«Lo dico, non ho paura, ma sono preoccupato»

«Lo dico, non ho paura, ma sono preoccupato»

Dal Corriere del Ticino | L’intervista – NORMAN GOBBI – L’intelligence e lo sforzo comune che fa la differenza

Norman Gobbi, alla luce dell’operazione in grande stile di mercoledì per le nostre forze dell’ordine si apre una nuova fase?

«In effetti operazioni di questa portata non capitano tutti i giorni. Se le ipotesi di reato venissero confermate, si tratterebbe del primo arresto in Svizzera di un reclutatore dell’ISIS. L’operazione di mercoledì dimostra come l’allerta da parte delle Autorità cantonali e federali sia sempre molto alta. Lo ha ribadito anche il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber martedì sera a Lugano. Quando si parla di minacce provenienti dalle organizzazioni criminali non si deve mai abbassare la guardia. Al contrario dobbiamo costruire antenne e sviluppare anticorpi per contrastarle».

Se dico che siamo entrati in una stagione contraddistinta dal sentimento del sospetto misto a quello della paura, come replica?

«Non dobbiamo essere spaventati, ma dobbiamo comunque essere preoccupati. D’altra parte non l’ho mai negato: il pericolo zero, quando si parla di terrorismo, non esiste. La Svizzera e il Ticino, pur non essendo un obiettivo primario, non sono esenti dalla minaccia terroristica. Piccole realtà urbane e villaggi come quelli del nostro Cantone, in cui regna un buon controllo sociale, non sono immuni da fenomeni criminali legati al terrorismo. Qualche tempo fa le forze dell’ordine italiane scovarono un luogo di radicalizzazione e di reclutamento dell’ISIS a Merano. In quell’occasione dissi che una minaccia analoga avrebbe potuto interessare anche il Ticino. Ma grazie al lavoro dell’intelligence è possibile contrastare e combattere l’insorgere di questi fenomeni».

Ma lei ha paura?

«Il mio approccio è molto pragmatico: non ho paura, ma sono cosciente dei rischi che minacciano non solo la Svizzera ma tutta l’Europa. E ovviamente ho fiducia nell’operato delle nostre forze dell’ordine. Come responsabile della sicurezza in Ticino sono convinto che gli sforzi comuni in questo caso possano davvero fare la differenza, per questo motivo continuerò a impegnarmi per garantire massima cooperazione con la Confederazione e le forze dell’ordine italiane».

Il cittadino ticinese deve continuare a vivere spensieratamente o deve iniziare a mutare i suoi atteggiamenti nei confronti delle categorie considerate più a rischio?

«Non dobbiamo creare allarmismo tra la popolazione. Quando parlo di collaborazione non intendo solo quella tra le forze di polizia: un ruolo fondamentale viene giocato soprattutto dai cittadini, che mi piace definire le nostre “sentinelle” vigili e attente sul territorio. Ogni situazione sospetta che viene percepita deve essere segnalata alla polizia cantonale. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che coloro che si avvicinano all’ISIS e si radicalizzano, mutano tendenzialmente il loro comportamento e il loro modo di apparire avvicinandosi al loro nuovo credo. Ragion per cui anche le comunità religiose presenti in Ticino devono essere più vigili, e avere con le autorità un dialogo trasparente e aperto».

Ieri sera si è aperto il carnevale Rabadan, che richiamerà a Bellinzona folla per diversi giorni. Il sistema di sicurezza è stato aumentato alla luce dell’inchiesta scattata poche ore prima?

«Come dicevo prima, la guardia era e deve rimanere alta. Alle nostre latitudini manifestazioni ed eventi non sono infatti l’obiettivo primario di attacchi terroristici».

In queste settimane il Governo si sta interrogando su nuovi possibili risparmi. C’è chi ritiene che l’organico della polizia, con il passare degli anni, si sia eccessivamente gonfiato. In questo settore ci sono margini di risparmio?

«La sicurezza rappresenta un elemento fondamentale nella vita di una persona. Un bene primario che lo Stato deve garantire a tutti i suoi cittadini. Sono quindi fermamente convinto che la sicurezza passa anche da un numero adeguato di agenti sul territorio. In questo senso sottolineo che l’adeguamento degli effettivi non è stato un esercizio di stile ma ha portato anche una serie di importanti risultati operativi tra cui ad esempio la diminuzione dei furti».

Si è parlato anche di intelligence, un concetto che in passato lo percepivamo per altre realtà. Alla base dell’inchiesta ci sono soprattutto contatti e informazioni raccolte in incognito o, magari, c’è stata anche parecchia fortuna nel fare combaciare il tutto?

«Non parlerei di fortuna. Tutt’altro. Un plauso va all’ottimo lavoro della Polizia cantonale. L’operazione infatti è partita a seguito di analisi e verifiche effettuate proprio dal nostro servizio d’intelligence. Dopo le verifiche e una volta identificate le ipotesi di reato il dossier, per competenza, è passato nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione. Questo a dimostrazione che la scelta strategica di creare la cellula d’intelligence sia stata una mossa vincente».

Cosa può fare di più di quanto fa già oggi il Ticino per combattere l’insorgere di fatti preoccupanti e del manifestarsi di potenziali cellule terroristiche sul nostro territorio?

«Un fattore sicuramente fondamentale è lavorare sulla politica d’integrazione dei cittadini stranieri che giungono sul nostro territorio affinché facciano propri i valori di libertà e di democrazia. Uno sforzo collettivo che aiuta a evitare il rischio di emarginazione e di ghettizzazione dal tessuto socio-culturale locale di queste persone. Un rischio che, come emerso, potrebbe tradursi nel reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche. E inoltre come ho già detto a più riprese è vero che i luoghi di culto non sono per forza luoghi di radicalizzazione, ma è pur vero che possono essere frequentati anche da personaggi radicalizzati e dai radicalizzatori. A questo proposito ribadisco che il dialogo tra le comunità islamiche e le autorità è necessario e va rafforzato per evitare l’insorgere di pregiudizi».

(Intervista di Gianni Righinetti)

Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Da Tages Anzeiger | Der Sicherheitsmitarbeiter soll für den Jihad rekrutiert haben. Es wurde auch ein Verfahren wegen Freiheitsberaubung eröffnet

Eine Anti-Terror-Operation dieses Ausmasses hat es im Tessin noch nicht gegeben. Mehr als 100 Beamte von Kantons- und Bundeskriminalpolizei führten gestern diverse Hausdurchsuchungen im Kanton durch. Im Fokus stand vor allem der Raum Lugano. Auch ein Gebetsraum wurde durchsucht. Es handelte sich gemäss inoffiziellen Quellen um die Moschee in Lugano-Viganello.

Das durchsuchte Gotteshaus war bereits Anfang 2015 im Zusammenhang mit einem Jihadisten in die Schlagzeilen geraten. Der sogenannte «Jihadist von Viganello» soll später in Syrien umgekommen sein soll. «Nicht alle Moscheen sind Radikalisierungsorte, aber es sind sensible Orte», betont der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi. «Die Radikalisierten und Radikalisierer kommen auch in die Moscheen.» Deshalb erwarte er, «dass die muslimischen Organisationen mit den Behörden zusammenarbeiten».

Der gestrige Grosseinsatz der Polizei erfolgte im Rahmen eines Verfahrens der Bundesanwaltschaft gegen einen schweizerisch-türkischen Doppelbürger, der verhaftet wurde, sowie gegen einen türkischen Staatsbürger, zu dem bislang nichts weiteres bekannt ist. Gegen die zwei Männer wird ein Strafverfahren wegen mutmasslichen Verstosses gegen das sogenannte IS-Verbot geführt. Zudem wird wegen des Verdachts auf Unterstützung beziehungsweise Beteiligung an einer kriminellen Organisation und wegen Gewaltdarstellung ermittelt. Konkret hegt die Bundesanwaltschaft den Verdacht, dass versucht wurde, Personen «für den Islamischen Staat oder verwandte Organisationen» zu rekrutierten.

Geschäftsführer verhört

Eine Schlüsselrolle in diesem Fall spielt der verhaftete schweizerisch-türkische Doppelbürger. Dieser arbeitete für eine Sicherheitsfirma aus der Region Bellinzona, die unter anderem für die Bewachung des kantonalen Asylzentrums in der Gemeinde Camorino zuständig war. Hat der Verhaftete versucht, unter den Asylbewerbern Personen für den Islamischen Staat anzuwerben? Diese Frage liegt nahe. Tatsache ist, dass diese private Sicherheitsfirma ihrerseits ins Visier der Tessiner Staatsanwaltschaft geraten ist.

Damit überlappen sich Ermittlungen der Bundesanwaltschaft mit einem Fall, den die Tessiner Staatsanwaltschaft untersucht. Wie die Kantonspolizei bekannt gab, wurde gestern auch der 36-jährige Geschäftsführer der Sicherheitsfirma verhaftet. Gegen ihn wird auf kantonale Ebene wegen Verstosses gegen das Arbeitsgesetz und das Gesetz der privaten Sicherheitsfirmen, vor allem aber wegen Freiheitsberaubung und Gewalt gegen mindestens einen Asylbewerber ermittelt. Die Sicherheitsfirma wurde umgehend von ihren Aufgaben im Migrationswesen entbunden.

Die gross angelegte Anti-Terror-Aktion kam gestern vollkommen überraschend. Am Dienstag hatte Bundesanwalt Michael Lauber bei einem Besuch seiner Kollegen in Lugano noch im Geheimen Details des Einsatzes erörtert. Danach sprach er in der Universität von Lugano in einer von Justizdirektor Gobbi lancierten Veranstaltung über «Organisierte Kriminalität in der Schweiz». Über den bevorstehenden Grosseinsatz war bei dieser Veranstaltung nichts durchgesickert. Laut dem Lega-Staatsrat sagte der Bundesanwalt, dass die Migrationsströme die Gefahr brächten, dass auch Radikalisierte davon profitieren könnten. Die Schweiz ist gemäss Gobbi weniger Anschlagsziel, als «möglicher Rekrutierungs-, Beschaffungs- und Finanzierungsort» für Terroristen. Das Tessin sei «exponiert». Gobbi verweist auch auf das nahe Mailand: «Vor unserer Grenze liegt eine grosse Metropolitanregion mit allen Risiken, mit No-go-Zonen und problematischen Stadtvierteln.»

Aus dem Gebiet stammt auch ein Freund des «Jihadisten von Viganello», ein Marokkaner, der in Italien lebte und in der Schweiz K-1 trainierte. Er wurde sogar Schweizer Meister in der Kampfsportart. Vergangene Woche ist er in Mailand wegen IS-Unterstützung zu sechs Jahren Gefängnis verurteilt worden. Seine Frau erhielt wegen ähnlicher Vorwürfe eine Freiheitsstrafe von vier Jahren.

(Articolo di Lob Gerhard / Knellwolf Thomas)

Reclutatori dell’ISIS? Maxi-blitz e un arresto

Reclutatori dell’ISIS? Maxi-blitz e un arresto

Dal Giornale del Popolo | «Neanche noi siamo esenti dalla minaccia terroristica» – Il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Sull’inchiesta abbiamo sentito il parere del responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Consigliere di Stato un’indagine di queste dimensioni con più di 100 agenti coinvolti, e relativa al terrorismo, è una prima nel nostro Cantone?

Sì, in effetti è la prima volta che siamo confrontati con un’operazione di tale portata in Ticino. Il tutto è partito a seguito di analisi e verifiche effettuate dall’intelligence della Polizia cantonale la quale verificate le ipotesi di reato ha passato il dossier nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione, perché di sua competenza. E questo dimostra come sia stata una scelta strategica vincente, quella di aver creato questa cellula di intelligence. In questo modo monitoriamo i nuovi fenomeni legati al terrorismo che si possono presentare anche sul territorio ticinese. Inoltre questo caso conferma quanto abbiamo sempre detto e cioè che il Ticino e la Svizzera non sono obiettivi di attacchi, ma non sono nemmeno esenti dalla minaccia terroristica.

È stato anche perquisito un luogo di culto. Come giudica questo fatto?

Come ho detto a più riprese non tutti i luoghi di culto sono luoghi di radicalizzazione, ma è vero che i luoghi di culto vengono frequentati anche da personaggi radicalizzati e dai radicalizzatori. Ed è quindi importante avere un dialogo aperto e trasparente tra chi gestisce i luoghi di culto e le autorità, al fine di creare quel rapporto di fiducia necessario per evitare qualsivoglia pregiudizio. Ed è altresì fondamentale una maggiore vigilanza da parte delle comunità religiose. Del resto è anche nel loro interesse farlo.

Dopo questo caso i cittadini devono iniziare a temere l’incombere di atti terroristici anche in Ticino?

Non credo. Ma tutto ciò dimostra come le autorità siano attente a mantenere alta l’allerta. Un’attitudine confermata martedì sera all’USI dal procuratore generale Michael Lauber. Non bisogna mai abbassare la guardia sulle minacce che arrivano dalle organizzazioni criminali, ma creare antenne e anticorpi. A maggior ragione in questo periodo di feste di carnevale, in cui la sicurezza è garantita. Inoltre, il nostro essere sull’asse migratorio Nord-Sud ci espone in modo più evidente rispetto ad altri Cantoni a questo fenomeno legato al reclutamento da parte dell’ISIS.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Swiss police lead raids, arrest 1 in probe of ISIS recruiting

Swiss police lead raids, arrest 1 in probe of ISIS recruiting

Da FoxNews.com | GENEVA – At least one person has been arrested in southern Switzerland as part of a criminal probe over suspected recruiting for the Islamic State group or related organizations.

The office of the Swiss attorney general said more than 100 federal police searched several houses in the Italian-speaking Ticino region, as well as of a house of prayer.

The federal probe centers on two men of Swiss-Turkish and Turkish nationality for alleged violation of laws banning extremist organizations such as al-Qaida and the Islamic State group.

Articolo su Foxnews.com: http://www.foxnews.com/world/2017/02/22/swiss-police-lead-raids-arrest-1-in-probe-isis-recruiting.html

“C’è da essere preoccupati”

“C’è da essere preoccupati”

Da RSI.ch | Norman Gobbi sull’arresto per terrorismo: “Il Ticino e la Svizzera non sono esenti dalla minaccia terroristica, ma la guardia è alta”

“Non bisogna spaventarsi, ma preoccuparci sì”. Così si espresso il Direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo l’operazione anti terrorismo compiuta mercoledì in Ticino. “Quanto avvenuto, dice, conferma che il Ticino e la Svizzera non sono obiettivi di attacchi terroristici ma non sono esenti dalla minaccia terroristica. Il fatto che tutta questa operazione sia partita dall’attività di intelligence condotta dalla polizia cantonale in via preliminare per poi passare alla Confederazione per competenza, conferma come siamo attenti e vigili”.

Il consigliere di Stato pone l’accento sul problema dei flussi migratori collegati alla vicinanza geografica con la metropoli milanese, un fattore che espone maggiormente rispetto ad altri cantoni a questo tipo di minaccia, un motivo per cui tenere la guardia alta.

Nel caso di specie, la persona arrestata lavorava per una agenzia di sicurezza che veniva impiegata al centro degli asilanti di Camorino. “I controlli amministrativi, ha detto Gobbi, sono fatti a monte quando vengono rilasciate le autorizzazioni, poi spettano agli inquirenti, alla polizia giudiziaria ed al Ministero pubblico, fare le opportune verifiche come in qualsiasi caso dove vengono coinvolti agenti di sicurezza privata. In questo caso i controlli hanno funzionato”. Lo stesso ministro rileva come siano utili i controlli non solo sui migranti ma anche su chi risiede nel cantone, su mandato dei Servizi informativi della Confederazione.

Nel caso in oggetto Gobbi rileva che qualcosa nel processo di integrazione non ha funzionato. Da questo punto di vista chiede una maggiore vigilanza da parte delle comunità religiose nel segnalare persone che magari esprimono pensieri estremisti, anche a loro tutela per evitare nascere di pregiudizi, un dialogo auspicato dal responsabile del Dipartimento delle istituzioni ritenuto tuttavia “difficile”.

CSI/sdr

L’approfondimento al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/C%C3%A8-da-essere-preoccupati-8759086.html

Ticino, blitz antiterrorismo

Ticino, blitz antiterrorismo

Da RSI.ch | Indagati due presunti reclutatori dell’IS. Arrestato un turco-svizzero. Cento agenti in azione. Perquisito anche un luogo di preghiera

Operazione antiterrorismo in Ticino, alla quale oggi, mercoledì, hanno preso parte oltre 100 agenti della polizia cantonale e federale e rappresentanti del ministero pubblico cantonale e di quello federale. Si è trattato di perquisizioni condotte in tutto il cantone nell’ambito di due inchieste separate. Una condotta dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC), l’altra dalla procura cantonale che si incrociano poiché entrambe vedono coinvolte la stessa persona: un impiegato di una ditta di sicurezza del Bellinzonese il cui titolare è stato fermato, ma per altre ragioni.

La procura federale, si legge in un comunicato, indaga nei confronti di un imputato con doppia nazionalità (svizzera e turca) e di un cittadino turco, accusati di essere reclutatori dell’organizzazione Stato islamico. Una persona è stata arrestata, ed è stato perquisito anche un luogo di preghiera; qui, tuttavia, si legge in un comunicato, nessuno è stato arrestato. Si tratta della moschea di Viganello. I responsabili raggiunti telefonicamente dalla RSI hanno categoricamente smentito. Ma la conferma giunge dallo stesso Ministero pubblico della Confederazione.

A finire in carcere è lo svizzero-turco. Si tratta di un agente, di circe trent’anni, dell’agenzia di sorveglianza finita nei guai per le sue modalità di gestione e per almeno un episodio di violenza al centro per richiedenti l’asilo di Camorino (si veda il primo correlato) imputabile al suo agente. L’MPC, da noi contattato, non fornisce dettagli sulla posizione del secondo indagato.

La reazione della Lega dei musulmani in Ticino: “Noi non sapevamo nulla”

Reclutatori dello Stato islamico

Entrambi sono perseguiti per violazione dell’articolo 2 della legge federale del 12 dicembre 2014 che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, sostegno o partecipazione a un’organizzazione criminale e violazione del divieto di rappresentazione di atti di cruda violenza. Il sospetto è che siano state reclutate persone a favore dello Stato islamico o di organizzazioni associate.

ludoC/Diem

I servizi al Quotidiano e al Telegiornale: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-blitz-antiterrorismo-8758468.html

Swiss police stage raids in probe of Islamist groups

Swiss police stage raids in probe of Islamist groups

Da Reuters UK | Swiss police raided several houses and searched a mosque in the southern canton of Ticino on Wednesday as part of an investigation into suspected Islamist activity, federal prosecutors said.

More than 100 officers took part in the operation and arrested one man, the Office of the Attorney General (OAG) said in a statement.

The OAG said it was conducting criminal proceedings against two men, one with dual Swiss-Turkish citizenship and the other a Turkish citizen, based on suspicions of recruiting for Islamic State or associated groups.

One of the men was detained pending further enquiries, although the OAG did not specify which one.

The operation was part of an independent Swiss investigation and was unconnected to the truck attack at a Berlin Christmas market that killed 12 people in December, the OAG said.

Amis Amri, the Tunisian asylum seeker who drove the truck, had several links to Switzerland, and may have obtained a gun in the country.

The OAG has opened its own investigation against “unknown” persons in relation to the Germany attack.

Neutral Switzerland is not a primary target for Islamist attacks because it is not part of the military campaign against groups such as Islamic State, but the security threat level has been elevated, the NDB federal intelligence service said in its annual report last year.

The Swiss took a suspected Islamist leader into custody last year in their first arrest of a senior figure from a Salafist ring based in the northern city of Winterthur.

Authorities said Wednesday’s operation was not linked to Winterthur.

Swiss authorities believe more than 70 people have travelled to the Middle East to become jihadist fighters since 2001.

A Swiss court last year sentenced three Iraqis for terrorism offences, a verdict that the senior prosecutor said should send a message to jihadists not to see the country as an easy target.

The three main defendants, who had denied wrongdoing, were arrested in early 2014 on suspicion of planning terrorist attacks and helping Islamic State militants enter the country.

(Reporting by John Revill; Editing by Michael Shields and Gareth Jones)
http://uk.reuters.com/article/uk-swiss-raids-idUKKBN1611RJ

I radar saranno meno nascosti

I radar saranno meno nascosti

Dal Corriere del Ticino | L’ubicazione dei dispositivi mobili verrà indicata in modo generico: si conoscerà la regione, non il luogo e l’ora Il direttore delle Istituzioni: «Soluzione equilibrata che evade le richieste parlamentari e ne rispetta lo spirito»

In futuro i radar mobili saranno meno nascosti in Ticino. È quanto ha deciso il Governo, dando seguito alle indicazioni del Gran Consiglio che nell’aprile dello scorso anno aveva richiesto un cambio di registro a livello di controlli di velocità. Il volere del Legislativo – che mirava alla segnalazione dei dispositivi 200 metri prima della loro ubicazione – non sarà però applicato in tutto e per tutto. A essere attuati, ha infatti precisato ieri l’Esecutivo con una nota, saranno dei provvedimenti che rispettano «lo spirito» della decisione parlamentare. Come? Non verrà posato nessun cartello d’avviso – come avviene per i radar fissi – ma l’automobilista verrà reso attento della presenza di un dispositivo mobile in modo generico. «In sostanza – indica il Consiglio di Stato – i controlli radar saranno annunciati tramite i canali istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del cantone sono previsti rilevamenti di velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari d’attività». Ciò avverrà però solo sulle strade cantonali e comunali e non sulla A2, in quanto l’USTRA «ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza» fa sapere il Governo.

Una soluzione, questa, che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritiene «equilibrata, di buon senso e che evade le richieste parlamentari». Ad aver fatto cilecca – come anticipato lo scorso 20 settembre dal Corriere del Ticino – è invece stata la segnalazione dei radar mobili, proposta dalla maggioranza del Gran Consiglio con l’appoggio a due mozioni del 2014. E in tal senso il parere inserito dal Consiglio di Stato nel rapporto inviato a tutti i parlamentari non lascia dubbi: «Dai dati emerge che, quantomeno fra il cartello segnalatore e l’apparecchio di rilevamento, gli automobilisti abbiano viaggiato commettendo al massimo delle infrazioni lievi, mentre al di fuori dei 200 metri di distanza che superano la segnalazione e l’apparecchio, il sorpasso dei limiti di velocità avviene in maniera pressoché sistematica». L’Esecutivo evidenzia inoltre come durante il test della polizia cantonale «sono state commesse infrazioni aggravate e, in alcuni casi, anche particolarmente gravi e pericolose, tanto da farne considerare i conducenti, secondo la vigente legislazione federale, pirati della strada».

Anche per questo motivo, si aggiunge, «la segnalazione della rilevazione della velocità, così come chiesta dal Legislativo, sembra infondere una sensazione di falsa protezione nei conducenti». Il tutto, rileva il Governo, non contribuendo «né alla prevenzione né ad accrescere la sicurezza sulle strade». Le conclusioni contenute nel rapporto governativo sono quindi perentorie: «L’Esecutivo è ben cosciente che chi sarà colto in flagrante si sentirà perseguitato e vessato e tenderà a considerare il provvedimento un subdolo mezzo nelle mani di Cantone e Comuni utilizzato con l’unico scopo di “far cassetta”, anziché vederlo per quello che è: una conseguenza di un comportamento inosservante delle disposizioni e punibile dalla legge». Per contro con la soluzione degli annunci generici – tramite la pagina internet, l’app e i profili social della polizia cantonale, ma ripresa anche da radio, tv e giornali – il Consiglio di Stato reputa di non «azzerare il valore del controllo stesso, aumentandone inoltre il valore preventivo». Ma fino a che punto ci si spingerà nell’informare gli automobilisti? abbiamo chiesto a Gobbi. «Questa – ci spiega – sarà una delle decisioni che dovranno prendere dal punto di vista operativo i comandanti della polizia cantonale e dei corpi comunali, con l’obiettivo di avere un’applicazione uniforme sul territorio». Sulle tempistiche, invece, Gobbi non si sbilancia: «Il nuovo sistema sarà in ogni caso implementato nel 2017».

Da subito il Governo ha invece incaricato le Istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali. L’obiettivo? «Inserire l’obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strade che deve essere posta sotto controllo» precisa il Governo.

(Articolo di Massimo Solari)

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approfondito cinque aspetti sollevati dal Gran Consiglio nell’aprile 2016 sul tema dei controlli di velocità e approvato, nella sua seduta odierna, l’introduzione di una serie di misure per aumentare la sicurezza sulle strade del Cantone. Nel rispetto della volontà del Parlamento, il Governo ha, in particolare, deciso che gli apparecchi mobili di rilevamento della velocità saranno utilizzati dai Corpi di polizia ticinesi come strumenti di prevenzione e di controllo, attraverso una campagna di informazione anticipata.

Votando su due mozioni dedicate al tema dei controlli della velocità sulle strade ticinesi, nella seduta del 18 aprile 2016 il Gran Consiglio aveva incaricato il Consiglio di Stato di analizzare la fattibilità di alcune misure per la prevenzione degli incidenti. Il Governo ha svolto gli approfondimenti richiesti e ha ora presentato una serie di provvedimenti che rispettano lo spirito della decisione parlamentare.

Tra le decisioni del Gran Consiglio, come noto, figurava anche l’obbligo di segnalare la posizione degli apparecchi radar mobili. Grazie a una serie di esperimenti sul campo e a un confronto con le prassi in vigore in altri Cantoni, il Consiglio di Stato ha richiesto di individuare una soluzione per avvertire gli automobilisti – come auspicato dal Parlamento – senza per questo annullare completamente l’efficacia dei controlli. In sostanza, i controlli radar saranno annunciati tramite i canali di informazione istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del Cantone sono previsti rilevamenti della velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari di attività. Per quanto riguarda invece l’autostrada A2, l’Ufficio federale delle strade ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza.
Per evitare il sovrapporsi di controlli radar a distanza troppo esigua nel tempo e nello spazio, il Consiglio di Stato ha inoltre incaricato il Dipartimento delle istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali; l’intento è di inserire un obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strada che deve essere posta sotto controllo.

Il Consiglio di Stato rimane convinto che la prevenzione sia lo strumento più efficace nell’ambito della lotta agli incidenti stradali e del miglioramento della sicurezza. Come già accade oggi, gli apparecchi mobili per il rilevamento della velocità continueranno a essere utilizzati come opzione secondaria, solo nei punti per i quali le misure di prevenzione non portano ancora ai miglioramenti auspicati.

«Nessun tartassamento, e non si pagherà di più»

«Nessun tartassamento, e non si pagherà di più»

Dal Corriere del Ticino | L’INTERVISTA – Norman Gobbi
Il sistema è andato in rosso: va cambiato

Norman Gobbi, le finanze piangono e allora si mettono le mani nelle tasche degli automobilisti. Cosa si sente di contestare di questa affermazione?

«Non si tratta di questo: i molti automobilisti che nel 2017 hanno pagato una bolletta più salata per essersi visti ridotto il bonus o addirittura averlo perso, negli scorsi anni beneficiavano di uno sconto. Quello del 2017 è l’importo che avrebbero pagato anche negli scorsi anni se non ci fosse stato lo sconto grazie agli ecoincentivi».

Nel pacchetto per risanare le finanze avete inserito un ritocco del coefficiente delle imposte di circolazione per incassare 6,1 milioni. Come lo giustifica?

«Il ritocco, come lo chiama lei, del coefficiente delle imposte non è stato inserito per risanare le finanze dello Stato. La legge prevede infatti che bisogna garantire il principio della neutralità finanziaria. Gli sconti (ovvero i bonus) erano finanziati dal tesoretto accumulato grazie a chi pagava la penalità (i malus) perché possiede un veicolo poco efficiente. Ma nel corso degli anni sono entrate in circolazione molte auto sempre meno inquinanti, quindi si sono elargiti troppi bonus ed è terminato il fondo che finanziava gli sconti. Ecco perché abbiamo dovuto correggere il tiro, per evitare una perdita di bilancio».

Ma il popolo meno di un anno prima aveva detto no all’aumento delle imposte di circolazione. Una manovra azzardata?

«Non bisogna fare confusione: nel 2015 si era detto no a un aumento delle imposte di circolazione che sarebbe servito a finanziare provvedimenti a favore della mobilità sostenibile. Era una modifica legislativa che non toccava la modalità di finanziamento delle imposte, il sistema bonus/malus. Fosse andata diversamente quella votazione oggi ci saremmo trovati comunque a dover adeguare i coefficienti per garantire che le cifre del conto che finanzia gli sconti fossero in nero».

Il sistema bonus/malus, accolto nel 2008 dal Parlamento, ma con il suo sonoro no da deputato della Lega, è stato un fallimento?

«L’ho sempre sostenuto, anche quando dai banchi del Gran Consiglio ero il relatore del rapporto di minoranza: si tratta di un sistema che ha dei limiti, soprattutto per la compensazione tra sconti elargiti e penalità inflitte. È pure un sistema difficile da comprendere. Per questo motivo, già nel mese di settembre 2016, ho promosso un convegno con attori del mondo dell’automobile, politici e addetti ai lavori per trovare una nuova formula. L’intento è quello di trovare più stabilità ed eliminare il sistema bonus/malus».

Dal 2013 esiste il tassativo vincolo della neutralità finanziaria del sistema. Si è corsi al riparo quando la tendenza era irreversibile?

«Assolutamente no. Abbiamo agito per tempo e spiego perché: dal 1. gennaio 2014 è in vigore la legge con l’ultima modifica che abbiamo apportato. Alla fine di quell’anno avevamo un’eccedenza pari quasi a 5 milioni di franchi e un anno dopo, a fine 2015, il saldo era sceso a 2,7 milioni. Più auto efficienti in circolazione, più bonus elargiti: questo ha portato l’erosione del saldo a disposizione. Nel corso della primavera scorsa quindi, vista la tendenza, abbiamo deciso di modificare i coefficienti e questo ha influito sulle imposte. In modo più che tempestivo aggiungo».

Oggi il parco veicoli è meno inquinante. Però sembra che neppure questo contribuisca a diminuire le immissioni nocive. L’impennata delle sostanze inquinanti, indipendentemente da bonus o malus, non conosce tregua. Cosa le suggerisce questa realtà?

«Questa domanda andrebbe fatta al collega Claudio Zali (ndr. ride). Siamo uno dei Cantoni con il numero più alto di veicoli in circolazione e giornalmente sono oltre 60mila i frontalieri che vengono a lavorare nel nostro cantone. Un territorio limitato il nostro, e le strade congestionate durante gli orari di punta lo dimostrano. Il sistema degli ecoincentivi non può essere la panacea di tutti i mali».

Lei si dice molto attento alle percezioni del cittadino. Al ticinese che si arrabbia perché non c’è più il bonus e nel 2017 paga il doppio cosa risponde?

«Spiegherei che non abbiamo raddoppiato l’imposta ma piuttosto che non si beneficia più dello sconto. Se quest’anno l’importo dovuto è di 540 franchi e lo scorso anno era di 270, significa che lo sconto di 270 franchi dato grazie al sistema bonus/malus ora non viene più concesso».

Nel 2018 ha promesso novità. Ma cosa cambierà? E, soprattutto, quanto pagheranno i ticinesi che nel confronto intercantonale sono tra i più tartassati?

«Mi preme sottolineare una volta per tutte che non è mia intenzione tartassare i cittadini ticinesi e gli automobilisti. Di sicuro quindi i ticinesi non pagheranno di più. Stiamo rivedendo la modalità di calcolo per renderla più semplice e comprensibile, ma il gettito globale non aumenterà».

Vorrebbe lasciare al Parlamento la facoltà di decidere e modificare i parametri. Insomma, Gobbi sgancia la patata bollente?

«Non è nel mio stile lasciare la patata bollente ad altri, anzi. È una questione di trasparenza: una delle critiche che i nostri attenti parlamentari hanno fatto alla modifica del coefficiente è stata la mancanza di chiarezza, visto che la misura in questione nella manovra era di competenza del Governo. Sarà quindi il Parlamento a poter avere l’ultima parola. Lo vedo come un diritto acquisito più che un onere scaricato, dando al Parlamento il suo ruolo».