Norman Gobbi e l’elogio del capretto pasquale

Norman Gobbi e l’elogio del capretto pasquale

Da Liberatv.ch l Norman Gobbi e l’elogio del capretto pasquale: “Non è un semplice piatto di carne. È un cibo arcaico che ci chiede di sporcarci le mani”. Il Consigliere di Stato leghista: “Mangiare il capretto significa toccare la carne senza la mediazione delle posate, superare la paura di contaminarci e tornare anche noi – per qualche istanti – a una dimensione che non è quella dell’uomo industriale”

© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

di Norman Gobbi

Gouamba, ekbelu, eyebasi. Non è uno scioglilingua, ma una collezione di sinonimi, che – ai quattro angoli del nostro Pianeta – descrivono una sensazione che anche noi conosciamo, ma per la quale né la lingua italiana né il dialetto ticinese hanno inventato una parola specifica. È la «fame di carne», quel tipo ben preciso di appetito che tutti noi conosciamo e che nessun altro nutrimento – per quanto abbondante – è in grado di saziare.
È chiaro che una piccola parentesi sul significato non basta, con i tempi che corrono, a fare cambiare idea a chi ritiene l’alimentazione carnivora una scelta antiquata, poco ecologica, dannosa per la salute e – soprattutto – crudele. In effetti, molto spesso oggi siamo quasi costretti a giustificarci, mentre aspettiamo di essere serviti al banco di una macelleria o al supermercato – e qualche signora elegante ci passa da parte, con le “bistecche” di seitan nel cestino e uno sguardo di condanna.

Manca poco alla Pasqua ed è inevitabile pensare alla tavola, che nelle nostre terre, ovviamente, ha il capretto nel ruolo di protagonista. Un ruolo che – è inutile nasconderlo – ogni anno viene contestato, come ormai capita sempre quando un animale «carino» finisce in padella. Se però torniamo indietro con il pensiero – non di molto, mi basta immaginare le nostre terre quando nacquero i miei nonni – probabilmente è più facile avvicinarsi al vero senso di questa tradizione culinaria.
Riavvolgendo il nastro del tempo, il Ticino di cent’anni fa era un Ticino abitato da gente povera di beni materiali ma piena di dignità e gusto; qualità che ancora oggi si diffonde come luce, dagli edifici che quelle persone hanno lasciato a guardarci – e forse a giudicarci… Se penso alle settimane della Quaresima, a come dovevano essere vissute e sentite in quei tempi, non mi risulta poi così difficile immaginare l’importanza simbolica del pranzo di Pasqua, come liberazione da un periodo di sacrifici e – soprattutto – come messaggio di speranza per un futuro migliore; che fosse fra le nostre valli o, spesso, nelle terre di emigrazione.
È chiaro che il dopoguerra ha cambiato tutto, e ci ha gettati – anche a tavola – in un’era dell’abbondanza, spesso dopata dalla possibilità di soddisfare qualsiasi nostro capriccio, importando a basso prezzo generi alimentari da ogni parte del Globo. Figlio degli ultimi settant’anni è in particolare l’aumento del consumo di carne di ogni genere, dall’onnipresente manzo fino a specie esotiche; una situazione di abbondanza materiale che ha modificato la nostra dieta e riscritto il nostro pensiero, fino all’orrore per l’idea del digiuno settimanale e alla sostanziale abolizione del «venerdì di magro».

Di fronte a queste chiare distorsioni, credo che gli sviluppi salutisti degli ultimi anni – nonostante certe derive ultra rigorose e un po’ mortificanti – ci abbiano offerto l’occasione per correggere un po’ il tiro. Anche con la carne è bene non esagerare, perché proprio il ridurre leggermente la quantità che ne consumiamo ci permette di curare meglio la sua qualità – a cominciare dall’attenzione per la sua provenienza.
Proprio in questo senso, il capretto pasquale – in genere un prodotto allevato a pochi chilometri dalle nostre case, in modo attento e dignitoso – può essere un momento virtuoso del nostro anno a tavola, e recuperare parte del valore simbolico che l’età del benessere gli ha tolto. Invece di essere un semplice piatto di carne – banalizzato dagli altri duecento che vengono prima e dopo – facciamo che questo pranzo sia un momento speciale, nel quale torniamo a sentire e a onorare il sapore dell’essere vivente che si è sacrificato per noi.
La stessa forma che il capretto assume nel nostro piatto è un aiuto. Non stiamo mangiando un composto macinato e reso friabile, a misura dell’uomo postmoderno, quasi predigerito come certi abominevoli nuggets industriali. È un cibo arcaico, che esige tempo e pazienza per raggiungere la carne; dobbiamo lavorare sulle ossa, ripulirle attentamente una per una – e guai a chi le mette nel piatto dei resti limitandosi a una sgrassatina superficiale! È un cibo che, soprattutto, chiede quasi inevitabilmente all’uomo di sporcarsi le mani, e così facendo diventa gioco; mangiare il capretto significa toccare la carne senza la mediazione delle posate, superare la paura di contaminarci e tornare anche noi – per qualche istanti – a una dimensione che non è quella dell’uomo industriale ripulito e addomesticato nella sua frenesia senza direzione.

Se ci avviciniamo alla tavola pasquale con questa attitudine, fatta di rispetto e gioia di partecipare a un’esperienza speciale, insieme alle persone più care, allora probabilmente anche il sapore della pietanza sarà più intenso, e si trasformerà nell’esperienza unica che, una volta l’anno, merita di essere.

http://www.liberatv.ch/articolo/32264/norman-gobbi-e-lelogio-del-capretto-pasquale-non-è-un-semplice-piatto-di-carne-è-un

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Da RTS.ch l Avec le quasi blocage de la route des Balkans, la voie de la Méditerranée pourrait conduire à nouveau les migrants vers l’Italie, puis la Suisse, avec une pression accrue sur la frontière sud, à Chiasso.
Cette crainte habite le léguiste Norman Gobbi, qui a adressé trois missives respectivement aux conseillers fédéraux Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer et Guy Parmelin pour leur demander de suspendre provisoirement l’accord de Schengen, voire de bloquer la frontière.

Demande de soutien de l’armée

Les deux conseillers fédéraux UDC devraient présenter mercredi un plan similaire à leurs collègues, qui selon la presse alémanique s’articulerait sur trois points: un contrôle systématique aux frontières, la possibilité pour les gardes-frontière de renvoyer les migrants provenant d’Etats tiers, considérés comme sûrs, et le déploiement de troupes de l’armée pour seconder les gardes-frontière dans ces tâches.

Cette même proposition, lancée en juin 2015 au Tessin, avait suscité une polémique. Aujourd’hui, elle semble faire son chemin jusqu’à Berne.

Nicole della Pietra/lgr
http://www.rts.ch/info/regions/autres-cantons/7589338-norman-gobbi-demande-la-fermeture-provisoire-de-la-frontiere-si-necessaire.html

«Se sarà emergenza migranti, esercito alla frontiera con l’Italia»

Da TIO.CH l È il piano di Guy Parmelin e Ueli Maurer in caso aumentino gli arrivi. Fra i sostenitori anche Norman Gobbi.

Frontiere con l’Italia chiuse e presidiate dall’esercito in caso l’emergenza rifugiati esploda, è questa la soluzione che verrà proposta mercoledì all’esecutivo dai due consiglieri federali democentristi Ueli Maurer e Guy Parlmelin.

Previsto l’aumento del flusso dal Mediterraneo – Come mai una proposta del genere proprio ora? Secondo quanto riportato dal Le Matin Dimanche sarebbe legata al timore, con l’avvento della bella stagione, della ripresa dell’afflusso dal Mediterraneo all’Italia. Essendo la via dei balcani ormai difficilmente praticabile la soluzione alternativa vedrebbe il passaggio attraverso l’Adriatico fino al Bel Paese per poi tentare di raggiungere i paesi del nord (Germania, Gran Bretagna e Svezia) passando proprio per la Confederazione.

L’esercito dovrà aiutare i doganieri – Il dossier che verrà presentato al Consiglio federale, continua il domenicale, non indicherà nero su bianco un “tasso massimo” che farà scattare l’emergenza ma ribadirà le misure da applicare: la chiusura delle frontiere, il respingimento di ogni migrante verso l’Italia e l’impiego di militari come forze di supporto.

Gobbi: «La chiusura non sia un tabù» – Fra i sostenitori anche Norman Gobbi che, stando al giornale romando, avrebbe inviato diverse lettere non solo a Simonetta Sommaruga ma anche a Maurer e Parmelin riguardo alle problematiche legate alla frontiera italiana: «è necessario aumentare i controlli alle frontiere e, nel caso sia necessario, la chiusura non dev’essere un tabù», ha dichiarato il ticinese.

http://www.tio.ch/news/ticino/politica/1076475/-se-sara-emergenza-migranti-esercito-alla-frontiera-con-l-italia-

Onorato di vivere in Ticino l’ex console di Svezia

Onorato di vivere in Ticino l’ex console di Svezia

Cerimonia per l’insediamento della nuova console di Svezia Elisabeth Borella, che succede a Stefan Widegren, nella foto con l’ambasciatore di Svezia Magnus Hartog.

Cerimonia in grande stile al LAC di Lugano per la designazione di Elisabeth Borella di Mendrisio a console onorario di Svezia. Borella, nata a Uppsala e in Ticino da diversi decenni, afferra il testimone lasciatolole dopo 6 anni di attività da Stefan Widegren. Più di un centinaio di persone – tra cui diverse decine di consoli di altri Paesi – hanno partecipato all’incontro che ha avuto la sua parte culminante nel discorso dell’ambasciatore svedese a Berna Magnus Hartog-Holm. L’ambasciatore ha parlato degli importanti rapporti tra la Svizzera, Ticino e Svezia (non a caso anche a Lugano esiste la camera di commercio elvetico-svedese) e ha elogiato il lavoro svolto dal predecessore di Borella. “È stato un esempio – ha spiegato l’ambasciatore – di quanto un console onorario può fare per promuovere gli interessi svedesi fuori dai propri confini”. Hartog-Holm ha poi consegnato a Widegren una medaglia d’oro (con l’effige del re di Svezia) per i servizi resi.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, anche i sindaci di Lugano e Mendrisio (Marco Borradori e Carlo Croci) e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Borradori ha portato i saluti della Città, presentato il LAC, e sottolineato gli stretti rapporti che esistono tra i due Paesi. Il sindaco ha anche ricordato l’arrivo, nel 2008 (durante gli europei di calcio), della nazionale di svedese a Lugano. Molto toccante il discorso di Widegren, con cui l’ormai ex console si è congedato dai suoi concittadini. Un discorso iniziato con un omaggio al Ticino. “È un privilegio poter vivere in questo luogo. Non solo per la sua bellezza, che è tra le maggiori d’Europa, ma anche per il fatto di trovarsi in mezzo a realtà straordinarie come la Svizzera e l’Italia”. Svizzera e Svezia, ha continuato Widegren “hanno molto in comune. Sono due nazioni di grande successo che però sono arrivate ai vertici internazionali in due modi diversi. Per questo dobbiamo continuare a dialogare e a scambiarci idee. Assieme ce la faremo meglio».

La Svezia è però anche una grande nazione di hockey (è ormai storica la finale dei campionati del mondo 2013 in cui la nazionale scandinava sconfisse la nostra rappresentativa per 5-1). Tra gli ospiti non poteva dunque mancare la presidentessa dell’Hockey Club Lugano, Vicky Mantegazza. E proprio parlando di disco su ghiaccio Widegren ha ricordato l’arrivo, alla Resega, del Mora IK, battuto per l’occasione (3-2) dai bianconeri.

I nuovi agenti dichiarano fedeltà alla Costituzione e alle leggi

I nuovi agenti dichiarano fedeltà alla Costituzione e alle leggi

47 in totale gli agenti delle polizie comunali e della Cantonale, 9 i diplomati della Scuola agenti di custodia SAC 2015

Ha avuto luogo questo pomeriggio presso il Palazzo dei Congressi a Lugano la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte degli agenti diplomati alla Scuola cantonale di polizia SCP 2015 (26 della Polizia cantonale e 21 delle Polizie comunali) e della Scuola agenti di custodia SAC 2015 (9 nuovi agenti). Presenti le autorità cantonali, luganesi e delle forze di polizia.

Scuola agenti di custodia SAC 2015

Cavalieri Selene – L’Abbate Stefano – Negro Andrea – Papale Gian Luca – Pierin Fabio – Rocca Francesco – Velievski Sabri – Weiss Michel – Zukanovic Ferhad.28

Polizia cantonale

Abate Patrick – Armanini Sonny – Bandettini Dario – Beneventi Benny-Ben – Betar Maverick – Bialik Stefan – Bianchi Elia – Boo Simone – Bottelli Nico – Culap Marko – Da Dalt Mattia – Gago Ruben – Galante Aldo – Grisetti Milo – Keller Lars – Kurz Giorgio – Lovatti Loris – Markic Ante – Moscaroli Antonella – Quattrone Davide – Rusconi Nicola – Valsecchi Elia – Vërshefci Valdet

Polizia cantonale PG

Büyükdag Adam – Grandi Andrea

Polizia comunale Lugano

Calderoni Simone – Fassora Aris – Peyer Jean-Philippe – Vladisavljevic Blagisa

Polizia comunale Bellinzona

Botta Simone

Polizia comunale Mendrisio

Ferreira Correia Diego – Leoni Mosè – Russbach Mattia

Polizia comunale Chiasso

Karrer Pascal

Polizia comunale Locarno

Debernardi Joel – Demaldi Ian – Morais da Silva Patrick

Polizia comunale Ceresio nord

Pagano Antonio

Polizia comunale Muralto-Minusio

Balenovic Dejan – Parackal Vinod

Polizia comunale Losone

Gehrig David

Polizia comunale Ascona

Francetti Loran

Polizia comunale Torre di Redde

Cordonier Michel

Polizia comunale Malcantone Ovest

Ambrosetti Flavio

 

Die Rebellen stehen am Scheideweg

Die Rebellen stehen am Scheideweg

Da NZZ.CH l 25 Jahre Lega dei Ticinesi. Als Protestbewegung wurde die Lega gegründet. Nun haben die Rechtspopulisten derart an Exekutivmacht gewonnen, dass bei der SVP Fusionsgelüste aufkeimen. Besser sollte sich die Lega der FDP annähern.

Eine Protestbewegung – das hatte der ehemalige Freisinnige Giuliano Bignasca im Sinn, als er vor einem Vierteljahrhundert die Lega dei Ticinesi gründete. Dieser gelang es, den Südkanton politisch umzupflügen und zwei Sitze im fünfköpfigen Staatsrat sowie Luganos Stadtpräsidentenamt zu ergattern. Doch die markante Zunahme der Exekutivverantwortung verstärkt den Mentalitätswandel in den Reihen der oft rüde Töne anschlagenden Rechtspopulisten. Ihr pragmatisch denkender Staatsrat Claudio Zali hat kürzlich im Lega-Sonntagsblatt «Il Mattino» erklärt, die «Bewegung» habe sich deswegen und aufgrund des Hinschieds der alten Garde gewandelt. Allerdings hätten die Parteiexponenten mit Regierungsverantwortung bewiesen, dass sie nicht wider den Geist der Lega agierten. Dies zeigt Zalis Partei- und Regierungskollege deutlich: Ex-Bundesratskandidat Norman Gobbi tritt als veritabler Staatsmann auf und schafft es gleichzeitig, Bern hart zu kritisieren sowie ab und an von offiziellen Staatsrats-Positionen abzuweichen. Seine Aufmüpfigkeit ist salonfähig, weil er punkto Institutionen und Personen korrekt bleibt. Der seriöse Flügel der Rechtspopulisten trägt dazu bei, dass Bern das Tessin ernster nimmt.

Die Lega-Magistraten prägen die einstige Protestbewegung immer stärker. Gleichzeitig versucht Attilio Bignasca, Bruder des verstorbenen Giuliano, als Lega-Koordinator dem rebellischen und sozial stark engagierten Flügel genügend Freiraum zu gewähren; der Erfolg nimmt sich bis anhin sehr mässig aus. Bignasca befürchtet vermutlich, eines Tages könnte die Lega vor einer Zerreissprobe stehen. Doch Gefahr droht von eher unerwarteter Seite: Um für den Bundesrat kandidieren zu können, musste Gobbi der SVP Schweiz beitreten. Dies bringt mit neuer Eindringlichkeit die Frage aufs Tapet, ob die beiden Rechtsparteien fusionieren werden. Zumal sie bei Kantonal- wie auch Nationalratswahlen auf dringlichen Wunsch des SVP-Präsidenten Schweiz, Toni Brunner, Schulterschlüsse vollzogen haben. Dies, obwohl die Tessiner Sektion der Volkspartei und die Lega in einer intensiven Hassliebe zueinander verharren. Würde eine Fusion vollzogen, so endete die Ära der – in zwiespältigem Sinne – einzigartigen Lega. Damit wären die bisherigen Wählerstimmen alles andere als gesichert.

Vernünftiger wäre, sich gegenüber der nach wie vor wichtigen FDP zu öffnen. Der Freisinn hat die viel grössere politische Erfahrung, war er doch Garant der Tessiner Prosperität. Er könnte das einstige Enfant terrible Lega durch dessen Reifeprüfung begleiten und seinen Einfluss zugunsten aller Tessiner geltend machen. Auf lokaler Ebene funktionierte dies schon einmal: Die Freundschaft zwischen dem einstigen Luganer Exekutivmitglied Giuliano Bignasca und dem von 1984 bis 2013 regierenden FDP-Sindaco der grössten Tessiner Stadt, Giorgio Giudici, sorgte für ein produktives Gleichgewicht. Dieses Experiment liesse sich auf kantonaler Ebene wiederholen. Es könnte umso eher gelingen, als die Rechtspopulisten zu sehr Gefallen an ihrer Machtfülle in wichtigen Exekutiven gefunden haben, um diese rebellischer Anwandlungen wegen gefährden zu wollen. Die Tessiner Protestbewegung steht am Scheideweg.

http://www.nzz.ch/meinung/kommentare/die-rebellen-stehen-am-scheideweg-1.18684774

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Da Mattino della domenica l Il 17 gennaio 1991 venne fondata ufficialmente la Lega dei Ticinesi. Un quarto di secolo di lotta politica.


Norman Gobbi, la Lega è arrivata al suo 25 anno in forma smagliante…

In effetti l’ultimo anno della Lega è stato spettacolare. Penso, infatti, ai successi ottenuti alle elezioni canto­nali, alle nazionali e ovviamente alla soddisfazione personale di essere stato il candidato ticinese per il Consiglio Federale. Un’esperienza meravigliosa per il sottoscritto ma anche per il mo­vimento. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il calore e il so­stegno di tutte le persone che suppor­tano la Lega dei ticinesi.

Come è entrato nella Lega?
Grazie a Rodolfo Pantani: fu lui a pre­sentarmi il Nano. Ma soprattutto gra­zie alla passione che la Lega ha acceso in me sin dal 1992, quando combat­teva contro lo Spazio Economico Eu­ropeo. All’epoca ero adolescente e nel corso degli anni sono cresciuto in­sieme alla Lega. Sentivo davvero di aver trovato chi rappresentava quei valori che cercavo fortemente: impe­gnarsi con il cuore in difesa della li­bertà, dell’indipendenza e della sicurezza del nostro Paese e la sua gente.

Con la Lega ha affrontato tante bat­taglie in questi 25 anni…
Ricordo ancora la prima manifesta­zione a cui ho partecipato. In Piazza della Foca con un amico, accompa­gnato da sua madre, dove il Nano, as­sieme a Flavio Maspoli e il Gabibbo arrivarono su un calesse. La mia prima azione politica invece è stata raccogliere le firme in tutte le cancel­lerie comunali delle Tre Valli contro l’ente smaltimento rifiuti. Ero solo un gregario, ma questa esperienza mi è rimasta impressa nella mente proprio perché all’epoca compresi che la poli­tica comincia dall’azione del singolo nel lottare per un ideale. Una lezione di cui faccio tesoro ancora oggi, in qualità di membro di un esecutivo.

Cosa voleva dire essere leghisti in quei tempi?
Credere davvero, come ho detto prima, che la politica parta dal basso, dal cittadino. Ma era difficile: spesso chi voleva candidarsi per la Lega ve­niva scoraggiato con, ad esempio, ri­percussioni sul lavoro. Oggi forse nelle città questa mentalità per fortuna non esiste più, ma in alcune zone delle valli si sente ancora. Ed è davvero un gran peccato.

Cosa sarebbe oggi il Ticino senza la Lega?
Qualcosa sarebbe cambiato in ogni caso: i ticinesi erano stan­chi di un modo di fare politica che non aveva più ragione di essere, tra tavoli di sasso che piegavano la volontà popolare, lontani dalle necessità dei cit­tadini. Ma per fortuna è nata la Lega, che ha invertito la ten­denza in atto, ridando la li­bertà ai Ticinesi, grazie ai quali abbiamo guadagnato ter­reno tanto che oggi abbiamo due Consiglieri di Stato, due Consiglieri Nazionali e il Sin­daco di una delle città princi­pali del Cantone. La miglior risposta a chi diceva che sa­remmo durati il tempo di un mattino. E invece, come mi piace ripetere nei miei di­scorsi… siamo ancora qui!

MS

Capodanno con Norman Gobbi

Capodanno con Norman Gobbi

Da RSI.CH l Incontro con il presidente del Governo ticinese

Il 2015 è stato probabilmente l’anno di Norman Gobbi, un po’ per la candidatura al Consiglio federale, per la riconferma in Consiglio di Stato o semplicemente per il suo modo di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio di Stato.

In occasione del tradizionale incontro di Capodanno, Massimiliano Herber l’ha incontrato a Palazzo delle Orsoline. L’intervista andrà in onda stasera al Quotidiano, nel video qui sopra – in esclusiva www.rsi.ch/news – il blob di quello che invece non vedrete…

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Capodanno-con-Norman-Gobbi-6627988.html

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Ogni anno la RSI fa il bilancio dell’anno appena passato e dei personaggi che l’han caratterizzato, in salsa ticinese. Per il 2015 l’onore del primo posto tocca al sottoscritto, come potete vedere nel video al link sotto. Un onore che senza il vostro appoggio sarebbe stato nullo, quindi a tutti voi va il mio GRAZIE per questo splendido 2015 appena terminato e i migliori auguri di un sereno, felice e proficuo 2016!

http://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/6660271

Un astronauta che parte per lo spazio

Un astronauta che parte per lo spazio

Da Cdt.ch – Il 2015 è agli sgoccioli e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ripercorre in questa intervista concessa al Corriere del Ticino il suo anno: da cittadino, da candidato in campagna per le cantonali, da presidente e da candidato al Consiglio federale. Di tutto un po’ sui passati 12 mesi vissuti, dice lui, «come un astronauta che parte per lo spazio». Gobbi getta anche un occhio all’anno che verrà: il 2016 sarà contraddistinto dalla sfida delle finanze cantonali con la manovra da 180 milioni di franchi che giungerà in primavera. Raddrizzare le finanze è possibile o impossibile? «Si tratta di un’impresa titanica, ma non impossibile. Lo dobbiamo ai cittadini e alle future generazioni».

Fine anno, è tempo di bilanci. Tracci quello del Consiglio di Stato che presiede dal mese di aprile.
«Sono stati mesi intensi e con un’agenda politica molto ricca. È stato fondamentale definire subito le priorità della legislatura, dove spicca il risanamento finanziario volto a riequilibrare le risorse disponibili rispetto ai bisogni a cui rispondere. Un obiettivo per il quale si rende pure necessaria una revisione dei compiti dello Stato. Nella politica, come nello sport, è importante partire bene e penso che il nuovo Governo abbia cominciato con lo spirito giusto. Come presidente dell’Esecutivo ho portato alcune mie peculiarità nella gestione delle sedute: sono pragmatico e ritengo essenziale trovare delle soluzioni alle diverse questioni. I cittadini ticinesi hanno bisogno di risposte concrete».

E se dovesse dare anche la pagella al Gran Consiglio, quale sarebbe il giudizio?
«Naturalmente i primi mesi sono di “assestamento” a seguito dei rapporti di forza emersi dopo le elezioni, ma sono convinto che in futuro si troveranno più punti d’intesa per lavorare insieme per il bene della cittadinanza. Ho visto un Parlamento pronto all’ascolto e consapevole delle sfide cruciali cui il Ticino è confrontato. Sfide che in taluni casi necessitano di guardare oltre gli steccati di partito, mettendo al centro i bisogni e le preoccupazioni della popolazione. Solamente in questo modo, quando tutti gli attori “remano” nella stessa direzione, si può lavorare costruttivamente insieme per raggiungere obiettivi comuni».

A livello di Governo cosa ha funzionato alla perfezione?
«Siamo riusciti a fare gioco di squadra, a cominciare dalla definizione delle priorità di legislatura. In qualità di presidente ho giocato la mia parte cercando di creare momenti per “fare gruppo” anche fuori dalla sala del Consiglio di Stato, come i pranzi dopo le sedute oppure i momenti informali come ad esempio la visita alla sagra di San Martino».

E cosa, invece, merita qualche aggiustamento in vista del 2016?
«Riprendo nuovamente una metafora sportiva: l’importante sarà “non mollare!”. Di ostacoli sul nostro cammino ne incontreremo sicuramente molti, ma, restando uniti e continuando a fare gioco di squadra, sono certo che riusciremo ad affrontare al meglio le sfide future».

Le elezioni cantonali non hanno prodotto scossoni, solo il cambio di una persona. Cosa è mutato nei rapporti interni dalla gestione di Laura Sadis a quella di Christian Vitta?

«Ognuno naturalmente porta in Consiglio di Stato le sue peculiarità e le sue idee, come ha fatto il collega Christian Vitta in questi suoi primi mesi all’interno del Governo. Christian Vitta era in Parlamento da molti anni e conosceva quindi già molto bene i dossier importanti, a cominciare dalle questioni legate alle finanze pubbliche».

È in arrivo la manovra da 180 milioni per raddrizzare le finanze cantonali. Ma lei ci crede davvero?
«Certo. Si tratta di un’impresa titanica ma non impossibile. È giunto il momento di invertire la tendenza e di chiederci finalmente, in maniera seria e costruttiva, quali sono i compiti che lo Stato deve garantire per offrire un servizio sempre più di qualità. In questo modo si valorizzerebbe la progettualità nei diversi settori d’intervento. Lo dobbiamo ai nostri cittadini ma lo dobbiamo soprattutto alle generazioni future, sulle quali ricadranno le scelte che compiamo oggi».

Il prossimo anno sarà quello della prova del nove per la classe politica ticinese?
«Direi proprio di sì. Ci attendono sfide importanti e ognuno dovrà fare la sua parte. Solamente insieme, attraverso sforzi comuni, potremo infatti costruire il Ticino di domani su solide fondamenta. Un Ticino che oggi deve guardare in avanti con ottimismo e con la voglia di cambiare».

Veniamo al suo spirito leghista. Non teme che il vostro sposare la verve tassaiola (ad esempio con la tassa di collegamento) finirà per portare alla ribellione dei vostri elettori?
«Lo spirito e i valori della Lega sono rimasti quelli del 1991 ma naturalmente oggi alcune circostanze sono cambiate. Dal 2011 il nostro movimento ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato ed è quindi chiamato a prendere delle decisioni anche di Governo. In ogni caso credo che la miglior risposta siano i risultati ottenuti nelle elezioni del mese di aprile (ndr. la Lega ha ottenuto quasi il 28% dei voti), che dimostrano quanto i cittadini abbiano apprezzato il nostro lavoro all’interno dell’Esecutivo».

Ma è consapevole che non tutti i leghisti (seppur rimasti silenti) condividono la tassa sui posteggi?
«Quello che so è che il movimento in Gran Consiglio ha appoggiato compatto il progetto di Claudio Zali, dando prova di grande maturità. Naturalmente, l’unanimità su tutte le questioni è un’utopia, in politica come nella vita».

A volte la vita di un politico è appesa ad un filo che, d’un botto, diventa un cavo d’acciaio. Alla vigilia delle cantonali c’è chi la dava in difficoltà. E poi…
«Questa è la politica: una bellezza! (ndr. ride). Ogni uomo politico è cosciente dell’incertezza che regna a ogni tornata elettorale. Io ho sempre cercato di mettere al centro del mio operato progetti concreti, ascoltando le preoccupazioni dei cittadini. Penso che i 73.540 voti personali ottenuti ad aprile siano anche in questo caso la risposta migliore».

Da consigliere di Stato indicato a rischio non rielezione a candidato al Consiglio federale. Come ha vissuto gli ultimi otto mesi?
«Come un astronauta che parte per lo spazio! (ndr. ride). La vita è bella proprio perché sa regalarti nuove e inaspettate sorprese. Sono stati mesi intensi e molto stimolanti. È stato un grande onore rappresentare la Svizzera italiana nella corsa al Consiglio federale. Purtroppo, il Parlamento federale ha deciso altrimenti, ma torniamo a casa tutti più forti: è stata un’esperienza unica e arricchente».

Le bocce sono ormai ferme. Cosa le ha insegnato quell’esperienza?

«Ho avuto la possibilità di incontrare e conoscere molte persone e di confrontarmi su tantissimi temi federali e internazionali in maniera approfondita. Ho portato, in quelle settimane, la voce della Svizzera italiana, della minoranza italofona, a Berna e durante le audizioni con i gruppi parlamentari ho illustrato le peculiarità del nostro Cantone che ci rendono unici rispetto al resto della Svizzera e che richiedono soluzioni specifiche».

Alla vigilia di Natale i negoziatori italo-svizzeri hanno parafato l’accordo fiscale. Forse era meglio procedere come lei aveva indicato, ovvero ribaltare quel tavolo, punto e basta?
«Di sicuro ci sono dei punti che hanno disatteso le aspettative del Ticino, ribaditi più volte dal Governo, come ad esempio l’aver fissato il tetto massimo dell’imposizione dei lavoratori frontalieri al 70% mentre il Consiglio di Stato puntava inizialmente al 100% e in subordine all’80%. Al momento è ancora prematuro dare giudizi in merito. Ci sono alcuni elementi, come il libero accesso al mercato e la questione black list, che dovranno essere ancora approfonditi. Quando conosceremo tutti i contenuti potremo valutare la situazione e nel contempo quali eventuali misure adottare per raggiungere gli obiettivi del nostro Cantone».

A proposito di tensioni tra Ticino-Berna-Roma. Intende sospendere la richiesta del casellario giudiziario oppure no, è meglio mantenere la misura di polizia?
«Nell’ultima seduta dell’anno del Consiglio di Stato ho donato ai colleghi la “strenna natalizia” (ndr. ride). Infatti, ho portato sul tavolo del Governo il bilancio sulla misura straordinaria relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti ai cittadini UE/AELS che richiedono un permesso di dimora B o di lavoratore frontaliere G. Nel documento viene illustrato l’impatto della misura dal profilo della sicurezza e dell’ordine pubblico, mettendo in evidenza i casi per i quali grazie alla misura e alla conoscenza dei precedenti penali del richiedente, si sono negati la concessione o il rinnovo del permesso. Ora il dossier è in mano ai colleghi che avranno tempo di leggerlo e di esporre le loro osservazioni nel nuovo anno».

Faccia un augurio ai ticinesi per il 2016.
«Auguro a tutte le cittadine e ai cittadini ticinesi di continuare a mantenere la voglia di crescere e di combattere per l’amore del nostro territorio».

Gianni Righinetti