Incontro dell’Ufficio Presidenziale con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti

Incontro dell’Ufficio Presidenziale con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti

Comunicato stampa della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Sotto la Presidenza del Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, alla presenza dell’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori e del Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte Alberto Preioni, accompagnati dal Segretario Generale Francesco Quattrini, si è svolto oggi a Roma un incontro di lavoro tra l’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro Regio Insubrica e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Nell’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dalla firma della Dichiarazione di Intesa con cui è stata costituita l’Associazione nel 1995, la delegazione ha avuto l’occasione di significare al Ministro l’importanza della collaborazione transfrontaliera promossa nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini dalla Comunità di lavoro, che si pone quale piattaforma di dialogo e cooperazione, attivandosi concretamente per le istanze del proprio territorio come interlocutore politico nei confronti delle rispettive Autorità centrali.
In particolare, è stata portata all’attenzione del Ministro la preoccupazione per l’attuale situazione economica e del mercato del lavoro nell’area insubrica, correlata alle gravi crisi aziendali che interessano le province di Varese e del Verbano Cusio Ossola, che si ripercuotono anche nel Cantone Ticino ed incidono negativamente impoverendo il tessuto socio-economico della zona di confine italo-svizzera. Nel merito l’Ufficio Presidenziale ha trasmesso una lettera della Regio Insubrica al Ministro Giorgetti ed ha espresso la necessità che le Autorità nazionali prestino particolare attenzione alle dinamiche peculiari a cui sono soggette le realtà di frontiera tra Svizzera e Italia, a tutela dell’economia e dell’occupazione nelle regioni di confine.
Il medesimo allarme e la richiesta di tenerne conto nell’elaborazione di eventuali iniziative politiche è stata rivolta congiuntamente anche al Capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, in una lettera recentemente inoltrata dalla Presidenza della Comunità di lavoro.

Il ricambio generazionale “sarà una sfida complessa”

Il ricambio generazionale “sarà una sfida complessa”

Le sfide future della Polizia cantonale sono state al centro dell’annuale rapporto di Corpo tenutosi nei giorni scorsi a Rivera. “Per ragioni di risparmio è in forse la Scuola di polizia 2026”, ha spiegato il Comandante Matteo Cocchi, precisando che “questo andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo”.
Le novità e le sfide future, ma anche un bilancio dell’attività svolta nel corso dello scorso anno. Questi i temi principali trattati negli scorsi giorni al Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, dove si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale.

“Mantenere l’attuale numero di agenti non sarà facile”
Riferendosi allo stato delle finanze pubbliche, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), ha spiegato come “riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile”. Effettivi ritenuti indispensabili “per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine. Inoltre, deve fare i conti con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500mila persone giornaliere”. Ma oltre ai conti pubblici, un’altra sfida è rappresentata dal ricambio generazionale, “che nei prossimi anni vedrà la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni”. La strada “è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative”.

La sfida legata allo scambio di informazioni tra Corpi
In seguito ha preso parola Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. Soffermandosi sulle problematiche legate al personale, ha rilevato come ” per quanto riguarda la Scuola di polizia la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo”. Cocchi ha poi parlato del Progetto Polizia Ticinese, “che ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro Cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti”. Nella veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha poi evidenziato “il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione”. In quest’ambito ha ribadito “che una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è quella legata allo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità”. Infine ha messo l’accento sugli impieghi fuori cantonale, come il World Economic Forum (WEF) di Davos, ’Eurovision Song Contest che si terrà a Basilea a maggio e il Campionato europeo femminile di calcio, che si terrà in Svizzera in luglio. Eventi che, viene ricordato, “potrebbero richiedere l’invio di agenti della Polizia cantonale per le attività di sicurezza”.

Le altre sfide future
Dopo Gobbi e Cocchi, a prendere parola sono stati il Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, i maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti nonché al capitano Andrea Cucchiaro. Nel corso dei loro interventi l’accento è stato dapprima posto “sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico”. Successivamente “sulla capacità della Polizia cantonale di adattarsi alle nuove sfide future legate all’attuale trend finanziario negativo e all’atteso sensibile ricambio di personale nei prossimi anni”. Variabili che, viene infine spiegato, “renderanno pure necessario un adattamento organizzativo per quanto riguarda l’allocazione delle risorse, mezzi e collaboratori, e i processi che regolano i compiti attribuiti al Corpo. Pure ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ricambio-generazionale-sara-una-sfida-complessa-407258

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Polizia, le partenze preoccupano

Il ricambio generazionale e le difficoltà dei conti del Cantone sono stati al centro dell’annuale rapporto di Corpo – Gobbi: «Mantenere l’attuale numero di agenti non sarà facile»

L’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale, svoltosi negli scorsi giorni al Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, è stato l’occasione non solo per ripercorrere l’ultimo anno di attività, ma anche per tracciare il cammino per affrontare le sfide future, in particolare quelle legate al ricambio generazionale del personale. Visto lo stato delle finanze cantonali, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, «riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, benché sia auspicabile per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine». Alla sfida dei conti pubblici si aggiunge però anche quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni il pensionamento di numerosi collaboratori. «Per l’Amministrazione cantonale – ha detto Gobbi – sarà una sfida complessa e già ora si sta lavorando per trovare soluzioni. La strada è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità».

Da parte sua, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è soffermato sulla Scuola di Polizia, che potrebbe saltare nel 2026: «Questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo», ha chiarito. Cocchi si è quindi soffermato sul progetto «Polizia ticinese» che «ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti ». Infine, in qualità di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere, Cocchi ha evidenziato il compito «estremamente importante» di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. In quest’ambito, ha ribadito che «una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è lo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

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‘Scuola di polizia 2026, non farla avrebbe effetti negativi’
Così il comandante Cocchi al Rapporto annuale

Sì farà o non si farà la Scuola di polizia edizione 2026? Al momento una risposta è impossibile. Nel Preventivo 2025 del Cantone il Consiglio di Stato aveva prospettato la rinuncia ai corsi per l’anno prossimo, per motivi di risparmio. Sindacati e associazioni del personale sono insorti, chiedendo al governo di ripensarci. A questo punto se ne saprà di più col Preventivo 2026 al quale l’Esecutivo comincerà a lavorare fra qualche mese. La Scuola e le possibili conseguenze di una sua mancata organizzazione l’anno venturo hanno fatto comunque capolino all’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenutosi di recente al Centro cantonale della protezione civile a Rivera: si tratta del momento in cui la PolTi stila un bilancio dell’anno di attività appena trascorso, con uno sguardo all’oggi e al domani.

Non solo conti pubblici: c’è anche il ricambio generazionale
Intervenendo all’incontro il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, citato nella nota diramata dalla Cantonale riguardante il citato Rapporto, ha dapprima accennato all’attuale stato delle finanze pubbliche. Viste le odierne difficoltà, riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio “non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile”. Un numero ritenuto indispensabile “per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine”. Un cantone che deve inoltre fare i conti “con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500’000 persone giornaliere”. Ma alla sfida dei conti pubblici si aggiunge quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale, si legge ancora nel comunicato, “sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni”. La strada è quella di rendere maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, “favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative”.

Il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi si è a sua volta soffermato sulle questioni legate al personale. In primis ha rilevato che per quanto riguarda la Scuola di polizia, la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, “andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del corpo”. Nella veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere, Cocchi ha pure evidenziato “il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i corpi di polizia della Confederazione”. Ha quindi ribadito che uno dei “maggiori problemi” da risolvere a livello nazionale è quello attinente allo scambio di informazioni tra i vari Corpi – tuttora “difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo” – per meglio contrastare la criminalità.

Criminalità, sviluppi tecnologici e recupero somme
Al recente rapporto sono intervenuti anche il Sostituto comandante Lorenzo Hutter, i maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti e il capitano Andrea Cucchiaro. Dapprima è stato posto l’accento sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, “grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico”. È stata inoltre ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari “con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali”.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 febbraio 2025 de La Regione

Personale e organizzazione, due sfide da vincere

Personale e organizzazione, due sfide da vincere

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni, presso il Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. È stata l’occasione per trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività nonché per presentare le novità e le sfide future, in particolare quelle legate al ricambio generazionale del personale e alle strategie organizzative.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi si è dapprima chinato sull’attuale stato delle finanze pubbliche. Viste le odierne difficoltà in quest’ambito, riuscire a mantenere l’attuale numero di agenti sul territorio non sarà un’impresa semplice, anche se auspicabile. Effettivi ritenuti indispensabili per garantire la necessaria sicurezza al Ticino, cantone di frontiera che deve far fronte alla criminalità di confine. Inoltre, deve fare i conti con un’importante densità di presenze sul suo territorio, contando anche frontalieri e turisti, che raggiunge circa 500’000 persone giornaliere. Alla sfida dei conti pubblici si aggiunge pure quella del ricambio generazionale, che vedrà nei prossimi anni la partenza in pensione di numerosi collaboratori nati a cavallo delle generazioni Boomer e X. Per l’Amministrazione cantonale sarà una sfida complessa da affrontare e già ora si sta lavorando per trovare delle soluzioni. La strada è quella di rendere  maggiormente attrattivo l’impiego pubblico, favorendo in particolare la digitalizzazione, la flessibilità, le pari opportunità e lo sviluppo del personale attraverso adeguate offerte formative.

Ha poi preso la parola il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che si è a sua volta soffermato sulle problematiche legate al personale. In primis ha rilevato che per quanto riguarda la Scuola di polizia la possibilità di effettuarla nel 2026 è in forse per ragioni di risparmio e questo, negli anni a venire, andrà a ripercuotersi negativamente sugli effettivi del Corpo. Si è pure soffermato sul Progetto Polizia Ticinese che ambisce a modernizzare e migliorare la sicurezza pubblica nel nostro Cantone, anche attraverso visioni innovative per quanto riguarda l’attribuzione dei compiti. Nella veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato il compito estremamente importante di quest’ultimo gremio: promuovere la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. In quest’ambito ha ribadito che una delle maggiori problematiche da risolvere a livello nazionale è quella legata allo scambio di informazioni tra i vari Corpi, tuttora difficoltoso, frammentato e impegnativo in termini di risorse e tempo, per meglio contrastare la criminalità. Ha infine posto l’accento sugli impieghi fuori cantone, l’esempio più recente è il World Economic Forum (WEF), con nuovi eventi che si profilano all’orizzonte come l’Eurovision Song Contest a Basilea e il Campionato europeo femminile di calcio, che si terrà in Svizzera in luglio. Manifestazioni che, in ottica di collaborazione tra i vari Corpi confederati, potrebbero richiedere l’invio di agenti della Polizia cantonale per le attività di sicurezza.

La parola è poi passata al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter, ai maggiori Thomas Ferrari e Marco Zambetti nonché al capitano Andrea Cucchiaro. Dapprima è stato posto l’accento sui futuri sviluppi tecnologici e sui risultati ottenuti nel contrasto della criminalità, grazie anche a una gestione strutturata delle informazioni supportata dagli importanti progressi compiuti a livello informatico. Successivamente ci si è chinati sulla capacità della Polizia cantonale di adattarsi alle nuove sfide future legate all’attuale trend finanziario negativo e all’atteso sensibile ricambio di personale nei prossimi anni. Variabili che renderanno pure necessario un adattamento organizzativo per quanto riguarda l’allocazione delle risorse, mezzi e collaboratori, e i processi che regolano i compiti attribuiti al Corpo. Pure ribadita la centralità del contrasto ai reati economico finanziari con iniziative e misure volte a favorire il recupero delle ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse statali.

Prova delle sirene mercoledì 5 febbraio 2025

Prova delle sirene mercoledì 5 febbraio 2025

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in base alle istruzioni dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 5 febbraio 2025 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua.

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (416 dispositivi); alle 13.30, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.  
Alle ore 14.20 ed alle ore 15.10, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale e informare la popolazione sui comportamenti corretti.
Il Dipartimento si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione.  
Con Alertswiss, le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o, scaricando gratuitamente la relativa applicazione, le stesse si potranno ricevere sul proprio telefono mobile.  
Allarme acqua – Informiamo che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.  
Sottolineiamo inoltre l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o che non hanno accesso autonomamente ai canali di informazione.
Le informazioni concernenti la prova annuale vengono pubblicate anche sulla pagina web cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram (@ucrainaTi) dedicato alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul territorio cantonale.  
Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-protpop@ti.ch.

Norman Gobbi: “Missione compiuta”

Norman Gobbi: “Missione compiuta”

Riflessioni e breve bilancio al termine del mandato da coordinatore

Da domenica scorsa il Consigliere di Stato, Norman Gobbi ha lasciato il ruolo di coordinatore del Movimento della Lega dei Ticinesi a Daniele Piccaluga al termine dell’assemblea svoltasi a Rivera. Un anno intenso per Gobbi, impegnato in un doppio ruolo non facile. “Le critiche contro la decisione di assumere ad interim un po’ più di un anno fa la funzione di coordinatore della Lega sono state molte, giunte in particolare dai media. Sotto accusa la possibilità di essere al tempo stesso Consigliere di Stato e coordinatore di un movimento politico. Critica legittima. Da subito però ho ben separato il mio lavoro, mettendo sempre al primo posto quello di Direttore del Dipartimento delle istituzioni e membro del collegio governativo. Un anno fa ho deciso di diventare coordinatore perché la Lega aveva bisogno di me anche in quella funzione. L’ho fatto come gesto d’amore verso la Lega e di riconoscenza per quanto mi ha sempre dato. Ero ben cosciente che mi sarei attirato molte critiche e anche per questo motivo ho voluto assieme a me in questo periodo una serie di vice coordinatori che mi aiutassero e sostenessero. Li ho ringraziati per questo sostegno e ne approfitto per farlo anche da queste colonne”.

Che bilancio può trarre da questa esperienza? “Diciamo che sul piano politico sono arrivate alcune belle soddisfazioni. Subito in marzo l’esito della votazione per la 13esima AVS, con il 71% delle e dei ticinesi che hanno detto Sì. E con una partecipazione che ha sfiorato il 60%. Il tema del sostegno dei nostri anziani è sempre stato ed è nel cuore dei leghisti. Se fosse stato per noi già più di dieci anni fa a livello cantonale avemmo introdotto un aiuto per i nostri pensionati. Così non fu per volere della maggioranza. Ma ora che la 13esima AVS è una realtà siamo davvero contenti. Missione compiuta. Poi in aprile ci sono state le elezioni comunali. La stampa ha faticato non poco ad ammettere che la Lega quelle elezioni le ha vinte. Il fatto di aver riconfermato Michele Foletti sindaco di Lugano con una votazione brillante, di aver confermato i nostri seggi nei Municipi dei centri più importanti e in moltissimi altri Comuni sono stati il segno distintivo del successo. Era proprio in vista di quell’elezioni che ho accettato di assumere il ruolo di coordinatore ad interim. Anche in questo caso si può dire: missione compiuta”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Ora si apre una nuova stagione per la Lega. “Non credo sia una stagione nuova, perché anche Daniele si inserirà nel solco della storia degli oltre 30 anni della Lega dei Ticinesi. Per esempio si tratterà di continuare a mantenere una linea ferma su alcuni temi che considero “non negoziabili”: difesa della sovranità nazionale contro i continui e striscianti tentativi di svendere la Svizzera ai burocrati dell’UE; difesa della nostra neutralità armata; lotta all’aumento delle casse malati; difesa del potere d’acquisto delle e dei ticinesi, ecc. Sarà però necessario anche ritornare nelle piazze e mettersi all’ascolto della gente per cogliere e interpretare le preoccupazioni. E su questo aspetto Daniele mi sembra possa essere l’uomo al posto giusto”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 2 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

 

Annullata una decisione del Consiglio comunale di Bedigliora

Annullata una decisione del Consiglio comunale di Bedigliora

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha annullato la decisione del Consiglio comunale di Bedigliora di approvare un credito di 2,6 milioni di franchi per la realizzazione di un nuovo posteggio. Il provvedimento del Governo è stato adottato a tutela degli interessi del futuro Comune di Lema, nel quale confluirà l’attuale Comune di Bedigliora.

Il prossimo 6 aprile 2025, con l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, verrà costituito il nuovo Comune di Lema, aggregazione degli attuali Comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio. A pochi mesi da questa scadenza, nella seduta dello scorso 18 dicembre 2024, il Consiglio comunale di Bedigliora ha, tra l’altro, accolto la richiesta di un credito di 2’599’000 franchi per la realizzazione di un nuovo posteggio all’entrata est del nucleo del paese.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che questa decisione, presa dagli organi di Bedigliora in assenza di un accordo con i rappresentanti degli altri Comuni del comprensorio di aggregazione, costituisce un agire che non tutela gli interessi del futuro Comune di Lema. Considerato che la decisione in oggetto, adottata a breve distanza dalla nascita del nuovo Comune, avrebbe avuto effetti sia in ambito finanziario che sull’impiego di tempo e risorse interamente a carico di Lema, il Governo ha deciso di annullare l’approvazione del credito, al fine di salvaguardare le competenze decisionali dei futuri organi comunali. La misura di vigilanza si fonda segnatamente sull’art. 12 cpv. 2 della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni che consente al Consiglio di Stato di intervenire nella delicata fase che precede l’aggregazione con provvedimenti volti alla tutela di interessi preponderanti del costituendo Comune.

Assemblea Lega: i soci eleggono Piccaluga alla guida del Movimento

Assemblea Lega: i soci eleggono Piccaluga alla guida del Movimento

Comunicato stampa Lega dei Ticinesi

Nessuna sorpresa dopo una vivace discussione: con un lungo applauso Daniele Piccaluga è stato designato nuovo coordinatore della Lega dei Ticinesi. Succede a Norman Gobbi, che ha guidato il Movimento ad interim, nell’ultimo anno e mezzo, segnato dal positivo risultato ottenuto alle elezioni comunali del 2024.
Durante il suo intervento, Gobbi ha ripercorso il lavoro svolto, ricordando che il punto centrale del suo mandato era quello di attivare e motivare la base della Lega. Creare entusiasmo in un Movimento che rappresenta gli interessi delle e dei ticinesi, coordinando il lavoro a livello cantonale e nei Comuni.
Ha colto l’occasione per esprimere un sentito ringraziamento per il lavoro svolto ai suoi vice Roberta Pantani Tettamanti, Gianmaria Frapolli, Alessandro Mazzoleni, e Daniele Piccaluga.
La nomina di Daniele Piccaluga è stata sancita da un caloroso applauso (63 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti). Piccaluga, attualmente Granconsigliere e vice sindaco del Comune di Monteceneri, ha ringraziato tutti per la fiducia accordata e ha assicurato il suo massimo impegno nel rispetto dei valori della Lega e di ciò che il Movimento rappresenta per molti ticinesi.
All’Assemblea straordinaria della Lega dei Ticinesi svoltasi a Rivera hanno partecipato circa ottanta persone (di cui 66 con diritto di voto) e la trattanda sulla nomina del coordinatore è stata preceduta dalla presentazione dei risultati di un sondaggio rivolto ai membri attivi della Lega, per raccogliere idee e suggerimenti utili e costruire insieme il futuro del Movimento.
Tre le domande sottoposte ai partecipanti: la prima mirava a comprendere cosa significhi essere leghisti oggi, la seconda esplorava le aspettative politiche dei membri, mentre la terza raccoglieva consigli per il nuovo coordinatore, comprese eventuali indicazioni sui temi e le sensibilità che dovranno essere al centro della sua azione politica.
Un’opportunità per riflettere su ciò che unisce la Lega e per impegnarsi a lavorare in modo trasparente e sincero nell’interesse primario delle e dei ticinesi.
All’ordine del giorno era previsto anche un aggiornamento sull’attività politica, curato da Boris Bignasca, capogruppo in Gran Consiglio, e Alessio Allio, coordinatore del Movimento Giovani Leghisti.
L’incontro si è concluso con un momento conviviale, durante il quale i partecipanti hanno avuto l’occasione di congratularsi con il neoeletto coordinatore.

 

«Dopo lo smarrimento la Lega ora ritrovi la gente»

«Dopo lo smarrimento la Lega ora ritrovi la gente»

Con Gobbi ripercorriamo i motivi che l’hanno spinto ad assumere il «doppio ruolo» di capo di un partito e consigliere di Stato. Sul futuro, spiega che «la Lega deve tornare a essere un movimento popolare, meno di palazzo». Sull’incidente in Leventina, invece, fa autocritica: «Mi rimprovero di aver bevuto magari un bicchiere in più, che ha portato a tutta questa storia».

Norman Gobbi è pronto a lasciare la carica di coordinatore della Lega, ruolo che aveva assunto ad interim nel 2023. Con il consigliere di Stato facciamo il punto sul movimento, sui dossier politici aperti e sul «famoso» incidente in Leventina. L’intervista integrale domani alle 19 a La domenica del Corriere su Teleticino.

Cosa significa, oggi, essere leghista? Si sente ancora pienamente parte del movimento oppure ormai la sua linea politica è più vicina a quella dell’UDC?
«Sono leghista. Ma essere leghista oggi non è come essere leghista nel 1991, quando c’era da picconare. Era questa l’immagine utilizzata da Giuliano Bignasca per demolire non solo il Palazzo – cosa che peraltro non ha fatto – ma soprattutto il tavolo di sasso che a quel tempo reggeva i destini del Cantone in maniera molto chiusa e poco democratica. Oggi essere leghista significa essere vicini alla popolazione, saperla ascoltare, saper dare delle risposte o cercare di dare delle soluzioni ai problemi in maniera semplice e non tanto, diciamo così, in politichese».

Se dico che la sua Lega sta vivendo una lunga stagione (forse anche perenne) di confusione, affermo qualcosa di vero o di fantasioso?
«Diciamo che c’è stato un momento di smarrimento. Uno smarrimento dovuto al fatto che abbiamo subito la perdita di figure importanti in breve tempo. E quando manca il faro in mezzo al mare in burrasca, la nave può anche perdere l’orientamento. Questo orientamento credo sia stato ritrovato negli ultimi periodi grazie alla buona volontà di tutti, con questo spirito popolare di dare delle risposte. Dall’altra parte abbiamo ritrovato la rotta anche attraverso una stabilizzazione che ho cercato di trasmettere in questo anno di interimato come coordinatore».

Rimaniamo sul Gobbi coordinatore. Nel 2023 è stato acclamato dai suoi e ha assunto la guida della Lega. Ha giustificato quel ruolo per «spirito» di servizio. Ma come risponde alle migliaia di persone che l’hanno votata per essere consigliere di Stato?
«Secondo me non è stata una decisione problematica. Ho sempre cercato di avere un ruolo di coordinatore dietro le quinte, agendo da allenatore e non da “conducator”. Inoltre non sono venuto meno al mio ruolo di consigliere di Stato, tant’è che gli impegni non sono diminuiti, anzi, sono aumentati anche a livello intercantonale nel mio ruolo di direttore di Dipartimento. Ho sempre cercato di tenere le due funzioni separate, in maniera ben distinta e chiara».

Quindi non fa autocritica? Rifarebbe la stessa scelta?
«È stata una scelta considerata da taluni improvvida, ma è stata necessaria. Ogni tanto bisogna fare delle cose anche quando non si ha gran voglia di farle. E questo credo sia un po’ l’aspetto che ha portato a fare anche la scelta sul futuro coordinatore, proprio perché di persone disponibili non ce n’erano tantissime, anzi. Va anche detto che quando le cose vanno bene tutti sono pronti a saltare sul carro. Ma quando il carro comincia ad avere qualche rallentamento o qualche sbandamento di solito chi è pronto ad assumersi una certa responsabilità viene meno».

Qual è stato il momento più gioioso e quello più problematico della conduzione della Lega?
«Sicuramente l’aspetto più allegro è sapere di avere tante persone amiche e vicine. Fare il coordinatore di un movimento come la Lega è soprattutto uno stato d’animo, in cui bisogna cercare di fare squadra con le diverse sensibilità. Quello più problematico evidentemente è tutto quello che è successo da marzo via, con il mio famoso incidente che non ho causato ma che ho subito e che poi è diventato il tema politico per qualche mese».

Lei era stata anche la persona che aveva spinto per dare alla Lega una maggiore rappresentanza democratica e che aveva spinto per dotarsi di statuti. Tentativo fallito. Perché?
«Forse non siamo pronti. Siamo abituati ad avere il capo tribù proprio perché la Lega è nata come una tribù. Ricordo però che ora c’è un’assemblea sovrana che nominerà il coordinatore, deciderà le liste o approverà le liste che verranno proposte per Esecutivo e Legislativo e farà le strategie politiche. Questo organo è un passo verso la democrazia ma bisogna comunque cercare di gestire il movimento in maniera aperta, sicuramente con il dialogo ma con fermezza nella conduzione».

Domani l’assemblea (salvo improbabili sorprese) eleggerà Daniele Piccaluga quale suo successore. Una nomina che lei ha voluto. Quali aspettative ha?
«Io e gli altri del coordinamento abbiamo voluto Piccaluga. È stata una scelta di squadra e la squadra sarà vicina e sosterrà Piccaluga in questa sfida non facile. Qualcuno l’ha già definito troppo giovane, altri in maniera cattiva l’hanno definito un mio burattino. Secondo me ha una sua personalità, ha il suo cervello, ha la sua empatia, ha la sua capacità di essere popolare e vicino alla gente e credo che questa sia la sua vera forza. Dobbiamo ritornare a essere un movimento popolare, meno da palazzo».

È pronto a fare coppia in Governo con Piero Marchesi? Nel 2027, quando la Lega avrà solo un seggio in Consiglio di Stato, sarà una Lega un po’ più libera di quella di oggi?
«Sono sempre stato pronto a lavorare con chiunque il popolo ha deciso di eleggere in Governo, perché il ruolo del Consiglio di Stato è quello di mettere da parte le proprie idee sulle persone e di lavorare nell’interesse del Paese all’interno dell’Esecutivo. Quindi se il popolo ticinese decidesse di avere sia il sottoscritto sia Marchesi all’interno del Governo sicuramente sarei ben contento di lavorare con lui, così come sono contento di lavorare con gli altri colleghi».

Lei ha pubblicamente dichiarato che nel 2027 si ricandiderà. Chi o che cosa potrebbe farle cambiare idea?
«Dipende dai prossimi due anni, da come andranno dal punto di vista del movimento. E se l’obiettivo dell’area politica Lega- UDC è quello di avere due posti nell’Esecutivo, diventa importante pianificare con gli amici democentristi questo termine elettorale in modo da garantire l’espressione del popolo ticinese».

Sul tavolo c’è un’iniziativa promossa dall’UDC e sostenuta massicciamente dalla Lega per diminuire il numero dei dipendenti pubblici. Lei da che parte sta?
«In questo caso il doppio ruolo di coordinatore e consigliere di Stato diventa problematico. Come direttore di un Dipartimento, difendo la mia truppa. Ma la difendo quando è opportuno farlo. In generale, nei prossimi anni – vista la situazione finanziaria – lo Stato dovrà fare una cura dimagrante in tutti gli ambiti, anche in quello del personale. Le partenze previste nei prossimi anni a livello di funzionari pubblici sono un’opportunità. Sarà importante verificare cosa è imperativo garantire come servizi e cosa no. Credo che questa sia una sfida che lo Stato dovrà affrontare indipendentemente dall’iniziativa».

Passiamo a un altro capitolo. L’incidente in Leventina. Ci sonodue poliziotti che prossimamente andranno a processo. Ha pensato a loro durante le feste di Natale? Al loro stato d’animo?
«Certamente. Proprio perché sono miei agenti. Agenti che servono il Paese e che non hanno fatto nulla di male. Sono intervenuti due quadri della Gendarmeria, garantendo le procedure e sottoponendo il direttore del Dipartimento ai controlli necessari, anche se qualcuno non la pensa così. Il procuratore generale ha deciso di non prendere una decisione ma di demandarla a un giudice penale».

Avrebbe potuto fare qualcosa in più per salvaguardare i due agenti?
«I primi agenti che sono intervenuti erano due giovani, i quali si sono comportati correttamente dicendo “direttore, dobbiamo fare i controlli”. Le due persone finite sotto inchiesta sono i due quadri della Gendarmeria intervenuti per fare il controllo probatorio dopo che c’è stato un problema con l’etilometro. I cittadini devono aver fiducia nelle autorità. Il consigliere di Stato Norman Gobbi non è stato aiutato dalla polizia. È stato sottoposto a una normale procedura. Poi qualcuno ha da ridire sui minuti intercorsi fra i vari controlli. Ma non mi sono mai sentito favorito in nessun momento».

Dunque non ha nulla da rimproverarsi?
«Mi rimprovero di aver bevuto magari un bicchiere in più, che ha portato a tutta questa storia. Se non ci fosse stato quel problema con l’etilometro difettoso (comunicatomi peraltro solo 5 mesi dopo) non ci sarebbe stata la necessità del controllo probatorio – che poi in definitiva ha stabilito che ero comunque sotto il limite. Ricordo che l’incidente non è stato causato dal sottoscritto, come stabilito anche dall’assicurazione. Visto che c’erano solo danni materiali potevo anche non chiamare la polizia. Ma l’ho fatto per evitare speculazioni. Che ci sono state in ogni caso e questo mi insegna che comunque vada è sempre colpa di Gobbi. Ma ho le spalle larghe».

Ma perché, viste le domande sul tavolo, non si risponde in Parlamento?
«È l’atteggiamento che ha il Governo e che condivido. Ci sono molti aspetti legati all’inchiesta penale, non ancora chiusa».

Infine, arriviamo alla Giustizia e a tutto quello che è avvenuto all’interno del Tribunale penale cantonale. L’impressione è di aver visto un consigliere di Stato molto coinvolto, non così distaccato anche alla luce delle sue dichiarazioni, diciamo, «profetiche».
«Bisogna guardare le cose per quello che sono. Vista la situazione che si era creata e gli atteggiamenti dell’uno o dell’altro, era facilmente prevedibile che sarebbe andata a finire così. A me sta a cuore il buon funzionamento della Giustizia, quindi il lavoro fatto con il Tribunale d’appello e con il Consiglio della Magistratura è stato importante per garantire la fiducia nei confronti del terzo potere dello Stato».

Ora sembra di respirare aria nuova. Vedremo finalmente una Giustizia più forte?
«Vedremo uno spirito di servizio più forte da parte di tutti gli attori, proprio perché se ognuno pensa di essere migliore dell’altro evidentemente non facciamo del bene allo Stato. Queste ultime settimane hanno permesso di far capire a tutti che dobbiamo lavorare assieme, dobbiamo parlarci, dobbiamo capirci ma prima di tutto capire le varie necessità che abbiamo per un’azione comune».

Intervista pubblicata nell’edizione di sabato 25 gennaio 2025 del Corriere del Ticino

Designata l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario

Designata l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha designato oggi l’avv. Krizia Kono-Genini quale Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. L’interessata supplirà l’avv. Paolo Bordoli, designato ieri dal Governo quale Giudice supplente straordinario al Tribunale penale cantonale, nell’ottica di continuare ad assicurare l’operatività dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi.

La designazione dell’avv. Paolo Bordoli, Giudice dei provvedimenti coercitivi, quale Giudice supplente al Tribunale penale cantonale, impone la sua supplenza all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in accordo con la Presidente Ursula Züblin, nell’ottica di assicurare l’operatività dell’Autorità giudiziaria.
L’avv. Krizia Kono-Genini, Segretaria giudiziaria al Ministero pubblico e in precedenza all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, nel 2022 ha già funto da Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinaria. Entrerà in funzione all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi a seguito della Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. La durata della supplenza verrà definita in base all’evoluzione delle supplenze decise del Governo al Tribunale penale cantonale.
Il Consiglio di Stato tiene sin d’ora a esprimere un ringraziamento all’avv. Krizia Kono-Genini per la disponibilità a ricoprire la funzione di Giudice dei provvedimenti coercitivi supplente straordinario, ringraziando parimenti la Presidente dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, il Procuratore generale del Ministero pubblico e la Procuratrice pubblica di riferimento.