Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita ieri a Bellinzona per la 25ma volta la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Il focus è stato posto sul progetto Bodycam e sulla formazione degli agenti di polizia.

La Conferenza cantonale consultiva si è ritrovata per la prima volta dall’inizio della legislatura cantonale 2023-2027. Introducendo i lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’importanza di questa piattaforma, che permette di sviluppare progetti e affrontare problematiche nell’ottica di migliorare la collaborazione delle forze dell’ordine a favore della sicurezza dei cittadini.

In particolare durante l’incontro odierno il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha presentato i risultati del progetto pilota “Bodycam”, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. Si tratta, in sintesi, dell’introduzione dell’uso delle telecamere per registrare e documentare le attività di una pattuglia. Un test sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle Bodycam. Per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia, oltre alla definizione degli aspetti finanziari che una simile novità comporta.

Tra gli altri temi affrontati si segnala l’aggiornamento legato alla formazione in corso alla Scuola cantonale di Polizia 2023 e le selezioni per quella del 2024, nonché informazioni sulle procedure di notifica dei precetti esecutivi. Inoltre il Segretario generale del DI e presidente del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” Luca Filippini ha portato gli aggiornamenti sulle attività del gruppo.

La Conferenza tornerà a riunirsi venerdì 15 marzo 2024.    

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Aperto il concorso per un/una criminologo/a nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali

Comunicato stampa

Su richiesta del Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato ha approvato l’introduzione di una figura criminologica nel settore dell’esecuzione delle sanzioni penali. Tale figura, inserita nell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, sosterrà a partire dal 2025 le istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali nel definire la pianificazione e gli interventi necessari per ridurre i rischi di recidiva delle persone condannate.

La Conferenza latina dei Capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia, di cui anche il Canton Ticino è parte tramite il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sviluppato un processo di esecuzione delle sanzioni penali orientato al rischio, sul modello di quanto in vigore dal 2018 nei Cantoni svizzero tedeschi (“Risikoorientierter Sanktionenvollzug), denominato PLESORR, Processo latino dell’esecuzione delle sanzioni orientato ai rischi e alle risorse.

PLESORR, che entrerà in vigore obbligatoriamente a partire dal 2025 nei Cantoni di Friborgo, Vaud, Vallese, Ginevra, Giura e Ticino, mira a ridurre la recidiva delle persone condannate penalmente, contribuendo così non solo a una maggiore sicurezza pubblica, ma anche a un più efficace reinserimento sociale. Questo processo prevede quattro fasi di intervento: un triage iniziale teso a una prima definizione dell’intensità del rischio (alto, medio o basso), una valutazione criminologica approfondita per i casi ad alto e medio rischio, la pianificazione della sanzione penale e la presa a carico della persona condannata volta alla riduzione dei rischi.

È nella fase della valutazione standardizzata del rischio che interverrà la nuova figura del/la criminologo/a, identificando il grado e il tipo di rischio e suggerendo alle istanze deputate all’esecuzione delle sanzioni penali i migliori interventi volti alla riduzione del rischio di recidiva.

La nuova figura opererà all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, che già oggi è competente per l’elaborazione e l’implementazione della pianificazione delle sanzioni penali e collaborerà con tutte le istanze implicate nell’esecuzione delle sanzioni penali, con gli istituti penitenziari e con i centri per le misure penali.

Informazioni dettagliate relative a compiti e requisiti di questa nuova figura sono consultabili all’indirizzo www.ti.ch/concorsi.   

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

A That’s Hockey Norman Gobbi ha parlato della rissa di Lugano, di conseguenze e soluzioni

Nella puntata di questa settimana di That’s Hockey non si è potuto fare a meno di parlare del caso della settimana, ovvero dei tafferugli avvenuti tra alcuni tifosi dopo il derby della Cornèr Arena. In collegamento per parlare di quanto successo vi era anche il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Norman Gobbi, che ha commentato su quale saranno le conseguenze per gli autori di quei brutti gesti: “È stata la chiusura peggiore per un derby. Ora la prima cosa sarà identificare i responsabili e non è facile vista l’omertà tra tifosi. Le misure che verranno prese poi saranno delle diffide, sia da parte del club che del Cantone per evitare che questi episodi si ripetano”.

“Preoccupa che un singolo deficiente possa provocare cose del genere, soprattutto nel settore famiglie”

Gli ospiti in trasmissione sono stati concordi nel dire che ha sorpreso la mancata presa di posizione da parte di entrambi i club e che un episodio del genere, anche se ormai molto più raro di un tempo, non deve essere minimizzato. Il Consigliere di Stato ha spiegato il mancato intervento della polizia: “La situazione all’inizio era sotto la responsabilità della sicurezza del club, nulla faceva presagire potenziali scontri, ma la mamma degli stupidi è sempre incinta”. Quali soluzioni per evitare episodi del genere in futuro? “Il biglietto nominale potrebbe essere una soluzione”.

https://www.rsi.ch/sport/hockey/%E2%80%9C%C3%88-stata-la-chiusura-peggiore-per-un-derby%E2%80%9D–1895812.html

Intervento durante la trasmissione That’s hockey RSI di lunedì 2 ottobre 2023

 

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Verso la fusione a due, eppure si parla ancora di tutta l’Alta Valle

Quinto e Prato, prima serata pubblica sul progetto aggregativo

È partita dal centro scolastico di Ambrì la serie di serate pubbliche in vista della votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra Quinto e Prato Leventina. Giovedì sera le autorità comunali e cantonali hanno presentato alla popolazione il dossier elaborato dalla Commissione di studio che funge da base per la proposta di fusione che il 26 novembre porterà i cittadini alle urne. Di fronte a una gremitissima aula magna, i sindaci Aris Tenconi (Quinto) e Davide Gendotti (Prato Leventina), unitamente al consigliere di Stato Norman Gobbi, hanno ribadito che è questo il momento opportuno di unire le forze e dare vita a un comune di 1’350 abitanti (970 a Quinto e 380 a Prato), che intende puntare in particolare su attrattiva residenziale (migliorando i servizi in generale per attirare nuovi abitanti, soprattutto famiglie), nuove attività lavorative e promozione turistica. Il tutto grazie anche a un’ottimizzazione delle risorse, un’amministrazione comunale meglio strutturata e un maggiore peso nei confronti del Cantone. Un processo aggregativo, è stato messo in chiaro, che ha voluto subito coinvolgere la popolazione con la giornata di studio organizzata nel novembre del 2022, occasione per captare impressioni e suggerimenti degli abitanti di cui la commissione ha tenuto conto nell’elaborazione del rapporto.

L’auspicio dell’ex sindaco Jelmini
Al termine della presentazione, dal pubblico sono giunti elogi alla proposta, alcune richieste di chiarimento e nessuna vera critica o manifestazione di scetticismo. Da qui al 26 novembre ci saranno altre due serate pubbliche per tastare il polso dei residenti, il 5 ottobre a Rodi e l’11 ottobre sempre alle scuole di Ambrì. Bisognerà capire come tirerà il vento sullo scacchiere politico, tenendo conto che a Quinto il Consiglio comunale si è spaccato, dando preavviso favorevole all’aggregazione per un solo voto (12 favorevoli e un’astensione l’esito a Prato Leventina). Il momento dedicato a domande e osservazioni dal pubblico ha offerto spunti di riflessione grazie in particolare all’intervento di Valerio Jelmini. Per 20 anni municipale di Quinto, di cui 12 in qualità di sindaco, ha voluto esprimere il proprio sostegno a questa fusione ridotta, anche se il suo auspicio è quello di vedere un giorno confluire tutta l’Alta Valle in un ente locale unico di circa 3’000 abitanti. Un’aggregazione a cinque Comuni, e quindi con anche Airolo, Dalpe e Bedretto, di cui Jelmini fu sostenitore in passato e che in un certo modo ne ha rilanciato l’esigenza. «Non possiamo avere dei comuni troppo piccoli che non riescono a fare quello che vogliono perché non ne hanno i mezzi – ha detto l’ex sindaco –. Dobbiamo avere un territorio grande, e penso all’intera Alta Leventina anche perché ci sono delle sfide importantissime e solo uniti e forti si riesce a difendere quello che abbiamo. C’è ad esempio il tema dell’energia, con le centrali e le aziende elettriche presenti. Bisogna essere in grado di stimolare i nostri politici e dargli la possibilità di crescere e fare qualcosa di concreto». D’altro canto da decenni si parla dell’aggregazione dell’intera AltaValle – obiettivo peraltro tuttora previsto dal Piano cantonale delle aggregazioni del Dipartimento delle istituzioni (Di) –, senza però essere mai riusciti a concretizzarla. Dopo il tentativo fallito quasi 20 anni fa (con la votazione popolare del 2007 che vide a favore solo Airolo e Quinto) e altre piccole speranze svanite nel 2018, nei primi mesi del 2022 Quinto e Prato hanno rilanciato l’idea, chiedendo ad Airolo (1’400 abitanti), Bedretto (100) e Dalpe (170) il loro eventuale interesse a unirsi; picche la risposta dei Municipi guidati rispettivamente da Oscar Wolfisberg, Ignazio Leonardi e Mauro Fransioli. La riflessione di Jelmini è stata definita pertinente da Norman Gobbi. È infatti uno degli obiettivi del Di quello di avere amministrazioni meglio strutturate per sgravare i municipali dalle questioni più tecniche e permettergli di concentrarsi sulla progettualità e le opportunità di crescita e sviluppo dei Comuni. Ricordiamo che Gobbi, interpellato da laRegione al momento del ‘No’ di Bedretto, Airolo e Dalpe, si era detto favorevole a una strategia in due tempi per giungere all’unione di tutta l’Alta Valle. Dalla sala è stato quindi chiesto se l’unione tra Quinto e Prato non sia troppo minuta per avere un vero salto di qualità. «Guardando alle aggregazioni degli ultimi 20 anni – ha risposto il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa–, quello che fa differenza sono le persone e la loro capacità di impegno e dedizione per seguire degli obiettivi. E credo che con le premesse di questo studio aggregativo, e la capacità amministrative che oggi il Cantone già vi riconosce, ci siano tutti gli ingredienti per fare bene».

Scuola media: ‘Traballante la sede di Ambrì’
L’esigenza di unire le forze, e ben venga se al momento l’unica volontà è quella di Prato e Quinto, è stata evocata anche dalla granconsigliera leventinese Diana Tenconi. Lo ha fatto rendendo attenti sulla Nuova legge delle scuole dell’obbligo con cui intende dotare il Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria. Il relativo messaggio governativo è stato licenziato a fine marzo, ma la Commissione formazione e cultura (dove siede anche Tenconi) ha chiesto e ottenuto dal Decs di aprire una fase di consultazione per sentire il parere di ordini scolastici e Comuni. «Un messaggio che dice che si vorrebbero avere sedi di Scuola media con almeno 200 allievi: ad Ambrì non ci sono 200 allievi, e nemmeno ad Acquarossa. Dunque queste due sedi diventano un po’ traballanti», ha affermato la deputata Plr, promettendo il suo impegno «per evitare che il messaggio possa essere votato in questo modo». Sul tema si è espresso anche il sindaco Gendotti: «Evidentemente questa legge ci preoccupa e dovremo quindi darci da fare per mantenere questa sede scolastica, fondamentale per essere attrattivi per le famiglie».

L’elenco degli obiettivi
In sintesi il rapporto stilato dalla commissione di studio prevede: moltiplicatore d’imposta al 90%, sede politica e amministrativa a Quinto e Ufficio tecnico a Prato, ottimizzazione dei servizi pubblici esistenti, Municipio di cinque membri e Consiglio comunale di 21, due circondari elettorali, mantenimento delle attuali sedi scolastiche, nuovi incentivi alle famiglie per migliorare la qualità di vita e favorire l’insediamento, contributi finanziari a favore delle associazioni, creazione di un’area per lo svago e lo sport per giovani e famiglie accanto alla Gottardo Arena di cui va ottimizzato l’utilizzo, centro aggregativo intergenerazionale, assunzione di un manager del territorio, attirare sulla piana di Ambrì industrie innovative e attente alla sostenibilità ambientale. In caso di esito positivo alle urne il 26 novembre, la legislatura corrente durerà un anno in più per permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul messaggio governativo e ai servizi locali di preparare l’unione a due che verrebbe siglata nel 2025 con la nascita del nuovo Comune. Due le opzioni sul nome: Quinto o Quinto-Prato.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 de La Regione

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Aggregazione fra Quinto e Prato «Un’opportunità per la regione»
Serata pubblica positiva in vista della votazione consultiva del 26 novembre

Dalla bassa all’alta valle. È una settimana di «prime uscite» pubbliche per i due progetti aggregativi in Leventina al voto domenica 26 novembre. Dopo la serata di lunedì dedicata al matrimonio fra Bodio e Giornico, giovedì è stata la volta di quella riguardante le possibili nozze fra Quinto e Prato. Oltre un centinaio di persone ha partecipato all’incontro svoltosi nell’aula magna delle scuole di Ambrì alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa e dei suoi collaboratori. I quali hanno snocciolato i vantaggi dell’unione per una regione che fa e farà ancora leva, principalmente, sul turismo e sullo sport. In particolare, come abbiamo riferito nelle scorse settimane, si sta concretizzando il progetto di un campus da 120-150 milioni per giovani talenti con fulcro l’ex Sanatorio di Piotta. Verranno inoltre realizzate delle infrastrutture quali palestre e piscina.

«È il momento giusto»
«È il momento giusto». «Peccato che non ci siamo aggregati prima». Questo il tenore degli interventi dei cittadini. In alta valle, insomma, c’è la consapevolezza che l’occasione è d’oro. Come evidenziato anche da Norman Gobbi, si tratta di una grandeopportunità per l’intera regione. Il nuovo Comune, di circa 1.350 abitanti, sarà guidato da un Municipio di 5 membri, mentre ilLegislativo sarà composto da 21 persone. Moltiplicatore iniziale al 90%. Il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un sostegno finanziario di 1,7 milioni con un possibile aiuto complementare fino a mezzo milione per iniziative significative dal profilo del progresso in ambito socioeconomico e territoriale. Il 26 novembre gli aventi diritto di voto dei due enti locali dovranno scegliere pure il nome: «Quinto» o «Quinto-Prato». Le prossime serate sono in agenda giovedì 5 ottobre alle 20 al Salone Tremorgio a Rodi e mercoledì 11 ottobre alle 20 di nuovo alle scuole di Ambrì. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 30 settembre 2023 del Corriere del Ticino 

(Immagine: www.tiquinto.ch)

La società bucalettere e i permessi da revocare

La società bucalettere e i permessi da revocare

Una ditta del Luganese, in realtà, «non svolgeva alcuna attività reale e duratura» in Ticino L’impresa aveva la sede in una fiduciaria, nel frattempo fallita, e non disponeva di veicoli e neppure di un magazzino – Quattro suoi dipendenti si erano appellati al Tribunale federale, ma senza successo

Era a tutti gli effetti una società bucalettere, che qui in Ticino non svolgeva alcuna attività reale e duratura. Il suo scopo era verosimilmente eludere le disposizioni sui prestatori transfrontalieri di servizi, i cosiddetti «padroncini», e per questo motivo, i permessi rilasciati ai suoi dipendenti sono da revocare o da non rinnovare. Il caso, con al centro un’impresa del Luganese fondata una decina di anni fa, è emerso da una sentenza del 9 settembre scorso con cui il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato dalla ditta e da quattro suoi dipendenti a cui le autorità cantonali avevano revocato, non rinnovato o non concesso autorizzazioni per frontalieri o di dimora.

Stesso logo, niente numero
La società in questione era stata costituita nel 2013 e a partire dall’anno di fondazione, sette persone avevano ottenuto dei permessi per frontalieri (sei) e di dimora (uno). Tempo dopo però, la Sezione della popolazione, si era accorta che qualcosa non andava e nel 2020 aveva deciso di revocare o non rinnovare le autorizzazioni in questione così come di non concedere dei permessi B ai parenti di uno dei dipendenti.
Ma che cosa ha spinto il Cantone a prendere questa decisione e le tre istanze di giudizio (Consiglio di Stato a dicembre 2020, Tribunale cantonale amministrativo lo scorso ottobre e Tribunale federale qualche settimana fa) a confermarla? Come detto, il sospetto che la società in questione fosse una facciata per aggirare l’applicazione delle disposizioni sui prestatori di servizi transfrontalieri, le quali limitano tali prestazioni al massimo di 90 giorni lavorativi annuali. L’Alta Corte – a cui si erano rivoltiquattro dipendenti, oltre alla ditta stessa – ha fatto notare che sia l’impresa luganese che quella comasca utilizzavano lo stesso logo e uno dei ricorrenti era stato assunto dalla società elvetica in qualità di consulente al 50%, allo stesso tempo ricopriva anche la carica di presidente del consiglio di amministrazione della società italiana. Inoltre, «nonostante la natura e l’ampiezza dell’attività dichiarata, la ditta ticinese era priva di magazzini e di veicoli intestati a proprio nome e fino al giugno 2021 era anche priva di un servizio di segretariato integrato, non avendo uffici propri ma soltanto una postazione in sublocazione e in condivisione con una fiduciaria, fallita in quell’anno».
Ma non solo: la ditta «ha emesso fatture unicamente a un’impresa milanese, la quale le ha subappaltato anche dei lavori». Per eseguirli, la ditta del Luganese – che «non compare su nessun motore di ricerca e non è oggetto di pubblicità, nemmeno attraverso l’indicazione di un numero di telefono al quale contattarla» – si è avvalsa di lavoratori «della sua società madre comasca». Insomma, tutti elementi che hanno spinto la seconda Corte di diritto pubblico del TF a stabilire che alla base non vi fosse «un’attività reale, effettiva e duratura». Condizione imprescindibile per giustificare il rilascio di permessi G.

Il precedente
Il caso ricorda da vicino una vicenda, emersa sempre da una sentenza dell’Alta Corte federale del 10 agosto 2021, con al centro ben 16 frontalieri assunti da una società bucalettere. In quel caso, gli accertamenti avevano svelato che l’impresa in questione impiegava molti frontalieri precedentemente assunti da una società con sede a Milano, dalla quale erano stati licenziati per poi venir riassunti in Ticino. Inoltre, altra analogia, la ditta edile ticinese aveva inizialmente la propria sede in una fiduciaria. E il Tribunale federale aveva concluso che un monolocale e due furgoni erano un po’ poco per giustificare un’attività reale.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Basso Mendrisiotto unito: si accendono i motori

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura aggregativa tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo Istituita una Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto concreto – Questa fase avrà una durata di 18 mesi

Definire «spedito» l’avanzare del progetto forse è esagerato. L’incedere dell’iniziativa è tuttavia deciso e ininterrotto e, soprattutto in questa ultima fase, rettilineo.

A fare un (altro) deciso passo avanti è stato nelle scorse ore il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto. L’auspicato da più parti matrimonio a cinque tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo ha infatti incassato l’approvazione del Consiglio di Stato, entrando in una nuova fase. Nello specifico ad essere stata accolta dall’Esecutivo cantonale è l’istanza aggregativa sottoscritta dai cinque Municipio e inoltrata al Cantone a inizio agosto (vedi CdT del 2 agosto). «Il Consiglio di Stato – si legge in una nota – ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni».

Sindaci e petenti
A comporre la Commissione sono i sindaci dei cinque Comuni coinvolti Luca Pagani ( Balerna), Stefano Coduri ( Breggia), Bruno Arrigoni (Chiasso), Claudia Canova ( Morbio Inferiore) e Marco Rizza (Vacallo), a cui si aggiunge Edy Muscionico in qualità di rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme che aveva portato Balerna a rientrare nel progetto (dopo che il Municipio si era chiamato fuori). Il loro compito è di elaborare un progetto aggregativo, sfruttando anche gli approfondimenti già fatti finora. Potranno inoltre «avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali».
Quanto durerà questa fase? Lo abbiamo chiesto a Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali: «I tempi sono difficili da stimare, ma direi almeno un anno e mezzo – esordisce –. Il materiale già raccolto nelle fasi preliminari potrebbe agevolare il processo, ma i tempi potrebbero dilatarsi ad esempio se emergessero vedute diverse». Parole, queste, che permettono di comprendere che i tempi del « matrimonio» non saranno brevi. A maggior ragione perché l’iter verso l’aggregazione è articolato e si compone ancora di svariate tappe. «Quando il progetto sarà pronto dovrà essere approvato dal Consiglio di Stato e, in seguito, sottoposto ai Legislativi comunali che dovranno preavvisarlo – illustra il nostro interlocutore –. Poi toccherà ai Municipi prendere posizione. Sulla base di queste prese di posizione singole il Consiglio di Stato stabilirà poi il progetto aggregativo da sottoporre a votazione popolare e naturalmente la data».
Se il matrimonio resterà a cinque è quindi difficile stabilirlo. Ad oggi nulla sembra escluso, né che a un certo punto un Comuneabbandoni il progetto, né che qualcuno rientri in corsa da una porta di servizio. La storia ticinese, anche piuttosto recente, insegna che le carte sul tavolo possono cambiare rapidamente.Stravolgimenti però sembrano in ogni caso difficili: «Non ci sono regole fisse – ci dice a questo proposito Della Santa –. Il perimetrodell’aggregazione di per sé è in ogni caso quello fissato dal Consiglio di Stato, un’eventuale modifica spetterebbe quindi a lui. I Comuni hanno comunque avuto tempo e modo di aderire al progetto, quindi vedo difficile che un nuovo Comune si possa ancora proporre».

Come si chiamerà?
Ora che la procedura di aggregazione è formalmente avviata a partire può essere anche un altro processo. Al momento più leggero: il «toto-nome». Come si chiamerà il futuro Comune aggregato? Alcune ipotesi sono già circolate (Grande Chiasso? Basso Mendrisiotto?), ma per ora sembrano essere solo speculazioni. « Sarà la Commissione di studio a proporre il nome e potrà essere anche più di uno – conclude Della Santa –. Tutte le proposte saranno inoltre vagliate da due commissioni, una federale e una cantonale. La scelta spetterà poi all’assemblea popolare».

Le tappe passate
Dal futuro, al passato, per ripercorrere il percorso già fatto da questo progetto. Nella nota diffusa nelle scorse ore si legge: «Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023. Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 settembre 2023 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.vacallo.ch)

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1891029

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de Il Quotidiano

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Basso Mendrisiotto: avviata la procedura di aggregazione e istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha avviato la procedura di aggregazione tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione è composta dai rispettivi sindaci e da un rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna.

Nell’estate del 2021 il Municipio di Vacallo ha promosso un primo incontro tra Municipi e Sezione degli enti locali per una discussione sull’ipotesi aggregativa tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo. A seguito di questa iniziativa, dopo alcuni incontri e scambi anche a livello regionale, è stato avviato uno studio preliminare volto a identificare e condividere gli elementi qualificanti del potenziale di sviluppo del Basso Mendrisiotto, che ha portato a organizzare dei workshop e dei gruppi di lavoro ed elaborare una documentazione di approfondimento. Nel frattempo il Comune di Novazzano ha ritenuto di non proseguire mentre a Balerna alcuni cittadini hanno promosso una raccolta firme nel Comune per chiedere l’avvio di una formale procedura di aggregazione nel comprensorio, iniziativa dichiarata riuscita dal Municipio a inizio marzo 2023.  
Conclusi i lavori preparatori, i Municipi di Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo unitamente al rappresentante del Gruppo promotore della raccolta firme a Balerna hanno sottoscritto l’istanza di aggregazione tra i cinque Comuni, trasmessa al Governo nelle scorse settimane.  
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo la Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo. Come da designazione dei rispettivi Municipi e del Gruppo promotore, quest’ultima è composta da:

per il Comune di Balerna Luca Pagani, Sindaco
sostituto: Alberto Benzoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Breggia Stefano Coduri, Sindaco 
sostituta: Mariella Maghetti, Vice-Sindaco
per il Comune di Chiasso Bruno Arrigoni, Sindaco
sostituto: Davide Dosi, Vice-Sindaco
per il Comune di Morbio Inferiore Claudia Canova, Sindaco
sostituto: Giorgio Agustoni, Vice-Sindaco
per il Comune di Vacallo Marco Rizza, Sindaco
Andrea Rigamonti, Vice-Sindaco
per il Gruppo promotore raccolta firme Edy Muscionico
sostituto: Fabio Canevascini

 La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.balerna.ch)

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

La fusione ‘una maratona da correre insieme’

Pochi interventi durante la prima serata informativa

«Finanziariamente parlando siamo due zoppi, ma uno di noi ha la gamba sinistra che traballa e l’altro la destra. Non correremo mai come i più veloci ma almeno parteciperemo alla maratona senza cadere». È con quest’immagine che lunedì sera il sindaco di Bodio Stefano Imelli ha evidenziato la situazione finanziaria del suo Comune e di Giornico nell’ambito della serata informativa rivolta alla popolazione riguardo al progetto aggregativo dei due enti locali. All’appuntamento, tenutosi nella sala multiuso di Bodio, hanno preso parte un’ottantina di persone oltre ad autorità comunali, rappresentanti della Sezione degli enti locali e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Una serata che si è svolta senza particolari sussulti e con soltanto un paio di interventi da parte del pubblico. Illustrando la situazione dei Comuni, dopo la metafora podistica, Imelli ha evidenziato una particolare tendenza: ci sono anni in cui uno dei due Comuni chiude registrando degli utili e l’altro una perdita e anni in cui lo stesso Comune chiude con un disavanzo e l’altro con un avanzo. «Se allarghiamo la base fiscale, questi squilibri potranno diminuire e il Municipio potrà pensare anche a strategie di rilancio e non solo al contenimento della spesa». Una constatazione di fondo, evidenziata anche nel rapporto firmato il 15 maggio dalla Commissione aggregativa, che si basa sulla necessità della fusione tra i due Comuni dopo il tentativo fallito di varare l’unione a quattro con Personico e Pollegio, i cui abitanti nel novembre 2021 si sono espressi negativamente in votazione consultiva. I cittadini di Bodio e Giornico saranno chiamati a esprimersi in merito al nuovo progetto domenica 26 novembre e se la fusione verrà approvata la corrente legislatura verrà prolungata di un anno e le prime elezioni del nuovo Comune si terranno nell’aprile 2025. Il nuovo ente locale avrà 1’700 abitanti, si chiamerà Giornico e avrà sede amministrativa a Bodio. Il Municipio sarà formato da cinque membri e il Consiglio comunale da 25. Tra le perplessità emerse durante la serata vi è il fatto che la fusione potrà limitare l’autonomia dei Comuni; malcontento è stato espresso anche riguardo alla scelta del nome: «Si era trovato Sassi Grossi per l’unione a quattro ma a due questo nome non va più bene, peccato. Non trovo giusto aver scelto Giornico», ha osservato una cittadina. Il direttore delle Istituzioni, riguardo all’autonomia ha fatto presente che talvolta il Cantone è obbligato a porre dei limiti perché deve a sua volta sottostare a Leggi federali. Quanto al nome del nuovo ente locale Gobbi ha fatto presente che vi è un certo margine di manovra e a ha ricordato il caso del Comune Terre di Pedemonte che era nato inizialmente in votazione come Tre Terre ed era stato modificato in un secondo momento.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 settembre 2023 de La Regione

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

Il direttore del DI Norman Gobbi spiega il motivo per cui Berna ha deciso di rafforzare il dispositivo nella regione meridionale – E sul rischio di arrivi a Chiasso da Lampedusa osserva: «Il timore maggiore è che il nuovo assetto europeo spinga i flussi sul nostro territorio»
 
Mentre il patto sulla migrazione europea (raggiunto a giugno dai 27) scricchiola sulla spinta dei nuovi sbarchi a Lampedusa, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rafforza la frontiera sud inviando nuovi militi in Ticino. Una mossa anticipata dalla SonntagsZeitung e confermata dalla stessa autorità bernese con l’obiettivo dichiarato di dare manforte al personale della regione meridionale. Sul dispositivo messo in atto alla frontiera sud, la Confederazione («per motivi tattici») non ha fornito dettagli, limitandosi a specificare che «ulteriori collaboratori provenienti dalla Svizzera tedesca sono stati inviati a sud». Il sottotesto però è chiaro: occorre tenersi pronti: «Nelle ultime due settimane, due terzi di tutte le entrate illegali registrate in Svizzera sono avvenute in Ticino», rivela al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Solitamente la percentuale è attorno al 50%». Di qui, il potenziamento che «in realtà è in vigore già da un po’ di tempo».

«Nessun effetto Lampedusa»
Ma che cosa accadrebbe se la Svizzera, di punto in bianco, diventasse la destinazione preferita dei migranti sbarcati in Sicilia? «Al momento non è stato ravvisato alcun effetto Lampedusa», osserva il consigliere di Stato. Nonostante i numeri delle entrate illegali e delle richieste di asilo in Svizzera siano in aumento, a raggiungere la Svizzera attraverso la rotta balcanica attualmente sono soprattutto i migranti afghani. «La nostra frontiera tuttavia dal profilo geografico è un po’ più aperta rispetto al Brennero o a Ventimiglia». Di qui, appunto, la necessità di rafforzare il confine sud, «non solo su Chiasso, ma anche Gaggiolo e Gambarogno».

Cambiamenti in atto
Tradizionalmente i flussi provenienti dall’Africa si muovono verso altri Paesi, come la Germania e la Francia. Oggi, però, il contesto politico europeo è cambiato. Dopo aver firmato a giugno il nuovo patto sulla migrazione europea, la Francia (ma non solo) in questi giorni ha rafforzato i controlli al confine con l’Italia, rifiutandosi di accogliere i migranti provenienti da Lampedusa e procedendo a respingimenti quasi sistematici. Un’azione che ha già incassato la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. I migranti irregolari, ha evidenziato la Corte UE, devono poter «beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza». Intanto, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e alla coesione (a cominciare dalla presidente dell’UE Ursula von der Leyen seguita poi da Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE: «Il dossier migranti rischia di dissolvere l’Unione europea»), anche il Governo tedesco ha ribadito che la Germania si sente oberata dagli arrivi. L’Austria dal canto suo ha intensificato i controlli alle frontiere. Il quadro insomma è mutato e rischia di mutare ancora: «Questo nuovo assetto con la chiusura di Ventimiglia e i maggiori controlli in Austria ci preoccupano», commenta Gobbi che aggiunge: «La Confederazione tuttavia ha risposto prontamente. Il nostro vantaggio è che buona parte delle entrate illegali viene respinta e i migranti irregolari vengono riammessi sul territorio italiano nel giro di 24 ore». Questa procedura per ora in Ticino funziona, aggiunge il direttore del DI. «Ma chiaramente quello che avviene a mille chilometri più a sud ci preoccupa per l’impatto che potrebbe avere nelle prossime settimane sulla frontiera di Como-Chiasso». Il nuovo assetto è stato condiviso con le autorità cantonali e in particolare con la polizia, fa notare Gobbi. «La collaborazione è stretta, anche perché il Cantone partecipa con le Guardie di confine nel processo di riammissione semplificata verso l’Italia». Ad ogni modo conclude Gobbi, «la maggior parte di chi arriva da noi non chiede asilo, ma desidera proseguire verso altre destinazioni, Francia, Germania, Regno Unito e Scandinavia».

Arrivano i soldi
Intanto negli scorsi giorni la Commissione europea ha annunciato di aver stanziato 127 milioni di euro a favore dell’attuazione del memorandum d’intesa con la Tunisia siglato a luglio con il presidente Kais Saied. Un primo pacchetto di aiuti che mira alla repressione delle reti di trafficanti illegali con l’obiettivo ultimo di mettere un freno alle partenze dalla costa tunisina, luogo di provenienza della quasi totalità dei barchini giunti in queste settimane a Lampedusa. L’accelerazione impressa dall’UE sul dossier pare dunque evidente, anche nel tentativo di ricucire gli strappi che il tema ha aperto a pochi mesi dell’appuntamento elettorale europeo. I soldi promessi a Tunisi, a cui l’UE ha appaltato una parte della gestione dei confini esterni, vanno proprio in questa direzione. Ridurre la pressione migratoria esternalizzando la gestione (anziché puntare su una corretta ridistribuzione interna come voleva il patto migratorio) rimane al momento la soluzione preferita da questa Europa.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Qualità di vita locale: le assemblee dei cittadini a Losone e Tresa

Qualità di vita locale: le assemblee dei cittadini a Losone e Tresa

Comunicato stampa

La Sezione degli enti locali comunica che sabato 23 settembre 2023 e 30 settembre 2023 si terranno rispettivamente a Losone e Tresa due mattinate di lavoro tra Autorità politiche locali e cittadini nell’ambito del progetto “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale”.  

Si tratta di un’iniziativa del Dipartimento delle istituzioni, realizzata in collaborazione con SUPSI e ConsultaTI e promossa dall’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale della Confederazione. L’intento è quello di portare le realtà comunali di Losone e di Tresa a riflettere sulla qualità di vita locale e sulla relativa sostenibilità. Per farlo è fondamentale che le rispettive comunità siano partecipi. Dal loro coinvolgimento scaturirà una maggiore consapevolezza e responsabilità individuale nei confronti delle politiche promosse dagli organi comunali.  

I dettagli del “Bilancio partecipato della qualità di vita residenziale”, parte integrante del più ampio progetto di “Buon Governo locale”, sono stati presentati nel corso della primavera ai cittadini dei due Comuni che in seguito sono stati invitati a rispondere a un sondaggio mirato per provare a tracciare il perimetro della qualità di vita residenziale. Nei prossimi due fine settimana le Autorità politiche locali e i cittadini discuteranno insieme alcuni risultati scaturiti dall’inchiesta e proveranno a formulare delle raccomandazioni utili a migliorare la qualità di vita e la relativa sostenibilità nelle due realtà comunali.   Il Dipartimento delle istituzioni invita i rappresentanti dei media a partecipare – integralmente o in parte – alle due mattinate per ricevere informazioni sul progetto direttamente dai protagonisti.   

L’appuntamento è per:

Sabato 23 settembre 2023
dalle ore 09:30 alle ore 13.00
a Losone
nella sede delle Scuole comunali  

e  

Sabato 30 settembre 2023
dalle ore 09:30 alle ore 13.00
a Croglio nella sede delle Scuole comunali