Un reportage per raccontare il Covid-19 in Ticino

Un reportage per raccontare il Covid-19 in Ticino

Da www.ticinonews.ch

Ripercorrere il virus e fare chiarezza su tutto quello che è successo a livello cantonale e federale: questo l’obiettivo del reportage di Teleticino

Un diario di bordo che si trasforma in un reportage. È quello che ha fatto la collega di Teleticino Laura Milani per raccontare il fenomeno del Coronavirus in Ticino. Il racconto si divide in alcune tappe principali: dalla poca consapevolezza iniziale, alla prima vittima con le prime misure restrittive che hanno sconvolto le nostre abitudini, alla chiusura quasi totale con le misure che andavano oltre il Consiglio federale fino al raggiungimento del picco artificioso con la prospettiva di un dopo, che è ancora sconosciuto a tutti noi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/499444/un-reportage-per-raccontare-il-covid-19-in-ticino

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

Intervista a Marco Zambetti pubblicata nell’edizione di mercoledì 15 aprile 2020 del Corriere del Ticino

Dal 1. gennaio il maggiore Marco Zambetti ha assunto il ruolo di capo area della Gendarmeria della Polizia cantonale. Un periodo di entrata in funzione segnato dall’emergenza coronavirus. Lo abbiamo intervistato per un bilancio dei primi 100 giorni d’attività.

Come è cambiato il lavoro degli agenti della Gendarmeria?
«Occorre fare una premessa. Agli inizi di gennaio si è dato avvio a un’approfondita attività di analisi e valutazione della situazione attraverso anche una visita dei posti di Gendarmeria e uno scambio di pareri con i vari quadri. Questo con l’obiettivo di affrontare eventuali problematiche operative e del personale. Un lavoro che si è però bruscamente interrotto con l’emergenza coronavirus. Lo scenario in cui si è trovata ad operare nelle ultime settimane la Gendarmeria della Polizia cantonale è infatti nel frattempo drasticamente mutato».

In che modo?
«Gli spostamenti della popolazione si sono ridotti e una buona parte della gente resta al domicilio. Numerosi valichi sono inoltre stati chiusi e il presidio, sia alle frontiere, di competenza dell’Amministrazione federale delle dogane, sia sul territorio, di competenza della Polizia cantonale in collaborazione con le Polizie comunali, è stato rafforzato. Tutto questo si traduce in una minore incidenza di problematiche legate alla circolazione stradale, gli infortuni sul lavoro o la piccola criminalità. Non è più necessario il mantenimento d’ordine durante gli eventi sportivi e si nota anche un calo di determinate tipologie di reato (come i furti con scasso). Ma attenzione, questo non vuol dire che la guardia vada abbassata. Basti pensare alle segnalazioni di comportamenti pericolosi e irresponsabili al volante oppure al recente infortunio in montagna avvenuto nel Bellinzonese. Senza dimenticare le frequenti truffe telefoniche. Giusto e indispensabile non smettere dunque mai di richiamare tutti al senso di responsabilità, evitando attività non urgenti e pericolose che possono sovraccaricare il lavoro delle forze dell’ordine. Vi sono infine le questioni latenti e da non sottovalutare legate per esempio a un possibile incremento dei reati violenti nel contesto domestico».

E per quanto riguarda l’emergenza sanitaria?
«Dal profilo organizzativo abbiamo da una parte lo Stato maggiore cantonale di condotta, e dall’altra la Polizia cantonale impegnata nel presidio del territorio in stretto contatto con le Polizie comunali. Sono entità distinte ma collegate tra loro. In qualche modo, la testa e il braccio. Detto questo, è stato messo in piedi un dispositivo con un servizio dedicato e capillare e numerose pattuglie chiamate a garantire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 un controllo accresciuto del cantone e un contatto diretto con la popolazione. Questo al fine di far rispettare le direttive federali e cantonali: si va dal divieto di assembramenti con più di 5 persone, al controllo delle autorizzazioni per quel genere di attività ancora permesse, passando per il rispetto delle prescrizioni igieniche accresciute, fino ad arrivare alla sensibilizzazione dei gruppi vulnerabili. L’obiettivo è uno solo: rallentare la diffusione del contagio, preservando il buon funzionamento del sistema sanitario e salvando vite umane. A tutto ciò, con l’arrivo delle vacanze pasquali, si è poi aggiunta la problematica di chi si sposta verso il Ticino da oltre San Gottardo, che ha portato a un ulteriore sforzo di sensibilizzazione».

Parliamo ora di norme igieniche e di sicurezza per gli agenti.
«Sin dall’inizio e in maniera graduale sono state introdotte delle chiare disposizioni sanitarie. Si va dall’obbligo delle mascherine in auto o nel contesto di interventi in cui è impossibile mantenere le distanze accresciute (esempio: i controlli etilometrici durante i quali vanno indossati anche i guanti), passando per delle esenzioni o limitazioni dell’attività per chi ha compiuto 60 anni o chi presenta delle patologie a rischio. Si cerca inoltre di andare incontro a chi deve occuparsi dei figli a casa o ha problematiche sanitarie di vario genere in famiglia. Questo diluendo o riducendo le mansioni».

Per concludere?
«Guardando a quanto messo in piedi in queste settimane, non può non venire in mente l’immagine della macchina, in cui ogni ingranaggio deve concorrere al buon funzionamento dell’intero sistema. È importante fare gioco di squadra ed è fondamentale che ogni cittadino contribuisca a sua volta attenendosi scrupolosamente alle disposizioni».

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ribadisce che in questo periodo la rete contro la violenza domestica nel nostro Cantone è a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta.

Per sensibilizzare e informare ulteriormente le persone che si dovessero trovare in situazioni critiche, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni, presentano un volantino con le indicazioni principali sul da farsi e a chi rivolgersi in caso di bisogno.

Con lo slogan “Al sicuro in casa, proteggiamoci anche dalla violenza”, il volantino in questi giorni verrà trasmesso: agli studi medici privati e alle farmacie, grazie all’apprezzata collaborazione dell’Ordine dei medici e dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino; agli ospedali regionali dell’EOC grazie all’interessamento delle direzioni e alla Camera di Commercio.
Una successiva distribuzione in altri luoghi di aggregazione collettiva è in corso di definizione.

La Hotline cantonale coronavirus che risponde al numero 0800 144 144 dà supporto alla popolazione anche sulla tematica della violenza domestica.

Volantino

“Soltanto se uniti ce la faremo!”

“Soltanto se uniti ce la faremo!”

L’impegno che accomuna i Comuni assieme al Cantone

“Lo sappiamo: per i Comuni il post crisi Coronavirus avrà conseguenze importanti. Ma la stessa cosa vale per il Cantone. Per questo occorrerà una stretta collaborazione tra i due livelli istituzionali, così da introdurre forme di sostegno coordinate, mirate, per non disperdere energie, ma soprattutto soldi”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi, all’indomani di un incontro (rigorosamente in teleconferenza) con i principali Comuni e con l’Associazione che li rappresenta. “È confortante vedere due dinamiche nate in questa emergenza: da un lato l’impegno che gli amministratori comunali (siano essi politici o funzionari) hanno messo in campo in queste settimane. Hanno dimostrato grande vicinanza e prossimità con i cittadini. È il compito principale e bello che viene assolto dall’ente comunale, in quella ripartizione sussidiaria che governa il nostro sistema federalista. I Comuni sono protagonisti, sempre, del bene dei cittadini e in questo caso lo hanno dimostrato, nonostante le difficoltà. Non posso quindi che complimentarmi con tutti loro. Dall’altro lato i Comuni hanno dichiarato la volontà di fare fronte comune (mi si passi il bisticcio di parole) per affrontare anche il post crisi sanitaria, che diventa una crisi economico-finanziaria. È una sfida, quest’ultima, altrettanto impegnativa, se non di più, dell’emergenza sanitaria. Ma se si riuscirà a camminare uniti, come sembra intenzione di tutti, sarà meno difficile superare anche questa crisi”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Il Cantone farà la sua parte. Lo abbiamo dimostrato sin dall’inizio di questa emergenza. Ma lo faremo proprio assieme ai Comuni e a tutti i partner sociali: dal padronato ai sindacati sino a giungere naturalmente ai partiti. Sarà un lavoro impegnativo, nessuno se lo nasconde. Se però vogliamo il bene del Ticino e della sua gente questa sarà l’occasione per dimostrarlo. Unità di intenti, che non vuol dire avere già in tasca la ricetta, ma costruzione delle migliori soluzioni e risposte ai problemi di chi lavora, delle nostre aziende, dei nostri artigiani, dei nostri giovani e dei nostri anziani. Abbiamo davanti tanto lavoro da fare. Le premesse a livello di impegno sono buone e mi fanno ben sperare. Poi spetterà a ogni partner dare il meglio. Mi conforta avere i Comuni sintonizzati. Uniti ce la faremo! Anzi: soltanto se uniti ce la faremo!”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Prove generali di partecipazione

Prove generali di partecipazione

Un progetto dell’Associazione dei Comuni Svizzeri

Marzio Della Santa, Capo della Sezione degli enti locali del Canton Ticino

Sono trascorsi solo due mesi dal 4 febbraio, quando, a Lugano, è andato in scena il secondo appuntamento organizzato per favorire il dialogo tra il Cantone e tutti gli attori attivi nei Comuni ma non solo. Tra i presenti Consiglieri di Stato, Gran Consiglieri, Sindaci, Municipali, Consiglieri comunali, Segretari comunali, funzionari e tecnici comunali, responsabili di case di riposo e di istituti scolastici nonché funzionari cantonali. Un grande successo in termini di partecipazione, di interesse mediatico e soprattutto di contatti attivati grazie all’evento.

Mentre traduco su un foglio di word i ricordi di quel giorno, quando la nostra normalità era davvero ordinaria, non posso che rimanere sorpreso ancora una volta di quanto sia affascinante il nostro sistema democratico. Il motivo è presto detto: abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dove i cittadini sono davvero la linfa vitale della democrazia elvetica. Ognuno ha l’opportunità di essere parte integrante del processo decisionale, dal livello locale a quello federale.

La partecipazione ai nostri giorni
Malgrado il privilegio che viviamo a livello di partecipazione democratica, una serie di fattori, tra cui la crisi dei partiti e della politica tradizionale, l’individualismo dilagante, come tendenza a svalutare gli interessi o le esigenze della collettività, e la forte evoluzione dei mezzi di informazione, hanno portato i cittadini ad allontanarsi dalle istituzioni pubbliche, creando un vero e proprio divario. Nel caso del Ticino, le aggregazioni comunali hanno accentuato ulteriormente questa distanza. Per un Comune, la partecipazione attiva dei propri cittadini è l’ingrediente senza il quale il piatto della democrazia risulterebbe insipido, di conseguenza gli enti locali hanno oggi più che mai bisogno dell’impegno attivo della propria popolazione. Ma non va pure dimenticato che la capacità di coinvolgerla nella vita politica locale rafforza la coesione sociale e promuove uno scambio di idee, di visioni tra popolazione e Comune utili all’intera collettività. Ci troviamo nel nucleo di un altro principio civile che ci caratterizza: la responsabilità individuale. Laddove vi è dialogo e coinvolgimento reale dei cittadini, questi si sentono presi sul serio dalle loro istituzioni locali e si identificano maggiormente con il proprio Comune di residenza; con questi presupposti diviene naturale e anche indispensabile per il cittadino partecipare ai processi decisionali con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita sua e della comunità in cui risiede. È quindi chiaro che un forte legame sociale tra le istituzioni pubbliche locali e i cittadini consente di forgiare positivamente la vita nel Comune e di influire sul suo sviluppo e la sua legittimità.

L’approfondimento della funzione democratica
«Come coinvolgere il cittadino nei processi decisionali?»: da questo quesito sono stati impostati i lavori del pomeriggio di studio. Abbiamo voluto avviare una serie di piste di riflessione per scoprire, insieme a chi nei Comuni lavora, quella che mi piace definire la funzione democratica del Comune, ovvero «l’insieme delle pratiche che servono a coinvolgere i cittadini della collettività locale, attivandoli con ruoli e responsabilità diversi nel processo decisionale, portandoli a realizzare una politica locale». Negli altri tre seminari sono state discusse e approfondite le altre tre funzioni del Comune: quella politica, quella comunitaria e quella legata all’erogazione dei servizi.

Le conclusioni
Gli spunti emersi sono davvero interessanti. Anzitutto, si è percepito il bisogno di coinvolgere la popolazione nel processo decisionale, sin dalle sue fasi iniziali. Nella pratica questo come si potrebbe tradurre? Se un Comune promuove un progetto per la realizzazione di un nuovo istituto scolastico, uno degli edifici più simbolici per la comunità locale, che tocca molti cittadini da vicino, è bene che li coinvolga sin da subito. Come farlo? Presentando loro gli intenti, cercando di cogliere le aspettative, non solo scolastiche, della cittadinanza, capendo quali sono le perplessità, ma anche le certezze del progetto, i punti di debolezza come quelli di forza. In questo modo, prima che la proposta definitiva approdi sul tavolo del legislativo per l’approvazione, si sarà già tenuto conto del volere della popolazione. Questo non può che favorire l’accettazione del progetto.

In secondo luogo, è stata discussa la difficoltà riscontrata da tanti Comuni di trovare persone disposte a occupare una carica pubblica, e quindi a candidarsi come Municipali o Consiglieri comunali. Le elezioni del 2020, che sono state rimandate al prossimo anno, hanno evidenziato questo problema oggettivo e piuttosto diffuso. A detta dei partecipanti al seminario, la creazione di liste civiche sarebbe in grado di coinvolgere individui che i partiti politici non riuscirebbero altrimenti ad attirare. Questa potrebbe essere una via da percorrere, laddove la cultura politica locale lo permette, ma non sarebbe di sicuro la panacea di tutti i mali, anche per il rischio di personalismi all’interno delle liste.

Infine, la maggior difficoltà nel favorire la partecipazione dei cittadini la si riscontra nei Comuni più popolosi: un problema noto da tempo, che sapientemente alcune grandi realtà hanno iniziato ad affrontare con consapevolezza e determinazione. Ad esempio ripensando nella forma e nello scopo le vecchie Commissioni di quartiere e curando le relazioni con la popolazione che vive nei vecchi Comuni di una volta. Un tentativo che in città come Lugano e Bellinzona inizia a dare i propri frutti.

Quello che il Simposio ha fatto emergere non è tanto o solo la consapevolezza dell’esistenza di un malessere diffuso, quanto la voglia e la determinazione di cercare soluzioni efficaci, capaci di stimolare il cittadino consumatore di oggi a diventare cittadino attore di domani. Presto, appena l’emergenza sanitaria in corso ce lo consentirà, inizieremo ad approfondire gli spunti emersi durante l’evento di febbraio. Vogliamo nutrire questa nuova rete di contatti e insieme creare nuove opportunità di coinvolgimento della cittadinanza. Tutti insieme, partecipando attivamente, potremo definire e costruire il Comune di domani. Il Comune dei cittadini. Il nostro Comune.

La seconda edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni si è tenuta il 4 febbraio 2020. Al centro del dibattito, il ruolo che il Comune deve avere ai nostri giorni nel contesto istituzionale. 
Per maggiori informazioni sul Simposio, cliccare qui.

https://www.chgemeinden.ch/in-comune-it/blog/posts/testo-introduttivo-partecipazione-digitale-Kopie.php

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Comunicato stampa

“Se amate il Canton Ticino, restate a casa!”. È questo il messaggio che deve essere recepito da chi, nonostante i ripetuti appelli, è ancora intenzionato a trascorrere le vacanze di Pasqua in Ticino. Il chiaro messaggio è al centro di un’apposita campagna che sottolinea quanto già evidenziato più volte dalle autorità federali e ticinesi negli scorsi giorni.

Appello congiunto delle polizie cantonali di Ticino e Uri – Restate a casa!

I Corpi di polizia cantonali di Ticino e Uri hanno informato oggi i media in merito alle attività di sensibilizzazione, di informazione e di controllo che saranno effettuate al San Gottardo. In quest’ambito sono previsti nel corso della settimana degli appositi posti di blocco a Göschenen che vedranno al lavoro, in stretta collaborazione, agenti ticinesi e urani. Chi transiterà sarà informato sull’attuale situazione legata al Covid- 19, che vede il Canton Ticino particolarmente colpito dal virus. Al contempo sarà consigliato a coloro che sono intenzionati a raggiungere il sud delle Alpi, per motivi non urgenti o a fini turistici, di rientrare ai propri domicili. Questo attraverso la consegna di volantini che evidenziano come non sia il momento giusto per visitare il Ticino e che il loro comportamento potrebbe da un lato mettere in pericolo la salute mentre dall’altro ulteriormente sovraccaricare le strutture sanitarie ticinesi, già estremamente sotto pressione. Saranno inoltre sanzionate eventuali violazioni alla Legge federale sulla circolazione stradale.

Bisogna continuare a seguire rigorosamente le regole di condotta

Il numero di casi in Svizzera continua ad aumentare. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo agire in modo responsabile e restare a casa. Questo è l’unico modo per limitare il contagio ed evitare di sovraccaricare il nostro sistema sanitario. Soprattutto durante le vacanze di Pasqua, c’è una grande tentazione di trascorrere il tempo libero all’aperto con gli altri o di recarsi in un altro cantone quando la meteo è favorevole. I turisti in Ticino sono i benvenuti ma non in questo momento e quindi rinnoviamo l’appello affinché questo non succeda. Pertanto si deve rimanere a casa ed uscire unicamente per recarsi al lavoro, andare dal medico o in farmacia, aiutare qualcuno o fare la spesa.

Le polizie cantonali di Ticino e Uri ringraziano la popolazione per la comprensione e per il rispetto delle regole di comportamento.

Flyer

“In Svizzera il coprifuoco non è attuabile”

“In Svizzera il coprifuoco non è attuabile”

Da www.ticinonews.ch

Queste giornate di sole e temperature alte rischiano di far abbassare la guardia. “L’appello a non venire in Ticino non è passato”

Sono giornate all’insegna del sole con temperature più che primaverili. In altri tempi, a pochi giorni dalla Pasqua, avremmo messo la firma per avere previsioni meteo come queste. Ma non ai tempi del Covid-19, o almeno, non se questo porta la gente a mollare la presa e non rispettare più le raccomandazioni. E proprio in questi giorni, come ha rilevato lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta qualcuno ha già abbassato la guardia. E con l’avvicinarsi del prossimo weekend, la situazione rischia di ripetersi all’ennesima potenza. I colleghi di Radio3i ne hanno parlato con il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

L’appello a non venire in Ticino sembra che non sia passato
“Da un lato il bel tempo non ci aiuta, tutti siamo portati ad uscire”, ha asserito Gobbi. “E proprio quando si esce bisogna tenere conto di tutte le raccomandazioni dell’Ufficio federale di Sanità pubblica e dal Cantone per limitare la propagazione del virus e per fare in modo che il sistema sanitario non venga messo alle strette”. Per quanto riguarda il messaggio più e più volte ripetuto il Consigliere di Stato non è convinto che sia passato: “Il messaggio a non venire in Ticino non mi sembra sia rispettato, so di diversi rustici e di diverse case secondarie occupate, i nostri confederati dovrebbero capire che qui in Ticino ci sono regole più strette rispetto a oltre Gottardo”.

Coprifuoco?
Per quanto riguarda il weekend di Pasqua, è di ieri la notizia di Alain Berset che non esclude un coprifuoco nel periodo festivo. Ma Gobbi non sembra molto convinto: “In Canton Ticino abbiamo fondato le nostre decisioni sul principio di proporzionalità sia nel chiudere sia nei limiti e lo faremo anche quando dovremo riaprire. Il coprifuoco è una chiara delimitazione alla libertà personale e credo sia poco probabile che si riesca ad attuare in Svizzera”, ha spiegato. E poi concluso: “In regimi totalitari come in Cina è stato più facile, in Italia, lo vediamo, è già molto più difficile e in Svizzera dove la libertà individuale è un fondamento essenziale del nostro paese sarebbe ancora più difficile da attuare”.
Braucht es jetzt die Ausgangssperre über die Feiertage?

Braucht es jetzt die Ausgangssperre über die Feiertage?

Da www.blick.ch
Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger auf Blick TV

In der Schweiz zog es am Wochenende die Menschen wieder ins Freie – trotz Corona-Krise. Ob es jetzt die Ausgangssperre über die Ostertage braucht, darüber diskutierten Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger auf Blick TV.

Töfffahrer auf der Schwägalp, Wanderer im Alpstein und Skitourenfahrer am Flüelapass. Überall in der Schweiz lockte das schöne Wetter am Wochenende die Menschen in Massen nach draussen – obwohl sie eigentlich zu Hause bleiben sollten. Das Wetter über Ostern bietet wieder viel Sonnenschein und Temperaturen um die 20 Grad. Pilgern die Deutschschweizern nun trotzdem wieder ins Epizentrum Tessin?
Auf Blick TV diskutierten der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger darüber, ob es für die Feiertage eine Ausgangssperre braucht.
Norman Gobbi findet eine Ausgangssperre momentan nicht verhältnismässig. Auch auf die Frage, ob der Gotthard über die Feiertage gesperrt werden soll, gibt es von ihm ein klares Nein. Klar ist für ihn aber, dass sich längst nicht alle an die Massnahmen des Bundesrats halten. «Viele Deutschschweizer sind am Wochenende ins Tessin gegangen», sagt er gegenüber Blick TV. Und: «Wir hatten auch Fälle von Deutschschweizern, die über die Grenze nach Italien gingen – das ist strengstens verboten.» Die Personen seien bei ihrer Rückkehr erwischt und gebüsst worden.
Gobbi zählt auf die Eigenverantwortung der Menschen. «Gehen Sie nicht in die Ferienorte, bleiben Sie zu Hause», sagt er. Die Schönheit der Landschaft werde bleiben, jetzt brauche es aber Geduld. Ohnehin würde sich aber die Mehrheit der Bevölkerung an die Massnahmen halten.

«Historische Sondersituation»
Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger hat grosses Verständnis für den Wunsch der Leute nach draussen zu gehen. Dennoch appelliert er an die Menschen, dass sie sich jetzt richtig verhalten sollen. «Wir sind in einer historischen Sondersituation», sagt er. Und: «Wenn wir uns jetzt richtig verhalten, können wir vorher wieder raus.» Deshalb halte sich Schweiz Tourismus selbstverständlich an die Vorgaben des Bundes.

Auch Nydegger spricht sich nicht für eine Ausgangssperre aus. Aber: «Besonders attraktive Orte muss man besser unter Kontrolle haben», sagt er. Dazu gehören etwa Seeufer, Passstrasse und touristische Attraktionen. Da brauche es physische Barrieren, damit sich die Leute dran halten. Umso wichtiger sei es, wenn die Krise vorbei ist, dass man vor allem in der Schweiz Ferien macht, hier einkauft und essen geht. (bra)

https://www.blick.ch/news/schweiz/regierungsrat-norman-gobbi-und-schweiz-tourismus-chef-martin-nydegger-auf-blick-tv-braucht-es-jetzt-die-ausgangssperre-ueber-die-feiertage-id15831976.html

 

Sulla violenza domestica “teniamo alte le antenne”

Sulla violenza domestica “teniamo alte le antenne”

Siamo attivi e vigili soprattutto in queste delicate settimane

“In queste settimane, in cui in Ticino quasi tutta l’economia ha dovuto tirare il freno e bloccarsi e in cui le amministrazioni pubbliche, da quella cantonale a quelle comunali – e qui ringrazio tutti gli amministratori politici e ogni collaboratore amministrativo dei Comuni – devono garantire solo i servizi essenziali per la necessità di fermare gran parte delle attività con l’obiettivo superiore di salvaguardare la salute di ognuno di noi, la vita quotidiana di gran parte delle nostre famiglie si è del tutto rivoluzionata”.
A esprimersi così è il consigliere di Stato Norman Gobbi, che aggiunge: “Le mamme, ma anche tanti papà, sono diventate d’un tratto anche maestre, docenti dei loro figli, per seguirli nei compiti scolastici richiesti da una scuola che insegna… a domicilio. È un’esperienza particolare, dalla quale sia il sistema scolastico, ma anche i nuclei familiari trarranno grandi insegnamenti e magari nuovi slanci”.
Questa è la parte bella della medaglia. “Sì, perché non dobbiamo nasconderci anche le difficoltà e il disagio che molte famiglie già vivevano in tempi “normali” e che queste settimane e quelle che verranno potrebbero moltiplicare. La violenza domestica rappresenta un fenomeno doloroso della nostra società, contro il quale abbiamo e mettiamo in campo molte energie per combatterlo, per contenerlo, per prevenirlo.
L’obbligo di convivere sotto lo stesso tetto per un maggior numero di ore può potenziare tale disagio e sfociare in atti violenti. Allora è bene sapere che le istituzioni in questo settore non hanno “chiuso per pandemia”, ma rimangono attive, vigili e pronte a intervenire.
Per la nostra Polizia la protezione delle vittime è come sempre una priorità. La polizia può continuare a ordinare l’allontanamento di una persona violenta dalla propria abitazione e segnalare alle autorità competenti i casi in cui sono minacciati dei minori. Possono ancora essere emanati divieti di contatto e di avvicinamento e le autorità cantonali continuano ad occuparsi dei casi a elevato rischio di violenza. In questo senso le Autorità regionali di protezione, la Camera di protezione, le Preture, il Ministero pubblico e il Magistrato dei minorenni garantiscono la loro operatività.
La rete contro la violenza domestica ha inoltre intensificato la sensibilizzazione alle famiglie. Una rete che quindi rimane vigile, alla quale chi è in difficoltà può rivolgersi in ogni momento. Il mio auspicio è che in questi momenti di crisi in molte persone possa scattare un cambiamento positivo. Ma non dobbiamo nemmeno chiedere gli occhi e dunque è necessario che le istituzioni, così come molti enti
no profit attivi sul territorio possano continuare il loro lavoro”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.


Numeri d’emergenza per chi è vittima di violenza domestica

In caso di timore per la propria integrità o di un proprio famigliare si deve chiamare la Polizia al 117
Per urgenze mediche il 144
Casa Armonia (protezione e accoglienza immediata) raggiungibile 24/24 e 7/7 (Sopraceneri) 0848 33 47 33
Casa delle Donne (protezione e accoglienza immediata) raggiungibile 24/24 e 7/7 (Sottoceneri) 078 624 90 70
Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, 0800 866 866
Ufficio dell’assistenza riabilitativa / Ufficio di patronato: per gli autori/autrici 091 815 78 71
Consultorio delle Donne: informazioni e sostegno alle donne (Lugano) 091 972 68 68 – 076 248 09 94
Consultorio Alissa: informazioni e sostegno alle donne (Bellinzona) 091 826 13 75