dipartimento di istituire ad Acquarossa la sede circondariale di riferimento per le Tre Valli dell’Ufficio dello stato civile.

Le autorità della Vallemaggia continueranno quindi ad adoperarsi alfine di rafforzare la presenza di servizi cantonali di tutti i Dipartimenti nella regione, presentando al Consiglio di Stato altre possibile proposte di decentralizzazioni di servizi pubblici.

«Lo dico, non ho paura, ma sono preoccupato»

«Lo dico, non ho paura, ma sono preoccupato»

Dal Corriere del Ticino | L’intervista – NORMAN GOBBI – L’intelligence e lo sforzo comune che fa la differenza

Norman Gobbi, alla luce dell’operazione in grande stile di mercoledì per le nostre forze dell’ordine si apre una nuova fase?

«In effetti operazioni di questa portata non capitano tutti i giorni. Se le ipotesi di reato venissero confermate, si tratterebbe del primo arresto in Svizzera di un reclutatore dell’ISIS. L’operazione di mercoledì dimostra come l’allerta da parte delle Autorità cantonali e federali sia sempre molto alta. Lo ha ribadito anche il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber martedì sera a Lugano. Quando si parla di minacce provenienti dalle organizzazioni criminali non si deve mai abbassare la guardia. Al contrario dobbiamo costruire antenne e sviluppare anticorpi per contrastarle».

Se dico che siamo entrati in una stagione contraddistinta dal sentimento del sospetto misto a quello della paura, come replica?

«Non dobbiamo essere spaventati, ma dobbiamo comunque essere preoccupati. D’altra parte non l’ho mai negato: il pericolo zero, quando si parla di terrorismo, non esiste. La Svizzera e il Ticino, pur non essendo un obiettivo primario, non sono esenti dalla minaccia terroristica. Piccole realtà urbane e villaggi come quelli del nostro Cantone, in cui regna un buon controllo sociale, non sono immuni da fenomeni criminali legati al terrorismo. Qualche tempo fa le forze dell’ordine italiane scovarono un luogo di radicalizzazione e di reclutamento dell’ISIS a Merano. In quell’occasione dissi che una minaccia analoga avrebbe potuto interessare anche il Ticino. Ma grazie al lavoro dell’intelligence è possibile contrastare e combattere l’insorgere di questi fenomeni».

Ma lei ha paura?

«Il mio approccio è molto pragmatico: non ho paura, ma sono cosciente dei rischi che minacciano non solo la Svizzera ma tutta l’Europa. E ovviamente ho fiducia nell’operato delle nostre forze dell’ordine. Come responsabile della sicurezza in Ticino sono convinto che gli sforzi comuni in questo caso possano davvero fare la differenza, per questo motivo continuerò a impegnarmi per garantire massima cooperazione con la Confederazione e le forze dell’ordine italiane».

Il cittadino ticinese deve continuare a vivere spensieratamente o deve iniziare a mutare i suoi atteggiamenti nei confronti delle categorie considerate più a rischio?

«Non dobbiamo creare allarmismo tra la popolazione. Quando parlo di collaborazione non intendo solo quella tra le forze di polizia: un ruolo fondamentale viene giocato soprattutto dai cittadini, che mi piace definire le nostre “sentinelle” vigili e attente sul territorio. Ogni situazione sospetta che viene percepita deve essere segnalata alla polizia cantonale. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che coloro che si avvicinano all’ISIS e si radicalizzano, mutano tendenzialmente il loro comportamento e il loro modo di apparire avvicinandosi al loro nuovo credo. Ragion per cui anche le comunità religiose presenti in Ticino devono essere più vigili, e avere con le autorità un dialogo trasparente e aperto».

Ieri sera si è aperto il carnevale Rabadan, che richiamerà a Bellinzona folla per diversi giorni. Il sistema di sicurezza è stato aumentato alla luce dell’inchiesta scattata poche ore prima?

«Come dicevo prima, la guardia era e deve rimanere alta. Alle nostre latitudini manifestazioni ed eventi non sono infatti l’obiettivo primario di attacchi terroristici».

In queste settimane il Governo si sta interrogando su nuovi possibili risparmi. C’è chi ritiene che l’organico della polizia, con il passare degli anni, si sia eccessivamente gonfiato. In questo settore ci sono margini di risparmio?

«La sicurezza rappresenta un elemento fondamentale nella vita di una persona. Un bene primario che lo Stato deve garantire a tutti i suoi cittadini. Sono quindi fermamente convinto che la sicurezza passa anche da un numero adeguato di agenti sul territorio. In questo senso sottolineo che l’adeguamento degli effettivi non è stato un esercizio di stile ma ha portato anche una serie di importanti risultati operativi tra cui ad esempio la diminuzione dei furti».

Si è parlato anche di intelligence, un concetto che in passato lo percepivamo per altre realtà. Alla base dell’inchiesta ci sono soprattutto contatti e informazioni raccolte in incognito o, magari, c’è stata anche parecchia fortuna nel fare combaciare il tutto?

«Non parlerei di fortuna. Tutt’altro. Un plauso va all’ottimo lavoro della Polizia cantonale. L’operazione infatti è partita a seguito di analisi e verifiche effettuate proprio dal nostro servizio d’intelligence. Dopo le verifiche e una volta identificate le ipotesi di reato il dossier, per competenza, è passato nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione. Questo a dimostrazione che la scelta strategica di creare la cellula d’intelligence sia stata una mossa vincente».

Cosa può fare di più di quanto fa già oggi il Ticino per combattere l’insorgere di fatti preoccupanti e del manifestarsi di potenziali cellule terroristiche sul nostro territorio?

«Un fattore sicuramente fondamentale è lavorare sulla politica d’integrazione dei cittadini stranieri che giungono sul nostro territorio affinché facciano propri i valori di libertà e di democrazia. Uno sforzo collettivo che aiuta a evitare il rischio di emarginazione e di ghettizzazione dal tessuto socio-culturale locale di queste persone. Un rischio che, come emerso, potrebbe tradursi nel reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche. E inoltre come ho già detto a più riprese è vero che i luoghi di culto non sono per forza luoghi di radicalizzazione, ma è pur vero che possono essere frequentati anche da personaggi radicalizzati e dai radicalizzatori. A questo proposito ribadisco che il dialogo tra le comunità islamiche e le autorità è necessario e va rafforzato per evitare l’insorgere di pregiudizi».

(Intervista di Gianni Righinetti)

Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Da Tages Anzeiger | Der Sicherheitsmitarbeiter soll für den Jihad rekrutiert haben. Es wurde auch ein Verfahren wegen Freiheitsberaubung eröffnet

Eine Anti-Terror-Operation dieses Ausmasses hat es im Tessin noch nicht gegeben. Mehr als 100 Beamte von Kantons- und Bundeskriminalpolizei führten gestern diverse Hausdurchsuchungen im Kanton durch. Im Fokus stand vor allem der Raum Lugano. Auch ein Gebetsraum wurde durchsucht. Es handelte sich gemäss inoffiziellen Quellen um die Moschee in Lugano-Viganello.

Das durchsuchte Gotteshaus war bereits Anfang 2015 im Zusammenhang mit einem Jihadisten in die Schlagzeilen geraten. Der sogenannte «Jihadist von Viganello» soll später in Syrien umgekommen sein soll. «Nicht alle Moscheen sind Radikalisierungsorte, aber es sind sensible Orte», betont der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi. «Die Radikalisierten und Radikalisierer kommen auch in die Moscheen.» Deshalb erwarte er, «dass die muslimischen Organisationen mit den Behörden zusammenarbeiten».

Der gestrige Grosseinsatz der Polizei erfolgte im Rahmen eines Verfahrens der Bundesanwaltschaft gegen einen schweizerisch-türkischen Doppelbürger, der verhaftet wurde, sowie gegen einen türkischen Staatsbürger, zu dem bislang nichts weiteres bekannt ist. Gegen die zwei Männer wird ein Strafverfahren wegen mutmasslichen Verstosses gegen das sogenannte IS-Verbot geführt. Zudem wird wegen des Verdachts auf Unterstützung beziehungsweise Beteiligung an einer kriminellen Organisation und wegen Gewaltdarstellung ermittelt. Konkret hegt die Bundesanwaltschaft den Verdacht, dass versucht wurde, Personen «für den Islamischen Staat oder verwandte Organisationen» zu rekrutierten.

Geschäftsführer verhört

Eine Schlüsselrolle in diesem Fall spielt der verhaftete schweizerisch-türkische Doppelbürger. Dieser arbeitete für eine Sicherheitsfirma aus der Region Bellinzona, die unter anderem für die Bewachung des kantonalen Asylzentrums in der Gemeinde Camorino zuständig war. Hat der Verhaftete versucht, unter den Asylbewerbern Personen für den Islamischen Staat anzuwerben? Diese Frage liegt nahe. Tatsache ist, dass diese private Sicherheitsfirma ihrerseits ins Visier der Tessiner Staatsanwaltschaft geraten ist.

Damit überlappen sich Ermittlungen der Bundesanwaltschaft mit einem Fall, den die Tessiner Staatsanwaltschaft untersucht. Wie die Kantonspolizei bekannt gab, wurde gestern auch der 36-jährige Geschäftsführer der Sicherheitsfirma verhaftet. Gegen ihn wird auf kantonale Ebene wegen Verstosses gegen das Arbeitsgesetz und das Gesetz der privaten Sicherheitsfirmen, vor allem aber wegen Freiheitsberaubung und Gewalt gegen mindestens einen Asylbewerber ermittelt. Die Sicherheitsfirma wurde umgehend von ihren Aufgaben im Migrationswesen entbunden.

Die gross angelegte Anti-Terror-Aktion kam gestern vollkommen überraschend. Am Dienstag hatte Bundesanwalt Michael Lauber bei einem Besuch seiner Kollegen in Lugano noch im Geheimen Details des Einsatzes erörtert. Danach sprach er in der Universität von Lugano in einer von Justizdirektor Gobbi lancierten Veranstaltung über «Organisierte Kriminalität in der Schweiz». Über den bevorstehenden Grosseinsatz war bei dieser Veranstaltung nichts durchgesickert. Laut dem Lega-Staatsrat sagte der Bundesanwalt, dass die Migrationsströme die Gefahr brächten, dass auch Radikalisierte davon profitieren könnten. Die Schweiz ist gemäss Gobbi weniger Anschlagsziel, als «möglicher Rekrutierungs-, Beschaffungs- und Finanzierungsort» für Terroristen. Das Tessin sei «exponiert». Gobbi verweist auch auf das nahe Mailand: «Vor unserer Grenze liegt eine grosse Metropolitanregion mit allen Risiken, mit No-go-Zonen und problematischen Stadtvierteln.»

Aus dem Gebiet stammt auch ein Freund des «Jihadisten von Viganello», ein Marokkaner, der in Italien lebte und in der Schweiz K-1 trainierte. Er wurde sogar Schweizer Meister in der Kampfsportart. Vergangene Woche ist er in Mailand wegen IS-Unterstützung zu sechs Jahren Gefängnis verurteilt worden. Seine Frau erhielt wegen ähnlicher Vorwürfe eine Freiheitsstrafe von vier Jahren.

(Articolo di Lob Gerhard / Knellwolf Thomas)