«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta gli esiti dei laboratori al Palexpo dedicati alle aggregazioni «La strada è ancora lunga ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere»

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese. È un risultato che accolgo con soddisfazione, perché ho sempre creduto nelle aggregazioni comunali come opportunità per rafforzare i territori e migliorare la capacità di progettare il futuro». È con queste parole che il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta al Corriere del Ticino i risultati dei due giorni di laboratorio dedicati alle aggregazioni, che si sono conclusi al Palexpo di Locarno sabato pomeriggio.
Più di 170 persone, rappresentative delle sette località coinvolte nelle riflessioni (oltre alla Città, anche Losone, Minusio, Orselina, Tenero, Brione sopra Minusio più Mergoscia) e divise per settori tematici, hanno preso parte a una serie di riflessioni guidate dalla Sezione degli Enti locali. La strada, però, è ancora lunga, sottolinea ancora il titolare del Dipartimento istituzioni, «ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere ».

Una base di dati oggettivi
«Naturalmente, non bisogna avere l’illusione che questo si traduca automaticamente in un’istanza formale di aggregazione. Il laboratorio non aveva questo obiettivo. Il suo scopo era mettere a disposizione dei Comuni elementi oggettivi di valutazione, legati in particolare alla qualità di vita e allo sviluppo futuro del comprensorio, affinché i Municipi possano ora discutere al loro interno i possibili passi successivi. Resta tuttavia un dato di fondo: il Locarnese non può permettersi di perdere velocità. In Ticino vediamo sempre più spesso come i territori che hanno scelto di aggregarsi riescano a muoversi con maggiore forza e capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di sviluppare progetti di portata regionale».

«Stimolare il dibattito»
Ora, il passo successivo spetta agli Esecutivi: «Il Cantone accompagna questo percorso nel pieno rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre soluzioni dall’alto. Il nostro obiettivo è continuare a stimolare il dibattito e favorire una riflessione condivisa che aiuti il territorio a individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili. Se le realtà locali decideranno di fare questo passo, il Dipartimento delle istituzioni sarà pronto a fare la sua parte». Positivo anche il parere del sindaco di Locarno, Nicola Pini, impegnato in una delle venti squadre all’opera sui dieci «capitoli» individuati dal Cantone per capire il migliore assetto istituzionale nei prossimi dieci o quindici anni: «Dando uno sguardo ai tabelloni e ascoltando la discussione conclusiva, mi è sembrato che alcuni preconcetti verso l’aggregazione si siano attenuati. Non significa che la scelta sia fatta, ma si riconosce che l’idea ha una sua logica e potrebbe portare benefici. Ora bisognerà analizzare tutto nel dettaglio, ma almeno si è arrivati al punto di dire: forse vale la pena pensarci seriamente».

«Una nuova mentalità»
Secondo il timoniere di Palazzo Marcacci, questo singolare appuntamento – che ha coinvolto municipali, consiglieri comunali, ma pure cittadine e cittadini comuni oltre a rappresentati di aziende – ha «inaugurato un nuovo modo di lavorare. Abbiamo affrontato il tema cercando di mettere sul tavolo elementi il più possibile oggettivi, così che la decisione finale, dei Municipi, dei Consigli comunali o, se necessario, della popolazione, possa poggiare su basi solide». Le due sessioni di lavoro sono state concluse da altrettanti momenti conviviali, con un pranzo e una cena a base – per quanto possibile – di prodotti locali.

In arrivo il rapporto
«Condividere un pasto, scambiare due parole davanti a un bicchiere di vino o a un dolce aiuta ad abbattere barriere e incomprensioni, favorendo un dialogo più autentico e la ricerca di soluzioni condivise», evidenzia il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa.
È lui, infine, a illustrare quali saranno le prossime tappe: «Ora raccoglieremo il materiale prodotto e redigeremo un rapporto finale, che consegneremo ai gruppi tecnici e politici che hanno seguito questo progetto. Sarà una sintesi oggettiva, senza giudizi, che proporremo di condividere sia con i partecipanti sia, auspicabilmente, con la popolazione, attraverso momenti informativi dedicati».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 marzo 2026 del Corriere del Ticino

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Sette comuni del Locarnese a confronto sul futuro
Un laboratorio riunisce politici e gruppi d’interesse della società civile per discutere il futuro istituzionale di una regione che, dice Della Santa, “è in perdita di velocità”

Il Locarnese rimane l’unica regione ticinese frammentata e poco aggregata, ma qualcosa potrebbe cambiare. Sette Comuni stanno prendendo parte a un laboratorio, per confrontarsi sui bisogni e per capire se rimanere soli sia ancora la via più vantaggiosa.
A dialogare sono Locarno, Losone, Minusio, Brione sopra Minusio, Orselina, Tenero-Contra e Mergoscia, che hanno messo a confronto rappresentanti politici, ma anche di gruppi di interesse e della società civile.
Ogni postazione si è dedicata a un target su cui riflettere: giovani, anziani, imprese, villeggianti, per esempio. Imparare a dialogare per rispondere a una domanda di fondo: per garantire il benessere che vogliamo, separati è ancora la via migliore? “È bello aver intavolato una discussione”, dice al microfono del Quotidiano, il sindaco di Locarno, Nicola Pini: “Trovarsi, parlare e mettere sul tavolo degli elementi oggettivi che poi permetteranno ai Municipi, ai Consigli comunali e, in ultima battuta, alla cittadinanza, di decidere con consapevolezza quale sarà il futuro istituzionale della regione”.
Due gli scenari di aggregazione in analisi: uno urbano, l’altro peri-urbano. Minusio è l’unico comune che, per così dire, ha due piedi in due scarpe. Dire che, comunque andrà, Minusio sarà della partita, secondo il sindaco Renato Mondada, “al momento attuale è un po’ prematuro. Dovremo discuterne in Municipio e condividere le nostre riflessioni con i nostri gruppi. Ma, secondo me, il fatto di approfondire due scenari, ci dà degli elementi in più per poi prendere una decisione”.
Domani, sabato, si tireranno le somme, che sfoceranno in un rapporto finale. E se dovesse uscire un “no” all’aggregazione? “L’importante è che durante queste due giornate emergano delle proposte”, risponde Marzio Della Santa, capo della Sezione Enti locali: “Proposte concrete, volte a preservare o ad accrescere il livello di benessere nei prossimi 10-15 anni. Questo sarà già un contenuto forte, che servirà alla politica locale. Detto questo, è pur sempre vero che i Comuni mantengono la loro piena autonomia decisionale. Spetterà ai Municipi decidere se andare, o no, verso un percorso aggregativo. Se però guardiamo gli altri distretti e capoluoghi di tutto il cantone, quella che osserviamo è una perdita di velocità nel Locarnese”.
Si vedranno dunque i risultati di quella che già è stata una sorta di prima prova di aggregazione.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sette-comuni-del-Locarnese-a-confronto-sul-futuro–3572343.html

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Si parla di aggregazioni nel Locarnese. Ed è già una notizia

Circa 170 rappresentanti di autorità comunali, società civile e mondo economico di sette comuni partecipano al laboratorio promosso dal Cantone
Il Locarnese può mantenere il suo elevato grado di benessere anche con l’attuale configurazione istituzionale o è davvero arrivato il momento di ridisegnare il territorio attraverso delle aggregazioni? È la domanda di fondo alla quale cercano di dare risposta le circa 170 persone tra rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico appartenenti a sette Comuni della regione (Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia) che oggi pomeriggio (e domani mattina) al Palazzetto Fevi di Locarno si sono ritrovate a discutere – e questa è già una notizia – del presente ma soprattutto del futuro, che oggi più che mai potrebbe appunto far rima con aggregazioni.

Norman Gobbi: ‘L’elevata qualità di vita potrebbe non bastare per affrontare le sfide di domani’
«Il fatto che queste persone si siano messe a disposizione e siano qui a parlarne, è forse l’aspetto più positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –. Il Locarnese, a differenza delle altre principali regioni del Ticino, non ha ancora messo in atto un’ampia politica aggregativa delle aree urbane e questa potrebbe rivelarsi una criticità nell’affrontare le sfide di oggi e soprattutto essere pronti per quelle di domani. Come è emerso anche in tutti gli incontri con le autorità dei vari Comuni, la qualità di vita qui è molto elevata, ma questa qualità va preservata e in ogni caso da sola potrebbe non bastare, bisogna mettersi in discussione e superare certe paure».
Per provare a dare una “spinta” in questa direzione, è stato quindi avviato un processo partecipativo, scaturito dal dialogo avviato nel corso del 2024 tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione, a seguito del quale è emersa la disponibilità di alcuni Comuni – si fa notare in particolare l’assenza di Ascona, ma non solo (ad esempio Muralto) – ad approfondire possibili forme di collaborazione istituzionale. Su questa base è partita una fase di pre-studio finalizzata a raccogliere informazioni e valutazioni condivise a supporto delle future decisioni politiche, che va detto spetterà sempre ai vari enti locali prendere, in completa autonomia. Informazioni raccolte in particolare attraverso un sondaggio (bilancio partecipato) sottoposto alla popolazione e alle aziende dei Comuni coinvolti – dal quale è appunto emerso come in generale il grado di soddisfazione per benessere e qualità di vita sia piuttosto elevato – le cui risultanze fungono da punto di partenza proprio per il laboratorio del Fevi. Un cambio quindi di approccio, da parte delle autorità cantonali, rispetto al passato… «Le ultime aggregazioni – spiega ancora Gobbi –, soprattutto nelle città (penso in particolar modo a Bellinzona, dove sembrava impossibile raggiungere questo obiettivo), sono partite dal basso. Il Cantone oltre quindici anni fa aveva già provato a spingere per un’unione urbana (la sponda sinistra della Maggia, nel 2011, ndr) ma era stata bocciata in maniera netta dalla popolazione. Abbiamo quindi cercato di cambiare approccio facendo ragionare assieme le persone e coinvolgendole sin dall’inizio, per far loro capire che il Locarnese rischia di rimanere indietro se non fa un passo nella direzione di un rafforzamento della governance territoriale. Quindi l’auspicio è che se anche questa iniziativa non dovesse portare a passi concreti in ambito aggregativo, possa perlomeno portare questa regione a essere più preparata e strutturata per affrontare il futuro».

Lavoro a gruppi per individuare il miglior scenario
La prima mezza giornata dei lavori, coordinati dalla Sezione degli enti locali, ha visto i partecipanti suddivisi in venti gruppi – dieci per ciascuno dei due scenari aggregativi previsti, quello urbano con Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio, Minusio e quello periurbano con ancora quest’ultimo Comune unito a Mergoscia e Tenero-Contra – in rappresentanza di vari pubblici di riferimento come adulti, anziani, giovani, ma anche villeggianti e aziende dei vari settori. Gruppi chiamati, anche sulla scorta dei risultati del bilancio partecipato, ad analizzare la situazione attuale e identificare le principali sfide e prospettive di sviluppo su un orizzonte temporale di 10-15 anni, in relazione a temi quali ad esempio invecchiamento della popolazione, digitalizzazione, economia, mondo del lavoro, sicurezza, mobilità e via dicendo. Arrivando infine a individuare gli elementi positivi del territorio e quelli che invece rappresentano delle criticità, che verranno riprese nella mattinata di domani, incentrata sull’identificazione delle possibili misure e sulla valutazione dei due assetti istituzionali proposti, con l’obiettivo di individuare il modello più idoneo a sostenere le priorità emerse durante i lavori.
«Questo workshop rappresenta un’occasione unica per riflettere liberi da vincoli sul futuro, da cogliere non chiedendosi cosa un’aggregazione potrebbe portare al proprio Comune, bensì cosa quest’ultimo possa mettere sul piatto a beneficio di tutti» ha sottolineato in apertura il presidente dell’Ente regionale di sviluppo, Giacomo Garzoli. Un’opportunità che ha voluto cogliere appieno Minusio, che ha chiesto di venir incluso (unico Comune) in entrambi gli scenari… «È la dimostrazione che vogliamo affrontare la questione fino in fondo e senza scuse – la spiegazione del sindaco Renato Mondada –. Sono due scenari che comportano dinamiche molto differenti per noi ed è ancora presto per dire se e quale potrebbe essere quello corretto, ma solo essere qui a parlarne, riunendo oltre 170 persone per due mezze giornate per affrontare temi anche storicamente complicati e che in passato hanno portato a fratture, è molto positivo».
Le conclusioni del laboratorio saranno raccolte dagli esperti della Sel in una relazione finale che verrà messa a disposizione delle autorità politiche, le quali avranno così accesso a uno strumento in più per decidere su quale cartina del Locarnese disegnare il proprio futuro.

Da www.laregione.ch
(Immagine: LaRegione)

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

Comunicato stampa

La cittadinanza di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si esprimerà in votazione consultiva domenica 29 novembre 2026 sul progetto di aggregazione che coinvolge i quattro comuni malcantonesi. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato il rapporto preparato dall’apposita Commissione di studio e ha fissato la data della consultazione.

La procedura aggregativa è stata avviata nell’autunno 2021 con l’approvazione delle istanze formulate dai quattro municipi e l’istituzione di una Commissione di studio incaricata di presentare una proposta di unione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate.  
La Commissione ha sottoscritto il proprio rapporto, realizzato con l’accompagnamento di un consulente esterno, nel novembre 2025 per poi trasmetterlo al Consiglio di Stato lo scorso 13 febbraio 2026, accompagnato dai preavvisi favorevoli dei quattro municipi e dei rispettivi consigli comunali (Aranno, Neggio e Vernate all’unanimità, a Bioggio 18 favorevoli, 6 contrari e 4 astenuti).  
Il Comune aggregato, che conterà una popolazione di circa 4’100 abitanti, prenderà il nome di “Bioggio” e verrà guidato nella prima legislatura da un Municipio di 7 membri e da un Consiglio comunale composto da 30 persone; successivamente, la composizione degli organi sarà stabilita dal regolamento del nuovo Comune. L’aggregazione consentirà una composizione più equilibrata delle componenti del gettito, in particolare tra persone fisiche e giuridiche, riducendo l’eccesso di dipendenza dall’uno o dall’altro e l’esposizione alle fluttuazioni congiunturali. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  
Il rapporto individua una serie di investimenti strategici e azioni in linea con l’obiettivo di rendere Bioggio un Comune attrattivo per la residenza di nuove famiglie e rispondere alle esigenze dettate dall’evoluzione demografica. Per favorire la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a chiedere al Gran Consiglio un contributo di 0,2 milioni per la riorganizzazione amministrativa e di 0,8 milioni per investimenti di sviluppo.  
Come auspicato dalla Commissione di studio, per poter assicurare un’adeguata informazione pubblica la votazione consultiva è stata fissata per domenica 29 novembre 2026, data già riservata per eventuali votazioni federali.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2025 e la 75. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono state in particolare discusse le implicazioni finanziarie per gli enti locali del Preventivo 2026 del Cantone e l’applicazione delle due iniziative popolari approvate nella votazione cantonale dello scorso 28 settembre. A quest’ultimo proposito, il Governo ha confermato l’intenzione di presentare un messaggio all’indirizzo del Parlamento entro la primavera del 2026, con una proposta di finanziamento.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi informato i rappresentanti dei Comuni sulla costituzione del Gruppo di lavoro che sarà incaricato di studiare l’introduzione dell’imposta sulle residenze secondarie, anch’essa approvata lo scorso 28 settembre nella votazione federale che ha sancito l’abolizione del valore locativo.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi ringraziato i rappresentanti dei Comuni per l’importante contributo messo in campo nell’ambito della prevenzione e della lotta alla violenza domestica. È stato ricordato anche l’invito ad aderire alla campagna nazionale «L’uguaglianza previene la violenza», ordinando il materiale messo gratuitamente a disposizione degli enti locali.
La Cancelleria dello Stato ha infine aggiornato sui preparativi per l’entrata in vigore della nuova Legge sulla videosorveglianza pubblica, prevista per il 1. luglio 2026: prossimamente verrà messo a disposizione un modello standard di regolamento, per i Comuni che ne avessero necessità. Sono state inoltre anticipate alcune novità normative in materia di esercizio dei diritti politici e la pubblicazione di una nuova direttiva, intitolata «Interventi delle autorità comunali nelle campagne di votazioni e elezioni», che riassumerà la giurisprudenza recente del Tribunale federale e fornirà alcuni suggerimenti pratici.
La Piattaforma ha approvato il calendario delle sedute per il prossimo anno: il primo appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo 2026.

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

‘Urbano’, si entra nel vivo Sondaggio a 360° in 7 Comuni

‘Urbano’, si entra nel vivo Sondaggio a 360° in 7 Comuni

Città e DI: per capire se ha senso continuare col progetto

Aggregazioni sì/no, ma con chi? Un tema, quello delle unioni amministrative, sempre attuale e molto controverso nella nostra regione. Per tastare il polso alla cittadinanza, il Municipio di Locarno ha lanciato di recente un sondaggio (del quale riferisce l’ultimo numero del foglio informativo “Locarno360°”, fresco di pubblicazione) che si ricollega alle iniziative in atto, a livello istituzionale, tra il Comune e il Cantone (Sezione enti locali). In pratica un chiaro riferimento alla delicata fase di consultazione e a un prestudio volto a valutare le potenzialità di una futura aggregazione tra 7 Comuni della regione (scenario “Urbano”) che avevano dato la propria adesione all’idea: Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio e TeneroContra, più Mergoscia (Comune commissariato, che Tenero-Contra, come ampiamente riferito, aveva deciso di voler “adottare”).

‘Una fotografia della realtà attuale’
Del sondaggio proprio ieri ha riferito, in una nota, il Dipartimento delle istituzioni (DI). Partendo dal basso, con il coinvolgimento diretto della popolazione, l’intenzione è “rilevare come cittadine, cittadini e aziende percepiscono la qualità della vita nei rispettivi Comuni”. La raccolta di informazioni sarà completata con una serie di serate informative nei quartieri.
La fase attualmente in corso è denominata di “bilancio partecipato”, il cui scopo è, ricorda il Cantone, “scattare una fotografia della realtà attuale: punti di forza, criticità, bisogni quotidiani e aspettative di chi vive e lavora sul territorio. I dati raccolti offriranno ai Comuni una base concreta per valutare se proseguire o meno con l’elaborazione di un progetto aggregativo, assicurando che ogni scelta sia radicata nelle esperienze reali della popolazione”.

Online, per tutti (dai 15 anni)
“Come si vive a Locarno?”, questo il nome del sondaggio, è già online sul sito della città (www.locarno.ch/it/come-si-vive-a-locarno) e lo rimarrà fino al 30 ottobre. Vi possono partecipare tutti i residenti a partire dai 15 anni, nonché, come accennato, le aziende attive sul territorio cittadino. Sempre in tema di aggregazioni, va ricordato che è invece naufragato l’altro scenario proposto dal DI, il “Piano”, visti gli abbandoni di Gordola, Cugnasco-Gerra e Lavertezzo e lo spostamento operato da Tenero-Contra verso l’“Urbano”, preferito rispetto al “Piano” nel quale era stato inserito inizialmente. Il dialogo con i Comuni proseguirà a livello cantonale il 10 settembre proprio a Locarno, dove il governo incontrerà sindache e sindaci ticinesi. Per il DI, “l’occasione per un confronto diretto sui principali dossier aperti e per rafforzare il rapporto di collaborazione istituzionale, nel solco del federalismo cooperativo che caratterizza il nostro Cantone”.
Tornando a Locarno, la Città non è nuova a pratiche partecipative. Iniziative come la riqualifica dei parchi giochi – realizzata anche grazie al contributo dei più piccoli – il progetto GiRotonda, che ha promosso un dialogo creativo tra cittadini e autorità, o gli incontri pubblici del Programma d’azione comunale (Pac), dimostrano come il coinvolgimento della popolazione sia diventato un punto fermo dell’azione politica locale. “In un momento cruciale per il futuro del nostro territorio, è fondamentale raccogliere le opinioni di chi ci abita e lo anima ogni giorno”, sottolinea il Municipio. “Ogni voce conta e può contribuire a costruire una città più sostenibile, coesa e vicina ai bisogni reali”.

I temi della rivista
“Locarno360°” aggiorna infine la cittadinanza su tutta una serie di contenuti variegati, tra eventi, anniversari di importanza storica a livello mondiale, progetti concreti a favore della popolazione e della città del futuro. Un focus speciale interessa il centenario del Patto di Locarno siglato nel 1925. Tra le iniziative principali legate alla ricorrenza spiccano il rinnovato Percorso della Pace, che guida i visitatori attraverso 12 luoghi simbolici, e l’istituzione del Premio Locarno Città della Pace, assegnato al regista iraniano Mohammad Rasoulof per il suo impegno nella promozione della libertà e della dignità umana.
A livello di spazi urbani, “Locarno360°” evidenzia la valenza di progetti come la riqualificazione della Rotonda di piazza Castello, che si appresta a diventare un “Giardino per la città”, così come è stato chiamato il progetto che ha vinto il concorso pubblico. Completano il numero di fine estate l’aggiornamento del progetto di Prossimità per i giovani, che promuove ascolto e dialogo, e l’unione delle scuole della collina, che rafforza il senso di comunità locale.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 settembre 2025 de La Regione

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comunicato stampa

Perequazione, aggregazioni e dialogo istituzionale: sono questi i tre fronti su cui il Dipartimento delle istituzioni sta concentrando la propria azione in ambito comunale. Guidato dal Presidente Norman Gobbi, ha concluso a inizio estate il ciclo di incontri con i Municipi ticinesi, mentre nel Locarnese entra nel vivo il prestudio aggregativo che coinvolge cinque Comuni attorno a Locarno. Il 10 settembre, infine, tutti i sindaci si riuniranno a Locarno per un confronto diretto con il Governo, nel quadro del nuovo mandato affidato a Gobbi dal Consiglio di Stato per rafforzare i legami con cittadini e territorio.

Perequazione finanziaria e riforma Ticino2020
Gli incontri con i Municipi hanno evidenziato la necessità condivisa di superare l’attuale modello di redistribuzione basato unicamente sulla capacità fiscale dei Comuni, per approdare a un sistema più aderente ai compiti effettivamente assunti a livello locale. L’orientamento espresso dal territorio è chiaro: procedere verso una «perequazione per ambiti», legata a prestazioni pubbliche concrete come trasporti, scuola, servizi sociali e cultura.  

«Il sistema perequativo deve tornare a essere uno strumento di coesione e di responsabilità condivisa, capace di valorizzare il ruolo e le specificità di ogni Comune», afferma Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali.  

Il futuro della perequazione dipenderà dall’evoluzione della riforma Ticino2020. Le indicazioni raccolte durante gli incontri saranno la base per elaborare una proposta di revisione entro il 2026, con l’obiettivo di riportare il progetto su un binario operativo e condiviso.  

Aggregazioni nel Locarnese
Sul fronte delle aggregazioni comunali, entra nel vivo il prestudio aggregativo legato allo scenario «Urbano» del Locarnese, che coinvolge Locarno, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia.
Il percorso parte dal basso, con il coinvolgimento diretto della popolazione: a partire da settembre sarà lanciato un sondaggio per rilevare come cittadine, cittadini e aziende percepiscono la qualità della vita nei rispettivi Comuni, affiancato anche da una serie di serate informative nei quartieri. Questa fase di «bilancio partecipato» ha lo scopo di scattare una fotografia della realtà attuale: punti di forza, criticità, bisogni quotidiani e aspettative di chi vive e lavora sul territorio. I dati raccolti offriranno ai Comuni una base concreta per valutare se proseguire o meno con l’elaborazione di un progetto aggregativo, assicurando che ogni scelta sia radicata nelle esperienze reali della popolazione.  

Incontri con i sindaci a Locarno
Il dialogo con i Comuni proseguirà a livello cantonale il prossimo 10 settembre a Locarno, dove il Governo incontrerà le sindache e i sindaci ticinesi. Sarà l’occasione per un confronto diretto sui principali dossier aperti e per rafforzare il rapporto di collaborazione istituzionale, nel solco del federalismo cooperativo che caratterizza il nostro Cantone.  

Un mandato per rafforzare i legami con il territorio
Infine, si rammenta che il Consiglio di Stato, lo scorso mese di giugno, ha affidato al Presidente Norman Gobbi un mandato specifico per intensificare le relazioni tra Amministrazione cantone, cittadini e tessuto economico. L’obiettivo è valorizzare le peculiarità del territorio ticinese e rafforzare la fiducia reciproca tra istituzioni e società civile, con un approccio pragmatico e vicino alla realtà quotidiana delle persone.   «Questi diversi percorsi – dalla perequazione alle aggregazioni, fino al dialogo diretto con i sindaci – rispondono a una stessa visione: costruire un Cantone più coeso, dove istituzioni e comunità collaborano per il bene comune», sottolinea Norman Gobbi.  

 

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2025 e la 74. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

Il Dipartimento delle istituzioni ha anzitutto presentato lo stato dei lavori nell’ambito del progetto Polizia ticinese. Sono state in particolare fornite alcune indicazioni sulla futura ripartizione dei compiti tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali e sull’assetto organizzativo prospettato. I risultati delle analisi finora condotte sono raccolti in un rapporto che sarà presentato all’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT) e alla Conferenza consultiva sulla sicurezza.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha in seguito informato la Piattaforma sul tema dei nuovi Sportelli regionali di consulenza sociale, dopo l’approvazione da parte del Gran Consiglio dell’iniziativa generica che ne proponeva la creazione. Sono state presentate le riflessioni fin qui svolte, che verranno ora approfondite da parte di un gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni. L’intenzione è di presentare un rapporto al Consiglio di Stato entro la metà del prossimo anno.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha infine ricordato la presa di posizione contraria del Consiglio di Stato, in vista della votazione federale del 28 settembre 2025 sull’introduzione della nuova imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie.

Le parole d’ordine sono ‘forza’ e ‘ingaggio’

Le parole d’ordine sono ‘forza’ e ‘ingaggio’

Sono «forza» e «ingaggio» le parole d’ordine usate dal presidente dell’Alleanza patriziale ticinese Tiziano Zanetti nell’assemblea di sabato a Olivone – Approvata una risoluzione sulle predazioni.

Sono «forza» e «ingaggio» le parole d’ordine usate dal presidente dell’Alleanza patriziale ticinese Tiziano Zanetti nel tornare, davanti all’assemblea dell’Alpa riunitasi sabato a Olivone, con la memoria agli ultimi dodici mesi. «Forza, perché sempre più gli Enti patriziali stanno rafforzando in modo determinante la loro presenza nella gestione territoriale», afferma infatti all’inizio del suo intervento Zanetti. Ma «forza» è uno dei sostantivi scelti perché se è necessaria «per assumere quel ruolo determinante di supporto agli altri Enti pubblici», porta però immediatamente alla seconda parola d’ordine: «Ingaggio, quello mostrato da tutti voi nella disponibilità nel mettersi in gioco per i prossimi quattro anni nella gestione dei rispettivi Enti». Guardando al futuro, Zanetti rimarca che «nella gestione di pascoli, boschi e alpeggi sarà necessaria una visione precisa, come anche promosso, richiesto e votato dal Gran Consiglio, di una strategia di gestione riguardante i grandi predatori, e in particolare del lupo».
Nel corso dei lavori assembleari, l’Alpa ha approvato anche una risoluzione che chiede di garantire gli investimenti effettuati, la sicurezza e la biodiversità sugli alpeggi. Nel testo, infatti, si legge come “l’attuale Ordinanza federale sulla caccia non tiene conto del declassamento della protezione del lupo nella Convenzione di Berna e non include misure efficaci per la tutela degli alpeggi e dei pascoli non ragionevolmente proteggibili; l’Ordinanza – viene ancora messo nero su bianco dall’Alpa – non fa distinzione tra greggi non protetti e non proteggibili. La presenza del lupo in Ticino con 5 branchi censiti, 6 coppie stanziali e almeno una decina di esemplari erranti non è assolutamente compatibile con un territorio antropizzato e dedito all’allevamento a pascolo libero”. Dalle ultime verifiche interne effettuate, “una cinquantina dei 145 alpeggi caricati a ovi-caprini sono stati abbandonati negli ultimi 12 anni. Ciò ha portato a conseguenze gravissime non solo per gli allevatori ma anche per i Patriziati, proprietari di gran parte delle strutture alpestri”.
Ciò detto, nella sua Risoluzione l’Alpa scrive: “Le Autorità e i Servizi cantonali competenti sono chiamati ad agire con estrema urgenza affinché tutti gli alpeggi, in particolare quelli non proteggibili, possano venire tutelati in maniera significativa. In particolare, si chiede la concessione immediata di procedure di abbattimento di esemplari problematici di lupi e la messa in opera di tiri o di battute di dissuasione, anche in considerazione dell’imminente stagione alpestre. Determinante, inoltre, l’eradicazione di branchi che predano prevalentemente sui nostri alpeggi”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 giugno 2025 de La Regione

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L’urgenza per gli alpeggi: «Situazione fuori controllo»
L’assemblea ha approvato a Olivone una risoluzione che chiede l’abbattimento dei lupi più problematici e l’eradicazione dei branchi che predano sul territorio: «Bisogna intervenire».

«Le autorità e i servizi cantonali competenti sono chiamati ad agire con estrema urgenza affinché tutti gli alpeggi, in particolare quelli non proteggibili, possano venire tutelati in maniera significativa. In particolare, si chiede la concessione immediata di procedure di abbattimento di esemplari problematici di lupi e la messa in opera di tiri o di battute di dissuasione, anche in considerazione dell’imminente stagione alpestre. Determinante, inoltre, l’eradicazione di branchi che predano prevalentemente sui nostri alpeggi ». I delegati dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) hanno approvato sabato, nel corso dell’assemblea annuale di Olivone – presenti oltre 250 persone, in rappresentanza di 198 collettività -, tale risoluzione sulla protezione degli alpeggi. Il senso di tale risoluzione è ben riassunto dall’urgenza delle sue battute finali: «Bisogna intervenire al più presto per sanare una situazione che appare ormai fuori controllo».
La minaccia dei lupi, sì, ma anche tanto altro è emerso nel corso dell’assemblea. Nella sua relazione il presidente dell’ALPA, Tiziano Zanetti, ha sviluppato in effetti diversi temi, partendo da quanto promosso dall’associazione nel corso dell’anno passato, con particolare attenzione alle novità riguardanti il coinvolgimento dei giovani, che di fatto rappresentano il futuro dei patriziati. Zanetti ha parlato di un «grande lavoro di promozione verso i giovani». L’associazione ha proposto «quindici Centri d’interesse in tutto il Cantone dove oltre 4.000 giovani partecipanti ai Corsi organizzati dalla Fondazione Lingue e Sport seguiranno le attività di educazione ambientale con protagonisti e attori principali anche diversi rappresentanti dei Patriziati». Sempre sul lupo, Zanetti ha ricordato: «Fa parte del nostro mandato pubblico intervenire sugli stabili alpestri, mantenere pascoli, investire quindi milioni e milioni di franchi e anche indebitarsi per promuovere tutto questo, ma qui occorre poi un supporto preciso nel contenimento mirato di specie che stanno proliferando, in alcuni casi fuori controllo nel nostro Cantone. Confido, confidiamo, che tutti si rendano conto che occorre agire con grande determinazione al più presto in modo da non far diventare la situazione ancora più drammatica. Situazione che è già di per sé fragile, e questi ultimi aspetti non fanno altro che fragilizzarla ulteriormente».
Tra gli ospiti, anche il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, il quale ha voluto portare un messaggio di positività nonostante i problemi che attualmente affliggono alcune regioni, soprattutto in Vallese, senza dimenticare i recenti disastri avvenuti anche alle nostre latitudini. «È importante continuare a progettare e costruire il futuro con ottimismo e unità. Trasformazioni tecnologiche e sociali sono alle porte ed è importante continuare a lavorare insieme. In queste sfide anche gli enti patriziali giocheranno un ruolo importante» ha ricordato Gobbi, che poi ha pure presentato la nuova piattaforma GEREPA, per la gestione dei registri patriziali, che sarà a disposizione dei patriziati ticinesi entro fine anno. Tale piattaforma è considerata come uno strumento indispensabile per gestire in futuro i dati di tutti i patriziati ticinesi. Era presente anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, che dal canto suo ha ringraziato i presenti: «Voi siete i custodi della memoria e delle terre patriziali e anche protagonisti attivi nella valorizzazione del territorio, nella promozione della sostenibilità ambientale, e nella conservazione dell’identità culturale locale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 giugno 2025 del Corriere del Ticino

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L’Alleanza Patriziale ticinese in assemblea
Oltre 250 partecipanti e nuove sfide tecnologiche all’Assemblea ALPA a Olivone, con focus su innovazione e gestione territoriale.

Alla presenza di oltre 250 presenti con 190 patriziati, 210 delegati e tutti gli ospiti rappresentanti dei Patriziati ticinesi si è tenuta presso il rinnovato Poli di Olivone l’annuale Assemblea dell’Alleanza Patriziale ticinese (ALPA).
Tra gli ospiti e gli invitati, a dare per primo il suo saluto è stato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, «che ha voluto portare un messaggio di positività nonostante i problemi che attualmente affliggono alcune regioni, soprattutto in Vallese, senza dimenticare i recenti disastri avvenuti anche alle nostre latitudini. È importante continuare a progettare e costruire il futuro con ottimismo e unità».
Trasformazioni tecnologiche e sociali sono alle porte ed è importante continuare a lavorare insieme. In queste sfide anche gli enti patriziali giocheranno un ruolo importante, ha ricordato Gobbi, così come sarà fondamentale continuare a fare rete e investire su progetti di sviluppo. Il Consigliere di Stato ha poi ringraziato chi, durante l’anno di rinnovo e di elezioni patriziali, si è messo a disposizione per gli enti patriziali nei consigli di amministrazione.
Il Consigliere di Stato ha presentato infine la nuova piattaforma GEREPA per la Gestione dei Registri Patriziali che sarà a disposizione dei Patriziati ticinesi entro fine anno. «Uno strumento essenziale e atteso da anni, che consentirà a tutte le Amministrazioni di gestire in modo moderno, efficace ed efficiente tutti i dati dei Patrizi ticinesi». Denis Vanbianchi, ha portato il suo saluto in qualità di Presidente del Patriziato locale, presentando il patriziato di Olivone, Campo e Largario, le attività di gestione territoriale e le strutture dell’ente proprietario di 6’288 ettari di territorio.
La Sindaca di Blenio, Claudia Boschetti Straub, ha ringraziato i presenti ricordando l’importante investimento fatto nel rinnovare la struttura del centro POLI e mettendo in luce le caratteristiche territoriali della Valle di Blenio, con le sue aziende agricole e i suoi alpeggi, senza dimenticare una delle caratteristiche più distintive della valle: la sua estensione con i 222 km² di territorio. Ha messo poi in luce l’ottima collaborazione con i Patriziati del comprensorio, portando la voce anche degli altri sindaci della Valle presenti, a tutto vantaggio della gestione territoriale e dell’intera comunità.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese, Fabio Schnellmann, ha portato il suo saluto a tutti i presenti, assicurando che il Parlamento rimane attento e presente ai problemi e alle richieste degli enti patriziali ticinesi.
Vi è stato poi anche l’apprezzato intervento del rappresentante della Federazione Svizzera dei Patriziati (SVBK www.svbk.ch), Sandro Forster, che ha sottolineato gli ottimi rapporti con l’ALPA e l’importanza di condividere i temi centrali per la gestione territoriale, presentando anche la prossima Assemblea Federale che si terrà a Delémont nel 2026.
Nella sua relazione il Presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti ha sviluppato diversi temi; tra questi tutto quanto promosso dall’ALPA nel corso dell’anno con particolare attenzione alle novità riguardanti l’informazione, il coinvolgimento dei giovani, le recenti elezioni patriziali cantonali, l’impegno degli Enti in ristrutturazioni, progetti innovativi ed eventi culturali, l’introduzione generalizzata (giunta quasi al termine) del nuovo modello contabile MCA2, la situazione drammatica che hanno vissuto gli Enti della Vallemaggia nel corso della passata estate, gli obiettivi strategici per il prossimo futuro, la gestione rinnovata della Rivista patriziale e la ricerca di nuovi abbonati (attualmente circa 3’000), la situazione attualizzata riguardante la gestione degli alpeggi in considerazione soprattutto degli enormi investimenti promossi dagli Enti patriziali negli ultimi anni e dalle minacce che incombono sul settore primario, dalla presenza del lupo, alla gestione dei capi di bestiame e alle direttive cantonali e federali.
Un ringraziamento particolare è stato espresso a Gianfranco Poli, da 40 anni segretario e contabile dell’Alleanza Patriziale Ticinese. Dopo la lettura della risoluzione “Garantiamo gli investimenti effettuati, la sicurezza e la biodiversità sui nostri alpeggi”, votata favorevolmente a maggioranza dalla sala, la parola è passata ai diversi rappresentanti ALPA nei vari organismi. 
 
 
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Abbattimenti e protezione degli alpeggi, priorità dei patriziati ticinesi
Quasi 200 patriziati ad Olivone per l’assemblea annuale dell’ALPA

La protezione degli alpeggi e degli animali al pascolo dalla minaccia dei lupi, ma anche il ricambio generazionale con cui deve confrontarsi l’istituzione: sono stati questi i temi principali discussi dall’ assemblea annuale dell’ ALPA (alleanza patriziale ticinese) che quest’anno si è tenuta ad Olivone. Organizzato dal patriziato locale, l’evento ha riunito oltre 250 persone in rappresentanza di quasi 200 collettività.
“Quando vediamo patriziati dinamici, i giovani arrivano”, ha detto il presidente Tiziano Zanetti, precisando però, intervistato dal Quotidiano, che non sempre questo avviene. E’ il caso allora di pensare a delle fusioni? “Noi non spingiamo, il Dipartimento non spinge, ma in caso di necessità potrebbe essere una soluzione”.
Anche Norman Gobbi ha preso parte all’evento, rimarcando l’importanza della collaborazione tra patriziati. “Sempre di più sono diventati enti pubblici che vogliono essere riconosciuti nell’ambito della gestione dei progetti e della collaborazione per la gestione del territorio”, constata il consigliere di Stato. Questo ruolo potrebbe essere importante perché “i pericoli naturali stanno aumentando e i lavori di premonizione devono essere fatti assieme”.
L’assemblea ha approvato una risoluzione sulla protezione degli alpeggi in cui si chiede maggiore flessibilità nell’abbattimento dei lupi più problematici e l’eradicazione dei gruppi che predano negli allevamenti ad alta quota.   

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Abbattimenti-e-protezione-degli-alpeggi-priorit%C3%A0-dei-patriziati-ticinesi–2870551.html

(Foto: Alpa)

L’importanza dei Patriziati ticinesi, essenziali anche nel XXI secolo

L’importanza dei Patriziati ticinesi, essenziali anche nel XXI secolo

I Patriziati ticinesi rappresentano oggi una realtà vivace e dinamica che costituisce un vero e proprio “quarto livello” istituzionale del sistema federalista svizzero, affiancandosi a Confederazione, Cantone e Comuni. “Con 201 enti patriziali e oltre 90mila patrizi proprietari del 75% del territorio boschivo cantonale, questi storici istituti dimostrano quotidianamente la loro centralità nella gestione del territorio ticinese”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La loro rilevanza è emersa con particolare evidenza attraverso le aggregazioni comunali, dove i Patriziati hanno trovato nuova energia e vitalità. “L’esempio di Bellinzona – ma anche di Lugano – illustra perfettamente come questi enti fungano da collante territoriale e salvaguardino l’identità delle comunità locali confluite nell’agglomerato urbano, unendo piuttosto che dividendo”, prosegue Gobbi.
L’attività patriziale si estende ben oltre la tradizionale gestione forestale, abbracciando settori innovativi come il turismo, l’ambito sociale e culturale, oltre alla valorizzazione di cave, alpi, caseifici e infrastrutture sportive. Per Gobbi “questa diversificazione dimostra come i Patriziati non siano anacronistiche testimonianze del passato, ma organismi capaci di evolversi e adattarsi alle dinamiche della società contemporanea”.
Il dinamismo patriziale trova sostegno concreto nelle istituzioni cantonali attraverso servizi di consulenza e aiuti finanziari tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. La collaborazione tra Patriziato, Comune e Cantone genera un circolo virtuoso che beneficia l’intera collettività, rendendo disponibile un servizio essenziale per le comunità locali.
L’Alleanza patriziale ticinese, nata nel 1938, svolge un ruolo di mediazione fondamentale, promuovendo la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e creando condizioni favorevoli alla gestione sostenibile del territorio. Questa sinergia costruttiva rappresenta un modello di governance partecipativa che valorizza sia le tradizioni locali sia l’innovazione.
Per Gobbi, “l’importanza dei Patriziati trascende la mera gestione amministrativa per toccare aspetti identitari profondi. Come ricorda lo spirito viciniale del Patto di Torre del 1182, quando i vallerani di Blenio e Leventina si unirono per l’aiuto reciproco, questi enti incarnano principi di autodeterminazione e libertà che costituiscono il fondamento delle autonomie locali, anche alpine.
“I Patriziati moderni coniugano sapientemente tradizione e innovazione, mantenendo salde le radici storiche mentre guardano al futuro con entusiasmo progettuale”, prosegue Gobbi. “Non sono custodi di fredde ceneri, ma vivaci promotori di uno spirito comunitario che si rinnova costantemente, valorizzando il prodotto indigeno, promuovendo il territorio e preservando la cultura locale”.
La sfida contemporanea consiste nel consolidare ulteriormente l’efficienza amministrativa attraverso strumenti moderni come la contabilità a partita doppia e il nuovo piano contabile armonizzato, garantendo una gestione finanziaria equilibrata e lungimirante.
“In un’epoca di globalizzazione che spesso impone decisioni dall’alto, i Patriziati rappresentano un baluardo di democrazia partecipativa e prossimità territoriale. Essi dimostrano che l’attaccamento alle radici non costituisce un limite, ma una preziosa risorsa per affrontare le sfide future, proprio come un albero ha bisogno di radici profonde per crescere e resistere alle tempeste”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 giugno 2025 de Il Mattino della domenica