Gobbi: ‘Bastava unire i puntini’

Gobbi: ‘Bastava unire i puntini’

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, la destituzione dei giudici Quadri e Verda Chiocchetti da parte del Cdm pone un problema interno di gestione da parte del Tribunale penale cantonale?

La situazione è apparsa grave da subito, quando questi due giudici hanno sporto la denuncia nei confronti dei due colleghi che ha portato alla decisione di oggi. Dopo la nomina di un procuratore straordinario, che in maniera autonoma e indipendente ha valutato come non luogo a procedere la fattispecie, perché non erano dati fatti ed elementi per dar seguito alla denuncia penale, purtroppo la storia non poteva che concludersi così. Quando succedono queste cose con cinque persone elette dal Gran Consiglio, cinque giudici del Tribunale penale cantonale molto visibili mediaticamente, espongono non solo loro ma tutta la magistratura a un giudizio critico se non negativo da parte della collettività che, però, ha bisogno di questo servizio. Deve essere richiamato il ruolo istituzionale che ognuno di noi, magistrati esecutivi, parlamentari o giudiziari, deve tenere, soprattutto nel ruolo istituzionale che ha. Il fatto di avere due giudici che per il Consiglio della magistratura non sono più idonei a coprire il ruolo per cui sono stati scelti e nominati, è la prima volta che si presenta. C’è stato il caso Verda, ci son state altre situazioni, ma qui si è superato il limite perché il problema tra magistrati è finito con una denuncia, un luogo a non procedere e questa destituzione su due giudici su cinque. Questo significa azzoppare la prima camera del Tribunale penale cantonale, e il nostro ruolo come Dipartimento istituzioni e Consiglio di Stato sarà discutere con Tribunale d’appello e Consiglio della magistratura su come garantire le supplenze al Tpc.

Al di là del funzionamento del Tpc, qui un grande problema è stato il rapporto tra persone. Cosa si può fare perché certi fatti non succedano ancora?
Per quanto ci è dato sapere sia la Commissione amministrativa del Tribunale d’appello, e penso anche il Consiglio della magistratura, hanno cercato di mediare tra persone. Purtroppo questi tentativi non sono riusciti, per fratture interne, e quando uno mette la propria persona davanti alle istituzioni che è chiamato a servire secondo me sbaglia. Si può imputare al Consiglio di Stato di essere troppo consociativo, ma se questo permette di far funzionare l’organo al di là delle differenze penso che il compromesso sia l’obiettivo. Il saper fermarsi, abbassare la spalla una volta a testa, permette di andare avanti insieme.

Teme anche lei che questa vicenda contribuisca al deficit di fiducia e credibilità della giustizia?
Questo è un problema del Tribunale penale cantonale, e sono alcuni giudici su un centinaio di magistrati tra Ministero pubblico, Tribunale d’appello e Preture. Non è la giustizia, è in particolar modo il Tpc che, come detto, è più visibile perché tratta la cronaca nera che finisce sui media. E il fatto che sia un’autorità penale che impatta ed è molto visibile dovrebbe richiamare all’attenzione sul ruolo che ha al di là delle competenze personali. Il Tpc ha funzionato in questi mesi di difficoltà, ha svolto il suo lavoro, ma l’incapacità di trovare un punto d’incontro e una zona demilitarizzata in cui parlarsi e gestire i problemi interpersonali ha creato il problema che ora sfocia in questa decisione. Ancora: dovrebbe richiamare tutti noi a essere capaci di avere quel rispetto interpersonale ma anche interistituzionale.

Lei più volte, nell’iter di questa faccenda, ha detto di temere che fosse solo l’inizio, che sarebbe finita male… sapeva qualcosa o era fiuto? Ora può dircelo?
In 25 anni di politica istituzionale una certa esperienza la si accumula. Ero in Gran Consiglio nel 2000 quando il presidente del governo Giuseppe Buffi ha annunciato il grave fatto relativo al giudice Verda, da presidente del Gran Consiglio ho visto sanzioni su giudici civili e penali, per questioni su loro atteggiamenti o comportamenti sanzionati dal Consiglio della magistratura. 13 anni di governo portano ad avere visione, e 20 anni da arbitro fanno capire bene le situazioni. In questi mesi ho unito i puntini e la conclusione mi è sempre sembrata evidente.

Se la destituzione venisse confermata al termine della procedura, il Gran Consiglio dovrà procedere alla nomina di due giudici. Le ultime volte con i procuratori pubblici non è andata benissimo…
Sarà un richiamo a tutti. Al parlamento che dovrà scegliere, ai candidati, ai nominati che dovranno avere un ruolo istituzionale al di là di simpatie o antipatie. Si può avere la miglior Legge sull’organizzazione giudiziaria, la miglior procedura di nomina, ma se due persone non sono in grado di andar d’accordo e trovare una modalità di convivenza professionale diventa tutto davvero molto difficile, compreso il far funzionare l’organo che si è chiamati a servire.

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 13 dicembre 2024 de La Regione

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«Un richiamo a mettere le istituzioni prima di ogni cosa»

La destituzione immediata di due giudici del Tribunale penale cantonale pone interrogativi sulla gestione e sul buon funzionamento dell’istituzione?
«La situazione è chiaramente grave, visto che due giudici su cinque sono stati dichiarati non idonei alla loro funzione. È un fatto senza precedenti. Dopo la nomina del procuratore straordinario da parte del Consiglio di Stato a supporto della Magistratura e la decisione di non luogo a procedere, non si poteva però che arrivare a questa conclusione, come ha deciso il Consiglio della Magistratura ».

Guardando al futuro, come si può evitare che accadano episodi simili? Non ci sono, secondo lei, correttivi da apporre?
«Sia la Commissione amministrativa del Tribunale d’appello che il Consiglio della Magistratura hanno tentato di mediare tra le parti: purtroppo questi sforzi non hanno avuto successo. Quando si antepone il proprio interesse personale al servizio delle istituzioni, a mio avviso, si commette sempre un errore. Si può criticare il Consiglio di Stato per un approccio eccessivamente consociativo, ma se questo consente il buon funzionamento di un’istituzione, è ciò che deve essere fatto».

Ritiene che questa situazione abbia danneggiato l’immagine della giustizia? Crede che il caos (anche mediatico) vissuto dal tribunale possa generare un deficit di fiducia nelle istituzioni?
«Questo è un problema specifico del Tribunale penale cantonale e riguarda solo alcuni giudici su un centinaio di magistrati nominati, tra Ministero pubblico, Tribunale d’appello e Preture. Tuttavia, è anche vero che il Tribunale penale cantonale è molto visibile, poiché si occupa di cronaca nera e pertanto è sotto i riflettori dei media. Fortunatamente, fino ad oggi il Tribunale penale cantonale ha continuato a funzionare. L’incapacità di trovare un punto di incontro o un compromesso è stata però fatale e ha portato a alla decisione del CdM».

Nelle scorse settimane lei aveva accennato alla possibilità di ulteriori sviluppi nella vicenda, sottolineando che non era ancora conclusa e che, di questo passo, il Parlamento si sarebbe trovato con il compito di nominare nuovi magistrati. Si trattava di un’intuizione politica o disponeva di informazioni aggiuntive?
«Venticinque anni di politica cantonale sicuramente aiutano a comprendere meglio le situazioni. Ero in Gran Consiglio nel 2001 quando il consigliere di Stato Giuseppe Buffi dovette annunciare il grave episodio che coinvolgeva il giudice Franco Verda. Come presidente del Gran Consiglio, ho assistito a sanzioni (meno gravi) verso magistrati decise dal Consiglio della Magistratura per comportamenti inadeguati. Anche in questo caso, unendo i puntini, la conclusione era evidente e l’allontanamento dei giudici sembrava inevitabile».

Non teme che la nomina dei sostituti possa dar luogo a nuove frizioni politiche, come è accaduto nel recente passato?
«Non credo. Questa vicenda è un richiamo per tutti a mettere le istituzioni al di sopra di ogni protagonismo. Spero che questo valga tanto per la politica quanto per i magistrati. Del resto, puoi avere la procedura di nomina migliore e la migliore legge, ma se due persone non riescono a lavorare insieme, tutto diventa inutile e il funzionamento delle istituzioni ne risente». 

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 13 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

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Giudici destituiti, le reazioni politiche
Fiorenzo Dadò: “Di fronte a una decisione di questo genere si resta scioccati” – Per Norman Gobbi il fatto che due giudici penali abbiano sporto denuncia contro tre colleghi significa che si è superato un limite, per cui la decisione del Consiglio della magistratura non poteva che essere questa

Il terremoto all’interno della giustizia ticinese (con il Consiglio della magistratura – organo di sorveglianza dei magistrati ticinesi – che ha destituito con effetto immediato i due giudici del Tribunale penale cantonale Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti) ha suscitato le reazioni della politica. Tanto che la Commissione Giustizia e Diritti del Gran Consiglio ha subito organizzato una riunione straordinaria (riunione a cui ha partecipato anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi). 

“Di fronte a una decisione di questo genere si resta scioccati”, ha dichiarato alla RSI il presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò, commentando la scelta unanime del Consiglio della magistratura di destituire con effetto immediato i giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti per aver “gravemente violato i loro doveri di magistrato”. Sul caso specifico, Dadò ha preferito non entrare nel merito, anche per rispetto delle persone coinvolte.

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, dal canto suo ha dichiarato che “una situazione di questo tipo non si è mai vista. Soprattutto relativa a una incapacità di dialogo e di rapporto tra persone, tra magistrati eletti dal Parlamento, che non sono stati in grado di risolvere tra di loro i problemi interpersonali. Perché di questo stiamo parlando. Quando due giudici penali, della prima Camera del Tribunale penale cantonale, sporgono denuncia penale nei confronti dei loro tre colleghi, significa che si è superato un limite, e purtroppo devo prendere atto che la decisione del Consiglio della magistratura, autorità di vigilanza e di sorveglianza primaria sul buon funzionamento della Giustizia, non poteva essere che questa”.

Una decisione che, però, potrebbe non essere l’ultima, dato il ricorso annunciato dall’avvocato di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti.
Inoltre, resta ancora aperto il procedimento disciplinare nei confronti di Ermani.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giudici-destituiti-le-reazioni-politiche–2427651.html

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Il direttore del DI si esprime sulla destituzione dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti decisa oggi dal Consiglio della Magistratura. Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti: “Evidentemente si resta scioccati. C’è da chiedersi a che punto siamo arrivati”.

“Sono venticinque anni che faccio politica cantonale e ho visto un po’ di tutto. Ma questa situazione in cui due giudici penali hanno sporto denuncia nei confronti dei propri colleghi per la mancanza di dialogo e di capacità di relazione, ha portato alla situazione odierna: il Consiglio della magistratura, come organo di vigilanza indipendente sul funzionamento della giustizia ticinese, ha valutato la loro non conformità al ruolo che ricoprono”. Così Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, commenta a Ticinonews la decisione del Consiglio della Magistratura di destituire Siro Quadri Francesca Verda Chiocchetti. Un esito che il consigliere di Stato aveva già ipotizzato, ventilando la possibilità che il Gran Consiglio avrebbe dovuto nominare altri giudici, così come sollevato anche negli scorsi giorni dalla deputata Sabrina Gendotti (Il Centro). Sapeva dunque già qualcosa? “L’esperienza politica ti fa capire quando qualcosa sta andando male. Inoltre, vent’anni di arbitro di hockey ti fanno capire quando i giocatori entrano in campo per andare a dare la legnata che non devono dare, ossia compiere un fallo. Una situazione che purtroppo è stata confermata dal CdM”.

Giusto o no?
Sulla correttezza di tale decisione, il consigliere di Stato non esprime valutazioni. “I due magistrati possono ancora appellarsi alla Commissione di ricorso della Magistratura. Una volta conclusa questa pratica, dipenderà dall’esito: o verranno riconfermati, o dovranno essere sostituti dal Parlamento. Al contempo dobbiamo però permettere al Tribunale penale cantonale (TPC) di funzionare. Il nostro compito come Esecutivo sarà quello di trovare dei sostituti, d’intesa con il Tribunale d’appello, in modo da garantire al Tpc il buon funzionamento con l’anno nuovo”. Anche la Commissione giustizia e diritti, aggiunge Gobbi, deve essere informata secondo la Legge sull’organizzazione giudiziaria.

“L’immagine della giustizia ne risente”
Di certo l’immagine della Magistratura non ne esce bene, dice Gobbi, sottolineando l’importanza di garantire il buon funzionamento della giustizia. “Dobbiamo capire che il Tribunale penale cantonale è un organo giudiziario molto visibile, ma non è tutta la giustizia: i magistrati sono oltre 100 nel Canton Ticino, tra procuratori pubblici, pretori distrettuali, giudici civili, penali, amministrativi. Alcune persone non sono dunque l’intera giustizia. Sicuramente questa situazione non fa del bene all’immagine della giustizia, ma deve fare capire che i magistrati, in qualsiasi ruolo, sono persone con i loro pregi e i loro difetti”.

Il procedimento su Ermani
Sul procedimento disciplinare ancora in corso nei confronti Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale cantonale, Gobbi invece non si pronuncia. “Dobbiamo attendere il termine di questa procedura”.

 
 
 

‘Da noi visione e responsabilità’

‘Da noi visione e responsabilità’

Per Gobbi, il Preventivo così come concepito dal governo, si basa su tre principi. Primo: «La sostenibilità finanziaria, visto che rispettare il freno al disavanzo non è facoltativo». Secondo, l’efficienza amministrativa: «Ogni franco speso – osserva – deve generare il massimo impatto. Nessun sacrificio sarà comunque imposto alla qualità dei servizi essenziali». Terzo, la responsabilità sociale: «La sostenibilità finanziaria – dice – non può essere disgiunta dall’equità sociale. Nei settori come la sanità e il sostegno alle famiglie, dove la spesa continua a crescere, è nostra responsabilità proteggere le fasce più fragili mantenendo però il rigore e la trasparenza necessaria». Non vanno però ignorate le sfide future: «Le misure di risparmio previste dalla Confederazione – ricorda il consigliere di Stato – avranno inevitabili ricadute sui Cantoni. Il risanamento delle nostre finanze non è un fine, ma un mezzo indispensabile per costruire un Ticino più forte, competitivo e soprattutto capace di affrontare il futuro con fiducia». Gobbi che, rispondendo alle domande poste sul Dipartimento delle istituzioni, infine dichiara: «Condivido le preoccupazioni sul funzionamento della giustizia, non solo quella penale. Evidentemente c’è bisogno di farla funzionare. Dal punto di vista della flessibilità devo dire che c’è una grande disponibilità nel trovare soluzioni immediate quando ci sono dei problemi. Come constatato ancora quest’anno, soprattutto con le varie supplenze che devono essere implementate a causa di partenze o malattie».

Estratto dall’articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 dicembre 2024 de La Regione

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2418882

A Prato Sornico rinasce la pista di ghiaccio, simbolo di rinascita

A Prato Sornico rinasce la pista di ghiaccio, simbolo di rinascita

Tanta emozione, oggi, a Prato Sornico in vista dell’inaugurazione della pista di ghiaccio provvisoria, che è sorta dove il maltempo – 160 giorni fa – si è portato via il centro sportivo simbolo della regione. Un raggio di luce, confermano le autorità, ma i lavori sono solo all’inizio.

“Questa giornata a mio modo di vedere è determinante. È un nuovo punto di partenza verso il nostro prossimo futuro”, ci racconta il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio. “Abbiamo voluto proprio mettere questa pista per dare un forte segnale alle nostre comunità alla nostra valle, ma soprattutto ai nostri giovani, per far capir loro che il nostro intento è quello di andare avanti e andare lontano”, continua il sindaco. “Posso dire che ogni volta che vengo qui rivivo ancora tutto. Io sono nato e cresciuto in questa pista e i miei figli anche, quindi sono evidentemente dei momenti molto toccanti per noi. Però adesso non dobbiamo scoraggiarci ma ri-alzare la testa – perché un po’ l’abbiamo già alzata”, afferma Dazio, “e guardare dritti verso il futuro.”

Tanta emozione in questo segnale di ripartenza
Le parole di Gabriele Dazio mostrano quanta emozione c’è stata oggi a Prato Sornico, in Alta Vallemaggia, in occasione dell’inaugurazione della pista di ghiaccio provvisoria realizzata sul sedime del Centro Sportivo di Sornico, la struttura simbolo della regione andata distrutta nella tremenda alluvione di giugno. E quello odierno è un segnale di ripartenza a cui hanno voluto partecipare molte persone, infatti: “è un bellissimo segnale anche perché c’è molta gente della nostra comunità ma anche dell’intera Vallemaggia”, racconta il sindaco, “a dimostrazione del fatto di quanto questa pista era, ed è ancora, molto nel cuore di tutti.” Come detto questo impianto è provvisorio. L’obbiettivo è quello di costruirne una nuova, in una zona protetta, nei prossimi tre anni. Quella inaugurata oggi è però fondamentale per ragazze e ragazzi che praticano hockey, pattinaggio o pattinaggio artistico, ma anche per tutta la valle.

Un raggio di luce per la Vallemaggia
“È un punto di partenza ricominciare con la pista. Un po’ più piccolina però è un segnale forte”, spiega il presidente della Società Pattinaggio Lavizzara Stefano Zoppi. “Adesso vediamo che ci sono dei bambini che pattinano, il futuro sono loro e si ricorderanno che hanno iniziato a pattinare qua. Anche per l’attaccamento al territorio è qualcosa di molto importante.” Non è sfuggito alle emozioni nemmeno il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Pensare che dopo 160 giorni da quella tragica notte che ha cambiato tutto”, racconta il Consigliere, “poter vedere questo raggio di luce con questa piccola pista che però permette alla gioventù della Lavizzara ma non solo di poter svolgere un’attività ma anche di dar vita a un villaggio e a una valle è sicuramente una cosa speciale ed emozionante.”
 
Gli aiuti attuali comunque non bastano
Ma guardando avanti c’è ancora tantissimo da fare. Lo fa capire bene la recente lettera mandata dai Comuni di Cevio e Lavizzara alla Confederazione, nella quale si chiarisce che gli attuali aiuti non bastano. In questo caso la pista provvisoria, dal costo di circa 200mila franchi, è stata finanziata da enti pubblici e fondazioni, ma non è nulla in confronto a ciò che ancora bisogna fare. Come dice Dazio “i lavori sono appena iniziati. Fino ad ora abbiamo fatto le messe in sicurezza”, continua il sindaco. “Questi lavori siamo riusciti a farli entro i tempi stabiliti. I lavori però concreti a protezione del nostro territorio devono ancora iniziare, pensando ad argini oppure ad altri generi di protezione e questi per poterli fare ci vorranno chiaramente degli anni.”
 
Il Governo cantonale si dice presente accanto alla Vallemaggia
“Il governo tutto è presente”, afferma Gobbi. “Lo è con questa iniziativa che è stata sostenuta anche dall’Ufficio dei fondi sport del Decs. Ci sono le varie premonizioni da fare dove lì crediamo sia davvero essenziale un intervento della Confederazione proprio per mettere in sicurezza le alte valli della Vallemaggia, quindi la Lavizzara e la Val Bavona in maniera particolare”, continua il Consigliere di Stato. “C’è il Cantone presente pensando anche al progetto del ponte di collegamento tra la bassa e l’alta valle con delle procedure straordinarie messe in atto dal dipartimento del territorio, rispettivamente tutto quello che dovrà ancora seguire nell’ambito della ricostruzione e della messa in sicurezza per dare un futuro all’Alta Vallemaggia”, conclude Gobbi.

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Prato Sornico, inaugurata la pista di ghiaccio simbolo
La struttura, provvisoria, permetterà ai più piccoli di praticare hockey e pattinaggio – L’obiettivo: un nuovo centro sportivo entro tre anni.
A fine giugno la furia distruttiva dell’acqua aveva spazzato via numerose infrastrutture in Vallemaggia, come anche la pista di ghiaccio a Prato Sornico. Questo sabato, ne è stata inaugurata una provvisoria. Un avvenimento che simboleggia la ricostruzione di una regione profondamente ferita.
“È un segnale importante. Significa rilanciare quello che avevamo prima, anche se in forma ridotta”, dice ai microfoni della RSI Stefano Zoppi, presidente della Società pattinaggio Lavizzara. La pista, per le sue dimensioni, può accogliere unicamente i più piccoli. I più grandi continueranno a fare gli allenamenti di hockey e pattinaggio in altre piste.
Trasferte che attualmente costano oltre 200’000 franchi all’anno, spiega il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio. Una cifra che la Società pattinaggio Lavizzara potrà sostenere ancora per due o tre anni. Per questo motivo si vuole ricostruire un nuovo centro sportivo entro tre anni. “È prematuro dire se sorgerà su questo sedime o in un’altra zona, abbiamo conferito dei mandati esterni per una valutazione completa”.
Riuscire in quest’impresa in così poco tempo è una sfida, ma “dobbiamo essere coscienti che a questi giovani dobbiamo al più presto ridare una casa”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Prato-Sornico-inaugurata-la-pista-di-ghiaccio-simbolo–2413590.html

“Per i giovani ticinesi e per la nostra economia”

“Per i giovani ticinesi e per la nostra economia”

Norman Gobbi presenta la Fondazione Nizzola che presiede dal 2021

Una delle attività poco conosciute, ma importanti, portate avanti dal Consigliere di Stato Norman Gobbi figura la presidenza della Fondazione Nizzola. Ma che cos’è questa Fondazione e che cosa fa? Lo abbiamo chiesto direttamente al suo presidente. “La Fondazione Nizzola è stata costituita nel 2021, ma si può dire che la sua attività è quasi centenaria. Infatti – precisa Norman Gobbi – è il risultato della fusione della Fondazione ticinese di soccorso ing. Nizzola e della Fondazione Agostino Nizzola, che dal 1930, rispettivamente dal 1939, hanno elargito contributi per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti e borse di studio a meritevoli studenti del Canton Ticino. Oggi lo scopo della Fondazione è quello di sostenere con borse di studio i migliori studenti ticinesi dei Politecnici federali di Zurigo e Losanna, nonché studenti ticinesi al termine dei Master tecnici a livello di SUPSI. Vogliamo quindi stimolare l’eccellenza studentesca ticinese. Rimane ancora lo scopo di aiuto per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti”.

Di recente avete premiato tre giovani al termine del Master of Science in Engineering della SUPSI. “Il Consiglio di Fondazione sceglie tra studenti ticinesi direttamente segnalati dai loro professori. Sono giovani che a mente nostra sono i più meritevoli, perché soddisfano pienamente alcuni criteri che sono l’originalità scientifica della ricerca svolta; le ricadute socio-economiche del lavoro di tesi; l’attenzione prestata ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare; l’impatto su salute, benessere e sicurezza delle persone; il contributo fornito alla digitalizzazione della società e il contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione dei loro effetti. Sulla scorta di questi elementi quest’anno ha ricevuto il primo premio Samuele Chiesa di Bellinzona. L’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva”.

Rimandando al box in questa pagina per l’elenco e le caratteristiche dei tre premiati, Norman Gobbi sottolinea come “con questi premi la Fondazione vuole aumentare le opportunità di lavoro qui in Ticino, rafforzando il nostro tessuto imprenditoriale. Un incentivo che va dunque a favore della nostra economia e dei giovani ticinesi che con impegno, studio e lavoro riescono a elevare sempre di più il già alto livello imprenditoriale”.


Premio Fondazione Nizzola

Ecco i premiati:

  1. Primo premio di 3’000 franchi all’ingegnere Samuele Chiesa di Bellinzona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment. Nel suo eccellente lavoro di Master, l’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva.
  2. Secondo premio di 2’000 franchi all’ingegnera Tatiana D’Onofrio di Lugano, diplomata Master of Science in Engineering con profilo in Data Science. Il suo ottimo lavoro, realizzato in collaborazione con una nota ditta dell’alta moda, ha sviluppato un modello che consente all’azienda di prevedere la quantità ideale di tessuto necessaria per un certo capo di abbigliamento.
  3. Terzo premio di 1’000 franchi all’ingegnere Yosef Cassarà di Pregassona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment. L’obiettivo principale del suo interessante lavoro di diploma si è focalizzato sull’ottimizzazione della conversione dei reflui zootecnici in biogas, un prezioso vettore energetico. Questo processo, fortemente attuale, si colloca nel contesto dell’economia circolare, poiché consente di recuperare e valorizzare la sostanza organica degli scarti zootecnici trasformandola in metano.


Agostino Nizzola (1869-1961)
è stato un pioniere della messa in rete delle grandi opere elettriche e padre delle prime importanti centrali idroelettriche del Ticino e della Svizzera.
Ha sempre cercato di coinvolgere il suo Cantone in progetti industriali che potessero avere delle ricadute positive sulla comunità locale migliorandone anche il livello di benessere.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica

Liberi e Svizzeri: Ticino contrario a ogni cedimento nei confronti dell’UE!

Liberi e Svizzeri: Ticino contrario a ogni cedimento nei confronti dell’UE!

Pro Svizzera, UDC e Lega dei Ticinesi si sono riuniti oggi alla Swissminiatur di Melide per dire un chiaro no all’accordo quadro che il Consiglio federale vuole sottoscrivere con l’Unione europea.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Consigliere nazionale Piero Marchesi, l’ex Consigliere nazionale Oskar Freysinger e il Granconsigliere Alessandro Mazzoleni hanno ribadito la necessità di informare le cittadine e i cittadini svizzeri sull’importanza di combattere per una Svizzera libera e sovrana.
L’accordo con l’UE – frutto del mandato negoziale che Berna ha approfondito con Bruxelles – in sostanza prevede una serie di sottomissioni all’Unione europea: l’adozione automatica del diritto europeo, il riconoscimento di giudici stranieri, il costante pagamento di contributi di coesione che con il passare del tempo saranno destinati a diventare più consistenti, l’imbrigliamento delle nostre istituzioni nelle leggi europee. Si rischia di distruggere un valore tipico svizzero che ci rende competitivi, ossia la democrazia diretta.
Norman Gobbi, Piero Marchesi, Oskar Freysinger e Alessandro Mazzoleni hanno sottolineato nei loro interventi che l’UE e la Svizzera hanno sistemi democratici e istituzionali agli antipodi: centralista, burocratico e liberticida quello dell’UE; democratico, liberale e federalista quello svizzero. Ne consegue l’impossibilità di accettare le regole dell’UE in Svizzera, perché soffocherebbe il nostro paese. Accettando l’accordo quadro, la Svizzera compierebbe un vero e proprio salto nel buio che anticiperebbe la conseguenza più nefasta: l’adesione all’UE. Pro Svizzera, UDC e Lega dei Ticinesi sono favorevoli a migliorare i nostri accordi commerciali con l’UE, ma a patto che questi non minino la sovranità della Svizzera. Intervenire su questo non è necessario a ogni costo.

Comunicato stampa congiunto Lega dei Ticinesi – UDC Ticino

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«Ticino contrario a ogni cedimento nei confronti dell’UE»

Pro Svizzera, UDC e Lega dei Ticinesi si sono riuniti ieri alla Swissminiatur di Melide per dire «un chiaro no all’accordo quadro che il Consiglio federale vuole sottoscrivere con l’Unione europea». Il consigliere di Stato Norman Gobbi, il consigliere nazionale Piero Marchesi, l’ex consigliere nazionale Oskar Freysinger e il granconsigliere Alessandro Mazzoleni hanno ribadito «la necessità di informare le cittadine e i cittadini svizzeri sull’importanza di combattere per una Svizzera libera e sovrana».

«L’accordo con l’UE – frutto del mandato negoziale che Berna ha approfondito con Bruxelles – in sostanza prevede una serie di sottomissioni all’Unione europea: l’adozione automatica del diritto europeo, il riconoscimento di giudici stranieri, il costante pagamento di contributi di coesione che con il passare del tempo saranno destinati a diventare più consistenti, l’imbrigliamento delle nostre istituzioni nelle leggi europee. Si rischia di distruggere un valore tipico svizzero che ci rende competitivi, ossia la democrazia diretta».

Norman Gobbi, Piero Marchesi, Oskar Freysinger e Alessandro Mazzoleni hanno sottolineato nei loro interventi che «l’UE e la Svizzera hanno sistemi democratici e istituzionali agli antipodi: centralista, burocratico e liberticida quello dell’UE; democratico, liberale e federalista quello svizzero. Ne consegue l’impossibilità di accettare le regole dell’UE in Svizzera, perché soffocherebbe il nostro paese».

Accettando l’accordo quadro, «la Svizzera compierebbe un vero e proprio salto nel buio che anticiperebbe la conseguenza più nefasta: l’adesione all’UE. Pro Svizzera, UDC e Lega dei Ticinesi sono favorevoli a migliorare i nostri accordi commerciali con l’UE, ma a patto che questi non minino la sovranità della Svizzera. Intervenire su questo non è necessario a ogni costo».

Da www.tio.ch

«Temo non sia finita qui»

«Temo non sia finita qui»

All’indomani della notizia della multa disciplinare inflitta dal Consiglio della Magistratura al giudice Siro Quadri per aver svolto funzioni non compatibili con il suo ruolo di magistrato, il consigliere di Stato Norman Gobbi ricorda quanto affermato nelle scorse settimane: «Ho subito avvertito che la situazione al Tribunale penale cantonale era più complessa di quanto appariva ».
E ancora: «Il CdM ha fatto le sue valutazioni e continuerà a farle anche in futuro». Già, perché secondo Gobbi, potrebbe non finire qui.

Dopo la notizia della multa disciplinare inflitta al giudice, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ribadisce la sua previsione «Finora è uscita solo una parte della vicenda del TPC»
 Il presidente della Commissione giustizia Fiorenzo Dadò: «È una corsa al massacro»

«Lo avevo detto». All’indomani della notizia della multa disciplinare inflitta dal Consiglio della Magistratura al giudice Siro Quadri per aver svolto funzioni non compatibili con il suo ruolo di magistrato, il consigliere di Stato Norman Gobbi ricorda quanto affermato nelle scorse settimane: «Sin da subito ho avvertito che la situazione al Tribunale penale cantonale era più complessa di quanto appariva. La decisione del CdM conferma questa mia previsione. Fino a ieri era infatti emersa solo una parte dell’intera vicenda ». Guardando alla decisione del CdM, il consigliere di Stato ribadisce l’autonomia e l’indipendenza dell’organo di vigilanza: «Il CdM ha fatto le sue valutazioni e continuerà a farle anche in futuro». Già, perché secondo il direttore del DI, la spaccatura aperta in seno al TPC è molto più profonda. «La multa disciplinare palesa una situazione più ampia e grave. Purtroppo temo che non finirà qui». Del resto, a inizio ottobre, Gobbi lo aveva lasciato intendere in maniera esplicita durante una puntata della Domenica del Corriere: «Temo che non finirà bene. Ci saranno conseguenze gravi con il Parlamento che, un momento o l’altro, potrebbe nominare da due a tre nuovi giudici per il TPC».

«Ennesima fuga di notizie»
«Come Commissione giustizia e diritti non eravamo al corrente della pendenza; ci troviamo di fronte all’ennesima fuga di notizie», riconosce da parte sua Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti. «Al momento non abbiamo ancora avuto modo di consultare le carte, che si trovano in mano all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio». Ad ogni modo, la prima reazione del deputato è di sconforto: «Ciò che pare evidente, tuttavia, è che si sta consumando all’interno del TPC una corsa al massacro. In generale questa vicenda, anche se non c’entra nulla con il resto, aggiunge un ulteriore elemento di confusione ad una situazione già intricata ». In merito al caso specifico legato alla sanzione al giudice Siro Quadri, il deputato del Centro riconosce che «il Consiglio della Magistratura ha svolto il suo lavoro, ora spetta al magistrato eventualmente impugnare la decisione e contestarla di fronte alle istanze preposte. Al di là di questo fatto, penso che l’ attenzione vada mantenuta sul Tribunale penale cantonale dove, per contro, gli interrogativi aperti sono ancora tanti e vanno chiariti. In altre parole, non vorrei che si metta l’accento sulla sanzione del giudice, dimenticandosi la gravità di tutto il resto. Il quadro generale è a dir poco disarmante.

«Un ulteriore danno»
Più tiepida la reazione di Matteo Quadranti. Il deputato liberale radicale, membro della Giustizia e diritti, precisa di «non conoscere la fattispecie, che però sembra esulare dal tema di cui la Commissione si è occupata fin qui». Il riferimento di Quadranti va alla lunga trafila di segnalazioni e querele che ha dato vita al cosiddetto «caos al TPC». Ma, al netto della premessa, anche per il deputato PLR «pare evidente che, anche in questo caso, la Giustizia ne esca danneggiata. Di principio qualsiasi sanzione, se confermata in via definitiva, sul comportamento di un magistrato, non è una buona notizia. È vero anche che non è la prima sentenza del Consiglio della Magistratura. Ci sono altre decisioni che, sia detto per inciso, solitamente non vengono pubblicate», conclude Quadranti.

«Complica il tutto»
«Non voglio giudicare né il caso specifico né la decisione dell’organo di vigilanza, di cui ho piena fiducia. L’entità della sanzione, tuttavia, è pesante: parliamo di 5.000 franchi». Per IvoDurisch (PS) la vicenda non va quindi sottovalutata, anche perché una simile multa «presuppone episodi di una certa rilevanza». Per il deputato socialista, seppure il caso non sia direttamente riconducibile alle recenti vicende del TPC, «è chiaro che quanto appreso aggiunge un ulteriore tassello che complica il tutto». Durisch, infine, sottolinea comunque «un aspetto ‘‘positivo’’. Le decisioni iniziano a uscire. Ciò conferma che l’organo di vigilanza sta facendo il suo lavoro per riportare chiarezza e tranquillità in un settore chiave».

L’incontro
La Lega si limita «a prendere atto » della decisione del Consiglio della Magistratura. «Non conosciamo i dettagli», sottolinea Alessandro Mazzoleni, il quale guarda ai prossimi sviluppi. «Prossimamente la Commissione incontrerà i rappresentanti del CdM e del Tribunale d’appello per chiarire da un lato i contenuti del rapporto Galliani che ancora – e a mio avviso a giusta ragione non abbiamo potuto visionare, dall’altro sarà anche l’occasione di tornare sulla multa disciplinare ricevuta dal giudice Quadri». Anche Mazzoleni evita ogni possibile speculazione, preferendo leggere la situazione nel suo complesso. «Si tratta dell’ennesimo episodio che mette in cattiva luce la Giustizia », spiega. «Un settore composto da moltissime persone che svolgono un lavoro impeccabile ma che si trovano al centro dell’opinione pubblica». Per Mazzoleni, il Dipartimento sta cercando di portare un po’ di ordine: «Se guardiamo alla questione logistica, l’iniziativa del Dipartimento dopo la bocciatura dello stabile EFG va salutata in maniera positiva».

«Siamo sorpresi»
Di «sorpresa» parla invece Marco Noi, co-coordinatore dei Verdi. «Al momento non abbiamo ancora avuto accesso alla decisione del CdM, che in qualità di membri della Commissione dovremmo poter visionare », dice. «Per quanto sia difficile pronunciarsi senza avere sottomano i dettagli, si tratta chiaramente di un tassello che rende ancora più intricata la già complessa situazione al TPC».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 7 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il Presidente del Gran Consiglio Michele Guerra, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale penale federale Alberto Fabbri, il Procuratore Generale Andrea Pagani e la Procuratrice federale capo della divisione “Criminalità economica” Dounia Rezzonico.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, e sono stati sottolineati i traguardi raggiunti attraverso specifici percorsi formativi. Nel suo intervento il Comandante Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato che nel 2024 la Polizia cantonale ha affrontato situazioni complesse, che hanno richiesto non solo competenza operativa, ma anche la capacità di rispondere con empatia e rispetto ai bisogni dei cittadini. Questo riferendosi in particolare alla tragedia che quest’estate ha colpito la Vallemaggia, che ha visto operare il Corpo dapprima attraverso le misure messe in campo dalla Centrale comune d’allarme (CECAL), che ha coordinato i primi interventi della Polizia, dei Pompieri nonché della Protezione civile, e successivamente con l’istituzione dello Stato Maggiore Regionale di Condotta (SMRC), diretto dal capitano Antonio Ciocco e dal sostituto Federico Chiesa, capo ufficio presso la Sezione del Militare e della Protezione della Popolazione (SMPP). Ha poi sottolineato la sua recente nomina, quale secondo ticinese, a Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Gremio che ha l’importante compito di promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. In quest’ambito lo scorso anno la Polizia cantonale ha rafforzato i controlli sul territorio, intensificato le attività preventive e potenziato la collaborazione con altre forze dell’ordine. Questo lavoro in sinergia è stato essenziale per rispondere ai nuovi scenari, dalla sicurezza stradale alla lotta contro la criminalità, fino al contrasto delle nuove forme di reato informatico che minacciano i cittadini, le imprese e la nostra comunità. In questo modo sono stati raggiunti risultati importanti con impegno, sacrificio e dedizione. Tuttavia, ha concluso il Comandante, ogni traguardo è anche un punto di partenza. Le sfide future richiederanno infatti ancora più impegno, formazione e coordinamento.

Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha colto l’occasione per sottolineare il buon lavoro svolto dalle agenti e dagli agenti in ogni settore di attività, ricordando i successi raggiunti. Ha inoltre ribadito l’importanza della sicurezza per un Cantone di frontiera come il Ticino, quale fattore di competitività nella costruzione del benessere a favore della collettività. Nel 2024 sono poi stati raggiunti importanti obiettivi anche nel campo della digitalizzazione con i nuovi processi di lavoro “assistiti” da supporti digitali che rendono più efficace e più efficiente l’azione della Polizia cantonale. Ha terminato il suo saluto con gli auguri per le ormai prossime festività natalizie e soprattutto per un 2025 ricco di soddisfazioni professionali e personali.

 

Riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo  della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa

Si sono riuniti questa mattina a Mezzana (Cantone Ticino) i membri dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di lavoro Regio Insubrica.
Sotto la Presidenza del Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, alla presenza dell’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori e del Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte Alberto Preioni, nonché dei rappresentanti delle Province di Como, Lecco e Varese, sono stati passati in rassegna diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento.
Si è provveduto ad un aggiornamento sul Dialogo economico italo-svizzero tenutosi a Roma nello scorso mese di ottobre, sulle questioni relative alla fiscalità dei lavoratori frontalieri e sul Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Interreg 2021-2027, per il quale il 9 e 10 dicembre si riunirà a Briga (VS) il Comitato di Sorveglianza che illustrerà le graduatorie approvate nell’ambito della prima finestra di apertura dell’avviso. Per quanto concerne l’andamento congiunturale ed economico dell’area insubrica, sono state rilevate delle preoccupazioni circa le ricadute derivanti da possibili delocalizzazioni di imprese, anche storiche, presenti sul territorio, ed è stato deciso di portare il tema all’attenzione delle competenti autorità politiche.  
Per quanto attiene alla mobilità, è stata salutata favorevolmente la recente sottoscrizione dell’Accordo bilaterale sul cabotaggio per il trasporto pubblico transfrontaliero su gomma, firmato tra i Governi di Italia e Svizzera, volto a sostenere una maggiore cooperazione tra Piemonte, Lombardia e Cantone Ticino nella direzione di una mobilità pubblica più sostenibile e integrata.
Sono state altresì prese in esame le attività dei tavoli tematici e dei gruppi di lavoro, quali Economia, Turismo e Cultura, Migrazioni transfrontaliere di fauna selvatica – gruppo Peste Suina Africana, Qualità delle acque, Mobilità e Giornate Insubriche del Verde Pulito. L’Ufficio Presidenziale ha inoltre deliberato la costituzione, nell’ambito del tavolo Territorio ambiente e mobilità, di un nuovo gruppo di lavoro, denominato “Valorizzazione dei boschi e delle aree montane”.
È stato infine stabilito che l’Assemblea generale 2025 si terrà nella seconda metà di settembre in Lombardia, dove avrà luogo, con la ricorrente annuale rotazione, il passaggio di Presidenza per l’anno 2025-2026 dal Cantone Ticino alla Regione Lombardia.
In tale occasione, per celebrare il trentesimo anniversario dalla firma della Dichiarazione di Intesa con cui nel 1995 è stata costituita la Comunità di lavoro, una parte del programma vedrà per la prima volta il coinvolgimento dei parlamentari nazionali rappresentanti delle regioni insubriche.

 

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Sono all’ordine del giorno due oggetti finanziari con importanti implicazioni: il budget dell’esercito per il 2025, che consentirà di finanziare i prossimi investimenti per la difesa, e il limite di spesa dell’esercito 2025–2028, che rappresenta la concessione finanziaria per la ricostruzione delle capacità di difesa. Il deterioramento della situazione della sicurezza richiede ora responsabilità e unità. Per l’orologio della politica di sicurezza mancano cinque minuti alla mezzanotte.

Budget dell’esercito 2025: occorre agire subito
Il budget dell’esercito e i relativi crediti d’impegno devono essere aumentati di almeno 530 milioni di franchi per il 2025. I fondi aggiuntivi sono necessari per finanziare i prossimi progetti di modernizzazione dell’esercito. Il Parlamento federale deve dimostrare di prendere sul serio gli eventi mondiali e di reagire con forze armate moderne e completamente equipaggiate, rispettando al contempo il freno all’indebitamento.

Limite di spesa dell’esercito 2025–2028: assunzione di responsabilità per la Svizzera
L’aumento del quadro dei pagamenti 2025-2028 da 25.8 a 29.8 miliardi di franchi in linea con il freno all’indebitamento è urgente. Le spese militari devono essere gradualmente aumentate all’1% del PIL entro il 2030. Senza questo adeguamento, le forze armate elvetiche non avranno garanzia di pianificazione e non saranno in grado di completare la ricostruzione delle loro capacità di difesa. I Paesi della NATO devono raggiungere almeno il 2% del PIL, il doppio della Svizzera. Questi Paesi beneficiano anche della protezione dell’Alleanza, di cui la Svizzera non gode.

Da www.alleanzasicurezza.ch

(Immagine: Alleanza sicurezza Svizzera)

“C’è chi ci fa vedere un mondo alla rovescia”

“C’è chi ci fa vedere un mondo alla rovescia”

Gobbi: eseguire i rimpatri forzati è un compito essenziale dell’autorità

Su un portale della Svizzera italiana un’avvocatessa “specialista della migrazione” ha ricordato come mercoledì scorso siano stati eseguiti alcuni rimpatri di stranieri dal Ticino verso l’Iraq. Tenuto conto del tenore dello scritto, che imputa all’autorità un atteggiamento contrario alla dignità umana, abbiamo voluto sentire il parere del Consigliere di Stato, Norman Gobbi. “Diciamo che la questione dei rimpatri forzati, perché di questo stiamo parlando, si presta a una doppia interpretazione. C’è chi ritiene che ci si stia accanendo contro la persona straniera “deportandola” e chi invece considera questi rimpatri l’espressione dell’autorità, che fa rispettare le leggi. Ed è questa seconda considerazione che corrisponde alla realtà. Non dimentichiamo che le persone che sono state appena rimpatriate avevano quasi tutte ricevuto risposta negativa alle loro domande d’asilo (sino all’ultimo stadio di ricorso) e pure condanne penali con la pena aggiuntiva dell’espulsione decretata dal Tribunale. Insomma: sono spesso persone che hanno tentato di chiedere l’asilo già tanti anni fa, ma che l’autorità federale competente ha loro negato la richiesta. Da qui l’obbligo di lasciare il nostro territorio”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

In parecchi casi, come lei ci ha detto, queste persone hanno anche subito condanne penali. “È proprio così. Un’aggravante che si aggiunge a un comportamento poco o del tutto non collaborativo durante le pratiche d’asilo. Uno Stato di diritto è chiamato a far rispettare le decisioni dei tribunali. Pensiamo poi che tra le persone rimpatriate figura anche uno straniero che più volte ha fatto parlare di sé sulla stampa in maniera molto negativa. L’autorità deve tener conto anche di chi è rimasto vittima di queste persone, poi condannate, e dei loro famigliari che giustamente chiedono che la condanna venga correttamente eseguita. Altrimenti che Giustizia avrebbe il nostro Paese? Due pesi e due misure, a favore degli stranieri? No, la Giustizia è uguale per tutti, nel senso che le pene e/o le decisioni amministrative vanno eseguite. Non vedo il motivo per cui uno straniero deve essere privilegiato. Ma ci sono “addetti ai lavori” che vogliono far vedere un mondo alla rovescia. Personalmente non ci sto: la nostra politica d’asilo deve essere credibile e le possibilità d’integrazione che diamo vanno indirizzate, come facciamo, a chi ha veramente bisogno di accoglienza e a chi si comporta bene sul nostro territorio, dimostrando una volontà e un interesse reale all’integrazione. La credibilità delle istituzioni agli occhi dei cittadini, che tutti dicono di difendere, dipende anche dalla capacità di far rispettare le decisioni delle autorità”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica