Modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale

Modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con grande delusione della decisione del Consiglio federale di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. Questa decisione esprime una chiara mancanza di riconoscimento per la realtà del nostro Cantone, che continuerà a essere penalizzato in modo ingiusto rispetto al resto della Svizzera. Secondo il Consiglio di Stato, si tratta di una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero. Va ricordato che la modifica posta in consultazione – sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni – verteva sull’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, elemento di primaria importanza per il Ticino. Tale meccanismo avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da un alto numero di lavoratori frontalieri e da salari inferiori alla mediana nazionale.

Negli ultimi anni, il nostro Cantone si è impegnato con determinazione e in modo costruttivo per sostenere le proprie richieste di revisione del meccanismo di perequazione finanziaria intercantonale, anche attraverso il dialogo con l’Amministrazione federale delle finanze e mediante l’azione coordinata con la Deputazione ticinese alle Camere federali e gli altri Cantoni coinvolti dalla modifica. Il Consiglio di Stato esprime quindi profondo rammarico e incomprensione per la decisione del Consiglio federale – comunicata in data odierna – che contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali; un progressivo peggioramento dei rapporti che, a lungo termine, porterebbe a un degrado della coesione nazionale.  
Le richieste ticinesi si inseriscono in un contesto storico ben definito, caratterizzato da sfide strutturali legate alla posizione di frontiera, e sono supportate da diversi studi scientifici. Nonostante gli sforzi profusi per evidenziare queste particolarità e nonostante l’espressione di sostegno garantita dalla maggioranza dei Cantoni durante la procedura di consultazione, la decisione rappresenta un chiaro mancato riconoscimento della realtà del nostro Cantone, che in ambito perequativo rimarrà nei prossimi anni ancora ingiustamente penalizzato rispetto al resto della Svizzera.  
Nonostante l’esito negativo, l’impegno del Cantone Ticino proseguirà senza esitazioni anche in vista del prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria, previsto per il 2030. In particolare, il Consiglio di Stato manterrà alta l’attenzione sul tema del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, nonché sui fattori geo-topografici e socio-demografici, con l’obiettivo di ottenere un sistema perequativo più equo e aderente alla realtà ticinese e che possa efficacemente contribuire a ridurre le crescenti disparità a livello intercantonale.  
Inoltre, alla luce della mancanza di sensibilità politica dimostrata dal Consiglio federale con la decisione comunicata oggi, il Consiglio di Stato intraprenderà ulteriori passi a salvaguardia degli interessi del Cantone Ticino che saranno comunicati nelle prossime settimane.

Seduta extra muros del Consiglio di Stato a Brissago

Seduta extra muros del Consiglio di Stato a Brissago

Comunicato stampa

Il Comune di Brissago ospiterà, mercoledì 1. aprile 2026, la riunione settimanale del Consiglio di Stato: si tratta del quarto appuntamento del ciclo di sedute extra muros programmate sul territorio ticinese, durante l’anno presidenziale del Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Dopo le prime tre sedute extra muros organizzate a Chiasso, Bedretto e Isone – Comuni che corrispondono simbolicamente ai punti estremi della geografia ticinese – il Governo completerà questo ciclo riunendosi mercoledì 1. aprile nel Comune di Brissago, all’interno dello storico Palazzo Branca-Baccalà.  
Come noto, l’iniziativa si inserisce nella volontà del Governo cantonale di rafforzare il dialogo e la vicinanza con il territorio e le sue comunità locali, offrendo alla popolazione l’opportunità di incontrare le autorità cantonali e di conoscere più da vicino i meccanismi del federalismo elvetico.  
Al termine della seduta, un momento d’incontro con la popolazione è previsto attorno alle 11.30 nel cortile di Palazzo Branca-Baccalà.

(Immagine: www.brissago.ch)

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2026 e la 76. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stato in particolare discusso lo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», per il quale nel mese di ottobre del 2025 si è conclusa la fase di consultazione. Il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che un rapporto sarà prossimamente trasmesso al Consiglio di Stato.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato sui prossimi passi per la riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP), dopo che – lo scorso 27 gennaio – il Gran Consiglio ha approvato le norme relative alla creazione e all’assetto organizzativo delle nuove Preture di protezione. Un primo incontro con i rappresentanti dei Comuni-sede delle attuali ARP è in programma domani, giovedì 12 marzo.
È stata poi fornita una panoramica sull’ultima revisione dell’Ordinanza sulla protezione civile (OPCi) nell’ambito delle costruzioni di protezione, entrata in vigore lo scorso 1. gennaio; le modifiche si basano su un concetto di salvaguardia del valore dei rifugi e degli impianti di protezione. Prossimamente saranno pubblicate, sul Foglio Ufficiale, le zone di valutazione: è stato ricordato che i Comuni che presentano un tasso di copertura inferiore al 100% dovranno intervenire per garantire la presenza delle infrastrutture indispensabili.
Il Dipartimento del territorio ha infine brevemente presentato ai rappresentanti dei Comuni alcune modifiche di legge, relative in particolare ai provvedimenti coercitivi in caso di abusi edilizi e alla manutenzione delle proprietà private oggetto di derelizione.

La prossima seduta della Piattaforma è fissata per mercoledì 3 giugno 2026.

Il Ticino rafforza la cooperazione con la Provincia di Girona

Il Ticino rafforza la cooperazione con la Provincia di Girona

Comunicato stampa

Si è svolto ieri un incontro ufficiale tra una delegazione del Cantone Ticino e una delegazione del Consiglio Provinciale di Girona (Catalogna, Spagna), terminato con la firma di un Protocollo d’intenti per rafforzare il dialogo e la cooperazione tra i due territori in diversi ambiti di interesse comune.

L’incontro, si è svolto a Girona su invito del Consiglio Provinciale, a conferma della volontà delle autorità catalane di rafforzare i rapporti con il Cantone Ticino. L’iniziativa fa seguito al colloquio avvenuto in occasione del Locarno Film Festival tra il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Presidente del Consiglio Provinciale di Girona Miquel Noguer i Planas. La delegazione ticinese era composta dal Presidente Gobbi, dal Delegato alle relazioni esterne Francesco Quattrini e dal Vicesindaco della Città di Locarno Claudio Franscella.
Il Protocollo esprime la volontà di sviluppare una cooperazione nei settori del turismo, dell’innovazione, della sostenibilità, della gestione delle risorse naturali e della formazione. In quest’ottica sono previsti scambi di esperienze e buone pratiche, contatti tra istituzioni accademiche e culturali e iniziative comuni nel turismo sostenibile. Il Protocollo non comporta obblighi giuridicamente vincolanti né impegni finanziari, ma costituisce una base per lo sviluppo progressivo di relazioni istituzionali e per l’eventuale attivazione di progetti di cooperazione nei rispettivi ambiti di competenza.
L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’attività di relazioni internazionali sostenuta dal Consiglio di Stato, volta a rafforzare il posizionamento del Cantone Ticino quale interlocutore attivo e affidabile nel contesto europeo e a sviluppare partenariati con regioni che condividono caratteristiche territoriali, economiche e culturali affini.

«Ticino pronto ad alzare i toni»

«Ticino pronto ad alzare i toni»

L’incontro con la «ministra» Karin Keller-Sutter ha lasciato insoddisfatto il Consiglio di Stato – Berna prende tempo sia sulla tassa sulla salute, sia sulla perequazione finanziaria intercantonale – «Ma non intendiamo mollare e stiamo valutando alcune misure più incisive»

Ha lasciato l’amaro in bocca al Governo ticinese l’incontro avvenuto pochi giorni fa a Berna con la consigliera federale Karin Keller-Sutter.
Un faccia a faccia, annunciato in occasione dell’incontro con la Deputazione ticinese alle Camere, che – nelle intenzioni dell’Esecutivo – doveva servire per sensibilizzare il Consiglio federale. Convincerlo a muoversi con un’azione diplomatica e politica nei confronti dell’Italia per affrontare le criticità emerse negli ultimi mesi, in primis la cosiddetta tassa sulla salute. Alla fine, però, le speranze ticinesi si sono rivelate vane.
Come conferma il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, che era presente (in videocollegamento) insieme ai colleghi Claudio Zali e Christian Vitta, «l’incontro non ci ha dato grandi soddisfazioni, anzi». La «ministra» delle finanze, infatti, non solo ha ribadito la posizione già espressa dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali – secondo la quale la tassa sulla salute non violerebbe l’accordo fiscale firmato tra Svizzera e Italia – ma ha anche preso tempo su un altro tema caro al Ticino: la perequazione intercantonale e, in particolare, il computo dei redditi dei frontalieri. «Per quanto riguarda la tassa sulla salute – spiega Gobbi – non ci è stata ancora fornita alcuna analisi giuridica, ma secondo l’interpretazione di Berna allo stato delle informazioni attuali non sarebbe in contrapposizione con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Un’interpretazione, quella della Confederazione, che non collima affatto con la nostra. Attendiamo quindi di ricevere la loro perizia e le argomentazioni sollevate, in modo da poter poi eventualmente replicare con una controperizia ».

«L’agnello sacrificale»
In tutti i casi, il Governo non intende mollare la presa. «Secondo me, e secondo l’intero Governo cantonale, c’è il rischio che il Ticino sia ancora una volta l’agnello sacrificale. Berna non vuole avere problemi con Roma e finisce per assecondare l’Italia anche su un provvedimento che, a nostro avviso, ha tutte le caratteristiche di un’imposta, e che come tale viola un’intesa sottoscritta tra i due Paesi. Ma, soprattutto, ci sembra evidente che la Confederazione mira ad avere buoni rapporti con tutti i Paesi, a scapito dei Cantoni, che devono pagarne le conseguenze ».

Modello di calcolo da rivedere
Ma il Ticino rischia di rimanere a bocca asciutta anche sulla perequazione finanziaria intercantonale. Da anni, lo ricordiamo, il Governo lamenta che, nel complesso modello di calcolo che porta a definire quanto spetta a ogni Cantone, sono considerati i redditi dei frontalieri, che secondo l’Esecutivo fanno sembrare il Ticino più ricco della realtà, non considerando i relativi effetti negativi. Qualche mese fa, alla fine, la «ministra» delle finanze Keller-Sutter si era detta disposta a colmare questo svantaggio. Il Consiglio federale aveva quindi proposto di rivedere – almeno in parte – il sistema di sistema di calcolo, che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2027. Peccato che, malgrado l’esito favorevole della consultazione, Berna sembra ora tentennare. «Da quanto ci è stato detto, non sembra esserci la disponibilità a controbilanciare con altre misure una situazione che crea distorsioni», spiega Gobbi. «Nonostante nell’ambito della consultazione una maggioranza ampia di Cantoni si sia detta favorevole a rivedere il metodo di calcolo, Berna si nasconde dietro ad altri gremi. E noi iniziamo a essere stufi di rimanere incastrati in giochi che vanno da San Gallo a Ginevra e che non considerano che in questo Paese c’è anche una parte a Sud delle Alpi. Dei rapporti economici con l’Italia beneficia tutta la Svizzera, ma le conseguenze pratiche e fiscali ricadono unicamente sulle spalle del Ticino». Anche in questo caso, però, il Governo intende tornare alla carica. «Non intendiamo demordere, anche perché l’esito della consultazione è stato chiaro e non è possibile metterlo in discussione a dipendenza di che cosa fa più comodo. Siamo pronti, quindi, ad alzare ulteriormente i toni e, anche, a prendere ulteriori misure». Come? Nel concreto, spiega il presidente dell’Esecutivo, «non c’è solo l’ipotesi di bloccare o decurtare i ristorni, ma soprattutto quella di sospendere la nostra partecipazione dai gremi federali che cercano di assecondare la volontà del Consiglio federale». Nelle prossime settimane, quindi, il Governo valuterà quali passi intraprendere nei confronti di Berna. «Non si tratta di fare i Calimero o i ‘‘piangina’’, come qualcuno dice. Ma di far rispettare ciò che è giusto. È assurdo che, secondo i parametri fiscali della perequazione, il Ticino sia considerato più forte di Friburgo, che riceve all’anno 400 milioni di franchi e che mi sembra tutto fuorché un Cantone in difficoltà. Ricordo che in Ticino abbiamo salari mediani inferiori del 20% rispetto al resto del Paese e un quarto della popolazione a rischio povertà. Possiamo sembrare finanziariamente forti se ci si affida solo al dato delle imposte federali dirette, ma la verità è un’altra. Friburgo ha come vicini di casa Berna e Losanna. Noi, invece, Varese e Como. È ben diverso».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 marzo 2026 del Corriere del Ticino

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

Comunicato stampa

La cittadinanza di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si esprimerà in votazione consultiva domenica 29 novembre 2026 sul progetto di aggregazione che coinvolge i quattro comuni malcantonesi. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato il rapporto preparato dall’apposita Commissione di studio e ha fissato la data della consultazione.

La procedura aggregativa è stata avviata nell’autunno 2021 con l’approvazione delle istanze formulate dai quattro municipi e l’istituzione di una Commissione di studio incaricata di presentare una proposta di unione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate.  
La Commissione ha sottoscritto il proprio rapporto, realizzato con l’accompagnamento di un consulente esterno, nel novembre 2025 per poi trasmetterlo al Consiglio di Stato lo scorso 13 febbraio 2026, accompagnato dai preavvisi favorevoli dei quattro municipi e dei rispettivi consigli comunali (Aranno, Neggio e Vernate all’unanimità, a Bioggio 18 favorevoli, 6 contrari e 4 astenuti).  
Il Comune aggregato, che conterà una popolazione di circa 4’100 abitanti, prenderà il nome di “Bioggio” e verrà guidato nella prima legislatura da un Municipio di 7 membri e da un Consiglio comunale composto da 30 persone; successivamente, la composizione degli organi sarà stabilita dal regolamento del nuovo Comune. L’aggregazione consentirà una composizione più equilibrata delle componenti del gettito, in particolare tra persone fisiche e giuridiche, riducendo l’eccesso di dipendenza dall’uno o dall’altro e l’esposizione alle fluttuazioni congiunturali. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  
Il rapporto individua una serie di investimenti strategici e azioni in linea con l’obiettivo di rendere Bioggio un Comune attrattivo per la residenza di nuove famiglie e rispondere alle esigenze dettate dall’evoluzione demografica. Per favorire la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a chiedere al Gran Consiglio un contributo di 0,2 milioni per la riorganizzazione amministrativa e di 0,8 milioni per investimenti di sviluppo.  
Come auspicato dalla Commissione di studio, per poter assicurare un’adeguata informazione pubblica la votazione consultiva è stata fissata per domenica 29 novembre 2026, data già riservata per eventuali votazioni federali.

Con GERES, il Ticino modernizza la piattaforma cantonale concernente i dati della popolazione

Con GERES, il Ticino modernizza la piattaforma cantonale concernente i dati della popolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – un messaggio che prevede un investimento di 4,2 milioni di franchi per l’adozione di GERES quale nuovo sistema centrale per la raccolta dei dati della popolazione, in sostituzione dell’attuale applicativo Movpop. Già utilizzata da 18 Cantoni, la piattaforma è in continua evoluzione e garantisce standard tecnici adeguati, interoperabilità tra livelli comunale, cantonale e federale e maggiore sicurezza e qualità dei dati. Il progetto rafforza la digitalizzazione dei servizi pubblici e pone le basi per un’Amministrazione più efficiente e orientata alla semplificazione dei processi.
Attraverso il messaggio approvato il 4 febbraio 2026, il Consiglio di Stato dà seguito alla strategia cantonale per la trasformazione digitale investendo nella piattaforma informatica GERES come nuovo sistema centrale per la raccolta, l’armonizzazione e lo scambio dei dati degli Uffici controllo abitanti comunali. L’attuale applicativo Movpop, in uso dal 2000, ha garantito per anni il corretto funzionamento delle attività legate ai registri della popolazione, ma sta raggiungendo il termine del proprio ciclo di vita. Questo passo segna dunque una svolta nella digitalizzazione dei servizi pubblici, garantendo standard tecnici attuali e interoperabilità a livello cantonale, comunale e federale.    

Il Sistema GERES  
Già adottato da 18 Cantoni in Svizzera (16 quali membri della GERES-Community mentre i Cantoni Zurigo e Berna come proprietari dell’applicativo), il sistema GERES rappresenta una soluzione consolidata e condivisa che permette di ripartire i costi di sviluppo e manutenzione, favorire l’evoluzione continua della piattaforma e assicurare un elevato grado di interoperabilità tra i sistemi comunali, cantonali e federali.   La nuova soluzione si configura come un’infrastruttura centrale e interdisciplinare, progettata per supportare numerosi compiti amministrativi e statistici, migliorare la qualità dei dati e consentire una trasmissione più efficiente e tempestiva delle informazioni, in particolare verso le autorità federali. Il progetto prevede uno stanziamento di credito di investimento complessivo di 4,2 milioni di franchi per l’acquisizione della piattaforma, per gli adeguamenti tecnici e per le risorse umane indispensabili affinché sia garantita una transizione ordinata e coerente dal prodotto attualmente in uso.    

I vantaggi di GERES  
L’adozione della piattaforma GERES consentirà al Cantone di:  

  • adeguarsi pienamente agli standard eCH richiesti per lo scambio elettronico dei dati, favorendo l’interoperabilità con i sistemi federali e comunali;
  • ridurre i rischi di obsolescenza tecnologica legati all’attuale banca dati, garantendo continuità, sicurezza e qualità dei dati;
  • creare un’infrastruttura moderna e modulabile, in grado di supportare futuri sviluppi digitali nei processi amministrativi, nelle statistiche e in ulteriori servizi pubblici;
  • alleggerire la pressione sugli investimenti interni attraverso la condivisione di costi di sviluppo e manutenzione con altri Cantoni.    

Sviluppo dell’amministrazione digitale: un passo ulteriore  
Con l’introduzione di GERES, il Cantone Ticino si allinea agli standard federali e consolida il trattamento trasversale dei dati della popolazione, ponendo le basi per un’Amministrazione più efficiente, interoperabile e orientata allo sviluppo di servizi digitali integrati. Il Dipartimento delle istituzioni conferma inoltre la volontà di orientare il proprio operato alla semplificazione delle procedure che coinvolgono cittadini, Comuni, istituzioni pubbliche e private, valorizzando appieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie digitali, a beneficio dell’utenza.

Rete ferroviaria: il Ticino chiede interventi strutturali

Rete ferroviaria: il Ticino chiede interventi strutturali

Gobbi: «L’asse nord-sud è sotto pressione, servono decisioni rapide»

Il documento che arriverà sul tavolo del Consiglio federale porta la firma di sei cantoni: Basilea Città, Basilea Campagna, Ginevra, Ticino, Vallese e Vaud. Un appello unitario, trasversale alle regioni linguistiche, che solleva una preoccupazione comune:la rete ferroviaria svizzera ha raggiunto i propri limiti di capacità. La risoluzione è stata presentata in occasione del terzo Congresso nazionale delle ferrovie, Bahn26, che si è svolto a Basilea in gennaio. Per il nostro Cantone il documento è stato sottoscritto dal presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che, unitamente ai suoi colleghi, chiede alla Confederazione un deciso potenziamento dell’offerta e delle infrastrutture ferroviarie. «Per il Ticino avere una rete ferroviaria efficiente è una necessità vitale – spiega Gobbi –l’asse nord-sud è la nostra spina dorsale, rappresenta il principale corridoio del traffico ferroviario transalpino di merci e collega i principali poli svizzeri alla regione metropolitana diMilano».

I punti critici della rete ferroviaria
Già oggi, sottolineano i Cantoni nella risoluzione, le infrastrutture ferroviarie sono sottoposte a una pressione crescente: pendolarismo in aumento, traffico merci intenso e una popolazione destinata a crescere ulteriormente. Su molte linee, traffico viaggiatori e merci convivono sugli stessi binari, con inevitabili ripercussioni sulla puntualità e sulla qualità del servizio. «Alla Confederazione chiediamo segnali chiari –precisa Gobbi –priorità definite, tempistiche certe e finanziamenti adeguati. La rete ferroviaria deve essere in grado di rispondere alla crescente domanda. Questo richiede uno sviluppo dell’offerta e delle infrastrutture adeguato alle reali esigenze, senza indugio».

Le richieste del Ticino
Ogni Cantone ha presentato richieste relative alla realizzazione di progetti all’indirizzo del Consiglio federale e, per il Ticino, la priorità è chiara: rafforzare l’asse nord-sud, migliorando capacità e tempi di percorrenza verso Milano, città che rappresenta il vero capolinea dell’asse ferroviario. Le strozzature nei nodi di Bellinzona, Lugano e Mendrisio, così come sul versante italiano, limitano oggi l’efficienza del Tunnel di base del San Gottardo e penalizzano un servizio ferroviario competitivo, nonostante le distanze ridotte. «AlpTransit ha cambiato il volto della mobilità svizzera – afferma il presidente del Governo –ma senza interventi mirati sui nodi e sul versante italiano rischiamo di non sfruttarne appieno il potenziale».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 gennaio 2026 de Il Mattino della domenica

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Comunicato stampa

Il Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, ha presentato oggi i principali risultati dello studio sulla spesa pubblica del Cantone Ticino effettuata dagli specialisti dell’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea. I dati raccolti mostrano che il Ticino, per finanziare le stesse prestazioni alla popolazione, registra costi leggermente superiori rispetto agli altri Cantoni (circa l’1%) – con un differenziale di costo che si attesta a circa 96,7 milioni di franchi.

Nell’ambito della discussione sul Preventivo 2024 del Cantone, il Gran Consiglio aveva approvato l’iniziativa parlamentare «Per la revisione della spesa dello Stato». In risposta a questo mandato, il Comitato guida per la revisione della spesa – composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione parlamentare gestione e finanze – si è rivolto all’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea, commissionando uno studio dettagliato sulla spesa pubblica del Cantone.  
L’analisi si è concentrata sull’esame sistematico dei costi sostenuti dallo Stato per l’erogazione delle prestazioni pubbliche, in 29 ambiti operativi. La metodologia del benchmarking intercantonale ha permesso di tenere distinte le componenti di costo strutturali – che sono difficilmente influenzabili, in quanto legate a fattori demografici o geografici – dai costi unitari, che sono frutto di decisioni politiche.  
L’analisi, basata sui dati relativi al 2022, ha mostrato che le uscite nette per abitante (i cosiddetti «costi standard») del Cantone Ticino sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri 25 Cantoni svizzeri. Tuttavia, lo studio ha riscontrato che il Cantone Ticino presenta significativi svantaggi strutturali, a causa di alcuni fattori non influenzabili a livello politico. Di conseguenza, per garantire alla sua popolazione un livello di prestazioni paragonabile a quello di altri Cantoni, il Ticino deve sostenere costi del 4% superiori alla media intercantonale. Questi svantaggi strutturali sono riscontrati in particolare nei settori dell’istruzione, della salute e della socialità (le voci di spesa «ospedali», «anziani» e «invalidità»).  
Concentrando l’attenzione sulle componenti di spesa politicamente influenzabili (i cosiddetti «costi unitari»), i ricercatori del BAK Economics hanno così evidenziato che la spesa in Ticino risulta essere dell’1% superiore rispetto alla media dei Cantoni strutturalmente simili. 
A livello metodologico, va sottolineato che il benchmarking intercantonale non ha lo scopo di indicare potenziali di risparmio garantiti o realizzabili nel corto termine. Si tratta invece di uno strumento di supporto e orientamento per i decisori politici, che punta ad assisterli nelle riflessioni strategiche e, eventualmente, nell’elaborazione di misure concrete. Qualsiasi conclusione sull’effettivo potenziale di risparmio per il Cantone Ticino dovrà tenere conto dei contesti istituzionali e politici. Inoltre, va ricordato che un livello di costi superiore alla media in un determinato ambito potrebbe essere il risultato di precise scelte politiche.  
I lavori del Comitato guida per la revisione della spesa proseguiranno e terranno conto dei risultati dello studio, che può essere consultato, nella sua versione integrale, collegandosi alla pagina web www.ti.ch/finanze-cantonali.

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale e responsabile del Dipartimento federale dell’interno Elisabeth Baume-Schneider in rappresentanza del Consiglio federale. Nel corso dell’incontro, richiesto dal Governo ticinese nelle scorse settimane, sono stati affrontati diversi temi di rilevanza per il Cantone Ticino come la perequazione finanziaria intercantonale, le misure di risparmio della Confederazione e il tema dell’aumento dei costi della salute che – come noto – ha un impatto molto forte sulle famiglie ticinesi e sulle finanze cantonali. Con questo genere di incontri, il Consiglio di Stato intende rafforzare la consapevolezza delle autorità federali sulla complessità delle sfide che il Ticino sta affrontando e per individuare margini di manovra per attuare misure concrete.

Una delegazione del Consiglio di Stato, composta dal Presidente del Governo Norman Gobbi e dai Consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti, ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider accompagnata da alcuni rappresentanti dall’Amministrazione federale, tra cui la direttrice dell’Amministrazione federale delle finanze Sabine D’Amelio-Favez.
L’incontro ha permesso uno scambio franco e diretto con le autorità federali in particolare sull’aumento dei costi della salute e sulle conseguenze di questa dinamica a livello cantonale. Il Consiglio di Stato ha anzitutto ricordato che la forte crescita dei premi di cassa malati, negli ultimi anni, ha avuto un impatto rilevante sul bilancio delle famiglie e sulle finanze del Cantone. La delegazione ha inoltre sottolineato la particolare situazione a livello economico e sociale in Ticino.
Alla luce del quadro descritto, fonte di enorme preoccupazione sotto ogni prospettiva, il Consiglio di Stato ticinese ha ribadito la richiesta di considerare con urgenza l’adozione di misure strutturali a livello federale, per evitare che l’attuale problema dell’assicurazione malattia – con una situazione divenuta insostenibile per le economie domestiche e per le finanze pubbliche – comprometta ulteriormente la fiducia della cittadinanza nel sistema sanitario e abbia effetti negativi sulla coesione nazionale.
Il Consiglio di Stato, inoltre, ha tematizzato anche gli ulteriori oneri previsti per il Cantone a fronte delle misure di risparmio della Confederazione e il futuro del sistema di perequazione intercantonale. Su questo tema, come noto, è ora stata messa in consultazione una modifica dell’ordinanza federale che – grazie a un costante lavoro di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle autorità federali – tiene conto di alcune richieste da parte del Cantone Ticino.