Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Dal Mattino della domenica | La magistratura deve evolvere con la società, ottimizzando i propri mezzi

L’organizzazione della giustizia ticinese è salita diverse volte agli onori della cronaca cantonale durante quest’anno.

Se ne è parlato a inizio maggio, quando è stato pubblicato il concorso per la ricerca di un successore al procuratore generale John Noseda che dalla fine di giugno 2018 beneficerà della pensione. Se n’è parlato anche a inizio dello scorso mese, quando i media hanno ipotizzato il futuro sito per risolvere la difficile situazione logistica del Palazzo della giustizia, traslocando gli attuali spazi di via Pretorio in un nuovo edificio.

Che si parli di persone, di spazi o di strumenti, è sempre importante domandarsi come si possa davvero garantire in maniera ottimale il funzionamento del terzo potere, sempre tenendo conto dell’impegno dello Stato verso il cittadino. Garantire quindi che i soldi pubblici siano, anche in questo caso, utilizzati nel migliore dei modi, che non siano perciò sperperati, ma nemmeno che si risparmi laddove è invece necessario un impegno maggiore di risorse.

Qualche giorno fa abbiamo presentato, con il Consiglio di Stato, il preventivo 2018. Un anno che, dopo molti, è positivo: questo grazie agli sforzi fatti per contenere le spese. L’ambito della Magistratura è stato preservato, salvo l’unica misura che ha richiesto la diminuzione di un’unità dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Misura che il popolo ha ritenuto ammissibile.

Quello della giustizia è un ambito in continua evoluzione, che va di pari passo con la nostra società: una maggiore complessità nei reati che sfruttano le nuove tecnologie, implicazioni sempre più internazionali. In Ticino la giustizia funziona bene, lo indica annualmente il Consiglio della Magistratura, ma ne sono coscienti pure gli addetti ai lavori che si potrebbe operare ancor più efficientemente ed efficacemente nel lavoro di inchiesta, come di giudizio, grazie a nuovi strumenti – legislativi, tecnologici – e risorse adeguate – umane e non.

Proprio in questo senso stiamo portando avanti anche dei progetti informatici per agevolare il lavoro delle autorità giudiziarie, come l’introduzione degli eDossier, ovvero una digitalizzazione degli incarti cartacei. Un impulso verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa che viene dal Tribunale federale e che il Ticino ha deciso di aderire.

Come spesso tengo a ricordare, sono però prima di tutto le persone e le loro predisposizioni caratteriali che fanno la differenza, ed è per questo che anche nella scelta del futuro procuratore generale sarà importante trovare la risorsa giusta, competente professionalmente, ma anche con delle specifiche attitudini richieste da questa importante funzione giudiziaria.

La sfida principale nei prossimi anni sarà quella di mostrare di aver sfruttato appieno le risorse a disposizione, ed eventualmente adeguare e aumentare le stesse, laddove giustificato, ma sempre nel rispetto dei cittadini che chiedono allo Stato efficienza ed efficacia nei suoi investimenti. Ed è questo l’obiettivo del progetto Giustizia 2018, uno “screening” di tutto l’apparato giudiziario che permetta di rivelarne la salute, e gli eventuali punti laddove è possibile apportare delle migliorie, per dotare il nostro Cantone di una Giustizia moderna, efficace ed efficiente.

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il 22 settembre 2017 ha avuto luogo a Friburgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono quattro i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo:
Johnny Cibelli, Davide D’Elia, Angie Sarina e Nenad Vucetik.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie
cantonali il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi e il collaboratore alla
formazione Valentino Luccini.

Nelle strutture di privazione di libertà gli agenti di custodia rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato a garanzia della sicurezza della società.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.

‘Una legge ad hoc, ecco perché’

‘Una legge ad hoc, ecco perché’

Da laRegione | Andreotti: il progetto di normativa? Spero in primavera. Proporremo pure l’uso del bracciale elettronico.

Quello giunto di recente dal Gran Consiglio, osserva dal Dipartimento istituzioni la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, «è un segnale politicamente molto importante: siamo insomma sulla giusta strada». La strada che nelle intenzioni del Dipartimento diretto dal leghista Norman Gobbi dovrebbe portare al varo di una legge cantonale sulla violenza domestica. Una normativa ad hoc, alla quale sta lavorando da un mese la Divisione giustizia per cercare di contrastare un fenomeno che in Ticino ha assunto dimensioni preoccupanti. Il segnale cui allude Andreotti sono le parole che chiudono il rapporto di Gianrico Corti sottoscritto mercoledì scorso dalla Commissione della legislazione, ovvero l’invito al governo “a proseguire con determinazione” nel “cammino” verso una normativa specifica. La richiesta è chiara ed è contenuta nel documento redatto dal deputato socialista favorevole alla modifica, suggerita dal Consiglio di Stato, della Legge sulla polizia per semplificare la procedura di allontanamento dal domicilio di autori e autrici di violenza (il provvedimento ordinato dall’ufficiale della Polcantonale non necessiterà più della convalida del pretore, il quale interverrà solo in caso di contestazione).

Frida Andreotti, il parlamento vi sollecita ad andare avanti: a che punto siete con l’allestimento del progetto di legge sulla violenza domestica?

Il 13 luglio, alla luce anche dei tragici episodi accaduti nei giorni precedenti, abbiamo scritto, come Dipartimento, alla Commissione permanente in materia di violenza domestica – istituita nel 2008 dal Consiglio di Stato, del quale è organo consultivo – informandola di ciò che sul piano normativo e su quello operativo intendiamo fare, nel limite ovviamente delle competenze cantonali, per arginare questa piaga e chiedendole di collaborare nella ricerca di appropriate soluzioni. Fra le misure da noi prospettate figura appunto una legge ad hoc. Nelle prossime settimane sottoporremo alla Commissione permanente, per il tramite della sua presidente, l’avvocato Marilena Fontaine, alcune nostre proposte concrete per dare dei contenuti a questa normativa. Saranno anche il frutto dell’analisi che la Divisione giustizia sta facendo degli strumenti attualmente a disposizione in Ticino e dei contatti che ho avuto e avrò fra gli altri con il Delegato cantonale per l’integrazione degli stranieri Attilio Cometta e con la neo Delegata per le pari opportunità Rachele Santoro.

Quanto a proposte concrete, il granconsigliere del Plr Giorgio Galusero ne ha avanzata una con una mozione: imporre agli autori di violenza domestica l’utilizzo del braccialetto elettronico…

Siamo d’accordo, perlomeno come Dipartimento delle istituzioni. Tant’è che abbiamo già ventilato alla Commissione permanente la possibilità di ricorrere a questo strumento, che potrebbe rivelarsi efficace nella prevenzione della recidiva anche nella violenza domestica. Nel cosiddetto Electronic Monitoring il Ticino vanta peraltro un’esperienza pluriennale con esiti soddisfacenti. L’uso del braccialetto elettronico con Gps sarà disciplinato dalla nuova legge. Faccio poi presente che la ditta giurassiana che fornisce al nostro Cantone tali strumenti sta studiando un braccialetto elettronico pure per le vittime di violenza domestica, per una loro maggior protezione.

Oggi in Ticino gli autori di violenza domestica non sono obbligati a sottoporsi a un trattamento terapeutico. Dovrebbero esserlo?

È una questione che discuterò con il capo del Dipartimento e con gli addetti ai lavori, come Luisella Demartini, direttrice dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Il trattamento dovrebbe essere obbligatorio per tutti o solo per le persone che presentano un alto rischio di recidiva o che già sono recidive? Di certo è un aspetto che andrà regolamentato dalla prevista legge. Bisognerà poi riflettere sull’opportunità di introdurre anche nel nostro cantone un registro degli autori di violenza domestica condannati.

Quanto tempo ci vorrà per imbastire il progetto di legge?

Conto di trasmetterlo la prossima primavera alla Direzione del Dipartimento, che sul progetto avvierà una consultazione prima di portarlo in Consiglio di Stato. Una legge ad hoc – un atto dovuto, ritengo, per le vittime – permetterebbe inoltre di coordinare al meglio i vari attori, istituzionali e non, che si occupano di reprimere e, soprattutto, di prevenire la violenza domestica.

(Articolo di Andrea Manna)

La violenza domestica è una questione pubblica

La violenza domestica è una questione pubblica

Dal Mattino della domenica | Cresce il numero di interventi in Ticino per liti tra le mura di casa

Nelle scorse settimane si è parlato purtroppo ancora di violenza domestica, terminata con il peggiore dei drammi. E si tratta di due eventi in poche settimane. Uno ad Ascona, una donna macedone freddata in un autosilo. Un altro a Bellinzona, una donna eritrea che cade dal sesto piano di un palazzo. Entrambi sono il risultato di una lite domestica. Il colpevole in un caso, e il presunto nell’altra, fanno parte della famiglia. Due mariti che hanno dato fine alla vita della propria moglie.

Sono due – e a poca distanza l’uno dall’altro – i casi di cronaca che mi fanno ripensare a una situazione preoccupante. Le statistiche di violenza domestica non sono rassicuranti: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, in questi primi sei del 2017 sono 529. 130 in più. Anche il numero di persone che hanno avuto bisogno di cure mediche è aumentato: da cinquantacinque nei primi sei mesi del 2016 a settantasei nel 2017. Anche le morti in ambito domestico, purtroppo, seguono la stessa tendenza: due nel 2014, una nel 2015, nessuna nel 2016 e infine già due quest’anno.

Maggiore apertura o problema “d’importazione”?

Da una parte questo ci fa pensare che le vittime o i testimoni di una violenza si aprono di più con la nostra polizia. Posso pensare che lo si faccia con una maggior coscienza del fatto che la polizia c’è, che i nostri agenti sono pronti a dare una risposta tempestiva alla richiesta di aiuto e che, in un momento di necessità, ci sarà un intervento che potrà dare sicurezza e protezione.

D’altra parte, però, è un numero che mi preoccupa. Mi preoccupa perché, anche se per ora a questo aumento non è data spiegazione, è una realtà che forse non ci appartiene così tanto, che non sentiamo nostra. Anche perché nel 69% dei casi di violenza domestica, statistiche alla mano, è coinvolto un cittadino straniero. Per di più, nel 31% dei casi lo sono entrambi i partner, come nei casi che hanno portato alla morte di due donne nelle ultime settimane. Si tratta di una “aggressività d’importazione”, che aumenta con l’aumento della popolazione non indigena sul nostro territorio? In ogni caso, è una situazione che non dobbiamo perdere di vista. Ma soprattutto, non dobbiamo, mai e poi mai, abituarci a certi episodi di violenza.

In attesa del Parlamento

Proprio qualche mese fa con il Consiglio di Stato, su proposta del mio Dipartimento, abbiamo avanzato delle proposte per accrescere la sicurezza delle persone coinvolte in episodi di violenza domestica. Il messaggio governativo chiede una modifica della Legge sulla polizia (LPol) per fare in modo che sia l’ufficiale di polizia a decidere l’allontanamento di una persona dal suo domicilio o il divieto di frequentare determinati luoghi, senza coinvolgere sistematicamente il pretore nella decisione, diminuendo in questo modo la burocrazia. Oltre a ciò, vi è anche la proposta di trasmettere automaticamente la decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica. Il messaggio è stato approvato a fine marzo: ora la parola è passata al Gran Consiglio, che spero si interesserà del tema al più presto.

Nuove proposte dal DI

La sicurezza di tutti i cittadini rimane sempre al centro del lavoro che stiamo svolgendo, con il mio Dipartimento, da anni. E ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico, con la Divisione della giustizia abbiamo elaborato ulteriori proposte che proprio questa settimana abbiamo inoltrato alla Commissione permanente in materia di violenza domestica. Due proposte che si potrebbero aggiungere alla modifica della LPol.

La prima consiste nell’utilizzare la sorveglianza elettronica come forma di prevenzione per evitare la recidiva. Il Ticino ha infatti già sviluppato un’ottima esperienza nell’utilizzo di questo strumento in altri ambiti, essendo un Cantone pilota per il progetto nazionale di sorveglianza elettronica. Con la seconda proposta vogliamo invece affrontare in profondità tutte le sfaccettature che compongono la violenza domestica: abbiamo infatti proposto alla Commissione di valutare la possibilità di introdurre una legge specifica al riguardo, come già succede in altri Cantoni.

La violenza domestica non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società. È un fattore che rischia di sgretolarne la coesione. La collettività deve quindi reagire, e questo anche a tutela della sicurezza pubblica. Le istituzioni fanno la loro parte nell’essere presenti e fare il possibile per evitare che questa situazione degeneri, ma anche i cittadini sono chiamati a fare la propria parte, denunciando situazioni che potrebbero portare a un’escalation di violenza preoccupante. Non stiamo quindi a guardare, ma agiamo!

Giustizia – Gli uffici di periferia non chiudono

Giustizia – Gli uffici di periferia non chiudono

Dal Corriere del Ticino | Riorganizzati i settori Registri fondiari ed Esecuzione e fallimenti – Si risparmieranno 2 milioni

Gli uffici periferici dei settori Registri fondiari ed Esecuzione e fallimenti resteranno aperti. È quanto ha dichiarato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi nel corso della presentazione della riorganizzazione della Divisione della giustizia. Un cambio di rotta rispetto a quanto proposto nell’aprile 2016 nell’ambito della manovra di rientro e che, come ha precisato il consigliere di Stato, «rappresenta una risposta politica a quanto richiesto dai Comuni di queste regioni».

Una volta a regime, la riorganizzazione presentata ieri consentirà allo Stato di risparmiare quasi 2 milioni di franchi ma, come evidenziato da Gobbi, il nuovo assetto non mira unicamente ad «ottimizzare le risorse. Bensì anche a valorizzare le regioni di periferia dove verranno sì mantenuti dei servizi di prossimità, ma adeguati alle mutate esigenze dei cittadini». A Biasca, Cevio, Faido ed Acquarossa gli sportelli rimarranno dunque aperti, seppur in maniera parziale come esposto dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti . «Verosimilmente gli uffici resteranno aperti due o tre giorni a settimana», ha detto Andreotti che ha poi fornito qualche cifra per evidenziare l’importanza dei due settori. «Gli uffici dei Registri e delle Esecuzioni e fallimenti contano quasi 160 collaboratori e se poniamo il focus sul settore dei Registri si nota come, in termini di introiti, questo rappresenti il quarto settore di entrate dell’Amministrazione cantonale. Da qui l’interesse di avere, accanto alla qualità del servizio offerto al cittadino, anche un’accresciuta efficienza».

Maggior efficienza ed efficacia che si traduce inoltre nella «costituzione per entrambi i settori di una Sezione, che permetterà di migliorare la conduzione da parte della Divisione della giustizia». Ma non solo. Tra le novità esposte ieri spicca anche la proposta di «creare, a partire dal 1. gennaio 2018, un’unica autorità di prima istanza LAFE». La legge federale prevede infatti dei limiti per l’acquisto di fondi da parte di stranieri. Richieste queste che oggi vengono analizzate dalle otto autorità di prima istanza presenti sul territorio. Per «assicurare un’uniformità di prassi e una migliore utilizzazione delle risorse umane», le Istituzioni propongono di «costituire un’autorità unica per tutto il Cantone, presieduta da un funzionario cantonale nominato dal Governo e da quattro commissioni che riflettono le diverse zone del territorio», ha spiegato Andreotti. Una riorganizzazione che «permetterà di aumentare la capacità di apprezzamento – ha dichiarato Gobbi – perdendo quell’aspetto politico che non sempre portava delle competenze». Una simile riorganizzazione era stata bocciata qualche anno fa dal Gran Consiglio ma oggi il progetto, come evidenziato da Andreotti, «gode del sostegno dei diversi attori coinvolti – dall’Ordine dei notai alla CATEF – e dovrebbe quindi superare l’esame del Parlamento». Licenziati i messaggi, la palla passa ora nel campo del Legislativo.

Il Dipartimento delle istituzioni presenta le riorganizzazioni della Divisione della giustizia

Il Dipartimento delle istituzioni presenta le riorganizzazioni della Divisione della giustizia

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Cartella stampahttp://www4.ti.ch/index.php?id=68295&idCartella=157711

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato stamane le riorganizzazioni in atto nella Divisione della giustizia. Queste ultime concernono i Settori Registri ed Esecuzione e fallimenti. Per entrambi i settori è prevista la costituzione di una Sezione, che consentirà di migliorare la conduzione degli stessi, accrescendo l’efficienza e l’efficacia delle attività svolte e la qualità del servizio fornito al cittadino. Con la nuova struttura si conferma il mantenimento di tutti gli attuali Uffici, compresi quelli periferici, che saranno caratterizzati da un’apertura parziale. Una risposta concreta alle preoccupazioni sollevate da queste regioni, che s’inserisce nella politica di rafforzamento delle zone periferiche portata avanti negli ultimi anni dal Dipartimento delle istituzioni.

Nella seduta settimanale, il Governo ha licenziato i messaggi inerenti alle riorganizzazioni, che saranno ora al vaglio del Parlamento. Per quanto concerne il Settore Registri, alla Sezione saranno subordinati gli Uffici dei registri del Sopraceneri e del Sottoceneri, l’Ufficio del Registro di commercio, l’Ufficio del registro fondiario federale, nonché la costituenda Autorità cantonale di prima istanza unica nel settore della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). Un’organizzazione condivisa con i vari attori coinvolti in quest’ultimo ambito in particolare (Ordine dei notai, Associazione svizzera dell’economia immobiliare, Camera dell’economia fondiaria, Federazione ticinese delle Associazioni dei fiduciari) che permetterà di riorganizzare l’attività degli Uffici dei registri, accrescendone l’efficienza e l’efficacia.

Per quanto riguarda il Settore Esecuzione e fallimenti, la riorganizzazione segue quelle già in atto all’interno dell’Ufficio di esecuzione, all’interno del quale sono già stati istituiti i Centri di competenza cantonali siti a Faido, ovverosia il Contact center e il recentemente costituito Centro cantonale per i precetti esecutivi, la cui concretizzazione è stata resa possibile dall’introduzione di un nuovo e performante applicativo informatico. Anche in questo caso verrà istituita una Sezione che comprenderà pure l’Ufficio dei fallimenti e che rafforzerà la conduzione generale del settore, migliorando ulteriormente la qualità del servizio fornito alla
cittadinanza.

Le riorganizzazioni della Divisione della giustizia s’inseriscono coerentemente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali varata dal Consiglio di Stato e approvata dal Gran Consiglio nel corso del 2016, che mira a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019. A tendere, le riorganizzazioni in questione si tradurranno in un risparmio annuale pari a circa 2 milioni di franchi, portando quindi un beneficio significativo in termini finanziari.

Tramite queste riorganizzazioni, il Consiglio di Stato ha fatto sua la volontà del Dipartimento delle istituzioni di continuare a garantire i servizi assicurati dagli Uffici periferici dei due settori, adeguandoli all’evoluzione della nostra società, prevedendo un’apertura parziale e un servizio di sportello su appuntamento. Una risposta politica alle preoccupazioni sollevate sia dai Comuni delle regioni periferiche che in sede parlamentare. Una soluzione che consente di trovare un compromesso tra le necessità organizzative del Dipartimento e quelle legate alla presenza delle Istituzioni in questi territori da parte dei Comuni.

Questa decisione segue la politica di valorizzazione delle zone periferiche intrapresa in particolare dal Dipartimento delle istituzioni negli ultimi anni, come dimostra la
delocalizzazione di alcuni servizi pubblici quali l’Ufficio del Registro di commercio – trasferitosi da Lugano a Biasca – e la creazione a Faido dei Centri di competenza cantonali del settore esecutivo con 15 posti di lavoro. Una politica che il Dipartimento delle istituzioni intende continuare a promuovere.

Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha deciso il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo a fine 2016 aveva portato all’attenzione del Governo una richiesta di aumento degli effettivi per far fronte all’importante crescita degli incarti registrata negli ultimi anni. Una richiesta preavvisata favorevolmente dal Consiglio della Magistratura. All’Autorità giudiziaria interessata verranno attribuiti due Vicecancellieri supplementari a tempo pieno fino a fine 2018; nel contempo, verrà monitorata l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare l’evoluzione della sua attività connessa con le esigenze future.

A fine 2016, il Tribunale penale cantonale aveva postulato un potenziamento di quattro Vicencancellieri a tempo pieno, visto il carico di lavoro notevolmente aumentato negli ultimi anni. Una situazione preoccupante, considerate le implicazioni sull’operatività dell’Autorità giudiziaria e in ultima analisi sulla garanzia del principio di celerità, fondamentale per una giustizia efficiente, efficace e vicina alle esigenze del cittadino. In data 15 maggio 2017 il Consiglio della Magistratura ha preavvisato favorevolmente la richiesta di potenziamento del Tribunale penale cantonale.

Il Consiglio di Stato ha analizzato la richiesta dell’Ufficio giudiziario, contestualizzandola nel quadro generale dell’Amministrazione cantonale, in particolare della situazione complessiva delle finanze cantonali. Una situazione per la quale il Governo ha varato un’importante manovra di risanamento, tesa a perseguire il pareggio di bilancio entro il 2019. In quest’ottica, il Consiglio di Stato, sentiti anche i rappresentanti del Tribunale di appello e del Tribunale penale cantonale, così come nuovamente il Consiglio della Magistratura, ha deciso di optare per un potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale nella misura di due Vicecancellieri a tempo pieno. Ciò tenuto conto di come il Tribunale di appello stia valutando ulteriori soluzioni interne a livello di personale, volte a supportare il Tribunale penale cantonale. Una decisione che tiene conto sia delle necessità dell’Ufficio giudiziario sia degli obiettivi finanziari stabiliti dal Governo e approvati dal Parlamento.

I due Vicecancellieri supplementari rimarranno in funzione fino al termine del 2018. Nel frattempo, il Governo, d’intesa con il Consiglio della Magistratura, continuerà a monitorare l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare le prospettive future e segnatamente le esigenze a livello di organico. Tali riflessioni verranno estese a tutte le Autorità che compongono la cosiddetta “catena penale”, le quali negli ultimi anni hanno conosciuto un aumento generalizzato degli incarti.

La rapida risposta del Consiglio di Stato alle sollecitazioni del Potere giudiziario è stata resa possibile dai contatti intrattenuti dal Dipartimento delle istituzioni con i rappresentanti della Magistratura; rapporti consolidatisi negli ultimi tempi anche grazie all’istituzione di incontri regolari tra i rappresentanti dei due poteri dello Stato. Un dialogo accresciuto e rafforzato che, nel caso puntuale del Tribunale penale cantonale, ha permesso di trovare una soluzione in tempi brevi che andrà infine a beneficio della Giustizia ticinese e della cittadinanza tutta.

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, allestito dal Dipartimento delle istituzioni, relativo all’adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio federale, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018. Un adeguamento che avrà un impatto sull’attività sia di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale – in particolare riferiti al settore esecuzione pene e misure del Dipartimento delle istituzioni – sia di talune Autorità giudiziarie del settore penale. In questo senso, il Governo ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad avviare una procedura di consultazione che coinvolga la Magistratura. Una decisione che s’inserisce nell’accresciuto dialogo tra Potere esecutivo e Potere giudiziario, voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha di recente istituito degli incontri regolari tra i rappresentanti di questi due poteri dello Stato.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale
dell’ordinamento delle sanzioni penali (Titolo quarto del Codice penale svizzero), volta ad accrescere l’efficacia del diritto penale. Una riforma richiesta sia dalla popolazione che dalle autorità del perseguimento penale, in merito alla quale il Consiglio federale ha fissato al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore.

I punti principali della revisione del Codice penale svizzero sono i seguenti:

  • ripristino delle pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni), con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere;
  • eliminazione della sospensione condizionale e della sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria;
  • reintroduzione del lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante;
  • introduzione della sorveglianza elettronica del condannato quale forma di esecuzione (cosiddetto Electronic Monitoring);
  • reintroduzione dell’istituto giuridico dell’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero;
  • rinuncia all’esecuzione per giorni (o giorni separati);
  • chiarimento dell’esecuzione delle misure riguardo all’autorizzazione delle forme di regime penitenziario aperto;
  • aumento da 22 a 25 anni dell’età massima per l’applicazione delle misure del diritto penale minorile.

I Cantoni hanno dovuto adoperarsi alfine di adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è membro a titolo parziale, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi allestito un progetto di messaggio di adeguamento della legislazione cantonale, che prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti, che avranno un impatto sull’attività di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni e sull’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Presso quest’ultima autorità giudiziaria, è stata altresì proposta la facoltà di attribuzione da parte del Presidente dell’Ufficio di una serie di competenze decisionali di carattere prettamente amministrativo ai funzionari giuristi ivi operanti, così da sgravare l’onere lavorativo dei magistrati. Il progetto di messaggio prevede inoltre la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di massimo due anni, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, autorizzando il Dipartimento delle istituzioni a organizzare nel corso dell’estate una procedura di consultazione che coinvolga gli interessati.

Muss der Gotthard-Raser jetzt zu Hause in den Knast?

Da Blick.ch | Im Februar wurde Christian R. (42) im Tessin zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt. Lange wiegte sich der Stuttgarter in seiner Heimat in Sicherheit. Doch nun wirds brenzlig für den Hobby-Rennfahrer.

Eines muss man Norman Gobbi (40) lassen: Er fackelt nicht lange. Der Tessiner Staatsrat will den Gotthard-Raser hinter Gittern sehen. Und er zieht das durch. Mit Hochdruck wurde das Bundesamt für Justiz in Bern angewiesen, den deutschen Strassenrowdie auch in seiner Heimat jagen zu lassen.

Am 16. Juni ging das Ersuchen um Vollstreckung der Freiheitsstrafe an das Justizministerium von Baden-Württemberg und flatterte am Dienstag gegen 15 Uhr der Rechtshilfe-Abteilung in Strafsachen auf den Tisch. Nun müssen die Deutschen handeln!

Der Stuttgarter Christian R. (42) bretterte im Juli 2014 in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h über Schweizer Autobahnen und durch den Gotthardtunnel. Im Tessin hielt ihn die Polizei an und konfiszierte seinen Sportwagen. Dem deutschen Raser werden Gefährdung des Lebens und Strassenverkehrsdelikte in fünf Kantonen vorgeworfen. Ende Februar verurteilte ein Tessiner Gericht Christian R. zu 30 Monaten Haft. Zwölf davon müsste der Gotthard-Raser absitzen.

Das deutsche Justizministerium prüft jetzt den Fall
Bisher wiegte sich Christian R. in seiner Heimat in Sicherheit. Er ignorierte den Verhandlungstermin und drehte den Schweizern eine lange Nase. «Das Urteil interessiert mich nicht», sagte er zu BLICK. Jetzt wirds brenzlig, machen auch die Deutschen ernst? Muss er zu Hause in den Knast? «Das Justizministerium prüft den Fall», sagt Robin Schray (35), Pressesprecher des Ministeriums der Justiz Baden-Württemberg. Ein Rechtshilfeersuchen seitens der Schweiz, bei dem es um ein Verkehrsverstoss gehe, habe es seines Wissens noch nicht gegeben!

Gotthard-Raser wird nochmals gehört
So lange braucht Norman Gobbi Geduld. «Das Justizministerium reicht den Fall an die zuständige Staatsanwaltschaft weiter» sagt Schray, «diese leitet ein Verfahren ein und entscheidet über einen Antrag an eine Strafkammer des Landgerichts. Der Beschuldigte wird gehört, und es wird geprüft, ob er die Strafe absitzen muss.»
Würde das ausländische Urteil rechtskräftig, müsse das Landesjustizministerium eine Vollstreckungsübernahme bewilligen, so der Sprecher. Erst dann muss der Gotthard-Raser in eines der 17 Gefängnisse von Baden-Württemberg. «Die ganze Prozedur kann allerdings Monate dauern», sagt Schray.

Zeit genug für Christian R. das Weite zu suchen. Nicht in die Schweiz sicherlich. Dort hat der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi bereits ein Einreise- und Fahrverbot für den Gotthard-Raser erwirkt. Sollte er dennoch hier erwischt werden, würde er schnurstracks in den Knast wandern.

(Articolo di Myrte Müller: https://www.blick.ch/news/ausland/schweiz-hat-deutschland-gesuch-um-straf-vollstreckung-geschickt-muss-der-gotthard-raser-jetzt-zu-hause-in-den-knast-id6870186.html)

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Giustizia: efficienza attraverso dialogo e conduzione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017/18 |

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Stimati Giudice federale, Presidente del Tribunale di appello, Procuratore generale,
Stimati Professori,
Funzionari dell’Amministrazione cantonale,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

a nome del Consiglio di Stato, rivolgo un cordiale benvenuto a questo nostro annuale appuntamento che segna con l’ufficialità l’apertura del nuovo anno giudiziario 207/18.

L’anno che si sta per concludere è stato costellato da vari avvicendamenti in Magistratura che, come di consueto, vado a ricordare. A livello di giudicature di pace, il popolo ha eletto per il Circolo di Onsernone Bruno Gazza, per il Circolo di Mendrisio Giorgio Romano, per quello di Caneggio Romana Poncioni, per il Circolo di Magliasina Lavinia Sergi-Indemini, per il Circolo di Taverne Lara D’Alessio, per il Circolo di Onsernone Pietro Garbani Nerini e per il Circolo di Agno Chiara Lurati. Per le Preture, il Pretore Matteo Pedrotti ha assunto l’ottobre scorso la presidenza della Pretura di Lugano, subentrando al Pretore Francesco Trezzini. Tre sono stati i Pretori supplenti straordinari nominati nel corso dell’anno: Elisa Bianchi Roth ed Elettra Orsetta Bernasconi Matti in sostituzione della Pretore Sonia Giamboni e Matteo Salvadè in sostituzione del Pretore Enrico Pusterla. L’agosto scorso, ha quindi assunto la Presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi il giudice Maurizio Albisetti subentrando a Edy Meli. All’interno del Ministero pubblico è stata nominata quale procuratrice supplente straordinaria Cinzia Luzzi in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz e nei giorni scorsi, il Parlamento ha nominato neo procuratrice pubblica Anna Fumagalli in sostituzione di Nicola Corti. Nei prossimi mesi sarà la volta di sostituire la procuratrice pubblica Roberta Arnold. Infine, in quest’anno giudiziario ha preso avvio il rinnovo delle cariche, con l’elezione per il periodo 2017-2027 del Tribunale di espropriazione, sempre presieduto dalla giudice Margherita De Morpurgo e quindi dell’elezione del Consiglio della Magistratura per il periodo 2017-2022, presieduto dal giudice Werner Walser.

Tanti gli avvicendamenti, giustificati da svariati motivi, che rappresentano per i neo eletti una nuova sfida da raccogliere e affrontare. A tutti, formulo i miei auguri per un lavoro proficuo ed efficiente.
Un pensiero di riconoscenza vada anche ai giudici Marco Ramelli e Claudio Lepori, già presidenti del Tribunale di appello, al già giudice d’appello Italo Macconi e all’avv. Gianmaria Mosca, curatore per anni della Raccolta di giurisprudenza in materia di locazione, deceduti negli scorsi mesi.

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Oggi si apre il nuovo anno giudiziario. È questo il momento in cui spetta a me fornire un resoconto ai rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e alla collettività, dell’attività legata all’amministrazione della giustizia svolta nel nostro Cantone alla luce dei risultati raggiunti formulati nel Rendiconto della Magistratura 2016. Il momento quindi di indicare i rimedi e le iniziative che, ad avviso del Dipartimento delle istituzioni, sono suscettibili di migliorare la risposta di giustizia che i cittadini attendono.

Sapete che il Progetto “Giustizia 2018” che si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini segue il suo corso. Con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata, ritardo dovuto a progetti concomitanti del Governo e del Dipartimento, in particolare legati al Pacchetto di misure di risanamento delle finanze cantonali. Faremo il punto i prossimi mesi. Nel frattempo, a questo progetto se ne è aggiunto uno fondamentale ai fini dell’efficienza, derivante dalla nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato. Nuova legge che porterà a partire dal prossimo anno, l’implementazione di un sistema di valutazione delle prestazioni dei collaboratori dell’Amministrazione cantonale e quindi anche della Magistratura, giocoforza definendo a monte gli obiettivi complessivi del rispettivo ufficio che sia amministrativo o giudiziario.

La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. La buona gestione deve venir prima di tutto. E questo non è un discorso da non affrontare, trincerandosi dietro il principio della separazione dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. La valutazione del personale legata a un giudizio sulle prestazioni, definite dagli obiettivi, è determinante per migliorare le prestazioni in qualsiasi organizzazione, così da orientare l’attività verso una sempre migliore partecipazione dei singoli al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’ufficio. Una sfida questa, che è stata colta dai Presidenti delle Magistrature permanenti nel corso del primo incontro avvenuto con il Dipartimento il 16 maggio scorso a Bellinzona, i quali hanno dato il loro consenso a costituire nei prossimi mesi un gruppo di lavoro che procederà all’elaborazione di un sistema unico di valutazione del personale da introdurre in Magistratura, declinato alle esigenze delle singole Autorità giudiziarie. Un aspetto centrale della nuova Legge stipendi degli impiegati dello Stato, che presuppone un rafforzamento della cultura dei colloqui regolari e della valutazione per obiettivi generali della singola Autorità giudiziaria e, di conseguenza, della valutazione più specifica degli obiettivi legati ai singoli collaboratori.

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I dati statistici relativi all’anno 2016 che si è concluso di cui al Rendiconto della Magistratura 2016, evidenziano per il Consiglio della Magistratura una situazione che, dal profilo dei numeri, è definita dal “risultato lusinghiero”. Me ne rallegro.
Ma esaminando il Rendiconto, mi rammarico ancora una volta dell’assenza di indicazioni sulla durata dei procedimenti, come pure di un monitoraggio degli incarti prescritti. Dati riconosciuti e conosciuti ormai in tanti Paesi e Cantoni, che in Ticino non sembrano ancora aver assunto quell’importanza che meritano. Dati tuttavia che assumono un’importanza decisiva quando l’Esecutivo e il Legislativo devono determinarsi sui correttivi a eventuali disfunzionamenti – relativi – della giustizia, che vanno a concludersi sempre con potenziamenti organizzativi.

La valutazione dell’efficienza, non può unicamente fondarsi su dati lusinghieri, occorrendo analizzare ulteriori indicatori per un’analisi puntuale del settore della giustizia in termini di efficienza: la durata e la percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio, come pure la percentuale delle sentenze impugnate per rispetto a quelle emesse. E l’Esecutivo e il Legislativo, quando decidono un potenziamento – e lo faranno ancora prossimamente – devono poter valutare innanzitutto l’impegno e la professionalità dei magistrati e dei loro collaboratori. Inoltre, devono poter valutare se i ritardi sono ascrivibili a carenze e lacune nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse, oppure a situazioni conclamate legate a responsabilità personali che citava il già Consigliere di Stato Alberto Lepori. Questa modalità di monitoraggio è in uso presso l’Amministrazione cantonale, perché non in tutta la Magistratura? Perché non estendere la conduzione efficace che conoscono alcune autorità giudiziarie cantonali a tutto il potere giudiziario?

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La giustizia è un elemento centrale dello Stato di diritto. È quindi fondamentale che essa si modernizzi nell’organizzazione e nella gestione e, in particolare nella conduzione del suo personale, se intende assicurare a lungo termine la propria funzione con qualità, nel rispetto delle garanzie costituzionali e convenzionali, a costi ragionevoli per la collettività.

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Sulla conduzione del personale, ribadisco la necessità di definire gli obiettivi da raggiungere, aspetto che non può prescindere da una rilevazione di tutti gli incarti pendenti presso le varie autorità giudiziarie, così da poter determinare le priorità di intervento. Un primo importante passo per ragionare in ottica di efficienza. Tanto semplice, quanto efficace una volta concretizzato nell’attività giudiziaria.

Connesso a questo tema, vi è quello delle attività accessorie svolte dai magistrati a tempo pieno segnalato dal Consiglio della Magistratura. Un tema che verrà affrontato prossimamente dal Dipartimento, anche per le ripercussioni, non solo sull’indipendenza e l’imparzialità della Magistratura, ma anche, richiamando quanto appena detto, sull’efficienza dell’operato del potere giudiziario.

Altro ambito che mira all’ammodernamento della gestione dell’apparato giudiziario è l’introduzione degli eDossier, i dossier elettronici. Ed è proprio il Tribunale federale che ha dato un impulso di rilievo verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa. E il Dipartimento delle istituzioni, intende aderire, a questa ulteriore sfida che deve affrontare la Magistratura. Un tema importante, quanto inevitabile, vista l’evoluzione della nostra società, che discuteremo in occasione dei prossimi incontri tra Magistratura e Dipartimento, incontri che vedranno la partecipazione a dipendenza dei temi, anche di interlocutori terzi del potere giudiziario.

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È stato scritto negli scorsi mesi che l’anno giudiziario che si è chiuso, andrà ricordato come l’anno della riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi e quello delle partenze dei magistrati al Ministero pubblico. Non direi proprio. Anzi.

L’anno che si chiude deve essere ricordato come l’anno dell’inizio di un proficuo dialogo, costante e regolare, tra Potere esecutivo e giudiziario, grazie alla formalizzazione, avvenuta con un primo incontro lo scorso maggio, di un tavolo di discussione e di dialogo costruttivo sui temi della giustizia, nella pur sempre fisiologica dialettica delle rispettive posizioni.

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Termino il mio intervento odierno, con un ragionevole auspicio. Ovverosia quello di poter constatare in futuro che quel tribunale o quell’altra autorità giudiziaria, ha incrementato fortemente la produttività, contraendo in maniera drastica le pendenze e ciò, non a discapito della qualità delle decisioni. Come? Grazie a una conduzione efficace da parte del Presidente, alla condivisione di personale, a riorganizzazioni dei flussi di lavoro e a un’accresciuta collaborazione tra gli attori della giustizia, soprattutto.

Rendere la giustizia efficace attraverso l’efficienza costituisce un obiettivo di lunga durata per le Istituzioni di uno Stato moderno, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo. Da qui l’importanza e la necessità di affrontare il tema seriamente, in maniera partecipata e costantemente.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni