Giudici, ottimizzare senza smantellare

Giudici, ottimizzare senza smantellare

Da laRegione | L’opinione – Norman Gobbi

L’ex Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Edy Meli affermava negli scorsi giorni su questo quotidiano che ridurre il numero dei giudici dell’ufficio ‘lede la dignità dell’esercizio di una funzione giudiziaria per il proverbiale piatto di lenticchie’. Ritengo una simile affermazione non condivisibile. Per più ragioni. La riduzione di un giudice permette innanzitutto di risparmiare annualmente oltre 250mila franchi. Nel 2020 il Cantone avrà quindi risparmiato un milione di franchi. Non direi proprio un piatto di lenticchie per i cittadini ticinesi e per le future generazioni.

Quella del risanamento finanziario del Cantone è una responsabilità davanti alla quale non ci si può tirare indietro, dato che ne va del futuro del nostro Cantone e di riflesso dei nostri figli. Nel merito della misura, il Governo ha risposto concretamente ad un atto parlamentare del deputato Plr Matteo Quadranti ad inizio 2016, che chiedeva di approfondire la possibilità di ridurre l’organico dell’Ufficio in vista dell’imminente pensionamento di un giudice. Un tema già oggetto di discussione nel 2010 al momento della creazione dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, quando il Parlamento valutò il numero necessario di magistrati. Alla luce dell’atto parlamentare, nonché del bilancio d’attività dei primi anni dell’ufficio e delle cifre utilizzate sette anni fa per definire la necessità di 4 giudici, il Governo ha dunque proposto al Parlamento una nuova organizzazione dell’ufficio, riducendo il numero di giudici a tre. Un’organizzazione ridotta che funziona di per sé già dallo scorso giugno, ossia da quando Meli è al beneficio della pensione; al contrario di quanto indicato dall’ex Presidente, ribadisco: funziona!

Proprio negli ultimi sei mesi d’attività dell’Ufficio del gpc, con un effettivo di 3 giudici (e talvolta di soli 2 causa malattia o vacanza), l’operatività è stata garantita come sempre. A differenza di quanto sembra voler far intendere l’ex Presidente Meli nel suo articolo, la diminuzione da 4 a 3 giudici non pare proprio aver avuto un influsso negativo sulla qualità delle decisioni da loro prese. Affermare il contrario è fuorviare i cittadini; sarebbe infatti come affermare che – a causa della presenza di soli tre giudici – negli ultimi sei mesi dei delinquenti fossero stati scarcerati senza motivo e degli innocenti fossero stati incarcerati senza ragioni valide, oppure, ancora, che il Ministero pubblico avesse richiesto di confermare dei controlli telefonici senza solidi argomenti. Tutte circostanze che non si sono verificate. E questo va sottolineato in maniera chiara.

I tre giudici, unitamente a tutto il personale dell’ufficio, hanno assicurato la consueta operatività, come dimostrano le statistiche annuali 2016. I ricorsi contro le decisioni del gpc sono infatti stabili rispetto al 2015, una ventina. Le decisioni emesse sui collocamenti iniziali sono invece passate dalle 480-490 degli anni 2014-15 alle 651 del 2016. Un’accresciuta produttività proprio in un settore in cui in passato l’ex Presidente Meli aveva richiesto maggiori risorse. Un risultato positivo ottenuto con meno personale e grazie a una differente organizzazione interna del lavoro dopo la sua partenza. Questo è giustappunto lo spirito richiesto, ossia fare meglio con meno, non mortificando, bensì rivedendo i flussi e le prassi nel rispetto della legalità e dei diritti fondamentali delle persone oggetto di privazione di libertà.

Confermare la riduzione da 4 a 3 del numero dei giudici del gpc – sottolineo nuovamente – non incide quindi sull’operatività dell’autorità giudiziaria, non rallenta il già celere processo decisionale e permette di garantire il pieno rispetto dei diritti costituzionali individuali (com’è sacrosanto che sia). Inoltre, ricordo che si tratta dell’unica misura di risparmio che concerne la Magistratura, chiamata come tutti a fare la sua parte come altri importanti segmenti dello Stato.

Non si tratta in nessun modo di smantellare il sistema giudiziario come vorrebbero far credere alcuni. Il settore della Giustizia (che voglio scrivere con la ‘G’ maiuscola) è un caposaldo della sicurezza del nostro Cantone, stella polare della mia azione politica. Tuttavia, ritengo che non vi debbano essere tabù nella discussione sui risparmi, perché altrimenti assisteremmo al moltiplicarsi di voci di spesa intoccabili, vanificando qualsiasi sforzo di revisione seria e responsabile della spesa pubblica. Votiamo quindi SÌ alla riduzione del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi.

Quarto giudice, verdetto ai cittadini

Quarto giudice, verdetto ai cittadini

Dal Corriere del Ticino | Il 12 febbraio la decisione sulla riduzione di un’unità assegnata all’Ufficio dei provvedimenti coercitivi – Si tratta di una misura di risparmio avallata dal Parlamento e contestata dalla sinistra tramite referendum

Il 12 febbraio saremo chiamati a dire se in Ticino c’è un giudice di troppo o se la riduzione di un’unità proposta dal Governo e avallata dal Parlamento mette a rischio uno dei rami dell’ordine giudiziario. Nell’occhio del ciclone della politica è finito il quarto giudice dell’Ufficio dei provvedimenti coercitivi. In realtà non si vota su una persona, ma su una sedia, dato che da otto mesi chi occupava quel posto è passato al beneficio della pensione. Il Consiglio di Stato ha valutato che la sua sostituzione non è necessaria e il Gran Consiglio (a maggioranza) ha avallato quella scelta nell’ambito della manovra finanziaria per il risanamento delle finanze cantonali che oggi contempla un piano di rientro da 200 milioni di franchi. Ma al sindacato VPOD, spalleggiato dal PS, questa mossa non è piaciuta. Da qui il lancio del referendum che ha raccolto 8.727 firme che porteranno i ticinesi alle urne. Il risparmio teorico ammonta a 256.000 franchi, ma il Legislativo aveva chiesto, come misura compensativa, l’assegnazione di un segretario giurista. La campagna su questo tema è partita in sordina, messa in ombra dai referendum sulla riorganizzazione nella socialità in Ticino, ma nelle ultime settimane ha preso quota. Il Corriere del Ticino, per capire le motivazioni di favorevoli e contrari, propone un duello tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e l’avvocato (già presidente dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi) Edy Meli.

L’INTERVISTA – Norman Gobbi
«Una scelta di efficacia ed efficienza»

Perché ritiene razionale e indolore tagliare un’unità dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi?

«Semplicemente perché, tenuto conto del carico di lavoro, una diversa organizzazione dell’esecuzione dei compiti all’interno dell’ufficio lo permette. Due fatti ne sono la miglior dimostrazione: 1) L’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi opera già dal mese di giugno 2016 con 3 giudici, anziché 4. 2) I dati relativi all’attività del 2016, che quindi contano per 6 mesi tre giudici all’attivo, confermano che è stato possibile assicurare le mansioni di competenza dell’ufficio. I ricorsi all’istanza superiore contro le decisioni del GPC sono infatti stabili rispetto al 2015».

A chi vi rimprovera di aver agito senza considerare l’utilità di questa figura, che è chiamata alla delicata conferma di un arresto, come risponde?

«Il Governo non ha mai messo in dubbio l’utilità di questa figura: si tratta unicamente di valutare l’organizzazione dell’Ufficio giudiziario, in termini di efficienza ed efficacia. Ricordo che a inizio 2016 sul tavolo del Governo c’era un’interrogazione del deputato del PLR Matteo Quadranti volta proprio ad approfondire la possibilità di ridurre l’organico dell’Ufficio alla luce dell’imminente pensionamento di un giudice. Un tema ricorrente, quello della riduzione del numero di giudici, dato che già nel 2010, al momento della creazione dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, il Parlamento si era chinato con attenzione sulle reali necessità di organico di magistrati. Già allora si era quindi dibattuto sul numero reale di giudici da attribuire a questa attività».

Ma la decisione di un Giudice dei provvedimenti coercitivi può essere considerata come parte integrante del procedimento giudiziario e penale o è un mero atto amministrativo?

«È indubbio che le decisioni inerenti per esempio le domande di carcerazione, le relative proroghe, la liberazione condizionale siano parti integranti del procedimento giudiziario. Come avviene tuttavia in tutti gli uffici, i funzionari dirigenti possono essere coadiuvati da collaboratori che, se validi, li supportano in maniera importante, sgravandoli da alcune incombenze. Un esempio presso il GPC è quello delle pendenze in materia di applicazione della pena che vengono preparate dal segretario giudiziario e sottoposte per sola verifica al giudice».

L’Ufficio, per effetto di un pensionamento, da otto mesi è dotato di tre unità e non più quattro. Questo è sufficiente per dire che dato che non ci sarebbero problemi oggi non ve ne saranno anche domani?

«Questa è una domanda che vale per tutti i settori dell’Amministrazione cantonale toccati dalla manovra di risanamento. Il Governo intende raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019, un obiettivo tanto ambizioso quanto necessario per risanare le finanze cantonali. Tutti devono fare la propria parte. Il fatto che l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi già da otto mesi lavori con 3 giudici senza particolari problemi è un dato oggettivo che ritengo fondamentale per misurare sia gli effetti della misura sia la bontà della stessa. Va da sé, che se in futuro sia per questo Ufficio giudiziario, sia per gli altri uffici dell’Amministrazione, vi sarà un notevole incremento del carico di lavoro, verranno esaminati i correttivi e adottate delle misure appropriate, come quella di aumentare il personale».

Da Palazzo di giustizia non è stato gradito che il taglio nell’ambito della manovra per il risanamento dei conti del Cantone sia stato fatto senza interpellare nessun addetto ai lavori. Come replica?

«Nessun taglio è mai gradito in alcun settore. È comprensibile. In questi mesi, prima e dopo la decisione del Parlamento, i magistrati hanno comunque avuto modo di esprimersi ampiamente in merito. Ripeto: oggi siamo chiamati a migliorare le finanze del nostro Cantone mediante un sforzo collettivo. In quest’ottica, la Magistratura ticinese è stata toccata solo marginalmente, visto che questa, come detto, è l’unica misura che la riguarda. Noto difatti che la richiesta di riduzione di 3 collaboratori al 100% sugli oltre 300 attivi in Magistratura, formulata dal Consiglio di Stato nel 2015, ha trovato poco riscontro, ovvero solamente 0,7 unità».

Quando si parla di giustizia e politica si sottolinea la separazione dei poteri. Questo significa che ciascuno può agire come meglio crede senza interpellare l’altro?

«La separazione dei poteri è un caposaldo del nostro sistema democratico e non deve essere strumentalizzata come purtroppo avviene di frequente. Il Governo ha proposto questa misura al Parlamento, che l’ha approvata dopo aver incontrato ancora le parti interessate. Ogni potere ha le sue competenze e ogni potere limita l’altro. Il dialogo tra Potere esecutivo e Potere giudiziario è essenziale, dato che la Magistratura non è ad esempio ancora autonoma dal punto di vista finanziario. In ogni caso, ritengo che i rapporti oggi siano buoni, grazie anche alla Divisione della giustizia che funge da punto di contatto fondamentale tra i due poteri».

(Articolo di Gianni Righinetti – www.cdt.ch)

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato il rapporto che illustra gli indirizzi dei progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni. Grazie a queste misure sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra.

Durante la discussione del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” avvenuta lo scorso 20 settembre 2016, il Gran Consiglio decise di rinviare alla Commissione della gestione l’esame della modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LALEF). A questo proposito il Consiglio di Stato ha quindi elaborato un rapporto che ha l’obiettivo di presentare il tema della distribuzione degli impieghi dell’Amministrazione cantonale sul territorio, in particolare illustrando in modo più esteso i progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni fornendo una visione d’insieme dei cambiamenti in atto.
Nel documento inviato alla Commissione della gestione sono stati riassunti brevemente i principali ambiti del Dipartimento delle istituzioni toccati dalle riorganizzazioni, che mirano da una parte ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio fornito alla cittadinanza e dall’altra rispondono alle esigenze della società in continuo mutamento.

Le riorganizzazioni interesseranno principalmente i seguenti servizi:

Ufficio di esecuzione (Divisione della giustizia), con la creazione del contact center, del centro di competenza per i precetti esecutivi e dell’Ufficio delle Tre Valli a Faido e la riorganizzazione del settore con razionalizzazione delle risorse;

Ufficio dei fallimenti (Divisione della giustizia), con la centralizzazione delle attività del Sopraceneri a Locarno, mantenendo uno spazio a Bellinzona per svolgere alcune prestazioni. Per il Sottoceneri saranno mantenute le sedi attuali;

Settore del registro fondiario e di commercio (Divisione della giustizia), prevede la ricostituzione della Sezione del registro fondiario e di commercio, la creazione dell’autorità di I. istanza LAFE unica e la ridefinizione della struttura degli uffici dei registri distrettuali, misure contenute in un apposito messaggio, che sarà sottoposto al Governo prossimamente;

Uffici dello stato civile (Sezione della popolazione), con l’istituzione di un’unica sede circondariale di riferimento per le Tre Valli, mantenendo spazi nelle altre sedi distrettuali per svolgere alcune prestazioni.;

Ufficio della migrazione (Sezione della popolazione), nuova procedura di richiesta, rilascio, rinnovo e modifica dei permessi per stranieri allo scopo di migliorare il controllo, con la progressiva riduzione delle sedi dei servizi regionali degli stranieri riallocando il personale secondo la nuova organizzazione.

Si ricorda che ci sono altri progetti del Dipartimento delle istituzioni, non indicati nella manovra, che permetteranno di dislocare/creare impieghi cantonali:

a contare dal 2021 con l’apertura del Centro di controllo del traffico pesante della Polizia cantonale saranno creati altri 50 posti di lavoro in Leventina;

la creazione del nuovo centro comune di formazione della Protezione civile e della Polizia e il trasferimento della Sezione del militare e della protezione della popolazione prevedono di dislocare circa 25 impieghi da Bellinzona/Giubiasco a Monteceneri.

Il Consiglio di Stato ritiene che per poter rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze della collettività e raggiungere l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche è fondamentale rivedere l’organizzazione dei servizi. Grazie al progetto di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni sarà possibile ottenere un risparmio di circa 3 milioni di franchi come previsto dalla manovra.

Magistratura Norman Gobbi: «Per le nomine più gerarchia»

Magistratura Norman Gobbi: «Per le nomine più gerarchia»

Dal Corriere del Ticino | Per la nomina dei magistrati si fa largo un’alternativa. L’annuncio è stato dato martedì a Piazza del Corriere. Tra le ipotesi scaturite dal gruppo di lavoro Giustizia 2018 c’è la possibilità che il Parlamento elegga unicamente il Procuratore generale e i procuratori capi che poi, a loro volta, sceglierebbero i procuratori pubblici. E cosa ne dice il principale ispiratore Norman Gobbi? «Dal Parlamento ci sono giunti diversi stimoli, come l’idea di prevedere un periodo di prova. Ma quando uno è eletto questo pone più problemi rispetto a una scelta per nomina. È assodato che a un procuratore non si chiedono solo competenze professionali, ma anche predisposizione attitudinale. L’inquirente deve avere delle doti non comuni». Da qui l’idea di ragionare su due livelli: «L’elezione della direzione e la nomina dei collaboratori. Questo non è immune da problemi. Ma dando una struttura gerarchica ci sarebbero vantaggi. Occorre ragionare all’interno di un’azione coordinata e dare delle prospettive di carriera a chi inizia a fare la gavetta. E non da ultimo permettere che per un’inchiesta corposa un procuratore capo venga affiancato da altri procuratori».

Gobbi, infine, non nasconde che si apre la possibilità anche di rivedere le classi salariali: «Gli eletti alla testa del Ministero pubblico verrebbero pagati di più, quelli nominati un poco meno. Ma in ogni caso questa distinzione apre delle prospettive di carriera per chi all’inizio sta sotto».

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella propria seduta odierna, il Consiglio di Stato ha approvato una revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione. L’adeguamento, che giunge a dieci anni dall’entrata in vigore dell’attuale legge, mette a disposizione del Cantone un sistema strutturato, efficace, e flessibile per rispondere rapidamente e gestire al meglio le situazioni di emergenza.

La revisione parziale della Legge è stata oggetto di una ampia consultazione fra tutti gli enti – compresi anche i Comuni – che collaborano con le autorità cantonali nella gestione delle emergenze. La nuova impostazione è già stata sperimentata con successo durante la scorsa estate, in occasione dell’esercitazione internazionale «Odescalchi» e dell’esercitazione effettuata per valutare la gestione di un evento maggiore in occasione dei preparativi nell’ambito della sicurezza necessari per autorizzare l’apertura del tunnel di base del San Gottardo.

Fulcro della riforma sono la creazione della nuova struttura di Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) e lo scioglimento del Nucleo operativo di catastrofe (NOC) con la possibilità di costituire Stati maggiori regionali di condotta (SMRC), incaricati di operare a livello locale.

Rispetto all’attuale sistema di gestione delle situazioni di crisi, la nuova organizzazione pone al proprio vertice (nella fase di pianificazione e nella fase acuta) la Polizia cantonale, mentre per la fase di ripristino il compito di coordinare le attività viene ripreso dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione.

In materia di politica di sicurezza, la proposta di revisione della Legge cantonale crea infine una base legale cantonale sul tema dell’approvvigionamento economico del Paese; ciò, in base ai compiti che la nuova Legge federale assegna ai Cantoni.

Casellario giudiziale: non molliamo!

Casellario giudiziale: non molliamo!

Dal Mattino della Domenica | Divieto d’entrata a 64 criminali pericolosi sul nostro territorio

64. È il numero di criminali stranieri a cui è stato impedito di venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone dall’aprile del 2015 alla fine del mese di dicembre scorso. Come è stato possibile? Grazie alla misura straordinaria sul casellario giudiziale che ho introdotto ad aprile del 2015 per tutelare maggiormente la sicurezza sul nostro territorio. E negli scorsi giorni, per la seconda volta, la nostra misura ha fatto breccia nella Berna federale! Una notizia incoraggiante per il nostro Cantone e per tutti i cittadini e le cittadini ticinesi.

Sono passati poco più di due mesi da quando il Consiglio di Stato ha inviato una missiva a Berna invitando i parlamentari della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati a sostenere le due iniziative del Gran Consiglio ticinese che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria.
Venerdì, infatti, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha sostenuto la richiesta del nostro Parlamento che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini che provengono dall’Unione europea e che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.
Un passo importante e che fa ben sperare: nella capitale elvetica la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini è vista sempre più positivamente!

Quella sul casellario è una misura che ha fatto storcere il naso a molti – tra cui le Autorità italiane – ma che ha raccolto da subito un ottimo consenso: dapprima dal Popolo, che l’ha sostenuta attraverso una petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, e in seguito dal Parlamento e dal Governo ticinesi. E dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, ora anche la medesima Commissione del nazionale sostiene la nostra proposta. Una proposta osteggiata da più parti soprattutto dai partiti per l’apertura sconsiderata delle nostre frontiere a livello federale PLR, PS e Verdi che proprio negli scorsi giorni hanno votato compatti contro la misura ticinese! Grazie all’ottimo lavoro di squadra con la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani e al ticinese Marco Romano abbiamo ottenuto un altro traguardo importante.

D’altra parte è chiaro a tutti ormai che non si tratta di una misura che vuole discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare nel nostro Cantone, come hanno fatto intendere dalla vicina Italia! Quello che vogliamo – e che abbiamo sempre voluto – è offrire più sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

I servizi del mio Dipartimento trattano migliaia di pratiche di rinnovo e di rilascio dei permessi ogni mese e non dispongono degli strumenti adatti per poter effettuare verifiche approfondite e identificare eventuali elementi di rischio. Non possono infatti accedere alle banche dati di cui dispongono le forze dell’ordine. L’unico mezzo a disposizione dell’Autorità amministrativa è quindi la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale.

Grazie a questo efficace strumento abbiamo impedito l’entrata sul nostro territorio a 64 cittadini stranieri che si erano macchiati di reati quali – per citarne alcuni: sequestro di persona, furti, spaccio di droga, estorsioni, porto illegale d’armi, reati economici, rapine, omicidio e distruzione di cadavere (!).

Un’ulteriore conferma per tutti noi: stiamo lavorando nella giusta direzione. Qualche settimana fa mentre mi recavo a Berna per uno dei tanti incontri con le Autorità federali in un commento sulla mia pagina Facebook qualcuno ha insinuato che queste azioni non servono a nulla e non portano a niente. “Tutto tempo sprecato”. E invece no! È quello che ho risposto: farmi portavoce degli interessi del nostro Cantone con le Autorità federali e i Consiglieri federali non è mai tempo sprecato. Non intendo mollare su questo fronte. Perché con tenacia, impegno e costanza anche nella nostra capitale si stanno rendendo conto delle criticità alle quali è sottoposto il nostro Cantone. I risultati però non mancano: a inizio anno – per citare un esempio – il Consigliere federale Ueli Maurer ha annunciato che partirà da questa primavera un progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari. Un tema che ho portato sul tavolo della discussione regolarmente nei miei viaggi d’Oltralpe. Un ottimo lavoro di squadra su più fronti che ha consentito al Ticino di portare a casa un successo!

Non dimentichiamo poi che il Ticino è spesso un laboratorio per il resto della Svizzera: di frequente ci capita di testare misure che risolvono problematiche che inizialmente sono una prerogativa tutta ticinese e solo in seguito diventano una preoccupazione condivisa dal resto del Paese. Pensiamo ad esempio alla problematica legata ai flussi migratori: siamo stati i primi a toccare con mano il problema, e ce ne siamo fatti carico dando una mano al resto della Svizzera.

Non è solamente uno slogan elettorale: la sicurezza è un bene primario e fondamentale non solo per i Ticinesi ma per tutta la Svizzera. Continuerò sulla strada tracciata: non mollerò e continuerò a difendere la misura del casellario. Per il nostro bene, e per quello di tutto il Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

64 Bewilligungen verweigert

64 Bewilligungen verweigert

Da Luzerner Zeitung | Tessin Zum Ärger des Bundesrats verlangt der Kanton Tessin von Ausländern Strafregisterauszüge. Der politische Support wächst.

Italien ist verschnupft, der Bundesrat nicht amüsiert. Trotzdem verlangt das Tessin seit April 2015 Strafregisterauszüge von Ausländern, die im Kanton wohnen oder als Grenzgänger arbeiten wollen. Das bleibt nicht ohne Folgen. Die Zahl der verweigerten Bewilligungen steigt, wie das Sicherheitsdepartement mitteilt. Bis im Januar dieses Jahres haben die Behörden insgesamt 64 Gesuche abgeschmettert. Geprüft wurden bisher 40 703 Gesuche. In 350 Fällen tauchten Vorstrafen auf. 64 Mal waren sie so gravierend, dass der Kanton keine Bewilligung erteilte. Konkret hielt er etwa Personen von seinem Gebiet fern, die wegen fahrlässiger Tötung oder mehrfachen Raubes verurteilt worden waren.

Bundesrat sieht Verstoss gegen Personenfreizügigkeit
Bern hat den Kanton Tessin mehrfach aufgefordert, sein Vorgehen zu stoppen. Der Bundesrat wittert in der flächendeckenden Einforderung der Strafregisterauszüge einen Verstoss gegen die Personenfreizügigkeit. Das tut auch Rom. Ausserdem würden damit die italienischen Grenzgänger schikaniert. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi kontert.
«Wir diskriminieren nicht die Italiener. Vielmehr belegen unsere Zahlen einen positiven Einfluss auf die Sicherheit», sagt der Lega-dei-Ticinesi-Politiker.
Auf politischer Ebene läuft es gut für Gobbi. Die staatspolitische Kommission des Nationalrats stimmte am Freitag zwei Tessiner Standesinitiativen für die systematische Einholung der Strafregisterauszüge zu. Die ständerätliche Schwesterkommission hatte das schon früher getan. Nun muss eine der beiden Kommissionen eine Vorlage ausarbeiten.

(Articolo di Kari Kälin)

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Da liberatv.ch l Casellario giudiziale per i permessi di residenza e lavoro, PPD e Lega esultano per il voto della Commissione diritti politici del Nazionale: “La misura voluta da Gobbi si è dimostrata efficace e non lede la libera circolazione”. E via Monte Boglia attacca PLR e socialisti: “Per loro in Svizzera devono entrare anche i delinquenti”

La Lega: “Questa misura va estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica”

BERNA – La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha dato seguito oggi alle due iniziative cantonali ticinesi relative alla richiesta sistematica del casellario giudiziale nell’ambito delle procedure di ottenimento di permessi di lavoro e di residenza. E sul tema si registrano oggi due prese di posizione, da parte del PPD e della Lega.

“La misura introdotta dal Ticino nel 2015 si dimostra efficace. Il PPD saluta favorevolmente la decisione ed evidenzia il ruolo centrale del Partito, come già avvenuto agli Stati, nella creazione della maggioranza commissionale – si legge nella nota dei popolari democratici -. I membri ticinesi della citata commissione – consiglieri nazionali Marco Romano e Roberta Pantani – sono riusciti a costruire una maggioranza risicata grazie ai gruppi PPD e UDC. Ora il Consiglio federale dovrà elaborare una base legale per consolidare la prassi. Secondo il PPD l’ottenimento di un permesso presuppone la presentazione del casellario giudiziale: documento ufficiale largamente diffuso in vari ambiti.

Il PPD ritiene la misura utile ad aumentare la sicurezza interna; la sola autocertificazione si è dimostrata inefficace. La misura è di carattere interno, non lede la libera circolazione e non crea situazioni discriminatorie. Un Cantone ha e deve avere la possibilità di prendere misure atte a garantire il controllo di chi chiede un permesso di lavoro o di residenza. Il PPD respinge tutti gli argomenti che cercano di relativizzare e combattere la misura. La libera circolazione è rispettata e uno Stato sovrano deve tutelare la propria sicurezza interna”.

Anche La Lega dei Ticinesi “prende atto con soddisfazione della decisione della Commissione delle istituzioni politiche a favore delle iniziative cantonali ticinesi. Questa prassi, introdotta in Ticino per volontà del Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi nell’aprile 2015, ha dimostrato la propria efficacia, come confermano le cifre trasmesse dal governo cantonale alla commissione.

Non c’è dunque alcun motivo per abbandonarla, ma va anzi estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica. L’autocertificazione dei richiedenti il premesso B o G sui propri precedenti penali si è infatti a più riprese dimostrata insufficiente ed inefficace. Ciò che era ampiamente prevedibile.

Per la Lega dei Ticinesi è in ogni caso evidente che la richiesta sistematica del casellario giudiziale da parte delle autorità ticinesi deve continuare ad oltranza. Ora anche a livello di Camere federali si consolida una maggioranza che dà ragione alla Lega e al Ticino: anche perché la richiesta del casellario è una questione di manifesto buonsenso.

Per l’approvazione nella Commissione delle iniziative cantonali ticinesi pro-casellario è stato determinante il voto dei due esponenti ticinesi Roberta Pantani (Lega) e Marco Romano (PPD): onore al merito. La Lega dei Ticinesi deplora invece che contro il casellario – e quindi contro la sicurezza del nostro Cantone – si sia schierata in blocco non solo la sinistra (la cui opposizione era scontata) ma anche il PLR. Malgrado il capogruppo PLR alle camere federali sia il ticinese Ignazio Cassis. Dopo la deplorevole prestazione del tandem PSS-PLR in materia di affossamento del 9 febbraio, adesso i due partiti fanno il bis. Evidentemente anche per il PLR, come per il PSS, in Svizzera “devono entrare tutti”, delinquenti compresi”.

http://www.liberatv.ch/it/article/34199/casellario-giudiziale-per-i-permessi-di-residenza-e-lavoro-ppd-e-lega-esultano-per-il-voto-della-commissione-diritti-politici-del-nazionale-la-misura-voluta-da-gobbi-si-dimostrata-efficace-e-non-lede-la-libera-circolazione-e-via-monte-boglia-attacca-plr-e-socialisti-per-loro-in-svizzera-devono-entrare-anche-i-delinquenti

Valichi, la Confederazione non paga

Valichi, la Confederazione non paga

Da Ticinonews.ch | Intanto Gobbi replica alle autorità italiane: “La Regio era informata dei test sulle chiusure notturne”

La Confederazione non sborserà un franco. La chiusura notturna dei valichi minori – almeno durante la sua fase di test – sarà interamente a carico del Cantone. Il nodo è stato sciolto negli scorsi giorni, assieme ad un’altra questione finanziaria, questa volta decisamente positiva per il nostro Cantone. Secondo le ultime stime, l’operazione non costerà 200 mila franchi per valico come preventivato in un primo momento bensì solo 10 mila. Lo ha dichiarato il direttore del DI Norman Gobbi ai microfoni di Teleticino.

I test – ricordiamo – cominceranno in primavera a Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Per 7 mesi, le saracinesche scenderanno tra le 23 e le 5 del mattino. Un piano d’azione contro cui le autorità italiane di confine recentemente hanno manifestato la propria contrarietà, lamentando il fatto che la misura non è stata in alcun modo né concordata né comunicata.

“Sono sorpreso”, ha dichiarato Norman Gobbi a Teleticino: “La questione è stata affrontata all’interno della Regio insubrica”.

Per tutti i dettagli ascolta in servizio di Teleticino: http://www.teleticino.ch/video/servizi-tg/345757/chiusura-notturna-la-confederazione-non-paga

Il casellario cerca ancora sostegno

Il casellario cerca ancora sostegno

Dal Corriere del Ticino | Nuova lettera a Berna: dopo l’appoggio della Commissione degli Stati ora il Governo sollecita il Nazionale Salgono a 64 le decisioni negative – Norman Gobbi: «Abbiamo dimostrato che la misura non è vessatoria»

La richiesta automatica dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono lavorare o soggiornare in Ticino torna alla ribalta. Il Consiglio di Stato ha scritto mercoledì 18 gennaio alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale in vista della seduta di oggi, invitandola a confermare il sostegno alle iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario. Mossa che segue quella già messa in atto lo scorso novembre, quando il Governo aveva scritto alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, che aveva in seguito deciso di sostenere la misura straordinaria introdotta nell’aprile 2015 dal Dipartimento delle istituzioni per tutelare la sicurezza del territorio. L’Esecutivo ha fornito anche un nuovo bilancio sulla misura al fine di «sottolineare i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)». Ecco dunque le cifre aggiornate: a fine dicembre il numero di decisioni negative è salito a quota 64, l’aumento negli ultimi due mesi è stato dunque di 11 permessi non accordati o rinnovati. Numero che a un anno dall’introduzione della misura (aprile 2015-aprile 2016) si attestava a 33 decisioni negative. «Queste cifre dimostrano che l’attenzione del Dipartimento non è diminuita, il numero delle pratiche evase è aumentato», commenta il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , da noi raggiunto. «Il numero di domande esaminate dalla Sezione della popolazione a fine dicembre era di 49.321. Nel 99,14% dei casi la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, mentre in 350 occasioni sono invece emersi elementi di natura penale e in seguito alla loro valutazione solo 64 di queste richieste sono state respinte», ha proseguito Gobbi. Tra questi 64 casi si trovano infatti persone che hanno alle spalle condanne per reati gravi, come ad esempio omicidio continuato, distruzione di cadavere, rapina continuata o ancora detenzione illegale di armi e munizioni. Gobbi tiene inoltre a precisare che «spesso si rimprovera il Dipartimento sugli aumenti di risorse. Questo maggiore sforzo assunto dalla Sezione della popolazione è stato fatto senza aumentare il personale, migliorando l’efficienza interna». Per il direttore delle Istituzioni è altresì importante sottolineare come la misura straordinaria «non sia vessatoria, proprio perché oltre il 99% delle richieste è stata accolta e quindi i diritti sono stati salvaguardati, così come viene salvaguardato il diritto del territorio ticinese di evitare l’entrata di persone con precedenti penali gravi». Inoltre, nella nota stampa il Consiglio di Stato spiega che la Sezione della popolazione non dispone di alcun tipo di accesso a banche dati di polizia e che «l’identificazione di eventuali elementi di rischio accresciuto è quindi possibile unicamente attraverso la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale». Nel frattempo il Dipartimento di Gobbi era stato chiamato a elaborare una variante sostitutiva alla presentazione automatica del casellario giudiziale per l’inizio del 2017. Questo per cercare di sbloccare il dossier fiscale tra Svizzera e Italia, parafato il 22 dicembre 2015. Su questo Gobbi precisa che «la variante sostitutiva arriverà per la metà del 2017». In caso di decisione positiva da parte della Commissione del Nazionale la posizione del Governo ticinese, che continua a mantenere la misura, ne uscirebbe rafforzata: «Ora è auspicabile che Berna ci copra le spalle e l’auspicio è che anche e la Commissione del Nazionale approvi le richieste del Gran Consiglio. Comunque qualsiasi misura sostitutiva verrebbe introdotta avrà eguale effetto rispetto alla prassi attuale», ha concluso Gobbi.

(Articolo di Michelle Cappelletti)