Premio della Fondazione Nizzola al Politecnico federale di Zurigo: un tributo all’eccellenza ticinese in ambito ingegneristico  

Premio della Fondazione Nizzola al Politecnico federale di Zurigo: un tributo all’eccellenza ticinese in ambito ingegneristico  

Il prestigioso riconoscimento, che contempla altresì una borsa di studio per gli studi Master (Nizzola Excellence in Scholarship), è stato conferito ieri per il secondo anno dal Consiglio di Fondazione accolto a Zurigo dal rettore dell’Ateneo, Günther Dissertori. All’unanimità è stato premiato Nathan Soldati, che ha conseguito un bachelor in tecnologie dell’informazione e ingegneria elettrotecnica con note altamente lodevoli.

La borsa di studio – del valore di 10mila franchi – per il Master presso il Dipartimento delle tecnologie dell’informazione e dell’ingegneria elettronica (Department of Information Technology and Electrical Engineering D-ITET) presso il Politecnico federale è stata consegnata dalla Vice-Presidente della Fondazione Anna Nizzola durante la cerimonia tenutasi ieri a Zurigo sulla base delle valutazioni del Consiglio di Fondazione che ha potuto scegliere tra le migliori candidature ricevute dai coordinatori degli studi dipartimentali del politecnico.

La scelta è stata basata su una valutazione attenta delle candidature ricevute, corredate da lettere di raccomandazione e risultati accademici eccellenti. Nathan Soldati proseguirà gli studi con una tesi innovativa dal titolo: “Exploring the Learning of Cellular Automata Transition Rules with Transformers”, volta a studiare l’uso di trasformatori per apprendere modelli matematici di sistemi complessi.

La Fondazione Nizzola, presieduta dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi promuove dal 2021 l’eccellenza degli studenti ticinesi nei master tecnici del Politecnico di Zurigo, del Politecnico di Losanna (EPFL) e delle SUP svizzere. I criteri di valutazione includono originalità scientifica, sostenibilità, impatto socio-economico e innovazione.

Nel 2025 la Fondazione compirà altri due passi importanti nell’intento di riconoscere l’eccellenza degli studenti ticinesi nell’ambito delle discipline tecnico-ingegneristiche: oltre alla borsa di studio conferita al politecnico federale di Zurigo (ETHZ) si aggiungerà un riconoscimento analogo per gli studenti ticinesi iscritti al politecnico federale di Losanna (EPFL). Inoltre l’attribuzione dei premi alle scuole universitarie professionali sarà estesa a tutti gli studenti ticinesi che frequentano una delle differenti SUP presenti a livello nazionale.

La Fondazione, nata dalla fusione delle due storiche Fondazioni dell’ing. Agostino Nizzola, dal 1930 incentiva l’eccellenza degli studenti ticinesi in ambito ingegneristico, con l’obiettivo di promuovere i futuri quadri del settore secondario e terziario ticinese e di individuare – tramite i lavori di diploma degli studenti premiati – nuove opportunità imprenditoriali e di sviluppo atte a promuovere la crescita economica del nostro Cantone. 

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch

 

Un 2024 intenso per il registro di commercio – Aperto il concorso per un/a capo ufficio

Un 2024 intenso per il registro di commercio – Aperto il concorso per un/a capo ufficio

Il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia sono alla ricerca di un/una nuovo/a capo ufficio per l’Ufficio del registro di commercio.
Nel contempo tracciano un bilancio dell’intensa attività svolta nel corso del 2024 dal settore, che garantisce affidabilità a tutto il tessuto economico cantonale.

La Svizzera vanta un sistema economico aperto e dinamico, fondato sulla fiducia e sulla stabilità del quadro giuridico. In questo contesto, il registro di commercio gioca un ruolo cruciale nel garantire la solidità del sistema, offrendo un contributo determinante in termini di trasparenza, sicurezza giuridica e regolamentazione delle attività economiche nel nostro Cantone.

Nel 2024, l’Ufficio del registro di commercio ha gestito 23’551 pratiche, confermando un volume operativo in linea con gli anni precedenti.
“Al termine del 2024 – osserva il capo Sezione dei registri, avv. Simone Albisetti –  il registro di commercio del Cantone Ticino annoverava 42’647 enti giuridici, registrando un incremento di 605 unità rispetto all’anno precedente.
La cifra totale di 42’647 unità posiziona il Cantone al sesto posto a livello federale, dietro Zurigo, Berna, Vaud, Ginevra e Argovia, ma davanti a San Gallo e Zugo. Tra gli enti giuridici iscritti in Ticino si contano attualmente 16’536 società anonime, 15’101 società a garanzia limitata e 7’306 ditte individuali”.
Durante il 2024, l’Ufficio del registro di commercio ha gestito complessivamente 23’551 pratiche. 16’729 erano relative a richieste di iscrizione, di cui 2’331 per nuovi enti giuridici. Le nuove società anonime registrate sono state 437, mentre le società a garanzia limitata hanno raggiunto quota 968, confermando la predilezione per questa forma giuridica.

L’attività dell’Ufficio non si limita all’evasione delle richieste di iscrizione, ma include un ventaglio di procedure d’ufficio volte a garantire la correttezza e l’affidabilità dei dati registrati. Questi controlli rafforzano la fiducia degli investitori, dei creditori e dei consumatori. Nel corso del 2024, sono state avviate 815 procedure d’iscrizione d’ufficio, la maggior parte delle quali (563 casi) ha riguardato lacune negli organi societari o nel domicilio legale.
L’impatto economico delle attività dell’Ufficio è significativo per le finanze cantonali: nel 2024, gli emolumenti incassati hanno infatti raggiunto 2’688’440 franchi.

L’Ufficio del registro di commercio del Canton Ticino è attualmente alla ricerca di un/a nuovo/a capoufficio. Il candidato ideale sarà in grado di guidare efficacemente un team giovane e motivato, contribuendo allo sviluppo dei futuri progetti di digitalizzazione del settore. Questa posizione rappresenta un’opportunità unica per affermarsi nel campo del diritto societario e offrire un servizio di qualità ai cittadini e al tessuto economico del Cantone.

Maggiori informazioni sul concorso si possono ottenere sul sito internet dell’Amministrazione cantonale 

Aggregazioni nel Locarnese: accelera lo scenario «Urbano»

Aggregazioni nel Locarnese: accelera lo scenario «Urbano»

I Comuni hanno ancora poche ore per far sapere agli Enti locali l’eventuale «visione» a cui intendono aderire Quella denominata «Piano», con al centro Gordola, sta perdendo trazione: «Ma c’è ancora tempo, tutto può cambiare in fretta»

La sabbia nella clessidra scorre inesorabile. Mancano ancora poche ore e, alla fine del mese, si saprà il destino del grande cantiere delle aggregazioni a Locarno e dintorni. Molti Comuni che avevano partecipato alle due serate introduttive dov’erano mostrati i futuribili comparti hanno già risposto. Una visione, tuttavia, sta prendendo velocità verso il traguardo: quella intitolata «Urbano» (la Città con Losone, Orselina, Minusio e Brione) mentre perde trazione quella denominata «Piano» (Gordola, Lavertezzo, Cugnasco-Gerra e Tenero-Contra). «Ma c’è ancora tempo, tutto può cambiare in fretta», afferma al Corriere del Ticino Marzio Della Santa, capo della Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle istituzioni.

Una strada ancora lunga
Certo, anche a quel punto i giochi non saranno fatti. La strada sarà ancora lunga. Ma la decisione formale – una risoluzione municipale in sostanza, nella quale si esprime un eventuale interesse nel partecipare allo studio di opportunità o, in alternativa, rifiutare di percorrere questa strada – perlomeno sarà data. «Se tutto andrà bene, si cercherà di capire se ci siano le premesse strutturali sui vari piani (comunitario, democratico, politico, di servizi…) per poter costituire un comune funzionale».

A un certo punto, Terre di Pedemonte (fra l’altro «frutto» degli ex Tegna, Verscio e Cavigliano) sembrava un potenziale interessato ad aggiungersi alla Città, invitato dal «vicino» sulla sponda destra della Maggia, anche se l’idea nel frattempo è… naufragata: si torna così alla versione originale della ricetta. Stesso discorso per Cadenazzo e Gambarogno: i due confinanti ventilavano una fusione con l’altro scenario, sulla Piana, salvo poi ritirarsi.

Lavertezzo e la «Regina»
In ballo potrebbe ancora esserci un certo avvicinamento di entrambi a Sant’Antonino. Cosa che comporterebbe il loro cambio di distretto, un evento unico sotto il profilo politico. E poi c’è Lavertezzo. All’indomani delle elezioni di aprile, il Municipio era passato da una compagine che aveva avviato un matrimonio con la «Regina del Verbano» a una lista dalle idee opposte.

Serve un polo forte
«Ma il progetto è ancora in corso e questo scenario aggregativo con Locarno resta valido», ribadisce il nostro interlocutore. «Soltanto una volta sciolto il progetto, potrà cambiare strada e unirsi con Gordola. Il discorso è ancora possibile, insomma. Lo scopriremo a tempo debito». Certo è che, qualsiasi cosa il «piccolo» (meno di un chilometro quadrato per 1.200 abitanti) farà, non andrà a intaccare i grandi lavori in corso sulla parte urbana. «No, anche perché non è nemmeno considerato in quello scenario». Nessuna di queste realtà è in uno stato necessità. D’altronde, il 59.enne conclude come il Locarnese debba avere «un polo forte, affinché possa partecipare con più peso ai dibattiti a livello cantonale».

Per cittadinanza e aziende
«In un contesto urbanizzato, i problemi non si fermano ai confini istituzionali, tra l’altro neanche visibili. Gli scenari che proponiamo per i futuri nuovi Comuni rispondono a questo bisogno. Se dovessero realizzarsi, la cittadinanza e le aziende ne trarrebbero vantaggi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

Magistratura, il Consiglio di Stato sta per nominare due giudici straordinari

Magistratura, il Consiglio di Stato sta per nominare due giudici straordinari

La Commissione giustizia e diritti sta intanto preparando il concorso per la successione di Mauro Ermani. Il presidente Dadò: “Lo apriremo tra oggi e domani. Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione, dunque il posto al momento è vacante”.
Scadeva oggi il termine per i 25 giudici del Tribunale d’appello per farsi avanti e trasferirsi al Tribunale penale cantonale (Tpc), lasciando quindi il proprio attuale settore. Nessuno, però, si è fatto avanti. Un risultato che non sorprende il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Era immaginabile, proprio perché i giudici penali hanno una maggiore visibilità e ciò non è per tutti”, sottolinea Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Questo è anche uno degli elementi che abbiamo sottolineato oggi durante l’audizione con il presidente del Tribunale d’appello, Giovan Maria Tattarletti, e con il presidente reggente del Tpc, Marco Villa, nel segnalare che i profili che dovranno essere identificati per fare da giudici supplenti straordinari, o da giudici, dovranno avere non solo competenze di carattere tecnico-giuridico in ambito penale, ma anche quella capacità personale di saper gestire un dibattimento penale con interrogatori, accusa, difesa e testimoni“.

Nomine ad interim
Adesso tocca dunque al Consiglio di Stato nominare le due persone che dovranno aiutare ad interim il Tpc. La speranza è che siano operative già a febbraio. “In queste ore si sta verificando la possibilità di tali persone a essere a disposizione, proprio perché uno degli obiettivi è di averle subito operative, sapendo che comunque ci vogliono almeno un paio di settimane per regolare le loro attuali attività”, precisa Gobbi.

La sostituzione di Ermani
Dall’altra parte vi è la questione della sostituzione di Mauro Ermani che, visto il mancato soccorso da parte degli altri giudici del Tribunale d’appello, è diventata ancor più impellente. Questo compito spetta alla Commissione giustizia e diritti, anche lei al lavoro. “Tra oggi e domani apriremo il concorso per la sostituzione di Ermani”, conferma il presidente della Commissione Fiorenzo Dadò. “Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione, dunque il posto al momento è vacante”. In questo caso il tasto dolente, e politico, è rappresentato da una questione: i giudici straordinari potranno candidarsi anche alla sostituzione di Ermani o partiranno sconfitti in partenza? “È possibile che si candidino anche loro, tuttavia la Commissione è stata chiara: non ci sarà nessun tipo di vantaggio o svantaggio per chi si candida a questo posto, anche se si tratta di giudici straordinari o giudici supplenti”, chiarisce Dadò.
Gobbi: “Situazioni straordinarie richiedono maggiore flessibilità”
Un’apertura, quella della Commissione, che solleva il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “La giudico positiva, proprio perché si è capito che a fronte di una situazione straordinaria le posizioni ordinarie non vanno più bene”, afferma Gobbi. “Occorreva quindi una maggiore flessibilità nel riconoscere che un giudice supplente straordinario si potesse poi candidare anche al posto di giudice ordinario con il concorso. Ciò è stato recepito proprio perché ci troviamo in una situazione straordinaria e l’obiettivo è dare fiducia e garantire un buon funzionamento al Tribunale penale cantonale e, di riflesso, riportare quella fiducia di cui tutto il sistema giudiziario ha bisogno”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/magistratura-il-consiglio-di-stato-sta-per-nominare-due-giudici-straordinari-406624

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Un concorso per il dopo Ermani

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2519374

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C’è un giudice da eleggere e supplenti quasi trovati
Assessment per i candidati? Dadò: non escludiamo un approfondimento maggiore. Gobbi: individuati i giudici straordinari, attendiamo da loro una conferma

A breve, forse già oggi, il concorso per l’elezione del sostituto di Ermani. Mentre il governo ha individuato i nomi dei magistrati straordinari: attende la conferma della loro disponibilità.

Nessuno dei giudici d’Appello in carica ha esercitato il diritto di opzione, chiedendo cioè di andare a lavorare al Tribunale penale cantonale (Tpc). Nessuno. «Pertanto pubblicheremo a breve il bando di concorso per la sostituzione di Mauro Ermani», dichiara ai giornalisti il coordinatore della commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ Fiorenzo Dadò del Centro, reduce ieri mattina con i colleghi deputati dall’audizione del capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, della direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti e dei giudici Giovan Maria Tattarletti e Marco Villa, il primo alla testa del Tribunale d’appello, il secondo vicepresidente del Tribunale penale.
Il concorso dovrebbe uscire oggi sul ‘Foglio ufficiale’ (condizionale d’obbligo) e sarà finalizzato all’elezione da parte del Gran Consiglio del o della subentrante di Ermani al Tribunale d’appello, del quale il Tpc è una sezione, dopo le sue recenti dimissioni dalla magistratura e dunque dalla presidenza del Tribunale penale. Uno degli ultimi capitoli del cosiddetto ‘caos Tpc’.
 
‘Per l’elezione ci vorranno dai tre ai quattro mesi’
La pubblicazione del bando è però solo il primo step della procedura di designazione del nuovo magistrato. Dopo l’inoltro delle candidature, entreranno infatti in gioco anche la Commissione di esperti e/o il Consiglio della magistratura per i preavvisi sull’idoneità degli aspiranti giudici. Da qui all’elezione si stima che passeranno «almeno dai tre ai quattro mesi», indica il presidente della ‘Giustizia e diritti’. Si faranno degli assessment sui candidati? Dadò: «È possibile che verrà eseguito un approfondimento maggiore: ci determineremo una volta aperto il concorso».
 
Capitolo giudici straordinari/supplenti
Nel frattempo per garantire al meglio l’operatività del Tpc, rimasto con due giudici (Villa e Amos Pagnamenta) su cinque, dopo le dimissioni di Ermani e la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti decisa dal Consiglio della magistratura (i due hanno impugnato la sentenza del Cdm), il governo nominerà a breve un paio di giudici straordinari/supplenti, un atto di competenza dell’Esecutivo cantonale. «Il Consiglio di Stato avrebbe già i nominativi, che non ci sono stati indicati, e nei prossimi giorni dovrebbe procedere alla designazione dei due giudici straordinari», afferma Dadò.
Al concorso, puntualizza il granconsigliere, chiarendo un aspetto controverso, «la partecipazione di magistrati già in carica e di giudici straordinari non costituirà una pregiudiziale, ma neppure una via preferenziale per essere eletti giudici ordinari». Potranno dunque prendere parte al concorso, poi però la commissione ‘Giustizia e diritti’, chiamata per legge a formulare la o le proposte di elezione al plenum del Gran Consiglio, «sarà libera di fare le proprie valutazioni su tutte le candidature». Tutte.
 
Gobbi: ‘La commissione ha mostrato una certa flessibilità’
Della ricerca dei due potenziali giudici straordinari/supplenti, che una volta nominati dal Consiglio di Stato saranno attivi al Tribunale penale cantonale, si occupano lo stesso governo, per il tramite della Divisione giustizia, e la magistratura. I nomi di coloro che occuperanno temporaneamente i posti vacanti ci sono, ma prima di svelare ufficialmente le carte si aspetta che confermino la loro disponibilità. «Attendiamo una risposta dalle persone individuate. Speriamo che la situazione si possa sbloccare il prima possibile per poter dare una mano al Tpc. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di trovare soluzioni rapide ed efficaci. Soluzioni straordinarie per una situazione straordinaria», spiega alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. È stato difficile individuare queste persone? «Il fatto che le supplenze possano durare anche diverso tempo ha costituito un limite per alcune. A questo si aggiunge il fatto di dover avere determinate capacità personali e non solo di carattere giuridico/tecnico. Non c’è margine per una sorta di ‘apprendistato’ come invece potrebbe essere nel caso della nomina di un giudice ordinario». Insomma, i magistrati straordinari devono poter operare da subito.
«Da parte nostra – continua Gobbi – abbiamo chiesto una certa flessibilità alla commissione ‘Giustizia e diritti’ rispetto al passato, quando non vedeva di buon occhio che dei giudici straordinari presentassero successivamente la loro candidatura al momento del concorso per la nomina di un magistrato ordinario». Flessibilità, evidenzia il ministro, che «abbiamo potuto riscontrare con la decisione della commissione di inserire nel bando di concorso la puntualizzazione che l’essere giudice straordinario/supplente non è un ‘bonus’, ma neppure un ‘malus’, per il candidato aspirante magistrato ordinario». Altro punto toccato durante il faccia a faccia tra ‘Giustizia e diritti’, Dipartimento istituzioni e vertici di Tribunale d’appello e Tribunale penale cantonale: il profilo richiesto per i giudici straordinari. «Una delle necessità è ovviamente quella di essere competenti in materia penale, l’altra è che devono anche poter essere subito operativi. Devono saper gestire un’aula penale e un dibattimento».
Il consigliere di Stato sostiene quindi che le persone sono già state individuate – sui nomi bocche ufficiali cucite –, sebbene si attenda da loro una conferma ad assumere la carica di giudice straordinario. Tra coloro che sono stati contattati nei giorni scorsi, vi sarebbe l’avvocato Monica Sartori Lombardi. Un altro nome che circola è quello di Paolo Bordoli, attuale giudice dei provvedimenti coercitivi. Hanno declinato l’invito l’ex presidente della Corte dei reclami penali Mauro Mini («Ho già preso altri impegni») e l’ex procuratore capo Arturo Garzoni («Oggi ho altre priorità: la famiglia e la libera professione»).
Nel frattempo si è fatto avanti l’avvocato ed ex sindaco di Bellinzona Brenno Martignoni Polti: ha scritto ieri al Consiglio di Stato dando la propria disponibilità quale magistrato straordinario del Tpc. «Ritengo di avere le competenze e una certa esperienza per contribuire al funzionamento del tribunale in questo momento particolarmente complesso» dice alla ‘Regione’ Martignoni Polti, già giudice a latere in diversi processi penali.
 
Verdetti non ancora motivati. Tesi a confronto
E sul nodo dei processi diretti da Ermani, Quadri e Verda Chiocchetti, ma con le sentenze non ancora motivate per iscritto dai tre, essendo uno dimissionario e gli altri due per ora destituiti? I dibattimenti andranno rifatti? Dadò spedisce la palla nel campo della magistratura. «Questa è una competenza, ma anche una responsabilità, del Tribunale d’appello e del Tribunale penale cantonale», osserva il coordinatore della ‘Giustizia e diritti’. «Il tema ovviamente è stato affrontato durante la riunione di questa mattina (ieri, ndr). I due tribunali però seguono la via che più ritengono opportuna, sono infatti abbastanza sicuri che si possa procedere come stanno già facendo». Ovvero, che possano essere anche altri giudici (a latere?) a motivare i verdetti pronunciati da Ermani, Quadri e Verda Chiocchetti. «Ci è stato assicurato che il Tpc in questo momento sta funzionando e che ci sono anche dei cancellieri che se ne stanno occupando. In questo momento – aggiunge Dadò – non ci sentiamo né tranquilli né preoccupati. Ognuno ha le sue competenze e le sue responsabilità». E se si arrivasse a dover ripetere dei processi, magari anche di tipo indiziario? «È evidente che sarebbe un problema». Dice qualcosa in più Gobbi: «Su questo punto si è espresso il presidente del Tribunale d’appello, il giudice Tattarletti. Ha indicato che secondo la dottrina, ma pure la giurisprudenza del Tribunale federale, è ammissibile che a firmare le motivazioni sia un altro giudice. L’importante – sottolinea il titolare del Dipartimento istituzioni – è che vi sia stata la consegna del dispositivo di sentenza brevi manu firmato da chi l’ha pronunciato, quindi dal giudice che presiedeva la Corte rispettivamente dai cancellieri. Cosa che in questi procedimenti è stata fatta».
 
‘Questione complessa’
Annota, da noi interpellato, l’ex presidente dell’Ordine ticinese degli avvocati Gianluca Padlina: «Al riguardo le questioni aperte sono complesse e non di immediata soluzione, anche perché non è noto un precedente specifico, identico al caso con il quale siamo oggi confrontati in Ticino. Alla luce di quanto stabilito dal Tribunale federale in una sentenza del 2018 e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2017 in merito a un caso sloveno, è ipotizzabile che le motivazioni delle decisioni pronunciate dalla Corte delle Assise criminali, che giudica nella composizione di tre giudici, possano essere redatte e firmate validamente da parte di uno degli altri due magistrati che hanno preso parte al dibattimento. Invece per quanto attiene alle decisioni prese dalla Corte delle Assise correzionali, le cui procedure sono dirette da un singolo giudice, salvo accordo delle parti, il dibattimento potrebbe dover essere ripetuto. Soluzione questa, peraltro, espressamente sancita dall’articolo 25 capoverso 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. In linea di principio immagino – prosegue il deputato del Centro e già presidente dell’Ordine degli avvocati – che le parti e i loro patrocinatori valuteranno, nel singolo caso, l’opportunità o meno di provare a richiedere l’eventuale ripetizione del dibattimento».
L’articolo 25 della Log afferma che “i nuovi magistrati procedono ai loro incombenti nello stato in cui la causa si trova”. Secondo capoverso, quello citato da Padlina: “Se il dibattimento finale è già cominciato o compiuto e la sentenza non è ancora redatta e approvata dai magistrati usciti di carica, la causa dev’essere chiamata per un nuovo dibattimento, salvo diverso accordo fra le parti”. Terzo e ultimo capoverso: “Nei dibattimenti penali, costituita la Corte, essa continua nei suoi incombenti fino al giudizio”. C’è un altro secondo capoverso, ma questo dell’articolo 80 del Codice di procedura penale: “Le decisioni sono emesse per iscritto e motivate. Sono firmate da chi dirige il procedimento e dall’estensore del verbale e notificate alle parti”. E c’è la giurisprudenza, come quella richiamata da Padlina. Questione complessa, appunto.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 de La Regione
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Un concorso per voltare pagina
Nessun giudice del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto d’opzione per sostituire il dimissionario Mauro Ermani: la Commissione ha aperto il bando pubblico – Il presidente Fiorenzo Dadò: «Serviranno tre-quattro mesi» – Intanto si lavora alla nomina di due supplenti

Il primo passo formale per la nomina del successore di Mauro Ermani in seno al Tribunale penale cantonale è stato compiuto. La Commissione Giustizia e diritti ha infatti preparato il relativo bando di concorso, che verrà pubblicato oggi e porterà all’elezione di un giudice ordinario. Il semaforo verde è arrivato perché nessun magistrato del Tribunale d’appello ha esercitato il diritto di opzione entro i termini stabiliti. Insomma, chi poteva utilizzare una «corsia preferenziale» senza passare da un concorso, non lo ha fatto. «Nessuno si è fatto avanti», ha confermato a questo proposito Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione. Via libera dunque alla pubblicazione del bando pubblico. Un bando che tuttavia conterrà una «sfumatura», che si collega all’altro filone, quello delle nomine di uno o più giudici straordinari in sostituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, destituiti in dicembre dal Consiglio della Magistratura. Andiamo con ordine: i candidati che si sono palesati negli scorsi giorni, secondo quanto aveva riferito il Governo (organo di nomina dei supplenti), «hanno esplicitamente espresso l’interesse a inoltrare la loro candidatura per l’eventuale posizione aperta presso il Tribunale d’appello/Tribunale penale cantonale, fatta riserva della facoltà di esercitare il diritto di opzione interno». Tradotto, significa che i magistrati che si sono fatti avanti per la supplenza di Quadri e Verda Chiocchetti si sono detti interessati anche alla sostituzione di Ermani. Un aspetto ritenuto «problematico» dalla Commissione, che vuole evitare qualsiasi interferenza nella procedura di nomina. Eccola, dunque, la sfumatura: «Nel concorso ci sarà una frase in più: se a concorrere saranno dei giudici straordinari, ciò non costituirà né una pregiudiziale né una via preferenziale », ha spiegato Dadò. In buona sostanza, il Parlamento potrà operare liberamente la scelta e non sarà in alcun modo influenzato. Il fatto che i giudici straordinari siano eventualmente interessati a lavorare in via «ordinaria» al TPC non conterà ai fini della nomina. «A fronte di una situazione straordinaria, le normali posizioni non vanno più bene », ha commentato Norman Gobbi, sentito in mattinata dalla stessa Commissione assieme a Frida Andreotti (direttrice della Divisione Giustizia), Giovan Maria Tattarletti (presidente del Tribunale d’appello) e Marco Villa (vicepresidente del TPC).
«Rispetto alla consuetudine, da parte della Commissione serviva maggiore flessibilità nel riconoscere che un giudice supplente straordinario possa poi candidarsi anche al ruolo di giudice ordinario», ha aggiunto il consigliere di Stato. «Questo aspetto è stato recepito dalla Commissione. L’obiettivo è permettere il buon funzionamento del TPC e, di riflesso, di tutto il sistema giudiziario cantonale». L’iter per sostituire il presidente del TPC Mauro Ermani è dunque stato avviato: le tempistiche prima di arrivare a una nomina in Parlamento sono comunque piuttosto lunghe. Dadò, infatti, ha parlato di «tre-quattro mesi». È anche possibile che la Commissione procederà con una serie di «assessment»: «La Commissione sta valutando l’opportunità di procedere con valutazioni più approfondite» sui candidati, ha chiosato ancora il deputato del Centro.
La palla passa ora al Consiglio di Stato, che dovrà procedere con la nomina di due giudici supplenti: il Dipartimento ha già individuato due nomi. Tuttavia, il fatto che nessun magistrato abbia avanzato la propria candidatura esercitando il diritto d’opzione, secondo Gobbi non deve sorprendere più di tanto. «Era immaginabile proprio perché i giudici penali hanno una maggiore visibilità e dunque non è un ruolo adatto a tutti», ha sottolineato. «È uno degli elementi che abbiamo portato in Commissione assieme a Giovan Maria Tattarletti». I profili che dovranno fungere da supplenti dovranno quindi avere «competenze tecnico giuridiche in ambito penale, così come capacità personali adatte a gestire un’aula penale, un dibattimento con interrogatori, accusa, difesa e testimoni ». A questo punto, l’obiettivo del Dipartimento delle istituzioni è di procedere celermente con la nomina dei due giudici straordinari. «In queste ore si sta verificando la disponibilità delle persone coinvolte », ha confermato Gobbi. «Vorremmo averle operative al più presto, posto che serviranno un paio di settimane per regolare le loro attuali attività o le loro posizioni». L’orizzonte è nominare queste figure entro la fine del mese, per renderle operative in seno al TPC da inizio febbraio. Durante l’incontro con la Commissione, il giudice Villa ha altresì spiegato gli accorgimenti presi dal Tribunale per garantire l’operatività della corte. Da un lato, ha ricordato Gobbi, sono stati ripresi i dossier pendenti attribuiti ai due giudici sostituiti e al giudice dimissionario; dall’altro è stato attivato il lavoro dei cancellieri ed è stata data priorità dei dossier in base agli imputati in carcere.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

“Unità d’intenti per la Giustizia!”

“Unità d’intenti per la Giustizia!”

Norman Gobbi sintetizza i passi necessari per completare il TPC

Le ultime settimane del 2024, così come le prime di questo 2025, sono state caratterizzate a livello politico e mediatico dalla situazione creatasi all’interno del Tribunale penale cantonale (TPC), con due giudici su 5 destituiti dal Consiglio della Magistratura e con il presidente dello stesso tribunale che ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute. Sono quindi oggi operativi solo 2 giudici al TPC. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Le gravi tensioni di natura interpersonale all’interno del Tribunale hanno portato a queste conseguenze. Ma il TPC ha continuato e continua a svolgere un lavoro egregio, garantendo l’attività nonostante il collegio giudicante si sia ritrovato in questa situazione. È un elemento importante da evidenziare, soprattutto perché i media hanno veicolato per tutto il 2024 il messaggio secondo cui il TPC si trova nel caos. Se ciò fosse vero, l’attività sarebbe collassata, si sarebbe bloccata, provocando gravi ripercussioni per la Giustizia penale ticinese. Così non è stato e di questo occorre tenerne conto. L’istituzione-Giustizia, di cui il TPC è una sezione numericamente minore rispetto ad altre ma mediaticamente molto esposta, ha quindi retto”.

Ora – al di là degli aspetti giuridici legati a ricorsi ancora possibili da parte dei due giudici destituiti – bisogna metterci una pezza, nel senso di trovare i sostituiti per completare l’ufficio. “È l’impegno che si è da subito assunto il Consiglio di Stato per le procedure che gli competono, assieme al Tribunale d’appello e al Parlamento. Da un lato entro la fine del mese di gennaio c’è la volontà di trovare due giudici supplenti che potranno entrare in servizio in tempi rapidi. Dall’altra l’Ufficio presidenziale può già avviare la procedura di concorso per la nomina di un giudice ordinario al posto del presidente dimissionario. Nomina che spetta al Gran Consiglio, mentre per i due giudici supplenti la competenza è del Governo ai sensi dell’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Come Dipartimento e come Governo ci stiamo muovendo in modo coordinato con il Tribunale d’appello. E ribadisco che per affrontare e risolvere questa situazione è necessaria la collaborazione dei tre poteri istituzionali, costituiti dall’Esecutivo, dal Gran Consiglio e dalla Magistratura. Sono convinto che la strada della collaborazione tra i tre poteri sia l’unica percorribile nell’interesse dell’istituzione-Giustizia, perché ci porta a un’impostazione condivisa su ciò che è bene fare e ci permette di trovare soluzioni con maggior rapidità. È quanto vale anche per le modifiche dell’apparato della nostra Giustizia cantonale, se vogliamo realmente trovare soluzioni che ne migliorano la funzionalità nell’interesse principale delle cittadine e dei cittadini del nostro amato Ticino e delle nostre aziende. Come ho già avuto modo di dire in più di un’occasione, se vogliamo davvero fare gli interessi della Giustizia le polemiche devono lasciar spazio a una costruttiva concordanza”, conclude il Consigliere di Sato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 gennaio 2025 de Il Mattino della domenica

 

Giudici destituiti: niente effetto sospensivo

Giudici destituiti: niente effetto sospensivo

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2506321

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Effetto sospensivo negato, ricorso al Tf assicurato.
Niente effetto sospensivo. La Commissione di ricorso risponde picche alle richieste di Quadri e Verda Chiocchetti. Il legale: ‘Si va al Tribunale federale’

La Commissione respinge la richiesta dei due giudici destituiti dal Cdm. Il legale: andremo al Tribunale federale. L’obiettivo di Gobbi: supplenti per il Tpc entro fine mese.
Verdetto negativo. La Commissione di ricorso sulla magistratura non ha concesso l’effetto sospensivo ai ricorsi di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti contro la decisione del Cdm, il Consiglio della magistratura, che lo scorso mese li ha destituiti con effetto immediato dalla carica di giudici in relazione al cosiddetto caos Tribunale penale cantonale (Tpc).
Quanto stabilito dalla Commissione rende in pratica impossibile un loro reintegro nel Tpc nell’attesa che la stessa si pronunci nel merito dei ricorsi e quindi sul licenziamento sentenziato dal Cdm.

Il legale: ormai è una questione politica
Quadri e Verda Chiocchetti chiedevano la restituzione dell’effetto sospensivo ai rispettivi ricorsi, ma la Commissione ha dunque risposto picche. «L’intera questione riguardante i miei clienti – afferma, interpellato ieri mattina dalla ‘Regione’, l’avvocato Marco Broggini, legale dei due al momento ex giudici del Tpc – non è più di natura giuridica, ma è ormai diventata di natura politica. Contro questa decisione della Commissione inoltreremo ricorso al più presto al Tribunale federale». Stesso discorso per le sentenze, sempre della citata Commissione, che hanno rigettato i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti contro le decisioni con cui il Cdm aveva a sua volta respinto le istanze di ricusazione nei suoi confronti presentate dagli allora due magistrati d’Appello.

‘Un argomento pretestuoso’
Perché non è stato accordato l’effetto sospensivo? Il motivo lo indica Broggini in un comunicato stampa diramato nel pomeriggio. “La Commissione di ricorso – scrive il legale dei giudici rimossi – pretende che la negazione dell’effetto sospensivo ai noti ricorsi contro la destituzione dei giudici Quadri e Verda Chiocchetti sarebbe giustificata da un interesse pubblico prevalente, e meglio dalla necessità di garantire il ‘buon funzionamento del Tpc (Tribunale penale cantonale, ndr) e quindi della giustizia penale ticinese’. Ribadisco che a mio giudizio questa vicenda – annota ancora Broggini – ha ben poco a che vedere con l’applicazione della legge, ma è retta principalmente da speculazioni e interessi politici. Fino alla destituzione immediata dei miei clienti, avvenuta con decisione 10 dicembre 2024, non è mai emerso un solo esempio di sedicente malfunzionamento del Tpc. Nelle decisioni di destituzione non si menziona un solo episodio. Ora si giustifica il diniego dell’effetto sospensivo ai ricorsi presentati con questo pretestuoso argomento”. Il legale ricorda poi che “i giudici Quadri e Verda Chiocchetti hanno continuato a presiedere Corti di Assise correzionali e criminali fino a pochi giorni prima del 10 dicembre”.

Verdetti e motivazioni scritte
Di più. Broggini aggiunge che “qualora non fossero reintegrati, le sentenze da loro pronunciate, ma non ancora motivate per iscritto e firmate dai medesimi, saranno nulle e i relativi processi andranno ricelebrati”. Infine: “Attualmente, con due soli giudici attivi, è stato necessario rinviare vari dibattimenti pubblici persino a carico di persone in carcere preventivo. Del resto è evidente che eventuali sostituti non potranno certo presiedere Corti di Assise a breve, e ristabilire in qualche modo la celerità necessaria. Alla faccia del buon funzionamento della giustizia penale ticinese…”. Fin qui l’avvocato Broggini. Riguardo al tema, tutt’altro che irrilevante, delle sentenze e delle motivazioni scritte, vale la pena rammentare quanto scritto dalla Carp, la Corte di appello e di revisione penale, in una decisione del 2012: “(…) Ritenuto come il giudice che ha deciso non faccia più parte di tale tribunale, il dibattimento andrà rifatto e la relativa sentenza andrà motivata per iscritto dal nuovo giudice in ossequio agli art. 80 cpv. 2 e 82 cpv. 2 lett. b Cpp (Codice di procedura penale, ndr)”. Stando al secondo capoverso dell’articolo 80 “le decisioni sono emesse per iscritto e motivate. Sono firmate da chi dirige il procedimento e dall’estensore del verbale e notificate alle parti”. Sul punto bisognerebbe analizzare anche la giurisprudenza del Tribunale federale.

Gobbi: obiettivo, due supplenti per fine mese
Un giudice (il presidente del Tpc Mauro Ermani) che si è dimesso e due per ora destituiti (Quadri e Verda Chiocchetti). Il Tribunale penale oggi viaggia con due soli magistrati: il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta. L’elezione del subentrante di Ermani al Tribunale d’appello, di cui il Tpc è una sezione, è del Gran Consiglio: l’intera procedura potrebbe tuttavia comportare qualche mese. Tempi più lunghi sono previsti per il verdetto definito (sarà quello del Tf?) concernente i giudici che contestano il licenziamento. Adesso è però urgente scongiurare la paralisi del Tribunale penale. La parola pertanto al Consiglio di Stato, al quale spetta la designazione di magistrati straordinari/supplenti che provvisoriamente operino al Tpc. «La nostra intenzione, come governo, è di nominarne due entro la fine di questo mese», fa sapere il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Cosa che il Consiglio di Stato ribadisce nella lettera spedita ieri alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’. “D’intesa con il Tribunale di appello/Tribunale penale cantonale, stiamo procedendo – scrive fra l’altro il governo – con le formalità che ci competono per legge. L’ottica è quella di designare quanto prima, e in ogni caso entro fine mese, i necessari giudici supplenti tra i professionisti che hanno dato la loro disponibilità e che sono stati ritenuti idonei dall’Autorità giudiziaria. Anticipiamo che gli stessi hanno esplicitamente espresso l’interesse a inoltrare la loro candidatura per l’eventuale posizione aperta presso il Tribunale di appello/Tribunale penale cantonale, fatta riserva della facoltà di esercitare il diritto di opzione interno”. Fra le persone contattate vi sarebbe anche l’avvocato Monica Sartori Lombardi, area Plr.
Osserva, parlando in termini generali, il presidente della ‘Giustizia e diritti’ Fiorenzo Dadò (Centro): «Ne discuteremo in commissione, ma personalmente troverei molto problematico che chi viene nominato giudice straordinario dal Consiglio di Stato possa poi godere di una via preferenziale nel momento in cui il Gran Consiglio sarà chiamato a eleggere il giudice ordinario».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 16 gennaio 2025 de La Regione

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Giudici straordinari al TPC, “la nomina a fine gennaio”

Il direttore del DI Norman Gobbi: “Dei nomi sono già stati comunicati al Dipartimento delle istituzioni”. Nomine che diventano sempre più impellenti dopo che è stato negato l’effetto sospensivo ai giudici Quadri e Verda Chiocchetti.

Il Tribunale penale cantonale (TPC) funzionerà con solo due giudici ancora per un po’. Il Consiglio di Stato non ne ha ancora nominato uno straordinario, ma lo farà presto e intende incaricare due figure. Questo anche perché è stata respinta la richiesta di effetto sospensivo presentata dai giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti, destituiti a dicembre. Una decisione contro la quale avevano presentato ricorso. In altre parole, in attesa di una sentenza, non potranno tornare al lavoro. “La decisione arrivata questa mattina dalla Commissione di ricorso sulla Magistratura impone anche al Consiglio di Stato di nominare un giudice supplente. Questo in accordo con il tribunale d’appello in modo che il TPC possa funzionare nei prossimi mesi, potenzialmente anche più mesi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La decisione di questa mattina può infatti essere impugnata davanti al Tribunale federale e quando ci sarà la decisione in merito, altrettanto. Questa supplenza potrebbe dunque durare potenzialmente anche 12 mesi”.

Le tempistiche
L’intenzione di impugnare la decisione al Tribunale federale è già stata confermata da Marco Broggini, legale di Quadri e Verda Chiocchetti. Alla luce di questi sviluppi, quali sono dunque le tempistiche per la nomina di un giudice straordinario? “L’intenzione del Consiglio di Stato è di nominare questi giudici entro fine gennaio”, puntualizza Gobbi. “Nelle prossime settimane identificheremo le persone disponibili per un periodo medio-breve e potenzialmente lungo per garantire il buon funzionamento del Tribunale penale cantonale. Ne nomineremo due d’intesa con il tribunale d’appello perché ci sono altri accorgimenti di carattere organizzativo che sono stati identificati. Dobbiamo comunque aspettare, nell’ambito del funzionamento interno del tribunale d’appello, l’eventuale opzione di un giudice già nominato, che possa optare per il posto di Mauro Ermani”.
 

I limiti
Alcuni nomi sono già stati comunicati al Dipartimento delle istituzioni. Ma accelerare il processo anche in virtù dell’accettazione delle dimissioni immediate di Mauro Ermani non è facile. “Uno dei limiti potenziali è che chi fa il giudice supplente poi, per un  “gentlemen’s agreement”, non postula poi una candidatura per essere nominato dal Gran Consiglio come giudice ordinario. In questo caso diventa difficile assumere un ruolo in maniera provvisoria per poi tornare alla funzione precedente o ritornare, per così dire, “nell’ombra”. D’altra parte”, aggiunge Gobbi, “non ci sono vincoli di legge che non permettano a chi svolge il ruolo di giudice supplente di postulare la propria candidatura come giudice ordinario”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/giudici-straordinari-al-tpc-la-nomina-a-fine-gennaio-406380

Modello di obbligo di servizio: ulteriore ritardo

Modello di obbligo di servizio: ulteriore ritardo

Comunicato stampa della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri

La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CGMPP) prende atto con irritazione e delusione della decisione odierna del Consiglio federale di non optare per un nuovo modello di servizio obbligatorio. Di conseguenza, i problemi di organico nelle forze armate e nella protezione civile continueranno a intensificarsi. D’altro canto, la GCMPP accoglie con favore l’intenzione del Consiglio federale di introdurre una giornata informativa obbligatoria per le donne svizzere.

Da quando, il 1° maggio 2014, il Consiglio federale ha istituito un gruppo di studio sul sistema del servizio obbligatorio, i rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni e di terzi discutono dell’ulteriore sviluppo del sistema svizzero del servizio obbligatorio.

Il rapporto presentato oggi dal DDPS si basa a sua volta su un precedente rapporto sull’ampliamento dell’esercito e della protezione civile, le cui due parti sono state approvate dal Consiglio federale rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Dopo la pubblicazione di questi numerosi rapporti, e in particolare alla luce delle sfide che la politica di sicurezza deve attualmente affrontare, la CGMPP non riesce a capire perché il Consiglio federale abbia deciso di rinviare questa decisione urgente di altri 3 anni, fino alla fine del 2027.

La CGMPP è molto soddisfatta dell’introduzione di una giornata informativa obbligatoria per le donne svizzere. I Cantoni invitano già le donne svizzere a una giornata informativa, alla quale possono partecipare volontariamente. Nello spirito delle pari opportunità, la CGMPP è quindi favorevole a che anche le giovani donne siano informate sulle possibili carriere nelle forze armate e nella protezione civile.

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La CGMPP in breve

La CGMPP, con sede a Berna, riunisce i membri dei governi cantonali e del governo del Principato del Liechtenstein responsabili degli affari militari, della protezione civile e dei pompieri. Coordina le questioni e si occupa di questioni politiche, organizzative, tecniche e finanziarie relative agli affari militari, alla protezione civile e ai vigili del fuoco. La CGMPP promuove la cooperazione tra i Cantoni e il Principato, nonché con la Confederazione e con terzi. Fornisce informazioni su questioni nazionali nelle sue aree di competenza.

Requisiti meno restrittivi per assumere agenti di custodia

Requisiti meno restrittivi per assumere agenti di custodia

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2499901

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Le Strutture carcerarie cercano agenti di custodia da formare
Aperto il bando con alcuni adeguamenti dei requisiti

“Le e gli agenti di custodia rivestono un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, agendo attraverso l’incoraggiamento di comportamenti socialmente responsabili e nel loro supporto ai percorsi educativi o lavorativi intrapresi durante la detenzione”. Le Strutture carcerarie cantonali sono alla ricerca di agenti, di entrambi i sessi, da formare. Sul ‘Foglio ufficiale’ di ieri, lunedì 13 gennaio, è stato infatti pubblicato – con scadenza il 28 febbraio – il bando di concorso per l’assunzione di agenti di custodia femminili e maschili. Lo rende noto con un comunicato stampa il Dipartimento istituzioni. I candidati scelti seguiranno, per un periodo di otto mesi a tempo pieno, indicativamente nel corso dell’autunno 2025, l’apposita scuola. Dopo il superamento degli esami entreranno a far parte del Corpo degli agenti di custodia in forza presso le Strutture carcerarie cantonali, con possibilità di essere impiegati anche a tempo parziale.

Età massima e assunzione a tempo parziale
Tra le maggiori novità di questo bando, un adeguamento di alcuni requisiti. In particolare è stata aumentata l’età massima, garantendo l’ammissione al concorso di candidati dai 21 ai 48 anni. Non solo. Da quest’anno, per favorire la conciliabilità lavoro e famiglia, sarà possibile dopo aver frequentato la scuola a tempo pieno e superato gli esami anche un’assunzione a tempo parziale. “Queste novità – scrive il Di nella nota – rendono la professione sempre più attrattiva e adeguata alle necessità e alle esigenze del personale”. E aggiunge: “Il concorso rappresenta un’importante occasione sia per coloro che sono all’inizio della loro carriera professionale sia per chi ha già maturato una certa esperienza di vita e che desidera inserirsi in un ambito dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, così come al comportamento sociale delle persone detenute”.
Il ruolo di agente di custodia, rileva il Dipartimento istituzioni, “è cambiato nel tempo ed è oggi caratterizzato da una varietà e molteplicità di compiti e responsabilità legati alla sicurezza, alla gestione operativa e al supporto umano maggiori rispetto a un tempo”. La sicurezza, spiega infatti, “pur rimanendo un aspetto centrale, non si limita più al controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti devono monitorare e intervenire su sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, sistemi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute. Ciò richiede capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto, senza discriminazioni e con una predisposizione a sostenere le persone detenute nella gestione della loro routine, promuovendo un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali”. Per poter assolvere la propria funzione è dunque previsto, dopo la formazione iniziale a tempo pieno, un ampio programma di formazione continua offerto sia a livello cantonale che nazionale, “che sfocia – viene illustrato – nel conseguimento di un Attestato federale, in grado di garantire un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e gratificante”.

Una serata informativa
Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa mercoledì 22 gennaio alle 20 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube del Cantone. Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. Il termine per l’inoltro delle candidature, come detto, è fissato al 28 febbraio.

«Questi solleciti? Non saranno reato, ma non significa che vadano pagati»

«Questi solleciti? Non saranno reato, ma non significa che vadano pagati»

Infrazioni stradali commesse in Italia e pagamenti richiesti da società di recupero crediti svizzere: facciamo chiarezza.

Non sono più da considerarsi come fuori norma a priori. Già, perché se formulati come “aiuti” al pagamento e non come intimazioni con minacce di azioni esecutive, i solleciti di pagamento riguardanti infrazioni stradali italiane inviati ad automobilisti svizzeri da parte di società di recupero crediti rossocrociate sono perfettamente legali. Ve l’abbiamo svelato durante le festività natalizie, dopo che il Tribunale penale federale ci ha informato di una sentenza emessa in tal senso lo scorso luglio.

A molti ticinesi, di fronte a tanti tecnicismi, sarà però rimasto il dubbio: ma allora questi solleciti vanno pagati oppure no? Ne abbiamo parlato con Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, e con Fernando Piccirilli, capo della Sezione esecuzione e fallimenti. 

Cosa andrebbe fatto
– «Il mancato pagamento di un pedaggio autostradale, come quello della Pedemontana, costituisce una violazione del codice civile», chiarisce innanzitutto Piccirilli. «E perché una decisione di un’autorità estera presa in materia di diritto civile possa essere eseguita in Svizzera va seguita una procedura particolare, definita dalla cosiddetta Convenzione di Lugano». In sostanza, ci viene spiegato, «la Convenzione stabilisce che l’autorità straniera che vuole perseguire un cittadino domiciliato in Svizzera deve in primo luogo far riconoscere la decisione da un tribunale svizzero (in questo caso la Pretura civile ndr.). Quest’ultimo la dichiarerà esecutiva nel nostro Paese e darà infine incarico all’Ufficio esecuzioni di svolgere la procedura di incasso». 

«Questi solleciti non hanno alcun valore» – È quindi scorretto, dal punto di vista giudiziario, inviare direttamente un sollecito di pagamento al cittadino residente in Svizzera. Già, perché «la società di recupero crediti non ha nessuna autorità in questo senso e i solleciti non hanno di fatto alcun valore giuridico», sottolinea Piccirilli. Ergo: il pagamento non è dovuto. «E se l’automobilista si rifiutasse di pagare, la società di recupero crediti non avrebbe alcun mezzo di coercizione per obbligarlo a regolare l’importo».

La prassi? Mai seguita – Eppure, nonostante tutto, le società che gestiscono le autostrade italiane sembrano preferire questo sistema da “zona grigia” alla regolare procedura fissata dalla Convenzione di Lugano. «In più di 20 anni di lavoro per la Sezione esecuzioni e fallimenti non ricordo di aver mai visto una decisione che concerneva un mancato pagamento di un pedaggio autostradale», osserva infatti Piccirilli. «Eppure riceviamo abbastanza regolarmente sentenze di autorità italiane d’altro genere da eseguire e applicare in Svizzera, come pagamenti di alimenti e altre pretese di risarcimento in ambito civile».

«Zero verifiche e pagamenti chiesti dopo anni» – A preoccupare le autorità ticinesi, infine, è anche la modalità con cui operano, in quest’ambito, varie famigerate società di recupero crediti svizzere. «Cercano le informazioni del conducente tramite il numero di targa, attraverso l’elenco targhe presente sui portali delle sezioni della circolazione cantonali», spiega Arrigoni. «Il problema è che non di rado svolgono questa ricerca anche ad anni di distanza dall’infrazione, senza verificare nulla, e anche se nel frattempo la targa che era di Marco è diventata di Sara, spediscono l’ingiunzione di pagamento all’attuale detentore. Spesso, inoltre, non tengono conto della tipologia di veicolo: è più volte accaduto che a commettere l’infrazione fosse stato un conducente alla guida di una moto, ma che il sollecito venisse inviato al detentore di un’auto con lo stesso numero di targa».

Ciò detto, le autorità cantonali non intendono certamente sostenere comportamenti impropri: «I pedaggi e i parcheggi dovuti vanno pagati, dal momento che si è usufruito del servizio messo a disposizione dalle società italiane», conclude Arrigoni.

Da www.tio.ch

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia (femminili e maschili) in formazione

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia (femminili e maschili) in formazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato oggi, lunedì 13 gennaio 2025, sul Foglio Ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di Agenti di custodia in formazione. Le candidate e i candidati scelti seguiranno, per un periodo di 8 mesi a tempo pieno, indicativamente nel corso dell’autunno 2025, l’apposita Scuola. Dopo il superamento degli esami entreranno a far parte del Corpo degli Agenti di custodia in forza presso le Strutture carcerarie cantonali, con possibilità di essere impiegati anche a tempo parziale. Il concorso rimarrà aperto sino al 28 febbraio.

Il concorso rappresenta un’importante occasione sia per coloro che sono all’inizio della loro carriera professionale sia per chi ha già maturato una certa esperienza di vita e che desidera inserirsi in un ambito dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, così come al comportamento sociale delle persone detenute. In questo senso, rispetto al passato, i requisiti sono stati adeguati, aumentando l’età massima. Sono infatti ammesse al concorso candidate e candidati che hanno dai 21 ai 48 anni. Inoltre, da quest’anno, per favorire la conciliabilità lavoro e famiglia sarà possibile, dopo aver frequentato la Scuola a tempo pieno e superato gli esami, anche un’assunzione a tempo parziale. Queste novità rendono la professione sempre più attrattiva e adeguata alle necessità e alle esigenze del personale.  

Il ruolo di Agente di custodia è cambiato nel tempo ed è oggi caratterizzato da una varietà e molteplicità di compiti e responsabilità legati alla sicurezza, alla gestione operativa e al supporto umano maggiori rispetto ad un tempo. La sicurezza, pur rimanendo un aspetto centrale, non si limita più al controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti devono infatti monitorare e intervenire su sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, sistemi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute. Ciò richiede capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto, senza discriminazioni e con una predisposizione a sostenere le persone detenute nella gestione della loro routine, promuovendo un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali.  

Le agenti e gli agenti rivestono dunque un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, agendo attraverso l’incoraggiamento di comportamenti socialmente responsabili e nel loro supporto ai percorsi educativi o lavorativi intrapresi durante la detenzione.   Per poter assolvere al meglio la funzione è prevista, dopo la formazione iniziale a tempo pieno, un ampio programma di formazione continua offerta sia a livello cantonale che nazionale, che sfocia nel conseguimento di un Attestato Federale, in grado di garantire un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e gratificante.  

Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa mercoledì 22 gennaio alle ore 20.00 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino.  

Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi. Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 28 febbraio 2025.