“Questione di parole”. Settimana contro il razzismo 2025  

“Questione di parole”. Settimana contro il razzismo 2025  

Comunicato stampa

Dal 21 al 30 marzo 2025 si terrà la Settimana contro il razzismo dal titolo “Questione di parole”. L’obiettivo è riflettere sul ruolo del linguaggio nel razzismo, comprendendone il significato e soprattutto l’impatto, per favorire un uso più consapevole e inclusivo delle parole. Il programma propone 25 eventi di sensibilizzazione del pubblico, resi possibili grazie alla collaborazione tra il Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni e 36 tra enti, associazioni, comuni e scuole, con il supporto di librerie, biblioteche e RSI EDU.

La SCR 2025 si concentra sul tema “le parole del razzismo”. Le parole hanno un peso: possono descrivere, identificare, ferire o dare forza, a seconda del contesto, di chi le usa e di chi le ascolta. Sono anche uno dei principali strumenti di discriminazione. Secondo il monitoraggio SLR “Razzismo in cifre”, il razzismo verbale – ingiurie, minacce e discorsi d’odio – è la forma più diffusa di razzismo. Questo dato è confermato anche dalle cifre fornite dai vari consultori cantonali e dal rapporto annuale 2023 della Rete di consulenza per le vittime del razzismo. Riflettere sul linguaggio significa quindi affrontare il razzismo alla radice, partendo da uno degli elementi fondamentali: l’uso o l’abuso di parole. 

25 occasioni per riflettere sul peso delle parole
La SCR 2025 propone 25 appuntamenti per riflettere sull’impatto delle parole nel razzismo. Nel programma sono proposti eventi per tutte le età e sparsi sul territorio cantonale: workshop e conferenze con ospiti d’eccezione, esposizioni, letture di testi da parte di studenti e studentesse, testimonianze, spettacoli teatrali ed eventi rap, momenti ludici, escape room e molto altro. L’obiettivo è offrire alla popolazione diverse modalità per approcciarsi alla tematica del razzismo, rendendo il messaggio accessibile e coinvolgente. Il programma di quest’anno si arricchisce grazie alla collaborazione di comuni, associazioni, istituti scolastici ed enti attivi sul territorio, che contribuiscono a diffondere in modo trasversale e capillare un importante messaggio di sensibilizzazione.  
Tra gli appuntamenti spicca l’evento inaugurale di venerdì 21 marzo alle ore 18.30, promosso dal Servizio per l’integrazione degli stranieri in collaborazione con la Biblioteca Cantonale di Bellinzona. La conferenza vedrà la partecipazione di Paolo Nitti e Nogaye Ndiaye, che approfondiranno il legame tra parole e razzismo, analizzando fenomeni come l’odio digitale e il razzismo inconsapevole. 

Collaborazioni strategiche per ampliare la sensibilizzazione
Considerata l’affinità con il tema di questa edizione, diverse biblioteche e librerie del Cantone parteciperanno esponendo nelle loro vetrine, dal 21 al 30 marzo, una selezione di libri sul razzismo. RSI EDU con una raccolta di video tematici disponibili su una pagina dedicata, offre inoltre un prezioso strumento didattico per docenti e scuole, fruibile anche nei prossimi mesi.  
Infine, la mostra “Noi e gli Altri – Dai pregiudizi al razzismo” sarà presente a Palazzo delle Orsoline durante la SCR 2025, per permettere alle collaboratrici e ai collaboratori dell’Amministrazione cantonale e alle deputate e ai deputati del Gran Consiglio di approfondire la tematica in un’ottica di apertura istituzionale. 
Un’edizione partecipata con il sostegno della Confederazione e di Swisslos
Forte del successo degli scorsi anni, anche per l’edizione 2025 della SCR è stata rinnovata la modalità di partecipazione collaborativa, arricchita da nuove partnership. Un incontro di coordinamento ad agosto 2024 ha permesso di presentare il tema, così come di favorire e sviluppare sinergie tra enti, scuole e associazioni.  
L’edizione 2025 della SCR è ulteriormente valorizzata dal sostegno del Servizio per la lotta al razzismo della Confederazione e dalla nuova collaborazione con Swisslos, segnando continuità e al tempo stesso un ampliamento della presente edizione.

Un’elezione che segnerà la storia del Ticino

Un’elezione che segnerà la storia del Ticino

Norman Gobbi dice la sua sul futuro assetto del Canton Ticino

Il Ticino si prepara a un cambiamento storico che modificherà la sua geografia politica e amministrativa. Il prossimo 6 aprile 2025, infatti, le cittadine e i cittadini dei comuni di Lema, Giornico e Quinto eleggeranno le Autorità politiche locali decretando la nascita ufficiale delle loro realtà comunali e riducendo il numero dei comuni ticinesi da 106 a 100. Si tratta di un traguardo importante nel lungo percorso di riforma avviato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, volto a rafforzare il federalismo e a rendere i comuni più efficienti e vicini alle esigenze dei cittadini.
I processi aggregativi che hanno portato alla creazione di questi tre nuovi Comuni sono il frutto di un cambiamento nella politica delle aggregazioni, che nel corso degli ultimi anni ha visto una progressiva evoluzione. Come sottolinea Gobbi, «il mio Dipartimento ha sempre cercato di promuovere una politica aggregativa che lasciasse ampio spazio all’autonomia dei comuni, incentivando un percorso che partisse dal basso e che consentisse a ogni singola realtà di decidere se aggregarsi, in un momento in cui le fusioni sono viste come un’opportunità e non come una necessità».
«Quando è iniziato il processo delle aggregazioni, più di trent’anni fa, non era immaginabile e nemmeno scontato pensare di raggiungere un Ticino a 100 comuni» ha dichiarato il Direttore del DI. Questo cambiamento è la logica conseguenza di un percorso che ha saputo adattarsi alle esigenze e alle peculiarità dei territori. Gobbi ha sottolineato come in queste ultime aggregazioni sia emerso il coinvolgimento delle comunità locali, con i comuni stessi che hanno preso l’iniziativa, sostenuti da una visione politica condivisa: «si tratta di progetti nati dai comuni stessi e sono stati promossi a livello locale, come prevede la strategia del mio Dipartimento: promuovere le iniziative che arrivano dal basso».
Un aspetto cruciale di questo processo, secondo il Consigliere di Stato leghista, è la consapevolezza che la dimensione comunale può giocare un ruolo determinante per la risoluzione di alcuni problemi. Spiega in questo senso Norman Gobbi «in alcuni comprensori risulta molto difficile reclutare persone che abbiano voglia e tempo di mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica negli Esecutivi e nei Legislativi locali. E poi non possiamo non citare la necessità che hanno sempre più le nostre realtà locali di servire meglio la popolazione e le aziende presenti sul territorio garantendo un numero sempre maggiore di servizi di una certa qualità».
La nascita di un Ticino a 100 comuni rappresenta quindi una nuova era per il Cantone, che guarda a un futuro in cui le aggregazioni non sono solo un modo per razionalizzare i servizi, ma anche un’opportunità per rafforzare il federalismo svizzero. Come afferma il responsabile del Dipartimento delle istituzioni i comuni sono la «forza del federalismo elvetico», e solo attraverso un’adeguata gestione delle risorse e dei servizi, sarà possibile continuare a garantire un buon livello di qualità della vita per i cittadini.
Guardando alle elezioni del 6 aprile 2025, che porteranno alla nascita dei nuovi comuni di Lema, Giornico e Quinto, il Consigliere di Stato Gobbi evidenzia come il percorso sia stato gestito con grande attenzione e trasparenza, cercando di garantire che ogni decisione fosse frutto di un coinvolgimento reale dei cittadini. «La democrazia parte dal basso, e dobbiamo dare agli abitanti la possibilità di scegliere come vogliono essere governati, mantenendo il più possibile il contatto diretto con le loro esigenze. A questo proposito ringrazio le candidate e i candidati della Lega dei Ticinesi che si sono messi a disposizione in questa mini tornata elettorale. Sosteniamoli perché grazie al loro contributo possono fare la differenza nel soddisfare concretamente i bisogni della popolazione di questi comprensori», ha concluso Norman Gobbi.
In definitiva, il Ticino sta attraversando una fase di grandi cambiamenti, che segneranno il futuro del Cantone e dei suoi abitanti. Le aggregazioni comunali, promosse dal Dipartimento delle istituzioni, sono una risposta alle sfide moderne, ma anche un modo per rafforzare la democrazia e il buon governo a livello locale. Un Ticino a 100 comuni potrebbe essere la chiave per un futuro più coeso, efficiente e in grado di rispondere alle esigenze della popolazione in modo sempre più tempestivo e mirato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 16 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Pfister in Governo, un assist per il Ticino? Gobbi: “Sensibilità importante, non imprescindibile”

Pfister in Governo, un assist per il Ticino? Gobbi: “Sensibilità importante, non imprescindibile”

Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, l’intera Svizzera è confrontata con lo stesso problema.
“La popolazione si riduce, così come la disponibilità di giovani che prestano servizio militare. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo alla sicurezza del Paese”.

Con ogni probabilità, domani il Dipartimento della difesa verrà assegnato a Martin Pfister, lo zughese eletto ieri come nuovo consigliere federale. Un risultato di cui gioisce la Svizzera centrale, ma di cui potrebbe beneficiare tutta la regione del Gottardo. Pfister, infatti, è stato anche capo dell’aiuto militare in caso di catastrofe nella regione territoriale 3, che comprende il Ticino. Una sensibilità importante, secondo il consigliere di stato Norman Gobbi, ma non imprescindibile. “Il Ticino è comunque la porta sud della Confederazione e dal punto di vista della presenza delle piazze d’armi, più volte si è parlato di mettere in discussione la chiusura di Airolo, dell’aeroporto di Magadino o della piazza d’armi di Monteceneri e Isone”, afferma Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Fortunatamente, però, questo non è mai avvenuto, perché comunque l’equilibrio che abbiamo garantito nel nostro cantone con queste tre presenze ha permesso di sviluppare senza grossi problemi le attività militari in Ticino, garantendo posti di lavoro, investimenti, e anche una presenza di truppa”.

“Ognuno deve contribuire alla sicurezza del Paese”
Al dipartimento lasciato libero da Viola Amherd non mancano le sfide: dal rafforzamento della capacità di difesa al calo degli effettivi nell’esercito e nella protezione civile. Tematiche sentite anche dal canton Ticino. “L’intera Svizzera è confrontata con lo stesso problema, proprio perché la popolazione si riduce, così come la disponibilità di giovani che prestano servizio militare. Tutto ciò in contrasto con l’attuale aumento di una minaccia”, prosegue Gobbi. “Ci si aspetta quindi delle prestazioni che pochi possono dare, quindi penso sia davvero necessario un cambio di mentalità: ognuno di noi deve dare il proprio contributo alla sicurezza del Paese”.

Da www.ticinonews.ch

Incontro di avvio del progetto CDDGP per la valutazione del sovraccarico delle autorità penali cantonali

Incontro di avvio del progetto CDDGP per la valutazione del sovraccarico delle autorità penali cantonali

Comunicato stampa congiunto DI – Commissione nazionale di diritto penale della CDDGP

L’Assemblea plenaria della CDDGP ha deciso il 12 aprile 2024 a Berna di avviare un’analisi delle cause del costante aumento del sovraccarico delle autorità cantonali di giustizia e di elaborare misure per migliorare la situazione. Le direttrici e i direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia rispondono così alla problematica discussa più volte, secondo la quale l’operato delle autorità di perseguimento e giustizia penale dei Cantoni non sarebbe più in grado di garantire la qualità necessaria a causa dell’aumento del carico di lavoro. Il 13 marzo 2025 si è svolto, alla presenza di una quarantina di esperti, il Kick-off meeting presso il Tribunale federale di Lucerna. L’obiettivo dei lavori è quello di presentare alla politica e alle autorità delle raccomandazioni concrete per una giustizia e un perseguimento penale efficaci.

Analisi dello stato attuale e impatto delle forme organizzative cantonali
Il progetto «Analisi del sovraccarico delle autorità penali cantonali» della CDDGP, nella sua prima fase, condurrà un’analisi dei dati riguardante il carico di lavoro di tutte le autorità della cosiddetta “catena penale”, cioè della polizia, delle procure e dei tribunali. Nella seconda fase, mediante un’analisi organizzativa, verrà esaminato se le diverse forme organizzative della polizia, delle procure e dei tribunali nei Cantoni influenzano l’efficienza e l’efficacia di queste autorità. Questo sarà effettuato selezionando alcuni Cantoni e unità organizzative di riferimento.  

Analisi dell’ambiente e impatto delle revisioni degli ultimi anni
In una terza fase, un’analisi dell’ambiente dovrà esaminare e valutare l’attuale orientamento politico e sociale riguardo alla legislazione penale e alla sua attuazione. In particolare, dovrà essere analizzato in che misura l’introduzione del Codice di procedura penale svizzero nel 2011, con la sua revisione in oltre 70 punti, nonché le numerose revisioni del Codice penale svizzero, abbiano contribuito alla complicazione e al rallentamento dei procedimenti penali.

Elaborazione di un catalogo di misure per le autorità e la politica
Sulla base di queste analisi, il progetto dovrà infine sviluppare proposte di misure per migliorare la situazione attuale, sia per quanto riguarda l’organizzazione delle autorità di giustizia penale a livello federale e cantonale, sia per quanto riguarda il coordinamento e la collaborazione tra i Cantoni e con le autorità federali. Le best practices dovranno consentire alle autorità di giustizia penale di effettuare la miglior allocazione possibile delle risorse, affinché possano adempiere in modo efficace ed efficiente al loro compito legale e alle legittime aspettative della società riguardo a un sistema di giustizia penale funzionante. Allo stesso tempo, si intende evidenziare in modo trasparente eventuali necessità di revisione legislativa per la politica. Il rapporto finale dovrebbe essere disponibile, secondo i piani attuali, all’inizio del 2027.

Al via la 1. edizione del Bando Partecipazione Culturale “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”

Al via la 1. edizione del Bando Partecipazione Culturale “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) hanno il piacere di annunciare l’apertura della 1. edizione del Bando Partecipazione Culturale. Associazioni, comunità, istituzioni culturali e Comuni sono invitati a presentare progetti che favoriscano l’incontro tra cultura e integrazione, arricchendo la diversità dell’offerta culturale sul territorio. Promosso dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (SIS) del DI, dall’Ufficio del sostegno alla cultura (USC) e dall’Ufficio fondi Swisslos del DECS, il Bando è ufficialmente aperto da oggi, giovedì 13 marzo, fino a venerdì 16 maggio 2025.

Dal titolo “Cultura forte. Progetti da voci diverse.” la prima edizione 2025-2026 del Bando Partecipazione Culturale sosterrà piccoli progetti annuali. Una Giuria esterna valuterà le proposte presentate; le decisioni di finanziamento verranno trasmesse entro il 30 giugno 2025. Ai singoli progetti potrà essere accordato un finanziamento fino a un massimo di 5’000 franchi. Nell’autunno 2025 si terrà un evento pubblico per presentare e premiare i progetti selezionati.  
 
Il Bando Partecipazione Culturale nasce con l’obiettivo di ampliare l’accesso alla cultura eliminando le barriere strutturali che ne limitano la fruizione e promuovendo il coinvolgimento di persone con esperienza migratoria. L’iniziativa mira a sostenere progetti che valorizzano una pluralità di prospettive culturali, diversificando le offerte culturali e facilitando l’accesso a un pubblico più ampio. Il concetto di comunicazione che accompagna il Bando fa riferimento alla diversità della nostra società, evidenziando che una cultura forte si nutre della pluralità di voci e di un dibattito diversificato.  
 
La cultura come fattore di coesione sociale
La cultura favorisce la coesione sociale, creando occasioni di incontro tra persone diverse e offrendo spazi di riflessione su storie e identità plurali che compongono la nostra società, come evidenziato nella Legge cantonale sul sostegno alla cultura (art. 1, cpv. 1 e 2). Una cultura forte è caratterizzata da una diversità di espressioni e dalla partecipazione di una molteplicità di persone, che arricchiscono il dibattito sociale con le proprie esperienze e prospettive. Una partecipazione equa a più voci alle espressioni culturali rafforza la coesione sociale attraverso il confronto, la conoscenza reciproca e la riflessione pubblica su temi di importanza sociale.  
 
Un’iniziativa interdipartimentale per rispondere a esigenze reali
Frutto di un’iniziativa interdipartimentale, il Bando Partecipazione Culturale contribuisce a incentivare la collaborazione tra istituzioni culturali e associazioni attive nell’ambito dell’integrazione e della coesione sociale. La Svizzera e il Ticino sono caratterizzati da un’importante diversità culturale. Ad esempio, in Svizzera più del 40% delle persone ha un background migratorio; in Ticino tale percentuale supera il 50%. La pluralità di voci e prospettive della nostra società è tuttavia ancora poco visibile.  Un’analisi promossa nel 2024 dall’Ufficio federale della cultura, dalla Commissione federale della migrazione, dalla Segreteria di Stato della migrazione e da Pro Helvetia sottolinea la necessità di rafforzare la collaborazione tra enti promotori negli ambiti dell’integrazione e della cultura allo scopo di favorire la partecipazione culturale. L’ideazione di questo Bando risponde quindi alle raccomandazioni espresse a livello federale e adempie agli obiettivi strategici del Programma di integrazione cantonale PIC 3 e a quanto previsto dalle Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024-2027.  
 
Una Giuria per valorizzare la partecipazione culturale
“Cultura forte. Progetti da voci diverse.” potrà avvalersi della consulenza di persone con esperienze e competenze negli ambiti della migrazione, della cultura e della partecipazione. La Giuria con il compito di valutare i progetti per il biennio 2025-2026 è composta da: Elio Felice, Katia Gandolfi, Lia Gioia, Radwan Kayse, Tatjana Ibraimovic, Maria Monteiro Marano e Rasit Sadiki.  
 
Come presentare un progetto di partecipazione culturale  
Il Bando è aperto da giovedì 13 marzo 2025 a venerdì 16 maggio 2025. Saranno finanziati progetti annuali da realizzare tra settembre 2025 e agosto 2026. L’esito della selezione sarà comunicato via mail entro il 30 giugno 2025 alle associazioni e agli enti che avranno presentato un progetto.  Sul sito web del Servizio per l’integrazione degli stranieri  sono disponibili maggiori informazioni sulla presentazione dei progetti, i criteri di selezione e le direttive del Bando.  
 
 
Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2025 e la 73. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta hanno preso atto che tutte le parti hanno sottoscritto l’aggiornamento della Lettera d’intenti, documento che regola l’attività della Piattaforma di dialogo. È stato inoltre fornito un breve aggiornamento sulla riforma «Ticino 2020», a seguito dell’incontro di fine febbraio tra il Consiglio di Stato e i rappresentanti dei Comuni nel Comitato strategico.

Come di consueto, la Piattaforma ha discusso alcune richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in particolare presentato un approfondimento sul sistema di sussidi per il pagamento dei premi dell’assicurazione malattia, e sul suo impatto finanziario per i Comuni. Il Dipartimento del territorio ha invece risposto ad alcune sollecitazioni sulla nuova Legge gestione acque e informato sull’avvio dei lavori per sviluppare un Piano d’azione cantonale dedicato alla protezione delle greggi e alla gestione del lupo.

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha in seguito aggiornato sul tema degli spazi a disposizione della cultura indipendente. Sono state anticipate le prime indicazioni emerse nell’ambito di una mappatura dell’offerta sul territorio, ed è stata in seguito discussa l’opportunità di costituire insieme ai Comuni interessati un gruppo di lavoro – la cui attività si svolgerebbe in parallelo a quella della Commissione cantonale per la cultura.

Sono state poi condivise anche alcune informazioni in merito all’«Abbonamento Generale cultura», una nuova offerta rivolta alle persone di età inferiore ai 26 anni: i Comuni sono stati invitati ad aderire all’offerta, ad esempio sotto forma di regalo alle e ai neo-diciottenni.

In conclusione, il Dipartimento delle istituzioni ha fornito alcune indicazioni in merito alla riforma delle Autorità regionali di protezione. È stato precisato che sono al momento in fase di valutazione alcune possibili varianti, allo scopo di assicurare il finanziamento della nuova Autorità giudiziaria cantonale.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 4 giugno 2025.

Jason Solari si mette al collo il bronzo europeo

Jason Solari si mette al collo il bronzo europeo

Il ticinese sale per la prima volta sul podio della pistola aria compressa 10m

Jason Solari ha conquistato la sua prima medaglia individuale ai Campionati Europei di tiro sportivo. A Osijek, in Croazia, il ticinese ha fornito una grandissima prestazione nella finale della pistola aria compressa 10m, in cui è rimasto freddo dopo i primi dieci colpi e ha battuto la concorrenza dell’argento olimpico Federico Nilo Maldini per mettersi al collo la medaglia di bronzo. Il 25enne ha flirtato pure con il secondo posto, ma alla fine si è dovuto arrendere al ceco Pavel Schejbal. L’oro è invece andata allo slovacco Juraj Tuzinsky, tornato sul gradino più alto a distanza di quattro anni. La giornata si è trasformata in trionfo con il titolo a squadre miste conquistato dalla coppia Audrey Gogniat e Jan Lochbilder nella carabina a 10 metri.

https://www.rsi.ch/sport/altri/Jason-Solari-si-mette-al-collo-il-bronzo-europeo–2657787.html

 

Michele Moor eletto presidente della Società degli ufficiali

Michele Moor eletto presidente della Società degli ufficiali

Il colonnello SMG di Cureglia aveva già presieduto la SSU dal 2005 al 2008 – «Felice di mettere le mie competenze a disposizione, affinché torni a essere uno degli attori principali della politica di sicurezza svizzera»

Sono tempi di grossi cambiamenti a livello internazionale per la difesa e la sicurezza. Mentre fa discutere la difficile situazione interna del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), per gli ufficiali svizzeri si chiude un ciclo e se ne apre un altro. Oggi a Le Signal de Bougy (VD) la Società svizzera degli ufficiali (18 mila membri) ha scelto il nuovo presidente al posto di Dominik Knill, già contestato lo scorso anno in occasione dell’assemblea a Lugano per essere ritenuto troppo vicino al dipartimento. È stato eletto il ticinese Michele Moor. Erano due i candidati alla successione: insieme al colonnello di Stato Maggiore Generale (SMG) di Cureglia, il brigadiere Yves Charrière, vodese di 56 anni.
Moor, 60 anni, era già stato presidente della SSU fra il 2005 e il 2008. «In passato, uno dei principali attori della politica di sicurezza in Svizzera era la SSU, che consentiva a un gruppo molto importante di cittadini, gli ufficiali, di dare un contributo significativo alla creazione e al mantenimento di un adeguato livello di sicurezza. Purtroppo, nonostante gli eventi in ambito di sicurezza a livello internazionale siano stati importanti e gravi, negli ultimi mesi la SSU è praticamente scomparsa dalla scena politica», ha dichiarato proprio ieri al CdT l’ufficiale ticinese. «Infatti, sia internamente che esternamente e purtroppo anche sui media, è apparsa divisa e inconcludente».
Forte della sua precedente presidenza, Moor promette di guidare la SSU con competenza e indipendentemente dal DDPS, dipartimento «che ho avuto il coraggio di criticare, anche se sempre in modo costruttivo e solo quando necessario». L’ufficiale ticinese, attivo civilmente nella gestione patrimoniale, dice di avere approfondito le sue conoscenze sui temi più importanti della politica di sicurezza e di essere felice di mettere le sue competenze a disposizione della SSU, affinché questa torni a essere uno degli attori principali della politica di sicurezza svizzera. «Sono convinto di essere la persona giusta».

Presente anche Viola Amherd
All’assemblea dei delegati a Bougy-Villars è intervenuta anche la consigliera federale dimissionaria Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa, la quale ha sottolineato l’importanza dell’ordine di sicurezza europeo. «La guerra di aggressione russa ha avuto un impatto significativo sul contesto di sicurezza della Svizzera e gli sconvolgimenti geopolitici hanno recentemente assunto un ritmo preoccupante», ha detto.
La sicurezza della Svizzera è «indissolubilmente legata a quella dell’Europa», ha aggiunto Amherd. Per questo motivo, oltre al riarmo dell’Esercito svizzero, sono stati compiuti intensi sforzi per approfondire la cooperazione in materia di politica di sicurezza con gli Stati europei della NATO e dell’UE.
Inoltre, la sicurezza non è una questione che riguarda solo il DDPS. La situazione attuale ci impone di fare fronte comune, anche nella politica e nella società, ed è per questo che «il tema della sicurezza nella popolazione deve venire messo ancora più in risalto».

Da www.cdt.ch

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Il ticinese Moor a capo della Società ufficiali

Il ticinese Michele Moor è il nuovo presidente della Società svizzera degli ufficiali (Ssu) per i prossimi tre anni: il 60enne di Cureglia, colonnello di Stato maggiore generale (Smg), è stato eletto dall’assemblea generale dei delegati a Bougy-Villars (Vd), dove è intervenuta anche la consigliera federale dimissionaria Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa.
Moor, ingegnere diplomato al Politecnico federale di Zurigo e licenziato in economia all’Università di San Gallo, è già stato presidente della Ssu dal 2005 al 2008. Ora subentra al colonnello Dominik Knill, che non si è ricandidato dopo quattro anni di mandato.
La Ssu ha discusso degli attuali sconvolgimenti geopolitici. Un ordine mondiale sempre più multipolare, l’ascesa di Stati autoritari, la guerra in Ucraina: queste sono sfide importanti per la nostra politica di sicurezza, si legge in un comunicato. La Ssu ha convenuto che la capacità di difesa è di nuovo una priorità. Ciò richiede una solida pianificazione e la volontà politica di stanziare le risorse finanziarie necessarie il più rapidamente possibile. “Switzerland first” (prima la Svizzera) non significa “Switzerland alone” (Svizzera sola), è stato aggiunto.
Nel suo discorso, Amherd ha sottolineato l’importanza dell’ordine di sicurezza europeo. “La guerra di aggressione russa ha avuto un impatto significativo sul contesto di sicurezza della Svizzera e gli sconvolgimenti geopolitici hanno assunto un ritmo preoccupante”. La nostra sicurezza è “indissolubilmente legata a quella dell’Europa”. Per questo motivo, oltre al riarmo dell’esercito, sono stati compiuti intensi sforzi per approfondire la cooperazione con gli Stati europei della Nato e dell’Ue.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 marzo 2025 de La Regione

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Michele Moor nuovo presidente della SSU: “Voglio riportarla ad essere quello che era”

Michele Moor è stato eletto sabato presidente della Società svizzera degli ufficiali all’assemblea generale dei delegati riunitasi nel Canton Vaud.
A Ticinonews è intervenuto per spiegare le ragioni che lo hanno spinto ad accettare la carica e le sue prospettive di carriera.

Michele Moor è da sabato il nuovo presidente della Società svizzera degli ufficiali. Il ticinese, già presidente della SSU dal 2005 al 2008, è subentrato al colonnello Dominik Knill, che non si è ricandidato dopo quattro anni di mandato. Il 60enne ricoprirà il ruolo per i prossimi tre anni ed è stato eletto dall’assemblea generale dei delegati a Bougy-Villars, nel Canton Vaud. Michele Moor, ospite a Ticinonews, ha parlato delle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la carica e della sua visione dell’esercito.

Lei aveva ricoperto questa carica tra il 2005 e il 2008. Con che spirito affronta questa sfida?
“Ho accettato come cittadino e come ufficiale osservando come la Società svizzera degli ufficiali è un po’ scomparsa dalla scena di politica di sicurezza. Una volta era uno dei principali attori in caso di eventi in ambito di politica di sicurezza veniva subito interpellata. Negli ultimi anni non è più stato così, anche a seguito di vicissitudini interne alla società. Ho voluto mettere a disposizione le mie capacità e le mie risorse per cercare di portarla a essere quello che era”.


Come ha intenzione di ritornare al centro della scena?
“La situazione attuale è molto interessante e c’è spazio per proporre delle idee e delle soluzioni. Si è creato un vuoto dove ogni tanto entra qualcuno. L’importante è presentarsi ai media, alla popolazione e alla politica”.


La situazione a livello nazionale e internazionale è complicata. Ci sono state le dimissioni di Viola Amherd, quella del capo dell’esercito, quello del direttore del servizio delle attività informative della Confederazione. Cosa sta succedendo all’esercito elvetico?
“La situazione è grave, perché la situazione geopolitica è grave. Proprio mentre la situazione è grave, se ne vanno il capo dipartimento e due o tre persone importanti dell’esercito. Il perché non lo so, magari lo saprò presto”.

Süssli aveva dichiarato che “in caso di guerra le forze armate svizzere potrebbero resistere solo poche settimane”. Chi ci dovrebbe attaccare?
“È giusto che il capo dell’esercito faccia degli scenari e che sappia quello che può fare e quello che non può fare. È vero che purtroppo le capacità di difesa dell’esercito svizzero, non è sufficiente. Adesso non ci attacca nessuno, però bisogna rendersi conto che non ci si può preparare immediatamente, quindi è importante essere sempre pronti”.https://www.ticinonews.ch/svizzera/michele-moor-nuovo-presidente-della-ssu-voglio-riportarla-ad-essere-quello-che-era-408946

L’amore ingannevole: la duplice violenza delle truffe romantiche

L’amore ingannevole: la duplice violenza delle truffe romantiche

Norman Gobbi si esprime su un fenomeno in preoccupante crescita

Le truffe, in generale, rappresentano atti spregevoli, nati per sfruttare la vulnerabilità delle persone a fini puramente economici. Tuttavia, quando tali inganni si fondono con la manipolazione dei sentimenti e dei legami affettivi, come nel caso del falso nipote, delle telefonate choc o della “Love scam” (truffa dell’amore), l’offesa affonda radici nella più profonda intimità delle persone. “In questi scenari”, esordisce il Consigliere di Stato Gobbi, “il truffatore non si limita a sottrarre denaro, ma tradisce la fiducia e sfrutta il bisogno primario di appartenenza e amore che tutti noi coltiviamo. Il dolore causato da queste frodi va oltre il danno materiale: ferisce il cuore e mina il tessuto stesso delle relazioni umane, lasciando cicatrici difficili da rimarginare. È una duplice violenza, quella economica e quella emotiva, che colpisce in maniera insidiosa chi, cercando un aiuto o un segno di affetto, si ritrova vittima di un inganno crudele”.
La difesa da tali attacchi richiede non solo una maggiore attenzione e consapevolezza, ma anche il sostegno di una comunità informata e pronta a proteggere i più esposti da chi intende sfruttare le emozioni per il proprio tornaconto, come nel caso della “Love o Romance scam”:
“Nel panorama odierno della ricerca dell’amore”, continua Gobbi, “internet si configura come un vasto oceano di opportunità, in cui chi sogna una relazione autentica si trova sommerso da un’infinità di profili apparentemente in grado di offrire il compagno o la compagna ideale. Dietro a questa molteplicità, però, si celano potenziali inganni, basati sulla creazione di falsi profili sui social network e sui siti di incontri, che sfruttano la fragilità emotiva di chi desidera disperatamente affetto e intimità, inducendo le vittime a credere in un legame profondo e genuino.”
Il metodo dei truffatori è estremamente ben orchestrato. Inizialmente, l’ingannatore contatta la potenziale vittima usando un’identità fasulla; in pochi scambi di messaggi, complimenti e dichiarazioni appassionate, la relazione virtuale si trasforma in una storia d’amore. Spesso, la figura proposta assume il volto di un top manager internazionale, di un militare impegnato in missioni lontane o di un individuo dal fascino inconfondibile, mentre il genere del truffatore è irrilevante: l’obiettivo rimane quello di conquistare fiducia e affetto per poi ottenere un sostegno economico.
“Man mano che la relazione si sviluppa”, insiste Gobbi, “solitamente tramite piattaforme come Skype o WhatsApp, vengono fatti progetti per un futuro insieme e persino ipotizzati incontri di persona. È proprio all’orizzonte di questi appuntamenti che l’inganno si fa più evidente: il truffatore, all’ultimo momento, inventa una scusa – un incidente, una malattia improvvisa o persino un furto – per giustificare la richiesta di denaro destinato a coprire spese impreviste. La vittima, ormai emotivamente coinvolta, si ritrova a inviare somme sempre maggiori, intrappolata in una spirale di trasferimenti economici che raramente si interrompe”.
Quando il destinatario comincia a nutrire sospetti o si rifiuta di inviare ulteriori fondi, il truffatore intensifica le pressioni ricorrendo a minacce e ricatti. In alcuni casi, si ricorre alla “Sextortion”: foto intime, precedentemente inviate in segno di fiducia, vengono usate per esercitare ulteriori pressioni, costringendo la vittima a cedere alle richieste. Altre volte, un finto legale o un presunto rappresentante di un’autorità straniera entra in scena, sostenendo di aver sequestrato il denaro illecito e imponendo il pagamento di una “tassa amministrativa” per consentirne il rilascio.
“È importante comprendere che cadere in queste trappole non va considerato un motivo di vergogna”, sottolinea Gobbi. “Chiunque, spinto dalla solitudine e dal desiderio di affetto, può diventare preda di questi stratagemmi. Le forze dell’ordine, quindi, non giudicano affatto le vittime, ma si impegnano a smantellare le reti criminali che operano in questo ambito. Denunciare ogni episodio, fornendo dettagli utili – dai dati bancari agli indirizzi email, dai numeri di telefono ai nomi dei profili online – è essenziale per prevenire ulteriori danni e contribuire a fermare questi reati”.
Educarsi e riconoscere i segnali d’allarme (comportamenti sospetti che precedono richieste economiche ingiustificate) diventa pertanto fondamentale: “Solo attraverso un approccio critico e l’adozione di misure di sicurezza è possibile navigare serenamente nel mare delle relazioni virtuali, evitando di lasciarsi travolgere da illusioni seducenti ma pericolose. La consapevolezza e l’informazione sono le armi migliori per difendersi, affinché la ricerca dell’amore online si trasformi in un’esperienza positiva e sicura”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Digitalizzazione della giustizia, la roadmap ticinese

Digitalizzazione della giustizia, la roadmap ticinese

Implementazione di Justitia 4.0, Andreotti (Dipartimento istituzioni): ‘Entro fine mese il progetto di messaggio governativo in consultazione’
 
Non esita a definirla una «rivoluzione». Perché «inciderà in maniera importante sull’attività di magistrati, avvocati e rispettivi collaboratori», evidenzia dal Dipartimento istituzioni la direttrice della Divisione giustizia. «La trasformazione digitale della giustizia, approvata dalle Camere federali lo scorso dicembre, è – aggiunge Frida Andreotti – una priorità anche per la giustizia ticinese, che entro il 2032, termine ultimo che si ipotizza verrà assegnato da Berna ai Cantoni, dovrà modificare le proprie modalità di lavoro, passando dalla gestione cartacea degli incartamenti a quella digitale. In base alla legge federale votata di recente la nuova modalità di lavoro sarà obbligatoria sia per le autorità giudiziarie sia per i rappresentanti legali delle parti interessate da un procedimento civile, penale o amministrativo federale». Il 2032 «sembra lontano ma in realtà non lo è», avverte Andreotti. E preannuncia: «Come Dipartimento contiamo entro la fine di questo mese di avviare la consultazione presso i vari organi della magistratura sul progetto di messaggio governativo riguardante le risorse umane necessarie a concretizzare nel cantone la trasformazione digitale, che figura peraltro negli indirizzi strategici per la giustizia ticinese indicati pochi mesi fa dal Consiglio di Stato al parlamento».

La piattaforma ‘justitia.swiss’
La responsabile della Divisione giustizia è nel Comitato di progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, in rappresentanza della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia per il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Portato avanti da Confederazione e Cantoni, ‘Justitia 4.0’ mira allo scambio elettronico di dati e atti giudiziari fra le parti di un procedimento. Atti oggi cartacei sostituiti quindi da quelli elettronici, affinché “la strada della giustizia non passi più per montagne di carta”, si afferma su www.justitia40.ch. «Autorità giudiziarie e avvocati di tutta la Svizzera – spiega Andreotti – comunicheranno per via elettronica tramite un’apposita piattaforma, denominata ‘justitia.swiss’. L’accesso agli incarti sarà immediato e la sicurezza nello scambio delle informazioni garantita». L’obiettivo della trasformazione digitale «è di contribuire a velocizzare i tempi della giustizia». Una «rivoluzione» alla quale, ricorda la direttrice della Divisione, «il nostro Cantone sta lavorando dal 2019, da quando il progetto nazionale è stato avviato». E al progetto «il Ticino ha dato e dà un rilevante contributo: nei gruppi di esperti ci sono infatti rappresentanti della magistratura, del Centro sistemi informativi dell’Amministrazione cantonale e della stessa Divisione». Sempre nell’ottica della digitalizzazione della giustizia in Ticino, osserva Andreotti, «è tuttora pendente in Gran Consiglio il messaggio licenziato dal governo nel novembre 2021 per la digitalizzazione del settore notarile, con l’introduzione dell’autentica elettronica di firma e della certificazione elettronica della copia di un documento e con l’allestimento di copie autentiche in forma elettronica certificata. Senza dimenticare la realizzazione dell’archivio notarile elettronico, con conseguente archiviazione digitale degli atti».

Ammodernamento del sistema informatico
Adesso però si è alle prese con il piatto forte, ovvero con l’attuazione alle nostre latitudini di ‘Justitia 4.0’. «Il Consiglio di Stato – riprende Andreotti – ha intanto avallato, era lo scorso dicembre, l’ammodernamento del sistema informatico ‘Juris/Agiti’ – utilizzato in Ticino da tutti gli uffici giudiziari, nonché dalle autorità amministrative del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure – con l’acquisto dal medesimo fornitore, LogObject, dell’aggiornamento del software: il nuovo applicativo si chiama ‘MyAbi/Juris’. Un investimento di circa 1,5 milioni di franchi sull’arco di tre anni – l’importo è stato ricavato dal budget del Dipartimento istituzioni e inserito nel Piano finanziario degli investimenti –, indispensabile per consentire alle nostre autorità giudiziarie di interfacciarsi con la piattaforma ‘justitia.swiss’ e mettere in tal modo a disposizione delle parti gli atti di un procedimento. Cosa impossibile con l’attuale versione dell’applicativo informatico. Si è trattato dunque di un passo fondamentale verso l’implementazione in Ticino di ‘Justitia 4.0’».Implementazione al centro del messaggio che il Dipartimento diretto da Norman Gobbi sta affinando, pure per quanto riguarda la richiesta dei relativi mezzi finanziari, e che intende sottoporre, per consultazione, alla magistratura ancora questo mese. «Il testo definitivo del messaggio, che sarà allestito tenendo conto anche delle osservazioni che giungeranno dagli organi giudiziari interpellati e previa approvazione del governo, verrà trasmesso al Gran Consiglio: in caso di luce verde al messaggio – continua Andreotti – potremo partire con il primo test in Ticino legato alla digitalizzazione della giustizia. Secondo i nostri programmi, nel gennaio del 2026».

‘Quell’ufficio giudiziario dispone dell’infrastruttura necessaria’
La sperimentazione si svolgerà alla Pretura di Riviera, con sede a Biasca. Anche perché possiede “l’infrastruttura (rete e cablaggi) necessaria per accogliere la digitalizzazione dell’attività”, ha scritto la Divisione giustizia in una lettera indirizzata in febbraio al Consiglio della magistratura per informarlo delle prossime tappe della trasformazione digitale della giustizia ticinese previste dal Dipartimento. Il quale, dice Andreotti, «ha individuato nel pretore di Riviera Elisa Bianchi Roth, la persona idonea a condurre, insieme con i propri collaboratori, il progetto pilota e a occuparsi pure, con il supporto del Centro sistemi informativi, della configurazione del nuovo programma informatico per il collegamento alla piattaforma ‘justitia.swiss’». Identificato il magistrato di riferimento, «il Dipartimento ha proposto al Consiglio della magistratura, che nel frattempo si è detto d’accordo, di sgravare Bianchi Roth dall’attività a favore della Pretura penale (i giudici delle Preture di valle fungono anche da pretori penali, ndr) per il periodo 2025-2030». In seno alla Pretura di Riviera Bianchi Roth dedicherebbe pertanto metà del proprio tempo lavorativo al test sulla digitalizzazione e a tutti i passi correlati, l’altra metà alle decisioni, in veste di magistrato, sulle cause civili che approderanno all’ufficio giudiziario di Biasca.

Pretura penale: potenziamento e modifiche legislative
«Per non creare ulteriori difficoltà alla Pretura penale (sede a Bellinzona, ndr), che soprattutto negli ultimi anni ha registrato un aumento non indifferente del carico di lavoro, come Dipartimento abbiamo anche espresso al Cdm la volontà di sostituire Bianchi Roth, nell’appena citata autorità giudiziaria, con un pretore straordinario sino al 2030 nella misura del 50 per cento, affiancato da un vicecancelliere straordinario con analoga percentuale lavorativa. Ed è ciò che prospetteremo nel messaggio governativo sulla trasformazione digitale», fa sapere la direttrice della Divisione giustizia. C’è di più. «Considerate le implicazioni del progetto di digitalizzazione – prosegue Andreotti –, coglieremo l’occasione di questo messaggio per sottoporre all’approvazione del Gran Consiglio il già pianificato potenziamento ordinario della Pretura penale con l’elezione di un pretore aggiunto a tempo pieno, supportato dal necessario personale giuridico e amministrativo, prospettando anche una modifica delle competenze della stessa autorità».

Sfida nella sfida, la questione logistica
C’è però una sfida nella sfida rappresentata dalla trasformazione digitale. L’implementazione di ‘Justitia 4.0’, avverte Andreotti, «presuppone sedi della magistratura con cablaggi adeguati alla digitalizzazione dell’attività. È uno degli aspetti principali che consideriamo nella ricerca di soluzioni logistiche dopo il no popolare all’acquisto dello stabile Efg a Lugano. Mi riferisco in particolare ai quattro blocchi identificati dal governo nell’autunno scorso per il comparto della giustizia nel Luganese». Il 2032 intanto si avvicina. «E il Ticino vuole farsi trovare pronto».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 marzo 2025 de La Regione