Il 2024 della Gendarmeria stradale

Il 2024 della Gendarmeria stradale

Comunicato stampa

Nel 2024 in Ticino sono stati registrati 3’901 incidenti stradali, un dato che segna una leggera diminuzione rispetto ai 3’965 del 2023. Di questi, 3’320 sono stati incidenti con soli danni materiali (3’289 nel 2023), mentre 581 casi hanno registrato vittime. In particolare, si segnalano 538 (485) perone ferite lievemente e 163 (184) persone ferite in modo grave. Gli incidenti mortali sono sensibilmente aumentati: da 7 con 8 decessi nel 2023, a 18 con 19 vittime lo scorso anno, tra cui tre pedoni, due motociclisti e un ciclista. In quattro casi, la causa del sinistro e della morte è stata un malore. Il crescente coinvolgimento delle persone anziane negli incidenti mortali è una tendenza che si osserva dalla fine degli anni Novanta. Per quanto riguarda la situazione viaria, in Ticino il traffico rimane intenso per buona parte dell’anno. La gestione dei flussi di traffico e degli utenti, sia a livello amministrativo sia della sicurezza, comporta pertanto un notevole impegno organizzativo e di risorse. L’analisi delle tratte a rischio della rete viaria cantonale, in termini di vittime d’incidenti stradali come da norma federale (VSS), mostra una costante riduzione di tale numero, da 44 nel 2014 alle attuali 14. Sul piano dei controlli della velocità, nel 2024 il radar fisso di Balerna ha registrato 7.4 milioni di veicoli in transito, con lo 0.55% in infrazione, mentre i radar semistazionari hanno rilevato 10.6 milioni di veicoli, con lo 0.82% in infrazione. Sommati ai 599 controlli mirati (779 nel 2023), le revoche sono state 2’346 (2’836 nel 2023). I casi pirata sono scesi a 16 (26), di cui 8 in abitato e 8 in autostrada. Si contano inoltre quattro danneggiamenti ad apparecchi radar: ad Airolo, Canobbio, Fornasette e Moleno. In un caso è stato possibile risalire all’autore.
In relazione alle verifiche per alcolemia, sono stati controllati 4’010 conducenti, il 22% a seguito d’incidenti. Le infrazioni derivate da casi positivi e di non idoneità alla guida sono state 506, di cui 370 gravi. Nel Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP) sono stati testati 6’349 conducenti, di questi 53 sono stati colti in infrazione (6 gravi). Sull’asse nord-sud sono transitati 389’224 veicoli pesanti, cifra che indica un aumento del 3.8% rispetto al 2023. Nell’ambito del traffico pesante, i lavori di prossima esecuzione sull’asse del Brennero potrebbero comportare lo spostamento di parte del traffico merci sulla rete viaria svizzera. Solo una minima parte dei mezzi pesanti in transito non rispetta l’obbligo di uscita per il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP). Nell’ambito dei controlli al CCVP, durante il primo triage sono stati selezionati 11’883 veicoli per effettuare accertamenti. All’8.6% di questi è stata intimata una limitazione o il divieto di continuare il viaggio. Per 2’384 veicoli è stato successivamente effettuato un controllo tecnico approfondito, da cui sono emerse irregolarità in quasi quattro casi su cinque. Sebbene i controlli principali vengano svolti al CCVP, sono stati programmati anche 43 controlli professionali su assi stradali cantonali.

80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca

80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca

Il fondatore della Lega dei Ticinesi, combattente per la libertà e il Ticino

In occasione dell’80° anniversario dalla nascita di Giuliano Bignasca, fondatore e anima della Lega dei Ticinesi, il Movimento desidera ricordare con gratitudine e orgoglio l’uomo che ha rivoluzionato la politica cantonale con coraggio, passione e una visione chiara: mettere il Ticino e i ticinesi al centro.
Giuliano Bignasca non è stato un politico come gli altri. È stato un combattente vero, un uomo libero che ha sfidato il potere costituito, rotto gli schemi e dato voce a chi per troppo tempo era rimasto inascoltato.
Con la fondazione della Lega nel 1991, ha scosso un sistema bloccato e autoreferenziale, portando le istanze del popolo direttamente nelle stanze del potere.
Il “Nano” ha sempre lottato per un Ticino sovrano, forte e rispettato. Ha denunciato senza paura l’invasione dei frontalieri, la pressione fiscale asfissiante, la sudditanza a Berna e la politica delle poltrone. Ha portato la battaglia sul terreno della concretezza, vicino alla gente, senza compromessi e senza peli sulla lingua.
A 80 anni dalla sua nascita, la sua eredità politica e umana resta viva più che mai.
La Lega dei Ticinesi prosegue il suo cammino nel solco tracciato da Giuliano, con lo stesso spirito combattivo e la stessa determinazione a difendere i valori di libertà, autonomia e giustizia sociale.
Grazie, Giuliano. Il tuo esempio ci guida ancora. Il tuo Ticino è il nostro. E noi non molliamo.

Lega dei Ticinesi

Consuntivo 2024

Consuntivo 2024

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio riguardante il Consuntivo 2024 che chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi; l’autofinanziamento si attesta a 166.4 milioni di franchi. Il debito pubblico si situa a circa 2.6 miliardi di franchi. Gli investimenti netti ammontano a 302.3 milioni di franchi. Il capitale proprio è negativo ed è pari a -215.9 milioni di franchi. Il consuntivo 2024 chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi ed evidenzia uno scostamento di 59 milioni di franchi rispetto al preventivo, che indicava un disavanzo d’esercizio di 130.8 milioni.

Lo scostamento, non sufficiente a riportare in positivo il risultato come invece avvenuto in altri Cantoni, è dovuto soprattutto ai ricavi correnti che, rispetto al preventivo, hanno visto un incremento di 72.6 milioni dei ricavi da trasferimento e una crescita di 49.9 milioni dei ricavi fiscali. La crescita dei ricavi da trasferimento, e di riflesso delle spese di trasferimento, è influenzata dalla gestione dei profughi ucraini, che solo dal 2025 è stata considerata a preventivo. L’incremento dei ricavi fiscali è invece da ascrivere principalmente alle sopravvenienze sul fronte delle persone fisiche (+32.8 milioni), alle imposte delle persone giuridiche (+30.5 milioni nel loro complesso), all’imposta alla fonte (+11.8 milioni), alle imposte delle persone fisiche (+5.2 milioni) e alle imposte di circolazione e navigazione (+4.2 milioni).
Sul fronte delle spese correnti (senza i contributi da riversare e gli addebiti interni), si riscontra un aumento complessivo di 69.3 milioni di franchi a seguito principalmente dell’incremento delle spese di trasferimento (+46.2 milioni) e della spesa per il personale (+14 milioni). Come già indicato per i ricavi da trasferimento, sulla crescita delle spese di trasferimento incide la gestione dei rifugiati ucraini, non considerata a preventivo ma compensata quasi integralmente da contributi della Confederazione. L’incremento della spesa per il personale riguarda principalmente il personale docente (+13.6 milioni). L’aumento concerne le scuole medie (+6.6 milioni) a seguito di una crescita del numero di sezioni e delle allieve e degli allievi che necessitano di un accompagnamento individualizzato (casi difficili e sostegno pedagogico), il settore della pedagogia speciale (+4.7 milioni) e la formazione professionale (+3.5), mentre cala di 2 milioni di franchi la spesa nell’ambito delle scuole medie superiori quale conseguenza di una diminuzione delle sezioni rispetto a quanto previsto. La spesa per il personale amministrativo registra invece una riduzione di 1.3 milioni di franchi rispetto al preventivo 2024.
La situazione finanziaria del Cantone rimane difficile e fragile e contraddistinta anche da un capitale proprio negativo che deve essere assorbito. È pertanto indispensabile prevedere nel futuro ulteriori misure di rientro finanziario in quanto il disequilibrio attuale non è sostenibile.
Le discussioni attorno al preventivo 2025 e quelle che sono proseguite nei primi mesi di quest’anno hanno mostrato che, pur nella consapevolezza di dover agire per ritrovare finanze in equilibrio capaci di liberare spazi di manovra per rispondere ai bisogni di cittadini e aziende, il raggiungimento di un consenso è oltremodo difficile.
Sarà quindi importante ritrovare un convincimento comune per procedere con un necessario riequilibrio dei conti, condizione indispensabile per ritrovare dei margini di manovra finanziari. Se per il 2024 i vincoli costituzionali del freno ai disavanzi sono rispettati, ogni anno gli stessi diventano sempre più restrittivi a seguito delle perdite riportate e renderanno nei prossimi anni molto più impegnativi gli sforzi per rispettare questi vincoli.  

 

La gestione delle minacce passa da Lugano

La gestione delle minacce passa da Lugano

Circa 150 esperti di sicurezza si sono riuniti al campus USI/SUPSI, dove si è tenuta la conferenza dell’Association of European Threat Assessment
Norman Gobbi: «Fondamentale lo scambio di esperienze»

In questi giorni, dall’8 al 10 aprile, a Lugano presso l’Università della Svizzera italiana (USI) si sta svolgendo la 16.esima conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (AETAP). Un evento che riunisce i principali esperti ed esperte di tutti i settori legati alla valutazione e alle gestione delle minacce: dalle forze dell’ordine, agli psicologi, passando per i professori universitari e i professionisti dell’aiuto alle vittime in campo sanitario. Tante le tematiche e gli argomenti trattati nei vari workshop e nelle relazioni degli esperti provenienti da tutta Europa e, in qualche caso, anche dagli Stati Uniti: dalla violenza domestica e lo stalking fino a fenomeni come il terrorismo.
Un evento che, ovviamente, ha visto la presenza anche di esperti ticinesi e della Polizia cantonale. Proprio questa mattina, non a caso, la conferenza è stata ufficialmente lanciata dai discorsi del presidente dell’associazione AETAP Raoul Jaccar, di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. «Come in tutti gli ambiti – ha spiegato Gobbi al Corriere del Ticino a margine della conferenza –, anche per quanto riguarda la gestione delle minacce lo scambio di esperienze tra i vari attori è fondamentale». Lo scopo di questo importante evento, dunque, «è anche quello di approfittare dei contatti con altre realtà cantonali e di altri Paesi a noi vicini per cercare di migliorarci continuamente nell’ambito della gestione delle minacce». Il vantaggio risiede quindi nel confronto tra tutti i professionisti del settore: «Ognuno porta a casa degli insegnamenti e contribuisce a diffondere i propri, poiché solo parlandosi e tramite il dialogo si può rafforzare la rete protezione preventiva».
Una «rete di protezione» che, per essere efficace, dev’essere la più estesa il possibile. Ancora Gobbi: «In Svizzera abbiamo riscontrato che non ci sono cellule violente, bensì individui singoli che operano in questo senso. È quindi importantissimo avere una rete di contatti, ma anche di persone che fungono da antenne presenti in tutti i settori della società: dal mondo sociale a quello della scuola, fino a chi opera all’interno delle istituzioni, poiché sovente si tratta di casi collegati a persone dipendenti dagli aiuti sociali».
Per il consigliere di Stato, dunque, è «essenziale per noi avere questa rete di contatti, che in Ticino è stata sviluppata tramite il ‘Gruppo persone minacciose’, il quale fa da ricettore di tutte le segnalazioni su comportamenti violenti nei confronti delle autorità». Ma come siamo messi, in Ticino, con le gestione delle minacce? A rispondere è il comandante Matteo Cocchi: «In Ticino già nel 2017 abbiamo iniziato con l’attività di polizia nell’ambito della gestione delle minacce. Poi nel 2019 c’è stata un’evoluzione e oggi con il ‘Gruppo prevenzione e negoziazione’ abbiamo un’attività che è un unicum a livello Svizzero. All’interno della nostra organizzazione inseriamo agenti, psicologi, e coloro che lavorano ambito della deescalation. E questo perché è chiaro che da un lato occorre lavorare sulla prevenzione, dall’altro occorre coordinarsi anche al di fuori della Polizia (ad esempio con le associazioni sportive oppure con il mondo della scuola), ma occorre anche essere pronti ad agire in caso di bisogno, in maniera efficace con strumenti adeguati». 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 aprile 2025 del Corriere del Ticino

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Circa 150 esperti della sicurezza a Lugano
Terrorismo, radicalizzazione, violenza domestica e stalking possono essere contrastati grazie allo scambio di esperienze tra Paesi

Circa 150 esperti della sicurezza, provenienti da tutta Europa e dagli USA, si sono riuniti a Lugano per quattro giorni alla Conferenza dell’associazione europea dei professionisti della gestione delle minacce. Terrorismo, radicalizzazione, violenza domestica e stalking sono stati i temi cardine dell’incontro. Problemi possono essere contrastati grazie allo scambio di esperienze e informazioni tra i diversi Paesi. Andrea Cucchiaro, responsabile dei reparti speciali ticinesi, ha parlato dell’importanza della mediazione in caso di pericoli imminenti ai microfoni di SEIDISERA.

Iter di sicurezza
“Gli agenti hanno tre competenze: negoziazione, gestione della minaccia e debriefing”, ha esordito Andrea Cucchiaro, spiegando che queste abilità vengono sviluppate grazie a formazioni in psicologia d’urgenza e tecniche di comunicazione, perché la parola è la più importante arma a disposizione degli operatori.
Gli agenti attivano gli iter di sicurezza sulla base delle segnalazioni da parte di persone, avvocati o di altri colleghi: “Noi elaboriamo così dei profili”, ha continuato Cucchiaro, specificando che gli agenti ascoltano “la potenziale vittima e poi adottano delle strategie”. “Bisogna stare attenti a non far sapere che è stata la potenziale vittima a denunciare il fatto”, ha detto ancora Cucchiaro ai microfoni della RSI, “per riuscire ad avvicinare il potenziale autore”. Questo è importante perché nel 95% dei casi i potenziali autori accettano spontaneamente di parlare con gli agenti.
In seguito “si tengono sotto controllo i fattori di protezione e si identificano quelli di rischio”, e “ogni settimana c’è un assesment della situazione” per valutare se la persona segnalata “si sta incamminando su una strada migliore o meno”. Gli agenti hanno “un contatto diretto con queste persone per anni” e spesso “si tranquillizzano”. È un sistema di “scoperchiamento della pentola che bolle”. Dopo un po’ “si rimette il coperchio e si tiene lì”, come nello stalking. In generale i casi sono stati centinaia e – nonostante questo metodo richieda molta fiducia – negli anni ha riscontrato buon successo.

Le situazioni più delicate
Lo stalking è uno dei reati più frequenti, ma si verificano segnalazioni anche nell’ambito dei “problemi di vicinato o di dispute tra fratelli per l’eredità”. Ci sono anche diverse “situazioni nel mondo della scuola, con allievi che minacciano di fare una strage”, come il caso della Commercio di Bellinzona del 2018. E quella volta la polizia “grazie ad una segnalazione” riuscì ad intervenire “prima che questo ragazzo agisse”.

Le difficoltà però sono molte. E gli inquirenti confidano nell’approvazione della nuova legge di polizia, che permetterà di raccogliere informazioni preliminari da più enti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Circa-150-esperti-della-sicurezza-a-Lugano–2740130.html

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Dallo stalking all’estremismo, come gestire le minacce? “Il dialogo resta la strategia migliore”
Dalla violenza domestica all’estremismo. La gestione delle minacce copre un’ampia gamma di fenomeni. Il tema è al centro di un convegno europeo che, fino a giovedì, impegnerà gli esperti del settore riuniti a Lugano.
Uno studente entra in aula con una pistola, in seguito rivelatasi fasulla, minacciando la propria professoressa. È successo lo scorso giugno alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. Questa è una di quelle situazioni che la Polizia cantonale (e non solo) vuole evitare che si concretizzi. Il tema della gestione della minaccia e della valutazione del rischio, in tutte le sue declinazioni, negli ultimi anni “ha assunto un ruolo centrale tra i professionisti della sicurezza”, ed è al centro della conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (Aetap), che da oggi fino a giovedì, riunisce i principali esperti di tutti i settori della valutazione e gestione delle minacce all’Università della Svizzera italiana, coinvolgendo i rappresentanti delle forze dell’ordine, della sicurezza privata, della Magistratura, dei servizi di aiuto alle vittime, della psicologia e psichiatria forense e clinica, nonché esperti accademici.

Fino a cinque segnalazioni a settimana
La Polizia cantonale, spiega a Ticinonews Andrea Cucchiaro capo del reparto interventi speciali, analizza fino a cinque segnalazioni di possibili minacce a settimana che “riguardano vari contesti, soprattutto a livello di relazioni, posto di lavoro o scuola. Mentre i casi di una possibile radicalizzazione sono pochi”. Le segnalazioni arrivano “da conoscenti dei possibili autori, ad esempio una persona che in una chat scrive di voler fare qualcosa di violento verso sé stesso o terzi”.

La priorità resta il dialogo
Come scritto, gli esperti della gestione delle minacce saranno riuniti fino a giovedì a Lugano e la strategia per rispondere a questo tipo di eventi resta una: il dialogo. “Bisogna approcciare le persone interessate e creare un contatto”, spiega Raoul Jaccard, presidente della Aetap. “La capacità di ascoltare e parlare con le persone è alla base di tutto”.

Evitare un’escalation
In Ticino anche la Polizia cantonale punta alla prevenzione. Lo fa con un gruppo dedicato all’analisi della minaccia. “Grazie alle informazioni che giungono dagli agenti al fronte, che possono far parte della Cantonale o dei corpi delle Comunali, si cerca di capire la potenzialità a livello di violenza di una determinata situazione”, aggiunge il comandate Matteo Cocchi. “In seguito”, precisa, “si analizza il tutto e con delle azioni preventive si cerca di evitare che le persone compiano determinati gesti”. Inoltre, conclude il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, “è importante condividere le informazioni e per farlo servono delle basi legali federali, intercantonali e cantonali”. Ma sotto questo aspetto “il Ticino si è già portato avanti, inserendo lo scambio di informazioni nell’ambito della gestione della minaccia nella nuova legge di polizia”.

 
Trasformazione digitale della Giustizia ticinese: altri passi in avanti

Trasformazione digitale della Giustizia ticinese: altri passi in avanti

Comunicato stampa

Nella seduta del 26 marzo 2025, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio di ratifica della Convenzione aggiornata tra i Cantoni e la Confederazione sull’armonizzazione dell’informatica della Giustizia penale. Un accordo siglato dal Ticino nel 2017, da cui negli ultimi anni è nato il progetto nazionale “Justitia 4.0”, volto alla digitalizzazione della Giustizia svizzera. Un altro passo in avanti compiuto per la trasformazione digitale della Giustizia ticinese, che prosegue il suo cammino come da pianificazione del Governo.

La trasformazione digitale è uno degli indirizzi strategici definiti dal Consiglio di Stato per la Giustizia ticinese, che negli ultimi mesi ha conosciuto un’importante accelerazione.
Nel dicembre 2024, la Camere federali hanno approvato la Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), che imporrà l’obbligo per le Autorità giudiziarie penali, civili e amministrative federali e gli avvocati di comunicare per via elettronica tramite la piattaforma sicura denominata justitia.swiss.
Proprio nel dicembre 2024, il Governo ha deciso l’acquisto del sistema informatico MyAbi/Juris che permetterà alle Autorità giudiziarie ticinesi di interfacciarsi con la piattaforma justitia.swiss. L’ammodernamento del software dall’attuale fornitore LogObject AG è un passo fondamentale verso la Giustizia digitale.
I lavori per l’introduzione dell’applicativo informatico MyAbi/Juris hanno già preso avvio dalla Pretura del Distretto di Riviera che funge da Autorità giudiziaria pilota.
Tutti passi fondamentali per la trasformazione digitale della Giustizia ticinese, a cui si aggiunge il tassello formale con il Messaggio n. 8560 del 26 marzo 2025 licenziato dal Consiglio di Stato, teso a confermare la partecipazione del Ticino alla Convenzione tra Cantoni e Confederazione sull’armonizzazione dell’informatica della Giustizia penale. Ciò nell’ottica di garantire, attraverso la creazione di una corporazione di diritto pubblico, dotata di una governance moderna, la necessaria flessibilità per rispondere ai nuovi compiti legati alla digitalizzazione delle Autorità della catena penale. Segno che il Ticino è in prima linea tra i Cantoni nella digitalizzazione della Giustizia, per rendere la stessa moderna e più efficiente, a beneficio infine degli addetti ai lavori e della cittadinanza tutta.

Ticino a quota 100 Comuni, ma per Gobbi “si può fare di più”

Ticino a quota 100 Comuni, ma per Gobbi “si può fare di più”

Con le aggregazioni di ieri il Ticino raggiunge la soglia simbolica dei 100 Comuni. Secondo il Consigliere di Stato Norman Gobbi c’è margine per nuove fusioni.

Nell’ottobre del 2001, con la nascita del Comune di Capriasca si concretizzava il primo progetto della politica aggregativa ticinese. Il nostro Cantone contava allora ben 245 comuni. Con le elezioni che si sono svolte ieri a Quinto, Giornico e Lema, il Ticino ha raggiunto quota 100 Comuni. Una cifra tonda che fa ben capire quanto in un quarto di secolo sia cambiato il paesaggio istituzionale del territorio sudalpino. “Il Ticino a 100 Comuni rimane una realtà diversificata”, sottolinea a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Accanto a una città di quasi 70’000 abitanti come Lugano, ci sono ancora dei piccoli e piccolissimi Comuni”.

Il No parlamentare
Il Piano cantonale delle aggregazioni approvato nel 2018 prevedeva ancora un Ticino a 27 Comuni. Una visione troppo ambiziosa? “Oggi è lo stesso Gran Consiglio a non volere più questa mappa”, risponde Gobbi. “Faremo quindi come voluto dal Parlamento, ma in ogni caso, il Piano cantonale delle aggregazioni è ormai superato dal tempo”.

Dalla Val Rovana al Basso Mendrisiotto
Il direttore delle Istituzioni vede però ancora del margine per nuove fusioni. Quale esempio, Gobbi cita “regioni di montagna come la Rovana o la mia stessa Leventina, ma anche zone urbane quali il Basso Mendrisiotto e il Locarnese, unici due comparti che non hanno affrontato un processo aggregativo. Questo non è fine a sé stesso, ma permette un miglior coordinamento dei servizi e un aumento della qualità residenziale per persone e aziende”. Gobbi si concede una battuta: “Nel Locarnese mi hanno detto che se la gente va a vivere lì è perché si sta bene. È vero, ma si può sicuramente fare di più e meglio, tenendo pure conto del fatto che le risorse saranno di meno nei prossimi anni”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/ticino-a-quota-100-comuni-ma-per-gobbi-si-puo-fare-di-piu-410265

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Le aggregazioni da necessità a opportunità

Con le votazioni di Lema, Quinto e Giornico il Ticino è una realtà a 100 comuni – L’obbiettivo era però di arrivare a quota 27; ha ancora senso? Ne parliamo con Marzio Della Santa capo Sezione enti locali

Dopo le tre votazioni di domenica a Lema, Quinto e Giornico il Ticino è ormai una realtà a 100 comuni. Un processo iniziato nel 1995 – con la fusione di Comologno, Crana e Russo per formare Onsernone – e che in trent’anni ha fatto diminuire da 245 agli attuali 100 gli enti locali sul territorio.
“In trent’anni le aggregazioni sono cambiate sensibilmente – commenta alla RSI Marzio Della Santa, capo Sezione enti locali del Cantone – Le prime possiamo definirle di necessità. Si trattava essenzialmente di sopperire alle lacune principali dei comuni, mentre oggi possiamo parlare quasi esclusivamente di aggregazioni di opportunità”.
Concretamente, spiega Della Santa, significa che la popolazione è disposta a sostenere questi progetti aggregativi se attraverso di essi vede la possibilità di accrescere il proprio benessere residenziale.
Oggi, secondo quanto dichiarato da Della Santa al Quotidiano, la classe politica assume responsabilmente la ricerca di situazioni migliori e questo fa si che anche i comuni abbienti vadano verso un processo aggregativo nella speranza di veder migliorare la propria situazione. L’esempio classico in questo senso sono le aggregazioni di Lugano e Bellinzona.
L’obbiettivo a cui tendere era un Ticino a 27 comuni, oggi ha ancora senso? “La mappa del piano cantonale delle aggregazioni è orientativa – risponde Della Santa – Per noi un’aggregazione oggi ha senso dopo trent’anni di esperienza se permette di migliorare o di mantenere la capacità funzionale di un ente locale. Qui sorgono magari anche alcuni aspetti problematici come quello legato alle relazioni tra il cittadino e le istituzioni che i comuni devono imparare a gestire meglio di quanto fanno oggi. Non posso quindi dire se 27 è il futuro dei comuni ticinesi. Posso invece dire che è un sistema in continua evoluzione e quindi arriveremo a definire una cifra che è sostenibile per i cittadini e per le istituzioni ticinesi”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Le-aggregazioni-da-necessit%C3%A0-a-opportunit%C3%A0–2737757.html

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Comunicato stampa

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP) ha registrato una crescita, per il secondo anno consecutivo, del numero di persone minorenni imputate per reati al Codice penale (362, +23.7%) e un aumento delle inchieste per pornografia.

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP), composta dal Gruppo vittime speciali (GVS) e dal Gruppo minori (GMin), è stata attivata complessivamente in 793 occasioni (813 nel 2023). Di queste, 84 sono state consulenze per altri servizi della polizia, 378 gli eventi inerenti casi trattati dal GMin e 331 per fattispecie di competenza del GVS. Sono state aperte 486 (478) inchieste, mentre per altre 227 situazioni non sono emersi elementi di rilevanza penale e sono quindi state segnalate, quando necessario e per competenza, alle Autorità regionali di protezione (ARP), ai servizi sociali o ai partner in ambito sociale o educativo.

Le inchieste per il reato di pornografia sono state 84 (66 nel 2023). Di queste, 60 (47) riguardavano incarti derivanti dal monitoraggio effettuato a livello internazionale e nazionale di internet. Dal 1° luglio 2024 è entrata in vigore la revisione del diritto penale in materia sessuale, ma al momento non è ancora possibile valutare l’impatto di questa modifica sull’attività inquirente. Un’importante attività svolta dagli e dalle inquirenti della SRIP è relativa alle audizioni videoregistrate di vittime di reato (minorenni, persone anziane, persone con disabilità). Nell’ambito delle inchieste svolte durante l’anno, sono state effettuate 66 (70) audizioni/verbali videoregistrati.

Sono state un centinaio le inchieste per reati violenti commessi da minorenni. Tra questi casi si annoverano tentati omicidi intenzionali, risse, aggressioni, lesioni, vie di fatto, liti, discussioni e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. La percentuale di minorenni imputati per reati al Codice penale sale, per il secondo anno consecutivo, dal
10.7% all’11.3%. Si tratta in particolare di furti, rapine e danneggiamenti. Una parte consistente è pure legata ai reati di lesioni gravi, di aggressione, di molestie sessuali e d’incendio intenzionale.

Particolarmente impegnativa per la Sezione è stata poi l’inchiesta riguardante le spedizioni punitive da parte di un gruppo composto prevalentemente da minorenni. Durati svariati mesi, gli accertamenti coordinati dalla Magistratura dei minorenni hanno portato a due riprese, in ottobre e novembre, a identificare e fermare una trentina di giovani coinvolti a titolo diverso nei fatti. Stando alle ricostruzioni, sfruttando le reti social e avvalendosi anche di profili fittizi, gli autori entravano in contatto con persone intenzionate ad avere degli incontri a connotazione sessuale, organizzando quindi un appuntamento che si tramutava in una spedizione punitiva. I fatti venivano quindi filmati e in parte condivisi con terzi.

L’attività del Gruppo visione giovani (GVG), che coinvolge la prevenzione primaria, secondaria e terziaria all’interno di istituti scolastici, dalla quinta elementare fino alle scuole professionali e superiori, è stato sollecitato complessivamente 341 volte (488 nel 2023), con richieste di aiuto da parte di genitori o direzioni di istituti scolastici. Gli agenti hanno svolto 413 interventi di prevenzione nelle scuole (439) e 116 colloqui di conciliazione con i minori ed eventualmente le famiglie (156). 

“Pensarlo vent’anni fa era utopico”

“Pensarlo vent’anni fa era utopico”

Con il voto per scegliere gli organi dei tre nuovi enti locali, il Cantone Ticino tocca la quota simbolica di 100 Comuni

Continua inesorabile, seppure più lento di un tempo, il processo aggregativo in Ticino, che oggi saluta un traguardo simbolico, quello di quota cento Comuni. Fino a ieri gli Enti locali erano ancora 106, ma nel frattempo sono stati eletti i primi organi di Lema – frutto dell’aggregazione in Malcantone tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio – e gli ormai ex Comuni di Giornico e Quinto hanno «accolto» rispettivamente Bodio e Prato Leventina. E quindi, cento: una cifra rimarcata nuovamente ieri dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «Quando il processo è iniziato oltre vent’anni fa con Alex e Luigi Pedrazzini, immaginare di passare da 250 a 100 Comuni in questo lasso di tempo era utopia, invece ora è realta ». Il processo, ha ricordato il Consigliere di Stato, ha toccato prima le periferie e poi i grossi centri. Sullo sfondo il «suo» Piano cantonale delle aggregazioni che immaginava un Ticino con 23 Comuni: «Allora il Gran Consiglio ci aveva chiesto una mappa, oggi abbiamo capito che se non c’è convincimento dal basso la cosa non funziona». Il DI non intende però fermarsi qui, convinto che l’unione faccia la forza: «Le aggregazioni hanno lo scopo di migliorare i servizi garantendo democraticità e qualità di vita». In questo senso l’occhio ora è soprattutto al Locarnese e al Basso Mendrisiotto: «Abbiamo fatto sedere gli attori a un tavolo perché si confrontino e pensino a uno sviluppo comune », conclude Gobbi. «Dipenderà tutto dalla loro volontà: dal nostro punto di vista c’è il rischio che separati possano restare un po’ indietro rispetto ai tre altri grandi centri».

(…)

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Tra crisi globali e sfide interne

Tra crisi globali e sfide interne

Norman Gobbi sulla situazione europea: “Serve più resilienza, anche a casa nostra”

Viviamo in un momento storico segnato da profondi cambiamenti. L’Europa, oggi, si trova ad affrontare crisi che vanno ben oltre i conflitti militari: si parla di sicurezza energetica, disinformazione, economia instabile e innovazioni tecnologiche che corrono più veloci delle regole. Secondo Norman Gobbi, Consigliere di Stato, tutto questo richiede una nuova forma di resilienza, non solo da parte di governi e istituzioni, ma anche da parte dei singoli cittadini.
“Non possiamo più vivere con l’idea che tutto funzionerà sempre come prima”, afferma Gobbi. “Siamo chiamati ad essere più pronti, più adattabili. E questo vale sia per il Paese nel suo insieme, sia per le nostre case”. Un concetto che richiama anche quanto affermava qualche anno fa l’ex capo dell’esercito svizzero, André Blattmann, il quale consigliava ai cittadini di tenere in casa scorte di cibo e beni di prima necessità almeno per una settimana, per far fronte a eventuali interruzioni o emergenze.
La preparazione individuale – come avere viveri, acqua e medicine a disposizione – è parte integrante di una società resiliente. “Non si tratta di allarmismo, ma di buon senso e responsabilità personale. Una comunità è forte se ogni suo membro lo è”, aggiunge Gobbi.
Sul piano internazionale, il clima è teso: le alleanze tra Paesi, anche se fondamentali, sono messe alla prova da interessi divergenti e cambiamenti rapidi. E sul fronte interno, fake news e propaganda alimentano divisioni e confusione. “Mai come oggi serve una comunicazione chiara, verificata, trasparente. Solo così possiamo evitare il caos e affrontare le crisi in modo unito”.
Anche l’economia è sotto pressione, tra inflazione e incertezza energetica. Gobbi insiste sulla necessità di diversificare le fonti, investire in energie rinnovabili e ridurre la dipendenza da pochi partner strategici: “Essere più autonomi, più preparati e più lungimiranti è l’unico modo per non farci trovare impreparati”.
Insomma, davanti a un mondo che cambia così in fretta, la parola chiave è resilienza. E non riguarda solo chi prende le decisioni dall’alto, ma ciascuno di noi. “Prepararsi oggi significa garantire sicurezza e stabilità domani. È un piccolo impegno personale che può fare una grande differenza per tutta la comunità”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 aprile 2025 de Il Mattino della domenica