Pecunia non olet. Il volto oscuro dei crimini economici

Pecunia non olet. Il volto oscuro dei crimini economici

Intervento a Millevoci di giovedì 7 dicembre 2017.

(dal sito web www.rsi.ch)
I crimini economico-finanziari e in particolare le truffe, sono un tema molto tecnico, complesso e poco affrontato, che ha però, non solo nel canton Ticino, ripercussioni economiche e sociali gravi. Un fenomeno reale e in continua crescita, che ogni anno si concretizza in decine e decine di milioni di franchi truffati.

Un reportage/inchiesta realizzato da Elizabeth Camozzi, esplora e analizza l’argomento e mette a confronto le opinioni e le esperienze di Fabio Tasso, Commissario Capo della Sezione Reati Finanziari della Polizia cantonale, Fiorenza Bergomi, Procuratore Capo presso il Ministero Pubblico cantonale e Paolo Bernasconi, avvocato e tra i massimi esperti sul tema). A partire da queste testimonianze, Millevoci approfondisce i punti salienti per capire quali siano le ripercussioni economico-sociali delle truffe e in che modo l’Autorità competente (Polizia, Procura e Politica) intenda intervenire per prevenire un ulteriore incremento di questi reati.

Ospiti:
Fabio Tasso, Commissario Capo della Sezione REF
Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino dal 2011

https://tp.srgssr.ch/p/rsi/inline?urn=urn:rsi:audio:9876667

Tutele, lettera a enti e autorità

Tutele, lettera a enti e autorità

Un articolo a cura di Andrea Manna apparso su La Regione di sabato 2 dicembre 2017

Protezione del minore e dell’adulto, il Cantone scrive a Municipi, pretori e associazioni sulla cantonalizzazione del settore – Frida Andreotti: «Mantenere il modello amministrativo è la soluzione più condivisa».

L’elenco dei destinatari è lungo. Tra questi i Municipi, le Autorità regionali di protezione, i pretori e i pretori aggiunti, la Camera di protezione del Tribunale d’Appello, l’Associazione dei curatori e tutori della Svizzera italiana, l’Associazione curatori Ticino nonché l’Associazione genitori non affidatari. Fra giovedì e ieri la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha scritto agli enti e agli uffici giudiziari attivi in Ticino nel campo della protezione del minore e dell’adulto per informarli dei nuovi piani decisi la settimana scorsa dal Consiglio di Stato per quanto riguarda la riorganizzazione del settore delle tutele e delle curatele. Ovvero l’abbandono del prospettato modello giudiziario, con le Preture competenti dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione, e il mantenimento di quello amministrativo, con però la “cantonalizzazione” del settore “all’interno dei servizi dell’Amministrazione”. Un’impostazione dunque diversa da quella indicata dal governo nel messaggio varato nel dicembre di tre anni fa. Presentando i due modelli, l’Esecutivo aveva allora aderito alla proposta del Gran Consiglio, cioè il passaggio al modello giudiziario. Che si sarebbe dovuto concretizzare, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, il 1° giugno 2018. Si sarebbe dovuto concretizzare, appunto, perché nel frattempo gli approfondimenti della sottocommissione parlamentare della Legislazione (sottocommissione coordinata dalla leghista Amanda Rückert) e quelli successivi della Divisione della giustizia hanno fatto ritenere preferibile il sistema amministrativo. Apportandovi tuttavia dei correttivi. In ogni caso “il mantenimento del modello amministrativo con ‘cantonalizzazione’ del settore, risulta la soluzione meno invasiva rispetto alla variante giudiziaria e maggiormente condivisa”, annota la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti nella lettera indirizzata ai Municipi.

Prime idee. Da approfondire

Come anticipato dalla stessa funzionaria dirigente mercoledì 22 novembre (giorno in cui il governo ha adottato la nuova impostazione) intervenendo all’assemblea dell’Act, l’Associazione dei Comuni ticinesi, la Divisione giustizia ha ipotizzato la seguente ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele. Ossia: istituzione in seno alla Divisione di una Sezione ad hoc dalla quale dipenderebbero, magari con un’altra denominazione, le Autorità regionali di protezione (Arp), riducendone tuttavia il numero ma con una loro “equa distribuzione” sul territorio. E poi: “Assunzione da parte del Cantone dei collaboratori comunali oggi attivi nelle Arp tramite concorso pubblico (circa 70/80 persone); in linea di principio e previo accordo dei Comuni, ripresa in locazione da parte del Cantone degli spazi logistici (ora sono sedici le sedi delle Arp), se conformi agli standard cantonali”. Idee. Queste e altre le ipotesi che, come evidenzia Andreotti nelle lettere trasmesse in questi giorni per posta elettronica, verranno esaminate da “un apposito gruppo di progetto”. Il quale sarà incaricato “di approfondire le conseguenze della ‘cantonalizzazione’ a livello finanziario, logistico, informatico” e dal profilo delle “risorse umane”, coinvolgendo “i Comuni”. Prossimamente, indica Andreotti, il Consiglio di Stato licenzierà un messaggio con la richiesta al parlamento di prorogare “al 31 maggio 2020 il termine di decadenza delle Arp”. Proroga necessaria, afferma la responsabile della Divisione giustizia, “per poter presentare al Gran Consiglio una proposta dettagliata circa la riorganizzazione del settore secondo le nuove modalità definite dall’Esecutivo”. Tutti gli attori interessati saranno “puntualmente” e “regolarmente” informati dalla Divisione “sui prossimi passi che verranno intrapresi così come sull’evoluzione della riorganizzazione”. Una riorganizzazione, sottolinea Andreotti, “volta a specializzare un settore delicato e sensibile, chiamato a prendere decisioni che incidono direttamente, e anche pesantemente, sui diritti fondamentali delle persone”.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Oggi pomeriggio, presso la Sala del Consiglio comunale della Città di Lugano, si è tenuto il secondo incontro annuale tra il Dipartimento delle istituzioni e i rappresentanti della Magistratura. Incontri voluti dal Dipartimento delle istituzioni alfine di rafforzare il dialogo tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario. Un momento privilegiato per discutere e condividere argomenti di interesse comune.

All’incontro, introdotto dal saluto del Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori, erano presenti per il Dipartimento delle istituzioni il Consigliere di Stato e Direttore Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Segretario generale Luca Filippini. Oltre ai rappresentanti delle Autorità giudiziarie, ha preso parte all’incontro anche il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser.

Durante il pomeriggio sono state discusse varie tematiche legate all’ambito della gestione del personale del Potere giudiziario, all’organizzazione della Magistratura e ai progetti logistici nonché informatici concernenti le Autorità giudiziarie. Per quanto concerne la gestione del personale, il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione delle risorse umane hanno informato i presenti circa le novità apportate dalla nuova Legge sugli impiegati dello Stato e dei docenti, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018.
La Divisione della giustizia ha quindi reso partecipi i presenti circa i progetti legislativi in corso che interessano il Potere giudiziario, su tutti la riorganizzazione delle Giudicature di pace e la riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione. Dal punto di vista logistico, il Dipartimento delle istituzioni ha aggiornato i rappresentanti della Magistratura in merito ai progetti logistici in essere concernenti le Autorità giudiziarie.

L’incontro, conclusosi con un momento conviviale gentilmente offerto dalla Città di Lugano, ha permesso dunque di passare in rassegna le principali sfide con cui la Giustizia ticinese è confrontata, che richiedono una stretta collaborazione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario dello Stato. Una collaborazione che, grazie agli incontri regolari promossi dal Dipartimento delle istituzioni, risulta oggi rafforzata mediante l’instaurazione di un dialogo costante tra le diverse Autorità.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Faido, sede di un nuovo centro di competenza cantonale

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi soddisfatto per la riorganizzazione del settore esecuzione e fallimenti

Quando posso iniziare la settimana non lontano da casa, sono sempre felice. Questo non perché il viaggio è più corto, ma perché significa che anche nella mia regione, la Leventina, posso entrare in contatto con servizi che fanno parte del Dipartimento che dirigo. È stata il caso di questo lunedì: in mattinata mi sono recato a Faido per l’inaugurazione del nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi.

A un anno di distanza dall’inaugurazione del Contact center per gli uffici di esecuzione, ecco che un nuovo centro di competenza s’instaura a Faido. Il nuovo Centro cantonale per i precetti esecutivi segue l’obiettivo che mi sono sempre posto da quando dirigo questo Dipartimento: migliorare il rapporto tra Cittadino e Stato, adeguando i servizi alle nuove abitudini e necessità. Lo farà centralizzando l’emissione dei precetti esecutivi.

Negli ultimi anni le sedi dell’Ufficio di esecuzione sono stati infatti confrontati con un aumento considerevole dei contatti con l’utenza, allo sportello, al telefono, via e-mail o posta tradizionale. Questo è diventato sempre più un’attività dispersiva per i collaboratori che dovevano occuparsi della preparazione dei precetti esecutivi. Un’attività questa molto importante – un precetto esecutivo mal redatto può risultare in seguito nullo – nella quale è importante non essere disturbati.

Nel nuovo centro lavorano già nove collaboratori con percentuali lavorative parziali, che permettono loro, in alcuni casi, di far fronte agli impegni famigliari. Un’attenzione particolare che abbiamo voluto dare per permettere a chi ha delle responsabilità a casa di poter comunque occuparsi per una percentuale di tempo.

Il centro di competenza cantonale è una conseguenza dell’evoluzione legislativa e tecnologica degli ultimi anni. Dapprima, nel 2013, l’acquisto di un nuovo applicativo informatico che, grazie all’impegno dei collaboratori che si sono occupati della sua implementazione, è diventato operativo in tutte le sedi dell’Ufficio di esecuzione in due anni, senza creare disagi per i cittadini. In seguito, l’introduzione del circondario unico di esecuzione fallimenti nel 2015, che ha permesso di eliminare il turismo dei precetti, e evitare quindi che i famosi “puff” che si aggiravano per il Cantone, azzerino i propri debiti semplicemente trasferendosi, di volta in volta, in un nuovo Comune.

Il settore esecuzione e fallimenti è un ambito un po’ sconosciuto dell’attività dello Stato, poiché fortunatamente molti di noi non entrano in contatto con i suoi uffici, ma è anche vero che è un ambito molto importante che crea entrate per il Cantone, in quanto attore principale in ambito esecutivo (pensiamo ad esempio alla riscossione delle imposte!). La sua riorganizzazione non è solo quindi parte delle misure di risanamento del Governo in quanto riduce i costi di attività, ma anche poiché una migliore organizzazione aumenta la capacità di riscossione da parte dei servizi.

La volontà di centralizzare delle competenze a livello cantonale in Leventina non è in oltre un caso. Come ho ribadito più volte, la mia volontà è di valorizzare le zone periferiche del nostro Cantone laddove c’è la possibilità, creando nuove possibilità di impiego per i residenti e favorendo così l’economia locale. La sede del nuovo centro di competenza non è quindi una scelta casuale: negli spazi del pretorio di Faido abbiamo potuto inserire dapprima il Contact center e in seguito il Centro cantonale per i precetti esecutivi, approfittando degli uffici già a disposizione del Cantone ma soprattutto creando delle sinergie che ne ottimizzano le risorse e che permettono di accrescere la qualità dei servizi offerti alla popolazione.

Mi piace definire il mio Dipartimento la “Fanteria dello Stato”, in quanto è al fronte nel rapporto con i cittadini: il funzionamento dei suoi servizi tocca quindi profondamente la sensibilità di ognuno di noi. È essenziale quindi avere le risorse giuste al posto giusto, valutando con attenzione dove sia necessario dedicarne di più e dove invece, grazie a una revisione dei flussi di lavoro, è possibile offrire una qualità superiore del servizio con le stesse unità lavorative.

Voglio quindi sottolineare ancora una volta quanto detto in precedenza: con il Governo abbiamo colto la sfida di risanare le finanze del Cantone, ma abbiamo voluto farlo analizzando attentamente ogni servizio per capire dove era possibile non solo risparmiare, ma anche migliorare quanto veniva offerto. E anche con l’Ufficio di esecuzione lo abbiamo fatto. Abbiamo centralizzato un servizio, abbiamo aumentato la sua qualità grazie a collaboratori specializzati. Abbiamo dato un valore aggiunto a delle zone periferiche e alla loro economia, mantenendo però un servizio di prossimità per il cittadino laddove necessario, ma soprattutto tenendoci al passo con l’evoluzione delle sue abitudini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Faido quartier generale dei precetti

Faido quartier generale dei precetti

Da laRegione | Inaugurato il Centro cantonale competente per l’elaborazione di tutte le domande di esecuzione

Centralizzare la gestione delle domande di esecuzione cantonali: dalla loro ricezione sino all’avvio del precetto esecutivo. È ciò che fa il Centro cantonale per i precetti esecutivi, inaugurato ufficialmente ieri a Faido dal Dipartimento delle istituzioni alla presenza del direttore Norman Gobbi, del responsabile cantonale del settore esecutivo Fernando Piccirilli e del capoprogetto dei centri di competenza cantonali Lallo Ruggeri. Realizzato in modo graduale nel corso del 2017 e facendo capo prevalentemente a risorse interne del settore esecutivo, il nuovo stabilimento ubicato in Leventina permette di perfezionare l’attività poiché concentrata in un’unica sede, garantendo un’ottimizzazione delle risorse a disposizione (passate da 12, 6 a 9 unità) con il vantaggio di accrescerne le competenze e la specializzazione. La vecchia struttura prevedeva infatti l’emissione dei precetti da parte delle otto sedi, tra principali e periferiche (queste ultime contraddistinte in futuro da un’apertura parziale), dell’Ufficio di esecuzione. Una forma che secondo il Dipartimento non consentiva una gestione ottimale dell’attività a causa di una dispersione della stessa su più funzionari. Attualmente sono nove i collaboratori impiegati nello stabile di Faido che garantiscono la gestione delle circa 180mila domande annuali, sgravati dalla gestione delle telefonate, della corrispondenza e dalle richieste di esecuzione. Compiti che dal 3 ottobre 2016 svolge il Contact center. Anch’esso collocato a Faido, tramite l’ausilio di sei giovani impiegati e un apprendista favorisce una gestione più efficiente ed efficace dei contatti con gli utenti (il cui numero è soggetto a un considerevole aumento). E a più di un anno dall’inizio dell’attività i risultati sono soddisfacenti: la percentuale delle telefonate evase ha infatti raggiunto la media dell’87%. La centralizzazione dell’attività tramite i due centri, che hanno portato a Faido quindici impiegati quasi tutti domiciliati nelle Tre Valli, è un passo concreto della riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare, avvenuta con l’istituzione nel 2015 di un circondario unico di esecuzione e fallimenti e con l’introduzione dell’innovativo sistema informatico denominato Themis.

(di Giacomo Rizza)

A Faido gli specialisti dei precetti

A Faido gli specialisti dei precetti

Da RSI.ch | Inaugurata lunedì a Faido la nuova struttura che elaborerà e gestirà tutte le domande a livello cantonale

Il servizio del Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Esecuzioni-ecco-nuovo-centro-9671389.html

E’ stato inaugurato ufficialmente lunedì dal consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi il nuovo centro cantonale per l’emissione dei precetti esecutivi di Faido. La struttura avrà il compito di elaborare tutte le domande d’esecuzione cantonali, centralizzate in un solo servizio e s’affianca al contact center dell’Ufficio esecuzione attivo da un anno.

Gobbi ha spiegato che il progetto è stato sviluppato allo scopo di migliorare tangibilmente il servizio offerto all’utenza, ricordando nel contempo che il centro è stato creato in modo graduale durante quest’anno, facendo riferimento a effettivi interni. La centralizzazione ha il duplice vantaggio d’ottimizzare le risorse, accrescendone le competenze e la specializzazione.

Tra l’altro i due centri hanno portato a Faido quindici impieghi, quasi tutti occupati da residenti nelle Tre Valli. I collaboratori della nuova struttura attualmente sono nove. Assicureranno la gestione delle circa 180’000 domande trasmesse ogni anno all’Ufficio d’esecuzione.

Dipartimento delle istituzioni:inaugurato ufficialmente il Centro cantonale per i precetti esecutivisituato a Faido

Dipartimento delle istituzioni:inaugurato ufficialmente il Centro cantonale per i precetti esecutivisituato a Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha inaugurato ufficialmente stamane il Centro cantonale per l’emissione dei precetti esecutivi, situato a Faido. Compito del medesimo è quello di elaborare tutte le domande di esecuzione cantonali, centralizzate in un unico servizio. Il nuovo Centro cantonale, realizzato in modo graduale nel corso del 2017, si affianca al Contact center dell’Ufficio di esecuzione, attivo da un anno e il cui bilancio d’attività è ampiamente positivo.

I due Centri di competenza cantonali hanno permesso di accrescere la qualità delle prestazioni fornite alla cittadinanza e di ottimizzare le risorse a disposizione. Un tassello fondamentale nella riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare, approvata dal Governo lo scorso luglio e ora al vaglio del Parlamento.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato la stampa nella sala del Consiglio Comunale di Faido per illustrare questo importante progetto intrapreso dal Dipartimento alfine di migliorare ulteriormente la qualità del servizio garantito alla cittadinanza. Durante la presentazione sono intervenuti Fernando Piccirilli, Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione Bellinzona e Valli e Responsabile del settore esecutivo cantonale, e Lallo Ruggeri, Supplente ufficiale Bellinzona e Valli e Capoprogetto dei Centri di competenza cantonale, che hanno in seguito accompagnato gli ospiti in una visita guidata degli uffici del nuovo servizio.

Il Centro cantonale per i precetti esecutivi è stato creato in modo graduale nel corso del 2017, facendo capo prevalentemente a risorse interne del settore esecutivo. Obiettivo principale è quello di centralizzare tutta l’elaborazione delle domande di esecuzione cantonali, dalla loro ricezione sino all’avvio del precetto esecutivo. La centralizzazione dell’attività in un’unica sede ha il duplice vantaggio di ottimizzare le risorse a disposizione nonché di accrescerne le competenze e la specializzazione. Con la struttura precedente ogni sede dell’Ufficio di esecuzione si occupava infatti dell’elaborazione delle proprie domande di esecuzione, ciò che non consentiva una gestione ottimale di questa attività, con una dispersione della stessa su più funzionari. Attualmente, sono 9 i collaboratori ad essere attivi con percentuali d’attività parziali presso il nuovo servizio, che garantisce la gestione delle circa 180’000 domande di esecuzione che annualmente pervengono all’Ufficio di esecuzione.

Il Centro cantonale per i precetti esecutivi si affianca al Contact center, inaugurato nell’ottobre 2016 e che sta rispondendo pienamente alle attese. I due Centri di competenza cantonali sono parte integrante della riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare, oggetto di uno specifico messaggio governativo licenziato dal Consiglio di Stato lo scorso mese di luglio. Nello specifico, l’istituzione nel 2015 del circondario unico di esecuzione e dei fallimenti, unita all’introduzione, avvenuta nel medesimo anno, del nuovo e performante applicativo informatico THEMIS, hanno permesso la centralizzazione di queste attività presso i nuovi servizi di Faido.
Una centralizzazione che rende quindi oggi necessario adattare la struttura dell’intero settore, alla luce dei nuovi processi interni di lavoro e alle opportunità fornite dall’informatizzazione dei servizi. Una riorganizzazione portata avanti con un occhio di riguardo nei confronti delle regioni periferiche, da sempre ritenute, in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, una risorsa preziosa e da valorizzare. In quest’ottica, si rimarca come i due Centri di competenza cantonali hanno permesso di portare a Faido oltre 15 posti di lavoro, la maggior parte dei quali assunti da residenti nella regione delle Tre Valli. Oltre a ciò, si rammenta la decisione del Governo di mantenere tutte le sedi periferiche del settore, che saranno contraddistinte da un’apertura parziale. Una soluzione che risponde pienamente ai bisogni dei cittadini di queste zone periferiche, adeguando i servizi all’evoluzione della nostra società.

Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Dal Corriere del Ticino | Dal 2018 tornano le pene detentive di breve durata: il braccialetto elettronico permetterà l’espiazione a domicilio Norman Gobbi: «Le sanzioni pecuniarie hanno mancato l’obiettivo» – Timori per il sovraffollamento nelle carceri

Il 1. gennaio 2018 a livello federale entrerà in vigore il nuovo diritto sanzionatorio e il Ticino vuole farsi trovare pronto. Per questo motivo il messaggio licenziato mercoledì dal Governo per adeguare la legislazione cantonale – si legge – «riveste un carattere urgente». Sì perché le modifiche al Codice penale svizzero approvate nel giugno del 2015 dalle Camere federali introducono numerose novità sul piano delle pene e della loro esecuzione. Una riforma che ieri a Bellinzona è stata definita «una parziale marcia indietro», alla luce delle numerose critiche riservate in questi anni al diritto penale corretto nel 2007. «Ci si è resi conto come l’effetto educativo, deterrente e sanzionatorio della pena pecuniaria avesse mancato i suoi obbiettivi, sia verso la persona condannata sia nella percezione della popolazione» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Da qui la necessità di rimettere mano al Codice penale e di conseguenza alla legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure degli adulti (vedi anche la scheda a lato). In che modo? Ripristinando innanzitutto le pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni) e «mettendole in concorrenza con quelle pecuniarie, sin qui vincolanti per i periodi d’espiazione da 0 a 6 mesi e che secondo il principio della proporzionalità resteranno comunque di principio prioritarie» ha spiegato il presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti. Ne scaturirà una contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere.

Proprio l’autorità presieduta da Albisetti – dopo le sentenze dei tribunali – dovrà decidere se per le persone condannate a pene detentive di breve durata saranno possibili delle forme di esecuzione alternative. A partire dalla sorveglianza tramite braccialetto elettronico (una cavigliera), che dopo essere stata sperimentata in Ticino dal 1999 diventerà a tutti gli effetti una forma d’esecuzione contemplata dal Codice penale. «Finalmente» ha affermato Luisella De Martini, a capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR) che sarà chiamato a proporre, applicare e controllare l’esecuzione, preparando il piano di assoggettamento alla sorveglianza elettronica. «Ma saranno necessari dei chiari requisiti» ha precisato De Martini, indicando come la persona condannata dovrà «esercitare un’attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali, disporre di un alloggio adeguato, non essere a rischio recidiva o fuga, accettare orari ed eventuali divieti all’uso di alcool e stupefacenti e infine partecipare alle spese di esecuzioni di 15 franchi al giorno». Ossia il costo del noleggio del braccialetto elettronico, nel 2016 testato su una trentina di persone e presente in 9 pezzi nello stock cantonale.

Questa tipologia di sorveglianza – valida per le pene da 20 giorni fino a 1 anno e sfruttabile soprattutto per l’interdizione di aree geografiche – non sarà però l’unica forma alternativa d’espiazione della pena detentiva. Verrà infatti reintrodotto il lavoro di pubblica utilità (non più come sanzione a sé stante) e la semiprigionia. «Con le pene più corte andiamo a toccare la piccola e media criminalità, generata in prevalenza dalle violazioni alle leggi sulla circolazione stradale, sugli stupefacenti e sugli stranieri» ha rilevato Albisetti. Per poi quantificare: «In Svizzera in media le pene pecuniarie sono 95.000, pari all’86% del totale». E se nel 2007, ritoccando il Codice penale, «si era voluto meno carcere per intervenire sul borsellino», ora si va «verso un inasprimento delle regole penali sull’esecuzione delle pene» ha aggiunto Albisetti. Quest’ultimo ha inoltre evidenziato come da gennaio, per i casi di criminalità più gravi, sarà ripristinata l’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero. «E i casi – ha notato – potenzialmente possono essere parecchi».

Nel complesso il nuovo diritto sanzionatorio avrà delle conseguenze finanziarie per il Cantone. «È evidente che con il ritorno delle pene detentive di breve durata aumenteranno i detenuti nelle nostre strutture carcerarie» ha dichiarato Gobbi. In questo campo andrà quindi valutato sia un intervento logistico – per aumentare il numero di posti – sia un adeguamento del personale. «La Farera e la Stampa oggi sono già piene, mentre la sezione aperta dello Stampino – dove oggi si eseguono le pene di breve durata – ha ancora una certa capacità». Detto ciò il direttore delle Istituzioni ha chiarito: «Dobbiamo essere pronti ad avere un luogo di decompressione per le strutture attuali». E in merito non è stata esclusa la riattivazione del carcere aperto Naravazz a Torricella.

Quello delle carceri non sarà ad ogni modo il solo settore sotto pressione. Per l’UAR si stimano già 2 o 3 unità di operatori sociali in più, e andrà anche valutato l’impatto sull’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi al quale – dopo il voto popolare dello scorso febbraio – è stato tolto un giudice, compensato da un collaboratore giurista. Gli effetti del nuovo diritto sanzionatorio e la sua efficacia saranno in tal senso analizzati sull’arco di due anni da un gruppo di lavoro composto dai principali attori implicati nella catena penale.

(Articolo di Massimo Solari)

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi le novità legate all’entrata in vigore al 1° gennaio 2018 del nuovo ordinamento sanzionatorio derivante principalmente dalle modifiche del Codice penale.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale dell’ordinamento delle sanzioni penali di cui al Codice penale, volta ad accrescere l’efficacia e la credibilità del diritto penale. Una riforma, come indicato in Conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, a seguito delle ripetute critiche mosse anche da parte dei Cantoni, dei parlamentari federali e dagli specialisti del settore nei confronti del diritto penale riveduto nel 2007.

Come spiegato dal Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti, punto essenziale della revisione del Codice penale è il ripristino delle pene detentive di breve durata, a partire da un minimo di 3 giorni, con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere. La sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria è eliminata. È reintrodotto il lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante ed è introdotta la sorveglianza elettronica della persona condannata quale forma di esecuzione (Electronic Monitoring), dopo anni di sperimentazione di un progetto pilota che ha coinvolto anche il Canton Ticino. L’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero, già esistente prima della revisione del Codice penale del 2007, viene reintrodotta come altra misura connessa con la commissione di un reato.

I Cantoni devono adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è parte, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018. I citati regolamenti precisano in particolare le condizioni di applicazione, la procedura e l’attuazione dell’esecuzione delle pene nella forma del lavoro di pubblica utilità, della semiprigionia e sotto sorveglianza elettronica.

Il messaggio di adeguamento della legislazione cantonale prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti. L’impatto del nuovo ordinamento sanzionatorio avrà effetti sull’attività, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il messaggio prevede quindi la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di due anni al massimo, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, come pure la valutazione dell’attività del predetto ufficio e della citata autorità giudiziaria, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Alla conferenza stampa odierna è altresì intervenuta Luisella Demartini-Foglia, capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che ha illustrato i principi dell’Electronic Monitoring, nonché la tecnologia della sorveglianza elettronica in uso nel Canton Ticino da inizio anno. È infine stata svolta una dimostrazione pratica dell’uso della cavigliera elettronica dotata di radio frequenza e di geolocalizzazione.

La Divisione della giustizia, l’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana e l’Ordine degli avvocati hanno organizzato per il 5 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso l’Auditorium USI, Lugano, una formazione specifica sul nuovo diritto sanzionatorio destinata a magistrati, avvocati e a tutti gli interessati. Interverranno il Prof. Dr. Nicolas Queloz, professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friborgo e l’Avv. Blaise Péquignot, segretario generale del Concordato latino sulla detenzione penale degli adulti, del quale il Ticino è membro a titolo parziale. Anche in questa occasione sarà presentata, tramite una dimostrazione pratica, la nuova cavigliera elettronica in uso nel nostro Cantone.