Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Dal Mattino delle domenica.

Norman Gobbi ha detto basta alle situazioni di degrado vissute a Galbisio e altrove

Il Caffè della Peppina – proprio loro, quelli che pontificano e danno dei piangina a tutti i cittadini di questo sfigatissimo Cantone – aveva gridato allo scandalo, quando Norman Gobbi, a pochi mesi dalla sua entrata in Governo, aveva deciso di dire basta alle aree di sosta per i nomadi stranieri. Non contento, il Caffè della Peppina – sempre loro, quelli della morale a due velocità, per cui è sem­pre tutta colpa della Lega – aveva pure paventato l’apocalittico scena­rio: intere carovane di zingari che at­traversano il Cantone e si fermano ovunque sul nostro territorio, senza nessun controllo. Uella! Verrebbe da dire oggi. Un uella accompagnato da una semplice domanda: chi si la­menta oggi per la chiusura delle aree di sosta per i nomadi stranieri? Rispo­sta: nessuno!

Un’azione chiara e decisa

Nonostante il sinistreggiante can can mediatico iniziale, la decisione presa dal ministro Gobbi e portata avanti dal Dipartimento delle istituzioni da lui diretto non ha posto nessun problema; anzi, è stata una decisione che ha fi­nalmente dato, dopo molto anni, una risposta concreta ai Ticinesi.

Un’azione chiara e inequivocabile, anche a livello di comunicazione, che ha permesso di evitare che situazioni di degrado come quelle vissute a Gal­bisio o altrove si ripetessero ancora.

Oggi, grazie all’intervento di Norman Gobbi, in Ticino non vi sono più aree di sosta per i nomadi stranieri, che in passato avevano creato non poche problematiche alla Popolazione tici­nese. Un intervento, quello del nostro Norman, che ha pure permesso di eli­minare la Commissione cantonale no­madi, una delle tante commissioni inutili create negli anni dai partiti sto­rici solamente per fare posto a nuove cadreghe (sempre quelle!).

Gobbi guarda alla concretezza

L’azione di Norman Gobbi nell’am­bito dei nomadi stranieri è una delle tante misure portate avanti in questi quattro anni dal nostro ministro. Nel suo lavoro, Norman Gobbi non si è mai lasciato influenzare dai finti mo­ralisti, ma ha sempre cercato – senza scorciatoie – vie percorribili che por­tassero a delle soluzioni concrete a beneficio del Ticino e dei Ticinesi.

Il fatto che nessuno si lamenti oggi per la mancanza delle aree di sosta per i nomadi stranieri è la prova di come il lavoro del nostro Norman sia sempre stato incentrato sulla concre­tezza e non su facili consensi. Alla faccia dei moralisti da quattro soldi del Caffè della Peppina, sempre pronti a decretare la fine del Ticino per colpa della Lega.

MDD

L’esercito e l’economia ticinese

L’esercito e l’economia ticinese

di Marco Lucchini, presidente STU

L’assemblea nazionale della Società svizzera degli ufficiali a Locarno, dopo anni di assenza di tale importante consesso dal Ticino, suggerisce alcune riflessioni sulle relazioni che intercorrono tra il nostro esercito di milizia e le sue possibili ricadute sull’economia locale.

A tale proposito va innanzitutto detti che lo scorso 18 febbraio il Consiglio federale ha approvato il messaggio relativo agli investimenti immobiliari del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport per l’anno 2015. Il messaggio in questione prevede importanti commesse della Confederazione nel canton Ticino, tra le quali vanno menzionati sicuramente i 55 milioni di franchi per il risanamento totale della caserma di Isone e i 12,5 milioni di franchi per la terza tappa del nuovo centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri (per le prime due tappe sono già stati stanziati 60 milioni di franchi). Nei prossimi anni sono inoltre previsti altri 80 milioni di franchi per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti testimoniano come la presenza dell’esercito in Ticino sia ritenuta importante dalla Confederazione. Il fatto che nel nostro cantone siano presenti molte specializzazioni dell’esercito ci consente di disporre sul nostro territorio di truppe a prontezza elevata e in grado d’intervenire in caso di necessità in aiuto della popolazione.

Non va d’altra parte dimenticato che il mantenimento sul suolo cantonale della maggior parte delle infrastrutture militari oggi presenti, nel contesto del progetto relativo all’ulteriore sviluppo dell’esercito, costituisce, unitamente agli investimenti della Confederazione sopra citati, un importante risultato anche per l’economia locale, chiamata a fronteggiare un difficile periodo di crisi, dovuto alle vicende legate all’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro. La presenza di tali infrastrutture genera posti di lavoro, come pure un indotto di investimenti indiretti, legati alla gestione e alla manutenzione.
Il comitato della Società ticinese degli ufficiali ringrazia il Dipartimento delle istituzioni e la sua direzione per il sostegno alla presenza dell’esercito in Ticino e per l’impegno a difesa degli interessi cantonali nell’ambito dei diversi progetti federali. Grazie al sostegno delle autorità cantonali si è salvaguardata e ampliata la presenza grigioverde in Ticino.

Corriere del Ticino, 11.03.2015

 

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

I treni che il Ticino non dovrà perdere

I treni che il Ticino non dovrà perdere

Dall’AlpTransit alla riforma III delle imprese passando per gli anziani: ecco le sfide che ci attendono

Quale sarà lo stato di salute del Ticino nel 2020? Una risposta, ieri sera a Lugano, hanno provato a fornirla i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, insieme ai deputati Christian Vitta (PLR) e Gianrico Corti (PS), protagonisti del dibattito pubblico organizzato dalla sezione ticinese dell’Associazione Svizzera e Israele. Incalzati dalle domande del moderatore Marcello Foa, amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo MediaTI SA, i relatori si sono dunque chinati su più punti. A partire dalle sfide capitali che attendono il nostro cantone. «Servirà un cambio di mentalità» ha sottolineato Gobbi, ricordando come «AlpTransit stravolgerà la mobilità interna: il Ticino in questo quadro dovrà porsi come città policentrica, abbandonando quei preconcetti sulla prossimità sempre e ovunque. Lo Stato procederà infatti alla riorganizzazione territoriale dei suoi servizi». E lo sguardo, secondo Beltraminelli, dovrà essere alzato per guardare alla Svizzera e all’Europa. «Inutile pensare di sviluppare le nostre regioni in modo sovrapposto: la competizione non dovrà essere interna al Ticino ma con chi ci sta attorno. Penso alla sanità e alla necessità di razionalizzare, e non razionare, per mirare all’eccellenza nei settori di punta e rendere i nostri ospedali attrattivi». Confrontato a scadenze con la litigiosità parlamentare, Vitta ha invece rimarcato un altro aspetto: «Nei prossimi anni sarà fondamentale recuperare la capacità progettuale, alimentando il dialogo e il rispetto tra forze politiche. E viste le attuali tensioni, centrale sarà la normalizzazione dei rapporti con l’Italia, poiché il conflitto nuoce sia a noi che a loro». Per Corti il Ticino dovrà recuperare l’unità che serve per collaborare con Berna: «Stiamo per chiudere una legislatura caratterizzata dal brontolio: guardiamo ai Grigioni, capaci di porsi verso il Consiglio federale in modo compatto e non maldestro come noi».

Appoggiandosi al recente studio dell’Istituto ricerche economiche dell’USI (cfr. l’edizione del 6 marzo, alle pp. 2-3), si è poi discusso dei settori economici e delle condizioni quadro futuri. «Il Ticino dovrà fare suo il concetto di diversificazione» ha evidenziato Vitta, aggiungendo che «fondamentale sarà inoltre anticipare le ricadute legate alla riforma III dell’imposizione delle imprese». Gobbi ha da parte sua puntato sul Piano cantonale delle aggregazioni. «Saranno gli agglomerati urbani i motori dello sviluppo. E un crocevia essenziale in questo senso sarà il progetto aggregativo di Bellinzona. Se dovesse fallire, tutto sarà più difficile». Beltraminelli ha voluto focalizzarsi sui punti fermi del cantone: «Il turismo dovrà adattarsi a un numero sempre crescente di anziani, ticinesi ma non solo: se sapremo essere accoglienti ne beneficeremo in termini di gettito fiscale». Corti ha per contro voluto concludere con un auspicio: «Quando il Governo è stato trasparente e chiaro nei suoi messaggi ci sono voluti anche solo 3-4 mesi per portare in porto alcuni importanti progetti a livello parlamentare. Che si limiti dunque la campagna elettorale e si favoriscano piuttoso gli accordi condivisi».

di Massimo Solari, Corriere del Ticino

Dove son finiti gli zingari?

Dove son finiti gli zingari?

di Mauro Damiani. Quando sento affermazioni che tendono a sminuire il lavoro, riducendolo al nulla, che ha fatto negli anni il Dipartimento diretto da Norman Gobbi (ma anche nei confronti di altri), un po’ me la prendo. Ciò non tanto perché conosco Norman da diversi anni e quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato da motivi d’amicizia, ma soprattutto perché è semmai vero il contrario, e in svariati ambiti. Casualmente poi, certe affermazioni provengono di solito da persone che non hanno evidentemente mai operato in seno a un Esecutivo e quindi non possono comprendere né i tempi, né i modi con i quali è necessario portare avanti ogni singolo progetto politico. Ricordiamo per esempio quando, nel 2004, con il IV Forum cantonale dei giovani, sul tema “Integrazione – gli altri siamo noi!” si voleva promuovere la conoscenza e l’informazione della cultura zingara, attraverso un’apposita Commissione cantonale nomadi (CN) e mediante l’apertura di un sito gestito dall’Amministrazione cantonale dedicato agli Zingari.

Nel corso degli anni queste presenze sul territorio cantonale avevano generato paura e preoccupazione tra la popolazione perché, a dispetto di quanto veniva pubblicato sul sito a loro dedicato, tutti sapevano che le attività dei nomadi non erano propriamente tutte legali e con la libera circolazione delle persone, c’era poco da stare allegri.

Il Dipartimento delle Istituzioni diretto da Norman Gobbi ha deciso per prima cosa d’intervenire a livello di comunicazione per evitare che, come in passato, fossero veicolate informazioni equivoche che aprivano le porte alle carovane di nomadi stranieri. Di conseguenza ha dato in tempi brevi una risposta concreta alla popolazione e oggi, quasi increduli, ci domandiamo: “Ma dove sono gli zingari che fino a pochi anni fa occupavano regolarmente il nostro territorio?”. Se i risultati del non fare nulla sono questi, caro Norman, continua così e grazie!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

Investimenti a favore dell’economia ticinese

Investimenti a favore dell’economia ticinese

di Massimo Cereghetti, Ing. ETHZ, impresario costruttore, membro comitato SSIC sottosez. Mendrisiotto

In un momento in cui l’economia ticinese è confrontata con una situazione difficile, resa ancora più complicata dall’abbandono della soglia minima di cambio franco/euro decisa dalla Banca nazionale, è stata una gradevole sorpresa appurare come il Consiglio federale abbia avallato importanti investimenti nel Canton Ticino.

Nell’ambito degli immobili del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, è stato infatti approvato un credito di circa 65 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e per la terza tappa del centro logistico del Monte Ceneri. Nei prossimi anni saranno inoltre garantiti altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti rappresentano un’enorme opportunità per le aziende locali del Canton Ticino, che avranno la possibilità di partecipare ai diversi progetti. Una “boccata d’ossigeno” per il settore edile ticinese, messo a dura prova anche dalla concorrenza transfrontaliera, che negli anni è divenuta sempre più marcata e sotto alcuni aspetti preoccupante.

Occorre qui segnalare l’importante lavoro portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni e dal suo responsabile, il Consigliere di Stato Gobbi, grazie al quale il Ticino si è visto assegnare dalla Confederazione questi crediti rilevanti, che andranno a beneficio di tutta l’economia ticinese.

http://www.tio.ch/News/Ospite/1021213/Investimenti-a-favore-dell-economia-ticinese-/

Giustizia, cantiere aperto

Giustizia, cantiere aperto

Avanza la riforma denominata Giustizia 2018. Gobbi: ‘Si tratta di modernizzare l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo maggiormente efficace ed efficiente’. Tra le proposte quella di conferire autonomia finanziaria alla magistratura. I gruppi di lavoro e le prossime tappe della riorganizzazione.

Dimezzamento del numero delle giudicature di pace; attribuzione alle attuali dieci preture delle competenze anche in materia di diritto tutorio con conseguente cancellazione delle Autorità regionali di protezione (Arp); riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, con fra l’altro la separazione da quest’ultimo del Tribunale penale cantonale, che unitamente alla Pretura penale formerebbe un’autorità penale “di prima istanza”; conferimento alle autorità giudiziarie dell’autonomia “finanziaria, gestionale e amministrativa” (da stabilire i relativi criteri); introduzione di “una forma di carriera” in magistratura; creazione di un’autorità per il perseguimento delle contravvenzioni. Sono i principali contenuti di ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta dal capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi per «modernizzare», rendendolo «più efficace ed efficiente», l’apparato giudiziario ticinese. Riforma tratteggiata dal gruppo di studio costituito nel giugno del 2011 dalla direzione del Dipartimento e composto di funzionari dell’Amministrazione cantonale, le cui proposte (talune inizialmente criticate) sono state in seguito affinate da altri gruppi di lavoro, questi misti, con la presenza cioè anche di magistrati. Il punto sull’avanzamento del cantiere è stato fatto ieri, oltre che da Gobbi, dal giurista del governo Guido Corti e dal responsabile, in seno alle Istituzioni, della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni .

Quattro gruppi di lavoro misti hanno rassegnato durante lo scorso anno i rispettivi rapporti. Quello sulle preture si è già tradotto in un messaggio del Consiglio di Stato all’indirizzo del parlamento. Licenziato nel dicembre 2014, chiede che a queste autorità giudiziarie, previo aumento del numero dei pretori aggiunti, venga delegata l’applicazione di norme e misure sulle tutele. Il varo dei messaggi riguardanti il riassetto delle giudicature di pace e del Tribunale d’appello è previsto per il 2016, ha fatto sapere Gobbi: per l’anno successivo quello sulle competenze nell’ambito delle contravvenzioni («Sono necessari ulteriori approfondimenti»). I «principi» contenuti nel documento ‘Giustizia 2018’ uscito nel 2013 dal gruppo di studio «sono stati sostanzialmente ripresi dai quattro gruppi di lavoro», ha osservato durante la conferenza stampa Battaglioni, che con Corti ha fatto parte del team incaricato a suo tempo dal Dipartimento di gettare le basi della riforma. Il governo ha intanto designato altri tre gruppi misti: quello, diretto dal pg John Noseda, sul Ministero pubblico e quelli sulla prospettata autorità penale di prima istanza e sulla revisione della Legge sugli onorari dei magistrati, entrambi coordinati da giudici d’Appello, rispettivamente Mauro Mini e Andrea Pedroli. Il cantiere dunque avanza, in vista di una scadenza – il 2018 – che, ha rilevato Gobbi, «non è stata fissata a caso». Nel 2018, ha aggiunto, scatterà infatti il prossimo rinnovo delle cariche al Tribunale d’appello: l’anno dopo toccherà «alle giudicature di pace» e nel 2020 «alle preture, alla Pretura penale, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Ministero pubblico, alla Magistratura e al Tribunale dei minorenni». Corti non ha dubbi: «In passato ho partecipato a più gruppi di lavoro per la riorganizzazione del sistema giudiziario ticinese: i loro progetti sono però naufragati». In «venticinque» anni, ha evidenziato il consulente giuridico del Consiglio di Stato, «per la prima volta vedo proposte che si stanno concretizzando» Era ora, verrebbe da dire. Considerato che, come ha rammentato Gobbi, «l’organizzazione giudiziaria è sostanzialmente quella dell’inizio del secolo scorso…».

Meno giudicature di pace. Appello e Tpc: ‘Confermata l’esigenza dello scorporo’

Giudicature di pace . Oggi in Ticino «ce ne è una per circolo». A dipendenza anche del numero di abitanti, ha osservato Battaglioni, «abbiamo giudicature alle prese con migliaia di incarti e altre con una decina di cause all’anno: una ‘disparità’ che richiede una riorganizzazione, razionale, del settore». Si propone di scendere da 38 a 19 giudicature. In totale 26 giudici di pace (aboliti i supplenti), che continuerebbero a essere eletti dal popolo. Immutati competenze e statuto. «Saranno sempre dei non professionisti e dei laici, cioè non giuristi», ha spiegato il direttore della Divisione giustizia. Novità nel campo della formazione. «Si pensa – ha precisato Battaglioni – a una formazione di base prima dell’entrata in carica, o al più tardi entro due anni dall’elezione, e poi a una formazione continua». Capitolo Tribunale d’appello (Tda). La cui attuale struttura «è frutto di una riforma adottata nel 1990, quando c’erano 19 giudici, 9 vicecancellieri e 23 funzionari: ora i primi sono 27, i secondi 51 (di cui 19 a tempo parziale) mentre il numero dei funzionari è circa lo stesso». Nuovi numeri che impongono «una nuova gestione delle risorse umane e una nuova organizzazione». L’idea è di passare dalle odierne tre sezioni (diritto civile, diritto pubblico e Tribunale penale cantonale) «a cinque tribunali distinti: appello civile, appello penale, amministrativo, assicurazioni e fiscale». Cinque tribunali «inseriti» nel futuro “Tribunale cantonale”. Il presidente di quest’ultimo resterebbe in carica «cinque anni (oggi due con il Tda, ndr)». Si prevede poi di istituire «un Segretariato generale». Il gruppo di lavoro misto, formato quindi anche da magistrati, ha inoltre «confermato l’esigenza dello scorporo del Tribunale penale cantonale (Tpc, ndr), che è un’autorità di prima istanza, dal Tribunale d’appello», ha sottolineato Battaglioni. Capitolo contravvenzioni . La proposta del sostituto pg Antonio Perugini, coordinatore del relativo gruppo di lavoro, «è di concentrare le competenze in tale settore, oggi assegnate all’Amministrazione e in parte al Ministero pubblico, in un’unica autorità amministrativa – una decina di unità provenienti dai vari dipartimenti – le cui decisioni sarebbero impugnabili direttamente davanti alla Pretura penale».

Anche Carla Del Ponte nel gruppo di lavoro sul Ministero pubblico

Ex pp in Ticino impegnata in inchieste fra l’altro su riciclaggio e crimine organizzato, ex procuratrice generale della Confederazione, già procuratrice del Tribunale penale internazionale chiamato a giudicare i responsabili delle atrocità commesse nella guerra nell’ex Jugoslavia. Da un paio d’anni fa parte della Commissione delle Nazioni unite sui crimini in Siria. C’è anche lei – Carla Del Ponte – nel gruppo di lavoro designato di recente dal Consiglio di Stato – e coordinato dal pg John Noseda – per la riorganizzazione del Ministero pubblico.

«L’obiettivo dell’operazione – ha spiegato Gobbi – è di migliorare l’efficienza della Procura attraverso, tra l’altro, il rafforzamento della sua struttura gerarchica e quindi anche della sua conduzione. Una riflessione in tal senso è stata peraltro caldeggiata pure dal Consiglio della magistratura. E la costituzione del gruppo di lavoro è stata auspicata anche dal procuratore generale Noseda». Gruppo, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, che sarà chiamato a valutare altresì «l’introduzione di un sistema di carriera connesso con una nuova scala retributiva, che premi pure l’esperienza maturata sul campo dal singolo inquirente». Il ministro si è poi soffermato su un tema di peso del progetto di riforma Giustizia 2018: l’autonomia finanziaria, gestionale e amministrativa «di tutta la magistratura». Attualmente, ha ricordato Gobbi, «è la Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni che si occupa dell’amministrazione finanziaria del potere giudiziario, i cui conti sono inseriti in quelli del Dipartimento. Nel 2013 il budget della giustizia era di 78 milioni». Con «il 1° agosto» di quell’anno, ha rammentato ancora il consigliere di Stato, «in seguito alla modifica della Lord (la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, ndr) il potere giudiziario è diventato anche autorità di nomina per quanto riguarda i propri collaboratori (i magistrati sono invece eletti dal Gran Consiglio, ndr)». L’autonomia finanziaria «renderebbe pienamente indipendente la magistratura». Autonomia finanziaria totale o con qualche paletto? Al riguardo ci sono proposte «che verranno presto messe in consultazione presso le magistrature permanenti».

di Andrea Manna, LaRegioneTicino

[su_document url=”http://vais.ch/wp-content/uploads/2015/03/lareg-_main_-2015-03-04-002.pdf”]

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Lunedì 9 marzo alle ore 19.30 al Palazzo dei congressi di Lugano (Sala B), si svolgerà un dibattito pubblico al quale parteciperanno quattro candidati alle elezioni cantonali del 19 aprile, organizzato dall’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino.

Sono Paolo Beltraminelli (Ppd, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento della Sanità e della Società), Gianrico Corti (Ps, Gran consigliere, presidente del Gran Consiglio), Norman Gobbi (Lega, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni) e Christian Vitta (Plr, capogruppo Plr in Gran Consiglio, candidato al Consiglio di Stato). Condurrà la serata il professor Marcello Foa, docente universitario e amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo Media-Ti.

Sotto il “fuoco” delle domande del professor Foa, i quattro candidati esporranno il loro programma in vista delle prossime elezioni. Saranno affrontati i temi scottanti del momento: dall’economia al lavoro, dalla questione dei frontalieri alla sicurezza, senza trascurare i problemi del traffico, la lotta all’inquinamento e i temi della scuola e della sanità. Il dibattito è aperto al pubblico. E ci sarà spazio anche per le domande da parte dei presenti.

[su_document url=”http://vais.ch/wp-content/uploads/2015/03/Invito-A5.pdf”]

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

«ViaSicura da ristudiare»

Sempre più patenti ritirate, Gobbi chiede che si rivedano le sanzioni per le infrazioni al codice della strada. «Si tenga, conto di tutti gli elementi. Troppi i tentativi di elusione».

«Bisogna ridiscutere le misure punitive». Abbiamo chiesto al direttore del DI Norman Gobbi una reazione a questa notizia [vedi PDF sotto]. «Il Governo ticinese, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha evidenziato come le sanzioni draconiane introdotte con ViaSicura stiano ottenendo l’effetto contrario, con automobilisti che conducono il proprio veicolo durante il periodo di ritiro del permesso di condurre. Le misure sono draconiane poiché non ammettono la ponderazione di vari elementi tipo l’ora, il giorno, il luogo e la situazione viaria, in cui è stata commessa l’infrazione; senza questi elementi di ponderazione, un 85km/h in abitato davanti le scuole il martedì mattina viene sanzionato come un 180km/h in autostrada la domenica notte senza traffico. È evidente la disparità e la diversa percezione per il cittadino (non solo l’automobilista) del reale pericolo generato nelle due situazioni. Per questo ho chiesto che le misure punitive di ViaSicura vengano ridiscusse nell’ambito della revisione del diritto sulle sanzioni a livello federale».

Dal Giornale del Popolo, 20.02.2015

[su_document url=”http://vais.ch/wp-content/uploads/2015/02/Pagine-da-150220giornaledelpopolo.pdf”]