Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi ritiene controproducente annunciare i dispositivi mobili 200 metri prima della loro ubicazione Sarà impossibile rispettare la volontà del Parlamento, ma si studiano alternative – Le simulazioni della polizia

«Così come formulata, non sarà possibile tradurre la richiesta del Gran Consiglio». Norman Gobbi esce allo scoperto e, a esattamente 5 mesi dalla decisione favorevole della maggioranza parlamentare, si esprime negativamente circa la possibilità di segnalare i radar mobili tramite la posa di un cartello 200 metri prima della loro ubicazione. Un’indicazione, questa, che era scaturita dal dibattito su due mozioni del 2014 targate Fiorenzo Dadò (PPD) e dall’allora deputato Marco Chiesa (UDC), volte a incentivare l’aspetto qualitativo e non quantitativo e finanziario dei controlli. «Dopo il voto in aula – spiega il direttore delle Istituzioni – è stata fatta una valutazione strategica per capire in che modo dare seguito alla volontà del Parlamento».

E la riflessione ha avuto molteplici declinazioni, in primis pratiche. «Abbiamo ordinato al reparto Gendarmeria stradale della Polizia cantonale di effettuare tre tipologie di controlli su un determinato tratto di percorrenza» indica Gobbi. Per poi precisare: «Si è trattato di un controllo radar normale, di uno segnalato e infine sempre di uno segnalato ma seguito, 300 metri dopo, da un radar amico, destinato a riverificare la velocità precedentemente accertata». Ebbene, dalla speciale operazione sono emersi dei risultati piuttosto chiari, che verranno inseriti nel rapporto dipartimentale.

«Come avviene con i radar fissi – evidenzia Gobbi – anche per i dispositivi mobili è stato riscontrato che l’automobilista frena all’altezza del controllo, ma subito dopo torna a schiacciare il gas». E a smascherare questa tendenza è stato per l’appunto il radar amico, attivo in seconda battuta. «Parliamo oltretutto di superamenti importanti della velocità, come nel caso più eclatante che ha visto un conducente rispettare il primo radar segnalato e con esso il limite di 100 chilometri all’ora, per poi però essere pizzicato a 150 all’ora 300 metri dopo».

Più probabile un avviso generico

Da qui, dunque, la constatazione che una segnalazione visiva prima dei dispositivi non risponde «allo scopo educativo e di prevenzione perseguito con i controlli radar» rileva Gobbi. E quindi, la richiesta del Parlamento rischia di restare lettera morta? chiediamo al consigliere di Stato: «Stiamo esaminando altre possibilità – afferma –, come potrebbe essere per esempio la segnalazione generica all’automobilista delle aree o delle regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali».

Alla ricerca di trappole

Il lavoro delle Istituzioni non si è ad ogni modo limitato a un tentativo di applicazione concreta della richiesta del Gran Consiglio. Sì perché, oltre alla segnalazione visiva dei controlli, dal dibattito in aula era altresì emersa la volontà di porre un freno a quei controlli radar definiti come «trappole per far cassetta», in quanto eseguiti magari in tratti stradali in leggera discesa o in zone discoste, fuori abitato.

«Su nostro impulso – annuncia Gobbi – e in collaborazione con il Dipartimento del territorio censiremo i limiti di velocità presenti su tutto il territorio, strade cantonali in primis, al fine di individuare quei casi di conflitto, percepiti un po’ come trabocchetti, dove sono per esempio presenti tre segnaletiche differenti nel giro di 500 metri». Ma non solo: anche dove il limite segnalato, visto l’assenza di abitato e di immissioni di traffico importanti, è da considerarsi non corretto. Un esempio? «A differenza di quanto riportato nelle scorse settimane, sul tratto stradale che da Paradiso porta all’entrata autostradale di Lugano Sud non è nostra intenzione posare un radar fisso ma adeguare il limite di velocità da 60 a 80 chilometri orari, con la possibilità – in caso di code – di un adeguamento verso il basso tramite dei cartelli modulabili».

Più in generale – conclude Gobbi – «vogliamo rafforzare il coordinamento tra Cantonale e polizie comunali, con queste ultime che saranno obbligate a segnalare su una piattaforma interna i luoghi e i momenti in cui faranno i controlli, così da evitare sovrapposizioni e al contempo permettere un’analisi della qualità delle verifiche stradali».

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Dal Mattino della domenica | Non solo emergenza migranti per la Polizia quest’estate. Malgrado la forte pressione alla frontiera e il necessario dispiegamento di forze per far fronte alla situazione che si è palesata quest’estate, i nostri agenti non hanno smesso di lavorare su tutto il territorio per la gestione ordinaria della sicurezza dei ticinesi. I risultati parlano chiaro: un calo dei furti nelle abitazioni del 30% nei primi mesi del 2016.

Se n’è parlato per tutta l’estate: l’emergenza migranti tra Chiasso e Como e il dispositivo messo in piedi dalle forze dell’ordine (Guardie di confine, Polizia cantonale e polizie comunali) per gestire la situazione è stata ampiamente discussa e commentata dai media e dall’opinione pubblica. Situazione che, grazie all’ottimo lavoro di tutti gli attori coinvolti è stata gestita egregiamente e l’operato del nostro Cantone – che ha saputo mostrare ancora una volta un lavoro degno dell’efficienza “made in CH” – è stato anche elogiato di recente dalla Confederazione.
Il tema che ha scaldato gli scorsi mesi estivi è stato quindi quello della gestione dei flussi migratori e più volte ho commentato i fatti che hanno implicato un’attività straordinaria della nostra polizia.

Ma l’attività ordinaria di polizia non si è fermata. Anzi! I nostri agenti hanno continuato nello svolgimento delle loro mansioni a favore della nostra sicurezza. Nel bilancio estivo della Polizia cantonale troviamo cifre molto rassicuranti: in generale, sul nostro territorio, si segna un calo dei furti con scasso del 30% nei primi otto mesi del 2016, con dei picchi che toccano un -55% nel Locarnese e un -50% nel Mendrisiotto. Un risultato importante se pensiamo che in estate, a causa soprattutto di partenze per vacanze, i furti solitamente tendono ad aumentare. Tornando inoltre a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto uno dei record più positivi a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto di una maggiore e migliore presenza sul territorio da parte della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, e della collaborazione attivata in quest’ambito anche con le Guardie di confine. Un importante contributo in questo senso da parte del mio Dipartimento è stata la regionalizzazione della Gendarmeria. Un progetto di riorganizzazione che ho voluto introdurre e che ha permesso di riportare fisicamente i nostri agenti più presenti sul terreno, a contatto con la popolazione.

E sono anche i cittadini, tutti i Ticinesi, ad aver contribuito a ottenere questo risultato. È importante ricordarlo: i cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio. E il compito della sentinella è quello di allertare e segnalare alle forze dell’ordine le situazioni sospette che spesso portano a dei fermi.
In generale è proprio questo che fa la differenza sul nostro territorio, ticinese e svizzero: la collaborazione tra cittadino e autorità. Tutto questo contribuisce ad alimentare il senso di sicurezza collettivo percepito sul territorio.

Qualcuno potrebbe dire che ora che i reati sono diminuiti così nettamente, non è forse più opportuno tenere la tensione così alta e sarebbe invece il caso di adeguare gli effettivi della polizia alla situazione attuale. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni ritengo invece il contrario! Non dobbiamo abbassare la guardia proprio adesso: bisogna continuare sulla stessa strada. Questi risultati non sarebbero stati possibili senza una maggior presenza degli agenti in divisa su tutto il nostro territorio.
Possiamo ancora migliorare. Lo vediamo soprattutto con la situazione nel Malcantone, dove la diminuzione è stata meno marcata rispetto al resto delle altre regioni. In questa parte del nostro Cantone infatti la presenza della polizia è un po’ meno marcata – per l’estensione del territorio – e la vicinanza con l’Italia offre spesso più vie di fuga ai malviventi. Per questo è fondamentale continuare a lavorare in questa direzione facendo gioco di squadra.

Il connubio tra lavoro delle Autorità, più presenza sul territorio delle nostre forze dell’ordine e il ruolo da protagonisti dei cittadini-sentinella rende il nostro Cantone sempre più sicuro. Continuiamo a lavorare insieme per rendere il Ticino sempre più accogliente. Per la nostra sicurezza e per il nostro benessere.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Da CdT.ch | Inaugurato a Monte Ceneri il nuovo centro logistico dell’esercito – Norman Gobbi: “Importante tassello che permetterà di rispondere più velocemente ai bisogni del cittadino”

Quattro colpi di cannone, esibizioni militari e un tronchese per tagliare la catena che fungeva da nastro. È stata un’inaugurazione in grande stile quella che si è svolta questa mattina sul piazzale dell’ex arsenale del Monte Ceneri. Al centro dei festeggiamenti, la fine dei lavori per il nuovo centro logistico dell’esercito. Una struttura questa di oltre 35.000 metri cubi che va così a completare la rosa dei cinque centri nazionali distribuiti nelle regioni svizzere. Molti gli ospiti presenti, tra i quali anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il consigliere nazionale Marco Romano.

“Grazie a quest’opera il Ticino è protagonista all’interno dei progetti dell’esercito – ha sottolineato Gobbi – ma non solo: questo centro rappresenta un importante tassello all’interno di un sistema a rete che permetterà di rispondere sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione. Perché per i cittadini, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma elementi fondamentali della qualità di vita”.

“Dalle derrate alimentari ai vestiti, passando poi dall’equipaggiamento ai mezzi di trasporto, tutto ciò di cui ha bisogno la truppa per sopravvivere verrà immagazzinato qui”, ha spiegato il capo del Centro, Fulvio Chinotti.

Certificato Minergie, il nuovo stabile assicurerà i compiti logistici e infrastrutturali per Ticino, Grigioni italiano, Uri e Alto Vallese. Costo dell’operazione: 21,9 milioni di franchi, stanziati dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito |

Gentili ed egregi ospiti,

è davvero un piacere essere nuovamente qui con voi, sul Monte Ceneri, a quattro anni dalla cerimonia per la posa della prima pietra di questo Centro logistico del nostro Esercito.
Quel giorno, il 7 dicembre 2012, avevo espresso l’auspicio che potessimo ritrovarci – nel 2016 – per celebrare l’inaugurazione della nuova struttura. Beh, eccoci qui, come promesso, ad ammirare questo nuovo magazzino a corridoi stretti: ma soprattutto, a ricordare che il Canton Ticino è protagonista all’interno dei progetto dell’Esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica che coinvolge anche i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
Quella di oggi è quindi una giornata importante, determinante per il nostro territorio, che si unisce idealmente a due altri importanti traguardi: il centesimo anniversario della logistica e della Piazza d’armi del Monte Ceneri e – tra meno di un mese – l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Bellinzona, legata al progetto del tunnel di base del San Gottardo.
L’ho detto quattro anni fa, lo ribadisco oggi non solo in veste di direttore del Dipartimento istituzioni, ma anche come semplice cittadino ticinese: galleria di base del Gottardo, strada cantonale, autostrada e ferrovia sono i fili di un asse di transito che passa dal Monte Ceneri e capaci di trasmettere tra nord e sud la linfa economica e l’identità del nostro Paese. Sarebbe facile citare i grandi condottieri che hanno calcato queste strade in passato, superando questo colle con le loro truppe: Federico Barbarossa, il generale Suvorov alla guida delle truppe russe, l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. E la divisione tra sopra e sotto Ceneri non è cosa recente. Già l’imperatore romano Augusto (1° sec. a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine tra due mondi: a Nord la Rezia celtica e a sud la Regio XI Transpadana dell’impero romano. Perché non è solo la mobilità odierna, ma anche la Storia a parlarci di questo luogo come di uno snodo determinante.
È con la consapevolezza di questa centralità, dettata dall’assetto delle vie di comunicazione e dalla Storia, che oggi inauguriamo questa infrastruttura del Centro logistico. A breve sono previste altre opere importanti per il risanamento dell’attuale edificio amministrativo e per l’insediamento delle nuove officine e del parco veicoli dell’esercito, attualmente a Bellinzona. Per questo progetto il mio Dipartimento si è adoperato per fare in modo che la realizzazione avvenisse nei tempi auspicati. L’insieme di queste installazioni ci permetterà di centralizzare in un unico luogo, facilmente accessibile, diverso materiale da mettere a disposizione delle truppe a prontezza elevata. Proprio per questo si avvarrà della collaborazione di 300 persone impiegate principalmente in Ticino ma anche nei Cantoni di Uri, Vallese e Grigioni per la gestione quotidiana della logistica, a favore di tutti i militi che stazionano in questi territori.
Da Direttore del Dipartimento delle istituzioni, guardo inoltre con grande fiducia alle collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi. L’esercizio Odescalchi che ha avuto luogo con successo ha infatti mostrato i punti forti della collaborazione tra tutti i partner coinvolti.
Salutiamo quindi questo centro anche come un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete che riesca in futuro a rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione; perché per i cittadini che siamo chiamati a servire, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma dati di fatto, elementi fondamentali della qualità di vita.
La Confederazione, le Autorità militari e il Divisionario Baumgartner prima e il Divisionario Kaiser dopo hanno dato al nostro Cantone l’opportunità di essere parte integrante e attiva di un progetto così importante e strategico per il nostro Paese. Li ringraziamo, e li ringrazieremo anche in futuro con il nostro impegno e la nostra collaborazione quotidiana. Non vogliamo essere un partner positivo solo con le parole, ma anche coi gesti e con gli sforzi che porteranno questo edificio a divenire il cuore operativo logistico per eccellenza per le attività dell’Esercito a Sud delle Alpi.
Ho iniziato questo discorso ricordando la cerimonia di posa della prima pietra di questi edifici. Una prima pietra alla quale molte altre sono seguite e molte altre seguiranno. Ora sta solo a noi far sì che questo centro diventi anch’esso una realtà solida come pietra: una pietra miliare per la presenza militare e la sicurezza in Ticino e in Mesolcina.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.

Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Dal Corriere del Ticino | Il bilancio estivo segna un calo dei furti nelle abitazioni, scesi del 30% in otto mesi: la regione più colpita è il Luganese – Claudio Ferrari: «La collaborazione con la popolazione è decisiva».

Dall’inaugurazione di AlpTransit all’emergenza migranti, passando poi per gli appuntamenti calcistici e la maxi-esercitazione italo-svizzera Odescalchi. Quella che la Polizia cantonale si è lasciata alle spalle è stata un’estate bollente. Anche perché, accanto ai grandi eventi citati, il lavoro «di routine» per contrastare furti, incidenti e borseggi non va mai in vacanza. Per tracciare un bilancio dell’attività degli scorsi mesi abbiamo sentito Claudio Ferrari , sergente maggiore capo, addetto alla prevenzione della Polizia cantonale.

Il nome in codice: Vietnam2

«Se osserviamo le cifre – ci dice Ferrari – il bilancio di quest’estate non può che essere positivo poiché si conferma la tendenza emersa lo scorso anno alla diminuzione dei reati». Statistiche alla mano, nel periodo compreso dal 1. gennaio al 31 agosto in Ticino si è infatti registrato un calo generale dei furti con scasso pari al 30%. A fare la parte del leone, per quanto concerne i mesi estivi, il Locarnese, dove la flessione ha toccato il 55%. Seguono poi Mendrisiotto (–50%), Bellinzonese (–35%) e infine Luganese (–10%). «A giocare un ruolo decisivo quale deterrente verso i ladri è soprattutto la presenza di agenti sul territorio», continua Ferrari. «Prendiamo ad esempio il Mendrisiotto: con la pressione migratoria ai valichi il numero di pattuglie nel distretto è aumentato. E questo ha scoraggiato molti malviventi che hanno così deciso di optare per altre zone». Come ad esempio il Luganese? «Forse. Le statistiche dimostrano che il Luganese, pur registrando un calo dei furti rispetto all’anno scorso, risulta essere il distretto più colpito. In particolar modo il Malcantone che, specialmente in questo periodo, è una zona a rischio». Per cercare di dare scacco matto a ladri e scassinatori, la Polizia cantonale ha messo in atto due operazioni. Nome in codice: Operazione controllo rustici e Operazione Vietnam2. Quest’ultima in particolare, si è concentrata nelle prime settimane di agosto e ha visto in azione sette pattuglie di agenti che, in divisa e in civile, hanno controllato l’Alto Malcantone e la zona della Penudria. Regione questa chiamata appunto «Vietnam» perché negli anni ’60 il grande boom edilizio ha riempito il territorio di buche. «È stata un’operazione necessaria – continua Ferrari – questa zona conta infatti numerose case di vacanza che rimangono a lungo disabitate e sono un bersaglio ottimale per i ladri», precisa Ferrari, «basta infatti pensare che, dall’inizio dell’anno, sono stati oltre una quarantina i furti». Un’operazione che però sembra aver portato i frutti sperati poiché, secondo quanto registrato dalle forze dell’ordine, fino ad ora non si sono più verificati reati.

Di strade e borseggi

A caratterizzare l’operato 2016 della Polizia cantonale anche l’attività legata agli incidenti stradali. «Quest’estate abbiamo registrato un aumento di quelli che sono gli interventi per incidenti con danni materiali», ci spiega il nostro interlocutore, «questi sono passati dai 534 del 2015 a 665. Mentre invece, gli incidenti che hanno visto coinvolti dei feriti sono stati 193, una cinquantina in meno dell’estate scorsa». Infine, gli scontri con esito mortale sono stati 4. Uno in più del 2015. «Commentare queste cifre è difficile – continua Ferrari – si fa di tutto affinché il bilancio sia pari a zero ma, purtroppo, non è facile». Nota positiva invece per quanto riguarda i borseggi e l’accattonaggio. Se i primi sono passati da 100 casi nel 2015 ai 90 di quest’anno, il numero di questuanti è decisamente in calo. «Capita che vi siano ancora casi di persone che, dall’Italia, arrivano per un giorno e chiedono l’elemosina davanti ai supermercati. Ma rispetto ai mesi precedenti sono in netta diminuzione», dichiara Ferrari. Un calo questo che, proprio come per i furti, è da ricondurre non solo all’aumento di agenti sulle strade, ma anche alla crescente collaborazione da parte della popolazione. «Si nota come tra i cittadini emerga sempre di più la voglia di essere partecipi nella propria sicurezza – aggiunge Ferrari – per questo motivo, anche in un’ottica futura cerchiamo di perseguire su questa strada promuovendo incontri di prevenzione con la popolazione. Insomma, il cittadino diventa sempre più attento, vigile e osservatore. Poi è chiaro, l’intervento spetta alle forze dell’ordine».

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Da laRegione | Riorganizzazione in arrivo: Giudicature di pace ridotte da 38 a 17 – Al Dipartimento istituzioni ultimato il progetto di messaggio.

La riforma dell’apparato giudiziario ticinese ‘Giustizia 2018’ passa anche dalle giudicature di pace. In questi giorni la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha terminato l’allestimento del progetto di messaggio sulla riorganizzazione del settore. Si propone fra l’altro una riduzione del numero sia delle giudicature che dei giudici di pace. «L’obiettivo principale è di uniformare il carico di lavoro, definendo comprensori di dimensioni per quanto possibile omogenee e mantenendo almeno una giudicatura di pace in ciascun distretto», spiega alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione Frida Andreotti. «Oggi – ricorda – ci sono giudicature molto sollecitate con più di 30mila abitanti e oltre mille incarti all’anno, altre invece con meno di mille abitanti e una decina di pratiche all’anno». Di qui la necessità «di un maggiore equilibrio lavorativo, affinché il singolo giudice possa svolgere l’attività a titolo accessorio».

Si prospetta allora una diminuzione dei comprensori, che permetterebbe di passare dalle attuali 38 giudicature di pace a «17». «Alla luce anche delle statistiche del Consiglio della magistratura e della popolazione attribuita ai circondari, il tutto con riferimento al periodo 2011-2015, abbiamo ipotizzato – riprende Andreotti – un carico di lavoro pari a circa 400/450 incarti all’anno, che si traduce in uno o due giorni di lavoro alla settimana». Il numero complessivo dei giudici di pace scenderebbe a ventisei. «Per mantenere all’interno dei comprensori una ripartizione equilibrata, prevediamo la presenza di due giudici di pace nei circondari di Mendrisio, Balerna e Ceresio, cinque nel circondario di Lugano, tre in quello di Bellinzona e un giudice per ognuna delle restanti dodici giudicature di pace», indica ancora la direttrice della Divisione. Per quanto attiene al Bellinzonese si è già tenuto conto dell’aggregazione. «Nel corso dell’estate – aggiunge Andreotti — abbiamo esaminato diversi scenari. Per finire suggeriamo quello a tre giudici, proponendo un comprensorio unico con tutti i Comuni del Distretto di Bellinzona e il Comune di Claro del Distretto di Riviera, che partecipa alla Nuova Bellinzona».

La riorganizzazione concepita dal Dipartimento istituzioni contempla inoltre un «rafforzamento» della formazione, un «nuovo» sistema retributivo e l’«abolizione» della figura del giudice supplente. I giudici di pace continuerebbero a essere eletti «dal popolo» e ad essere competenti «per le cause patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi». Il progetto di messaggio, prosegue la titolare della Divisione giustizia, «verrà sottoposto in particolare all’Associazione dei giudici di pace e al Consiglio della magistratura, dopodiché lo trasmetteremo al direttore del Dipartimento Norman Gobbi per l’approvazione del testo da parte del governo».

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nella giornata odierna ricorre un importante anniversario per la storia del «Governo elettronico» nel nostro Cantone. Esattamente vent’anni fa, il 4 settembre 1996, il Dipartimento delle istituzioni pubblicò le sue prime pagine informative su internet – all’epoca consultabili digitando l’indirizzo http://www.governo-ti.ch – e attivò una serie di indirizzi di posta elettronica, offrendo ai cittadini una nuova forma di comunicazione diretta con alcuni servizi dello Stato.
Vent’anni fa solo 8’000 cittadini ticinesi erano dotati di accesso alla rete internet. Il Dipartimento delle istituzioni fu il primo a percepire le potenzialità di questo nuovo mezzo per avvicinare i ticinesi allo Stato e lanciò il primo sito dell’Amministrazione cantonale. Il neonato sito internet dava allora la possibilità di trovare indicazioni sulle nuove leggi cantonali e le procedure di consultazione, visualizzare elenchi telefonici e indirizzari dell’Amministrazione cantonale – e anche formulare richieste o inviare suggerimenti, grazie ad alcuni indirizzi di posta elettronica. Il successo fu immediato: già nelle prime due settimane dopo la pubblicazione, le pagine di www.governo-ti.ch registrarono oltre 18’000 consultazioni.
Nel corso dei successivi due decenni, la semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato grazie ai nuovi strumenti informatici è rimasta un obiettivo strategico per il Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo dei servizi di e-Government del Cantone.
Alcune delle principali innovazioni introdotte in questo ambito hanno interessato la Sezione della circolazione, che nel 2014 è stata dotata di un nuovo applicativo informatico e ha potuto notevolmente ampliare la paletta dei servizi offerti via web alla cittadinanza. L’ultima aggiunta, che risale a solo qualche settimana or sono, consiste nella possibilità di modificare online, tramite un formulario digitale, l’indirizzo personale che figura su patenti e licenze di circolazione.

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Dal Mattino della domenica | Avanti con la collaborazione tra polizia cantonale e polizie comunali

Polizia cantonale e polizie comunali: compiti e responsabilità differenti ma un unico e comune obiettivo, quello di garantire la sicurezza sul territorio cantonale, il nostro territorio. Infondo, ognuno di noi, quando incontra per strada un agente di polizia, vede la stessa uniforme blu e non conta quale sia lo stemma che porta sul braccio. Quello che conta è che i nostri agenti di polizia svolgano la loro attività mantenendo sicuro il nostro Cantone. Un anno fa, il 1. Settembre 2015, è entrata a regime la legge che definisce la collaborazione tra le polizie: un importante passo, un passo concreto che ha permesso ai corpi di polizia di operare sul territorio in modo più coordinato ed efficace.

A un anno dall’applicazione della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol) possiamo fare il punto della situazione. Tutte le convenzioni sono state consolidate. 111 Comuni hanno infatti stipulato un accordo di collaborazione con uno dei Comuni dotati di un corpo di polizia strutturato o polo (così sono definiti i grandi centri). In alcune regioni sono state identificate delle soluzioni alternative: in Valle Verzasca è stato ratificato un accordo transitorio con la Polizia del piano. Nelle Tre Valli la soluzione trovata è quella della creazione di un posto di polizia misto.

Il risultato è una maggiore presenza sul territorio e una migliore coordinazione delle azioni intraprese. In diverse occasioni e in diverse zone del Cantone il nuovo approccio collaborativo ha già dato i suoi frutti. Nelle scorse settimane gli agenti della comunale, ad esempio, hanno potuto collaborare – per gli ambiti che li concernono – in maniera ottimale a fianco delle Guardie di confine e della Polizia cantonale per gestire la situazione dei migranti alla frontiera sud. Grazie all’esperienza maturata nel primo anno, l’organizzazione e la struttura delle attuali suddivisioni regionali in qualche zona del Cantone magari necessita qualche correttivo, e l’esperienza ci aiuterà a capire cosa è importante migliorare per trarre il meglio dal lavoro dei nostri agenti. Per ora però la nuova legge mostra già i primi risultati positivi, che a mio avviso potranno solo essere confermati nei prossimi mesi e anni. Un ulteriore passo verso l’obiettivo che porto avanti dalla mia entrata in Governo: accrescere la sicurezza e il senso di sicurezza di ogni ticinese.

Ma per stare al passo con i tempi e adattare anche i bisogni della cittadinanza in materia di sicurezza, occorre anche in questo ambito essere pronti ad affrontare i cambiamenti e le sfide a cui sarà confrontato il nostro Cantone in futuro. Un Ticino che con l’apertura del tunnel ferroviario di base del San Gottardo deve essere pronto ad evolvere non solo in ambito sociale ed economico ma anche a reagire alle nuove esigenze di sicurezza che si prospettano negli anni a venire. Per questo motivo uno dei dossier che affronterò nel corso della legislatura è quello della Polizia ticinese. Un concetto differente da quello della Polizia unica passato sul tavolo del Governo. Si tratta di un modello al quale dovremo tendere in futuro, e pertanto la sua creazione è un obiettivo che mi prefiggo per il medio/lungo termine. Non mi stancherò mai di ripeterlo: al cittadino che chiede l’intervento della polizia non importa il colore delle mostrine cucite sulla manica della divisa blu che indossa l’agente. Quel che conta è che sul luogo in cui è stato commesso un reato o si è verificato un incidente giungano tempestivamente agenti di polizia competenti, in grado quindi di assolvere al meglio le mansioni attribuite loro. Ma questo non deve tuttavia far pensare che gli sforzi per la messa in atto della LCPol saranno vanificati: questa è una modifica che andava fatta, e siamo soddisfatti di come si sta attuando.

Grazie ai nostri agenti, agli sforzi comuni della Polizia cantonale e alle Polizie comunali, ma soprattutto grazie a voi ticinesi, che come sentinelle sul territorio aiutate le autorità segnalando situazioni sospette e di pericolo. Con uno sforzo comune possiamo fare molto per migliorare la qualità di vita sul nostro territorio!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni