Divisione della giustizia: trasferimento a Bellinzona dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative

Divisione della giustizia: trasferimento a Bellinzona dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative

A contare da lunedì 19 febbraio 2018, l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative verrà trasferito dall’attuale sede di Torricella-Taverne a Bellinzona, presso lo stabile di Residenza governativa. Questo trasferimento è volto a rafforzare le sinergie tra l’Ufficio e tutti gli attori interessati, in particolare all’interno della Divisione della giustizia, in ambito contabile e di gestione finanziaria.

L’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative, che conta sei collaboratori, è attivo dal 2011 e ha il compito principale di garantire le attività di incasso delle multe, delle pene pecuniarie, delle tasse e delle spese giudiziarie emesse dalle Autorità giudiziarie civili e penali, come pure di assicurare l’esecuzione della pena detentiva sostitutiva per le multe amministrative principalmente del nostro cantone ma anche quelle di altri Cantoni, per le multe militari e per le multe doganali e del Ministero Pubblico della Confederazione, oltre che di procedere al recupero dell’assistenza giudiziaria concessa ai cittadini.
Il trasferimento dell’Ufficio dall’attuale sede di Torricella-Taverne rientra nel progetto di riorganizzazione del medesimo, iniziato segnatamente con l’entrata in funzione della nuova Capoufficio, avvenuta nel luglio 2017. In quest’ottica, la nuova sede di Bellinzona, sita nello stabile di Residenza governativa, consentirà, grazie anche alla vicinanza con i servizi centrali della Divisione della giustizia, del Dipartimento delle istituzioni nonché dell’Amministrazione cantonale, di rafforzare il ruolo dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative quale punto di riferimento per la contabilità e la gestione finanziaria delle Autorità giudiziarie, d’intesa con la Direzione della Divisione della giustizia.
Dal 19 febbraio 2018 lo sportello dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative sarà definitivamente chiuso. L’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative sarà disponibile all’indirizzo e-mail centrale di-uipa@ti.ch, al nuovo numero di fax 091/814.81.69 e al nuovo numero di telefono 091/814.45.51 dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 11:45 e dalle ore 14:00 alle ore 16:00.
Nelle prossime settimane verrà inoltre pubblicata una nuova pagina web sul sito www.ti.ch/giustizia contenente le domande frequenti e le relative risposte nell’ambito dell’attività dell’Ufficio, con l’obiettivo di migliorare il servizio all’utenza mediante uno sportello virtuale maggiormente performante e vicino alle esigenze del cittadino.

Procuratore generale, il ‘cosa’ prima del ‘chi’

Procuratore generale, il ‘cosa’ prima del ‘chi’

Articolo d’opinione apparso nell’edizione di venerdì 16 febbraio 2018 de La Regione

In queste settimane un argomento in particolare tiene banco su tutti gli organi d’informazione: la nomina del futuro Procuratore generale. Ancora una volta è stato sprecato molto inchiostro in una bagarre politica sull’avvicendamento al vertice del Ministero pubblico. Così, però, si crea solo confusione. Ma quali sono le caratteristiche che deve avere il magistrato che ricopre questa fondamentale carica nel contesto della giustizia ticinese? Per rispondere a questa domanda è opportuno dapprima comprendere quali sono i compiti affidati al Procuratore generale, così come definiti dall’articolo 68 della leg- ge sull’organizzazione giudiziaria. Anzitutto dirige il Ministero pubblico e vigila sull’attività dei procuratori e stabi- lisce la composizione delle sezioni nonché i criteri di ripartizione dei procedimenti e può attribuire singoli casi ai procuratori pubblici, sentito il procuratore generale sostituto interessato. Inoltre può istituire sottosezioni e modificare l’attribuzione di singole materie specifiche, dei procuratori pubblici e dei funzionari tra le sezioni. Personalmente, in qualità di cittadino ancor prima che di Consigliere di Stato, mi attendo che il futuro Procuratore generale abbia spiccate qualità di condotta, di organizzazione e che riesca a creare un ambiente di lavoro coeso e improntato all’efficienza e all’eccellenza qualitativa e operativa del nostro Ministero pubblico. Un leader che tracci in maniera chiara le linee guida volte al raggiungimento dei citati importanti obiettivi. La giustizia necessita di proseguire nel percorso di crescita vissuto negli ultimi anni, nonostante le sfide sempre più impegnative. Il progresso tecnologico, la crescita e la complessità dei reati finanziari, le infiltrazioni sul nostro territorio di organizzazioni criminali e molte altre minacce richiedono che l’apparato giudiziario sappia fornire risposte concrete e convincenti. Per farlo è indispensabile che la persona a capo del Ministero pubblico lo diriga in maniera esperta e sicura, con particolare attenzione alle risorse impiegate. Il nuovo responsabile dovrà approfondire e attuare una politica giudiziaria chiara, discussa e condivisa con i suoi Procuratori pubblici, ma anche con il Dipartimento e la Polizia cantonale, nonché organizzare il servizio in modo chiaro e funzionale (creando specializzazioni all’interno della struttura come ad esempio in materia di lavoro, garantendo un monitoraggio costante e uniforme della giurisprudenza rilevante). Auspico, inoltre, che il nuovo pg – come viene chiamato tra gli addetti ai lavori – curi in modo ponderato la formazione continua e garantisca un’adeguata e strutturata introduzione alla professione dei nuovi Procuratori. Queste doti e prerogative saranno anche fondamentali nella costante e proficua interazione con gli altri Ministeri pubblici (cantonali, federali e italiani) e in particolare con la Polizia cantonale, la quale deve poter contare su un Ministero pubblico che disponga di un approccio all’istruzione di tutti i procedimenti caratterizzato da una politica giudiziaria chiara e definita congiuntamente. Tutto ciò rappresenta, per chi ricoprirà questa carica, un onere estremamente rilevante che richiederà un investimento di tempo per la condivisione delle esperienze professionali con gli omologhi di altri Cantoni, oltre che a livello federale e internazionale. Questo in un’ottica di crescita continua, come ha saputo fare la Polizia cantonale negli ultimi anni. Crescere, migliorare e garantire al cittadino un Ministero pubblico ticinese pronto a rispondere alle attuali e future sfide è quanto si richiede al nuovo Procuratore generale: un uomo di legge, un leader, un abile organizzatore con una visione chiara e condivisa della politica giudiziaria di perseguimento penale.

Ticino: se dietro al bancone siede la mafia

Ticino: se dietro al bancone siede la mafia

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 7 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

L’operazione «Stige» ha riportato sotto i riflettori i sospetti legami tra la ristorazione di casa nostra e la ’ndrangheta Suter: «Ci si chiede come certi locali riescano a sopravvivere» – Gobbi: «Ma chi parla di omertà è parte del problema»

Ai banconi e ai tavoli dei ristoranti ticinesi siede anche la mafia? L’interrogativo è tornato di stretta attualità, dopo che negli scorsi giorni il quotidiano «Le Temps» aveva riferito dell’operazione antimafia denominata «Stige» e – alla luce delle indagini condotte dalla Procura di Catanzaro – degli interessi della malavita anche per la ristorazione a sud delle Alpi. Con il titolo «l’ombra della mafia nei bar ticinesi» sullo sfondo, si parlava in effetti di un milione di bottiglie di vino vendute in Svizzera e in particolare a locali di Lugano e Chiasso. Locali, questi, che sarebbero legati a doppio filo alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marincola. E a riferirne, sabato sul Corriere del Ticino, era stato anche l’editoriale di Giovanni Mariconda. «Sono preoccupato come tutti, perché la consapevolezza che il fenomeno sia più ampio di quanto percepito c’è ed è reale» sottolinea da parte sua il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato. In tal senso, conferma il consigliere di Stato, «le antenne di polizia e magistratura restano alzate su tutto il territorio». Detto questo, trattandosi nella maggior parte di riciclaggio di denaro estero, «si dà soprattutto seguito a segnalazioni che, per competenza, spettano alla Confederazione e vanno quindi sottoposte a procedure più strutturate». Per Gobbi la questione va però affrontata «senza fare troppi allarmismi. Parliamo di anomalie e investimenti sospetti in qualche modo circoscrivibili e per i quali c’è un’attenzione accresciuta».

Pareri a confronto
A non usare tanti giri di parole è per contro il presidente di GastroTicino Massimo Suter. «Una certa preoccupazione – riconosce – non va celata. Così come non dobbiamo nasconderci dietro un dito, sapendo che la ristorazione o il commercio al dettaglio sono portati a essere presi di mira da loschi individui. E il perché è presto detto: in questi settori gira velocemente molto contante e non sempre in modo trasparente». Detto altrimenti, prosegue Suter, «la tentazione di sfruttare un ristorante per ripulire il denaro è presente e sarebbe da ipocriti negarlo. Certi articoli o indagini che menzionano il Ticino non mi fanno insomma sobbalzare più di tanto dalla sedia». Dato il contesto, stando al nostro interlocutore le scarse informazioni e la riservatezza su determinate operazioni sospette non devono a loro volta sorprendere. «Che tra il personale di bar e ristoranti regni una certa omertà lo trovo quasi logico, non essendo quella mafiosa la migliore delle compagnie con le quali avere a che fare» afferma Suter. Un atteggiamento, questo, che fa però storcere il naso a Gobbi, chiaro nel replicare a Suter: «Se qualcuno denuncia dell’omertà è parte del problema. E ciò poiché, in qualità di presidente di GastroTicino, dovrebbe essere in prima linea nel combattere determinati fenomeni. Come avvenuto ad esempio nel settore dell’edilizia servono un’assunzione di responsabilità e maggiore senso civico».

Campanelli d’allarme
Il presidente di GastroTicino torna invece sui possibili campanelli d’allarme. «Gli addetti ai lavori – spiega – sanno benissimo come funziona un’azienda nel ramo della ristorazione e di conseguenza quali sono i potenziali margini di guadagno». A fronte di determinate spese e di un’utenza circoscritta, rileva al proposito Suter, «ci si chiede in effetti come alcuni locali riescano a sopravvivere. E il collegamento con la malavita è una spiegazione che non viene esclusa da chi è pratico del mestiere e sa fare due calcoli. Far emergere delle prove concrete, ammette comunque Suter, «non è evidente. Anche perché “in dubio pro reo” e un sentore, per quanto ricorrente, non basta. Dal dubbio alla certezza il confine resta piuttosto ampio». L’appello di Suter a chi opera nella ristorazione è dunque quello «di mantenere gli occhi aperti» e di non esitare a denunciare fattispecie equivoche.
In questo quadro in Ticino l’occhio è puntato sul Sottoceneri, anche perché – rileva il presidente di GastroTicino – «la vocazione finanziaria della regione la espone maggiormente a situazioni di un certo genere». A questo si aggiungono poi le maglie forse troppo larghe della legge. «La facilità con la quale molte società, che si nascondono dietro l’anonimato, posso aprire un locale, fallire, e riaprire poche settimane più tardi è un meccanismo malsano che non aiuta. Un problema che la politca, forse più a livello federale che cantonale, dovrebbe affrontare al più presto. Questi individui, in effetti, non devono poter essere protetti in modo così vistoso. Anche perché a rimetterci alla fine è l’immagine del settore ma soprattutto l’anello debole della catena, ovvero i fornitori locali».

Il Governo concretizza la decisione parlamentare concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello

Il Governo concretizza la decisione parlamentare concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello

Il Consiglio di Stato ha approvato stamane il messaggio che modifica la Legge sull’organizzazione giudiziaria concernente l’abolizione dei giudici supplenti in materia civile e amministrativa presso il Tribunale di appello, concretizzando in tal modo la decisione concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello resa dal Gran Consiglio il 23 gennaio scorso. La modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria prevede quindi, come da decisione parlamentare, il mantenimento di 16 giudici supplenti attivi presso il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale e la conseguente abolizione della figura del giudice supplente in ambito civile e amministrativo presso il Tribunale di appello.

Il 23 gennaio 2018 il Gran Consiglio ha approvato le conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione speciale per la procedura di elezione dei magistrati, parzialmente favorevoli all’iniziativa parlamentare generica del 13 ottobre 2014 di Michela Delcò Petralli e cofirmatari per garantire una giustizia indipendente e imparziale (modifica della LOG).

Tramite il presente messaggio è disposta la conseguente modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria del 10 maggio 2006 (LOG) che prevede il mantenimento di 16 giudici supplenti del Tribunale di appello da destinare in equa misura al Tribunale penale cantonale e alla Corte di appello e di revisione penale (art. 42 cpv. 1 e 5 LOG), abolendo quindi, come richiesto dal Parlamento, la figura del giudice supplente in seno al Tribunale di appello in ambito civile e amministrativo.

Il messaggio è stato oggetto di una rapida consultazione con i Presidenti del Tribunale di appello, della Corte di appello e di revisione penale, del Tribunale penale cantonale, del Consiglio della Magistratura nonché dell’Ordine degli avvocati.

L’urgenza della presentazione del messaggio s’impone visto che i mandati degli attuali giudici supplenti verranno a scadenza al 31 maggio prossimo. Da qui la necessità della trattazione sollecita per garantire dal 1° giugno 2018 la continuità presso il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale.

 

Da Il Quotidiano di martedì 6 febbraio 2018:
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10099283

Carceri: il Ticino in controtendenza

Carceri: il Ticino in controtendenza

Articolo apparso sull’edizione di martedì 6 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Rispetto al resto della Svizzera si registra un sovraffollamento di detenuti

I cantoni latini ospitano nelle loro strutture un totale di 2.756 detenuti, con un esubero di 187 carcerati. Un dato preoccupante e in controtendenza con quanto riscontrato invece nel resto del paese. Dagli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (UST), in Svizzera il tasso di occupazione carcerario è infatti leggermente calato, attestandosi al 92,5% nel 2017. Si discosta il Ticino che, insieme alla Romandia, ha registrato un tasso di occupazione degli istituti di pena del 107%, registrando la quota più alta tra le regioni svizzere e l’unica che mostra un sovraffollamento. Per far fronte a questa situazione, il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, ai microfoni della RSI, ha precisato che «a giugno nel carcere penale della Stampa verranno ripristinate 15 celle, a seguito di lavori di ristrutturazione. A medio termine, il Consiglio di Stato ha inoltre approvato l’indirizzo di un masterplan che prevede l’edificazione di due ulteriori sezioni presso la Stampa».

Ampliando di nuovo lo sguardo e se si osservano i dati a livello svizzero, emerge che dal 2013 al 2017 il tasso ha rallentato la sua corsa, scendendo dell’8% . «Ma in alcune prigioni i detenuti sono sempre troppi» ha sottolineato l’UST, con evidente riferimento al Ticino e alla Romandia. La prima della classe è la Svizzera orientale, che può esibire una quota dell’80%, ma anche la parte germanofona ha fatto bene i compiti, fermandosi a un 88%.


Da Il Quotidiano di lunedì 5 febbraio 2018
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10094906


Da Tio.ch di lunedì 5 febbraio 2018

Un mese in lista d’attesa, per entrare in carcere

Il direttore delle carceri Stefano Laffranchini conferma il problema del sovraffollamento alla Stampa.
L’anno scorso un nuovo record.

In Ticino il numero dei detenuti è sproporzionato alle capacità ricettive dei penitenziari. Lo dicono i dati dell’Ufficio federale di statistica, che parlano di un’occupazione del 107%. E lo conferma il direttore delle strutture carcerarie. «Abbiamo un problema innegabile» ammette Stefano Laffranchini, contattato da tio.ch/20minuti: «Negli ultimi anni l’aumento è stato costante e ha raggiunto un nuovo picco l’anno scorso».

Lista d’attesa di un mese – I numeri parlano chiaro: se nel 2016 in Ticino le giornate di incarcerazione sono state 82mila in totale, nel 2017 sono salite a 87mila. L’occupazione media tra Stampa, Farera e Stampino è di 238 detenuti al giorno, con picchi eccezionali (261 il massimo nel 2017) che mettono in difficoltà il personale delle carceri. «Tutto diventa più difficile in questa situazione, si creano più convivenze forzate e quindi più tensione tra i detenuti. Ne consegue un aumento esponenziale del carico di lavoro per le guardie carcerarie» osserva Laffranchini.

Effetto “cono di bottiglia” – Il problema maggiore è alla Stampa. Qui il numero limitato di posti fa sì che «si crea un effetto “collo di bottiglia” con tempi di attesa di un mese circa, alla Farera, per i detenuti che devono passare dal carcere giudiziario al regime di esecuzione pena anticipata» continua il direttore.

 

 

 

 

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

A contare dal 1. febbraio 2018, l’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri, che comprende gli Uffici di Locarno e Valli e di Bellinzona e Valli, sarà diretto ad interim dal lic. iur. Silvio Bottegal, attuale Supplente ufficiale presso l’Ufficio dei fallimenti di Lugano. Accanto a quest’ultima funzione, egli garantirà la conduzione dell’Ufficio dopo la partenza dell’attuale responsabile, in attesa che il Parlamento si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare.

Con effetto al 1° febbraio 2018, l’attuale Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, avv. Patrick Bianco, lascerà l’Amministrazione cantonale per una nuova sfida professionale. In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia, si è adoperata alfine di continuare ad assicurare la conduzione dell’Ufficio, in particolare in attesa che il Gran Consiglio si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare oggetto di uno specifico Messaggio governativo
(cfr. Messaggio n. 7371 dell’11 luglio 2017). Una riorganizzazione che prevede il riordino strutturale dell’intero settore, segnatamente con la creazione della Sezione esecuzione e fallimenti volta ad accrescere l’efficienza e l’efficacia organizzativa.

Questa decisione, unitamente ad altri potenziamenti puntuali effettuati di recente negli Uffici dei fallimenti di Mendrisio e Locarno – facendo capo a risorse interne e intensificando la collaborazione tra l’Ufficio dei fallimenti e l’Ufficio di esecuzione –, mirano a rafforzare il settore fallimentare garantendo una presenza costante dello Stato sul territorio cantonale. Una presenza che si rivela fondamentale anche a livello delle segnalazioni alle competenti Autorità giudiziarie, di situazioni o comportamenti potenzialmente illeciti registrati in questo ambito delicato e sensibile. Un’attività che il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ritengono prioritaria, fermo restando la necessaria partecipazione attiva da parte di tutti gli attori coinvolti, quali il Ministero pubblico e altri uffici dell’Amministrazione cantonale. Un’attività essenziale per salvaguardare il tessuto sociale ed economico del nostro Cantone, che continuerà ad essere assicurata nell’avvenire dai collaboratori dell’Ufficio dei fallimenti.

Il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ringraziano l’avv. Patrick Bianco per l’impegno profuso durante la sua esperienza pluriennale presso l’Amministrazione cantonale e il Supplente Ufficiale dei fallimenti lic. iur. Silvio Bottegal per la disponibilità ad assumere questo ulteriore compito, augurandogli buon lavoro.

Sicurezza: se il crimine corre più del diritto

Sicurezza: se il crimine corre più del diritto

Dibattito a Lugano sulle minacce di stampo mafioso e terroristico – L’appello: serve ripensare le leggi svizzere.
Norman Gobbi: «Oltralpe a volte sono un po’ naif» – Dounia Rezzonico: «È una realtà, non solo un telefilm»

Accanto alla criminalità fatta di furti e violenze per le strade ce n’è una più subdola e silenziosa. Una criminalità che si infiltra nei meccanismi del sistema e che, da dietro le quinte, orchestra attacchi terroristici e finanzia le organizzazioni di stampo mafioso. Ma per combattere questo secondo tipo di criminalità, il diritto svizzero non è abbastanza incisivo.

È quanto emerso durante una conferenza organizzata da Ticino Welcome nella cornice del Metamorphosis di Lugano dove si sono confrontati il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , la procuratrice federale Dounia Rezzonico , il vicesindaco di Lugano e capo del Dicastero sicurezza Michele Bertini e il presidente dell’Associazione amici delle forze di polizia Stefano Piazza . Sollecitati dal giornalista Marco Bazzi, gli ospiti si sono subito detti concordi su un aspetto: di fronte alla velocità con la quale evolve il crimine, il diritto svizzero non riesce a tenere il passo. «Nel nostro Paese la pericolosità della mafia risiede nel suo essere silenziosa – ha detto Rezzonico – non spara in strada e non mette le bombe, ma i segnali della sua presenza ci sono e non dobbiamo stare tranquilli. Tutti abbiamo visto almeno una volta un telefilm dove si parla di mafia. Ecco, la verità è che non sono solo lontane finzioni, ma è una realtà che esiste anche qui e occorre restare vigili per evitare che si trasformi in un sisma». Già perché come spiegato da Piazza, più che un obiettivo il nostro Paese rappresenta «un luogo interessante dove costruire alleanze e indottrinare dei militanti. Potremmo dire che il Ticino e la Svizzera sono un ‘‘hub’’ dove scambiarsi favori e informazioni. Non dove compiere atti violenti».

Nella lotta per contrastare questo tipo di criminalità però, agli inquirenti manca un prezioso alleato: la legge svizzera non contempla infatti il reato di associazione mafiosa, ma solo quello di organizzazione criminale, punibile al massimo con cinque anni di carcere. «È una pena troppo leggera – ha dichiarato la procuratrice federale – e in generale le normative federali in questo campo non facilitano certo le inchieste». Dello stesso parere Gobbi che ha rimarcato come «c’è un problema di percezione nella politica d’oltralpe che, essendo meno toccata da questi fenomeni, ha una sensibilità diversa. Diciamo che a volte in Svizzera interna sono un po’ naif e forse tendono a vedere le infiltrazioni mafiose con occhi più romantici perché legati ai luoghi delle vacanze. Mentre in Ticino, la nostra vicinanza con l’Italia ci ha portati ad avere una maggior presa di coscienza e a renderci forse un po’ più scafati». Una mancata percezione che Bertini non ha esitato a definire «letale per il cittadino che magari si rende conto dell’emergere di queste situazioni ma che poi, nella vita quotidiana, vede le istituzioni rispondere e sanzionare solo quando si prende un radar».

Riciclaggio virtuale
Ma a preoccupare i relatori è anche un altro fenomeno emergente: le criptovalute. Una moneta digitale che «risulta di grande interesse per chi vuole finanziare le infiltrazioni terroristiche, soprattutto se islamiche – ha spiegato Piazza – questo perché i bitcoin sono difficilmente tracciabili e quindi rappresentano un terreno fertile per questo tipo di transazioni. Mentre le organizzazioni come la ’ndangheta rimangono ancora legate ai contanti, i gruppi islamisti approfittano maggiormente di questo nuovo strumento». Ma anche qui, il terreno su cui sono chiamate ad agire le forze dell’ordine è impervio: «Da un lato c’è chi rivendica maggiore libertà economica e magari di poter pagare le imposte con i bitcoin – ha commentato Rezzonico – dall’altro, c’è il rischio di aprire una nuova strada a queste forme di criminalità».

«Occorre un gioco di squadra»
Che si incontrino sul web o in qualche locale nascosto, per controbattere i gruppi criminali Bertini non ha dubbi: occorre scendere in campo con un’azione ad ampio raggio. «Non è mettendo dei piloni di cemento alle entrate delle città che si lotta contro il terrorismo – ha detto – piuttosto, è l’insieme di diversi fattori che può fare la differenza. Dalla collaborazione tra le diverse forze dell’ordine a livello comunale, cantonale e federale passando poi per il controllo abitanti o le politiche d’alloggio. Evitando così che si creino quartieri dimenticati da Dio dove si sviluppa la criminalità». In tal senso, sollecitato da Bazzi sull’arrivo di malintenzionati che si celano sotto false attività professionali, Gobbi ha riconosciuto che «è un rischio possibile. Ma è anche per questo che ogni tanto la politica svizzera in materia di permessi è così restrittiva. Non ho problemi a dirlo: forse di fronte ad una risposta negativa qualche azienda si arrabbierà, ma qui la posta in gioco è ben più alta perché stiamo parlando di tutelare i cittadini da ospiti a dir poco indesiderati».

Aprire un’azienda con un clic

Aprire un’azienda con un clic

Pensata per ridurre gli oneri amministrativi, la piattaforma federale «EasyGov» da alcune settimane di aprire un’azienda con pochi clic – Frida Andreotti, Divisione giustizia (TI): «Necessario un adeguamento organizzativo».

Costituire imprese (individuali, a società a garanzia, di società anonime, ecc.) e sbrigare una serie di procedure amministrative con pochi clic di mouse. No, non è fantascienza, ma è quanto offerto dal portale internet “EasyGov ” gestito e lanciato lo scorso novembre dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) per «sostenere le imprese svizzere, semplificando le procedure amministrative, rendendole veloci e altamente efficienti». “EasyGov ” nel concreto permette di costituire una nuova impresa e al tempo stesso di iscriverla al registro di commercio, alla cassa di compensazione AVS, all’ufficio IVA e alla compagnia d’assicurazione contro gli infortuni. Dal canto loro le imprese già avviate possono sbrigare formalità amministrative, come una richiesta di proroga per l’IVA o dei cambiamenti nel registro di commercio. Al momento della presentazione del portale, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, ha pronunciato queste parole: «Il fatto di dover richiedere autorizzazioni e compilare moduli presso diversi sportelli amministrativi rappresenta un enorme dispendio di tempo, costi e personale. Le aziende non dovrebbero investire energie e risorse nelle pratiche burocratiche, bensì nei loro prodotti e servizi». Ogni anno nel nostro Paese vengono create, lo ricordiamo, circa 40mila nuove aziende, mentre sono circa 4mila quelle che falliscono. Tutto bene, dunque? A giudicare dal numero di imprese, circa 2.200, che al 23 dicembre erano registrate su questo sportello, apparentemente sì. Tradotto: è possibile sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione, semplificando gli scambi tra imprese e autorità. Nel contempo, però ci chiediamo, si mantiene anche la coordinazione tra tutte le autorità di sorveglianza preposte contro eventuali abusi? Per contrastare il fenomeno delle cosiddette “società bucalettere” proprio recentemente i consiglieri di Stato Norman Gobbi per il Ticino e Christian Rathgeb per i Grigioni si sono detti concordi sull’esigenza d’inasprire leggi e controlli in materia. Anche perché all’Ufficio del registro di commercio ticinese pervengono quotidianamente numerose segnalazioni – sia da parte di cittadini che da Uffici amministrativi pubblici – relative a società iscritte che non possiedono un valido recapito oppure non sono più attive, tanto che si stima che queste siano in media un numero da 1.200 a 1.500 casi per anno. E nello stesso tempo c’è stato un fuggi fuggi di queste società dal Ticino ai Grigioni. Abbiamo girato la domanda alla direttrice della Divisione della giustizia del Canton Ticino, Frida Andreotti. «Il nuovo sportello online per le imprese EasyGov.swiss è un progetto strategico di e-government della Confederazione volto a ridurre l’onere amministrativo per le imprese – ci dice – In estrema sintesi, si tratta di una modalità adeguata alle nuove tecnologie con la quale, tramite singoli servizi elettronici – come ad esempio le iscrizioni a registro di commercio –, verranno agevolate le procedure amministrative. In quest’ottica, non è un progetto direttamente correlato alla lotta agli abusi in questo settore, visto che mira piuttosto a migliorare le condizioni quadro per le imprese n e l l’accesso al mercato del nostro Paese».

È possibile sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione e nel contempo mantenere la coordinazione tra tutte le autorità di sorveglianza preposte contro eventuali abusi? In termini generali, le nuove tecnologie offrono la possibilità di migliorare lo scambio di informazioni tra le istituzioni e gli attori interessati, in primo luogo i cittadini e le imprese, oltre che tra le autorità stesse. In questo senso, l’intro duzione di nuovi applicativi informatici persegue sempre l’obiettivo di accrescere la qualità del servizio fornito, così come l’efficienza e l’effi – cacia dell’attività svolta. Un obiettivo che deve essere comunque accompagnato da un adeguamento anche dal punto di vista organizzativo, in modo da adattare la struttura di un determinato ufficio alle nuove modalità e processi lavorativi. Un principio che è trasversale nei vari settori e che permette infine anche di rafforzare il coordinamento tra le diverse autorità.

Com’è valutata in generale dall’Ufficio del registro di commercio il nuovo sportello online per le imprese EasyGov.swiss? Come detto, in generale le nuove tecnologie concorrono a semplificare le procedure amministrative. Per quanto concerne il nuovo sportello online, quest’ultimo necessita ancora del tempo affinché si possa valutarne l’impatto, in particolare sull’attività dell’Ufficio del registro di commercio.

Rinnovo del mandato alla Pretore supplente di Leventina

Rinnovo del mandato alla Pretore supplente di Leventina

A partire dalla fine del mese di dicembre la Pretura del Distretto di Leventina riprenderà ad essere diretta dalla Pretore titolare Sonia Giamboni, congiuntamente alla Pretore supplente Elettra Orsetta Bernasconi Matti. L’avvocato Elisa Bianchi Roth terminerà quindi la sua attività di Pretore supplente.

L’avvocato Bernasconi Matti, unitamente all’avvocato Elisa Bianchi Roth, sono state designate dal Consiglio di Stato nell’ottobre del 2016, Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Leventina nella misura del 50% ciascuna, in sostituzione della Pretore titolare Sonia Giamboni, assente per un congedo maternità. Il mandato assegnato loro è stato ripartito in base alle rispettive competenze, ovverosia l’avvocato Bianchi Roth con sede presso la Pretura civile di Faido e l’avvocato Bernasconi Matti presso la Pretura penale a Bellinzona.

La Pretore titolare Sonia Giamboni rientrerà in funzione a tempo parziale presso la Pretura civile di Faido a fine dicembre. A fronte della decisione del Consiglio della Magistratura di concederle un congedo non pagato nella misura del 50%, il Governo ha quindi proceduto a rinnovare il mandato quale Pretore supplente del Distretto di Leventina all’avvocato Bernasconi Matti con un grado di occupazione a metà tempo fino alla fine del mese di dicembre del 2018. Quest’ultima continuerà quindi la propria attività giudicante presso la Pretura penale.

Il Governo tiene a ringraziare sentitamente l’avvocato Elisa Bianchi Roth per il lavoro svolto con professionalità, impegno e serietà presso la Pretura di Leventina, rimarcando altresì come questa prima esperienza di condivisione di una carica giudiziaria, che ha comportato lo svolgimento a tempo parziale di una funzione giudiziaria, sia risultata positiva sotto vari aspetti. Un tema che verrà approfondito e discusso nel corso del prossimo anno da parte della Divisione della giustizia, nell’ottica di una maggior flessibilità in termini di tempo di lavoro dei Magistrati.

Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Maggiore sinergia e nuova struttura fra Ministero pubblico e Polizia cantonale nell’ambito della comunicazione sui fatti giudiziari: Giovanni Mariconda è il nuovo addetto stampa del Ministero pubblico.

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Giovanni Mariconda (39 anni, laureato in scienze della comunicazione e attualmente capo edizione e caporedattore delle cronache regionali, della cronaca nera e giudiziaria del Corriere del Ticino) quale nuovo addetto stampa del Ministero Pubblico, e opererà in seno al Servizio Comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale. Egli curerà in modo specifico i contatti con i media del Ministero Pubblico, nell’ottica di fornire una continuità al lavoro svolto sino ad oggi da Saverio Snider che il prossimo mese d’aprile andrà in pensione.

Nel corso degli anni Ministero pubblico e Polizia cantonale hanno vissuto diverse riforme nel loro assetto e nella loro struttura. Anche gli aspetti legati alla comunicazione, che assumono una sempre maggiore importanza, non sono immuni da un necessario adeguamento. Infatti, l’operato dell’apparato della Giustizia, in particolare Magistratura inquirente e Polizia cantonale, è sempre più sotto i riflettori mediatici, in un mondo dove l’informazione circola a ritmi ormai divenuti frenetici. Per rispondere in modo adeguato alle esigenze di disponibilità, tempestività e continuità del flusso d’informazione e per assicurare un punto di riferimento sia ai media sia ai cittadini, sulla base di un’intenzione comune del Procuratore Generale John Noseda e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, è stata decisa la creazione di questo nuovo assetto del Servizio comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale, che nella fattispecie operativa, costituisce pure una prima a livello svizzero.

La scelta relativa all’addetto stampa del Ministero pubblico è caduta su un giornalista, laureato in scienze della comunicazione, di provata esperienza anche nell’ambito specifico della cronaca giudiziaria: egli, grazie alle sue sicure competenze, potrà offrire un contributo significativo e costruttivo alla giusta attenzione che si deve dare ad un settore per molti versi assai delicato e in continua evoluzione e trasformazione.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Saverio Snider, attivo al Ministero dal 2011 quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale, per il lavoro svolto in questi anni con dedizione e sensibilità. Al neo assunto addetto stampa del Ministero pubblico Giovanni Mariconda il Governo formula i migliori auguri per la nuova e stimolante sfida professionale che lo attende.