Ancora profondo rosso

Ancora profondo rosso

Fervono i lavori del Consiglio di Stato per allestire il Preventivo 2026
Si delinea un deficit attorno ai 100 milioni di franchi
Gobbi: «Il disavanzo è rilevante, per le misure di rientro terremo conto delle indicazioni del Parlamento»

Per avere la conferma, servirà ancora qualche settimana. Ma, stando a quanto inizia a trapelare, anche il preventivo per il prossimo anno si preannuncia da profondo rosso. Il disavanzo per le finanze del Cantone si aggirerebbe, infatti, attorno ai 100 milioni di franchi. Ieri il Governo ha incontrato i presidenti dei principali partiti, indicando a grandi linee le cifre del Preventivo 2026.
«Come abbiamo fatto con le associazioni del personale, i Comuni e l’economia, abbiamo fornito un quadro generale del futuro Preventivo 2026 anche ai presidenti dei partiti», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. «Per ora – aggiunge – abbiamo presentato solo le macro-cifre e le misure principali, in modo da poter orientare preventivamente tutti gli attori coinvolti », prosegue Gobbi, sottolineando comunque che « il deficit è rilevante ». Già, ma come intende muoversi allora l’Esecutivo? «Affineremo nei prossimi giorni le misure, ma nel farlo terremo conto delle indicazioni politiche arrivate dal Gran Consiglio lo scorso anno, soprattutto per quanto riguarda i settori da toccare meno nell’ambito della manovra di rientro». Tuttavia, precisa ancora il presidente del Governo, «andrà cercato un equilibrio tra entrate e uscite: se da una parte aumentano i bisogni, dall’altra bisogna essere consapevoli che questi devono essere coperti in qualche modo». Insomma, la coperta resta corta.

Al vaglio le misure di rientro
Tornando al Preventivo 2026, per ora, oltre all’ammontare del disavanzo d’esercizio – che ricalca quello di quest’anno -, va detto che il Consiglio di Stato, nell’allestire il documento, non ha previsto alcuna quota della Banca nazionale svizzera (BNS). Dunque, in caso di distribuzione dei proventi ai Cantoni, la situazione finanziaria potrebbe migliorare significativamente. Anche perché le entrate fiscali avrebbero retto. Restano invece ancora da definire con precisione le misure di rientro che il Governo intende attuare per mitigare il deficit. Secondo quanto abbiamo potuto apprendere, l’Esecutivo starebbe lavorando su provvedimenti che riguardano la mancata sostituzione del personale partente nell’Amministrazione cantonale, mentre altre misure di risparmio riguarderebbero la scuola, anche se è stato chiarito di non volerne in alcun modo intaccare la qualità. Per contro, sul fronte delle entrate, il Consiglio di Stato potrebbe agire sulle stime immobiliari, ritoccandole verso l’alto in attesa della prospettata riforma, che però richiederà anni.

Evitare il copione del 2024
Come spiegato da Gobbi, il Governo avrebbe comunque deciso di fare tesoro delle indicazioni emerse durante il dibattito in Gran Consiglio sul Preventivo 2025. E questo per evitare che si ripeta quanto accaduto lo scorso anno, quando il Parlamento aveva deciso di stralciare alcune delle misure di risparmio e aggravi presentati dal Governo, peggiorando il deficit dello Stato.
Una delle variabili da tenere in considerazione sarà anche l’eventuale aumento dei premi di cassa malati per il prossimo anno. Nel caso di una nuova impennata, anche le uscite per i sussidi RIPAM aumenterebbero. Andando quindi a «pesare» sul preventivo. Ma anche l’esito delle votazioni del 28 settembre potrebbe giocare un ruolo rilevante. Proprio domani, il Consiglio di Stato presenterà la propria posizione sui temi al voto e Gobbi non nasconde la propria preoccupazione: «I timori, da parte nostra, sono forti. Se passassero sia le iniziative cantonali sulle casse malati, sia la riforma federale sul valore locativo, l’effetto per il Cantone sarebbe di quasi mezzo miliardo di franchi ». In caso di un sì alle urne alle due iniziative, il Governo ha comunque la facoltà di far «slittare» la loro entrata in vigore, evitando così di rimettere mano al preventivo.

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Incontro UP-Governo

«Toni più civili nella discussione»
Rapporti da migliorare

Il Consiglio di Stato e l’Ufficio presidenziale (UP) del Gran Consiglio si sono incontrati lunedì sera a Gentilino per una riunione politica, seguita da un momento conviviale «Da un lato – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – l’obiettivo è di migliorare i rapporti con incontri regolari, rivedendo anche le modalità di interazione tra Legislativo ed Esecutivo, ad esempio istituzionalizzando delle riunioni con i presidenti delle commissioni e anche con l’UP, nell’ottica di un migliore dialogo». Tutto, però, deve partire da un rapporto di fiducia, aggiunge Gobbi: «Senza quello, un dialogo è difficile».

Evasione dei messaggi
Il passo successivo sarà però anche «condividere la priorità di evasione dei messaggi ancora pendenti nelle Commissioni».
Infine, sottolinea Gobbi, l’auspicio espresso in occasione dell’incontro con l’UP «è che la discussione abbia toni più civili».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comunicato stampa

Perequazione, aggregazioni e dialogo istituzionale: sono questi i tre fronti su cui il Dipartimento delle istituzioni sta concentrando la propria azione in ambito comunale. Guidato dal Presidente Norman Gobbi, ha concluso a inizio estate il ciclo di incontri con i Municipi ticinesi, mentre nel Locarnese entra nel vivo il prestudio aggregativo che coinvolge cinque Comuni attorno a Locarno. Il 10 settembre, infine, tutti i sindaci si riuniranno a Locarno per un confronto diretto con il Governo, nel quadro del nuovo mandato affidato a Gobbi dal Consiglio di Stato per rafforzare i legami con cittadini e territorio.

Perequazione finanziaria e riforma Ticino2020
Gli incontri con i Municipi hanno evidenziato la necessità condivisa di superare l’attuale modello di redistribuzione basato unicamente sulla capacità fiscale dei Comuni, per approdare a un sistema più aderente ai compiti effettivamente assunti a livello locale. L’orientamento espresso dal territorio è chiaro: procedere verso una «perequazione per ambiti», legata a prestazioni pubbliche concrete come trasporti, scuola, servizi sociali e cultura.  

«Il sistema perequativo deve tornare a essere uno strumento di coesione e di responsabilità condivisa, capace di valorizzare il ruolo e le specificità di ogni Comune», afferma Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali.  

Il futuro della perequazione dipenderà dall’evoluzione della riforma Ticino2020. Le indicazioni raccolte durante gli incontri saranno la base per elaborare una proposta di revisione entro il 2026, con l’obiettivo di riportare il progetto su un binario operativo e condiviso.  

Aggregazioni nel Locarnese
Sul fronte delle aggregazioni comunali, entra nel vivo il prestudio aggregativo legato allo scenario «Urbano» del Locarnese, che coinvolge Locarno, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia.
Il percorso parte dal basso, con il coinvolgimento diretto della popolazione: a partire da settembre sarà lanciato un sondaggio per rilevare come cittadine, cittadini e aziende percepiscono la qualità della vita nei rispettivi Comuni, affiancato anche da una serie di serate informative nei quartieri. Questa fase di «bilancio partecipato» ha lo scopo di scattare una fotografia della realtà attuale: punti di forza, criticità, bisogni quotidiani e aspettative di chi vive e lavora sul territorio. I dati raccolti offriranno ai Comuni una base concreta per valutare se proseguire o meno con l’elaborazione di un progetto aggregativo, assicurando che ogni scelta sia radicata nelle esperienze reali della popolazione.  

Incontri con i sindaci a Locarno
Il dialogo con i Comuni proseguirà a livello cantonale il prossimo 10 settembre a Locarno, dove il Governo incontrerà le sindache e i sindaci ticinesi. Sarà l’occasione per un confronto diretto sui principali dossier aperti e per rafforzare il rapporto di collaborazione istituzionale, nel solco del federalismo cooperativo che caratterizza il nostro Cantone.  

Un mandato per rafforzare i legami con il territorio
Infine, si rammenta che il Consiglio di Stato, lo scorso mese di giugno, ha affidato al Presidente Norman Gobbi un mandato specifico per intensificare le relazioni tra Amministrazione cantone, cittadini e tessuto economico. L’obiettivo è valorizzare le peculiarità del territorio ticinese e rafforzare la fiducia reciproca tra istituzioni e società civile, con un approccio pragmatico e vicino alla realtà quotidiana delle persone.   «Questi diversi percorsi – dalla perequazione alle aggregazioni, fino al dialogo diretto con i sindaci – rispondono a una stessa visione: costruire un Cantone più coeso, dove istituzioni e comunità collaborano per il bene comune», sottolinea Norman Gobbi.  

 

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Comunicato stampa

L’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona ha ospitato mercoledì 27 agosto 2025 la tradizionale cerimonia per la chiusura del ciclo di formazione degli apprendisti dell’Amministrazione cantonale. L’evento ha permesso di onorare l’impegno delle giovani e dei giovani che hanno svolto il loro tirocinio nei diversi Dipartimenti, e di sottolineare l’impegno di tutti i servizi coinvolti nel mettere a disposizione un ambiente di lavoro stimolante e orientato alla crescita personale.

La cerimonia, organizzata per concludere simbolicamente l’ultimo anno di apprendistato, ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, del Caposezione delle risorse umane, Raniero Devaux, del Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato, Pierre Spocci – oltre che di un numeroso pubblico formato da genitori, parenti, responsabili della formazione e funzionari in rappresentanza dei diversi settori di attività del Cantone.

Nei loro interventi, i relatori hanno sottolineato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani, e la volontà di mettere a disposizione delle giovani generazioni un ambiente di lavoro stimolante. Ai giovani presenti è stato rivolto l’invito a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, da arricchire con l’esperienza professionale e – soprattutto – tramite un approccio orientato alla formazione individuale permanente.  

Di seguito, la lista dei 74 apprendisti e stagisti hanno terminato con successo il loro tirocinio, suddivisi nelle varie categorie professionali:  

  • apprendista addetto alle attività agricole CFP: Eros Cacciola
  • apprendista agricoltore AFC: Tristan Taddei
  • apprendisti/e cuochi/e AFC: Matilde Domeniconi, Tommaso Scarpa
  • apprendista geomatico AFC: Amel Zekan
  • apprendisti/e gestori/trici delle informazioni e della documentazione AFC: Elia Anghinoni, Samuel Columpsi, Nolween Kümin, Simona Soldati, Jamila Zanoli
  • apprendisti/e impiegati/e di commercio AFC: Nelson Almeida Vieitos, Gioele Arnaboldi, Giada Conforti, Alice Dellatorre, Edina Hrnic, Ivan Jozak, Nicolò Manfrina, Carlos Mina, Martino Musso, Mattia Novaresi, Raffaele Pedrioli, Roberta Praino, Sebastian Scaramella, Tommaso Taccogna, Yasemin Top
  • apprendista impiegata di commercio CFP: Elisa Daniele
  • apprendista impiegato in logistica AFC: Gjulian Dujaka
  • apprendista operatore di edifici e infrastrutture AFC: Milo Cavallo
  • apprendisti informatici AFC: Leonardo Calamaro, Noé Conti, Marco Grebac, Marco Merlini, Sascha Nasciuti, Fabio Pirro
  • apprendista interactive media designer AFC: Lara D’Argenio
  • apprendista laboratorista in biologia AFC: Alan Ciarpelli
  • apprendista meccatronico AFC: Theo Jaquet-Richardet
  • apprendisti operatori informatici AFC: Angelo Berva, Gregory Delcev
  • apprendista operatrice socioassistenziale AFC: Aylin Cömertpay
  • apprendista polydesiger 3D AFC: Matilde Baiardi
  • stagisti/e per il conseguimento della maturità professionale commerciale: Elisa Antonioletti, Martina Beltraminelli, Luigi Benincasa, Matteo Bricalli, Samir Youssef Camponovo, Giovanna Cardoso Giglio, Amélie Crivelli, Sandra Cvetkova, Katarina Jovcic, Nicole La Rocca, Michele Lanini, Cassandra Marra, Alan Metral, Elisa Natali, Martino Novaresi, Ludovico Olivieri, Andrea Pinesi, Christian Raia, Stefano Rappazzo, Bennan Saliji, Saranghi Sivasangaran, Sophia Städler, Matteo Thoma, Samuel Viggiano
  • stagista per il conseguimento dell’attestato federale di capacità quale impiegato di commercio AFC: Anna Pandini, Mayra Pisano, Ambra Rodoni, Elisa Sperolini, Michel Steyaert, Monica Tedone

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato a chi si è distinto particolarmente durante il tirocinio, è stato attribuito a Matilde Baiardi (polydesigner 3D), Giada Conforti (impiegata di commercio), Matilde Domeniconi (cuoca), Theo Jaquet-Richardet (meccatronico), Marco Merlini (informatico aziendale), Simona Soldati (gestrice delle informazioni e della documentazione).  

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della sessione parlamentare autunnale, in programma dall’8 al 26 settembre.

Durante la sessione autunnale delle Camere federali verranno trattati diversi oggetti di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali Consiglio di Stato e Deputazione alle Camere federali hanno discusso durante il tradizionale incontro di preparazione.
Per quanto concerne i temi relativi alla mobilità, Consiglio di Stato e Deputazione hanno dapprima discusso dell’attuale e futura gestione operativa dei due tunnel autostradali al San Gottardo, successivamente è stato tematizzato il credito d’impegno stanziato dal Consiglio federale per quanto concerne l’offerta di trasporto del traffico regionale viaggiatori, giudicato insufficiente dal Governo per rapporto agli obiettivi e alla copertura del fabbisogno dei Cantoni. Governo e Deputazione hanno colto l’occasione per un aggiornamento reciproco in merito alla situazione di FFS Cargo e all’impatto sul Cantone.
La discussione si è in seguito spostata sulla situazione finanziaria della Confederazione e sulle misure di risparmio federali, di prossima trattazione, nonché dei diversi progetti che saranno verosimilmente destinati a subire le conseguenze, come ad esempio gli annunciati tagli legati al Programma Gioventù+Sport.
Per quanto concerne i temi relativi al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, l’attenzione è stata rivolta in maniera particolare alla trattazione congiunta dell’Assemblea federale di numerosi atti parlamentari dedicati alla promozione della formazione professionale.
In ambito di politica sanitaria è stata discussa la situazione relativa ai costi della salute, con particolare riferimento alle due iniziative cantonali per ridurre la spesa per i medicamenti a carico dell’assicurazione malattia, presentate dal Consiglio di Stato lo scorso 9 luglio tramite il messaggio governativo numero 8597.
Durante l’incontro l’accento è stato posto anche su dossier con potenziali importanti ripercussioni finanziarie per il Cantone, quali la perequazione finanziaria nazionale, e sull’impatto derivante dall’entrata in vigore dei dazi statunitensi nei confronti della Svizzera e del Ticino.
A margine dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto la sua riunione ordinaria, presieduta dalla Consigliera nazionale Greta Gysin.
Nel pomeriggio sono previsti i festeggiamenti per la Presidente della Deputazione nel Comune di Val Mara.
Il programma di incontri della Deputazione ticinese a Berna durante la sessione autunnale prevede un incontro con il Consigliere federale Ignazio Cassis e con i vertici di Swisscom.

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha firmato oggi l’atto legale che completa l’acquisizione, da parte del Cantone, dello stabile e del terreno sul quale è edificato l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Come noto, l’operazione di salvataggio dello stabile – che oggi viene utilizzato come Centro di formazione – era uno dei tasselli legati al progetto per la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, in zona Saleggina, e alla parallela rinaturazione del fiume Ticino.

L’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio – che finora era detenuto dal Cantone con la formula del diritto di superficie – era stata avviata nel gennaio 2022, con la firma di un atto di compravendita fra il Cantone e la Confederazione, rappresentata dall’ente militare armasuisse Immobili SA. Dal 2022 viene utilizzato dal Cantone quale centro di formazione per le attività legate alla protezione della popolazione.

La firma del contratto aveva segnato l’avvio di due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato – nella primavera del 2021 – un credito da 16 milioni di franchi. Da un lato, la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona, unita alla rinaturazione del fiume Ticino; dall’altro, la contemporanea acquisizione da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che occupa una superficie di circa 2.800 m2. Il costo dell’acquisto ammonta a 135 mila franchi.

Con il passaggio di proprietà sottoscritto oggi, la trattativa giunge a conclusione. Il lungo periodo di attesa, che durava dall’inizio del 2022, è stato motivato dall’esigenza di attendere la conclusione dei lavori di bonifica ambientale su un’ex area militare di 10.000 m2 nel terreno della Saleggina a Bellinzona, risanamento che restituisce un ettaro di terreno agricolo di alta qualità, ossia una cosiddetta superficie per l’avvicendamento delle colture (SAC).

 

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in occasione della Festa Nazionale, Chiasso, 1. agosto 2025

Caro Sindaco, Cari Municipali, Gentili signore, egregi signori
Amiche ed amici,

vi ringrazio di cuore per questo invito.
È un vero onore per me essere qui oggi a portarvi il mio saluto e quello del Consiglio di Stato, in un giorno che per il nostro Paese è diverso da tutti gli altri.

Essere invitati a tenere un discorso per il Primo agosto è come un regalo di Natale, per qualunque politico svizzero.
Non importa quante volte siamo invitati – l’emozione è sempre la stessa, e anche la voglia di essere all’altezza della sfida.

Questo è il momento dell’anno nel quale ci ricordiamo (anche i meno patriottici fra noi) che questo è pur sempre un Paese speciale – e che rituali civici come questa Festa nazionale fanno parte della formula di quel collante che ci tiene uniti, nonostante tutte le differenze e contraddizioni di un Paese multilingue, multiculturale e geograficamente complesso come il nostro.

Voglio quindi dirvi una volta ancora «grazie», dal profondo del cuore, per questo invito.

Il mio compito per i prossimi minuti sarà di onorarlo con qualche riflessione all’altezza di questa festa nazionale – che è sempre il giorno nel quale la Svizzera coglie l’occasione per guardarsi allo specchio, e per riflettere sull’immagine che lo specchio ci restituisce.

«Non mi parlate della Svizzera – il suo turno arriverà!».
Questa frase, lugubre e minacciosa, ha da poco compiuto ottantacinque anni. Fu pronunciata nel mese di luglio del 1940, dall’uomo che aveva ormai in pugno tutta l’Europa continentale – e si sentiva ormai sicuro che sarebbe presto riuscito a piegare anche l’ultima resistenza, invadendo la Gran Bretagna.
In quel momento niente sembrava ancora in grado di fermare la forza militare della Germania – soprattutto dopo la caduta della Francia, avvenuta al termine di un’operazione militare che aveva scioccato il mondo per la sua velocità.
Forte dei suoi alleati in Italia e in Spagna, il Reich tedesco sembrava insomma avere già chiuso la partita per il dominio del Continente.
Il suo Führer poteva quindi permettersi di rimandare più avanti nel tempo il momento in cui si sarebbe occupato della «questione svizzera» – evitando insomma di sprecare energie, in quel 1940, per combattere frontalmente un Paese piccolo ma tenace e geograficamente molto più complicato di quelli che le armate tedesche avevano affrontato fino a quel momento.

Questo era il clima politico, in quell’estate di 85 anni fa – e pur con tutte le difficoltà che noi viviamo oggi, il minimo che possiamo dire è che le cose ci stanno tutto sommato andando meglio che agli svizzeri dell’epoca…
Mettere le cose in prospettiva, come sempre, è un grande aiuto per ritrovare equilibrio nei nostri giudizi.

Tornando a quell’estate del 1940, il nostro Paese era in preda a un disorientamento molto comprensibile.
Lo stesso Consiglio federale si era fino a quel momento mostrato tentennante, e fra la popolazione si faceva largo la sensazione che non ci fosse più molto da fare. Presto o tardi, avremmo capitolato.

Una testimonianza dell’epoca riassume quello stato d’animo, a posteriori, con queste parole.
Il Paese sembrava scoraggiato, preoccupato e dava qualche segno di abbandono.
«A che scopo?» dicevano molti civili ai soldati che alloggiavano nelle loro case.
«A che serve?» chiedevano le famiglie ai militi in licenza.
«Che senso ha difendersi, visto che la guerra è già finita nei Paesi vicini? Grandi eserciti sono già stati sconfitti – e, se fossimo attaccati a nostra volta, non avremmo più alcuna possibilità di salvarci; e allora, non sarebbe il caso di evitare sacrifici inutili?»

Con un umore del genere ad aleggiare sul Paese, la capitolazione della Svizzera sembrava solo una questione di tempo.
Per nostra fortuna, però, una voce si levò sopra il rumore di fondo e si distinse per risolutezza – trovando le parole giuste per motivare alla resistenza gli ambienti militari e, più tardi, anche la popolazione.

È una storia che molti di voi ricordano sicuramente, magari dai tempi della scuola, e che nel tempo è entrata a fare parte dei nostri miti nazionali.
Con una battuta un po’ dissacrante, oggi la descriveremmo come un evento di «team building» destinato a entrare nella leggenda.
La storia è quella di un giorno come oggi, il 1. agosto del 1940, in cui il generale Guisan prese con sé circa 400 ufficiali e li portò con sé per una gita in battello sul Lago dei Quattro Cantoni, facendoli sbarcare sul praticello del Grütli.
Una volta arrivati lì, nella culla della Confederazione, il comandante dell’Esercito prese la parola per un discorso che non ci è arrivato nella sua versione originale, ma che nelle sue mille rievocazioni è stato tramandato fino a noi nel suo spirito.

Non è possibile tenere duro ripetendo a se stessi «A che serve difendersi? Qualsiasi cosa facciamo, saremo in grado di resistere solo per pochi giorni!» Parlare in questo modo significa venire meno al dovere – e significa ignorare la forza naturale del nostro Paese.

E poi, un affondo indimenticabile:
Lo dico ad alta voce, affinché lo sentano tutti oggi, su questo praticello del Grütli – affermazioni del genere sono crimini, e non avete il diritto di pronunciarle. Rimaniamo fedeli a noi stessi e alle nostre tradizioni.
La Svizzera vuole vivere la sua vita.

«La Svizzera vuole vivere la sua vita».
È un messaggio fortissimo, che non invecchierà mai – era attuale nel 1940, con la guerra mondiale letteralmente alle porte del Paese, come è attuale in questo 2025, con la sua complicata situazione geopolitica.

Non avrebbe senso negare le difficoltà del presente, o tentare di sminuirle al cospetto delle tragedie della Storia passata.
L’importante però, nonostante le difficoltà, è mantenere vivo il desiderio di restare fedeli a noi stessi, e di essere solo noi gli artefici delle nostre scelte – liberi e svizzeri.
A questo proposito, qualche mese fa ho partecipato alle commemorazioni per i 150 anni della nascita del Generale Guisan e ho scelto un passaggio di un altro suo discorso – pronunciato sempre in questo periodo ma cinque anni più tardi del precedente: nel 1945, al termine della Seconda guerra mondiale.

«L’immaginazione è un dono raro», disse allora il Generale ai suoi soldati, mentre li congedava dal servizio attivo: «La stragrande maggioranza del nostro popolo non sarà propensa a chiedersi, negli anni a venire… se il Paese potrebbe essere nuovamente minacciato, o come. Quello che abbiamo fatto… può sempre essere rifatto».

Questo invito a rimanere preparati, a considerare sempre «il peggio» come uno scenario possibile, dobbiamo considerarlo come il regalo di un caro amico – è un pezzo di mentalità elvetica che per decenni, in tempo di pace, non ci ha abbandonati, e che oggi siamo chiamati a riattivare per confrontarci a un mondo che non è più quello della fine del secolo scorso.

Con questa attitudine positiva, fedele al nostro ingegno e alla lungimiranza di chi ci ha preceduto, sapremo sicuramente rispondere in modo positivo alle avversità che il destino ha in serbo per il Paese – e continueremo a scrivere nuove pagine nella storia di questo Paese libero e democratico.

Se questi sono i pensieri che rivolgiamo alla Patria, nel giorno che le è dedicato, è vero che parlare di Svizzera – del nostro essere svizzeri – significa anche riflettere sulla nostra ticinesità, e sul posto che ci spetta nel contesto confederale.

Quando noi Consiglieri di Stato incontriamo ospiti che vengono dalle altre parti della Svizzera, spesso cerchiamo di spiegare loro le particolarità del Ticino spiegando che il nostro Cantone è come «un laboratorio».

Molte cose tendono a succedere prima a sud delle Alpi, anticipando dinamiche che poi interesseranno il resto del Paese.
L’esempio più clamoroso, negli ultimi anni, è stata la pandemia – con il Ticino che ha dovuto affrontare l’emergenza come prima regione svizzera, subito dopo la Lombardia.

Se questo ruolo di «laboratorio» appartiene al Ticino, nel suo rapporto con il resto della Svizzera, è altrettanto vero che il Mendrisiotto vive per certi versi una dinamica analoga, rispetto al resto del nostro Cantone.
Se il Ticino assomiglia a un cuneo di Svizzera infilato nell’Europa, e nel Nord Italia con i suoi 10 milioni di abitanti, è altrettanto vero che il Mendrisiotto è un triangolino al vertice di questo nostro cuneo.

Il rapporto con la dimensione di frontiera, che determina molte delle dinamiche che rendono unico il Ticino nel contesto svizzero, nel caso del Mendrisiotto è esasperato, nel bene e nel male.
Le dinamiche che voi conoscete, e i problemi che dovete affrontare, sono diversi da quelli di chi vive più a nord di voi – ed è giusto impegnarsi per fare in modo che siamo considerati di pertinenza di tutto il Cantone, e non di una sola regione.
Lo vediamo bene in queste settimane con la ristrutturazione della divisione Cargo di FFS, o con il dibattito sul futuro dell’autostrada – lo abbiamo visto negli ultimi anni con le discussioni sul mercato del lavoro, sui flussi migratori, sulla mobilità ferroviaria e sulla qualità dell’aria.

Ma il Mendrisiotto non è solo politica, e i temi politici non esauriscono la vivacità e l’interesse della vostra regione per il resto del Cantone.

Proprio in questo giorno di festa nazionale, l’idea che vorrei condividere con voi è che nel Mendrisiotto ci sia ancora un’energia vitale che il resto del Cantone ha spesso perduto di vista – e che sarebbe bello che ci aiutaste a reimparare.

Un paio di mesi fa il vostro redivivo Football club si è giocato la promozione in Seconda divisione.
Alla partita di spareggio che si è giocata a Sementina non è un’esagerazione dire che si è vista riunita metà della popolazione di Chiasso, sindaco compreso…
Non è una cosa che sarebbe successa per nessun’altra Città del nostro Cantone.
Non è un dettaglio, e non è solo calcio.

Il tessuto sociale del Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante, che si esprime in molti modi – dai carri allegorici per il carnevale, che ogni anno fanno ovunque incetta di premi, alle vivaci sezioni scout, dalla vita culturale alle sagre di paese, fino al panorama dei bar di quartiere.
È una forza profondamente svizzera, perché è animata dalla voglia delle singole persone di mettere a disposizione della collettività il meglio che hanno – il loro tempo, le loro energie, la loro esperienza e anche, perché no, un po’ del loro denaro.
In queste espressioni della vita comunitaria vediamo l’anima dello spirito di milizia che è all’opera in ogni elemento dell’identità svizzera – dalla politica all’esercito, dallo sport alla cultura.

Per i prossimi mesi e anni, auguro quindi con tutto il cuore al Mendrisiotto di conservare questa forza, fatta di persone e gruppi in cui queste persone si riuniscono per lavorare insieme.

E vi auguro anche di riuscire a esportare, a tutto il resto del nostro Cantone, un po’ di questa energia – per riscoprirci davvero comunità, e per mettere a frutto tutto il bello e il buono che c’è in Ticino.

Siamo un pezzo della Svizzera, felice di essere Svizzera.
Ma siamo anche e prima di tutto un Cantone magnifico, fatto di persone magnifiche.
Un Cantone che ha davanti a sé un futuro radioso, se tutti insieme continueremo ad aiutarci a vicenda a costruire ciò che va costruito, a migliorare ciò che va migliorato, e a riparare ciò che va riparato.

Grazie a tutti per la vostra presenza a questa festa nazionale.
Viva la Svizzera, viva il Ticino – e viva il Mendrisiotto!

Norman Gobbi

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Comunicato stampa

Nella seduta dello scorso 2 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione del preposto Comitato guida in merito alla pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese. Gli scenari identificati sul territorio della Città di Lugano a seguito della grida pubblica saranno approfonditi e valutati nel dettaglio, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale. Il Rapporto finale è atteso nell’autunno 2025.

Il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione allestito dal preposto Comitato guida – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, concernente la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese, prontamente attivato dopo l’esito della votazione del 9 giugno 2024 sul nuovo Palazzo di giustizia di Lugano.

Le valutazioni, svolte dal Comitato guida d’intesa con la Sezione della logistica, si sono basate sugli indirizzi strategici approvati dal Governo nell’autunno 2024 per il comparto della Giustizia del Luganese, con in particolare la definizione di 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nonché sulle risultanze della pubblica raccolta di offerte di spazi in locazione o di acquisto di spazi o terreni indetta il 29 novembre 2024.  

Il Governo ha approvato gli scenari identificati dal Comitato guida sul territorio della Città di Lugano, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale, demandando gli approfondimenti e le valutazioni di dettaglio degli stessi. Il Consiglio di Stato ha quindi autorizzato la Sezione della logistica a informare i partecipanti alla grida pubblica, sia in relazione alle proposte d’offerta che non saranno tenute in considerazione, sia con riferimento alle proposte oggetto delle ulteriori valutazioni.  

Viste le valutazioni promosse nei prossimi mesi e il coinvolgimento dei partecipanti alla grida pubblica, non verranno rilasciate altre informazioni, rimandando alla comunicazione ufficiale del Governo a fronte del Rapporto finale atteso entro il 31 ottobre 2025.  

“Vedo un Parlamento incapace di rispondere ai bisogni dei ticinesi”

“Vedo un Parlamento incapace di rispondere ai bisogni dei ticinesi”

A margine dell’incontro con la stampa per il passaggio di testimone alla presidenza del Consiglio di Stato, abbiamo incontrato Norman Gobbi per parlare dei suoi obiettivi e di come vede la situazione attuale a livello politico e non.
Norman Gobbi è diventato per la terza volta presidente del Consiglio di Stato, succedendo a Christian Vitta. L’obiettivo del direttore del Dipartimento delle istituzioni è di comunicare di più e meglio, ma anche di incontrare i sindaci di tutti i cento comuni ticinesi. Mentre per quanto riguarda il Parlamento, “siamo a un punto morto”, commenta a Ticinonews.

Comunicare di più e meglio
“Magari”, ci dice parlando dell’obiettivo principale, “in passato si è comunicato di più, magari anche troppo. Ma tra il troppo e il troppo poco c’è una via di mezzo: una comunicazione regolare dove il Governo risponde ai bisogni dei cittadini, ed è anche pronto ad ascoltare i ticinesi e le aziende”. Per il consigliere di Stato, infatti, “sono loro a svolgere il ruolo di sentinella sullo stato di salute del Cantone”. L’intenzione di Gobbi è “di portare anche una certa serenità, ma senza negare i problemi quotidiani dei cittadini”.

“Un Parlamento che non sa dare risposte ai cittadini”
Per quanto riguarda il Parlamento, secondo Gobbi “è molto frazionato da un punto di vista dei gruppi, ma anche non in grado di trovare un punto di intesa sui singoli problemi”. Questa incapacità, “in situazioni in cui ci sono sul tavolo più proposte per rispondere ai problemi dei ticinesi, come ad esempio l’aumento dei premi di cassa malati, è un danno e non permette di trovare in tempi rapidi le risposte necessarie ai bisogni dei cittadini”. E proprio per quanto riguarda l’incremento dei premi, “sta proprio al Parlamento guardarsi negli occhi e cercare di parlarsi, trovando una soluzione condivisa il più possibile”. Ma in questo caso, vien da chiedersi, il Governo non poteva proporre dei controprogetti? “Il Consiglio di Stato ha cercato di avere una linea molto prudente, perché la preoccupazione principale è di carattere finanziario: aumentano le spese, rischiano di diminuire le entrate. Ma se il Parlamento e i ticinesi ci danno un chiaro mandato, chiedendoci di ridurre le entrate dal punto di vista fiscale, il Governo dovrà fare i propri compiti e trovare una soluzione”.

“L’obiettivo non è aumentare le imposte”
Il contenimento della spesa è sempre un tema al centro dell’attualità, ma le finanze cantonali sono davvero così disastrate? E il debito, visti i paesi che continuano a indebitarsi, è realmente un male? “Il debito fondamentalmente è un male, perché pone sulle spalle delle future generazioni il peso di quello che oggi si spende. Ci sono una costituzione cantonale e una legge ticinese che impongono di non oltrepassare certi limiti di debito”. L’obiettivo, aggiunge, “non è di aumentare le imposte, ma semmai di ridurre determinate uscite a favore di una maggior rispondenza ai bisogni impellenti dei cittadini”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-vedo-un-parlamento-incapace-di-rispondere-ai-bisogni-dei-ticinesi-410755

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Un anno nel solco della comunicazione
Norman Gobbi ha assunto le redini dell’Esecutivo cantonale subentrando a Christian Vitta: ‘Lavoriamo per tenere il cantone vivo e dinamico’

È nel solco della comunicazione e della concordanza che è iniziato l’anno di presidenza del Consiglio di Stato di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento istituzioni succede a Christian Vitta, assumendo così per la terza volta la carica di presidente del governo. Alla vicepresidenza c’è ora Claudio Zali. Il programma di attività istituzionali che caratterizzerà l’anno alla guida dell’Esecutivo cantonale è stato presentato ieri ai media dallo stesso Gobbi.

Comunicazione, dicevamo. Ebbene sì, perché nel corso di quest’anno il neopresidente del governo ha intenzione di «entrare in contatto con la popolazione in maniera accresciuta rispetto a quanto fatto nel recente passato». E questo nell’ottica «di avere sì appuntamenti formali, ma anche momenti di contatto con i cittadini». Per facilitare questa comunicazione è stato attivato un canale ufficiale delle autorità cantonali su WhatsApp e Threema. Il servizio, illustra Gobbi, «sarà sfruttato per diffondere informazioni di interesse pubblico legate alle attività dello Stato, seguendo l’esempio di numerosi altri Cantoni e Città svizzere». L’intenzione è dunque di «comunicare anche le attività ordinarie del governo, non solo quelle straordinarie come fatto finora». Un aspetto, questo, «su cui siamo stati carenti». Una comunicazione più puntuale e trasparente, dice Gobbi, «anche a tutela del sistema democratico. Sistema fondato sulla separazione dei poteri che pure in Ticino ha visto situazioni problematiche, il che preoccupa». Il riferimento è alle numerose vicende che hanno coinvolto di recente il mondo della giustizia ticinese, dal ‘caos Tpc’ al ‘caos nomine’.

Incontri con la popolazione
Per quanto concerne invece la concordanza, l’esempio lampante della strada che intende seguire Gobbi è il luogo scelto per la fotografia ufficiale, scattata sul Monte Ceneri sulla ‘Piazza Ticino’. «Una scelta non casuale – rivendica Gobbi –, visto che la montagna culturalmente più alta del Ticino è proprio il Monte Ceneri». Un’immagine che ritrae i ‘ministri’ in abiti non formali, per evidenziare, afferma Gobbi, che «come governo poniamo al centro delle nostre azioni, che sia in giacca e cravatta o nella vita di tutti i giorni, il Canton Ticino e i ticinesi». E rimarca: «Al di là delle critiche che vengono formulate da destra o sinistra, da sopra o da sotto, credo che questo governo sia un governo impegnato che sta lavorando, e non solo per far quadrare i conti con il Preventivo 2026, ma soprattutto per tenere il cantone vivo e dinamico». Insomma, per Gobbi, il Consiglio di Stato e il Ticino «non sono fermi».
Il neopresidente non nega però alcune criticità: «Il nostro è un territorio stretto da un confine di Stato a sud e da una barriera geografica e linguistica a nord, il che ci fragilizza maggiormente rispetto ad altre zone del nostro Paese». Ciononostante, sottolinea, «il Ticino rimane un cantone attrattivo per diverse persone che ci scelgono come luogo di dimora. Un segnale positivo che ci permette di accogliere nuovi contribuenti, anche importanti».

Rapporto Cantone-Comuni, governo-parlamento e governo-governo
A essere privilegiato durante quest’anno di presidenza anche l’asse del rapporto Cantone-Comuni. Tra gli appuntamenti più importanti citati dal presidente del governo, l’incontro con tutti i cento sindaci del cantone che si terrà a Locarno in occasione dei festeggiamenti dei cento anni della Convenzione della pace siglata proprio nel comune sul Lago Maggiore. «L’obiettivo – ironizza Gobbi fino a un certo punto – è di portare la pace tra i due livelli istituzionali. Benché la guerra non ci sia, ci sono diverse discussioni. È fondamentale quindi migliorare il rapporto affinché ai cittadini vengano garantiti servizi di qualità». E sulla riforma ‘Ticino 2020’, il progetto che ridefinisce le responsabilità di Comuni e Cantone in svariati ambiti, Gobbi sostiene: «Stiamo lavorando in sotto-obiettivi, come per esempio rivedere la perequazione». Rapporto Cantone-Comuni, ma anche Consiglio di Stato-Gran Consiglio. «Quando il governo era diviso – rievoca Gobbi – il parlamento era più coeso. Ora che il governo è più coeso il parlamento non riesce a trovare punti di incontro». E osserva: «Con i capigruppo e l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato tiene regolarmente degli incontri. Tuttavia – non nasconde – facciamo fatica a parlarci e a intenderci». Come uscirne? «Ci vuole buona volontà. Il governo ce l’ha messa organizzando e promuovendo questi incontri. È però necessario l’impegno di tutti».
E in seno al Consiglio di Stato? «Sono disposto a fare tutto con tutti in governo, anche se non saremo mai d’accordo su tutto. È quindi cruciale lavorare insieme», rileva Gobbi e prosegue: «Amministrare amministriamo bene, anche durante le situazioni straordinarie, come la pandemia o i flussi migratori del 2015-2016». Ma c’è un ma: «D’altro canto oggi è più difficile avere delle prospettive perché molte delle competenze che un tempo erano strettamente cantonali ora sono federali. Siamo meno politici?», si chiede Gobbi. «Fortunatamente – si risponde – facciamo ancora politica, ma dobbiamo gestire diverse situazioni in cui siamo influenzati da Berna. Questo ci ruba energie: ci sentiamo limitati nella nostra azione politica, ma – rimprovera – non per nostra scelta». Numerosi, poi, i cantieri aperti. Sull’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’, sostenuta da una nutrita schiera di esponenti di Udc e Lega, ma anche di Plr e Centro, nonché dai vertici di Camera di commercio e Aiti e le sezioni giovanili di Plr, Lega e Udc, Gobbi nota: «Già oggi in alcuni ambiti l’Amministrazione cantonale fa fatica a reclutare funzionari. Un domani, quando i lavoratori sul mercato saranno ancora meno per ragioni demografiche, probabilmente la diminuzione dei dipendenti pubblici sarà un processo quasi naturale».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025

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«Cambiare narrazione ed essere più positivi»
Cambio di presidenza per il Consiglio di Stato
Norman Gobbi, pur non nascondendo i problemi, intende portare più «voglia di vincere» nell’Esecutivo e sul Gran Consiglio: «Sì, fatichiamo a parlarci»

«Qual è la montagna più alta del Ticino?». In questa domanda trabocchetto – posta ai giornalisti da Norman Gobbi durante un incontro informale con la stampa – è in qualche modo contenuto il senso dell’anno di presidenza del Governo che il «ministro» leghista ha assunto ieri mattina. Un geografo con un minimo di dimestichezza del nostro territorio, infatti, avrebbe risposto senza esitare con i 3.402 metri dell’Adula, la cui cima è situata al confine con i Grigioni. Oppure – volendo fare gli «integralisti» – avrebbe risposto con i poco più di tremila metri del Pizzo Campo Tencia, la vetta più alta interamente in territorio ticinese. Un politico come Gobbi, invece, ha risposto evocando il ben più «modesto» Monte Ceneri. Sì, perché – mettendo da parte la geografia – tutti ben sanno che, socialmente e culturalmente, quel confine tra Sotto e Sopraceneri è ben più difficile da sormontare rispetto a qualsiasi altra vetta ticinese. E non è un caso, appunto, che la fotografia ufficiale del Consiglio di Stato quest’anno sia stata scattata nella Piazza Ticino, sul Monte Ceneri, in un luogo che lo stesso Gobbi ha scelto per il suo valore simbolico, quale «punto di convergenza di un cantone che spesso è diviso, segnato dai campanilismi».
Un messaggio di unità, dunque. Ma non solo. Gobbi ha infatti insistito più volte sulla necessità di «cambiare narrazione »: «A volte gli svizzero tedeschi conoscono il Ticino meglio di noi; e noi spesso non ci rendiamo conto di quanto di buono c’è e si sta facendo nel nostro cantone». Per questo motivo, appunto, la «nuova narrazione» di cui parlava il «ministro» dovrà essere incentrata su maggiore «positività, ottimismo e voglia di vincere: senza nascondere i problemi, ma alzando la testa per cercare di risolverli». Narrazione che, per la cronaca, sbarcherà ora anche sui canali WhatsApp e Threema (quest’ultima applicazione è quella utilizzata pure dall’Esercito, poiché i suoi server si trovano in Svizzera).

Dialogare con i Comuni
Il Governo, va da sé, intende poi portare anche fuori da Palazzo questa visione. E in questo senso è già prevista una serie di sedute extra muros e di eventi pubblici sul territorio che «puntano a rinsaldare il legame fra la popolazione ticinese e le sue istituzioni». L’obiettivo, ha spiegato in tal senso Gobbi, è anche quello di comunicare di più con la popolazione, anche attraverso i media. Con momenti formali, ma anche più informali.
E il dialogo, ha inoltre tenuto a sottolineare il neopresidente del Governo, sarà rilanciato anche con i Comuni. Diverse visite nei quattro angoli del cantone (da Bedretto a Pedrinate, da Brissago a Lumino) sono già previste nel corso dell’anno. Ma soprattutto, per ricordare i cent’anni della Conferenza di Pace di Locarno (avvenuta sul finire del 1925), in riva al Maggiore sarà organizzato un incontro tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci ticinesi. «Con l’obiettivo di riportare un po’ di pace nelle relazioni tra i due livelli istituzionali, anche se in realtà una guerra non c’è mai stata», ha detto Gobbi con una punta di ironia.

Coesione e frammentazione
E il dialogo, poi, andrà in qualche modo ripreso anche con il Parlamento. I rapporti tra Esecutivo e Legislativo, infatti, ormai da qualche tempo sono ai minimi. Rispondendo alle domande su questo fronte, Gobbi ha rilevato che «in passato il Governo era diviso e c’era un Parlamento più coeso». Mentre oggi, al contrario, «il Governo è coeso e il Gran Consiglio fatica a trovare soluzioni condivise». E in tal senso ha ammesso che sì, nonostante gli incontri regolari, «fatichiamo a parlarci». Come uscirne? «Ci vuole buona volontà, il Governo ce l’ha messa, ma serve l’impegno di tutti». Anche perché, ha rilevato, se si vogliono trovare intese «ognuno deve concedere qualcosa».

Lavorare con tutti
E a chi rimprovera all’Esecutivo un atteggiamento da buon «amministratore» del quotidiano ma che, rispetto a Governi di 20 o 30 anni fa, ha perso la sua funzione di organo prettamente politico, che cosa risponde il presidente dell’Esecutivo? «Quando ho sentito l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli dire (la settimana scorsa alla trasmissione La domenica del Corriere, ndr) che all’inizio nel 1995 non era pronto a dare del “tu” a Marina Masoni ci sono rimasto male. Perché, al di là di tutto, è il popolo che ha scelto chi siede al tuo fianco in Governo. E, quindi, io nella mia mentalità sono disposto a fare tutto con tutti, basta che ci sia l’impegno. Poi non andremo d’accordo su tutto, ma almeno abbiamo lavorato assieme. Perché, in un sistema come il nostro, si deve lavorare assieme. E anche se ognuno ha la propria sensibilità si cerca sempre di trovare la quadra». Come dire: la collegialità non è per forza di cose un male. Ma non solo. «Aggiungo che amministriamo bene, sì, ma amministriamo bene anche nelle situazioni straordinarie, come durante la COVID, oppure gli afflussi migratori del 2015/16, trovando anche soluzioni creative che non hanno pesato troppo sullo Stato». Detto ciò, ha chiosato Gobbi, va anche detto «che oggi è più difficile avere prospettive, perché la Confederazione e il Parlamento federale avocano a sé sempre più competenze che una volta appartenevano ai Cantoni». È un Governo meno politico e che si sente limitato nella sua azione? «Boh… Facciamo ancora politica, fortunatamente. Ma dobbiamo anche gestire una situazione in cui siamo influenzati da più direzioni: da scelte federali, come il piano di risparmio della Confederazione, che poi noi non possiamo ribaltare sui Comuni. E il Cantone è lì nel mezzo a gestire nuovi oneri. E ciò, devo ammetterlo, ci ruba molte energie. Limitati nella nostra azione politica? Sì, ma non per nostra scelta».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto oggi al tradizionale cambio di Presidenza. Durante il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta. Per l’occasione è stata presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale: a partire da oggi, è infatti attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema.

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Per il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta e assume così per la terza volta la carica di Presidente del Governo. La carica di vicepresidente è invece stata assunta da Claudio Zali. La fotografia ufficiale per l’anno 2025-2026 è stata scattata sul Monte Ceneri – sulla «Piazza Ticino», un luogo simbolico del nostro territorio, alla congiunzione fra Sopra- e Sottoceneri –, come segnale della volontà del Governo di promuovere una politica all’insegna dell’unità di intenti.  

Durante un incontro informale con i media, il Presidente del Governo Norman Gobbi ha presentato il programma di attività istituzionali che contraddistinguerà il suo anno alla guida del Governo. È in particolare prevista una serie di sedute extra muros e di eventi pubblici sul territorio, che puntano a rinsaldare il legame fra la popolazione ticinese e le sue istituzioni. «L’obiettivo sarà di condividere una visione positiva del Ticino», ha affermato Norman Gobbi: «Il nostro è un territorio che rimane dinamico, innovativo e connesso al mondo – e che, inoltre, non perde le proprie radici e la propria unicità nel contesto confederale».  

In concomitanza con il cambio della Presidenza del Governo, è stata inoltre presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale. A partire da oggi, è attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema, denominato «Repubblica e Cantone Ticino». Il servizio sarà sfruttato per diffondere informazioni di interesse pubblico legate alle attività dello Stato, seguendo l’esempio di numerosi altri Cantoni e Città della Svizzera.  

Ricordiamo, infine, che i festeggiamenti pubblici in onore del Presidente 2025-2026 del Consiglio di Stato avranno luogo stasera, a partire dalle 18.30, alla Gottardo Arena di Ambrì.

Consuntivo 2024

Consuntivo 2024

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio riguardante il Consuntivo 2024 che chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi; l’autofinanziamento si attesta a 166.4 milioni di franchi. Il debito pubblico si situa a circa 2.6 miliardi di franchi. Gli investimenti netti ammontano a 302.3 milioni di franchi. Il capitale proprio è negativo ed è pari a -215.9 milioni di franchi. Il consuntivo 2024 chiude con un disavanzo d’esercizio di -71.8 milioni di franchi ed evidenzia uno scostamento di 59 milioni di franchi rispetto al preventivo, che indicava un disavanzo d’esercizio di 130.8 milioni.

Lo scostamento, non sufficiente a riportare in positivo il risultato come invece avvenuto in altri Cantoni, è dovuto soprattutto ai ricavi correnti che, rispetto al preventivo, hanno visto un incremento di 72.6 milioni dei ricavi da trasferimento e una crescita di 49.9 milioni dei ricavi fiscali. La crescita dei ricavi da trasferimento, e di riflesso delle spese di trasferimento, è influenzata dalla gestione dei profughi ucraini, che solo dal 2025 è stata considerata a preventivo. L’incremento dei ricavi fiscali è invece da ascrivere principalmente alle sopravvenienze sul fronte delle persone fisiche (+32.8 milioni), alle imposte delle persone giuridiche (+30.5 milioni nel loro complesso), all’imposta alla fonte (+11.8 milioni), alle imposte delle persone fisiche (+5.2 milioni) e alle imposte di circolazione e navigazione (+4.2 milioni).
Sul fronte delle spese correnti (senza i contributi da riversare e gli addebiti interni), si riscontra un aumento complessivo di 69.3 milioni di franchi a seguito principalmente dell’incremento delle spese di trasferimento (+46.2 milioni) e della spesa per il personale (+14 milioni). Come già indicato per i ricavi da trasferimento, sulla crescita delle spese di trasferimento incide la gestione dei rifugiati ucraini, non considerata a preventivo ma compensata quasi integralmente da contributi della Confederazione. L’incremento della spesa per il personale riguarda principalmente il personale docente (+13.6 milioni). L’aumento concerne le scuole medie (+6.6 milioni) a seguito di una crescita del numero di sezioni e delle allieve e degli allievi che necessitano di un accompagnamento individualizzato (casi difficili e sostegno pedagogico), il settore della pedagogia speciale (+4.7 milioni) e la formazione professionale (+3.5), mentre cala di 2 milioni di franchi la spesa nell’ambito delle scuole medie superiori quale conseguenza di una diminuzione delle sezioni rispetto a quanto previsto. La spesa per il personale amministrativo registra invece una riduzione di 1.3 milioni di franchi rispetto al preventivo 2024.
La situazione finanziaria del Cantone rimane difficile e fragile e contraddistinta anche da un capitale proprio negativo che deve essere assorbito. È pertanto indispensabile prevedere nel futuro ulteriori misure di rientro finanziario in quanto il disequilibrio attuale non è sostenibile.
Le discussioni attorno al preventivo 2025 e quelle che sono proseguite nei primi mesi di quest’anno hanno mostrato che, pur nella consapevolezza di dover agire per ritrovare finanze in equilibrio capaci di liberare spazi di manovra per rispondere ai bisogni di cittadini e aziende, il raggiungimento di un consenso è oltremodo difficile.
Sarà quindi importante ritrovare un convincimento comune per procedere con un necessario riequilibrio dei conti, condizione indispensabile per ritrovare dei margini di manovra finanziari. Se per il 2024 i vincoli costituzionali del freno ai disavanzi sono rispettati, ogni anno gli stessi diventano sempre più restrittivi a seguito delle perdite riportate e renderanno nei prossimi anni molto più impegnativi gli sforzi per rispettare questi vincoli.