Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Dopo un periodo di relativa calma, nelle scorse settimane le aggregazioni comunali sono tornate d’attualità. Di recente infatti, sono state stabilite le elezioni del nuovo Comune di Bellinzona (a seguito della recente sentenza del Tribunale federale), il progetto per un Comune unico in Valle Verzasca è stato riattivato e sono ripresi, accanto alla Riforma «Ticino 2020», i lavori per il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA): tutto questo fissa nell’agenda politica dei prossimi mesi appuntamenti importanti che sanno di futuro.

Le aggregazioni – come rilevato più volte – sono uno strumento, non un fine a se stesso. Questi consolidamenti istituzionali non forniscono automaticamente soluzioni ai problemi territoriali e amministrativi. E non abbiamo la garanzia automatica della gestione parsimoniosa delle risorse impiegate. Inoltre, sono comprensibili le preoccupazioni per il mantenimento della prossimità e la cura del dettaglio (il famoso tombino da riparare o la calla neve subito in viaggio al primo fiocco).

Ma fermarsi ai rischi sarebbe un gesto di sfiducia nei confronti degli amministratori locali attuali e futuri, e deprimerebbe qualsiasi evoluzione del nostro territorio. Le aggregazioni sono una sfida da raccogliere, perché non possiamo affrontare l’evoluzione della società con le ricette del passato.

Un bacino elettorale più ampio, l’unione coerente della pianificazione territoriale, una spinta progettuale più solida e meno frazionata, il superamento di storiche «beghe» di quartiere e una maggiore forza contrattuale nei confronti del Cantone – un aspetto che ho notato da subito in Consiglio di Stato – costituiscono veri e propri trampolini verso traguardi altrimenti proibitivi. Gli attori dei nuovi Comuni (municipali, consiglieri comunali e funzionari in primis) sanno e sapranno coniugare i progetti di sviluppo con l’attenzione alle esigenze più puntuali e quotidiane della popolazione.

L’esperienza maturata a seguito delle numerose aggregazioni mostra come le opportunità siano molto maggiori rispetto ai rischi. Occorre un periodo di rodaggio, aggiustamenti in corso d’opera (non si possono pretendere Comuni disegnati a tavolino!) e parecchio olio di gomito, ma i risultati sono confortanti, sia nelle Valli sia nei centri urbani. Per quanto concerne le prime, l’unione di piccole realtà ha iniettato nuova linfa nelle zone periferiche del nostro Cantone. Sono state liberate molte energie prima bloccate soprattutto dalle difficoltà nel rinnovare gli organi comunali. Dopo le esperienze positive in Vallemaggia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e Centovalli, tocca ai cittadini verzaschesi tornare a convincersi di un disegno unico che offrirà loro un Comune solido e pronto a rilanciarsi grazie alle proprie peculiarità.

Il Bellinzonese si trova invece ai blocchi di partenza di una sfida intensa e per nulla scontata: riunire e oliare gli ingranaggi di 13 (ex) Comuni. Perché unire enti locali dotati di un buono standard di servizi? Proprio perché oggi non bastano Comuni semplicemente funzionanti: ci vogliono Comuni funzionali. Un agglomerato vive con il freno a mano tirato se diviso da una moltitudine di attori in gioco che inevitabilmente blocca progetti e soluzioni regionali, cristallizza doppioni amministrativi costosi e allunga i tempi della politica.

Non dimentichiamo che quest’anno è stata istituita anche la Commissione di studio per l’aggregazione della Valle Rovana con Cevio, così da intraprendere un percorso comune che sappia rafforzare l’Alta Vallemaggia. Ad uno stadio molto più avanzato abbiamo, inoltre, il nuovo Comune di Riviera, che muoverà i suoi primi passi con le elezioni nell’aprile dell’anno prossimo, grazie alla convinta unione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna.

Bellinzona e la Verzasca, così come le altre realtà ticinesi in movimento, s’inseriscono nel solco della visione cantonale del Ticino di domani, tracciata nel PCA con il coinvolgimento di tutti gli attori locali. Quest’ultimo configura il contesto di un Ticino ricalibrato nei suoi equilibri fra centri urbani e rafforzato nelle sue zone periferiche. Un tassello importante per concretizzare la riforma Ticino 2020 che intende riordinare compiti e flussi fra Comuni e Cantone.

Come detto, l’obiettivo delle aggregazioni non è quello di sommare Comuni, ma di tonificare un federalismo che sia forte in tutti i suoi livelli istituzionali.

Occuparsi d’istituzioni significa migliorare costantemente il rapporto fra il Cittadino e le aziende con l’amministrazione pubblica. Il mio augurio e il mio ringraziamento vanno a coloro che s’impegnano per questo obiettivo a favore di tutti i cittadini ticinesi.

Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Da Liberatv.ch | Il ministro delle Istituzioni, in occasione della cerimonia di consegna dell’arma dei nuovi agenti, ha voluto fare un forte richiamo alla responsabilità: “Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare. Spero vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma”

“La pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo”. È un forte richiamo alla responsabilità quello che Norman Gobbi ha voluto lanciare agli aspiranti poliziotti, nel corso della cerimonia di consegna dell’arma, svoltasi in Gran Consiglio.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 25 aspiranti agenti della Polizia cantonale; 17 delle Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Chiasso, Giubiasco, Locarno, Lugano e Mendrisio; 2 della Polizia dei trasporti e 2 della Polizia cantonale grigionese, hanno ricevuto l’arma. Ora, questi aspiranti agenti, dovranno affrontare un periodo di stage nei posti di polizia , tassello importante della formazione che li poterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale, con il superamento degli esami di professione nel febbraio 2017.

“L’arma – ha detto Gobbi .- è un simbolo strettamente e intrinsecamente legato alla vostra professione: agli occhi dei cittadini è un segno distintivo. Vi identifica come agenti di polizia, ovvero come professionisti ai quali lo Stato ha affidato il compito di tutelare la sicurezza sul nostro territorio. Con la consegna dell’arma, i cittadini e le Istituzioni ripongono in voi fiducia e grandi responsabilità”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha dunque fatto una panoramica sulle nuove sfide, dall’immigrazione al terrorismo, che stanno modificando il ruolo delle forze dell’ordine nella società moderna. Ma il richiamo del ministro leghista, si diceva, è stato soprattutto alla responsabilità legata al possesso della pistola: “Da oggi insieme alla divisa blu rappresenterete le forze dell’ordine anche con l’arma di ordinanza. Un simbolo importante. Dovete esserne ben consapevoli. Fidatevi del vostro buon senso e fatevi guidare da chi ha più esperienza nell’utilizzarla. Uno degli insegnamenti più importanti che vi daranno è che la pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate”.

“Una lezione – ha sottolineato Gobbi – che ho appreso anche io nella mia esperienza militare e sono grato di essermi fatto guidare da persone preparate e con molta più esperienza di me sulle spalle. Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare”.

“Spero – ha concluso il Consigliere di Stato – vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma. Tutte le volte che entrerete in servizio indossando la vostra divisa. Tutte le volte che svolgerete con impegno, coraggio e forza di volontà il vostro mestiere. Perché l’essere poliziotti non è solo una professione ma una vera e propria missione a favore della collettività”.

Italiens No freut Gobbi

Italiens No freut Gobbi

Da Blick.ch | Lega-Staatsrat hofft auf weniger Flüchtlinge – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi wünscht sich nach der Abstimmung in Italien mehr Einfluss von rechts. Zum Wohle der Schweiz.

Italiens Ministerpräsident Matteo Renzi hat am Sonntag eine grosse Klatsche eingefangen. Die Stimmberechtigten schickten eine von ihm initiierte Verfassungsreform bachab. Grund genug für Renzi, seinen Rücktritt zu verkünden.

Im Tessin ist man über das Abstimmungsresultat nicht unglücklich. Lega-Staatsrat Norman Gobbi hofft nämlich, dass sich nun das Migrationsproblem löst. Gobbi zu BLICK: «Das Nein ist auch ein Signal gegen die Flüchtlingspolitik. Es ging nicht nur um die Verfassungsreform, sondern auch um den Premierminister und seine Politik. Die Linken haben nicht die Interessen des eigenen Landes verfolgt. Zum Beispiel wurde das Problem der Flüchtlinge nicht angepackt.»

Hoffnung auf mehr politischen Einfluss

Gobbi würde eine Politik in Italien begrüssen, die nicht nur die Flüchtlinge aus dem Mittelmeer rettet, sondern den Zustrom aus Afrika eindämmt und die eigenen Grenzen besser kontrolliert.

Nach dem Nein hofft Gobbi, dass Vertreter aus der rechten Lega Nord und der Fünf-Sterne-Bewegung mehr politischen Einfluss bekommen. «Denn so würde die Flüchtlingspolitik endlich angepackt und die Flüchtlingsströme eingedämmt.»

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Dal Corriere del Ticino | La vettura utilizzata per il tentato assalto alla Raiffeisen era abbandonata in un posteggio di Cremenaga – Critiche dall’Italia per i disagi dovuti al blocco dei valichi – Gobbi: «Essenziale per garantire la sicurezza»

È stata ritrovata ieri mattina dalle forze di polizia italiane, abbandonata in un posteggio a Cremenaga, a poche centinaia di metri dal valico con il Ticino, la Fiat Uno metallizzata utilizzata dai due malviventi che lunedì pomeriggio hanno tentato di assaltare la banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio. La vettura è risultata rubata la mattina dello stesso giorno in territorio di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Con la stessa i due banditi sono entrati in Svizzera e sono precipitosamente rientrati in Italia dove si sono poi trasferiti su un’auto «pulita» per dileguarsi. Sono in corso gli accertamenti tecnico scientifici sulla Fiat alla ricerca di tracce biologiche e impronte digitali che portino all’identificazione dei criminali, ma è soprattutto dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza ai valichi, da cui gli inquirenti si attendono risposte importanti.

Come noto l’incursione non andata in porto è durata soltanto 32 secondi. Dopo essere entrati nella banca, i malviventi hanno lanciato un sostanza liquida nel locale intimando «questa è una rapina». La reazione degli impiegati è stata quella di chiudere immediatamente la porta. Colti di sorpresa i rapinatori hanno deciso di abbandonare precipitosamente il campo. Immediatamente la Polizia cantonale e le Guardie di Confine hanno iniziato una serrata caccia installando posti di blocco nella regione: essendovi il forte sospetto che i banditi si trovassero ancora in territorio svizzero, è stato messo in atto il dispositivo che prevede la chiusura totale dei valichi.

Si tratta di provvedimenti inevitabili in situazioni del genere ma che, visto l’orario che coincideva con il rientro di migliaia di lavoratori ticinesi e frontalieri, hanno finito con il creare gravi disagi alla circolazione in tutto il Sottoceneri e soprattutto lungo la fascia di confine, scatenando non poche polemiche soprattutto da parte italiana.

Scontri verbali

«La chiusura totale della dogana di Lavena Ponte Tresa, dopo la tentata rapina, ha di fatto intrappolato moltissimi lavoratori frontalieri italiani per ore e rappresenta un fatto assai grave», ha commentato Luca Marsico , consigliere di Forza Italia alla Regione Lombardia, annunciando nel contempo l’intenzione di presentare una mozione in Consiglio regionale per fare piena chiarezza sull’accaduto. Accuse sono giunte anche dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino , che ha parlato addirittura di sequestro di persona e di violazione del trattato di Schengen dicendosi intenzionato a denunciare il fatto al Ministero degli esteri. Dal canto suo il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi , ha reso noto che la frontiera non è stata mai formalmente chiusa, ma si sono alzati i livelli di controllo. Ad ogni modo – ha aggiunto – la questione è stata esaminata e riportata ai livelli più alti del dipartimento statale competente e, lunedì sera si è intervenuti per trovare una soluzione. «Ci siamo mossi con le forze di Polizia per capire il problema e spiegare alle autorità elvetiche le difficoltà che la loro legittima iniziativa stava creando ai frontalieri. Questo fatto ci ha permesso di comprendere che dovrà esserci un maggiore coordinamento con la Svizzera – ha detto il rappresentante del Ministero degli interni a Varese –. Il flusso di informazioni di polizia non è mai mancato, ma bisognerà mettere in campo anche misure idonee per la viabilità».

Sul caso sempre ieri è intervenuto anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi che, in nel corso di un’intervista rilasciata a TicinoNews, ha ribadito che non si è trattato di un provvedimento spropositato ricordando altresì che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza.

Il consigliere di Stato ha invece definito sproporzionata la reazione delle autorità locali d’oltre confine, confermando il proprio sostegno alle misure d’urgenza attuate. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento». Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. «Si tratta di una misura che consente di reagire celermente – ha concluso il ministro – nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico».

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

Da Ticinonline | Gobbi e la Polizia Cantonale rispondono al sindaco di Lavena Ponte Tresa: «La chiusura delle dogane era necessaria per garantire la sicurezza». Le critiche? «Marketing politico»

Polizia Cantonale e lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, respingono al mittente le accuse mosse ieri sera dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino. Il primo cittadino si era infervorato in seguito alla chiusura delle dogane decisa dopo una tentata rapina a una banca Raiffeisen.

Gobbi, infatti, non ritiene che il provvedimento preso sia stata un’azione spropositata. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese – spiega -. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento. Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali. Un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle comunali. La misura consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente, nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico. Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio».

La reazione del Sindaco, per il Consigliere di Stato, è solo una mossa politica: «A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio. Spesso ho sentito le Autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratti piuttosto di un’operazione di marketing politico. D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza. E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio».

«Provvedimento necessari per assicurare alla giustizia i malviventi» – Dello stesso avviso è la Polizia Cantonale, come sottolinea il portavoce Stefano Gianettoni: «È stato deciso un dispositivo di ricerca nella zona interessata, in collaborazione con le Guardie di confine e le Polizie comunali. Sono state attuate delle misure, come in altri casi in passato, che hanno sicuramente causato dei disagi al traffico ma che erano necessarie per aumentare le possibilità di assicurare alla giustizia i malviventi e per garantire la necessaria sicurezza alla popolazione».

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi replica alle critiche italiane: “Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio”

La chiusura del valico doganale di Ponte Tresa ad opera delle Guardie di Confine svizzere ha letteralmente fatto andare su tutte le furie il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, mentre da parte delle forze dell’ordine italiane sono arrivate critiche inerenti presunte mancanze a livello comunicativo (vedi articoli suggeriti).

Nella giornata di ieri lo stesso Mastromarino aveva tuonato contro il modus operandi della autorità elvetiche e oggi ha rincarato la dose. “Misura abnorme e spropositata”, aveva ribadito dopo aver sentito il prefetto di Varese per gettare le basi di una “protesta formale tramite l’Ambasciata italiana in Svizzera o il Ministero”.

Un clima decisamente infuocato sul quale si esprime ora il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio” afferma Gobbi, da noi contattato. “Spesso ho sentito le autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratta piuttosto di un’operazione di marketing politico”.

“D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza” prosegue Gobbi. “E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio!”

Gobbi ribadisce inoltre il sostegno alle misure d’urgenza attuata dalla Polizia cantonale e dalle Guardie di confine: “Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento”.

Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. “Si tratta di una misura che consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico”.

Gobbi tiene a ribadire che non si è trattato di un provvedimento spropositato: “Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio”.

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Dal Mattino della domenica | Dicembre: l’atmosfera tipica del pe­riodo natalizio si fa strada nelle vie del Cantone. È il periodo nel quale le cene e gli aperitivi, con amici e colleghi d’ufficio, sono all’ordine del giorno. Tra un brindisi e l’altro però, si rischia spesso di alzare troppo il gomito. Pro­prio a una di queste cene alcune sere fa, ho sentito la preoccupazione di al­cuni dei miei commensali “speriamo che questa sera non ci siano blocchi della polizia. Forse ho esagerato con il vino”. Probabilmente una situa­zione nella quale ci siamo trovati in tanti almeno una volta. Una situazione però che rischia di mettere in pericolo sia chi decide di mettersi in marcia dopo aver bevuto qualche bicchierino di troppo ma anche gli altri utenti della strada. E allora come Consi­gliere di Stato responsabile della sicu­rezza e della polizia, ma anche come amico, ho voluto sensibilizzare i pre­senti. Purtroppo a volte è la cronaca, quella che leggiamo sui nostri giornali che ci ricorda i rischi che corriamo come utenti della strada disattenti. E mettersi alla guida in stato di ebbrezza non è mai una buona idea.

Ho voluto quindi ricordare che lo scorso anno, un quarto degli incidenti mortali in Ticino è stato causato da conducenti con un tasso alcolemico nel sangue troppo alto. È un dato che ci deve far riflettere, poiché questi in­cidenti possono, anzi devono, essere evitati! E qualcuno mi ha chiesto “Ma come?”. Il mio non è un invito a met­tere al bando cene e brindisi in com­pagnia. Sono il primo ad amare e a non voler rinunciare a un buon bic­chiere di merlot nostrano per brindare con gli amici. È quasi una tradizione nel nostro Cantone, alla quale nessuno vuole rinunciare soprattutto in occa­sione delle festività di Natale e Capo­danno.

Dopo un momento di festa basta orga­nizzarsi. Magari facendo a turni tra amici per chi rimane “astemio per una sera”, per essere sicuri di tornare a casa senza creare pericoli per se stessi ma soprattutto per gli altri. E come ul­tima ratio, se non ci sono alternative e non è possibile mettersi al volante, c’è la possibilità di rivolgersi a Nez Rouge. Attenzione però, non si tratta di un taxi dal costo ridotto! Si tratta invece di un ottimo servizio per il quale alcuni volontari si mettono a di­sposizione gratuitamente nei periodi festivi per portare a casa senza peri­colo chi ha alzato un po’ il gomito e non può guidare. Quest’anno il servi­zio, che da oltre vent’anni collabora con il mio Dipartimento e la Polizia cantonale, sarà attivo nei week-end di dicembre e per Capodanno.

La sicurezza dei ticinesi passa quindi anche dal comportamento dei condu­centi che circolano sulle nostre strade. Un aspetto che tengo sempre a sotto­lineare. In questo senso il mio Dipar­timento propone “Strade sicure”, un programma di promozione con cam­pagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti della strada. I controlli della Po­lizia cantonale prima delle festività non hanno quindi l’obiettivo di “inca­strare” i conducenti. E proprio in que­st’ottica diventa fondamentale il lavoro che sto portando avanti con il mio Dipartimento nell’ambito della collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali. In generale per quel che concerne i controlli stradali l’obiettivo che vogliamo ottenere è quello di ren­dere i controlli sulle strade più effi­caci, distribuiti in maniera ottimale e coordinata sul territorio garantendo soprattutto un servizio che ci per­metta di viaggiare sulle nostre strade sempre più sicure.

Quella sera di alcuni giorni fa, rien­trando a casa con mia moglie alla guida dopo la cena con i miei amici, mi è capitato di incontrare una pattu­glia della polizia mentre effettuava alcuni controlli. Sul ciglio della strada, davanti alla propria vettura, un uomo sulla cinquantina era acca­sciato sull’asfalto: nulla di grave, stava dormendo. Gli agenti sul posto mi hanno raccontato che la sua auto procedeva sbandando lungo la car­reggiata e quindi l’hanno pronta­mente fermato. L’uomo non si reggeva in piedi e dopo aver impre­cato contro di loro si è addormentato. Era un serio pericolo per se stesso e per gli altri. Ho ringraziato i poli­ziotti per il lavoro che hanno svolto. Hanno contribuito a tenere al sicuro le nostre strade.

Ogni giorno nel mio lavoro con il mio Dipartimento m’impegno a fa­vore della sicurezza dei ticinesi. I no­stri agenti di polizia si adoperano per un Cantone più sicuro e accogliente, ma ognuno di noi deve prima di tutto fare la sua parte. Per me la sicurezza del nostro territorio passa anche dalla sicurezza sulle nostre strade. Diver­tiamoci quindi, ma non dimenti­chiamo i nostri limiti. Nel dubbio, lasciamo la macchina ferma. Festeg­giamo quindi la fine del 2016, rega­landoci un dicembre 2016 al sicuro anche sulla strada.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Paradiso: Tutto da rifare, elezioni annullate

Paradiso: Tutto da rifare, elezioni annullate

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi «È stata intaccata la sacralità del voto» – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni è categorico: «La sentenza non sembra lasciare grandi margini d’appello»

Il caso di Paradiso rappresenta un unicum nel Ticino moderno. Che idea si è fatto, leggendo la decisione del Tribunale amministrativo, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi? «La sentenza – ci spiega – non sembra lasciare grandi margini d’appello anche se non sta a me giudicare un’eventuale ricorso del Municipio di Paradiso al Tribunale federale». Gobbi sottolinea comunque come il Cantone aveva dato indicazioni chiare ai Comuni prima dell’appuntamento elettorale. «Abbiamo organizzato varie serate informative e anche realizzato un vademecum su come gestire i problemi. Ciò nonostante in alcuni Comuni sono state riscontrate mancanze da considerare comunque più che altro come delle bagatelle. Evidentemente quella di Paradiso è una situazione diversa. Si sono palesati gravi errori di procedura che hanno inficiato l’elezione e intaccato quella che secondo me è la cosa più importante in una democrazia: la sacralità del voto. Non si può vivere nel dubbio, leggendo la sentenza, che ci siano state crasse violazioni delle indicazioni cantonali». Un caso unico, si diceva, che comporta anche l’obbligo per il Municipio di limitarsi a portare avanti la semplice gestione corrente del Comune. E, essendo appunto un caso unico, non è ancora neppure completamente chiaro cosa questo significhi e chi deciderà cosa è gestione corrente e cosa no. «In realtà – spiega Gobbi – la sentenza mette dei paletti chiari: l’attività deve essere ridotta al minimo e la progettualità rallentata o fermata. E significa anche analizzare i messaggi già votati». La Sezione enti locali sarà dunque chiamata ad accompagnare il Comune in questo periodo. Ma il Municipio non potrà neppure concedere licenze edilizie? «Questo rientra nell’ordinarietà amministrativa trattandosi di decisioni tecniche più che politiche». «Una situazione analoga – spiega Elio Genazzi, responsabile proprio degli Enti locali – vale anche per i Comuni che non consegnano i preventivi. Situazioni simili, sì, anche se alla base ci sono motivi molto diversi». Per delle nuove elezioni a Paradiso si è valutata la data del prossimo 2 aprile (in concomitanza con le elezioni per la Grande Bellinzona e per il Comune di Riviera), ipotesi che ha però perso peso visto il ricorso del Municipio a Losanna.

Inferno elettorale a Paradiso

Inferno elettorale a Paradiso

Dal Giornale del Popolo | Il TRAM ha dato ragione al gruppo Lega/UDC/Indipendenti, annullando lo scrutinio dello scorso 10 aprile – Votazioni da rifare – Il sindaco Vismara: «Ci appelleremo al TF».

È una sentenza che ha messo il fuoco in Paradiso, quella emessa ieri dal TRAM: dando ragione al ricorrente Gruppo Lega/UDC/Indipendenti, annulla di fatto l’esito delle elezioni comunali dello scorso 10 aprile. Una sentenza clamorosa e, potrà sembrare
strano, anche una prima assoluta in Ticino. Tornando al 10 aprile di quest’anno, ricordiamo che il PLR a Paradiso aveva raggiunto la maggioranza assoluta con il 52,2% dei voti, seguito dal Gruppo Lega/UDC/Ind con il 21%, il PPD con il 14,8% e l’11,4% di PS e Verdi. Ma il Gruppo Lega/UDC/Ind aveva immediatamente segnalato delle irregolarità avvenute durante lo spoglio. In sostanza, il Gruppo aveva indicato («senza conoscere il risultato del voto, e dunque in buona fede», come osserva il TRAM), che alle operazioni di scrutinio dovevano essere presenti i delegati designati dai vari gruppi politici partecipanti alle elezioni. Ma così non è stato. «I ricorrenti – argomenta il TRAM – si lamentano di non essere stati preventivamente avvertiti che il 5 e l’8 aprile, ancora prima dell’apertura dei seggi, si sarebbe proceduto alla registrazione anticipata delle carte di legittimazione. Circostanza che non ha permesso loro di partecipare a questa attività, come invece previsto dalla legge». Insomma, «su un totale di 1.013 schede votate, almeno 781 sono state preparate per lo spoglio in modo irregolare», scrive il TRAM, e contate senza la presenza dei delegati. Ma il Gruppo contestava anche l’anomalia «riguardante le urne pervenute al seggio domenica 10 aprile, prive dei sigilli, e la chiave, che dovrebbe essere custodita in busta chiusa, si trovava nelle tasche della responsabile dell’Ufficio controllo abitanti». La sentenza del TRAM, anticipata dalla RSI, ha generato la reazione del sindaco di Paradiso Ettore Vismara, il quale ha convocato una seduta straordinaria di Municipio, laddove la maggioranza dei municipali ha deliberato un ricorso dell’Esecutivo al Tribunale federale. «Ribadisco che non ci sono state irregolarità importanti – dice Vismara – Ricorreremo al TF, anche perché sono molto sorpreso dalla sentenza emessa dal TRAM, arrivata dopo 6 mesi dal voto, quando l’assetto del nuovo Municipio è già piuttosto consolidato». Verdetto clamoroso, come detto, sfrecciato come un fulmine in Consiglio di Stato: «È una sentenza che non fa bene all’immagine delle nostre istituzioni – ci dice il consigliere di Stato a capo del DI Norman Gobbi – anche perché decreta la presenza di errori gravi di procedura. Si va quindi ad intaccare la sacralità del voto popolare alla base della democrazia. Dall’altro lato, ora, l’autorità cantonale dovrà seguire e accompagnare Paradiso in quanto autorità di vigilanza. Ma la sentenza ci richiama pure a una maggiore attenzione verso la formazione in questo campo, tenuto conto che altre piccole segnalazioni (di carattere decisamente meno grave) sono giunte da più Comuni. Occorre quindi maggiore professionalità a garanzia della nostra democrazia».

E ora che cosa succederà?
Come indicato dagli Enti locali, il Municipio di Paradiso dovrà ridurre le proprie attività al minimo indispensabile in attesa delle prossime elezioni, la cui data dovrà essere fissata dalla Cancelleria dello Stato. Elezioni che potrebbero avvenire il prossimo aprile in concomitanza con quelle per la Nuova Bellinzona e per Riviera ma, come ci spiega il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, tutto dipende da eventuali ricorsi: «Prima bisogna aspettare che passino i termini di ricorso, che scade il 16 gennaio. Se nessuno farà ricorso, questo termine potrà essere anticipato, in caso contrario bisognerà attendere la decisione del TF». I due futuri nuovi Comuni hanno tempo fino al 23 gennaio per presentare le liste dei candidati, una deadline che per Paradiso rischia di essere risicata, dato che in caso di ricorso (annunciato appunto da Vismara, ndr) sarà molto difficile includere Paradiso nella tornata elettorale del 2 aprile». Insomma, avanti con le marce ridotte.

Lega: «Lezione di democrazia»
Il presidente del Gruppo, Antonio Caggiano: «Non ci sono stati né vinti né vincitori… ma una lezione di democrazia da parte del TRAM. Quello che abbiamo contestato è la forma con cui la votazione è stata eseguita, non la sostanza. Sull’esito del voto non abbiamo mai puntato il dito e non lo faremo mai». Caggiano lunedì s’insedierà in Municipio, al posto dell’uscente Stefano Magnoli, che aveva dimissionato proprio a causa delle irregolarità avvenute durante lo scrutinio.