Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra ufficiali e sottoufficiali professionisti dell’Esercito svizzero

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra ufficiali e sottoufficiali professionisti dell’Esercito svizzero

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Palazzo delle Orsoline ha ospitato oggi l’annuale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i professionisti ticinesi dell’Esercito svizzero. Un appuntamento ricorrente che mira a favorire l’informazione reciproca e il dialogo tra le Autorità politiche cantonali e quelle militari.

Salutando i partecipanti, Norman Gobbi ha sottolineato i principali risultati raggiunti nel nostro Cantone durante il 2016, soffermandosi in particolare sulla progettazione e lo sviluppo delle strutture di Protezione civile, sugli importanti investimenti per il mantenimento delle piazze d’armi ticinesi e sulla creazione del nuovo centro logistico e deposito veicoli sul Monte Ceneri. Il Consigliere di Stato ha inoltre evidenziato gli sforzi per la promozione dell’italianità all’interno dell’Esercito, tramite i tre Corpi di truppa ticinesi. L’intervento ha infine permesso di tracciare un primo bilancio della gestione dei flussi migratori, e di quanto attuato a livello ticinese per affrontare al meglio la situazione al confine.

All’evento è intervenuto anche Silvano Petrini, Direttore del Centro sistemi informativi del Cantone, che ha informato i presenti riguardo al tema di grande attualità del cyber risk.

Migranti: ‘Serve tavolo insubrico’

Migranti: ‘Serve tavolo insubrico’

Da laRegione | La proposta di un tavolo transfrontaliero sui profughi è rimbalzata al Comitato direttivo della Regio Insubrica, su proposta della Provincia di Como.

L’ha avanzata la presidente della Provincia di Como. A fare gli onori di casa è stato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Anche la Regio Insubrica si occupa di migranti. Lo ha fatto ieri, a Mezzana, nel corso della riunione del Comitato direttivo. Una presa d’atto di un fenomeno che, al di qua e al di là della frontiera, questa estate ha impegnato istituzioni e mondo del volontariato. Ma è stata altresì l’occasione di proporre iniziative transfrontaliere sulla base delle esperienze vissute. L’obiettivo? Essere pronti ad affrontare nuove emergenze nel solco di una collaborazione transfrontaliera sempre più stretta e nella convinzione che il problema dei migranti non è destinato a rientrare nel volgere di poco tempo. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ieri a Mezzana in rappresentanza del Canton Ticino, ha più volte posto l’accento sul fatto che gli è stato più facile dialogare con il prefetto di Como che non con altre istituzioni. La presidente dell’Amministrazione provinciale di Como Maria Rita Livio, dal canto suo, ha avanzato la proposta di un tavolo di lavoro mirato alle problematiche dei flussi migratori da aprire all’autorità cantonale, al sindaco di Como, all’Amministrazione provinciale e alle associazioni comasche e ticinesi. «Un primo passo è quello di una corretta informazione da parte nostra e dei ticinesi», ha richiamato, facendo riferimento a Como e a Chiasso, dove si ‘gioca’ la drammatica partita dei migranti. Sullo sfondo quella che è stata la scena aperta della stazione San Giovanni di Como. Ora l’impegno di tutti, per quanto si è appreso, è stato quello di approfondire la proposta di Maria Rita Livio. Ad aprire i lavori, ieri, è toccato però a Gobbi che ha scattato una istantanea di quanto accaduto negli ultimi tre mesi. Sono state 6’000 le riammissioni effettuate nel trimestre, ha ricordato il direttore delle Istituzioni. Non ci sono state forzature, ha ribadito, sono stati rispettati gli accordi con l’Italia. Gobbi ha avuto poi parole di plauso per la soluzione trovata con il ‘Centro di temporanea accoglienza’ di via Regina Teodolinda, che ha consentito di sgomberare l’accampamento cresciuto nel parco di San Giovanni. Il rappresentante della Regione Lombardia ha fatto presente che è proprio la Lombardia la regione che ospita il maggior numero di profughi. Como è di gran lunga, a livello nazionale, la città che ne accoglie di più. «Non è la Regione Lombardia che li ospita, bensì i Comuni e le associazioni di volontariato, incominciando dalla Caritas», ha puntualizzato la presidente della provincia. Nel frattempo, si è deciso di estendere la capienza del Centro a 400 posti. Questo perché i migranti, dopo aver abbandonato la tendopoli, hanno accolto l’invito a trasferirsi nell’area ex Rizzo. Dove si è aperta una nuova fase, impegnativa per tutti.

Imposta di circolazione – Un convegno per nuove soluzioni

Imposta di circolazione – Un convegno per nuove soluzioni

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato oggi un convegno per riflettere sul futuro dell’imposta di circolazione. L’attuale impostazione di calcolo dei contributi cantonali richiesti ai detentori di veicoli risulta ormai essere datata; nonostante gli aggiustamenti adottati nel frattempo, il sistema necessita perciò di essere ripensato, così da tenere conto dei cambiamenti tecnologici e sociali avvenuti.

L’invito al convegno è stato rivolto dal Dipartimento a persone coinvolte nel settore della circolazione e dei trasporti – tra cui politici e addetti ai lavori – per favorire uno scambio preliminare di idee sul tema dell’imposta di circolazione, anche attraverso il confronto con le prassi in vigore negli altri Cantoni. L’obiettivo dell’incontro odierno è di giungere a una prima serie di conclusioni condivise, che permettano al Dipartimento di impostare una revisione dell’attuale formula di calcolo dell’imposta di circolazione, dapprima per le automobili e poi per tutte le altre categorie di veicoli.

Occorre ricordare che l’attuale impostazione della Legge sull’imposta e le tasse di circolazione risale a un messaggio del Consiglio di Stato (n. 5881) elaborato ormai 10 anni or sono. L’intento perseguito con quella revisione normativa era favorire l’acquisto di automobili meno inquinanti, anche attraverso l’introduzione di «ecoincentivi». Il miglioramento del parco veicoli testimonia che la modifica ha dato buoni risultati anche grazie al passaggio da un sistema di calcolo basato sulle categorie di efficienza energetica a un modello che adotta le emissioni di CO2 quale parametro determinante.

Durante il convegno sono intervenuti tre relatori: il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il direttore della sezione Ticino del TCS Roberto Morandi e Marco Piffaretti, direttore di Protoscar SA, azienda ticinese attiva dal 1987 nel settore del design automobilistico e industriale. A seguire, si è tenuta una discussione aperta fra i partecipanti.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Le Tre Valli ospiteranno mercoledì 21 e giovedì 22 settembre 2016 due edizioni del corso «SMEPI 16», una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si svolgeranno a Biasca, Bodio, Personico e Pollegio.

Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione 2016 prevede due giornate di esercitazioni, durante le quali una quarantina di operatori avranno la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.

Per l’occasione sono stati preparati quattro scenari: l’esplosione di un forno industriale, un incidente di canyoning in Val d’Ambra, un incidente causato da un pirata della strada a Biasca e un franamento in una cava di estrazione di granito di Personico. I partecipanti avranno così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, applicare i protocolli di condotta e assumere le funzioni di capo dello Stato Maggiore e di capi dei servizi chiamati a intervenire sul posto.

A occuparsi degli aspetti logistici del programma di formazione sarà il Corpo civici pompieri di Biasca, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Le piazze di lavoro saranno predisposte in modo da non provocare disagi al traffico e per la popolazione.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi ritiene controproducente annunciare i dispositivi mobili 200 metri prima della loro ubicazione Sarà impossibile rispettare la volontà del Parlamento, ma si studiano alternative – Le simulazioni della polizia

«Così come formulata, non sarà possibile tradurre la richiesta del Gran Consiglio». Norman Gobbi esce allo scoperto e, a esattamente 5 mesi dalla decisione favorevole della maggioranza parlamentare, si esprime negativamente circa la possibilità di segnalare i radar mobili tramite la posa di un cartello 200 metri prima della loro ubicazione. Un’indicazione, questa, che era scaturita dal dibattito su due mozioni del 2014 targate Fiorenzo Dadò (PPD) e dall’allora deputato Marco Chiesa (UDC), volte a incentivare l’aspetto qualitativo e non quantitativo e finanziario dei controlli. «Dopo il voto in aula – spiega il direttore delle Istituzioni – è stata fatta una valutazione strategica per capire in che modo dare seguito alla volontà del Parlamento».

E la riflessione ha avuto molteplici declinazioni, in primis pratiche. «Abbiamo ordinato al reparto Gendarmeria stradale della Polizia cantonale di effettuare tre tipologie di controlli su un determinato tratto di percorrenza» indica Gobbi. Per poi precisare: «Si è trattato di un controllo radar normale, di uno segnalato e infine sempre di uno segnalato ma seguito, 300 metri dopo, da un radar amico, destinato a riverificare la velocità precedentemente accertata». Ebbene, dalla speciale operazione sono emersi dei risultati piuttosto chiari, che verranno inseriti nel rapporto dipartimentale.

«Come avviene con i radar fissi – evidenzia Gobbi – anche per i dispositivi mobili è stato riscontrato che l’automobilista frena all’altezza del controllo, ma subito dopo torna a schiacciare il gas». E a smascherare questa tendenza è stato per l’appunto il radar amico, attivo in seconda battuta. «Parliamo oltretutto di superamenti importanti della velocità, come nel caso più eclatante che ha visto un conducente rispettare il primo radar segnalato e con esso il limite di 100 chilometri all’ora, per poi però essere pizzicato a 150 all’ora 300 metri dopo».

Più probabile un avviso generico

Da qui, dunque, la constatazione che una segnalazione visiva prima dei dispositivi non risponde «allo scopo educativo e di prevenzione perseguito con i controlli radar» rileva Gobbi. E quindi, la richiesta del Parlamento rischia di restare lettera morta? chiediamo al consigliere di Stato: «Stiamo esaminando altre possibilità – afferma –, come potrebbe essere per esempio la segnalazione generica all’automobilista delle aree o delle regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali».

Alla ricerca di trappole

Il lavoro delle Istituzioni non si è ad ogni modo limitato a un tentativo di applicazione concreta della richiesta del Gran Consiglio. Sì perché, oltre alla segnalazione visiva dei controlli, dal dibattito in aula era altresì emersa la volontà di porre un freno a quei controlli radar definiti come «trappole per far cassetta», in quanto eseguiti magari in tratti stradali in leggera discesa o in zone discoste, fuori abitato.

«Su nostro impulso – annuncia Gobbi – e in collaborazione con il Dipartimento del territorio censiremo i limiti di velocità presenti su tutto il territorio, strade cantonali in primis, al fine di individuare quei casi di conflitto, percepiti un po’ come trabocchetti, dove sono per esempio presenti tre segnaletiche differenti nel giro di 500 metri». Ma non solo: anche dove il limite segnalato, visto l’assenza di abitato e di immissioni di traffico importanti, è da considerarsi non corretto. Un esempio? «A differenza di quanto riportato nelle scorse settimane, sul tratto stradale che da Paradiso porta all’entrata autostradale di Lugano Sud non è nostra intenzione posare un radar fisso ma adeguare il limite di velocità da 60 a 80 chilometri orari, con la possibilità – in caso di code – di un adeguamento verso il basso tramite dei cartelli modulabili».

Più in generale – conclude Gobbi – «vogliamo rafforzare il coordinamento tra Cantonale e polizie comunali, con queste ultime che saranno obbligate a segnalare su una piattaforma interna i luoghi e i momenti in cui faranno i controlli, così da evitare sovrapposizioni e al contempo permettere un’analisi della qualità delle verifiche stradali».

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Dal Mattino della domenica | Non solo emergenza migranti per la Polizia quest’estate. Malgrado la forte pressione alla frontiera e il necessario dispiegamento di forze per far fronte alla situazione che si è palesata quest’estate, i nostri agenti non hanno smesso di lavorare su tutto il territorio per la gestione ordinaria della sicurezza dei ticinesi. I risultati parlano chiaro: un calo dei furti nelle abitazioni del 30% nei primi mesi del 2016.

Se n’è parlato per tutta l’estate: l’emergenza migranti tra Chiasso e Como e il dispositivo messo in piedi dalle forze dell’ordine (Guardie di confine, Polizia cantonale e polizie comunali) per gestire la situazione è stata ampiamente discussa e commentata dai media e dall’opinione pubblica. Situazione che, grazie all’ottimo lavoro di tutti gli attori coinvolti è stata gestita egregiamente e l’operato del nostro Cantone – che ha saputo mostrare ancora una volta un lavoro degno dell’efficienza “made in CH” – è stato anche elogiato di recente dalla Confederazione.
Il tema che ha scaldato gli scorsi mesi estivi è stato quindi quello della gestione dei flussi migratori e più volte ho commentato i fatti che hanno implicato un’attività straordinaria della nostra polizia.

Ma l’attività ordinaria di polizia non si è fermata. Anzi! I nostri agenti hanno continuato nello svolgimento delle loro mansioni a favore della nostra sicurezza. Nel bilancio estivo della Polizia cantonale troviamo cifre molto rassicuranti: in generale, sul nostro territorio, si segna un calo dei furti con scasso del 30% nei primi otto mesi del 2016, con dei picchi che toccano un -55% nel Locarnese e un -50% nel Mendrisiotto. Un risultato importante se pensiamo che in estate, a causa soprattutto di partenze per vacanze, i furti solitamente tendono ad aumentare. Tornando inoltre a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto uno dei record più positivi a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto di una maggiore e migliore presenza sul territorio da parte della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, e della collaborazione attivata in quest’ambito anche con le Guardie di confine. Un importante contributo in questo senso da parte del mio Dipartimento è stata la regionalizzazione della Gendarmeria. Un progetto di riorganizzazione che ho voluto introdurre e che ha permesso di riportare fisicamente i nostri agenti più presenti sul terreno, a contatto con la popolazione.

E sono anche i cittadini, tutti i Ticinesi, ad aver contribuito a ottenere questo risultato. È importante ricordarlo: i cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio. E il compito della sentinella è quello di allertare e segnalare alle forze dell’ordine le situazioni sospette che spesso portano a dei fermi.
In generale è proprio questo che fa la differenza sul nostro territorio, ticinese e svizzero: la collaborazione tra cittadino e autorità. Tutto questo contribuisce ad alimentare il senso di sicurezza collettivo percepito sul territorio.

Qualcuno potrebbe dire che ora che i reati sono diminuiti così nettamente, non è forse più opportuno tenere la tensione così alta e sarebbe invece il caso di adeguare gli effettivi della polizia alla situazione attuale. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni ritengo invece il contrario! Non dobbiamo abbassare la guardia proprio adesso: bisogna continuare sulla stessa strada. Questi risultati non sarebbero stati possibili senza una maggior presenza degli agenti in divisa su tutto il nostro territorio.
Possiamo ancora migliorare. Lo vediamo soprattutto con la situazione nel Malcantone, dove la diminuzione è stata meno marcata rispetto al resto delle altre regioni. In questa parte del nostro Cantone infatti la presenza della polizia è un po’ meno marcata – per l’estensione del territorio – e la vicinanza con l’Italia offre spesso più vie di fuga ai malviventi. Per questo è fondamentale continuare a lavorare in questa direzione facendo gioco di squadra.

Il connubio tra lavoro delle Autorità, più presenza sul territorio delle nostre forze dell’ordine e il ruolo da protagonisti dei cittadini-sentinella rende il nostro Cantone sempre più sicuro. Continuiamo a lavorare insieme per rendere il Ticino sempre più accogliente. Per la nostra sicurezza e per il nostro benessere.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Da CdT.ch | Inaugurato a Monte Ceneri il nuovo centro logistico dell’esercito – Norman Gobbi: “Importante tassello che permetterà di rispondere più velocemente ai bisogni del cittadino”

Quattro colpi di cannone, esibizioni militari e un tronchese per tagliare la catena che fungeva da nastro. È stata un’inaugurazione in grande stile quella che si è svolta questa mattina sul piazzale dell’ex arsenale del Monte Ceneri. Al centro dei festeggiamenti, la fine dei lavori per il nuovo centro logistico dell’esercito. Una struttura questa di oltre 35.000 metri cubi che va così a completare la rosa dei cinque centri nazionali distribuiti nelle regioni svizzere. Molti gli ospiti presenti, tra i quali anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il consigliere nazionale Marco Romano.

“Grazie a quest’opera il Ticino è protagonista all’interno dei progetti dell’esercito – ha sottolineato Gobbi – ma non solo: questo centro rappresenta un importante tassello all’interno di un sistema a rete che permetterà di rispondere sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione. Perché per i cittadini, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma elementi fondamentali della qualità di vita”.

“Dalle derrate alimentari ai vestiti, passando poi dall’equipaggiamento ai mezzi di trasporto, tutto ciò di cui ha bisogno la truppa per sopravvivere verrà immagazzinato qui”, ha spiegato il capo del Centro, Fulvio Chinotti.

Certificato Minergie, il nuovo stabile assicurerà i compiti logistici e infrastrutturali per Ticino, Grigioni italiano, Uri e Alto Vallese. Costo dell’operazione: 21,9 milioni di franchi, stanziati dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito |

Gentili ed egregi ospiti,

è davvero un piacere essere nuovamente qui con voi, sul Monte Ceneri, a quattro anni dalla cerimonia per la posa della prima pietra di questo Centro logistico del nostro Esercito.
Quel giorno, il 7 dicembre 2012, avevo espresso l’auspicio che potessimo ritrovarci – nel 2016 – per celebrare l’inaugurazione della nuova struttura. Beh, eccoci qui, come promesso, ad ammirare questo nuovo magazzino a corridoi stretti: ma soprattutto, a ricordare che il Canton Ticino è protagonista all’interno dei progetto dell’Esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica che coinvolge anche i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
Quella di oggi è quindi una giornata importante, determinante per il nostro territorio, che si unisce idealmente a due altri importanti traguardi: il centesimo anniversario della logistica e della Piazza d’armi del Monte Ceneri e – tra meno di un mese – l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Bellinzona, legata al progetto del tunnel di base del San Gottardo.
L’ho detto quattro anni fa, lo ribadisco oggi non solo in veste di direttore del Dipartimento istituzioni, ma anche come semplice cittadino ticinese: galleria di base del Gottardo, strada cantonale, autostrada e ferrovia sono i fili di un asse di transito che passa dal Monte Ceneri e capaci di trasmettere tra nord e sud la linfa economica e l’identità del nostro Paese. Sarebbe facile citare i grandi condottieri che hanno calcato queste strade in passato, superando questo colle con le loro truppe: Federico Barbarossa, il generale Suvorov alla guida delle truppe russe, l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. E la divisione tra sopra e sotto Ceneri non è cosa recente. Già l’imperatore romano Augusto (1° sec. a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine tra due mondi: a Nord la Rezia celtica e a sud la Regio XI Transpadana dell’impero romano. Perché non è solo la mobilità odierna, ma anche la Storia a parlarci di questo luogo come di uno snodo determinante.
È con la consapevolezza di questa centralità, dettata dall’assetto delle vie di comunicazione e dalla Storia, che oggi inauguriamo questa infrastruttura del Centro logistico. A breve sono previste altre opere importanti per il risanamento dell’attuale edificio amministrativo e per l’insediamento delle nuove officine e del parco veicoli dell’esercito, attualmente a Bellinzona. Per questo progetto il mio Dipartimento si è adoperato per fare in modo che la realizzazione avvenisse nei tempi auspicati. L’insieme di queste installazioni ci permetterà di centralizzare in un unico luogo, facilmente accessibile, diverso materiale da mettere a disposizione delle truppe a prontezza elevata. Proprio per questo si avvarrà della collaborazione di 300 persone impiegate principalmente in Ticino ma anche nei Cantoni di Uri, Vallese e Grigioni per la gestione quotidiana della logistica, a favore di tutti i militi che stazionano in questi territori.
Da Direttore del Dipartimento delle istituzioni, guardo inoltre con grande fiducia alle collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi. L’esercizio Odescalchi che ha avuto luogo con successo ha infatti mostrato i punti forti della collaborazione tra tutti i partner coinvolti.
Salutiamo quindi questo centro anche come un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete che riesca in futuro a rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione; perché per i cittadini che siamo chiamati a servire, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma dati di fatto, elementi fondamentali della qualità di vita.
La Confederazione, le Autorità militari e il Divisionario Baumgartner prima e il Divisionario Kaiser dopo hanno dato al nostro Cantone l’opportunità di essere parte integrante e attiva di un progetto così importante e strategico per il nostro Paese. Li ringraziamo, e li ringrazieremo anche in futuro con il nostro impegno e la nostra collaborazione quotidiana. Non vogliamo essere un partner positivo solo con le parole, ma anche coi gesti e con gli sforzi che porteranno questo edificio a divenire il cuore operativo logistico per eccellenza per le attività dell’Esercito a Sud delle Alpi.
Ho iniziato questo discorso ricordando la cerimonia di posa della prima pietra di questi edifici. Una prima pietra alla quale molte altre sono seguite e molte altre seguiranno. Ora sta solo a noi far sì che questo centro diventi anch’esso una realtà solida come pietra: una pietra miliare per la presenza militare e la sicurezza in Ticino e in Mesolcina.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.