‘Possibile mobilitare altri militi’

Da La Regione del 23 maggio 2016

Norman Gobbi: «Per ora arrivi nella norma, con picchi nel weekend e la sera» – Il capo dell’esercito André Blattmann: «Pronti duemila soldati, e se non saranno sufficienti ne mobiliteremo altri».

A pochi chilometri dal fronte. O, meglio, a pochi chilometri da quello che potrebbe diventare uno dei fronti sui quali verranno impiegati i militi la prossima estate. È lì, a Mendrisio, che sabato il capo dell’esercito, il comandante di corpo André Blattmann , ha incontrato la Società ticinese degli ufficiali (Stu) riunita in assemblea. Un incontro utile da un canto per rassicurare gli ufficiali in merito alla presenza grigioverde a sud del Gottardo dopo la prossima riforma (vedi articolo a lato); dall’altro per confermare che la questione migranti è presa seriamente dalle alte sfere dell’Armee. Tanto che di fronte alla platea il comandante di corpo non ha escluso ulteriori mobilitazioni. In vista dell’emergenza migranti «dobbiamo – ha spiegato Blattmann alla ‘Regione’ a margine dell’assemblea – poter aiutare e sostenere le autorità civili e le Guardie di confine. Siamo in grado di assumerci tale compito e sono già state messe in atto misure in questo senso. Penso per esempio allo spostamento durante l’estate di alcuni corsi di ripetizione, in modo da poter avere un maggior numero di forze a disposizione». In ogni caso, ha aggiunto il capo dell’esercito, «la Polizia militare sarebbe la prima a entrare in azione, seguita dai militi di ferma continua e da quelli che stanno svolgendo il corso di ripetizione. Speriamo che basti. In caso contrario, dovremmo mobilitarne altri». Una parola ‘mobilitazione’ che ricorda, tra le altre cose, che l’esercito svizzero rimane pur sempre un esercito di milizia. «Esatto. Sono sempre le autorità civili – ha sottolineato Blattmann – a stabilire quali sono i nostri compiti e quando è necessario il nostro intervento. Va però ricordato che non siamo un esercito di corsi di ripetizione: se sono necessarie più forze, andranno mobilitati più militi». Uno scenario verosimile? «Al momento attuale sono pronti circa duemila soldati. Siamo sulla giusta via ma non si può escludere nulla». E non esclude nulla neppure il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi . Sul fronte migranti, ha detto Gobbi, «alla porta sud si conta un numero relativamente normale di arrivi» per ora. Su per giù dai venti ai trenta al giorno, con «dei picchi nel weekend e la sera». Nessun allarme rosso insomma. Ma non è il caso di rimanere con le mani in mano. Perché, ha ricordato il responsabile del Di, solitamente «la crescita degli arrivi inizia a maggio» e, tra le altre cose, quest’anno «si sono riattivati i gommoni» che fanno spola tra l’Albania e l’Italia. Sarà importante «organizzarci sul territorio». Se del caso, anche con l’esercito.

LA RIFORMA – Cantone risparmiato

Non solo migranti. Sabato il comandante di corpo André Blattmann, che a fine anno lascerà il suo incarico, ha pure voluto rassicurare i quadri in merito alla presenza dell’esercito in Ticino dopo la riforma in corso a Berna (e sulla quale tira già aria di referendum). Sarà una dieta. Una dieta che non dovrebbe però toccare i posti di lavoro, così come le Piazze d’armi a sud del Gottardo. Si dovrà per contro dire addio alla Brigata fanteria montagna 9, comandata dal brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà verosimilmente inglobata all’interno di una Divisione. Ciò detto, rimane aperta una domanda: il futuro capo della Armee potrebbe essere un ticinese? «Questa decisione – scherza Blattmann – esula dalle mie competenze». D’accordo. E la presenza di italofoni tra i quadri dell’esercito? La ritiene sufficiente? «È una questione molto importante, specie nel nuovo esercito che richiederà la presenza di più militi attivi. E in questo senso oggi (sabato, ndr) è arrivato un buon segnale: i giovani che sono entrati a far parte della Stu sono di più rispetto a quelli che hanno terminato la propria attività. Ciò lascia ben sperare affinché un domani – ha concluso il capo dell’esercito – tra i quadri ci siano diversi validi ticinesi».

Sicurezza – Sul casellario il Governo non molla

Sicurezza – Sul casellario il Governo non molla

Dal Corriere del Ticino del 12 maggio 2016

Sostegno unanime al mantenimento della misura – Norman Gobbi: «Provvedimento equo ed efficace» Il Dipartimento delle istituzioni dovrà però presentare delle varianti compatibili con la libera circolazione

Il Consiglio di Stato non cede alle pressioni dell’Italia e della Confederazione e conferma la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora B o per lavoratori frontalieri G. La mossa del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, introdotta il 1. aprile del 2015 e accompagnata da polemiche e discussioni, non verrà soppressa. La decisione, come comunicato ieri dal presidente dell’Esecutivo Paolo Beltraminelli, è stata presa all’unanimità. A convincere tutti sull’utilità e l’efficacia del giro di vite sui permessi è stato il rapporto consegnato da Gobbi ai colleghi, contenente i numeri dei delinquenti finiti nella rete. Cifre – vedi anche il grafico a lato – rivelate in esclusiva dal Corriere del Ticino lo scorso 4 maggio e riferite al periodo aprile 2015-aprile 2016.
Nel quadro delle 27.698 richieste, il dato saliente riguarda le 33 revoche/decisioni negative, di cui 29 relative a permessi G e 4 a permessi B. Un numero di casi – per altro scaturito in 19 ricorsi al Consiglio di Stato – pari all’1,1% dei 17.468 incarti che la Sezione della popolazione ha deciso di esaminare. «La misura – ha dichiarato Gobbi – si è rivelata equa ed efficace, e anche se possono sembrare poche sappiamo bene che se non ravvisata ogni singola fattispecie avrebbe potuto fare notizia. Si tratta in effetti di casi gravi e recidivi».
E il rapporto lo conferma in modo inequivocabile. Un esempio su tutti: il filtro del casellario ha permesso di impedire l’entrata sul nostro territorio di una persona condannata, tra gli altri, per omicidio continuato e distruzione di cadavere. «Reati che sarebbe stato impossibile contestare qualora non fosse stata in vigore la nostra misura» ha indicato Gobbi, ricordando altresì l’importanza dell’effetto dissuasivo potenziale: con l’introduzione del provvedimento le domande, soprattutto per il rilascio di un permesso B, hanno in effetti conosciuto una marcata diminuzione. Ma a Bellinzona ieri è stato altresì ricordato il sostegno ottenuto a livello politico, con in particolare una petizione firmata da 12.192 cittadini e due iniziative cantonali votate in Gran Consiglio e difese negli scorsi giorni da alcuni deputati a Berna.
Beltraminelli: «Gesto distensivo»
Se da un lato si è dunque optato per il mantenimento della misura, sempre all’unanimità il Governo ha dall’altro deciso di fissare alcuni paletti e determinate scadenze. «Abbiamo incaricato il Dipartimento delle istituzioni – ha annunciato Beltraminelli – di presentare entro un anno delle possibili varianti dello strumento attuale ritenute compatibili con il diritto internazionale e che consentano di ottenere gli stessi risultati in termini di sicurezza». Provvedimenti sostitutivi, questi, che subentreranno al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi tra Svizzera e Italia, che Beltraminelli ha stimato per il gennaio del 2018. «Un gesto distensivo», così lo ha definito il presidente del Governo, al fine di sbloccare il dossier fiscale tra i due paesi, ma anche e soprattutto un passo «a favore della sicurezza del nostro territorio e in considerazione del contesto nazionale». E ciò, ha aggiunto, poiché «sarebbe riduttivo ricondurre tutto agli accordi fiscali».
Ad ogni modo già ieri è stata spedita una lettera a Palazzo federale per informare il ministro delle finanze Ueli Maurer della scelta fatta dal Consiglio di Stato. Berna, lo ricordiamo, che in più di un occasione aveva espresso i propri timori verso le richieste del casellario e dei carichi pendenti (quest’ultima non più in vigore dal 1. dicembre scorso, ndr), ritenute discriminatorie e non rispettose alla lettera delle normative legali, oltre che una pietra d’inciampo nelle trattative sull’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.
Gobbi, tuttavia, negli scorsi mesi non ha mai mancato di sostenere che «indietro non si torna». E ora, il direttore delle Istituzioni ha già pensato ad alcune possibili declinazioni dell’attuale provvedimento? «Il Dipartimento ha un anno e un anno verrà utilizzato» ha chiarito Gobbi, lanciando anche una stoccata al partner italiano: «Abbiamo questo vincolo e saremo formali, anche perché vicino a noi c’è un Paese molto formale che ad esempio prevede che la nuova imposizione fiscale dei frontalieri sarà a regime solo tra 5-10 anni».
Il nodo della contropartita
Resta da capire se, decidendo di mantenere in vita l’obbligo del casellario giudiziale, i cinque consiglieri di Stato abbiano rinunciato alla ventilata compensazione finanziaria sulla quale Berna era disposta ad entrare in materia. Una contropartita di 20 milioni di franchi che nessuno ha mai confermato né smentito. E ieri, su esplicita domanda, la coppia Beltraminelli-Gobbi ha fatto chiarezza: «La questione non viene a cadere, rimane sul tavolo delle discussioni con Berna, perché non concerneva in senso stretto il casellario giudiziale. Fa parte in effetti di un discorso più ampio che riguarda le conseguenze che avrebbe l’accordo fiscale parafato lo scorso dicembre. Come dire che l’aspettativa di una contropartita finanziaria non viene a cadere per effetto della decisione di tirare dritto. Almeno per ora.

le tappe
prima del 2002
L’estratto del casellario giudiziale è richiesto, con alcune eccezioni, a tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno, indipendentemente dalla loro nazionalità.
dopo il 2002
Con l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione (ALC) delle persone viene introdotto un sistema duale. Per i cittadini degli Stati terzi il sistema rimane invariato. Per i cittadini degli Stati UE/AELS si prevede la presentazione del casellario solo in singoli casi debitamente provati: motivi di ordine e sicurezza pubblica.
nel 2009
Viene introdotto il sistema dell’autocertificazione, con il quale la persona che richiede un permesso deve rispondere a due domande poste in un formulario: 1) «È già stato condannato?»; 2) «Ha un procedimento penale pendente?». Il cambio di procedura è dettato da un grave fatto di cronaca: nell’estate del 2008 Antonio Barbieri, cittadino italiano dimorante nel Locarnese e in possesso di un permesso B, spara a due ragazzi di origine turca, uno dei quali perde la vita. Si verrà poi a sapere che l’omicida era un pregiudicato con gravi precedenti penali.
marzo 2015
Novazzano è teatro di una rapina a mano armata e tra gli autori in seguito arrestati vi sono anche alcune persone in possesso di un permesso B.
aprile 2015
Norman Gobbi introduce la misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione per i cittadini UE/AELS del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G. La misura, nel quadro delle limitazioni contemplate dall’ALC, è giustificata da motivi di pubblica sicurezza.
novembre 2015
Il 26 novembre il Governo decide di sospendere la richiesta del certificato dei carichi pendenti. Una decisione presa nell’ambito delle trattative fiscali tra Svizzera e Italia e dopo le pressioni avanzate dal Consiglio federale – dall’allora ministra delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf – per cui la misura ticinese rappresentava «una pietra d’inciampo» verso la firma dell’accordo. L’ammorbidimento si fonda però anche su argomentazioni operative e giuridiche (la richiesta è discutibile per il principio costituzionale della presunzione d’innocenza).

Tessin will Grenzgänger-Regelung beibehalten

Da SRF.ch l Rund ein Jahr nach der umstrittenen Einforderung von Strafregisterauszügen bei Niederlassungsbewilligungen der Kategorie B und G hat die Regierung des Kantons Tessin eine erste Bilanz gezogen. Weil die Massnahme mehr Sicherheit gebracht habe, soll auch in Zukunft so verfahren werden.

In 33 Fällen seien im vergangenen Jahr Bewilligungen B (Aufenthaltsbewilligung) und G (Grenzgängerbewilligung) nicht erteilt worden, weil die Antragssteller eine kriminelle Vorgeschichte hatten, sagte Staatsrat Norman Gobbi (Lega) vor Medienvertretern in Bellinzona.

Grenzübergang nach Como, Italien.
Nach einem Jahr Erfahrungen will die Tessiner Regierung die umstrittene Grenzgänger-Regelung beizubehalten. Keystone / Archiv

Die Gesamtzahl aller untersuchten Anträge im vergangenen Jahr lag bei 17’468. Von diesen seien 192 Fälle aufgrund begangener Straftaten näher untersucht worden. Die 33 abgelehnten Anträge stammten unter anderem von Personen, die «ein erhebliches Sicherheitsrisiko» darstellten, sagte Gobbi – flüchtig sei von ihnen jedoch keiner gewesen. Der Staatsrat nannte einen konkreten Fall, bei dem der Antragssteller bereits zu insgesamt 30 Jahren Haft verurteilt worden war, unter anderem wegen Mordes.

Von den abgelehnten Personen, hatten 29 einen Antrag für eine G-Bewilligung gestellt, waren also Grenzgänger aus dem benachbarten Italien. Vier zurückgewiesen Personen hatten sich dagegen um die Aufenthaltsbewilligung B beworben.

Regierung unterstützt die Massnahme

Es handle sich um eine «effiziente» und keinesfalls diskriminierende Massnahme, sagte Regierungspräsident Paolo Beltraminelli (CVP). Die Regierung habe sich deshalb einstimmig dafür entschieden, sie weiterhin aufrecht zu erhalten. Das Sicherheitsdepartement von Norman Gobbi habe nun Auftrag erhalten, weitere Varianten auszuarbeiten, die mit internationalem Recht kompatibel sein sollen.

Spätestens bis zum Inkrafttreten des bereits paraphrasierten Abkommens zwischen der Schweiz und Italien solle die Ersatzmassnahme gelten. Über das gesamte Vorgehen werde die Tessiner Kantonsregierung in den kommenden Tagen auch Bundesrat Ueli Maurer (SVP) informieren.

SEM kritisierte Tessiner Vorgehen

Im September 2015 hatte Staatsrat Gobbi für seine Massnahme breite Rückendeckung durch das Tessiner Kantonsparlament erhalten. Der Grosse Rat forderte darüber hinaus, Strafregisterauszüge für Aufenthaltsbewilligungen künftig landesweit einzufordern.

Im Juni vergangenen Jahres erklärte das Staatssekretariat für Migration (SEM) den Tessiner Vorstoss für nicht zulässig. Das generelle und flächendeckende Einfordern von Strafregisterauszügen, auch auf kantonaler Ebene, widerspreche dem Personenfreizügigkeitsabkommen und dem europäischen Gemeinschaftsrecht, hiess es damals.

http://m.srf.ch/news/schweiz/tessin-will-grenzgaenger-regelung-beibehalten

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Dal Mattino della domenica del 1. maggio 2016
Grazie al Dipartimento delle istituzioni è stato fermato un potenziale attentatore

Negli scorsi giorni è balzata agli onori della cronaca la notizia dell’arresto in Italia di un uomo sospettato di essere affiliato all’ISIS. La Polizia cantonale da tempo, grazie all’ottimo lavoro dei suoi servizi d’informazione, teneva sotto controllo il sospettato che entrava regolarmente in Ticino. Un settore, quello dei servizi segreti delle nostre forze dell’ordine, che ho deciso di potenziare alcuni anni fa per far fronte alle nuove esigenze in ambito di sicurezza. Una decisione che oggi si è dimostrata vincente! Tra i compiti principali di questa sezione v’è infatti anche il monitoraggio delle situazioni legate ad attività terroristiche. Ed è proprio a seguito della segnalazione da parte del Dipartimento delle istituzioni da me diretto alle Autorità federali che all’uomo è stato vietato l’ingresso nel nostro Paese. Un importante obiettivo raggiunto in termini di sicurezza e di ordine pubblico, che deve farci riflettere su questi fenomeni preoccupanti, in particolare alfine di farci trovare sempre pronti per difendere il nostro Paese e i nostri cittadini.

Molte persone mi hanno chiesto cosa stiamo facendo alle nostre latitudini per scongiurare questo tipo di situazioni. Come ho ribadito più volte, soprattutto dopo i violenti fatti che hanno scosso la Francia e il Belgio negli mesi scorsi, in Ticino ci stiamo muovendo su più fronti. La sicurezza è infatti sempre stata e rimarrà anche in futuro una priorità del sottoscritto. La collaborazione con la Confederazione e con le forze dell’ordine italiane, specialmente nell’ambito dello scambio d’informazioni e di dati, come nel caso del pugile jihadista fermato in Italia, risulta fondamentale per poter identificare ed evitare la formazione di cellule radicali che possono commettere atti terroristici. Per riuscire a sorvegliare il nostro Cantone, è dunque essenziale avere occhi aperti e orecchie tese anche in merito a quanto accade vicino a noi e non solo in casa nostra.
La collaborazione con autorità svizzere e straniere assume un ruolo decisivo: per questo, come ho fatto anche nelle scorse settimane a Roma e a Berna, mi muovo spesso in prima persona incontrando gli attori attivi come me nell’ambito della sicurezza.

Oltre a ciò, un’altra priorità è quella di evitare la ghettizzazione di questo tipo di persone. Per farlo dobbiamo trasmettere i nostri valori di libertà e democrazia ed evitare assolutamente che nelle nostre Città nascano società parallele. Al di là del confine non mancano infatti luoghi di radicalizzazione riconosciuti dalle autorità italiane. Un monito per tutti noi. Se non riusciremo a raggiungere questo obiettivo rischieremmo di venire attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto a Parigi e Bruxelles. Per contrastare questo genere di fenomeni riveste naturalmente un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e al suo coordinamento con i diversi partner, a cominciare dalle Polizie comunali e dalle Guardie di confine. Un coordinamento che ho voluto rafforzare negli ultimi anni mediante progetti concreti. Infine, ma non da ultimo, anche la popolazione può e deve fare la sua parte. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini – le nostre sentinelle sul territorio! – è difatti possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici. Uno per tutti, tutti uniti per la sicurezza del nostro splendido Ticino!

Norman Gobbi

Der Druck von Süden

Der Druck von Süden

Da NZZ.ch l Das Tessin und Flüchtlingsströme. In Italien könnten in diesem Jahr 300 000 Migranten ankommen – doppelt so viele wie 2015. Das Tessin liebäugelt deshalb mit einer Teilschliessung der Grenze.

Kürzlich ist es wieder einmal zu einem Aufmarsch der Bundesräte im Tessin gekommen. Justizministerin Simonetta Sommaruga war auf Stippvisite im Asylzentrum von Losone, und Finanzminister Ueli Maurer nahm Augenschein beim Grenzwachtkorps in Chiasso. Die dahinterstehende Absicht ist klar: Angesichts der zu erwartenden neuen Flüchtlingswelle will Bundesbern gegenüber den Tessinern Solidarität beweisen und sie auf die Abstimmung vom 5. Juni über die Beschleunigung der Asylverfahren einstimmen.

Der Tessiner Regierungspräsident Paolo Beltraminelli (cvp.) äusserte in Losone seine Zufriedenheit über die geplante Asylgesetzrevision. Sie berichtige den «historischen Fehler», zu viele Aufgaben im Flüchtlingsbereich den Kantonen zu überlassen. Beltraminelli hofft zudem, das geplante Bundesasylzentrum für die Süd- und Zentralschweiz komme möglichst nahe der «heiklen Südgrenze» bei Chiasso zu stehen – um illegalen Übertritten entgegenzuwirken.

Wegen der Schliessung der Balkanroute werden syrische Flüchtlinge spätestens mit Beginn wärmeren Wetters wieder vermehrt übers Meer nach Italien kommen. Auf diese Weise verstärken sie massiv den südlichen Migrantenstrom in Richtung Mittel- und Nordeuropa, der vor allem aus Menschen afrikanischer Herkunft besteht. Italien befürchtet, heuer könnte sich die Flüchtlingszahl auf 300’000 Personen verdoppeln.

Dies dürfte die schweizerische Südgrenze wieder besonders stark belasten. Wie in früheren Jahren könnte sie im Minimum von rund der Hälfte aller Migranten überschritten werden, die in der Schweiz einen Asylantrag stellen. Der Bund rechnet im Rahmen seiner Notfallplanung heuer mit mindestens 40’000 Gesuchen – es könnten aber auch deutlich mehr werden. Im schlimmsten Fall ist damit zu rechnen, dass innert weniger Tage mehrere Zehntausend Menschen über die Südgrenze kommen.

«Die Leute erwarten eine Reduzierung der Anzahl Asylsuchender», sagt Biascas Sindaco.
Im Tessin bestehen drei Aufnahmezentren: Jenes in Chiasso weist Platz für 130 Personen auf, während in der Ex-Militärkaserne von Losone 170 Menschen untergebracht werden können; in Biasca schliesslich sind 50 Plätze vorhanden. Wie beurteilen nun die Sindaci dieser drei Gemeinden die Angst der Bevölkerung vor einem möglichen Ansturm neuer Flüchtlinge?

Gelassenheit in Losone

Losones Sindaco Corrado Bianda (cvp.) weiss darauf keine direkte Antwort. Er nimmt aber an, die Menschen in seiner Gemeinde unterschieden sich punkto Ansichten über Asylsuchende nicht von der restlichen Schweizer Bevölkerung. Auf alle Fälle stellt Bianda fest, dass nach anfänglichen Ängsten wegen der Eröffnung des Asylzentrums in der ehemaligen Militärkaserne die Erfahrung der Bevölkerung mit Migranten mehrheitlich positiv sei. Konfliktsituationen habe es nur wenige innerhalb des Kasernengeländes gegeben. Da die im Herbst 2014 eröffnete Flüchtlingsunterkunft vor Ende 2017 an die Gemeinde übergehen und anderen Zwecken dienen wird, dürfte Losones Bevölkerung eher gelassen bleiben.

Gemäss dem Stadtpräsidenten von Chiasso herrscht eine gewisse Angst vor einer neuen Flüchtlingswelle. Das sei aber grösstenteils auf die vielen Medienberichte zurückzuführen als auf konkrete Anzeichen, sagt FDP-Mann Bruno Arrigoni. Im Gegensatz zu früheren Jahren, als angetrunkene Asylsuchende Passanten belästigten, sei ein guter Teil der Bevölkerung auf die jetzigen wie auch künftigen Flüchtlinge gut vorbereitet und zeige sich gelassen.

Laut Arrigoni erwarten Chiassos Bevölkerung und Behörden vom Bund, dass dieser die Aufnahmeprozeduren der Asylsuchenden möglichst schnell abwickelt und überzählige Migranten an andere Orte in der Schweiz schickt. Gerade wenn es zu einem Ansturm auf die Südgrenze komme, sollte der «Abfluss» der Flüchtlinge reibungslos funktionieren.

Biasca will weniger Asylsuchende

Die deutlichsten Worte findet Biascas freisinniger Sindaco Loris Galbusera. Während man früher auf Gemeindegebiet kaum Flüchtlinge angetroffen habe, seien es gegenwärtig insgesamt 170 Personen, die sich in verschiedenen Stadien des Aufnahmeverfahrens befänden und zum Teil in Mietwohnungen oder touristischen Unterkünften lebten. Eine ansehnliche Zahl, so Galbusera. Dennoch habe man nach anfänglichen Schwierigkeiten zu einem friedlichen Zusammenleben gefunden.

Aber Biascas Gemeindepräsident stellt eine gewisse Besorgnis in der Bevölkerung fest, was neue Flüchtlinge anbelangt. Im Falle einer weiteren Welle müssten Bund und Kanton ihren Notfallplan rasch umsetzen und die Menschen weiterleiten: Biasca habe keine verfügbaren Plätze mehr. Galbusera hat zudem den Kanton aufgefordert, die Plätze in Privatwohnungen und Hotels auf rund hundert zu beschränken. «Die Leute erwarten eine Reduzierung der Anzahl Asylsuchender auf unserem Gemeindegebiet.»

Flüchtlinge auch am Wochenende registrieren

An die Befindlichkeit der Bevölkerung knüpft auch der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements Norma Gobbi (Lega) an. Falls sich in dieser «historischen Phase» das subjektive Sicherheitsgefühl der Leute verschlechtern sollte, könnte das die angestrebte Wirkung des Aufnahme- und Überwachungsdispositivs im Südkanton zunichte machen.

In einer Notfallsituation sei es dem Tessin nicht möglich, eine schier endlose Menge von Flüchtlingen unterzubringen, sagt Gobbi weiter. Deshalb hat er zusammen mit Amtskollegen anderer Grenzkantone den Bund aufgefordert, eine Höchstzahl der aufzunehmenden Migranten festzulegen.

Italien befürchtet eine Verdoppelung der Flüchtlingszahlen, Österreich und Frankreich planen die Einführung von Grenzkontrollen – da wird in Gobbis Augen die Schweiz zum letzten «offenen Tor» für den Weg nach Deutschland und Skandinavien. Deshalb nimmt der Staatsrat mit Befriedigung zur Kenntnis, dass Bundesrätin Sommaruga die Registrierung von Flüchtlingen nun auch übers Wochenende durchführen will. Nach Tessiner Erfahrung kommen just dann die meisten Migranten in Chiasso an.

Flüchtlinge abschrecken

Doch dies genügt Gobbi nicht. Vor allem mit Blick auf Österreich, das möglicherweise den Grenzübergang am Brenner schliesst, fordert er Massnahmen zur wirkungsvollen Abschreckung von Migranten. Will der Tessiner Magistrat also noch immer die Südgrenze schliessen, wie er vergangenen Sommer verlauten liess?

Diese Option dürfe man angesichts der zu erwartenden Flüchtlingszahlen in Betracht ziehen, lautet die Antwort. Gobbi stellt sich Massnahmen vor, die man auf die Lenkung der Migrantenströme begrenzt, ohne den normalen grenzüberschreitenden Personen- und Handelsverkehr zu beeinträchtigen.

Bundesrat Maurer wiegelt ab

Auf diesen Punkt hatten die Tessiner Medien Bundesrat Maurer in Chiasso angesprochen. Momentan kämen in der Grenzstadt etwa dreissig Flüchtlinge pro Tag an, von denen man 20 Prozent nach Italien zurückschicke; ausserdem sei ein Zustrom an Syrern vom Balkan her zurzeit nicht feststellbar, liess die Grenzwacht verlauten. Eben darum bezeichnete Maurer selbst eine Grenzschliessung als hypothetische ultima ratio. Gleichzeitig gab der Bundesrat zu, dass alles möglich sei; dennoch hoffe er, das Dichtmachen der Südgrenze vermeiden zu können.

Übrigens weist Staatsrat Gobbi noch auf ein besonderes Problem Italiens mit Flüchtlingen hin. Falls der Migrantenstrom vom Balkan her stark anschwelle, könne man vor allem in Süditalien die ordentliche Registrierung der Flüchtlinge aufgrund der schieren Masse nicht mehr vornehmen. Bundesbern müsse alles tun, damit dieses Problem nicht zu einem schweizerischen werde, mahnt Gobbi. So wird vollends klar: Das Tessin fürchtet den Druck aus Süden.

von Peter Jankovsky, http://www.nzz.ch/schweiz/das-tessin-und-fluechtlingsstroeme-der-druck-von-sueden-ld.16525

Prova di forza al Brennero

Prova di forza al Brennero

L’Austria ha presentato il proprio piano di ‘gestione del confine’. Tensione con l’Italia per i controlli

Una rete lunga 370 metri e alta quattro contro i migranti. Anche l’esercito al confine ‘se servirà’. Giro di vite pure nella politica d’asilo.

Bolzano – Trecentosettanta metri di rete alta quattro al Brennero, per separare due pezzi d’Europa che anche lì si era riunita. Sullo slancio della vittoria dell’estrema destra nel primo turno delle Presidenziali, l’Austria ha ulteriormente alzato i toni e scoperto le proprie carte: se Roma non consentirà ai poliziotti austriaci di salire sui treni già in Italia per eseguire controlli contro l’ingresso di migranti, la frontiera sarà blindata.

Per dire del clima: nelle stesse ore, il parlamento austriaco ha approvato (quattro voti contrari) la legge che inasprisce il diritto d’asilo. In caso di “stato d’emergenza”, i confini potranno essere completamente chiusi a migranti e profughi.

«Non sarà un muro e non ci sarà filo spinato – ha detto il capo della polizia della regione del Tirolo Helmut Tomac –, ma sarà una recinzione per incanalare gli eventuali flussi di migranti». Per respingerli, per la precisione.

Vane, per ora le reazioni indispettite del governo italiano, che si attende un qualche appoggio dalle istituzioni europee. Piuttosto blando anch’esso: «Quello che sta avvenendo tra Austria e Italia deve essere spiegato e chiarito da Vienna», ha detto il commissario europeo per la migrazione, Dimitris Avramopoulos. «Capiamo che i Paesi hanno difficoltà e subiscono pressioni – ha aggiunto –, ma ciò che ci preoccupa è che si mette in discussione Schengen sulla libera circolazione dei cittadini».

Tomac ha presentato ieri proprio al Brennero il “Grenzmanagement”, la gestione di confine. Al valico, nello spazio di 300 metri passano autostrada, statale e ferrovia. «L’Austria non intende isolarsi, ma effettuerà serrati controlli e permetterà l’ingresso solo agli aventi diritto», ha ribadito Tomac. Sul versante austriaco non ci sarà nessun centro di accoglienza. I richiedenti asilo saranno immediatamente identificati, registrati e portati a Innsbruck, mentre l’Italia dovrà farsi carico dell’assistenza degli altri. Tomac ha ricordato che l’Austria ha stabilito per il 2016 un tetto di 37’500 richieste di asilo.

Sull’autostrada ci saranno quattro corsie – due per i Tir e due per le auto – per “controlli a vista” dei mezzi che dovranno transitare al massimo a 30 km/h. «Mezzi sospetti – ha spiegato il capo della polizia tirolese – saranno deviati in un’apposita zona di controllo, riducendo in questo modo il più possibile rallentamenti alla circolazione». Al valico saranno in servizio 250 poliziotti austriaci e “in caso di necessità” anche soldati.

Il nodo dei controlli austriaci in Italia non è stato sciolto, ed è stato rinviato all’incontro dei ministri degli Interni Alfano e Sobotka oggi a Roma.

LO SCENARIO
‘Il Gottardo non ha da temere’

Quali ripercussioni potrebbero manifestarsi sull’asse autostradale del Gottardo, nel caso di una ‘chiusura’ del Brennero? «Quanto sta facendo l’Austria è legato soprattutto, per non dire esclusivamente, ai flussi migratori: i camion vengono quindi controllati per scongiurare l’entrata di clandestini. Detto questo – aggiunge il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –, non credo che per quel che concerne il traffico pesante vi saranno degli effetti sull’asse del Gottardo. Vuoi perché per i Tir passare dalla Svizzera è economicamente più caro per certi aspetti, vuoi perché da noi i controlli di polizia sono maggiori. Senza poi dimenticare la presenza a Erstfeld del centro di controllo del traffico pesante in transito». Raggiungiamo telefonicamente Gobbi nel Canton Uri. Ieri ad Altdorf, informa il Consiglio di Stato, i governi ticinese e urano hanno discusso di temi “legati in particolare alle reti di trasporto attraverso le Alpi”. «Se un effetto ci sarà, sarà a livello migratorio – riprende –. Riguardo ai nostri confini, le cifre di questa settimana indicano la solita crescita stagionale. Continuiamo a monitorare».

«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

Da Libero l È assodato che la Svizzera si prepara a mobilitare l’esercito per una possibile emergenza immigrazione sui suoi confini con l’Italia. Il consigliere per la sicurezza del Canton Ticino, Norman Gobbi, ha confermato il prossimo schieramento di 2000 soldati dell’armata elvetica, per la precisione appartenenti a unità corazzate, lungo i principali valichi, pronti a chiuderli se necessario. Decisione presa dal Consiglio Federale, e in particolare dal ministro del- la Difesa Guy Parmelin, nel timore che, con la progressiva chiusura dei valichi austriaci, i rifugiati e/o clandestini, che dir si voglia, possano deviare verso ovest, scegliendo la Svizzera come terra di destinazione o anche di passaggio verso Germania o Scandinavia. «Se l’Austria chiude il Brennero – ha chiosato Gobbi intervistato dal giornale austriaco Kronen Zeitung – la Svizzera di- verrà l’unica porta d’accesso per l’Euro- pa del Nord. Prima che ciò accada, dobbiamo proteggerci».

Il Consiglio Federale prevede che in primavera ed estate gli sbarchi in Italia possano portare 30.000 migranti ad affollarsi lungo le frontiere sul versante lombardo e piemontese. Il piano operativo elvetico prevede che i soldati stiano a disposizione delle guardie confinarie in caso di rischi d’ordine pubblico e terrorismo e con un numero di domande d’asilo inferiore alle 10.000 nell’arco di un mese. Se ci fossero però 30.000 domande d’asilo in poche settimane, come teme Berna, l’esercito sarebbe auto- rizzato a intervenire per conto suo su tutto il confine, se necessario attivando un battaglione aggiuntivo di 700 uomini. Nel caso peggiore, la Svizzera potrebbe chiudere ai migranti la trentina di valichi, grandi e piccoli, distribuiti sul confine italiano, la maggioranza con- centrati nelle province lombarde di Varese, Como e Sondrio.

Per il giornale svizzero Blick, a molti militari in servizio sono state sospese licenze e ferie per le prossime settima- ne, proprio per tenersi pronti a ogni evenienza. In teoria il piano d’emergenza prevede lo schieramento per un massi- mo di tre settimane, tempo però prorogabile a volontà dal Parlamento federale. Già il 20 aprile, inoltre, il consigliere federale Ueli Maurer ha ispezionato insieme al brigadiere Jurg Noth il valico di Chiasso, uno dei possibili luoghi “caldi” in caso di crisi. Maurer ha ammesso: «Ho fatto il punto della situazione sul confine anche in relazione con eventuali ondate migratorie eccezionali». Finora la Svizzera ha ricevuto 8355 richieste d’asilo nei primi tre mesi del 2016, di cui 1992 nel solo marzo. Quantità gestibile, che però gli elvetici non vogliono si moltiplichi per dieci. Il dipartimento immigrazione del governo ha disposto che la capacità d’accoglienza nei municipi vicini al confine aumenti da 4600 a 9000 posti. Ma quando non ci sarà più spazio, si resterà oltre il confine, cioè in Italia. Di certo le manovre svizzere sono anche un monito al governo “accoglienzista” italiano. Non è impossibile una coordinazione segreta fra paesi del Nord, dato che il 14 apri- le, pochi giorni prima di predisporre il piano d’emergenza, il ministro della Di- fesa svizzero Parmelin ha incontrato a Stoccolma il collega svedese Peter Hultqvist. Ufficialmente per parlare di forni- ture di armi, ma forse toccando anche, sottovoce, l’intreccio sicurezza-immigrazione-terrorismo. In tutto il 2015 la Svizzera ha avuto 40.000 domande d’a- silo, il doppio che l’anno prima, in un crescendo che Berna non intende più subire.

LIBERO24APRILE2016

Switzerland Prepares Army for Worst Case Migrant Scenario

Switzerland Prepares Army for Worst Case Migrant Scenario

Da Sputniknews.com | According to Swiss federal authorities, up to 2,000 soldiers are ready for mobilization to the country’s mountainous borders if the migrant flow exceeds the designated limit.

According to Norman Gobbi, security director for the Swiss canton of Ticino, the Swiss government expects a dramatic increase in migrant flow this summer. “If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” he said. Austria has fallen under criticism from the EU earlier this month for constructing a 250-meter anti-refugee barrier on its border with Italy at Brenner Pass.

To increase security, the Swiss Army will deploy up to 2,000 soldiers to national border crossings for maximum period of three weeks. Should circumstances call for this period to be extended, a special decision by the Parliament will be required.

A scenario involving the mobilization of the army is considered to be worst-case. In this scenario, over 30,000 migrants would arrive in a span of few days. The lightest scenario projects no more than 10,000 migrants over 30 days.

This decision is based on the Kosovo crisis in 1999, when over 9,000 asylum seekers came to Switzerland in the span of one month. The Swiss migration office said it will increase its accommodation capacity from 4,600 to 9,000, in the event of the worst-case scenario, using municipal and military buildings.

Following the Brussels attacks, the Swiss government reformed its Army, reducing its size while raising its funding, to prepare a well-trained force for fast mobilization. However, since these reforms caused significant controversy in Swiss parliament, they will not come into effect until 2018.

The Greek military faced a shelter shortage at the end of March, after its temporary facilities were filled. Greece began returning refugees to Turkey on April 4. According to the president of the European Commission Jean-Claude Juncker, “[On 18 March] the Commission approved another €30 million of support for the Greek army as it helps the [total] 45,000 refugees in the country. This brings our support to Greece to a total of €180 million since last year.”

Asilo: cantoni chiedono lumi

Asilo: cantoni chiedono lumi

Da RSI.ch l Tetto massimo o no? E che succederà se altri chiuderanno le frontiere?

I cantoni chiedono al Consiglio federale d’esaminare “tutte le soluzioni immaginabili” per controllare o limitare l’afflusso di migranti, eventualmente fissando un tetto massimo. La richiesta è contenuta in due lettere, una firmata anche dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, inviate al Governo di cui riferisce giovedì la Basler Zeitung.

La conferenza dei responsabili dei Dipartimenti di giustizia e polizia fa notare che nel piano d’emergenza messo a punto con Confederazione e comuni, in cui si prevedono tre scenari di gravità diversa, mancano provvedimenti nel senso indicato.

Va in particolare chiarito come la Svizzera dovrebbe reagire se, per esempio, Stati vicini dovessero chiudere le frontiere e adottare quote per profughi. E chi confina con l’Italia richiama l’attenzione sulle allarmanti cifre provenienti da Roma e le relative decisioni già adottate, o che stanno per esserlo, da Vienna e Parigi.

ATS/dg22

Asyl: Kantone fordern Zugangsbeschränkung

Da Bazoline.ch l Zwei der BaZ exklusiv vorliegende Briefe fordern vom Bundesrat Massnahmen, mit welchen die unbegrenzte Asylzuwanderung begrenzt werden kann.

Die drei Sicherheitsdirektoren der Kantone Graubünden (Christian Rathgeb, FDP), Tessin (Norman Gobbi, Lega) und Wallis (Oskar Freysinger, SVP) fordern vom Bundesrat Massnahmen, um notfalls eine anhaltend hohe Zuwanderungszahl von Asylsuchenden steuern und begrenzen zu können. Dasselbe fordert der Berner FDP-Regierungsrat Hans-Jürg Käser im Namen der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). Beide unmissverständlich formulierten Briefe an den Bundesrat liegen der BaZ vor.

In beiden Schreiben loben die Verfasser eingangs die Notfallplanungen, auf die sich Bund, Kantone, Städte und Gemeinden vergangene Woche einigten. Dabei geht es um Aufnahme, Unterbringung und Betreuung einer im Vergleich zu heute bedeutend höheren Anzahl Asylbewerber. Die beiden Briefe vom 15. April (KKJPD) und vom 18. April (GR, TI, VS) machen nun aber deutlich, dass diese Notfallplanungen den Sicherheitsverantwortlichen in den Kantonen nicht genügen. Sie wollen wissen, wie der Bundesrat die Asyl­zuwanderung steuert und nötigenfalls begrenzt, sollte eine starker Asylstrom über längere Zeit anhalten.

«Alle Möglichkeiten prüfen»

In seinem Brief an den Bundesrat unterstreicht Käser vorab, «alle beteiligten Akteure demonstrierten eine bemerkenswerte Einigkeit in der Absicht, die Unterbringung und Registrierung einer grossen Zahl von Asyl­suchenden im Fall einer Notlage pragmatisch und schnell sicherzustellen». In der Diskussion sei aber auch Kritik laut geworden, «dass die Notfallplanung keine Massnahmen zur Steuerung und allenfalls auch zur Begrenzung der Zahl der einreisenden Asylsuchenden enthält». Die KKJPD sei der Ansicht, dass die Schweiz auch in diesem Bereich Vorbereitungen treffen müsse. Sie ersucht deshalb den Bundesrat, «unter Einbezug der Kantone alle denkbaren Möglichkeiten für eine Steuerung oder zahlenmässige Begrenzung der Zugänge im Asylbereich zu prüfen».

Noch deutlicher werden die drei Regierungsräte Rathgeb, Gobbi und Freysinger in ihrem Schreiben. Sie verweisen auf die neusten Asylzahlen aus Italien. Diese deuteten aufgrund des ersten Quartals 2016 auf eine Zunahme von 300 Prozent für das gesamte Jahr hin – dies im Vergleich zu 2015. Hätten im April 2015 noch 16’068 Asyl­suchende Italien erreicht, seien es allein in den ersten zwölf Apriltagen dieses Jahres bereits 22’140 gewesen.

Die drei Sicherheitsdirektoren wollen vom Bundesrat Auskunft über dessen Massnahmen, um die Asylzuwanderung in die Schweiz begrenzen zu können. Sorge bereitet den drei Sicherheitsdirektoren insbesondere der Umstand, dass Österreich und Frankreich abhaltende Grenzkontrollen planen oder bereits eingeführt haben. Damit bliebe für Migranten nur noch das Tor zur Schweiz offen, lautet die Befürchtung. Nötig sei deshalb die Planung von Massnahmen, um Migrationsflüsse begrenzen zu können.

Gestern hat der Bundesrat das Verteidigungsdepartement beauftragt, Massnahmen für die Unterstützung ziviler Behörden in einer Asylnotlage zu treffen. Im Vordergrund stehen dabei gemäss Bundesratsmehrheit um Justizministerin Simonetta Sommaruga (SP) aber vor allem Logistik-Aufträge an die Armee, nicht aber notfalls die Verhinderung illegaler Grenzübertritte in Zusammenarbeit mit der Grenzwache.
(Basler Zeitung)

Von Beni Gafner, http://bazonline.ch/news/standard/asyl-kantone-fordern-zugangsbeschraenkung/story/16100657