‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

Con il capo della Sel Marzio Della Santa un giro attorno agli ultimi sviluppi nel Locarnese. ‘Muralto? Poteva smentire il suo disinteresse ma non l’ha fatto’

Dunque uno scenario urbano che sembra poter aver le gambe per camminare, mentre la situazione sul Piano – nel senso di grande intesa – appare bloccata perché considerata troppo estesa e ancora molto condizionata dall’impossibilità di fare un discorso che integri anche le Gerre di Sotto (territorio di Locarno). Come si è visto, per il Dipartimento istituzioni e la sua Sezione degli enti locali il percorso aggregativo locarnese giunge sostanzialmente a un bivio: da una parte Locarno, Losone, Minusio, Brione s/Minusio e Orselina che si dicono disposti ad affrontare un pre-studio; dall’altra Cugnasco-Gerra, Gordola, Tenero-Contra (con Mergoscia) e Lavertezzo che preferiscono soprassedere e concentrarsi su progetti più piccoli e, soprattutto, graditi. In particolare Gordola guarda a Lavertezzo (e viceversa), mentre Tenero-Contra si sente più vicina a Minusio (che ricambia, pur mantenendo contemporaneamente il piede anche nella scarpa urbana).

Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, qualche considerazione dal vostro osservatorio?
Una prima osservazione riguarda il progetto “Urbano” e le sue tempistiche. Alcuni Comuni temono che questo pre-studio sia troppo impegnativo per le loro amministrazioni, specialmente nei tempi da noi fissati. E chiedono sostanzialmente di poterlo dilazionare su un periodo più lungo. Fra le altre richieste c’è chi vorrebbe che altri Comuni possano venire coinvolti, anche se ancora bisogna capire quali.

Tenero-Contra (con Mergoscia) e Minusio?
L’auspicio espresso da Tenero-Contra è quello. Nell’ambito delle serate già previste cercheremo di capire cosa ciò può significare, non tanto in termini di opportunità – perché sono chiaramente legittimati a chiedere una prospettiva più contenuta in termini territoriali – quanto di modalità. Per noi è infatti più complicato seguire due iniziative in parallelo, date dal fatto che Minusio lavora da una parte con Tenero-Contra e Mergoscia, e dall’altra nello scenario “Urbano”.

Fra i Comuni che risultano avulsi da ogni discorso aggregativo abbiamo Verzasca (che però è più o meno fresca di aggregazione), ma soprattutto due centri di pedigree come Muralto e Ascona. La loro posizione?
Muralto e Verzasca sono stati contattati a questo giro ma hanno ritenuto non fosse il momento propizio per partecipare ad alcunché. Quanto ad Ascona, non l’abbiamo nemmeno presa in considerazione perché ha sempre chiaramente dichiarato di essere disinteressata a un’aggregazione lato Locarno. Si potrebbe obiettare che anche Muralto si è sempre espresso in questo senso. La differenza è che sarebbe un’enclave nel nuovo Comune. Su queste basi abbiamo quindi ritenuto giusto dare a Muralto la possibilità di confermare o meno il suo disinteresse verso lo scenario urbano. L’ha confermato.

Con 6 Comuni che aderiscono a un pre-studio e 5 che non lo fanno, il suo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?
Pieno, non solo mezzo pieno. Vige sempre il principio di autonomia, ma anche di responsabilità comunale. Avviare una riflessione nel Locarnese era, dal punto di vista cantonale, importante anche a seguito della temuta perdita di velocità della regione rispetto agli altri poli urbani del cantone. Penso al Luganese con Lugano, al Mendrisiotto con Mendrisio e al Bellinzonese con Bellinzona. Sono tutte realtà che, grazie alle aggregazioni, hanno visto aumentare il loro peso specifico e beneficiare di una spinta allo sviluppo della qualità di vita residenziale, che col frazionamento prima non c’era. Tuttavia…

Dica.
Se parlo di “bicchiere pieno” non significa che possa iniziare a berlo: in questo momento siamo estremamente positivi, ma nel contempo rimaniamo cauti. Sarà il tempo a stabilire se grazie a questo esercizio di analisi delle opportunità chi è chiamato a governare questi Comuni riterrà opportuno avviare un vero e proprio processo aggregativo. Ci vorranno almeno due anni, se teniamo conto delle loro stesse richieste, cui ho accennato, di beneficiare di più tempo.

Come vede Locarno allo stato attuale?
Devo dire che la vedo umile, positiva e anche responsabile, perché al di là del legittimo orgoglio per ciò che già è e fa, riconosce l’importanza di un Locarnese forte e aggregato come unica via per la crescita della regione. Aggiungo che la vedo anche molto rispettosa delle specificità dei Comuni che parteciperanno al pre-studio. Mi vengono ad esempio in mente quelli con cui condivide la collina, con le loro richieste e peculiarità. La Città è la Città, e al di là dei pregi e dei difetti ha comunque un valore che le va riconosciuto. Ma chi la governa è consapevole che per mantenere un ruolo che appare oggi un po’ in perdita di velocità deve rafforzarsi nell’ambito di un discorso comprensoriale. Sto parlando del peso specifico necessario per portare avanti quei dossier di competenza cantonale che da tempo faticano ad avanzare, ma anche per promuovere quei progetti di valenza regionale o cantonale che oggi necessitano del consenso di tutti i Comuni coinvolti, con tutte le difficoltà che ciò comporta, come lo stesso Locarnese ci ha già dimostrato.

Rimane viva e significativa la “questione Gerre di Sotto”. Il Piano come entità territoriale le sente affini e le reclama, ma la Città proprietaria non ci sente. Eppure le stesse Gerre hanno in passato espresso chiaramente alle urne la loro preferenza per il Piano, ricambiando dunque il sentimento che aleggia sul loro territorio di riferimento. La posizione del Cantone a questo proposito?
Noi come Dipartimento, e lo dico sempre, non abbiamo un approccio impositivo, dall’alto verso il basso. Il nostro è piuttosto un ruolo di promozione e di stimolo. Quando i Comuni del Piano hanno sollevato la questione delle Gerre di Sotto, noi abbiamo chiamato Locarno chiedendo se quella parte del loro comprensorio potesse essere oggetto di riflessione e di discussione per lo scenario del Piano. Locarno, in quanto proprietario, ci ha risposto che in questo momento assolutamente non lo è perché contribuisce a darle valore e stabilità. La reazione di Locarno è poi stata comunicata ai Comuni. Questa è l’unica risposta possibile alla sua domanda.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 febbraio 2025 de La Regione

Agenti di custodia: neo diplomati, avvio della scuola cantonale e concorso ancora aperto

Agenti di custodia: neo diplomati, avvio della scuola cantonale e concorso ancora aperto

Comunicato stampa

Sono circa 3’000 gli agenti di custodia attivi nella novantina di stabilimenti penitenziari svizzeri. Da quest’anno le strutture carcerarie cantonali ticinesi (SCC) potranno contare su altri 4 agenti di custodia con attestato professionale federale, ottenuto al termine della scuola organizzata a Friburgo. Nel frattempo, il 3 febbraio, ha preso avvio in Ticino la Scuola per agenti di custodia 2025, mentre è aperto sino al 28 febbraio 2025 il concorso per la prossima scuola aspiranti agenti di custodia.  

Tra i 165 partecipanti alla scuola organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali (efsp, www.epjv.ch), in collaborazione con il Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (www.skjv.ch), responsabile per la formazione di base, vi sono 4 ticinesi che hanno ottenuto l’attestato professionale federale. Si tratta di Hevzi Ahmeti, Mite Jancev, Aleksandar Jeremic e Stefano Sacchetti.
La cerimonia di consegna dei diplomi si è svolta nel mese di dicembre a Friburgo e proprio il neo diplomato ticinese, Stefano Sacchetti è intervenuto davanti alle oltre 500 persone presenti, autorità e famigliari, condividendo in particolare l’esperienza del percorso formativo e lavorativo. Dal canto suo, la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, in qualità di membro di comitato efsp, si è felicitata con le diplomate e i diplomati per l’importante traguardo professionale e ha rivolto un particolare ringraziamento alle donne e agli uomini operanti come agenti di custodia, che sono la colonna portante degli stabilimenti penitenziari, dove svolgono al contempo attività di sicurezza e inquadramento.
Il Dipartimento delle istituzioni si congratula con i neo diplomati e ricorda che – oltre ad aver preso avvio lunedì 3 febbraio la scuola cantonale per agenti di custodia – è ancora possibile partecipare al concorso di assunzione di agenti di custodia – femminili e maschili – presso le Strutture carcerare cantonali per la prossima scuola. Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 28 febbraio 2025.
Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. La registrazione della serata informativa di presentazione della professione e della procedura di selezione tenutasi il 22 gennaio 2025 al Centro di protezione civile di Rivera è disponibile online (https://youtu.be/g88UonPcI0Y).

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni incontrerà prossimamente i rappresentanti dei Comuni del Locarnese che hanno dato luce verde a partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. I Municipi che hanno aderito alla proposta sono Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. Sono previsti nel corso del mese di febbraio un paio di incontri che consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni.

Nelle scorse settimane, il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle risposte ricevute dai Municipi del Locarnese sul tema delle possibili nuove aggregazioni comunali nel comprensorio. Come noto, il Cantone aveva proposto ai Comuni di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino.  
Durante questa fase preliminare, il Dipartimento ha preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Il Cantone rispetta entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche.  
Il Dipartimento precisa che, fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è tuttavia emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, il Dipartimento delle istituzioni ha così programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti.  
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrato dai Municipi del Locarnese in questo esercizio di confronto democratico, e rimane orientato favorevolmente verso qualunque futura iniziativa di aggregazione che dovesse emergere spontaneamente dai Comuni.
È bene ricordare che il Cantone – nel rispetto dell’autonomia comunale e senza in alcun modo imporre scelte dall’alto – intende ad ogni modo continuare a stimolare il dibattito su questo tema. L’obiettivo di fondo è di favorire una riflessione costruttiva, che possa servire come spunto per orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più efficienti e sostenibili.    

Si cerca più collaborazione lungo il confine

Si cerca più collaborazione lungo il confine

Delegazione ticinese guidata da Norman Gobbi a Roma: tra i temi affrontati, la sicurezza lungo e le preoccupazioni per le difficoltà economiche nella zona di frontiera

Una delegazione ticinese, guidata dal consigliere di Stato Norman Gobbi, si è recata a Roma, martedì al Ministero dell’Interno, lunedì in quello dell’Economia. Tra gli obiettivi quelli di affinare la collaborazione lungo il confine e condividere le soluzioni ai problemi. Al ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, è stata consegnata la stessa lettera inviata anche al consigliere federale Guy Parmelin, responsabile del Dipartimento federale dell’Economia. Preoccupano le gravi crisi aziendali che interessano le province di Varese e del Verbano Cusio Ossola.         

Norman Gobbi ha spiegato, alle telecamere della RSI, che si è discusso anche della fascia di confine, molto permeabile sia dal punto di vista dei flussi di persone sia delle relazioni economiche. Se ci sono meno impiegati sul territorio lombardo e piemontese, questi lavoratori e lavoratrici, evidentemente, ha sottolineato Gobbi, cercheranno possibilità di lavoro laddove si parla la stessa lingua e quindi in Canton Ticino, che “come sappiamo, è la prima destinazione”.

Oltreconfine sono 540 i posti di lavoro a rischio in tre grandi aziende in crisi e sono oltre 6’000 i lavoratori della filiera potenzialmente colpiti. Con il ministro dell’Economia italiano, Giorgetti, si è parlato anche di frontalieri e della cosiddetta “tassa sanitaria” chiesta dalle Regioni di confine come contributo per chi utilizza i servizi medici italiani.

Norman Gobbi ha sottolineato che è necessario esaminare la legge per capire se è conforme all’accordo fiscale sui frontalieri. Qualora non lo fosse, “evidentemente sia Roma che Berna dovranno porvi rimedio. In questo senso bisogna attendere le prossime mosse di Milano”, ha detto Gobbi, intervistato dal Quotidiano.

Al ministero dell’Interno è stato invece affrontato il tema sicurezza con il capo della polizia italiana, Vittorio Pisani, e il sottosegretario Nicola Molteni. Gobbi ha riferito che il confronto è avvenuto sui temi della migrazione, della lotta alla criminalità organizzata e soprattutto sul rafforzamento della cooperazione. “Proprio perché il filtro della frontiera è di interesse comune tra Svizzera e Italia, perché i flussi non sono solo da Sud verso Nord ma anche da Nord verso Sud. Pensando alla criminalità che poi evidentemente rientra in Italia”.

L’incontro di martedì è stata l’occasione per mettere a punto anche dettagli operativi nella collaborazione tra le due polizie.    

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Si-cerca-pi%C3%B9-collaborazione-lungo-il-confine–2565229.html

Il vice presidente del Governo Norman Gobbi a Roma per affrontare temi sulla sicurezza

Il vice presidente del Governo Norman Gobbi a Roma per affrontare temi sulla sicurezza

Il vice presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi si è recato a Roma ieri e oggi per una serie di importanti incontri in ambito di collaborazione tra il Canton Ticino e l’Italia nel campo della sicurezza. Era accompagnato dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, dal capo Sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla, nonché dal Delegato cantonale alle relazioni esterne, Francesco Quattrini. Per l’occasione si è incontrato anche con l’ambasciatore svizzero designato presso la Repubblica italiana, il ticinese Roberto Balzaretti e con l’ambasciatrice svizzera in Vaticano, Manuela Leimgruber.

Nel corso del primo incontro la delegazione ticinese ha fatto il punto sugli accordi di aiuto reciproco in caso di catastrofe siglati con le Prefetture di Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola unitamente al vice-capo del Dipartimento della protezione civile, Luigi Mazzei. In particolare si sono approfonditi i possibili scenari di cooperazione in vista dell’esercitazione “SCUTUM 2027”, oltre ad aver affrontato il tema della Peste suina africana già presente in Italia e che potrebbe ben presto giungere in Ticino. Ulteriore tema discusso è stato quello relativo allo sviluppo dei sistemi tecnologici utilizzati per allarmare la popolazione (p.es. cell broadcast) in situazioni straordinarie. Di collaborazione in caso di catastrofe si è discusso anche con l’Ammiraglio di Divisione Fabio Agostini, Capo di Stato Maggiore del Comando operativo di Vertice Interforze (COVI) presso il Ministero della difesa. Parimenti si è estesa l’analisi anche sulla situazione internazionale, con riferimento ai conflitti in atto e alle ripercussioni in Europa sul fronte della sicurezza per i due Paesi.

La delegazione ticinese ha poi incontrato presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri il Generale Andrea Taurelli Salimbeni. Sul tavolo delle discussioni in particolare la collaborazione bilaterale all’interno del Centro di cooperazione di Polizia e doganale con sede a Chiasso, oltre che tra la Polizia cantonale e i Comandi provinciali di Como e Varese. Da parte ticinese si è inoltre riferito sull’attività di pattugliamento misto in ambito di polizia di sicurezza tra Ticino, Grigioni e Vallese, prospettando anche possibili sviluppi futuri. Sono stati poi presentati i risultati relativi agli esercizi LAMA23 (Lago Maggiore) e LACE24 (Lago Ceresio) eseguiti con il GIS (Gruppo Interventi Speciali) in ambito di collaborazione internazionale ATLAS in relazione alla lotta al terrorismo. L’incontro al Ministero dell’economia e delle finanze con il ministro Giancarlo Giorgetti e il Capo di Stato Maggiore della Guardia di finanza Giuseppe Arbore ha permesso di parlare di questioni doganali, affrontando anche il tema della sicurezza in ambito lacuale. Si è pure discusso del progetto “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni con l’auspicio di poter collaborare maggiormente anche grazie a possibili scambi di esperienze nell’ambito specifico del soccorso alpino sulla fascia di frontiera.

Infine presso il Ministero dell’Interno la delegazione ticinese si è riunita con il Sottosegretario Nicola Molteni e il Capo della Polizia Vittorio Pisani discutendo della situazione migratoria e della collaborazione in ambito di polizia. La comprovata e fattiva collaborazione a seguito dell’Accordo italo-svizzero in materia di polizia sarà fonte di elementi per un suo aggiornamento, a dieci anni dalla sua ratifica.

Da ultimo da segnalare l’incontro avvenuto in Vaticano con il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, Christoph Graf. Come è noto le reclute della Guardia svizzere Pontificia svolgono una parte della loro formazione in Ticino, seguendo corsi impartiti dal Centro di formazione della Polizia cantonale. Anche qui si è ribadita l’ottima collaborazione sviluppatasi negli anni con la conferma da parte del Comando in Vaticano di proseguire quanto inizializzato nel 2016.

La visita a Roma è stata giudicata molto positivamente della delegazione ticinese che ha potuto coltivare i buoni rapporti con la controparte italiana ad alto livello nei differenti settori della sicurezza, informando sulle attività in corso e gettando le basi per sviluppare i futuri progetti. 

In pista la legge per far «saltare» la fusione Lavertezzo-Locarno

In pista la legge per far «saltare» la fusione Lavertezzo-Locarno

Mentre Bellinzona elabora le risposte dei Comuni del Verbano invitati a partecipare ai due studi aggregativi, la Commissione Costituzione ha approvato all’unanimità alcune modifiche per facilitare la fine di una procedura contestata

Qualche giorno fa, il 28 gennaio, la Commissione Costituzione e leggi del Gran consiglio ha approvato all’unanimità il rapporto per la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Quando (e se) il Legislativo cantonale la voterà, questa potrebbe sancire la fine del «fidanzamento » avviato tra Lavertezzo e Locarno: i rispettivi sindaci (poi cambiati dopo le elezioni di aprile) avevano consegnato nelle mani del direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi, la loro istanza di «unione». Se la Città non ha cambiato idea, nel «piccolo» della situazione i seggi del Municipio sono stati nel frattempo conquistati da una lista che preferirebbe un matrimonio con Gordola a uno con la «Regina del Verbano». Cosa peraltro prevista nello scenario «Piano» (che include pure Cugnasco- Gerra e Tenero-Contra) elaborato dalla stessa Sezione degli enti locali. Ma con il «peso» del precedente impegno, il treno resta fermo sui binari in direzione dell’altra ipotesi, denominata «Urbano» (la Città con Losone, Orselina, Minusio e Brione).

Uno strumento aggiuntivo
«Si tratta di una proposta che abbiamo avanzato anni fa in risposta a una serie di progetti che si trascinavano da tempo e il cui unico modo di concluderli era attraverso una votazione popolare», dice al Corriere del Ticino il Caposezione Marzio Della Santa. «Abbiamo ritenuto opportuno fornire al legislatore uno strumento aggiuntivo, che consente al Consiglio di Stato, dopo aver consultato i Comuni interessati, di porre fine a una procedura», aggiunge il 58.enne. Una soluzione che si poteva prestare alla Bassa Leventina, poi arrivata comunque al voto dopo otto anni di studio, ma che resta interessante anche per Vico Morcote e Morcote (una strada interrotta da discussioni politiche) oltre che per le due realtà locarnesi.

La questione «Gerre di Sotto»
«In questo caso, è importante sbloccare un frangente che non ha più senso». Ma c’è poi un’altra questione che va chiarita. Se il futuro nuovo ordinamento permetterà di sciogliere un legame, sarà possibile anche «spostare» porzioni di territorio ridisegnando i confini? Il riferimento è alla «rivendicazione » da parte di un paio di Esecutivi del «Piano» sul quartiere Gerre di Sotto.  
«Locarno, essendo l’unica autorità che può decidere delle sue proprietà territoriali, non ha ritenuto opportuno entrare in materia. Questa legge non modifica tale circostanza, non interessa in alcun modo la possibilità di scorporare una parte del territorio, cosa che la legge già permetterebbe tecnicamente, ma l’approccio cantonale è promuovere le aggregazioni volontarie piuttosto che le disgregazioni. Se non c’è la volontà di chi è istituzionalmente responsabile per quella fetta di territorio, non c’è alcun modo di andare avanti».
Intanto, sul tavolo dell’ufficio di Della Santa sono arrivate le risposte all’invito di Bellinzona sulla volontà di andare avanti con un periodo di raccolta dati, in un cosiddetto «pre studio aggregativo». Un invito che può anche essere declinato.

Indicazioni molto chiare
«Stiamo elaborando quanto ricevuto in via ufficiale e mercoledì diffonderemo una una comunicazione sulla posizione di ogni Comune». Il nostro interlocutore, come già riferito nell’edizione di qualche settimana fa (21 gennaio), conferma che lo scenario «Piano» (Gordola, Lavertezzo, Cugnasco-Gerra e Tenero-Contra) balla male. Anzi. È andato completamente in fumo. «I Comuni interessati hanno dato l’indicazione chiara di non essere più interessati a proseguire, neanche in una sorta di pre studio, cosa completamente diversa rispetto allo scenario “Urbano” (Locarno con Losone, Orselina, Minusio e Brione), nel quale i Comuni hanno manifestato interesse. Adesso vediamo, sulla base dei loro scritti, se lo confermano e a quali condizioni».

Una strada ancora lunga
La strada per far partire il grande cantiere delle aggregazioni attorno al Lago Maggiore, in ogni caso, è ancora lunga. Senza contare dello «strano caso» di Muralto, circondato da «campanili» ben più importanti, sia in termini di numero di abitanti sia in superficie, i quali intendono guardare al futuro del distretto pensando a rafforzare la voce di una regione che spesso sembra non avere il peso politico che merita nei dibattiti a livello cantonale.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

Incontro dell’Ufficio Presidenziale con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti

Incontro dell’Ufficio Presidenziale con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti

Comunicato stampa della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Sotto la Presidenza del Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, alla presenza dell’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori e del Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte Alberto Preioni, accompagnati dal Segretario Generale Francesco Quattrini, si è svolto oggi a Roma un incontro di lavoro tra l’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro Regio Insubrica e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Nell’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dalla firma della Dichiarazione di Intesa con cui è stata costituita l’Associazione nel 1995, la delegazione ha avuto l’occasione di significare al Ministro l’importanza della collaborazione transfrontaliera promossa nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini dalla Comunità di lavoro, che si pone quale piattaforma di dialogo e cooperazione, attivandosi concretamente per le istanze del proprio territorio come interlocutore politico nei confronti delle rispettive Autorità centrali.
In particolare, è stata portata all’attenzione del Ministro la preoccupazione per l’attuale situazione economica e del mercato del lavoro nell’area insubrica, correlata alle gravi crisi aziendali che interessano le province di Varese e del Verbano Cusio Ossola, che si ripercuotono anche nel Cantone Ticino ed incidono negativamente impoverendo il tessuto socio-economico della zona di confine italo-svizzera. Nel merito l’Ufficio Presidenziale ha trasmesso una lettera della Regio Insubrica al Ministro Giorgetti ed ha espresso la necessità che le Autorità nazionali prestino particolare attenzione alle dinamiche peculiari a cui sono soggette le realtà di frontiera tra Svizzera e Italia, a tutela dell’economia e dell’occupazione nelle regioni di confine.
Il medesimo allarme e la richiesta di tenerne conto nell’elaborazione di eventuali iniziative politiche è stata rivolta congiuntamente anche al Capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, in una lettera recentemente inoltrata dalla Presidenza della Comunità di lavoro.

Il ricambio generazionale “sarà una sfida complessa”

Il ricambio generazionale “sarà una sfida complessa”

Le sfide future della Polizia cantonale sono state al centro dell’annuale rapporto di Corpo tenutosi nei giorni scorsi a Rivera. “Per ragioni di risparmio è in forse la Scuola di polizia 2026”, ha spiegato il Comandante Matteo Cocchi, precisando che “questo andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo”.
Le novità e le sfide future, ma anche un bilancio dell’attività svolta nel corso dello scorso anno. Questi i temi principali trattati negli scorsi giorni al Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, dove si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale.

“Mantenere l’attuale numero di agenti non sarà facile”
Riferendosi allo stato delle finanze pubbliche, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), ha spiegato come “riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile”. Effettivi ritenuti indispensabili “per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine. Inoltre, deve fare i conti con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500mila persone giornaliere”. Ma oltre ai conti pubblici, un’altra sfida è rappresentata dal ricambio generazionale, “che nei prossimi anni vedrà la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni”. La strada “è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative”.

La sfida legata allo scambio di informazioni tra Corpi
In seguito ha preso parola Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. Soffermandosi sulle problematiche legate al personale, ha rilevato come ” per quanto riguarda la Scuola di polizia la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo”. Cocchi ha poi parlato del Progetto Polizia Ticinese, “che ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro Cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti”. Nella veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha poi evidenziato “il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione”. In quest’ambito ha ribadito “che una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è quella legata allo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità”. Infine ha messo l’accento sugli impieghi fuori cantonale, come il World Economic Forum (WEF) di Davos, ’Eurovision Song Contest che si terrà a Basilea a maggio e il Campionato europeo femminile di calcio, che si terrà in Svizzera in luglio. Eventi che, viene ricordato, “potrebbero richiedere l’invio di agenti della Polizia cantonale per le attività di sicurezza”.

Le altre sfide future
Dopo Gobbi e Cocchi, a prendere parola sono stati il Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, i maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti nonché al capitano Andrea Cucchiaro. Nel corso dei loro interventi l’accento è stato dapprima posto “sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico”. Successivamente “sulla capacità della Polizia cantonale di adattarsi alle nuove sfide future legate all’attuale trend finanziario negativo e all’atteso sensibile ricambio di personale nei prossimi anni”. Variabili che, viene infine spiegato, “renderanno pure necessario un adattamento organizzativo per quanto riguarda l’allocazione delle risorse, mezzi e collaboratori, e i processi che regolano i compiti attribuiti al Corpo. Pure ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ricambio-generazionale-sara-una-sfida-complessa-407258

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Polizia, le partenze preoccupano

Il ricambio generazionale e le difficoltà dei conti del Cantone sono stati al centro dell’annuale rapporto di Corpo – Gobbi: «Mantenere l’attuale numero di agenti non sarà facile»

L’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale, svoltosi negli scorsi giorni al Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, è stato l’occasione non solo per ripercorrere l’ultimo anno di attività, ma anche per tracciare il cammino per affrontare le sfide future, in particolare quelle legate al ricambio generazionale del personale. Visto lo stato delle finanze cantonali, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, «riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, benché sia auspicabile per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine». Alla sfida dei conti pubblici si aggiunge però anche quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni il pensionamento di numerosi collaboratori. «Per l’Amministrazione cantonale – ha detto Gobbi – sarà una sfida complessa e già ora si sta lavorando per trovare soluzioni. La strada è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità».

Da parte sua, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è soffermato sulla Scuola di Polizia, che potrebbe saltare nel 2026: «Questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo», ha chiarito. Cocchi si è quindi soffermato sul progetto «Polizia ticinese» che «ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti ». Infine, in qualità di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere, Cocchi ha evidenziato il compito «estremamente importante» di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. In quest’ambito, ha ribadito che «una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è lo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

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‘Scuola di polizia 2026, non farla avrebbe effetti negativi’
Così il comandante Cocchi al Rapporto annuale

Sì farà o non si farà la Scuola di polizia edizione 2026? Al momento una risposta è impossibile. Nel Preventivo 2025 del Cantone il Consiglio di Stato aveva prospettato la rinuncia ai corsi per l’anno prossimo, per motivi di risparmio. Sindacati e associazioni del personale sono insorti, chiedendo al governo di ripensarci. A questo punto se ne saprà di più col Preventivo 2026 al quale l’Esecutivo comincerà a lavorare fra qualche mese. La Scuola e le possibili conseguenze di una sua mancata organizzazione l’anno venturo hanno fatto comunque capolino all’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenutosi di recente al Centro cantonale della protezione civile a Rivera: si tratta del momento in cui la PolTi stila un bilancio dell’anno di attività appena trascorso, con uno sguardo all’oggi e al domani.

Non solo conti pubblici: c’è anche il ricambio generazionale
Intervenendo all’incontro il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, citato nella nota diramata dalla Cantonale riguardante il citato Rapporto, ha dapprima accennato all’attuale stato delle finanze pubbliche. Viste le odierne difficoltà, riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio “non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile”. Un numero ritenuto indispensabile “per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine”. Un cantone che deve inoltre fare i conti “con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500’000 persone giornaliere”. Ma alla sfida dei conti pubblici si aggiunge quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale, si legge ancora nel comunicato, “sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni”. La strada è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, “favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative”.

Il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi si è a sua volta soffermato sulle questioni legate al personale. In primis ha rilevato che per quanto riguarda la Scuola di polizia, la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, “andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del corpo”. Nella veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere, Cocchi ha pure evidenziato “il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i corpi di polizia della Confederazione”. Ha quindi ribadito che uno dei “maggiori problemi” da risolvere a livello nazionale è quello attinente allo scambio di informazioni tra i vari Corpi – tuttora “difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo” – per meglio contrastare la criminalità.

Criminalità, sviluppi tecnologici e recupero somme
Al recente rapporto sono intervenuti anche il Sostituto comandante Lorenzo Hutter, i maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti e il capitano Andrea Cucchiaro. Dapprima è stato posto l’accento sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, “grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico”. È stata inoltre ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari “con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali”.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 febbraio 2025 de La Regione

Personale e organizzazione, due sfide da vincere

Personale e organizzazione, due sfide da vincere

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni, presso il Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. È stata l’occasione per trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività nonché per presentare le novità e le sfide future, in particolare quelle legate al ricambio generazionale del personale e alle strategie organizzative.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi si è dapprima chinato sull’attuale stato delle finanze pubbliche. Viste le odierne difficoltà in quest’ambito, riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile. Effettivi ritenuti indispensabili per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine. Inoltre, deve fare i conti con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500’000 persone giornaliere. Alla sfida dei conti pubblici si aggiunge pure quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni. La strada è quella di rendere  maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative.

Ha poi preso la parola il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che si è a sua volta soffermato sulle problematiche legate al personale. In primis ha rilevato che per quanto riguarda la Scuola di polizia la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo. Si è pure soffermato sul Progetto Polizia Ticinese che ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro Cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti. Nella veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. In quest’ambito ha ribadito che una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è quella legata allo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità. Ha infine posto l’accento sugli impieghi fuori cantone, l’esempio più recente è il World Economic Forum (WEF), con nuovi eventi che si profilano all’orizzonte come l’Eurovision Song Contest a Basilea e il Campionato europeo femminile di calcio, che si terrà in Svizzera in luglio. Manifestazioni che, in ottica di collaborazione tra i vari Corpi confederati, potrebbero richiedere l’invio di agenti della Polizia cantonale per le attività di sicurezza.

La parola è poi passata al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, ai maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti nonché al capitano Andrea Cucchiaro. Dapprima è stato posto l’accento sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico. Successivamente ci si è chinati sulla capacità della Polizia cantonale di adattarsi alle nuove sfide future legate all’attuale trend finanziario negativo e all’atteso sensibile ricambio di personale nei prossimi anni. Variabili che renderanno pure necessario un adattamento organizzativo per quanto riguarda l’allocazione delle risorse, mezzi e collaboratori, e i processi che regolano i compiti attribuiti al Corpo. Pure ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali.