Un nuovo settore per i patriziati

Un nuovo settore per i patriziati

Comunicato stampa

In seguito agli approfondimenti emersi dallo studio strategico dei patriziati, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di istituire il settore Patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. Coordinato da Fausto Fornera, già ispettore dei patriziati, il nuovo servizio è operativo da inizio settembre 2020 e ha il compito di gestire le attività ordinarie nonché le numerose sfide che i 200 enti patriziali dovranno affrontare nei prossimi anni.

A dieci anni dalla prima edizione, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto aggiornare lo studio strategico sul mondo dei patriziati ticinesi. Dall’analisi svolta, sono emerse una serie di riflessioni che sono ora in fase di approfondimento. Una delle misure già attuate è stata la costituzione, dal mese di settembre, del nuovo settore dei patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. L’obiettivo è quello di avere un’organizzazione strutturata per far fronte alle numerose attività che coinvolgono i Patriziati ticinesi.
Il servizio gestito da Fausto Fornera, infatti, si occupa anche di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio, i quali nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza).
I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione. In quest’ottica il nuovo assetto organizzativo permetterà alla Sezione degli enti locali di far fronte alle nuove sfide che gli enti patriziali dovranno raccogliere nei prossimi anni. In particolare, dovranno, oltre alla gestione e alla valorizzazione del territorio, sostenere la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare nei comuni aggregati.

 

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la quarta seduta ordinaria del 2020 – la 56. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

I membri della Piattaforma si sono anzitutto confrontati sulla crisi sanitaria legata al coronavirus, concentrandosi sulla risposta delle istituzioni alle conseguenze economiche e sociali della pandemia. Sono state discusse brevemente le proposte emerse dai gruppi di lavoro Cantone-Comuni, istituiti alla fine della fase di «lockdown» della scorsa primavera, e la Piattaforma ha preso in esame le attività intraprese durante la fase autunnale della crisi sanitaria.
In merito alle elezioni comunali del 18 aprile 2021, il Consiglio di Stato ha precisato che l’obiettivo è di incentivare il voto per corrispondenza, in modo da ridurre il rischio di contagio. Anche le operazioni di spoglio saranno adattate per rispettare pienamente le norme di sicurezza sanitaria, ed è stato anticipato che la comunicazione dei risultati potrebbe avvenire in ritardo rispetto al passato.
L’Associazione dei Comuni ticinesi ha inoltre chiesto di verificare se sia necessario creare una base legale per raccogliere alcuni dati personali della popolazione (numeri di telefono e indirizzi e-mail), vista l’esigenza di comunicare rapidamente emersa durante la pandemia.
Per quanto riguarda la riforma istituzionale «Ticino 2020», i gruppi di lavoro stanno rispettando il proprio programma di sedute, proseguite in questi mesi con la formula della videoconferenza. È stato anticipato che le discussioni sui settori «anziani» e «scuole comunali» entreranno nel vivo presumibilmente all’inizio del prossimo anno. Il termine per la consegna dello studio di fattibilità rimane per ora fissato al 18 aprile 2021.
La Cancelleria dello Stato ha poi informato la Piattaforma sul progetto di un’offerta di supporto ai Comuni da parte del Centro di competenza in materia di commesse pubbliche. Un sondaggio, svolto nel mese di ottobre, ha indicato che fra gli enti locali esiste un bisogno di consulenze puntuali, specialmente per le Amministrazioni che non dispongono di un servizio giuridico interno. Le analisi si concentreranno ora sulla fattibilità di un progetto strutturato per creare un servizio di consulenza a disposizione di Comuni, Patriziati e altri enti che sottostanno alla LCPub.
In merito alla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che il messaggio del Consiglio di Stato sarà posto in consultazione esterna entro la fine dell’anno.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 3 marzo 2021.

Elezioni comunali differite per la costituzione del nuovo Comune di Val Mara

Elezioni comunali differite per la costituzione del nuovo Comune di Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella seduta del 25 novembre 2020, ha deciso il differimento delle elezioni comunali nei comuni di Maroggia, Melano e Rovio, nei quali quindi non si voterà il prossimo 18 aprile 2021. La data delle elezioni che sanciranno la costituzione del nuovo Comune di Val Mara verrà definitivamente fissata dopo la decisione del Gran Consiglio e la crescita in giudicato del decreto di aggregazione.

Dando seguito alle richieste dei rispettivi municipi, il Consiglio di Stato, ha infatti deciso il differimento delle elezioni comunali nei tre Comuni che confluiranno nel Comune di Val Mara.
Gli attuali organi resteranno quindi in carica in questi Comuni fino alla nascita del nuovo Comune.

La data delle elezioni differite sarà definitivamente decisa dal Consiglio di Stato dopo la crescita in giudicato del decreto legislativo di aggregazione.

‘Elezioni comunali, confermato il 18 aprile’

‘Elezioni comunali, confermato il 18 aprile’

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 27 novembre de La Regione

La Sezione enti locali scrive ai municipi. Della Santa: stiamo studiando le necessarie misure per garantire il regolare e corretto esercizio del voto

Nessun cambiamento per il momento: l’appuntamento del 18 aprile con le urne rimane. Lo ha comunicato l’altro ieri ai Comuni la Sezione enti locali: “Il Consiglio di Stato tiene inoltre a informare tutti i Comuni che non sono previste ulteriori proroghe per le prossime elezioni comunali, che si terranno dunque nel mese di aprile 2021, con una legislatura di 3 anni”. Vale a dire un anno in meno della legislatura regolare. L’accenno al rinnovo dei poteri locali è contenuto nella newsletter che dal Dipartimento istituzioni la Sel ha indirizzato a sindaci, municipali, segretarie e segretari comunali nel giorno in cui il governo ha annunciato l’estensione al 18 dicembre dei provvedimenti in vigore per contenere in Ticino la diffusione del coronavirus. A proposito quindi delle comunali, scrive ancora la Sezione, “fa pertanto sempre stato quanto indicato nel relativo Decreto esecutivo del 18 marzo 2020”. Decreto varato durante la prima ondata pandemica e nel quale il Consiglio di Stato segnalava che “le elezioni per il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali per il periodo 2020-2024, previste domenica 5 aprile 2020, sono annullate e rinviate a domenica 18 aprile 2021”, poiché “la situazione di emergenza e il rispetto delle norme sanitarie adottate dalle autorità federali e cantonali non permetterebbero di eseguire regolarmente le operazioni di voto e di spoglio delle schede” e “le operazioni di spoglio necessiterebbero di tempi ben più estesi o dovrebbero essere differite”.
«So di alcuni Comuni che sollecitano una riflessione sulla data del prossimo 18 aprile, invitando a valutare l’ipotesi di un ulteriore rinvio delle comunali ad autunno: finora però non ci è giunta alcuna richiesta formale in tal senso – afferma, interpellato dalla ’Regione’, il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa -. In ogni caso, come abbiamo appena scritto ai Comuni, il governo conferma la data del 18 aprile 2021, non intravedendo sinora ragioni per rimandare nuovamente il rinnovo degli esecutivi e dei legislativi locali». Contrario a un possibile rinvio si dichiara intanto il Comitato della Conferenza dei sindaci del Malcantone, “convinto che rimandando per la seconda volta il diritto di voto, si toglie alla popolazione lo strumento più importante a favore della democrazia”, si legge in una nota firmata dal presidente, il sindaco di Vernate Giovanni Cossi.

’Agevolare il voto per corrispondenza e rendere sicure le operazioni di spoglio’
Riprende Della Santa: «Cancelleria dello Stato, Centro sistemi informativi e Sezione enti locali hanno fondamentalmente due obiettivi, che tengono conto del persistere della pandemia». Quello «di garantire lo svolgimento delle operazioni di spoglio nella massima sicurezza sanitaria per le persone che partecipano a questa fase, cosa che potrebbe comportare tempi un po’ più lunghi del normale per conoscere i risultati». E quello, continua il capo della Sel, «di agevolare il voto per corrispondenza, sostenendo per questo in maniera adeguata i Comuni». Concretamente? «Per esempio invitandoli a mettere l’affrancatura sulle buste per evitare che elettrici ed elettori debbano recarsi negli uffici postali per acquistare il francobollo. Stiamo comunque elaborando – aggiunge Della Santa – alcune proposte che verranno discusse con i Comuni e, se del caso, con la Posta. Come Sezione enti locali intendiamo inoltre, d’intesa con la Cancelleria, raccomandare alle formazioni politiche l’utilizzo, durante la campagna elettorale, di videoconferenze, social e altri canali per tenere i contatti con i propri affiliati». Insomma «stiamo ragionando su queste e altre misure che, anche in un ipotetico lockdown il prossimo aprile, consentano stavolta il regolare e corretto svolgimento delle elezioni comunali. Misure anche innovative che potrebbero accendere o riaccendere nei cittadini l’interesse per le istituzioni e la politica».
È intanto a tutt’oggi pendente al Tribunale federale il ricorso con il quale gli avvocati Fiorenzo Cotti, Annie Griessen Cotti e Pierluigi Zanchi hanno contestato in marzo la decisione governativa di annullamento e rinvio delle comunali programmate per lo scorso 5 aprile. Venticinque le pagine inoltrate a Mon Repos. “Siamo coscienti – scrivono fra l’altro i tre locarnesi – della delicata situazione in cui versano il Ticino e l’intera Confederazione (…), il presente ricorso va letto, soprattutto dal lettore esterno, dal pubblico, dal cittadino, come strumento per capire quali sono i limiti da porre al governo nell’utilizzo dello Stato di necessità”, che l’Esecutivo aveva dichiarato su tutto il territorio cantonale con la risoluzione dell’11 marzo. Si è in attesa del verdetto dei giudici di Losanna. E in particolare di conoscerne le motivazioni.

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva hanno accolto il progetto aggregativo, senza includere il Comune di Arogno, dove avevano invece prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio si è espressa in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i loro comuni, accolto con chiare maggioranze in tre comuni (Melano 67% di sì, Maroggia e Rovio 63%) e respinto ad Arogno (53% di no), con una maggioranza favorevole complessiva nei quattro comuni del 59%. L’abbandono dell’intero progetto, non entrando in considerazione con tale esito, rimanevano le ipotesi di proseguire l’aggregazione limitatamente ai tre comuni favorevoli o in alternativa l’attuazione completa, con l’inclusione di Arogno in via coatta.

Nei giorni successivi la votazione, la Sezione degli enti locali ha discusso i risultati e le conseguenze della consultazione con i sindaci dei quattro comuni coinvolti (nonché membri della Commissione di studio che ha elaborato il progetto) e, separatamente, con il Municipio di Arogno. Nel complesso è in sostanza emerso che, a determinate condizioni, entrambe le strade sono ritenute percorribili dai rappresentanti dei comuni favorevoli, posto in particolare che la costituzione del nuovo Comune non si protragga oltremisura. Il Municipio di Arogno, prendendo atto del voto ma facendo anche un bilancio complessivo della situazione e delle prospettive, continua a ritenere che lo studio di aggregazione proposto dalla Commissione sia un progetto da realizzare.

In linea con la politica aggregativa cantonale proposta nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e ritenuto che per Arogno l’aggregazione costituisce al momento più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, con l’esclusione di Arogno, nel nuovo Comune di “Val Mara”, denominazione che ha raccolto maggiori preferenze rispetto all’alternativa di “Basso Ceresio”.

Questa aggregazione a tre comuni risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto manifestamente coerente dal profilo territoriale, nonché in grado di rispondere alle aspettative presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Arogno e potrebbe avviarsi in un clima verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione. Riguardo gli aiuti finanziari all’aggregazione di Val Mara limitatamente a Maroggia, Melano e Rovio, il Consiglio di Stato proporrà 0,3 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa (per l’aggregazione completa erano previsti 0,4 mio) e 1,2 milioni per sostenere investimenti di sviluppo (1,6 mio erano stati proposti per l’aggregazione completa).

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Intervista a Marzio Della Santa (capo della Sezione degli enti locali) pubblicata nell’edizione di sabato 14 novembre 2020 de La Regione

Una riforma che tocca tre assi strategici: la dimensione, i compiti e il funzionamento

Nell’arco degli anni il ruolo dei Comuni nella società è cambiato più volte. Il funzionamento, i compiti e le dimensioni si sono evolute con il passare del tempo e la riforma Ticino 2020 mira a tenere in considerazione questi cambiamenti, adattando la suddivisione dei doveri (in particolare finanziari) tra Cantone e Comuni al periodo storico attuale. 

Inizialmente il ruolo dei comuni era «di sussistenza», spiega a ‘laRegione’ Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali e membro della direzione del progetto Ticino 2020. Un comune «agricolo», insomma, che «alle nostre latitudini conosciamo con il termine di Vicinia. Il compito era quello di garantire ai membri della comunità un accesso alle terre comuni, tale da permettere a ognuno di sopravvivere, di sussistere». Questa forma di comunità era caratteristica del Medioevo e in seguito è stata ereditata dai patriziati. All’inizio del 20° secolo si è poi passati a un comune di servizi. «Servizi che servivano a garantire una vita in salute». Si garantiva ad esempio «l’evacuazione delle acque luride o l’acqua potabile».

Il concetto di servizi si è in seguito evoluto «con l’aumento della complessità della società, sempre più ricca ed esigente». Vengono così offerti anche «servizi educativi, come la scuola, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento, ma pure verso minacce esterne (che potevano anche essere eventi naturali). Questa forma si è quindi evoluta fino alla fine degli anni 80-inizio anni 90, quando «si è iniziato a parlare di Comune economico». Un trentina di anni fa si concepiva quindi il Comune come «partner del Cantone e della Confederazione nello sviluppo economico del territorio: la pianificazione doveva essere armonizzata con la visione di sviluppo del Cantone. In realtà, essendo attori economici, i Comuni hanno sviluppato le zone industriali e quelle artigianali secondo il proprio interesse. Questo era il prezzo da pagare a causa del prelievo da parte dei Comuni dell’imposta sulle persone giuridiche».

Una visione che si è protratta fino all’inizio degli anni 2000: oggi sono il Cantone e la Confederazione che fanno promozione economica, mentre i Comuni hanno adottato sempre più un ruolo «comunitario, reso evidente dall’attuale pandemia». Si tratta di un Comune «attento alla qualità di vita residenziale dei cittadini e delle aziende che risiedono sul suo territorio», precisa Della Santa.
Ma cosa determina la qualità di vita residenziale?
«Diversi fattori, come ad esempio gli aspetti sanitari, sociali, territoriali, educazione, ma anche la tranquillità, il fatto di poter uscire e relazionarsi con altre persone, la bellezza e la pulizia degli spazi pubblici, un territorio ordinato». Da un sondaggio del 2019 è infatti emerso che l’aspetto principale che tiene in considerazione una persona se dovesse cambiare Comune «è il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio. Secondario è il moltiplicatore, mentre l’offerta di svago i servizi sociosanitari, la vicinanza delle scuole, la qualità degli spazi pubblici, l’amministrazione pubblica, si trovano in fondo alla classifica perché sono aspetti ormai acquisiti e diffusi uniformemente sul territorio».

‘Recidere le aderenze’
Perché i rapporti istituzionali si sviluppino in un clima costruttivo, il ruolo del Comune deve essere complementare a quello del Cantone e della Confederazione. Ticino 2020 mira quindi «essenzialmente a recidere le aderenze che si sono create nel corso degli anni tra Cantoni e Comuni in un contesto molto eterogeneo a livello comunale», sottolinea ancora Della Santa. La riforma che il Dipartimento delle istituzioni sta promuovendo va così a toccare tre «assi strategici a livello comunale: la dimensione, i compiti e il funzionamento». Un aspetto importante che riguarda la dimensione di un Comune è rappresentato dalle aggregazioni che «hanno prodotto effetti positivi, ma anche alcune criticità: complice l’evoluzione sociale, negli ultimi decenni si è assistito a un degrado della funzione comunitaria (sentimento di appartenenza) con ripercussioni anche sulla funzione democratica: se un cittadino si sente parte di una comunità, parteciperà attivamente anche alla vita politica. Oggi abbiamo più sentimenti di appartenenza invece che uno definito, legato a una determinata comunità». Laddove la cittadinanza è passiva, «le politiche attuate soddisfano i bisogni di pochi e sono quindi inefficaci». Inoltre, in passato le aggregazioni sono state realizzate per «necessità, perché andavano a rispondere a difficoltà di erogare beni e servizi appropriati e perché non vi erano persone disponibili a ricoprire cariche pubbliche». Oggi, invece, «ci muoviamo nella dimensione dell’opportunità: una comunità si riconosce appartenente a un territorio, rendendosi conto che può sviluppare politiche territoriali molto più efficienti». In generale, il ruolo che attualmente un Comune dovrebbe svolgere è quello «di garantire certi servizi, ma anche di avere un occhio di riguardo sulla comunità». E in questo senso vi è una «discrepanza tra Comuni grandi e piccoli». È infatti stato notato che quelli grandi riscontrano maggiori difficoltà «a livello di funzione comunitaria. E, rendendosi conto di ciò, i centri urbani stanno cercando di sviluppare politiche comunitarie che vanno a recuperare questo vuoto».

Ticino 2020 mira poi «a rivedere la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni», afferma Della Santa, precisando che «un obiettivo è quello di restituire ai Comuni competenze che sono state loro sottratte a causa di una dimensione insufficiente: molti Comuni in passato hanno infatti chiesto al Cantone di occuparsi di certi servizi. Questi compiti potrebbero essere restituiti ai Comuni in chiave moderna, pensando a un Cantone che mantiene saldamente in mano la politica settoriale (ad esempio, nell’ambito della scuola, questo si traduce nella definizione del piano di studio e degli obiettivi pedagogici che un bambino deve raggiungere), ma che dà più autonomia esecutiva ai Comuni». Infine, la riforma è anche volta a «garantire al Comune delle regole di funzionamento appropriate». In questo senso, «si inizierà prossimamente a riflettere su modelli organizzativi e gestionali del Comune, capaci di renderne l’azione istituzionale e di servizio più efficace ed efficiente».
Pandemia permettendo, ad aprile 2021 dovrebbe essere consegnato il progetto definitivo di riforma al Consiglio di Stato. Progetto che dovrebbe poi essere trattato dal Gran Consiglio nel 2022.

Marzio Della Santa, concretamente quali compiti tornerebbero ai Comuni con Ticino 2020?
Principalmente saranno quelli legati agli anziani e alla scuola comunale. Al Cantone sarebbero affidati i compiti relativi alla Comunità tariffale, alla Federazione cantonale ticinese servizio autoambulanze, alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali. Dall’analisi dell’offerta è chiaramente emerso che si tratta di compiti che i Comuni (anche quelli più grandi) non sono più in grado di assicurare. Essendo però noi chiamati a rispettare l’equilibrio finanziario (sia i Comuni, sia il Cantone devono continuare a spendere nella stessa misura di oggi), il finanziamento delle prestazioni complementari Avs/Ai sarebbe affidato ai Comuni, anche se in questo ambito le decisioni e il controllo continueranno ad essere gestiti dal Cantone e dalla Confederazione. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, si tratta di un bene di interesse cantonale: è nell’interesse di tutti che queste persone (che si spostano sul territorio) non vengano lasciate a loro stesse. Attualmente stiamo chiarendo i compiti che i Comuni dovrebbero comunque ancora svolgere nella gestione dell’assistito. Nell’ambito della scuola, il Cantone manterrebbe una responsabilità politica e il Comune dovrebbe recuperare autonomia esecutiva nell’erogazione della prestazione. A queste condizioni la responsabilità finanziaria sarebbe affidata ai Comuni.

E per quanto riguarda i compiti legati agli anziani?
La politica legata agli anziani consiste essenzialmente in due azioni: definire quali sono gli strumenti possibili da attuare e pianificare. Stiamo essenzialmente parlando di case per anziani, assistenza a domicilio e servizi di appoggio. Si tratta innanzitutto di distribuire la risposta sul territorio: se molte persone vanno in casa per anziani, vi sarà meno bisogno di assistenza a domicilio e servizi d’appoggio, e viceversa. Compito, questo, assunto dal Cantone che oltre alla pianificazione integrata del settore anziani fissa anche le regole di accesso sul piano finanziario (le tariffe). Con Ticino 2020 i Comuni diventerebbero responsabili dell’erogazione delle prestazioni. Oggi il passaggio dal domicilio alla casa per anziani può risultare molto difficoltoso, perché ogni struttura decide autonomamente se accogliere un anziano oppure no. Ma questo non vuol dire che rispondano ai bisogni della cittadinanza. Tramite il progetto i Comuni promuovono delle regioni sanitarie integrate. Un concetto che conoscono già altri Cantoni come Grigioni e Friburgo e che viene caldeggiato a livello federale da diverse organizzazioni settoriali. Ridando autonomia esecutiva ai Comuni, Ticino 2020 dà la possibilità all’anziano di trovare la soluzione migliore per i suoi bisogni, distinguendo, ad esempio, tra le zone periferiche (dove forse si preferisce l’assistenza a domicilio) e i centri urbani (dove chi abita in una palazzina magari non ha nulla in contrario a risiedere in una casa per anziani).

Cambierebbe qualcosa anche per le Autorità regionali di protezione (Arp)?
Sono un bell’esempio di un compito che in passato era esclusivamente locale e che poi col tempo è cambiato. Quelle che oggi conosciamo come Arp originariamente erano chiamate commissioni tutorie: erano i membri della comunità che accoglievano chi si trovava in una situazione difficile, prestando loro le cure necessarie. In seguito sono però evoluti i bisogni, così come la società e quindi la risposta che veniva data localmente (che dipendeva anche dalle risorse disponibili) non era più sufficiente. Questo servizio è così divenuto sovracomunale, dapprima con le tutorie regionali e poi le Arp. Ancora oggi vi sono differenze tra le decisioni prese dalle varie Arp, perché dipendono dalle risorse che i Comuni mettono loro a disposizione. Con Ticino 2020 le Arp diventeranno cantonali. Così facendo il cittadino avrà maggiori garanzie sull’equità di trattamento e sul rispetto dei suoi diritti, come stabilito a livello federale.

Ma il cittadino cosa ci guadagnerebbe con questa riforma?
Il cittadino ci guadagnerà sull’insieme di queste prestazioni, perché in questo modo (seguendo il principio di ‘chi beneficia, decide e paga’) le scelte politiche a vari livelli saranno più razionali e responsabili, evitando così prestazioni inappropriate o non necessarie. Volendo semplificare, si può concludere che con l’approvazione della riforma, per le famiglie giovani e per le persone più in là con gli anni vi sarà una maggiore soddisfazione rispetto ai loro bisogni. Il cittadino guadagna poi da un altro punto di vista, ovvero da quello dell’impasse politica: con le aderenze attuali si ingessa il sistema politico, sia a livello comunale, sia cantonale. La conflittualità evidenziata dalla recenti iniziative legislative dei Comuni potrebbe assumere un’ampiezza maggiore frenando coloro che vogliono promuovere nuove politiche o adeguare quelle esistenti.

Votazioni consultive: il bilancio del Dipartimento delle istituzioni

Votazioni consultive: il bilancio del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto del risultato delle votazioni consultive odierne per le aggregazioni dei Comuni di Bedano e Gravesano nonché di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio.
Due progetti aggregativi di opportunità e fortemente voluti dalle autorità politiche locali. Nelle prossime settimane l’esito delle urne sarà analizzato dalla Sezione degli enti locali e il Governo formulerà una proposta all’attenzione del Gran Consiglio.

Per quel che concerne l’aggregazione tra Bedano e Gravesano, il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche. Alla luce del risultato, i due Comuni continueranno a operare con l’assetto attuale. Gravesano rinnoverà i propri organi in occasione delle elezioni comunali dell’aprile 2021, mentre a Bedano resteranno in carica gli organi attuali, avendo proceduto lo scorso aprile con le elezioni tacite.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.
Nel caso dei quattro Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio, il Dipartimento delle istituzioni ha invece preso atto della decisione popolare su un progetto nel quale le quattro realtà politiche hanno creduto.
Non avendo ottenuto l’unanimità dei Comuni del comprensorio, prossimamente sarà necessario analizzare i diversi scenari tenuto conto delle condizioni di legge.
In quest’ottica, in base ai margini concessi dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni e dopo aver sentito il parere della Commissione di studio e dei quattro Municipi interessati, il Dipartimento delle istituzioni sottoporrà le proprie valutazioni al Consiglio di Stato, il quale presenterà una proposta al Gran Consiglio.
Inoltre, unicamente nei Comuni nei quali la consultazione ha dato esito positivo (Maroggia, Melano e Rovio), il Governo valuterà – sentiti i rispettivi Municipi – di prolungare la legislatura degli organi in carica, prescindendo quindi dal rinnovo previsto il prossimo mese di aprile.
Infine, si rammenta che la cittadinanza era anche chiamata a scegliere il nome del futuro Comune tra “Val Mara” e “Basso Ceresio”. La maggioranza dei votanti e dei Comuni ha optato per il nome Val Mara. 

Pubblicato il nuovo manuale di contabilità e gestione finanziaria per i comuni ticinesi

Pubblicato il nuovo manuale di contabilità e gestione finanziaria per i comuni ticinesi

Comunicato stampa

È disponibile sul sito della Sezione degli enti locali (SEL), il nuovo Manuale di contabilità e gestione finanziaria per i comuni ticinesi. La pubblicazione sostituisce quella cartacea del 1989 e tiene conto del nuovo modello contabile armonizzato per gli enti pubblici “MCA2”.
Il Manuale è formalmente una direttiva emanata dalla SEL, che contiene indicazioni, vincolanti per i comuni, più dettagliate rispetto alla legge e al regolamento.
Questo strumento ha però anche una funzione didattica per chi nei comuni si occupa di finanze, affinché possano trovare le informazioni utili per una corretta gestione della contabilità in un documento costantemente aggiornato.
Il Manuale sarà infatti periodicamente adattato alle esigenze dettate dall’evolversi della materia e della legislazione. Sul sito internet (sotto il titolo “MCA2”) si trovano pure tutti gli allegati al Manuale, in particolare il piano dei conti, che sarà pure costantemente aggiornato, nonché altra documentazione sul tema.
La Sezione degli enti locali auspica che quanto oggi pubblicato possa aiutare a meglio implementare il nuovo modello contabile e a gestire in futuro le finanze pubbliche degli enti locali.   

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la terza seduta ordinaria del 2020 – la 55. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, sollecitato dall’Associazione dei comuni ticinesi (ACT), il Dipartimento della sanità e della socialità ha spiegato i prossimi passi previsti nell’iter dell’iniziativa legislativa dei Comuni sulla revisione transitoria della partecipazione comunale alla spesa cantonale per l’assistenza sociale. In particolare, è stato specificato che sono previste un’audizione degli iniziativisti e la costituzione di un gruppo di lavoro.

L’incontro è proseguito con un aggiornamento dei lavori dei tre gruppi misti creati per gestire la fase di ripartenza dopo la crisi sanitaria (istituzioni, persone fisiche e persone giuridiche). In questo senso, il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato i risultati della consultazione sul progetto di rendita ponte COVID-19, destinata alle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi e alla quale hanno dato seguito 87 Comuni. Entro la fine del mese di settembre sarà presentato al Consiglio di Stato un messaggio governativo con il relativo decreto legislativo urgente.

La Piattaforma ha in seguito discusso lo stato di avanzamento della riforma istituzionale «Ticino 2020». Il progetto è entrato nella seconda fase; nelle prossime settimane i rappresentanti del Cantone e dei Comuni ticinesi parteciperanno a una serie di seminari per analizzare la fattibilità operativa delle proposte di ripartizione di compiti e i nuovi flussi finanziari definiti nella soluzione politicamente sostenibile. Entro il mese di aprile 2021 il Consiglio di Stato riceverà il progetto definitivo, che sarà poi sottoposto al voto del Gran Consiglio nell’autunno successivo. In materia di perequazione intercomunale sulle risorse, invece, sono stati esposti alcuni elementi che la caratterizzeranno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato su alcune novità in materia di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. È stato spiegato che nel mese di settembre si procederà con l’avvio di una consultazione sulle modifiche puntuali al Regolamento della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto.

L’incontro ha pure permesso al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e al Dipartimento della sanità e della socialità di aggiornare sull’accudimento degli allievi nel caso in cui si debba introdurre lo scenario organizzativo numero 2, che si ricorda prevede lo svolgimento di una parte delle attività in presenza e una parte a distanza. Ai Comuni verrà chiesto prossimamente di verificare le risorse che avrebbero a disposizione per attuare questa variante.

In coda alla riunione è stata rilasciata un’informazione riguardo all’introduzione del nuovo sistema informatico per la pubblicazione elettronica giornaliera del Foglio ufficiale cantonale, che dovrà avvenire al più tardi entro il 1. febbraio 2021.