Federalismo con i muscoli: il Ticino riparte dai suoi Comuni

Federalismo con i muscoli: il Ticino riparte dai suoi Comuni

Norman Gobbi annuncia lo sviluppo di una piattaforma digitale “operativa”

Giovedì 8 maggio 2025, a Bellinzona, quasi 200 persone si sono riunite per discutere di autonomia, territorio e futuro. Il Presidente del Governo Norman Gobbi è stato perentorio: «Basta critiche a vuoto, è ora di osare».

Un concetto che è emerso con forza durante la sesta edizione del Simposio Cantone-Comuni, tenutosi all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio, è che il tempo delle chiacchiere è finito. Alla presenza di quasi 200 tra sindaci, municipali, consiglieri comunali, funzionari comunali e cantonali e gran consiglieri, il capo del Dipartimento delle istituzioni ha ribadito con fermezza che il futuro del Ticino si costruisce con Comuni forti, responsabili e ascoltati.
«I Comuni sono lo Stato sul territorio, il volto concreto delle istituzioni nella vita quotidiana delle persone» ha dichiarato Gobbi nel suo intervento d’apertura. Un discorso che ha toccato con franchezza anche i punti dolenti: rapporti logorati, diffidenza reciproca e un contesto economico-sociale sempre più complicato.
Ma il Simposio 2025 non è stato solo analisi. È stato un passo avanti. Concreto, politico e istituzionale.
Al centro dell’evento, non i soliti slogan, ma proposte vere. A partire da una riforma costituzionale per rafforzare l’autonomia dei Comuni, non solo a parole ma con un riconoscimento giuridico forte e operativo. E poi il lancio di una «Dichiarazione ticinese sul federalismo», un patto concreto per rimettere in piedi una collaborazione che sia finalmente all’altezza delle sfide.
«Basta giochi di palazzo – ha dichiarato Norman Gobbi –. È ora di andare oltre al dipartimentalismo e avanzare con coraggio e responsabilità, rimettendo al centro i nostri Comuni e le persone che li vivono». E ha aggiunto: «Il federalismo non può diventare un mantra vuoto. Deve avere muscoli, ossa e cervello. E serve gente che abbia il coraggio di osare, non solo di criticare».
Accanto alla politica, anche il lato pratico: un gruppo di lavoro Cantone-Comuni è già all’opera per rivedere i flussi informativi e realizzare una piattaforma digitale moderna, utile per chi amministra e risolve problemi ogni giorno. E presto cambierà anche la piattaforma di dialogo politico, per incontri più regolari, franchi e utili davvero.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ribadito che il federalismo svizzero non è nostalgia, ma una leva di innovazione per servire meglio i cittadini. E ha annunciato anche un evento simbolico, ma concreto: il prossimo 10 settembre, in occasione del centenario della Conferenza di Locarno, il Governo incontrerà i 100 sindaci del Ticino. Un gesto forte per dire che la collaborazione tra Cantone e Comuni non è un’opzione, ma è una necessità.
Per Norman Gobbi i Comuni sono il cuore pulsante del Ticino. Senza enti locali forti, vicini alla gente, autonomi nelle scelte, il Cantone si spegne. E ha aggiunto che solo «con coraggio, concretezza e una visione chiara, possiamo rilanciare il nostro modello. Perché il federalismo non è folklore: è azione. E questa battaglia, la vinciamo insieme».
E a guidare questa battaglia, ancora una volta, c’è la Lega dei Ticinesi. Da sempre vicina alle comunità locali, al fianco dei municipi, la Lega ha fatto della difesa della prossimità e dell’autonomia una priorità politica. In un’epoca in cui la Confederazione scarica nuovi oneri senza fornire i mezzi, e dove il cittadino si sente sempre più smarrito tra burocrazia e sfiducia, la risposta passa dal territorio. Dal ricostruire fiducia. Dal rilanciare il federalismo come metodo d’azione, non come alibi per galleggiare.
Il Simposio ha mostrato che la rotta è tracciata, che il clima è cambiato e che la volontà c’è. Ora serve tradurre tutto questo in scelte coraggiose. Servono idee chiare, progetti attuabili, amministratori preparati. Servono strumenti per agire e la volontà politica per decidere. Perché solo così possiamo costruire un Ticino più forte, più autonomo, più vicino ai suoi cittadini. Un Ticino che parla la lingua della Lega: quella della concretezza, della responsabilità e del coraggio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 maggio 2025 de Il Mattino della domenica

Cantone e Comuni a confronto: un passo significativo per il rilancio del dialogo istituzionale

Cantone e Comuni a confronto: un passo significativo per il rilancio del dialogo istituzionale

Comunicato stampa

In un momento segnato da sfide sociali e istituzionali sempre più complesse, il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni si conferma uno strumento strategico per rafforzare la cooperazione tra i due livelli di governo. L’edizione 2025, promossa dal Dipartimento delle istituzioni, ha puntato su proposte concrete e un nuovo impulso politico, con l’obiettivo di rinnovare la fiducia reciproca e rilanciare una collaborazione efficace e duratura al servizio dei cittadini ticinesi.  

Si è svolta oggi all’Auditorium della Scuola cantonale di Commercio a Bellinzona, la sesta edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, un evento annuale che rappresenta un’importante occasione di confronto e collaborazione tra le istituzioni cantonali e locali.
Voluto dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Simposio ha avuto come tema centrale l’attuazione di azioni concrete per migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle aziende nelle comunità locali e rafforzare la cooperazione tra i due livelli di governo. All’evento hanno partecipato quasi 200 persone, tra autorità politiche e funzionari attivi sul territorio.
Come sottolineato dal Presidente del Governo Norman Gobbi nel suo intervento di apertura, il Simposio si inserisce in un ampio impegno del Consiglio di Stato volto a rilanciare il dialogo tra Cantone e Comuni: «Per superare l’impasse in cui ci troviamo, è fondamentale che ci sia una volontà politica condivisa di avanzare con soluzioni concrete. Il riconoscimento giuridico dell’autonomia comunale e l’introduzione di nuovi strumenti di dialogo istituzionale sono le basi per un rinnovato impegno verso un federalismo dinamico e moderno».  
Inoltre, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha anche ribadito che il federalismo non deve essere visto come un’eredità statica, ma come una leva per l’innovazione istituzionale, per cui il Governo sta rafforzando gli strumenti di comunicazione anche sul piano tecnico e operativo. A tale scopo, è in corso una revisione dei flussi informativi tra Cantone e Comuni, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma digitale moderna ed efficiente, e si sta lavorando alla riforma della Piattaforma politica di dialogo, per rendere gli incontri tra Governo e autorità locali più regolari e orientati a decisioni condivise.  
Il programma della giornata ha visto la presentazione e discussione di quattordici progetti concreti, sviluppati per affrontare temi come la gestione dello stress termico, la coesione sociale, l’integrazione dei servizi extrascolastici e l’economia locale. I partecipanti, tra cui municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali e rappresentanti di partiti e amministrazioni locali, hanno avuto l’opportunità di approfondire le modalità con cui i Comuni possono sfruttare la propria autonomia e collaborare con il Cantone per risolvere le sfide quotidiane delle comunità.  
«Il Simposio di oggi è la dimostrazione di quanto la collaborazione tra le istituzioni possa generare soluzioni pratiche e realizzabili al di là dei vincoli che ci impongono la legge e la ripartizione dei compiti. Non possiamo permetterci di restare fermi davanti alle sfide che ci pone la società contemporanea. Dobbiamo agire con determinazione, partendo dalle necessità concrete dei nostri cittadini», ha dichiarato Norman Gobbi.  
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di esponenti della politica cantonale e comunale, un esperto in relazioni interpersonali e lo stesso Presidente del Governo.  
Il Dipartimento delle istituzioni continuerà a promuovere iniziative che favoriscano il rafforzamento della cooperazione tra le istituzioni cantonali e locali. L’evento di oggi ha confermato l’impegno del Consiglio di Stato per una politica istituzionale orientata al futuro, che metta al centro il dialogo, la fiducia reciproca e la realizzazione di progetti concreti per migliorare la vita quotidiana dei cittadini.    

«Dare più autonomia ai Comuni e andare oltre il dipartimentalismo»

«Dare più autonomia ai Comuni e andare oltre il dipartimentalismo»

Cantone e Comuni, quo vadis? I problemi, le idee e le proposte concrete per passare «dal dire al fare». Ne abbiamo discusso a ruota libera con Norman Gobbi.


Il Simposio tra Cantone e Comuni arriva in un momento di stanchezza e delusione reciproca per gli atteggiamenti altrui?
«Negli ultimi mesi, i rapporti tra il Cantone e i Comuni si sono irrigiditi, e purtroppo non posso nascondere che i legami tra le due realtà siano sempre più logorati. Tuttavia, ritengo che non si tratti di una stanchezza o delusione che affligge le istituzioni, ma piuttosto del risultato di una crescente complessità del contesto nel quale viviamo. Il Simposio è stato ideato proprio con l’intento di promuovere un confronto diretto e concreto tra il Cantone e i Comuni, affrontando insieme le sfide comuni e cercando soluzioni pratiche e condivise».

Siamo un po’ al capolinea, occorre una nuova logica e nuove dinamiche per scongiurare l’implosione del sistema-Paese?
«Io non direi che siamo arrivati al capolinea, ma certamente ci troviamo di fronte a un bivio. La situazione è chiara: o si rinnova il modo di collaborare tra Cantone e Comuni, con visione, responsabilità e coraggio, o rischiamo di restare impantanati in una paralisi istituzionale che non sarebbe più tollerabile. Il sistema non è imploso, ma le eccessive interdipendenze create nel corso degli anni lo rendono sempre meno funzionale. È il momento di cambiare logica: ridurre la burocrazia, aumentare la concretezza e lavorare sulla fiducia reciproca».

Belle parole, ma…?
«Non ci limitiamo a parlare, ma stiamo intraprendendo una strada ben definita. Da Bedretto a Pedrinate, intendo incontrare personalmente i Municipi per ascoltare le loro esigenze e conoscere le problematiche che ciascun Comune sta affrontando. Questi incontri non sono solo istituzionali, ma un’occasione per instaurare un dialogo diretto e costruttivo. Un esempio importante di questa direzione è l’evento simbolico che si terrà il 10 settembre tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci del Ticino, per celebrare il centenario della Conferenza di Locarno. Sarà un segnale forte per riaffermare che la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile, è essenziale. Parallelamente, è stato costituito un gruppo di lavoro misto che sta lavorando per rivedere i flussi informativi. Inoltre, riformeremo la piattaforma politica di dialogo, puntando a un confronto più regolare, trasparente e focalizzato sul bene comune. Insomma, se serve rompere qualche schema, lo faremo. Il federalismo è vivo solo se è dinamico. Se diventa un mantra vuoto, allora sì, rischia di morire».

In queste parole troviamo il direttore del dipartimento o il presidente del Governo?
«Entrambi. Questo perché il dialogo tra il Cantone e i Comuni non è solo una priorità del mio Dipartimento, ma una responsabilità che coinvolge l’intero Consiglio di Stato. Credo fortemente nel gioco di squadra e nella collegialità. Non possiamo permetterci di perdere tempo: il nodo cruciale delle relazioni con i Comuni è determinante per il futuro del nostro Cantone».

È vero che non siete in «guerra» ma è evidente che la situazione di «gelo istituzionale» è realtà. Si dice che «prima o poi tutto si aggiusterà?».
«Non credo che possiamo aspettare che le cose si risolvano da sole. Quando le relazioni si raffreddano, è necessario intervenire rapidamente, senza cercare colpevoli ma favorendo un confronto costruttivo. Non c’è conflitto, ma le distanze istituzionali devono essere colmate per evitare di compromettere il nostro sistema democratico».

Il Governo ha risposto piccato al piano federale di risparmi. Insomma: il Cantone si lamenta con Berna e i Comuni fanno altrettanto con il Consiglio di Stato. Sono le due facce della medesima medaglia?
«Il Consiglio di Stato è fermamente contrario alla prassi della Confederazione di ribaltare oneri derivanti da leggi federali direttamente sui Cantoni senza un’adeguata condivisione di competenze politiche e una maggiore autonomia esecutiva. A prima vista potrebbe sembrare che si tratti dello stesso discorso che fanno i Comuni, ma c’è una differenza fondamentale: negli ultimi anni, il Cantone ha evitato di scaricare nuovi oneri finanziari sugli enti locali. In questo senso, Governo e Parlamento hanno rispettato l’accordo con i Municipi, e questo è un passo importante».

Nel bel mezzo della discussione c’è da considerare un tessuto sociale sempre più in sofferenza che genera incertitudine e frustrazione. E lo Stato dov’è?
«Lo Stato è presente, ma oggi non può fare tutto. Siamo in una situazione di grande pressione, dove le risorse scarseggiano e le richieste aumentano. Le famiglie fragili, i cittadini stanchi e gli amministratori locali sovraccarichi sono una realtà che non possiamo ignorare. In questo contesto, però, la responsabilità non può ricadere solo sullo Stato. La vera sfida è ridare equilibrio, dove i diritti restano sacrosanti, ma ci sia anche un senso diffuso di corresponsabilità. Non si può chiedere continuamente, senza un impegno attivo da parte di tutti».

Occorre un Cantone chioccia oppure maggiore responsabilità da parte del cittadino e una mano dagli amministratori locali per fare passare il messaggio?
«Servirà un equilibrio tra entrambi gli aspetti. Il Cantone deve essere il garante dell’equità territoriale, ma non può assumere il ruolo di una chioccia che indebolisce il sistema. I Comuni devono avere la libertà di agire in autonomia, ma con la responsabilità che questo comporta. I cittadini, infine, devono essere coinvolti attivamente, non solo come destinatari, ma come attori primari del cambiamento. Solo attraverso una politica della prossimità e una maggiore responsabilizzazione di tutti gli attori possiamo costruire un sistema che funzioni davvero, in modo sostenibile e duraturo».

Il progetto «Ticino 2020» ha fallito. Lo ammette?
«Ammetto che ci troviamo in una fase di impasse, e negarlo sarebbe poco serio. Tuttavia, è fondamentale comprendere che il fallimento arriva solo per chi rinuncia, e io, insieme al Consiglio di Stato, non intendo arrendermi. Ticino 2020 non è finito, ma è giunto a un punto cruciale che richiede un rilancio deciso, chiaro e coraggioso. La nostra ricetta per uscire dall’impasse si basa su alcuni passaggi concreti. Anzitutto, propongo di modificare la Costituzione per rafforzare il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta tanto o solo di un gesto simbolico, ma di una necessità: dobbiamo fare un passo avanti per consentire ai Comuni di affrontare le sfide quotidiane con maggiore libertà decisionale. L’autonomia non deve restare un concetto teorico, ma deve diventare un fondamento operativo per le amministrazioni locali. In secondo luogo, rinnovo l’invito ai Comuni di essere protagonisti in questo processo. Come già discusso durante una delle ultime riunioni della piattaforma politica, è ora di smettere di rimandare e di avanzare con richieste concrete. Devono dire chiaramente al Governo dove necessitano maggiore autonomia, senza timori o esitazioni. Non è più il tempo delle parole, ma delle azioni operative».

C’è altro?
«Intendo riproporre la stessa franchezza anche alla collega e ai colleghi di Governo. È essenziale che, insieme, superiamo il dipartimentalismo e lavoriamo in modo coordinato e coeso per il bene comune. Non possiamo più permetterci di operare ciascuno nel proprio settore, come se le nostre responsabilità non si intrecciassero. La collaborazione trasversale è indispensabile per affrontare le sfide in modo efficace e tempestivo. Solo così possiamo realizzare soluzioni concrete, superando gli ostacoli e dando risposte tangibili ai cittadini. Questa è la strada che ci permetterà di superare l’impasse e di portare avanti la nostra visione di un Ticino più autonomo, responsabile e coeso. Con chiarezza, coraggio e determinazione, potremo proseguire con successo il nostro cammino.

Si parla tanto di autonomia comunale, ma alla fine questa sembra essere più ideale che reale. Si può cambiare passo o vale la pena arrendersi all’evidenza?
«Arrendersi? Mai. L’autonomia comunale è fondamentale per dare un senso al Comune democratico che, in ragione della sua prossimità al cittadino, è il pilastro del nostro sistema, ma è vero che è sempre più contenuta. Ecco perché vogliamo ridarle forza anche sul piano giuridico e costituzionale. È una sfida politico-culturale, prima ancora che tecnica. Autonomia significa anche assumersi oneri, non solo rivendicare libertà. Chiunque la invoca deve poi anche essere pronto a esercitarla. Senza Comuni forti, il Ticino si indebolisce».

Come suggerisce di rilanciare il dialogo istituzionale?
«Confronto diretto, costante e strutturato. Non possiamo affidarci a riunioni formali ogni tre mesi e aspettarci miracoli. Ecco perché voglio riformare la piattaforma politica tra Cantone e Comuni, renderla più regolare, più trasparente e più operativa. Il dialogo non si impone, si costruisce. Anche con gesti simbolici forti, come la Dichiarazione sul federalismo che proporrò nei prossimi mesi. Serve una vera alleanza istituzionale».

Questo però è un compito dell’intero Governo…
«Il collegio governa insieme, e su questi temi – almeno formalmente – c’è una condivisione di fondo. Se però vogliamo davvero rilanciare la riforma dei rapporti con i Comuni, serve un impegno politico convinto da parte della collega e degli altri colleghi. Non basta dire «sì» attorno a un tavolo. Personalmente, sono pronto a fare la mia parte, anche spingendo dove serve. Perché la politica, se vuole essere utile, deve anche saper osare».

Cosa fare affinché il «federalismo» non venga svuotato?
«Dargli muscoli, ossa e cervello. Il federalismo non è folklore, è un metodo per stare insieme in modo intelligente, responsabile ed efficiente. E per essere efficace deve evolvere. Il federalismo moderno è fatto di collaborazioni dinamiche e non di separazioni rigide. È quello che stiamo cercando di costruire: una nuova grammatica dei rapporti tra Cantone e Comuni, fondata su fiducia, responsabilità e concretezza. La Dichiarazione ticinese sul federalismo sarà un punto di partenza. Ma il contenuto lo daremo noi, giorno dopo giorno, con ciò che scegliamo di fare – e di non fare.

Il suo anno di presidenza vedrà un Consiglio di Stato «itinerante». Ieri l’extra muros si è tenuta a Chiasso. Come descrive questa realtà?
«Chiasso è una città di frontiera, non solo da un punto di vista geografico ma anche da quello sociale. Ha saputo reinventarsi nel tempo, ma rimane confrontata con diverse sfide in termini di pressione sociale e urbanistica. Durante l’incontro che abbiamo avuto ieri a margine della seduta extra muros del Consiglio di Stato, ho visto delle autorità comunali che intendono affrontare queste sfide piuttosto che subirle. Credo che questo sia un segno di forza e lo spirito che auspico a questo Ticino. Chiasso può rappresentare un laboratorio per la politica di prossimità, se sapremo ascoltare e agire insieme».

E quale sarà la prossima tappa?
«La prossima tappa ci porterà al nord del Ticino: andremo a Bedretto. Una realtà immersa nella natura e confrontata con sfide ben diverse da Chiasso, ma altrettanto importanti. Una piccola realtà ticinese, ma molto ricca di storia e di tradizioni. Il Governo intende così essere vicino al territorio e con chi questo territorio lo amministra, lo vive e lo costruisce. È lì che si fa la vera politica».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 8 maggio 2025 del Corriere del Ticino

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

«Restano un tema attuale ma ci vuole più attenzione a preservare la prossimità»

Il Ticino era, ancora negli anni ‘90, il cantone con il maggior numero assoluto di piccolissimiComuni, ben 44 realtà comunali con meno di 100abitanti l’una. Il primo timido passo verso una concentrazione delle forze avvenne nel 1995, conla fusione tra Crana, Comologno e Russo, cheridusse il numero di Comuni da 247 a 245. Ma è solo nel nuovo secolo che i processi aggregativi hanno acquisito potenza, travolgendo confini che un tempo sembravano intoccabili, fino al punto da arrivare a un Ticino a 100 Comuni,domenica scorsa, con le elezioni che hanno sancito la nascita dei nuovi Comuni aggregati di Giornico, Lema e Quinto. Un bel traguardo. Ma ora che si fa? Qualche aggregazione potrebbe ancora vedere la luce, nel Basso Mendrisiotto, forse nel Locarnese, seppur incompleta, si spera anche in Rovana. Allo stesso tempo emerge però anchemalcontento in alcuni quartieri aggregati, daCarona a Sessa, a dimostrare che l’aggregazione è come una pianta che deve essere curata in continuazione. «Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono affrontarecon maggior consapevolezza consiste nel dialogo con la cittadinanza», avverte Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

«Occorre rimettere al centro il cittadino e non le istituzioni», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, chiaramente soddisfatto dei progetti andati in porto ma consapevole della necessità di considerare sempre e comunque i bisogni della cittadinanza. «Il dialogo è a prima vista dispendioso, ma è l’unica via possibile», sostiene.

Consigliere Gobbi, il Ticino a 100 Comuni può essere considerato un suo successo?
«Il successo della politica aggregativa promossa dal Canton Ticino è la risultante del lavoro svolto da più consiglieri di Stato, funzionari dell’amministrazione cantonale, politici e amministratori locali che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Convinto fusionista della prima ora, da quando sono alla testa del Dipartimento delle istituzioni mi impegno a favore delle aggregazioni, sia per i Comuni che sono in uno stato di necessità che per quelli per i quali le aggregazioni costituiscono un’opportunità di sviluppo del proprio benessere residenziale. Una convinzione, la mia, che mi ha sempre portato a rispettare le autonomie locali e, conseguentemente, a sostenere le iniziative promosse dai comuni medesimi».

Quali sono i vantaggi di questa riduzione?
«Storicamente le prime aggregazioni hanno permesso ai Comuni più piccoli e deboli di recuperare la necessaria capacità di funzionamento, sia sul piano finanziario che su quello amministrativo o democratico. Molti di essi faticavano a trovare persone disposte ad assumere una carica pubblica. Col passare del tempo queste aggregazioni, che possiamo definire di necessità, hanno lasciato il posto ad aggregazioni di opportunità, la cui caratteristica principale è quella di permettere al nuovo Comune di di contribuire con più determinazione al benessere delle persone e delle aziende presenti sul proprio territorio»

E quali sono gli svantaggi?
«I trent’anni trascorsi e gli svariati progetti portati a termine con successo hanno evidenziato che le aggregazioni hanno contribuito ad allontanare il cittadino dalle istituzioni. In questo senso i Comuni aggregati devono impegnarsi maggiormente a favore di una politica capace di rafforzare la coesione sociale e promuovere un’identità locale».

Finora sono state fatte le aggregazioni «facili» e quelle «inevitabili». Ora restano le «difficili».
«Dire che finora sono state fatte solo aggregazioni facili o inevitabili non è corretto. Basti pensare a Lugano o Bellinzona per rendersi conto delle difficoltà incontrate per dare vita a questi nuovi Comuni. Certo è che quando l’aggregazione è di necessità la popolazione è più propensa a sostenerla, mentre quando si affrontano aggregazioni di opportunità occorre avere gli argomenti giusti per convincerli a votare favorevolmente. Fatta questa precisazione, per quanto ci siano ancora alcuni Comuni in una situazione di necessità, il futuro è fatto principalmente di aggregazioni di opportunità, e quindi più difficili da realizzare».

Pensa che l’onda aggregativa si stia esaurendo o si sia già esaurita?
«No, malgrado le difficoltà appena menzionate rimango convinto che le aggregazioni saranno un tema anche nei prossimi anni. Penso in modo particolare al Locarnese e al Basso Mendrisiotto, che a mio giudizio avrebbero vantaggio ad unire le proprie forze, anche solo per recuperare quel peso specifico che nel corso degli anni hanno progressivamente perso a vantaggio delle altre regioni del Cantone, che si sono trasformate sul piano istituzionale proprio grazie alle aggregazioni».

Di recente sono emersi casi di insoddisfazione nei quartieri aggregati (p.es. Sessa e Carona). Non crede che se questi quartieri fossero ancora autonomi potrebbreo difendere meglio le loro esigenze?
«Per rispondere a questa domanda occorre sottolineare che a seguito delle aggregazioni i cittadini e le aziende di molti quartieri traggono vantaggio dalla possibilità di usufruire di servizi pubblici qualitativamente migliori rispetto a prima. Tuttavia, come sottolineavo in precedenza, le aggregazioni hanno portato all’allontanamento del cittadino dalle istituzioni. Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono accettare di affrontare con maggiore consapevolezza e determinazione consiste nel dialogo con la cittadinanza. Un dialogo che deve essere ricercato non tanto o solo per promuovere le proprie soluzioni, ma per riconoscere le differenze che possono sussistere da un quartiere all’altro e cercare insieme il modo per soddisfare i loro bisogni particolari. Si tratta di preservare quella prossimità al cittadino che nel nostro sistema federale costituisce la caratteristica principale del Comune. Un impegno a prima vista dispendioso, ma che costituisce l’unica via per ridurre il rischio di ricorsi o referendum che politicamente possono avverarsi assai più costosi».

In generale, le commissioni di quartiere stanno giocando un ruolo o sono un esercizio alibi?
«Ogni Comune aggregato ha interpretato le commissioni di quartiere a modo proprio. Esse sono spesso viste più come un fattore di disturbo che come un’opportunità. Le commissioni di quartiere devono diventare proprio quello strumento attraverso il quale gli organi politici del Comune, nel rispetto delle proprie competenze, entrano in contatto con la cittadinanza, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro aspettative. Inoltre, esse possono essere lo strumento ideale per promuovere la coesione sociale e il sentimento di appartenenza al Comune, che sono alla base dell’impegno civico».

Potrebbe citare degli esempi di quartieri che stanno meglio rispetto a quando erano Comuni?
«Per quanto ognuno di noi tenda a dimenticare velocemente i vantaggi che ha potuto acquisire in quanto cittadino di un Comune aggregato, è lecito affermare che quasi tutti i neo quartieri hanno visto migliorare la propria situazione. Lo dico nella consapevolezza che ve ne sono alcuni per i quali la mancanza di attenzione da parte della classe politica, propensa a perseguire obiettivi generali o fiscali, può aver comportato ladisattesa delle loro aspettative».

Secondo lei la presenza a Lugano di enclavi (o quasi enclavi) come Paradiso o Massagno rafforza o indebolisce la Città e, più in esteso, il Luganese?
«Dal punto di vista funzionale, la presenza di un’enclave, come Paradiso o Massagno per Lugano o Mezzovico-Vira per Monteceneri, costituisce un’opportunità mancata nella misura in cui non facilita e talvolta non permette di risolvere i problemi o la realizzazione delle opportunità offerte dal comprensorio. Queste difficoltà, tuttavia, per quanto in maniera più impegnativa rispetto alle realtà nelle quali vi è un solo Comune, possono essere superate se vi è una fiducia reciproca e la volontà di cooperare piuttosto che di competere».

È ipotizzabile, come già successo nel lontano passato, che un Comune aggregato si disaggreghi?
Sì, legalmente è possibile, ma la vera questione è sapere se questo è opportuno. Fatte alcune eccezioni, dove le aggregazioni si sono forse spinte oltre un limite funzionale, generalmente i problemi riscontrati possono essere risolti. Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre quel cambiamento di cultura politica cui facevo riferimento in precedenza. Occorre rimettere il cittadino e non le istituzioni al centro. Occorre recuperare quella sensibilità democratica che porta la classe politica a dialogare con la cittadinanza, anche solo per spiegare perché alcune delle loro aspettative non possono essere soddisfatte. Fatta questa premessa, rimango convinto che le aggregazioni portano con sé più vantaggi che svantaggi».

Secondo lei, intorno a quale cifra si assesterà il numero di Comuni in Ticino?
«Spiacente, ma questa mattina mi si è rotto l’oracolo, per cui non sono in grado di rispondere in maniera assoluta a questa domanda. Posso solo sperare che qualsiasi sia il numero definitivo dei Comuni ticinesi, questi siano sempre in grado di assicurare il giusto equilibrio tra vicinanza alla cittadinanza, efficienza amministrativa e sostenibilità economica».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de La Domenica

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali di domenica sanciranno la nascita delle tre nuove realtà aggregate – Il Ticino avrà solo 100 Comuni

Cento Comuni. Il Canton Ticino farà cifra tonda questa domenica 6 aprile con le elezioni comunali differite delle ultime tre nuove realtà aggregate: Giornico, Lema e Quinto. Si eleggono i Municipi e i Consigli comunali. Per i prescelti sarà una legislatura breve, rimarranno in carica per soli 3 anni sino alle comunali ticinesi del 2028.
Beninteso siamo ancora molto lontani dallo scenario di 27 Comuni prefigurato dal Piano cantonale delle aggregazioni, ma ancora più distanti dai numeri dell’epoca rurale. Nel 1850 i Comuni ticinesi erano 259 e tali sono rimasti per un secolo e mezzo (a fine 1994 erano ancora 247). In epoca recente i primi a convolare a nozze furono, nel gennaio 1995, Comologno, Crana e Isorno da cui nacque Onsernone. Da lì è partita una cura dimagrante inarrestabile, che non ha rallentato fino a quasi un decennio fa. L’ultimo, consistente, sfalcio risale al 2017 quando da 135 si passò, con le aggregazioni di Bellinzona e di Riviera, a 115. A seguire, negli ultimi quattro anni, solo “spuntatine”: dapprima si è scesi a 108 e, infine, agli attuali 106 Comuni.

Evoluzione del numero Comuni in Ticino
Dall’elenco, domenica, spariranno Prato Leventina (diventerà quartiere di Quinto), Bodio (quartiere di Giornico) e i 5 Comuni che hanno deciso di unirsi nel nome di Lema, il monte che li sovrasta: Bedigliora, Curio, Miglieglia, Novaggio e Astano. Quest’ultima nascita sancirà anche la fine della gerenza di Astano, che è senza un Municipio vero e proprio dall’agosto 2020.

Caratteristiche e rapporti di forza
Il nuovo comune di Quinto conterà circa 1’360 abitanti (di cui circa 390 a Prato Leventina) e una superficie di ben 92 km quadrati ettari (Lugano, per fare un confronto, si estende ha 76). I posti di lavoro presenti sono circa 810 e il moltiplicatore è al 90%. Il Municipio eletto sarà di 5 membri e il Consiglio comunale di 21.
Tanti numeri, ma alla fine a contare saranno i rapporti di forza. Per Quinto sarà interessante scoprire se si confermeranno quelli esistenti. Il partito storico di maggioranza assoluta è il PLR che nel 2021 (quando si era votato solo per il Consiglio comunale) aveva ottenuto ancora il 55%. Situazione simile anche a Prato Leventina, ma con il PLR partito di maggioranza solo relativa (2 municipali su 5 e 7 consiglieri su 15). Sarà interessante vedere se il PLR, che presenta i due sindaci uscenti, riuscirà a confermare il primato e con che margine. A Quinto, nel paese dove il consigliere di Stato Norman Gobbi ha mosso i suoi primi passi politici, sarà curioso inoltre scoprire quanti eletti riuscirà ad ottenere la lista Lega-UDC con la somma dei voti a Quinto e di quelli del gruppo Insieme per Prato Leventina.
Il Comune aggregato di Giornico potrà contare su 1’853 abitanti (di cui circa 890 a Bodio) e un territorio di 28,5 km2 ettari. I posti di lavoro presenti sono quasi 500, mentre il moltiplicatore è sceso dal 100 al 95%. Anche qui è previsto un Municipio di 5 membri, mentre il Consiglio comunale ne avrà 25.
Qui, a livello di forze politiche, a dominare la scena è invece il Centro (nel 2021 aveva conquistato oltre il 40%). Una maggioranza presente anche Bodio, per cui i pronostici sono che l’ex PPD possa mantenere agevolmente il primato anche nella nuova realtà aggregata. Resta da vedere se il dominio sarà assoluto, sia in Municipio che in Consiglio comunale.
Lema sarà, delle tre, la realtà più popolosa, con 2’653 abitanti (così distribuiti nelle frazioni: Astano circa 300, Bedigliora 620, Curio 610, Miglieglia 310 e, infine, Novaggio circa 820) Per superficie complessiva, quasi 19 km2, sarà invece la più piccola. I posti di lavoro complessivi risultano 711 e il moltiplicatore comunale è del 95%. Qui è previsto un Municipio più corposo, 7 membri, con un Consiglio comunale di 21 membri.
Ma in Malcantone la strada dei pronostici si fa maledettamente in salita e i confronti sono complicati dal fatto che, ad esempio. ad Astano da tempo non si affrontano più elezioni e ci sono anche realtà che non avevano il Consiglio comunale. Domenica si determineranno i primi rapporti di forza tra le tre liste civiche che si presentano all’elezione (Crescendo, Intesa e Forum), quella UDC-Lega e quella presentata da HelvEthica per il Legislativo. A riscaldare gli animi, a fine gennaio, c’è stato l’annullamento da parte del Consiglio di Stato della spesa di quasi 3 milioni di franchi varata a dicembre dal Legislativo uscente di Bedigliora. Spesa annullata perché avrebbe zavorrato le finanze del futuro comune.

Progetti e prospettive
Quella del 6 aprile sarà però soprattutto una giornata di volti, più o meno nuovi, più o meno sorridenti a seconda di ciò che diranno le urne. Candidati che, nelle scorse settimane, il Quotidiano ha incontrato in tre distinti reportage che potete rivedere qui sotto.
In Bassa Leventina c’è voglia di arrestare il calo demografico, portare giovani e rilanciare la zona industriale. Anche se l’ex Monteforno, l’acciaieria più grande del Cantone, è ormai spenta da tre decenni, resta intatta la sfida di far convivere la produzione, con i suoi residui e le sue polveri, e la parte turistico residenziale. Giornico, grazie alle sue chiese romaniche ma non solo, è infatti uno dei borghi più belli della Svizzera. “L’obiettivo sarà la collaborazione – spiega uno dei candidati -. Vogliamo un team che lavora per il Comune, senza pregiudizi e colori di partito”. Uno degli obiettivi, come detto, è di attirare più famiglie possibili. Non mancano peraltro gli spazi abitativi vuoti. Nello stesso nucleo storico di Bodio ci sono delle case che attendono di essere ristrutturate. Lo svincolo autostradale ha infine rilanciato l’economia locale e rimesso in uso diversi capannoni dismessi. “C’è un certo fermento nella zona industriale”, gli fa eco un altro candidato.
Anche in Malcantone si punta su una capillare offerta scolastica per portare giovani famiglie a vivere nelle frazioni di Lema. Con un occhio alle finanze. Attualmente ci sono due scuole dell’infanzia, una scuola elementare e una scuola media, queste ultime a Novaggio, con trasporto per gli allievi garantito e un servizio mensa. Un’offerta migliorabile, afferma un candidato: “Vogliamo puntare su doposcuola e asili nido per rendere attrattivo il comune. Ben sapendo che sempre più spesso entrambi i genitori devono lavorare”. “Dovremo esplorare la possibilità di mettere in atto un doposcuola e un pre-scuola”, conferma il candidato di un’altra lista. “Vogliamo inoltre migliorare i trasporti scolastici”, aggiunge un terzo rappresentante di lista. Anche quello delle finanze è un argomento centrale per tutti gli sfidanti. “Aumentare le entrate – ammette un candidato – non sarà semplice, perché abbiamo un grosso problema a valle, il traffico. Mentre il nostro piano regolatore è abbastanza esaurito per le zone artigianali. Non resta che puntare sulla qualità di vita per aumentare l’attrattività”. Qualità di vita che varcato l’uscio di casa, in un territorio costituito per tre quarti da boschi, è garantita. Non resta che abbinare il verde a una digitalizzazione di pari livello.
Quinto è primo per ampiezza del proprio territorio e, probabilmente, anche per bellezze naturali (basti citare la valle di Piora con i suoi laghi alpini). Anche qui, ciò che sembra accomunare la strategia delle regione di montagna, occorre “puntare su politiche a favore delle famiglie. Incentivando, ad esempio, la rivitalizzazione dei nuclei e il rinnovo del parco immobiliare privato”, dice una candidata. E anche qui, si è sicuri di disporre già di un ottimo istituto scolastico, nonché di poter contare su associazioni sportive e culturali molto attive. “Sarebbe bello se la gente riuscisse a sistemare le proprie case o eventualmente anche venderle a persone che vogliono venire a vivere qui”, nota un’altra candidata. L’aspetto più difficile è però quello dei posti di lavoro. “C’è una zona industriale con ancora dei posti liberi dove si potrebbero insediare ditte di qualsiasi ramo”, continua la candidata. “Vogliamo puntare sull’attrattività del nostro territorio, offrendo servizi che vanno dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Abbiamo una fermata del treno che ci collega con i grandi centri. Nel comune ci sono inoltre diversi negozi di e anche una clinica dentaria”. Insomma, qui, aspirano a crescere, anche perché ribadiscono “non siamo fuori dal mondo”.

I risultati di questa tornata elettorale domenica si potranno seguire in diretta sul nostro sito con il liveticker. Maggiori dettagli saranno disponibili tramite le grafiche e i dati sui singoli Comuni presenti nel sito speciale dedicato alle elezioni comunali ticinesi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giornico-Lema-e-Quinto-ai-nastri-di-partenza–2719456.html

Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Aggregazione nel Locarnese. “Eppur si muove”

Norman Gobbi sulla disponibilità di 6 Comuni di aderire a un pre-studio

Norman Gobbi era diventato Consigliere di Stato da pochi mesi, quando il progetto della Grande Locarno venne bocciato in votazione popolare. Era il mese di settembre del 2011 e 5 Comuni su 7 dissero no a quel progetto aggregativo. “Mi ricordo bene quel giorno. Da soli 5 mesi avevo assunto la responsabilità del Dipartimento delle istituzioni. Da allora il discorso aggregativo non è mai stato abbandonato nel Locarnese, ma passi avanti ne sono stati fatti pochissimi. Oggi vediamo qualche spiraglio – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – dopo che 6 Municipi hanno deciso di aderire alla proposta di partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. Eppur si muove, sarei tentato di sintetizzare”.

Si tratta dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. “Quasi gli stessi che andarono a votare 14 anni fa, osserva Norman Gobbi. Ovviamente senza Muralto, però con l’aggiunta, importante, di Losone. Manca a questo giro anche Mergoscia”. Riavvolgiamo la bobina: “Il Cantone aveva proposto l’anno scorso ai Comuni del Locarnese di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino. Durante questa fase preliminare abbiamo preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Rispettiamo entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche. Insomma: da parte del Cantone non c’è alcuna volontà di imporre qualcosa. L’ho sempre detto: se aggregazione ci deve essere, questa deve essere promossa dal basso, non imposta dall’alto”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ora quali passi farete? “Dico subito che siamo ancora alle fasi iniziali, anche perché fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, abbiamo programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti. Piccoli passi, ma concreti che ci permetteranno di definire assieme un quadro entro il quale muoverci e realizzare questo pre-studio sull’aggregazione nel Locanese. La sfida che hanno colto è quella di non perdere di peso politico nel prossimo futuro”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

 

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

‘Il bicchiere è pieno’ ma rimane sul tavolo

Con il capo della Sel Marzio Della Santa un giro attorno agli ultimi sviluppi nel Locarnese. ‘Muralto? Poteva smentire il suo disinteresse ma non l’ha fatto’

Dunque uno scenario urbano che sembra poter aver le gambe per camminare, mentre la situazione sul Piano – nel senso di grande intesa – appare bloccata perché considerata troppo estesa e ancora molto condizionata dall’impossibilità di fare un discorso che integri anche le Gerre di Sotto (territorio di Locarno). Come si è visto, per il Dipartimento istituzioni e la sua Sezione degli enti locali il percorso aggregativo locarnese giunge sostanzialmente a un bivio: da una parte Locarno, Losone, Minusio, Brione s/Minusio e Orselina che si dicono disposti ad affrontare un pre-studio; dall’altra Cugnasco-Gerra, Gordola, Tenero-Contra (con Mergoscia) e Lavertezzo che preferiscono soprassedere e concentrarsi su progetti più piccoli e, soprattutto, graditi. In particolare Gordola guarda a Lavertezzo (e viceversa), mentre Tenero-Contra si sente più vicina a Minusio (che ricambia, pur mantenendo contemporaneamente il piede anche nella scarpa urbana).

Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, qualche considerazione dal vostro osservatorio?
Una prima osservazione riguarda il progetto “Urbano” e le sue tempistiche. Alcuni Comuni temono che questo pre-studio sia troppo impegnativo per le loro amministrazioni, specialmente nei tempi da noi fissati. E chiedono sostanzialmente di poterlo dilazionare su un periodo più lungo. Fra le altre richieste c’è chi vorrebbe che altri Comuni possano venire coinvolti, anche se ancora bisogna capire quali.

Tenero-Contra (con Mergoscia) e Minusio?
L’auspicio espresso da Tenero-Contra è quello. Nell’ambito delle serate già previste cercheremo di capire cosa ciò può significare, non tanto in termini di opportunità – perché sono chiaramente legittimati a chiedere una prospettiva più contenuta in termini territoriali – quanto di modalità. Per noi è infatti più complicato seguire due iniziative in parallelo, date dal fatto che Minusio lavora da una parte con Tenero-Contra e Mergoscia, e dall’altra nello scenario “Urbano”.

Fra i Comuni che risultano avulsi da ogni discorso aggregativo abbiamo Verzasca (che però è più o meno fresca di aggregazione), ma soprattutto due centri di pedigree come Muralto e Ascona. La loro posizione?
Muralto e Verzasca sono stati contattati a questo giro ma hanno ritenuto non fosse il momento propizio per partecipare ad alcunché. Quanto ad Ascona, non l’abbiamo nemmeno presa in considerazione perché ha sempre chiaramente dichiarato di essere disinteressata a un’aggregazione lato Locarno. Si potrebbe obiettare che anche Muralto si è sempre espresso in questo senso. La differenza è che sarebbe un’enclave nel nuovo Comune. Su queste basi abbiamo quindi ritenuto giusto dare a Muralto la possibilità di confermare o meno il suo disinteresse verso lo scenario urbano. L’ha confermato.

Con 6 Comuni che aderiscono a un pre-studio e 5 che non lo fanno, il suo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?
Pieno, non solo mezzo pieno. Vige sempre il principio di autonomia, ma anche di responsabilità comunale. Avviare una riflessione nel Locarnese era, dal punto di vista cantonale, importante anche a seguito della temuta perdita di velocità della regione rispetto agli altri poli urbani del cantone. Penso al Luganese con Lugano, al Mendrisiotto con Mendrisio e al Bellinzonese con Bellinzona. Sono tutte realtà che, grazie alle aggregazioni, hanno visto aumentare il loro peso specifico e beneficiare di una spinta allo sviluppo della qualità di vita residenziale, che col frazionamento prima non c’era. Tuttavia…

Dica.
Se parlo di “bicchiere pieno” non significa che possa iniziare a berlo: in questo momento siamo estremamente positivi, ma nel contempo rimaniamo cauti. Sarà il tempo a stabilire se grazie a questo esercizio di analisi delle opportunità chi è chiamato a governare questi Comuni riterrà opportuno avviare un vero e proprio processo aggregativo. Ci vorranno almeno due anni, se teniamo conto delle loro stesse richieste, cui ho accennato, di beneficiare di più tempo.

Come vede Locarno allo stato attuale?
Devo dire che la vedo umile, positiva e anche responsabile, perché al di là del legittimo orgoglio per ciò che già è e fa, riconosce l’importanza di un Locarnese forte e aggregato come unica via per la crescita della regione. Aggiungo che la vedo anche molto rispettosa delle specificità dei Comuni che parteciperanno al pre-studio. Mi vengono ad esempio in mente quelli con cui condivide la collina, con le loro richieste e peculiarità. La Città è la Città, e al di là dei pregi e dei difetti ha comunque un valore che le va riconosciuto. Ma chi la governa è consapevole che per mantenere un ruolo che appare oggi un po’ in perdita di velocità deve rafforzarsi nell’ambito di un discorso comprensoriale. Sto parlando del peso specifico necessario per portare avanti quei dossier di competenza cantonale che da tempo faticano ad avanzare, ma anche per promuovere quei progetti di valenza regionale o cantonale che oggi necessitano del consenso di tutti i Comuni coinvolti, con tutte le difficoltà che ciò comporta, come lo stesso Locarnese ci ha già dimostrato.

Rimane viva e significativa la “questione Gerre di Sotto”. Il Piano come entità territoriale le sente affini e le reclama, ma la Città proprietaria non ci sente. Eppure le stesse Gerre hanno in passato espresso chiaramente alle urne la loro preferenza per il Piano, ricambiando dunque il sentimento che aleggia sul loro territorio di riferimento. La posizione del Cantone a questo proposito?
Noi come Dipartimento, e lo dico sempre, non abbiamo un approccio impositivo, dall’alto verso il basso. Il nostro è piuttosto un ruolo di promozione e di stimolo. Quando i Comuni del Piano hanno sollevato la questione delle Gerre di Sotto, noi abbiamo chiamato Locarno chiedendo se quella parte del loro comprensorio potesse essere oggetto di riflessione e di discussione per lo scenario del Piano. Locarno, in quanto proprietario, ci ha risposto che in questo momento assolutamente non lo è perché contribuisce a darle valore e stabilità. La reazione di Locarno è poi stata comunicata ai Comuni. Questa è l’unica risposta possibile alla sua domanda.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 febbraio 2025 de La Regione

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Aggregazioni nel Locarnese – I prossimi passi

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni incontrerà prossimamente i rappresentanti dei Comuni del Locarnese che hanno dato luce verde a partecipare a un pre-studio sulle aggregazioni comunali nella regione. I Municipi che hanno aderito alla proposta sono Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra. Sono previsti nel corso del mese di febbraio un paio di incontri che consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni.

Nelle scorse settimane, il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle risposte ricevute dai Municipi del Locarnese sul tema delle possibili nuove aggregazioni comunali nel comprensorio. Come noto, il Cantone aveva proposto ai Comuni di partecipare a un pre-studio, allo scopo di approfondire le potenzialità per nuove unioni istituzionali, sia nella zona urbana sia in quella del Piano di Magadino.  
Durante questa fase preliminare, il Dipartimento ha preso atto con soddisfazione della volontà dei Comuni di Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra di proseguire le discussioni. Nel contempo, è stata accolta la decisione dei Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo di non aderire al pre-studio per approfondire lo scenario «Piano». Il Cantone rispetta entrambe le scelte, riconoscendo l’autonomia di ciascun Municipio nella gestione delle proprie dinamiche amministrative e politiche.  
Il Dipartimento precisa che, fra i Municipi che hanno aderito alla proposta di un pre-studio, è tuttavia emersa la richiesta di ottenere alcune precisazioni e garanzie. A tale scopo, il Dipartimento delle istituzioni ha così programmato alcuni momenti di confronto nel corso del mese di febbraio. Questi incontri consentiranno di perfezionare i termini e i confini della collaborazione, trovando soluzioni condivise che permettano di proseguire le discussioni in modo che siano soddisfatte le esigenze espresse dai Comuni coinvolti.  
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrato dai Municipi del Locarnese in questo esercizio di confronto democratico, e rimane orientato favorevolmente verso qualunque futura iniziativa di aggregazione che dovesse emergere spontaneamente dai Comuni.
È bene ricordare che il Cantone – nel rispetto dell’autonomia comunale e senza in alcun modo imporre scelte dall’alto – intende ad ogni modo continuare a stimolare il dibattito su questo tema. L’obiettivo di fondo è di favorire una riflessione costruttiva, che possa servire come spunto per orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più efficienti e sostenibili.    

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la quarta del 2024 e la 72. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta hanno approvato un aggiornamento della Lettera d’intenti che regola l’attività della Piattaforma di dialogo. Come di consueto, sono state discusse alcune richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale.
A margine della catastrofe che ha colpito la Vallemaggia, il Dipartimento del territorio ha risposto a una sollecitazione sul tema del prelievo di contributi di miglioria, nell’ambito della realizzazione di opere di premunizione contro i pericoli naturali. Saranno ora approfondite alcune possibili soluzioni per consentire ai Comuni di consolidare le basi di finanziamento degli investimenti necessari in questo ambito.
Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una serie di iniziative avviate nel settore della raccolta di dati relativi al controllo degli abitanti, allo scopo di ottimizzare l’aggiornamento e l’invio dei dati alla banca dati cantonale MovPop. È stato anticipato che nel 2025 verrà organizzata una formazione per funzionari comunali.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi presentato i risultati della consultazione sulla riorganizzazione del soccorso agli animali, progetto che prevede una serie di modifiche alle Leggi cantonali che regolano la materia. È stato precisato che la revisione normativa sarà formalizzata prossimamente in un messaggio del Consiglio di Stato, e comprenderà la creazione di un ente per gli interventi d’urgenza e un nuovo fondo per finanziare le procedure di collocamento presso le SPA e l’acquisto di attrezzature.
Sono poi stati discussi i risultati di un sondaggio, svolto fra i Municipi, sul nuovo articolo di legge che obbliga gli assicurati morosi a rispondere alla convocazione del proprio Comune e sul ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa («blacklist»). La sintesi delle risposte raccolte sarà ora trasmessa alla competente Commissione del Gran Consiglio, che sta trattando il tema. Nel corso del 2025 sarà inoltre promossa un’analisi qualitativa che permetta di inquadrare più precisamente il problema.
La Piattaforma è stata in seguito informata in merito al nuovo Piano di azione che punta a promuovere la creazione di reti integrate regionali, nel settore delle case per anziani oggi presenti in Ticino. È stato concordato che sul documento sarà ora aperta una fase di consultazione.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha informato sull’entrata in vigore, anche per gli istituti comunali, di una versione delle «Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico» già introdotte per gli istituti cantonali. I rappresentanti dei Comuni sono poi stati informati sul tema delle Unità scolastiche differenziate, anche in riferimento alla ripartizione dei costi relativa agli allievi iscritti a una sede che non si trova nel loro Comune di domicilio.
In conclusione, il Dipartimento delle istituzioni ha informato in merito al progetto congiunto «Polizia ticinese», segnalando che entro il mese di febbraio 2025 il gruppo di lavoro terminerà i propri lavori, e proporrà di avviare la fase di consultazione già nel corso della primavera.
Sono stati anticipati anche i prossimi passi relativi al progetto che intende concretizzare la possibilità di organizzare, in caso di necessità, uno Stato maggiore di crisi a livello locale. È stata comunicata la necessità di designare una persona di riferimento nei Comuni, che sia raggiungibile lungo tutto l’arco dell’anno.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 12 marzo 2025.

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

“Costruiamo ponti, non barriere tra il Cantone e i Comuni”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi rilancia il dialogo

In questi giorni si è parlato molto di rapporti tra Cantone e Comuni, sia a seguito dell’assemblea dell’associazione dei comuni ticinesi (ACT) che ha criticato il ribaltamento di oneri del Cantone sulle spalle dei Comuni, sia dopo la presentazione del preventivo della Città di Bellinzona in cifre rosse e che si lamenta per le stesse cose evidenziate dall’ACT. Sui rapporti difficili tra Cantone e Comuni il Consigliere di Stato Norman Gobbi si era già espresso settimana scorsa proprio sul Mattino della domenica, anticipando alcuni concetti, che vale la pena approfondire. “Stiamo vivendo un momento di crisi tra Cantone e Comuni, è sotto gli occhi di tutti. Ciò avviene a maggior ragione oggi, con la necessità di operare risparmi sia da parte della Confederazione, sia da parte del Cantone e i Comuni rischiano di subire le peggiori conseguenze. Teniamo conto che i 2/3 circa delle spese comunali sono vincolate da decisioni imposte dal livello cantonale o dal livello federale per il tramite del livello cantonale. Detto questo, come responsabile del Dipartimento che si occupa e preoccupa dei Comuni ritengo che siamo giunti a un punto di svolta. Spesso quando i rapporti tra due persone sono al minimo storico si trova il coraggio di guardarsi negli occhi e per un bene superiore si trovano i compromessi o le convergenze per continuare assieme. È ciò che dobbiamo fare. Qui il bene superiore sono le cittadine e i cittadini ticinesi, così come le nostre aziende. Devono essere i loro interessi al centro della nostra azione. Cittadini e aziende che devono affrontare grandi difficoltà. Non possiamo quindi permetterci di “litigare”, di ignorare le loro più che legittime aspettative”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Sì, ma che cosa si può fare? “Non ci sono ricette preconfezionate o soluzioni semplici. Di questo ne siamo tutti ben coscienti. Vi è un punto di partenza positivo evidenziato dai Comuni: la disponibilità di trovare soluzioni assieme. Occorrerà quindi da parte dei Comuni presentarsi in modo compatto su determinati temi, affinché la loro forza contrattuale sia maggiore e non vi siano contasti al loro interno. Da parte del Cantone ci dovrà essere la volontà di collaborare realmente per soluzioni condivise. In questo senso, come avevo già scritto la scorsa settimana sul Mattino della domenica, sono pronto a impegnarmi per trovare soluzioni concrete. Sarà questa una delle priorità che fisserò per il mio prossimo anno da presidente del Consiglio di Stato, a partire quindi dall’aprile del 2025. Anche se già da oggi occorre lavorare nella costruzione di ponti e non di barriere tra Cantone e Comuni”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 novembre 2024 de Il Mattino della domenica