Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Dal Corriere del Ticino | Alla lente una revisione della Legge sugli alberghi e la ristorazione – Lo scenario: chiusura posticipata alle 2 – Norman Gobbi: «Le regole attuali sono troppo rigide, dobbiamo tenere vivo un settore in grave difficoltà»

A distanza di sei anni dalla revisione totale della Legge sugli alberghi e sulla ristorazione (Lear), per il settore è già tempo di una nuova ristrutturazione. Dopo essere stata approvata quasi all’unanimità dal Gran Consiglio nel giugno 2010, dallo scorso ottobre la legge cantonale è oggetto di analisi e approfondimenti da parte di un gruppo di lavoro istituito dal Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo? Rivedere una legge che, come ci conferma il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi «è troppo rigida», nonché proporre «misure legali, pratiche e procedurali per sviluppare il settore degli esercizi alberghieri e della ristorazione». Una revisione richiesta a gran voce non solo dal mondo della ristorazione che ha più volte puntato il dito contro la concorrenza di take away e street food, ma anche da 8.190 cittadini che nel 2015 hanno sottoscritto l’iniziativa «Bar 3.0». Lanciata da un’alleanza interpartitica tra i movimenti giovanili, l’iniziativa popolare mira a prolungare l’apertura degli esercizi pubblici il venerdì, il sabato e durante i prefestivi sino alle 3 del mattino. Una richiesta questa parzialmente accolta dal gruppo di lavoro, che propone al Governo un allentamento sugli orari. «L’iniziativa ‘‘Bar 3.0’’ è stata posta in consultazione ma non ha ricevuto grandi plausi da parte dei Municipi – ci spiega Gobbi – anzi, c’è stata una forte opposizione alla proposta. La nostra idea è dunque quella di trovare una via di mezzo e di spostare dalla 1 alle 2 la chiusura notturna». Ma non solo. Per lasciare una certa autonomia a chi opera nel ramo, la proposta di revisione prevede altresì di «consentire delle chiusure anticipate, proprio perché se ci sono zone come i centri urbani o le regioni turistiche più interessate a chiudere alle 2, allo stesso tempo ci sono esercizi situati in località discoste che non hanno nessun interesse a restare aperti così a lungo», specifica Gobbi. E se da un lato c’è la volontà di tendere la mano agli esercenti, dall’altro non manca un occhio di riguardo verso i cittadini che vivono a stretto contatto con i locali pubblici. In tal senso, il direttore delle Istituzioni rassicura sul fatto che «le autorizzazioni e le deroghe resteranno di competenza dei Comuni che conoscono meglio la situazione e che potranno decidere se prolungare l’orario di apertura dei locali».

Sempre in termini di deroghe, tra le modifiche avanzate dal gruppo di lavoro vi è poi uno snellimento «delle procedure amministrative per i permessi in occasione di eventi speciali e che oggi hanno una durata massima di due settimane – aggiunge Gobbi – l’intento è quello di diminuire l’onere amministrativo e rispondere allo stesso tempo all’evoluzione di usi e costumi della clientela e dei turisti».

Ma la revisione della norma non verte unicamente su deroghe e orari. Tra le modifiche alla lente anche l’obbligo, per i take away, di sottostare alla Lear. «Fino ad oggi questi servizi sono stati gestiti secondo la legge del commercio e quindi con limiti diversi dagli esercizi pubblici – precisa il consigliere di Stato – penso però che si sia riuscita a trovare un’intesa tra GastroTicino, HotellerieSuisse e le diverse associazioni dei take away che sedevano al tavolo di lavoro». In tal senso, l’indirizzo auspicato è quello di adottare un sistema di «regole più chiare e semplici che riconoscano sì le mutate modalità di consumo della popolazione, ma che non vadano a regolamentare eccessivamente un settore che vive una forte concorrenza non solo interna, ma anche transfrontaliera». Come ci conferma il direttore delle Istituzioni, si vuole evitare di inserire nuove regole «fin troppo vessatorie nell’ambito, ad esempio, della ristrutturazione degli esercizi pubblici».

Infine, toccate dalla revisione saranno anche le autorizzazioni per gli esercizi «con offerta di alloggio». «Pensiamo ad esempio alle proposte quali AirB&B o Tripadvisor che si promuovono tramite piattaforme online – continua Gobbi – nella nuova legge vi saranno capitoli appositi volti non solo ad assicurare un maggior controllo dei pernottamenti, ma anche per evitare erosioni fiscali». In un discorso più generale, per il direttore delle Istituzioni è importante ribadire che «non sarà una legge più restrittiva perché l’obiettivo è comunque quello di tener vivo un settore che è in grave difficoltà».

Presentate le proposte di modifica, spetterà ora al Dipartimento delle istituzioni avanzare «in tempi brevi una modifica della legge all’attenzione del Gran Consiglio». Modifica questa che, come conclude Gobbi, procederà a tappe, «partendo dagli orari delle aperture serali». Intanto, soddisfazione è stata espressa dal comitato di Generazione giovani del PPD che «auspicava questi passi per rendere il Ticino più attrattivo e competitivo sul piano nazionale, ma anche internazionale».

(Articolo di Viola Martinelli)

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi: «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate nel tempo da parte dei residenti e dei turisti».

Sta venendo alla luce una revisione di legge molto importante. Stiamo parlando della normativa che regolamenta gli esercizi alberghieri e la ristorazione: la Lear.

Infatti, lo scorso ottobre, il Governo aveva istituito un gruppo di lavoro con le varie associazioni di categoria, l’associazione dei Comuni, le Polizie comunali, ecc., con l’obiettivo di proporre riflessioni su più ambiti d’intervento. Inoltre si voleva e si vuole dare una risposta all’iniziativa popolare legislativa “Ticino 3.0 Bar aperti fino alle 3” con la quale si chiedeva una proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici.

Il gruppo di lavoro ha elaborato le sue riflessioni che hanno visto emergere l’esigenza di un sistema di regole più chiare e semplici. Uno spirito che ha poi portato a formulare alcune proposte concrete come ad esempio la proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici alle 2 di notte.

In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi che ora ha in mano il dossier. «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate anche per il consumo. Gli usi e i costumi dei residenti e dei turisti sono cambiati negli ultimi anni. In particolare vogliamo regolamentare meglio i take away, ma anche mettere ordine nei permessi speciali, allungandoli dagli attuali 15 giorni a 3 mesi per rispondere a necessità nuove, soprattutto nel periodo estivo. Nel contempo vogliamo semplificare, dal punto di vista amministrativo, le regole di un settore che è fortemente sotto pressione come quello dell’albergheria e della ristorazione».

Per quanto riguarda la classificazione degli esercizi pubblici si intende ridurre le denominazioni. «Da un lato intendiamo tutelare quelle che hanno un carattere locale
e tipico come i grotti, ma d’altro lato intendiamo lasciare più libertà ai singoli esercizi pubblici di chiamarsi come vogliono».

Una semplificazione burocratica anche per quanto riguarda i requisiti strutturali e igienici degli esercizi pubblici e le autorizzazioni per gli esercizi con offerta di alloggi.

Tornando sull’orario di chiusura Gobbi spiega: «Vogliamo elaborare un messaggio in tempi brevi soprattutto per rispondere all’iniziativa dei movimenti giovanili che in questa fase coinvolgeremo. Personalmente mi sembra che questo compromesso vada incontro alle loro esigenze, ma anche alle critiche arrivate dalle Polizie comunali e dai Comuni. Ci sarà comunque anche la possibilità di concedere chiusure anticipate. Non sempre e non ovunque è necessario tenere aperto fino alle 2 di notte».

Interesse dai giovani PPD
Da parte sua il Comitato di generazione Giovani prende atto con piacere che l’iniziativa lanciata dai gruppi giovanili abbia attivato il CdS nel rivedere tutti gli aspetti della Legge. Il prolungamento degli orari fino alle 2 nel fine settimana e nei giorni prefestivi è visto con interesse dal Comitato che auspicava questi passi per rendere il Cantone più attrattivo e competitivo.

(Articolo di Nicola Mazzi)

L’ira del Pirellone sul Ticino

L’ira del Pirellone sul Ticino

Dal Giornale del Popolo | Dopo la tentata rapina a Monteggio e il traffico in tilt, la Regione Lombardia approva una mozione con cui si chiede di vietare la chiusura delle frontiere

Tutti contro la Svizzera. È stato unanime, ieri pomeriggio, il voto del Consiglio
regionale della Lombardia a favore di una mozione vertente su quanto capitato il 5 dicembre, dopo la fallita rapina alla Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio, ovvero la chiusura dal versante ticinese dei valichi di frontiera, che ha causato code chilometriche, giacché l’orario del tentato assalto è coinciso con il rientro a casa dei frontalieri.

Marsico (FI): «Violato Schengen»
Il primo firmatario dell’atto parlamentare presentato al Pirellone è stato il varesino Luca Marsico (Forza Italia), il quale ha sostenuto che «attraverso l’approvazione di questo atto, il Consiglio regionale lombardo ha declinato un impegno preciso che va nella direzione dell’assoluta tutela degli oltre 60.000 lavorativi italiani frontalieri. È necessario infatti che non si ripetano azioni unilaterali da parte della Confederazione Elvetica in violazione del trattato di Schengen, oltre che lesive dei diritti dei lavoratori italiani». Delle parole per nulla tenere nei confronti delle autorità ticinesi, anche se, ha concluso Marsico, «auspico che per il futuro si possa giungere a una piena condivisione, evitando azioni, come quella di specie, non motivate né giustificate dalle norme come nel caso occorso lo scorso dicembre, che non presentava affatto minaccia grave per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato».
Come detto, anche gli altri gruppi (PD, Lega Nord, Movimento 5 stelle) hanno appoggiato compattamente la mozione, che, rispetto al testo originale, è stata resa più stringente da un emendamento avanzato dai leghisti d’oltreconfine. Come ha proposto il consigliere del Carroccio Dario Bianchi, il testo approvato dalla Lombardia impone alla sua giunta di pretendere, tramite il Governo romano, spiegazioni formali dalla Svizzera, e, qualora queste spiegazioni non fossero ritenute pertinenti, di chiedere il deferimento della Confederazione di fronte al Comitato esecutivo di Schengen, per violazione dei trattati. Oltretutto il leghista ha chiesto che «vengano riconosciuti formalmente da parte elvetica i danni causati ai nostri cittadini». Inoltre va detto che anche la giunta regionale, per bocca dell’assessora Francesca Attilia Brianza (Lega Nord), ha appoggiato la mozione. La rappresentante dell’Esecutivo in particolare ha sostenuto che «c’è stato sicuramente un disagio, causato anche dalla coincidenza col rientro dei frontalieri proprio a quell’ora, ma è un disagio che noi non giustifichiamo». L’esponente della giunta ha affermato anche che, a suo avviso, il Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso «non sarebbe stato sufficientemente sollecitato» in tale circostanza e che, per evitare in futuro situazioni simili, della questione verrà investito anche il “tavolo sulla sicurezza” della Regio Insubrica.

Gobbi ribatte: «Tutto regolare»
Quanto accaduto ieri al Pirellone ovviamente non cambia la posizione già espressa dal Consiglio di Stato, in particolare dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale, raggiunto a Berna dal GdP subito dopo il voto lombardo, ha ribadito che le autorità ticinesi hanno agito correttamente. Inoltre ha sostenuto che «le nostre forze dell’ordine hanno una missione primaria: garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio in cui viviamo. È quello che ho evidenziato a inizio dicembre dello scorso anno quando ho commentato una prima reazione da parte italiana. Ed è quello che voglio ribadire anche di nuovo alla luce della mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia». Dunque il consigliere di Stato ha confermato che «non si è trattato di un’azione spropositata: il dispositivo cantonale in caso di questi reati gravi prevede dei controlli intensivi alle frontiere nel momento in cui scatta l’allarme. Tra le misure è anche possibile bloccare le frontiere in modo temporaneo per evitare la fuga oltreconfine. Il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale è stato inoltre da subito coinvolto nell’operazione e ha informato i comandi provinciali di polizia della chiusura dei valichi».

Il precedente degli arresti nel 2015
Infine il consigliere di Stato ha ricordato che il sigillo dei nostri confini è stato attuato diverse volte anche in passato, con successo. «Il blocco della frontiera scattò anche alla fine di marzo 2015 – ha concluso Gobbi – quando fu commessa una rapina a mano armata ai danni di un distributore di benzina. Grazie alla chiusura temporanea dei valichi regionali fu possibile procedere all’arresto sul nostro territorio degli autori del reato. Misure di questo tipo servono per tutelare un bene fondamentale: la sicurezza del Ticino e della regione intera. Non sono atti discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri. La collaborazione con le autorità italiane in materia di sicurezza è ottima, l’ho già ribadito a più riprese. Prossimamente incontrerò ancora il prefetto di Como, con il quale abbiamo degli ottimi rapporti. Inoltre il Governo di Roma sta collaborando attivamente con le autorità federali e cantonali per l’esperimento di chiusura notturna di alcuni valichi annunciato dal Consiglio federale».

“Da Vismara accuse fuori luogo”

“Da Vismara accuse fuori luogo”

Gobbi replica al sindaco di Paradiso che grida al complotto: “Non sono stato io ad annullare le elezioni”

“Le accuse del sindaco di Paradiso sono gratuite, infondate e fuori luogo.”

Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato, replica alle dichiarazioni del sindaco di Paradiso Ettore Vismara, che ha accusato lo stesso consigliere di Stato e il sindaco di Lugano Marco Borradori di aver annullato le elezioni comunali dello scorso mese di aprile nell’ambito di un complotto per forzare il suo Comune ad aggregarsi con Lugano (vedi articolo suggerito).

“Voglio ricordare che a stabilire l’annullamento delle elezioni comunali è stato il Tribunale amministrativo cantonale e non il mio Dipartimento” prosegue Gobbi. “Come tutti sanno la separazione dei poteri nel nostro Paese è sacrosanta. Nel Comune luganese si sono verificati gravi errori di procedura che hanno portato alla decisione del TRAM di invalidare l’elezione. Un fatto grave che ha intaccato un principio fondante della nostra democrazia: la sacralità del voto.”

Il consigliere di Stato ricorda poi che, peraltro, “il Municipio di Paradiso non ha inoltrato ricorso al Tribunale federale sulla decisione emessa dall’Autorità giudiziaria cantonale.”

“Le accuse del sindaco lasciano quindi il tempo che trovano” dichiara Gobbi. “Si tratta evidentemente di uno sfogo personale.”

“Vismara ha mischiato il discorso delle elezioni da rifare con i progetti aggregativi” afferma ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Si tratta di una visione, quella delle aggregazioni, che abbiamo presentato nuovamente nei mesi scorsi ai Comuni degli agglomerati urbani del Luganese, del Mendrisiotto e del Locarnese per riaccendere il dibattito e sentire la loro opinione. Si tratta – come ho già detto più volte – di tracciare le basi per definire il Ticino di domani, un Ticino che sia competitivo e pronto a raccogliere le sfide future che si presenteranno.”

“Ma l’ultima parola” sottolinea in conclusione Gobbi, “non sarà la mia o quella dei sindaci: saranno le cittadine e i cittadini del nostro Cantone ad esprimere come previsto dal nostro sistema democratico.”

Da Ticinonews del 9 gennaio 2017

 

Quatre visages clés du populisme helvétique

Quatre visages clés du populisme helvétique

Da Tribune de Genève (tdg.ch) | Trois forces politiques s’en prennent constamment aux élites qui ne respecteraient pas la vraie volonté du peuple. Il s’agit de l’UDC, premier parti suisse, de la Ligue tessinoise et du MCG.

Parler de «populisme», c’est s’avancer sur un terrain miné. Cette formule fourre-tout, collée à certains pour les discréditer d’emblée, est généralement utilisée pour qualifier un parti qui se revendique comme le vrai représentant du peuple face à une élite sourde à la volonté populaire. Ce mouvement a souvent un chef charismatique qui fait «monter la sauce», assure une visibilité publique forte et qui se traduit ensuite par des gains électoraux importants.

A cet aune-là, trois forces politiques peuvent se ranger sous l’étiquette populiste: l’Union démocratique du centre (UDC), la Lega (Ligue des Tessinois) et le Mouvement citoyens genevois (MCG). L’UDC est le mouvement qui a le plus prospéré. Petit parti gouvernemental à la tradition agrarienne et de centre droit, il est devenu la première force politique du pays. Et de loin. Aux dernières élections fédérales en 2015, il frôle la barre des 30% des voix et dispose de deux conseillers fédéraux.

La transformation de l’UDC en une droite conservatrice musclée a été enclenchée dans les années 90 par son leader Christoph Blocher. Ce dernier, qui reste aujourd’hui chef de la stratégie du parti, apparaît cependant moins sur le devant de la scène. On assiste à la montée en puissance du rédacteur en chef et conseiller national Roger Köppel (voir ci-dessous). Du côté romand, c’est toujours le conseiller d’Etat Oskar Freysinger qui tient le haut du pavé. C’est lui qui a amené le parti à lutter contre l’islamisme.

Alors que l’UDC se positionne clairement à droite sur les questions économiques, la Lega et le MCG ont au contraire une composante sociale très affirmée. Les deux mouvements n’en sont pas au même stade de développement. La Lega, premier parti du Tessin, est devenue incontournable dans son canton et dispose de deux conseillers d’Etat. Le MCG n’a pas pu percer pareillement à Genève même s’il compte désormais un conseiller d’Etat en la personne de Mauro Poggia. Les trois partis se rejoignent essentiellement sur les questions de sécurité, d’identité et de préférence indigène pour l’emploi.

Il faut noter que le populisme n’épargne pas la gauche dure qui, elle, dénonce une élite économique assoiffée de profits au détriment du peuple. En Suisse, son poids politique est nettement plus faible.

Roger Köppel: l’intellectuel
Rédacteur en chef de l’hebdomadaire de la droite nationale et conservatrice la Weltwoche, le Zurichois se démultiplie sur la scène politique depuis qu’il est entré au Conseil national, en 2015. Meilleur élu de Suisse à la Chambre basse, il a reçu d’emblée la responsabilité du dossier européen à l’UDC. La loi d’application de l’initiative «Contre l’immigration de masse», votée en décembre par le parlement, l’a fait sortir de ses gonds. On l’a vu vitupérer dans une vidéo de présentation de son journal tournée au cœur du Palais fédéral pendant la session des Chambres. «Enterrement de la démocratie», «gifle d’une pseudo-élite à la population», «commando suicide du PLR et du PS», s’est écrié ce grand admirateur de Christoph Blocher. Journaliste et politicien de premier plan, il mélange allègrement ses deux casquettes. Très bon orateur, provocateur né, il a le don d’exaspérer la gauche. Il a même réussi à faire sortir la conseillère fédérale Simonetta Sommaruga de la salle du National en la mettant en cause.

Eric Stauffer: le trublion déchu
Il a déboulé comme un chien dans un jeu de quilles sur la scène politique genevoise. Ancien membre du Parti libéral, déçu de l’UDC, il fonde en 2005 le Mouvement citoyens genevois. Il s’inspire alors directement de la Ligue des Tessinois qui cartonnait déjà à l’époque. Le verbe coloré, la dent dure contre les partis en place, il se proclame défenseur du peuple face aux élites. Le positionnement du parti? Ni droite, ni gauche. En fait, il milite à la fois pour un renforcement de la sécurité publique et de la sécurité sociale. Le succès est immédiat au Grand Conseil. Il fait grandir le parti en exploitant une nouvelle cible: les frontaliers. Faute d’alliance de poids et en raison de ses foucades, Eric Stauffer ne réussira jamais à se faire élire au Conseil d’Etat. En 2016, sentant son mouvement lui échapper, il tente un come-back à la présidence. Il échoue pour une voix et démissionne. Depuis, il menace régulièrement de fonder un parti dissident pour se relancer dans l’arène politique.

Norman Gobbi: le chef de police
La Suisse a véritablement découvert Norman Gobbi lorsqu’il a pris à la dernière minute sa carte à l’UDC pour devenir candidat officiel au Conseil fédéral. C’était lors de la succession d’Eveline Widmer-Schlumpf en 2015. Qu’on ne s’y trompe pas. Le Tessinois défend cependant avant tout les intérêts de son parti, la Ligue des Tessinois (La Lega). Diplômé en sciences de la communication, conseiller national pendant un an, il accède au Conseil d’Etat tessinois en 2011 à l’âge de 34 ans. Il dirige le Département des institutions, qui supervise notamment la police et la justice. Très bien réélu, il est désormais une figure de proue de la Lega où il se profile comme protecteur des frontières et rempart contre les travailleurs frontaliers italiens. C’est lui qui exige de ces derniers un extrait du casier judiciaire avant qu’ils ne puissent travailler au Tessin. Sa candidature au Conseil fédéral a coulé suite à une attaque du PS aux Chambres fédérales qui l’a jugé inéligible notamment pour «ses travers racistes».

Oskar Freysinger: le fantasque
Yvan Perrin ayant dû démissionner pour cause de maladie, Oskar Freysinger est le seul conseiller d’Etat UDC romand en exercice. Elu avec un score canon en 2013, il souhaite rempiler en mars 2017. En pleine campagne, il vient de commettre une énorme bourde en mandatant un survivaliste, revendiquant «son côté Waffen SS» dans une vidéo. L’homme a été viré depuis. Toujours en perpétuelle bisbille avec les médias qui le critiquent, le fantasque Freysinger aime régler ses comptes sur son site Internet «Oskar et vous». Depuis qu’il a quitté son poste de conseiller national, il ne joue plus un rôle de premier plan à l’UDC Suisse. Sa fonction ministérielle l’accapare même s’il trouve toujours le temps d’aller répandre la bonne parole de la droite musclée à l’étranger dans des assemblées plus ou moins fréquentables. Un prosélytisme idéologique qui a toujours irrité la direction de l’UDC Suisse. Celle-ci craint tout contact avec des mouvements d’extrême droite en Europe.

(TDG)

Quatre visages clés du populisme helvétique: http://www.tdg.ch/suisse/quatre-visages-cles-populisme-helvetique/story/24381030 (Foto: Keystone/ Laurent Guiraud)

“Berna riconosce la situazione eccezionale ticinese”

“Berna riconosce la situazione eccezionale ticinese”

Da Ticinonews.ch | Il ministro Norman Gobbi saluta positivamente la proposta di Ueli Maurer di schierare almeno 50 militari al confine

Dal prossimo anno almeno 50 militari dovranno essere schierati alle frontiere per l’emergenza migranti. Lo ha dichiarato il Consigliere federale Ueli Maurer.

Una notizia salutata positivamente dal ministro ticinese Norman Gobbi: “La Confederazione riconosce la situazione eccezionale, e la posizione delicata del Ticino”.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni auspica che il provvedimento entri in vigore al più presto, e che una buona parte dei 50 militari venga schierata in Ticino, a supporto delle Guardie di confine.

Guarda il servizio TG di TeleTicino: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/340330/berna-riconosce-la-situazione-eccezionale-ticinese

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Da Mattinonline.ch |

In questo Natale dalle temperature primaverili e contraddistinto dal vento da nord, il sistema di protezione della popolazione non può abbassare la guardia. E i nostri pompieri non l’hanno fatto, rispondendo subito presente ai vari incendi nelle zone montane e boschive divampati prima e dopo la Santa festività. Dai corpi urbani sino a quelli di montagna, lo spirito pompieristico ticinese si fonda sul volontariato, indispensabile al fine di garantire gli effettivi e la capacità di risposta immediata in caso di eventi.

L’attaccamento del milite alla sua missione di pompiere è alto ed è stato dimostrato ancora in questi giorni con militi impegnati anche di notte a lottare contro gli incendi in zone impervie. Rivolgo quindi un grazie a tutti i pompieri impegnati nella nostra protezione, anche e soprattutto in questi dì di festa.

Norman Gobbi

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

Dal Corriere del Ticino | L’intervista

«Polizia ticinese» è il nome del gruppo di lavoro creato dal Governo e che dovrà presentare entro un anno nuove proposte organizzative e di collaborazione tra cantonale e comunali. A chi si chiederà «ancora un tavolo di riflessione» come replica?

Non si tratta tanto di riflettere, ma piuttosto di concretizzare. Vogliamo realizzare un progetto grazie a un gruppo di lavoro formato da funzionari pubblici, politici e rappresentanti delle forze dell’ordine. Tutte persone che conoscono a fondo la situazione del Cantone e che potranno così descrivere l’evoluzione futura della nostra polizia sulla base del passato e del presente. In questo modo sono sicuro che troveremo la miglior soluzione per il nostro territorio, che tenga soprattutto conto di quanto fin qui maturato con la collaborazione tra comunali e la cantonale. Il risultato finale del gruppo di lavoro sarà sottoposto alla conferenza consultiva sulla sicurezza e poi sarà messo in consultazione ai Comuni».

Cantonali e comunali: la quadratura del cerchio sembra un eterno dilemma. Come lo spiega?

«In questi anni, come responsabile della sicurezza ho avuto modo di confrontarmi con gli attori del settore: enti locali, cittadini, politici, rappresentanti delle forze dell’ordine per citarne alcuni. L’obiettivo che tutti hanno è sempre uno solo: garantire la sicurezza. A volte però ci si arrocca dentro i propri confini comunali, sfoderando campanilismi più o meno marcati che ci fanno perdere di vista la nostra missione, e ci fanno dimenticare che i fenomeni che creano insicurezza ahinoi non conoscono confini. Un primo passo è stato compiuto con la regionalizzazione delle polizie comunali, anche se ciò non basta. Bisogna sviluppare un progetto che consenta di garantire efficacemente la sicurezza ma con l’impiego efficiente delle risorse disponibili».

Cosa si attende entro la fine del 2017? Una pozione miracolosa?

«Mi attendo e mi impegnerò in prima persona per un progetto realistico e ben ponderato, che ci permetta di creare una Polizia ticinese pronta per le sfide di questo secolo».

Concretamente lei auspica possa tornare in auge la polizia unica?

«L’ho detto in occasione della discussione in Parlamento sulla mozione presentata dal deputato Giorgio Galusero che ha avuto luogo nell’estate del 2015. Voglio parlare espressamente di polizia ticinese e non di polizia unica. Una polizia di tutti i cittadini che
costruiremo insieme e che possa rispondere alle nuove sfide. Un progetto che dovrà soprattutto considerare il lavoro impostato in questi anni di attuazione della collaborazione tra la cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per
i cittadini».

Il cittadino chiede sicurezza. In che senso maggiore collaborazione significherebbe raggiungere l’obiettivo?

«I nostri agenti sul territorio sono il primo riferimento dei cittadini: la loro divisa è blu, indipendentemente dallo stemma portato sul braccio. Al cittadino non interessa se appartengano alla comunale o alla cantonale: l’importante è che rispondano ai bisogni concreti della popolazione e tutelino l’ordine pubblico e la sicurezza. Occorrerà rafforzare l’attuale impostazione orientandosi verso un maggior coordinamento delle forze dell’ordine sul territorio, con anche una chiara ripartizione delle competenze. In questo senso le polizie comunali inizieranno a utilizzare lo stesso programma per la gestione informatica. Un primo passo importante: cantonale, comunali e guardie di confine parleranno la stessa lingua informatica e questo permetterà di migliorare la comunicazione e, di riflesso, la collaborazione. Segno che, in fondo, l’idea di avere la polizia ticinese non è un’utopia. La vogliamo costruire con il dialogo, forti delle esperienze di tutti gli attori coinvolti e a una condizione sulla quale non arretrerò mai di un centimetro: una sicurezza sempre più efficace ed efficiente per tutti i ticinesi».

“Sicurezza, non ci si può fermare”

“Sicurezza, non ci si può fermare”

Da laRegione | Norman Gobbi: da otto a cinque regioni di polcomunale anche per poter garantire sempre e comunque la copertura delle 24 ore

Polizia, cantiere sempre aperto? «Per affrontare in maniera efficace ed efficiente i cambiamenti della società e le conseguenti sfide, lo Stato deve necessariamente rivedere di volta in volta anche il proprio apparato di sicurezza. Ed è quanto come governo, in collaborazione con i Comuni, ci proponiamo di fare per migliorare ulteriormente il servizio alla popolazione, mettendo quindi in piedi una struttura di polizia ticinese ancor più performante. Al cittadino che ha bisogno non importa se arriva prima la pattuglia della Cantonale o quella della comunale. Ciò che conta è che riceva una risposta competente e tempestiva. Da questo punto di vista si può e si deve ottimizzare l’attuale organizzazione, anche per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul terreno». Il capo del Dipartimento istituzioni (DI) Norman Gobbi spiega così, alla ‘Regione’, l’obiettivo della missione affidata dal Consiglio di Stato al gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ che ha appena costituito (cfr. l’edizione di ieri). Coordinato dal segretario generale del Di Luca Filippini e formato da ufficiali della Polcantonale (comandante Matteo Cocchi incluso), da rappresentanti dei Comuni e dei corpi di polizia locale e dal presidente dell’Associazione delle polcom Dimitri Bossalini, il gruppo allestirà e consegnerà entro fine dicembre 2017 alla direzione del Dipartimento un rapporto “sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione” fra la Cantonale e le comunali, riferisce il governo in una nota.

Le recenti riforme che hanno interessato le forze dell’ordine non sono sufficienti?

Ripeto, si deve fare di più. Sia chiaro, le riforme erano necessarie. Alludo in particolare alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria della Polizia cantonale e – con l’entrata in vigore della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e corpi locali, la LcPol – alla regionalizzazione delle polizie comunali. Ricordo inoltre che con l’attivazione del supporto informatico di aiuto alla condotta e della Cecal, la Centrale cantonale di allarme, si intende ridurre i tempi di intervento nell’ambito delle misure d’urgenza: sul luogo dell’evento si porterà la pattuglia più vicina e potrà essere una della Cantonale o una della comunale oppure una delle Guardie di confine. Nel frattempo è però indispensabile agire su altri fronti della cooperazione soprattutto fra Polizia cantonale e polizie comunali, ragionando pure sulla gestione delle risorse umane nei corpi locali.

Quali sono i problemi?

Pensiamo per esempio ai costi a carico dei Comuni. La Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e polizie comunali ha introdotto il sacrosanto principio per cui tutti gli enti locali sono tenuti a partecipare alle spese legate alla sicurezza. In che modo? Dotandosi di un corpo di polizia ‘strutturato’, composto di un minimo di sei agenti (comandante compreso) oppure stipulando una convenzione per le prestazioni di polizia con un Comune della stessa regione (per esempio il Comune polo) che ha un corpo strutturato. Tuttavia ci sono ora piccole polizie comunali confrontate con grandi costi. C’è poi un altro problema.

Cioè?

Riguarda sempre i piccoli corpi locali. In alcuni sono emerse delle difficoltà nella gestione delle risorse umane: il comportamento di un singolo agente può così arrivare a compromettere l’operatività del corpo di polizia comunale. E dunque la collaborazione con la Polcantonale.

È per questo che in ottobre, in occasione della seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, cui partecipano anche i Comuni polo, lei ha auspicato ‘ulteriori accorpamenti fra regioni’ di polizia comunale, attualmente otto?

Sì, e l’obiettivo, condiviso dalla Conferenza, è di avere cinque regioni con altrettanti Comuni polo. Ciò per creare delle sinergie, non solo per cercare di risolvere i problemi ai quali ho accennato, ma anche per poter mettere le polizie comunali nelle condizioni di garantire il servizio 24 ore su 24, come stabilito dal Regolamento della LcPol. Cosa che adesso in alcune regioni si fatica molto a garantire. Eventuali accorpamenti regionali e altri dossier, come quello delle competenze e delle deleghe da assegnare alle comunali nell’ambito della sicurezza di prossimità, saranno valutati dal neoistituito gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’.

Un gruppo di lavoro che potrebbe rilanciare il tema della polizia unica, che ha diviso fra gli altri il Gran Consiglio?

A me piace la Realpolitik e ho capito che il discorso polizia unica non passerà mai, alla luce di certi arroccamenti. Che però si giustificano dove si assicura un efficace ed efficiente servizio ai cittadini. Oggi non è sempre e ovunque così. Bisogna allora rendersi conto che l’odierna suddivisione del Ticino in otto regioni di polizia comunale è un passo intermedio verso un miglior dispositivo di sicurezza, fondato anche sulla collaborazione fra Polizia cantonale e corpi comunali. Proprio per questo preferisco parlare di Polizia ticinese.

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Dal Giornale del Popolo | Le proposte al Governo saranno elaborate entro fine 2017

Ieri il Governo ha istituito il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese», che ha ricevuto l’incarico di presentare al Dipartimento delle istituzioni – entro il 31 dicembre 2017 – un rapporto sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. La creazione del Gruppo di lavoro segue la discussione avvenuta durante la recente Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza che, nell’ottobre scorso, ha visto i capi dicastero dei Comuni Polo e gli operatori del settore condividere la volontà di migliorare ulteriormente l’attuale organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali.

Il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese» sarà composto da: Luca Filippini, segretario generale, Dipartimento delle istituzioni (presidente); Luca Bieri, ufficiale, Polizia cantonale (segretario); Monica Rivola, capostaff, Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni; Alain Scherrer, sindaco, Città di Locarno; Sergio Bernasconi, sindaco, Comune di Novazzano; Matteo Cocchi, comandante, Polizia cantonale; Decio Cavallini, capo gendarmeria, Polizia cantonale; Roberto Torrente, comandante, Polizia Città di Lugano; Dimitri Bossalini, presidente dell’Associazione Polizie comunali ticinesi. I membri potranno inoltre avvalersi della consulenza specialistica di Antonio Perugini (sostituto procuratore generale), Hans Baltensperger (già comandante della Polizia cantonale del Canton Turgovia), Jvan Weber (già comandante della Polizia Città di Lugano) e Paulo Gonçalves (direttore del programma master in Humanitarian Logistics and Management all’USI).