«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

Norman Gobbi (Lega), un CANDIDATO al giorno, dal Corriere del Ticino del 18 febbraio 2015

Il direttore delle Istituzioni parla del secondo seggio e del trio Borradori-Barra-Zali
Con questa intervista prende il via «Un candidato al giorno», una serie di 30 incontri con tutti i candidati al Governo dei sei partiti che formano gruppo in Gran Consiglio. Partiamo dai consiglieri di Stato in carica.

Norman Gobbi, i più sostengono che se c’è una sedia che traballa, questa è la sua. Si sente in pericolo, elettoralmente parlando?
«No. Le Cassandre in Ticino sono sempre numerose. Forse quelli che affermano quanto sopra sono gli stessi che nel 2011 sostenevano che io, mai e poi mai, sarei stato eletto in Governo. Chiaro è che questo appuntamento è una grande sfida per noi della Lega che vogliamo mantenere due seggi, per chi ne vuole due e per chi è al palo e ne sogna uno».

Ovviamente crederà che la Lega ne rifarà due. Perché questo dovrebbe essere lo scenario realistico?
«Da un lato perché la Lega in questi anni ha fatto, e tanto, ma non bisogna dimenticare che spesso, a frenare la nostra azione, sono stati vincoli federali duri da abbattere e il fatto che il Ticino sia un Sonderfall in diversi ambiti è un problema in più. Ma noi abbiamo sempre detto pane al pane, vino al vino. Di fronte ai problemi non ci nascondiamo».

E come sta questa Lega, da quattro anni con due consiglieri di Stato e da praticamente due con tre municipali a Lugano?
«Sta bene, anche se mantenere lo spirito originario con il volante delle istituzioni nelle mani non è semplicissimo. Ma vede, noi abbiamo una caratteristica che altri partiti non hanno. Non ci nascondiamo e, a mio avviso, il nostro essere di Governo e sulle barricate è imprescindibile. Un leghista “s’incazza” anche se siede in Governo».

Leghista fin da giovanissimo, ha avuto come padre politico il Nano. Poi il Parlamento, il Consiglio nazionale e a 34 anni in Governo. Non ha bruciato qualche tappa?
«È andata così. C’è chi inizia l’avventura politica più tardi, ma io non rinnego nulla, né la scelta della Lega né il fatto di essermi candidato per obiettivi importanti. Alla fine è il popolo che decide quando il tuo tempo è terminato. Io ho ancora tanto da dare perché fare il consigliere di Stato significa essere al servizio dei ticinesi. Mettersi a disposizione è nella mia natura. Io non mollo».

E del fil rouge di questa tribolata legislatura per la coppia leghista cosa dice?
«Dal matador degli appuntamenti elettorali Borradori, ad un uomo prestato alla politica come Barra che ancor prima della sua terribile malattia ha colpito al cuore tutti i ticinesi, al giudice di lungo corso che ha pure deciso di servire il Paese in un ruolo politico. Ognuno ha il suo profilo, come d’altronde vale anche per me. A volte c’è qualche spigolo, altre volte si trova un buon incastro. Su alcuni temi io e Zali andiamo d’accordo, su altri meno. Era così anche con gli altri due».

Ma come? Lei e Zali non siete la coppia della Lega? «Nessuno fa la guerra, ognuno ha le sue caratteristiche. Se Zali oggi viene identificato come ambientalista, io lo sono sempre stato molto meno. Una coppia è chiamata ad essere complementare. Credo che sia giusto difendere le posizioni condivise, e sui temi cari ai leghisti siamo in perfetta sintonia, poi ognuno ha il suo percorso di vita e le sue sensibilità».

E in Governo l’ambiente com’è? «In Consiglio di Stato le discussioni sono anche franche, talvolta accese, ma mai sono volati gli stracci come qualcuno vuole lasciare intendere. Siamo un po’ condannati a collaborare, ce lo impone il sistema elettorale. Credo di avere la capacità di collaborare se condivido un’idea e di dire in maniera ferma la mia opinione se la penso in maniera differente».

Il maggioritario lo vedrebbe bene? «Dipende da quale maggioritario. Ci sono Cantoni che pur avendo questo sistema hanno poi 4 o anche 5 partiti rappresentati in Governo».

Il PLR è in pressing su voi due leghisti. Come vive questa situazione?
«Senza problemi. La politica è un po’ come l’hockey: se sai dare dei body-check, devi anche essere in grado di prenderli, senza arrabbiarti perché sono le regole del gioco».

Veniamo al suo album.
«Fare l’arbitro di hockey mi ha insegnato molto, in particolare a farmi rispettare quando, da giovane, arbitravo persone più grandi di me. Adoro la cucina, cucinare per me è un po’ una valvola di sfogo. La famiglia è infine il nido e i nostri figli la gioia e il motivo per impegnarsi sempre di più per questo Paese».

di Gianni Righinetti
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Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Il ministro uscente: “Da giovane ho anche distrutto l’auto di mia madre: per fortuna non mi sono fatto nulla”

BELLINZONA – Norman Gobbi, classe 1977, si ripresenta per un secondo mandato in Consiglio di Stato. Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni è stato deputato della Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio dal 1999 al 2011 e presidente nell’anno di legislatura 2008-2009. A livello comunale è stato membro del Municipio del comune di Quinto, dal 2008 al 2011. Il 1. marzo 2010, sempre per la Lega dei Ticinesi, è diventato parlamentare del Consiglio nazionale, carica che ha lasciato il 13 aprile 2011. Ha svolto studi in scienze politiche a Zurigo e ha ottenuto la laurea in Scienze della comunicazione all’Università della Svizzera Italiana.

I radar fanno discutere: lei quante volte è incappato nella sua vita in una sanzione pecuniaria?
“La prima volta fu nel Canton Obwaldo e poi ne seguirono altre quattro. Ho pagato multe per 800 franchi, ma di chilometri ne ho macinati, e molti. In gioventù ho anche distrutto una macchina in autostrada. Era l’auto di mia madre che non era ovviamente entusiasta, ma per fortuna non mi sono fatto nulla”.

Ha la passione per le armi: qual è la sua preferita e perché?
“Ho sempre avuto la passione per il tiro nel sangue. Oggi, nella veste di consigliere di Stato preferisco usare l’arma della parola”.

A carnevale, da piccolo, quante volte si è travestito da poliziotto e quante da ladro?
“Mai da poliziotto mai e da ladro neppure. Ma il carnevale mi piace e mi travestivo spesso da boscaiolo”.

di Gianni Righinetti

http://www.cdt.ch/ticino/politica/125087/gobbi-anche-io-vittima-dei-radar.html

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Il capo dei servizi informativi svizzeri Markus Seiler parla di terrorismo e attentati «Da noi decine di spie agiscono sotto copertura – Ci mancano mezzi adeguati». Il terrorismo, i conflitti nel mondo e l’estremismo violento, ma anche lo spionaggio e il furto di dati personali. Sono queste le principali minacce dalle quali il Paese deve proteggersi secondo Markus Seiler, direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Durante la conferenza «Che cosa minaccia la Svizzera nel 2015?» – organizzata ieri sera a Bellinzona, nell’auditorio di BancaStato, dal Dipartimento delle istituzioni rappresentato dal direttore Norman Gobbi – il capo dei servizi segreti svizzeri ha illustrato le sfide del prossimo futuro.

La relazione ha orbitato intorno al radar di cui si avvale il SIC per monitorare le minacce incombenti. Sul fronte della politica e della difesa, per esempio, i principali timori provengono dalle zone di conflitto in Europa orientale, Africa e nel mondo arabo. E mentre i Paesi emergenti investono sempre più fondi nelle forze militari, il mondo occidentale limita le spese. Il risultato? «Nel giro di cinque anni – ha affermato Seiler – Turchia e Russia disporranno delle forze aeree belliche più efficaci in Europa».

Sul fronte del terrorismo, la minaccia principale è data dallo jihadismo. Gli attacchi a Parigi dello scorso gennaio «non hanno innalzato il nostro livello di allarme perché questo era già molto elevato. A crescere sono invece le persone che dalla Svizzera si spostano all’estero con finalità terroristiche, per un totale di 64 casi registrati. A oggi non ci sono indizi concreti circa possibili attacchi su suolo elvetico, anche se non è possibile azzerare il pericolo di attentati».
Il capo dei servizi segreti ha poi parlato di estremismo violento e proliferazione di armi di distruzione di massa. Uno degli obiettivi del SIC è infatti prevenire che qualunque ente svizzero fornisca sostegno al programma nucleare iraniano, attraverso per esempio la fornitura di attrezzature da laboratorio.
Il capitolo spionaggio – una minaccia comunemente considerata meno pericolosa di altre – ha dato modo a Seiler di presentare alcuni aneddoti, curiosi e preoccupanti allo stesso tempo.

«In Svizzera sono presenti decine di spie che agiscono sotto copertura, spesso diplomatica. Una di queste la conosciamo tutti: Edward Snowden, un tempo attivo a Ginevra. Ma ci sono anche semplici uomini d’affari che possono trafugare informazioni sensibili senza dare nell’occhio». Talvolta in maniera banale e quasi ovvia, per di più. «Immaginate dieci persone che visitano un’azienda svizzera per la prima volta. Uno di loro finge di aver mal di stomaco e chiede del bagno, fa finta di perdersi e ne approfitta per scoprire quanto può sull’azienda. Oppure ipotizzate una conferenza come questa, in cui il relatore indice un’estrazione con premio. Vengono raccolti i biglietti da visita dei presenti, si tira a sorte e, all’uscita, i fortunati riceveranno una bottiglia di vino. Molti di voi si fiderebbero, eppure così facendo avrei raccolto all’istante indirizzi e-mail e telefoni cellulari di buona parte di voi».

La minaccia dello spionaggio riguarda infatti anche i privati, tra furti di dati su Internet e mancanza di privacy, in una costante ricerca di equilibrio tra libertà individuale e sicurezza. «Se adesso ognuno di voi spedisse un’e-mail a casa – ha ammonito Seiler – l’80 per cento di queste farebbe tappa a Londra e Washington per essere registrata e analizzata, prima di giungere a destinazione».
Il SIC non può fare molto di fronte a queste minacce. «Qualche settimana fa Berna ha dato il via libera all’assunzione di sei nuovi collaboratori al fine di fronteggiare la minaccia terroristica, mentre in Francia sono stati annunciati ben 2.860 posti aggiuntivi. Molto semplicemente, non disponiamo di sufficienti mezzi».

Eppure, qualcosa si può fare. «Appoggiare la Nuova legge sulle attività informative (LAIn), che ci fornirà una base legale moderna grazie alla quale potremo affiancare gli altri Stati europei nonché valutare e prevenire le minacce sempre più aggressive che caratterizzano il mondo di oggi» ha concluso Markus Seiler.

Corriere del Ticino, 12 febbraio 2015, di Mattia Bertoldi

L’80% delle nostre mail spiate da Londra e Washington

L’80% delle nostre mail spiate da Londra e Washington

Parola del capo degli 007 Markus Seiler, a Bellinzona per parlare di sicurezza. E sul terrorismo avverte: “39 persone partite dalla Svizzera per arruolarsi in Siria”.

“L’80% delle nostre mail, prima di giungere a destinazione, passano da Londra e da Washington dove vengono copiate”. Un’affermazione che sembra rubata da un copione di un film se non fosse di Markus Seiler, il capo degli 007 in Svizzera. Il direttore del Sic, il servizio delle attività informative della Confederazione era oggi, mercoledì 11 febbraio, a Bellinzona per una conferenza sulle sfide attuali e future dei servizi organizzata all’Auditorium di BancaStato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Un tema caldo soprattutto dopo le stragi avvenute il mese scorso a Parigi e che verrà presto affrontato dal Parlamento, chiamato a pronunciarsi sulla riforma del settore.

“Occorre dire che la minaccia nel nostro Paese era già alta prima dell’attacco armato orchestrato dai fratelli Kouachi all’interno della redazione di Charlie Hebdo” ha puntualizzato Seiler, mettendo l’accento sul fatto che oggi il diritto alla privacy vigente nel nostro Paese rende molto arduo il lavoro per la Sic. Seiler ha assicurato che non ci sono indizi concreti di piani jihadisti. “Tuttavia il pericolo zero non esiste: per una strage basta l’azione di un individuo isolato e il rischio emulazione dopo attentati come quello parigino è elevato”. Insomma, occorre sempre tenere alta la guardia: “Anche perché finora in Svizzera sono stati registrati 64 casi di persone partite all’estero per arruolarsi nelle compagini del terrore: 39 delle quali verso la Siria e l’Irak”. E prima o poi queste persone potrebbero tornare a casa.

Seiler ha poi proseguito facendo il punto della situazione sullo spionaggio nel nostro Paese: “La presenza di spie è massiccia soprattutto a Ginevra, divenuta una sorta di Eldorado”. E mentre il direttore della Sic pronunciava queste parole, la mente del numeroso pubblico giunto all’auditorium di Bancastato è andata al padre di tutte le spie: Edward Snowden, che nel 2007 lavorò sotto copertura diplomatica per conto della Cia proprio a Ginevra.

http://www.ticinonews.ch/ticino/228082/lrsquo80-delle-nostre-mail-spiate-da-londra-e-washington

Una lacuna colmata, a difesa dei più deboli

Una lacuna colmata, a difesa dei più deboli

Abusi sessuali su bambini, violenza carnale e altre gravi violenze contro l’integrità personale, provocano in Ticino decine di vittime ogni anno. Solo nel 2014 sono stati scoperti dalla SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa di questo genere di reati – ben 176 casi, cifra inquietante se si pensa alle dimensioni del nostro Cantone. La particolarità di questi casi è data dall’aspetto umano delle situazioni che si presentano agli agenti.

Oltre alle difficili indagini, è infatti necessario dare priorità pure all’accompagnamento della vittima immediatamente dopo la violenza. È chiaro: un bambino abusato non può essere interrogato e abbandonato a se stesso, o peggio ancora essere lasciato accanto al suo aguzzino nell’attesa che i servizi sociali intervengano il giorno successivo all’apertura degli uffici. Fino ad ora è stata la Polizia a prendersi cura delle vittime, con tutti i sacrifici che ne conseguono: tempo sottratto alle indagini, sostegno non ottimale per le vittime (bambini in particolare),…

Sostegno alle vittime di abusi: alla fine ci ha pensato Norman Gobbi, ancora una volta!

Superando gli steccati dipartimentali, è stato proprio il nostro Norman Gobbi a intervenire. Lui l’ha definita “una vera e propria battaglia” e v’è da crederci. Ancora oggi, non comprendiamo come mai sia dovuto essere il suo dipartimento a intervenire dove probabilmente avrebbero dovuto farlo altri già molto tempo fa.

Poco importa; ciò che conta è che Gobbi ha cercato Beltraminelli, e con la sua collaborazione (parola ormai dimenticata da molti quando si parla di Consiglio di Stato!) è riuscito a mettere in piedi un picchetto 24 ore su 24 in grado di mettere al sicuro e nelle mani di professionisti appositamente formati bambini, ragazzi, donne e uomini che loro malgrado si trovano inermi e in balia di eventi talvolta addirittura raccapriccianti.

Ben fatto Norman Gobbi!

MDD, 08.02.2015

Torna il sostegno psicologico

Torna il sostegno psicologico

Riattivata in Ticino la ‘rete di intervento d’urgenza’ per le vittime di reati sessuali e maltrattamenti. Luce verde del governo a un progetto pilota. Collaborazione tra pubblico e privato: tra la Polizia cantonale e un’èquipe di specialisti.

Le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti potranno nuovamente contare su un immediato aiuto psico-sociale garantito ventiquattro ore su ventiquattro da specialisti. E gli agenti di polizia che in seno alla Cantonale operano nella Sezione reati contro l’integrità delle persone (Rip) potranno tornare a fare, a tempo pieno, il loro lavoro: indagare e assicurare il o i colpevoli alla giustizia. Ciò grazie al «progetto pilota» proposto dal Dipartimento istituzioni e al quale ha dato luce verde la settimana scorsa il Consiglio di Stato. Concretamente, sarà Rete Operativa Sa (sede a Bellinzona) – organizzazione, come si legge nel suo sito internet, di professionisti nei campi psico-sociale e medico-psicologico – ad assicurare il necessario sostegno alle vittime prima, durante e dopo la loro audizione da parte degli inquirenti. Una collaborazione dunque tra pubblico e privato, che riattiva la «rete di intervento d’urgenza»: quella rete, ha ricordato ieri ai giornalisti il commissario e sostituto capo della Rip Marco Mombelli , venuta meno in Ticino nel 2010 in seguito alla revisione della Lav, la Legge federale concernente l’auto alle vittime di reati. La nuova normativa infatti non prevede più l’obbligo per i consultori (Lav) di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro, ovvero anche al di fuori degli orari d’ufficio. E così in questi anni gli investigatori della Rip hanno dovuto fungere pure da psicologi e assistenti sociali.

«Hanno assolto egregiamente e con grande umanità compiti che non erano loro», ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . «Gli otto agenti della Sezione reati contro l’integrità delle persone sono stati formati per fare i poliziotti, non gli assistenti sociali e ogni secondo passato a dare sostegno psicologico alla vittima di un reato è un secondo sottratto all’accertamento dei fatti e alla ricerca del colpevole». L’esigenza di trovare una soluzione era stata manifestata dalla stessa Sezione della Polizia giudiziaria. «Ho avuto diversi incontri con Mombelli e con la responsabile della Rip Michela Gulfi », ha aggiunto il ministro. «Dal 2010 molto, troppo, era stato delegato alla polizia: la Rip si è dovuta far carico di incombenze che non rientravano nelle sue mansioni, nelle sue competenze specifiche», ha affermato a sua volta il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi .

L’imminente collaborazione con gli specialisti di Rete Operativa Sa, diretta da Fabio Spinetti , costerà al Cantone circa 150mila franchi all’anno. Di un biennio la durata del test. «Ma già alla fine del primo anno – ha fatto sapere Gobbi – si valuteranno i risultati ottenuti, anche per decidere, se del caso, ulteriori misure». Il progetto pilota, ha tenuto a puntualizzare il consigliere di Stato, «è frutto della volontà di due dipartimenti: il mio e il Dipartimento sanità e socialità». La volontà «di offrire un servizio di supporto agli inquirenti della Sezione Rip». La quale solo nel 2014, ha indicato il commissario Mombelli, ha aperto trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli, quattordici per coazione sessuale, quindici per violenza carnale e trentadue per violazione del dovere di assistenza o educazione. Trentaquattro incarti per atti sessuali con minori: vale a dire le vittime più deboli, che più di altre abbisognano di un pronto e adeguato sostegno psicologico. E questo «prima, durante e dopo» la loro audizione da parte della polizia, ha sottolineato Mombelli.

L’esigenza di un picchetto era stata espressa anche dal Gran Consiglio. Era il… 2010 e la commissione della Legislazione si pronunciava sulla revisione, confezionata dal governo, della normativa cantonale di applicazione della riformata Lav, cioè della nuova legge federale che non contemplava più l’obbligo per i consultori di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro. Scriveva l’autrice del rapporto, la socialista Pelin Kandemir Bordoli : “La Commissione ritiene opportuno e indispensabile trovare delle soluzioni che consentano il mantenimento di un picchetto che possa garantire una presenza anche al di fuori degli orari usuali d’ufficio”.

L’anno scorso trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli.

di Andrea Manna, LaRegioneTicino, 06.02.2015

Lega, è festa popolare

Il movimento si è riunito per la presentazione della lista dei candidati per il Consiglio di Stato

La Lega dei ticinesi ha svelato tutti i suoi candidati in un’ affollata festa popolare che ha segnato l’avvio della sua campagna elettorale per le cantonali del 19 aprile. Alcune centinaia di persone si sono riunite domenica nel capannone di Pregassona per l’assemblea del movimento.

“Evitiamo di fare l’occhiolino ad altri partiti”, ha ammonito Marco Borradori, sindaco di Lugano, sottolineando che per respingere l’attacco del PLRT serve una squadra compatta e unita.

A prendere la parola in seguito i cinque candidati in corsa per il Consiglio di Stato. Amanda Rückert ha fatto notare come altre forze tentino di scimmiottare le posizioni storiche della Lega: “ci sono concetti che sono quelli del lavoro prima ai ticinesi, la limitazione della libera circolazione, la difesa delle nostre frontiere. La Lega su questi punti c’è sempre stata”.

Di emergenza lavoro hanno parlato anche Fabio Badasci, evidenziando “l’esclusione dei nostri lavoratori e in particolare dei nostri giovani” e la povertà dei salari di alcune professioni, e Daniele Caverzasio, che ha affermato: “quando parliamo di occupazione non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo motto del ‘non si può fare’, di Manuele Bertoli che dice rivotiamo il 9 febbraio”.

Claudio Zali nel suo discorso si è rivolto ai possibili delusi alla base del movimento: “dovete permetterci di impedire che la partitocrazia riprenda in mano con maggiore forza il suo potere”.

Infine, come capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi ha rivendicato il merito di una maggiore presenza e controllo del territorio a tutela della sicurezza pubblica, ed una maggior determinazione del Governo nei rapporti con Berna.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lega-%C3%A8-festa-popolare-3609751.html

Lega: entusiasmo a mille per l’apertura della campagna

Vincere. E solo vincere. È questo il grido di battaglia che la Lega ha lanciato oggi dal capannone di Pregassona. Il Movimento di via Monte Boglia ha riunito la base per presentare la lista per il Consiglio di Stato che, oltre ai due uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, è composta da Daniele Caverzasio, Fabio Badasci e Amanda Rückert. E sono stati davvero moltissimi i militanti accorsi alla festa leghista: oltre 500. Militanti carichi di entusiasmo che hanno regalato un’atmosfera da stadio ai candidati, soprattutto quando nella sala è risuonato l’inno della Lega.

Ma chi si aspettava che i protagonisti sarebbero stati i candidati, ministri uscenti in testa, è rimasto spiazzato. A prendersi buona parte della scena è stato infatti Marco Borradori. Al sindaco di Lugano è toccato infatti il discorso motivazionale e la presentazione dei candidati al Governo. Un discorso da vero e proprio coach: tosto e coraggioso. O da presidente, se vogliamo restare in politica abbandonando la metafora sportiva.

Un discorso in antitesi con quello del coordinatore Attilio Bignasca che negli ultimi giorni ha sempre sottolineato come la vittoria fosse già in tasca per la Lega. Lo ha detto anche oggi, rivolgendosi ai candidati per il Gran Consiglio: “Non dovete farvi la guerra tra di voi ma cercare di mandare più gente possibile a votare. Se l’affluenza è alta abbiamo già vinto”.

Borradori: “Non abbiamo già vinto”
No, per Borradori le cose non stanno così. “Noi – ha esordito il sindaco di Lugano – abbiamo un unico obbiettivo: confermare i nostri due ministri. La lista che abbiamo presentato non è la più forte possibile ma è una buona lista che può portarci alla vittoria. Ma per farlo dobbiamo evitare l’errore più grande che potremmo commettere: sottovalutare gli avversari. Non abbiamo già vinto e non dobbiamo sederci sugli allori. Confermare due ministri è un’impresa difficilissima. E se dovessimo perdere un Consigliere di Stato sarebbe devastante. Se invece dovessimo farcela per noi la strada sarebbe molto più agile, anche in vista delle prossime votazioni. Ad aprile noi dobbiamo vincere, siamo condannati a vincere”.
Borradori, tra le righe, è anche tornato criticamente sulla partecipazione di Zali all’assemblea dei Verdi: “Evitiamo di fare l’occhiolino agli altri partiti. I nostri candidati devono andare in ogni parte del Cantone e parlare con la gente. I candidati devono fare squadra e mettere in cima alle priorità il voto della lista e la riconferma dei nostri Consiglieri di Stato. Se ognuno penserà solo alla sua campagna sarà durissima farcela. Lo ripeto: non crediamo affatto che la partita sia già vinta”.

Zali: “Se il Plr non risorge adesso non risorgerà più. E in Governo siamo arrivati alle denunce penali….”
Dopo il sindaco di Lugano hanno preso la parola i candidati al Governo. “La Lega – ha detto Claudio Zali – è l’unico movimento capace di coniugare una forte anima sociale con la difesa del nostro territorio sia dagli attacchi internazionali sia dalla Confederazione quando prende dei provvedimenti contrari agli interessi del nostro Cantone. Il PLR vuole recuperare il potere. E dicono che sentono profumo di riscossa. Qui questo profumo non si sente per nulla”.
“Mi rivolgo agli scontenti. A quelli tra di noi che dicono che con la maggioranza relativa non siamo riusciti a cambiare il Ticino. A voi dico non perdete la fiducia e continuate a votare scheda Lega. Non sempre in Consiglio di Stato io e Norman troviamo la maggioranza sulle nostre idee e le nostre proposte. Anzi, in tutte le votazioni finite 3 a 2, i 2 siamo sempre stati io e Norman. Ora siamo addirittura arrivati alle denunce penali in Governo, un modo di far politica dal quale noi ci distanziamo”. “Dobbiamo impedire – ha concluso Zali – che la partitocrazia riprenda il suo potere. Se il PLR non risorge ora non risorgerà più”.

Gobbi: “In Ticino la storia la fa la gente”
Norman Gobbi ha dal canto suo rivendicato il lavoro svolto come ministro delle istituzioni a favore della “sicurezza dei ticinesi”. “Ho fatto scelte forti, talvolta dure, e certamente in linea con quanto ho sempre affermato e tenendo fede allo spirito iniziale. Queste scelte hanno portato la sinistra ad organizzare circa una decina di manifestazioni pubbliche contro le miei decisioni: dalla chiusura delle aree nomadi all’allontanamento di giovani stranieri illegali”.
“Il nostro principale obbiettivo è dare un lavoro dignitoso a tutti i ticinesi. Continueremo a combattere per tenere libero il Ticino dal tavolo di sasso. Noi non siamo persone comuni che per amore del Ticino e della sua Gente vogliamo combattere per la nostra libertà e la nostra identità di ticinesi! In Ticino la storia non la fanno i partiti ma la gente. La gente che ha votato contro l’adesione della Svizzera allo spazio economico europeo e che il 9 di febbraio ha approvato l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa!”.

Caverzasio: “Dito medio all’Europa”
Il discorso di Daniele Caverzasio ha particolarmente scaldato la sala. “io ci sono, noi ci siamo, solo se voi ci siete! L’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro. E a noi non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo mantra del “non si può fare” o di Manuele Bertoli che vorrebbe farci rivotare sul 9 febbraio. A noi interessa della gente che ha perso il lavoro e per la quale ci batteremo a morte”. “Un paese che rinuncia alla difesa dei posti di lavoro e dei confini non è più un Paese. E allora mi perdonerete se mostro un bel dito medio all’Europa”.

Rückert: “La Lega è l’originale”
“È fantastico fare parte di questa squadra che deve lottare per la riconferma dei seggi di Norman e Claudio”, ha esordito Amanda Rückert. “No alla fallimentare Europa, difesa dei nostri posti di lavoro, sono da sempre i nostri temi. Ora anche gli altri si sono svegliati e copiano le nostre proposte. Ma la Lega lo dice da sempre. La Lega è l’originale”.

Badasci: “Contro i salari da fame servono due leghisti in Governo”
Infine Fabio Badasci: “In molti settori ci sono salari da fame per chi risiede in Ticino. Ed è questa la sfida più importante dei prossimi anni. Per questo servono due leghisti in Governo!”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28677/lega-entusiasmo-mille-lapertura-della-campagna-ma-borradori-avvisa-tutti-guai-pensare