ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

Dal Mattino della domenica del 19 giugno 2016

Oggi prende il via l’esercizio internazionale che vede coinvolte autorità civili e militari

Ci siamo: dopo un lungo periodo di preparazione siamo nel vivo dell’esercizio ODESCALCHI, che prende il via questa mattina a Chiasso. Un esercizio internazionale nel quale sono coinvolti tutti i partner civili e militari chiamati in causa in caso di catastrofe. Lo scenario che verrà simulato nel Mendrisiotto a cavallo della frontiera è decisamente impressionante: un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico si scontrano all’interno di una galleria. I territori interessati saranno quello ticinese e quello italiano: l’incidente sarà, infatti, provocato all’interno della galleria ferroviaria di Monte Olimpino, tra Chiasso e Como. Un incidente ferroviario che innescherà una reazione a catena: esplosioni, crolli dovuti all’onda d’urto, incendi nella zona boschiva adiacente alla stazione ferroviaria, blocco dell’autostrada e una nube tossica che imporrà l’evacuazione di una parte della cittadinanza.
Non si tratta di uno scenario scelto casualmente. E non è nemmeno così lontano dalla realtà. Basti pensare all’incidente ferroviario avvenuto nel 2009 a Viareggio, al quale l’esercizio ODESCALCHI s’ispira, dove un treno merci carico di gas butano deragliò nei pressi della stazione. La fuoriuscita del gas provocò violenti esplosioni che distrussero l’infrastruttura ferroviaria e diversi edifici nei dintorni. Il triste bilancio della tragedia fu di circa 1000 persone evacuate, 100 senzatetto e 22 vittime. Uno scenario che purtroppo potrebbe rivelarsi reale anche alle nostre latitudini. Proprio a Chiasso nel 2011 si è già verificato un incidente con cinque vagoni cisterna che, staccatisi da un treno merci in fase di manovra, hanno pericolosamente urtato – fortunatamente senza gravi conseguenze – un treno in sosta. Tutti episodi che fanno comprendere l’importanza di allenarsi per essere pronti a gestire una situazione straordinaria di tale portata.
In ODESCALCHI sono coinvolti per la prima volta, a fianco dell’Esercito svizzero, tutti gli enti civili di primo intervento. Polizia, pompieri, servizi ambulanza, protezione civile ed esercito nonché i partner italiani avranno la possibilità di migliorare la conoscenza reciproca, che in eventi come quello simulato diviene essenziale alfine di accrescere il benessere di tutti i cittadini. Un esercizio internazionale senza precedenti, che permetterà a tutti i partecipanti di testare l’efficacia della collaborazione con gli altri partner civili e militari svizzeri e italiani. Un esercizio che ha già portato a risultati concreti. Questa mattina sarà infatti firmato a Chiasso un accordo tra il Canton Ticino e la Prefettura di Como che ridefinisce le modalità d’intervento transfrontaliere in caso di emergenza. Un accordo fortemente voluto dal sottoscritto e in cui la novità è data dal fatto che il Ticino, in caso di necessità, potrà attivarsi immediamente e direttamente con la Prefettura di Como, senza che entrambi debbano passare dai rispettivi Stati centrali, perdendo tempo prezioso. Una semplificazione delle procedure che ha l’obiettivo di rendere più rapidi ed efficaci gli interventi a protezione della popolazione. Un altro passo concreto verso la maggior sicurezza del Ticino e dei Ticinesi!

Un altro ponte con l’Italia

Un altro ponte con l’Italia

Da LaRegione del 16 giugno 2016, un articolo di Paolo Ascierto

Esercizio Odescalchi: con soccorritori ed esercito, per la prima volta impiegate forze d’oltreconfine. In seguito a un incidente ferroviario (simulato) a Chiasso, entreranno in azione da domenica i soccorritori civili e militari. Il divisionario Cantieni: ‘Servirà anche per conoscere i nostri vicini.

«Quel ponte sarà il simbolo dell’esercizio». Ore 9.45. O, per dirla in grigioverde, zeronovecentoquarantacinque. Il bunker in cui si tiene la conferenza stampa è verniciato di fresco e, quindi, più che di piedi e di muffa odora di pittura. È il luogo in cui, in caso di emergenza, si riunirebbe il Consiglio di Stato. Fass90 in spalla, fuori i militi della Territoriale 3 impegnati nel corso di ripetizione controllano l’accesso all’area. Penne e fogli in mano, dentro si affinano i dettagli in vista dell’esercizio ‘Odescalchi’. Prenderà il via domenica e durerà fino a martedì, simulerà un grave incidente con tanto di nube tossica alla stazione di Chiasso, coinvolgerà tremila uomini di Protezione civile, Polizia cantonale, pompieri, esercito, Pronto soccorsi e via dicendo. Si svolgerà soprattutto nel Mendrisiotto e per il divisionario Marco Cantieni , Comandante della Regione territoriale 3, sarà simboleggiato da un ponte sul fiume Breggia «che verrà costruito in tre o quattro ore» dai militi. Perché quel ponte collegherà Svizzera e Italia. Geograficamente e metaforicamente: per la prima volta in occasione dell’esercizio Odescalchi lavoreranno spalla a spalla gli enti d’intervento locali e partner provenienti da oltreconfine, nello specifico i vigili del fuoco di Como e il Genio zappatori ferrovia. E non solo. A margine dell’esercizio sarà firmata una convenzione fra Ticino e Provincia di Como che in futuro permetterà di snellire le procedure per collaborare in casi di urgenza, simili a quelli simulati nel corso del weekend.

Verso altre convenzioni

«La collaborazione tra autorità civili e militari – ha sottolineato nella conferenza stampa di ieri Cantieni – non è qualcosa di strano». I contatti sono quotidiani, così come le esercitazioni congiunte. «Era dal 2011 – ha confidato l’alto ufficiale – che volevo farne una transfrontaliera». Prenderà il via domenica. «Un’occasione per tutti quelli che verranno impiegati», un’occasione per conoscersi e per comprendere come funzionano «le teste della parte oltreconfine» in un simile contesto. Anche perché se un giorno davvero dovesse verificarsi un’emergenza senza frontiere, ha concluso Cantieni, «non ci sarà tempo per conoscersi». «Anche nell’ambito della protezione della popolazione – ha rilevato pure il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è importante comprendere come funziona di là». Così come è importante disporre di chiare ‘regole del gioco’. Da qui la sottoscrizione della Convenzione tra Ticino e Provincia di Como. Anche in questo campo, ha ricordato Gobbi, gli accordi sono presi tra Roma e Berna. Ma simili convenzioni tra ‘vicini di casa’ «permetteranno di snellire le procedure» e di attivare più velocemente il soccorso transfrontaliero. Sulla falsa riga, per intendersi, di quanto avviene grazie al Centro di cooperazione polizia e doganale di Chiasso. E quanto verrà sottoscritto fra tre giorni «farà da apripista» per trovare forme di collaborazione con le altre province confinanti. Si vedrà. Per intanto sotto con l’esercizio Odescalchi che nonostante l’esodo dei primi vacanzieri e l’impiego di migliaia di uomini «non influenzerà» eccessivamente, ha assicurato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli , la mobilità sulle strade del Mendrisiotto. Anche perché, ha detto Pizolli, è «prevista la gestione del traffico in modo funzionale alle esigenze della popolazione».

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Dal Corriere del Ticino del 9 giugno 2016, un articolo a cura di John Robbiani

Norman Gobbi presenta in anteprima ai municipali del Luganese il progetto «Ticino 2020» L’obiettivo è riformare radicalmente entro un anno la ripartizione degli oneri e dei compiti

Il Governo e in particolare il Dipartimento delle istituzioni l’avevano più volte annunciato e ventilato per rispondere anche alle sempre più vigorose critiche provenienti dai Municipi ticinesi in merito al ribaltamento degli oneri e dei compiti dal Cantone ai Comuni. Ora il progetto «Ticino 2020» ha un volto. Ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine dell’assemblea dell’ente regionale di sviluppo del Luganese, ha presentato in anteprima il progetto e lo ha fatto rivolgendosi proprio ai municipali del Distretto che, probabilmente, più di tutti in Ticino hanno accusato il Governo di «sbolognare» alle amministrazioni locali costi e compiti eccessivi in nome del risanamento finanziario cantonale. Gobbi è partito da una constatazione: «Si assiste a un lento deterioramento del federalismo elvetico nei rapporti fra Cantone e Comuni».

Strategia in cinque punti

Un deterioramento a cui, appunto, «Ticino 2020» vuole dare un freno con una strategia in 5 punti. Il primo prevede una riorganizzazione territoriale dei Comuni (e dunque la riattivazione del Piano cantonale delle aggregazioni). Questo perché, secondo Gobbi, «in Ticino esistono Comuni molto diversi e non tutti sono in grado di svolgere gli stessi compiti». Il ministro ha fatto l’esempio di Corippo (12 abitanti) e di Lugano (69.000) e ha lasciato intendere che un rafforzamento dei Comuni rappresenta la base dell’intero progetto. Il secondo punto riguarda il riordino dei compiti e dei flussi, cui seguirebbe una revisione della perequazione finanziaria e in contemporanea una riorganizzazione dell’efficienza cantonale e un riassetto delle organizzazioni comunali.

Compensazioni
Gobbi era affiancato in sala da Michele Passardi, che di «Ticino 2020» è co-direttore di progetto. I due hanno spiegato che in futuro (un decreto legislativo potrebbe essere presentato nella primavera del 2017) «i compiti trasferiti da un livello all’altro dovranno essere accompagnati, dove necessario, da un adeguato finanziamento» e «a parità di prestazioni offerte e a garanzia del principio di efficienza produttiva, gli oneri complessivi a carico di Cantone e Comuni saranno inferiori o al massimo uguali a quelli attuali». La neutralità della spesa dovrà comunque essere soddisfatta a livello globale e non per singolo Comune. «Tuttavia – è stato illustrato – non si può permettere che un Comune si ritrovi con una situazione sensibilmente peggiore rispetto a quella iniziale» e dunque verrà presa in considerazione la possibilità di elargire contributi e compensazioni. Si vuole dunque ottenere servizi razionali e maggiori qualità per i cittadini, più autonomia decisionale per gli enti locali, l’aggiornamento dei compiti assunti dallo Stato e la semplificazione dei rapporti Cantone-Comuni.

Moltiplicatori e fiscalità
Uno strumento che permetterà di «neutralizzare» gli effetti di «Ticino 2020» sarà la perequazione diretta e la correzione fiscale attraverso i moltiplicatori.
Ente regionale: nuovi volti
Oltre che per assistere alla presentazione di «Ticino 2020» l’assemblea dell’ente regionale era stata convocata per eleggere il suo nuovo comitato esecutivo per il quadriennio 2016-2020. Comitato i cui membri passa da 7 a 5.
Confermati gli uscenti Giovanni Bruschetti (presidente, di Massagno), Michele Foletti (Lugano) e Sabrina Romelli (Collina d’Oro). Al loro fianco sono stati nominati praticamente all’unanimità Paolo Ramoni (Novaggio) e Franco Voci (Torricella-Taverne). Durante l’assemblea è stato ricordato come, durante la scorsa legislatura, sono stati finanziati 73 progetti imprenditoriali (per un totale di circa 2 milioni di franchi) che hanno generato 13 milioni di investimenti sul nostro territorio.

Guardia Svizzera in città

Guardia Svizzera in città

Da Gdp.ch del 6 giugno 2016. Un articolo a cura di Don Rolando Leo

È stata una mattinata composta in Collegiata quella di ieri, con un’impostazione semplice; sobria la celebrazione che ha portato il vescovo di Lugano, mons. Lazzeri, a benedire il vessillo sotto il quale si riconoscono tutte le ex-guardie elvetiche della Svizzera italiana. Riconoscersi sotto una bandiera comune, ha affermato il Vescovo, significa «un’esperienza, più o meno prolungata, di servizio alla Chiesa nella Guardia Svizzera Pontificia! Sono certo che non avete dimenticato l’emozione profonda con cui avete afferrato un giorno la bandiera e avete sollevato il braccio, giurando dedizione e fedeltà».

Questa emozione era palpabile in chiesa, significata dal religioso silenzio e dall’attenzione degli astanti durante tutta la liturgia, in modo particolare ascoltando le parole di mons. Lazzeri e seguendo il breve rito di benedizione del vessillo, trasferito sull’altare a passo cadenzato da alcune guardie. La radice profonda di quel gesto non può essere cancellata. In un certo senso, è la verità del cuore umano. “Acriter et fideliter”, “con coraggio e fedeltà”, è il motto che accompagna la Guardia svizzera. «Continuate a portarlo nel vostro cuore e, soprattutto, fatelo conoscere attraverso la qualità della vostra vita, nella famiglia, nel lavoro, nella Chiesa e nella comunità civile!», così ancora il Vescovo.

«Non conosce una vera ragione di vivere se non colui che ha trovato la ragione per cui vale la pena donare la propria vita fino al sangue, se necessario». Il teologo tedesco Dietrich Bonhöffer ha lasciato questo testamento che corrisponde all’animo che ha mosso originariamente tanti giovani attraverso questo slancio di vita e di donazione di sé, ognuno a suo tempo.

In chiesa sono comparsi a fine celebrazione una sessantina di cresimandi di tutta la zona, invitati per una giornata speciale dedicata a loro, ai quali il Vescovo ha rivolto parole di saluto, richiamandoli a valori veri legati al servizio per gli altri.

Le guardie hanno lasciato la chiesa in parata, accolti in piazza Collegiata da amici e simpatizzanti. Poi sono salite in corteo fino a Castelgrande, attirando l’attenzione ammirata di turisti e passanti. Insomma, una bella mattinata in cui la città di Bellinzona si è colorata con le stupende divise delle ex Guardie Pontificie ed è stata richiamata dalla musica della banda che le ha accompagnate.

Incontro i funzionari dirigenti   –  Discussa la riorganizzazione del Dipartimento

Incontro i funzionari dirigenti – Discussa la riorganizzazione del Dipartimento

È stato un pomeriggio dedicato all’incontro e al dialogo quello che martedì scorso a Faido ha visto il Consigliere di Stato Norman Gobbi confrontarsi con i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. Al centro della discussione, la riorganizzazione di alcuni dei servizi dell’Amministrazione cantonale.
Nella prima parte della giornata è stata presentata in dettaglio ai funzionari dirigenti la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione e del Settore esecuzioni, misure contenute nella manovra per il risanamento delle finanze cantonali presentata dal Governo nelle scorse settimane. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza dello sforzo per riequilibrare i conti dell’ente pubblico, e affermato la necessità di ottimizzare le risorse presenti in tutto il territorio, tenendo conto dell’evoluzione delle richieste e delle crescenti sollecitazioni alle quali sono confrontati gli uffici del Dipartimento.

La giornata dipartimentale è poi proseguita allo stand di tiro di Faido, dove i partecipanti alla giornata hanno avuto l’opportunità di sfidarsi in una competizione di tiro sportivo, con una gara alla pistola e al fucile. I funzionari dirigenti – opportunamente istruiti e accompagnati dai Carabinieri Faidesi – si sono così cimentati nel programma del Tiro federale in campagna, che per il pubblico si svolgerà dal 27 al 29 maggio in tutti i poligoni svizzeri e ticinesi. Vincitore della competizione in combinata è stato il responsabile della sezione formazione della Polizia cantonale Cristiano Nenzi. L’Ufficiale di polizia è risultato migliore anche nella classifica individuale al fucile precedendo il Capo Dipartimento Norman Gobbi. Il migliore tiratore della gara alla pistola è stato invece il capitano del I Reparto Mendrisiotto della Gendarmeria Edy Gaffuri.

‘Possibile mobilitare altri militi’

Da La Regione del 23 maggio 2016

Norman Gobbi: «Per ora arrivi nella norma, con picchi nel weekend e la sera» – Il capo dell’esercito André Blattmann: «Pronti duemila soldati, e se non saranno sufficienti ne mobiliteremo altri».

A pochi chilometri dal fronte. O, meglio, a pochi chilometri da quello che potrebbe diventare uno dei fronti sui quali verranno impiegati i militi la prossima estate. È lì, a Mendrisio, che sabato il capo dell’esercito, il comandante di corpo André Blattmann , ha incontrato la Società ticinese degli ufficiali (Stu) riunita in assemblea. Un incontro utile da un canto per rassicurare gli ufficiali in merito alla presenza grigioverde a sud del Gottardo dopo la prossima riforma (vedi articolo a lato); dall’altro per confermare che la questione migranti è presa seriamente dalle alte sfere dell’Armee. Tanto che di fronte alla platea il comandante di corpo non ha escluso ulteriori mobilitazioni. In vista dell’emergenza migranti «dobbiamo – ha spiegato Blattmann alla ‘Regione’ a margine dell’assemblea – poter aiutare e sostenere le autorità civili e le Guardie di confine. Siamo in grado di assumerci tale compito e sono già state messe in atto misure in questo senso. Penso per esempio allo spostamento durante l’estate di alcuni corsi di ripetizione, in modo da poter avere un maggior numero di forze a disposizione». In ogni caso, ha aggiunto il capo dell’esercito, «la Polizia militare sarebbe la prima a entrare in azione, seguita dai militi di ferma continua e da quelli che stanno svolgendo il corso di ripetizione. Speriamo che basti. In caso contrario, dovremmo mobilitarne altri». Una parola ‘mobilitazione’ che ricorda, tra le altre cose, che l’esercito svizzero rimane pur sempre un esercito di milizia. «Esatto. Sono sempre le autorità civili – ha sottolineato Blattmann – a stabilire quali sono i nostri compiti e quando è necessario il nostro intervento. Va però ricordato che non siamo un esercito di corsi di ripetizione: se sono necessarie più forze, andranno mobilitati più militi». Uno scenario verosimile? «Al momento attuale sono pronti circa duemila soldati. Siamo sulla giusta via ma non si può escludere nulla». E non esclude nulla neppure il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi . Sul fronte migranti, ha detto Gobbi, «alla porta sud si conta un numero relativamente normale di arrivi» per ora. Su per giù dai venti ai trenta al giorno, con «dei picchi nel weekend e la sera». Nessun allarme rosso insomma. Ma non è il caso di rimanere con le mani in mano. Perché, ha ricordato il responsabile del Di, solitamente «la crescita degli arrivi inizia a maggio» e, tra le altre cose, quest’anno «si sono riattivati i gommoni» che fanno spola tra l’Albania e l’Italia. Sarà importante «organizzarci sul territorio». Se del caso, anche con l’esercito.

LA RIFORMA – Cantone risparmiato

Non solo migranti. Sabato il comandante di corpo André Blattmann, che a fine anno lascerà il suo incarico, ha pure voluto rassicurare i quadri in merito alla presenza dell’esercito in Ticino dopo la riforma in corso a Berna (e sulla quale tira già aria di referendum). Sarà una dieta. Una dieta che non dovrebbe però toccare i posti di lavoro, così come le Piazze d’armi a sud del Gottardo. Si dovrà per contro dire addio alla Brigata fanteria montagna 9, comandata dal brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà verosimilmente inglobata all’interno di una Divisione. Ciò detto, rimane aperta una domanda: il futuro capo della Armee potrebbe essere un ticinese? «Questa decisione – scherza Blattmann – esula dalle mie competenze». D’accordo. E la presenza di italofoni tra i quadri dell’esercito? La ritiene sufficiente? «È una questione molto importante, specie nel nuovo esercito che richiederà la presenza di più militi attivi. E in questo senso oggi (sabato, ndr) è arrivato un buon segnale: i giovani che sono entrati a far parte della Stu sono di più rispetto a quelli che hanno terminato la propria attività. Ciò lascia ben sperare affinché un domani – ha concluso il capo dell’esercito – tra i quadri ci siano diversi validi ticinesi».

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Dal Corriere del Ticino del 10 maggio 2016

Il tutto esaurito impone una ristrutturazione – Si investiranno 50 milioni, un terzo rispetto al progetto originale Gobbi: «Occorre una struttura più performante» – Laffranchini: «È in diminuzione l’uso della cella di rigore»

Dopo il netto ridimensionamento della ristrutturazione de La Stampa deciso dal direttore dei Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (vedi anticipazione del Corriere del Ticino del 17 ottobre 2015), si pianifica la ripartenza del progetto. In prima battuta il Consiglio di Stato prevedeva la costruzione di quattro edifici ex novo con una spesa stimata tra i 150 e i 180 milioni di franchi. Seppur di minor entità un rinnovo entro il 2020 s’ha da fare: «L’edificio ha 47 anni», ha spiegato Gobbi ieri durante il bilancio annuale delle strutture carcerarie che si è tenuto alla Farera, «la ristrutturazione permetterà di prolungare la vita di altri 25-30 anni e di ampliarne la capacità. Occorre una struttura performante per rispondere alle sfide future. Negli ultimi 15 anni non è stato speso un franco per La Stampa». L’investimento previsto è di circa 50 milioni e garantirà 30 posti in più. La capienza massima passerà così a 180 posti, per far fronte al tutto esaurito che caratterizza la struttura attuale. «È da oltre un anno che abbiamo raggiunto la piena capacità», ha rilevato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini , «ed è stata creata una lista d’attesa per l’accesso». Al carcere giudiziario la Farera alloggiano infatti anche i detenuti in attesa di passare al La Stampa, che sottostanno però a un regime alleggerito: «Vengono concesse maggiori ore fuori dalla cella, più telefonate e sette ore di visite al posto di quattro», precisa Laffranchini. Oltre al rinnovo con aumento dei posti al La Stampa, Gobbi ha anche rivelato l’avvio di uno studio sulla possibile riconversione a carcere amministrativo dello stabile Navarazz a Taverne-Torricella, «con la possibilità di inglobare anche una gendarmeria che garantirà la sicurezza alla valle del Vedeggio». La gestione delle incarcerazioni amministrative è al momento affidata al Canton Grigioni.

Adeguamenti in vista
Tra le sfide, alcune imminenti altre del futuro, sottolineate dalla neodirettrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti vi è il nuovo diritto in materia di espulsione dei criminali stranieri, che entrerà in vigore tra pochi mesi, il 1. ottobre 2016. «Sarà un giudice della Magistratura penale a decretare l’espulsione e potrebbe esserci un aumento dei detenuti in attesa di giudizio», precisa Andreotti, che evidenzia inoltre come ci siano ancora dei nodi da sciogliere, ad esempio se sarà il Tribunale penale cantonale o la Pretura penale ad occuparsi dei casi. Sempre nell’ambito di legislazione federale, il 1. gennaio 2018 entrerà in vigore la revisione del diritto sanzionatorio, «che reintroduce le pene a breve durata. Per chi ad esempio ha difficoltà a pagare le pene pecuniarie o per chi è recidivo potrà essere applicata una pena detentiva», aggiunge Andreotti. Per ciò che riguarda le modifiche legislative cantonali, si sta lavorando su due grandi filoni: «Nell’ambito della revisione della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti ci si sta muovendo per migliorare la trasmissione di informazioni, soprattutto nello scambio automatico tra psichiatri e autorità giudiziaria», precisa la direttrice.
Inoltre, «un’altra questione molto sensibile e delicata è lo sciopero della fame, poiché tocca la libertà personale. Anche qui valuteremo nei prossimi mesi le varie possibilità». A livello cantonale è anche «previsto un adeguamento alle problematiche odierne del Regolamento delle strutture carcerarie», evidenzia ancora Andreotti.

Questione di equilibrio

Laffranchini ha inoltre affrontato il tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà personale. Al proposito ha rilevato che da una parte vanno promosse le condizioni generali di vita, dall’altra la protezione della collettività. «Le maglie della sicurezza sono state strette nell’ultimo anno», ha rilevato Laffranchini, «in particolare per quanto attiene i controlli, ad esempio nei rilevamenti di alcol e stupefacenti. Ad esempio eseguiamo controlli delle urine soprattutto su chi è stato incarcerato per infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti. Inoltre quest’anno sono previsti controlli delle acque luride». Sono per contro aumentate altre problematiche: «Il consumo di alcol e stupefacenti è diminuito, ma è aumentata la richiesta di benzodiazepine e farmaci psicoattivi». Il direttore ha inoltre diminuito il ricorso all’isolamento nella cella di rigore, promuovendo le sanzioni pecuniarie per le infrazioni disciplinari.

La visita

Vivere in pochi metri tra l’isolamento e il rischio di suicidio
Durante il bilancio delle strutture carcerarie è stato possibile visitare le celle della Farera. Una vita spesa in pochi metri quadrati, in cui la privacy è difficile da garantire. «Di solito la cella doppia viene utilizzata per contenere il rischio di suicidio», spiega il direttore Stefano Laffranchini, «che si presenta soprattutto con detenuti provenienti dall’ambito finanziario, con una reputazione e numerosi contatti che improvvisamente si trovano isolati». Nelle celle di rigore, simili a quelle singole ma senza televisione, i detenuti possono rimanere fino a 10 giorni senza contatti con gli altri mentre in quelle di contenimento sono usate per i detenuti che manifestano forti problemi comportamentali: l’impatto è forte, solo un materasso direttamente al suolo e un bagno alla turca.

Gli 007 ticinesi: «Lavoro delicato, l’allerta è alta»

Gli 007 ticinesi: «Lavoro delicato, l’allerta è alta»

Da tio.ch del 2 maggio 2016

Servizi segreti in azione nel nostro cantone. Gobbi: «Abbiamo potenziato l’organico».

BELLINZONA – In genere ce lo dimentichiamo – del resto, è il loro lavoro essere dimenticati. Ma gli 007 ticinesi esistono. E hanno pure un bel daffare, di questi tempi. Il perché è spiegato nelle novanta pagine del rapporto 2015 pubblicato oggi dai servizi segreti di Berna (Sic). La Svizzera non è un obiettivo primario del terrorismo di matrice islamica, ma l’allerta rimane alta. E lo stesso vale per il Ticino.

La Sezione gestione delle informazioni (Sgi) della Polizia cantonale – i servizi segreti locali – è stata «potenziata di recente» spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (a cui il servizio fa capo). «Il presidio d’intelligence in Ticino può dare e dà un apporto importante alla lotta al terrorismo di matrice islamica – aggiunge – così come al contrasto di altri fenomeni pericolosi per la sicurezza».

In cosa consiste il lavoro degli 007 sul territorio?

«Si tratta non solo di raccogliere informazioni in modo discreto, attraverso una rete di contatti e fonti in ambienti delicati, ma di elaborarle, ricostruire rapporti, analizzare relazioni tra individui».

L’organico è stato aumentato di recente?

«A seguito degli attentati di Parigi il servizio centrale a Berna (Sic) è stato potenziato. Lo stesso è avvenuto in Ticino, con un aumento delle risorse allocate sia da parte del Cantone che della Confederazione, che co-finanzia le antenne locali. La collaborazione in questo senso funziona benissimo».

Le segnalazioni partite dal Ticino sui filo-jihadisti arrestati settimana scorsa lo dimostra. Con l’Italia, la collaborazione va altrettanto bene?

«Decisamente. Lo scambio è costante prezioso. Nel bacino lombardo-milanese sono presenti diversi centri di radicalizzazione islamica e i contatti con il Ticino sono molteplici. Il nostro territorio, anche se non è un bersaglio del terrorismo, è ed è stato utilizzato come base logistico-organizzativa e questo va impedito».

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1083730/Gli-007-ticinesi–Lavoro-delicato-l-allerta-e-alta-/

Il  Cantone “accende”  una nuova segnaletica per ridurre il numero  di incidenti con la selvaggina

Il Cantone “accende” una nuova segnaletica per ridurre il numero di incidenti con la selvaggina

Oggi abbiamo presentato un progetto in ambito di sicurezza sulle nostre strade portato avanti dal mio Dipartimento e del Dipartimento del territorio

Il numero di incidenti stradali che vedono coinvolti gli ungulati (cervi, cinghiali e caprioli) è da tempo in aumento; per prevenire più efficacemente il rischio di collisioni, a partire dalla fine del mese di giugno verranno messi in funzione nuovi sistemi di segnaletica attiva in due punti della rete stradale cantonale.

Il Dipartimento del territorio e il Dipartimento delle istituzioni comunicano che i due sistemi di segnaletica luminosa variabile saranno installati nei prossimi mesi. Nelle prossime settimane la Divisione delle costruzioni avvierà le procedure per la pubblicazione della modifica della segnaletica.
Nel corso dell’ultimo decennio, gli incidenti stradali che hanno coinvolto veicoli e animali selvatici sono aumentati notevolmente. A fine 2014 in Ticino ne erano stati censiti indicativamente 500, ossia il 44% in più rispetto al 2001. A livello svizzero, si contano annualmente circa 20’000 incidenti. Per far fronte a questa situazione un gruppo di lavoro interdipartimentale ha individuato due località sensibili considerando la pericolosità del tratto (numero di incidenti stradali e tipologia degli animali selvatici coinvolti negli stessi), l’eventuale presenza di un passaggio faunistico di importanza nazionale, il traffico medio giornaliero e la lunghezza del tratto. I luoghi ritenuti più opportuni per questa fase sperimentale sono la tratta all’altezza dell’ex-Motel Riviera a Claro e quella in zona Legiüna nel Comune di Serravalle.
Tenuto conto delle esperienze raccolte in altri Cantoni e Paesi, fra le varie possibilità analizzate il gruppo di lavoro ha valutato il sistema di segnaletica attiva come il più efficace per la nostra realtà. Si tratta di un sistema collegato a sensori che, rilevando la presenza di animali a lato della carreggiata, attivano un pannello luminoso, il quale allerta il conducente del pericolo concreto presente su quel tratto di strada. Al finanziamento della fase pilota contribuiscono la Divisione costruzioni con i crediti di miglioria stradale, l’Ufficio della caccia e della pesca con il Fondo di intervento, il Dipartimento delle istituzioni tramite il Fondo della sicurezza relativo al programma di prevenzione “Strade sicure” e i due Comuni direttamente interessati. Se questa fase darà i risultati attesi, si valuterà la possibilità di installare la segnaletica testata su altri tratti stradali interessati da questa problematica.
La Polizia cantonale e l’Ufficio della caccia e della pesca colgono l’occasione per ricordare che come stabilito dalla legge ogni incidente va annunciato immediatamente alla Polizia cantonale. Altrimenti, si rischia la denuncia per inosservanza dei doveri in caso d’incidente e maltrattamento degli animali. Va infatti ricordato che spesso gli animali che fuggono dopo essere stati travolti periscono dopo lunghe sofferenze; in quest’ottica, solo la segnalazione alla polizia o al guardacaccia di zona permette un loro intervento efficace.

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Pianezzo Sbloccato il cantiere del Policentro

Dal Corriere del Ticino del 16 aprile 2016 – Articolo di Spartaco De Bernardi

Incontro chiarificatore tra il sindaco Mauro Tognetti e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi Il Cantone ratifica il credito di costruzione di 6 milioni – Aumento del moltiplicatore d’imposta rinviato al 2017

Sul Policentro della Valle Morobbia torna il sereno. Al termine dell’incontro svoltosi ieri di buona mattino a palazzo governativo tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dai suoi collaboratori, ed il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti è stato revocato il blocco dei lavori per la costruzione dell’edificio che fra due anni ospiterà gli uffici amministrativi del Comune (ricorsi permettendo dovrebbero essere quelli della Nuova Bellinzona), le scuole ed una sala polivalente. Blocco che, come anticipato dal CdT, era stato intimato il 6 aprile scorso dal Consiglio di Stato, intervenuto su segnalazione degli enti locali, dopo che il Comune aveva dato avvio al cantiere il 23 marzo approfittando delle vacanze scolastiche.

L’intervento governativo, al quale il Municipio ha dato immediatamente seguito, si è reso necessario perché i lavori di scavo per il futuro Policentro erano iniziati malgrado la Sezione degli enti locali (SEL) non avesse ancora ratificato il credito di costruzione di 6 milioni votato il 26 maggio dal Consiglio comunale di Pianezzo e poi accettato nella votazione referendaria dalla maggioranza della popolazione del Comune morobbiotto. Ciò che la Legge organica comunale vieta espressamente. Quale condizione per la ratifica del credito, e quindi per il via libera ai lavori, la SEL aveva posto l’aumento del moltiplicatore d’imposta comunale di Pianezzo dall’85% al 95% già a partire dall’anno in corso e dal 95% al 100% nel 2017. E questo con l’obiettivo di assicurare la sopportabilità finanziaria dell’investimento, perlomeno fino alla nascita effettiva della nuova Città di Bellinzona della quale Pianezzo farà parte.

Una struttura che guarda al futuro
Proprio l’importanza che il Policentro riveste nel futuro assetto del Bellinzonese aggregato – sottolineata dalla presenza all’incontro di ieri mattina a Palazzo delle Orsoline dei sindaci di Bellinzona Mario Branda e di Giubiasco Andrea Bersani – il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare luce verde al credito di 6 milioni di franchi per la costruzione della struttura. Il Policentro, si legge nella nota diramata dal Dipartimento di Norman Gobbi, diventerà un’opera non più solo del Comune di Pianezzo, ma sarà adattata per la nascita della nuova città.

Due condizioni «sine qua non»
La costruzione del Policentro, spiega al CdT il sindaco di Pianezzo Mauro Tognetti, riprenderà non appena la ditta esecutrice si sarà organizzata in modo da poter inviare sul posto gli operai nel frattempo dirottati su altri cantieri. Per la prosecuzione dei lavori il Dipartimento delle Istituzioni ha comunque posto due condizione tassative: la prima è quella secondo la quale il progetto deve tenere maggiormente conto delle necessità future della Nuova Bellinzona, in particolare per quanto riguarda il numero di aule scolastiche disponibili. «L’attuale progetto – rileva a tal proposito Mauro Tognetti – è già previsto modulabile. Così come concepito, uno spazio che ora è destinato ad ufficio amministrativo potrà essere trasformato senza grandi interventi in un aula scolastica. È del resto sempre stato il nostro scopo quello di poter adattare il futuro Policentro alle esigenze di tutta la valle Morobbia e della Nuova Bellinzona».
La seconda «conditio sine qua non» posta dal Dipartimento delle istituzioni è che il moltiplicatore d’imposta venga aumentato al 95% o al 100%. Non però già quest’anno, ma a partire dal 2017. Proprio per questo, ci spiega ancora il sindaco Tognetti, il messaggio municipale che proponeva l’aumento di 10 punti percentuali del tasso fiscale già nell’anno in corso sarà ritirato dal Municipio durante la seduta del 26 aprile.
Ad ogni buon conto, conclude la nota dipartimentale, la Sezione degli enti locali interverrà nel caso i cui delle due condizioni poste non dovessero essere rispettate.