Un Ticino forte grazie a Comuni solidi

Un Ticino forte grazie a Comuni solidi

Dal Mattino della domenica | Al via la seconda fase del progetto che vuole tracciare le linee guida per costruire il Ticino del futuro

Negli scorsi giorni ho presentato la visione del Cantone in materia di aggregazioni comunali. Sottolineo e ribadisco il termine “visione” che non ha nulla a che vedere con “imposizione”. Infatti, come ad esempio per il piano direttore cantonale, anche per quanto concerne l’organizzazione territoriale, il Governo ha definito quali sono gli obiettivi che intendiamo raggiungere in futuro. Un processo che va costruito con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, enti locali in primis. L’esempio della nuova Bellinzona ne è una conferma: un progetto aggregativo per avere successo deve avere una spinta dal basso. La voglia di stare insieme deve quindi venire dai protagonisti dell’aggregazione, e non deve essere calata d’alto. Con questo spirito, e tenendo presente le osservazioni che ci hanno fornito i diretti interessati nel corso dello scorso anno e durante la prima consultazione sul progetto che ha avuto luogo quattro anni fa, abbiamo formulato le nostre visioni.

E poi è chiaro, dobbiamo anche essere capaci di guardare avanti uscendo dalle logiche campanilistiche che spesso ci caratterizzano. Ho come l’impressione che alcune persone abbiano il timore che le aggregazioni comunali annullino la nostra identità e cancellino le nostre radici. Ma non è così: non vogliamo cancellare i nostri enti locali ma vogliamo renderli più forti e strutturati. I Comuni sono il motore dello sviluppo cantonale e il loro ruolo è essenziale. Ruolo che non potrebbero svolgere se restano ancorati alle dinamiche locali perdendo la loro forza e togliendo anche linfa vitale a tutto il Cantone. Pensiamo alle piccole realtà comunali nelle zone periferiche: spesso – come stava accadendo nella Valle Onsernone – mancano le persone, le risorse e le energie per potersi dedicare alla politica locale. Il rischio è di deperire e di non essere più la spinta energica per il livello superiore ma al contrario di creare l’effetto zavorra. E non è quello che vogliamo: il Cantone, per essere pronto ad affrontare le sfide future nei confronti della realtà federale e soprattutto nei rapporti transfrontalieri deve essere forte e ben strutturato. E la sua ossatura deve essere sana e resistente: per questo abbiamo bisogno che i nostri enti locali siano solidi, ma soprattutto che possano camminare sulle proprie gambe.
Ma facciamo un passo indietro. La prima fase dell’allestimento del progetto prevedeva la definizione dei futuri Comuni i cui nuovi confini costituiscono l’obiettivo cantonale (in alcuni casi già raggiunto), affinato anche grazie al prezioso contributo di molti attori del territorio nella procedura della prima consultazione, terminata nell’aprile 2014. I nuovi scenari comporranno dunque un territorio cantonale costituito da 27 enti locali, forti e autonomi, pronti a riprendersi alcune competenze che nel tempo erano scivolate nelle mani del Cantone.

Come comunicato lunedì in conferenza stampa, prende ora avvio la seconda fase del progetto che si focalizza sulla sua concretizzazione. Si tratta, da una parte, di definire le modalità di attuazione della riforma. Dall’altra, occorre prevedere importanti incentivi finanziari a sostegno delle riorganizzazioni amministrative dei nuovi Comuni e degli investimenti di sviluppo socio-economico.

Questi due aspetti sono sottoposti a un nuovo giro di consultazione fra Comuni, associazioni di Comuni e partiti politici rappresentati in Gran Consiglio, che avranno tempo fino a fine ottobre per dire la loro. Anche se la voce di alcuni sindaci si è già sentita pochi istanti dopo la presentazione del progetto ai media. Si aprono quindi nuovamente le porte del progetto – che lo ribadisco non vuole essere un’imposizione! – così da condividere e affinare aspetti centrali di una riforma molto importante per il nostro domani. Una volta raccolte le indicazioni, il Consiglio di Stato potrà adattare il progetto e allestire un messaggio affinché il Parlamento si pronunci sui contenuti del Piano cantonale delle aggregazioni.

Vogliamo davvero essere lungimiranti e pensare al Cantone di domani, per farlo ci serve una visione, consapevoli che senza Comuni forti non riusciremo a metterla in atto. Mi auguro che le autorità politiche di quei Comuni refrattari valutino la proposta nell’insieme, per il bene del Ticino. Le aggregazioni comunali sono un processo essenziale per una visione moderna del federalismo. La politica delle soluzioni e delle misure concrete passa anche da qua, attraverso l’aggiornamento e il potenziamento delle istituzioni più vicine a tutti i ticinesi: i Comuni.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Ritoccato il Ticino che verrà

Ritoccato il Ticino che verrà

Dal Corriere del Ticino | Al via la seconda consultazione del progetto che prevede un cantone a 27 Comuni e incentivi finanziari – Norman Gobbi: «Non giochiamo a Risiko, servono entità forti», Elio Genazzi: «Nessun limite di tempo».

Un Ticino non più a 23 Comuni come previsto inizialmente, bensì a 27 e incentivi finanziari per gli enti locali che intraprenderanno celermente il processo di aggregazione. Questi gli aspetti principali contenuti nella seconda fase del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi . Il progetto, che disegna il cantone di domani, è stato rivisto in seguito alle criticità emerse dalla prima fase di consultazione ed è ora pronto per essere posto nuovamente all’attenzione di Municipi, partiti e associazioni dei Comuni. «Gli scenari avanzati a fine 2013 avevano provocato una levata di scudi – ha ricordato Gobbi – si percepiva il PCA come un’imposizione dall’alto, ma lo ripeto: questa visione non è un’imposizione. E gli scenari di aggregazione vanno ben al di là dell’accorpamento meccanico di più giurisdizioni: sono lo strumento per servire meglio i cittadini».

Confini rivisti

Visto più da vicino, il nuovo PCA presenta quindi un cantone a 27 Comuni (vedi grafico a lato) dove le principali modifiche interessano il Locarnese e il Luganese. «Nel Locarnese si propone di suddividere il territorio in tre parti – ha spiegato Genazzi – ovvero Piano, Terre di Pedemonte e Locarnese. Mentre per il Sottoceneri la situazione è molto più complessa». Avallati gli accorpamenti di Alto Vedeggio, Val Mara, Mendrisiotto e Malcantone Ovest (dove però viene scorporato il Comune di Neggio che, «per ragioni di mobilità» passerà sotto a Malcantone Est), sugli altri scenari sono state apportate importanti modifiche. In particolare, è stato cancellato il Comune di Medio Vedeggio e le aggregazioni di Capriasca e del Luganese conteranno qualche Comune in meno rispetto al piano iniziale. Allo stesso tempo sono stati rivisti i confini dei comprensori di Collina Nord, Collina Sud e Melide-Vico-Morcote, mentre il Malcantone Est prenderebbe sotto la propria egida Torricella-Taverne, Bedano e, appunto, Neggio. Modifiche queste sulle quali gli attori interessati avranno modo di esprimersi fino al 30. ottobre, quando si concluderà la seconda fase di consultazione. Anche se le prime reazioni non si sono fatte attendere.

Una spinta ad unirsi

Detto degli aspetti geografici, da un punto di vista finanziario per sollecitare i Comuni ad aggregarsi sono previsti dei «sostegni di durata limitata a 6 anni dall’approvazione del Gran Consiglio». In altre parole: trascorso questo tempo, i Comuni che si uniranno non potranno più beneficiare di aiuti cantonali. «In generale però – ha evidenziato Genazzi – non c’è un termine entro il quale il PCA dev’essere attuato dagli enti locali». Il Cantone metterà a disposizione 30 milioni quali contributo alle spese di riorganizzazione e 90 milioni per incentivare gli investimenti di sviluppo. Al primo fondo ha già attinto la nuova Bellinzona (4 milioni), mentre del secondo hanno beneficiato Lugano, Mendrisio, Riviera e Bellinzona (per un totale di 47,8 milioni). «L’idea – ha spiegato Genazzi – è d’aiutare i Comuni che si riorganizzano a mettere benzina nel loro motore. Ma attenzione, per ottenere tali aiuti occorrerà adempire a precisi parametri e in caso di aggregazioni parziali il contributo sarà ridotto». E sempre in termini finanziari, nel messaggio che verrà sottoposto al Governo una volta conclusa la seconda fase di consultazione potrebbe esserci anche una modifica della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale. «L’Esecutivo potrebbe decidere di sospendere dei contributi laddove il Comune non dovesse aderire a progetti di aggregazione – ha concluso Genazzi – questo per evitare speculazioni». Rivista la cartina del Ticino, per Gobbi non ci sono dubbi: «Non stiamo giocando a Risiko, i Comuni devono essere forti per poter rispondere alle nuove necessità. E in tal senso il nostro obiettivo è quello di stimolare il bottom-up, perché se vogliamo ottenere dei risultati onorevoli questi progetti devono nascere dal basso. Le imposizioni dall’alto, o metaforicamente parlando l’uso del martello, vanno bene quando è l’ultima ratio. Ma in generale si predilige l’innaffiatoio, per far fiorire dei fiori come la nuova Bellinzona». Sollecitato sull’ipotesi di un Ticino a 13 – inizialmente avanzata quale ulteriore passo nelle aggregazioni – Gobbi ha precisato: «È un’ipotesi che resta, ma sarà musica del 2100».

(Articolo di Viola Martinelli)

Un Ticino a 27 Comuni

Un Ticino a 27 Comuni

Da laRegione | Presentata la seconda versione del Piano cantonale, con scenari rivisti nel Luganese e nel Locarnese e un obiettivo di 27 Comuni – Sei anni per beneficiare di contributi per 75 milioni di franchi contributi, poi il fondo decadrà.

Scatta la consultazione-bis. Previsti incentivi finanziari. Gobbi: ‘Obiettivo? Stimolare i progetti che partono dalla base’.

Da 115 a 27. Sebbene rivisto leggermente al rialzo, in futuro il numero di Comuni in Ticino sarà drasticamente ridotto rispetto a oggi. Oggi che, un’aggregazione per volta, si è già ridotto di parecchio rispetto agli anni Novanta: dopo le ultime unioni (quelle di aprile, ergo Grande Bellinzona e Riviera) si contano 115 enti locali. Ma l’obiettivo del Consiglio di Stato rimane ambizioso: 27 comprensori, di cui 17 nel Sopraceneri e 10 nel Sottoceneri. Qualche piccola concessione, rispetto alle prime ipotesi sul tavolo, è già stata fatta: la visione aggregativa futura era stata posta in consultazione nel 2013, e contemplava 23 realtà e una seconda ipotesi, quasi futuristica, a 13. La prima consultazione avviata dal Dipartimento delle istituzioni, nonché gli incontri tra Cantone e comuni che ne sono seguiti, hanno condotto il Di a “concedere” qualcosa, soprattutto nel Luganese: anziché un unico comune attorno al polo di Lugano, nel rielaborato ‘Piano cantonale delle aggregazioni’ (questo il nome del documento ufficiale) restano separati Collina Nord (con Vezia, Cureglia, Comano, Cadempino, Lamone, Origlio e Ponte Capriasca senza Val Serdena), Collina Sud (Collina d’Oro e Muzzano) e MelideVico-Morcote. «Siamo comunque coscienti che non tutti i 27 scenari sono condivisi – commenta Norman Gobbi durante l’incontro con la stampa -. Per quanto concerne l’area urbana di Lugano, continuiamo a ritenere che i comuni della Corona nord debbano confluire in un’unica realtà, alla luce dello sviluppo della zona di Cornaredo». Trattasi di Massagno, Savosa, Porza e Canobbio. A «far discutere», come prevede ancora Gobbi, anche lo «scenario unico» per il Mendrisiotto e quello del Locarnese, «che è il comparto più in ritardo – osserva il direttore del Di -. Ricordo che sul piano del numero di abitanti Mendrisio tallona Locarno da vicino, e nel giro di un paio di anni avrà superato la Città. Quindi se Locarno non vuole perdere il suo ruolo deve attivarsi». Rispetto alla prima proposta il Cantone ha deciso di seguire gli input che nella regione si sono già concretizzati: Terre di Pedemonte potrà dunque rimanere tale, mentre Gordola e frazioni di Lavertezzo piano, Cugnasco-Gerra Piano e Gerre di sotto dovranno unirsi in un solo ente (“Piano”). Nel futuro comune del Locarnese confluiranno – a mente del governo – tutti gli altri: da Ascona a Tenero. Gli altri scenari restano praticamente confermati, anche perché per molti la situazione è quella attuale e laddove ci sono contestazioni il Piano cantonale prevede di tirare dritto (ad esempio Arbedo-Castione e Sant’Antonino nella Grande Bellinzona, Biasca quale polo della Riviera, la Bassa Leventina aggregata eccetera).

I DETTAGLI – Sei anni per beneficiare dei 75 milioni di contributi. Poi il fondo cade

«Il Cantone può spingere dall’alto, ma se vogliamo ottenere risultati più che onorevoli le aggregazioni vanno stimolate dalla base. Le imposizioni – assicura il capo delle Istituzioni Norman Gobbi – sono e rimarranno solo l’ultima ratio». È questa la filosofia che anima il Cantone, rafforzata dalla non tra- scurabile disponibilità a mettere sul piatto milioni di franchi utili a riorganizzare gli enti locali e promuovere al contempo progetti strategici nei nuovi comparti. Contributi pari a 75 milioni di franchi, che saranno a disposizione dei comuni per sei anni. «Sì, i comuni avranno sei anni di tempo dalla crescita in giudicato dell’approvazione del Gran Consiglio del Piano cantonale», precisa Elio Genazzi, capo della Sezione degli enti locali. «Questo è il principio, a cui si aggiungono altre regole» su cui comuni, partiti e associazioni sono ora invitati a pronunciarsi prendendo parte alla seconda consultazione sul progetto del Pca, il Piano cantonale delle aggregazioni (procedura che si chiude il 30 ottobre). Quindi, benché «non c’è un termine per l’attuazione del Piano», per dirla ancora con Genazzi, in verità i Comuni che intendono beneficiare del sostegno finanziario hanno sei anni di tempo per avanzare l’istanza. Poi il fondo a disposizione viene a cadere. Stando almeno alle intenzioni del Dipartimento, che ha comunque elaborato una serie di “soluzioni intermedie”o parziali per andare incontro a chi, quanto meno, manifesta l’intenzione di procedere secondo quanto stabilito dal Pca. Ad esempio, è pensabile dar seguito a progetti aggregativi che si discostano dal Pca ma che garantiscono comunque una continuità territoriale. O ancora, a scenari in cui è coinvolto il comune polo (Mergoscia con Locarno, per citare una possibilità). “Dovessero sussistere scenari incompiuti dopo la scadenza indicata (quella dei 6 anni, ndr), il Pca continuerà a rimanere in vigore – si legge nel documento in consultazione – ad eccezione delle misure relative agli aiuti finanziari”. Più avanti, il governo si dice “da sempre convinto che siano necessari incentivi concreti alle aggregazioni, affinché si dotino i comuni di risorse finanziarie sufficienti a riorganizzare il proprio funzionamento amministrativo, e a rilanciare il nuovo comune con la realizzazione di investimenti di sviluppo. Ovviamente – si precisa – i contributi devono rivelarsi coerenti con la visione strategica cantonale e con le riforme in corso, che esigono tempistiche realizzative ragionevoli”. In particolare, la riforma ‘Ticino 2020′, che si prefigge di riorganizzare in modo più funzionale i flussi di competenze (e finanziari) tra Cantone e Comuni.

(Articolo di Chiara Scapozza)

Piano cantonale delle aggregazioni: via libera alla seconda fase

Piano cantonale delle aggregazioni: via libera alla seconda fase

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha dato il proprio via libera alla seconda fase di consultazione del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), dopo che nella prima fase erano state raccolte opinioni e proposte riguardo agli indirizzi politici da adottare in questo settore di cruciale importanza per il futuro del Cantone.

Nel corso della mattinata, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi hanno presentato i nuovi scenari previsti dal Piano cantonale delle aggregazioni, le modalità di attuazione gli incentivi che ne sosterranno l’attuazione, sotto forma di contributi per la riorganizzazione amministrativa e per investimenti di sviluppo socio-economico. È stato inoltre spiegato come il Governo intende applicare la Legge sulle aggregazioni e quella sulla perequazione, coordinandole con il PCA e con la riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». Il progetto sarà ora sottoposto a una nuova consultazione fra Comuni, associazioni di Comuni e partiti politici rappresentati in Gran Consiglio. Una volta raccolte le indicazioni e adattato il progetto, il Consiglio di Stato allestirà un messaggio all’attenzione del Parlamento, al quale spetta la competenza di adottare i contenuti del PCA.

Il Piano cantonale delle aggregazioni è lo strumento di riferimento per definire l’assetto istituzionale del Ticino di domani e accompagnare la riforma del Comune e quella dei suoi rapporti con il Cantone. Il PCA è nato nel 2011, con l’approvazione della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni da parte del Gran Consiglio, che aveva previsto l’elaborazione di uno strumento per definire le linee guida a lungo termine del Consiglio di Stato. In seguito i lavori erano stati sospesi in attesa della sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», per poi riprendere nella seconda parte del 2016 con una nuova consultazione interlocutoria negli agglomerati (escluso il Bellinzonese) alla ricerca di soluzioni condivise. Il Consiglio di Stato ha in seguito consolidato gli scenari aggregativi, passati da 23 a 27, in particolare estrapolando il comparto delle Terre di Pedemonte e del «Piano» nel Locarnese, della «Collina Nord», «Collina Sud» e «Melide-Vico-Morcote» nel Luganese; sono inoltre state riordinate le ipotesi già elaborate per Capriasca, Malcantone Est e Ovest e Luganese.

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Nuova Bellinzona, “Municipi occhio”

Da CdT.ch | Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha invitato i 13 Esecutivi aggregandi a non prendere decisioni che possano vincolare a oltranza il futuro Comune

BELLINZONA – «È oltremodo importante che i Municipi, in questo delicato frangente, siano attenti a non prendere decisioni che in qualche modo abbiano a vincolare ad oltranza la nuova entità comunale, condizionandone in misura eccessiva il futuro margine d’azione. Dobbiamo a questo proposito constatare che non sempre tale cautela è stata pienamente ossequiata e in alcuni casi abbiamo riscontrato delle situazioni che possiamo definire limite». A scriverlo in una lettera indirizzata ai Municipi che a breve daranno vita alla Nuova Bellinzona sono il consigliere di Stato Norman Gobbi e il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi. La lettera è del 10 febbraio: ne siamo venuti a conoscenza dopo che ieri lo stesso Gobbi ne ha accennato durante la festa leghista a Giubiasco. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha così chiesto agli Esecutivi il rispetto degli impegni presi, ricordando che il Governo può, se necessario, annullare risoluzioni controproducenti.

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/172880/nuova-bellinzona-municipi-occhio

“Da Vismara accuse fuori luogo”

“Da Vismara accuse fuori luogo”

Gobbi replica al sindaco di Paradiso che grida al complotto: “Non sono stato io ad annullare le elezioni”

“Le accuse del sindaco di Paradiso sono gratuite, infondate e fuori luogo.”

Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato, replica alle dichiarazioni del sindaco di Paradiso Ettore Vismara, che ha accusato lo stesso consigliere di Stato e il sindaco di Lugano Marco Borradori di aver annullato le elezioni comunali dello scorso mese di aprile nell’ambito di un complotto per forzare il suo Comune ad aggregarsi con Lugano (vedi articolo suggerito).

“Voglio ricordare che a stabilire l’annullamento delle elezioni comunali è stato il Tribunale amministrativo cantonale e non il mio Dipartimento” prosegue Gobbi. “Come tutti sanno la separazione dei poteri nel nostro Paese è sacrosanta. Nel Comune luganese si sono verificati gravi errori di procedura che hanno portato alla decisione del TRAM di invalidare l’elezione. Un fatto grave che ha intaccato un principio fondante della nostra democrazia: la sacralità del voto.”

Il consigliere di Stato ricorda poi che, peraltro, “il Municipio di Paradiso non ha inoltrato ricorso al Tribunale federale sulla decisione emessa dall’Autorità giudiziaria cantonale.”

“Le accuse del sindaco lasciano quindi il tempo che trovano” dichiara Gobbi. “Si tratta evidentemente di uno sfogo personale.”

“Vismara ha mischiato il discorso delle elezioni da rifare con i progetti aggregativi” afferma ancora il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Si tratta di una visione, quella delle aggregazioni, che abbiamo presentato nuovamente nei mesi scorsi ai Comuni degli agglomerati urbani del Luganese, del Mendrisiotto e del Locarnese per riaccendere il dibattito e sentire la loro opinione. Si tratta – come ho già detto più volte – di tracciare le basi per definire il Ticino di domani, un Ticino che sia competitivo e pronto a raccogliere le sfide future che si presenteranno.”

“Ma l’ultima parola” sottolinea in conclusione Gobbi, “non sarà la mia o quella dei sindaci: saranno le cittadine e i cittadini del nostro Cantone ad esprimere come previsto dal nostro sistema democratico.”

Da Ticinonews del 9 gennaio 2017

 

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

Dal Mattino della domenica | Costruiamo insieme il Ticino di domani per essere più competitivi anche fuori dai confini cantonali

Tra una settimana esatta saremo tutti riuniti insieme ai nostri cari per fe­steggiare il Natale. Un appuntamento che ci rammenta che manca poco al termine del 2016. Per un politico è tempo di bilanci e di uno sguardo at­tento a quello che sarà il futuro. Tante le sfide e i progetti che hanno toccato il nostro Ticino nell’anno che sta per finire. Ripercorrendo i momenti sa­lienti non posso che soffermarmi sul mese di giugno, quando è stato inau­gurato il tunnel di base del San Got­tardo entrato in funzione qualche settimana fa. Un appuntamento con la storia e aggiungo io con il nostro fu­turo. Un collegamento che ha ridefi­nito la mobilità interna e ha portato il nostro Cantone a trovarsi molto più vicino al resto della Svizzera; un aspetto che rappresenta un’opportu­nità per rilanciare la competitività dell’economia ticinese a livello na­zionale e internazionale.

Oggi più che mai, con l’apertura del tunnel di base che ci avvicina al cuore della Svizzera, dobbiamo essere forti e compatti nel rivendicare oltre Got­tardo le nostre esigenze: non sono piagnistei come alcuni un po’ facil­mente li dipingono, dimenticandosi che siamo incastonati in una regione di una Penisola in grandi difficoltà economiche e occupazionali, e con oltre 60’000 frontalieri che varcano il confine ogni giorno.

Uno dei pilastri per rafforzarci, è quello di consolidare lo scheletro del nostro Cantone, costituito dai Co­muni. La geografia comunale è tor­nata d’attualità, dopo un periodo di relativa calma e assestamento. Il prossimo mese di aprile ci saranno le elezioni sia del nuovo Comune di Ri­viera e, qualche chilometro più a Sud, del nuovo Comune di Bellinzona: una sfida nuova e impegnativa, perché si tratta di avviare un’inedita realtà co­stituita da 13 ingranaggi, ovvero gli ex-Comuni. La Lega dei ticinesi potrà giocare la sua partita e rivestire un ruolo importante, proprio perché stiamo mostrando che anche a li­vello locale stiamo crescendo e svol­gendo egregiamente i nostri compiti. Anche nella valle del nostro Presi­dente del Gran Consiglio – Fabio Ba­dasci – il progetto per un Comune unico della Valle Verzasca è stato riat­tivato con convinzione. In Vallemag­gia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e nelle Centovalli le esperienze sono state positive, a conferma di come sia l’oc­casione per i cittadini verzaschesi di dotarsi di un Comune solido e pro­mettente grazie alle proprie peculia­rità.

Le aggregazioni costruiscono un Ti­cino progettuale e forte, meno frazio­nato e legato alle solite beghe di quartiere. Si tratta di requisiti fonda­mentali per inserirci con forza e toni­cità nella concorrenza intercantonale che non fa sconti a nessuno.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni sono convinto che Municipali e Consiglieri comunali – soprattutto i nostri! – sanno e sa­pranno promuovere i progetti di svi­luppo senza sottovalutare l’attenzione alle esigenze più pun­tuali e quotidiane dei Ticinesi, da Chiasso ad Airolo. L’esperienza mi – e ci – insegna che le opportunità superano abbondantemente i rischi che si celano dietro le aggregazioni. Certo, ci vuole rodaggio, fatica e ca­pacità di adattamento sia nelle Valli sia nei centri urbani.

Per ridare forza e futuro al nostro Cantone dobbiamo continuare con il cantiere del Ticino di domani, così come tracciato nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un Ticino con più ossa e meno ossicini, equilibrato e agile, saprà rafforzare le sue realtà ur­bane e periferiche, guadagnando il peso che gli spetta e che spesso oltre Gottardo viene sottovalutato. Il no­stro peso sullo scacchiere svizzero ce lo riprenderemo, e partiremo dalle ra­dici del federalismo: Comuni capaci e vicini ai cittadini e ai loro bisogni.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Dopo un periodo di relativa calma, nelle scorse settimane le aggregazioni comunali sono tornate d’attualità. Di recente infatti, sono state stabilite le elezioni del nuovo Comune di Bellinzona (a seguito della recente sentenza del Tribunale federale), il progetto per un Comune unico in Valle Verzasca è stato riattivato e sono ripresi, accanto alla Riforma «Ticino 2020», i lavori per il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA): tutto questo fissa nell’agenda politica dei prossimi mesi appuntamenti importanti che sanno di futuro.

Le aggregazioni – come rilevato più volte – sono uno strumento, non un fine a se stesso. Questi consolidamenti istituzionali non forniscono automaticamente soluzioni ai problemi territoriali e amministrativi. E non abbiamo la garanzia automatica della gestione parsimoniosa delle risorse impiegate. Inoltre, sono comprensibili le preoccupazioni per il mantenimento della prossimità e la cura del dettaglio (il famoso tombino da riparare o la calla neve subito in viaggio al primo fiocco).

Ma fermarsi ai rischi sarebbe un gesto di sfiducia nei confronti degli amministratori locali attuali e futuri, e deprimerebbe qualsiasi evoluzione del nostro territorio. Le aggregazioni sono una sfida da raccogliere, perché non possiamo affrontare l’evoluzione della società con le ricette del passato.

Un bacino elettorale più ampio, l’unione coerente della pianificazione territoriale, una spinta progettuale più solida e meno frazionata, il superamento di storiche «beghe» di quartiere e una maggiore forza contrattuale nei confronti del Cantone – un aspetto che ho notato da subito in Consiglio di Stato – costituiscono veri e propri trampolini verso traguardi altrimenti proibitivi. Gli attori dei nuovi Comuni (municipali, consiglieri comunali e funzionari in primis) sanno e sapranno coniugare i progetti di sviluppo con l’attenzione alle esigenze più puntuali e quotidiane della popolazione.

L’esperienza maturata a seguito delle numerose aggregazioni mostra come le opportunità siano molto maggiori rispetto ai rischi. Occorre un periodo di rodaggio, aggiustamenti in corso d’opera (non si possono pretendere Comuni disegnati a tavolino!) e parecchio olio di gomito, ma i risultati sono confortanti, sia nelle Valli sia nei centri urbani. Per quanto concerne le prime, l’unione di piccole realtà ha iniettato nuova linfa nelle zone periferiche del nostro Cantone. Sono state liberate molte energie prima bloccate soprattutto dalle difficoltà nel rinnovare gli organi comunali. Dopo le esperienze positive in Vallemaggia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e Centovalli, tocca ai cittadini verzaschesi tornare a convincersi di un disegno unico che offrirà loro un Comune solido e pronto a rilanciarsi grazie alle proprie peculiarità.

Il Bellinzonese si trova invece ai blocchi di partenza di una sfida intensa e per nulla scontata: riunire e oliare gli ingranaggi di 13 (ex) Comuni. Perché unire enti locali dotati di un buono standard di servizi? Proprio perché oggi non bastano Comuni semplicemente funzionanti: ci vogliono Comuni funzionali. Un agglomerato vive con il freno a mano tirato se diviso da una moltitudine di attori in gioco che inevitabilmente blocca progetti e soluzioni regionali, cristallizza doppioni amministrativi costosi e allunga i tempi della politica.

Non dimentichiamo che quest’anno è stata istituita anche la Commissione di studio per l’aggregazione della Valle Rovana con Cevio, così da intraprendere un percorso comune che sappia rafforzare l’Alta Vallemaggia. Ad uno stadio molto più avanzato abbiamo, inoltre, il nuovo Comune di Riviera, che muoverà i suoi primi passi con le elezioni nell’aprile dell’anno prossimo, grazie alla convinta unione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna.

Bellinzona e la Verzasca, così come le altre realtà ticinesi in movimento, s’inseriscono nel solco della visione cantonale del Ticino di domani, tracciata nel PCA con il coinvolgimento di tutti gli attori locali. Quest’ultimo configura il contesto di un Ticino ricalibrato nei suoi equilibri fra centri urbani e rafforzato nelle sue zone periferiche. Un tassello importante per concretizzare la riforma Ticino 2020 che intende riordinare compiti e flussi fra Comuni e Cantone.

Come detto, l’obiettivo delle aggregazioni non è quello di sommare Comuni, ma di tonificare un federalismo che sia forte in tutti i suoi livelli istituzionali.

Occuparsi d’istituzioni significa migliorare costantemente il rapporto fra il Cittadino e le aziende con l’amministrazione pubblica. Il mio augurio e il mio ringraziamento vanno a coloro che s’impegnano per questo obiettivo a favore di tutti i cittadini ticinesi.

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta odierna il Consiglio di Stato, dopo attenta valutazione, ha deciso di riattivare il processo aggregativo della Valle Verzasca. È stata ricostituita la speciale Commissione di studio che avrà il compito di aggiornare lo studio che definisce i contenuti del progetto di aggregazione per riportare al voto su questo importante tema i cittadini dei Comuni interessati.

Come preannunciato ai Municipi lo scorso 9 novembre, il Governo ha deciso di riattivare il processo di aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra (frazione di Valle), Frasco, Lavertezzo (frazione di Valle), Sonogno e Vogorno nel comune unico di Verzasca. Il progetto, in base a quanto stabilito dalla legge, includerà la separazione dei comparti di Valle dai rispettivi Comuni di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo.

Va ricordato che il precedente progetto aggregativo non aveva potuto essere concluso in seguito alla sentenza del Tribunale federale del 25 settembre 2015 che, in base alla legge in vigore a quel momento, aveva stabilito l’impossibilità di attuare la decisione del Gran Consiglio di scorporare in modo coatto la frazione di Lavertezzo Valle per attribuirla al nuovo Comune. Nel frattempo, come suggerito dal Tribunale federale, il Governo ha provveduto a completare la lacuna nelle norme cantonali modificando la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni introducendo la possibilità di procedere alla separazione coatta di una frazione.

Dopo aver approfondito il tema, il Consiglio di Stato considera prematura ogni soluzione che veda uniti la Valle Verzasca e i vicini Comuni del Piano di Magadino. Il progetto del 2012 è quindi il più realistico e l’unico a dotare il potenziale nuovo Comune di un territorio compatto e unito e il solo in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della popolazione interessata. Il consolidamento dell’intera Valle appare infatti l’unica variante capace di convincere la maggioranza della popolazione, come peraltro confermato in sede di votazione lo scorso 14 aprile 2013.

Alla base della decisione del Governo vi è la precaria situazione dei Comuni della Valle e l’esigenza di consolidare, senza ulteriori perdite di tempo, l’assetto istituzionale della Verzasca. Il Consiglio di Stato è pure fiducioso che i recenti contatti intrapresi fra i Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra e Lavertezzo sul futuro del comparto presente sul Piano di Magadino nell’ambito del Piano cantonale delle aggregazioni, possano favorire un’adesione al progetto di Verzasca anche da parte dei cittadini della frazione di Lavertezzo-Piano, che si erano in precedenza opposti alla separazione dalla loro frazione di Valle.

La Commissione costituita dal Governo, i cui rappresentanti sono stati designati dai
rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Brione Verzasca: Giovanni Scettrini, Vice Sindaco
per il Comune di Corippo: Claudio Scettrini, Sindaco
per il Comune di Cugnasco-Gerra: Michele Dedini, Vice Sindaco
per il Comune di Frasco: Fabio Badasci, Sindaco
per il Comune di Lavertezzo: Roberto Bacciarini, Sindaco
per il Comune di Sonogno: Renato Patà, Sindaco
per il Comune di Vogorno: Ivo Bordoli, Sindaco

La Commissione di studio, i cui lavori saranno accompagnati dal Capo della Sezione
degli enti locali Elio Genazzi e dai suoi collaboratori, dovrà indicativamente presentare il
proprio rapporto al Consiglio di Stato entro la fine del mese di marzo 2017.