Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha stabilito che le elezioni comunali differite di Consiglio comunale e Municipio della nuova Città di Bellinzona avranno luogo il 2 aprile 2017. Le proposte di candidatura dovranno essere presentate alla Cancelleria comunale di Bellinzona entro le 18.00 di lunedì 23 gennaio 2017.

Con decisione del 14 novembre 2016, il Tribunale federale ha respinto il ricorso contro il decreto legislativo che ha sancito l’aggregazione dei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina in unico Comune denominato Bellinzona.

Il Consiglio di Stato, nel corso della seduta settimanale, ha fissato per domenica 2 aprile 2017 la data dell’elezione differita della nuova Città di Bellinzona. L’elezione avviene in concomitanza con l’elezione del nuovo Comune di Riviera.

Il sito www.ti.ch/diritti-politici raccoglie i modelli per la presentazione delle proposte di candidatura, lo scadenziario, i documenti necessari da allegare alle proposte, le agevolazioni di voto ed altre puntuali informazioni.

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Da Blick.ch | Dass die SVP gegen einen Ausbau des Grenzwachtkorps ist, kommt in der Südschweiz schlecht an. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi, selbst SVP-Mitglied, kritisiert den Entscheid.

Die SVP will das Grenzwachtkorps (GWK) nicht mit mehr Personal ausstatten (BLICK berichtete). Das GWK sei bereits 2016 um 48 Stellen aufgestockt worden, begründet Vize-Fraktionschef Thomas Aeschi den Entscheid. Statt der Grenze will die SVP lieber die Finanzen schützen und die 2,5 Millionen Franken, die die zusätzlichen Grenzwächter kosten würden, sparen.

«Werden wir von Buchhaltern regiert?»

Aus dem Tessin hagelt es Kritik an dieser Kehrtwende. «Ich bin enttäuscht von der Bundespolitik», macht Norman Gobbi, Lega-Staatsrat und vor einem Jahr noch SVP-Bundesratskandidat, seinem Ärger Luft.

Dass die mehrfach bestätigte Aufstockung des GWK in Frage gestellt werde, ist für ihn «unverständlich». Die Bundespolitiker müssten wissen, dass ihre Entscheide Folgekosten hätten. «Werden wir von Buchhaltern regiert oder von Politikern?», fragt er.

Dreimal mehr Migranten als 2015

Für Gobbi ist klar, dass es mehr Grenzwächter braucht: Die Lage im Tessin sei weiterhin angespannt. Die illegale Einwanderung habe nicht abgenommen, im Gegenteil. Im Vergleich zu 2015 seien dieses Jahr dreimal so viele illegale Migranten über die Grenze gekommen. «Das heisst: Wir müssen die Südgrenze weiter gut schützen», sagt Gobbi.

Und das gehe nicht ohne mehr Personal. Derzeit könne die Südschweiz auf die Unterstützung aus anderen Grenzwachtregionen zählen. «Doch wie lange noch?», fragt sich Gobbi. Die ausgeliehenen Grenzwächter würden an ihren eigenen Grenzabschnitten gebraucht.

Armee nur in Ausnahmefällen sinnvoll

«Was, wenn der Migrationsdruck nochmals zunimmt?», fragt der Tessiner Sicherheitsdirektor. Er fürchtet, dass das GWK dann nicht vorbereitet sei. Denn neue Grenzwächter auszubilden, dauere mindestens drei Jahre.

In einem solchen Fall vorübergehend auf die Armee zu setzen, wie SVP-Nationalrat Aeschi vorschlägt, ist für den Tessiner nicht zielführend. «Ein Einsatz der Armee ist nur für Notlagen sinnvoll», sagt Gobbi. «Doch wir brauchen mehr Grenzpersonal im Alltag.»

Tessiner SVP-ler will Grenze statt Finanzen schützen

Auch der Tessiner SVP-Nationalrat Marco Chiesa sagt auf Anfrage: «Im Kanton Tessin sind die Probleme an der Grenze weiterhin akut. Grenzgänger und illegale Migration beschäftigen die Grenzwächter sehr.»

Für ihn ist klar: «Wir brauchen mehr von ihnen.» Dennoch gibt er sich diplomatisch und sagt, er könne den Entscheid der Fraktion zwar nachvollziehen. Allerdings macht er klar, dass er künfitg «im Zweifelsfall lieber die Grenzen statt die Finanzen beschützen» werde.

Die beste Variante für ihn wäre ohnehin, die Schweizer Soldaten aus dem Kosovo «sofort nach Hause zu holen und an die Grenze zu stellen.» So könne man viel Geld sparen.

Targhe, più controlli

Targhe, più controlli

Da laRegione | Si cambia il veicolo? I cittadini stranieri sono tenuti a presentare anche il permesso B o C

Cambio veicoli, targhe nuove e targhe trasferibili: Camorino accentua i controlli nei confronti degli utenti stranieri e svizzeri. Parla Aldo Barboni della Sezione circolazione.

Barboni (Sezione della circolazione): l’elevata mobilità delle persone impone maggiori accertamenti sugli utenti svizzeri e non

La popolazione aumenta e aumenta pure la sua mobilità, con frequenti cambiamenti di domicilio. Ne sanno qualcosa alla Sezione cantonale della circolazione. Sezione che ha quindi deciso di essere maggiormente rigorosa nella verifica dell’identità degli utenti che fanno capo al proprio Servizio immatricolazioni, anche per scongiurare eventuali abusi. Così avviene da qualche mese. Riguardo per esempio alle pratiche relative al cambio di un veicolo, il detentore straniero è tenuto a presentare – oltre alla licenza di circolazione e all’attestato dell’assicurazione – il permesso (originale) B se dimorante o C se domiciliato. Medesimo obbligo vige per i titolari di altri permessi per stranieri. Il cittadino svizzero detentore del veicolo deve invece allegare alla documentazione la carta di identità. E chi rinuncia a recarsi agli sportelli, mandando a Camorino al suo posto il garagista, l’assicuratore o l’amico? A questi ultimi, i cosiddetti intermediari, la Sezione chiede di produrre una copia di «buona qualità» del permesso per stranieri o della carta di identità. Questo controllo più attento ha sorpreso qualche nostro lettore. «Il Servizio immatricolazioni – spiega, contattato dalla ‘Regione’, l’aggiunto capo della Sezione della circolazione Aldo Barboni – è alle prese con un incremento costante del numero di incarti. Basti ricordare che nel 2015 ha trattato circa 230mila pratiche. Nel contempo siamo confrontati con una forte mobilità della popolazione, molto più accentuata di dieci, vent’anni fa. Sono sempre di più le persone che, anche nel giro di poco tempo, si spostano in un altro Comune oppure in un altro Cantone. Come non mancano coloro che vanno a vivere all’estero». Una grande mobilità che coinvolge «tanto gli svizzeri quanto gli stranieri» e che si riflette inevitabilmente sull’attività della Sezione. «Lo vediamo – riprende Barboni – con l’emissione delle imposte di circolazione. Ogni anno ritornano migliaia di buste perché nel frattempo i detentori non hanno provveduto a segnalarci il nuovo recapito». Di qui la necessità, sottolinea l’aggiunto caposezione, «di verificare con un certo rigore i dati personali degli utenti, svizzeri e non, che si rivolgono al Servizio immatricolazioni». Il quale «nel 2015 si è occupato di oltre centomila pratiche soltanto per quel che concerne il cambio veicoli». Ma maggiori controlli, continua Barboni, «vengono ora eseguiti anche per le pratiche inerenti al rilascio sia delle targhe che erano state depositate sia di quelle nuove, nonché per la richiesta di targhe trasferibili». In altre parole «vogliamo accertare l’esistenza e la validità di tutti i requisiti dell’istanza,

vogliamo sapere ad esempio se il cittadino straniero sia ancora al beneficio del permesso di dimora». Verifiche approfondite e sistematiche si impongono anche per un altro motivo. «Si tratta infatti di tenere aggiornato il database di ‘Cari’, l’applicativo informatico di cui la Sezione della circolazione è

stata dotata oltre due anni fa», evidenzia Barboni. Il numero di incarti che finisce sotto la lente degli uffici di Camorino «è talmente elevato che solo una digitalizzazione delle pratiche ne consente una gestione ottimale». Il che implica pure, rileva l’aggiunto responsabile della Sezione, «una registrazione di documenti leggibili: è per questa ragione che agli intermediari che si presentano agli sportelli per conto dei proprietari dei veicoli chiediamo di produrre una fotocopia di buona qualità – qualità che in passato era non di rado scadente – del documento per stranieri o della carta di identità del detentore svizzero».

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi presenta al Governo le sue proposte per dare seguito alla volontà popolare

Andrea è un ragazzo di 25 anni residente nel Mendrisiotto, l’ho incontrato alla fiera di San Martino la settimana scorsa. Mi ha parlato della sua situazione lavorativa: terminati gli studi non ha un lavoro e non riesce a trovare un impiego da ormai un anno. Mi ha raccontato della sua frustrazione quando ai colloqui i datori di lavoro gli propongono uno stipendio poco dignitoso per un giovane con una laurea in economia. Una laurea che è riuscito a ottenere non senza sacrifici, lavorando part-time in una ditta di sicurezza. Colloqui su colloqui. L’ultimo una decina di giorni fa. Non lo hanno assunto. Hanno preferito assumere un suo coetaneo residente oltre confine. E prima di salutarci mi ha detto “Non è facile Norman. Cerco di essere ottimista. Spero che le Autorità facciano qualcosa. Spero che si applichi il prima possibile la votazione su prima i nostri. Noi ticinesi abbiamo detto “sì”. Abbiamo detto che vogliamo uscire da questa situazione. Fate qualcosa”.

Di situazioni come quella di Andrea ce ne sono tante. Troppe. E dobbiamo reagire. I ticinesi hanno detto si a “Prima i nostri” in votazione popolare. Hanno detto sì al principio di favorire i lavoratori svizzeri e residenti. Per situazioni come quella del giovane momò e per dare seguito al volere del Popolo in tempi realistici ho fatto a modo mio. Il Parlamento si è mosso creando la commissione parlamentare. Ma anche noi, come Consiglio di Stato, dovevamo fare qualcosa. Non potevamo restare con le mani in mano. Per questo motivo ho presentato ai miei colleghi di Governo una serie di proposte che possono essere attuate con una certa urgenza. Si tratta di una serie di misure concrete e straordinarie che possono essere realizzate dal Consiglio di Stato e sono complementari al lavoro che dovrà svolgere la Commissione parlamentare.

Cosa propongo nel concreto? Nell’Amministrazione cantonale diamo la priorità ai cittadini svizzeri e residenti per ovvii motivi. Un principio che possiamo impegnarci a garantire. Un principio che ho iniziato ad applicare nelle assunzioni del mio Dipartimento. Perché quindi non estenderlo a tutti i servizi statali? Diamo il buon esempio!

E ancora: impegniamoci ad assegnare i concorsi per le commesse pubbliche dello Stato a quelle ditte e a quelle aziende che favoriscono al loro interno un buon numero di lavoratori indigeni. Per loro sarà un incentivo ad assumere personale con il passaporto rossocrociato.

Bisognava scuotere le acque ed è quello che ho voluto fare. Ho discusso le misure con i miei quattro colleghi. Ora approfondiremo le proposte e valuteremo come attuarle. Un atto dovuto nei confronti di tutti i Ticinesi che hanno detto sì a Prima i nostri. A tutte quelle persone come Andrea che hanno riposto la loro fiducia nelle Autorità politiche.
Questo è il metodo leghista. Non ci scoraggiamo e non ci fermiamo davanti a quegli antipatici “a sa po mia”. Perché invece possiamo, anzi dobbiamo! Perché quello che voglio, quello che vuole la Lega dei ticinesi è tutelare gli interessi di tutte quelle persone che ci hanno dato fiducia. Quella fiducia che mi impegnerò sempre a garantire nel rispetto del nostro sistema democratico! Per il nostro Ticino. Per tutti i Ticinesi.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Dal Corriere del Ticino | Per attuare la volontà popolare il direttore delle Istituzioni ha presentato in Governo un piano di misure urgenti Quote minime di residenti nelle aziende per contratti e mandati pubblici – Previste penalizzazioni finanziarie

Mossa a sorpresa in Governo sull’iniziativa popolare Prima i nostri, sostenuta dal 58,3% dei ticinesi. Mentre andava in scena il duello tra chi voleva un tavolo tecnico e chi una Commissione parlamentare per passare dalle parole ai fatti, un consigliere di Stato stava elaborando una proposta d’attuazione, almeno per quanto concerne il Cantone. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi la sua idea l’ha messa sul tavolo dell’Esecutivo nel corso dell’ultima seduta plenaria, proprio mentre la commissione incaricata dal Parlamento, ha avviato i lavori, mettendo già le mani in avanti: si prevedono tempi più lunghi del previsto.

Ma torniamo al modello elaborato da Gobbi e messo nero su bianco in una Nota a protocollo del Governo, in attesa che l’intero collegio la approfondisca e renda eventualmente operativa la soluzione del collega. Quelle elencate sono ritenute delle «misure urgenti straordinarie di competenza dell’Esecutivo cantonale» per far sì che il Cantone dia fattivamente il buon esempio nell’applicare «il principio di favorire i lavoratori svizzeri o residenti. Ritenuto come il concetto di residenti è da intendere come cittadini svizzeri domiciliati in Ticino e Svizzera e di cittadini stranieri con permesso di domicilio C residenti in Ticino». L’effetto pratico – oltre a proseguire con la priorità dei residenti nelle assunzioni statali – sarà sui contratti di prestazione e le commesse pubbliche: si tratterà di fissare paletti più stretti e chi sgarrerà nel seguire le direttive che derivano dalla messa in pratica di Prima i nostri nel settore pubblico, incasserà meno. Il tutto inserendo puntuali «parametri qualitativi». Insomma, si solleticherà la controparte su uno dei nervi più sensibili: il borsellino. Nella nota si evidenza come pure il Governo «debba agire tempestivamente nei suoi ambiti di competenza nel rispetto dello spirito dell’iniziativa popolare costituzionale, indipendentemente dai lavori di competenza del Legislativo».

Nel mirino trasporti e sociosanitario

Ma veniamo alle misure pratiche. Il Governo potrebbe fissare «nei contratti di prestazione con enti parastatali una percentuale, calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, indicante la quota del personale residente in forza ad aziende di trasporto pubblico e aziende socio-sanitarie. Eccezioni devono essere approvate dal Consiglio di Stato. Fluttuazioni al di sotto della percentuale di residenti stabilita devono essere notificate al Consiglio di Stato e sono da considerarsi eccezionali e temporanee». Ogni regola che si rispetti ammette però un’eccezione: «Sulla base di un’analisi del mercato del lavoro per le singole professioni, il Consiglio di Stato definisce una tempistica entro la quale la percentuale di residenti stabilita dovrà essere raggiunta e indicherà un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica, il tutto nel rispetto del naturale ricambio del personale assunto in sostituzione di personale che abbandona l’azienda (potenziamento, sostituzione, pensionamento e dimissioni). In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato».

Paletti temporali da rispettare

E veniamo al terzo punto: «Di inserire nelle commesse pubbliche e contratti di prestazione il principio di favorire l’assunzione di residenti. Concretamente avverrà attraverso la definizione di una percentuale minima di lavoratori residenti impiegati dall’azienda (sede ticinese), calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, da raggiungere entro il momento della sottoscrizione o entro un lasso di tempo definito nel mandato, riservandosi di indicare un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica. La percentuale minima, o il rispetto del piano eventualmente deciso, deve essere mantenuta fino alla fine della validità del mandato o all’esaurimento dello stesso. In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato». In seguito, si legge che «indipendentemente dal tipo di procedura scelta per l’attribuzione di una commessa, nella scelta dell’offerente a cui attribuire la commessa, la percentuale di personale residente impiegato nella sede ticinese dell’azienda, stabilito sulla situazione della realtà specifica del mercato del lavoro delle singole professioni, deve essere uno dei criteri di aggiudicazione descritti nel bando di concorso. Analogamente il criterio della percentuale di personale residente impiegato deve valere anche per le sedi ticinesi delle aziende alle quali la prestazione, o parte della stessa, viene eventualmente, e se ammesso, subappaltata. Evidentemente sono favoriti gli offerenti con il maggior numero di residenti». Il ragionamento che sottintende la proposta è: più residenti hai in organico, maggiore è la possibilità di ricevere la commessa pubblica.

L’intervista «Ho agito un po’ da leghista e un po’ da consigliere»

Su Prima i nostri il Gran Consiglio ha appena deciso di puntare su una commissione parlamentare. Perché questa mossa ora?

«Per dar seguito alla volontà popolare il Parlamento deve e può sicuramente fare le sue riflessioni in termini di modifiche legislative. Ciò detto vi sono altri ambiti che esulano dalla competenza del Legislativo e che devono poter essere affrontate dal Governo con modifiche di prassi, regolamenti, ma anche – se opportuno – di leggi. Si trattava di non rimanere con le mani in mano, anche perché qualcuno ha avuto questa impressione. Così però non è mai stato. Il mio obiettivo è quello di procedere con un piano chiaro per quanto di nostra competenza, sfruttando i margini disponibili a livello di Amministrazione e poi estendere il tutto agli altri enti esterni».

Agendo in questo modo ha voluto dare uno scossone a tutto il Governo, che forse è stato troppo passivo?

«A mio avviso il messaggio è chiaro alla politica e al popolo. Direi quindi che lo scossone deve passare più in seno all’Amministrazione, dove talvolta non si utilizzano tutti gli spazi a disposizione per cercare di promuovere, nel rispetto delle leggi, l’economia ticinese. E per quanto riguarda i contratti di prestazioni che lo Stato fa in determinati ambiti dobbiamo renderci conto di come la spesa pubblica possa essere influenzata anche con parametri qualitativi che favoriscano l’occupazione indigena».

I suoi colleghi come hanno recepito la sua proposta?

«La disponibilità del Governo per andare in questa direzione è completamente data, tant’è che alcuni colleghi hanno già proposto delle modifiche da inserire nei vari mandati di prestazione».

In vista del 25 settembre il Governo s’era schierato all’unanimità contro l’iniziativa UDC, mentre lei non aveva mai nascosto la sua “simpatia” per Prima nostri. Il suo è un intervento in veste di consigliere di Stato o di leghista?

«Un po’ tutte e due. Ma lo leggo soprattutto come il voler dar seguito alla volontà popolare. È vero, manca ancora la garanzia federale. Ma se il Governo sfrutta appieno il margine di manovra che gli è attribuito, seguire i cittadini è cruciale al fine di dimostrare che il “sa pò mia” invece “sa pò”. Il tutto per lanciare un segnale di sostegno alla nostra economia e fugando i dubbi verso molte piccole medie imprese che si sono sentite bistrattate dopo alcune misure delle autorità fatte con lo spirito giusto ma percepite negativamente».

Ma definire delle percentuali di residenti da impiegare non si avvicina all’idea dei contingenti del 9 febbraio?

«Questo è il tocco leghista, anche se la via proposta è flessibile poiché varia a seconda delle professioni».

In che tempi ritiene che le misure avanzate possano essere attuate?

«Ora si tratta di approfondire in che modo rendere operative le proposte. Faccio un esempio: nel settore sanitario o edile, storicamente caratterizzati da manodopera straniera che non crea particolari problemi, è impensabile pretendere subito un cambio di paradigma. Nei rami diventati i nuovi campi di conquista del frontalierato, come i servizi nel terziario, devono per contro essere primariamente interessati da queste misure. Se penso poi al personale amministrativo, è uno di quei settori dove pretendo che tutti siano lavoratori indigeni».

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Da laRegione | Luce verde alla nuova Bellinzona senza i 4 Comuni contrari. L’Atac: ‘Inchiesta!’ I sindaci confidano che l’elezione sia fissata per il 2 aprile 2017 e non slitti all’autunno

Con rapidità (soltanto 5 mesi, mentre per l’iniziativa Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” ha impiegato due anni e mezzo) il Tribunale federale ha respinto il ricorso interposto dall’ex vicesindaco Ppd di Camorino Ivano Rizzi e da altre 80 abitanti della regione contro la decisione con cui il Gran Consiglio in marzo ha approvato il progetto aggregativo della nuova Bellinzona scaturito dalla votazione consultiva dell’ottobre 2015, ossia con 13 Comuni anziché 17 avendo vinto il ‘no’ ad arbedocastione, Sant’Antonino, Cadenazzo e Lumino. Facendo proprie le motivazioni contenute nel messaggio governativo avallato dal parlamento cantonale, il Tf ha stroncato su tutta la linea il ricorso sostenuto dall’Associazione ticinese per l’autonomia dei Comuni (Atac), secondo cui sarebbe stato opportuno risottoporre il progetto a una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. A questo punto i lavori preparatori, proseguiti senza attendere Losanna, possono puntare alle elezioni che la Direzione politica confida possano tenersi il 2 aprile 2017, come per il nuovo Comune aggregato della Riviera, e non nell’ottobre successivo, così da non accorciare ulteriormente la nuova legislatura (che già sarebbe di 3 anni anziché 4) e avviare il prima possibile la nuova macchina istituzionale, peraltro presentando senza ritardi, in autunno, il Preventivo 2018 della nuova Bellinzona. Aprile dunque? Il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, è possibilista, «ma devo ancora discuterne col governo e con la Direzione politica dell’aggregazione. Vorrei una decisione condivisa». Un punto ritenuto sensibile è infatti il relativamente poco tempo a disposizione per allestire e depositare le liste (fine gennaio) con i candidati a Municipio e Consiglio comunale.

Uguali all’80 per cento

Non si dovrà dunque indire una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. Infatti a torto – scrive il Tf – i ricorrenti hanno incentrato le loro critiche fondandosi sulla sentenza del medesimo Tribunale federale relativa alla creazione del Comune di Monteneri. In quell’occasione, avendo Mezzovico detto ‘no’ in votazione consultiva, la massima corte giudiziaria elvetica aveva indicato la necessità di richiamare alle urne la popolazione degli altri cinque Comuni dichiaratisi favorevoli, ritenendo proprio Mezzovico il perno economico dell’aggregazione, senza il quale il progetto risultava monco e meno sostenibile. Nella votazione bis, il progetto a 5 di Monteceneri fu poi avallato dalla popolazione senza i contrari Mezzovico e Isone. “Le due cause – ribadisce il Tf sconfessando i ricorrenti e definendo generiche le loro critiche – non sono per nulla comparabili” esistendo “differenze sostanziali”. In soldoni, mentre Mezzovico era il perno, qui senza i quattro contrari la nuova Bellinzona a 13 viene confermata all’80% rispetto a quella a 17 per territorio (78%), popolazione (79%, con 42mila abitanti anziché 52mila), risorse fiscali (80% nonostante la rinuncia del ricco Sant’Antonino) e posti di lavoro (81%). Quanto alla zona industriale di Castione, indicata dal Cantone come uno dei due poli di sviluppo economico del Bellinzonese insieme a Camorino e Giubiasco, il Tf ricorda che la sua pianificazione è ancora ferma a causa di ricorsi. Tutto ciò induce il Tf a smentire i ricorrenti laddove asserivano che le differenze fra le due nuove Bellinzone a 13 e 17 sarebbero state addirittura più evidenti di quelle fra Monteceneri con e senza Mezzovico. Altro punto a sfavore dei ricorrenti: l’allora decisione del Tf ha indotto la politica a modificare la Legge cantonale sulle aggregazioni, consentendo al Consiglio di Stato di escludere uno o più Comuni non fondamentali ed evitando di dover sottoporre in votazione consultiva più scenari alternativi. Perciò anche su questo punto Losanna ritiene corretta la via intrapresa nel Bellinzonese e dal Cds. Pure avallato, infine, l’ampio sforzo informativo compiuto dalla Direzione di progetto, che ha permesso alla popolazione di conoscere preventivamente le criticità emerse nei Comuni: “Era quindi assolutamente chiaro ai votanti – chiude il Tf – che il progetto, con ogni probabilità, sarebbe stato ridimensionato”.

Gobbi: ‘Il tribunale ha fatto sue le criticità già evidenziate’

La notizia ieri mattina è stata diffusa dal Dipartimento delle istituzioni, che ritiene il progetto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione “riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata grazie alla volontà locale di promuovere dal basso” la fusione. Il consigliere di Stato Norman Gobbi si dice altresì soddisfatto perché il Tf ha fatto propri i punti sensibili evidenziati nel messaggio governativo sottoposto al Gran Consiglio: «Messaggio che già affrontava tutte le criticità ed evidenziava le ora confermate differenze fra il caso di Bellinzona e quello di Monteceneri». Salutando con “grande soddisfazione” la sentenza del Tf il Ppd prende le distanze dal ricorso, il cui primo firmatario era l’ex vicesindaco popolare-democratico di Camorino Ivano Rizzi. I lavori per la nascita della sezione Ppd aggregata sono conclusi e lunedì sera 21 novembre, al Ciossetto di Sementina, si terrà l’assemblea costitutiva che ufficializzerà anche i vertici. Nella nuova città il Ppd intende “giocare un ruolo da protagonista, prestando grande attenzione ai quartieri e alla loro crescita, alla valorizzazione del territorio e all’ascolto dei cittadini”. Anche la nuova sezione Ps intende “giocare un ruolo da protagonista nel futuro della nuova Bellinzona” mettendo a disposizione le proprie migliori risorse. Quanto alla decisione del Tf, “è un altro tassello fondamentale per l’avvio di una nuova era istituzionale, che crediamo permetterà alla nuova città di diventare ancora più dinamica e attrattiva e soprattutto di riuscire a cogliere appieno le opportunità che le si presenteranno”.

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

Dal Giornale del Popolo | Per Losanna non c’è alcuna differenza sostanziale con il progetto originario e la coerenza territoriale è data.

«Il Tribunale federale dà il via libera alla Nuova Bellinzona con piena soddisfazione del Dipartimento delle istituzioni»: è attraverso i social che il consigliere di Stato Norman
Gobbi ha dato la notizia, anticipando di pochi minuti il comunicato del Consiglio di Stato. È anche da questo dettaglio che si può calibrare il grado (elevato) di felicità e forse anche di sollievo del direttore del Dipartimento delle Istituzioni e, ovviamente, del Governo nel suo insieme. Losanna ha quindi deciso di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese e l’aggregazione del Bellinzonese
può procedere. Mon Répos ha detto di no al ricorso inoltrato dall’avvocato Fabrizio Monaci per conto di 81 cittadini domiciliati nei Comuni di Camorino, Pianezzo, Bellinzona, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Monte Carasso, Preonzo e Sementina, che chiedevano di ripetere la votazione visto che dalle urne era uscita un’aggregazione ridotta rispetto a quella proposta, che – ricordiamo – alle origini comprendeva 17 Comuni. Una differenza ora indicata come sostenibile da Losanna per garantire alla nuova Bellinzona una corretta operatività in linea con gli intendimenti. «La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona – spiega
Gobbi – rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, questo, che riteniamo di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 Comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione. Il Dipartimento delle istituzioni, che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni, non può che salutare positivamente la sentenza del Tribunale federale». Ora si guarda già alla creazione del nuovo Comune, ovvero a quando la popolazione sarà chiamata alle urne per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale. La data esatta delle elezioni sarà fissata solo prossimamente dal CdS, anche se i sindaci della Nuova Bellinzona sono certi che si voterà il 2 aprile 2017.

«A 13 va benissimo»
Basterebbe questa frase per spiegare il tutto: «Poiché il progetto a 13 Comuni non si discosta sostanzialmente da quello a 17 proposto in votazione, le autorità cantonali non dovevano indire un nuovo scrutinio prima di decretare l’aggregazione». Il Tribunale federale è quindi estremamente chiaro: non c’è nulla da spartire con il caso di Monteceneri, dove si era votato una seconda volta in quanto l’aggregazione a 5 emersa dal voto cozzava nella sostanza con quella originaria, prevista a 7. Invece, per il TF Arbedo-Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo (i 4 Comuni contrari) «non sono essenziali ai fini della fusione» e l’aggregazione a 13 è da ritenersi altrettanto solida rispetto a quella che si era schierata ai nastri di partenza. Infine, non è passata nemmeno la tesi secondo cui l’inclusione di Claro nella Nuova Bellinzona avrebbe posto un problema di coerenza territoriale. Anche qui il TF non si perde in troppe parole: «È sufficiente dare uno sguardo alla cartina (cfr. immagine, ndr) per accertare che l’aggregazione dei 13 Comuni forma un’entità territoriale coerente e compatta».

 

“Fusioni, tendenza svizzera”

“Fusioni, tendenza svizzera”

Da Rsi.ch l Il ministro delle istituzioni, Norman Gobbi, afferma che tocca ora al Locarnese dare il la a progetti aggregativi

“I tempi sono molto stretti, ma con questa decisione siamo fiduciosi di poter indire le elezioni comunali il prossimo aprile”. Parole di Norman Gobbi, che senza nascondere soddisfazione commenta alla RSI il respingimento del ricorso sulla Nuova Bellinzona da parte del Tribunale federale.

“A livello politico – spiega il ministro delle istituzioni – si è cercato negli ultimi anni di rafforzare gli agglomerati, i poli urbani, perché le città fungono sempre più da motori per l’economia e dal punto di vista della formazione, della cultura nonché per quanto riguarda l’offerta per il tempo libero: le aggregazioni sono una tendenza in atto in tutta la Svizzera”.A Lugano, aggiunge Gobbi, non senza difficoltà, si sono raggiunti risultati concreti: “Dopo Bellinzona; tocca ora al Locarnese doversi fare attore del proprio destino, ma vista l’esperienza del Bellinzonese, anche intorno alla Maggia l’aggregazione dovrà partire dal basso”.

Sempre per quanto riguarda la nuova, grande, capitale, le liste per le elezioni legislative e del Municipio devono essere depositate entro gennaio. Per bocca del vicepresidente Dante Scolari, l’associazione per l’autonomia dei comuni ticinesi, che sosteneva il ricorso contro l’aggregazione a 13, si è invece detta sconcertata dalla tempistica adottata dal Tribunale federale.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fusioni-tendenza-svizzera-8328706.html

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione odierna del Tribunale federale di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese. Prossimamente il Consiglio di Stato stabilirà la data delle elezioni comunali per la Nuova Bellinzona.

La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, quello della nuova Bellinzona, ritenuto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni saluta positivamente la sentenza odierna del Tribunale federale.
Prossimamente il Consiglio di Stato dovrà determinarsi sulla data in cui sarà possibile organizzare le elezioni per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale della città.

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Da Ticinonews.ch

Si è parlato anche a Berna della vasta operazione antiterrorismo che ha portato ieri alla perquisizione in Germania di 200 appartamenti ed uffici ricollegabili al gruppo Die Wahre Religion (la vera religione), messo al bando dal ministro dell’interno tedesco Thomas de Maizière (vedi articolo suggerito). Ma in Svizzera – dove il gruppo è anche attivo – è possibile bandire questa organizzazione salafita?

“Le procedure da noi, rispetto alla Germania sono più complesse. Abolire un’associazione tout court è un processo molto più lungo” spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, interpellato dai colleghi di Radio 3i. “Sappiamo bene che in Germania esiste una legge nell’ambito della protezione dello Stato molto più snella per i divieti.”

“Credo tuttavia” continua Gobbi, “che proibire un’associazione non significa risolvere il problema. Credo molto di più in un lavoro corretto di polizia nell’intervenire e nell’arrestare le persone coinvolte in modo tale da smantellare i gruppi pericolosi.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni sottolinea che nelle aree linguistiche della Svizzera c’è “una grande permabilità” con i relativi Paesi confinanti, ciò che ci rende vulnerabili. “Spesso la Svizzera è considerata dalle organizzazioni criminali un po’ come un’isola felice, perché magari abbiamo anche una situazione di codice penale leggero rispetto ad altri” dichiara Gobbi. “Ne abbiamo discusso proprio settimana scorsa con il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, proprio per capire come è possibile modificare il codice penale per rafforzarlo, per poter poi intervenire correttamente contro le organizzazioni criminali.”

http://www.ticinonews.ch/ticino/328933/organizzazione-salafita-bandita-in-germania-e-da-noi