Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Da www.caffe.ch
Opinione sulla politica per gli stranieri
 
Ogni giorno i funzionari del Dipartimento delle istituzioni si svegliano, vanno in ufficio e revocano il permesso a uno straniero”. Iniziava proprio così un articolo pubblicato da questo giornale la scorsa settimana a pagina 5. “Licenza d’uccidere”, insomma, per questi funzionari. E il mandante non poteva che essere il sottoscritto. Si va a intervistare l’immancabile avvocatessa che più di qualche interesse in materia ce l’ha, facendola diventare la voce della verità. Ed è proprio la ricerca della verità che manca totalmente in questo articolo. Un peccato, ma siamo abituati a questo trattamento (uso il plurale perché con me vi sono tutti i miei collaboratori della Sezione della popolazione, pesantemente attaccati dall’articolo) quando si affronta il tema della presenza di stranieri in Ticino. Che siano richiedenti l’asilo o frontalieri o residenti stranieri con attività lavorativa o senza attività lucrativa non importa, tutti nello stesso calderone, per intorbidire le acque e non far vedere tutte le sfaccettature che ogni dossier di ogni cittadino straniero qui da noi porta con sé. L’autorità, a iniziare dal capo Dipartimento, deve applicare le leggi. Ciò vuol dire essere coerenti, responsabili e proporzionali. Severi nel modo corretto, non “cattivi”. Nell’articolo si citano alcuni casi, ma si forniscono solo indizi parziali, lasciando intendere che per un capriccio mattutino, da un momento all’altro, si possa decidere la revoca di un permesso. Ciò è fuorviante e soprattutto irrispettoso in primis per le persone straniere. Secondariamente per coloro che desiderano realmente comprendere le procedure in questa vasta materia e da ultimo, come detto, per chi lavora all’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione (a livello cantonale) e alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, a livello federale).

Qual è lo scopo? Suscitare sdegno, compassione e sostegno emotivo a favore delle persone straniere che sarebbero vessate da un’autorità senza alcuna comprensione nei loro confronti.
La realtà – e dunque la ricerca della verità – è invece un’altra. Ogni persona che è regolarmente presente sul territorio nazionale e nel Cantone deve avere un documento che legittima la sua presenza. Ciò vale sia per i cittadini svizzeri sia per gli stranieri. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione tutti i cittadini degli stati membri hanno il diritto di libero accesso e i controlli sono svolti quando la persona straniera è già sul territorio. Ciò comporta forzatamente, se le condizioni non sono inizialmente comprovate e rispettate, o se vengono meno in seguito, che il permesso non sia rilasciato o che possa essere revocato, fissando un termine di partenza. Il rilascio e la revoca sono decisioni sempre valutate attentamente – caso per caso – e possono richiedere tempi prolungati per garantire la proporzionalità, la parità di trattamento e il diritto dello straniero di essere sentito. Le situazioni difficili, nel rispetto delle direttive federali, sono valutate tenendo conto di diversi fattori. La situazione economica negativa causata dalla pandemia Covid-19 verrà tenuta in debito conto non già “contro” lo straniero – come ha volutamente lasciato intendere l’articolo – ma a suo beneficio.
Prima di concludere vorrei confutare ancora un paio di affermazione di questo articolo (e che vengono sollevate dai media come un ritornello): il numero di revoche di permessi è elevato e contro le decisioni dell’ufficio vi è una miriade di ricorsi, la maggior parte dei quali accolti dall’istanza superiore. Vale la pena allora sapere che: nel 2019 i permessi attivi in Ticino erano 178’268 e le pratiche incamerate sempre nel 2019 erano 95’953. Le decisioni negative con termine di partenza emesso sono state 905 (di queste 93 per motivi finanziari). Ciò corrisponde allo 0.51% (0.05% per motivi finanziari) rispetto ai permessi attivi. Tanti? A me pare proprio di no! Sui ricorsi accolti o parzialmente accolti: il loro numero sulle decisioni del 2018 è stato di 48 su un totale di 421 ricorsi presentati (106 sono ancora in attesa di decisione). [ndr: i dati relativi al 2019 sono incompleti poiché le procedure sono ancora in corso].
La riservatezza sui dati personali impone, giustamente e necessariamente, alle autorità cantonali e federali di non citare o dibattere sui fatti di singoli casi. Quando i media forniscono informazioni e dati parziali insinuano dubbi e sfiducia verso le autorità. Si banalizza così tutto il lavoro, creando un ulteriore ostacolo alla vera conoscenza del problema.

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Alcune considerazione alla vigilia dell’apertura delle frontiere

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Da domani 15 giugno anche la Svizzera apre le sue frontiere a tutti i cittadini degli stati Schengen/AELS. Insomma: si riapre anche da noi, dopo che l’Italia aveva unilateralmente deciso già il 3 giugno scorso di permettere l’ingresso sul suo territorio. “Non è certamente stata una situazione ideale – afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. La Svizzera si è trovata di fronte al fatto compiuto con l’apertura da parte dell’Italia, quando ancora la situazione dei contagi a sud del Ticino non è sotto controllo”. Ora però siamo a meno di 24 ore dalla riapertura e non si può tornare indietro. “Certo. Vorrei però ribadire un aspetto che ho già sottolineato su queste colonne e nel corso di parecchie interviste su altri media: se vogliamo trattenere qualche cosa di positivo da tutta questa crisi che abbiamo e stiamo affrontando (sì, che stiamo ancora affrontando perché le conseguenze negative per l’economia e per le finanze pubbliche peseranno sulle nostre decisioni ancora per anni…) è quello legato, oltre che alla forte diminuzione della criminalità, al forte calo di padroncini e lavoratori in nero che circolano sulle strade ticinesi. È l’effetto del controllo accresciuto alle nostre frontiere, quello che le guardie di confine hanno potuto mettere in campo grazie anche alla chiusura dei valichi minori. Un controllo che da domani non potrà più avvenire negli stessi termini, ma che personalmente spero possa portare in futuro a un ripensamento a livello federale (dove hanno la competenza per farlo) della sistematica dei controlli ai valichi”.

In queste ultime settimane, da quando cioè sostanzialmente la nostra economia ha ripreso a girare al pieno regime, si è constatata comunque una forte diminuzione del traffico negli orari di punta (6-8, 17-19). “Esatto, con un forte beneficio anche per gli spostamenti dei lavoratori ticinesi. Mi ha fatto piacere nel corso di questa settimana leggere sul CdT una lettera di due imprenditori del Mendrisiotto (Nicola Medici e Mirko Puricelli) che sottolineavano proprio lo stesso tema: la diminuzione della presenza dei cosiddetti padroncini e di lavoratori stranieri senza permesso dà fiato alla nostra economia, a tutto il settore dell’artigianato in particolare, ma non solo. I due momò chiedevano ai consiglieri di Stato di “vigilare su questo aspetto (più controlli alla frontiera, ndr) e il risultato sarà automaticamente raggiunto”. Con me sfondano una porta aperta. Sono le orecchie di Berna che devono riuscire a sentire questa importante segnalazione che giunge dal Ticino. Avremo però un’altra opportunità per farci sentire: la votazione federale del 27 settembre sull’iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione. Ma ne riparleremo”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio degli Stati inasprisce le misure nel caso di gravi atti contro i funzionari e disordini – La privazione della libertà diventerebbe la regola – La Federazione: «Le multe non hanno effetto» – Gobbi: «È anche un deterrente»

Mentre negli Stati Uniti non si placano le proteste per i metodi usati dalla polizia, in Svizzera si pone il problema di come sanzionare chi ricorre alla violenza contro le forze dell’ordine e funzionari pubblici in generale. Il Consiglio degli Stati ha deciso un giro di vite nell’ambito della revisione del diritto sanzionatorio. In futuro, chiunque partecipi a disordini commettendo danneggiamenti oppure aggredirà o minaccerà funzionari – poliziotti ma anche soccorritori o pompieri – rischierà sanzioni più severe. Su proposta del grigionese Stefan Engler (PPD), la Camera alta ha deciso di punire simili comportamenti con una pena detentiva di tre anni al massimo. Solo nei casi poco gravi l’autore verrebbe punito con una pena pecuniaria. «Lo Stato di diritto non deve essere disposto a tollerare la mancanza di rispetto e la crescente violenza contro gli agenti di polizia e i soccorritori», ha detto il «senatore». Il Consiglio federale e la maggioranza della commissione proponevano una pena di tre anni al massimo o una pena pecuniaria. Con la versione della minoranza però, la pena privativa della libertà diventerebbe la regola. Per quanto riguarda le infrazioni commesse in gruppo, tutti i partecipanti dovrebbero essere sanzionati con una pena di reclusione di tre anni al massimo (sanzione pecuniaria nei casi meno gravi). In sostanza, i giudici avrebbero meno margine di apprezzamento.

Anche nel caso di disordini l’ha spuntata ancora Engler, che propone una pena di tre anni al massimo per le persone colpevoli di violenze contro le persone o le proprietà. La commissione preparatoria prevedeva una pena detentiva minima di 120 giorni fino a tre anni o in alternativa una pena pecuniaria di almeno 120 aliquote giornaliere (oggi 30).

Per Engler è giunto il momento di lanciare un segnale: «Chi si prende la colpa per la nostra sicurezza può aspettarsi in cambio che noi gli guardiamo le spalle», ha detto, facendo anche riferimento al numero crescente di attacchi e di denunce da parte di funzionari: 750 nel 2000, 2.350 nel 2009, 3.521 nel 2019.

PIn fatto di violenze o insulti contro funzionari, Karin Keller-Sutter ha sostenuto che spesso le pene sono miti proprio perché il giudice, perlopiù, non è chiamato a decidere su casi gravi. Nel caso del teppismo da stadio, la direttrice del Dipartimento di giustizia e polizia ha difeso la versione del Governo. Lo strumentario per contrastare questo fenomeno esiste già, ha detto: «Si devono semplicemente applicare».

La decisione degli Stati ha preso le mosse da diverse proposte presentate negli ultimi anni per rendere più severo il regime sanzionatorio. Tra queste anche una petizione lanciata in Ticino dagli Amici delle forze polizia, che aveva raccolto più di 15.000 adesioni. «Nella pratica e nelle condanne decretate in passato è stato dimostrato che le multe hanno poco o nessun effetto. Nella sua decisione, il Consiglio degli Stati chiede che le gravi aggressioni fisiche contro gli agenti di polizia non siano più punite con pene pecuniarie, bensì con delle pene detentive. Oltre ad essere un atto dovuto, questa modifica avrebbe pure un effetto deterrente», dice da parte sua la Federazione svizzera dei funzionari di polizia. «Abbiamo cominciato questa campagna dieci anni fa», spiega il segretario Max Hofmann. «Il quadro giuridico sarebbe sufficiente, se solo i giudici applicassero le norme in maniera più severa. Ma finché questi continueranno ad agire solo nella primissima fase dell’ampio margine di apprezzamento di cui dispongono, non ne usciremo mai». Negli ultimi anni, commenta il capo del DI Norman Gobbi, coloro che a vario titolo sono chiamati a tutelare la sicurezza pubblica sono stati viepiù oggetto di attacchi. «Da un lato non si chiede una tutela speciale, ma il riconoscimento del lavoro svolto. Questa misura può anche essere un deterrente contro atti di violenza, diventati sempre più frequenti».

Il dossier passerà ora al Nazionale, dove potrebbe avere chance di passare. In dicembre la Camera bassa aveva accolto un’iniziativa di Marco Romano (PPD) per una pena detentiva minima per chi attacca, incita alla violenza o vi ricorre nei confronti di funzionari dello Stato.

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

Sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

“È un segnale per un settore, quello degli esercizi pubblici ticinesi, che contribuisce a far girare tutto il turismo cantonale e che nel corso del “lockdown” ha vissuto una grave crisi”. Così si esprime il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo la decisione di questa settimana del Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni diretto dallo stesso Gobbi assieme al DFE, di applicare uno sconto del 30 per cento a bar e ristoranti tenuti a pagare la tassa sugli esercizi pubblici. “Sono ben cosciente che quanto deciso non sarà la panacea di tutti i mali del settore – afferma il Consigliere di Stato – ma è un aiuto concreto. Durante questa crisi e guardando al futuro ho chiesto all’interno del Dipartimento che dirigo di individuare margini di manovra per sostenere le cittadine e i cittadini Ticinesi. Questa misura rientra proprio in tale ottica”. Ma in concreto di che cosa si tratta? “Gli esercenti sono tenuti a versare al Cantone una tassa, che comprende la tassa sull’alcool e la tassa di promozione turistica. Globalmente per il 2020 avevamo preventivato di incassare circa 1,4 milioni di franchi. Con lo sconto del 30% gli esercenti potranno risparmiare 400mila franchi. Sono soldi che rimangono nelle loro tasche (o comunque che non devono uscire dalle loro tasche)”, sottolinea Norman Gobbi, che aggiunge: “Ci siamo premurati di garantire alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) la loro quota parte dovuta dalla tassa sulla promozione turistica. Non si voleva certo dare con la mano destra un aiuto al settore turistico, per poi toglierlo con la mano sinistra… Anche in questo caso non stiamo parlando di grosse cifre, ma come ben si può comprendere tutto aiuto”.

Dal 22 giugno partirà l’azione *Vivi il tuo Ticino* messa in campo dal Cantone a favore di ristoranti e alberghi ticinesi, che si dovrebbe protrarre sino al 30 settembre. “Abbiamo visto in queste ultime settimane, da quando si sono potute riaprire le attività commerciali, un positivo “risveglio”. L’azione che partirà tra 2 settimane dovrebbe permettere un ulteriore scatto in avanti e rappresentare un incentivo interessante per il turismo, grazie ai buoni sconto di 25 franchi per pasto consumato nei ristoranti ticinesi e allo sconto del 20% per chi pernotta in un albergo della nostra regione. Spero che i ticinesi sappiano approfittare di questa offerta”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

La Svizzera apre anche all’Italia

La Svizzera apre anche all’Italia

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Dal 15 giugno cadranno le restrizioni in entrata nei confronti degli Stati UE/AELS – Si potrà tornare a fare la spesa oltre confine Norman Gobbi: «Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti della crisi che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo»

Dopo settimane di incertezza e considerata l’attuale situazione epidemiologica, dal 15 giugno la Svizzera revocherà le attuali restrizioni d’entrata nei confronti degli Stati UE/AELS, Italia inclusa, e del Regno Unito. La decisione non è certo un fulmine a ciel sereno: già a metà maggio il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva annunciato che i confini con l’Austria, la Germania e la Francia sarebbero stati completamenti aperti il 15 giugno d’intesa con le autorità di detti Paesi. Sono dunque state sciolte le riserve sull’apertura dei confini con l’Italia. La vicina Penisola, lo ricordiamo, aveva deciso per una riapertura unilaterale dal 3 giugno e in questo senso il Governo aveva disposto delle restrizioni in uscita e soprattutto in entrata, indicando il 6 luglio come data ultima per la riapertura definitiva. L’evoluzione della situazione epidemiologica è stata giudicata positiva, tant’è che tra nove giorni queste restrizioni verranno a cadere. Tra queste anche il tanto discusso divieto di effettuare viaggi allo scopo di fare acquisti.

«Nessuna sorpresa»
Come detto, l’obiettivo era quello di riaprire le frontiere, in particolare quelle con l’Italia, al più tardi il 6 luglio. Ieri il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a molti Paesi europei a partire dal 15 giugno. Abbiamo parlato con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per capire se questa è una svolta che preoccupa il Governo e se il Ticino è stato coinvolto in questo processo decisionale. «Le frontiere non aprono oggi, ma tra 10 giorni. Un “cuscinetto” temporale durante il quale si spera che la situazione sanitaria in Italia e in particolare in Lombardia possa migliorare, come avvenuto negli ultimi giorni. La data del 6 luglio era circolata in ambito europeo e poi ripresa da Berna più di due settimane fa. Comunque, dai contatti con l’autorità federale avuti in questa ultima settimana e vedendo un po’ quanto si sta muovendo a livello europeo ci si poteva aspettare questa decisione di riapertura per il 15 giugno anche con l’Italia preannunciata oggi dal Consiglio federale». Il Ticino si dovrà adeguare alla decisione di Berna, che continua a sconsigliare i viaggi verso la vicina Penisola. Sarebbe stato preferibile un periodo d’attesa più lungo?, chiediamo. «Vale la pena ribadire che la competenza sul controllo alle frontiere è federale. L’auspicio era ed è quello di garantire sicurezza sotto il profilo sanitario ai nostri concittadini. Spero che i contagi in Italia abbiano la medesima curva che conosciamo in Ticino, dove negli ultimi 10 giorni vi sono stati complessivamente solo 8 nuovi casi», spiega Gobbi. Resta infine da capire cosa accadrà dopo la data del 15 giugno. «“Vi sarà un prima e un dopo COVID e niente sarà più come prima”. Questa frase in questi mesi è stata pronunciata da praticamente tutta la classe politica in tutti i Paesi. Oggi, prendendo atto della decisione del Consiglio federale di aderire a un’apertura delle frontiere coordinata a livello europeo per il 15 giugno, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti di questa crisi planetaria», conclude il presidente del Governo. «Insegnamenti che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo da parte degli Stati sovrani a tutela della sicurezza della cittadinanza. Abbiamo visto per esempio quasi sparire la criminalità, così come la presenza di “padroncini” e lavoratori in nero che portano un gran danno alla nostra economia. Fattori positivi che dobbiamo poter prolungare anche in questa fase. Proprio su questi aspetti avremo un incontro nel corso della prossima settimana».

Pochi turisti degli acquisti
L’apertura delle frontiere, ci spiega la portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane Donatella Del Vecchio, è strettamente legata alla situazione epidemiologica. Detto in parole povere, se in un Paese i contagi dovessero riprendere a salire, la Svizzera potrebbe decidere di tenere chiusi i propri confini, mantenendo le restrizioni in entrata attualmente in vigore. Compreso, come detto, il divieto riguardante il turismo degli acquisti. Da parte ticinese, è bene precisare, la sfrenata corsa alla spesa non c’è stata. Insomma, i centri commerciali in Italia non sono stati presi d’assalto. «Prima dell’apertura unilaterale delle frontiere da parte italiana le infrazioni legate al turismo degli acquisti in Ticino sono state poco numerose a causa delle condizioni di entrata e di spostamento molto rigide», conferma Del Vecchio. Dopo la riapertura, invece, le multe inflitte lungo la frontiera sud erano solo «una manciata». Dall’entrata in vigore dell’ordinanza 2 COVID, a metà marzo, le multe inflitte a livello nazionale sono state in media 150 al giorno, comprese quelle inflitte a coloro che hanno forzato un valico oppure contrabbandato merce al di qua del confine. In ogni caso, conclude Del Vecchio, nelle ultime settimane si è assistito a una netta tendenza al ribasso.

Tutto come prima alla frontiera

Tutto come prima alla frontiera

Da www.rsi.ch/news

Il Governo federale ha deciso per il 15 giugno la riapertura totale anche con l’Italia. Secondo Norman Gobbi la situazione andrà monitorata.

Il Consiglio federale ha deciso che dal 15 giugno anche la frontiera con l’Italia sarà riaperta senza alcun controllo in dogana. Si tornerà dunque alla situazione precedente alla pandemia e anche il turismo degli acquisti sarà di conseguenza permesso. Una situazione che andrà monitorata, secondo Norman Gobbi: “In queste settimane abbiamo visto dei miglioramenti sui controlli, che permettono di tutelare il territorio e la popolazione. Se tutto tornerà come prima, ci saranno ancora gli stessi problemi, dalla viabilità alla vivibilità del Mendrisiotto e del Malcantone, ma anche del Locarnese”.
L’Ufficio federale della sanità deciderà se imporre eventuali controlli sanitari e il presidente del Governo ticinese garantisce che gli occhi rimarranno aperti: “Dipenderà dall’evoluzione del virus e soprattutto da quanto succederà in estate e in autunno. Se valuteremo che sarà necessario fare dei controlli alla frontiera, saremo i primi a scattare se la Confederazione non dovesse reagire per tempo”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tutto-come-prima-alla-frontiera-13108953.html

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Da www.tio.ch
I papiri letti da Christian Vitta? «Nei momenti liberi c’è spazio anche per le battute. Servono a scaricare la tensione».

Ritardi alla Galleria di base del Monte Ceneri, frontiere, spesa in Italia e il “dietro le quinte” del Governo durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus. Sono molti, talvolta anche parecchio diversi fra loro, gli argomenti toccati questa mattina dal presidente del Governo ticinese Norman Gobbi durante il morning show in onda sulle frequenze di Radio Ticino.
 
Pressione alle FFS – Sollecitato dai conduttori del programma radiofonico Angelo Chiello e Margherita Zanatta, Gobbi ha ricordato come non sia la galleria di base del Ceneri a non essere pronta, ma sono le opere accessorie che non sono state terminate. «Le aspettative sono tante, così come gli investimenti fatti. Ora metteremo sotto pressione le FFS in modo da accorciare i tempi e avvicinare l’apertura al mese di dicembre, come era stato preventivato», ha spiegato.

Apertura delle frontiere – Un altro argomento toccato è stato quello, tanto discusso in questi giorni, delle frontiere. La loro chiusura, ha sottolineato Gobbi, ha permesso praticamente di azzerare la criminalità nella zona di confine. Ci sono inoltre minori presenze di padroncini sul nostro territorio, «ciò che dà un po’ di aria agli artigiani ticinesi, confrontati negli ultimi anni a una forte concorrenza». «Bisogna ammetterlo – ha aggiunto – talvolta questi padroncini non pagano i contributi né di qua, né di là. Lavorano in nero».

Discoteche e spesa in Italia – Il presidente del Governo non ha mancato nemmeno di sottolineare il «controsenso» delle discoteche, che possono riaprire ma solo fino a mezzanotte: «Sono dei controsensi che ogni tanto ci sono nelle decisioni dell’autorità federale». Ma anche come il turismo degli acquisti non faccia per lui: «Quando vado in vacanza compro sempre qualcosa, ma andare apposta a fare la spesa no».

L’unione fa la forza – C’è stata infine anche l’occasione per parlare un po’ del dietro le quinte del Consiglio di Stato, in particolare di quando il suo predecessore Christian Vitta era costretto a leggere papiri interminabili relativi alla risoluzione governativa anti-Covid: «Siamo sempre riusciti a scaricare la tensione nei momenti liberi, facendoci reciproche battute, ma anche sostenendoci a vicenda», ha detto Gobbi. Che ha voluto sottolineare, ancora una volta, come il Governo in questo periodo sia stato unito e abbia lavorato come una squadra: «Questa è stata la nostra forza».

In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

Comunicato stampa

“Riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale post epidemia”: è questo il titolo di una conferenza video andata in onda sulla piattaforma Microsoft Teams e organizzata dal Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino. Tutti coloro che volessero saperne di più e che non hanno potuto partecipare in diretta alla video conferenza da oggi possono collegarsi sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) e recuperarne i contenuti.

Lo sviluppo degli algoritmi per il riconoscimento facciale ha raggiunto una maturità tale da poter essere adottato e implementato sia negli smartphone di ultima generazione, sia negli impianti smart per videosorveglianza e in altri dispositivi di uso comune. L’arrivo del COVID-19 ha messo in prima linea le soluzioni di analisi visuale per il riconoscimento facciale del volto di una persona quando indossa una mascherina di protezione

Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino ha deciso di tematizzare l’argomento e ha organizzato un evento in video conferenza a cui il pubblico ha potuto partecipare utilizzando la piattaforma Microsoft Team. Il video pubblicato sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) mostra la conferenza che ha visto la partecipazione straordinaria dell’ing. Giuseppe Amato, responsabile del Gruppo di ricerca Artificial Intelligence and Multimedia Information Retrieval (AIMIR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR). La moderazione è stata assicurata dal Dr. Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro e Responsabile del Servizio informatica forense SUPSI.

Il Gruppo Cyber Sicuro annuncia un nuovo evento, sempre in video conferenza, nel corso dell’estate. I dettagli verranno comunicati a tempo debito sul sito www.cybersicuro.ch

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha deciso nella sua seduta odierna di applicare uno sconto del 30% sulle tasse annue pagate dagli esercizi pubblici. Si tratta della tassa sull’alcool e della tassa di promozione turistica. Nello stesso tempo ha pure stabilito di riversare integralmente le quote che spettano alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) legate a queste tasse, indipendentemente dallo sconto del 30%.
La misura adottata dal Governo dà una risposta – seppur parziale – alle difficoltà che il settore della ristorazione ha affrontato a seguito della pandemia da Covid-19. Come è noto, ristoranti e bar sono stati chiusi su decisione dell’autorità a partire dal 14 marzo. Hanno potuto riaprire l’11 maggio, applicando comunque regole sul distanziamento sociale e sull’igiene accresciuta.
Questa decisione rientra nell’ottica di aiutare un ramo fortemente colpito dalla chiusura imposta per contenere l’evoluzione dei contagi. Un sostegno concreto, che non risolverà ovviamente i problemi degli esercenti, ma che, unito alle altre misure già intraprese dal Governo, vuole rappresentare un messaggio di fiducia per tutto il turismo cantonale e per le sue organizzazioni regionali e cantonale, alle quali viene garantito dal Cantone il medesimo introito della tassa di promozione turistica. Per le casse del Cantone questo sconto corrisponde a un mancato introito di circa 400mila franchi.

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

Da www.tio.ch
Un confine aperto a metà. Il presidente del Consiglio di Stato chiarisce cosa cambia da domani. No al turismo «solo per la spesa».

Una frontiera aperta a metà. Dal 3 giugno in Ticino cambieranno molte cose. La riapertura unilaterale delle frontiere italiane ha creato non pochi grattacapi al governo ticinese, che oggi ha organizzato una conferenza stampa a Bellinzona per informare la popolazione.

Quali novità ci riserva il domani? Quali le strategie del Consiglio di Stato? A Palazzo delle Orsoline i giornalisti oggi hanno fatto il punto con il presidente del governo Norman Gobbi e con Francesco Quattrini, Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino. La discussione ha toccato il turismo della spesa – vietato ancora fino a nuovo ordine – e le restrizioni in entrata in Svizzera. Ma anche le regole severe che attendono i ticinesi in trasferta da domani oltre confine.  

15:30
Si è concluso il momento informativo. 
 

15:29
Sul divieto della spesa oltre confine, Gobbi chiarisce che «la decisione è stata presa a livello federale». Aggiunge comunque che «per effettuare controlli alle dogane è necessario del personale che effettui i controlli. Il turismo degli acquisti richiederebbe di destinare ai controlli sulla spesa del personale che, in questo modo, non potrebbe essere destinato a controlli di altro tipo, sottrarrebbe insomma personale a funzioni più urgenti». 

 

15:27
«La normativa italiana prevede inoltre che una persona che si trova in Italia con alcuni sintomi, come la febbre superiore ai 37 gradi, è tenuto ad annunciarsi all’autorità sanitaria e a mettersi in quarantena per 14 giorni». 

 

15:26
Quattrini fa ancora alcune precisazioni. «Il cittadino svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. Non per spaventare nessuno, ma ricordiamo che in Svizzera la sanzione è di 100 franchi per chi fa la spesa oltre confine. In Italia le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le disposizioni vanno da 400 fino a 3000 euro, cifre ben superiori». 

 

15:22
«La decisione unilaterale dell’Italia non è un problema solo nostro» sottolinea Gobbi. «Vale anche per gli altri paesi confinanti, come la Francia ad esempio. Di solito tra paesi ci si coordina, in questo caso non è avvenuto. L’Italia ha voluto procedere bruciando le tappe pur avendo una situazione interna non allineata, dal punto di vista epidemiologico, con altri paesi». 

 

15:20
Sui controlli sugli svizzeri che rientreranno in Ticino – dopo una visita a parenti, oppure dopo una cena – il governo chiarisce che «non sono previsti controlli particolari o misure come la quarantena» precisa Gobbi. «Il comportamento diligente per evitare i contagi, evidentemente, i ticinesi lo adotteranno anche oltre confine. È evidente che se al rientro dal soggiorno qualcuno dovesse manifestare dei sintomi, dovrà adottare tutti i comportamenti per evitare il diffondersi dei contagi». 

 

15:18
Gobbi precisa che «l’autorità federale ha precisato oggi di poter ordinare misure sanitarie al confine per determinate categorie di persone a rischio in base all’ordinanza Covid-19». Questi controlli «competono all’autorità doganale» e quindi «da domani non dovrebbe cambiare il traffico in entrata, quindi la tipologia dei controlli dovrebbe rimanere la stessa, ma i controlli saranno rafforzati». 

 

15:17
In effetti «in Italia non c’è un nuovo atto normativo» precisa Quattrini. «Si tratta di una serie di norme prese durante il lockdown che decadono oltre confine a partire da domani». 

 

15:15
Il cittadino svizzero che si recherà in Italia da domani «dovrà tenere conto di queste differenze, e anche del fatto che in Italia sono in vigore restrizioni più severe al momento rispetto alla Svizzera. Fate riferimento ai consigli di viaggio della Sem e del Dfae». 

 

15:14
«Facciamo alcuni chiarimenti. Anzitutto bisogna tenere conto che in Svizzera c’è un’unica ordinanza a livello federale, senza eccezioni locali. In Italia non è così: c’è un decreto governativo che stabilisce una riapertura dei confini nazionali e regionali dal 3 giugno, ma le singole Regioni possono fare delle ordinanze autonome. Ad esempio in Lombardia continuerà ad esserci l’obbligo delle mascherine, non in Veneto e in Piemonte». 

 

15:12
Ora la parola passa a Francesco Quattrini, responsabile delle relazioni esterne per il Canton Ticino. «Notiamo che malgrado l’apertura prevista dall’Italia, vi è uno stato asimmetrico delle disposizioni da parte dei due paesi. Abbiamo ricevuto tante domande dai cittadini per capire cosa si può e cosa non si può fare, da domani». 

 

15:11
«Le porte verso il Ticino rimangono ancora chiuse» ricapitola il presidente del CdS. 

 

15:11
«Stiamo vivendo un momento di incertezza e per questo vogliamo informare in modo trasparente la popolazione. L’obiettivo ora non è gettare al vento i risultati ottenuti con tanto sforzo, la prudenza e la responsabilità individuale sono fondamentali. Bisogna evitare una falsa partenza» osserva Gobbi. «Dobbiamo fare un passo alla volta, come il famoso montanare che sa che ogni passo falso in salita come in discesa può essere pericoloso». 

 

15:09
La data del 15 giugno vale per la riapertura tra Svizzera e Germania, Francia e Austria. «Non ancora per l’Italia. Non c’è nessuna conferma in questo senso. La data ultima per la riapertura con l’Italia rimane la fine di giugno inizio luglio» ricorda Gobbi. 

 

15:07
«Possono evidentemente rientrare in Svizzera tutti i cittadini svizzeri e i residenti con permesso C, B o L, e i titolari di permessi G. L’ingresso è vietato a chi non ha titoli di domicilio sul nostro territorio, per il turismo in generale e per chi è alla ricerca di un posto di lavoro o in ambito di studio. In quest’ultimo ambito, quello di studio, sono previsti allentamenti a partire dall’8 di giugno».

 

15:05
Se l’Italia apre «non significa che la Svizzera apra» ricorda Gobbi. «Vanno allineate le prassi anche rispetto agli altri paesi confinanti, dove ricordo che tra l’altro i contagi registrati sono molto inferiori rispetto all’Italia». 

 

15:05
Cosa cambia quindi da domani? «L’Italia apre e quindi lascia entrare tutte le persone nel proprio territorio. Ma per le disposizioni del consiglio federale non è permesso recarsi oltre confine per fare solo acquisti. Non è ammesso verso l’Italia né verso altri paesi vicini. Non c’è una disparità di trattamento» sottolinea Gobbi. 

 

15:04
Gobbi ricorda che «come Cantone siamo allineati alle posizioni del Consiglio federale» e che «al momento unicamente tra Svizzera e Liechtenstein c’è una libera circolazione garantita». 

 

15:03
«Gli spostamenti verso l’Italia rimangono sconsigliati. Guardando i dati epidemiologici in Ticino vediamo che la situazione è molto rosea, sia sul fronte dei contagi che dei decessi. Va ringraziata tutta la popolazione, ce labbiamo fatta insieme». 

 

15:01
È iniziata alle 15 la conferenza a Palazzo delle Orsoline. Prende la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi