Di Maio will der Schweiz helfen

Di Maio will der Schweiz helfen

Da www.nzz.ch

Italiens Aussenminister Luigi Di Maio möchte die Verhandlungen zwischen der Schweiz und der EU punkto Rahmenabkommen beschleunigen.
Dasselbe gilt für die Unterzeichnung des neuen Grenzgängerabkommens.

Während der Corona-Krise hat die Schweiz dem arg gebeutelten Italien geholfen. Beispielsweise mit der Lieferung dringend benötigter Hygieneartikel, aber auch durch die Regelung, dass italienische Grenzgänger weiterhin ins Tessin zur Arbeit fahren konnten. Dafür ist der italienische Aussenminister Luigi Di Maio der Schweiz sehr dankbar.
Dies bekräftigte er am Dienstag im Südtessiner Dorf Ligornetto, wo er sich mit Bundesrat Ignazio Cassis im idyllisch gelegenen Museo Vela traf.
Seit Montag herrscht wieder der freie Personenverkehr zwischen der Schweiz und der EU. Also auch zwischen dem Tessin und Norditalien – und Di Maio hofft, dass Schweizer Touristen ins Land strömen. Denn Italien will seine Corona-bedingte Wirtschaftsmisere lindern, indem es den Tourismus ankurbelt. Dankbar ist Aussenminister Di Maio auch, dass der Bundesrat früher als geplant die Grenzkontrollen und Einreisebeschränkungen aufgehoben hat.

Beziehungen zur EU stärken
Weil nun die Schweiz ein wichtiger Handelspartner Italiens ist, möchte sich Di Maio erkenntlich zeigen. Er will mehr Bewegung in die Verhandlungen rund um das Rahmenabkommen zwischen der Schweiz und der EU bringen. Dasselbe soll auch für das neue Grenzgängerabkommen zwischen Italien und der Schweiz gelten. Ein erster Schritt Di Maios wäre, den Kontakt zwischen dem italienischen Finanzminister Roberto Gualtieri und dessen schweizerischem Amtskollegen Ueli Maurer intensivieren zu helfen.
Auch Bundesrat Cassis begrüsst die kürzlich erfolgte Grenzöffnung. Auf diese Weise könnten die Beziehungen zur EU wieder gestärkt werden, erklärte der Magistrat während des Treffens mit Di Maio. Cassis deutete auch die Möglichkeit an, bis September die Verhandlungen zum Rahmenabkommen entscheidend voranzubringen. Ähnliches gelte auch für die neue Version des Grenzgängerabkommens von 1974, deren ausstehende Umsetzung dem Tessin ein Dorn im Auge ist.
Das neu konzipierte Abkommen sieht Folgendes vor: Italien besteuert seine in der Schweiz tätigen «Frontalieri» direkt, was bis jetzt nicht der Fall ist. Dadurch würden die «billigen und willigen» Grenzgänger finanziell stärker belastet, und so könnte der Südkanton für die fast 68 000 italienischen Arbeitspendler weniger attraktiv werden.
Wie Cassis weiter erklärte, müssten die Verhandlungen aus juristischen Gründen auf höchster Staatsebene stattfinden. Den Regionen Lombardei und Tessin könnten diesbezüglich keine Kompetenzen übertragen werden.
Genau das stört den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi. Dieser äusserte am Rande des Aussenministertreffens seine Skepsis. Laut Gobbi wurden immer noch keine verbindlichen Termine genannt, was die Umsetzung des Grenzgängerabkommens anbelangt. Vor fünf Jahren schon wurde das Abkommen paraphiert und von der Schweiz unterzeichnet – doch noch immer fehlt die Unterschrift Italiens.
Das sei ein unhaltbarer Zustand, so Gobbi. Nach seiner Vorstellung soll der Südkanton auch in dieser Sache Impulse geben dürfen, die Bundesbern als verbindlich ansieht. So wie am Anfang der Corona-Krise, als die Kantonsregierung vom Bundesrat die Einführung von Grenzkontrollen gefordert hatte.

Gesundheitliche Bedenken
Zudem ist der Tessiner Regierungspräsident skeptisch, was die Grenzöffnungen betrifft. Die erste Öffnung, die am 3. Juni einseitig durch Italien erfolgt sei, stelle einen unnötigen Alleingang dar und habe rein wirtschaftliche Gründe gehabt, so Gobbi.
Zwar habe sich die einst so prekäre Corona-Situation in Norditalien beruhigt. Doch auch angesichts der zweiten und vollständigen Grenzöffnung ist für Gobbi die Ansteckungsgefahr bei weitem nicht gebannt. Daher könnte sich der Tessiner Regierungspräsident für die Wiedereinführung von Grenzkontrollen starkmachen, sollte die Zahl der Coronavirus-Infizierten beim südlichen Nachbarn wieder zunehmen.

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Da www.liberatv.ch

Il medico cantonale: “In Ticino ci sono nove persone in isolamento e quattordici in quarantena”. Gobbi: “Non tutto è passato”

Le autorità cantonali si sono ritrovate oggi per aggiornare la popolazione circa l’evoluzione della situazione legata al coronavirus in Ticino. All’incontro informativo a Palazzo delle Orsoline hanno preso parte il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi e il Medico cantonale Giorgio Merlani.

La cronaca della conferenza:

“Il 30 giugno scade lo stato di necessità”
Gobbi: “Con il 30 giugno decade lo stato di necessità. Significa un ritorno, lento, alla normalità. Merlani e Cocchi informeranno cosa accadrà il 1 luglio con il ritorno alla normalità. Una normalità che, però, sarà diversa. Il nostro obiettivo è stare attenti e monitorare la situazione”.

Il bilancio di Gobbi:
Gobbi: “Val la pena ricordare il primo caso che fu il 25 febbraio scorso. Abbiamo imposto il divieto dei grandi eventi il 26 febbraio. Pochi giorni dopo, è stata predisposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono state chiuse tutte le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo, il 20 marzo sono state chiuse le attività economiche e abbiamo chiesto il 22 marzo di ottenere la finestra di crisi. Abbiamo vissuto un mese di chiusura. Il 20 aprile abbiamo iniziato ad allentare le misure, allineandoci poi il 4 maggio alle normative federali. Il 30 giugno, per decisione del Governo, decade lo stato di necessità, ma ci sarà un team che seguirà l’evoluzione della situazione. Il gioco di squadra di questi mesi ha fatto sì che tutti potessimo gestire al meglio la situazione. Il Ticino ha dimostrato di aver reagito estremamente efficace: sia sul piano sanitario sia dal punto di vista economico”.

“Qualche errore sì, ma usciamo a testa alta”
Gobbi: “Sicuramente qualche errore è stato commesso a tutti i livelli, ma nel quadro completo ne usciamo bene e a testa alta. La velocità è una di quelle cose che ci ha visto sempre un po’ visto in discussione. La velocità la si trova secondo il momento e il luogo in cui ci si trova. Ecco il perché di alcune discordanze con Berna. Il dialogo ha permesso di superare eventuali distanze.

“Non è tutto passato”
Gobbi: “Ci avviciniamo alla revoca dello stato di necessità, che non significa che tutto è passato. Il virus è ancora presente e richiede il rispetto di determinati comportamenti. Vogliamo confermare che il Ticino ha funzionato come sistema-Paese. Abbiamo vinto una prima parte di partita. La partita non è però terminata”.

“Pronti a reagire in poco tempo”
Cocchi: “Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta si è assunto dei compiti di supporto e coordinamento a favore del Governo. Ora, nei prossimi dieci giorni, dobbiamo pianificare il passaggio di consegne. Noi andremo in prontezza: cioè che potremo essere attivi in poco tempo. Non ripartiremo, nel caso, da zero. È un passaggio simbolico che non deve far capire che il tutto è finito. Il monitoraggio deve continuare da parte delle autorità. L’Ufficio del medico cantonale riprenderà quella che è la sua attività di responsabilità. È una normalità nuova. Dovremo essere vigili e rispettare le regole di base e dare seguito alle indicazioni del Cantone e della Confederazione. Termina una situazione che ci ha visto attivi in diverse giornate. Penso che abbiamo vissuto delle situazioni critiche e difficili e che hanno toccato tutti i membri anche dal punto di vista emotivo”.

“50% in più del traffico transfrontaliero”
Cocchi: “Il movimento delle persone può creare qualche preoccupazione. C’è stato un aumento del traffico transfontaliero da lunedì: un 50% in più rispetto a settimana scorsa. Lentamente la situazione riprende: non abbiamo ancora riscontrato fenomeni legati a furti e rapine. Siamo coscienti che la nuova situazione porterà a delle novità. Dal punto di vista della sicurezza dovremo continuare a monitorare”.

L’urlo di Merlani: “Non è finita. Il virus non è sparito”
Merlani: “Io mi permetto di sottolineare che non è finita. Sembra un bilancio finale, che non mi sento di fare. Si fa in fretta a ricominciare da capo. Voglio dire un grande grazie al Governo che compreso subito le preoccupazioni. La situazione non è finita: il lavoro del medico è fare il pessimista. Non voglio spaventare nessuno. In dieci giorni abbiamo avuto un solo caso, ma nell’ultima settimana c’è di nuovo qualche caso. I dati che osserviamo non sono motivo di preoccupazione, ma di alta vigilanza. Il cittadino deve però sapere che il virus non è sparito”.

“Prudenti con i viaggi all’estero e fatevi testare”
Merlani: “Invito a essere prudenti per quanto riguarda i viaggi all’estero. In Svizzera siamo a 145 test per averne uno positivo. Si cerca molto, ma il virus si sta diffondendo poco. È fondamentale che chi presenta sintomi contatti il proprio medico. 9 persone in isolamento e 14 persone in quarantena in Ticino. Nell’ambito socio-sanitario ci sono stati parecchi casi positivi. Abbiamo iniziato a vedere dei casi importati: un caso dal Brasile e un caso dal Messico. Il messaggio è questo: la prevalenza da noi è bassa, all’estero non siamo sicuri della stessa cosa. Serve prudenza e tracciare i contatti”.

Lockdown totale irripetibile

Lockdown totale irripetibile

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 de La Regione

Gobbi: ‘In caso di nuova ondata non più un lockdown generalizzato ma misure puntuali’
«Un lockdown totale non è più proponibile né dal punto di vista umano e sociale, né da quello economico». È stato chiaro il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a una precisa domanda de ‘laRegione’ durante la conferenza stampa ieri per confermare la fine dello stato di necessità per la fine di giugno. «Dall’esperienza si impara. E anche dalla crisi sanitaria – senza precedenti – che ha caratterizzato il Ticino e la Svizzera nelle settimane scorse, bisognerà trarre degli insegnamenti», ha continuato Gobbi ricordando che degli errori, comunque, durante la gestione della pandemia ci sono stati. «Errori commessi in buona fede», ha precisato il presidente del governo. Alcune informazioni sull’evoluzione dell’epidemia tra i gruppi a rischio, del resto, si sanno solo oggi. È quindi anche alla luce di questo patrimonio di conoscenza che nei prossimi mesi, in caso di seconda ondata, verranno prese delle decisioni dalle autorità più puntuali e limitate a determinate regioni o settori economici. Ricordiamo che il Consiglio federale da domani 19 giugno revocherà lo stato di situazione straordinaria e ha fatto intendere che i Cantoni avranno maggiori competenze nella gestione di un’eventuale seconda ondata. Le responsabilità dei governi cantonali saranno quindi più elevate. Il coronavirus, anche se attenuato nella sua diffusione, non è scomparso. Nelle ultime 24 ore in Ticino sono stati registrati due casi e 37 nel resto della Svizzera. La guardia non può quindi essere abbassata. Le norme di comportamento sociale (distanza e mascherine dove non è possibile rispettare le distanze), oltre a quelle d’igiene, dovranno essere mantenute ancora a lungo.
«Il 30 giugno in Ticino decade lo stato di necessità. Vivremo quindi un lento ritorno alla normalità» ha affermato Norman Gobbi ricordando che dal primo luglio verrà attivata una cellula dello Stato maggiore di condotta che terrà sotto osservazione la situazione sanitaria. «Questa revoca non significa che è tutto passato. La presenza del virus richiede ancora il rispetto delle misure d’igiene e di distanza sociale. Dovremo quindi seguire l’evoluzione della pandemia su più fronti: cantonale, nazionale e internazionale», ha continuato. La decina di giorni in più rispetto alla Confederazione è giustificata con il fatto di garantire un ordinato passaggio di consegne tra lo Stato maggiore di condotta e gli uffici cantonali competenti e anche per avere una base legale che preservi una serie di misure ancora in vigore: «In primis mantenere attivo il supporto della Protezione civile, così come conservare diverse costruzioni che abbiamo allestito velocemente senza una licenza edilizia».
Lo Stato maggiore andrà in ‘letargo’ Con la fine dello stato di necessità «lo Stato maggiore andrà in prontezza», ha affermato il comandante Matteo Cocchi. «Cessa le sue attività, ma potrà essere riattivato qualora fosse necessario». Una conclusione dell’operato dello Smcc che implica tra l’altro «la ripresa delle proprie responsabilità da parte dell’Ufficio del medico cantonale». Passa, insomma, in modalità ‘stand by’.
Merlani: ‘Bilancio ok, ma non è finita’ «Non è finita. Non voglio spaventare nessuno, ma i cittadini non devono fraintenderci: non stiamo facendo un bilancio finale della pandemia. Nell’ultima settimana qualche caso d’infezione è stato comunque registrato. Non sono motivo di preoccupazione, ma di attenta vigilanza sì», ha affermato da parte sua il dottor Giorgio Merlani, medico cantonale che invita alla prudenza, soprattutto in caso di vacanze all’estero. «In Ticino la situazione delle ultime settimane è molto positiva. L’incidenza del virus è bassa. Fuori dai confini nazionali no». Cena a Milano di nuovo possibile? «Non mi sono sentito di dire di sì a mio padre», ha risposto Merlani. Per rimanere in Ticino e all’attività di contact tracing, attualmente ci sono nove persone in isolamento e altre 14 persone in quarantena. Meno di due contatti a ‘rischio’ per ogni contagiato. Due, infine, i contagi di ritorno: uno dal Messico e un altro dal Brasile. In futuro le app di tracciamento potranno aiutare per individuare per tempo i casi a rischio. «Si stanno ancora affinando i dettagli tecnici da parte della Confederazione», ricorda Merlani.
A segnare il ritorno alla normalità ci sono anche i passaggi giornalieri ai valichi di confine: si contano 156mila passaggi al giorno, un 50% in più rispetto alla settimana scorsa. L’era pre-Covid ne contava circa 170mila.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Ticino può voltare pagina

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in vigore dall’11 marzo
Gobbi: «Usciamo a testa alta anche se qualche errore è stato commesso»
Merlani: «Fate attenzione ai viaggi all’estero»

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in Ticino. Una fine programmata, prevista, dettata in particolare dai bassi numeri relativi ai nuovi contagi giornalieri registrati da settimane a questa parte nel nostro cantone (ieri sono stati due). Dal primo luglio, dopo oltre tre mesi, si tornerà dunque alla normalità. Una normalità per forza di cose diversa, perché tutti sono e saranno ancora chiamati a mettere in atto le misure igieniche e di distanziamento che abbiamo imparato a conoscere. «Rimaniamo attenti», ammonisce infatti Norman Gobbi durante la conferenza stampa di Bellinzona. Insomma, non è finita.

No a un nuovo lockdown
Lo stato di situazione straordinaria, in Svizzera, terminerà domani. Il Ticino, come previsto, uscirà undici giorni dopo. Il presidente del Consiglio di Stato elenca in seguito tutte le tappe del coronavirus in Ticino, una sorta di primo bilancio. «Tutto è cominciato il 25 febbraio, con il primo caso registrato. Da lì la decisione di limitare eventi sportivi e carnascialeschi. Quindi, una decina di giorni dopo, è stata disposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono poi state chiuse le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo sono infine state chiuse le attività economiche e pochi giorni dopo è stata attivata la finestra di crisi». La ripresa, come ricorda Gobbi, è arrivata il 20 aprile «quando abbiamo ricominciato a riaprire le attività economiche». Il 4 maggio, ecco l’allineamento con il Consiglio federale. «Abbiamo però deciso di prolungare lo stato di necessità al 30 giugno per monitorare la situazione», conclude Gobbi, ricordando come tutto l’apparato governativo abbia saputo lavorare in modo trasparente e collegiale durante l’emergenza sanitaria. Il presidente del Governo ammette comunque degli errori: «Il Ticino e la Confederazione hanno dimostrato di saper reagire sia in ambito sanitario, sia economico e anche in ambito sociale, facendo emergere la grande solidità del nostro Paese. Sicuramente qualche errore è stato commesso, ma nel paragone internazionale ne usciamo a testa alta». In particolare, gli errori sono stati dovuti alla situazione eccezionale portata dal virus. «Nell’ambito dell’analisi è stato chiaro che la non conoscenza del virus ha giocato un ruolo importante», le parole di Gobbi. «Quello che dobbiamo imparare è avere misure più chirurgiche: una chiusura totale delle attività quotidiane è socialmente, economicamente e umanamente non più sostenibile. Quindi in caso di una seconda ondata dovremo essere molto più puntuali attraverso un comportamento responsabile e comunitario».
La revoca dello stato di necessità, chiosa il presidente del Governo cantonale, «non significa che tutto è passato». Bisognerà di conseguenza tenere alta la guardia, soprattutto in un periodo di vacanze e bel tempo.

Molti più passaggi

«Non si ritornerà alla normalità come se nulla fosse successo, ma si riprenderà guardando alla situazione passata», spiega da parte sua Matteo Cocchi, comandante dello Stato maggiore cantonale di condotta. Lo SMCC «potrà comunque essere riattivato se la situazione lo richiederà. A creare preoccupazione è soprattutto il ritorno del movimento delle persone. Lunedì (con la riapertura completa delle frontiere con gli Stati confinanti, Italia compresa, ndr) ci sono stati 156.000 passaggi transfrontalieri, il 50% in più di quelli registrati la settimana scorsa».

Ticino molto deluso

Ticino molto deluso

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-molto-deluso-13140750.html

Norman Gobbi dopo l’incontro Cassis-Di Maio: ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda su frontalieri e Campione

“C’è sicuramente delusione. Ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda che fissasse dei termini per risolvere i dossier che rappresentano una pietra di inciampo nelle relazioni tra Svizzera e Italia, come quello sui frontalieri e quello su Campione”. Ad affermarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Subito dopo la conclusione dell’incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ai microfoni RSI non ha nascosto che il Ticino al Museo Vela di Ligornetto si aspettava di udire ben altre parole.
Soprattutto sulla questione della tassazione dei frontalieri che è ferma a Roma da cinque anni. Giace sul tavolo del Governo italiano dal 23 febbraio 2015 quando Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan sottoscrissero l’intesa per rivedere l’accordo del 1974.
All’uscita dall’incontro in Ticino, i rappresentanti di Berna e Roma hanno assicurato che faranno il possibile per sbloccare la situazione. Ma al contempo hanno sottolineato che sia la questione dei frontalieri sia quella di Campione non rientrano nei rispettivi ambiti di competenza. Da qui la delusione di Norman Gobbi. “Un dossier di un singolo ministero che complica le relazioni bilaterali tra due paesi, è di competenza anche dei ministri degli affari esteri. Buttar la palla nell’ambito tecnico-finanziario va bene, ma le buone relazioni passano attraverso i fatti e, soprattutto, la concretezza”, sottolinea il presidente del Consiglio di Stato ticinese.

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Da www.teleticino.ch

Norman Gobbi deluso dall’incontro con Di Maio
Il Capo del Governo ticinese si è detto “per niente fiducioso” sulla risoluzione dei dossier sulla fiscalità dei frontalieri e su Campione d’Italia a seguito dell’appuntamento odierno

“Oggi era l’occasione per definire un’agenda politica per sbloccare due dossier (fiscalità dei frontalieri e Campione) che disturbano le reazioni bilaterali tra Svizzera e Italia. Purtroppo – ancora una volta – nulla di fatto. Da qui la nostra delusione”. Queste le parole di Norman Gobbi su Facebook, che reiterano lo sconforto del Presidente del Consiglio di Stato per l’esito dell’incontro tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo Luigi di Maio, svoltosi oggi alle 11 a Ligornetto. Sconforto reiterato anche ai microfoni di Teleticino, dove il ministro si era detto “per niente fiducioso” per la risoluzione di questi dossier: “Oggi non abbiamo sentito nessun termine, nessun agenda politica e nessun impegno formale per la risoluzione di questo dossier. Credo che questo sia l’aspetto più demotivante perché dopo cinque anni ci si attende qualcosa che non siano solo parole ma anche fatti”.

 

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 15 giugno 2020 de Il Quotidiano

Focus sui patriziati
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13138326

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 giugno 2020 de La Regione

Aggiornato lo studio strategico per rinnovare l’interesse in uno degli enti pubblici più antichi 

Sono una delle istituzioni che affondano le radici – è proprio il caso di dirlo – in epoche lontane. Hanno attraversato i secoli precedendo addirittura la nascita dei Comuni e sono entrati nel nuovo millennio in salute con l’ambizione di rinnovarsi e continuare a dare il loro contributo alla storia e all’identità locale. Altrove sono rimasti solo i nomi a ricordare usi e costumi ormai decaduti (Vicinie, Communalie, Regole e Terrazzani) nella gestione di beni collettivi come boschi e pascoli. In Ticino invece i Patriziati hanno resistito ai cambiamenti storici e puntano con decisione a rinnovarsi per coinvolgere le giovani generazioni e diventare punto di riferimento anche culturale per la tutela e la cura del territorio. È infatti con questo spirito che la Sezione degli enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare continuità e aggiornare lo studio strategico sugli enti patriziali di una decina di anni fa intitolato ‘Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese’. Uno studio voluto dalla Sezione degli enti locali e dall’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). L’aggiornamento del documento del 2009 è scaricabile dal sito internet www.ti.ch/patriziati.

Sempre sullo stesso sito è possibile trovare informazioni socioeconomiche relative a questi enti riconosciuti dalla Lop (Legge organica patriziale) come corporazioni di diritto pubblico. «I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione», ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’obiettivo della nuova pubblicazione – ha continuato Gobbi – è quello di intraprendere un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.

Prossimità e attaccamento ai valori comunitari locali
Dieci anni fa il documento elaborato in collaborazione con l’Alleanza patriziale ticinese si prefiggeva l’obiettivo di definire le linee strategiche di sviluppo della politica in ambito patriziale. «Allora si sottolineava – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – il ruolo centrale dei patriziati nella gestione e valorizzazione del territorio, un compito da svolgere possibilmente in stretta collaborazione con i Comuni, riprendendo magari da loro il testimone della prossimità, dell’attaccamento ai valori comunitari locali che, a volte, poteva essere stato messo in secondo piano nella corsa necessaria all’efficienza e alla razionalizzazione amministrativa».

«Quelle conclusioni sono ancora valide oggi, ma vanno aggiornate in funzione delle nuove condizioni-quadro e di possibili ulteriori prospettive di sviluppo», ha ancora spiegato Gobbi.
Il nuovo studio strategico realizzato dalla Sezione degli enti locali, in collaborazione con i patriziati, ha permesso quindi di scattare una fotografia dettagliata della situazione, evidenziando i pregi, mettendo a fuoco le carenze, ma anche mostrando le opportunità che si potranno cogliere. Tra queste il ruolo dei patriziati sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale.
«Entro il 2030 si vogliono creare i presupposti per fare in modo che l’ente patriziale disponga di un’organizzazione solida, di risorse finanziarie e umane adeguate, promuovendo un approccio aperto, procedure snelle e un riconoscimento del ruolo pubblico», ha invece spiegato Fausto Fornera, ispettore dei Patriziati della Sel che conferma che gli enti patriziali, al pari dei Comuni, incontrano molte difficoltà nel reclutare nuove leve che si mettano a disposizione per il rinnovo degli organi patriziali. Dallo stesso studio emerge infatti che il 31% dei patriziati riscontra difficoltà nel comporre l’ufficio patriziale o la commissione della gestione a causa d’incompatibilità per parentela, mentre un altro 32% incontra altre difficoltà, tra cui la mancanza di persone che si mettono a disposizione, in particolare i giovani. «Il problema del rinnovo delle cariche è sentito anche dai patriziati», afferma Fornera. «Crediamo che l’accresciuta sensibilità per i temi ambientali e il rilancio dei sentieri escursionistici in chiave di promozione turistica possano avere un ruolo nell’avvicinare le nuove generazioni», aggiunge Fornera che precisa come il volontariato sia molto presente in questo ambito.

Duecento enti e oltre 90mila patrizi
Ricordiamo che gli enti patriziali sono 200 in rappresentanza di oltre 90mila cittadini e sono proprietari del 75% dei pascoli e dei boschi ticinesi. Dalla gestione di questi beni derivano le principali risorse finanziarie necessarie al loro funzionamento. Sempre dallo studio, coordinato dal caposezione degli enti locali Marzio Della Santa e realizzato da Victoria Franchi, emerge che la maggior parte dei patriziati, sebbene non all’unanimità, è favorevole all’allargamento della base, ovvero a far acquisire a cittadini ticinesi non patrizi lo status di patrizio (se rispettano le condizioni previste dalla legge), per trovare più facilmente persone che si mettono a disposizione. E molti patriziati si sono già attivati in tal senso. Sarebbe un modo per adeguare questo antico istituto alla realtà sociale odierna.

Patriziati ticinesi

Patriziati ticinesi

Intervento durante la trasmissione Albachiara di Rete Uno

Oggi si terrà una conferenza stampa indetta dal Dipartimento Cantonale delle Istituzioni che svelerà qualche novità sul tema dei patriziati, istituzioni storiche che non perdono occasione di rinnovarsi per stare al passo coi tempi. Abbiamo colto anche l’occasione per ricordare cosa sono questi enti e di cosa si occupano. Con noi il Direttore del Dipartimento, Presidente del Governo Ticinese e Patrizio di Piotta, Norman Gobbi.

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/albachiara/Patriziati-ticinesi-13050993.html

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il Presidente del Consiglio di Stato non si applicherà una chiusura generalizzata in caso di seconda ondata. Si preferirà invece il controllo regionale dei focolai

In caso di una seconda ondata un lockdown generalizzato “non sarebbe sostenibile, né dal punto di vista sociale ed economico che da quello della capacità di sopportazione della popolazione”. Così sostiene Norman Gobbi, intervistato da Radio3i: “Sarà importante avere misure molto più puntuali e mirate ai gruppi a rischio, sia persone che eventi che più di altri possono diffondere il virus”, ha spiegato il Presidente del Consiglio di stato, interpellato nel merito del nuovo approccio del Consiglio federale sulla gestione della crisi sanitaria. Approccio che, secondo quanto ventilato ieri dal domenicale NZZ am Sonntag, favorirà sempre di più un approccio su base regionale, con i Cantoni in prima linea nelle decisioni. Cantoni dovrebbero quindi poter ordinare autonomamente misure necessarie, come la quarantena, evitando quindi un lockdown nazionale.

“Misure mal digerite da alcuni Cantoni”
“Lo abbiamo visto durante la prima ondata”, ha spiegato Gobbi ai colleghi della Radio, “il fatto che il virus abbia colpito in maniera più marcata alcuni cantoni o alcune regioni ha imposto per esempio al Ticino di intervenire per primi, con la Confederazione che è arrivata dopo con misure a livello nazionale. Misure che sono state mal digerite in alcuni cantoni meno toccati dal virus. Il federalismo significa dunque maggior convivenza a livello nazionale ma anche soluzioni puntuali, e in questo caso regionali, per la gestione del virus nel caso di una seconda ondata”.

L’apertura delle frontiere
Il Consigliere di Stato, durante l’intervista, si è anche espresso sull’apertura definitiva delle frontiere con l’Italia: “Credo che uno dei fattori che ha portato a ridurre la diffusione del virus sia stata anche la minor mobilità internazionale. Ovviamente quindi questa apertura mi preoccupa, l’invito è a usufruire questo aumento della mobilità ma con la consapevolezza che il virus è ancora tra di noi”

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento del territorio e la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna estiva del programma Montagne sicure. Quest’anno, oltre al flyer in quattro lingue con i consigli fondamentali rivolti a coloro che decidono di incamminarsi alla scoperta dei sentieri ticinesi, è stato realizzato anche un ulteriore volantino, specifico al contesto COVID-19. Quest’ultimo intende fornire alcune indicazioni agli ospiti delle capanne e dei rifugi alpini al fine di garantire a tutti la sicurezza necessaria per godersi questi momenti di svago.
La pratica dell’escursionismo, così come la ricerca di funghi, richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da un lato la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano una media annuale svizzera che si attesta oggi a 26’000 infortuni (agli inizi degli anni 2000 la media era invece di 17’700), e tra questi conta un’ottantina di decessi.
Nel nostro Cantone la Polizia cantonale – per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni – e i suoi partner intervengono nei boschi e nelle vallate del territorio in caso di incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Nel 2019 in Ticino sono stati registrati 7 infortuni in montagna con esito letale. Questo dato indica una diminuzione rispetto all’anno precedente, quando i decessi in montagna a seguito di infortuni ammontavano a 10. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni e affinché frequentare la montagna sia sempre un piacere, il programma di prevenzione “Montagne sicure” intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri paesaggi e delle nostre vette. Per questo motivo, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, un flyer in quattro lingue rivolto in particolare a escursionisti e a cercatori di funghi contenente fondamentali consigli di sicurezza sarà distribuito nelle prossime settimane. Fra i diversi consigli, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche e dell’adattare il ritmo di percorrenza in base alle condizioni, concedendosi delle pause regolari per recuperare le forze. Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, è stato creato un ulteriore flyer specifico con consigli di sicurezza per gli ospiti delle capanne e dei rifugi:

– Prenota il tuo posto letto. Niente pernottamenti senza prenotazione.
– Fai visita alle nostre capanne solo in buona salute
– Porta con te disinfettante, asciugamano e mascherina protettiva.
– Non si assegnano posti letto senza un proprio sacco a pelo o lenzuolo federa cuscino.
– Riporta con te a valle i tuoi rifiuti.

In caso di infortunio si ricorda di contattare i numeri d’emergenza 112 o 117, specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si sottolinea inoltre che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia.
Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata.
Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Presentato lo studio strategico sui Patriziati ticinesi

Presentato lo studio strategico sui Patriziati ticinesi

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha presentato questa mattina in conferenza stampa il nuovo studio strategico sui Patriziati ticinesi. Lo scopo della nuova edizione, elaborata dalla Sezione degli enti locali – con la collaborazione dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), della Sezione forestale, della Sezione dell’agricoltura, della Sezione dello sviluppo territoriale, dei Comuni, degli Enti regionali per lo sviluppo e di Ticino Turismo – è di descrivere il nuovo contesto nel quale lavorano gli enti patriziali, e le sfide alle quali le amministrazioni saranno confrontate nei prossimi decenni. La pubblicazione è scaricabile gratuitamente dal sito internet www.ti.ch/patriziati.

Nel 2009 la Sezione enti locali, in collaborazione con l’ALPA, ha pubblicato per la prima volta lo studio strategico sugli enti patriziali ticinesi intitolato «Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese». Tenuto conto dell’evoluzione del contesto socio-economico cantonale degli ultimi anni, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso lo scorso anno di procedere con un aggiornamento dello studio, finanziato in parte da Banca Stato, con l’obiettivo di individuare una strategia per valorizzare i Patriziati ticinesi.

La finalità della nuova pubblicazione, come ha evidenziato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, è quella di fornire indicazioni e risposte all’evoluzione e alle sfide con le quali tutte le amministrazioni patriziali si trovano confrontate in Ticino. Per farlo si è cercato di coinvolgere tutti i Patriziati e i loro partner di lavoro attraverso un’analisi sia quantitativa che qualitativa e completata da workshop e seminari.

Come emerso dallo studio, nei prossimi mesi inizierà quindi la pianificazione delle attività per definire i presupposti necessari affinché i Patriziati dispongano entro il 2030 di un’organizzazione e di risorse finanziarie umane adeguati, promuovendo un approccio aperto, procedure burocratiche snelle e un maggiore riconoscimento del ruolo ricoperto.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel suo intervento ha infine sottolineato che “i Patriziati ticinesi restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione”. Grazie a questa nuova pubblicazione il Cantone e le realtà patriziali hanno intrapreso un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi – per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.