Le carceri sono ancora piene

Le carceri sono ancora piene

Dopo alcuni mesi di relativa tranquillità, le strutture di detenzione ticinesi sono di nuovo al completo – Una ventina anche le donne Il direttore Stefano Laffranchini: «Siamo in allerta, è una fase molto delicata» – A incidere sono soprattutto alcune inchieste per traffico di droga

Ci risiamo. Dopo alcuni mesi di relativa tranquillità, nelle ultime settimane la situazione nelle strutture carcerarie ticinesi è tornata a essere piuttosto complicata a causa dell’elevato numero di detenuti. «Siamo in una fase molto delicata. Non ancora di crisi, ma certamente d’allerta», ammette in effetti il direttore Stefano Laffranchini. Il problema, spiega, nasce da una serie di inchieste legate all’infrazione della legge sugli stupefacenti. «Inchieste da cui, come di consueto, si sviluppano vari filoni che conducono poi in carcere molte persone». Al carcere giudiziario della Farera al momento si trovano 84 persone su un totale di 88 posti disponibili, mentre quello penale della Stampa è al completo. « Nei momenti peggiori, lo scorso anno, siamo arrivati a ospitare alla Farera ben 93 persone. Oggi ci troviamo alle prese con una situazione un po’ meno tesa, che riusciamo ancora a gestire con un po’ di creatività », spiega il direttore. Rilevante, però, è anche il numero di donne incarcerate: sono infatti 20 le detenute presenti alla Farera. «Sempre più spesso – commenta Laffranchini – assistiamo a un fenomeno preoccupante: le donne vengono coinvolte nei traffici di droga o nei furti dai loro compagni e mariti, finendo poi in manette». Per le detenute, come noto, è prevista la realizzazione di una sezione ad hoc. « I lavori sono iniziati un mese fa e tutto sta procedendo secondo i piani», dice Laffranchini, che prevede di poter utilizzare la nuova ala «a partire dal prossimo autunno o, al più tardi, all’inizio del 2026».

Le misure messe in campo
A preoccupare, ora, è però il carico di lavoro degli agenti di custodia, che si trovano a dover gestire un numero elevato di detenuti. «Da due anni a questa parte è un problema che si ripropone ciclicamente. Non siamo però rimasti con le mani in mano», assicura il direttore. Per fronteggiare la situazione, infatti, nei mesi scorsi sono state predisposte una serie di misure. « Innanzitutto si è deciso di esternalizzare la ronda esterna al carcere, permettendoci così di recuperare tre unità. Inoltre, abbiamo implementato alcune soluzioni tecniche che ci consentono di sostituire la presenza umana per alcuni compiti specifici, ottimizzando le risorse». Tra i provvedimenti attuati, anche la creazione – nel settembre del 2023 – del comparto di sicurezza, una sorta di «carcere nel carcere»: «Si tratta di nove celle in cui trovano posto i detenuti più pericolosi o comunque più problematici da gestire, che necessitano quindi di presa a carico continuativa. Il fatto di poter raggruppare queste persone in un unico luogo ci facilita il lavoro, consentendoci anche di gestire meglio il sovraffollamento generale delle ultime settimane ». Proprio in quest’area – ossia all’interno del cortile della sezione di sicurezza – saranno collocati i cinque container (quattro per ospitare i detenuti più uno per le docce) previsti per aumentare il numero di posti a disposizione. «Saranno posti preziosissimi perché sono polivalenti: possono quindi ospitare persone che necessitano di una sorveglianza accresciuta, come i detenuti del comparto di sicurezza, ma anche i prevenuti, sgravando così la Farera».

Servono più agenti
Ma la priorità, per il direttore delle strutture carcerarie, non è solo quella di avere più spazio, ma anche più personale. « Servono tra i 10 e i 15 agenti di custodia in più, che speriamo di poter reclutare con il bando di concorso aperto nei mesi scorsi e che si chiuderà alla fine del mese». Eppure, trovare nuovi agenti, negli ultimi tempi, si sta rivelando piuttosto complicato. «Finora ci sono arrivate un centinaio di candidature, ma abbiamo prolungato il bando di un mese per poterle aumentare ancora, in modo da avere un bacino più ampio da cui poter attingere», dice Laffranchini, spiegando che « il tasso di riuscita è solo del 10% ». In pratica, quindi, su cento candidature appena dieci persone poi vengono effettivamente assunte. «Per fare l’agente di custodia occorre avere una certa autorevolezza, carisma ma anche una buona empatia. Requisiti difficili da trovare e soprattutto che è complicato saper bilanciare ». I candidati scelti, prima di entrare in funzione, devono seguire una formazione specifica di otto mesi. Ma, come detto, già la fase di selezione è molto complessa. «Ci sono una prova fisica, un test di cultura generale e due giorni di assessment psicologico. Quest’ultimo, in particolare, riveste un ruolo fondamentale nella procedura di selezione, perché andiamo a verificare le attitudini caratteriali, fondamentali per poter svolgere il ruolo dell’agente di custodia».

Rivisti i limiti d’età
Per cercare di attrarre più candidati, nell’ultimo concorso aperto sono state anche modificate alcune condizioni. Prima, ad esempio, potevano proporsi soltanto persone tra i 25 e i 45 anni, ora invece la fascia di età è stata estesa dai 21 ai 48 anni: «Nonostante sia necessaria una certa esperienza per svolgere questa mansione, non vogliamo precluderci nulla. E l’assessment psicologico, tra le altre cose, valuta proprio il grado di maturità del candidato ». Il limite massimo di età, invece, è dettato da ragioni mediche. « Lavorare a turni, dopo i cinquant’anni, comporta alcune problematiche di salute. Quindi, in accordo con il medico del personale, abbiamo stabilito la soglia massima per candidarsi a 48 anni». Il salario previsto, assicura invece Laffranchini, non è un fattore che scoraggia le candidature. Secondo quanto si legge sul bando di concorso, lo stipendio, durante la formazione, si aggira sui 4.300 franchi. Una volta entrato in servizio l’agente di custodia riceve 4.466 franchi per tredici mensilità, mentre arriva al massimo salariale, se non fa carriera, a 7.630 franchi. «È chiaro, però, che non è un lavoro adatto a tutti. Questa professione, che può dare grandi soddisfazioni, necessita di competenze relazionali fuori dal comune. Bisogna saper gestire il rapporto con le persone detenute mostrando sì umanità, ma anche fermezza nel far rispettare le regole ».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 marzo 2025 del Corriere del Ticino

Primo giorno di Scuola polizia per 26 aspiranti agenti

Primo giorno di Scuola polizia per 26 aspiranti agenti

Al via la scuola di polizia 2025

Partecipano 26 giovani allievi che conseguiranno l’Attestato professionale federale di agente di polizia – I risparmi hanno portato a un forte ridimensionamento – Cerinotti: “Per noi è un momento di incertezza”

Lunedì alle 08.00 a Giubiasco il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi aspiranti poliziotti.
Ha infatti preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2025) alla quale partecipano 26 giovani allievi. Quindici sono gli aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne) assunti dalla polizia cantonale. Frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 2 donne), 2 aspiranti della Polizia dei Trasporti (1 uomo e 1 donna), nonché 1 aspirante agente della Polizia cantonale dei Grigioni (uomo).
Il numero è fortemente ridimensionato rispetto agli anni precedenti e questo a causa delle misure di risparmio decise dal Governo ticinese e il prossimo anno – ricordiamo – la scuola potrebbe saltare.
La prospettiva preoccupa il capo della formazione Christoph Cerinotti: “Per noi è un momento di incertezza. – dichiara a SEIDISERA – Bisogna anche pensare soprattutto a chi deve dirigere le aree come la gendarmeria oppure anche le polizie comunali. Se non dovessimo avere la scuola del ’26, sapendo che ne partono circa 30 all’anno e che ne assumiamo circa 15, se saltiamo quella del ’26 sarà secondo me un disastro. Ci troveremo infatti nel ’28 ad avere una carenza di 65-75 persone. Su un corpo come la polizia cantonale, rispettivamente la gendarmeria che conta un po’ più di 400 persone è enorme. Speriamo di non dover arrivare al punto di dover dire alla cittadinanza che per un determinato tipo di cose non interveniamo perché non abbiamo i mezzi “. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Al-via-la-scuola-di-polizia-2025–2640834.html

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Al via la scuola di polizia 2025, “Speriamo sia l’inizio di una nuova vita”

Ventisei aspiranti agenti, tra polizia cantonale ticinese e grigionese, polizie comunali e dei trasporti, questa mattina hanno iniziato la formazione di due anni. Ma per il futuro regna l’incertezza. “Se la scuola non prenderà il via nel 2026, il rischio è che mancheranno molti agenti in futuro”, precisa Christophe Cerinotti, capo della Sezione formazione.

“Speriamo che questa avventura sia l’inizio di una nuova vita”. È con questo auspicio che un’aspirante poliziotta questa mattina alle 8 a Giubiasco ha iniziato, insieme ad altri venticinque aspiranti, la Scuola di polizia del V circondario d’esame. Il programma prevede due anni di formazione: durante il primo, gli allievi frequenteranno la scuola, mentre il secondo anno sarà dedicato alle attività pratiche nel proprio corpo di appartenenza. L’obiettivo è di offrire una formazione una formazione uniforme per tutte le forze dell’ordine, senza distinzioni tra i vari corpi di polizia. Per dare il benvenuto ai futuri agenti erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, il capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini.

Chi ha iniziato la scuola

Ad aver iniziato la scuola sono 15 aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne) della Polizia cantonale, 8 (6 uomini e 2 donne) delle Polizie comunali, 2 (1 uomo e 1 donna) della Polizia dei trasporti, nonché un aspirante della Polizia cantonale dei Grigioni. Il percorso formativo che conduce all’esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, viene ricordato in una nota, prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione o agente in formazione nei Corpi di appartenenza. 

Un’unica formazione per tutte le forze dell’ordine
Il responsabile della formazione della Polizia cantonale, Andrea Pronzini, ha sottolineato come il piano formativo sia uguale per tutti: “La scuola di Polizia del quinto circondario è convenzionata con tutte le polizie cantonali, comunali, dei trasporti, militare e la polizia cantonale dei Grigioni. Tutti beneficiano della stessa formazione.” L’uniformità del percorso garantisce un alto livello di preparazione, indipendentemente dal corpo di polizia in cui gli allievi entreranno in servizio.

Le tre tappe fondamentali della formazione
Il percorso formativo prevede tre tappe principali: il superamento della scuola di polizia, che permette di accedere alla fase successiva; l’esame preliminare dell’esame federale, che consente di iniziare il secondo anno di formazione; l’esame principale dell’esame federale, al termine del secondo anno, necessario per diventare operativi nel proprio corpo di appartenenza.

Le difficoltà finanziare e l’incertezza 2026
Uno degli aspetti critici del programma riguarda le difficoltà finanziarie, che hanno portato a una riduzione del numero di allievi: quest’anno sono 15 gli aspiranti della Polizia cantonale, in calo rispetto ai 19 del 2024. Inoltre, il futuro della Scuola di polizia 2026 è ancora incerto. Christophe Cerinotti, capo sezione della formazione, ha spiegato le conseguenze di un possibile stop: “Se nel 2026 la scuola non verrà avviata, significa che nel 2028 non avremo nuovi agenti operativi. Considerando che ogni anno perdiamo circa 30 poliziotti tra pensionamento e dimissioni e che ne assumiamo solo 15, il rischio di carenza di personale nel 2028 e nel 2029 è evidente.”

https://www.ticinonews.ch/ticino/al-via-la-scuola-di-polizia-2025-speriamo-sia-linizio-di-una-nuova-vita-408593

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2641479

Gara di sci dei parlamentari della Svizzera orientale ad Airolo

Gara di sci dei parlamentari della Svizzera orientale ad Airolo

L’evento si è svolto venerdì. Per la quinta volta consecutiva, Dölf Alpiger del Canton Appenzello esterno ha trionfato nella categoria uomini fino al 1975.
Ha avuto luogo venerdì scorso, sulle piste della stazione sciistica di Airolo-Pesciüm, la Gara di sci dei Parlamentari della Svizzera orientale, giunta alla sua 60esima edizione ed ospitata per la prima volta dal Canton Ticino. La manifestazione ha ottenuto un notevole successo – tanto che il nostro Cantone è già stato incaricato di organizzare la 70ª edizione – grazie ad un’organizzazione perfetta in una giornata splendida per le condizioni meteo e di innevamento. La competizione, articolata in due manches, è stata gestita dallo Sci Club Airolo. Hanno preso parte un’ottantina di parlamentari delle Camere federali e dei Parlamenti cantonali di Appenzello Interno, Appenzello Esterno, Glarona, Grigioni, San Gallo, Sciaffusa, Svitto, Turgovia, Zurigo e Ticino.

I vincitori
Nella categoria donne, la vittoria è andata alla Consigliera di Stato del Canton Appenzello esterno Astride Bishof, per la categoria uomini fino al 1975 si è riconfermato per la quinta volta consecutiva Dölf Alpiger del Canton Appenzello esterno mentre per la categoria uomini dal 1976 e più giovani la vittoria è andata al Gran consigliere di San Gallo Markus Bonderer.

Beretta Piccoli e Ghisla i migliori tra i ticinesi
Si sono inoltre imposti come Campioni ticinesi la Gran consigliera Sara Beretta Piccoli (8. tempo nella sua categoria) davanti a Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini. Per la categoria uomini, si è riconfermato Campione ticinese il Gran consigliere Alessio Ghisla (5. tempo nella sua categoria), davanti a Alex Gianella e Alessandro Mazzoleni. Hanno partecipato anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i deputati Alessandro Corti e Massimo Mobiglia.

Cena al Caseificio
Nella competizione a squadre, ha primeggiato il Canton Grigioni seguito dai Cantoni Appenzello esterno e Glarona. Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato e portato il proprio benvenuto agli ospiti, il Presidente del Gran Consiglio, Michele Guerra, il Sindaco di Airolo, Oscar Wolfisberg e il Direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino Juri Clericetti.
La giornata si è degnamente conclusa con una cena conviviale presso il Caseificio di Airolo.  

https://www.ticinonews.ch/ticino/gara-di-sci-dei-parlamentari-della-svizzera-orientale-ad-airolo-408616

Scuola di polizia 2025

Scuola di polizia 2025

Comunicato stampa

Oggi alle 08.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2025). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali.

La Polizia cantonale comunica di aver assunto 15 nuovi/e aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 2 donne), 2 aspiranti della Polizia dei Trasporti (1 uomo e 1 donna), nonché 1 aspirante agente della Polizia cantonale dei Grigioni (uomo).

Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione o agente in formazione nei Corpi di appartenenza.

Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Vittoria per i Maninchiaghi e per gli Schpakanos. Il corteo si è svolto in un pomeriggio di festa, allegria e tanta satira.

Una giornata baciata dal sole ha incoronato il gruppo Schapakanos di Biasca e il carro de I Maninchiaghi, ancora di Biasca. Ben 40mila persone (un’affluenza da record!) hanno assistito alla tradizionale sfilata, cui hanno preso parte 3’000 comparse.
Oltre ai già citati gruppo e carro di Biasca, premiati i Crêpe de la crêpe di Bellinzona col premio simpatia 2025.
Il corteo è stato, come ogni anno, il cuore pulsante del Carnevale Bellinzonese, e la meteo straordinaria ha contribuito a creare l’atmosfera ideale per una festa in maschera a cielo aperto.
L’intera edizione del carnevale bellinzonese ha per ora superato ogni aspettativa, con 140mila partecipanti totali nelle giornate di festa, che continueranno domani con eventi dedicati ai bambini e alle famiglie e con l’atteso Rabathlon in serata, a partire dalle 21.00, con iscrizioni ancora aperte.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1819625/rabadan-bellinzona

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Thomas Süssli e Christian Dussey hanno annunciato il loro addio – Con la partenza di Viola Amherd, si è creato uno sconvolgimento istituzionale nel panorama della sicurezza

Un’ondata di dimissioni eccellenti ha scosso il settore della sicurezza in Svizzera: Thomas Süssli, comandante dell’Esercito, e Christian Dussey, capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno annunciato il loro addio. Questo sconvolgimento istituzionale segue l’uscita della Consigliera federale Viola Amherd dal vertice del DDPS, lasciando un vuoto di leadership senza precedenti nel panorama della sicurezza nazionale.

Sebbene le partenze di Amherd, Süssli e Dussey possano anche considerarsi programmate, avvengono in un momento particolarmente delicato. Nonostante la percezione di stabilità, la Svizzera è infatti esposta a minacce su più fronti, tra cui attacchi informatici, operazioni di intelligence straniere sul nostro territorio e campagne di disinformazione volte a destabilizzare il Paese.

La situazione è stata ulteriormente complicata da una gestione della comunicazione a dir poco inefficace da parte del DDPS, caratterizzata da scarsa trasparenza e mancanza di professionalità nella diffusione delle informazioni, che ha comportato un incremento dell’incertezza in un settore che richiede estrema chiarezza e trasparenza.

L’attuale fase di instabilità impone pragmatismo e vigilanza costante. Gli equilibri geopolitici in gioco sono significativi, come dimostrano le negoziazioni sulla crisi ucraina e le richieste di compensazione avanzate dall’amministrazione Trump, e offuscano l’illusione di un sistema internazionale pacifico e armonioso.

Particolarmente critica è la situazione dei servizi d’intelligence. L’uscita di Dussey rappresenta un ulteriore indebolimento di un apparato già reso fragile da continue riorganizzazioni e dall’assenza di una strategia chiara. I servizi segreti sono un elemento essenziale per la sicurezza del Paese e per contrastare le attività di spionaggio, particolarmente intense sul territorio svizzero.

Il nuovo responsabile del DDPS dovrà insomma affrontare sfide cruciali: ricostruire la capacità difensiva, sviluppare un concetto di protezione integrata, modernizzare le forze armate, gestire le conseguenze dello scandalo Ruag, riformare il SIC, creare condizioni favorevoli per l’industria della difesa, rafforzare il principio di milizia e il servizio militare obbligatorio, oltre a migliorare il coordinamento tra politica estera e sicurezza nazionale.

Ora più che mai, la politica di sicurezza e il rafforzamento delle capacità difensive devono diventare una priorità assoluta, con un impegno condiviso e concertato, considerato lo scarso tempo a disposizione, da parte dell’intero Consiglio federale.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 2 marzo 2025 de La Domenica

Sicurezza svizzera in crisi: dimissioni shock e allarme per la difesa nazionale

Sicurezza svizzera in crisi: dimissioni shock e allarme per la difesa nazionale

Norman Gobbi esprime preoccupazione per le tre partenze simultanee

Un’ondata di dimissioni eccellenti scuote il sistema di sicurezza elvetico: Thomas Süssli, comandante dell’Esercito, e Christian Dussey, responsabile del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno annunciato il loro ritiro dalle rispettive cariche. Questo terremoto istituzionale segue l’abbandono della Consigliera federale Viola Amherd alla guida del DDPS, creando un vuoto di leadership senza precedenti nel settore della sicurezza nazionale.
Questo stato di cose non ha mancato e non manca di preoccupare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni: “Questa triplice partenza”, sostiene Gobbi, “è giunta in modo inaspettato e inopportuno. Le dimissioni, pur se probabilmente programmate,  si innestano in un contesto generale che presenta criticità significative. Nonostante la percezione di sicurezza rimanga relativamente alta, la Confederazione è infatti bersaglio di una guerra multidimensionale che include violazioni informatiche, intense operazioni di intelligence straniera sul territorio nazionale e strategie di disinformazione finalizzate alla destabilizzazione. L’abbandono simultaneo di tre figure chiave nel comparto sicurezza rappresenta un segnale estremamente inquietante.”
Ad aggravare la situazione si aggiunge una gestione della comunicazione a dir poco discutibile da parte del DDPS. “Il Dipartimento”, continua Gobbi,  “ha mostrato una notevole carenza di trasparenza e professionalità nella gestione dell’informazione pubblica, alimentando incertezze e speculazioni in un settore dove chiarezza e stabilità rappresentano valori imprescindibili”.
Con le nuove nomine sarà necessario un profondo cambio di paradigma. “L’attuale fase di instabilità richiede un approccio pragmatico e una vigilanza costante”, insiste Gobbi. “Gli interessi geopolitici in gioco sono enormi, come dimostrato dalle trattative sulla crisi ucraina e dalle richieste di compensazione avanzate dall’amministrazione Trump. Dobbiamo abbandonare l’illusione di vivere in un sistema internazionale armonioso.”
Particolarmente critica appare la condizione dei servizi d’intelligence. “Ciò che mi preoccupa maggiormente,” prosegue Gobbi, “è la partenza di Dussey, che indebolisce ulteriormente il nostro apparato informativo, già fragile a causa delle ripetute ristrutturazioni e dell’assenza di un orientamento strategico definito. I servizi segreti rappresentano il nostro sistema di allerta precoce per la protezione nazionale e per contrastare le operazioni di spionaggio, che sul territorio elvetico sono particolarmente intense.”
La nomina del nuovo vertice del DDPS assume ora importanza cruciale. Il designato dovrà affrontare immediatamente sfide decisive: il ripristino della capacità difensiva, lo sviluppo di un concetto di protezione integrata, l’aggiornamento tecnologico delle forze armate, la gestione delle conseguenze dello scandalo Ruag, la riorganizzazione del SIC, la definizione di condizioni favorevoli per l’industria della difesa, il rafforzamento del principio di milizia e del servizio militare obbligatorio, la cooperazione internazionale in materia di sicurezza e il coordinamento tra politica estera e politica di difesa.
“La politica di sicurezza e il ripristino delle capacità difensive devono ora avere priorità assoluta. L’intero Consiglio federale ha una responsabilità collettiva in questo ambito. E il tempo a disposizione è limitato”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Successo della presentazione di Re:Spiri

Successo della presentazione di Re:Spiri

Comunicato stampa

Il Canton Ticino è il quinto Cantone in Svizzera a dotarsi di una cartografia della diversità religiosa e spirituale, che riflette la ricchezza culturale e religiosa presente sul suo territorio. La conoscenza e la comprensione di questa diversità sono fondamentali per promuovere la coesione sociale e il dialogo in un contesto plurale. In tal senso, il progetto Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino rappresenta un’iniziativa innovativa che permette di esplorare in profondità le dinamiche sociali della diversità religiosa e spirituale locale.

Il Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino saluta con soddisfazione il grande successo della serata pubblica dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino, confluiti in una carta cartacea e interattiva, e pubblicati all’interno di un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di teologia di Lugano. La conferenza pubblica ha visto la partecipazione di circa 200 persone e ha accolto un intenso dibattito sui temi della diversità religiosa e della coesione sociale.  

Un progetto innovativo per la comprensione della diversità religiosa
La ricerca Re:Spiri ha permesso di delineare una fotografia attuale della realtà religiosa cantonale, mettendo in evidenza la ricchezza e la complessità delle comunità presenti in Ticino. I risultati della ricerca, riferiti a maggio 2024, evidenziano la presenza di 503 comunità religiose appartenenti a 10 tradizioni diverse, con una maggioranza di comunità cristiane, affiancate da comunità bahá’í, buddiste, ebraica, induiste, musulmane, da nuovi movimenti religiosi, nuove spiritualità, comunità esoteriche e spiritiche. Le tradizioni religiose e spirituali sono inoltre caratterizzate da un’importante diversità interna. La densità religiosa ticinese è notevole, con 1,42 comunità religiose ogni 1’000 abitanti, superando la media nazionale. La ricerca ha analizzato la distribuzione dei luoghi di culto e l’accesso allo spazio delle comunità religiose, raccogliendo dati sugli edifici utilizzati, le modalità d’uso e lo statuto di occupazione. Risulta che 356 comunità si riuniscono in edifici religiosi, ovvero edifici concepiti e costruiti appositamente per accogliere le pratiche religiose e spirituali, 41 in locali commerciali, 13 in appartamenti, in locali industriali e 12 in altri spazi, principalmente sale pubbliche in affitto. La ricerca è inoltre arricchita dalle fotografie di Elizabeth La Rosa, che ha curato l’inserto fotografico dell’Annuario. Per una visione di insieme di tutti i risultati si rinvia la lettura della documentazione allegata.

Una serata di approfondimento e confronto
Durante la presentazione pubblica aperta alla cittadinanza, che ha riunito un pubblico molto variegato, le e i partecipanti hanno avuto modo di approfondire il contesto della ricerca, conoscerne i risultati principali e discuterli da più punti di vista, grazie agli interventi di autorevoli esperte ed esperti del settore. Il programma della serata ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, tra cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. La presentazione della ricerca è stata curata da Tatiana Roveri, coautrice dello studio realizzato da un’équipe di ricerca del Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC), composta inoltre da Federica Moretti, Mischa Piraud e Manéli Farahmand. La professoressa Irene Becci dell’Università di Losanna ha offerto una prospettiva internazionale sul riconoscimento della diversità religiosa. Una tavola rotonda moderata da Michela Trisconi, con la partecipazione di Francesca Luisoni, collaboratrice scientifica del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino, e di Alberto Palese, esperto di Storia delle religioni, è aggiunto alla Capa Sezione Insegnamento Medio del Canton Ticino, ha infine permesso di discutere il rapporto tra religione e territorio, evidenziando le sfide e le opportunità per le politiche pubbliche di riconoscimento della diversità religiosa.

Un contributo alla riflessione sulla società ticinese
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi (suo intervento), direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato che grazie a Re:Spiri “le istituzioni, conoscendo la distribuzione e i bisogni specifici delle comunità religiose, possono dialogare meglio con loro, favorendo la partecipazione attiva alla vita pubblica e rafforzando il senso di appartenenza alla società. Inoltre, una mappatura aggiornata e accessibile consente di monitorare l’evoluzione della diversità religiosa”. La cartografia digitale interattiva rappresenta un utile strumento di consultazione, accessibile a istituzioni, ricercatrici e ricercatori e tutta la cittadinanza interessata ad approfondire il tema. I dati raccolti evidenziano inoltre le sfide che le comunità religiose si trovano ad affrontare, tra cui la ricerca di spazi adeguati per il culto, il ricambio generazionale e la sostenibilità finanziaria. La ricerca ha messo in luce anche la crescente importanza delle tecnologie digitali nella vita religiosa, accelerata dalla pandemia da Covid-19.  

La Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti (suo intervento), direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha dal canto suo affermato che “la cartografia è un buon esempio di strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale che sarà prezioso anche per l’attività svolta nelle scuole. In particolare, penso al corso obbligatorio e aconfessionale di Storia delle religioni, che in Ticino è realtà in quarta media da ormai cinque anni, e che ha tra le proprie finalità quella di permettere a tutte le allieve e gli allievi delle scuole ticinesi di meglio comprendere sia la loro storia e quella del nostro territorio, che i vissuti, le pratiche e le esperienze di persone che vengono da culture o percorsi diversi”.    

Verso il futuro: nuove prospettive di analisi
L’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera Italiana della Facoltà di Teologia di Lugano, con i risultati della ricerca è ordinabile presso il Servizio per l’integrazione degli stranieri ai recapiti in calce.  
Inoltre da oggi è disponibile una carta interattiva della diversità religiosa, realizzato dal CIC e consultabile a questo link, che mostra la distribuzione dei luoghi di culto in Ticino, permettendo di filtrare le informazioni per tradizione e corrente religiosa, periodo di fondazione delle comunità e lingue del culto. Si tratta di uno strumento aggiornato in modo costante, dove è possibile registrare nuove comunità e i cambiamenti di indirizzo.  
A partire dall’autunno 2025, alla carta interattiva ticinese si aggiungeranno le cartografie dei Cantoni di Ginevra e Vaud, consentendo confronti e analisi sulle trasformazioni del paesaggio religioso.  
Il Dipartimento delle istituzioni rinnova il proprio impegno nel promuovere la conoscenza della diversità religiosa e il dialogo interreligioso, consapevole dell’importante ruolo che le comunità religiose e spirituali rivestono nel tessuto sociale e culturale del nostro Cantone.  

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Il progetto ‘Re:Spiri’ ha repertoriato la diversità spirituale del nostro cantone, creando una mappa interattiva online. Ne parliamo con una delle autrici

Con 503 comunità religiose, 453 luoghi di culto, 10 tradizioni religiose e spirituali suddivise in 40 differenti correnti, il territorio ticinese è caratterizzato da una grande diversità religiosa. Ad attestarlo esiste ora una carta interattiva consultabile online su www.geo-religions.ch, risultato di un progetto di ricerca nominato “Re:Spiri” presentato ieri a Bellinzona che ha individuato, mappato e documentato i luoghi di culto delle comunità religiose e spirituali presenti nel cantone. Acronimo di “religioni e spiritualità”, lo studio – che ha fotografato la situazione del 2024 – è stato realizzato dal Centro intercantonale di informazione sulle credenze (Cic) e sostenuto dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (Sis) del Dipartimento delle istituzioni (Di) col principale obiettivo di «aumentare la conoscenza della diversità religiosa sul nostro territorio», spiega a ‘laRegione’ Tatiana Roveri, che ha fatto parte dell’équipe di ricerca presso il Cic, insieme a Federica Moretti, Manéli Farahmand e Mischa. «Crediamo che migliorare la consapevolezza permetta almeno in parte di prevenire le discriminazioni, evitare preconcetti e favorire il vivere insieme e la coesione sociale», considera Roveri, mettendo in luce anche intenti pedagogici e didattici del progetto «nella misura in cui la mappa interattiva potrà essere usata nelle scuole per approcciare il territorio anche dal punto di vista della diversità religiosa». La mappatura permette inoltre di aggiornare i dati contenuti nella pubblicazione del 2007 “Repertorio delle religioni.
Panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” a cura di Michela Trisconi, benché gli approcci impiegati siano un po’ diversi.

Focus sulla dimensione collettiva
Il progetto Re:Spiri – i cui risultati sono presentati in modo dettagliato in un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di Teologia di Lugano – si focalizza sulle comunità religiose, quindi su una dimensione collettiva. Con comunità religiosa si intende un’istituzione sociale rappresentata da individui, specialisti religiosi e non, che si incontrano fisicamente in un luogo a intervalli regolari per attività ed eventi dal carattere esplicitamente religioso. Gli incontri si tengono regolarmente nello stesso luogo, e sono caratterizzati da una coerenza nella natura delle attività e degli eventi di ogni riunione. Inoltre, queste attività includono una dimensione rituale. La comunità viene definita in modo diverso secondo la tradizione religiosa, assumendo la forma di parrocchia, congregazione, tariqa, confraternita, loggia, circolo o cerchio.

Diversificazione, una tendenza recente
Dalla ricerca emerge innanzitutto che la tradizione prevalente in Ticino «è il cristianesimo, a cui si rifanno 427 comunità religiose, ovvero circa l’85% del totale», illustra Roveri. Nel cristianesimo si contano 9 correnti diverse, una varietà interna che si trova anche in altre tradizioni e che è un elemento cresciuto nel tempo. «Osservando le date di fondazione delle comunità abbiamo potuto vedere che la diversificazione del paesaggio religioso ticinese è piuttosto recente», afferma la ricercatrice. Il paesaggio religioso ticinese è infatti stato per lungo tempo composto unicamente da comunità cattoliche romane. Poi, nel 1875, è stata fondata la Chiesa cattolica cristiana del Ticino come prima comunità cristiana al di fuori del cattolicesimo romano. Nel 1910 è nata la prima comunità non cristiana: la Società teosofica, appartenente alla tradizione dell’esoterismo. Risale invece al 1918 la Comunità israelita di Lugano (ebraismo). Evidenzia Roveri che «è soprattutto dagli anni 50-60 del secolo scorso che la diversità religiosa e spirituale aumenta, con la fondazione di comunità di nuove tradizioni religiose, ma anche attraverso una diversificazione interna alle stesse tradizioni, e questo in particolare a seguito dei movimenti migratori e per l’influenza della globalizzazione».

Visibilità delle chiese cattoliche romane
Si riscontra un’ampia varietà pure sotto il profilo delle lingue di culto: 36 quelle censite, con un quinto delle comunità che risulta multilingue (significa che oltre a utilizzare l’italiano, ciò che fa la quasi totalità dei gruppi censiti, ne impiegano almeno un’altra). Per quel che riguarda la frequenza dei rituali, circa l’80% delle comunità li svolge almeno una volta a settimana. Quanto ai 453 luoghi di culto individuati in Ticino, non tutti sono edifici religiosi costruiti a tale fine, benché questa tipologia costituisca la maggioranza e che essi siano utilizzati da 356 comunità; le comunità si ritrovano anche in locali commerciali (41), appartamenti (13), locali industriali (5) o di altro tipo (12). Si osserva inoltre che il 6% dei luoghi di culto è condiviso tra più comunità, soprattutto all’interno del cristianesimo. Tendenzialmente la diversità religiosa si concentra nelle zone urbane, indica Roveri, «quindi Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno. Questo perché le città sono più centrali e facilmente raggiungibili. Ci sono luoghi di culto distribuiti anche nei fondovalle, ma si tratta soprattutto di chiese cattoliche romane». A tal proposito, a livello di spazio pubblico «il Ticino presenta una grande visibilità della presenza dei luoghi di culto riconducibili al cristianesimo e in particolare al cattolicesimo romano, luoghi di culto di comunità più recenti non sono per contro sempre direttamente identificabili in quanto tali», osserva la ricercatrice.

Sempre più ‘senza religione’
Nello studio si fa accenno anche all’appartenenza individuale alle diverse tradizioni religiose, che viene rilevata dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati sono relativi al 2023 e mostrano per il Ticino una maggioranza di persone che si dichiara cattolica romana (56,4%), seguita da una percentuale rilevante di persone che si dice senza appartenenza religiosa (30,5%). Seguono coloro che appartengono ad altre comunità cristiane (5,5%), le persone di confessione protestante (3,2%), musulmani (2,2%), membri di altre chiese e comunità religiose (0,7%) ed ebrei (0,1%). Analizzando il cambiamento di queste appartenenze dal 1970 a oggi si notano in particolare due tendenze: un calo costante dell’appartenenza alla confessione cattolica romana e un aumento importante di persone che si dichiarano senza appartenenza religiosa. Queste ultime, praticamente assenti nel 1970, sono aumentate fino a rappresentare il 7,5% della popolazione nel 2000, e sono più che triplicate nei due decenni successivi. «Incrociando i dati si nota una disaffezione al concetto di “appartenenza” a una tradizione religiosa – constata Roveri –. Tuttavia questo non vuol dire che tutte le persone che si dicono senza appartenenza religiosa non abbiano una certa forma di spiritualità. Dal nostro rilevamento vediamo infatti la presenza piuttosto importante di nuove spiritualità, una formulazione che ingloba il fenomeno in crescita per cui le persone si ritengono spirituali ma non religiose». Dallo studio si delinea insomma l’immagine di «un paesaggio religioso e spirituale ticinese molto complesso e dinamico», tira le somme Roveri, specificando che l’idea è che la carta interattiva «possa essere costantemente aggiornata, integrando ulteriori approfondimenti, al fine di comprendere meglio le dinamiche sociali della diversità religiosa».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 febbraio 2025 de La Regione

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Viaggio nel panorama religioso in Ticino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:2588070

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Truffe in rete, Trivilini: “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”

Truffe in rete, Trivilini: “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”

Con il responsabile del servizio di informatica forense della SUPSI analizziamo l’ormai noto fenomeno del phishing e le strategie che si possono utilizzare per prevenirlo. “Occorre trattare i dati come prove: in qualsiasi momento devo poter dimostrare cosa ho fatto e cosa no”.

E-mail apparentemente ufficiali, provenienti dall’Ufficio Tecnico Comunale di Coldrerio, che contengono l’invito a scansionare un codice QR. È l’ultimo caso, in ordine di tempo, di truffa informatica (o phishing) verificatosi in Ticino. Una truffa, come spesso accade, perpetuata da criminali che sempre più spesso fingono di essere un’autorità di cui il cittadino si fida. Al giorno d’oggi sembra essere ormai divenuto un rischio anche credere a quelle istituzioni a cui siamo abituati a dare ascolto. “Non è più una questione di vero o falso, bensì di vero o verosimile”, afferma a Ticinonews Alessandro Trivilini, responsabile del servizio di informatica forense presso la SUPSI. “Vi è ormai una capacità da parte dei criminali informatici di riprodurre contenuti autorevoli partendo da nominativi e numeri di telefono che si trovano gratuitamente sui siti istituzionali” Tali dati “vengono gettati in pasto alle procedure informatiche dell’AI, le quali sono in grado di elaborare la comunicazione per arrivare ai cittadini e far credere loro che la domanda, richiesta o informazione in questione sia autentica”. In seguito, attraverso ad esempio il codice QR, “si indirizzano gli utenti a consultare determinate pagine. Infine, si può arrivare dove risiedono le informazioni personali in modo da poterle violare”.

“Effettuare sempre delle verifiche”
Per prevenire il phishing, le aziende hanno adottato dei protocolli “zero trust”: non ci si fida di niente e di nessuno a prescindere. Anche gli utenti devono iniziare a pensare così? “Dobbiamo ragionare come un investigatore digitale forense, che tratta i dati come prove: in qualsiasi momento devo poter dimostrare cosa ho fatto e cosa no”, spiega Trivilini. “Entrare in quest’ottica è utile, perché con il buon senso possiamo mettere tutto in discussione: mi arriva ad esempio un messaggio con un QR Code che mi chiede di accedere a un sito e il sito in questione sembra autorevole? Provo comunque a fare una telefonata o a mandare un messaggio whatsapp per effettuare una verifica'”. A quel punto, se le chiamate per chiedere conferme cominciano ad aumentare, “l’istituzione, nel caso sopracitato il Comune, deve reagire velocemente e pubblicare sulla propria autentica pagina web un messaggio per informare le persone”.

Come comportarsi in caso di truffa
Adottare gli strumenti per proteggersi e cercare di prevenire queste truffe è dunque fondamentale. Può tuttavia capitare di cadere nell’inganno. Anche in quel caso “non è tardi per agire. Nel momento in cui la persona prende consapevolezza che qualcosa potrebbe essere andato storto, deve anzitutto chiamare l’istituzione e chiedere informazioni”. L’autorità, da parte sua, “dovrebbe essere pronta a reagire a questo tipo di richieste e disporre di piccoli protocolli di risposta agli incidenti. Ciò significa anche rassicurare l’utente vittima della truffa: ‘non si preoccupi, abbiamo capito che c’è stato un inganno. I nostri tecnici hanno in mano la situazione, la terremo informata, stia tranquilla,…'”, conclude Trivilini.

https://www.ticinonews.ch/ticino/truffe-in-rete-trivilini-non-e-piu-una-questione-di-vero-o-falso-bensi-di-vero-o-verosimile-408330