Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

In Ticino si passerà da 16 ARP a 4 preture di protezione – Cantone e Comuni si confrontano sugli aspetti tecnici

Nei prossimi anni in Ticino cambierà radicalmente il settore di tutele e curatele: verrà cantonalizzato e professionalizzato e dalle 16 Autorità regionali di protezione (ARP) attive oggi, si passerà a 4 preture di protezione. Un passaggio di cui si è discusso giovedì mattina a Bellinzona, in un primo incontro tra Cantone e Comuni. Non mancano i nodi da sciogliere.

Il cantiere della riforma
A poco meno di due mesi dal plebiscito parlamentare, il cantiere delle preture di protezione, fa tappa a Bellinzona; in una sala dell’Istituto delle assicurazioni sociali ci si confronta su aspetti tecnico-pratici del nuovo organo giudiziario che si occuperà delle tutele e delle curatele e quindi di temi delicati quali diritto di visita dei figli, collocamenti in istituto e così via. “Sicuramente il dato essenziale è che è stato fatto questo passo importante, adesso si tratta di concretizzare. Qui ci scontriamo un poco con la realtà che dobbiamo affrontare”, dice alle telecamere della RSI Daniele Caverzasio, municipale di Mendrisio. Tra i punti da chiarire “ad esempio c’è la questione personale, c’è la questione di sviluppo software, c’è la questione comunicazione…”.
Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, sottolinea che “stiamo parlando all’incirca di una quarantina di persone che oggi operano in un ambito di carattere amministrativo, quindi non decidono, non sono i presidenti, non sono i membri permanenti né i delegati comunali… sono le persone che si occupano del segretariato, delle revisioni. Eventuali giuristi potranno, se lo vorranno (perché il presupposto è il loro accordo) passare alla nuova organizzazione futura del Cantone, le preture di protezione”.
Preture che saranno quattro, tutte cantonalizzate. Dovranno perciò garantire uniformità dal punto di vista procedurale ma anche informatico. “Hanno visitato le varie sezioni ARP, si sono resi conto che sono parametri completamente diversi, per cui la gestione degli incarti è il primo atto che si dovrebbe fare, anche se non c’è ancora un sistema informatico, però è una richiesta proprio di un cambio anche metodologico di lavoro e culturale, proprio per facilitare poi la successione dell’implementazione informatica”, spiega Roberta Passardi, municipale di Torricella-Taverne.

Uniformità procedurale e informatica
Andreotti sottolinea che “il fatto di uniformare era proprio uno dei presupposti della riforma, che ha portato poi alla creazione dell’autorità giudiziaria che lavorerà secondo una legge di procedura specifica attualmente al vaglio del Parlamento. Si tratterà, una volta che avrà preso la decisione, anche di dare dei mezzi per poter lavorare in maniera uniforme. Qui penso anche a un sistema di gestione degli incarti unico, che è già stato stabilito e che è in adozione presso la magistratura del Canton Ticino”.

Il nodo del finanziamento
Le preture di protezione saranno realtà tra qualche anno. Nel frattempo si proverà a sciogliere il nodo politico del finanziamento, che si sarebbe dovuto regolare con la oramai “fu” riforma Ticino 2020.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Riforma-di-tutele-e-curatele-un-altro-passo-verso-le-preture–3587280.html

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Un primo incontro sul futuro delle ARP

Riforma delle Autorità regionali (ARP): finanziamento, logistica e personale sono stati al centro della riunione fra il Cantone e i Comuni-sede – Claudio Zali fiducioso sugli aspetti economici, ma il percorso «non sarà breve».
La riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP) – dopo l’ampissimo sostegno ricevuto in Parlamento lo scorso gennaio – ha mosso un primo passo concreto. Ieri mattina, a Bellinzona, i rappresentanti degli attuali Comuni- sede (sedici in tutto) hanno incontrato il responsabile politico del dossier Claudio Zali, la direttrice della Divisione della Giustizia Frida Andreotti e il direttore aggiunto Cristoforo Piattini. Parecchi i temi messi sul tavolo durante la riunione: dal finanziamento al personale, passando per le questioni logistiche della riforma e alcuni aspetti tecnici, come l’implementazione di un nuovo applicativo informatico.

Il percorso
Prima di capire gli sviluppi della prima riunione « postvoto » del Gran Consiglio, è utile fare un piccolo passo indietro per mettere meglio a fuoco il tema. Come detto, nella prima sessione dell’anno il plenum ha approvato il rapporto per la riforma delle ARP, dando seguito a quanto stabilito in votazione dal popolo nel 2022: passare dall’attuale modello amministrativo gestito interamente dai Comuni a un modello giudiziario controllato dal Cantone. E questo per migliorare e controllare più da vicino un settore estremamente sensibile, che pronuncia circa 12 mila decisioni all’anno che toccano direttamente i cittadini. Le ARP, infatti, si occupano di proteggere e seguire sia i minori, sia gli adulti bisognosi di aiuto, decidendo come seguirli e assisterli nella vita quotidiana.

Conoscersi meglio
Il voto di gennaio ha dato il via libera alla prima parte della riforma, che contiene gli aspetti più tangibili come appunto il finanziamento, le sedi e il sistema di elezione dei magistrati (che spetterà al Gran Consiglio). Il secondo filone, al momento, è nelle mani della commissione, incaricata di allestire un rapporto sulla proposta del Go verno riguardante gli aspetti procedurali della riforma. Detto ciò, cerchiamo di capire meglio i contenuti della riunione di ieri. Una riunione a carattere informativo, con lo scopo di definire quali altri passi compiere nei prossimi mesi.

Non tutto è risolto
« I nodi riguardano il finanziamento, da risolvere con tutti i Comuni, non solo quelli che ospiteranno le future ARP, le risorse umane (che passeranno dagli Enti locali al Cantone, una quarantina di persone, ndr) e la logistica », spiega al Corriere del Ticino Claudio Zali, che si è occupato dell’apertura della riunione. Sul finanziamento, uno degli ostacoli principali dell’iter della riforma appena approvata, il consigliere di Stato si dice fiducioso, anche se una certa preoccupazione non manca visti i deficit di bilancio previsti dallo Stato nei prossimi anni. Il Cantone, scaduti i due anni transitori, dovrà infatti assumersi integralmente i costi della riforma così come stabilito dal Parlamento. Nel frattempo, i Comuni continueranno a pagare i costi finora assunti per il funzionamento delle ARP (circa 13,4 milioni), mentre il Cantone pagherà gli oneri aggiuntivi (pari a circa 6,2 milioni). Una volta entrate in vigore le nuove Preture di protezione, i costi per lo Stato saranno di circa 19,6 milioni all’anno. «Le risorse andranno reperite all’interno del Cantone, ma confido in una soluzione », aggiunge Zali. Per quanto riguarda gli aspetti logistici, invece, le ipotesi sono al vaglio. I Comunisede passeranno da 16 a 4 (saranno con ogni probabilità Mendrisio, Lugano, Locarno e Bellinzona), ma nulla è ancora stato deciso. «Sarebbe troppo bello avere già una soluzione», sorride il consigliere di Stato. «A Lugano, ad esempio, la sede della futura Pretura di protezione dipende da un riassetto complessivo della logistica della giustizia, un tema da anni in sofferenza».

La fotografia
L’obiettivo del Cantone, a questo punto, è anche quello di disporre di una fotografia esatta delle ARP, ad esempio in termini di personale e di logistica. «Il passaggio del personale dei Comuni  all’amministrazione dello Stato non è un automatismo», rileva da parte sua Frida Andreotti. Vanno quindi chiarite le questioni contrattuali, quantificando altresì quanti dipendenti vogliono effettivamente cambiare datore di lavoro. Per quanto riguarda gli spazi, come spiega ancora la direttrice della Divisione, una possibilità provvisoria è la locazione di alcune sedi in attesa di trovare una soluzione definitiva. Ad ogni modo il percorso richiederà ancora parecchio tempo. Come rileva ancora Zali, l’approvazione della riforma in Parlamento « è un traguardo, ma anche un punto di partenza. Ci sono ancora numerosi passaggi da compiere. Il percorso non è breve, ma dipende dalla velocità con cui si cammina».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 13 marzo 2026 del Corriere del Ticino

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

Massiccio sì delle urne (77,5%) alle Preture di protezione. 

«Ora abbiamo una sorta di mandato, un mandato popolare per continuare in questa direzione, approfondendo gli altri aspetti del grande e importante cantiere: mi riferisco agli aspetti organizzativi, procedurali e finanziari». Relatore con la leghista Sabrina Aldi, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, sulla riforma in Ticino, proposta dal Consiglio di Stato, riguardante le autorità chiamate ad applicare le misure di protezione per minori e adulti previste dal Codice civile (tutele, curatele, privazione dell’autorità parentale…), il deputato del Centro/Ppd Luca Paganicom – menta così il risultato di ieri delle urne.
Il passaggio dal vigente modello amministrativo – incentrato sulle sedici Arp, le Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con la creazione di Preture ad hoc, le Preture di protezione, e la conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema, è stato plebiscitato. Il 77,5 per cento dei e delle ticinesi che si sono espressi ha detto sì alla modifica della Costituzione ticinese, raccogliendo l’invito di governo e Gran Consiglio.
È stata quindi ancorata alla Carta una nuova figura di magistrato, ossia il Pretore di protezione: i Pretori di protezione, i loro aggiunti, e gli specialisti (in psicologia, pedagogia e lavoro sociale), che affiancheranno i magistrati nel decidere le misure di protezione da attuare, verranno eletti dal Gran Consiglio, che già oggi nomina tutti gli altri giudici e i procuratori pubblici.
Ok dunque al sistema giudiziario. Alle Preture di protezione. Il lavoro sul piano politico non è però concluso: bisogna tradurre in pratica il principio accolto dai cittadini, con una valanga di sì. «Il mandato popolare – riprende Pagani, contattato dalla ‘Regione’ – è molto chiaro, nitido. Sul principio, sull’adozione cioè del modello giudiziario, non c’è più discussione. Come granconsiglieri, vi è ancora più determinazione, alla luce del verdetto delle urne, nell’andare avanti per concretizzare la volontà popolare».
I tempi, tenuto pure conto che stiamo per entrare nell’anno elettorale? «La mia speranza è che sugli aspetti che ho citato prima il parlamento possa determinarsi ancora in questa legislatura, dunque entro metà marzo del 2023. Faremo il possibile. Adesso aspettiamo il messaggio aggiuntivo del governo sugli aspetti procedurali di questa riforma». Le relative norme, concernenti il funzionamento delle future Preture di protezione, saranno proposte dal Dipartimento istituzioni, il quale dovrebbe metterle in consultazione prima di Natale.

Gobbi: positivo l’ok di tutti Comuni
In Consiglio di Stato si prende intanto atto del forte consenso dei cittadini al sistema giudiziario. «Un dato estremamente positivo è che tutti i Comuni hanno votato a favore di questo modello – sottolinea man Gobbi.

Sulla validità della riforma, che a più riprese ha definito storica, il direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi: «Ci sarà una maggiore professionalizzazione del settore e ci saranno uniformità di prassi e parità di trattamento sull’intero territorio cantonale, cose oggi non date per via della ‘frammentazione’ dell’apparato in sedici Autorità regionali di protezione». Senza dimenticare «la maggiore autorevolezza di cui gode in quest’ambito

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Promossa a pieni voti la riforma delle ARP
Via libera con il 77,5% di sì alla riorganizzazione delle Autorità di protezione – Norman Gobbi: «Un voto storico a vantaggio delle persone bisognose» Ora il Parlamento dovrà discutere le questioni finanziarie, organizzative e procedurali

Un risultato netto per una riforma più volte definita «storica ». Con il 77,5 % di sì, ieri, il popolo ticinese ha approvato la riforma delle ARP. Le Autorità regionali di protezione (ARP) andranno sostituite dalle Preture di protezione, una nuova Autorità giudiziaria sul modello delle Preture. «La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza», ha commentato al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Ma soprattutto nessun Comune ticinese vi si è opposto». Un segnale importante, prosegue Gobbi, visto che la riforma, promossa dal DI, prevede di togliere alcune competenze che storicamente fanno capo ai Comuni per attribuirle a una nuova autorità giudiziaria. «In questo senso possiamo parlare di cambiamento storico. Dal 1803, ossia dall’inizio della Repubblica del Cantone Ticino, le misure di protezione – come le curatele e le tutele – sono di competenza comunale».

Nel concreto
Il compito di proteggere i minori e gli adulti in difficoltà passerà quindi di mano: da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, nel segno di una maggiore competenza e al servizio di un ambito della società sempre più delicato: «La riforma vuole contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognose di protezione», ha ricordato il consigliere di Stato. Le future Preture di protezione del minore e dell’adulto saranno infatti composte da specialisti con competenze interdisciplinari: persone formate in diritto, lavoro sociale, pedagogia e psicologia, come pure in ambito medico. «Nonostante il passaggio di competenze, i Comuni hanno comunque richiesto di essere parte attiva della futura organizzazione che prenderà la decisioni, ossia le Preture di protezione».

I prossimi passi
Per questo motivo, il Consiglio di Stato presenterà un nuovo messaggio nel quale verranno definite le procedure di intervento.«Nel concreto – spiega Gobbi – si tratta di definire una prassi unica per il funzionamento delle nuove Preture». Con il voto di ieri, infatti, è stata approvata unicamente la modifica costituzionale,ricorda il consigliere di Stato. Le questioni procedurali, finanziarie e organizzative verranno discusse in un secondotempo in Parlamento. L’auspicio del direttore del DI è che le nuove Preture di protezione subentrino definitivamente alle Autorità di protezione entro il 2025-2026.

«Maggiore uniformità»
«Grazie a questa norma costituzionale le attuali autorità di protezione amministrative potranno diventare vere e proprie corti civili», ha commentato il PS. «Questa riforma porterà un po’ più di certezza del diritto, nonché una maggior professionalizzazione ed un coordinamento che permetteranno migliori tempistiche di evasione dei casi». Soddisfatto per l’esito del voto anche l’UDC Ticino che «sosteneva la riforma, convinta della necessità di un passaggio delle attuali competenze comunali alle nuove preture di protezione a livello cantonale». Di fronte alle necessità e alle situazioni sempre più complesse, e anche per garantire la parità di trattamento, «la professionalizzazione e il coordinamento cantonale degli organi di protezione appaiono la soluzione più ragionevole », si legge nella nota stampa UDC. Una posizione condivisa anche dal sindacato VPOD, «che da anni riscontra problemi nel funzionamento delle attuali sedici ARP». Ogni anno prendono 11.000 decisioni, «non sempre seguendo la stessa linea e gli stessi metodi», osserva il sindacato, per il quale la riorganizzazione rappresenta quindi un grande passo avanti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La svolta epocale delle ARP
Ampiamente promossa la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione, risalente al 1803 – Da organismi amministrativi ad autorità giudiziarie

La riforma delle ARP, le autorità di protezione, è stata ampiamente promossa ieri (domenica) nelle urne: il 77,5% dei votanti ticinesi ha infatti approvato la svolta che si può definire epocale.
Epocale perché il principio su cui si basa il sistema attuale risale addirittura al 1803, l’anno di nascita del Canton Ticino. L’iter che porterà alla forma definitiva delle nuove ARP non sarà brevissimo, con altre tappe previste in Parlamento. Domenica però il popolo ha sancito il passaggio dalle 16 autorità che fanno capo ai comuni alle Preture di protezione che, negli intenti delle autorità, saranno solo quattro.
In altre parole, si passerà da organismi puramente amministrativi a un’autorità giudiziaria a tutti gli effetti. Si tratterà di mettere in campo competenze specifiche che, fino ad ora, non sempre hanno funzionato, come sottolinea alla RSI il presidente dell’Associazione genitori affidatari Pietro Vanetti: “Il sistema era già cambiato nel 2001 con l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali, ma è stata l’implementazione purtroppo che non è andata bene. Mancavano risorse umane e qualità, o il metodo di valutazione della situazione, variava in modo eccessivo e ingiustificato. Inoltre le nomine erano più politiche che di competenza…”.
La risposta arriva dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile del dossier: “Al centro devono esserci prima di tutto proprio le competenze, dal momento che interveniamo – nel limitare le libertà individuali – in maniera forse anche più importante rispetto al diritto penale. E in questo senso non dubito che il Parlamento cantonale riuscirà a porre al centro queste competenze, al di là delle diverse sfumature politiche.”

Da www.rsi.ch/news
 
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Un sì convinto alla riforma delle ARP
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano