Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | La riforma Ticino 2020 – avviata ufficialmente lo scorso mese di giugno – è da oggi presente online all’indirizzo www.ti.ch/ticino2020. Si tratta di un sito web indirizzato a tutti coloro che, in pochi clic, vogliono scoprire questo progetto essenziale per il futuro dei rapporti fra Cantone e comuni.

A partire da subito, chiunque sia interessato a informarsi sulla riforma denominata Ticino 2020: per un Cantone al passo coi tempi può consultare la specifica pagina internet. Nella stessa sono riassunti l’impostazione della riforma, l’organigramma che assicura l’avanzamento dei lavori e le relative tempistiche. È inoltre inserita la rubrica delle domande frequenti (FAQ), utili a comprendere gli aspetti cruciali del progetto. Sono stati infine raccolti i documenti essenziali su cui si basa il progetto.

La disponibilità online delle informazioni rientra nella strategia del Dipartimento delle istituzioni, affinché l’attività dello Stato sia accessibile a tutti coloro che desiderano saperne di più. Il sito web sarà quindi aggiornato costantemente per conoscere, in ogni momento, lo stato dei lavori così come le soluzioni avanzate per risolvere i problemi che concernono la ripartizione dei compiti e dei flussi fra Cantone e comuni. Allo stadio attuale e fino al 2019 la riforma si concentrerà essenzialmente sull’analisi della situazione attuale e sulla definizione delle relative proposte di revisione. Dal 2020, invece, la riforma passerà alla sua attuazione concreta.

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha stabilito che le elezioni comunali differite di Consiglio comunale e Municipio della nuova Città di Bellinzona avranno luogo il 2 aprile 2017. Le proposte di candidatura dovranno essere presentate alla Cancelleria comunale di Bellinzona entro le 18.00 di lunedì 23 gennaio 2017.

Con decisione del 14 novembre 2016, il Tribunale federale ha respinto il ricorso contro il decreto legislativo che ha sancito l’aggregazione dei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina in unico Comune denominato Bellinzona.

Il Consiglio di Stato, nel corso della seduta settimanale, ha fissato per domenica 2 aprile 2017 la data dell’elezione differita della nuova Città di Bellinzona. L’elezione avviene in concomitanza con l’elezione del nuovo Comune di Riviera.

Il sito www.ti.ch/diritti-politici raccoglie i modelli per la presentazione delle proposte di candidatura, lo scadenziario, i documenti necessari da allegare alle proposte, le agevolazioni di voto ed altre puntuali informazioni.

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Il Tf: ‘Anche in 13 va bene’

Da laRegione | Luce verde alla nuova Bellinzona senza i 4 Comuni contrari. L’Atac: ‘Inchiesta!’ I sindaci confidano che l’elezione sia fissata per il 2 aprile 2017 e non slitti all’autunno

Con rapidità (soltanto 5 mesi, mentre per l’iniziativa Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” ha impiegato due anni e mezzo) il Tribunale federale ha respinto il ricorso interposto dall’ex vicesindaco Ppd di Camorino Ivano Rizzi e da altre 80 abitanti della regione contro la decisione con cui il Gran Consiglio in marzo ha approvato il progetto aggregativo della nuova Bellinzona scaturito dalla votazione consultiva dell’ottobre 2015, ossia con 13 Comuni anziché 17 avendo vinto il ‘no’ ad arbedocastione, Sant’Antonino, Cadenazzo e Lumino. Facendo proprie le motivazioni contenute nel messaggio governativo avallato dal parlamento cantonale, il Tf ha stroncato su tutta la linea il ricorso sostenuto dall’Associazione ticinese per l’autonomia dei Comuni (Atac), secondo cui sarebbe stato opportuno risottoporre il progetto a una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. A questo punto i lavori preparatori, proseguiti senza attendere Losanna, possono puntare alle elezioni che la Direzione politica confida possano tenersi il 2 aprile 2017, come per il nuovo Comune aggregato della Riviera, e non nell’ottobre successivo, così da non accorciare ulteriormente la nuova legislatura (che già sarebbe di 3 anni anziché 4) e avviare il prima possibile la nuova macchina istituzionale, peraltro presentando senza ritardi, in autunno, il Preventivo 2018 della nuova Bellinzona. Aprile dunque? Il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, è possibilista, «ma devo ancora discuterne col governo e con la Direzione politica dell’aggregazione. Vorrei una decisione condivisa». Un punto ritenuto sensibile è infatti il relativamente poco tempo a disposizione per allestire e depositare le liste (fine gennaio) con i candidati a Municipio e Consiglio comunale.

Uguali all’80 per cento

Non si dovrà dunque indire una seconda votazione consultiva nei 13 Comuni rimasti. Infatti a torto – scrive il Tf – i ricorrenti hanno incentrato le loro critiche fondandosi sulla sentenza del medesimo Tribunale federale relativa alla creazione del Comune di Monteneri. In quell’occasione, avendo Mezzovico detto ‘no’ in votazione consultiva, la massima corte giudiziaria elvetica aveva indicato la necessità di richiamare alle urne la popolazione degli altri cinque Comuni dichiaratisi favorevoli, ritenendo proprio Mezzovico il perno economico dell’aggregazione, senza il quale il progetto risultava monco e meno sostenibile. Nella votazione bis, il progetto a 5 di Monteceneri fu poi avallato dalla popolazione senza i contrari Mezzovico e Isone. “Le due cause – ribadisce il Tf sconfessando i ricorrenti e definendo generiche le loro critiche – non sono per nulla comparabili” esistendo “differenze sostanziali”. In soldoni, mentre Mezzovico era il perno, qui senza i quattro contrari la nuova Bellinzona a 13 viene confermata all’80% rispetto a quella a 17 per territorio (78%), popolazione (79%, con 42mila abitanti anziché 52mila), risorse fiscali (80% nonostante la rinuncia del ricco Sant’Antonino) e posti di lavoro (81%). Quanto alla zona industriale di Castione, indicata dal Cantone come uno dei due poli di sviluppo economico del Bellinzonese insieme a Camorino e Giubiasco, il Tf ricorda che la sua pianificazione è ancora ferma a causa di ricorsi. Tutto ciò induce il Tf a smentire i ricorrenti laddove asserivano che le differenze fra le due nuove Bellinzone a 13 e 17 sarebbero state addirittura più evidenti di quelle fra Monteceneri con e senza Mezzovico. Altro punto a sfavore dei ricorrenti: l’allora decisione del Tf ha indotto la politica a modificare la Legge cantonale sulle aggregazioni, consentendo al Consiglio di Stato di escludere uno o più Comuni non fondamentali ed evitando di dover sottoporre in votazione consultiva più scenari alternativi. Perciò anche su questo punto Losanna ritiene corretta la via intrapresa nel Bellinzonese e dal Cds. Pure avallato, infine, l’ampio sforzo informativo compiuto dalla Direzione di progetto, che ha permesso alla popolazione di conoscere preventivamente le criticità emerse nei Comuni: “Era quindi assolutamente chiaro ai votanti – chiude il Tf – che il progetto, con ogni probabilità, sarebbe stato ridimensionato”.

Gobbi: ‘Il tribunale ha fatto sue le criticità già evidenziate’

La notizia ieri mattina è stata diffusa dal Dipartimento delle istituzioni, che ritiene il progetto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione “riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata grazie alla volontà locale di promuovere dal basso” la fusione. Il consigliere di Stato Norman Gobbi si dice altresì soddisfatto perché il Tf ha fatto propri i punti sensibili evidenziati nel messaggio governativo sottoposto al Gran Consiglio: «Messaggio che già affrontava tutte le criticità ed evidenziava le ora confermate differenze fra il caso di Bellinzona e quello di Monteceneri». Salutando con “grande soddisfazione” la sentenza del Tf il Ppd prende le distanze dal ricorso, il cui primo firmatario era l’ex vicesindaco popolare-democratico di Camorino Ivano Rizzi. I lavori per la nascita della sezione Ppd aggregata sono conclusi e lunedì sera 21 novembre, al Ciossetto di Sementina, si terrà l’assemblea costitutiva che ufficializzerà anche i vertici. Nella nuova città il Ppd intende “giocare un ruolo da protagonista, prestando grande attenzione ai quartieri e alla loro crescita, alla valorizzazione del territorio e all’ascolto dei cittadini”. Anche la nuova sezione Ps intende “giocare un ruolo da protagonista nel futuro della nuova Bellinzona” mettendo a disposizione le proprie migliori risorse. Quanto alla decisione del Tf, “è un altro tassello fondamentale per l’avvio di una nuova era istituzionale, che crediamo permetterà alla nuova città di diventare ancora più dinamica e attrattiva e soprattutto di riuscire a cogliere appieno le opportunità che le si presenteranno”.

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

La Nuova Bellinzona adesso è realtà

Dal Giornale del Popolo | Per Losanna non c’è alcuna differenza sostanziale con il progetto originario e la coerenza territoriale è data.

«Il Tribunale federale dà il via libera alla Nuova Bellinzona con piena soddisfazione del Dipartimento delle istituzioni»: è attraverso i social che il consigliere di Stato Norman
Gobbi ha dato la notizia, anticipando di pochi minuti il comunicato del Consiglio di Stato. È anche da questo dettaglio che si può calibrare il grado (elevato) di felicità e forse anche di sollievo del direttore del Dipartimento delle Istituzioni e, ovviamente, del Governo nel suo insieme. Losanna ha quindi deciso di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese e l’aggregazione del Bellinzonese
può procedere. Mon Répos ha detto di no al ricorso inoltrato dall’avvocato Fabrizio Monaci per conto di 81 cittadini domiciliati nei Comuni di Camorino, Pianezzo, Bellinzona, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Monte Carasso, Preonzo e Sementina, che chiedevano di ripetere la votazione visto che dalle urne era uscita un’aggregazione ridotta rispetto a quella proposta, che – ricordiamo – alle origini comprendeva 17 Comuni. Una differenza ora indicata come sostenibile da Losanna per garantire alla nuova Bellinzona una corretta operatività in linea con gli intendimenti. «La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona – spiega
Gobbi – rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, questo, che riteniamo di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 Comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione. Il Dipartimento delle istituzioni, che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni, non può che salutare positivamente la sentenza del Tribunale federale». Ora si guarda già alla creazione del nuovo Comune, ovvero a quando la popolazione sarà chiamata alle urne per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale. La data esatta delle elezioni sarà fissata solo prossimamente dal CdS, anche se i sindaci della Nuova Bellinzona sono certi che si voterà il 2 aprile 2017.

«A 13 va benissimo»
Basterebbe questa frase per spiegare il tutto: «Poiché il progetto a 13 Comuni non si discosta sostanzialmente da quello a 17 proposto in votazione, le autorità cantonali non dovevano indire un nuovo scrutinio prima di decretare l’aggregazione». Il Tribunale federale è quindi estremamente chiaro: non c’è nulla da spartire con il caso di Monteceneri, dove si era votato una seconda volta in quanto l’aggregazione a 5 emersa dal voto cozzava nella sostanza con quella originaria, prevista a 7. Invece, per il TF Arbedo-Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo (i 4 Comuni contrari) «non sono essenziali ai fini della fusione» e l’aggregazione a 13 è da ritenersi altrettanto solida rispetto a quella che si era schierata ai nastri di partenza. Infine, non è passata nemmeno la tesi secondo cui l’inclusione di Claro nella Nuova Bellinzona avrebbe posto un problema di coerenza territoriale. Anche qui il TF non si perde in troppe parole: «È sufficiente dare uno sguardo alla cartina (cfr. immagine, ndr) per accertare che l’aggregazione dei 13 Comuni forma un’entità territoriale coerente e compatta».

 

“Fusioni, tendenza svizzera”

“Fusioni, tendenza svizzera”

Da Rsi.ch l Il ministro delle istituzioni, Norman Gobbi, afferma che tocca ora al Locarnese dare il la a progetti aggregativi

“I tempi sono molto stretti, ma con questa decisione siamo fiduciosi di poter indire le elezioni comunali il prossimo aprile”. Parole di Norman Gobbi, che senza nascondere soddisfazione commenta alla RSI il respingimento del ricorso sulla Nuova Bellinzona da parte del Tribunale federale.

“A livello politico – spiega il ministro delle istituzioni – si è cercato negli ultimi anni di rafforzare gli agglomerati, i poli urbani, perché le città fungono sempre più da motori per l’economia e dal punto di vista della formazione, della cultura nonché per quanto riguarda l’offerta per il tempo libero: le aggregazioni sono una tendenza in atto in tutta la Svizzera”.A Lugano, aggiunge Gobbi, non senza difficoltà, si sono raggiunti risultati concreti: “Dopo Bellinzona; tocca ora al Locarnese doversi fare attore del proprio destino, ma vista l’esperienza del Bellinzonese, anche intorno alla Maggia l’aggregazione dovrà partire dal basso”.

Sempre per quanto riguarda la nuova, grande, capitale, le liste per le elezioni legislative e del Municipio devono essere depositate entro gennaio. Per bocca del vicepresidente Dante Scolari, l’associazione per l’autonomia dei comuni ticinesi, che sosteneva il ricorso contro l’aggregazione a 13, si è invece detta sconcertata dalla tempistica adottata dal Tribunale federale.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fusioni-tendenza-svizzera-8328706.html

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Nuova Bellinzona: il Tribunale federale conferma la nascita della Città

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione odierna del Tribunale federale di respingere il ricorso contro il progetto aggregativo dei 13 Comuni del Bellinzonese. Prossimamente il Consiglio di Stato stabilirà la data delle elezioni comunali per la Nuova Bellinzona.

La sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione della nuova Bellinzona rappresenta un’importante svolta per la concretizzazione del progetto aggregativo che vedrà nascere la nuova città polo del Bellinzonese nel corso del prossimo anno. Un progetto, quello della nuova Bellinzona, ritenuto di fondamentale importanza per definire l’assetto istituzionale dell’intero Cantone. L’aggregazione dei 13 comuni favorevoli riunirà infatti tutti gli elementi necessari a realizzare una città solida, articolata e nata interamente grazie alla volontà locale di promuovere dal basso l’aggregazione dei Comuni della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni che ha collaborato attivamente fin da subito con gli enti locali coinvolti per favorire l’aggregazione dei Comuni saluta positivamente la sentenza odierna del Tribunale federale.
Prossimamente il Consiglio di Stato dovrà determinarsi sulla data in cui sarà possibile organizzare le elezioni per definire la composizione del Municipio e del Consiglio comunale della città.

Modifica LOC: quartieri e frazioni, attori attivi nei nuovi Comuni

Modifica LOC: quartieri e frazioni, attori attivi nei nuovi Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella scorsa seduta il Consiglio di Stato ha approvato una revisione della Legge organica comunale (LOC) che – insieme a vari adeguamenti di entità minore – prevede di rafforzare il ruolo degli organi di quartieri e frazioni nella vita dei Comuni ticinesi.

La proposta di messaggio approvata negli scorsi giorni dal Consiglio di Stato prende spunto dalla decisione con la quale il Gran Consiglio – lo scorso 10 maggio – ha aderito alla mozione di Gianrico Corti «Aggregazioni e mantenimento della vitalità negli ex Comuni divenuti quartieri o frazioni», presentata nel giugno 2015. Attenendosi alle indicazioni della Commissione della legislazione, il Governo ha predisposto un adeguamento dell’articolo 4 della Legge organica comunale, secondo il quale:

• gli organi dei quartieri (o frazioni) hanno un ruolo anche propositivo, pur non potendo intervenire in modo vincolante nei processi decisionali del Comune;
• i Comuni possono modificare il proprio Regolamento comunale per dotare gli organi dei quartieri (o frazioni) di un budget di spesa.

Il progetto di revisione della LOC approvato prevede anche vari adeguamenti minori, che rispondono alle richieste emerse durante le riunioni della Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni. In particolare, le regole sui rapporti di lavoro nelle amministrazioni comunali potranno essere maggiormente allineate al sistema previsto dall’ordinamento cantonale, e i Municipi avranno la facoltà di delegare ai propri servizi la gestione delle contravvenzioni di competenza locale, fino a un importo di 100 franchi. In questo senso il Dipartimento delle istituzioni ha recepito celermente la richiesta avanzata da alcuni Comuni medio-grandi alfine di facilitare e favorire il lavoro degli enti locali.

Oltre ad approvare queste modifiche puntuali, il Governo ha confermato che la Legge organica comunale sarà a breve termine oggetto di una modifica di più ampia portata, verosimilmente già durante il prossimo anno. Ciò avverrà in concomitanza con la revisione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907, che negli scorsi mesi è stata sottoposta a consultazione.

La fase di transizione del Comune ticinese

La fase di transizione del Comune ticinese

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Da qualche tempo si è ripreso a discutere di aggregazioni, o meglio di Piano cantonale delle aggregazioni. Andiamo con ordine e partiamo dall’inizio. Nel nostro Cantone la politica aggregativa si è sviluppata privilegiando le iniziative nate dal basso, soprattutto nelle zone periferiche. Si è poi reso necessario un riordino istituzionale anche nelle zone urbane, divenute veri e propri centri nevralgici della crescita del nostro Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) s’inserisce proprio in questo contesto, avendo come obiettivo – su richiesta esplicita del nostro Parlamento – una visione coerente e organica del Ticino, in cui i Comuni si riprendono quell’autonomia decisionale che nel corso degli anni si è persa per strada, a favore di una centralizzazione delle competenze nelle mani del Cantone.

Dopo il respingimento nel settembre 2013 dei ricorsi contro la revisione della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (Laggr), il PCA – elaborato nel frattempo da un Gruppo di lavoro interdipartimentale – ha potuto esser messo in consultazione presso Comuni, partiti, associazioni ed enti della società civile.
Avviata nel novembre 2013 e conclusa nel maggio 2014, la prima tappa consultiva era volta a discutere – e sottolineo discutere – gli indirizzi strategici e i comprensori di aggregazione affinché fosse possibile raccogliere critiche, osservazioni e suggerimenti utili ad affinare e consolidare la strategia e i comprensori che disegneranno il Ticino di domani. Alla prima consultazione hanno preso parte i Comuni, le associazioni dei Comuni, i partiti politici e una trentina di organizzazioni ed enti pubblici. L’esito della consultazione è stato tutto sommato incoraggiante, vista la diffusa adesione di massima al progetto, che non potrà che consolidarsi grazie ai correttivi apportati. Salvo alcuni scetticismi ormai cronici, il processo aggregativo in Ticino è in linea generale ben recepito, purché non si accelerino prematuramente i tempi e si salvaguardino gli equilibri interregionali e la virtuosa prossimità fra cittadino e istituzioni. D’altra parte, com’è sempre stata mia premura sottolineare, stiamo tracciando le basi per definire l’assetto del nostro Cantone del futuro.
La seconda tappa consultiva – che si concretizzerà nei prossimi mesi – interpellerà i medesimi attori e concernerà soprattutto le modalità di attuazione del PCA e i sostegni cantonali per raggiungere l’obiettivo della riconfigurazione della geografia comunale ticinese. Il coinvolgimento di tutti gli attori resta un presupposto fondamentale. Per questo motivo insieme ai servizi del mio Dipartimento, per affrontare al meglio questa nuova consultazione, ho organizzato alcune riunioni interlocutorie, concentrandoci sui comprensori urbani dove la futura geografia non è ancora del tutto consolidata: il Locarnese, il Luganese e il Mendrisiotto. Un invito che ha fornito l’occasione alle autorità locali di pronunciarsi nuovamente sul futuro assetto territoriale che li concerne direttamente. Nel corso dell’autunno giungeranno le prese di posizione ufficiali.
Dopodiché, fatte le valutazioni del caso, sarà possibile presentare al Gran Consiglio il messaggio sul Piano cantonale delle aggregazioni da lui stesso richiesto nel 2011 e che consentirà finalmente di restituire un quadro prevedibile del riordino territoriale, che funga da impulso e da bussola per le future aggregazioni.
La riforma dei confini comunali s’integra inoltre con un processo più generale di revisione dei compiti e dei flussi fra Cantone e Comuni nell’ambito della riforma Ticino 2020. Infine, la cartina ticinese sarà disegnata con le mani del Cantone e dei Comuni, rifiutando l’idea di una matita mossa unicamente dall’alto. Coscienti comunque di doverla utilizzare nei casi di forti inefficienze, come già accaduto in passato.
I nostri Comuni sono oggi in piena fase di transizione: stiamo passando da una dimensione familiare a una con più vitalità democratica e maggiore autonomia decisionale. Cambia la prospettiva con il cittadino. Infatti il Comune resta, nel nostro sistema federalista, il punto di riferimento, il primo contatto fra i cittadini e le istituzioni. È quindi fondamentale che il Comune sia dinamico e aderente alla realtà. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Da sempre difendo con convinzione una politica aggregativa capace di integrare una visione cantonale e l’attenzione alle peculiarità locali e regionali, così da modulare al meglio il Comune che abiteremo. E costruire il Ticino di domani. Le istituzioni migliori sono quelle che si adattano al mutare dei tempi; senza ricette imposte, ma con soluzioni condivise.
Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Piano cantonale delle aggregazioni – Incontro con i sindaci del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi i sindaci dei 17 Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio; la riunione – che si è svolta in un clima costruttivo – ha permesso di discutere gli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni, come già avvenuto di recente con i rappresentanti degli agglomerati del Luganese e del Locarnese. La nuova proposta per la regione a sud del ponte-diga di Melide prevede l’istituzione di un solo Comune.

L’incontro ha anzitutto ripercorso le osservazioni formulate dai Comuni nella prima fase della consultazione sul progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In origine, per il comprensorio a sud del ponte-diga venivano indicati due scenari aggregativi, «Val Mara» (cinque Comuni del Basso Ceresio) e «Mendrisiotto» (dodici Comuni dell’agglomerato urbano Chiasso-Mendrisio). Dalla consultazione erano emerse un’adesione di massima a questa prospettiva e la necessità di alcuni approfondimenti; era inoltre stata formulata l’ipotesi di riunire i due scenari in un unico Comune. Proprio questa ipotesi di scenario aggregativo unificato è stata ora sottoposta ai Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio. I Municipi potranno ora approfondire il tema e – entro la fine del mese di ottobre – formulare le proprie osservazioni.

Come noto, l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni è stato riattivato nel corso dell’estate, dopo che il Tribunale federale ha confermato l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona». In questo contesto il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di organizzare alcune riunioni interlocutorie preliminari, concentrandosi sui comprensori urbani del Cantone. Anche nel corso dei precedenti incontri – con le autorità dei Comuni degli agglomerati del Luganese e del Locarnese – erano state proposte soluzioni alternative rispetto agli scenari inizialmente contenuti nel PCA.

Aggregazioni: si riparte da tre

Aggregazioni: si riparte da tre

Dal Giornale del Popolo, 31 agosto 2016 | Incontro tra Gobbi e i sindaci dei 15 Comuni. Si riapre il Piano aggregativo del CdS – Non si lavora più su un’unica città da Brissago a Cugnasco, ma su tre macro-Comuni.

È l’ennesima ripartenza, difficile dire se vedrà il traguardo. Di sicuro c’è che a trainare il nuovo progetto di aggregazioni comunali nel Locarnese – di questo stiamo parlando – c’è il Consiglio di Stato. E, comunque vada, l’ultima parola spetterà alla popolazione (che nel 2011 disse “no” nella maggioranza dei Comuni). La notizia è stata data ieri dal Dipartimento delle Istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi, ha incontrato nel pomeriggio i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato del Locarnese per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – “in un clima costruttivo”, si precisa nel comunicato stampa – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. I Municipi potranno formulare le proprie osservazioni entro il 15 ottobre. All’indomani della decisione del Tribunale federale dello scorso giugno di confermare l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”, il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Ricordiamo che il fronte del “no” nel 2011 era rappresentato dai Municipi e dalla popolazione di Comuni “chiave” come Muralto, Minusio e Ascona. «Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese – spiega il Dipartimento guidato da Gobbi nel comunicato ai media – il PCA prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili». «Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro odierno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale ». Il primo, denominato “Città”, comprenderebbe Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Il secondo, “Lago”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago. Infine, il terzo, “Piano”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco- Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. È su questi scenari che i Municipi potranno pronunciarsi entro metà ottobre.

Scherrer: «Non parliamo più di Grande Locarno»

Nell’attesa delle reazioni degli Esecutivi della regione, abbiamo sentito il sindaco di Locarno Alain Scherrer, che fin dal suo insediamento ha auspicato con forza un rilancio del tema “fusioni”. Il comunicato del Governo parla di un clima positivo. Conferma? «In effetti la riunione si è svolta in un clima sicuramente costruttivo. Non ho visto mura alzate da parte di nessuno. Ho visto colleghi che, se non favorevoli, dimostrano comunque un’apertura mentale positiva; colleghi disposti ad entrare in materia. Questo è importante per partire con il piede giusto. Siamo soddisfatti». «Trovo altresì importante – prosegue il sindaco della città – che a cinque anni dalla votazione popolare consultiva si torni a discutere di aggregazioni. Cinque anni che – è vero – sono volati, ma in cui è cambiato anche molto nella nostra regione». Si pensi al continuo miglioramento delle finanze comunali di Locarno, che non è più la cenerentola della regione. Cosa cambia rispetto alle promesse fatte cinque anni fa alla popolazione? «Dobbiamo chiarire bene da subito cosa vogliamo. E personalmente non voglio più sentire parlare di Grande Locarno, piuttosto di un Nuovo Locarnese. Non si tratta più di parlare di cifre (siano esse relative al numero di abitanti o alle finanze dei futuri eventuali nuovi Comuni). Tanto meno di “potere contrattuale” (ndr. “più siamo uniti più saremo forti di fronte agli enti superiori, Cantone in primis”). Vedo meglio il concetto di vicinanza alle nostre istituzioni ». «Ma soprattutto è sulla qualità dei nostri servizi che un’aggregazione deve puntare. Se riusciamo a migliorarli, a offrire servizi pubblici ancora più efficienti (e quindi qualità di vita migliore) allora sì tutta l’operazione avrà un senso».