Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto

Questa sera alle 19:05 su Teleticino Gianfranco De Santis e Norman Gobbi andranno sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
 
La meravigliosa Valle del Sole fa da cornice a questa puntata di “Treks Vacanze in Ticino”. L’accompagnatore di Gianfranco De Santis conosce molto bene la Valle di Blenio: la passeggiata si svolge infatti in compagnia del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Queste le tappe previste lungo il percorso, un giro ad anello della durata di circa un’ora, che parte da Corzoneso Alto, passa da Casserio e Cumiasca per ammirare Ur Murin da Curzönas, la Casa Rotonda e la Targa commemorativa Buzza.
 
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
Sui passi della tradizione a Corzoneso Alto
“Soltanto se uniti ce la faremo!”

“Soltanto se uniti ce la faremo!”

L’impegno che accomuna i Comuni assieme al Cantone

“Lo sappiamo: per i Comuni il post crisi Coronavirus avrà conseguenze importanti. Ma la stessa cosa vale per il Cantone. Per questo occorrerà una stretta collaborazione tra i due livelli istituzionali, così da introdurre forme di sostegno coordinate, mirate, per non disperdere energie, ma soprattutto soldi”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi, all’indomani di un incontro (rigorosamente in teleconferenza) con i principali Comuni e con l’Associazione che li rappresenta. “È confortante vedere due dinamiche nate in questa emergenza: da un lato l’impegno che gli amministratori comunali (siano essi politici o funzionari) hanno messo in campo in queste settimane. Hanno dimostrato grande vicinanza e prossimità con i cittadini. È il compito principale e bello che viene assolto dall’ente comunale, in quella ripartizione sussidiaria che governa il nostro sistema federalista. I Comuni sono protagonisti, sempre, del bene dei cittadini e in questo caso lo hanno dimostrato, nonostante le difficoltà. Non posso quindi che complimentarmi con tutti loro. Dall’altro lato i Comuni hanno dichiarato la volontà di fare fronte comune (mi si passi il bisticcio di parole) per affrontare anche il post crisi sanitaria, che diventa una crisi economico-finanziaria. È una sfida, quest’ultima, altrettanto impegnativa, se non di più, dell’emergenza sanitaria. Ma se si riuscirà a camminare uniti, come sembra intenzione di tutti, sarà meno difficile superare anche questa crisi”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Il Cantone farà la sua parte. Lo abbiamo dimostrato sin dall’inizio di questa emergenza. Ma lo faremo proprio assieme ai Comuni e a tutti i partner sociali: dal padronato ai sindacati sino a giungere naturalmente ai partiti. Sarà un lavoro impegnativo, nessuno se lo nasconde. Se però vogliamo il bene del Ticino e della sua gente questa sarà l’occasione per dimostrarlo. Unità di intenti, che non vuol dire avere già in tasca la ricetta, ma costruzione delle migliori soluzioni e risposte ai problemi di chi lavora, delle nostre aziende, dei nostri artigiani, dei nostri giovani e dei nostri anziani. Abbiamo davanti tanto lavoro da fare. Le premesse a livello di impegno sono buone e mi fanno ben sperare. Poi spetterà a ogni partner dare il meglio. Mi conforta avere i Comuni sintonizzati. Uniti ce la faremo! Anzi: soltanto se uniti ce la faremo!”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“La decisione resta in vigore”

“La decisione resta in vigore”

Da www.rsi.ch/news

Norman Gobbi risponde alle critiche di Berna sulla chiusura delle attività in Ticino: “Dobbiamo preservare la salute pubblica”

Il Canton Ticino è stato bacchettato lunedì da Berna, tramite l’Ufficio federale di giustizia, per la sua decisione di chiudere i cantieri e tutte quelle attività economiche che non offrono servizi necessari alla popolazione. Una decisione che viola le regole federali.

Il Ticino però non intende retrocedere sulla sua posizione: “Il Consiglio di Stato si è confrontato anche oggi su questo aspetto”, ha spiegato alla RSI Norman Gobbi, a Berna per un incontro con i rappresentanti di alcuni cantoni, “e la decisione, presa settimana scorsa e comunicata sabato dal presidente Vitta, resta in vigore: non possiamo in questo momento fare un passo indietro”, prosegue il consigliere di Stato.

“Dobbiamo continuare a preservare la salute pubblica, pur riconoscendo la protezione e il sostegno all’economia e ai salariati, ed è qui la grande preoccupazione. Questa crisi non è breve, non si risolve in una settimana, durerà molto di più, quindi dobbiamo pensare già al domani, al sostegno alle aziende e ai salariati”.

Qualora il Consiglio federale dovesse decidere che le misure decise dal Ticino non sono legali, sarebbe necessario, continua Norman Gobbi di “un dialogo con Berna, per trovare una soluzione”. “Oggi si è parlato molto della necessità di coordinare e lavorare assieme”, conclude Gobbi, “ma evidentemente non con qualcuno che comanda sull’altro ma in maniera paritetica, tra Confederazione e Cantoni”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-decisione-resta-in-vigore-12872792.html

Tessin schliesst Baustellen und Industriebetriebe

Tessin schliesst Baustellen und Industriebetriebe

Da www.blick.ch

Shutdown in der Südschweiz
Das Tessin, im Würgegriff des Coronavirus, macht ernst: Der Staatsrat hat beschlossen, ab Montag alle Baustellen und Produktionsstätten zu schliessen.

Das Tessin wartet nicht auf den Bund. «Wir sind zwei Wochen weiter als der Rest der Schweiz», sagt Regierungsrat Norman Gobbi (42, Lega). Daher hat die Tessiner Kantonsregierung am Freitag verfügt: Baustellen und Industrieunternehmen müssen ihren Betrieb einstellen, wenn sie die Hygienemassnahmen und die Abstandsregeln für die Corona-Krise nicht einhalten. «Das können nur wenige», so Gobbi. Nur wer systemrelevant sei, wie die Lebensmittelversorgung und Pharmaunternehmen, dürfe den Betrieb weiterführen.
BLICK liegt der entsprechende Beschluss des Tessiner Staatsrats vor, unterschrieben von Regierungspräsident Christian Vitta (47, FDP). Mit diesem wird die Schliessung praktisch aller privaten Handels- und Produktionsaktivitäten besiegelt. Zunächst für eine Woche von Montag, 23., bis Freitag, 29. März.

Im Tessin drohen Strafverfahren
Baustellen und Produktionsbetriebe müssen beweisen, dass sie Abstands- und Hygienemassnahmen strikt einhalten. Nur dann bleiben sie offen. Selbst Pannen und Ausfälle dürfen nur durch eine Notfalltruppe behoben werden. Der Staatsrat ist strikt: Industrieunternehmen, die nicht sofort abstellen können, dürfen lediglich noch die «notwendigen Arbeiten zur Stilllegung der Produktionslinien» durchführen.
Italiener dürfen nur noch zur Arbeit ins Tessin kommen

Italiener dürfen nur noch zur Arbeit ins Tessin kommen

Da www.tagesanzeiger.ch

Die Reisesperre für Teile Norditaliens versetzt den Kanton Tessin in Aufruhr. Grenzgänger dürfen weiterhin zur Arbeit pendeln.

Es war ein turbulenter Sonntag für das Tessin. Am Morgen bat der kantonale Führungsstab den Staatsrat um eine ausserordentliche Sitzung.
Der Führungsstab – ein Verbund aus Polizei, Feuerwehr, Rettung und Zivilschutz –wird aktiv, wenn es schwierig wird.
In Notlagen oder bei einem bewaffneten Konflikt.
Nach einer Notlage hat es am Sonntagmorgen tatsächlich ausgesehen. Über Nacht hatte die italienische Regierung eine Reisesperre für die Bewohner der Lombardei und der benachbarten Gebiete verhängt. 16 Millionen Menschen sollen bleiben, wo sie sind. Das öffentliche Leben steht still. Was bedeutet das für die Schweiz, insbesondere für den Kanton Tessin, wo rund 30 Prozent der Arbeitnehmer aus Italien in die Schweiz pendeln? Rund 68’000 Grenzgänger zählt der Kanton, davon arbeiten über 4000 im Gesundheitswesen, das bei einer Grenzschliessung zusammenbrechen würde.

Stündlich neue Meldungen
Doch so weit kommt es derzeit nicht. Als der Staatsrat sich am Sonntag um 15 Uhr im Palazzo delle Orsoline in Bellinzona zur kurzfristig anberaumten Sitzung einfand, gab es praktisch jede Stunde neue Nachrichten zur Situation. Zweieinviertel Stunden tagte der Staatsrat und telefonierte dabei mit Alain Berset und Ignazio Cassis, mit den für Gesundheit und Aussenpolitik zuständigen Bundesräten.
Mitten in der Sitzung habe man die Information erhalten, dass die italienischen Behörden das Arbeitspendeln weiterhin erlaubten, sagt Lega-Staatsrat und Sicherheitsvorsteher Norman Gobbi. Noch in der Nacht erweckte die italienische Regierung den Eindruck, die norditalienischen Gebiete komplett abriegeln zu wollen. Am Sonntagmorgen schlossen die italienischen Zollbeamten Grenzübergänge zwischen Tessin und Lombardei. Wenig später waren sie wieder offen.
Im Gespräch mit den Bundesräten einigte sich der Tessiner Staatsrat auf folgendes Vorgehen: Die Grenze zu Italien bleibt offen. Der Personenverkehr wird jedoch kontrolliert. Italien kontrolliert die Aussengrenzen des Sperrgebiets, und die Schweiz überprüft die Einreisenden auf Schweizer Seite. Das haben Ignazio Cassis und sein italienischer Amtskollege Luigi Di Maio am Sonntag während mehrerer Telefongespräche beschlossen.
Wer also in den nächsten Tagen aus Italien in die Schweiz fährt, muss an der Grenze beweisen, dass er zur Arbeit fährt – mit einem Ausländerausweis G oder einer anderweitigen Bescheinigung. Das teilte gestern auch der Bundesrat in einem Communiqué mit. Er sprach von einem gemeinsamen «Monitoring», dessen Eckwerte in den kommenden Tagen definiert würden.
Die Tessiner Kantonspolizei werde sich allerdings schon ab Montag in Grenznähe positionieren und die Einreisenden kontrollieren, sagt Norman Gobbi. Wenn jemand bloss einkaufen will, wird er wieder zurückgeschickt. «Oder noch schlimmer: Wenn jemand in die Schweiz fährt, um sich im Spital behandeln zu lassen.»
Der Staatsrat habe diverse Massnahmen geprüft, sagt Gobbi, darunter auch die Schliessung der Schulen. Vorläufig verzichtet der Kanton Tessin darauf.
Es gehe auch darum, Entscheide zu begründen, sagt Norman Gobbi. Etwa die Frage, warum die Schweiz ihre Grenzen nicht schliesst. Solche Fragen kämen auf, wenn Italien ganze Gebiete zur Sperrzone erkläre.
Die Arbeitgeber im Tessin atmeten gestern Nachmittag auf. Noch morgens um 7 Uhr hielt CVP-Nationalrat Fabio Regazzi mit dem Direktor seiner Firma eine Krisensitzung ab. Regazzi betreibt in der Magadinoebene eine Metallbaufirma mit 135 Mitarbeitenden, etwa 55 davon sind italienische Grenzgänger. Und die Grenzgänger seien in der Regel nicht diejenigen, die Homeoffice machen könnten, sagt Regazzi. Sie arbeiten in der Produktionshalle und auf den Baustellen. Die Büroarbeit wird von Schweizern gemacht. Dennoch prüften Regazzi und sein Team Möglichkeiten wie Homeoffice. Komplikationen seien vorprogrammiert, sagt er.
Andere Unternehmer haben für ihre italienischen Mitarbeiter mit wichtigen Funktionen vorsorglich Hotelzimmer reserviert.

In der Krise vereint
Es sei richtig, den Pendlerverkehr auf ein Minimum zu beschränken, sagt SVP-Ständerat Marco Chiesa. «Man muss sorgfältig abwägen zwischen wirtschafts- und gesundheitspolitischen Interessen.» Massnahmen wie eine Grenzschliessung oder Fieberkontrollen bei der Einreise sollen kein Tabu sein. Sicher müsse man Möglichkeiten wie Homeoffice ausschöpfen und unterscheiden zwischen strategisch wichtigen Jobs und anderen, sagt Chiesa.
Mit seiner Ständeratskollegin Marina Carobbio (SP) stand Chiesa am Sonntag für die Mittags-«Tagesschau» im RSI-Studio. Und gemeinsam werden sie Anfang Woche auch in Bern Politik machen: Sie wollen mit dem Aussen- und dem Innendepartement Kontakt aufnehmen. Es gelte, mehrere Fragen zu klären, sagt Carobbio, die im Misox als Ärztin praktiziert. So brauche es im Tessin Reservegesundheitspersonal für den Fall, dass die Infektionen stark zunähmen.
Auch wollen Chiesa und Carobbio, dass der Bund den Tessiner Unternehmen durch diese schwierige Phase hilft. Carobbio sagt: «Es ist klar: Die Löhne müssen trotzdem bezahlt werden, auch wenn die Mitarbeiter teilweise zu Hause bleiben.»

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin malgré la mise en quarantaine dans le nord du pays

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin malgré la mise en quarantaine dans le nord du pays

Da www.rts.ch

Le Conseil d’Etat tessinois suit la situation de près

Alors que le Tessin est le canton le plus touché, avec 58 cas (26 avérés, 32 dans l’attente d’une confirmation), le Conseil d’Etat tessinois suit la situation de près. Interrogé dans Forum, Norman Gobbi, conseiller d’Etat tessinois (Lega), a évoqué le chaos communicatif qui règne en Italie depuis samedi soir.

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin, mais “le canton contrôlera si les gens qui viennent ont un contrat de travail valide”, a affirmé Norman Gobbi. “Les voyages pour les hobbies ne seront pas autorisés”.

Concernant une éventuelle fermeture des frontières côté suisse, le conseiller d’Etat a répondu que c’était de la compétence de la Confédération.

https://www.rts.ch/info/11148826-les-frontaliers-italiens-pourront-venir-travailler-au-tessin-malgre-la-mise-en-quarantaine-dans-le-nord-du-pays.html

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Da www.corrieredicomo.it

Durissimo botta e risposta tra Gobbi, ministro della Lega, e alcuni deputati

Da un lato, la dura accusa dei vertici del Partito Liberale Radicale: «Il Cantone «mobbizza» i cittadini stranieri regolarmente residenti in Ticino». Dall’altro lato, la piccata replica del governo di Bellinzona: «Non è vero».
Strane storie di ordinaria contraddizione giungono da oltreconfine. Pochi giorni fa un «messaggio» del Consiglio di Stato ha risposto punto su punto a una mozione del Plr in cui si sosteneva che da parte del «Dipartimento delle istituzioni, e dalla Sezione della popolazione in particolare, vi è in atto una strategia antistranieri a tutto campo, inclusi coloro che non hanno mai dato problemi di sorta e tra questi anche quelli benestanti». Una strategia, sostengono i Liberali, potenzialmente in grado di penalizzare anche gli stessi cittadini svizzeri, dato che gli stranieri vessati dai controlli «contribuiscono al pagamento di imposte e a generare un certo indotto cantonale di cui beneficiano tutti i residenti, ticinesi compresi, in difficoltà».
Le accuse del Plr appaiono circostanziate. «Ci sono decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi. Si tratta di liste di persone, anche buoni contribuenti e residenti da diversi anni, e che mai hanno dato problemi, da controllare nel periodo di sei mesi».
Insomma: uno scenario da guerra fredda nei confronti di chi chiede il rinnovo del permesso B (dimora) o C (residenza). Una vera e propria stretta che sarebbe stata voluta e messa in atto dal ministro leghista Norman Gobbi, noto per le sue scelte anti-frontalieri.
 La replica, come detto, è arrivata pochi giorni fa. Ed è stata altrettanto dura nei toni e secca nelle argomentazioni. «La mozione propone una lettura dei fatti poco attinente alla realtà», si legge nelle prime righe. E più sotto: «I toni utilizzati dai mozionanti (i firmatari della mozione, ndr) e le allusioni a procedure persecutorie nei confronti degli stranieri sono infondati».
I numeri, dicono i funzionari del Dipartimento delle Istituzioni, «parlano chiaro: in Ticino si contano 173.553 permessi attivi; le decisioni negative per le quali l’Ufficio Migrazione ha fissato un termine di partenza o di cessazione di attività nel 2018 sono state 759, ovvero lo 0,44%. Di queste non tutte hanno poi implicato realmente un allontanamento dalla Svizzera, vuoi perché la situazione si è sanata in seguito, vuoi perché è stato accolto il ricorso. Alla luce di quanto precede, mal si comprendono simili affermazioni che accrescono solo l’animosità su un tema già sufficientemente delicato e complesso».
In realtà, ammette il governo, alcuni recenti cambi di norme hanno imposto un «nuovo approccio», forse più rigido ma sicuramente non discriminatorio. E diretto per lo più a «impedire che prestazioni sociali siano impropriamente erogate».

https://www.corrieredicomo.it/permessi-in-ticino-strategia-anti-stranieri-durissimo-botta-e-risposta-tra-gobbi-ministro-della-lega-e-alcuni-deputati/

“Il ruolo di chi governa i Comuni cambierà nei prossimi anni”

“Il ruolo di chi governa i Comuni cambierà nei prossimi anni”

Da www.mattinonline.ch

A Lugano, ma anche altrove, l’allestimento delle liste elettorali è stato caratterizzato da litigi e diatribe in praticamente tutti i partiti, chi più chi meno.

Un altro aspetto critico emerso in queste settimane è stata la difficoltà, e anche qui il problema sembra essere trasversale ai partiti, di reperire persone interessate a candidarsi, tanto che il deputato Massimiliano Robbiani ha recentemente proposto di ridurre il numero di consiglieri comunali quale soluzione al problema.

Questa litigiosità fra i partiti e l’apparente mancanza di interesse della popolazione a impegnarsi in politica sono solo un caso di queste elezioni o sono invece il segno di un malessere più profondo? Ne abbiamo parlato con il Consigliere di Stato Norman Gobbi, a cui abbiamo anche chiesto quale importanza hanno queste elezioni per il canton Ticino, al di là dei temi e delle problematiche che toccano i singoli comuni.

Signor Gobbi, la presentazione delle liste, in diversi comuni, è coincisa con litigi e diatribe attorno ai candidati da presentare alle elezioni comunali. Si tratta di un caso o è invece il segno di un malessere più profondo?
Anch’io ho potuto osservare, da esterno, le discussioni avvenute in alcuni Comuni, Lugano in primis, e all’interno di alcuni partiti al momento della scelta dei candidati. Non so se vi sia stato anche un elemento di spettacolarizzazione da parte dei media su alcune decisioni adottate dalle sezioni di partito. Mi auguro che al di là di questi problemi interni a prevalere vi sia sempre e comunque il bene per il Comune, l’istituzione più vicina e più importante per i cittadini. Comuni che hanno bisogno gente motivata, responsabile e cosciente del ruolo che avrà nei cambiamenti da apportare per il buon funzionamento degli enti locali.

Difficoltà a trovare persone disposte a candidarsi: una situazione che viviamo ormai da alcuni quadrienni in una forma più o meno marcata, in questo e quel partito. Teme per il futuro democratico dei Comuni?
Per il momento sono ancora positivo sul futuro dei Comuni e sulla possibilità di trovare sempre gente motivata a portarne avanti le sorti. Dico questo pensando che in lista per i Municipi e per i Consigli comunali ci sono globalmente ancora migliaia di persone. In Ticino il ruolo di chi governa i Comuni andrà mutando nei prossimi anni, tenuto conto delle riforme che si stanno portando avanti. L’obiettivo è di rendere sempre più centrale il Comune. Se ciò avverrà, anche l’interesse di persone con capacità e visioni a favore dei cittadini dovrebbe necessariamente crescere.

Queste elezioni che importanza rivestono per il Ticino e in particolare per i rapporti tra Comuni e Cantone?
Come detto nella precedente risposta, siamo in una fase di revisione dei compiti tra Cantone e Comuni, nonché di un nuovo assetto funzionale del Comune stesso. I futuri politici chiamati a guidare i Comuni dovranno continuare questo dialogo – che personalmente vorrei sempre più intenso e sempre più costruttivo – con il Cantone, sempre con l’obiettivo di migliorare i servizi e le risposte ai bisogni di tutti i cittadini. Per questo sono elezioni molto importanti, come tutte le elezioni, per il futuro del nostro Cantone.

E per la Lega dei Ticinesi?
Si tratta di un momento privilegiato di confronto con la gente. Il nostro movimento predilige il contatto diretto, soluzioni concrete. Operando in un ambito più ristretto come quello comunale spero che si riesca a intercettare le aspirazioni e la fiducia degli elettori. Occorre però darsi da fare, perché niente ci verrà regalato a prescindere…

In molti Comuni la Lega si presenta congiunta con l’UDC: è una conferma di un percorso parallelo – non ugualitario – che io reputo fruttuoso nell’ottica di far crescere le nostre comunità locali e di riflesso anche tutto il Cantone. Lega e UDC hanno valori comuni, ma anche progetti e visioni differenziate. L’unione di queste due forze politiche potrà, come detto, migliorare il benessere dei nostri concittadini.

Selma e Silvana, due donne della mia vita

Selma e Silvana, due donne della mia vita

Iniziativa editoriale “la mia nonna la ricordo così”
58 personaggi “di casa nostra” del mondo politico, del lavoro, dello sport, dello spettacolo, ecc., hanno risposto all’invito di scrivere i ricordi della propria nonna.
Con questa iniziativa abbiamo voluto dare voce alle nonne, donne comuni che non appaiono nelle liste delle donne famose, ma come protagoniste anonime hanno lasciato delle impronte nei solchi della Storia.

Scrivere delle mie nonne, Selma da parte paterna e Silvana da parte materna, è compiere un lungo balzo nel passato, poiché come molti – immagino – buona parte della mia fanciullezza la passai con loro. Figlio di genitori molto giovani, mia madre aveva appena compiuto 21 anni quando mi mise al mondo e mio papà non ancora 20, le nonne sono state figure molto presenti nei primi anni della mia vita e di conseguenza importanti per tutta la vita, benché da primogenito della nuova generazione ne prendi quasi subito coscienza che loro non saranno “solo” le tue nonne, ma anche quelle dei tuoi fratelli, sorelle e cugini.
Entrambe nate nel 1930, entrambe con uno dei due genitori di origini bernesi, l’una cresciuta ad Airolo e l’altra a Lugano-Besso. I miei ricordi sono – come amo raccontare – frammenti di vita, fatti di emozioni, sensazioni tattili, profumi e colori, che raccogliamo in maniera più o meno ordinata e a cui cerchiamo di dare un senso. I ricordi di nonna Selma e nonna Silvana sono proprio unite dal senso dell’affetto per due figure femminili, il cui solo pensare loro mi emozione e mi fa venire il “groppo” commosso…
Fino agli anni Novanta, le due nonne vissero a nemmeno 200 metri l’una dall’altra nel villaggio di Piotta, dove io passai i miei primi anni di vita. Era quindi facile passare da casa Gobbi a casa Bertolotti, in maniera anche non pianificata. Nonna Selma attiva nell’azienda di famiglia (ristorante, panetteria e negozio) aveva meno tempo da dedicare durante il giorno, mentre nonna Silvana come casalinga poteva occuparsi di me e poi anche di mio fratello (le altre nipoti arrivarono solo 14 anni dopo).
A casa di nonna Silvana posso ricordare i gusti dell’orto curato da mio nonno Angelo, fatti di “curnitt” croccanti che separava dalle estremità sul tavolo di cucina color blu screziato, oppure i colori intensi delle gustose fragole cresciute in quei riquadri di eternit oggi tanto aberrati, ma che poi male non ci han mai fatto. Se penso ad un profumo che mi lega a lei, sicuramente quello del sugo rosso cotto nel pentolino con la passata, il concentrato di pomodori e la salvia, ovviamente dell’orto del nonno. Nonna Silvana era anche la nonna delle vacanze al mare e dei pick-nick; lei, che aveva anche le patenti della moto perché ottenne la patente in quegli anni che le consegnavano unitamente all’ottenimento della licenza di condurre per l’automobile, però non guidava. Erano vacanze organizzate, dove il perfezionismo di nonno Angelo talvolta superava le sue stesse sopportazioni, in cui ci si divertiva, si imparava a nuotare anche con lei, si giocava alla sabbia, a bocce in spiaggia e a carte la sera. Ecco, qui usciva il suo animo competitivo, come in quello delle parole crociate: ci teneva a vincere, anche se il suo occhio benevolo su di noi nipoti accettava qualche giocata a scala 40 non propriamente limpida.
Nonna Selma invece la incontravamo indaffarata nella gestione del negozio o del servizio del ristorante, assieme a nonno Dante. I momenti di incontro erano i pranzi, le cene e le vacanze erano solo quelle di Natale con la chiusura degli esercizi pubblici, nel limite del possibile. Me la ricordo ancora benissimo con il suo “scusà” per il lavoro di un bordeaux intenso e quel profumo di canfora che proveniva dai “vestee” di casa. Un profumo molto presente era quello del pane, visto che sin da piccolo l’aiutavo in bottega e anche nella preparazione dei panini per gli eventi estivi e le partite casalinghe dei BiancoBlù. Teneva molto alla cucina, come d’altronde nonna Silvana,  anche se – vivendo la realtà di un ristorante – la variazione era maggiore e ancora oggi trovo impareggiabile la sua “mozzarella in carrozza”, piatto veloce consumato la sera dopo l’allenamento di hockey. I momenti maggiormente condivisi furono appunto in bottega o a tavola, dove trovavamo “casa” tra il mattino e il pomeriggio scolastico ad Ambrì se mia mamma lavorava e non poteva preparare pranzo.
Le emozioni – che vanno oltre a gusti, colori e profumi – sono quelle di cui solo le nonne che vogliono bene ai loro nipoti sono capaci di regalarci. Uno sguardo basta a farti capire l’amore che provano per te, e con gli stessi occhi dare uno sguardo che – senza aggiungere parole – ti richiama ad un comportamento più appropriato, e pure questo è amore. Posso dire che l’imprinting avuto da loro è stato molto forte. Da un lato con nonna Selma la dedizione per il lavoro e la famiglia, con il sacrificio e talvolta il dolore silente (perse un figlio di soli 4 anni travolto da uno zurighese davanti casa quando la cantonale fungeva da dorsale internazionale), come pure di rinunce per quei viaggi che tanto amava e seguiva in televisione, che solo con l’amica Sandra e mia mamma si concesse dopo i furiosi anni Ottanta. Dall’altro lato con nonna Silvana l’impegno per sociale per la famiglia e le associazioni, come i Samaritani, la Ginnastica o agli spacci della Valascia in cui fu operativa per anni, ma anche la condivisione di momenti di felicità e la necessità di assecondare una famiglia molto sportiva, dovendo anche lei fare molte rinunce.
Nonna Selma ha lasciato solo nonno Dante dopo una breve malattia degenerativa ereditata da papà Victor, ed è morta il 19 settembre 2001. Nonna Silvana da alcune settimane è ospite di una casa anziani della città di Lugano, in quanto la sua salute non le permette più di essere autonoma e sicura a casa con nonno Angelo. Questi i miei brevi ricordi delle mie nonne, due donne importanti della mia vita.


Questo è l’Effetto Nonna!
58 storie, sorrisi e ricordi, e spunti di riflessione, un ritorno al passato, per alcuni non senza un po’ di nostalgia…
Esarito in poco tempo, il libro Effetto Nonna, in collaborazione con Unitas, ora rinasce in forma di audiolibro, con un pensiero rivolto anche a chi ha difficoltà con la vista, agli anziani, e tutti coloro che non trovano mai il tempo per leggere.
Dalla parola scritta alla voce che sa trasmettere emozioni profonde perché …..”rivivere con piacere il passato è viverlo due volte”.
L’iniziativa ha anche un risvolto solidale: il ricavato della vendita del libro andrà in parte a favore di Unitas, e in parte a sostegno di programmi educativi per l’infanzia.
L’audiolibro viene proposto con due supporti: Cd e chiavetta Usb inserita in una penna, così da rispondere alle esigenze diverse (costo fr 25 / 23 Euro)
La chiavetta Usb inserita da 8 Gb può essere utilizzata per caricare altri dati personali.
È possibile avere anche le due cose separatamente, (fr 15 / 14 Euro)

Disponibile in libreria, oppure su ordinazione al nostro segretariato con modulo di contatto. (+ spese di spedizione)