«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

Lo storico Fabrizio Viscontini analizza i matrimoni tra Comuni in Leventina in vista dell’appuntamento alle urne di domenica 6 aprile a Quinto e Giornico – «Vado oltre: non sarebbe male, in futuro, se ci fosse unicamente un ente locale»

« L’identità storica della Leventina è sempre stata contraddistinta da una forte unità. Quella stessa unità oggi la ritroviamo nelle aggregazioni che portano un nuovo vigore a tutta la valle». Fabrizio Viscontini non ha dubbi. Lo storico, che vive a Faido e che conosce molto bene la realtà locale, ha percorso con noi storia, identità e prospettive di questa regione. Il tutto nell’ottica, naturalmente, delle prossime elezioni del 6 aprile in alta e bassa Leventina che sanciranno la nascita ufficiale dei nuovi Comuni aggregati di Giornico (dall’unione con Bodio) e Quinto (dall’unione con Prato Leventina). Aggregazioni che, secondo il nostro interlocutore, sono l’unico modo per evitare che questa valle diventi una regione periferica, «anche perché non lo è mai stata». «I matrimoni tra Comuni sono una strategia vincente per tutta la Leventina e lo dico avendo vissuto l’esperienza da faidese ». Di più. «Rappresentano un processo centrale e un passo necessario grazie al quale possiamo tornare a pensare il futuro della valle con una nuova forza, fondamentale per la creazione e la realizzazione di progetti importanti».

Far sentire la propria voce
Ma facciamo un passo indietro. « Negli ultimi anni, dal 2006 al 2016, ci sono state aggregazioni in diversi Comuni », spiega Viscontini, «che però hanno toccato soprattutto la media valle, senza interessare né l’alta né la bassa Leventina. Ora, finalmente, ci troviamo davanti a due unioni anche in queste zone con Quinto e Giornico». È importante, dunque, osservare da vicino il fenomeno per capirne il senso e l’importanza. «Prima di queste spinte aggregative in Leventina si contavano ben 21 Comuni», ricorda il nostro interlocutore. « Le unioni che ci sono state hanno permesso la creazione di un ente locale più grande, che può portare avanti strategie economiche più incisive, aumentare la propria disponibilità finanziaria e contare su una maggiore forza demografica ». Senza dimenticare l’impatto politico. «Un Comune più grande, infatti, può fare sentire meglio la propria voce e le proprie esigenze davanti al Cantone».

Spirito e identità
Lo spirito dell’aggregazione, secondo Viscontini, si riallaccia al forte senso di unione che caratterizza la storia dell’intera valle fin dai tempi antichi. «I 21 Comuni di Leventina che esistevano prima delle aggregazioni sono stati creati in tempi relativamente recenti: con la Legge patriziale del 1857 che ha separato il Comune patriziale da quello politico. Questi enti, come li conosciamo oggi, hanno dunque 150 anni di storia ». Ma come era l’amministrazione della valle prima della nascita degli enti locali? «Bisogna tornare indietro attorno all’anno 1000 », spiega il nostro interlocutore, «quando esistevano 10 grandi Comuni rurali (vicinanze). Ed esisteva soprattutto una forte unità identitaria». Questo nonostante il controllo del territorio da parte di poteri esterni. «Anche se la Leventina dal 948 al 1480 dipese politicamente dai canonici della chiesa di San Ambrogio di Milano – ed era presente un governatore ( Podestà) proveniente dall’esterno – è sempre esistito un Consiglio di valle, tribunale di seconda istanza e organo amministrativo superiore a livello regionale, e un Parlamento che si riuniva nel mese di maggio a Faido». Un’identità a livello amministrativo, giudiziario e politico, mantenuta anche più avanti, come baliaggio del Cantone sovrano di Uri (14801798): «Almeno fino alla cosiddetta “ Rivolta di Leventina” del 1755 – in realtà si trattò di una protesta – c’era sì il landfogto inviato da Oltralpe, ma comunque esistevano sempre il Consiglio di valle, il Parlamento e i notabili leventinesi partecipavano al governo balivale».

La crisi industriale
Arrivando invece a tempi più recenti, quelli dello sviluppo industriale, la Leventina ha conosciuto un periodo di forte crescita economica, anche in virtù della sua posizione geografica strategica: una via di collegamento tra il Sud e il Nord delle Alpi. «Si è passati dalle mulattiere alla strada carrabile. Poi è arrivata la ferrovia, la Gotthardbahn e, infine, l’autostrada», spiega Viscontini. Ma non solo viabilità: «La valle ha prosperato nel periodo del boom economico grazie alla presenza delle fabbriche, una su tutte la Monteforno, e dei servizi. E c’erano anche diversi posti di lavoro creati grazie alla linea ferroviaria». Un boom destinato però a spegnersi nel corso degli anni ’90. «In quel momento per la regione inizia un periodo di crisi economica: chiudono alcune fabbriche e viene meno anche la presenza del personale ferroviario. La valle inizia quindi a trovarsi in difficoltà». Arriva poi AlpTransit, una grande opera, certo. «Ma, per la prima volta nella storia, una importante via di comunicazione non attraversa la Leventina, ci passa sotto».

Chiudere il cerchio
Il rischio – ribadisce Viscontini – è quindi quello che attualmente la regione, sugli strascichi di questa crisi, rischi sempre più di diventare una periferia. A pesare non è solo la chiusura degli stabilimenti industriali: «A questo si aggiungono anche le perdite demografiche della valle, una tendenza che ha iniziato ad essere importante soprattutto negli anni ’90 ». Ed ecco, quindi, la necessità di attuare le aggregazioni. «Trovandosi in una situazione di crisi i Comuni sono spinti a collaborare tra loro. E questa collaborazione significa aggregazione », spiega il nostro interlocutore, auspicando anche che si continui in questa direzione e che – come riportato anche nel messaggio del Governo – si arrivi a formare tre Comuni. «Bassa, media e alta Leventina, come in Valle di Blenio ». Ma non solo. « Dal mio punto di vista personale ritengo che alla fine debba nascere un unico Comune di Leventina », andando così a chiudere il cerchio e «ritrovando questa identità culturale e storica che in passato è esistita per secoli».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 marzo 2025 del Corriere del Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che mercoledì 26 e giovedì 27 marzo ha avuto l’onore di ospitare, per la quarta volta dal 2011 in Ticino, la riunione della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e della Protezione Civile (CLAMPP).  

Le Conferenze latine riuniscono i Consiglieri di Stato dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino. Alla CLDJP hanno partecipato anche i Comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili dei settori dell’esecuzione delle pene e delle misure.  

L’incontro, svoltosi nella regione del Malcantone, ha rappresentato un’importante occasione di confronto su tematiche di grande attualità, tra cui l’aumento generalizzato delle giornate di carcerazione negli istituti cantonali e la revisione del Concordato sull’esecuzione delle pene detentive e delle misure per adulti e giovani adulti nei cantoni latini. Il Canton Ticino aderisce parzialmente a questo Concordato, la cui modifica sarà sottoposta prossimamente al Parlamento cantonale.  

In ambito di polizia, si è discusso del rafforzamento della cooperazione intercantonale tra le forze dell’ordine dei cantoni romandi e quella ticinese, in particolare nella lotta alla criminalità. Un tema reso ancora più attuale dai dati pubblicati nei giorni scorsi dalla statistica criminale svizzera, che evidenziano un aumento dell’8% dei reati.  

Durante la riunione della CLDJP è stato salutato il presidente Frédéric Favre, Consigliere di Stato vallesano, che lascia la politica per assumere il ruolo di CEO dell’Associazione Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2038. È stato inoltre congedato il Consigliere di Stato del Canton Neuchâtel Alain Ribaux, co-presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, che terminerà il proprio mandato a maggio. Infine, la CLDJP ha salutato il Segretario generale Blaise Péquignot, prossimo al pensionamento, dando il benvenuto al suo successore Christian Clerici. 

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Comunicato stampa

Nel 2024 i Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno sono stati coinvolti in numerosi interventi legati alla media e grande criminalità. In particolare sul territorio cantonale sono stati registrati tre omicidi (1 nel 2023), due a Chiasso e uno a Morbio Inferiore. Le inchieste avviate per tentato omicidio sono state 27, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (23). In diminuzione per contro i reati di lesioni personali gravi, passati da 40 a 25, e di lesioni semplici, da 483 a 397. Le inchieste riguardanti le rapine indicano una sostanziale stabilità, con 36 (34) casi.

Tra i fatti più gravi del 2024 e che hanno coinvolto gli/le inquirenti dei Commissariati emergono tre omicidi, tutti avvenuti nel Mendrisiotto. In due casi le vittime sono state donne, uccise da uomini, mentre nell’altro caso un uomo è stato ucciso da un altro uomo. A inizio marzo a Chiasso, un 27enne cittadino somalo residente nella cittadina di confine si è recato presso l’abitazione di un conoscente, un 50enne cittadino svizzero, presumibilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’incontro è scoppiata una lite durante la quale il giovane ha colpito il 50enne con più fendenti di arma da taglio, causandone il decesso sul posto. Sempre a Chiasso, nel mese di settembre, un intervento di polizia per un allarme AED (Automated external defibrillator) ha portato all’apertura di un procedimento penale per assassinio. La vittima, una 40enne cittadina srilankese, è stata rinvenuta senza vita all’interno del proprio appartamento. A seguito degli accertamenti d’inchiesta e degli interrogatori sono stati arrestati il marito della donna, un 44enne srilankese, e il fratello di lui, un 49enne srilankese, fermato in Italia in provincia di Bergamo e successivamente estradato. A fine novembre a Morbio Inferiore una 65enne cittadina italiana residente in Italia, ospite presso la casa della sorella per motivi di salute, è stata uccisa dal cognato, un 68enne cittadino italiano, che ha confessato il crimine.
Con un’incidenza più marcata nel Mendrisiotto e nel Luganese, sono state 27 (23) le inchieste avviate per tentato omicidio a seguito di aggressioni con arma da taglio o colpi sferrati con violenza.
Lo scorso anno le rapine registrate sono state 36 (34 nel 2023). In diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni scaturite per motivi diversi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese seguita dal Mendrisiotto, mentre il Sopraceneri è coinvolto solo in un caso su cinque. Nell’89% dei casi gli autori sono stati identificati, tutti o in parte, e si è proceduto al loro arresto o all’emanazione di ordini di arresto a livello nazionale o internazionale. Le persone implicate sono state complessivamente 133, di cui 108 identificate. Le rapine alle stazioni di servizio sono state cinque, di cui una tentata. Anche se in massima parte questi reati avvengono in luoghi pubblici (sulla pubblica via, in stazioni o esercizi pubblici), sono state prese di mira alcune abitazioni private. In un caso una conoscente dell’anziana vittima l’ha aggredita al suo domicilio dopo essersi vista rifiutare del denaro. In altri due casi alla base dei fatti vi sono dei debiti legati all’acquisto e alla vendita di sostanze stupefacenti.
La rapina ad aver avuto particolare risonanza sui media ticinesi, svizzeri e anche esteri, è quella avvenuta a inizio luglio in pieno giorno in una gioielleria nel centro di Lugano. Il tempestivo intervento di due agenti della Polizia Città di Lugano ha permesso il fermo degli autori e il recupero della refurtiva. La banda ha agito con modalità lampo conosciute oramai in tutta Europa. Complessivamente, gli accertamenti effettuati dagli e dalle inquirenti della Polizia cantonale hanno visto finire in detenzione preventiva sette persone. Oltre ai quattro autori materiali, è stato infatti possibile stabilire il coinvolgimento di tre altre persone. Protrattosi per diversi mesi, questo lavoro di indagine è stato scandito da una fitta collaborazione con le autorità estere. A seguito dei mandati di cattura internazionale firmati dalla Magistratura ticinese si è così arrivati all’arresto dei sospetti complici, poi estradati dall’Italia e dall’Ungheria. Buona parte dei membri della banda ha precedenti specifici o è oggetto di procedimenti penali in altri Paesi europei per reati analoghi.
Particolarmente impegnativa è stata inoltre l’inchiesta, sviluppata su più fronti, legata ai disordini avvenuti a margine dell’incontro di hockey Ambrì-Piotta – Lugano dell’11.10.2024. Gli accertamenti hanno riguardato il lancio di un oggetto pirotecnico presso la Gottardo Arena di Ambrì, per cui due persone sono finite in manette. Vi è stato poi il successivo episodio di violenza, avvenuto alcune ore dopo la partita, in territorio di Rivera. In questo caso le indagini hanno permesso di individuare e arrestare, in tre momenti distinti, 19 persone coinvolte a titolo diverso nei fatti.
Infine, lo scorso anno sono stati registrati un totale di 380 infortuni (un dato in linea con gli scorsi anni), per i quali l’intervento della Polizia giudiziaria è stato necessario in una ventina di casi. Le principali casistiche si riscontrano nei settori edilizio/industriale, domestico e montano. Si evidenzia che la maggior parte di questi infortuni è da ricondurre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, all’uso di un equipaggiamento non conforme o alla disattenzione.

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Comunicato stampa

Il Canton Ticino ha adeguato le disposizioni notarili per permettere ai notai ticinesi di rogare mediante atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute in più sedi simultaneamente, anche all’estero, e in modalità virtuale. Questa apertura offre maggiore flessibilità alle imprese e amplia la gamma dei servizi notarili.

Dal 1° gennaio 2023 sono entrate in vigore alcune importanti modifiche legislative nel diritto societario svizzero. È stata in particolare introdotta una maggiore flessibilità per la tenuta delle assemblee societarie. Ora è possibile svolgere le riunioni in più sedi contemporaneamente, anche all’estero, oppure interamente in formato elettronico tramite assemblee virtuali. Grazie agli strumenti di comunicazione digitale, i partecipanti possono intervenire e votare in tempo reale, senza limitazioni geografiche.

Le decisioni societarie che comportano una modifica degli atti costitutivi della società richiedono l’atto pubblico. La tradizionale tecnica notarile si fonda sul principio dell’unità dell’atto, che richiede la contemporanea presenza del notaio e delle parti in un unico luogo e tempo. Le nuove possibilità di tenuta assembleare incidono fortemente sull’elemento del luogo, che diventa multiplo o virtuale. Il principio dell’unità dell’atto deve quindi essere allentato per permettere al notaio una rogazione a distanza.

Il Canton Ticino ha di conseguenza adeguato il proprio quadro normativo notarile. Il Consiglio di Stato, su iniziativa del Dipartimento delle istituzioni, ha istituito lo scorso anno un Gruppo di lavoro in collaborazione con l’Ordine dei Notai del Canton Ticino, che ha portato alla redazione di tre nuovi articoli del Regolamento sul notariato (artt. 41b-41d RN), entrati ufficialmente in vigore nel febbraio 2025. Grazie alle nuove disposizioni, oggi il notaio ticinese ha la possibilità di protocollare a distanza con atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute con le nuove modalità. La condizione imprescindibile è che il notaio si trovi fisicamente a operare sul territorio ticinese.

Questa innovazione rappresenta un’importante opportunità per le imprese, offrendo maggiore flessibilità organizzativa, e per i notai ticinesi, ampliando la gamma dei servizi che possono offrire ai loro clienti in un contesto sempre più digitalizzato e globale.

Furti in serie: bande specializzate al centro delle inchieste della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP)

Furti in serie: bande specializzate al centro delle inchieste della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP)

Comunicato stampa

Il bilancio della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP) per il 2024 è in chiaroscuro. Lo scorso anno i furti sono calati del 9.3%, anche se il numero totale (5578) rimane più alto rispetto agli anni precedenti il 2023. Leggeri aumenti si sono verificati nelle categorie dei furti in abitazioni (1245, +2%) e delle biciclette elettriche (439, +5%). Sono invece diminuiti i borseggi (119, -31%), i furti con scasso (1070, -14%) e i furti dai veicoli (438, -16%). Nel corso dell’anno, le attività di contrasto alle truffe del falso nipote hanno coinvolto in modo significativo gli e le inquirenti: a fronte di 11 casi riusciti per un totale di 420’000 franchi e oltre 500 tentativi segnalati, le indagini hanno portato all’arresto di 6 persone.

Dopo gli anni della pandemia, i reati contro il patrimonio sono tornati a crescere. Tra le numerose inchieste del 2024 merita una particolare attenzione quella riguardante i colpi nei negozi di telefonia all’interno dei centri commerciali. L’ondata ha avuto origine in Romandia e si è poi estesa all’intero territorio nazionale, colpendo anche il Ticino. La banda di malviventi ha utilizzato auto rubate o con targhe false per sfondare le porte in vetro degli immobili, per poi forzare o infrangere i cassetti contenenti i telefoni cellulari. In totale si contano oltre 25 colpi, di cui 3 in Ticino. In quest’ambito sono stati effettuati arresti, sia in Ticino sia in altri Cantoni.

I furti nelle abitazioni, il cui contrasto è sempre una priorità per la Polizia cantonale dato l’impatto anche emotivo sulle vittime, sono stati al centro di numerose inchieste. Una parte significativa di questi reati è stata perpetrata da criminali itineranti provenienti principalmente dal Nord Italia o dall’Est Europa. Una di queste bande ha colpito le case scalando muri e forzando infissi di finestre e porte finestre, per poi scassinare o sottrarre casseforti. Dopo aver individuato un veicolo sospetto con targhe clonate, il dispositivo di ricerca ha permesso di intercettare gli autori a un posto di blocco. Durante la perquisizione del veicolo sono stati rinvenuti spray al pepe, walkie-talkie, attrezzi da scasso, targhe false e refurtiva. In un altro caso un secondo gruppo, utilizzando una fresa a tazza diamantata e un trapano elettrico, ha creato un foro di nove centimetri nelle vetrine di una gioielleria, un’apertura sufficiente per infilare la mano e sottrarre una ventina di orologi e gioielli. L’inchiesta ha permesso di ricostruire gli spostamenti degli autori fino al loro covo, un appartamento affittato tramite un portale online.

All’inizio del 2024 è stata registrata una serie di furti con scasso ad apparecchi automatici utilizzati per l’acquisto di criptovalute. Questi dispositivi, simili ai normali bancomat, sono sempre più diffusi visto il crescente interesse. I criminali hanno utilizzato vari attrezzi da scasso per forzarne l’involucro per rubare il denaro versato dai clienti. L’indagine ha permesso d’identificare i membri della banda e, nel resto dell’anno, il fenomeno non si è ripresentato.

I furti di veicolo, calati dell’8% (1’056), sono costituiti in massima parte da biciclette (367, -19%) e da biciclette elettriche (439, +5%). Il traffico di biciclette rubate, messe sul mercato principalmente all’estero, è un’attività redditizia e attrattiva a causa della relativa facilità di rivendita della refurtiva. In questo ambito, un componente di un gruppo operante in Ticino è stato arrestato, e un secondo identificato, dopo l’ennesimo colpo con l’utilizzo di un furgone come ariete per sfondare la vetrina di un rivenditore del Mendrisiotto. Per quanto riguarda i furti di auto, lo scorso anno sono ulteriormente diminuiti e rimangono a livelli contenuti (18 casi rispetto ai 35 del 2023), mentre più numerosi sono i veicoli sottratti in Italia (60).

Le truffe del falso nipote, con le sue numerose varianti, hanno iniziato il 2024 in sordina grazie all’arresto, nella regione di Poznan, di un’importante esponente di un’organizzazione criminale basata in Polonia. Il tempo di riorganizzarsi e la banda ha ricominciato a operare portando a termine 11 truffe per un importo complessivo di 420’000 franchi. Le attività svolte in Ticino hanno portato all’arresto di 6 autori (3 donne e 3 uomini), che si apprestavano a ritirare la refurtiva al domicilio delle anziane vittime. I tentativi annunciati sono stati oltre 500. Grazie alla conferenza organizzata sotto l’egida dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (EUROPOL), tenutasi a Bellinzona il 25 settembre, sono stati allacciati importanti contatti con diversi servizi di polizia in Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Italia. Questo ha favorito in novembre una serie di arresti (5 persone) in Polonia, dove è stato localizzato il call center che prendeva di mira il Ticino.

Come negli scorsi anni le operazioni di cambio fraudolente (rip deal) hanno visto quali principali vittime cittadini svizzeri non residenti in Ticino con refurtiva denaro contante, oro e orologi. Si segnala un’indagine effettuata a seguito di una truffa avvenuta a Mendrisio, con vittima una persona domiciliata a Zurigo a cui sono stati sottratti cinque orologi Rolex per un valore di 100’000 franchi.

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Tracciato il bilancio del 2024. L’impegno in Vallemaggia ha richiesto uno sforzo extra. I morti sulle strade saliti di 11 unità in un anno, ‘l’età è un fattore’

Allerte meteo e alluvioni, su tutte quella che ha colpito la Vallemaggia lo scorso giugno, hanno richiesto un impegno straordinario alla Polizia cantonale. Un impegno durato mesi: dal funesto 29 giugno, data dell’alluvione, fino al 16 settembre quando è stato sciolto lo Stato maggiore regionale di condotta coordinato nella fase acuta proprio dalla Polizia cantonale. Sforzi che si sono andati ad aggiungere alle attività ordinarie del Corpo e all’alto numero di incidenti stradali con esito mortale registrati lo scorso anno. Insomma, il 2024 è stato «impegnativo per la Polizia cantonale ticinese», hanno affermato ieri mattina il suo comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante la conferenza stampa di bilancio. Già, perché nonostante il Ticino sia un cantone sicuro, anche in confronto al resto della Svizzera, le sollecitazioni non sono mancate. Lo scorso anno le chiamate giunte alla centrale comune di allarme sono state circa 246mila. Oltre 16mila in più rispetto all’anno precedente. Questo nonostante furti (-10%) e interventi in ambito domestico e familiare (-5%) siano diminuiti. «Rispetto alla pandemia il numero di furti è più alto, ma questo è dovuto alla minore mobilità delle persone in quel periodo», ha spiegato Gobbi. «Lo scorso anno, invece, c’è stato un intenso flusso migratorio che ha causato un aumento». Il confronto rispetto agli altri anni è in ogni caso positivo. Rispetto al 2012 i furti con scasso, anche quelli nelle abitazioni, si sono sostanzialmente dimezzati. «Le notizie dei ladri che entrano in casa hanno un impatto importante sulla percezione della sicurezza nella popolazione. Ecco perché è importante curare questo settore». Ha precisato Gobbi: «Una parte importante di questi criminali è itinerante, arriva dal Nord Italia e dall’Est Europa. La collaborazione con le autorità a livello internazionale è quindi fondamentale. In ogni caso – ha dichiarato il direttore del Di – nella stragrande maggioranza dei casi si è potuto risalire all’autore dei furti nelle abitazioni». Capitolo disagi in famiglia: i numeri sono in lieve diminuzione rispetto al 2023 e il trend degli ultimi anni è positivo. «Questo non significa che il fenomeno sia scomparso, ma che è sotto controllo».

Un pacchetto di proposte per aggiornarsi sulla guida
Registra invece un deciso salto in avanti il numero di incidenti stradali con esito mortale. Dai 7 incidenti che hanno causato 8 decessi nel 2023 si è passati ai 18 incidenti con 19 morti dell’anno scorso. Un aumento non di poco conto. «La media d’età dei protagonisti è di 60 anni e in quattro circostanze la causa è stata probabilmente un malore». Il coinvolgimento di anziani in incidenti stradali non è un fenomeno nuovo, se ne parla dagli anni 90 quando la media d’età dei deceduti era di 46 anni. «Con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano e cambiano pure la percezione e la condizione fisica. Bisogna quindi aggiornarsi per poter continuare a guidare in sicurezza». Il progetto “Strade sicure”, in collaborazione con vari attori del settore, ha quindi realizzato un pacchetto di offerte destinato in particolare a chi ha più di 70 anni.

Messaggio alla politica per la scuola di polizia
Il comandante Cocchi ha invece spiegato come i reati informatici siano in aumento con un +7% rispetto allo scorso anno. «Non è un fenomeno nuovo, si tratta di un trend che registriamo ormai da tempo». A fare regolarmente notizia sono anche gli arresti legati al fenomeno delle telefonate shock ai danni di persone anziane. «La Polizia cantonale ha dimostrato di essere all’avanguardia a livello internazionale per quanto riguarda questo fenomeno». Polizia cantonale che deve anche affrontare nei prossimi anni un importante ricambio generazionale. «È una sfida importante e per affrontarla al meglio servirà garantire la formazione dei giovani agenti», ha detto Cocchi. Un chiaro messaggio alla politica cantonale, che tra le misure di risparmio sul tavolo ha anche la sospensione della scuola di polizia. «Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione». Cocchi, che ricopre ora anche il ruolo di presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha anche ribadito l’importanza di una base legale per uno scambio di informazioni di polizia a livello svizzero.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 de La Regione

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«Sicurezza, siamo ben messi»

Presentanto il bilancio della Polizia cantonale: calano i furti e gli incidenti, ma aumentano i mortali – In diminuzione i casi di violenza domestica Norman Gobbi: «Il presidio del territorio funziona» – Matteo Cocchi: «I reati digitali crescono, è quindi fondamentale la collaborazione internazionale»

«Sicurezza? In Ticino, nel confronto intercantonale, siamo ben messi». Parola del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ieri insieme al comandante Matteo Cocchi ha presentato il bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. Il 2024 è stato caratterizzato, ha spiegato Gobbi, «da un’attività intensa, che ancora una volta ha visto la Polizia cantonale dover gestire situazioni straordinarie, come l’alluvione in Vallemaggia». In relazione al numero di reati ogni mille abitanti, ha proseguito il direttore del DI, il Ticino – con 41,8 – si trova in una buona posizione rispetto agli altri cantoni. Un dato che accerta come «pur essendo un cantone di frontiera e di transito, nonché la porta sud della Confederazione, il nostro sistema di sicurezza funziona bene». E questo, ha aggiunto, vale anche per i reati violenti e i furti. «Ciò significa che il presidio del territorio funziona». Venendo ai dati, i furti lo scorso anno hanno subito una diminuzione del 10%, a quota 5.578. «Si tratta comunque di numeri superiori rispetto al periodo pre-COVID, ma in calo rispetto al 2023», ha chiarito Gobbi, spiegando che «con la ripresa economica e dei movimenti transfrontalieri anche i reati contro il patrimonio sono tornati alla ribalta». Nel dettaglio, comunque, i borseggi sono calati del 31% rispetto al 2023, i furti con scasso del 14% e quelli dei veicoli del 16%. « Prioritario», ha aggiunto Gobbi, è poi il tentativo di contrastare i furti nelle abitazioni, «sia per la gravità che per l’impatto sulle persone toccate». Ebbene, per questa sottocategoria i numeri appaiono stabili, con 699 casi, 11 in più del 2023. E stabili appaiono anche le rapine: 36 quelle dello scorso anno, 5 delle quali avvenute nelle stazioni di servizio. «La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese, seguita dal Mendrisiotto». In diverse occasioni, ha spiegato Gobbi, all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. In 9 casi su 10, però, si è potuto risalire ai responsabili. «Un risultato raggiunto grazie anche alla collaborazione con gli altri cantoni e con la fedpol, così come con le autorità estere, in particolare quelle italiane».

«Fenomeno sotto controllo»
Per quanto riguarda l’ambito familiare, gli interventi e le procedure sono state 982, in calo del 5% rispetto all’anno precedente. In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto l’applicazione della procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7%. «Il fenomeno non è scomparso – ha evidenziato Gobbi – ma è sotto controllo, e le misure che lo Stato sta applicando, non solo di carattere repressivo, stanno portando benefici ». Negli anni, ha ricordato da parte sua Cocchi, è stato incrementato il lavoro di prevenzione: «Perché quando interveniamo noi è già troppo tardi». In questo senso, a svolgere un ruolo importante è anche la Polizia comunale di Lugano, a cui presto si aggiungerà anche quella di Locarno.
In calo appaiono anche i dati sul fronte degli incidenti stradali: 3.901 quelli avvenuti nel 2024, contro i 3.965 dell’anno prima. I feriti leggeri sono stati 538 e 163 quelli gravi. In netto aumento, invece, i mortali, saliti a 18 con 19 vittime (contro le 8 del 2023). «L’età media dei protagonisti degli incidenti – ha osservato il capo del DI – è attorno ai 60 anni e in 4 casi a causare l’incidente è stato un malore ». Dagli anni ’90, è aumentato il numero di anziani coinvolti negli incidenti mortali. Per questa ragione, il consigliere di Stato ha ricordato che il progetto “ Strade sicure” ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento destinato soprattutto agli over 70, «per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età».

Interventi e prospettive
Nel corso del 2024, ha ribadito da parte sua il comandante Cocchi, «abbiamo rafforzato l’attività e il controllo sul territorio, intensificando le attività di prevenzione. E i risultati sono importanti ». Alla Centrale comune d’allarme (CECAL) sono giunte 246.702 chiamate, oltre 16 mila in più rispetto al 2023. «Non abbiamo raggiunto i numeri del periodo pandemico, ma comunque stiamo tornando a un livello elevato». Inoltre, sono aumentati i controlli della manodopera estera (+1,5%), così come gli interventi per infortunio sul lavoro. In crescita pure i reati digitali, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare, gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). «È uno dei trend che ci occuperà molto anche nei prossimi anni, rendendo sempre più importante la collaborazione internazionale». Guardando al prossimo futuro, invece, Cocchi ha posto l’accento sul progetto ‘‘Polizia ticinese’’. «Ambisce a modernizzare l’attività di Polizia, bilanciando le esigenze di prossimità con una visione strategica e unitaria della sicurezza ». Difendendo la bontà della riforma, il comandante ha poi spiegato che «tutta una serie di attività potrebbero essere meglio coordinate, evitando così i doppioni». Si tratta, insomma, «di definire meglio i compiti e chiarire le competenze tra la Cantonale e le Comunali». La variante della Polizia unica, ha tenuto a chiarire, «non è stata archiviata, e se dovesse tornare alla ribalta a livello politico saremo pronti ». Infine, di «vitale importanza » secondo Cocchi è lo scambio di informazioni di Polizia: «L’attuale assetto, invece, non ci permette però di essere efficaci. Lo scambio di informazioni tra i cantoni non è così semplice come invece avviene in altri Paesi».

Tagli e Scuola di Polizia, non è ancora detta l’ultima parola
L’appello del comandante della Cantonale: «Fondamentale garantire una continuità» – Il direttore del DI: «Potremmo ridurre il numero di aspiranti ammessi» Non è ancora detta l’ultima parola sulla Scuola di Polizia del 2026, che secondo i piani iniziali del Consiglio di Stato era destinata a saltare quale misura di risparmio. Già, perché il Governo, viste anche le sollecitazioni arrivate da più parti, potrebbe fare un parziale dietrofront. Del tema è tornato a parlare ieri il comandante Matteo Cocchi durante la presentazione del bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. «Ogni anno – ha spiegato – perdiamo in media 35 unità ». Di conseguenza, «la Polizia dovrà poter garantire anche in futuro una regolare formazione». In questo contesto, «l’unico elemento che ci permette di garantire un minimo di continuità nella formazione è la scuola di Polizia». La decisione spetta al Consiglio di Stato, ma «siamo fiduciosi che riusciremo a raggiungere l’obiettivo».
«Da parte nostra – ha precisato Cocchi al Corriere del Ticino al termine della conferenza stampa – abbiamo provveduto a mettere sul tavolo le nostre prerogative. Da noi per varie ragioni – dimissioni e pensionamenti – ogni anno escono una trentina di unità. Se non si fa nulla, il rischio è che tra cinque o sei anni si venga a creare un buco». Già all’inizio degli anni Duemila, ha ricordato, venne sospesa la formazione. «E questo non portò a buonissimi risultati». Non solo. «La Scuola di Polizia non forma solo gli agenti della Cantonale – ha tenuto a chiarire – ma tutti gli agenti di lingua italiana. Da parte degli altri partner è stata quindi avanzata una richiesta al Consiglio di Stato, affinché la formazione venga mantenuta anche per il prossimo anno». Insomma, l’appello è chiaro: salvare la Scuola di Polizia. Ora, come detto, la decisione finale spetterà all’Esecutivo. «Visto che abbiamo ricevuto anche una richiesta da parte degli altri partner che beneficiano del centro di formazione, come Dipartimento delle istituzioni abbiamo elaborato un’analisi sull’evoluzione degli effettivi », ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Dall’analisi è emerso che «anche facendo una scuola con un numero ridotto di aspiranti agenti, la Polizia cantonale diminuirà comunque i suoi effettivi nei prossimi anni. E questo rientra nell’ottica di una riduzione». E quindi di un contenimento dei costi. «D’altro canto, non possiamo scendere al di sotto di una certa soglia, perché registriamo diverse partenze regolari per pensionamenti e verso altri Corpi (come le Comunali, ma anche le Guardie di confine) e verso enti privati come le assicurazioni nell’ambito della lotta alle frodi assicurative».
L’idea, dunque, è di tentare di mantenere la Scuola di Polizia, magari a ranghi ridotti. Del resto, anche per il 2025 il Consiglio di Stato in sede di preventivo aveva deciso di ridurre da 20 a 15 il numero di aspiranti agenti ammessi alla formazione. «Cerchiamo di andare in questa direzione», ha concluso Gobbi, spiegando che una decisione del Consiglio di Stato è attesa nelle prossime settimane.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 del Corriere del Ticino

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Anche in Ticino aumentano truffe e reati digitali
Presentato il bilancio 2024 della polizia cantonale: meno violenze domestiche (162, -7%), crescono gli incidenti mortali (19 vittime), furti in calo e rapine stabili (36)

Il 2024 sarà ricordato soprattutto per le alluvioni e per le numerose allerte per il maltempo, che hanno richiesto una serie di compiti straordinari e prolungati anche alla polizia cantonale ticinese. Questa la premessa al bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo, bilancio presentato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi e dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. In particolare, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, Cocchi ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre: con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, sono stati assicurati i primi soccorsi, il ripristino di un accettabile livello di normalità e sono state ritrovate prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse (nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane). Tra i principali dati emersi dal bilancio vi sono l’aumento delle chiamate alla polizia (246’702), una diminuzione delle violenze domestiche (162, -7%), la crescita degli incidenti mortali (19 vittime), i furti in calo (le rapine presentano numeri sostanzialmente stabili (36), un aumento delle truffe e dei reati digitali (435, +7%).

Aumentano le chiamate alla polizia
Le chiamate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della polizia cantonale sono aumentate nel 2024 (246’702 rispetto alle 230’343 del 2023). Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023).

Diminuiscono le violenze domestiche (162, -7%)
In calo gli interventi e le procedure in ambito familiare registrate nel 2024 (982, quindi in diminuzione del 5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto la procedura completa di violenza domestica (in diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi).

Crescono gli incidenti mortali (19 vittime)
Lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 rispetto ai 3’965 del 2023). Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. Gli incidenti mortali sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista) mentre erano stati 7, con 8 decessi, nel 2023.
L’età media delle persone decedute negli incidenti è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivata da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è in atto da fine anni Novanta, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” – ricorda la polizia – propone aggiornamenti ad hoc destinati proprio alla terza e quarta età.

Furti in calo, sostanzialmente stabili le rapine (36)
I furti sono in calo del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). I furti con scasso nelle abitazioni hanno raggiunto quota 699 (con un aumento di 11 casi rispetto al 2023). Sono state 36 le rapine registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), mentre nel 2023 ne erano state compiute 34. In diverse occasioni prima della rapina vi sono state liti, risse o aggressioni. Nell’89% degli episodi si è potuto risalire ai responsabili che sono stati arrestati o sono stati oggetto di ordini di arresto nazionali e/o internazionali, anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

Aumentano truffe e reati digitali (435, +7%)
I reati digitali hanno fatto registrare un aumento, dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). Gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di impianti per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica, legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità per compiere frodi.
Il comandante Cocchi ha poi sottolineato la collaborazione a tutti i livelli, che ha portato, ad esempio, agli arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”. E parlando anche in veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Confederazione deve assolutamente allinearsi, attraverso il legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Anche-in-Ticino-aumentano-truffe-e-reati-digitali–2698937.html

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«Che annata impegnativa». Ogni giorno alla centrale 675 chiamate
Il 2024 della polizia cantonale: meno furti e violenza in casa. Più reati digitali. Stabili le rapine. Impegnativa l’alluvione in Vallemaggia

Quello appena trascorso è stato un anno «impegnativo» per la polizia cantonale. A certificare quest’affermazione – ribadita sia dal Comandante Matteo Cocchi sia dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi durante la tradizionale conferenza stampa di bilancio delle attività – sono state le chiamate indirizzate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) salite a 246’702, ovvero quasi 675 al giorno.

Il peso dell’alluvione – Sul bilancio degli interventi ha ovviamente pesato il maltempo in Vallemaggia e, più in generale, le numerose allerte meteo vissute in quello che è stato il terzo anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. «La tragedia che ha colpito la Vallemaggia ha richiesto un notevole impegno», ha sottolineato Cocchi, ricordando quanto realizzato in quei difficili momenti: dai primi soccorsi, al ripristino dei danni, fino al ritrovamento dei corpi senza vita di sette delle otto persone date per scomparse durante l’alluvione.

Calano i furti – Rispetto al 2023 c’è stata invece una diminuzione dei furti, scesi del 10%. Restano invece stabili – a quota 699 – i furti con scasso nelle abitazioni. «Combattere questo genere di reati resta una delle nostre priorità», precisa Gobbi. «Soprattutto per l’impatto che hanno nella sfera personale e nella vita privata delle persone».

Rapine «non premeditate» – Anche nel capitolo rapine vi è una sostanziale stabilità (36 infrazioni contro le 34 del 2023). Ma a cambiare sono le modalità. Spesso, infatti, le rapine non erano premeditate. «In diverse occasioni – precisa Gobbi -all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni che per diversi motivi sono poi sfociate con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti».

Parola chiave: «Prevenzione» – In leggero calo anche gli interventi in ambito familiare che nel 2024 sono stati 982. «Possiamo definire questo fenomeno sotto controllo. Con riduzioni piccole ma costanti di anno in anno», sottolinea Gobbi, ricordando l’importanza della prevenzione in questo ambito. Prevenzione che è «fondamentale» anche per quel che concerne gli infortuni sul lavoro, che lo scorso anno sono pure aumentati.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1824855/che-annata-impegnativa-ogni-giorno-alla-centrale-675-chiamate

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Incidenti mortali in aumento, Gobbi: “riflettere sui controlli ai conducenti”
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, diversi sinistri non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori. “Occorre valutare lo stato fisico generale degli automobilisti”.

Una lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 nel 2024 rispetto ai 3’965 del 2023), ma un aumento di quelli mortali, passati da 7 a 18. Sono alcune delle cifre diffuse oggi relative al bilancio delle attività della Polizia cantonale lo scorso anno. Ma l’incremento degli incidenti mortali è da ricondurre all’età media della società? Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si tratta di un fenomeno che non tocca solo il Ticino, ma riguarda tutta la Svizzera. “Con l’invecchiamento della popolazione abbiamo conducenti della terza e anche della quarta età. Ci sono diversi sinistri che non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori dei conducenti”, afferma Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Queste situazioni devono farci riflettere nell’ambito dei controlli e delle verifiche mediche a cui vanno sottoposti i conducenti dal punto di vista dell’attenzione: non solo sulla prontezza nella reazione, ma anche sullo stato fisico in generale, perché un malore alla guida può avere un impatto molto più grave su terzi che sulla stessa persona”.

“Elevato standard di sicurezza pubblica in Ticino”
Passando a un’altra delle voci del bilancio, ovvero il numero di reati, “dopo la fase Covid, in cui il dato era fortemente diminuito perché ci si spostava meno e anche i movimenti transfrontalieri erano inferiori rispetto a quelli attuali, si è sostanzialmente tornati agli anni pre-pandemici, dal 2017 al 2019”, prosegue Gobbi. Secondo il direttore del DI, è importante rilevare che pur essendo un cantone di frontiera “il Ticino garantisce – a differenza di altri – un elevato standard di sicurezza pubblica”. Se si prendono in considerazione le cifre sui reati violenti, infatti, “siamo ampiamente sotto la media nazionale. C’è quindi un buon presidio del territorio, che porta ad avere una minor incidenza di questi crimini”.

I prossimi passi
Guardando al futuro, dal punto di vista organizzativo e strutturale il rapporto sulla polizia ticinese permetterà di chiarire la divisione dei compiti tra polizia cantonale e comunali. L’obiettivo “è di continuare a garantire questo elevato standard di sicurezza pubblica, ma anche gestire e impiegare le risorse per essere più efficienti”, conclude Gobbi.

Un 2024 impegnativo per la Polizia cantonale

Un 2024 impegnativo per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il 2024 sarà ricordato per le alluvioni nonché quale terzo anno più caldo in Svizzera dall’inizio delle misurazioni nel 1864, con numerose allerte per maltempo. In pochi giorni più cantoni e regioni, tra cui la Vallemaggia, l’Oberland bernese, il Vallese e la Mesolcina sono stati duramente colpiti. L’evento verificatosi in Ticino ha richiesto una serie di compiti straordinari prolungati alla Polizia cantonale. Incarichi impegnativi che sono stati portati a termine con successo e abnegazione. Il bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo è stato presentato oggi a Bellinzona, nel corso di una conferenza stampa, dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Comandante Matteo Cocchi. 

Lo scorso anno ha registrato in cifre assolute un aumento delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della Polizia cantonale. Sono state infatti 246’702 rispetto alle 230’343 del 2023. Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023). Il 2024 ha registrato 982 interventi e procedure in ambito familiare (-5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto di applicare la procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi. Si registra una lieve diminuzione del numero di incidenti: 3’901 rispetto ai 3’965 del 2023. Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. I mortali (7 con 8 decessi nel 2023) sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista).

Per quanto riguarda i fenomeni criminali, a livello di furti si registra una diminuzione del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). Fra le sottocategorie particolari, i furti con scasso nelle abitazioni sono stabili e hanno raggiunto quota 699 con un aumento di 11 casi rispetto al 2023. Al capitolo rapine, le 36 infrazioni registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), fanno stato di una sostanziale stabilità (34 nel 2023). Si evidenzia come in diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. Nell’89% degli episodi, con un buon tasso di risoluzione, si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

In relazione ai reati digitali si registra un aumento degli stessi, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità di terzi per scopi fraudolenti.

Nel corso della conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è in particolare soffermato sul sensibile incremento degli incidenti mortali. L’età media dei protagonisti in quest’ambito è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivante da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è un fenomeno in atto da fine anni ’90, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, con la collaborazione di TCS, ACS, Polizia cantonale, Associazione Svizzera Maestri conducenti (ASMCTI), iQ Center SA, ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento a 360 gradi, destinato in particolare a chi ha raggiunto e superato i 70 anni, per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età. Questo poiché con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano costantemente così come cambia la percezione e la condizione fisica. Per continuare a sentirsi a proprio agio nel traffico e per potersi spostare in serenità è dunque fondamentale rimanere aggiornati su questi mutamenti.

Da parte sua il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre. Data quest’ultima in cui è stato sciolto lo Stato Maggiore regionale di condotta (SMRC), coordinato nella fase acuta dalla Polizia cantonale. Quanto realizzato a contatto con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, ha permesso di assicurare i primi soccorsi, il ripristino di un’accettabile livello di normalità nonché di ritrovare prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse. Nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane. Ha inoltre posto l’accento sulla collaborazione a tutti i livelli, che ha portato i suoi frutti con ad esempio arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”, e che ha permesso al Corpo di crescere. “Negli ultimi anni abbiamo costantemente dimostrato di essere un Corpo riconosciuto al di fuori dei confini cantonali e questo grazie all’impegno della nostra squadra. Risultato non scontato che dipende anche dalla chiara volontà di essere parte integrante di una rete professionale che supera il Ticino. È attraverso la sinergia e la condivisione di competenze che possiamo affrontare con successo le minacce che minano la sicurezza grazie al coordinamento operativo e al costante scambio di informazioni a livello internazionale, federale e cantonale” ha sottolineato il Comandante. Proprio in quest’ultimo ambito, parlando anche in veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Svizzera deve assolutamente allinearsi, tramite l’adeguamento dell’assetto legale da parte del legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini e problemi finanziari. 

La sicurezza è un investimento

La sicurezza è un investimento

Intervista a Matteo Cocchi, neopresidente della CCPCS

Nel corso dell’assemblea annuale della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), Matteo Cocchi (Comandante della Polizia cantonale ticinese) è stato nominato  presidente, in sostituzione di Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna. Una posizione di prestigio, che per la seconda volta è occupata da un comandante ticinese. Il primo è stato il Comandante Giorgio Lepri dal 1966 al 1969. Nell’intervista al police, spiega i suoi piani futuri.

Matteo Cocchi all’interno della CCPCS ha già svolto diversi incarichi di prestigio. Dal 2013 ha occupato la posizione di vicepresidente, ed è stato responsabile per l’ambito «polizia di sicurezza» (vedi nota 1) in seno al comitato. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS (vedi nota 2) e ha diretto i corsi dedicati ad agenti dei gruppi speciali in ambito ISP (Istituto Svizzero di Polizia).
Presidente Matteo Cocchi, lei assume la carica in un periodo storico molto complesso e si può dire anche delicato. Ad esempio, è ritornata negli ultimi tempi la minaccia rappresentata da terroristi che eseguono attacchi isolati. I flussi migratori di persone che provengono da zone di conflitto e povertà, costituiscono anch’essi fonte di molte preoccupazioni, in particolare laddove non vi è integrazione, oppure dove i migranti e loro connazionali di seconda generazione (fortunatamente la Svizzera al momento sembra non conoscere il fenomeno) si uniscono formando bande criminali che delinquono con molta disinvoltura, attaccando molto spesso anche le forze di polizia che intervengono per cercare di ristabilire l’ordine o assicurare delinquenti alla giustizia. A tutto questo e molto altro, si aggiungono le attività delle organizzazioni criminali, che da molti anni ormai non conoscono confini e che colpiscono anche la Svizzera, soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio di denaro, ma anche come base logistica dalla quale operare nel resto del mondo in modo «indisturbato ». Seppur vero che la lotta contro le organizzazioni criminali ricade nelle competenze delle autorità federali di perseguimento penale, i cantoni in questo ambito svolgono comunque un ruolo fondamentale e sono per questo sollecitati.
In questo contesto così complesso, nel quale molte polizie svizzere sono anche confrontate con sovraccarico di lavoro e carenza di personale, la Svizzera è chiamata a gestire tutto quanto accade all’interno dei propri confini, tenendo però conto di un contesto internazionale molto dinamico, che ogni giorno potrebbe generare problemi alla sicurezza interna.

Presidente Matteo Cocchi, iniziamo chiedendole come si sente in questo prestigioso ruolo in seno alla CCPCS, che è sicuramente motivo d’orgoglio per il corpo della polizia e tutti noi ticinesi.
È un onore assumere la presidenza della CCPCS e una responsabilità che ho accolto con determinazione. Il mio obiettivo sarà quello di rappresentare al meglio tutte le polizie cantonali svizzere, garantendo che il loro lavoro venga valorizzato e supportato in maniera adeguata. Il contesto attuale pone sfide importanti, ma sono convinto che grazie alla collaborazione tra i vari corpi di polizia e al costante impegno di tutti, riusciremo ad affrontarle con efficacia. In questo contesto collaborazione e condivisione di esperienze sono le basi per poter continuare sulla via tracciata negli ultimi anni.

Questa sua nuova funzione comporterà certamente molti oneri, sia dal punto di vista del suo impegno in tempo, ma anche nell’obiettivo di dare risposte concrete ai principali scopi che persegue la CCPCS. Come si è organizzato o si organizzerà tra la funzione di Comandante della polizia ticinese e Presidente della CCPCS?
La presidenza della CCPCS è un incarico di coordinamento e rappresentanza che si affianca alla mia funzione di Comandante della Polizia cantonale. In realtà, questo avviene seguendo il solco di quanto avvenuto sino ad ora, in rapporto agli incarichi che ricoprivo sino allo scorso anno e che mi hanno impegnato anche fuori dai confini cantonali.

Tra gli obiettivi principali della CCPCS vi sono: l’incoraggiamento di scambi, opinioni ed esperienze e la collaborazione tra corpi di polizia svizzeri, l’individuazione di un’unità di dottrina unica e strategie comuni, la formazione di base e continua adeguate alle esigenze e lo sfruttamento di sinergie in tutti gli ambiti di polizia. Partendo da questi obiettivi di base, in quale di questi settori ritiene bisogna investire maggiori risorse e quali sono le sue priorità?
Tutti questi settori sono fondamentali, ma ritengo che la formazione e la collaborazione tra i corpi di polizia siano aspetti prioritari. Le sfide della sicurezza odierna sono sempre più complesse e richiedono un coordinamento efficace tra i diversi attori coinvolti, a fronte della grande mobilità con cui opera la criminalità. Inoltre, investire nella formazione significa dotare i nostri agenti degli strumenti e delle competenze necessarie per affrontare le minacce attuali e future con professionalità ed efficacia. Obiettivo raggiunto con il progetto di armonizzazione della formazione di base della durata di due anni, ora realtà consolidata e riconosciuta. La prossima sfida sarà rappresentata dall’implementazione di un concetto armonizzato circa la formazione dei quadri a più livelli. Progetto che vede l’ISP collaborare attivamente con la CCPCS.

Uno dei temi assolutamente prioritario, di cui si parla da anni, che fatica a decollare anche a causa del federalismo svizzero, ma anche a seguito dei freni sul tema della protezione dei dati, è quello di disporre di una banca dati unica svizzera, accessibile a tutti gli agenti di polizia, in grado di fornire tutte le informazioni raccolte nei confronti delle persone che per qualsiasi motivo hanno interessato le forze di polizia svizzere. Come si pone lei davanti a questo annoso tema e intende in qualche modo accelerare questa imprescindibile necessità?
Per risolvere la problematica dello scambio di informazioni di polizia è necessario lavorare su due livelli distinti: quello tecnico-informatico e quello legislativo. Se per il primo i progetti sono già inizializzati e procedono nella giusta direzione, diverso è il discorso per il secondo, che dipende dai tempi tecnici delle decisioni politiche e di quelle dei tribunali. Infatti per quanto riguarda il quadro giuridico vi sono tre «varianti parallele» che si potranno percorrere: quella federale con la creazione di una base legale adeguata, quella intercantonale attraverso la creazione di un concordato specifico, quella cantonale con l’adeguamento delle basi legali all’interno delle leggi cantonali di polizia.

Ad ogni livello delle politiche federali e cantonali si sente parlare con una certa insistenza di misure di contenimento delle spese, che di certo non risparmiano nemmeno il settore della sicurezza e in particolare della polizia. Infatti, il Consiglio federale ha deciso di sgravare le finanze federali di 180–200 milioni di franchi nel periodo 2026–2028, 100 milioni dei quali nell’ambito delle assunzioni di personale. Anche la politica ticinese si è mossa in questa direzione, da un lato con importanti misure di risparmio che toccano anche il personale e dall’altro con l’iniziativa popolare interpartitica, che chiede di limitare il personale statale all’1,3 % della popolazione. Come giudica questa politica in ottica di sicurezza e cosa vorrebbe dire agli organi politici federali e cantonali, rispetto a tagli sul personale di polizia?
La sicurezza è un investimento e non un costo. È chiaro che l’equilibrio finanziario sia una priorità per le autorità politiche, ma è altrettanto essenziale garantire alle forze di polizia le risorse necessarie per operare efficacemente e per poter far fronte ai nuovi compiti derivanti anche dalla rapida evoluzione della società e di riflesso anche della criminalità. Tagliare indiscriminatamente i fondi alla sicurezza potrebbe avere conseguenze negative nel lungo periodo. È importante trovare un giusto compromesso tra sostenibilità finanziaria e garanzia della sicurezza pubblica, assicurando il corretto ricambio generazionale e la continuità nel personale a disposizione.

Una delle strategie per ovviare in qualche modo al problema della scarsità di risorse, in particolare nel settore delle indagini di una certa complessità, potrebbe essere quella di unire le forze tra confederazione e cantoni, laddove le indagini perseguono interessi comuni. Fondamentalmente, come avviene in alcuni casi attualmente in corso, inquirenti federali e cantonali lavorano nelle medesime indagini, le quali perseguono lo scopo di smantellare organizzazioni criminali che a cascata generano problemi anche sui territori dei cantoni e dei comuni. Come vede lei questo approccio e ritiene che sia giusto unire le forze allo scopo di colpire il crimine nel punto più alto della loro gerarchia, piuttosto che continuare a concentrare tutte le forze di polizia cantonale o comunale su «reati di strada»?
La collaborazione tra Confederazione e cantoni è già una realtà consolidata da diversi anni. Lo dimostrano differenti inchieste e i costanti impieghi intercantonali a supporto della sicurezza nei quali la polizia cantonale si è sempre impegnata. Le organizzazioni criminali operano senza confini e la risposta delle autorità deve essere altrettanto coordinata. Lavorare insieme su indagini di grande portata permette quindi di sfruttare al meglio le competenze e le risorse disponibili, aumentando l’efficacia della lotta alla criminalità. È importante che questo venga fatto all’interno delle rispettive competenze e negli anni, la polizia cantonale si è fatta più volte promotrice anche al di fuori dei propri confini.

In una recente intervista, sia il Procuratore generale della Confederazione Stefano Blättler, sia la direttrice di Fedpol uscente Nicoletta della Valle, hanno lanciato l’allarme riguardo alla crescente pericolosità e numero di procedimenti penali in ambito di terrorismo e nelle attività delle organizzazioni criminali, le quali, nei paesi vicini, stanno diventando sempre più violente. In questo senso è stato chiaramente detto che il Ministero pubblico della Confederazione e la Polizia federale sono sottodotati e necessitano di conseguenza ulteriori mezzi e personale. Come si pone la CCPCS di fronte a questo allarme?
Queste sono valutazione interne a Ministero pubblico della Confederazione e Fedpol. Dal canto suo la CCPCS continuerà a collaborare strettamente con le autorità federali, nel suo campo di competenza, al fine di garantire una risposta adeguata alle nuove minacce.

Lo scorso 5 gennaio 2025 al confine tra Italia e Ticino, a Chiasso, è stato arrestato un cittadino del Togo, presunto assassino per i fatti avvenuti a Bergamo il 3 gennaio, in cui è stato ucciso un immigrato originario del Gambia. Questo avvenimento ben dimostra i pericoli che corre il Ticino e la Svizzera, anche dal punto di vista della facilità con cui i criminali si spostano da un Paese all’altro. In questo caso i controlli hanno funzionato e il presunto assassino è stato assicurato alla giustizia. Dal suo osservatorio, l’attuale organizzazione della sicurezza interna e dei confini, permette d’intercettare queste minacce con una certa sicurezza e regolarità?
L’arresto di Chiasso dimostra l’efficacia della cooperazione internazionale e dell’operato delle forze di polizia. È però importante ricordare che il rischio zero non esiste. La lotta alla criminalità transfrontaliera richiede un monitoraggio costante e un continuo scambio di informazioni con i partner internazionali, in particolare in un cantone transfrontaliero come il Ticino. 

Nel corso degli ultimi anni la politica svizzera ha deciso d’organizzare sul suolo nazionale eventi di portata internazionale che impattano pesantemente sul settore della sicurezza interna. Mi riferisco in particolare all’Ukraine Recovery Conference tenutasi nel luglio 2022 a Lugano, ma anche alla Conferenza per la pace in Ucraina organizzata nel Canton Nidvaldo nel giugno 2024. A queste si aggiunge il WEF di Davos che richiede sempre più personale di polizia e dell’esercito. Dal suo punto di vista, la politica da sufficienti mezzi alle forze di polizia e dell’esercito per far fronte a questi eventi eccezionali o potrebbe in qualche modo fare di più? 
La gestione di eventi straordinari e di richiamo internazionali richiede un impegno accresciuto da parte delle forze di sicurezza. Il sistema rodato degli impieghi IKAPOL ha dimostrato la sua efficacia, proprio perché permette di dare delle puntuali risposte per quanto riguarda l’impiego di forze da mettere in campo quando necessario.

Alla luce della continua evoluzione del quadro della sicurezza interna, influenzato sempre di più da scelte politiche (vedi ad esempio l’organizzazione di eventi di portata internazionale) e da quanto accade nei paesi a noi vicini, ritiene che il sistema di polizia svizzero, così come è organizzato, risponda ancora alle esigenze di sicurezza interna e sia sufficientemente dinamico per adattarsi ai crescenti bisogni e alle nuove forme di criminalità nazionale e internazionale?
Il sistema di polizia svizzero ha dimostrato di essere solido e affidabile, ma deve continuare ad adattarsi alle nuove minacce. L’evoluzione della criminalità richiede una maggiore flessibilità operativa e un rafforzamento della collaborazione tra i vari attori della sicurezza.

Avendo l’occasione di raggiungere tutti i soci FSFP, come pure diversi lettori del mondo politico e della sicurezza, quale messaggio si sente di trasmettere loro, anche rispetto alle diverse questioni sollevate in questa intervista, che certamente sono per loro fonti di preoccupazioni?
Impegnarsi a favore della sicurezza da un punto di vista professionale richiede impegno e dedizione. Anche se la situazione per il prossimo futuro non è delle più rosee sono sicuro che chi decide di intraprendere questa carriera lo fa con il giusto spirito di sacrificio ed è consapevole delle difficoltà ad essa legata. Colgo quindi l’occasione per ringraziare le donne e gli uomini che in Svizzera si impegnano a favore della sicurezza che, all’estero, in molti ci invidiano.

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1 Tra i compiti della polizia di sicurezza rientrano numerose attività di polizia volte a individuare e contrastare pericoli concreti per la sicurezza e l’ordine pubblico nonché a porre rimedio ai disordini. Nello svolgimento di questi compiti, la polizia presta assistenza alle persone la cui vita o integrità fisica è minacciata, adotta misure immediate in caso di eventi straordinari, provvede alla tutela della sicurezza negli spazi pubblici, nella circolazione stradale e sui corsi d’acqua e corpi idrici pubblici. Infine, la polizia può svolgere attività di prevenzione nelle attuali aree di polizia, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza.

2 ATLAS riunisce le unità d’intervento speciali delle forze di polizia degli stati membri. È basata presso il Centro europeo antiterrorismo della centrale di Europol a Den Haag/NL. Garantisce
una risposta immediata a situazioni di crisi che riguardano la sicurezza europea, h24, ogni giorno dell’anno. Vi partecipano 31 paesi, con 38 unità d’intervento, tra cui la Svizzera.

Da Police, organo ufficiale della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia FSFP

Espulsioni, casi singoli e media

Espulsioni, casi singoli e media

Le decisioni di rimpatrio vanno applicate

Negli ultimi mesi, alcune vicende riportate dalla stampa hanno offerto un quadro parziale dell’operato delle autorità cantonali in materia di rimpatrio di cittadini stranieri.
Per questo motivo, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ritiene fondamentale fare chiarezza e fornire una visione più completa della situazione.
Il primo caso riguarda il rimpatrio di tre bambini originari dell’Honduras, erroneamente definito dalla stampa come un’“espulsione”. “Il termine ‘espulsione’, pur avendo una forte connotazione emotiva, è giuridicamente improprio in questo contesto. L’espulsione, in senso stretto, è una misura adottata in seguito a reati penali gravi, mentre in questo caso si tratta di un allontanamento amministrativo dovuto alla mancanza dei requisiti legali per la permanenza in Svizzera”, spiega Gobbi. “I minori sono entrati nel Paese con lo status di turisti e, fin dalla presentazione della prima richiesta, è stato loro comunicato che non soddisfavano i criteri per l’ottenimento di un permesso di soggiorno. La loro permanenza è stata tollerata esclusivamente a causa di procedure ricorsuali, senza che ciò implicasse un riconoscimento di un diritto di residenza”.
Le diverse sentenze giudiziarie, compresa quella del Tribunale federale, hanno stabilito che il rientro nel Paese d’origine è esigibile e conforme al diritto federale. “La lunga permanenza in Ticino non costituisce un elemento determinante per il riconoscimento di un diritto di soggiorno, come confermato dalla giurisprudenza federale”, sottolinea Gobbi. Le autorità competenti hanno attentamente valutato la proporzionalità della misura di allontanamento: “Le sentenze del Tribunale federale e del Tribunale cantonale amministrativo hanno confermato che il rientro è proporzionato e legalmente esigibile. Inoltre, i bambini non saranno abbandonati, ma si ricongiungeranno con i genitori biologici, attualmente residenti all’estero”, aggiunge il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Le decisioni relative ai permessi di soggiorno si basano sul rispetto della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione. “Non vi è stata alcuna lentezza burocratica o errore procedurale nella gestione di queste richieste, nonostante le insinuazioni in tal senso. Le decisioni sono state confermate più volte da diverse istanze giudiziarie, e gli interessati sono sempre stati informati sui requisiti necessari per ottenere un permesso di soggiorno. Il mancato rilascio dei permessi è dovuto esclusivamente all’assenza dei requisiti legali e non a eventuali ritardi amministrativi. Il rispetto della legge non consente eccezioni basate su considerazioni personali o economiche”, conclude Gobbi.
Il secondo caso riguarda il rimpatrio di una famiglia proveniente dalla Turchia, nonostante i figli avessero iniziato un apprendistato in Svizzera.
“L’allontanamento di cittadini stranieri dal territorio svizzero solleva questioni giuridiche rilevanti, specialmente in relazione ai diritti fondamentali e ai principi di diritto amministrativo. Questo caso presenta diverse considerazioni che giustificano il provvedimento adottato”, spiega Gobbi. Secondo la giurisprudenza, il soggiorno degli interessati in Svizzera non può essere considerato “di lunga durata”, poiché il periodo trascorso nel Paese dal 2021 è di soli quattro anni, ben al di sotto del requisito dei dieci anni necessari per invocare il diritto al rispetto della vita familiare. “Per quanto riguarda i figli, nonostante il loro desiderio di proseguire gli studi e l’apprendistato, essi sono entrambi maggiorenni. Pertanto, non possono appellarsi all’unità familiare, in quanto non sussiste un legame di dipendenza qualificata, riservato ai figli minorenni o invalidi”, precisa Gobbi.
Il Tribunale Amministrativo Federale (TAF) ha confermato la decisione dell’autorità inferiore di procedere all’allontanamento, escludendo la possibilità di un’ammissione provvisoria. “Nel rispetto del principio della separazione dei poteri tra il giudiziario e l’esecutivo, il Consiglio di Stato, in qualità di autorità esecutiva cantonale, non può mettere in discussione le decisioni delle istanze federali competenti (SEM e TAF) e deve quindi attuarle”, sottolinea il Consigliere di Stato. “Le autorità federali hanno ribadito l’impossibilità di proseguire il soggiorno per gli interessati. La decisione della SEM del 15 febbraio 2022, confermata dalla sentenza del TAF dell’8 novembre 2024, è stata ulteriormente avvalorata dal rigetto della richiesta di proroga del termine di partenza da parte della SEM il 13 gennaio 2025. L’autorità cantonale non può discostarsi da tali decisioni”.
Il Cantone non può fare eccezioni per singoli casi, nel rispetto del principio di parità di trattamento. “Un mancato rispetto delle leggi federali potrebbe comportare la perdita dei sussidi destinati al rimborso delle spese sostenute dal Ticino per il soggiorno degli interessati. Inoltre, una deviazione da tali obblighi comprometterebbe anche le relazioni con la SEM, che in passato ha invece collaborato con la Sezione della popolazione cantonale per regolarizzare motivati casi particolari”, avverte Gobbi.
“Per quanto riguarda i percorsi formativi dei figli”, aggiunge Gobbi, “questi sono iniziati dopo la decisione di allontanamento della SEM del 15 febbraio 2022. Pertanto, non possono essere considerati come formazioni professionali di base già in corso al momento della decisione”.
“Alla luce di queste considerazioni”, conclude il Consigliere di Stato Gobbi, “entrambe le decisioni di allontanamento risultano conformi alle normative vigenti e agli obblighi derivanti dalle decisioni delle istanze federali superiori. Il rispetto della legalità e il principio della parità di trattamento impongono all’autorità cantonale di applicare le decisioni senza eccezioni, evitando conseguenze negative sia a livello finanziario che nei rapporti con la Confederazione”.
E questo nonostante le notizie spesso parziali e strumentali che accompagnano casi di questo genere.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 marzo 2025 de Il Mattino della domenica.

 

«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

Senso di sicurezza, formazione degli agenti, risorse e nuovi compiti: il comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi fotografa la situazione, sottolineando l’importanza di coordinare le forze di polizia a livello nazionale.

Si parla molto di sicurezza, ma le valutazioni di voi esperti spesso divergono da quelle della cittadinanza: come si spiega questo fenomeno?
Con la percezione soggettiva della sicurezza. Se in una regione si verifica una serie di furti in due o tre comuni, si sente spesso dire che il Cantone non è più sicuro. Tuttavia questa affermazione non riflette necessariamente un reale problema di sicurezza, può essere legata a un’impressione personale non suffragata dai dati. A volte è difficile spiegare che tre furti in due sere non pongono minacce gravi per l’ordine pubblico; su questo punto, siamo riusciti a comunicare sempre meglio, chiarendo la differenza tra la percezione soggettiva e la realtà oggettiva dei fatti.

Dialogare per aumentare il senso di sicurezza della cittadinanza?
Sì, l’idea è di rendere la percezione della sicurezza più oggettiva, facendo capire meglio cosa dicono le statistiche e cosa si osserva realmente ogni giorno in Svizzera, luogo in cui si vive tranquilli. A volte le percezioni soggettive prendono il sopravvento ed è importante bilanciarle con dati e spiegazioni chiare. Ci riusciamo perché la cittadinanza ha ancora molta fiducia nelle istituzioni, in particolare nella polizia, risultato del buon lavoro svolto nel passato che va mantenuto e rafforzato.

Una bussola per il presente e per il futuro, insomma?
Certo. È  necessario agire con empatia, mostrare vicinanza al cittadino e, allo stesso tempo, rispondere con competenza e professionalità. Dobbiamo essere in grado di adeguare la nostra comunicazione e i nostri comportamenti alle diverse situazioni che siamo chiamati ad affrontare e ai nuovi compiti assunti negli ultimi anni. È fondamentale adeguare la nostra organizzazione interna all’evoluzione della società per saper reagire tempestivamente.

La formazione del personale è dunque un aspetto decisivo.
Sì. Gli agenti di polizia devono essere sempre aggiornati, per rispondere alle esigenze della cittadinanza, per fornire informazioni corrette e puntuali su leggi e regolamenti, per “leggere” in modo veloce il contesto nel quale intervengono. Le competenze imprescindibili legate alla comunicazione e al dialogo fanno ormai parte della formazione di base e continua.

Guardando le statistiche sulla criminalità, quali situazioni vi preoccupano?
Abbiamo un problema con la violenza. Quella giovanile in particolare, ma non solo. Oggi si tende a essere più aggressivi rispetto al passato e i diverbi degenerano più facilmente in atti violenti. Vi sono poi attività criminose che travalicano i confini cantonali e nazionali, fra cui lo spaccio di stupefacenti, tornato a essere d’attualità dopo la pandemia. Ormai non si può più pensare a un lavoro di polizia limitato al Ticino: la criminalità non si ferma alle frontiere e dobbiamo essere pronti a collaborare maggiormente, a coordinare meglio le azioni per riuscire a contrastarla.

Cosa si può dire sulla cybercriminalità?
Questo è un settore dove la prevenzione gioca un ruolo essenziale. Negli anni, con le autorità scolastiche e con diverse associazioni sul territorio, abbiamo costruito una rete per sensibilizzare sui rischi della cybercriminalità, con particolare attenzione al cyberbullismo fra i giovani. Inoltre, organizziamo regolarmente, con riscontri positivi, serate informative rivolte alla popolazione più anziana per arginare le truffe telefoniche. E alla fine dello scorso anno abbiamo ottenuto importanti risultati nel contrasto alla cybercriminalità grazie a inchieste che hanno portato ad arresti significativi anche al di fuori dalla Svizzera.

Merito anche della specializzazione?
Certamente, e ciò rientra nelle strategie della visione 2025 della Polizia cantonale. Ad esempio, la Sezione analisi tracce informatiche (Sati) è stata potenziata con figure esperte per rispondere ai nuovi bisogni. 

Nuovi compiti, nuove risposte: avete abbastanza risorse?
Negli ultimi anni, gli effettivi della Polizia cantonale sono aumentati di oltre cento unità. In questo momento di tagli e misure di risparmio, non possiamo chiedere un potenziamento. Dobbiamo valutare cosa possiamo fare in modo più efficiente. La digitalizzazione e i moderni sistemi informatici permettono, ad esempio, di ottimizzare molti processi e liberare forze per quei lavori che non possono essere automatizzati.

Tornando alla formazione, la Scuola di polizia 26 si farà?
Siamo in attesa della risposta definitiva. La proposta di non organizzarla è stata avanzata per motivi finanziari, ma creerà un vuoto di personale fra 4-5 anni, quando alcuni agenti potranno specializzarsi o cambiare settore, mentre altri andranno in pensione. Poi occorre ricordare che la Scuola di polizia cantonale non forma solo i propri agenti, ma anche quelli delle polizie comunali, dei Grigioni, della Polizia dei trasporti e della Polizia militare di lingua madre italiana. Io rimango fiducioso e mi auguro possa partire.

Come presidente della Conferenza delle comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, il compito sarà di cercare di coordinare le forze di polizia a livello nazionale: a che punto siamo?
La Conferenza ha il compito di trovare strumenti e modalità per migliorare la collaborazione tra le polizie cantonali, e oggi c’è una crescente consapevolezza riguardo all’importanza di questo aspetto. In Svizzera non abbiamo un’elevata densità di agenti di polizia: sono poco più di 20mila, mentre l’Austria, con una popolazione comparabile alla nostra, ne ha più del doppio.
È dunque fondamentale unire le forze per garantire tutte le attività di sicurezza in casi speciali, come l’Eurovision Song Contest a Basilea.

Cosa manca per un’integrazione tra polizie più efficace?
Serve un maggiore automatismo negli scambi di informazioni di polizia per reagire più velocemente. Oggi la procedura con le rogatorie intercantonali include diversi enti e questo allunga i tempi. Come detto, le inchieste non si fermano ai confini cantonali e serve sapere subito se un team di inquirenti di un altro cantone sta indagando sullo stesso fenomeno criminoso.

Quali sono i nodi da sciogliere?
Attualmente, ci si sta concentrando sulle leggi cantonali di polizia e sui concordati intercantonali. L’obiettivo finale non è di avere una banca dati unica, ma di avere la possibilità di accedere in modo diretto alle banche dati di ogni cantone. Questo sarà uno dei miei focus come presidente, assieme al tema della formazione, che mi sta molto a cuore, anche per rendere la nostra
professione attraente per le nuove generazioni e arginare così i problemi di reclutamento, non ancora riscontrati in Ticino, ma già acuti in Svizzera tedesca.

In conclusione, come avanza l’integrazione tra polizia cantonale e comunali?
In Ticino è in vigore da diversi anni una legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali. Pur essendo consolidata, vi sono margini di miglioramento ed è per questo che stiamo elaborando il progetto di Polizia ticinese, iniziativa che ha dato spazio a discussioni e idee innovative. Considerato che ogni agente in Ticino ha la stessa formazione, si sta vagliando l’ipotesi di dare maggiori competenze alle polizie comunali. Ciò permetterebbe di evitare doppioni, ottimizzando le risorse disponibili.

Matteo Cocchi
Classe 1974, giurista, Matteo Cocchi è il comandante della Polizia cantonale ticinese dal 1° ottobre 2011. Nell’autunno dello scorso anno è stato nominato presidente della Conferenza delle  comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (Ccpcs), secondo ticinese a ricoprire questo ruolo, di cui era già vicepresidente dal 2014. Nel comitato era responsabile per la polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea Atlas, che riunisce i reparti speciali di polizia degli stati dell’Ue e di quelli associati.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata sul numero 12 del 20 marzo 2025 di Cooperazione