Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della prossima sessione parlamentare, in programma dal 27 maggio al 14 giugno 2024. La riunione odierna ha consentito di discutere i principali temi di attualità e rilevanza a livello federale.  
Durante l’incontro l’accento è stato posto innanzitutto sui messaggi federali relativi ai finanziamenti per la cultura e per il settore dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione per il periodo 2025-2028: pur consapevole della situazione finanziaria delicata della Confederazione, il Consiglio di Stato ha ribadito l’importanza di garantire fondi adeguati in questi ambiti fondamentali sia per la coesione nazionale sia per la competitività del Ticino e della Svizzera.  
Successivamente ci si è concentrati su una serie di questioni di attualità parlamentare, quale ad esempio la proposta di abolizione dell’obbligo di dichiarazione doganale nell’ambito della revisione totale della legge sulle dogane, in attesa degli ulteriori approfondimenti dell’Amministrazione federale, nonché i progetti dedicati alla modifica dell’imposizione sulle abitazioni secondarie e i lavori relativi al rapporto sull’efficacia 2020-2025 della perequazione finanziaria, le cui conclusioni non soddisfano le aspettative del Cantone Ticino.  
Governo e Deputazione hanno in seguito colto l’occasione per un aggiornamento e una valutazione delle misure recentemente proposte per la gestione della situazione migratoria e dei richiedenti l’asilo, soprattutto in vista dei flussi migratori estivi, nonché delle attuali discussioni parlamentari relative al secondo pacchetto di contenimento dei costi nell’ambito dell’assicurazione malattie (LAMal).  
Prima dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto, sempre a Bellinzona, la propria riunione ordinaria in preparazione della sessione estiva. In tale occasione ha inoltre ricevuto la Delegata federale al plurilinguismo, Nicoletta Mariolini, per uno scambio sul tema della promozione del plurilinguismo e della lingua italiana sul piano federale.  
A margine dei lavori parlamentari della sessione estiva a Berna, l’agenda della Deputazione prevede in particolare due incontri, con la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, capa del Dipartimento federale dell’interno, e con il Consigliere federale Guy Parmelin, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, in vista dei quali Deputazione ticinese e Consiglio di Stato si mantengono in stretto contatto.

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Manca personale e le infrastrutture sono inadeguate, mentre le cause e gli incarti aumentano. La magistratura ticinese è efficiente, ma non mancano campanelli d’allarme nel rendiconto annuale 2023 del Consiglio della magistratura.

Carenze di personale, problematiche logistiche e una grande mole di cause: sono questi in estrema sintesi i principali problemi che affliggono la giustizia ticinese. È quanto emerge dal rendiconto annuale per il 2023 realizzato dal Consiglio della magistratura, presieduto da Damiano Stefani che Ticinonews ha incontrato: “Quello che preoccupa a livello generalizzato è il fatto che ci si trova a lavorare con degli organici di personale sempre al limite e in certi casi insufficienti. Oramai è inevitabile nella situazione economica del Cantone e difficile anche reclamare oltre al minimo indispensabile”.

“La giustizia lavora bene”
Il giudice ha comunque sottolineato nel rendiconto i punti positivi, ribadendo come i 121 magistrati ordinari insieme a cancellieri, segretari e giuristi, abbiano operato con efficacia, concludendo quasi 48’000 incarti, un numero definito considerevole. “Dalle analisi che abbiamo fatto emerge che la giustizia lavora bene e non ci sono particolari critiche per la contingenza con la quale ci troviamo ad operare”, afferma Stefani.

In difficoltà la pretura penale e la CARP
Per il futuro c’è però qualche preoccupazione, perché i problemi si riverberano su più livelli, oltre a quelli già noti del Ministero pubblico, la Pretura penale si trova in una situazione critica e anche l’equilibrio della Corte penale dei reclami viene definito “precario”. “Ci sono due strutture che hanno assolutamente bisogno di essere supportate con del personale, e sono la Pretura penale e la Corte d’appello penale (CARP) – conferma Stefani -. Perché sono stati rafforzati tutti i gradi inferiori e gli incarti rischiano di intasarsi a quei livelli. Si tratta di due strutture che sono ancora nella stessa formazione iniziale quando gli incarti che arrivavano erano quasi la metà di quelli attuali”.

Gli incarti e la logistica
L’organico insufficiente è uno dei problemi principale, ma anche la nomina dei procuratori pubblici che con le regole di ripartizione dei posti in base all’appartenenza partitica complica le cose, vicenda su cui comunque si sta chinando la politica e che si auspica possa sbloccarsi a breve. Gli incarti sono anche sempre più complicati e per i noti problemi logistici non c’è ancora una soluzione. “Le questioni logistiche, che non sono ideali, non aiutano, ma oramai ci si abitua a lavorare in qualsiasi struttura”, dichiara Stefani. “È chiaro che prima o poi bisognerà intervenire. Ad esempio il Palazzo di giustizia di Lugano oggettivamente non è più adeguato, sia per questioni di spazi per tutto il personale, sia per questioni edilizie”.

“La velocità della giustizia non sarà più idilliaca”
I fronti aperti sono tanti e bisogna muoversi al più presto per evitare conseguenze su efficienza e qualità: “Se non sarà possibile risolvere le contingenze bisogna accettare che la velocità della giustizia non sarà più quella idilliaca di una volta, ma un po’ più lenta”, afferma il giudice. “Comunque è sempre giustizia e i magistrati lavorano bene e forniscono delle decisioni all’altezza del loro ruolo e di quello che ci si aspetta, anche perché pochissime decisioni vengono ribaltate in un secondo grado di giudizio o al Tribunale federale”, conclude Stefani.

“I problemi ci sono, ma la giustizia è in salute”
Per capire quali possano essere i prossimi passi a livello politico per migliorare la situazione dei prossimi anni della giustizia ticinese Ticinonews ha raggiunto il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “Non sono preoccupato proprio perché non è il Dipartimento delle istituzioni o il Consiglio di Stato a prenderne atto, ma è il Consiglio della magistratura che dice che la giustizia ticinese è comunque in salute”, dichiara ai microfoni di Ticinonews il consigliere di Stato. “Anche se ci sono puntualmente dei problemi di carattere organizzativo e di funzionamento questi non incidono sul grosso lavoro che i magistrati garantiscono a favore dei cittadini e delle aziende del nostro territorio”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/poche-risorse-lallarme-della-magistratura-ticinese-393766

****

La Divisione non ci sta: «Non siamo rimasti fermi»

Dopo le critiche e i problemi esposti nel rapporto del Consiglio della Magistratura, la direttrice Frida Andreotti prende posizione – «Dobbiamo parlarci di più, spesso veniamo a conoscenza solo tardivamente delle situazioni di difficoltà» – Un mandato di prestazione? «Meglio i modelli di altri Cantoni»

Il rapporto del Consiglio della Magistratura ha fatto discutere non poco. Da un lato, la Giustizia ticinese ha sollevato problemi che si trascinano da anni, come quelli legati alla logistica, all’organico e al sistema di nomina dei procuratori pubblici. Inoltre, più in generale, il Consiglio della Magistratura ha lamentato il fatto di non essere ascoltato dalla controparte politica. Dall’altro, e questo è un tema recente, l’organo di vigilanza ha messo sul tavolo una maggiore autonomia finanziaria. La soluzione ipotizzata? Un mandato di prestazione quadriennale, sul modello di quello adottato per l’Università della Svizzera italiana. Il documento, dicevamo, non è passato inosservato. Anche a livello di Dipartimento delle istituzioni. Abbiamo dunque chiesto il parere di Frida Andreotti, a capo della Divisione della giustizia.

«Quando veniamo interpellati in particolare sulle questioni legate al personale le soluzioni riusciamo a trovarle», commenta. Ma il punto è proprio questo: «Spesso e volentieri non veniamo messi a conoscenza dei problemi, oppure ci vengono segnalati tardivamente. In questo senso, spetta anche al Consiglio della Magistratura fare un passo nella nostra direzione a livello di comunicazione ». Insomma, secondo Andreotti bisogna parlarsi di più. Solo così, infatti, si può intervenire. Per quanto riguarda gli appelli inascoltati, Andreotti non ci sta e rimanda le critiche al mittente: «Il Consiglio di Stato ha appena nominato quattro pretori supplenti per garantire il buon funzionamento di quattro autorità giudiziarie ». Secondo la dirigente non si può quindi parlare di immobilismo o inazione. Tuttavia, nel documento, nel capitolo dedicato agli eccessivi carichi di lavoro, venivano citati espressamente «affaticamento, lavoro a qualsiasi ora e pensieri notturni che impediscono il sonno». Di troppo lavoro, insomma, ci si può anche ammalare. «Non ci sono stati segnalati casi di burnout», risponde a questo proposito Andreotti. «Siamo venuti a conoscenza per via indiretta di un magistrato in difficoltà e ci siamo attivati immediatamente per sostenerlo e organizzare una sostituzione ».

Logistica, i tempi sono lunghi
Pure sull’aspetto logistico, fortemente criticato nel rapporto della Magistratura, i pareri sono divergenti. Ancora Andreotti: «Il 9 giugno andremo a votare sulla cittadella della giustizia con l’acquisto dello stabile EFG. Inoltre, sono stati avviati i lavori per il Pretorio di Bellinzona, mentre il Pretorio di Locarno è in fase di progettazione. È stata poi realizzata un’aula penale per la CARP a Giubiasco e sono in corso valutazioni per altre opzioni». Progetti che, come sottolinea ancora Andreotti, «richiedono tempi lunghi ». Perché non dipendono soltanto dalla volontà della Divisione della giustizia e del Dipartimento delle istituzioni.

Anche per quanto riguarda la riorganizzazione della Magistratura la politica sta cercando delle soluzioni. In particolare sul sistema di nomina dei pp. In questo senso, sul tavolo del Governo è arrivata una proposta di riforma che prevederebbe l’elezione da parte del Parlamento della direzione del Ministero pubblico, la quale poi avrebbe il compito di nominare gli altri magistrati. «I problemi sono stati recepiti e le proposte sono state fatte», sottolinea Andreotti. Più complesso invece il potenziamento della Giustizia. «Dobbiamo fare i conti con i limiti dell’attuale situazione finanziaria del Cantone. Limiti che toccano anche il settore della magistratura».

Importanti differenze
L’ultimo argomento è quello relativo all’autonomia finanziaria. Un tema definito dalla stessa Andreotti «attuale, benché di difficile attuazione sul corto termine». Questo perché, spiega ancora la dirigente, «il nostro sistema giudiziario è composto da Autorità giudiziarie di un centinaio di persone e altre di dimensione molto contenute, con esigenze molto diverse». L’ipotesi poi di un mandato di prestazione quadriennale non convince la Divisione: «Piuttosto, sarebbe meglio guardare al modello attuato da altri Cantoni e dalla Confederazione, con un coordinamento generale da parte della Magistratura stessa. Questo implica tuttavia una maggior responsabilizzazione del potere giudiziario in ambito logistico, informatico, finanziario, amministrativo, oggi coordinato in modo equilibrato e adeguato, d’intesa con i servizi cantonali», conclude Andreotti.

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta ieri nel tardo pomeriggio a Bellinzona la 26ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Piatto forte della riunione è risultata la presentazione del Rapporto finale del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”. Un documento che sarà pure presentato a tutti i comuni e che, nella sua versione consolidata, verrà in seguito sottoposto al Consiglio di Stato.

Dopo aver discusso su alcuni punti di carattere essenzialmente tecnico, trattati dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal comandante della Polizia comunale di Lugano e rappresentante dei comandanti delle Polizie Polo, Roberto Torrente, il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi, assieme al capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, ha presentato il rapporto “Polizia Ticinese”. Gli obiettivi generali del progetto, ricorda Norman Gobbi, sono quelli di migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché di armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole perfezionare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale.

La soluzione scaturita dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” propone una nuova ripartizione dei compiti tra i livelli istituzionali cantonale e comunale, per massimizzare l’efficienza, riducendo potenziali sovrapposizioni e una nuova organizzazione tra i vari livelli, per assicurare una governance più efficace. “Due sono i punti forti di questa soluzione – afferma Gobbi: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primo piano dalle polizie comunali”.

Il documento sarà presentato prossimamente a tutti i comuni, attraverso due “sessioni”: una destinata ai comuni con Corpi di Polizia, l’altra a favore di quei comuni che ne sono privi. Il rapporto nella sua versione consolidata dopo questi incontri verrà consegnato al Consiglio di Stato. Il lavoro effettuato in stretta collaborazione con i rappresentanti dell’Associazione dei Comuni ticinese (ACT) ha il merito di rappresentare una valida soluzione che valorizza sia i compiti delle Polizie comunali sia quelli della Polizia cantonale. Il rapporto rappresenta una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino.      

‘I tre assi del governo in cerca dell’equilibrio’

‘I tre assi del governo in cerca dell’equilibrio’

Presentato il programma legislativo 2023-27: 36 obiettivi e 174 azioni per realizzarli. De Rosa: ‘Il pareggio non è fine a sé stesso, ma una necessità’

Il riequilibrio finanziario è la priorità della legislatura per il Consiglio di Stato. Lo ha voluto ribadire forte e chiaro lo stesso governo presentando i tre assi strategici – e con loro i relativi obiettivi e azioni per realizzarli – che compongono il programma della legislatura 2023-27. «Trovare un equilibrio tra entrate e uscite è fondamentale. Una premessa necessaria per riuscire a concretizzare gli obiettivi che ci siamo posti», afferma il presidente del Consiglio di Stato

Raffaele De Rosa. «Sistemare i conti non è un esercizio fine a sé stesso, ma un requisito importante per portare avanti il nostro Cantone». Un messaggio al Gran Consiglio che, approvando mercoledì dopo lunghe discussioni il Preventivo 2024, ha portato il deficit dai 95 milioni di franchi previsti dal messaggio governativo a oltre 130 milioni? «No. Sono documenti che vogliono creare un dialogo e una condivisione. La loro elaborazione, come va di moda dire oggi, è stata fatta ‘ dal basso’ cercando di coinvolgere un numero ampio di interlocutori. Per trovare la medicina giusta bisogna infatti avere diagnosi condivise, e non sempre si riesce ad averle». L’Esecutivo sottolinea che per realizzare i 36 obiettivi contenuti nel programma di legislatura, correlati da 174 azioni concrete da realizzare, l’equilibrio finanziaria è una premessa importante. «Più ci si avvicinerà al pareggio tra entrate e uscite e maggiore sarà la probabilità di realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissati». Aggiornamenti sul raggiungimento degli obiettivi saranno forniti annualmente al parlamento. Il governo ha anche presentato ‘Prospettiva 2040’, un documento che vuole essere «una bussola» con la quale orientare le azioni dei prossimi anni. «In questa fase storica la politica è accusata di navigare a vista, questi documenti dimostrano il contrario. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare», afferma De Rosa utilizzando una metafora marinaresca.

Gobbi: ‘Rivedere i rapporti tre Cantone e Comuni è una priorità’
Primo dei tre assi: le relazioni tra la cittadinanza e le istituzioni. «Le crisi affrontate negli ultimi anni hanno creato una crescente incertezza che incide sul rapporto di fiducia che nutre la popolazione verso le autorità», dichiara il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «In Ticino questo rapporto fortunatamente è ancora buono». Dati alla mano, oltre il 70 per cento della popolazione esprime un grado di fiducia “piuttosto elevato” o “elevato” verso le istituzioni. «Uno dei primi obiettivi è quello di rivedere il rapporto tra Cantoni e Comuni. Vanno aumentate le occasioni di incontro e ricreato un dialogo aperto e costruttivo». A questo si aggiunge una serie di obiettivi legati alla formazione di base e alla digitalizzazione. «È un cantiere centrale per l’Amministrazione cantonale – rimarca il direttore del Di –. Lo si potrà raggiungere promuovendo lo sviluppo delle competenze digitali all’interno dei collaboratori statali».

Zali: ‘Il trasporto pubblico inizia a funzionare davvero bene’
Un altro punto sul quale vuole insistere il governo è lo sviluppo territoriale e l’attrattività del Ticino. «Sono due le tematiche fondamentali in questo ambito: la mobilità, in tutte le sue sfaccettature, e la decarbonizzazione» commenta Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio (Dt). «Il 2023 – precisa – è stato un anno di grandi risultati. Si inizia a vedere qualcosa di concreto e importante». Soprattutto nel settore dei trasporti. «Dopo la pandemia il trasporto pubblico inizia a funzionare veramente bene e siamo soddisfatti». Diversi gli obiettivi, alcuni dei quali ambiziosi, che il Consiglio di Stato ha inserito nel documento. Tra questi: promuovere il territorio valorizzando il paesaggio e il patrimonio storico-culturale, professionalizzare le filiere culturali e incentivare la partecipazione e sostenere il mondo della ricerca e le università.

Carobbio: ‘Preservare anche la salute mentale’
Il terzo asse strategico riguarda invece la qualità della vita. «È una definizione piuttosto ampia», ammette Marina Carobbio, a capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs). «Un punto centrale è sicuramente quello di permettere a tutti di poter vivere degnamente con il proprio reddito. Ne va anche della salute, sia fisica che mentale». A proposito di salute psichica, «un recente sondaggio ha dimostrato che è tra le maggiori preoccupazioni dei giovani. Bisogna quindi rafforzare il sostegno». Il Consiglio di Stato intende anche continuare nell’impegno a favore della lotta della criminalità organizzata e alla prevenzione della violenza, come quella domestica «che è una vera piaga sociale», commenta Carobbio. Tra gli obiettivi che rientrano sotto questo asse strategico: favorire le transizioni durante la formazione e garantire l’inserimento, la permanenza e il ricollocamento nel mondo del lavoro; promuovere la parità di genere, favorire la conciliabilità tra vita familiare e professionale; gestire le persone divenute pericolose e violente a causa del disadattamento sociale, della radicalizzazione e dell’estremismo.

‘Una bussola per orientare la politica’
Il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri ha invece presentato ‘Prospettiva 2040’. «È un nuovo documento strategico a disposizione di governo, parlamento e amministrazione cantonale. Sostituisce quello precedente, ‘Rapporto sugli indirizzi’, che risale al 2003». Il risultato è stato frutto di un lavoro, come detto, «dal basso». Spiega Coduri: «Abbiamo organizzato workshop, coinvolto i giovani e svolto sondaggi. Il risultato vuole essere uno strumento per sviluppare prospettive sul lungo periodo che superi l’orizzonte temporale della legislatura». Un esempio su tutti, contenuto nelle circa 80 pagine di documento: per affrontare le sfide economiche vengono indicate delle “leve d’azione”. Tra questi si trovano la cultura dell’imprenditorialità, la collaborazione pubblico-privato e la responsabilità sociale delle imprese.

Vitta: ‘Responsabilità collettiva e pragmatismo’
A fornire un quadro conclusivo durante l’incontro con i media è Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia. «Occorre essere consapevoli che la misura della realizzazione di questi obiettivi dipende dall’equilibrio finanziario, che condizionerà pesantemente la legislatura. È una sfida tanto importante quanto difficile. Serve presa di responsabilità collettiva, un approccio concreto e pragmatico. Dobbiamo trovare equilibrio con cambiamenti che sono a tutt’oggi ancora gestibili».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 febbraio 2024 de La Regione

****

Una bussola per il futuro
Il Consiglio di Stato ha presentato il programma di legislatura che guiderà le sue politiche in questo quadriennio – Tre gli assi strategici: le relazioni con la cittadinanza, l’attrattività del cantone e la qualità di vita – La «premessa fondamentale» rimane però la necessità di ritrovare l’equilibrio delle finanze

«In questa fase storica la politica è spesso accusata di navigare a vista. Questi due documenti dimostrano il contrario ». È racchiuso in questa frase, pronunciata dal presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa, l’intento del Governo, che ieri pomeriggio a Bellinzona ha presentato il « Programma di legislatura 2023-2027 » e il documento «Prospettiva 2040». Due corposi documenti tramite i quali, appunto, si vuole dimostrare che «la politica in Ticino sa guardare lontano», perché «il Governo sa bene che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare ». Già, più volte negli scorsi giorni dal Parlamento sono giunte sollecitazioni all’Esecutivo per presentare l’atteso programma di legislatura. E, a stretto giro di posta, il Governo ha quindi presentato il documento che orienterà le sue politiche in questo quadriennio.
Sono tre, concretamente, gli assi strategici individuati dal Governo: le relazioni con la cittadinanza e le istituzioni; lo sviluppo e l’attrattiva del cantone; la qualità di vita. Tre assi poi declinati in 36 obiettivi e 174 azioni concrete, misurabili, quest’ultime, tramite 280 indicatori d’attuazione che permetteranno di monitorare l’avanzamento dei lavori.

La premessa fondamentale
E fin qui, tutto bene. Lo spettro (soprattutto di questi tempi) che veleggia attorno a tutti questi buoni auspici, però, è racchiuso nella premessa fatta dallo stesso Governo nel documento: in questo contesto occorrerà tener conto «del fatto che il riequilibrio delle finanze cantonali costituirà l’obiettivo prioritario del quadriennio ». O, per dirla con le parole utilizzate da De Rosa durante la conferenza stampa: «Il Consiglio di Stato è consapevole che c’è un presupposto fondamentale per affrontare le sfide e garantire al cantone uno sviluppo sostenibile: la presenza di un margine di manovra finanziario». Ecco perché, ha proseguito il presidente, «il Governo considera l’equilibrio delle finanze una premessa essenziale della propria strategia». Un equilibrio che «non è un fine in sé, ma una condizione senza la quale non potremo dare concretezza ai progetti». Detto in soldoni: niente soldi, niente progettualità e investimenti.

Dalla fiducia alla salute mentale
Detto di questa premessa si è quindi passati alla presentazione degli «assi strategici» individuati per la presente legislatura.
Il primo dei quali, illustrato dal direttore del DI Norman Gobbi, riguarda le relazioni con la cittadinanza e le istituzioni. Su questo fronte il primo obiettivo centrale è quello di continuare a garantire l’elevato grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Perché, come sottolineato da Gobbi, «solo la fiducia dei cittadini garantisce il funzionamento dei complessi meccanismi della democrazia diretta svizzera». Particolare attenzione sarà poi posta nel migliorare il dialogo con i Comuni, ma anche con la Confederazione, gli altri Cantoni e le regioni d’oltre frontiera. L’accento sarà poi messo sulla digitalizzazione, in particolare per migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni offerte dallo Stato. Non da ultimo, poi, è stato citato «il coinvolgimento attivo dei giovani e di tutta la popolazione nei meccanismi della democrazia diretta», anche per «interrompere l’erosione della partecipazione».

Per il secondo asse strategico, quello relativo allo sviluppo e l’attrattività del cantone, il direttore del DT Claudio Zali ha invece posto l’accento su due «tematiche fondamentali ». In primis, la mobilità, creando le infrastrutture necessarie ma anche continuando a spostare il traffico dalla strada al trasporto pubblico. Su questo fronte, ha assicurato Zali, «dopo essere stati frenati dalla pandemia, ora si inizia a vedere un cambiamento concreto». L’altro dossier fondamentale, poi, riguarda «la decarbonizzazione e la lotta al cambiamento climatico». Per fare ciò, ha affermato il consigliere di Stato, si continuerà a sostenere finanziariamente l’abbandono delle fonti fossili.

Il terzo asse, relativo alla qualità di vita, è stato presentato dalla direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti. Un tema estremamente vasto, ha evidenziato, mettendo però in primis l’accento sulla salute mentale dei giovani, e poi anche sull’orientamento scolastico e sul sistema sanitario, sulle pari opportunità e la lotta alla violenza di genere.

Le riflessioni conclusive sono state invece affidate al direttore del DFE Christian Vitta, il quale ha messo in evidenza il fatto che la concretizzazione delle misure concrete inserite nel programma dipende essenzialmente da due fattori. Il primo dei quali, come scritto, è l’equilibrio finanziario. «Una tela di fondo che condizionerà in maniera importante la presente legislatura» e che «richiede una presa di responsabilità del Governo, del Parlamento e della cittadinanza ». Il secondo fattore, infine, riguarda il contesto. Ossia il fatto che «il nostro cantone non è immune da quello che accade nel resto del mondo». In tutto ciò, però, l’Esecutivo, tramite questi due documenti, ha anche voluto restare positivo e propositivo, dimostrando «che anche in tempi difficili come quelli attuali vi è la possibilità di gettare lo sguardo anche al medio e lungo termine».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

 

Il Consiglio di Stato presenta il Programma di legislatura 2023-2027 e il documento «Prospettiva 2040»

Il Consiglio di Stato presenta il Programma di legislatura 2023-2027 e il documento «Prospettiva 2040»

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Bellinzona, il Programma di legislatura per il periodo 2023-2027. Il documento contiene gli obiettivi politici condivisi che durante i prossimi anni orienteranno l’attività del Governo cantonale – tenendo conto del fatto che il riequilibrio delle finanze cantonali costituirà l’obiettivo centrale del quadriennio. Il Consiglio di Stato ha inoltre presentato il documento «Prospettiva 2040», elaborato secondo una metodologia innovativa, che presenta gli scenari per lo sviluppo a lungo termine del nostro Cantone.

La Legge sulla pianificazione cantonale prescrive che il Consiglio di Stato presenti al Gran Consiglio un Programma di legislatura e un aggiornamento a cadenza annuale. Come in passato, il documento descrive obiettivi e intendimenti che vanno al di là dei progetti dei Dipartimenti e della Cancelleria, e abbraccia una prospettiva che si estende anche al di là dei quattro anni della legislatura in corso.  
Il Consiglio di Stato ha confermato tre assi strategici sui quali intende costruire le proposte politiche della legislatura 2023-2027 e degli anni seguenti, in modo da rispondere ai bisogni della popolazione e del territorio cantonale: relazioni con la cittadinanza e le istituzioni, sviluppo e attrattiva del Cantone Ticino e qualità di vita.  
Il Programma di legislatura 2023-2027 contiene 36 obiettivi correlati a 174 azioni concrete da realizzare. Lo stato di avanzamento delle azioni sarà monitorato, grazie a un sistema di indicatori aggiornato annualmente. L’insieme del documento si allinea agli intendimenti dell’«Agenda 2030» dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, della quale abbraccia la prospettiva orientata a uno sviluppo sostenibile.  

«Prospettiva 2040»  
L’intenzione di realizzare un documento strategico intitolato «Prospettiva 2040» era stata annunciata dal Consiglio di Stato nello scorso Programma di legislatura 2019-2023, e i lavori sono entrati nel vivo subito dopo la fine della pandemia, fra il 2022 e il 2023. Le sfide e le opportunità descritte sono il frutto delle discussioni avvenute durante un ciclo di workshop che hanno coinvolto oltre trecento persone. Su questi preziosi materiali, i Dipartimenti e la Cancelleria hanno condotto verifiche e approfondimenti tecnici che hanno permesso di precisare i messaggi condivisi dai partecipanti agli incontri, trattenendone lo spirito. A partire da queste fondamenta, il gruppo di lavoro «Prospettiva 2040» ha descritto l’analisi del contesto e sviluppato tendenze e leve d’azione. 
Grazie a questo approccio innovativo, «Prospettiva 2040» è in grado di presentare una visione delle principali sfide future per il Cantone nel contesto delle tendenze in atto sul piano nazionale e internazionale. Da una parte vengono messi in evidenza elementi limitanti e problemi; a lato, vengono elencate possibili leve d’azione da utilizzare per rispondere a tali tendenze e influenzare il cambiamento, senza tuttavia proporre interventi concreti.  
Il Consiglio di Stato ha apprezzato la scelta dell’approccio partecipativo, e dopo avere valutato il lavoro svolto e preso atto dei contenuti del documento «Prospettiva 2040» ha deciso di farlo proprio e trasmetterlo per discussione al Gran Consiglio – come prevede la Legge sulla pianificazione cantonale.

 

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

Al termine di un acceso dibattito il Parlamento ha approvato il credito per comperare l’edificio della banca ma ha anche avallato lo strumento del referendum finanziario

«Due funzionari hanno negoziato il prezzo? Ma per chi ci prendete?». Basterebbe questa piccata risposta di Christian Vitta per inquadrare perfettamente la temperatura dell’aula durante la discussione sull’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la cittadella della Giustizia. Una frase detta in risposta a una dichiarazione di Tiziano Galeazzi (UDC), il quale sosteneva che la negoziazione fra Stato e banca sarebbe stata portata avanti, appunto, da «due funzionari della logistica». Insomma, lo avrete capito: fra accuse, risposte e momenti di grande (se non totale) confusione, la discussione sul dossier del progetto di riammodernamento di tutto il settore della Giustizia ticinese ha vissuto momenti complicati. Anche perché il credito di 76 milioni di franchi (circa 82 in totale compresa la progettazione per adeguare lo stabile) si è mischiato inevitabilmente con le oltre 20 ore del dibattito precedente sul Preventivo. Ma tant’è. Il succo, alla fine di un lungo pomeriggio, è questo: il Parlamento ha sì approvato con 54 voti favorevoli, 26 contrari e un astenuto l’acquisto dello stabile EFG. Ma, subito dopo, ha anche scelto di abbracciare per la seconda volta nella storia del Cantone (la prima riguardava le misure di compensazione per gli affiliati alla Cassa pensioni dello Stato) lo strumento del referendum finanziario obbligatorio. Uno strumento che porta direttamente il popolo al voto. A favore di questa soluzione (servivano 25 deputati favorevoli) hanno votato l’UDC, i Verdi, Avanti con Ticino & Lavoro, nonché alcuni deputati di Centro, PS e PLR. La Lega, invece, si è astenuta.

Niente delusione
Per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, si tratta quindi di una vittoria a metà. Il credito è stato approvato, ma il progetto resta appeso all’esame popolare. Deluso? «Io non sono mai deluso se devono essere i cittadini a doversi esprimere», taglia corto il consigliere di Stato. «Soprattutto quando si parla di un investimento a favore della Giustizia, un servizio essenziale alla collettività. Dare una casa alla Giustizia ticinese, in particolar modo a quella cantonale che non andrà a sottrarre la presenza territoriale garantita dalle Preture e dalle future Preture di protezione cantonali, significa dare una dignità alla magistratura ticinese ma anche ai cittadini e alle aziende del cantone ». A questo punto, si apre però la campagna per il voto. «In aula ho ricordato la storia che ha portato all’edificazione dell’attuale Palazzo di giustizia di Lugano», commenta ancora Gobbi. «Abbiamo dovuto attendere 41 anni e cinque messaggi governativi per arrivare a tetto. Auspico quindi che non si debba attendere così tanto, perché viste le contingenze non possiamo più stare nell’attuale sede a causa dello stato dell’infrastruttura ». Altre soluzioni? «L’affitto. Ma significa spendere soldi senza entrare in proprietà».

Una questione di soldi
C’è da scommetterci che gli avversari, invece, faranno leva anche sui «costi eccessivi» dell’acquisto. Come l’UDC, pronta – se non fosse passato in aula il referendum finanziario obbligatorio – a raccogliere le firme per andare comunque al voto. Non a caso, il capogruppo democentrista Sergio Morisoli ha ricordato in Parlamento il «costo esorbitante » dello stabile EFG. Una spesa del genere, poi, stonerebbe «in un momento di crisi finanziaria in cui si chiedono sacrifici ai cittadini». Per questo, durante il dibattito, l’UDC ha proposto degli emendamenti (poi bocciati) per abbassare il prezzo di acquisto e di progettazione di oltre 11 milioni. «Daremmo una base solida e concreta al Governo per riaprire la negoziazione con la certezza di avere le spalle coperte dal Gran Consiglio », ha spiegato Morisoli. Inoltre, «il venditore saprebbe chiaramente qual è la soglia massima ‘‘di dolore’’». A «tirare » sul prezzo ci ha pensato anche Samantha Bourgoin dei Verdi, con un emendamento (pure questo stralciato dall’aula) che prevedeva un abbassamento del prezzo addirittura di 30 milioni.

L’unica soluzione
Proposte criticate da più parti, in particolare dal PLR. I liberali radicali, come noto, avevano firmato il rapporto di maggioranza del relatore Matteo Quadranti assieme alla Lega. Proprio Quadranti ha evidenziato, dopo aver ripercorso l’iter commissionale, la necessità di acquistare lo stabile per la Giustizia. Una necessità giunta «dopo 15 anni di valutazioni ». Appoggio anche da Natalia Ferrara, che ha spiegato: «L’acquisto è l’unica soluzione possibile. Volete davvero picconare anche la Giustizia? ». Contrari come visto i Verdi, con Bourgoin a parlare di «gigantismo». La maggioranza del PS era invece favorevole: Fabrizio Sirica, pur non risparmiando alcune critiche, ha ricordato la situazione indecorosa in cui versa l’attuale palazzo. Spaccato anche il Centro. Fiorenzo Dadò ha subito attaccato sia sulla centralizzazione, sia sul costo. «Come si può pensare di tagliare dappertutto, di ridurre le tasse ai ricchi e spendere 250 milioni per delle mura?». I suoi colleghi di partito Gianluca Padlina e Michel Tricarico, sottolineando lo stato dell’attuale stabile, si sono però esposti a favore.

Al termine dell’accesa discussione, come visto, il rapporto ha tenuto. Ma sarà il popolo, ancora, ad avere l’ultima parola.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

L’acquisto dello stabile EFG e una soluzione che attende da troppo tempo

Dello stato di salute del Palazzo di Giustizia di Lugano si parla e si scrive da quasi vent’anni. Nelle scorse settimane alla questione abbiamo dedicato un reportage che ha permesso di mostrare e descrivere l’inadeguatezza della struttura, degli spazi e della tecnologia (termine in realtà improprio), con dettagli oltre il limite della decenza e ridicolmente risibili come l’orologio alla parete sprovvisto ormai delle lancette. Il tempo dietro le mura esterne, grigie e segnate dalle intemperie e dall’usura che fa soffrire ogni stabile datato e dimenticato da tutti, non è solo inesorabilmente trascorso. Si potrebbe dire che si è fermato, ostaggio di una classe politica che si è dimostrata incapace di guardare oltre la punta del proprio naso, troppo presa nel cavillare per frenare un investimento che andava fatto anni fa e per il quale oggi si è giunti al punto limite senza sul tavolo una vera scelta bensì una via obbligata: l’acquisto dello stabile EFG in centro a Lugano, storicamente la Banca del Gottardo in quel sontuoso puzzle di palazzi che il trascorrere del tempo non ha intaccato a livello di prestigio. In via Pretorio il decoro è da considerare «questo sconosciuto» e la descrizione di alcuni spazi da parte di un magistrato incrociato pochi giorni fa in città è impietoso: «Nel mio ufficio ormai da tempo funziona solo un riscaldamento su due e quello che scalda fa un rumore che nessuno è stato in grado di identificare e riparare. Delle due tapparelle, una è rotta. E la toilette ormai da anni ha i riscaldamenti guasti. Inoltre, quando erano in corso i lavori di ristrutturazione del grande magazzino in via Pretorio fungeva da toilette pubblica essendo facile entrare a Palazzo di giustizia». Si potrebbe ironizzare sul Palazzo di Giustizia come vespasiano per viandanti, ma soprassediamo. La questione è troppo seria, troppo calda e troppo attuale per lasciarsi trascinare in battutine da osteria.

La prossima settimana il Gran Consiglio sarà chiamato a determinarsi su un dossier che da troppi anni è sul tavolo e sarà sottoposto alla prova del fuoco. Il paradosso è che tutti riconoscono il degrado della sede attuale, tutti sono coscienti che così non si può proprio andare avanti, ma una parte considerevole di questi «tutti» si adopereranno per impedire la sola possibilità che oggi è sul tavolo. Il tergiversare per anni non ha prodotto alternative da paragonare e sulle quali poter decidere ponderando vantaggi e svantaggi, ma ha lasciato acceso un solo lumicino, quello dello stabile EFG, come l’ultimo appiglio per compiere un passo in avanti. La volontà di creare una cittadella della Giustizia per riunire diversi rami dell’apparato della Giustizia sotto lo stesso tetto e fare in modo che questa trovasse posto in centro a Lugano ha portato a focalizzare l’attenzione sul palazzo in questione. E veniamo al nodo che sta venendo al pettine, la pietra d’inciampo sulla quale i contrari (sempre coloro che ritengono inadeguata la sede attuale) faranno leva per fare in modo che si torni ai piedi della scala. Sì, perché opporsi oggi non permetterà di usare la bacchetta magica domani ed essere pronti dopodomani. Il prezzo dello stabile ammonta a 76 milioni di franchi, dopo che una precedente trattativa lo aveva fissato a 80, ma negli ultimi mesi è stato applicato uno «sconto».

È il prezzo giusto? Su questo non ci si può improvvisare periti, occorre fidarsi delle valutazioni fatte, come accade ogni volta che si acquista un immobile. Vale per lo Stato e vale per un privato. C’è poi il capitolo della ristrutturazione degli spazi che in futuro ospiteranno il terzo potere del nostro ordinamento democratico. A conti fatti la futura cittadella costerà un po’ più di 200 milioni spalmati su diversi anni. Solo un paio di settimane fa il Parlamento ha stanziato un credito quadriennale di 195 milioni per le nostre strade. Stentiamo a credere che ciò che è possibile per cordoli e asfalto fonoassobente risulti impossibile per la nostra Giustizia che attende almeno dal 2008, anno in cui si era iniziato a discutere del degrado di quello che è uno dei palazzi nello stato peggiore nel centro di Lugano. Ma su tutto quanto pende anche l’incertezza del voto popolare. In aula ci sarà chi tenterà la via del referendum finanziario e, in caso di insuccesso, resta possibile la raccolta delle firme. Oggi c’è la possibilità di fare un passo avanti dal profilo logistico, informatico e compiutamente da quello tecnologico. La Giustizia non può più attendere i capricci e le lotte intestine della politica, investire in quel comparto non significa sperperare i soldi dei cittadini.

Il Palazzo EFG è «troppo bello o sontuoso» per l’apparato giudiziario? Non lo crediamo. È certamente importante, rappresentativo e trasmette autorevolezza. È una vera casa che non farà acqua alla prima pioggerella, con strutture dignitose e veri sistemi di sicurezza. Sono soldi ben investiti per un valore certo in un comparto strategico di Lugano dopo troppi anni di paralisi.

Editoriale di Gianni Righinetti pubblicato nell’edizione di giovedì 1 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita di due personalità ticinesi attive ai massimi livelli del mondo del calcio; Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali maschili, e Vincent Cavin, che è stato da poco scelto come assistente allenatore della selezione nazionale degli Stati Uniti.

Il Consiglio di Stato ha espresso ai due ospiti i propri complimenti per le rispettive carriere sportive e dirigenziali, e colto l’occasione per una chiacchierata legata a temi d’attualità nel mondo del calcio svizzero e internazionale, e dello sport più in generale.
Con Pierluigi Tami – che dal 2019 lavora ai massimi livelli dell’Associazione svizzera di football (ASF) e ricopre il ruolo di direttore delle squadre nazionali maschili – sono state discusse le prospettive della selezione elvetica in vista dei prossimi Campionati europei, in programma fra giugno e luglio in Germania.
Insieme a Vincent Cavin, vodese di nascita ma per molti anni attivo nel mondo del calcio ticinese, è stata invece discussa la nuova carica per la quale è stato scelto l’ex assistente allenatore della squadra nazionale rossocrociata. A partire da questo mese, infatti, Cavin è entrato a fare parte dello staff di Gregg Berhalter, allenatore della selezione nazionale statunitense – con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per la Coppa del Mondo 2026, che proprio gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi che propongono al Gran Consiglio la costituzione di tre nuovi comuni. In Leventina, nell’alta valle è prospettata l’unione degli attuali comuni di Prato Leventina e Quinto nel nuovo Comune di Quinto, rispettivamente nella bassa valle quella tra Bodio e Giornico nel nuovo Comune di Giornico. In Malcantone la proposta riguarda il futuro Comune di Lema, frutto dell’aggregazione tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio.

Lo scorso 26 novembre 2023 sono stati accolti in votazione consultiva tre progetti di aggregazione, con confortevoli maggioranze ovunque. A seguito delle adesioni di tutti i comuni, il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi governativi per l’aggregazione tra Prato Leventina e Quinto, tra Bodio e Giornico, nonché tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio. La cittadinanza di Prato e Quinto era anche chiamata ad esprimere la propria preferenza sul nome del futuro Comune, votando in maggioranza la denominazione “Quinto”, che viene pertanto proposta.  
In vista dell’aggregazione, in questi comuni non si svolgeranno le elezioni comunali previste il prossimo aprile 2024 e resteranno in carica gli attuali organi, essendo già stato deciso il differimento. L’entrata in funzione dei nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema – con l’elezione dei rispettivi municipi e consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato delle decisioni del Gran Consiglio, organo cui compete decretare le aggregazioni in Ticino, entro aprile 2025 (riservati eventuali ricorsi). La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quinta del 2023 e la 68. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste formulate all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono stati anzitutto forniti ai Comuni alcuni chiarimenti su una modifica alla Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, riguardo agli obblighi previsti per i datori di lavoro esterni affiliati alla cassa. Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi condiviso alcune informazioni in merito al preventivo 2024 del Cantone, confermando che la discussione parlamentare è prevista all’inizio del prossimo anno. Il Dipartimento della sanità e della socialità ha risposto ad alcune sollecitazioni sul tema delle cure a domicilio, in merito alla crescente diffusione di servizi Spitex privati e infermieri indipendenti in Ticino; è stato ricordato che il tema è di competenza federale e che il Cantone ha quindi un margine di manovra molto limitato.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito aggiornato i presenti sul progetto «Per migliorare l’efficacia della gestione dei morosi LAMal». Le misure studiate dal gruppo di lavoro, ora in fase di attuazione, intendono in particolare rafforzare i Comuni nei confronti dei cittadini renitenti alle convocazioni.

I Comuni sono poi stati informati sui contenuti del rapporto elaborato, su mandato del Consiglio di Stato, dal gruppo di lavoro misto che ha approfondito il tema del soccorso di animali in Ticino. Il tema sarà affrontato nuovamente in un incontro con le associazioni dei Comuni.

La Piattaforma di dialogo si è poi confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». Il Consiglio di Stato ha segnalato che la consultazione sull’ultima versione del progetto è stata prolungata fino al 15 dicembre. L’analisi delle risposte ricevute avverrà entro la fine del mese di gennaio 2024, ed entro la metà di marzo saranno approfondite le opzioni disponibili per migliorare la soluzione proposta; le conclusioni saranno presentate al Comitato strategico prima delle elezioni comunali 2024.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi presentato una modifica di legge che permetterebbe al Consiglio di Stato di chiudere procedure aggregative in corso, nel caso in cui vengano meno le premesse per giungere in tempi ragionevoli a una votazione consultiva. È stato infine comunicato che la 5. edizione del simposio Cantone-Comuni, intitolata «Conversazioni su LOC e dintorni», si svolgerà giovedì 1. febbraio 2024 a Bellinzona.