Giustizia – Gli uffici di periferia non chiudono

Giustizia – Gli uffici di periferia non chiudono

Dal Corriere del Ticino | Riorganizzati i settori Registri fondiari ed Esecuzione e fallimenti – Si risparmieranno 2 milioni

Gli uffici periferici dei settori Registri fondiari ed Esecuzione e fallimenti resteranno aperti. È quanto ha dichiarato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi nel corso della presentazione della riorganizzazione della Divisione della giustizia. Un cambio di rotta rispetto a quanto proposto nell’aprile 2016 nell’ambito della manovra di rientro e che, come ha precisato il consigliere di Stato, «rappresenta una risposta politica a quanto richiesto dai Comuni di queste regioni».

Una volta a regime, la riorganizzazione presentata ieri consentirà allo Stato di risparmiare quasi 2 milioni di franchi ma, come evidenziato da Gobbi, il nuovo assetto non mira unicamente ad «ottimizzare le risorse. Bensì anche a valorizzare le regioni di periferia dove verranno sì mantenuti dei servizi di prossimità, ma adeguati alle mutate esigenze dei cittadini». A Biasca, Cevio, Faido ed Acquarossa gli sportelli rimarranno dunque aperti, seppur in maniera parziale come esposto dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti . «Verosimilmente gli uffici resteranno aperti due o tre giorni a settimana», ha detto Andreotti che ha poi fornito qualche cifra per evidenziare l’importanza dei due settori. «Gli uffici dei Registri e delle Esecuzioni e fallimenti contano quasi 160 collaboratori e se poniamo il focus sul settore dei Registri si nota come, in termini di introiti, questo rappresenti il quarto settore di entrate dell’Amministrazione cantonale. Da qui l’interesse di avere, accanto alla qualità del servizio offerto al cittadino, anche un’accresciuta efficienza».

Maggior efficienza ed efficacia che si traduce inoltre nella «costituzione per entrambi i settori di una Sezione, che permetterà di migliorare la conduzione da parte della Divisione della giustizia». Ma non solo. Tra le novità esposte ieri spicca anche la proposta di «creare, a partire dal 1. gennaio 2018, un’unica autorità di prima istanza LAFE». La legge federale prevede infatti dei limiti per l’acquisto di fondi da parte di stranieri. Richieste queste che oggi vengono analizzate dalle otto autorità di prima istanza presenti sul territorio. Per «assicurare un’uniformità di prassi e una migliore utilizzazione delle risorse umane», le Istituzioni propongono di «costituire un’autorità unica per tutto il Cantone, presieduta da un funzionario cantonale nominato dal Governo e da quattro commissioni che riflettono le diverse zone del territorio», ha spiegato Andreotti. Una riorganizzazione che «permetterà di aumentare la capacità di apprezzamento – ha dichiarato Gobbi – perdendo quell’aspetto politico che non sempre portava delle competenze». Una simile riorganizzazione era stata bocciata qualche anno fa dal Gran Consiglio ma oggi il progetto, come evidenziato da Andreotti, «gode del sostegno dei diversi attori coinvolti – dall’Ordine dei notai alla CATEF – e dovrebbe quindi superare l’esame del Parlamento». Licenziati i messaggi, la palla passa ora nel campo del Legislativo.

Il Dipartimento delle istituzioni presenta le riorganizzazioni della Divisione della giustizia

Il Dipartimento delle istituzioni presenta le riorganizzazioni della Divisione della giustizia

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Cartella stampahttp://www4.ti.ch/index.php?id=68295&idCartella=157711

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato stamane le riorganizzazioni in atto nella Divisione della giustizia. Queste ultime concernono i Settori Registri ed Esecuzione e fallimenti. Per entrambi i settori è prevista la costituzione di una Sezione, che consentirà di migliorare la conduzione degli stessi, accrescendo l’efficienza e l’efficacia delle attività svolte e la qualità del servizio fornito al cittadino. Con la nuova struttura si conferma il mantenimento di tutti gli attuali Uffici, compresi quelli periferici, che saranno caratterizzati da un’apertura parziale. Una risposta concreta alle preoccupazioni sollevate da queste regioni, che s’inserisce nella politica di rafforzamento delle zone periferiche portata avanti negli ultimi anni dal Dipartimento delle istituzioni.

Nella seduta settimanale, il Governo ha licenziato i messaggi inerenti alle riorganizzazioni, che saranno ora al vaglio del Parlamento. Per quanto concerne il Settore Registri, alla Sezione saranno subordinati gli Uffici dei registri del Sopraceneri e del Sottoceneri, l’Ufficio del Registro di commercio, l’Ufficio del registro fondiario federale, nonché la costituenda Autorità cantonale di prima istanza unica nel settore della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). Un’organizzazione condivisa con i vari attori coinvolti in quest’ultimo ambito in particolare (Ordine dei notai, Associazione svizzera dell’economia immobiliare, Camera dell’economia fondiaria, Federazione ticinese delle Associazioni dei fiduciari) che permetterà di riorganizzare l’attività degli Uffici dei registri, accrescendone l’efficienza e l’efficacia.

Per quanto riguarda il Settore Esecuzione e fallimenti, la riorganizzazione segue quelle già in atto all’interno dell’Ufficio di esecuzione, all’interno del quale sono già stati istituiti i Centri di competenza cantonali siti a Faido, ovverosia il Contact center e il recentemente costituito Centro cantonale per i precetti esecutivi, la cui concretizzazione è stata resa possibile dall’introduzione di un nuovo e performante applicativo informatico. Anche in questo caso verrà istituita una Sezione che comprenderà pure l’Ufficio dei fallimenti e che rafforzerà la conduzione generale del settore, migliorando ulteriormente la qualità del servizio fornito alla
cittadinanza.

Le riorganizzazioni della Divisione della giustizia s’inseriscono coerentemente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali varata dal Consiglio di Stato e approvata dal Gran Consiglio nel corso del 2016, che mira a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019. A tendere, le riorganizzazioni in questione si tradurranno in un risparmio annuale pari a circa 2 milioni di franchi, portando quindi un beneficio significativo in termini finanziari.

Tramite queste riorganizzazioni, il Consiglio di Stato ha fatto sua la volontà del Dipartimento delle istituzioni di continuare a garantire i servizi assicurati dagli Uffici periferici dei due settori, adeguandoli all’evoluzione della nostra società, prevedendo un’apertura parziale e un servizio di sportello su appuntamento. Una risposta politica alle preoccupazioni sollevate sia dai Comuni delle regioni periferiche che in sede parlamentare. Una soluzione che consente di trovare un compromesso tra le necessità organizzative del Dipartimento e quelle legate alla presenza delle Istituzioni in questi territori da parte dei Comuni.

Questa decisione segue la politica di valorizzazione delle zone periferiche intrapresa in particolare dal Dipartimento delle istituzioni negli ultimi anni, come dimostra la
delocalizzazione di alcuni servizi pubblici quali l’Ufficio del Registro di commercio – trasferitosi da Lugano a Biasca – e la creazione a Faido dei Centri di competenza cantonali del settore esecutivo con 15 posti di lavoro. Una politica che il Dipartimento delle istituzioni intende continuare a promuovere.

Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha deciso il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo a fine 2016 aveva portato all’attenzione del Governo una richiesta di aumento degli effettivi per far fronte all’importante crescita degli incarti registrata negli ultimi anni. Una richiesta preavvisata favorevolmente dal Consiglio della Magistratura. All’Autorità giudiziaria interessata verranno attribuiti due Vicecancellieri supplementari a tempo pieno fino a fine 2018; nel contempo, verrà monitorata l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare l’evoluzione della sua attività connessa con le esigenze future.

A fine 2016, il Tribunale penale cantonale aveva postulato un potenziamento di quattro Vicencancellieri a tempo pieno, visto il carico di lavoro notevolmente aumentato negli ultimi anni. Una situazione preoccupante, considerate le implicazioni sull’operatività dell’Autorità giudiziaria e in ultima analisi sulla garanzia del principio di celerità, fondamentale per una giustizia efficiente, efficace e vicina alle esigenze del cittadino. In data 15 maggio 2017 il Consiglio della Magistratura ha preavvisato favorevolmente la richiesta di potenziamento del Tribunale penale cantonale.

Il Consiglio di Stato ha analizzato la richiesta dell’Ufficio giudiziario, contestualizzandola nel quadro generale dell’Amministrazione cantonale, in particolare della situazione complessiva delle finanze cantonali. Una situazione per la quale il Governo ha varato un’importante manovra di risanamento, tesa a perseguire il pareggio di bilancio entro il 2019. In quest’ottica, il Consiglio di Stato, sentiti anche i rappresentanti del Tribunale di appello e del Tribunale penale cantonale, così come nuovamente il Consiglio della Magistratura, ha deciso di optare per un potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale nella misura di due Vicecancellieri a tempo pieno. Ciò tenuto conto di come il Tribunale di appello stia valutando ulteriori soluzioni interne a livello di personale, volte a supportare il Tribunale penale cantonale. Una decisione che tiene conto sia delle necessità dell’Ufficio giudiziario sia degli obiettivi finanziari stabiliti dal Governo e approvati dal Parlamento.

I due Vicecancellieri supplementari rimarranno in funzione fino al termine del 2018. Nel frattempo, il Governo, d’intesa con il Consiglio della Magistratura, continuerà a monitorare l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare le prospettive future e segnatamente le esigenze a livello di organico. Tali riflessioni verranno estese a tutte le Autorità che compongono la cosiddetta “catena penale”, le quali negli ultimi anni hanno conosciuto un aumento generalizzato degli incarti.

La rapida risposta del Consiglio di Stato alle sollecitazioni del Potere giudiziario è stata resa possibile dai contatti intrattenuti dal Dipartimento delle istituzioni con i rappresentanti della Magistratura; rapporti consolidatisi negli ultimi tempi anche grazie all’istituzione di incontri regolari tra i rappresentanti dei due poteri dello Stato. Un dialogo accresciuto e rafforzato che, nel caso puntuale del Tribunale penale cantonale, ha permesso di trovare una soluzione in tempi brevi che andrà infine a beneficio della Giustizia ticinese e della cittadinanza tutta.

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, allestito dal Dipartimento delle istituzioni, relativo all’adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio federale, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018. Un adeguamento che avrà un impatto sull’attività sia di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale – in particolare riferiti al settore esecuzione pene e misure del Dipartimento delle istituzioni – sia di talune Autorità giudiziarie del settore penale. In questo senso, il Governo ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad avviare una procedura di consultazione che coinvolga la Magistratura. Una decisione che s’inserisce nell’accresciuto dialogo tra Potere esecutivo e Potere giudiziario, voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha di recente istituito degli incontri regolari tra i rappresentanti di questi due poteri dello Stato.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale
dell’ordinamento delle sanzioni penali (Titolo quarto del Codice penale svizzero), volta ad accrescere l’efficacia del diritto penale. Una riforma richiesta sia dalla popolazione che dalle autorità del perseguimento penale, in merito alla quale il Consiglio federale ha fissato al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore.

I punti principali della revisione del Codice penale svizzero sono i seguenti:

  • ripristino delle pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni), con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere;
  • eliminazione della sospensione condizionale e della sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria;
  • reintroduzione del lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante;
  • introduzione della sorveglianza elettronica del condannato quale forma di esecuzione (cosiddetto Electronic Monitoring);
  • reintroduzione dell’istituto giuridico dell’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero;
  • rinuncia all’esecuzione per giorni (o giorni separati);
  • chiarimento dell’esecuzione delle misure riguardo all’autorizzazione delle forme di regime penitenziario aperto;
  • aumento da 22 a 25 anni dell’età massima per l’applicazione delle misure del diritto penale minorile.

I Cantoni hanno dovuto adoperarsi alfine di adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è membro a titolo parziale, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi allestito un progetto di messaggio di adeguamento della legislazione cantonale, che prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti, che avranno un impatto sull’attività di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni e sull’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Presso quest’ultima autorità giudiziaria, è stata altresì proposta la facoltà di attribuzione da parte del Presidente dell’Ufficio di una serie di competenze decisionali di carattere prettamente amministrativo ai funzionari giuristi ivi operanti, così da sgravare l’onere lavorativo dei magistrati. Il progetto di messaggio prevede inoltre la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di massimo due anni, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, autorizzando il Dipartimento delle istituzioni a organizzare nel corso dell’estate una procedura di consultazione che coinvolga gli interessati.

La Confederazione partecipa ai costi del Centro unico di Rancate

La Confederazione partecipa ai costi del Centro unico di Rancate

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | La Confederazione si prenderà a carico e riverserà al Canton Ticino la totalità dei costi sostenuti nel 2017 per garantire la sicurezza nel Centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. È questo il contenuto di un accordo sottoscritto nei giorni scorsi dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock.

Cantone e Confederazione hanno siglato un accordo che definisce le modalità con le
quali saranno riversati al Ticino i costi necessari a garantire la sicurezza nel Centro unico temporaneo di Rancate. La firma della convenzione giunge dopo che – nelle scorse settimane – il Consiglio di Stato aveva deciso di prolungare fino alla fine del 2018 l’operatività della struttura, accogliendo una proposta del Dipartimento delle istituzioni.

Il Ticino continuerà quindi a gestire l’infrastruttura per il soggiorno dei migranti, mentre i costi della sicurezza – che per il 2016 sono quantificati in circa 950’000 franchi – saranno assunti interamente dalla Confederazione. Il Cantone dovrà continuare ad assumersi i costi di esercizio del Centro.

In base alle proiezioni degli arrivi, l’interesse generale dei migranti sembra essere quello di attraversare i confini della Confederazione con l’obiettivo di raggiungere i Paesi del Nord Europa, anziché depositare una domanda d’asilo. In questo caso, se fermati dalle Guardie di confine, sulla base degli accordi internazionali essi entrano nella procedura di riammissione semplificata in Italia.

Il Centro di Rancate – gestito dal Corpo delle guardie di confine (Cgcf) e dalla Polizia cantonale con la collaborazione delle Regioni di Protezione civile – funge da alloggio per i migranti che non richiedono asilo alla Confederazione e le cui pratiche di riammissione semplificata non possono essere evase entro la chiusura notturna degli uffici della Polizia di frontiera italiana, con la quale la collaborazione continua ad essere ottima. Esso rappresenta una soluzione ottimale e dignitosa che permette ai migranti di rifocillarsi, di potersi riposare e di svolgere l’igiene personale in attesa della riapertura degli uffici di frontiera.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per la firma dell’accordo, che costituisce un riconoscimento tangibile dell’importante ruolo svolto dal Ticino, a beneficio di Confederazione e Cantoni, nella gestione dei flussi migratori che hanno toccato il nostro Paese negli ultimi anni.

Piano cantonale delle aggregazioni: via libera alla seconda fase

Piano cantonale delle aggregazioni: via libera alla seconda fase

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha dato il proprio via libera alla seconda fase di consultazione del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), dopo che nella prima fase erano state raccolte opinioni e proposte riguardo agli indirizzi politici da adottare in questo settore di cruciale importanza per il futuro del Cantone.

Nel corso della mattinata, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi hanno presentato i nuovi scenari previsti dal Piano cantonale delle aggregazioni, le modalità di attuazione gli incentivi che ne sosterranno l’attuazione, sotto forma di contributi per la riorganizzazione amministrativa e per investimenti di sviluppo socio-economico. È stato inoltre spiegato come il Governo intende applicare la Legge sulle aggregazioni e quella sulla perequazione, coordinandole con il PCA e con la riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». Il progetto sarà ora sottoposto a una nuova consultazione fra Comuni, associazioni di Comuni e partiti politici rappresentati in Gran Consiglio. Una volta raccolte le indicazioni e adattato il progetto, il Consiglio di Stato allestirà un messaggio all’attenzione del Parlamento, al quale spetta la competenza di adottare i contenuti del PCA.

Il Piano cantonale delle aggregazioni è lo strumento di riferimento per definire l’assetto istituzionale del Ticino di domani e accompagnare la riforma del Comune e quella dei suoi rapporti con il Cantone. Il PCA è nato nel 2011, con l’approvazione della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni da parte del Gran Consiglio, che aveva previsto l’elaborazione di uno strumento per definire le linee guida a lungo termine del Consiglio di Stato. In seguito i lavori erano stati sospesi in attesa della sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», per poi riprendere nella seconda parte del 2016 con una nuova consultazione interlocutoria negli agglomerati (escluso il Bellinzonese) alla ricerca di soluzioni condivise. Il Consiglio di Stato ha in seguito consolidato gli scenari aggregativi, passati da 23 a 27, in particolare estrapolando il comparto delle Terre di Pedemonte e del «Piano» nel Locarnese, della «Collina Nord», «Collina Sud» e «Melide-Vico-Morcote» nel Luganese; sono inoltre state riordinate le ipotesi già elaborate per Capriasca, Malcantone Est e Ovest e Luganese.

Centro di Rancate: prolungamento dell’operatività

Centro di Rancate: prolungamento dell’operatività

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato, dopo aver sentito anche il parere positivo del Municipio di Mendrisio, ha avvallato il prolungamento fino alla fine del 2018 dell’operatività del centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. La decisione è stata presa tenendo presente la situazione attuale dei flussi di persone alla frontiera sud e l’aumento di casi di migranti in procedura di riammissione semplificata constatato in particolare a partire dall’estate dello scorso anno. La struttura è stata aperta nell’agosto 2016, poco dopo che il Governo ha decretato lo stato di necessità.

Nel corso della primavera l’afflusso di migranti è stato in linea con gli anni precedenti. Secondo le esperienze passate è ipotizzabile che, durante i mesi estivi, si assisterà a un importante aumento di migranti che intendono unicamente attraversare la Svizzera per raggiungere il Nord Europa. A titolo di riferimento, rispetto agli stessi mesi del 2015 in giugno gli ingressi nel 2016 sono pressoché raddoppiati, tendenza confermata anche nel 2017. Per questo motivo il prolungamento dell’operatività della struttura di Rancate è in grado di rispondere alle attuali esigenze, di agevolare le questioni logistiche, di accelerare i lavori di riammissione, di migliorare la sicurezza, nonché di tenere in considerazione le necessità della popolazione e le richieste delle autorità federali.

Con questa disposizione s’intende quindi rispondere in maniera puntale e mirata alle
diverse necessità di alloggio legate ai flussi migratori nell’ottica della continuità e in base alla positiva esperienza del 2016. A questo proposito si rammenta infatti che la presenza del Centro nella regione del Mendrisiotto non ha riscontrato problematiche ma ha anche contribuito ad accrescere la sicurezza nella regione grazie alla maggior presenza di forze dell’ordine.

Il Centro flussi migratori, gestito dal Corpo delle guardie di confine (Cgcf) con la Polizia cantonale, fornisce quindi la soluzione ideale per alloggiare quei migranti che non intendono richiedere l’asilo in Svizzera e quindi, secondo gli accordi internazionali, devono essere riammessi in Italia con la procedura semplificata. In questo senso si ricorda che la struttura di Rancate prevede l’esclusivo alloggio e il relativo vitto di persone che si trovano in attesa di riammissione semplificata in Italia, ossia di coloro che non hanno formulato domanda d’asilo in Svizzera. Al contrario, il centro non supplisce in alcun modo all’accoglienza di richiedenti l’asilo. Per questi ultimi infatti, a differenza dei migranti in procedura di riammissione semplificata, la competenza è della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), e implica il loro trasferimento in uno dei centri di registrazione e di procedura della Confederazione.

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Dal Mattino della domenica | Continua la riorganizzazione per migliorare il controllo su chi vive e lavora in Ticino

Da domani i frontalieri dovranno presentarsi ai posti di polizia del nostro Cantone con il proprio documento di identità per una verifica di autenticità. Si mette in atto la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che permetterà di garantire un’analisi ancora più attenta delle richieste.

Settimana scorsa, dopo la notizia dell’eliminazione della misura del casellario, ho voluto ribadire su queste pagine la mia volontà di impegnarmi comunque per avere più controlli su chi viene a lavorare o a vivere nel nostro Cantone. E posso portarvi dei risultati concreti. Dopo l’esito positivo delle verifiche esperite dall’Avv. Lorenzo Anastasi sull’Ufficio della migrazione e dopo aver ricevuto luce verde dalla Sottocommissione Vigilanza del Parlamento, da domani possiamo finalmente mettere in pratica la prima fase del progetto di riorganizzazione elaborato con il mio Dipartimento.

In questa fase entrerà in vigore per i permessi G – e quindi per i lavoratori frontalieri – una nuova procedura guidata, che prevede la verifica del documento d’identità da parte dei servizi della Polizia cantonale per i richiedenti il rilascio di un nuovo permesso G. Contestualmente avrà luogo la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno. I richiedenti dovranno presentarsi personalmente davanti ai nostri agenti in uno dei posti di Polizia designati per una verifica dell’autenticità del proprio documento d’identità. Oltre a garantire un incremento sotto il profilo della sicurezza, la nuova procedura guidata permetterà di riorientare parte delle risorse sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate dall’utenza. Inoltre quest’ultima, come pure il suo datore di lavoro, potranno far capo a una procedura di richiesta meno macchinosa.

La seconda fase del progetto sarà invece attuata a dicembre con l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste di un permesso per stranieri, la chiusura di tutti i Servizi regionali e l‘introduzione del Servizio nuove entrate a Lugano. L’obiettivo è di mettere in pratica la riorganizzazione entro fine 2017. Obiettivo che c’eravamo posti all’inizio dei lavori e che riusciremo a garantire nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare a inizio anno.

Questa riorganizzazione si è resa necessaria – e urgente – negli ultimi anni. L’evoluzione normativa in materia di stranieri, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione, ha comportato un marcato incremento della popolazione straniera in Ticino. Negli ultimi dieci anni le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 82’402 a 99’538! Era quindi necessario aggiornare un’organizzazione che risaliva al 1954 per permettere una maggiore qualità nei controlli effettuati, a fronte di un forte aumento delle pratiche trattate dall’Ufficio della migrazione, che solo nel 2016 sono state oltre 140’000!.

Voglio più sicurezza sul nostro territorio, e questa sicurezza passa anche dai controlli su chi ci vive e chi ci lavora. Anche se la maggioranza del Governo ha deciso di cedere al ricatto per l’accordo fiscale, e quindi rinunciare alla misura del casellario, continuerò a fare quanto possibile, con il mio Dipartimento, per il bene di tutta la popolazione. Ribadisco quello che ho già affermato la scorsa settimana: sono convinto che la misura del casellario sia efficace, e che il suo successo possa essere evidenziato anche dal consenso che ha ricevuto non solo a livello cantonale, ma addirittura a livello federale! Ed è per questo che voglio continuare con quanto nelle mie possibilità per garantire un maggiore controllo della popolazione presente sul territorio. Grazie a questa riorganizzazione sarà assecondata la volontà popolare, che in più occasioni e in diversi modi ha richiesto un maggior controllo su chi vive e lavora nel nostro Cantone!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta ordinaria del 2017 – la 43. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha anzitutto preso atto dell’imminente apertura della seconda fase della consultazione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni, che si concentrerà sulle modalità per l’attuazione dei nuovi scenari individuati e sugli incentivi finanziari previsti per la riorganizzazione amministrativa e gli investimenti a carattere socio-economico.

È stato quindi valutato lo stato di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», e sono stati indicati i primi elementi della nuova impostazione prevista per il sistema di perequazione delle risorse. Entro la fine dell’anno è attesa la consegna del rapporto conclusivo con le misure proposte nei sei ambiti di «priorità 1» – assicurazioni sociali, assistenza, famiglie, anziani, scuole, mobilità, perequazione –, che nel corso del 2018 dovrebbero essere consolidate in un messaggio al Gran Consiglio.

Il Dipartimento del territorio ha poi informato la Piattaforma riguardo al disegno di revisione della Legge sui beni culturali e del suo regolamento, che risponde alle richieste dell’iniziativa popolare «Un futuro per il nostro passato». Le modifiche normative proposte puntano in particolare ad accelerare la procedura per la protezione degli immobili di interesse cantonale, mantenendo l’autonomia decisionale dei Comuni sugli oggetti di rilevanza locale e riequilibrando i contributi finanziari pubblici per la conservazione. È stato deciso che una consultazione sul progetto sarà effettuata tramite la Piattaforma, con l’obiettivo che il messaggio del Consiglio di Stato sia pubblicato entro l’autunno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito presentato la proposta di rivalutazione delle modalità di calcolo degli effettivi delle Polizie comunali, condividendo con la Piattaforma i risultati della consultazione condotta negli scorsi mesi; è stato stabilito che i parametri attuali saranno modificati unicamente per le zone di retroterra e montagna.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sui pompieri, a temi energetici e alla politica fiscale.

In merito al progetto per l’introduzione del voto elettronico, la Piattaforma ha espresso il proprio sostegno per questa modalità di espressione della volontà popolare ed è stata informata sui progressi compiuti dal Gruppo di lavoro istituito dal Cantone e sulle discussioni in corso con la Sottocommissione parlamentare.

Il prossimo incontro della Piattaforma è previsto per mercoledì 23 agosto.

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che a causa di un cedimento strutturale del sottotetto, il poligono di tiro a 300 metri Rovagina a Morbio Superiore è inagibile fino a nuovo avviso. I tiri obbligatori e il tiro in campagna a 300 metri possono essere eseguiti presso qualunque poligono di tiro del Cantone. I tiri con la pistola a 25 metri si svolgeranno regolarmente.

A causa di un cedimento di parte del sottotetto avvenuto negli scorsi giorni, si stanno effettuando gli accertamenti del caso. In attesa dei risultati il poligono di tiro a 300 metri è stato chiuso precauzionalmente.

Pertanto per il tiro obbligatorio a 300 metri previsto a Morbio Superiore per mercoledì 7 giugno 2017 così come i tiri in campagna previsti per venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 giugno 2017 sono annullati. Per chi fosse interessato a eseguire iI tiro obbligatorio e il tiro federale in campagna a 300 metri, vi ricordiamo che gli stessi possono essere eseguiti gratuitamente su qualsiasi altro poligono di tiro del Cantone. Ulteriori informazioni circa giorni e orari sono consultabili sul sito www.ti.ch/militare.

Il tiro obbligatorio e il tiro in campagna alla pistola a 25 metri potranno essere svolti regolarmente negli orari previsti presso il poligono della Rovagina a Morbio Superiore.

Il poligono a 300 metri della Rovagina, Morbio Superiore rimane chiuso fino a nuovo avviso.