Spunta lo scenario dei tre Comuni

Spunta lo scenario dei tre Comuni

Dal Corriere del Ticino, 31 agosto 2016 | Il Cantone mette sul tavolo dei 15 enti locali dell’agglomerato la proposta dei comprensori «Città», «Lago» e «Piano»: fra le novità Losone con la sponda sinistra mentre Lavertezzo è ancora diviso – Consultazione fino a metà ottobre.

Cinque anni. Saranno bastati per cambiare la mentalità del Locarnese e dei suoi abitanti? A Bellinzona sono convinti di sì. E ieri, a Palazzo Marcacci, Norman Gobbi e la sua squadra hanno incontrato i quindici sindaci dell’agglomerato, mettendo sul loro tavolo una nuova proposta per far ripartire il discorso delle aggregazioni comunali, bruscamente arrestatosi nel 2011 dopo le votazioni consultive sugli ultimi progetti. Una sfida non da poco, dalla quale però, ormai, né il direttore del Dipartimento delle istituzioni né la regione affacciata sul Verbano potevano esimersi. Pena, la crescita esponenziale del distacco con il resto del cantone. Almeno dal punto di vista delle fusioni. Dopo il recente verdetto negativo del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», il Cantone ha dunque ripreso saldamente in mano le redini del dossier, riattivando l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il passo iniziale è stata una prima consultazione, aperta alle località interessate. Dando seguito alle loro proposte si è poi giunti all’attuale variante, che, si legge in una nota diffusa ieri dal Dipartimento delle istituzioni, «consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato, suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale». Comprensori la cui composizione è illustrata nel grafico qui a destra. Ciò che salta subito all’occhio – facendo un confronto con i progetti e le ipotesi del passato – è il «passaggio» di Losone alla sponda sinistra della Maggia, attraverso la proposta di aggregazione con Locarno, Muralto, Orselina, Minusio, Brione sopra Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Ascona rimarrebbe dunque «solo» con Brissago e Ronco sopra Ascona. Per quanto riguarda il Piano, infine, vengono rispolverate due separazioni che in passato avevano già suscitato reazioni negative: quella del quartiere delle Gerre di Sotto dalla Città di Locarno e quella di Lavertezzo valle dal piano. E in tutto questo discorso c’è anche chi resta in sospeso: Terre di Pedemonte, il cui destino sarà deciso più in là.

Scherrer: «Basta parlare della Grande Locarno

Sarà un Nuovo Locarnese» L’entusiasmo di Alain Scherrer, sindaco di Locarno, per le aggregazioni comunali è «un fuoco sacro». È lui stesso ad affermarlo, aprendo la carrellata di reazioni a caldo raccolte ieri dal Corriere del Ticino, subito dopo la riunione con Norman Gobbi (vedi a sinistra). «Sono evidentemente felicissimo – prosegue – che il Cantone abbia riaperto il dossier. Ora sarà fondamentale partire con il piede giusto: basta parlare di Grande Locarno. Quello che nascerà dovrà essere un Nuovo Locarnese, che porti benefici a tutti i suoi cittadini. Perché – aggiunge Scherrer – il discorso deve essere qualitativo e non quantitativo. Il nostro obiettivo dovranno essere soluzioni che garantiscano a chi vive nella regione servizi buoni e capillari e vicinanza alle istituzioni. In quest’ottica sono molto contento della proposta». Il cambiamento rispetto al passato che salta subito all’occhio nella nuova variante è l’inserimento di Losone nel comparto cittadino. «Già da tempo, come Municipio – commenta il sindaco losonese, Corrado Bianda -, eravamo convinti della necessità di riaprire in qualche modo il discorso di un riordino geografico e istituzionale della regione. Ora ci siamo ed è abbastanza ovvio che il Dipartimento abbia optato per la nuova soluzione, considerati i risultati delle passate votazioni e la posizione di Ascona. A noi un… salto della Maggia non dispiace, a patto però che il discorso vada anche oltre la Ramogna e ancora più a est. Siamo pronti ad aprire il dibattito, ma c’è ancora molto da discutere». Ascona, dal canto suo, accoglie pure con favore la variante a tre poli. «Siamo contenti – commenta il sindaco Luca Pissoglio -, che il Cantone abbia fatto propria quella che, di fatto, è una nostra proposta. Si è dimostrato disponibile e ci è venuto incontro. Ora siamo pronti a lavorare per andare in tale direzione. Sarà però fondamentale il parere della popolazione, perché rimaniamo convinti che un’aggregazione debba partire dal basso». «Per quanto ci riguarda – gli fa eco il sindaco di Muralto Stefano Gilardi – qualsiasi ipotesi di aggregazione potrà essere presa in considerazione unicamente se rispetterà la volontà dei nostri cittadini». Il riferimento, naturalmente, è alla votazione popolare del 25 settembre 2011, che aveva sonoramente bocciato il progetto di fusione a sette Comuni della Sponda sinistra della Maggia (Brione s/ Minusio, Locarno, Mergoscia, Minusio, Muralto, Orselina e Tenero-Contra). «Non siamo contrari di principio a una discussione su eventuali unioni – continua – ad esempio con Orselina, Brione o Minusio, ma, appunto, per noi è essenziale che sia rispettata volontà popolare». «Abbiamo preso atto dei tre scenari proposti dal Cantone – dichiara da parte sua il sindaco di Minusio Felice Dafond – che del resto non si distanziano granché dalla visione presentata in passato. Per noi – spiega – è fondamentale che, qualunque sia la strada che s’intende percorrere, il Comune possa garantire la sua vicinanza ai cittadini e il suo ruolo, fondamentale, di erogatore di servizi». E Lavertezzo? Come già nell’ambito del progetto aggregativo della valle Verzasca – elemento che ne aveva decretato la brusca frenata, la scorsa estate, a seguito dell’accoglimento del ricorso dell’autorità comunale da parte del Tribunale federale – anche in questo caso vedrebbe il suo territorio diviso in due: solo il piano, infatti, andrebbe a unirsi a Gordola, Cugnasco- Gerra e alle Gerre di Sotto. Proprio il nodo della contestata divisione del territorio di Lavertezzo, si ricorderà, era stato alla base della modifica della Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni comunali, approvata dal Gran Consiglio in giugno ed entrata in vigore in questi giorni. Modifica che, dopo le aggregazioni coatte, rende ora possibili, appunto, anche le separazioni forzate. «Preferisco comunque non esprimermi – dichiara il sindaco Roberto Bacciarini – per lo meno finché non avrò discusso della questione con i colleghi di Municipio. Solo allora prenderemo una posizione ufficiale in merito alla nuova visione presentata dal Cantone». Infine vi è il Sonderfall Terre di Pedemonte, che – almeno per ora – rimane fuori dai giochi. «Come del resto – chiosa il sindaco Fabrizio Garbani Nerini – siamo stati noi stessi a chiedere. Il progetto è stato avviato molto a ridosso della nascita del nostro nuovo Comune. Per noi, dunque, sarebbe stato prematuro guardare così lontano. Preferiamo rimanere per un po’ alla finestra, approfittandone per consolidarci. Poi si vedrà. Siamo comunque un caso particolare anche in seno all’agglomerato, considerando che se gli altri hanno ormai caratteristiche decisamente urbane, noi per ora rimaniamo un’unione di villaggi periferici».

Il Locarnese si fa in… tre

Il Locarnese si fa in… tre

Da laRegione, 31 agosto 2016 |Incontro ieri pomeriggio tra il Cantone e i sindaci della regione – Individuati tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato(«Città», «Lago» e «Piano»), i Municipi dovranno pronunciarsi entro il 15 ottobre.

Nuovo scenario per le aggregazioni nel Locarnese, con un agglomerato che da Comune unico si fa in tre, suddividendosi in “Città”, “Lago” e “Piano”. È quanto prospetta e propone il Cantone, sulla base delle indicazioni scaturite nella prima fase di consultazione. Ieri pomeriggio il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – con il capo della Sezione Enti locali Elio Genazzi – ha incontrato i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In un comunicato diffuso dopo la riunione, viene sottolineato che, come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – in un clima costruttivo – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. All’indomani della decisione del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” – che ne ha confermato l’irricevibilità – il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese, il Pca prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi, viene ricordato, aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili. Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro di ieri il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del Pca, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale: “ Città ” Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia, TeneroContra; “ Lago ”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago e “ Piano ”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco-Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. Su questi scenari i Municipi potranno ora pronunciarsi entro il 15 ottobre.

‘Ripartire con il piede giusto’

Soddisfatto il sindaco di Locarno Alain Scherrer . “In generale – commenta dopo la riunione – sono felice che si riavvii un discorso aggregativo. Sono trascorsi cinque anni che sono volati, ma è un periodo in cui comunque sono cambiate tante cose a livello regionale. È fondamentale adesso che tutto riparta con il piede giusto. Ci vuole gente che creda in un progetto o che almeno abbia un’apertura per cominciare a pensare a un Comune differente rispetto a quello di oggi ed è importante capire ciò che vogliamo. Personalmente, non voglio più sentire parlare di una “grande Locarno” ma di un “nuovo Locarnese”. Dobbiamo pensare ad un nuovo progetto che porti benefici a tutti i nostri cittadini. Non bisogna quindi ragionare in termini di grande e di quantità, bensì di qualità dei servizi ai cittadini, dato che poi sono loro che devono beneficiare dell’aggregazione».

IL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI – ‘Non tutti felici ma comunque abbastanza contenti’

«In generale ho avuto la sensazione che i sindaci consultati fossero non tutti felici ma comunque abbastanza contenti. Vedremo dopo la consultazione di metà ottobre». Impressioni positive quelle del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo l’incontro di ieri pomeriggio che ha rilanciato il tema delle aggregazioni nella nostra regione, arenatosi con la bocciatura dei progetti di Sponda sinistra e Sponda destra nel 2011. «Abbiamo dato seguito – considera – alla consultazione che abbiamo effettuato sugli scenari proposti nel Pca e che aveva avuto un’eco poco positiva riguardo alla creazione di un Comune unico anche se alcuni Comuni si erano espressi a favore. Vi era stata la richiesta di compiere passi intermedi, come per esempio la creazione di un Comune di lago, sostenuto e condiviso come ipotesi da Ascona, Brissago e Ronco sopra Ascona. Ma tale Comune evidentemente dovrà nascere su base volontaria, come tutto il Piano cantonale delle aggregazioni. D’altronde, vi è la necessità di costituire una città del Locarnese che sia comunque di peso cantonale, anche dal punto di vista numerico, se pensiamo che c’è una Lugano con oltre 60mila abitanti e una futura Bellinzona con oltre 40mila. Anche la futura città del Locarnese dovrà raggiungere più o meno quella cifra. Il previsto Comune del Piano risponde ad una collaborazione che già oggi esiste nel comprensorio. In aggiunta abbiamo inserito il quartiere di Locarno Gerre di Sotto, per il quale già attualmente sono in atto delle collaborazioni».

Quanto al Comune di Losone, inserito ora con Locarno e non più con Ascona, Norman Gobbi considera che «c’è già oggi una relazione molto forte di Losone con la città come per esempio la collaborazione per l’approvvigionamento idrico. Esiste anche un’unitarietà territoriale, con il collegamento e l’osmosi esistente tra Losone e il quartiere locarnese di Solduno. C’è quindi l’opportunità di avere una città forte inserendo anche Losone con la sua zona industriale e artigianale che andrebbe a completare quelle di Locarno sul Piano di Magadino».

Piano cantonale delle aggregazioni: incontro con i sindaci dell’agglomerato del Locarnese

Piano cantonale delle aggregazioni: incontro con i sindaci dell’agglomerato del Locarnese

Comunicato stampa dei Dipartimento delle istituzioni, 30 agosto 2016 | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha incontrato nel pomeriggio i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato del Locarnese per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – in un clima costruttivo – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. I Municipi potranno formulare le proprie osservazioni entro il 15 ottobre 2016.
All’indomani della decisione del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona» – che ne ha confermato l’irricevibilità – il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente.
Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese, il PCA prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili.
Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro odierno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale:
– «Città»: Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia, Tenero-Contra.
– «Lago»: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago.
– «Piano»: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco-Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno.
Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale.
Su questi scenari i Municipi potranno ora pronunciarsi entro il 15 ottobre 2016.

Addio alla Lugano da 100.000 abitanti

Addio alla Lugano da 100.000 abitanti

Dal Giornale del popolo del 12 luglio 2016

Riprende il dialogo sul Piano cantonale delle aggregazioni e con esso si avvia al tramonto lo scenario di una Città asso pigliatutto. Salgono le quotazioni dei due comprensori di Collina Nord e di Collina Sud
La strada verso l’attuazione del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) è lunga, ma a piccoli passi si sta tracciando l’assetto comunale del Ticino del domani. Ieri un nuovo importante tassello è stato aggiunto all’iter del PCA. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha infatti incontrato in mattinata a Lugano i sindaci e i municipali dei Comuni dell’area urbana di Lugano, per una riunione sul tema. E non sono mancate le novità: il DI ha infatti proposto di abbandonare il progetto aggregativo del Medio Vedeggio e la creazione di due nuovi comparti, ovvero Collina Nord e Collina Sud.
«Sul comprensorio Medio Vedeggio (che raggrupperebbe i Comuni di Bedano, Cadempino, Lamone e TorricellaTaverne) – ha spiegato il presidente dell’ERSL e sindaco di Massagno Giovanni Bruschetti – il DI ha optato per l’abbandono di tale scenario; ciò significa che i 4 Comuni saranno assorbiti dai comprensori circostanti, come quello di Alto Vedeggio o di Malcantone Est. Ma è ancora tutto da definire. La novità più importante riguarda invece i comparti Collina Nord e Collina Sud». Il PCA, ricordiamo, prevede l’unione di Lugano con altri 15 Comuni circostanti (Massagno, Paradiso, Canobbio, Porza, Savosa, Vezia, Cureglia, Comano, Muzzano, Sorengo, Collina d’Oro, Grancia, Melide, Vico Morcote e Morcote), operazione che porterebbe la Città a quota 100.000 abitanti.

Una prospettiva, però, in passato osteggiata da parecchi Comuni limitrofi, poco o nulla propensi a farsi “risucchiare” dalla grande Lugano. Per elaborare delle alternative valide, a fine maggio i sindaci delle zone collinari si erano riuniti, presentando poi le soluzioni di Collina Nord e Collina Sud. «Il DI, ieri, ha accolto queste proposte e le ha legittimate per la prima volta», ha specificato Bruschetti. Secondo questa nuova visione, la Lugano da 100.000 abitanti verrebbe suddivisa in tre comparti importanti: Lugano, ovviamente, più Collina Nord e Collina Sud. Collina Nord potrebbe quindi in futuro essere composta da Massagno, Canobbio, Porza, Savosa, Vezia, Cureglia, Cadempino, Lamone e magari pure Torricella-Taverne, mentre Collina Sud da Collina d’Oro, Sorengo e Muzzano (e forse anche Grancia). In merito al nuovo scenario, i Municipi dei Comuni coinvolti dovranno pronunciarsi ufficialmente entro il prossimo 30 settembre.

Il retroscena dell’incontro di ieri

Nella prima fase di consultazione la proposta del PCA aveva suscitato contrarietà in particolare nei comprensori Medio Vedeggio, Capriasca e Luganese (area urbana), mentre erano stati maggiormente condivisi gli scenari relativi al Malcantone e all’Alto Vedeggio. Il Consiglio di Stato si era così impegnato – negli incontri avvenuti nel 2014 con i sindaci dell’agglomerato urbano e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese – a sottoporre ai Comuni del Luganese nuovi possibili scenari di aggregazione, sostanzialmente diversi da quelli posti in consultazione nella prima fase. Possibili scenari, come visto, emersi durante la riunione di ieri. «Lo scopo del PCA – ha concluso Bruschetti – è quello di rendere il territorio più coeso e competitivo; il lavoro svolto dall’ERSL e dai vari Comuni sta portando i suoi frutti; quanto indicato ieri da parte del Cantone, difatti, dimostra una convergenza importante con gli scenari immaginati dall’ERSL».

Fusioni – Concessa l’indipendenza alle colline

Fusioni – Concessa l’indipendenza alle colline

Dal Corriere del Ticino del 12 luglio 2016

Dietrofront del Dipartimento delle istituzioni sul Piano cantonale delle aggregazioni – Al via le nuove consultazioni Buona parte dei Comuni a ridosso di Lugano avrà la possibilità di unirsi senza essere costretta a far parte della città
Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) non è un totem e il Luganese non verrà suddiviso dall’alto tracciando delle linee con il righello come fecero le potenze coloniali con l’Africa. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che il Dipartimento delle istituzioni ha dato ieri durante l’incontro tra il consigliere di Stato Norman Gobbi e i sindaci del distretto. E il Dipartimento, aprendo ufficialmente la seconda fase di consultazione del progetto, lo ha dimostrato accogliendo alcune delle proposte e delle non poche critiche piovute sul PCA dai Municipi del Luganese.
Una realtà in più
Nel novembre del 2013 il PCA, quando venne presentato, prevedeva un Luganese diviso in soli sette Comuni: Vedeggio, Medio Vedeggio, Capriasca, Malcantone est, Malcantone ovest, Lugano e Val Mara. Con la «nuova versione» il PCA prevede invece la creazione anche dei Comuni di Collina nord e Collina sud. Inizialmente il Dipartimento intendeva infatti dar vita a una «grandissima Lugano» inglobando nella città anche Massagno, Paradiso, Canobbio, Porza, Savosa, Vezia, Cureglia, Muzzano, Sorengo, Collina d’Oro, Grancia, Melide, Vico Morcote e Morcote. Una proposta che aveva portato a una vera levata di scudi da parte di buona parte dei Municipi «costretti» ad entrare in Lugano. Il Dipartimento ha dunque riconosciuto l’unicità (geografica, politica e anche economica)dell’immediata periferia della città garantendo appunto la possibilità di preservarne anche in futuro l’autonomia. Collina sud potrebbe dunque un giorno essere composta da Collina d’Oro, Sorengo e Muzzano (e forse anche Grancia), mentre Collina nord da Massagno, Canobbio, Porza, Savosa, Vezia, Cureglia, Cadempino, Lamone e forse anche Torricella-Taverne. Il Dipartimento ha comunque assicurato ai sindaci l’intento di «fluidificare e promuovere» le dinamiche di agglomerato. In sostanza i Comuni – perlomeno quelli a confine tra una realtà e l’altra – potranno dire la loro e «scegliere» con chi andare. Questo sembra valere soprattutto per Massagno, Canobbio, Porza e Savosa (cui non viene affatto negata l’ipotesi di unirsi a Lugano). Meno scelta, perlomeno nella visione cantonale, avranno invece probabilmente Paradiso (con Grancia?) e Mezzovico-Vira, chiamati ad entrare rispettivamente in Lugano e Monteceneri in quanto «enclave territoriali».
Medio Vedeggio addio
Cancellato invece dalle mappe del PCA l’ipotizzato futuro Comune di Medio Vedeggio (si immaginava potesse essere composto da Bedano, Cadempino, Lamone e Torricella-Taverne) e questo perché – a detta dei Municipi interessati – sarebbe stato «troppo piccolo» (7.600 abitanti) rispetto ai giganti creati attorno e in più concepito senza tener conto dei legami storici e geografici. È così che, con la nuova versione, Cadempino e Lamone potrebbero entrare a far parte di Collina nord mentre Taverne e Bedano sarebbero «in bilico» tra Vedeggio, Malcantone est e Collina nord.

«È la regione più difficile»
J.R.
Come ribadito nel corso della discussione, prima del consolidamento del progetto il Dipartimento ha ora chiesto ai Municipi di pronunciarsi entro il prossimo 30 settembre. Soddisfatto comunque il ministro Norman Gobbi . «L’importante – ci spiega – è notare la sostanziale adesione dei Municipi del Luganese, che è il distretto più difficile da ordinare territorialmente. Questo perché da una parte conta ormai la maggior parte degli abitanti del Ticino, ma anche perché composto da una promisquità di realtà ben diverse tra di loro. È anche per questo che abbiamo aderito alla richiesta dei sindaci di varare una variante che intende creare i Comuni di collina nord e collina sud».

reazioni
Il clima è più rilassato ma siamo solo all’inizio
Nel 2013, quando il Piano cantonale delle aggregazioni venne presentato nella sua versione primordiale, molti sindaci del Luganese si inalberarono di fronte alla possibilità di vedere il loro Comune inglobato dalla città di Lugano. Tra di loro, per esempio, il sindaco di Massagno Giovanni Bruschetti che ha sempre rivendicato, per la collina residenziale nord, il diritto di esistere in autonomia (e ha anche sempre sostenuto che, più che di aggregazioni, il Luganese avesse bisogno di fattive collaborazioni). Oggi comunque Bruschetti è abbastanza soddisfatto. «Il Dipartimento ha recepito le risultanze e le critiche per quanto riguarda l’assetto dell’area urbana attorno Lugano, che non è più vista solo come un’unica città ma si compone di Lugano e due realtà importanti come Collina nord e Collina sud». Un passo in più dunque verso l’aggregazione? «Se fusione sarà – continua Bruschetti – lo diranno i posteri. Per quanto riguarda la Collina nord credo che in questo momento sia importante che i Comuni coinvolti restino coesi e facciano un discorso comune. Non necessariamente dovrà essere un’aggregazione. Potrebbe anche essere un luogo di forte collaborazione come del resto già oggi, con la conferenza dei sindaci della collina, stiamo tentando di fare». E di Collina nord potrebbe ora far parte anche Cadempino, prima confinata (un po’ obtortocollo) in Medio Vedeggio. «Quel progetto – ci spiega il sindaco Marco Lehner – non ci piaceva. Se proprio aggregazione deve essere (visto che per Cadempino non è urgente farla) meglio con Collina nord, anche se è importante coinvolgere Lamone. Ora vedremo come evolveranno le cose. Tutto è ancora da studiare».
«Sono state tenute in considerazione anche le osservazioni fatte da Collina d’Oro e questo è un punto di partenza positivo» commenta la sindaca Sabrina Romelli, che si dice soddisfatta. «Adesso bisognerà capire quali paesi rientreranno nel comparto Collina sud» aggiunge, ricordando: «Noi avevamo dato mandato per uno studio preliminare di aggregazione con Muzzano». Studio che ha benedetto l’unione tra i due paesi e che non esclude la possibilità di coinvolgere nel matrimonio anche i Comuni di Grancia e Sorengo (con cui c’è stato un incontro alla fine di giugno). «L’onorevole Gobbi ha parlato di affinità territoriali, personalmente – conclude Romelli – ritengo che Grancia e Sorengo abbiano più affinità con Collina d’Oro piuttosto che con Lugano». «Anni fa avevamo chiesto alla popolazione di esprimersi in merito a una fusione con Lugano e l’esito è stato sfavorevole» ricorda Andrea Imerico, vicesindaco di Grancia. «Con Collina d’Oro, invece, – aggiunge – abbiamo molte cose in comune e che ci legano».
NA.LI.-J.R.-GIU
E Lugano, che ne pensa? A livello regionale, per il sindaco Marco Borradori «è stato importante riprendere un discorso iniziato due anni fa, perché il rischio era quello di rimanere in una sorta di limbo». «Come Luganese, pensando ad AlpTransit e allo sviluppo di Zurigo e Milano, abbiamo l’opportunità d’inserirci a pieno titolo come comprensorio ‘di mezzo’ ed è importante incamminarsi». Ora quel comprensorio immaginato dal Cantone è un po’ più spezzettato rispetto a quello disegnato nel 2013, ma secondo Borradori non è un male: «Si può anche arrivare in due passaggi alla visione iniziale. Se avessimo tentato di applicare subito quella, le resistenze sarebbero state quasi insormontabili». Il passo intermedio, per il sindaco, è anche positivo in ottica strettamente luganese, perché la città avrà più tempo per consolidarsi a livello finanziario, organizzativo (riforma dell’amministrazione) e di rapporti coi quartieri.

Aggregazioni: spuntano due ‘Colline’

Aggregazioni: spuntano due ‘Colline’

Da LaRegione del 12 luglio 2016

Si delineano i contorni luganesi del Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). La prima fase di consultazione aveva, infatti, suscitato contrarietà in particolare nei comprensori Medio Vedeggio, Capriasca e Luganese (area urbana), mentre erano stati maggiormente condivisi gli scenari relativi al Malcantone e all’Alto Vedeggio.

Un fronte polemico che aveva portato il Consiglio di Stato, dopo gli incontri avvenuti con i sindaci dell’agglomerato urbano e con l’Ente regionale di sviluppo del Luganese, a individuare nuovi possibili scenari di aggregazione, sostanzialmente diversi da quelli posti in consultazione nella prima e più controversa fase.

Nella riunione odierna avvenuta in mattinata a Lugano con i sindaci e i municipali dei Comuni dell’area urbana luganese, il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha dato seguito a questa promessa e ha ribadito ai capi degli esecutivi dei comprensori di Capriasca, Medio Vedeggio e Luganese l’intento di “fluidificare e promuovere le dinamiche di agglomerato, definendo il perimetro della città di oggi e quella di domani, oltre a eventuali altri comprensori”. Una nuova ridefinizione territoriale nella quale spuntano due nuovi comparti «Collina Nord» e «Collina Sud», da realizzare, eventualmente – si legge nella nota stampa – anche con la separazione degli attuali territori interessati. Nell’attuale proposta del Dipartimento delle istituzioni non vi è invece alcuna sostanziale novità per il Comune della Capriasca, mentre si propone di abbandonare il progetto aggregativo del Medio Vedeggio.

Queste proposte e aperture da parte del dipartimento – rende ancora noto il comunicato giunto alle redazioni – “sono state accolte positivamente da alcuni sindaci in quanto danno seguito alle richieste e alle dinamiche già avviate tra alcuni Comuni”. Ma prima del consolidamento di queste ipotesi, Gobbi ha chiesto ai Municipi dei Comuni coinvolti di pronunciarsi ufficialmente entro il prossimo 30 settembre.

La conferma dell’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale ‘Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona’ – sancita il 3 giugno scorso dal Tribunale federale – ha in questo senso riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni, in vista della seconda fase di consultazione, che avverrà non prima dei prossimi mesi.

Aggregazioni : incontro con i sindaci dei Comuni del Luganese

Aggregazioni : incontro con i sindaci dei Comuni del Luganese

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato questa mattina a Lugano i sindaci e i municipali dei Comuni dell’area urbana di Lugano, per una riunione dedicata al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Sono stati discussi i possibili scenari futuri per l’agglomerato. I rappresentanti degli enti locali hanno preso atto delle proposte e formuleranno le loro osservazioni entro la fine del mese di settembre.
La conferma dell’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona» – sancita il 3 giugno scorso dal Tribunale federale – ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), in vista della seconda fase di consultazione, che avverrà nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda il Distretto del Luganese, nella prima fase di consultazione la proposta del PCA aveva suscitato contrarietà in particolare nei comprensori Medio Vedeggio, Capriasca e Luganese (area urbana), mentre erano stati maggiormente condivisi gli scenari relativi al Malcantone e all’Alto Vedeggio. Il Consiglio di Stato si era così impegnato – negli incontri avvenuti nel 2014 con i sindaci dell’agglomerato urbano e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese – a sottoporre ai Comuni del Luganese nuovi possibili scenari di aggregazione, sostanzialmente diversi da quelli posti in consultazione nella prima fase.
Nella riunione odierna, il capo del Dipartimento ha dato seguito a questa promessa e ha ribadito ai sindaci dei Comuni dei comprensori di Capriasca, Medio Vedeggio e Luganese l’intento di fluidificare e promuovere le dinamiche di agglomerato, definendo il perimetro della città di oggi e quella di domani, oltre a eventuali altri comprensori. Nell’attuale proposta del Dipartimento delle istituzioni non vi è invece alcuna sostanziale novità per il Comune della Capriasca, mentre si propone di abbandonare il progetto aggregativo del Medio Vedeggio.
All’interno del comprensorio allargato dell’agglomerato luganese, oltre al Polo è stato quindi individuato lo spazio per ipotizzare la creazione dei due nuovi comparti «Collina Nord» e «Collina Sud», da realizzare eventualmente anche con la separazione degli attuali territori interessati. Queste proposte e aperture da parte del Dipartimento sono state accolte positivamente da alcuni sindaci in quanto danno seguito alle richieste e alle dinamiche già avviate tra alcuni Comuni.
Come ribadito nel corso della discussione, prima del consolidamento di queste ipotesi, il Dipartimento delle istituzioni ha ora chiesto ai Municipi dei Comuni coinvolti di pronunciarsi ufficialmente entro il prossimo 30 settembre.

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Dal Corriere del Ticino del 21 giugno 2016

Norman Gobbi: «Volontà popolare rispettata» – Simone Ghisla: «A rischio l’autonomia degli enti»

Dopo le aggregazioni coatte, ora anche le separazioni forzate sono diventate realtà e trovano fondamento nella legge. È quanto ha deciso a stretta maggioranza il Gran Consiglio che con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 6 astensioni, ha dato luce verde alla modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), accogliendo il rapporto elaborato da Omar Balli (Lega). Ma procediamo con ordine. La questione delle scissioni coatte era tornata all’auge dell’attenzione politica dopo il 25 agosto 2015 il Tribunale federale aveva accolto il ricorso inoltrato dal Comune di Lavertezzo. Nel dettaglio, l’Ente locale si era rivolto ai giudici dell’Alta Corte contestando il decreto legislativo del marzo 2014, che prevedeva l’aggregazione di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle dei Comuni di Cugnasco-Gerra e, appunto, Lavertezzo. Ma c’è un ma. Alle urne, i cittadini di Lavertezzo avevano espresso un voto globalmente negativo, ad eccezione della frazione in Valle di Lavertezzo. Il decreto avallato dal Gran Consiglio prevedeva dunque la scissione coatta di quest’ultima. Una decisione però contestata e portata dinnanzi al Tribunale federale che ha così mostrato pollice verso al Consiglio di Stato, poiché la «Legge accenna solo alle aggregazioni coatte, non alle separazioni». Chiamato a colmare una lacuna giuridica, il Parlamento ha così dovuto decidere se introdurre nell’attuale legge la separazione forzata. E qui, le posizioni in aula si sono spaccate. Da un lato i sostenitori del rapporto di maggioranza – Lega, PLR, PS e Verdi – hanno sottolineato come «la modifica mira a sopperire alla lacuna dell’attuale norma per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni coatte di comparti di territorio quali frazioni o quartieri», ha esordito Balli. «Il bene della Verzasca sta a cuore a tutti», ha così replicato il relatore di minoranza Simone Ghisla (PPD), «ma è opportuno limitare la portata del campo d’applicazione della Legge aggiungendo che lo scorporo di una parte del comune può avvenire solo se esso non è contiguo. La modifica di legge, così come da noi presentata, permette di risolvere il caso della Verzasca senza mettere nelle mani di Governo e Parlamento un potere di disgregazione eccessivo che rischia di essere un’arma forte con i deboli e viceversa». O, per dirlo con le parole di Paolo Pamini (La Destra), «dare al Governo un cannone per sparare sui passeri». E se i contrari si sono più volte appellati all’autonomia comunale, secca è stata la risposta di Gianrico Corti (PS): «Questi sono discorsi da fantapolitica. Discorsi retrò che mi fanno pensare alle lotte di fine ‘800. Mentre qui si guarda al futuro, a Ticino 2020». «Chi crede che l’Esecutivo sia così folle da portare avanti un progetto d’aggregazione senza prendere in considerazione il parere dei cittadini?» ha replicato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato come «l’evoluzione del territorio tiene conto della volontà popolare come pure delle tradizioni».

Approvata la scissione coatta

Approvata la scissione coatta

Dal Giornale del Popolo del 21 giugno 2016

Nella legge sarà inserita la possibilità di separazioni coatte anche di comparti di territori. Gobbi: «Colmiamo una lacuna di legge».

Di stretta maggioranza (38 deputati favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti) il Parlamento ha approvato il rapporto del leghista Omar Balli che seguiva la proposta del Governo su una questione aggregativa. Si trattava, in sostanza, di colmare una lacuna legislativa che riguarda la possibilità di effettuare delle separazioni coatte di alcuni territori comunali. Una lacuna giuridica nata dal recente caso della Verzasca sul quale il Tribunale federale (TF) aveva annullato una decisione del Gran Consiglio. Nel caso particolare aveva accolto un ricorso del Comune di Lavertezzo che contestata la separazione coatta di un suo comparto. Il relatore del rapporto Omar Balli ha messo in evidenza la mancanza normativa e ha precisato che ciò non cambia nulla sulle aggregazioni coatte dei Comuni in quanto tali. «Sarà facile o difficile come lo è stato finora. Ma almeno si recepisce quanto deciso dal TF». E sul rapporto di minoranza sottolinea: «introduce criteri che limitano il margine di manovra del Consiglio di Stato. Al limite c’è sempre il Gran Consiglio che può correggere il tiro». Il relatore del rapporto di minoranza Simone Ghisla (PPD) ha invece evidenziato come questa modifica di legge è lesiva per l’autonomia comunale. «Invece si può benissimo dare seguito alle richieste del Tribunale federale, correggendo senza porre un potere eccessivo nelle mani dell’Esecutivo o del Legislativo cantonale». Dello stesso parere anche Fabio Battaglioni (PPD) in quanto il processo aggregativo coinvolge le comunità locali e la modifica di legge, invece, è imposta dall’alto. «Evitiamo di creare problemi più importanti». Anche per Paolo Pagnamenta (PLR) «il principio della separazione coatta è discutibile e per cambiare una legge così importante occorre una contestualizzazione più importante ». «Chiediamo solo di tappare una piccola falla al bastimento delle aggregazioni» ha ribadito Gianrico Corti (PS). Da parte sua Claudia Crivelli Barella (Verdi) ha sostenuto il rapporto di Balli. Il No è invece arrivato da Paolo Pamini in quanto «se si cambia una legge anche lo spirito che esprime muta. Non apriamo quel vaso di Pandora ». Norman Gobbi ha tenuto a precisare che il Consiglio di Stato «non è folle e non è intenzionato a usare questo nuovo strumento senza considerare la popolazione coinvolta. E ricordo che in ultima analisi è sempre stato il popolo a dire la sua». Il consigliere di Stato ha puntualizzato che lo scopo è quello di continuare con la politica delle aggregazioni, tenendo però in considerazione quanto detto dal Tribunale federale e lasciando all’Esecutivo un certo margine di apprezzamento».

Calcio d’inizio per Ticino2020

Calcio d’inizio per Ticino2020

dal Giornale del Popolo del 9 giugno 2016

Ieri a Massagno c’è stato il primo faccia a faccia sulla riforma tra il ministro Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni del distretto. Le prime reazioni sono state positive

Euro 2016? No, Ticino 2020. Questa settimana alle nostre latitudini sicuramente l’evento non più atteso – ma comunque da sottolineare per le sorti del nostro cantone – è stato l’appuntamento che ieri sera, alle scuole comunali di Massagno, si sono dati il consigliere di Stato Norman Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni nell’Ente Regionale di Sviluppo del Luganese (ERS-L). Un incontro che è stato il primo vero e proprio faccia a faccia tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e i Comuni sulla madre di tutte le riforme, il cui scopo ultimo, ha ricordato Gobbi, «non è vedere chi ci perde o chi ci guadagna tra Cantone e Comuni», bensì «tornare a rispettare il principio di sussidiarietà alla base del nostro federalismo, che, ce lo riconoscono in tanti, finora è sempre stato efficiente. Ticino 2020 è la conseguenza della lettura che abbiamo fatto a livello cantonale di una realtà con dei Comuni sempre più diversi e non più tutti in grado di fare le stesse cose. Ciò ha portato a centralizzare, a un federalismo d’esecuzione. Un fenomeno che comporta dei malesseri i quali anch’io, che sono stato rappresentante di un Comune, ben conosco», ha concluso il ministro, ma non prima di ribadire che «Ticino 2020 è stato un progetto voluto, sviluppato e che da oggi in poi sarà applicato». Applicazione la cui direzione è stata affidata al capoufficio della sezione enti locali, Elio Genazzi, e, in rappresentanza dei Comuni, a Michele Passardi (si veda anche pagina 5). Proprio quest’ultimo ieri ha illustrato quali saranno i gangli vitali che dovranno essere toccati per rifondare i rapporti tra Cantone e Comuni e con quale tabella di marcia. «La revisione della perequazione e il riassetto istituzionale (che comprende in particolare il piano cantonale delle aggregazioni ndr) sono due aspetti distinti, ma che sono legati ». Spiegato in estrema sintesi, lo scopo della riforma Ticino 2020 sarà quello di ridistribuire i compiti tra i due livelli istituzionali (tendenzialmente più funzioni ai Comuni e meno al Cantone). «Ciò andrà fatto garantendo un corretto finanziamento a ciascuno, senza che nessuno si ritrovi in una situazione peggiore di quella attuale, e, soprattutto diminuendo globalmente la spesa pubblica o mantenendola al massimo uguale a ora. Per fare ciò bisognerà usare gli strumenti giusti, ovvero la perequazione diretta e la correzione dei moltiplicatori». Già perché, ha ricordato Passardi, attualmente i flussi, diretti e indiretti (questi ultimi andranno eliminati), tra Cantone e Comuni sono una giungla. Sotto la lente d’ingrandimento della riforma sono stati messi perciò, in «priorità 1», le questioni che competono previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e, per l’appunto la perequazione, ovvero i compiti condivisi più onerosi e che storicamente hanno creato più fibrillazioni tra gli enti di ogni livello. Ma oltre che sui punti sensibili, il Dipartimento delle istituzioni ha fatto chiarezza su quali saranno gli organi che dovranno chinarsi su questi e altri temi e quale sarà la tempistica con cui portare in porto Ticino 2020. Ciascuno di questi temi avrà un suo gruppo di lavoro (paritetico) ed «entro la metà del 2017 saranno presentate proposte di decreti legislativi e messaggi governativi, così da consentire entro il 2018 la discussione parlamentare su un primo pacchetto di misure per riorganizzare i rapporti fra il Cantone e gli enti locali e giungere all’applicazione progressiva entro il 2020», ha concluso Passardi, non senza prima ribadire che «certo, sono tempi lunghi, ma perché grandi verosimilmente saranno i cambiamenti in certi settori». Parole queste che hanno trovato il consenso anche di uno dei sindaci più sensibili su questo fronte, ovvero Giovanni Cossi di Vernate. «Parlando a nome dei rappresentanti dei Comuni paganti, sono estremamente soddisfatto, perché la revisione della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale finalmente è stata messa sull’attico e non relegata al terzo piano». Positivo anche il commento a caldo del sindaco di Canobbio, Roberto Lurati. «Ho l’impressione che ora ci sia la volontà d’intraprendere un cammino nuovo. Comunque c’è una pecca: avrei voluto vedere in “priorità 1” anche altri temi ambientali che non siano solamente la mobilità». Infine un buon auspicio è stato espresso anche dal sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, rieletto ieri sera alla testa dell’ERS-L. «Questa è una riforma di tutti, un progetto nostro, che merita di essere seguito con impegno da parte di ciascuno di noi». LE ALTRE NOMINE NELL’ERS-L: Sono stati nominati nel comitato direttivo (ridotto da 7 a 5 membri) anche Paolo Romani (sindaco di Novaggio), Franco Voci (municipale di Torricella- Taverne). Riconfermati Michele Foletti per Lugano e la sindaco di Collina d’Oro Sabrina Romelli (vicepresidente). Inoltre l’ERS-L ha una nuova direttrice: Roberta Angotti.