Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Articolo pubblicato sul portale web www.blick.ch

Tessiner Regierungsrat Gobbi frohlockt über Knast-Strafe für Gotthard-Raser

Die Verfolgung des deutschen Strassen-Rowdys Christian R. (43) machte der Direktor des kantonalen Justizdepartments zur Chefsache – mit Erfolg.

Norman Gobbi (41) liest die gute Nachricht im BLICK: Christian R. (43) muss doch hinter Gitter! «Endlich», sagt der Tessiner Regierungsrat und fügt zufrieden an: «Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet!» Dass nun ein deutsches Gericht dafür sorgt, dass ein Schweizer Urteil umgesetzt wird, ist für den Lega-Politiker eine grosse Genugtuung. Denn, dass der Gotthard-Raser offenbar nun doch in den Knast wandert, verdankt er der Hartnäckigkeit des Tessiner Justiz-Direktors.

Der Gotthard-Raser wähnte sich in Sicherheit
Gobbi war der Motor – aus gutem Grund. Christian R. war im Juli 2014 mit halsbrecherischer Geschwindigkeit über Schweizer Autobahnen unterwegs, hatte sogar den Gotthard-Tunnel im Zickzack mit 200 km/h durchquert. Dann schnappte ihn die Tessiner Polizei, nahm ihm den hochgetunten BMW Z4 (482 PS) weg.

Ein Richter in Lugano verurteilte den Deutschen im Februar 2017 zu 30 Monaten Haft, davon zwölf zu verbüssen. Doch der Gotthard-Raser sass zu diesem Zeitpunkt wieder daheim und verspottete die Schweizer aus vermeintlich sicherer Entfernung.

In zweiter Instanz doch zu Haft verurteilt
Was Christian R. nicht ahnte: Justiz-Direktor Norman Gobbi macht den Raser zur Chefsache. Er spannt das Bundesamt für Justiz ein, fordert von den deutschen Behörden, dass Christian R. die Haftstrafe, die ihm im Tessin aufgebrummt wurden, nun in Deutschland absitzen muss. In erster Instanz lehnte das ein Landesgericht in Stuttgart ab. In zweiter Instanz gab es grünes Licht: Zwölf Monate soll Christian R. in Stuttgart verbüssen, bestimmt das Oberlandesgericht. Jetzt lässt der Staatsanwalt den Gotthard-Raser antanzen.

«Richtig so! Er war ja nicht einfach nur geblitzt worden, er hatte durch sein Verhalten das Leben anderer gefährdet», sagt Norman Gobbi zum BLICK. «Überholen im Tunnel, das ist nicht zu tolerieren.» Ausserdem sei Christian R. geradezu unverschämt mit der Justiz umgegangen. Das Urteil jetzt zeige, dass auch im Ausland die Gesetze zu respektieren seien. «Der Einsatz hat sich gelohnt», sagt Norman Gobbi zufrieden. Der Tessiner hat nicht nur dafür gesorgt, dass der Gotthard-Raser in Haft kommt. Christian R. hat auch Einreise- und Fahrverbot in der Schweiz.

 

 

Addetto stampa: dopo Snider ecco Mariconda

Addetto stampa: dopo Snider ecco Mariconda

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Tempo di cambiamenti nel settore della comunicazione del Ministero pubblico e della polizia cantonale. A partire dal 1. maggio, e dopo un breve periodo di introduzione, Giovanni Mariconda diventerà ufficialmente il nuovo portavoce della Procura cantonale, in sostituzione di Saverio Snider, che passerà al beneficio della pensione. Ricordiamo che Mariconda, nominato dal Consiglio di Stato lo scorso dicembre, è stato capo edizione e caporedattore delle cronache regionali, della cronaca nera e giudiziaria del Corriere del Ticino. Ora «opererà in seno al Servizio comunicazione media e prevenzione della polizia cantonale e curerà in modo specifico i contatti tra i media e il Ministero pubblico», precisa una nota della polizia.

Sempre in un comunicato rivolto in particolar modo ai media si è per contro congedato Snider, al termine di una carriera che lo ha visto attivo al Ministero pubblico a partire dal 2011. «Colgo l’occasione – ha sottolineato Snider – per esprimere a tutti voi un grazie sincero per la comprensione e la gentilezza che avete sempre dimostrato nei miei confronti. Con la certezza che ciò avverrà anche nei riguardi del mio successore Giovanni Mariconda, vi auguro ogni bene».

Fallimenti: uscito ieri, il concorso per il subentrante di Bianco, scade l’11 maggio

Fallimenti: uscito ieri, il concorso per il subentrante di Bianco, scade l’11 maggio

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 aprile 2018 de La Regione

Garzoli: decisione del governo altamente opportuna. Noseda: positivo il mantenimento di figure e strutture che facilitano il passaggio di informazioni.

Scadrà a breve, venerdì 11 maggio, il concorso per la nomina dell’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri. L’uscita ieri del relativo bando sul ‘Foglio ufficiale’ e sul sito del Cantone www.ti.ch/concorsi fa seguito, come abbiamo riferito nell’edizione di martedì, alla decisione del Dipartimento istituzioni, avallata di recente dal Consiglio di Stato, di sostituire Patrick Bianco, tornato tre mesi fa all’avvocatura. Il governo rinuncia così a quanto aveva indicato nella manovra 2016 per il risanamento delle finanze statali: rinuncia cioè alla riduzione da due ufficiali (uno del Sottoceneri e uno del Sopra) a uno, a un solo ufficiale (cantonale).

«Quello fatto dal Consiglio di Stato è un passo altamente opportuno. Ed è stato compiuto grazie al lavoro svolto dalla Commissione parlamentare della gestione, che con le audizioni da lei condotte ha permesso di evidenziare all’attenzione del Dipartimento istituzioni una situazione preoccupante in Ticino legata ai fallimenti e in particolare a quelli ‘pilotati’ – osserva il deputato liberale radicale Giacomo Garzoli, relatore in seno alla Gestione sul messaggio governativo inerente alla riorganizzazione del settore cantonale che si occupa di esecuzioni e fallimenti –. Nel corso dei nostri approfondimenti verificheremo se la prospettata riforma complessiva del settore sia in grado di rispondere in modo efficace a determinate esigenze, tenendo conto degli obiettivi di risparmio del Cantone in generale. Intanto prendo atto con grande soddisfazione della pubblicazione del concorso per la nomina dell’Ufficiale del Sopraceneri». Informando della pubblicazione del concorso, il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ricorda che il nuovo Ufficiale dei fallimenti dirigerà “le sedi di Bellinzona e Valli e di Locarno e Valli”. E spiega che si cerca una persona con licenza o master in diritto conseguiti in un’università svizzera e con “esperienza in ambito di legislazione esecutiva e fallimentare”. Il brevetto di avvocato costituirà “titolo preferenziale”. Un “aspetto rilevante” sono le capacità “di conduzione” dei collaboratori e quelle “di leadership”, oltre “alle competenze organizzative e di coordinamento, orientate al risultato, essenziali vista l’importanza del ruolo”. Da ricordare che Bianco si occupava anche di allestire, per conto dei vari uffici fallimenti, le denunce al Ministero pubblico relative a dissesti in odor di illecito, agevolando il lavoro degli inquirenti.

Soddisfatto del passo compiuto dal Consiglio di Stato anche il procuratore generale John Noseda: «È senz’altro positivo il mantenimento di strutture e figure che facilitino il passaggio delle informazioni e il coordinamento degli interventi delle autorità nel caso di fallimenti che potrebbero avere risvolti di carattere penale». Ed è pertanto «importante che gli ufficiali di esecuzione e fallimenti abbiano le necessarie competenze anche per poter trattare questi casi». Sul fronte dei crac «siamo confrontati, come magistrati, con numerosi casi di società ‘usa e getta’, società che vengono aperte ma che in realtà sono vuote, prive di mezzi: iniziano l’attività, creano debiti e vengono chiuse con il trasferimento di tutti gli attivi a nuove società». Vi è poi «tutta una serie di società nell’ambito delle quali vengono commesse vere e proprie malversazioni in diversi settori. È allora fondamentale che tali casi quando sono accertati in sede fallimentare ci vengano tempestivamente notificati. E devo dire che in questi anni c’è stata un’ottima collaborazione che ha fra l’altro portato a un aumento delle segnalazioni e quindi delle aperture di procedimenti penali».

Pubblicato il concorso per l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Pubblicato il concorso per l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, che avrà il compito di dirigere le sedi di Bellinzona e Locarno assicurandone la conduzione e la gestione.

Il nuovo responsabile dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri, subordinato alla Divisione della giustizia e che ingloba le sedi di Bellinzona e Valli e di Locarno e Valli, dovrà occuparsi della conduzione, del coordinamento, della pianificazione e del controllo dell’attività dell’Ufficio. In particolare, dovrà garantire la corretta e tempestiva esecuzione dei compiti nell’ambito della legislazione sull’esecuzione e sui fallimenti, partecipando altresì a gruppi di lavoro interni ed esterni all’Amministrazione cantonale e contribuendo alla formazione continua nel settore di sua competenza.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica in diritto rilasciata da un’università svizzera (brevetto di avvocato quale titolo preferenziale), che abbia esperienza in ambito di legislazione esecutiva e fallimentare. Un aspetto rilevante è legato alla conduzione del personale e alle capacità di leadership, oltre alle competenze organizzative, di coordinamento e orientate al risultato, essenziali vista l’importanza del ruolo di Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri.

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Trend al ribasso in tutto il Dipartimento

Di recente il Consiglio di Stato, in risposta a una mozione sull’assenteismo negli uffici dell’Amministrazione cantonale, ha evidenziato che ci sono dei settori con livelli d’assenza superiori ad altri ma che non si può parlare di fenomeno radicato.
Mi piace però sottolineare che – mentre gli altri Dipartimenti sono stabili – il mio è l’unico Dipartimento che dimostra un trend al ribasso a partire dal 2012, poco dopo il mio arrivo alla direzione. Un dato che mi rallegra e che dimostra come, in particolare le riorganizzazioni, hanno contribuito a migliorare anche le condizioni di lavoro dei miei collaboratori, con conseguente beneficio in termini di efficienza dei vari uffici.
Non è un segreto che un clima favorevole incide positivamente sulle persone, rendendole più motivate sul posto di lavoro e meno soggette alle assenze.
La soddisfazione è ancora maggiore se penso che tra i servizi del mio Dipartimento ci sono delle realtà lavorative sensibili e difficili. Penso in particolare alle strutture carcerarie, un settore alquanto impegnativo per le mansioni assegnate e per il contesto in cui si opera. Nonostante ciò, le cifre dimostrano una regolare diminuzione delle assenze da tre anni, in parallelo alla profonda riorganizzazione da me voluta e condotta dal nuovo Direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.

Un ambiente di lavoro più sereno
Quella degli agenti di custodia è indubbiamente una delle professioni più onerose perché ogni errore può avere delle gravi ripercussioni. Una priorità è stata di mettere tutti i collaboratori nelle condizioni ideali per svolgere la propria attività, creando un ambiente di lavoro più disteso, favorito da una maggiore vicinanza dei quadri al personale. Si è cercato di favorire la comunicazione tra le parti, ascoltando con attenzione i bisogni e dando più riscontro alle esigenze attraverso una pianificazione del personale decentralizzata. Una misura molto apprezzata è stata quella di dare a tutti la possibilità di contribuire in modo istituzionale al miglioramento del lavoro, coinvolgendo il personale in un rapporto sempre più bidirezionale. L’ambiente positivo all’interno delle strutture carcerarie è stato infine possibile anche grazie al continuo dialogo con i rappresentanti sindacali, diventati dei partner imprescindibili.

Dei nuovi stimoli professionali
Ci sono però altri aspetti che hanno permesso di agevolare e valorizzare i collaboratori. Sono state moltiplicate le possibilità di carriera all’interno delle strutture carcerarie, istituendo parallelamente un percorso di formazione pratico e teorico per gli aspiranti quadri. La riorganizzazione è pure servita per ampliare le possibilità di impiego del personale, tramite nuovi servizi quali il trasporto dei detenuti e soprattutto delle nuove specializzazioni come nel caso del gruppo d’intervento in caso di problemi e di quello per la ricerca di stupefacenti. Sono inoltre stati demandati nuovi compiti alla centrale operativa. I collaboratori possono oggi interpretare il loro ruolo in maniera più dinamica, cogliendo queste nuove opportunità, rispettivamente approfittando delle formazioni interne per individuare nuovi stimoli. La maggiore flessibilità è senza dubbio apprezzata e contribuisce a fidelizzare le persone poiché ognuno ha la possibilità di trovare la giusta collocazione professionale. D’altra parte, le accresciute esigenze in termini di sicurezza hanno implicato maggior lavoro per il personale, che ha comunque risposto con innegabile responsabilità e con un invidiabile attaccamento alla professione.

In questi anni mi sono impegnato a creare delle condizioni di lavoro interessanti all’interno del mio Dipartimento, adeguando il personale per distribuire meglio il carico di lavoro e fornendo più strumenti. Sono convinto che questa scelta abbia permesso di ridurre il tasso di assenteismo e nel contempo abbia contribuito a migliorare la soddisfazione professionale dei miei collaboratori rendendoli più efficaci nelle risposte alla popolazione.

Violenza domestica, legge in cantiere

Violenza domestica, legge in cantiere

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 aprile 2018 de La Regione.

Il 30 per cento in più di interventi per violenza domestica rispetto al 2016. È uno dei dati salienti, e maggiormente preoccupanti, dell’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «L’accresciuta sensibilità sul tema porta sempre più vittime a rivolgersi alle forze dell’ordine e sempre più vicini di casa a segnalare situazioni a rischio –, commenta dal Dipartimento istituzioni Luisella Demartini, alla guida dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa –. Ma l’aumento dei casi ha anche un’altra spiegazione, di natura economica: occupazioni lavorative precarie e bassi salari impediscono di programmare il futuro e questo è fonte di tensioni in alcuni contesti familiari, che possono sfociare in violenza fisica, ma pure psicologica e verbale». L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa offre un primo tetto alle persone che la Polizia ha allontanato provvisoriamente dalle rispettive abitazioni, in quanto rappresentavano una minaccia per l’integrità fisica del o della convivente, e che non sanno dove alloggiare. Agli autori e alle autrici di violenza il servizio diretto da Demartini offre però anche una prima consulenza, cui può far seguito, con il loro consenso, un trattamento terapeutico. Il collocamento nel foyer non avviene automaticamente: ci vuole l’accordo della persona allontanata, che dalla polizia viene informata della possibilità di far capo all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. «In seguito alla modifica di legge, entrata in vigore il 1° febbraio, che ha attribuito all’ufficiale di polizia la competenza di vietare l’accesso per dieci giorni al domicilio, le forze dell’ordine ci comunicano le generalità di tutte persone allontanate – rileva Demartini –. Un nostro operatore sociale le contatta quindi telefonicamente, proponendo loro un incontro e un sostegno». Oggi facoltativo, il trattamento terapeutico dell’autore o dell’autrice di violenza potrebbe diventare obbligatorio. È uno degli aspetti che la Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) sta valutando con la Commissione cantonale in materia di violenza domestica nel mettere a punto l’annunciato disegno di legge sui maltrattamenti fra le mura di casa. «Conto di sottoporre il progetto di legge cantonale sulla violenza domestica al Consiglio di Stato prima della pausa estive per l’autorizzazione ad avviare la consultazione sul testo presso tutti gli interessati», indica la direttrice della Divisione Frida Andreotti. Il messaggio governativo? «Spero ad autunno».

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Il Dipartimento delle istituzioni incontra la Magistratura

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357310

 

Si è tenuto questo pomeriggio all’Università della Svizzera italiana di Lugano il consueto incontro semestrale tra il Dipartimento delle istituzioni e i Presidenti delle Magistrature permanenti del Cantone. Sul tavolo molteplici temi di attualità tra i quali il rendiconto di attività 2017 del Potere giudiziario. In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che, anche a seguito delle risultanze del Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura, nelle prossime settimane richiederà formalmente alle singole Autorità giudiziarie un’analisi relativa alla situazione attuale, corroborata da eventuali proposte di natura organizzativa.

All’incontro hanno preso parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal responsabile del Controllo cantonale delle finanze Giovanni Cavallero e da altri funzionari cantonali. Per quanto attiene al Potere giudiziario, oltre al Consiglio della Magistratura e ai Presidenti delle Magistrature permanenti, l’invito è stato esteso alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello e alla Direzione del Ministero pubblico.

Sull’arco del pomeriggio sono state discusse numerose tematiche d’interesse comune. Particolare rilevanza ha assunto il rendiconto di attività 2017 della Magistratura, che ha evidenziato l’evoluzione preoccupante del carico di lavoro di alcuni Uffici giudiziari (Tribunale di appello – in particolare Prima e Seconda Camera civile, Camera civile dei reclami, Tribunale cantonale amministrativo e Tribunale penale cantonale –, Ministero pubblico, Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura di Riviera e Pretura penale). Una tendenza che impone un’attenta riflessione sull’organizzazione e le risorse di questi Uffici giudiziari. In tal senso, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha confermato che nelle prossime settimane il Dipartimento delle istituzioni formalizzerà all’attenzione delle singole Autorità giudiziarie la richiesta di un’analisi della situazione attuale delle stesse, unita ad eventuali proposte di natura organizzativa.

Durante l’incontro è stato dunque presentato alla Magistratura il progetto relativo all’elaborazione di indicatori volti a misurare l’attività dell’Amministrazione cantonale, auspicando una riflessione comune del Potere giudiziario sull’opportunità di disporre di indicatori tesi a valutare l’efficienza e l’efficacia dell’operato della Giustizia. Ciò anche alfine di mettere a disposizione della futura Commissione giustizia e diritti del Parlamento gli strumenti adeguati per esercitare il proprio ruolo di alta vigilanza.

La Direttrice della Divisione della giustizia ha quindi passato in rassegna l’attività assicurata dalla Divisione quale anello di congiunzione tra il Potere esecutivo e la Magistratura, indicando altresì i progetti legislativi e i dossier in elaborazione – compresi gli ambiti inerenti al progetto generale di riforma denominato “Giustizia 2018” –, così come i gruppi di lavoro in fase esecutiva o in costituzione che interessano le Autorità giudiziarie.

Un’altra tematica centrale è stata quella legata all’informatizzazione della Giustizia. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha informato i presenti in merito al progetto denominato “Justitia 4.0”, che coinvolge diversi attori sul piano federale e intercantonale. Un’iniziativa di vasta portata inserita nel progetto generale di armonizzazione dell’informatica della giustizia penale (www.his-programm.ch), a cui il Canton Ticino ha aderito nell’aprile 2017, volto ad accrescere la digitalizzazione giudiziaria.

Dopo aver aggiornato le Autorità giudiziarie sui progetti logistici e su alcuni aspetti a livello finanziario, il pomeriggio si è concluso con l’intervento dell’Ufficiale della Polizia cantonale Orlando Gnosca, che ha presentato il Gruppo Cantonale delle Persone Minacciose e Pericolose.

L’incontro, che s’inserisce nella politica di rafforzamento del dialogo tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario promossa dal Dipartimento delle istituzioni, ha permesso un reciproco scambio su una serie di argomenti di interesse comune.
Un dialogo e uno scambio rinvigoriti che perseguono l’obiettivo di continuare a garantire il buon funzionamento della Giustizia – oggi confrontata con molteplici e importanti sfide – a beneficio infine della cittadinanza tutta.

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto

Il Governo posticipa il termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione

Il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio concernente il posticipo del termine di decadenza organizzativa, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018, delle Autorità regionali di protezione. Contestualmente, il Governo ha richiesto al Parlamento lo sblocco dei crediti per procedere all’unificazione degli strumenti informatici in uso nelle Autorità di protezione. Queste decisioni rientrano nella riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, inserita nel progetto generale denominato “Giustizia 2018”, per la quale il Governo presenterà una proposta di “cantonalizzazione” del settore. Ciò alfine di permettere al Parlamento di determinarsi definitivamente sulla futura organizzazione – amministrativa o giudiziaria – delle Autorità di protezione.

Il Governo, prendendo atto degli approfondimenti effettuati dal Dipartimento delle istituzioni su espressa indicazione della Sottocommissione tutele e curatele del Gran Consiglio, ha fatto propria la variante concernente il mantenimento del modello amministrativo per il settore della protezione del minore e dell’adulto, con “cantonalizzazione” dello stesso all’interno dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Una variante esposta in maniera sommaria nel Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014 – la cui proposta principale verteva sull’accorpamento delle Autorità di protezione presso le Preture –, che rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all’ipotesi giudiziaria, nonché il modello organizzativo maggiormente condiviso dagli attori coinvolti.
Un modello che permette di far capo a strutture esistenti e che risulta più flessibile data la snellezza delle procedure – che devono comunque rispettare la legislazione in materia – e la prossimità alle persone, queste ultime perno di un settore da sempre caratterizzato da uno stretto legame con il territorio.

Il Consiglio di Stato istituirà a breve un gruppo di progetto con il compito di presentare alla sua attenzione un rapporto che illustri nel dettaglio la proposta di “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, evidenziando in particolare le conseguenze in termini finanziari, logistici, informatici e di risorse umane. Un rapporto che consentirà al Governo di presentare una proposta completa al Parlamento, che potrà così procedere a una decisione definitiva circa l’organizzazione del settore. La proposta di modello amministrativo “cantonalizzato” è quindi da intendersi quale complemento al Messaggio n. 7026 del 23 dicembre 2014.
Una proposta che permetterà di definire le implicazioni di una riorganizzazione che in ogni caso comporterà il passaggio di competenza comunale a quello cantonale, sia esso amministrativo o giudiziario. Un’analisi che si rileva dunque necessaria qualsivoglia orientamento organizzativo deciderà il Gran Consiglio.

Le decisioni del Governo, frutto altresì delle indicazioni fornite dalla competente Sottocommissione parlamentare, implicano giocoforza il posticipo del termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione, attualmente fissato dalla legge al 31 maggio 2018. Un termine che, con il Messaggio in questione, si intende legare direttamente all’entrata in funzione del nuovo assetto organizzativo. In tal senso, indipendentemente dai tempi di trattazione del Messaggio da parte del Parlamento, le Autorità regionali di protezione continueranno, come oggi, ad assicurare i compiti ad esse attribuiti dalla legge e a svolgere le proprie importanti funzioni. Ciò vista segnatamente la natura prettamente organizzativa del termine di decadenza, pensato e voluto già a suo tempo nell’ottica della concretizzazione della nuova struttura.

Nel contesto della riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, l’Esecutivo ha voluto anticipare uno degli ambiti della medesima ritenuto da più parti prioritario. Il Messaggio prevede quindi da subito anche lo sblocco dei crediti per l’unificazione degli strumenti informatici a disposizione delle Autorità di protezione, che verranno dotate dell’applicativo informatico AGITI/Juris già in uso presso le Autorità giudicanti del Cantone. Un aspetto fondamentale per facilitare un’implementazione celere della nuova organizzazione.

Il Consiglio di Stato è cosciente della vasta portata e dell’unicità della riorganizzazione delle Autorità di protezione, inserita nel più ampio progetto di riassetto dell’organizzazione giudiziaria cantonale denominato “Giustizia 2018”, che sta richiedendo un impegno significativo da parte dei Dipartimenti interessati. Un impegno dovuto, ritenuto come la riorganizzazione sia volta a migliorare l’attività di uno degli ambiti pubblici maggiormente addentro al nostro tessuto sociale. Un’attenzione accresciuta e che si impone in ossequio alla legislazione federale in materia, alla natura e alle caratteristiche di un settore confrontato quotidianamente con delle decisioni che toccano da vicino i diritti fondamentali dei cittadini e delle persone a loro vicine. In quest’ottica, la convergenza sul futuro assetto del settore registrata negli ultimi mesi è da salutare positivamente, in quanto permette oggi di dare, finalmente, uno slancio decisivo a questa importante quanto delicata riorganizzazione.

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

Il 2017 della REF fra truffe, riciclaggio e abusi con le società

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF) anche nel 2017 ha coperto tutte le principali attività del settore economico terziario e del settore secondario, in particolare quello dell’edilizia, che ha comportato denunce per illeciti a causa di gravi violazioni nella gestione di società. Nel 2017 la sezione ha proceduto a 14 arresti (17 nel 2016) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 267.

Come negli scorsi anni i reati maggiormente denunciati sono stati la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro. Una buona parte delle inchieste della REF ha avuto una connotazione transfrontaliera. L’internazionalità delle inchieste finanziarie comporta anche l’assistenza con atti coercitivi a richieste rogatoriali di autorità penali estere.

Alcune attività in cifre
• 139 perquisizioni sia domiciliari sia presso uffici di varia natura
• 107 inchieste nelle quali sono state fornite alla Magistratura dettagliate informazioni  di polizia su persone o società inquisite
•   35 inchieste che hanno richiesto complesse e approfondite ricostruzioni finanziarie
•   23 inchieste minori per cui le indagini di Polizia hanno permesso ai Magistrati di  decidere in merito alle denunce sporte
• 491 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali
•   14 persone arrestate a vario titolo nei procedimenti penali

Da alcuni anni le banche non denunciano più illeciti penali commessi sia da collaboratori interni a danno di clienti sia da persone esterne. Le cause sono da ricondurre al danno d’immagine che ne deriva e alla lunghezza del procedimento penale. Molte delle inchieste in questo settore riguardano piuttosto intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un Organo di auto disciplina (OAD), che hanno amministrato infedelmente il patrimonio affidatogli dai clienti, o se ne sono appropriati.

Resta ampia l’offerta di locazione di cassette di sicurezza da parte di società che non sottostanno alla Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) e a un’autorità di controllo e vigilanza. Un cliente che voglia sfuggire alle regole di compliance lo può fare affittando uno spazio al di fuori del circuito bancario, molto più discreto, e dove le autorità penali faticano ad arrivare.
Dalle inchieste emerge ancora la presenza di società estere con conti bancari in Svizzera che apparentemente si occupano di trading di beni di consumo, ma che in realtà sono delle “cartiere” (società non operativa con il solo scopo di creare fatture false per giustificare il trasferimento di denaro) con il solo scopo di frodare l’IVA di uno stato estero. Le cosiddette “truffe carosello” comportano un danno economico ingente nei riguardi degli Stati europei. Per l’IVA svizzera questa truffa è quasi inesistente essendo l’aliquota non attrattiva per i truffatori rispetto a quella dei paesi europei. La piazza finanziaria ticinese è sovente utilizzata come sponda per la circolazione del denaro e dell’IVA che non verrà pagata, perché le autorità di controllo estere non hanno modo di monitorare con rapidità il flusso del denaro in arrivo nel nostro Paese.

Restano numerose le truffe commesse ai danni delle assicurazioni sociali e di quelle private, la maggior parte delle quali rimangono sconosciute perché non scoperte. In molti casi gli assicurati intascano illecitamente indennità di varia natura presentando documentazione falsa. In altri casi dietro a questi fenomeni ci sono gruppi più organizzati, con basi all’estero, che fanno della truffa alle assicurazioni una vera e propria professione.

La maggior parte dei fallimenti chiusi per mancanza di attivi, di principio, comporta il reato di cattiva gestione. L’analisi dei fallimenti di società “usa e getta” porta spesso all’identificazione di altri abusi perpetrati sul territorio, anche per quanto riguarda l’ottenimento di permessi di residenza con annesse le relative prestazioni sociali. Sono numerosi gli abusi riscontrati attraverso l’uso di società ticinesi in molti casi già al momento della costituzione. Gli autori spaziano da improvvisati imprenditori sprovvisti delle necessarie conoscenze sulle normative che regolano la gestione di una società, a persone che vivono grazie a fallimenti a ripetizione a stranieri che scientemente le utilizzano per compiere reati all’estero (frodi fiscali, bancherotte fraudolenti).

Sul fronte della falsa moneta si segnalano 49 casi di spaccio. I tagli più ricorrenti sono la moneta da 5 franchi con un sequestro di 328 pezzi, e la banconota da 50 euro con 354 banconote sequestrate. La falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura perché molto spesso effettuata da tipografie dislocate nel Sud Italia, ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi svizzeri è piuttosto scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori.