Claudio Canonica: artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo

Claudio Canonica: artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo

In ricordo dell’amico fraterno Claudio Canonica (5 novembre 1952 – 8 gennaio 2025), artista, scultore, arciere, imprenditore, oste, filosofo.
Claudio era una persona speciale che portava avanti con fermezza le proprie idee e il desiderio di voler fare con precisione tutto quanto intraprendeva, senza fermarsi di fronte a nessun ostacolo ed è stato una figura importante e di riferimento per il mendrisiotto.
Dopo una carriera bancaria ha intrapreso la strada dell’imprenditoria nel ramo della ristorazione, approfondendo la propria passione per l’arte e dedicando molto tempo alla sua passione per il tiro con l’arco, compiendo molti viaggi in giro per il mondo, specialmente in Canada e in Mongolia.
È stato anche attivo politicamente, Consigliere comunale di Mendrisio nei ranghi della Lega dei Ticinesi.
Ho incontrato e conosciuto Claudio Canonica negli anni Ottanta, iniziando da subito una proficua collaborazione in vari ambiti, sia culturali che imprenditoriali, non solo nel Canton Ticino ma anche in Brasile e negli Stati Uniti d’America.
Nel corso degli anni Claudio ha aperto con il fratello Cristiano la famosa e frequentatissima gelateria Monopoli di Balerna, meta di “golosi” che giungevano persino da Milano per assaporare i prelibati gelati.
Quindi ha gestito, sempre con il fratello Cristiano, la mitica Osteria Centrale di Balerna, allestendo gli spazi con oggetti originali di Nativi americani e di Inuit, dei quali era un grande conoscitore e collezionista, creando anche una “Sala dello sciamano” dove, oltre agli artisti locali (Raggenbas, Figini, Selmoni, e altri), sono transitati illustri personaggi della cultura internazionale, tra questi si citano il vate russo Evegenij Evtuschenko, il direttore dell’Oglethorpe University Museum di Atlanta, Nick Lloyd, il pittore azero Tahir Salakov, vicepresidente dell’Accademia Russa di Belle Arti, la coppia di artisti francesi Anne e Patrick Poirier, che hanno lasciato delle loro testimonianze anche al Museo Hermann Hesse di Montagnola di cui Claudio è stato attivo collaboratore sin dagli esordi.
Attorno al tavolo dello sciamano dell’Osteria Centrale di Balerna si sono seduti anche Giovanni Agnelli con il papà Umberto, i quali si ritrovavano spesso a pranzare con il famoso mercante d’arte Massimo Martino.
Quando si è trasferito al Grotto del Giùvan di Salorino, Claudio ha continuato a presenziare con la sua imponente figura, accogliendo con la sua simpatia e la sua schiettezza gli avventori locali, ma anche, continuando la “tradizione” dell’Osteria Centrale, molti personaggi della cultura sia locale che internazionale. Fra questi si citano in particolare quelli che hanno lasciato un impronta significativa continuata nel tempo: l’antiquario Cristiano Crespi, esperto di arte romanica, il prof. Silvano Vinceti, ricercatore e scrittore, Pascal Cotte, esperto di fotografia multi spettrale, il solo che ha potuto studiare in modo completo il dipinto “Monna Lisa” (La Gioconda) di Leonardo da Vinci esposta al Louvre, pubblicando nel 2018 un articolo che ha cambiato profondamente la storia della Gioconda e della sua creazione con la scoperta dei disegni preparatori.
L’artista-arciere Claudio Canonica è stato anche un generoso sponsor di manifestazioni ed eventi culturali, tra l’altro finanziatore e membro del primo comitato di fondazione del Museo Hermann Hesse di Montagnola, costituito il 2 aprile 1997, contribuendo in modo significativo alla sua promozione e partecipando all’allestimento degli spazi espositivi nella Torre Camuzzi con la direzione di Heiner Hesse (secondogenito di Hermann Hesse).
Dopo l’apertura ufficiale del museo di Montagnola il 2 luglio 1997, si era occupato della gestione del personale e delle relazioni internazionali, partecipando attivamente anche alle mostre di acquerelli di Hermann Hesse a New York e Atlanta. Successivamente ha fatto parte anche del comitato di gestione del museo, diretto da Rita Olgiati fino al 2000, quando il “Gioiellino della Collina d’Oro” (così aveva definito il museo l’allora sindaco di Gentilino, Spartaco Arigoni) è stato ceduto alla Fondazione Hermann Hesse di Montagnola che lo gestisce tutt’ora.
Nel 2007 Claudio è entrato quindi a far parte del comitato dell’Archivio storico del Museo Hermann Hesse di Montagnola e qualche mese fa aveva redatto il testo “La città di Ravenna dona al Museo Hermann Hesse di Montagnola un mosaico dell’artista Alessandra Caprara, 1997”, pubblicato nella serie di leporello editi dall’archivio nella collana “Ricordi” diretta da Patrizia Gioia, con altri testi da lui già redatti che saranno pubblicati in forma postuma.
Anche altri progetti che avevamo pianificato assieme, alcuni già in fase di realizzazione, saranno portati a termine in forma postuma. Fra queste attività, una mostra con sue opere curata dal sottoscritto e Yanik M. Marcolli, che sarà presentata, con la collaborazione della compagna Angela e del fratello Cristiano, nella galleria d’arte Cornabò di Balerna da lui allestita.
Caro Claudio, amico fraterno e compagno di tante avventure, non ti dimenticheremo e continueremo a ricordarti, non solo nei nostri pensieri, ma anche con le pubblicazioni che avevamo programmato sia per l’Archivio storico del Museo Hermann Hesse di Montagnola, sia per la Galleria Cornabò di Balerna.
Jean Olaniszyn, fondatore del Museo Hermann Hesse di Montagnola

Immagine: Claudio Canonica a Key West, Florida, 1998 (Fotografia di Jean Olaniszyn)

https://lanostrastoria.ch/entries/aVMXW0Van83

 

Più strette le maglie attorno ai furbetti del fallimento

Più strette le maglie attorno ai furbetti del fallimento

Da una settimana sono entrate in vigore le norme che rafforzano la vigilanza sul Registro di commercio
È ora possibile tutelare meglio i crediti pubblici come imposte e oneri sociali e denunciare penalmente gli amministratori fraudolenti.

Il fallimento, in un’economia basata sulla libertà d’impresa e di mercato, è un evento possibile. Anzi, spesso è evocato per razionalizzare un settore o portare maggiore efficienza all’intero sistema. Un prodotto sbagliato, servizi non più attuali possono portare alla chiusura dell’azienda con conseguenze economiche e anche sociali pesanti. Siamo però in una situazione di buona fede. Ci sono anche i fallimenti fraudolenti che pesano sull’intera collettività. La tecnica, o meglio il modus operandi visto che spesso si tratta di un comportamento doloso, prevede la costituzione di una società a garanzia limitata. Quest’ultima incomincia ad accumulare debiti nei confronti dell’ente pubblico (imposte alla fonte, IVA e oneri sociali). Gli amministratori fanno attenzione però a non rimanere troppo scoperti nei confronti dei fornitori anche se – soprattutto nell’edilizia – sono gli artigiani a rimetterci. In prossimità del fallimento addirittura non pagano gli stipendi ai dipendenti sapendo che la cassa disoccupazione interviene con le indennità di insolvenza. Poco tempo dopo sono di nuovo sul mercato con una nuova società, lasciando dietro di loro una montagna di debiti praticamente inesigibili a carico della collettività. E il giro ricomincia. O meglio, ricominciava, visto che da una settimana (dal 1. gennaio) sono entrate in vigore delle modifiche alla Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LEF) che mirano proprio a limitare il fenomeno delle bancarotte seriali dove spesso tra gli amministratori figurano più o meno gli stessi nomi.

Le norme sono state approvate dal Parlamento federale nel marzo del 2022 nell’ambito della Legge federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento con l’intenzione del governo di metterle in vigore già nel gennaio del 2024. Proposito rinviato di un anno per permettere alle autorità cantonali che vigilano sul fallimento (il Ticino era tra i Cantoni che hanno chiesto la proroga, ndr) di dotarsi del personale e delle competenze necessarie. Per rimanere al Ticino, all’inizio di dicembre scorso è stata presentata un’interrogazione parlamentare firmata dai grancosiglieri Claudio Isabella, Maurizio Agustoni ed Evaristo Roncelli. I primi due rappresentanti de Il Centro, il terzo del movimento Avanti con Ticino & Lavoro. I tre deputati chiedono al Consiglio di Stato come intende far fronte all’aumento del carico di lavoro e se sono previste ulteriori assunzioni o trasferimenti interni di personale. Le modifiche della LEF comporteranno anche degli aggravi finanziari a carico delle casse cantonali.

Cosa è cambiato
Tra le novità della LEF ve n’è una richiesta a gran voce da molti anni da parte di chi opera al fronte ed è quella di facilitare la segnalazione al Ministero pubblico dei fallimenti abusivi e punibili per bancarotta fraudolenta. Ora questa proposta che era informale prima è diventata obbligatoria dal primo gennaio. Questo comporterà un’adeguata formazione del personale dell’Ufficio del registro di commercio e in generale di tutte le autorità fallimentari che saranno tenute a denunciare al Ministero pubblico i reati in materia di fallimento da loro constatati. Un aumento degli incarti penali per questa fattispecie di reati presso l’autorità penale è quindi da mettere in linea di conto. La legge federale sulla lotta contro l’abuso del fallimento, inoltre, ha comportato la modifica di diversi atti normativi, segnatamente del Codice delle obbligazioni, della LEF, del Codice penale e della Legge federale sull’imposta federale diretta. Tra le novità rilevanti c’è anche quella che riguarda i cosiddetti crediti di diritto pubblico (fiscali) e quelli dovuti a enti pubblici (AVS/AI/IPG, assegni familiari e assicurazione contro la disoccupazione). La procedura in questo caso non seguirà più la via del pignoramento, ma si procederà (art. 39 LEF) con l’esecuzione in via di fallimento più breve. Inoltre, le interdizioni di esercitare un’attività iscritte nel casellario giudiziale saranno in futuro comunicate all’autorità federale di vigilanza sul registro di commercio, al Dipartimento federale di giustizia e polizia e infine all’Ufficio federale del registro di commercio.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

 
“Tpc, stiamo lavorando assieme al Tribunale d’appello”

“Tpc, stiamo lavorando assieme al Tribunale d’appello”

Dimissioni Ermani, il direttore del Dipartimento istituzioni sul futuro immediato e i prossimi passi.
E punge: ‘Il termine caos è stato un po’ abusato.

«Per prima cosa, davanti a una questione di salute, voglio esprimere la mia vicinanza personale a Mauro Ermani. Al di là di tutto, lo stress generato influisce sempre negativamente sullo stato di salute di una persona». È questo il primo pensiero che il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, raggiunto da ‘laRegione’ per un commento sulla notizia delle dimissioni del giudice e presidente del Tribunale penale cantonale Ermani arrivata stamattina, dedica alla vicenda.

In attesa dell’esito dei ricorsi qualcosa si muove
E, interpellato sui prossimi passi, sottolinea come «essendo dimissioni immediate sarà competenza del Gran Consiglio avviare subito la procedura di nomina del nuovo giudice». Diverso è il discorso delle altre due “vacanze”, quelle di Francesca Verda Chiocchetti e Siro Quadri destituiti dal Consiglio della magistratura pochi giorni prima di Natale.
«Siamo in attesa sia della decisione sui ricorsi per l’effetto sospensivo riguardo le posizioni di Quadri e Verda Chiocchetti, sia da, parte del Tribunale d’appello, del nome della persona che possa supplire a queste due vacanze. Il tutto deve essere fatto in maniera coordinata, ritenuto però – insiste Gobbi – che in questo periodo il Tpc ha funzionato grazie al buon impegno di tutti e, mi sento di dire, anche grazie all’organizzazione messa in atto da Ermani».
Passando a quanto si potrebbe prospettare per le misure organizzative, il direttore del Di inizialmente si concentra sui giudici ordinari rimasti in carica – Marco Villa e Amos Pagnamenta –, che «prima di tutto dovranno occuparsi dei detenuti. Chi è in detenzione preventiva o anticipo di espiazione ha priorità elevata rispetto a chi è a piede libero e in attesa di giudizio».

Competenze in più
Non solo, però. Perché Gobbi, guardando al futuro immediato, riferisce anche che «il Tribunale d’appello può valutare altri tipi di misure organizzative, aumentando magari l’impegno dei giudici supplenti ma rafforzando il loro apporto all’interno delle corti. Di solito è quello di giudice a latere, ma si sta immaginando di incaricarli anche di svolgere il ruolo di giudice relatore».

“Le istituzioni siano sempre messe al primo posto”
Insomma, questa vicenda continua ad avere colpi di scena e a protrarsi. Ma su un punto Gobbi è fermo: «C‘è bisogno di serenità, e nessuno lo discute, ma mi permetto di dire che il termine ‘caos’ è stato un po’ abusato, perché il tribunale, ripeto, ha funzionato bene grazie al buon senso e allo spirito del dovere di ognuno». Quel che non funzionava tra i cinque giudici «erano i rapporti interpersonali, e bisognerà lavorare su questo aspetto. Quando si entra in un’organizzazione il proprio ego deve passare in secondo piano rispetto al ruolo e alla funzione istituzionale che si ricopre. Le istituzioni vengono prima di qualsiasi questione interpersonale, oggi più che mai».

Da www.laregione.ch

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Dimissioni Ermani, Gobbi: “Con due giudici su cinque serve organizzazione”

Con le dimissioni di Mauro Ermani per problemi di salute, il TPC si trova con il 40% dell’effettivo.
Norman Gobbi, direttore del DI, sulla carenza di personale: “Siamo in contatto con il Tribunale d’appello e il Consiglio della Magistratura”.

Il Tribunale penale cantonale (TPC) è sempre più scarno. Con le dimissioni del presidente Mauro Ermani, che ha annunciato oggi di lasciare per motivi di salute, gli unici due giudici rimasti sono Marco Villa e Amos Pagnamenta. Gli altri due giudici, Siro Quadri e Verda Chiocchetti, sono in attesa di una decisione sul ricorso inoltrato contro la loro destituzione, decisa dal Consiglio della Magistratura, a seguito del caso divenuto noto come “Caos TPC”, in cui è coinvolto lo stesso Ermani. I termini di disdetta per un giudice d’appello, ricordiamo, sono sei mesi. Ma viste le sue condizioni di salute, Ermani ha chiesto di poter lasciare il più presto possibile il suo ruolo. Ora toccherà all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio indire un concorso. Le dimissioni di Ermani potrebbero inoltre accelerare le procedure per la nomina di un procuratore straordinario, già avviate vista la destituzione di Quadri e Verda Chiocchetti. Non si dovrebbe dunque attendere una decisione della commissione di ricorso sulla Magistratura sull’effetto sospensivo vista la mancanza di tre quinti del tribunale. Di fronte a questa situazione, serve organizzazione, specifica Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ai microfoni di Ticinonews. “Va prima di tutto espressa vicinanza. Quando si parla di salute al centro c’è la persona e auguro a Mauro Ermani di riprendersi”, puntualizza Gobbi. “In questo momento il tribunale ha solo due giudici ordinari operativi. Questo richiede organizzazione. Va data priorità a coloro che sono in attesa di giudizio e in privazione di libertà (sia preventiva o in espiazione anticipata) rispetto a chi è in attesa di giudizio, ma a piede libero”.

La giustizia è un potere separato. In questi casi straordinari le regole di gestione della giustizia rallentano il tempo necessario per coprire il buco?

“Queste dimissioni devono essere affrontate dal Gran Consiglio con la pubblicazione di un concorso per la nomina di un nuovo giudice. Ci sono i giudici destituiti per cui dobbiamo attendere la decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura sull’effetto sospensivo. Una volta deciso, vedremo se dovremo nominare un giudice supplente. Al contempo il tribunale d’appello sta trovando degli accorgimenti per migliorare l’apporto che i giudici supplenti danno ai giudici ordinari nel funzionamento del TPC.  

Avete già potuto parlare con i vertici del tribunale d’appello?
“Ci siamo confrontati durante il periodo natalizio nell’ottica di pianificare le varie supplenze. Questa nuova necessità sorta oggi dovrà essere affrontata. La nomina del nuovo giudice è di competenza del Gran Consiglio. Valuteremo con il Consiglio della Magistratura e con il Tribunale d’appello se sarà necessario avere un giudice supplente in più”.

“Comunque vada andrà a finire male” aveva detto. Pensa che il Ticino porterà avanti il suo sistema giudiziario penale?
“Si è parlato spesso e soprattutto fuori luogo di “caos” al tribunale penale cantonale, che ha continuato a funzionare e anche bene. I processi agendati si sono svolti e sono state emesse delle sentenze. Quando si viene nominati o eletti all’interno di un collegio (sia legislativo, che esecutivo o giudiziario), per il buon funzionamento dobbiamo mettere il nostro ego in secondo piano rispetto al buon funzionamento di queste istituzioni, che non sono fine a sé stesse, ma un servizio alla cittadinanza”.
 
 
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In tribunale “una situazione d’emergenza”
Le prime reazioni alle dimissioni di Mauro Ermani – Stefani: “Approfondimenti in corso per trovare persone disponibili a subentrare”

Al Tribunale penale cantonale sono attualmente operativi due giudici su cinque. È la situazione a cui si è giunti con la destituzione, lo scorso dicembre, dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti e, oggi (martedì), con le dimissioni di Mauro Ermani.

Si tratta di “una totale emergenza”, secondo Damiano Stefani, presidente del Consiglio della magistratura, interpellato dal Radiogiornale della RSI. “Ma continueremo ad affrontarla – assicura – come abbiamo iniziato a fare prima di Natale, al momento in cui è stata decisa la destituzione dei due colleghi: stiamo effettuando degli approfondimenti con l’obiettivo di trovare delle persone disponibili a subentrare, almeno temporaneamente, in modo da compensare i vuoti lasciati”.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni, si dice nel frattempo convinto “che, proprio grazie al loro senso del dovere e di rispetto istituzionale, i due giudici che restano in carica, quindi Amos Pagnamenta e Marco Villa, saranno in grado di far funzionare questo tribunale”.
Si tratta innanzitutto di gestire i detenuti, come spiega ai microfoni della RSI: “Nell’ambito della pianificazione dei processi è prioritario tenere conto del fatto che ci sono persone in detenzione e che devono quindi essere giudicate prioritariamente rispetto a coloro che sono a piede libero”. E non mancano poi altre misure di carattere organizzativo.

Le dimissioni di Ermani: “Prima di tutto rispetto, ma anche vicinanza”
Il presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani ha rassegnato le dimissioni da giudice di appello per motivi di salute, come reso noto martedì dal suo patrocinatore, l’avvocato Luigi Mattei. Una lettera che sorprende Stefani, che però sottolinea: “Di fronte a problemi di salute, la cosa migliore è sempre restare in rispettoso silenzio, perché sono cose serie”.
Così anche Gobbi. “Va espresso prima di tutto rispetto, ma anche vicinanza, perché evidentemente la salute è prioritaria rispetto alle discussioni pubbliche avvenute in questo periodo”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/In-tribunale-%E2%80%9Cuna-situazione-d%E2%80%99emergenza%E2%80%9D–2482462.html

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Giustizia
Gobbi sulle dimissioni di Ermani: «L’operatività del TPC è garantita, ora bisogna guardare avanti»
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni commenta la situazione al TPC, privato di un altro giudice: «La priorità va data a chi è in detenzione preventiva o in espiazione anticipata della pena»
 
«Davanti a motivi di salute bisogna avere rispetto. Esprimo la mia vicinanza personale a Mauro Ermani». È questo il primo pensiero di Norman Gobbi di fronte alle dimissioni del giudice e presidente del TPC. Al di là della decisione, resta però la questione di fondo: al momento, il Tribunale può contare soltanto su due giudici ordinari su cinque. «Mi permetto di osservare che, nonostante le discussioni pubbliche che ci sono state, il TPC ha continuato a operare bene in questi mesi», premette il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «E questo grazie ai professionisti che lavorano al suo interno e all’organizzazione messa in atto da Ermani. Il fatto di avere solo due giudici ordinari (Marco Villa e Amos Pagnamenta, ndr) mette priorità ai detenuti: nell’ambito dell’agenda dei vari processi, la precedenza ora va data a chi è in detenzione preventiva o in espiazione anticipata della pena in attesa di giudizio». Gli altri processi che riguardano imputati a piede libero verranno agendati in seconda battuta. Intanto, spiega ancora Gobbi, il Tribunale d’appello «sta cercando altre soluzioni di carattere organizzativo proprio per sostenere il lavoro del Tribunale, ad esempio aumentando l’impiego dei giudici supplenti anche con funzioni operative, magari in qualità di giudici relatori. Attendiamo altresì l’esito della decisione sull’effetto sospensivo dei due ricorsi (presentati dai giudici Francesca Verda Chiocchetti e Siro Quadri, ndr) per poi nominare un giudice supplente». A questo proposito, la figura è già stata individuata ma si attende – come visto – la conclusione dell’iter sull’eventuale effetto sospensivo dei ricorsi. La decisone è comunque attesa a breve.
Al netto delle dimissioni di Ermani e della destituzione di Verda Chiocchetti e Quadri, il TPC ora deve guardare avanti. «Quando si viene eletti all’interno di collegi legislativi, esecutivi o giudiziari è necessario mettere il proprio ego in secondo piano rispetto al ruolo istituzionale che si ricopre», rilancia Gobbi in riferimento ai difficili rapporti personali emersi negli scorsi mesi all’interno del TPC. «Questa vicenda dovrà quindi servire a rafforzare ulteriormente il messaggio. Detto ciò, devo dire che il termine ‘caos’ è stato un po’ abusato: il Tribunale ha continuato a funzionare bene. Le difficoltà nelle relazioni interpersonali hanno sì fatto clamore, ma l’operatività è sempre stata garantita grazie al senso del dovere e alla professionalità di ognuno».
Stefan Blättler, “Primato di procedimenti sul territorio”

Stefan Blättler, “Primato di procedimenti sul territorio”

Il Ministero pubblico della Confederazione è attualmente impegnato in 120 procedure in questo ambito, raddoppio del numero di casi rispetto al 2022.

Il numero di procedimenti legati al terrorismo trattati dalla giustizia elvetica ha raggiunto un massimo storico, afferma il procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler. La Svizzera deve prepararsi a un aumento delle attività terroristiche, avverte. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) è attualmente impegnato in 120 procedure in questo ambito, ciò che corrisponde a un raddoppio del numero di casi rispetto al 2022, indica Blättler in un’intervista pubblicata oggi dai settimanali SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche. I casi riguardano la propaganda terroristica su internet, denaro versato dalla Svizzera a organizzazioni terroristiche e persone che partono per la jihad.”C’è il rischio che queste persone un giorno pianifichino loro stesse degli attacchi se non vengono fermate dalle indagini”, dice il capo della procura federale ai due domenicali. I recenti interventi dell’MPC hanno permesso di prevenirne.

Individui radicalizzati isolati
Sebbene in Svizzera non si siano verificati casi della portata di quelli perpetrati in Germania – come recentemente a Magdeburgo (Sassonia-Anhalt) – o in Francia, Blättler ricorda i tre “attacchi terroristici” di Morges (VD), Lugano e Zurigo. Questi sono stati il risultato di individui isolati che si sono radicalizzati attraverso internet o un predicatore in una moschea. Ma “è proprio perché si tratta di autori isolati che è difficile identificarli”, spiega il responsabile dell’MPC. “L’attacco di Magdeburgo sottolinea la necessità di essere vigilanti”.

Evitare le situazioni belga e svedese
Quanto ad altre minacce concrete per la Svizzera, Blättler cita bande di criminalità organizzata. “Dobbiamo fare in modo che non si verifichino condizioni come quelle delle periferie in Belgio o Svezia, dove le manifestazioni della criminalità organizzata sono ormai chiaramente visibili, con sparatorie, decine di morti e racket”, spiega. Non possiamo permetterci di avere bande rivali che combattono su suolo pubblico. Sul fronte della lotta alla criminalità economica, il procuratore generale ritiene che la Confederazione stia facendo abbastanza per agire contro le aziende colpevoli e i loro dirigenti in caso di abusi. “Non è vero che la Svizzera non fa abbastanza per combattere la criminalità economica”.

Mancanza di personale al MPC
Tenuto conto dell’aumento dei procedimenti, “l’MPC ha raggiunto i suoi limiti in termini di personale”. La carenza è particolarmente evidente nella polizia giudiziaria federale. Di fronte a questa situazione “tesa” sul fronte delle risorse umane, l’MPC ha dovuto temporaneamente accantonare alcuni dossier che riguardavano “casi isolati di sospetta criminalità organizzata e di criminalità informatica”.

 
(Foto: Ministero pubblico della Confederazione)
Aste pubbliche della settimana

Aste pubbliche della settimana

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Divisione della giustizia, informa che nel 2025 sarà adottata una nuova modalità di comunicazione riguardante le aste pubbliche organizzate dall’Ufficio di esecuzione e dall’Ufficio dei fallimenti.
A partire da gennaio, un avviso con l’elenco delle aste previste per la settimana successiva verrà trasmesso agli organi di stampa ogni venerdì pomeriggio.
Questa iniziativa, che si affianca ai canali tradizionali – come la pubblicazione sul Foglio ufficiale e sulla pagina web dell’Amministrazione cantonale – mira a raggiungere un pubblico più ampio di potenziali interessati in modo capillare ed efficace. 
Nel documento allegato è possibile consultare l’elenco degli oggetti che saranno messi all’asta nella settimana dal 6 al 10 gennaio 2025.
Per ulteriori dettagli, si invita a visitare la pagina web dedicata

IMPORTANTE: si ricorda che, conformemente alla legislazione vigente, le aste possono essere annullate anche all’ultimo momento.

Prevena 2024: un Natale con i tuoi in sicurezza con noi!

Prevena 2024: un Natale con i tuoi in sicurezza con noi!

Comunicato stampa

Come ogni anno durante il periodo natalizio, dal 1° al 24 dicembre 2024, si è svolta la campagna su tutto il territorio cantonale. L’iniziativa mira a rafforzare la sicurezza dei cittadini, garantendo una maggiore presenza nei luoghi pubblici di aggregazione e tutelando il territorio attraverso controlli mirati e attività di  sensibilizzazione.
La Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ha concluso la campagna di prevenzione PREVENA 2024: Natale con i tuoi in sicurezza con noi.

L’operazione ha portato a:
– l’istituzione di 200 posti di controllo nei punti più critici
– l’impiego di 350 pattuglie a piedi per contrastare borseggi, taccheggi e furti nei veicoli in zone ad alta affluenza come piazze, mercatini di Natale, negozi e centri commerciali
• la verifica dell’identità di 650 persone

Questi interventi hanno prodotto risultati tangibili, tra cui:
– l’arresto di due persone in esecuzione di mandati di cattura
– il fermo di tre autrici di furto a Pizzamiglio

Oltre alle azioni dirette, la campagna ha contribuito ad accrescere il senso di sicurezza tra i cittadini, favorendo il dialogo e rafforzando la fiducia reciproca.
Ricordiamo che, in caso di urgenza, è fondamentale contattare la Polizia al numero 117. Per situazioni anomale o sospette non urgenti, è importante chiamare il numero 0848 255 555.

Otto anni di legge anti-burqa: più hooligans che islamici

Otto anni di legge anti-burqa: più hooligans che islamici

Dal primo gennaio il divieto di dissimulare il volto è materia federale. Il Ticino è stato un precursore ma in questi 8 anni ne hanno fatto le spese più i facinorosi che le donne con il volto coperto

È entrata in vigore con l’anno nuovo la legge federale contro la dissimulazione del volto in pubblico, che manda in pensione gran parte dell’analogo e ormai celeberrimo testo ticinese, risalente al 1° luglio 2016 (data di entrata in vigore) e frutto di un’iniziativa popolare del 2013 che venne approvata dal 65,4% dell’elettorato.
In questi otto anni in Ticino sono state comminate in tutto 60 sanzioni e – con buona pace di chi la chiama ancora legge anti burqa – sono stati gli hooligans a farne le spese maggiori, con 32 multe contro le 28 inflitte a chi indossava una qualche forma di velo integrale. Più facile, insomma, trovare per le strade ticinesi qualcuno con un passamontagna piuttosto che con un velo integrale.
Dal 2020, poi, non ci sono più state segnalazioni, perché il COVID ha generalizzato l’uso delle mascherine, e il virus è rimasto un utile pretesto anche quando la pandemia ha cessato di essere un’emergenza.
Con il passaggio dalla normativa cantonale a quella federale cambiano alcune cose importanti: la competenza sanzionatoria non è più dei municipi, la sanzione massima è di 1’000 franchi (ma di norma saranno 100) e non 10’000. Resta invece in vigore quella parte di legislazione ticinese che parla di mostrare il volto come elemento di integrazione e avvicinamento ai valori della maggioranza, ma andrà declinata in un altro modo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Otto-anni-di-legge-anti-burqa-pi%C3%B9-hooligans-che-islamici–2474686.html

“Fuori pista sì, ma con la giusta preparazione”

“Fuori pista sì, ma con la giusta preparazione”

Il pericolo valanghe

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2462524

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Il progetto di prevenzione “Montagne sicure” rilancia la sua campagna informativa con una serie di consigli per gli amanti degli sport invernali

Con l’inizio dell’inverno e il ritorno della neve anche sulle montagne ticinesi, fa di nuovo capolino pure il progetto di prevenzione “Montagne sicure”. Il focus di questa edizione del consueto libretto proposto dal Dipartimento delle istituzioni (DI) è posto sul “fuori pista”. L’obiettivo è di sensibilizzare soprattutto chi frequenta saltuariamente la montagna e abbandona le stazioni invernali alla ricerca di maggiore libertà.

“La maggiore libertà e la natura incontaminata nascondono talvolta delle situazioni inaspettate che bisogna saper gestire, soprattutto se si frequenta la montagna solo occasionalmente”

Il progetto si avvale delle competenze di esperti di montagna e sicurezza e presenta come sempre importanti consigli e preziose indicazioni per praticare nella massima sicurezza possibile gli sport invernali.

Il telefonino può essere un prezioso alleato
Nel comunicato con cui il DI presenta il nuovo libretto “Consigli per una montagna sicura” si sottolinea anche come il telefonino possa rivelarsi uno strumento utile e decisivo in caso d’emergenza. Si suggerisce di attivare la geolocalizzazione e l’invio delle coordinate della posizione a un conoscente e di scaricare le app che aiutano a pianificare l’escursione (SLF White Risk, e MeteoSvizzera), nonché quella da utilizzare nella malaugurata situazione di un incidente (REGA). Un’app, quest’ultima, molto efficace anche per il tracciamento del percorso.

Si consiglia anche di non mettere mai in “modalità aereo” lo smartphone, ma occorre tener conto che in altitudine la copertura non è sempre assicurata. Inoltre, le basse temperature riducono la durata delle batterie (per ovviare si consiglia un power-bank). “Giusto affidarsi alla tecnologia – chiosa il DI – ma altrettanto necessario informare conoscenti e famigliari sulle escursioni che si intendono effettuare”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CFuori-pista-s%C3%AC-ma-con-la-giusta-preparazione%E2%80%9D–2454049.html

 

Furti sotto le feste, Pizolli: “Con le giornate più corte tendono ad aumentare”

Furti sotto le feste, Pizolli: “Con le giornate più corte tendono ad aumentare”

La situazione quest’anno è in linea con il recente passato. Il portavoce della Polizia: “Vi è un’attenzione accresciuta non solo tra le forze dell’ordine, ma anche tra i partner quali l’Ufficio delle dogane”.

Due cileni sono stati arrestati nel Mendrisiotto il 17 dicembre. Due giorni dopo, a finire in manette è stato un 27enne nel Gambarogno. Venerdì scorso, infine, tre giovani donne sono state fermate e arrestate a Chiasso. Solo negli ultimi giorni sono più volte scattate le manette ai polsi di persone accusate di furto con scasso, spesso colte con la refurtiva o con strumenti usati per entrare nelle abitazioni. “Con le giornate più corte e con il buio che arriva prima che la gente rientri a casa dal lavoro, il numero di furti con scasso conosce tutti gli anni un aumento”, commenta ai microfoni di Ticinonews Renato Pizolli, portavoce della Polizia cantonale. Quest’anno “ci troviamo in una situazione in linea con il recente passato. Vi è infatti un’attenzione accresciuta non solo tra le forze dell’ordine, ma anche tra i partner quali l’Ufficio delle dogane e del controllo dei confini e le polizie comunali”.

La campagna “Prevena”
E in effetti in questo periodo la polizia è presente sul territorio in maniera ancora più capillare, in particolare per la campagna di prevenzione “Prevena”, che viene svolta nel mese di dicembre da ben 17 anni. “Prevena si occupa principalmente della prevenzione dei furti che si verificano nel periodo natalizio e quindi il focus, in questo caso, è incentrato principalmente su borseggi e furti nelle automobili”, aggiunge Pizolli. “È però accompagnata anche da un’altra opera di sensibilizzazione che concerne i ‘colpi’ all’imbrunire, ovvero principalmente quelli con scasso nelle abitazioni. Ci si occupa quindi di dare degli elementi per rendere più sicura la casa proprio in questo periodo dell’anno”.

Alcuni suggerimenti
Nell’ambito della campagna vengono quindi forniti anche dei suggerimenti al cittadino sui comportamenti che possono fungere da deterrente per questi reati. “Noi consigliamo sempre, ad esempio, di non far capire che non si è in casa e di simulare quindi la propria presenza, magari attraverso dei giochi di luce. Viceversa, è prudente non palesare la propria assenza per vacanze, né sui social né tantomeno lasciando che la bucalettere trabocchi di posta”. A tal proposito “si può chiedere a vicini o parenti di passare e svuotare la cassetta delle lettere, in modo da evitare di evidenziare un’assenza prolungata”, termina Pizolli.

https://www.ticinonews.ch/ticino/furti-sotto-le-feste-pizolli-con-le-giornate-piu-corte-tendono-ad-aumentare-405538

Montagne sicure: avviata la stagione invernale

Montagne sicure: avviata la stagione invernale

Comunicato stampa

Con l’inizio delle festività natalizie e di fine anno il progetto di prevenzione Montagne sicure propone una serie di consigli per gli amanti degli sport praticati sulle piste delle stazioni invernali o nel “fuori pista”. Proprio a questi ultimi, un pubblico in crescita, sono rivolte alcune indicazioni e alcune attività sul terreno. L’augurio è che la diffusione di messaggi di sensibilizzazione possa contribuire alla pratica dello sport in tutta sicurezza. 

Nel fine settimana la neve ha ricoperto le nostre montagne e la stagione invernale nella maggior parte dei casi può prendere avvio. Del resto, dopo alcuni inverni in cui la neve è praticamente mancata, l’attesa è grande ed è pure confermata dal buon riscontro ottenuto dalla prevendita del nuovo abbonamento ticinopass.

“Il progetto di prevenzione Montagne sicure, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi anche quest’inverno segnala i comportamenti più virtuosi da adottare durante le uscite, in particolare a chi pratica il “fuori pista”. Soprattutto a favore di chi, ed è il pubblico di riferimento del progetto, frequenta soltanto di tanto in tanto la montagna e abbandona le stazioni invernali alla ricerca di maggiore libertà e forti emozioni”.

In aggiunta ai suggerimenti, da alcuni anni questo progetto gestisce l’Avalanche Training Center (ATC) di Airolo Pesciüm (da quest’anno posizionato nelle immediate vicinanze del ristorante) e collabora con quello situato alla Capanna Piansecco in Val Bedretto: due centri di formazione dove è possibile apprendere le regole basilari di comportamento in caso di valanghe, partecipando a corsi o organizzando dei momenti formativi su misura, oppure ancora utilizzando il centro in modo autonomo. Nelle prime settimane del 2025 il Gruppo Ricerche e Costatazioni della Polizia cantonale proporrà, con l’aiuto di alcuni partner di progetto, dei momenti d’istruzione gratuiti aperti a tutti. Gli appuntamenti, come consuetudine, saranno comunicati di volta in volta.

Sempre restando al “fuori pista”, a volte dimentichiamo di possedere un telefonino e che quest’ultimo potrebbe rivelarsi uno strumento utile e decisivo: la tecnologia tascabile ci accompagna in tutte le nostre uscite e può aiutarci in caso d’emergenza. Bastano poche modifiche alle impostazioni tecniche (in particolare l’attivazione della geolocalizzazione e dell’invio delle coordinate della posizione a un conoscente), rispettivamente scaricare le App che migliorano la pianificazione dell’escursione (SLF White Risk, MeteoSvizzera) o quella da utilizzare nella malaugurata situazione di un incidente (REGA). Un’App, quest’ultima, molto efficace anche per il tracciamento del percorso. Il cellulare non deve mai essere in “modalità aereo” e occorre tener conto che in altitudine la copertura non è sempre assicurata. Le basse temperature, poi, riducono la durata delle batterie (per ovviare si consiglia un power-bank). Giusto affidarsi alla tecnologia, ma altrettanto necessario informare conoscenti e famigliari sulle escursioni che si intendono effettuare.

Per tutti gli altri consigli ricordiamo, in particolare, il libretto aggiornato “Consigli per una montagna sicura” e il  materiale di sensibilizzazione ottenibile scrivendo a di-montagnesicure@ti.ch oppure scaricabile direttamente dal sito internet www.montagnesicure.ch.

Il progetto si avvale, come sempre, delle competenze di esperti di montagna e sicurezza presenti nella Commissione consultiva Montagne sicure, rispettivamente dei consigli della Commissione tecnica invernale.

Ricordiamo infine che nelle prossime settimane il progetto Montagne sicure promuoverà in stretta collaborazione con le tre sezioni del Club Alpino Svizzero, la Federazione Alpinistica Ticinese e Gioventù + Sport  una serata per addetti ai lavori dal titolo “Condurre un gruppo in montagna: ruoli, responsabilità, rischi e possibilità formative”. Anche in questo caso, la sicurezza viene posta al centro e discussa con relatori esperti.