L’intervista – Franzosini Solutions

L’intervista – Franzosini Solutions

Intervista del Direttore Marco Tepoorten al Consigliere di Stato Norman Gobbi |

I camion devono poter circolare già dalle 04:00 di mattina in modo da ridurre i conflitti con il traffico pendolare individuale negli agglomerati”. Lei cosa ne pensa di questa decisione del Consiglio Nazionale?

Quello del traffico è un problema molto sentito in Ticino, soprattutto nel Sottoceneri. Anche al nord delle Alpi il problema non è indifferente, soprattutto a Lucerna e a Berna, allo snodo A1/A2, da Zurigo verso San Gallo. Questa situazione necessita una revisione, non solo della mobilità dei veicoli pesanti, ma anche dell’organizzazione del lavoro nei magazzini, nei centri di produzione e di spedizione. La possibilità di circolare già dalle 04:00 creerebbe maggiori costi, anche in virtù della legge Federale sul lavoro: iniziare la giornata alle 04:00 comporterebbe del lavoro notturno che dovrebbe essere recuperato oppure compensato con un aumento di salario per gli straordinari. E purtroppo siamo già poco competitivi dal punto di vista del costo del lavoro rispetto al panorama internazionale.

Il Consigliere Federale Ueli Maurer ha affermato che il divieto notturno per i camion andrebbe allentato, perlomeno sugli assi di transito. Che vantaggio porterebbe ai trasportatori?

Attualmente il transito notturno è già consentito ad alcuni trasporti speciali, ad esempio per i trasporti di merci deperibili o per le spedizioni postali. Allentare il divieto notturno per i camion potrebbe generare maggior traffico sulle autostrade nelle zone densamente popolate e, di conseguenza, aumenterebbe il rumore notturno. Se sull’altopiano questa soluzione non darebbe troppo fastidio per l’assenza di rifrazione delle pareti rocciose, in Ticino sarebbe una perdita di qualità di vita.

Alcune settimane fa l’ASTAG ha denunciato il forte aumento di camionisti stranieri sulle nostre strade: “Oltre il 50% dei camion non è in regola e guidano anche per venti ore di fila”. Secondo lei è realistica una simile denuncia?

I dati rilevati nei controlli sul traffico pesante effettuati regolarmente in Ticino su mandato dell’USTRA, e il riscontro dal centro di controllo del traffico pesante di Erstfeld, confermano proprio questa tendenza. In passato c’erano tanti piccoli trasportatori e padroncini nell’area del Piemonte, nel Lombardo-Veneto e in Ticino. Oggi invece sono sempre più presenti grandi aziende di trasporto che utilizzano trattori a sella immatricolati nel Paese di origine degli autisti, in particolare Romania e Lettonia. L’approccio al lavoro in questi paesi è certamente differente dal nostro e i trasportatori sono meno tutelati rispetto ai loro colleghi svizzeri o italiani. Una situazione come quella attuale dev’essere contrastata con i controlli. La sorveglianza e i centri di controllo del traffico pesante sono fondamentali: fermando i camion è possibile obbligare il ripristino delle condizioni di legalità, di messa in sicurezza del veicolo e il rispetto delle ore di guida, obbligando l’azienda a sostituire l’autista che ha già superato il limite di ore di lavoro o non ha rispettato le ore di riposo.
Migliorare i controlli dei mezzi pesanti è una delle mie priorità nella sicurezza stradale. Per questo motivo mi sto adoperando per mettere al più presto in funzione l’area TIR di Bodio-Giornico, che permetterà di verificare l’idoneità di migliaia di veicoli in transito ogni giorno e permetterà un controllo ancora più accurato di tutti i veicoli pesanti, grazie alle istallazioni tecniche a disposizione della Polizia cantonale.

Sono tanti i casi che si riscontrano?

La Polizia cantonale entra in contatto abbastanza regolarmente con casi di illegalità. Quello che ci preoccupa di più di quanto riscontrato sono i mezzi non conformi e le competenze insufficienti degli autisti che viaggiano sulle Alpi, ad esempio la non conoscenza dei sistemi innovativi di frenata. Chi è abituato a usare solo il pedale del freno, perché di norma viaggia su tratti pianeggianti, corre gravi rischi sulle nostre strade.

Le mostro una delle tante offerte che ci è pervenuta da un trasportatore lituano per dei trasporti da Zurigo per Milano. Consideri che la somma non basta per pagare il carburante e la tassa traffico pesante. Queste aziende, che distano 2000 km da noi, effettuano una prestazione professionale per la maggior parte su territorio svizzero. Non le sembra di assistere a una sorta di concorrenza sleale e sicuramente dumping autorizzato?

È evidente che un’offerta di 350 euro per la tratta Zurigo-Milano non è sufficiente a coprire i costi, nemmeno a pagare la tassa per il traffico pesante. Questo può essere causato da una mancata conoscenza di questa tassa interna, ma anche se fosse tale, quella somma non basterebbe comunque a coprire i costi del personale, del carburante e l’ammortamento del veicolo. In questo caso sarebbe importante una maggior vigilanza da parte della SECO di questo settore che, nell’ambito dei servizi, a volte non è sufficientemente considerato. Il mondo dei trasporti e degli sdoganamenti è messo sotto pressione dalla concorrenza delle aziende dei nuovi Paesi entrati nell’UE, che hanno la possibilità di applicare certe tariffe, magari anche grazie ad agevolazioni fiscali che hanno nel loro Paese.

L’accordo bilaterale concluso con l’UE sui trasporti terrestri non liberalizza il cosiddetto cabotaggio, quindi i trasporti interni da parte di un trasportatore straniero. In Ticino chi effettua i controlli per il rispetto di questa legge? Come viene effettuato il controllo, con che mezzi?

Se ne occupa la Polizia cantonale e ci si avvale soprattutto delle segnalazioni. Collaboriamo con ASTAG Ticino e abbiamo invitato chi gestisce le discariche degli inerti e i centri di riciclaggio rifiuti a segnalarci casi sospetti. È necessario vigilare su questo fenomeno – fortunatamente ancora marginale – e collaborare, professionisti e Polizia: se qualcuno dovesse venire a conoscenza di fatti di cabotaggio, lo segnali. È importante inoltre sensibilizzare la popolazione riguardo al tema, poiché ci capita di ricevere delle segnalazioni riguardo al trasporto di persone: spesso chi si affida ad aziende estere non sa di commettere un reato. Bisogna ricordare inoltre che scegliere una ditta locale ha delle ricadute positive sul nostro territorio.

Negli ultimi anni si ha quasi l’impressione, mi perdoni il termine, che vi sia una volontà politica per intralciare il traffico: cantieri mal programmati, lavori effettuati di giorno anziché di notte…

Io ho una diversa lettura del problema: abbiamo una rete d’infrastrutture – strade cantonali e autostrade – che sostanzialmente è la stessa di trent’anni fa, quando nel nostro Cantone la popolazione era un terzo in meno. Il Ticino contava circa 200.000 abitanti, mentre oggi ha raggiunto i 350.000. Siamo il Cantone con la densità di veicoli per abitante più alta – 2 veicoli immatricolati ogni 3 abitanti -, senza contare i mezzi pesanti: siamo statisticamente il distretto d’Europa con la maggiore densità di mezzi per abitante. Aggiungiamo un forte traffico transfrontaliero e di transito, e le code sono inevitabili. Le infrastrutture si usurano più velocemente e i cantieri diventano indispensabili per mantenere la sicurezza e la qualità delle strade. È vero, la durata dei cantieri è rilevante. Appena chiuso, un cantiere se ne apre un altro. Ed è un problema che riguarda tutte le infrastrutture elvetiche, adatte a sostenere il transito di 6 milioni di abitanti, mentre oggi in Svizzera siamo 8 milioni e mezzo. È quindi importante che siano potenziate e adeguate alle esigenze attuali.

Dal programma di stabilizzazione è prevista una forte e ulteriore riduzione nell’AFD, con il rischio di chiusura di ben 12 uffici doganali commerciali in tutta la Svizzera. Se queste misure dovessero essere confermate, in Ticino è ipotizzabile la chiusura della dogana commerciale di Ponte Tresa. Non le sembra un’assurdità chiudere una dogana dove operano 4 case di spedizione, con 23 persone impiegate e un’entrata di tasse importante per risparmiare il costo di una persona e mezza?

La scelta dell’AFD è stata di ridurre il personale civile doganale e non il Corpo delle guardie di confine, riconoscendo che questi ultimi hanno anche altri compiti oltre a quelli doganali, soprattutto a sud del Paese. Questo crea chiaramente dei problemi alle case di spedizione e alle attività commerciali, ed è necessario in questo caso riorientare i flussi di lavoro. Tutto ciò potrebbe portare a delle complicazioni nel vostro quotidiano e in generale nelle attività economiche a ridosso della frontiera.

Peraltro alla fine del programma di stabilizzazione è scritto che le misure dell’AFD relativamente agli uffici doganali comportano la trasmissione di informazioni alla Commissione europea e alle amministrazioni doganali dei paesi confinanti. Con la Regio Insubrica si è già discusso di questo tema?

Non abbiamo ancora affrontato questo tema, ma lo porterò sul tavolo di lavoro. Anche se al momento oltre confine non è percepito come in Ticino, è una problematica che ha un effetto anche dalla parte italiana. Non è infatti facile trovare delle soluzioni alternative per i traffici in alcune aree del Varesotto o del Comasco, senza peggiorare ulteriormente la viabilità.

Eliminare alcune dogane di confine, riducendo i controlli fisici a favore delle dogane interne o presso le ditte, sembra quasi come mettere in pratica palesemente una sorta di “libera circolazione delle merci” con l’UE. Cosa ne pensa?

Attualmente la situazione è già tale per i privati: chiunque passi la dogana può compilare e lasciare il formulario, e se non trova nessuno a controllarlo può portare illecitamente nel nostro territorio quello che vuole. Dal punto di vista delle attività commerciali l’eliminazione delle dogane potrebbe migliorare la fluidità delle spedizioni nei pressi del confine, perché il controllo viene fatto già prima della partenza. Alla base ci deve essere un rapporto di fiducia tra l’Amministrazione delle dogane e lo spedizioniere, cosa fattibile in Svizzera perché i partner sono consolidati storicamente. Essendoci poche nuove aziende nel mercato il rapporto fiduciario esistente tra autorità pubblica e azienda privata è solido e radicato.

Incontro con Papa Francesco, anzitutto complimenti… Posso chiederle se le ha fatto qualche raccomandazione, magari contraria al suo credo politico?

Mi ha commosso al termine dell’incontro, quando ha chiesto di pregare per Lui: questo è un segno di grande umiltà, ma anche di grande consapevolezza del peso del ruolo che deve svolgere per la Chiesa Cattolica e a livello internazionale e delle responsabilità che gravano sul suo mandato.

In ultimo, ho letto che ha la patente e sa guidare il camion. Le propongo di venire al lavoro salendo a bordo di uno dei nostri mezzi, magari quando nevica…

Si ho la C1. Accetto volentieri, sarà sicuramente più facile e comodo che guidare un mezzo militare!

Il casellario fa breccia anche a Berna

Il casellario fa breccia anche a Berna

Dal Mattino della domenica | 53 criminali in meno sul nostro territorio grazie alla misura introdotta da Norman Gobbi

È salito a 53 il numero di criminali stranieri a cui è stato negato il permesso per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. È passato un anno e mezzo da quando il mio Dipartimento ha introdotto la misura straordinaria volta a salvaguardare e a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio. Una misura che il Governo ha deciso di mantenere in vigore a maggio e che ora ha fatto breccia anche nella Berna federale. A inizio settimana, infatti, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha sostenuto, su invito del Governo, due iniziative del Parlamento cantonale che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria. Anche a Berna quindi iniziano a vedere di buon occhio la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini.

Qualcuno negli scorsi giorni mi ha fatto notare che sul totale delle 30mila domande trattate in un anno e mezzo dalla Sezione della popolazione 53, è un numero irrisorio. Il nostro obiettivo, come ho ribadito a più riprese, non è quello di discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare da noi! Assolutamente. Vogliamo dare più sicurezza al Ticino e ai ticinesi. Chi sono queste 53 persone a cui è stato negato l’ingresso nel nostro Cantone? Di quale crimine si sono macchiate?

Rapine, sequestro di persona, furti, estorsioni, lesioni personali, porto d’armi, bancarotta fraudolenta, omicidio, spaccio di droga e distruzione di cadavere (!), sono solo alcuni esempi dei reati per i quali a queste persone non abbiamo rilasciato il permesso. Non parliamo quindi di una multa per eccesso di velocità o per divieto di parcheggio, nelle quali molti di noi potrebbero essere incappati per disattenzione o noncuranza, ma di crimini violenti e ripetuti! Crimini che, grazie alla misura del casellario che ho introdotto nel 2015, non saranno commessi sul nostro territorio.

Il nostro messaggio è giunto anche a Berna. Una misura – quella sul casellario – sostenuta sia dal Popolo (sono 12’192 le firme raccolte grazie alla petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi!) che dal Parlamento e dal Governo. Ora anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati sostiene la richiesta del Gran Consiglio ticinese, che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il cammino è ancora lungo, ma un altro importante passo per la nostra sicurezza è stato fatto.

Un’ottima notizia per il nostro Cantone a conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione e che la nostra voce, con le nostre preoccupazioni, è arrivata fino a Berna. Un motivo di orgoglio per il nostro movimento che si è fatto messaggero di questa iniziativa a favore della sicurezza del Ticino e di tutta la Svizzera.

Ora toccherà alla Commissione del Nazionale pronunciarsi. Sarà una battaglia durissima, ma sarà necessaria per far capire a tutti che nel nostro Paese abbiamo bisogno di nuovi strumenti per combattere le minacce attuali. Come ci hanno mostrato casi come quello della ‘ndrangheta a Frauenfeld, nessuna regione elvetica è immune da infiltrazioni di organizzazioni criminali: per questo penso che la richiesta del casellario a livello nazionale sia una misura adeguata e corretta.

Non ci sono più scuse per andare contro questa misura: i dati mostrano come il casellario non sia una barriera, bensì un filtro efficace contro le persone che hanno commesso reati gravi all’estero. Il sostegno da parte di cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente nel nostro territorio è la dimostrazione che questa misura non è discriminatoria: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere!
Come spesso succede il nostro Cantone fa scuola: è un laboratorio nel quale sono testate per la prima volta nuove misure, in seguito adottate in tutto il territorio elvetico. Anche perché quelle problematiche che inizialmente sono solo prerogativa ticinese, come la questione della migrazione, diventano in seguito una preoccupazione condivisa da tutto il Popolo svizzero.

Sono orgoglioso di questa nostra piccola vittoria che ancora una volta ha fatto diventare un tema ticinese d’interesse nazionale. Abbiamo il diritto di conoscere chi vive e chi lavora a casa nostra. I risultati raggiunti fino ad ora sono già stati importanti perché ci hanno permesso di lasciare o mettere “fuori dalla porta” 53 criminali, ma con l’estensione della proposta a livello svizzero miriamo a tenere lontane dall’intero Paese queste persone poco raccomandabili che vogliono portare da noi problemi come la criminalità organizzata, già radicata in altri Paesi limitrofi!

Non mi stancherò mai di ripeterlo, la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale per la Svizzera. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire quotidianamente e che io stesso mi impegno a tutelare, attuando misure come quella sul casellario. Continueremo per questa strada, per la nostra sicurezza e per quella di tutto il nostro Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Protezione della popolazione: 5. edizione dei corsi di formazione

Protezione della popolazione: 5. edizione dei corsi di formazione

Il Dipartimento delle istituzioni ha completato oggi il programma 2016 dei corsi di formazione e aggiornamento dedicati ai responsabili comunali della protezione della popolazione, che hanno visto la partecipazione di 103 persone.

La 5. edizione dei corsi destinati alle persone di riferimento in materia di protezione della popolazione, conclusa oggi 11 novembre, è stata come di consueto gestita dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione. Le giornate di formazione sono state ospitate dal Centro cantonale d’istruzione della Protezione civile a Rivera (Monteceneri) e hanno visto la partecipazione, in totale, di 103 persone.

Anche quest’anno sono stati riproposti due percorsi didattici: un corso base, rivolto agli addetti comunali designati dopo il 2015, e un programma di aggiornamento destinato a coloro che hanno delle solide conoscenze di base. Nel primo caso la formazione si è articolata sull’arco di un’intera giornata, strutturata in approfondimenti teorici ed esercitazioni pratiche. Sono stati in particolare affrontati temi legati alla legislazione, al concetto di protezione della popolazione, al ruolo degli enti attivi sul territorio e al loro coordinamento. Sono state inoltre chiarite esigenze, competenze e responsabilità dei Comuni. Accanto a queste attività di base, sono stati infine presentati – come per le mattinate di aggiornamento – alcuni temi specifici: il «Care Team Ticino», il sistema di allarme alla popolazione, la canicola e la comunicazione istituzionale.

Secondo la legge cantonale, ogni Comune è tenuto a designare all’interno della propria Amministrazione comunale almeno una persona di riferimento in materia di protezione della popolazione. Il referente comunale è chiamato, in particolar modo durante le emergenze, a collaborare attivamente con gli enti di primo intervento e gli altri partner che operano in queste situazioni.

Norman Gobbi: “Nevica”

Norman Gobbi: “Nevica”

Da Ticinonews.ch | Ad Airolo si registrano già alcuni centimetri. Domani qualche fiocco potrebbe raggiungere il Sottoceneri

Come previsto da Locarno Monti, la neve è tornata a fare visita al nostro Cantone.

I fiocchi, provenienti dal Nord delle Alpi, hanno iniziato a cadere durante la notte appena trascorsa sul Ticino settentrionale, come immortalato dal consigliere di Stato Norman Gobbi in un video postato su Twitter (clicca qui). Ad Airolo si registrano al momento alcuni centrimetri di neve, ma le zone maggiormente colpite, come ci spiega il meteorologo di Locarno Monti Guido Della Bruna, sono al momento la Valle Bedretto e l’Alta Vallemaggia. Alcuni fiocchi sono giunti anche in Valle di Blenio, fin sul fondovalle.

Il limite delle nevicate è quindi sceso fin verso i 500-600 metri, nell’Alto Ticino. Più a sud il tempo è al momento migliore, ma MeteoSvizzera non esclude che le nuove precipitazioni previste per la prossima notte possano raggiungere in parte anche il Sottoceneri, fin verso i 600-1000 metri di quota.

Si tratterà in ogni caso di neve proveniente dal Nord delle Alpi, per cui la sua diffusione dipenderà dalla forza del vento.

In ogni caso le precipitazioni termineranno al più tardi domani, per lasciare spazio a un sabato in prevalenza soleggiato in tutto il Cantone.

Rescue Media ha scattato alcune immagini della nevicata in Leventina. Non si registrano, per il momento, disagi particolari alla circolazione.

Guarda le foto nella gallery.

Mafia «Mantenere alta la guardia»

Mafia «Mantenere alta la guardia»

Dal Corriere del Ticino | Criminalità organizzata al centro di un incontro tra Lauber e il Governo
La criminalità organizzata e la lotta al terrorismo sono stati i temi al centro dell’incontro tra il Consiglio di Stato e il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber , accompagnato per l’occasione dalla procuratrice federale e responsabile dell’antenna distaccata di Lugano Dounia Rezzonico e dal portavoce André Marty . Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, «la vigilanza va mantenuta a un alto livello in Ticino, per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro», si legge nella nota del Governo. Da qui il collegamento con la cronaca appare subito evidente: è infatti ancora in atto in Italia il processo Andromeda, che coinvolge l’ex killer della ’ndrangheta Gennaro Pulice, che avrebbe affermato in un verbale di aver corrotto un funzionario ticinese per ottenere un permesso di soggiorno a Lugano (gli ultimi sviluppi a pagina 11). Abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi se durante l’incontro è stato affrontato il caso Pulice: «Noi siamo stati i primi ad occuparcene – tiene subito a precisare Gobbi – ci siamo fatti parte attiva nel collaborare e capire chi può aver facilitato la procedura. Successivamente si è mosso anche il Ministero pubblico della Confederazione. Oggi ne abbiamo discusso all’incontro, ma c’è il segreto istruttorio e di notifiche a noi non ne sono ancora arrivate. Può darsi che Pulice abbia fatto il nome di un funzionario, ma a noi questo nome non è ancora giunto. Se emergerà qualcosa le attività inquirenti si attiveranno». Sempre in relazione alle attività di stampo mafioso, Gobbi ha sottolineato che «il procuratore generale ha informato in merito all’attuale richiesta di inasprire le sanzioni previste dal Codice penale svizzero per questo genere di reati» e ha precisato che «il nostro cantone è esposto a fenomeni in maniera accresciuta rispetto ad altri territori, essendo vicino alla Lombardia, ed è quindi necessario mantenere alta la guardia. Ed è proprio per questo che si svolgono questi incontri annuali». Infine, è stato anche toccato il tema relativo al contrasto delle attività terroristiche e in particolare sulla propaganda fondamentalista e la vigilanza sul sistema penitenziario.

Casellario, si apre una porta

Dal Corriere del Ticino | Sì alle iniziative ticinesi in Commissione degli Stati – Ora tocca alla gemella del Nazionale Due le possibilità da verificare: un negoziato con Bruxelles o un intervento autonomo

A Berna si è aperta una porticina per la contestata richiesta del casellario giudiziale a chi vuole lavorare in Svizzera. Una misura che il Ticino ha introdotto nell’aprile 2015 per chi richiede un permesso B (dimora) o G (frontaliere) e che è stata criticata sia dall’Italia che dal Consiglio federale.

Ieri invece la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati ha accolto con un voto serrato due iniziative del Gran Consiglio ticinese, le quali chiedono al Parlamento federale di intervenire affinché le informazioni sui precedenti penali di cittadini UE possano essere richieste sistematicamente. Oggi l’accordo sulla libera circolazione delle persone permetterebbe di raccogliere tali informazioni solo in presenza di motivi fondati, come un possibile rischio per la sicurezza e la salute pubbliche.

Le due iniziative, presentate nel Legislativo cantonale dall’allora granconsigliere Lorenzo Quadri (Lega), sono state accolte con 6 voti contro 5 e 1 astenuto. La maggioranza è stata raggiunta grazie al voto preponderante (ovvero che vale doppio in caso di parità) del presidente Peter Föhn (UDC). Ora le iniziative dovranno passare al vaglio della Commissione gemella del Nazionale, dove siedono Marco Romano (PPD) e Roberta Pantani (Lega). Se verranno accolte, torneranno alla Commissione degli Stati che dovrà elaborare un progetto di legge. Quest’ultimo dovrà poi essere accolto da entrambe le Camere per entrare in vigore.

La strada è quindi ancora lunga, tuttavia il voto di ieri rappresenta pur sempre una nuova apertura nei confronti della misura ticinese. Nel maggio del 2015 il Nazionale aveva bocciato una mozione di Lorenzo Quadri dello stesso tenore, per l’incompatibilità di tale misura con la libera circolazione. Lo scorso maggio la Commissione degli Stati aveva poi sospeso l’esame delle due iniziative ticinesi; si voleva aspettare l’esito della votazione sulla Brexit, e capire se sarebbe stato possibile avviare con l’UE una rinegoziazione della libera circolazione.

Così non è stato, almeno per il momento, spiega il senatore Filippo Lombardi (PPD). Non è detto che in futuro si possa tornare a discutere con Bruxelles. La Commissione ha quindi deciso di tenere la porta aperta, anche in considerazione dell’esperienza fatta dal Ticino e riassunta in una lettera che è stata recapitata ai vari membri della Commissione. «Si è capito che il casellario viene richiesto per motivi di sicurezza e non come filtro per gestire l’immigrazione», afferma Lombardi. In un comunicato stampa, la Commissione si dice «pienamente consapevole» che la richiesta del casellario potrebbe risultare problematica. Tuttavia ritiene che occorra verificare se sia possibile giungere a un’intesa con l’UE oppure se sia possibile un’iniziativa autonoma da parte della Svizzera o di singoli Cantoni su un punto della libera circolazione, ritenuto d’importanza piuttosto secondaria».

Gobbi: «Niente illusioni»

Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è soddisfatto ma tiene i piedi per terra. «Non mi faccio illusioni. Parliamo di una decisione commissionale che reputo comunque un segnale verso chi ha anche parlato di pietra d’inciampo nelle discussioni con l’Italia. Non si tratta di un blocco o di una barriera, ma di un filtro necessario. Tra le ultime persone a cui è stato negato il permesso troviamo condanne per estorsione, rapina o sequestro di persona. Vogliamo tutelare gli interessi del cantone impedendo l’entrata di potenziali criminali sul territorio». Da parte italiana però il casellario è considerato un ostacolo alla ratifica dell’accordo fiscale sui frontalieri. «Non si vuole discriminare i cittadini stranieri. Questo è il messaggio di cui dovranno tenere conto le Autorità federali nelle trattative con l’Italia. Messaggio che continueremo a portare a Berna. Per attuare la volontà popolare sul 9 febbraio gli accordi sulla libera circolazione andranno comunque rivisti».

Per combattere le mafie servono armi più appuntite

Per combattere le mafie servono armi più appuntite

Dal Giornale del Popolo | Il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber incontra il Governo e fa il punto.

Per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro servono sanzioni e strumenti adeguati. A cominciare dall’inasprimento delle pene (in particolare dell’articolo 260 ter del codice penale) e dalla semplificazione delle attività di inchiesta. È questa la forte convinzione che anima un folto gruppo di inquirenti federali – procuratori, giudici, ispettori – e di direttori cantonali di Dipartimenti delle istituzioni, che non vedono l’ora di rendere la vita più difficile alla criminalità organizzata in Svizzera. Perché se è vero, come è vero, che l’antenna luganese della Procura federale elvetica lavora ad esempio in modo egregio con la Procura di Milano – a dimostrarlo sono le molte inchieste condotte in modo congiunto negli ultimi anni – è anche vero che la lotta alla criminalità organizzata non può fare a meno del controllo diretto del territorio, in cui le organizzazioni mafiose cercano di espandersi e di pene che vadano oltre i 5 anni di detenzione, così come è oggi, per chi è riconosciuto colpevole di fa parte di un’organizzazione criminale. Ecco perché, quando la Magistratura federale ha riorganizzato nel 2015 le modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità tra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano «erano state sollevate alcune perplessità», ci spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI), Norman Gobbi. Perplessità oggi però «del tutto fugate, in quanto i risultati della riorganizzazione appaiono positivi». Così almeno ha evidenziato il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ieri al Consiglio di Stato ticinese, incontrato in corpore, su richiesta del direttore del DI, proprio per aggiornarsi in modo reciproco sui temi legati alla sicurezza. E così confermano le collaborazioni regolari con le autorità italiane e l’attenzione, sempre alta delle nostre autorità inquirenti. Inasprire le sanzioni previste dal codice penale appare comunque un’operazione importante. Ecco perché il procuratore generale ha informato il Governo ticinese di aver rivolto ufficialmente tale richiesta al Dipartimento federale di giustizia e polizia, dopo che il tema è stato approfondito in lungo e in largo da uno speciale gruppo di lavoro, composto da giudici, procuratori e anche direttori di Dipartimenti delle istituzioni.

L’attenzione deve insomma restare alta. Anche perché i fenomeni criminali evolvono di continuo, come evidenzia l’allerta della Confederazione, anch’essa illustrata al Consiglio di Stato da Lauber durante l’incontro di ieri, sulla propaganda fondamentalista. «I Cantoni – annota Gobbi – sono chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo». Il riferimento, non troppo velato, è ai tre iracheni condannati quest’estate dal Tribunale penale federale di Bellinzona di essere membri o sostenitori dell’autoproclamato Stato islamico dell’Iraq (ISIS). E a quanto già successo in altre parti del mondo, dove è stato proprio dietro le sbarre che i fondamentalisti islamici hanno fatto proselitismo.

 

Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, accompagnato dalla Procuratrice federale Dounia Rezzonico, responsabile dell’antenna distaccata di Lugano e dal portavoce André Marty. Questo terzo incontro ha permesso un nuovo aggiornamento reciproco su temi legati alla sicurezza, e ha confermato l’unità di intenti fra le autorità cantonali e il Ministero pubblico della Confederazione.

Il Procuratore generale Michael Lauber ha anzitutto espresso apprezzamento per l’interesse dimostrato con regolarità dal Governo ticinese verso le attività del Ministero pubblico della Confederazione e per l’ottima collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Ha quindi ricordato i risultati ottenuti grazie alla riorganizzazione completata nel 2015, in particolare con le nuove modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità fra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la vigilanza va mantenuta a un alto livello in Ticino, per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro. A questo scopo, la collaborazione con le autorità italiane prosegue in modo regolare, in particolare con i contatti fra il Ministero pubblico della Confederazione e la Procura di Milano. Il Procuratore generale ha inoltre informato in merito all’attuale richiesta – rivolta ufficialmente al Dipartimento federale di giustizia e polizia – di inasprire le sanzioni previste dal Codice penale svizzero per questo genere di reati.

In materia di contrasto alle attività terroristiche sul suolo elvetico, l’attenzione del Ministero pubblico della Confederazione si sta al momento concentrando sulla propaganda fondamentalista. È stato sottolineato come i Cantoni siano chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo.
Il Consiglio di Stato ha espresso la propria gratitudine per l’occasione di incontro e confronto, e riaffermato la volontà di collaborare strettamente con il Ministero pubblico della Confederazione, a tutela della sicurezza sul territorio svizzero e ticinese.

Casellario, avanti comunque

Casellario, avanti comunque

Da laRegione | Il governo chiede a Berna di ‘sostenere’ le iniziative cantonali. Gobbi: in caso di no? Continuiamo – La parola alla commissione degli Stati. Agustoni: speriamo che ora decida, alla luce anche dei nuovi dati.

Il governo invita la commissione degli Stati a sostenere le iniziative ticinesi per dare anche agli altri Cantoni la possibilità di chiedere la fedina penale. Gobbi: noi andiamo avanti comunque.

«Non ci facciamo grandi illusioni». E in ogni caso si andrà avanti su questa strada. Ma per il Consiglio di Stato e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi valeva e vale la pena ribadirlo: numeri alla mano, l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini italiani che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso B (dimora) o G (frontalieri) ha dato “risultati positivi”. Perciò il governo cantonale ha scritto a Berna, ovvero alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati che in questi giorni dovrebbe entrare nel merito del dossier, invitandola a “sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese” con le quali si propone per l’appunto “di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri” – distaccati compresi – “provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera”. «Non ci facciamo grandi illusioni, poiché – spiega Gobbi alla ‘Regione’ – siamo consci del fatto che la nostra realtà e le nostre esigenze non sono paragonabili a quelle di altre regioni svizzere. È tuttavia importante marcare il territorio, ricordando anche che il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza (era il settembre 2015, ndr) a favore della misura. Una misura che, a nostro parere, ha dato dei risultati». Risultati resi noti ieri. Da circa un anno e mezzo vige l’obbligo di produrre il casellario: ebbene, la Sezione della popolazione ha esaminato 30’689 richieste di permessi Be G e per 263 casi (0,86 per cento) sono emersi “elementi rilevanti di natura penale” che hanno comportato approfondimenti. Al termine dei quali si è deciso di non concedere il permesso a 53 persone (0,17 per cento). Non proprio numeri da far girare la testa. «Ma è importante considerare – ribatte il capo del Di – la qualità oltre che la quantità. Perché grazie a questa misura straordinaria si è evitato che venissero a lavorare o a risiedere sul nostro territorio rapinatori, estorsori, sequestratori e via dicendo. Persone poco raccomandabili che si è riusciti a tenere lontane».

‘Misura da istituzionalizzare’

Insomma, il Ticino promuove (di nuovo) a pieni voti il casellario. E se Berna con la sua Commissione dovesse bocciare le iniziative ticinesi? «Si continua», assicura Gobbi. Tuttavia il provvedimento rimane di natura straordinaria e il governo dovrà sbrogliare la matassa, trovando un’alternativa peraltro compatibile con la libera circolazione delle persone. «Il nostro obiettivo – conferma Gobbi – è di istituzionalizzare questa misura che, ribadisco, ha dato risultati positivi. Il nostro territorio è più esposto rispetto ad altri all’arrivo di persone poco raccomandabili, vista la prossimità con l’Italia e i suoi problemi di ordine pubblico spesso legati alla presenza di criminalità organizzata». La commissione degli Stati aveva sentito agli inizi di maggio i granconsiglieri Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (Ppd). Terminate audizione e discussione, i commissari avevano deciso di congelare la trattazione delle iniziative cantonali. “Mancano ancora degli elementi per potersi pronunciare”, aveva spiegato Fabio Abate, membro Plr della Commissione istituzioni politiche. «Spero che ora i commissari si pronuncino, alla luce sia dei nuovi dati forniti dal Consiglio di Stato, che confermano la necessità della misura, sia di recenti votazioni popolari, come ‘Prima i nostri’, da cui scaturisce una sensibilità particolare del Ticino nei confronti della frontiera, anche per l’aspetto sicurezza», rileva Agustoni, autore in Gran Consiglio del rapporto su una delle iniziative cantonali. «La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale – aggiunge – è del resto il minimo sindacale: se si volesse essere veramente incisivi, disponendo di un ulteriore elemento di valutazione, bisognerebbe tornare a chiedere pure il certificato dei carichi pendenti, che informa dell’esistenza di eventuali procedimenti penali in corso». Quanto alla compatibilità con il diritto internazionale della misura concernente il casellario giudiziale, l’accordo sulla libera circolazione «andrà comunque ridiscusso dopo il voto del 9 febbraio 2014».

Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.