‘Cantone-Comuni, solo uniti si esce dalle crisi’

‘Cantone-Comuni, solo uniti si esce dalle crisi’

Gli attuali difficili rapporti fra i due livelli istituzionali e l’auspicio del capo della Sezione enti locali: ‘Collaborazione per rispondere alle necessità dei cittadini’

Le tensioni tra Comuni e Cantone non sono davvero mancate negli ultimi mesi. Basti pensare alla dura presa di posizione dell’Associazione dei Comuni ticinesi di fine ottobre. Nel comunicato diramato in seguito all’assemblea dei propri delegati, l’Act lamentava “una progressiva erosione dei margini di manovra dei Comuni, in termini di riduzione dei mezzi finanziari a libera disposizione e di un effettivo potere decisionale”. A metà novembre le bordate all’indirizzo del Cantone sono partite dai centri urbani. “I Municipi delle Città ritengono che sia giunto il momento di porre fine alla politica dello ‘scaricabarile’, rinunciando da subito a ulteriori aggravi finanziari unilaterali a carico dei Comuni, e che occorra avviare una seria discussione sul futuro ruolo dei Comuni”: questo e altro nella lettera inviata dai sindaci di Bellinzona, Chiasso, Locarno, Lugano e Mendrisio a Consiglio di Stato, Gran Consiglio e commissione parlamentare della Gestione, in quel periodo alle prese con il Preventivo 2025 del Cantone. Ora però c’è chi invita a voltar pagina. Dal Dipartimento istituzioni il capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa scrive: “Guardiamo con fiducia e ottimismo al futuro, certi che solo il dialogo e la collaborazione tra i due livelli istituzionali permettano a tutti gli attori di trovare soluzioni sostenibili e pragmatiche per uscire insieme, più forti, da questo momento di crisi”.

‘Tensioni esacerbate dal contesto economico e finanziario’
In una recente comunicazione agli esecutivi e ai legislativi comunali, Della Santa non si limita ad augurare buone feste. Coglie l’occasione anche per soffermarsi sui rapporti Comuni-Cantone. Accennando pure alle tensioni, “esacerbate dalle difficoltà che il contesto economico e finanziario sta imponendo a Confederazione e Cantoni, oltre che agli stessi Comuni”. Con “il 2024” che ha segnato “il probabile avvio di un periodo di incertezze e sfide, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità delle finanze pubbliche”. I Comuni, “benché finanziariamente solidi”, almeno per ora, sono comunque chiamati “a gestire una crescente pressione dovuta alla precarietà delle entrate, all’incremento delle necessità sociali ed economiche e alle difficoltà delle finanze di Confederazione e Cantoni, che navigano in mari in tempesta”, annota il responsabile della Sel: “Anche per queste ragioni, ma non solo, desideriamo esprimere il nostro profondo ringraziamento a tutti voi, per il lavoro instancabile che svolgete quotidianamente come enti di prossimità”. I Comuni “sono il punto di riferimento principale per i cittadini, e in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo la vostra vicinanza, la vostra capacità di ascoltare e di rispondere tempestivamente alle necessità delle persone è fondamentale”.

‘Promuovere un equilibrio tra le esigenze locali e quelle cantonali’
Continua Della Santa: “L’invito per il 2025 è di impegnarvi a favore di un Ticino coeso istituzionalmente”. Un invito a “ricercare e sostenere” un dialogo “franco e costruttivo col Cantone”, in grado “di promuovere un equilibrio tra le esigenze locali e quelle cantonali, in un momento in cui la collaborazione tra i vari livelli di governo è più che mai necessaria”. E ancora: “Proprio quando si aprono divisioni e disgregazioni, voi siete chiamati a unire, a promuovere il dialogo e il confronto, con una visione capace, al contempo, di difendere e di costruire”. E allora, prosegue il capo della Sezione enti locali, “è opportuno sottolineare l’importanza del buon governo e del dialogo costante tra i vari livelli istituzionali. Solo grazie alla collaborazione tra Cantone e Comuni potremo riuscire a progettare e attuare politiche pubbliche che rispondano alle necessità dei cittadini e delle aziende del nostro territorio, pur in un momento di difficoltà economica. La solidarietà tra gli enti locali e tra i vari livelli di governo è ciò che ci permetterà di uscire più forti da questa crisi istituzionale e di rafforzare ulteriormente il nostro sistema di governance”.

Dafond (Act): ma si riconoscano con i fatti le nostre prerogative e competenze
Osserva, interpellato dalla ‘Regione’, il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond: «I Comuni – realtà, ricordo, riconosciute dalla Costituzione – si impegnano da sempre a favore di un Ticino istituzionalmente coeso: detto questo e affinché le parole e le buone intenzioni non rimangano tali, occorre che anche il Cantone faccia la sua parte riconoscendo prerogative e competenze degli enti locali. Altrimenti, come l’Act ha già avuto modo di evidenziare, i Comuni diventano semplicemente degli sportelli del Cantone. Cosa che a noi non va bene». Aggiunge Dafond: «Se Consiglio di Stato e Gran Consiglio continuano ad attribuire nuovi compiti agli enti locali e nel contempo li privano delle necessarie risorse anche finanziarie, si riduce la progettualità del Comune, con conseguenze pesanti per i suoi cittadini. Vero, al Preventivo 2025 del Cantone è stato apportato qualche correttivo dal parlamento, ma la sostanza non cambia. Pertanto il mio auspicio è che dal prossimo anno si torni a discutere seriamente – perché sui dossier si compiano passi avanti – di perequazione intercomunale, di ‘Ticino 2020’ e di autonomia comunale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 23 dicembre 2024 de La Regione

Sicurezza nei mercatini, in Ticino differenze tra le città

Sicurezza nei mercatini, in Ticino differenze tra le città

Tour tra le piazze del Cantone
La polizia: “Le misure vengono attuate in maniera puntuale e adeguata”

“Non ci sono indicazioni di un’accresciuta minaccia”. Dopo l’attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo, il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si esprime ai microfoni della RSI sulla situazione in Ticino. Visitando i vari mercatini del cantone, si notano però differenze nei dispositivi di sicurezza: tra chi ha mantenuto le misure precedenti e chi le ha rafforzate.

A Locarno non sono presenti transenne fisse nell’area della Piazza Grande. “Le misure di sicurezza per Winterland sono state attentamente pianificate seguendo le disposizioni impartite dalla polizia comunale e cantonale”, spiegano gli organizzatori dell’evento locarnese.

Anche al mercatino di Chiasso non ci sono particolari protezioni, se non una transenna ai lati della strada e un cartello di divieto. Il capo del Dicastero sicurezza pubblica Luca Bacciarini ha indicato che il mercatino non è stato considerato “a rischio a fronte di quanto successo in Germania”, ma che “non escludo per il futuro eventuali misure supplementari”.

A Bellinzona, invece, tra transenne fisse e dissuasori, è quasi impossibile che un’auto riesca ad accedere al mercatino. “Dopo quanto successo abbiamo aumentato le ronde, c’è più personale che controlla quello che capita”, riferisce Mauro Minotti, alla testa del dicastero responsabile della sicurezza. “A essere importante è anche la videosorveglianza”, aggiunge.

Passando a Lugano, oltre ai “panettoni” di cemento, sono spuntati anche dei grandi dadi di calcestruzzo, pensati per proteggere Piazza Manzoni, cuore del mercatino. “Abbiamo questo dispositivo di sicurezza che è adeguato ai livelli di rischio”, indica Karin Valenzano Rossi, capa del Dicastero sicurezza e spazi urbani.

Ogni città è diversa
Differenti città e differenti approcci alla sicurezza, come mai? La polizia cantonale ha risposto per iscritto alla RSI: ”I corpi di polizia sono in contatto permanentemente con le autorità federali per quanto riguarda la valutazione e i dispositivi di sicurezza da attuare”, si legge. “Queste misure di protezione vengono condivise dalla polizia cantonale con i corpi delle polizie comunali per i rispettivi territori di competenza, così da procedere alla loro attuazione in maniera puntuale e adeguata”.

Anche Norman Gobbi sottolinea che le valutazioni sono puntuali e che ogni città presenta delle differenze morfologiche. Riguardo al fenomeno, il capo del Dipartimento delle Istituzioni sottolinea che “di solito sono dei lupi solitari o delle persone con gravi problemi psichiatrici che poi arrivano a sfogare la loro violenza in questo modo”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sicurezza-nei-mercatini-in-Ticino-differenze-tra-le-citt%C3%A0–2452417.html

 

“Vi auguro felicità e speranza in un futuro migliore”

“Vi auguro felicità e speranza in un futuro migliore”

Buone Feste dal Consigliere di Stato Norman Gobbi

Mentre ci avviciniamo al Natale, ci sarebbero tanti temi importanti da affrontare, in particolare riguardo all’attività politica e alle decisioni prese dal Consiglio di Stato. “Ad esempio, il Governo ha recentemente risposto al Gran Consiglio sulle riforme nel settore della Giustizia, fornendo risposte concrete alle istanze presentate. Si tratta di un tema a cui tengo molto, convinto che un sistema giudiziario efficace rappresenti un valore fondamentale sia per i cittadini che per le imprese del nostro Cantone,” afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Tuttavia, oggi desidero mettere da parte gli aspetti istituzionali per dedicare un pensiero speciale a tutte e tutti voi, ticinesi, in occasione delle festività. Nelle scorse settimane ho inviato il mio tradizionale biglietto di auguri a familiari e amici. Quest’anno l’immagine scelta raffigura un ponte, con persone che si tengono per mano, collegando le due sponde di un fiume. Il ponte è un simbolo potente: rappresenta l’unità, il superamento degli ostacoli, e la forza della comunità. In questo 2024, il ponte più simbolico per noi ticinesi è certamente quello ricostruito a Visletto, in Vallemaggia, con il supporto dell’esercito, dopo la devastante alluvione.

Sul retro del biglietto ho scritto queste parole che desidero condividere con voi:
«Auguro a ciascuna e a ciascuno di voi un periodo natalizio sereno e un nuovo anno all’insegna dell’amicizia e della vicinanza. Ci lasciamo alle spalle un anno intenso, fatto di momenti felici, ma anche di sfide difficili, tra cui le dolorose tragedie che hanno colpito l’Alta Vallemaggia e la Mesolcina. Tuttavia abbiamo saputo reagire, sostenuti dalla solidarietà di molte persone. La ricostruzione che abbiamo intrapreso rappresenta simbolicamente il nostro impegno, la forza dell’unità, la resilienza e la fiducia in un futuro migliore».

Questo è il mio augurio per tutte e tutti voi che mi seguite e che mi date forza nel mio impegno politico e nella mia azione in Consiglio di Stato. Il Natale è un momento per stringersi attorno ai propri affetti, ricordando con gratitudine anche chi non è più con noi. E l’inizio del nuovo anno deve essere un invito a dare il meglio di noi stessi, trovando soluzioni anche nelle difficoltà e mantenendo viva la speranza che il 2025 possa portare felicità e serenità a tutti,” conclude Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 22 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica

Il 2024 della giustizia ticinese

Il 2024 della giustizia ticinese

Intervista all’interno dell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2449198

 

Gobbi sul caos giudici: “Le Istituzioni prima dell’ego”
Intervista a tutto campo al consigliere di Stato, al termine di un anno difficile, anche dal punto di vista personale: “Sono stato due volte vittima”

“Ho chiesto (ai magistrati, ndr) calma, rispetto, che è anche la parola scelta da Treccani per il 2024, e soprattutto di mettere al centro le istituzioni e non il proprio ego”. La Giustizia ticinese, uscita fortemente ammaccata dal caos al Tribunale penale cantonale, deve riconquistare la fiducia dei cittadini, ma anche rifarsi un’immagine. E allora, come spiega al Quotidiano il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi, bisognerà “lavorare soprattutto dal punto di vista della comunicazione”.
Nell’intervista alla RSI il consigliere di Stato torna sulla destituzione di due giudici del TPC da parte del Consiglio della Magistratura. Quanto sarà dura riconquistare la fiducia dei cittadini? “L’immagine della Giustizia, sicuramente, ne è danneggiata tutta, anche se parliamo solamente di cinque giudici su un centinaio di magistrati eletti e nominati dal Gran Consiglio. È una minima parte, ma sicuramente la loro visibilità e il loro ruolo istituzionale ha intaccato l’immagine e per ricostruire o riallacciare questo rapporto di fiducia necessaria tra la magistratura e la popolazione si dovrà lavorare”.

Cosa prova nel vedere dei magistrati che litigano senza sembrare consapevoli del loro ruolo istituzionale?
“Mi sono chiesto se questa situazione si fosse presentata all’interno del collegio del Consiglio di Stato. Qualcuno avrebbe chiamato l’attenzione a tenere il pallone basso, ad abbassare i toni e cercare altre soluzioni che non fosse una denuncia penale, tra colleghi, giudici penali”.

Nel 2020 la vicenda dei cinque procuratori pubblici bocciati dal CdM, poi i problemi logistici e adesso il caos al TPC. Per la magistratura ticinese sembra davvero non esserci pace. C’è in tutto questo anche una responsabilità della politica?
“Da un lato c’è la nostra dimensione territoriale. Non abbiamo la possibilità di andare a pescare fuori cantone dei magistrati, come fanno in Svizzera tedesca o in Romandia. Per la politica e il Parlamento dovrebbe essere tema di riflessione l’accesso a questa funzione pubblica rilevante e il modo in cui i magistrati vengono nominati. Spesso dei potenziali bravi candidati rinunciano perché pensano che quel ruolo sia già riservato a un determinato colore o a una determinata persona”.

Un altro momento importante e complicato la votazione sull’acquisto dello stabile EFG. Quanto hanno influito sul voto del 9 giugno i conflitti nati all’interno del tribunale?
“Secondo me, molto meno rispetto a quello che è l’atteggiamento prudente della popolazione ticinese. Il popolo è molto attento quando non vede la necessità. La necessità di trovare una soluzione logistica è invece reale. Non ci sarà una sola Casa della Giustizia, ma ci saranno più Case proprio nell’ottica, speriamo, di poter ottimizzare l’investimento”.

Questa soluzione costerà di più o di meno?
“A parer mio, potenzialmente costerà qualcosina in più. Farà magari contente più strutture. Una sola Casa sarebbe stata magari ideale dal punto di vista funzionale. Saranno magari immobili più anonimi, ma comunque funzionali”.

Parliamo del progetto Polizia ticinese, che ha già sollevato dei dubbi da parte di chi lo ha definito ‘centralizzato e dirigista’. Una critica che però lei respinge.
“Soprattutto perché il gruppo di lavoro è paritetico. Vi è una metà in rappresentanza del Cantone e una metà di Comuni. È poco corretto parlare di un progetto ‘centralizzante e cantonalizzante’. D’altra parte sarà importante suddividere bene i compiti per chiarire le competenze. Ma soprattutto migliorare il servizio alla cittadinanza che deve essere posta al centro quando si parla di sicurezza”.

Per Norman Gobbi è stato un anno difficile anche sul fronte personale. Mi riferisco al caso dell’incidente stradale occorsole in Leventina. Come ha vissuto i mesi dell’inchiesta penale?
“Qualcuno ha detto che la verità non ha paura delle domande. Alle domande non potevo rispondere pubblicamente, se non a quelle del procuratore generale quando mi ha interrogato. L’inchiesta penale ha permesso anche e soprattutto di chiarire il fatto che il sottoscritto non ha influenzato nulla in questa vicenda. Semmai sono stato due volte vittima. Vittima di un incidente che non ho causato io, come riconosciuto dalle assicurazioni, e vittima poi dell’attacco politico anche per il mio doppio ruolo. Quello di consigliere di Stato, ma anche di coordinatore pro tempore della Lega. Questa situazione l’ho vissuta personalmente in maniera molto pesante. Non solo io, ma anche chi mi è vicino”.

Quanto ha dovuto subire, non è anche motivo di riflessione sui toni che il suo movimento usa ogni domenica nei confronti degli altri?
“Diciamo che negli ultimi anni non mi sembra che il Mattino abbia fatto degli attacchi gratuiti su cose non vere. I toni lo sappiamo sono quelli, è nato così e continuerà così fintanto che Lorenzo Quadri è il redattore responsabile. Anche qui penso che si debba parlare di rispetto. L’importante è rispettare le persone soprattutto nell’ambito, mi permetto di dirlo, della sfera privata. Se si può essere attaccati per quello che si fa, per il ruolo istituzionale, si è pronti anche alla critica e anche alla menzogna. Per questioni privati lo si è molto meno, perché si danneggia quello che c’è dietro la corazza”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-sul-caos-giudici-%E2%80%9CLe-Istituzioni-prima-dell%E2%80%99ego%E2%80%9D–2448967.html

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Finanze dell’esercito: mancano cinque minuti alla mezzanotte!

Per il 2025 è tutto chiaro: il budget dell’esercito e i relativi crediti d’impegno per il prossimo anno saranno aumentati di 530 milioni di franchi. Secondo il Parlamento federale, la spesa per l’esercito sarà poi gradualmente aumentata all’1% del PIL entro il 2032 – un successo parziale. L’Alleanza sicurezza Svizzera ha chiesto di concentrarsi maggiormente sulla difesa del Paese e di aumentarla fino al 2030. Inoltre, non è chiaro cosa accadrà dopo il 2025. Il PS, i Verdi e il GSsE probabilmente attaccheranno tutti i bilanci futuri proponendo risparmi nel settore della Difesa. Spetta al centrodestra prendere sul serio gli eventi mondiali e rispondere con un esercito moderno e completamente equipaggiato.

Punto di svolta, dove sono le reazioni?
Questo primo passo di crescita non è sufficiente perché l’Esercito svizzero possa effettivamente adempiere al suo mandato costituzionale di difendere la Svizzera da un attacco militare. E certamente non senza partnership militari vincolanti. La prevista ricostruzione della difesa aerea proteggerà solo una parte delle infrastrutture critiche dalle armi a lungo raggio. Allo stesso tempo, la Russia avanza sempre di più in Ucraina. La fame di Putin crescerà. Entro la fine degli anni ’20, secondo alti rappresentanti dell’esercito svizzero, Putin sarà pronto a spostare la sua campagna più in Europa. Gli atti di sabotaggio contro le infrastrutture critiche nel Mar Baltico e altrove sono diventati sempre più frequenti.
 
L’esercito riceve più fondi per il momento, ma il finanziamento non è garantito a lungo termine.
Il piano finanziario dell’esercito per il periodo 2025-2028 sarà aumentato di 4 miliardi di franchi, raggiungendo i 29.8 miliardi. Questo creerà la base per investimenti urgenti e necessari. Tuttavia, le decisioni finali saranno prese solo nell’ambito delle discussioni annuali sul bilancio. Le decisioni odierne dimostrano la volontà di rispondere all’aumento della situazione della sicurezza. Ma le sfide rimangono: Il graduale aumento della spesa per la difesa all’1% del PIL continuerà a richiedere dure battaglie di distribuzione, ogni anno di nuovo.

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

«Sì agli indirizzi strategici»

«Sì agli indirizzi strategici»

Il futuro della giustizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2446693

****

Il Governo ha preso posizione sulle proposte del Parlamento relative alla riforma del terzo potere dello Stato
Norman Gobbi (DI): «Abbiamo dato seguito a tutte le richieste, ma il dialogo resta un elemento fondamentale»

Per il Governo si può fare, ma il dialogo resta fondamentale. Potremmo riassumere così la presa di posizione del Consiglio di Stato sulla risoluzione approvata in ottobre dal Gran Consiglio in materia di Giustizia. Un documento, quello del Parlamento, che conteneva una lunga serie di proposte per riformare un settore, la Giustizia ticinese, da anni sotto i riflettori. E così, mercoledì, il Governo dopo aver esaminato le proposte, ha trasmesso al Parlamento la sua visione, confermando, di fatto, gli indirizzi strategici: «Nella nostra presa di posizione diamo sostanzialmente seguito a tutte le richieste del Parlamento», commenta al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il quale sottolinea come il documento sia frutto di un lavoro improntato al dialogo tra i tre poteri dello Stato. Secondo il direttore del DI, «gli attori hanno capito che una riforma totale della Giustizia è difficile, e che pertanto occorre procedere passo per passo, identificando i settori primari su cui investire per garantire il buon funzionamento della Giustizia».

L’autonomia finanziaria
Di particolare interesse nel documento del Governo – accanto alla trasformazione digitale della Giustizia e alla pianificazione logistica – sono gli indirizzi riguardanti l’autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, così come le varie riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale. Già attuata in diversi cantoni, l’autonomia finanziaria figurava in cima alle priorità della risoluzione votata dal Parlamento in ottobre. Dalla Commissione giustizia e diritti era infatti emersa la necessità, per il terzo potere dello Stato, di disporre di un proprio budget (approvato dal Parlamento) con la possibilità di gestire in modo autonomo i crediti concessi. Al riguardo, il Governo, nella sua presa di posizione, ricorda che il Dipartimento delle istituzioni non ha «preclusioni di sorta ad affrontare il tema di una maggiore autonomia finanziaria e amministrativa della Magistratura». Ciononostante, il Consiglio di Stato fa notare che l’attuale sistema funziona e consente inoltre di ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche, garantendo al contempo la parità di trattamento tra tutti gli impiegati dello Stato. Sia detto per inciso che la nomina dei funzionari attivi in Magistratura già oggi è di competenza del Tribunale d’Appello, del Ministero pubblico e delle altre Magistrature permanenti per i propri dipendenti. Al direttore del DI spetta invece «la supervisione della preparazione e l’osservanza del preventivo dei centri di responsabilità budgetaria del Dipartimento». Con la riforma, quindi, quest’ultimo compito passerebbe dal Dipartimento alla Giustizia stessa. Sulle tempistiche il Consiglio di Stato non si sbilancia, limitandosi ad indicare un «orizzonte a medio termine». Anche perché tale passaggio di autonomia «deve essere accompagnato – e quindi preceduto – da un riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale attraverso le riforme settoriali». Insomma, l’autonomia finanziaria della Magistratura è sì possibile, ma deve essere preceduta da una riorganizzazione; e ciò tenuto conto che «le autorità giudiziarie cantonali oggi sono frammentate in 16 Magistrature permanenti », ossia il Tribunale di appello, il Ministero pubblico, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, la Magistratura dei minorenni, le dieci Preture, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. «Affinché questa autonomia sia raggiunta, sarà quindi fondamentale rafforzare il coordinamento organizzativo», commenta ancora il consigliere di Stato. Il quale fa altresì notare che per una tale riforma sono necessarie anche le strutture adeguate: «Le autorità giudiziarie dispongono già di autonomia amministrativa, ad esempio per le nomine dei funzionari, ma quella finanziaria richiede strumenti di supporto specifici». Al riguardo, il direttore del DI ricorda che alcuni enti, come il Ministero pubblico e il Tribunale d’Appello, hanno già introdotto un segretario generale per il coordinamento, mentre altre autorità, come le Preture, ne sono privi. «Dato l’alto numero di Autorità giudiziarie sussiste il rischio di una frammentazione, mentre invece è fondamentale avere una visione d’insieme che attualmente è ancora assicurata dal Dipartimento», spiega Gobbi.

Nomine e altro
Per quanto riguarda le ulteriori richieste contenute nella risoluzione parlamentare, in merito all’introduzione di un codice etico, il Governo segnala che l’amministrazione cantonale dispone già di una direttiva che disciplina il comportamento dei dipendenti. Tuttavia, l’Esecutivo ha inoltrato la richiesta al Consiglio della Magistratura e alle altre Autorità giudiziarie, dalle quali si attende una risposta nei prossimi mesi.
Meno dettagliata risulta invece la risposta riguardante il delicato tema del Ministero pubblico, da anni confrontato con un carico di lavoro in continuo aumento. La Commissione chiedeva la reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, così come la creazione di una direzione interna dotata di poteri amministrativi e finanziari. Al riguardo, l’Esecutivo rimanda al gruppo di lavoro che verrà avviato dal Consiglio della Magistratura nel 2025. «Difficile stimare le tempistiche di licenziamento del messaggio», rileva il Governo.
Medesime le conclusioni per quanto riguarda le proposte riguardanti la Magistratura dei minorenni, anch’essa oberata di lavoro, la cui riorganizzazione sarà inserita nelle discussioni del gruppo di lavoro del Ministero pubblico. La Commissione, in questo caso, chiedeva la creazione di una nuova colonna: un nuovo magistrato, un sostituto, un segretario. Per il potenziamento della Pretura penale (il credito è già stato approvato), l’Esecutivo ha fatto invece sapere che il messaggio sarà licenziato nel primo trimestre del 2025, contestualmente al progetto pilota «Justitia 4.0». Sulle Preture di Valle, il Governo ha invece confermato il loro mantenimento: «Occorre tuttavia riflettere sul ruolo e la funzionalità dei distretti, immaginando il loro inserimento in giurisdizioni riviste», osserva al riguardo Gobbi. Per le Giudicature di pace, invece, il messaggio è previsto entro la fine dell’anno prossimo. Ricordiamo che la Commissione chiedeva una maggiore professionalizzazione dei giudici di pace; la riduzione del numero dei circoli e la modifica del sistema di remunerazione. Anche in questo caso, il Governo esorta la Commissione a prendere parte al gruppo di lavoro. Sulla nomina dei magistrati, il Consiglio di Stato si è limitato a ricordare una precedente presa di posizione in cui menzionava che la competenza deve restare del Parlamento ma che sarebbe tuttavia auspicabile una maggiore apertura, con l’invito ad allargare le nomine a tutti i partiti, «anche a quelli più piccoli, garantendo così un’equa rappresentanza politica». Per quanto concerne, invece, le proposte sul Consiglio della Magistratura – la commissione chiedeva tra altre cose di professionalizzare la carica di presidente, ma soprattutto di modificare un articolo della LOG in modo che l’organo di vigilanza potesse intervenire in modo autonomo per verificare l’efficienza e l’efficacia dei magistrati – il Consiglio di Stato ha comunicato che «si rimette a una successiva presa di posizione da parte del CdM che per le note ragioni non ha potuto al momento determinarsi sul tema». In conclusione, il Governo sottolinea la convinzione che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato e con i tempi necessari, queste importanti e complesse riforme in atto possono trovare concretizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 del Corriere del Ticino

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Giustizia ticinese: il Consiglio di Stato conferma gli indirizzi strategici e le riforme già in atto

Il Governo ha preso posizione sulla Risoluzione del Gran Consiglio del 14 ottobre 2024 relativa alle riforme della Giustizia ticinese. Nel documento trasmesso al Parlamento, il Consiglio di Stato ha confermato la visione per la Giustizia cantonale, che si traduce in 4 indirizzi strategici accompagnati dalle riforme già in atto in vari settori della Giustizia. L’obiettivo è di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, nella quale cittadine e cittadini ripongano fiducia. Un obiettivo che il Governo è convinto debba essere promosso in condivisione tra i tre poteri dello Stato.

Sono 4 gli indirizzi strategici già identificati da tempo dal Consiglio di Stato per la Giustizia ticinese, che concretizzano la visione del Governo nell’ottica di perseguire una Giustizia moderna ed efficiente, migliorando la qualità del servizio a beneficio di tutta la comunità:  

  • Trasformazione digitale della Giustizia, che vedrà un primo passo fondamentale nell’ammodernamento dell’applicativo informatico in uso in Magistratura, e che consentirà al Ticino con la Pretura di Biasca di fungere da sesto Cantone pilota del progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia denominato “Justitia 4.0”.
  • Pianificazione logistica della Giustizia, richiamando in particolare le recenti decisioni del Governo sul comparto della Giustizia del Luganese, che comprende anche il futuro complesso carcerario cantonale.
  • Riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, già in corso e avviate da tempo d’intesa con le preposte Autorità giudiziarie.
  • Autonomia amministrativa e finanziaria della Magistratura, a seguito del riordino dell’ordinamento giudiziario cantonale che ne rafforzi il coordinamento.  

I 4 indirizzi strategici del Governo sono accompagnati dalle riforme settoriali già in atto riportate con i relativi intendimenti nel documento trasmesso al Parlamento: Riforma delle Autorità di protezione, Riforma della Giustizia di pace, Riforma dell’Autorità del perseguimento penale cantonale (Ministero pubblico e Magistratura dei minorenni), Riforma dell’Autorità penale di prima istanza cantonale (Pretura penale e Tribunale penale cantonale), istituzione del coordinamento presso le Preture, Riforma della Legge sugli onorari dei magistrati e Riforma del settore della medicina legale.  

La visione del Governo per la Giustizia ticinese non può comunque prescindere da una scelta ponderata di chi è chiamato a operare in qualità di Magistrato presso le Autorità giudiziarie, che sia popolare od ordinario, come pure delle collaboratrici e collaboratori giuridici e amministrativi di supporto. Da qui l’importanza sostanziale del processo di selezione dei Magistrati di competenza del Parlamento quale Autorità di nomina sancita dalla Costituzione cantonale.  

Il Consiglio di Stato, evidenziando la soddisfazione per l’attenzione posta anche dal Parlamento sul funzionamento del Terzo potere dello Stato, ritiene che solo con la condivisione tra i tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) queste importanti e complesse riforme potranno trovare concretizzazione. Una condivisione che esige le necessarie tempistiche, ma con il risultato che troverà maggior solidità e consenso a beneficio della fiducia che le cittadine e i cittadini devono riporre nella Giustizia.

Trentanove nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentanove nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

È un bilancio improntato al forte impegno a favore della popolazione quello che si può tracciare in queste settimane conclusive dell’anno per le 6 Regioni della Protezione civile. In modo particolare va ricordato il grande lavoro e l’importante collaborazione e sostegno della popolazione e del territorio della Vallemaggia duramente colpita dagli eventi meteorologici e idrogeologici della scorsa estate. Il Dipartimento delle istituzioni saluta con piacere la promozione di 39 nuovi ufficiali della Protezione civile, tra i quali si annoverano anche nuovi Comandanti di compagnia e sostituti.

Lo scorso 13 dicembre 2024 si è tenuta presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera una breve quanto significativa cerimonia.  Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto.
Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3Valli
I tenente Chiaravallotti Jonathan
I tenente Minotti Nicolas
I tenente Tognali Benat
tenente Meyer Ivo
tenente Togni Pogliorini Alex  

Regione PCi Bellinzonese
capitano Eglin Andrea
capitano Ramazzina Egon
capitano Vanza Nicolò
tenente Baumann Sandro  

Regione PCi Locarno e Vallemaggia         
capitano Pera Mattia
tenente Carmine Alessio
tenente Ivancic Marko
tenente Pedrazzini Benjamin
tenente Rizzi Luca
tenente Zavodsky Christof Lukas              

Regione PCi Lugano Campagna
capitano Landoni Enrico
capitano Senn Philippe
tenente Cantoni Matteo
tenente Hess Gabriele
tenente Hofbauer Matthias
tenente Lepori Emanuel
tenente Lusa Roberto
tenente Pagano Andrea
tenente Ponti Dennis    

Regione PCi Lugano Città
capitano Canonica Gabriel
I tenente Canepa Nevio
I tenente Fretti Manuel
I tenente Lamburghini Andrea
I tenente Masucci Claudio
tenente Ferrari Tommaso  

Regione PCi Mendrisiotto                                             
capitano Cereghetti Andrea
capitano Mapelli Michele
tenente De Sousa Da Silva Moises
tenente Donini Roberto
tenente Lardelli Pietro
tenente Tocco Simone  

Sezione del militare e della protezione della popolazione                     
capitano Ineichen Michel
capitano Summerer Nicola
tenente Martignoni Bruno      

 

Da Locarno un abbraccio e un applauso all’atleta Claire Ghiringhelli

Da Locarno un abbraccio e un applauso all’atleta Claire Ghiringhelli

È stata ricevuta a Palazzo Marcacci l’unica ticinese che ha partecipato ai Giochi paralimpici estivi di Parigi – «Il mio messaggio ai giovani? La vita a volte è dura, ma è bellissima e ricordate: il primo ostacolo siamo sempre noi stessi»

È un sabato carico di emozioni, a Palazzo Marcacci. Una mattinata di abbracci e di applausi. L’atleta Claire Ghiringhelli, unica ticinese ad aver partecipato ai Giochi paralimpici di quest’estate a Parigi – dai quali ha portato a casa un ottavo posto assoluto nella sua categoria, ottenendo un diploma olimpico -, è ricevuta dal Municipio di Locarno. L’iniziativa è della locale società canottieri, alla quale la donna è tesserata già da quando aveva iniziato a praticare la disciplina sei anni fa. 
All’epoca era ancora in ospedale, iniziando a fare i conti con una paralisi dalla vita in giù dopo l’operazione per rimuovere un tumore toracico al midollo spinale. Ingegnera esperta in materiali aeronautici e madre di tre figli, non ha mollato: «La stabilità della mia vita è possibile grazie a “quattro gambe”, come quelle di un tavolo. Il lavoro, la famiglia, lo sport e l’attenzione a me, alla mia salute. Ai giovani dico che la vita a volte è dura, ma è bellissima. E ricordate: il primo ostacolo siamo sempre noi stessi», afferma sorridente la 46.enne al Corriere del Ticino al termine della cerimonia.

«Un vanto per il Comune»
Una storia di sacrifici, determinazione e forza di volontà, quella di Claire. Raccontata, tra l’altro, nelle immagini del documentario ancora in lavorazione di Edoardo Nerboni («Tenere, tenere, tenere fino alla fine»), del quale un estratto è proiettato in anteprima. «Non esistono sogni troppo piccoli o progetti insignificanti. Dobbiamo darci tutte le possibilità per raggiungere i nostri obiettivi, inclusi quelli che possono sembrare banali. Dobbiamo sempre cercare di essere felici, evitando di lasciar perdere ciò che ci sta a cuore», riprende la nostra interlocutrice, per poi congedarsi dando spazio ai numerosi sostenitori in sala, tra i quali a sorpresa pure il consigliere di Stato Norman Gobbi («Una specialità poco adatta a me, al contrario di mio nonno», rivela nell’intervento) oltre al vicepresidente della federazione Swiss Rowing, Martin Singenberger. «Ho iniziato a remare tre anni fa e ho conosciuto Claire l’anno scorso», spiega Tea, 17.enne di Minusio e socia – come molti presenti – della realtà fondata nel 1929. «È stata con noi in varie occasioni, dandoci consigli alle gare. Avere qualcuno con più esperienza che ti aiuta a dare il meglio di te è fantastico. Ed è un vanto che il nostro Comune l’abbia invitata qui, oggi».

«Non è molto diffusa, ma…»
Insieme a lei c’è Siria, 20 anni, «ai remi» dalla seconda media. «Non è un’attività molto diffuso, ma quando ci entri ti senti parte di una grande famiglia che si sostiene a vicenda e ci sono pure molte ragazze. Ho conosciuto Claire grazie alla Canottieri e ci ha seguito molto. È sempre molto bello parlarle e siamo felici del riconoscimento consegnato oggi dalle istituzioni. Spero continui così, riuscendo a fare bene nelle regate paralimpiche del 2028 a Los Angeles», esclama entusiasta. È poi il sindaco della città, Nicola Pini, a motivare il premio assegnato alla campionessa cresciuta sulle sponde del Verbano.

«Facciamo il tifo per lei»
«È un’ispirazione grazie alla sua tenacia, forza, resilienza e capacità di lottare e andare avanti. Trovo meraviglioso vedere come da Locarno si possa arrivare sul tetto del mondo e le auguro di raggiungere ulteriori e fantastici traguardi negli anni a venire. Noi saremo qui e faremo il tifo per lei», dice il 40.enne, sottolineando come sia stato un onore aver conosciuto di persona la protagonista della mattinata.
Gli fa eco il vicesindaco, Claudio Franscella, che ricorda l’attività commerciale aperta dai nonni in Città Vecchia. «Certo, il padre è francese, ma la madre è locarnese e la nostra eroina è molto legata a queste zone, dove si allena di frequente. Ho sentito alcune interviste rilasciate dopo i suoi risultati ed è bello sentirla parlare del lago di Locarno, il Lago Maggiore, come un’oasi di serenità. Si capisce che per lei è sempre positivo poter ritornare nei luoghi d’origine».
«Siamo molto fieri di lei», conclude il vicepresidente dell’associazione che ha riportato in Ticino la festeggiata, il 63.enne Pierluigi Gennarini.

In 150 sopra le onde
«La nostra struttura è divisa in due “anime”, amatoriale e competitiva. In quest’ultima abbiamo una presenza femminile preponderante, mentre nell’altra siamo a un “cinquanta-cinquanta” tra ragazze e ragazzi». In tutto, sotto la bandiera del leone rampante incorniciato da un motivo che ricorda le onde, sono in 150 a vogare. L’esperto fa poi il punto sul numero di allenamenti: «Da tre fino a sette, anche nove volte alla settimana. Ma per diventare fuoriclasse il numero sale a sette o nove, se non addirittura 14».

Da www.cdt.ch

“La nostra sicurezza: aumentata grazie ad agenti meglio formati”

“La nostra sicurezza: aumentata grazie ad agenti meglio formati”

Gobbi sottolinea l’importanza della formazione e della Scuola di Polizia

La formazione, a tutti i livelli, riveste un ruolo cruciale per permettere a ognuno di noi di affrontare con competenza il nostro lavoro. I percorsi formativi in Ticino sono sempre meglio profilati. All’interno del vasto settore della formazione, quella rivolta ai futuri agenti di polizia ha raggiunto un livello di eccellenza. “La volontà di migliorare costantemente gli standard di formazione dei nostri agenti è un obiettivo politico che ho indicato già all’inizio del mio mandato in Consiglio di Stato”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “In particolare con il comandante Matteo Cocchi abbiamo sviluppato questo settore, nella convinzione che solo agenti ben formati sono in grado di affrontare le sfide sempre più complesse della nostra società. Si tratta di investire sia sulle formazioni specialistiche, sia su quella di base. In questo senso abbiamo creato una cultura della competenza professionale, dando seguito a quanto scritto nella Legge sulla polizia. Il Comando di Polizia ha creato l’apposita Sezione, oggi diretta dal capitano Christophe Cerinotti, che coordinata il lavoro attraverso il Centro regionale di formazione di Polizia (CFP), diretto da Andrea Pronzini”.

E i risultati si vedono. “È proprio così! Ogni giorno constatiamo da un lato una migliore qualità nell’interventistica, nelle modalità di approccio con i cittadini anche in situazioni spesso conflittuali; dall’altro lato quotidianamente leggiamo notizie su successi ottenuti dalla Polizia nei differenti ambiti di competenza, nella lotta contro i criminali. Il tutto permette di garantire la sicurezza delle cittadine e dei cittadini del nostro Cantone e delle nostre aziende. Proprio nel corso di questa settimana ho partecipato alla Cerimonia di consegna dell’arma alle e agli aspiranti gendarmi che stanno frequentando la Scuola di Polizia 2024. È un momento molto importante nell’iter formativo degli aspiranti. In quella circostanza ho voluto anche sottolineare come gli sforzi nel campo della formazione siano essenziali per avere un Corpo di Polizia all’altezza delle sfide che dobbiamo quotidianamente affrontare. Si tratta di un impegno che ci siamo assunti come Consiglio di Stato, come Dipartimento delle istituzioni e come Comando della Polizia cantonale, perché la sicurezza rappresenta un fattore di competitività per il nostro Cantone, oltre a essere un bene essenziale per ogni cittadina e cittadino. Oggi il Centro regionale formazione di polizia (CFP), in quanto centro per la Svizzera italiana, rivolge i suoi servizi anche ad altri Corpi di Polizia. Per esempio, sui 38 aspiranti agenti di Polizia dell’attuale scuola, 21 sono incorporati nella Polizia cantonale, 9 nei Corpi comunali, 7 nel Corpo della Polizia del Canton Grigioni e un aspirante fa parte della Polizia Militare”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2024 de Il Mattino della domenica