Punto informazioni 2020 – uno sportello mobile per la Polizia cantonale
Comunicato stampa
Come ogni estate, sole e caldo sono sinonimo anche di un aumento della frequentazione dei luoghi di villeggiatura e delle valli ticinesi. L’incremento dell’attività di polizia di prossimità è quindi fondamentale nell’ottica della prevenzione di reati, incidenti o di infortuni dovuti alle attività sportive e di svago. È in questo contesto che si inserisce il nuovo progetto della Polizia cantonale “Punto informazioni 2020” promosso come fase pilota nel Locarnese e fondato anche sulle esperienze fatte nei servizi speciali di pattuglia effettuati durante il periodo dell’emergenza sanitaria. In concreto è stato attivato uno sportello mobile della Polizia cantonale che, spostandosi di volta in volta nella regione, fungerà da punto di informazioni, allo scopo di fornire gli usuali servizi e consulenze di polizia, favorire un contatto attivo con la popolazione e con i turisti. Il furgone, adibito appunto a sportello mobile, è attrezzato per la ricezione di denunce e provvisto di diverso materiale di prevenzione. Ad esso si aggiungono due e-bike, che permetteranno agli agenti di pattugliare zone discoste e non raggiungibili sulle quattro ruote, favorendo inoltre il contatto diretto con la popolazione. Al termine della fase pilota, il “Punto di informazioni 2020” sarà promosso e impiegato in altre regioni del Cantone Ticino. L’obiettivo è quello di garantire a tutti un’estate all’insegna della sicurezza.
Per i prossimi tre giorni lo sportello mobile stazionerà nelle seguenti località:
27.06.2020
- Vira Gambarogno – Piazzale Comunale (10.00-12.00)
- Gerra Gambarogno – Bivio per Vairano (13.30-15.00)
- Piazzogna – Parcheggi scuole (15.45-17.00)
28.06.2020
- Vergeletto – Paese (10.00-12.00)
- Russo – Paese (13.30-15.00)
- Verscio – Piazza (15.45-17.00)
29.06.2020
- Tenero – Zona Campeggio Campofelice (10.00-12.00)
- Minusio – Parcheggio Mappo (13.30-15.00)
- Gordola – Posteggio ex Posta (15.45-17.00).
Il Consiglio di Stato nomina il gerente del Comune di Astano
Comunicato stampa
Nella sua seduta settimanale il Consiglio di Stato ha nominato il Gerente del Comune di Astano, che entrerà in carica il 3 agosto 2020 e assumerà le competenze del Municipio. Il provvedimento decadrà con
l’eventuale elezione di nuovi membri dell’Esecutivo comunale in occasione delle elezioni del mese di aprile del 2021.
Il Consiglio di Stato, prendendo atto della mancata disponibilità di candidati ad assumere la carica di Municipale nel Comune malcantonese in occasione delle elezioni comunali poi annullate, ha deciso di nominare il signor Stefano Besomi quale Gerente dell’ente locale.
La carica degli attuali membri del Municipio di Astano (Sindaco e Municipali) terminerà il 3 agosto 2020 con l’entrata in funzione del Gerente. In questo senso il Governo ha incaricato la Sezione degli enti locali di seguire la procedura di avvicendamento.
Infine, il Consiglio di Stato evidenzia che si tratta di un provvedimento provvisorio, e il gerente rimarrà in carica fintantoché non dovesse essere eletto un nuovo Municipio in occasione delle elezioni comunali previste nel mese di aprile del 2021.
L’obiettivo principale rimane tuttavia quello che nell’ambito di un processo aggregativo il Comune di Astano possa finalmente confluire in un nuovo Comune entro la fine della prossima legislatura.
L’Assemblea comunale manterrà invece le sue prerogative.
Accordo frontalieri: “Il Ticino è stufo di aspettare”
“Il Consiglio di Stato ha votato questo versamento perché ha voluto dar seguito a delle decisioni che abbiamo preso negli ultimi mesi. Se non avessimo inviato la lettera congiuntamente alla Regione Lombardia lo scorso 30 aprile rispettivamente non avessimo ricevuto la risposta del consigliere federale Ueli Maurer, il tema sarebbe stato molto più discusso.
La decisione presa ieri propone anche delle condizioni, sottolinea Gobbi: “Da un lato siamo in attesa del parere giuridico dell’Università di Lucerna sul fatto o meno che si possa mettere in discussione e rescindere unilateralmente l’accordo del 1974. Dall’altro chiederemo con una lettera al Consiglio federale che ci sia un piano orario chiaro per la ratifica dell’accordo da parte di entrambi i paesi. Chiediamo inoltre che entro la fine di quest’anno i rispettivi governi possano firmare questo accordo proprio perché se ne parla da troppo e il Ticino non è più disposto ad attendere”.
Quanto è probabile che si fa in questa direzione? Lei stesso si era detto scettico di una soluzione concreta dopo la visita di Di Maio in Ticino. “La settimana dopo che abbiamo scritto a Ueli Maurer (30 aprile) ci ha risposto, sottolineando che c’è la volontà di ambo le parti, e soprattutto sua, di riattivare i contatti, interrotti a causa della pandemia, in modo da giungere alla conclusione del nuovo accordo. Credo sia un impegno chiaro da parte del Consigliere federale che ha in mano il dossier. Ma se non si concretizza questa fiducia con un atto formale entro fine anno, per l’anno prossimo ci riserviamo tutte le opzioni, anche quelle di trattenere i ristorni, sebbene la Confederazione abbia sempre detto che si farà garante del versamento verso l’Italia”.
Attualmente il totale dei ristorni da versare è di quasi 90 milioni. “L’accordo parafato nel 2015 avrebbe permesso al Canton Ticino di ottenere maggiori entrate fiscali” evidenzia Gobbi. “Più il tempo passa, meno risorse fiscali rimangono per il Cantone”.
Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV
Da www.blick.ch
Eigenverantwortung oder Zwang?
Während Genf als erster Kanton eine Maskenpflicht im ÖV anstrebt, will das Tessin darauf verzichten. Das bestätigt die Tessiner Regierung.
Das Tragen einer Maske in Zug und Bus bleibt auch im Tessin freiwillig. Der Kanton, der landesweit von der Corona-Krise am härtesten getroffen wurde, will keine Maskenpflicht im ÖV einführen. Das sagt Regierungspräsident Norman Gobbi (43) zu BLICK.
«In dieser Krise haben die Schweizer Bürger ihre Eigenverantwortung grossartig demonstriert», so Gobbi. Darauf will die Tessiner Regierung auch weiterhin setzen: «Genau diese Eigenverantwortung, die ein Teil unserer Schweizer DNA ist, unterscheidet uns von benachbarten Staaten.»
Genf strebt Maskenpflicht inklusive Bussen an
Damit schlägt das Tessin eine andere Strategie ein als der Kanton Genf, der ebenfalls zu den am stärksten von der Corona-Pandemie betroffenen Kantonen gehört. Gesundheitsdirektor Mauro Poggia (61) ist klar für eine Maskenpflicht im ÖV. Am Mittwoch soll die Genfer Regierung darüber befinden, damit das Parlament bereits am Donnerstag eine dringliche Gesetzesänderung absegnen kann.
Damit wäre Genf der erste Kanton, der ein Obligatorium einführt. Für Poggia wäre aber ebenfalls denkbar, dass die Regierung nur unter gewissen Umständen eine Pflicht erlassen kann, berichtet die «Aargauer Zeitung». Etwa, wenn es im Kanton einen starken Anstieg an Neuinfektionen gibt.
Selbst beim Bund herrscht Uneinigkeit
Der Bundesrat hatte sich am vergangenen Freitag erneut gegen eine nationale Maskenpflicht ausgesprochen. Gesundheitsminister Alain Berset (48) wies darauf hin, dass der Ball nun bei den Kantonen liege. Der Bund beschränkt sich einzig auf eine dringende Empfehlung zum Maskentragen. Diese wird bisher jedoch kaum umgesetzt.
Das Vorgehen ist selbst beim Bund umstritten. Das Bundesamt für Verkehr (BAV) ist gegen kantonale Alleingänge. Immerhin sei das Transportrecht weitgehend Bundesrecht. Und auch im Parlament werden Forderungen nach einem nationalen Obligatorium laut. Per Motion fordert die SVP eine «risikobasierte» Maskenpflicht. «Ein zweiter Lockdown muss vermieden werden», betont Nationalrätin Verena Herzog (64, TG).
“Introdurre paletti? Valutiamo man mano”
Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sui nuovi allentamenti e la possibilità di introdurre normative ad hoc in Ticino: “Più persone a eventi, meno è facile fare controlli”
Oggi in Svizzera sono entrati in vigore nuovi allentamenti. Una riapertura che è stata criticata da più parti. Lo stesso capo della National COVID-19 Science Task Force Matthias Egger ha ritenuto premature e troppo frettolose le misure di deconfinamento annunciate venerdì dal Consiglio federale. In teoria i Cantoni avrebbero la possibilità di limitare queste restrizioni, introducendo dei paletti per implementare delle normative ad hoc in base alla propria situazione specifica. Il Ticino cosa farà? Ha intenzione di fare delle restrizioni rispetto a quanto deciso da Berna? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Questi ulteriori allentamenti, legati in particolare ai controlli della polizia, ci preoccupano. Una delle cose che avevamo segnalato alle autorità federali erano proprio i timori legati alle manifestazioni e ai possibili assembramenti: più aumenta il numero, meno ci sono possibilità di controllo da parte delle autorità”.
Come Governo avete intezioni di fare qualche passo? “Questo dipenderà da quanto saremo sollecitati. Molti eventi sono comunque a carico degli organizzatori. Quest’ultimi devono essere in grado di garantire la tracciabilità dei contatti, un onere non indifferente. Fintanto che siamo in questa situazione, la prudenza regna ancora da regina. Per ora non siamo stati sollecitati in questo senso. Lo Stato Maggiore valuterà comunque man mano la situazione”.
https://www.ticinonews.ch/ticino/introdurre-paletti-valutiamo-man-mano-DI2846270
“La misura è colma e i ticinesi soffrono”
“È stata un’occasione sprecata. Almeno questo è il mio giudizio, se ripenso all’incontro di martedì mattina al Museo Vela di Ligornetto tra il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio e il consigliere federale Cassis. E confermo: sono deluso”. L’affermazione è del presidente del Governo Norman Gobbi, che ritorna sull’inconcludente appuntamento dei due ministri degli esteri di Italia e Svizzera. “Sul tappeto, nel mio intervento quale presidente del Governo, – insiste Gobbi – ho messo il problema dell’accordo fiscale sui frontalieri del 1974 ormai stracotto. Proprio per questo oltre 5 anni fa è stato parafato un nuovo accordo, che vuole definire un’equa imposizione fiscale per i frontalieri, così che il Ticino (e la Svizzera!) non abbiano a subire solo svantaggi. Purtroppo oltre alle solite parole che ascoltiamo ormai da anni, da Roma non ci si può attendere nulla e Di Maio non ha certo preso a cuore il problema, intento com’era a far pubblicità al turismo del suo paese”.
Ora i media puntano sull’orami imminente decisione (scadenza 30 giugno) riguardante i ristorni. Un bel gruzzoletto di 80-90 milioni di franchi. Cosa farà il Governo? Il Presidente Norman Gobbi non può sbilanciarsi. “Ma ho l’impressione – è un’impressione personale – che la misura sia colma. Un po’ come lo fu nel 2011, quando decidemmo in Consiglio di Stato di bloccare i ristorni, congelandoli su un conto, pronti a sbloccarli qualora tra Svizzera e Italia si fosse avviato un round negoziale per definire un nuovo accordo. Quel blocco ebbe come risultato proprio l’accordo del 2015. La Svizzera onorò i suoi impegni politici che sottoscrisse attraverso la roadmap, in particolare per quanto concerne lo scambio di informazioni fiscali. L’Italia invece non ha ancora firmato l’accordo e non ci ha tolto da tutte le famigerate blacklist che continuano a provocare pregiudizio per gli affari svizzeri. Inoltre in questi 5 anni i frontalieri sono ancora aumentati, facendo crescere il fenomeno del dumping salariale, con le conseguenze negative sulla disoccupazione reale (non quella calcolata dalla Seco) e sui casi a carico dell’assistenza. Sono personalmente convinto che sia ingiusto che le cittadine e i cittadini del nostro Cantone continuino a pagare la fattura per nome e per conto di tutta la Svizzera, sapendo che è per scelta della Confederazione che le proposte ticinesi di disdire l’accordo sui frontalieri del 1974 non sono ancora state concretizzate. E trovo ingiusta – oltre che sprezzante per il nostro federalismo – la risposta di diniego data dal Consiglio federale alla mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che propose una presa a carica da parte di Berna della perdita fiscale dovuta alla mancata firma e ratifica dell’accordo da parte italiana. In Consiglio di Stato valuteremo quindi con attenzione i passi da compiere per ottenere una firma dell’accordo in tempi brevi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Il Ticino riflette sui limiti
Da www.rsi.ch/news
Gobbi sulle manifestazioni con mille persone: “Dobbiamo ancora decidere”
Il Consiglio federale ha dato il via libera alle manifestazioni fino a mille persone a partire da lunedì 22 giugno, dando però la possibilità ai cantoni di fissare un limite inferiore.
Una facoltà su cui il Ticino sta riflettendo, ma sulla quale non c’è ancora una decisione, ha spiegato Norman Gobbi. Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea che il limite di tracciabilità a 300 persone impone comunque delle restrizioni per gli organizzatori.
Per quanto riguarda l’abolizione dell’orario di chiusura imposto e dell’obbligo di consumazione stando seduti, l’intenzione è di allinearsi a quanto deciso a Berna, ma Gobbi invita a rispettare le norme di igiene applicate in questi mesi, così come le distanze, anche se ridotte a un metro e mezzo. In caso di nuovi focolai del virus si renderebbe infatti necessario ripristinare delle limitazioni maggiori.
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-riflette-sui-limiti-13152120.html
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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 19 giugno 2020 de Il Quotidiano
“Revocate quasi tutte le misure”
Wie das Tessin die Schweiz im Kampf gegen Corona gerettet hat
Da www.watson.ch
Der Südkanton pochte auf schärfere Massnahmen zur Eindämmung des Virus – und fühlte sich unverstanden. Eine Aufarbeitung.
Wer sich maskenfrei durch die Regale in Coop und Migrosschlängelt, riskiert böse Blicke. Manche Tessiner wundern sich deshalb, wie wenige Deutschschweizer eine Schutzmaske tragen. Und kommen sich wie Exoten vor, wenn sie in die Deutschschweiz reisen und eine montieren. Die Ergebnisse der aktuellen Sotomo-Umfrage passen zum Bild: In der italienischsprachigen Schweiz stösst eine generelle Maskenpflicht beim Einkaufen und im ÖV auf viel mehr Akzeptanz als im Rest des Landes. Die Tessiner taxieren auch die Lockerungsmassnahmen eher als überhastet.
Der Coronagraben kommt nicht von ungefähr. Einzig im Kanton Genf hat die Seuche bis jetzt stärker gewütet als im Tessin. Der allererste Schweizer Fall trat 25. Februar im Südkanton auf. Bis am Freitag zählte er insgesamt 350 Coronatote und 3324 Coronafälle. In unmittelbarer Nachbarschaft liegt der europäische Coronahotspot schlechthin, die Lombardei. Bilder von überlasteten Spitälern und zahlreichen Toten drangen in die Tessiner Fernsehstuben und schärften ein Gefahrenbewusstsein, als der Bund die Lage noch unter Kontrolle wähnte. Das Tessin fühlte sich denn auch unverstanden. So sehr, dass Gesundheitsdirektor Raffaele De Rosa (CVP) Mitte März sagte: «In Bern haben sie uns ins Gesicht gelacht.»
Pionier in der Bekämpfung des Virus
Auf welches Treffen mit welchen Teilnehmern sich De Rosa bezieht, mag er nicht verraten. Ende Februar und Anfang März sei es schwierig gewesen, die Lage im Tessin verständlich zu machen. «Aufgrund unserer Nähe zum Virenherd Lombardei hatten wir eine ganz andere Wahrnehmung», sagt er.
Nationalrat Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) schrieb später, De Rosa sei bei Bundesrat Berset mit der Forderung nach einer Grenzschliessung und Fiebermessung an der Grenze abgeblitzt. De Rosa erklärt, der Bund habe das Tessin später verstanden. «Schlussendlich hat er fast alle von uns vorgeschlagenen Massnahmen übernommen: zum Beispiel das Versammlungsverbot, die Grenzkontrolle und die Schliessung einiger Übergänge oder die Überarbeitung einiger Schutzmassnahmen.»
Das Tessin erwies sich in der Tat als Pionier der Coronabekämpfung. Ob Ausrufen des Notstands, Schulschliessungen oder Geisterspiele im Eishockey: Stets marschierte der Kanton voran. Im Nachhinein segnete der Bund im März auch die Baustellenschliessung ab, welche das Bundesamt für Justiz zunächst für illegal erklärte. Man gewährte den Kantonen sogenannte «Krisenfenster».
Mit wem man auch spricht, sei es mit Politikern, Bürgerinnen oder genesenen Covid-Patienten, der Tenor ist einhellig: Der Bund hat den Ernst der Lage zu spät erkannt. Fehlende Testkapazitäten für Personen mit Symptomen, die erratische Kommunikation zur Maskenfrage, die Kontroverse um das Enkelhüten lösten im Tessin vielleicht noch mehr Unbehagen aus, weil der Nachbar Italien mit der Ausgangssperre viel schärfer reagierte. Eine kohärente Strategie schien nicht greifbar.
Doch hat das Tessin mit seinem Vorpreschen den Bundesrat und das Bundesamt für Gesundheit um den Coronadelegierten Daniel Koch noch rechtzeitig geweckt und damit die Schweiz vor einer grösseren Coronawelle bewahrt? Christian Vitta (FDP), bis Anfang Mai Regierungspräsident, glaubt zumindest, dass sich das Virus dank dem Tessin in der Schweiz langsamer verbreitet hat (siehe Interview).
An warnenden Stimmen mangelte es nicht. SVP-Kantonsrat Tiziano Galeazzi brachte schon am Wochenende des 22./23. Februar, als Italien erste Todesfälle und eine steigende Anzahl neuer Infektionen meldete, Versammlungsverbote, Schulschliessungen oder verstärkte Grenzkontrollen ins Spiel. Letzteres tat auch Lega-Nationalrat Lorenzo Quadri mit obligater Breitseite gegen die Grenzgänger und die Personenfreizügigkeit.
Der Ruf nach verschärften Grenzkontrollen schien so sehr politisch motiviert, dass der Bundesrat deren sanitären Nutzen offenbar verkannte und sie erst am 13. März verhängte, als die Fallzahlen in die Höhe schnellten. Dabei hätte, wie Marcel Salathé, Epidemiologie-Professor an der ETH Lausanne, in der «NZZ am Sonntag» sagte, «eine frühere Schliessung der Grenze, insbesondere zu Italien, geholfen».
Koch ist bekannt für verspätete Massnahmen
Anders als in der Deutschschweiz geniesst Daniel Koch im Tessin keinen Kultstatus. In Anlehnung an den kahlköpfigen Onkel Fester der US-Fernsehserie «Adams Family» trägt er den Spitznamen «zio Fester». «Koch ist nicht bekannt für seinen Sprung in die Aare, sondern für die verspäteten Massnahmen», sagt Fabio Regazzi. Der Tessiner CVP-Nationalrat attestiert «Mister Corona» und Gesundheitsminister Alain Berset ein gutes Krisenmanagement; die beiden Hauptgesichter der Coronakrise würden aber in seinem Kanton weniger positiv beurteilt als im Rest des Landes.
Berset und Koch reisten erst nach Mitte März ins Tessin. «Zu spät», findet Paolo Beltraminelli. Der ehemalige CVP-Regierungsrat kontaktierte schon Anfang März die Bundesbehörden, um sie auf die angespannte Lage in seinem Heimatkanton aufmerksam zu machen. «Am Anfang hatten viele Tessiner das Gefühl, in Bern würden ihre Sorgen nicht wahrgenommen», sagt Beltraminelli. Er glaubt, sein Kanton habe einen wichtigen Beitrag zur Eindämmung des Virus geleistet, weil er permanent auf seine dramatische Lage hingewiesen habe.
Das Virus hat auch Beltraminelli erwischt und im März zu einem zweiwöchigen Spitalaufenthalt gezwungen. Beide Lungenflügel und das Herz waren entzündet. Unterdessen hat sich der 58-Jährige erholt, steigt wieder aufs Rennvelo und joggt durch Wälder.
Regierungspräsident ist beunruhigt
Entspannt hat sich die Lage für den ganzen Kanton Tessin. Die Spitäler kamen trotz Befürchtungen nie an den Anschlag. An den meisten Tagen vermeldet er keine Neuansteckungen und keine weiteren Toten mehr. Anders als an Ostern («Bleibt zu Hause!») sind Deutschschweizer Touristen wieder willkommen. Schockplakate mit Bildern von Personen auf Intensivstationen («Möchtest du so enden?») sind abmontiert. Doch alle Sorgen haben sich nicht verflüchtigt. Noch immer verzeichnet die Lombardei täglich gegen 300 neue Coronafälle.
Dass die Grenzen seit Montag auch zu Italien wieder offen sind, bezeichnet Norman Gobbi, seit Mai Regierungspräsident, als «nicht ideal». Die epidemiologische Lage sei in Norditalien nicht unter Kontrolle. «Persönlich bin ich beunruhigt. Allen, die sich nach Italien begeben, rate ich zu Vorsicht», sagt der Lega-Regierungsrat. Zudem habe man dank der verstärkten Grenzkontrollen im Tessin weniger Kriminalität, weniger Schwarzarbeit und weniger italienische Handwerker registriert. Ganz unverblümt geisselt Nationalrat Lorenzo Quadri den Öffnungsschritt: «Hat der Bundesrat schon vergessen, dass das Tessin wegen der offenen Grenzen zum Seuchenherd Lombardei verpestet wurde?»
Il Dipartimento delle istituzioni lancia la campagna “Acque sicure”
Comunicato stampa
La fine dell’anno scolastico coincide quest’anno con l’avvio ufficiale della campagna di sensibilizzazione e prevenzione “Acque sicure”, promossa dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la competente commissione consultiva del Consiglio di Stato. Una campagna che tiene conto del particolare momento che stiamo attraversando in questa fase post crisi coronavirus. Emerge la necessità di potenziare il messaggio di prevenzione in vista di un probabile aumento di ticinesi e ospiti sulle rive dei nostri laghi e dei nostri fiumi. Il grave incidente di canyoning in Riviera di ieri conferma inoltre l’importanza della scelta – voluta dal Dipartimento delle istituzioni per la stagione 2020 – di insistere sulla prevenzione legata proprio alla pratica di questo sport, che può diventare estremo se si riducono i normali standard di sicurezza.
“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: rimane invariato lo slogan che caratterizza la campagna di “Acque sicure”. Un messaggio efficace, immediato e che ha dato risultati giudicati positivamente dalla commissione cantonale, presieduta da Boris Donda che all’inizio di quest’anno è stato insignito della carica di Presidente onorario della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio dopo quasi un quarto di secolo come Presidente. Quest’anno sono numerose le iniziative intraprese per sensibilizzare ticinesi e turisti sull’importanza di comportamenti corretti per godere in piena sicurezza degli affascinanti luoghi in cui fare il bagno o praticare attività sportive nell’acqua.
Canyoning: attenzione!
È stato realizzato un nuovo opuscolo dedicato alla prevenzione per chi pratica il canyoning. Il Ticino è uno dei luoghi di maggior richiamo a livello internazionale per tutti gli appassionati di tale disciplina. Purtroppo per chi pratica questo sport il pericolo è dietro… il prossimo salto. E lo si è constatato proprio ieri, giovedì, con l’incidente avvenuto in un fiume in zona di Lodrino. Il nuovo flyer verrà distribuito in cinque lingue con la collaborazione dell’ESI (Elettricità della svizzera italiana, ossia l’associazione mantello delle aziende idroelettriche), dell’Ufficio Prevenzioni Infortuni (UPI), di Ticino Turismo e del Dipartimento del territorio. Conterrà tutta una serie di informazioni utili: su come prepararsi in sicurezza, tenuto conto che un’attenta pianificazione riduce il rischio d’incidente; su come rispettare l’ambiente e la natura; su come recepire in maniera corretta le informazioni di Polizia e come utilizzare e capire le informazioni che provengono dalle aziende idroelettriche. Saranno poi dati importanti indicazioni sul divieto notturno dell’attività, sulla chiusura permanente di alcuni tratti di fiume a valle di impianti e sull’obbligo di annunciarsi alla centrale idroelettrica di riferimento prima di entrare in acqua.
Nuovi cartelli, nuove iniziative
Per migliorare ancora il livello di sicurezza, la commissione cantonale “Acque sicure” ha proceduto alla posa di nuovi cartelli nei luoghi maggiormente frequentati da chi ama tuffi e bagni. In particolare con questa azione vengono toccati il pozzo di Tegna, con la collaborazione del Comune di Terre di Pedemonte, di AET, di Ticino Turismo e dell’Associazione golene e i pozzi naturali di Osogna, Lodrino e Iragna in collaborazione con il Comune di Riviera. Anche all’imbarcatoio centrale di Lugano viene posato un nuovo cartello in collaborazione con la Società di Navigazione di Lugano e con la Città di Lugano. Saranno registrati nuovi radiospot per raggiungere un pubblico variegato e nuovi spot televisivi in lingua francese, tedesco e inglese specialmente indirizzati ai turisti che raggiungeranno il Ticino. Infine, tutti i lidi sui laghi Ceresio e Verbano avranno la possibilità di sensibilizzare i bagnanti attraverso la distribuzione di disinfettanti con il brand di “Acque sicure”. Una distribuzione che toccherà anche tutte le piscine pubbliche, i volontari della Società Svizzera di Salvataggio (SSS) che rafforzeranno il loro servizio di picchetto sul territorio e i pattugliatori.
Attività confermate
A proposito di pattugliatori: la loro presenza viene confermata quotidianamente lungo i fiumi Maggia e Verzasca dal 27 giugno 2020 al 30 agosto 2020. Un’attività che ha dato ottimi risultati, perché permette un controllo costante di alcuni dei siti con maggior afflusso e considerati potenzialmente pericolosi. I pattugliatori quest’anno saranno dotati di nuovi zainetti per caratterizzare ancora di più la loro presenza. Oltre alle novità menzionate, la campagna di sensibilizzazione e prevenzione si conferma in alcune sue caratteristiche ormai consolidate. Si va dalla campagna di affissione agli opuscoli informativi fiumi e laghi; dalle informazioni sui media cartacei, web e riviste specializzate all’apprezzata e utile infoline per il canyoning, sino a giungere agli autocollanti per i pedalò e al nuovo concorso, dotato anche quest’anno di accattivanti premi. Sempre seguendo il motto “Distanti ma vicini”, il Dipartimento delle istituzioni e con lui la commissione cantonale “Acque sicure” confida in un atteggiamento responsabile di tutti coloro che anche quest’estate prenderanno d’assalto i nostri lidi, i nostri fiumi e le nostre piscine, per un sano divertimento, ma in sicurezza, perché “Basta un attimo!”.
La campagna di prevenzione “Acque sicure”, lanciata nel 2016 ampliando la precedente campagna informativa “Fiumi ticinesi sicuri”, è destinata a residenti e turisti ed è sostenuta dal DFE, dal DSS, dal DT, da Swisslos, dalla SSS, da Ticino Turismo, dall’ESI, dalla SUVA e dall’UPI.