Il parlamento in cerca di normalità

Il parlamento in cerca di normalità

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 maggio 2020 de La Regione

Il parlamento in cerca di normalità. Il legislativo torna a riunirsi e traccia il bilancio dell’emergenza Covid-19

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Il bilancio del Consiglio di Stato

Prima del dibattito, ogni consigliere di Stato ha aggiornato il Gran Consiglio su quanto fatto dal proprio dipartimento durante l’emergenza. «Ciò che finora abbiamo letto nei libri, visto nei film o osservato da lontano è successo qui, da noi» ha esordito il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Una «crisi nuova che ha imposto una nuova normalità che ha portato a 146 risoluzioni governative». E sullo stato di necessità, oggetto di un’iniziativa parlamentare dell’Udc che chiede come il suo rinnovo venga avallato dal parlamento, Gobbi ha affermato: «Non è un assegno in bianco. Ci ha permesso di fare molto e in breve tempo». E perché prolungarlo, usciti dalla fase acuta? «Per garantire libertà di manovra al governo in caso di repentini cambiamenti della situazione epidemiologica».

Netto è l’avvertimento giunto dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa: «Siamo in fase convivenza con il virus, una situazione ancora più difficile della prima fase. Si rischia di sacrificare sulla griglia di qualche costinata quanto fatto nella fase acuta». Dove «abbiamo imparato giorno dopo giorno a conoscere il virus, e dove tutti i malati hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno, con il rimodellamento dell’assetto ospedaliero con due strutture dedicate esclusivamente ai pazienti Covid-19». Settimane «intense e forti», che hanno mostrato qualche ombra come «l’eccessiva dipendenza dall’estero in alcuni settori strategici sanitari, paradossalmente nella patria dell’industria farmaceutica». E che hanno portato lutti. Tanti lutti. Da De Rosa «un pensiero di vicinanza a tutti coloro che hanno sofferto e soffrono».

Guarda indietro il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, notando come «l’ottenimento dell’ultima finestra di crisi da Berna è stato fondamentale per permettere il superamento della fase acuta, permettendo ai nostri cittadini e aziende di beneficiare di aiuti federali tenendo conto della situazione nel nostro cantone». Ricette precise per il futuro ancora non ce ne sono. Ciò che è sicuro è che sarà un futuro a tinte nere, nerissime. «Le prime previsioni in Ticino parlano di un calo del Pil pari al 5,2% per il 2020». Protagonista del dibattito nelle scorse settimane è stato anche il Dipartimento educazione, cultura e sport il cui direttore Manuele Bertoli, sulla riapertura o meno delle scuole, si è tolto un sassolino dalla scarpa: «Il sistema, di base, è funzionante e operativo. Solo con cause di forza maggiore si ferma. Quando questa forza maggiore non sussiste più, si ricomincia». E la scuola «ha reagito bene, pur sapendo che gli allievi a casa vivono in contesti diversi. L’insegnamento a distanza ha mostrato buona capacità del corpo docente di adattarsi e di mettere in campo nuove idee». In vista di settembre gli scenari sono tre: scuola in presenza, una soluzione ibrida e il ritorno dell’insegnamento a distanza. Sul mondo culturale – settore toccato molto dalla pandemia – Bertoli afferma che «soffrirà anche in futuro in maniera importante, e avrà bisogno di politiche di accompagnamento particolari».

Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato in corpore, il comandante dello Stato maggiore di condotta e il medico cantonale hanno informato i deputati sulle decisioni prese in questi mesi

Dopo due sedute plenarie del Legislativo cantonale annullate, ieri l’Esecutivo era chiamato per la prima volta dall’inizio della crisi a rendere conto al Parlamento di quanto fatto e deciso negli ultimi mesi. E la questione forse più scottante ed attuale ha riguardato la decisione del Consiglio di Stato di prolungare lo stato di necessità fino alla fine del mese di giugno.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, che a questo proposito ha rimarcato che lo stato di necessità ha permesso all’Esecutivo di attivarsi in tempi rapidi per «acquistare il materiale sanitario necessario al personale al fronte vista l’esiguità delle scorte; di mobilitare i militi della Protezione civile; di costruire strutture provvisorie a favore degli ospedali e delle case anziani e, infine, di organizzare e mettere in esercizio i checkpoint sanitari». Gobbi ha poi spiegato che lo stato di necessità è stato prolungato per «garantire libertà di manovra al Governo nel caso in cui la situazione epidemiologica dovesse cambiare, e anche per preservare le opere temporanee realizzate in questo periodo a favore delle strutture sanitarie». Tuttavia, ha voluto precisare, «non si tratta di un assegno in bianco al Governo». Riguardo ai mesi che verranno, Gobbi ha sottolineato l’importanza di «trasformare la crisi in opportunità» e che, in caso di una seconda ondata del virus, «le preziose lezioni apprese in questo periodo serviranno ad avere risposte più regionali, più mirate e più orientate alle fasce della popolazione più a rischio».

La responsabilità individuale
Il secondo consigliere di Stato a prendere la parola è stato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il quale, dopo aver lodato il lavoro di squadra fra le autorità e le istituzioni sanitarie, ha rinnovato l’appello a mantenere un comportamento responsabile «per non vanificare quanto fatto finora per qualche costinata in più». Il ministro ha pure affrontato un tema molto sensibile e discusso, ovvero quello dei decessi nelle case anziani. De Rosa ha assicurato che tutti i residenti hanno ricevuto cure adeguate nelle strutture. «Purtroppo, trattandosi dei più fragili dei fragili, il 45% dei decessi dovuti al coronavirus in tutto il cantone è avvenuto proprio tra questa categoria di persone». Il tasso di mortalità, ha sottolineato, non si discosta di molto da quello riscontrato in Europa e negli ospedali. «Arriverà il tempo delle valutazioni – ha concluso – Quello che questa pandemia ci ha già mostrato è l’eccessiva dipendenza dal materiale sanitario importato dall’estero e dal personale non residente».

Cifre rosse in vista
Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta ha ricordato come il Ticino «è stato l’unico Cantone ad aver ottenuto sei finestre di crisi per attuare delle misure più restrittive che hanno permesso di contenere l’aumento dei contagi. Il tutto, però, ad un costo molto elevato. Sui conti pubblici incombe un profondo rosso che lo stesso Vitta ha ipotizzato superiore ai 300 milioni di franchi «al netto di previsioni positive prima dell’emergenza». A rendere ancora più fosco e incerto il quadro economico ci sono anche le previsioni negative per l’economia nazionale e cantonale. «La fase di rilancio sarà complessa e per risollevarci servirà spirito di squadra», ha ammonito il direttore del DFE.

Misure per l’apprendistato
L’ultimo intervento è stato quello del direttore del Dipartimento dell’Educazione, della cultura e dello sport (DECS) Manuele Bertoli. Il consigliere di Stato ha ripercorso le tappe – e le polemiche – che hanno portato alla chiusura delle scuole, dalla decisione iniziale di tenere gli istituti aperti, passando per i rifiuti di alcune sedi a farlo. Bertoli ha in seguito parlato di una «buona reazione» da parte del sistema scolastico e ha illustrato i tre possibili scenari per l’anno scolastico 2020/2021. A settembre, ha spiegato, si potrà tornare alla scuola ordinaria in presenza, a una scuola ibrida oppure a una scuola a distanza: «Ci auguriamo che lo scenario non sarà questo». Il ministro ha infine sottolineato l’importanza per l’apprendistato in Ticino. Queste settimane saranno cruciali e il direttore del DECS ha già preannunciato «un pacchetto di misure per giugno».

Sostegno generale e critiche puntuali

Sostegno generale e critiche puntuali

Da www.rsi.ch/news

Nella sua prima seduta dopo la chiusura causata dal coronavirus, il Parlamento ticinese approva l’azione del Governo durante la crisi

Ci sono volute oltre nove ore di discussioni, al legislativo cantonale ticinese, per arrivare a concludere la sua prima giornata di lavoro da due mesi a questa parte.
Riuniti al Palazzo dei congressi di Lugano, infrastruttura che ha permesso ai deputati di riunirsi e di lavorare nel pieno rispetto delle norme igieniche e di distanziamento sociale, i membri del Parlamento, le cui file si sono assottigliate con l’avanzare della serata, hanno sostanzialmente approvato la cronologia dei fatti e delle decisioni adottate dal Consiglio di Stato su proposta dello Stato maggiore cantonale di condotta insieme agli alti funzionari Giorgio Merlani (medico cantonale) e Matteo Cocchi (comandante della Polizia cantonale).
Molti, durante gli interventi alla tribuna, i “grazie” rivolti al Governo e all’indirizzo delle diverse categorie professionali che hanno assicurato il funzionamento del sistema sanitario ticinese durante la crisi. Ma molti e puntuali sono stati anche i distinguo  e le critiche da parte della sinistra e degli ecologisti, che non hanno gradito alcune decisioni puntuali adottate dal Governo durante la fase dello stato di necessità.
Una condizione quest’ultima, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, che l’Esecutivo ha prorogato fino alla fine di giugno per non rallentare un ritorno immediato alla politica di divieti, nel caso in cui una seconda ondata della pandemia dovesse insorgere nelle prossime settimane.
Due le votazioni che hanno permesso al Gran consiglio di esprimere con i numeri la sua opinione su altrettanti temi: il “no” alla proposta di Matteo Pronzini di negare il diritto di parola in Parlamento a Giorgio Mernali e a Matteo Cocchi (in apertura dei lavori) e il “no” del plenum alla richiesta dell’MPS di discutere in fine serata e al di là dei limiti imposti alle interpellanze, i decessi avvenuti durante la pandemia (27 morti su 80 ospiti) nella casa per anziani di Sementina.

“Frattura? No, confronto”

“Frattura? No, confronto”

Da RSI.ch | Modem sulla spaccatura in casa Lega – Gobbi: “La minoranza deve impegnarsi e sedere in Commissione”

“Ci sarà questo confronto tra le due anime leghiste, come c’è sempre stato.” Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, invitato a dibattere venerdì mattina durante Modem (su Rete Uno), in merito alla spaccatura in casa Lega dei ticinesi.

La frattura all’interno del movimento è emersa in occasione della bocciatura da parte del Gran Consiglio del Preventivo 2017. Il confronto è stato chiesto a gran voce dal capogruppo Daniele Caverzasio, che ha manifestato il suo dissenso nei confronti della frangia guidata da Boris Bignasca anche con la decisione di lasciare la Commissione della Gestione, assieme a Fabio Badasci, presidente del Gran Consiglio, e a Michele Foletti.

“Ruolo attivo della minoranza in Commissione”

“La minoranza che si è espressa in Gran Consiglio ora faccia la sua parte assumendo un ruolo attivo all’interno della Commissione della Gestione” ha commentato Gobbi ai microfoni della RSI, ricordando che: “Anche il sottoscritto alla sua prima legislatura non era così istituzionale e orientato a trovare una mediazione. Allo stesso modo Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca dovranno fare il loro percorso in questo senso nel capire che possono portare sul tavolo le loro proposte, ma che alla fine bisogna trovare un consenso”.

La puntata di Modem: http://www.rsi.ch/g/8384416

Il preventivo che non Lega

Il preventivo che non Lega

Da laRegione | La puntualizzazione di Gobbi: ‘Mica l’abbiamo bocciato noi. È stato il Ppd’

Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali fa sapere che non intende rilasciare dichiarazioni. Parla invece l’altro consigliere di Stato leghista, il capo delle Istituzioni Norman Gobbi. Che minimizza: «Chi ha bocciato il Preventivo 2017 – dice Gobbi alla ‘Regione’ – sono stati i Ppd, mica i leghisti. Noi siamo riusciti a recuperare il gruppo».

In effetti, alla fine ‘solo’ tre leghisti hanno votato contro il Preventivo.

Esatto. Prima del voto di entrata in materia, i consiglieri di Stato leghisti si sono assunti le proprie responsabilità, andando nel proprio gruppo per chiarirsi. Il consigliere di Stato Ppd invece non ci è andato. Ribadisco: sono i popolari democratici che hanno bocciato questo Preventivo.

Non si può quindi parlare di una Lega divisa al suo interno?

Ci sono delle sensibilità che chiedono più risparmi, così come ci sono delle sensibilità che chiedono meno tagli. Ma queste posizioni all’interno del movimento erano già emerse quando si è votata la manovra di risanamento finanziario: le medesime persone che oggi (ieri, ndr) si sono espresse negativamente sul Preventivo, avevano allora votato contro le misure di risparmio, poiché giudicate poco incisive o sbilanciate sulle entrate.

Ma perché martedì al pulpito per la Lega ha parlato prima Michele Guerra, entusiasta dei Conti, e poi Boris Bignasca, contrario. Non si è creata confusione?

Il dibattito organizzato funziona così ed è giusto che si esprima anche la minoranza del gruppo parlamentare leghista. Poi se qualcuno ha inteso che tale minoranza era molto più ampia, significa che non si ricordava quanto votato a settembre sulla manovra di risanamento.

Ultima domanda, signor Gobbi. Ci sarà un regolamento di conti in casa Lega?

No. Magari un riequilibrio delle posizioni in commissione della Gestione, per dare spazio alla minoranza. Ma un regolamento di conti lo escludo.

Alta vigilanza sulle finanze cantonali

Alta vigilanza sulle finanze cantonali

Nella propria seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato una modifica della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato del 24 febbraio 2015, con l’intento di migliorare e rafforzare la collaborazione fra la Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio e il Controllo cantonale delle finanze, nell’esercizio dell’alta vigilanza sui conti del Cantone.
Con il messaggio approvato oggi, il Consiglio di Stato propone in particolare che al Controllo cantonale delle finanze venga attribuito l’incarico di eseguire annualmente e a rotazione l’analisi dettagliata di un settore dell’Amministrazione cantonale – o di un progetto di una certa rilevanza – indicato dalla Commissione gestione e finanze del Parlamento. In questo modo, il perimetro dell’alta vigilanza potrà essere esteso a un numero maggiore di servizi dello Stato e a una parte più rilevante della sua attività. Questa nuova proposta – che è stata salutata positivamente dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio – non limita comunque l’assegnazione di eventuali ulteriori mandati al Controllo cantonale delle finanze che dovessero scaturire da esigenze o situazioni contingenti.
La modifica legislativa potrebbe generare maggiori oneri di gestione corrente per una somma compresa fra 10’000 e 30’000 franchi l’anno, che saranno compensati internamente e non comporteranno aumenti di personale. Questo nuovo compito non influirà inoltre sull’attuale ottima collaborazione fra il Controllo cantonale delle finanze e la Commissione gestione e finanze, che vede attualmente il servizio dedicare una sessantina di giorni l’anno all’evasione delle richieste commissionali.
Il Controllo cantonale delle finanze è subordinato al Consiglio di Stato e dipende amministrativamente dal Dipartimento delle istituzioni. Negli ultimi anni i mandati svolti dal Servizio per conto della Commissione gestione e finanze del Parlamento – nell’ambito dell’attività di alta vigilanza – hanno comportato una media di 1/2 verifiche annuali, di regola durante l’analisi del Consuntivo dello Stato. Negli anni 2011/2013 l’attività era stata più intensa, con l’esame di una serie di commesse pubbliche e la risposta a numerose richieste puntuali dei Commissari. Negli anni 2012 e 2013, il Controllo cantonale delle finanze aveva inoltre collaborato in modo stretto con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sezione della logistica, con un impegno suddiviso in 13 mandati per circa 280 giorni di lavoro.

La scissione coatta è realtà

La scissione coatta è realtà

Da RSI.ch l Il Gran Consiglio ha approvato di misura la modifica della legge sulle aggregazioni

La scissione coatta è ora possibile. Il Gran Consiglio ticinese, nella sua ultima seduta prima delle vacanze estive, ha approvato – con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti – la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei comuni del 16 dicembre 200; favorevoli Lega, PLR, PS e Verdi, contrari PPD e la Destra.

La modifica – ricordiamo – si è resa necessaria in seguito ad una sentenza del tribunale federale del 25 agosto 2015, sull’aggregazione del nuovo comune di Verzasca (vedi correlati, ndr.).

“Dobbiamo sopperire alla lacuna nell’attuale legge per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni anche coatte di comparti di territori”, ha ribadito il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

Una posizione che la sala ha fatto propria, seppur con una maggioranza risicata.

Popolare, sensibile e appassionato

Popolare, sensibile e appassionato

L’ultimo saluto ad Angelo Paparelli. Intervengo alle esequie del nostro compianto amico e deputato Angelo Paparelli, con un misto di sentimenti che va dal mesto dovere e all’amichevole piacere di poter esprimere alcuni ricordi e pensieri sul nostro  amico “Papa”.

Innanzitutto voglio porgere a nome del Consiglio di Stato e a titolo personale, in qualità di Presidente del Governo cantonale, le più sentite condoglianze e desidero esprimere la nostra vicinanza alla moglie Carmen e ai figli Ivan e Chris con le rispettive famiglie, unitamente al cordoglio che abbiamo espresso al Presidente del Gran Consiglio per la perdita di un valido deputato.

L’attività parlamentare di Angelo Paparelli non è passata inosservata. Le sue proposte sono state spesso volte ad avvicinare la politica cantonale ai bisogni della popolazione: dal suo impegno sui rustici, all’attenzione sulla trasparenza dei mandati e dei progetti, dalla limitazione delle cariche al voto generalizzato per corrispondenza. Questo suo agire rimarrà nei ricordi della politica ticinese e la cittadinanza rende omaggio all’operato e al coraggio del deputato Angelo Paparelli: grazie al suo impegno oltre l’80% degli elettori ha avuto la possibilità di votare per corrispondenza durante le elezioni cantonali e federali dello scorso anno.

Intervengo ora come Amico e Consigliere di Stato leghista, esprimendo la vicinanza di tutta la famiglia leghista e mi faccio portavoce di tanti amici, a partire dal nostro coordinatore Attilio. L’agire da deputato di Angelo è espressione del suo essere in quanto uomo: popolare, sensibile e appassionato.

Popolare perché Angelo era espressione di Molino Nuovo, il quartiere popolare della Città di Lugano. Qui, Angelo aveva iniziato la sua carriera politica nelle fila del PPD, diventandone consigliere comunale, senza però mai ottenere quella valorizzazione che meritava. L’amicizia che lo legava sin da giovane a Giuliano Bignasca portò Angelo ad entrare nel movimento della Lega dei Ticinesi. Una scelta non semplice la sua, ma che maturò proprio grazie all’intesa con il Nano, tutte e due figli di quella Molino Nuovo storica, che permise ad Angelo di continuare con efficacia il suo impegno politico sui temi a lui più cari a livello cittadino e poi cantonale. Oltre a far parte del Consiglio comunale per 5 legislature, assumendone la carica di Presidente nella Legislatura 2010-2011, che fu il miglior ringraziamento per la sua attenzione verso la Città; Angelo venne eletto in Gran Consiglio nel 2007 per essere poi sempre riconfermato negli appuntamenti elettorali successivi.

Il suo essere popolare lo esprimeva anche in attività extra-politiche. Fu attivo nello sport, in gioventù nel FC Lugano e poi nello judo; fu attivo e ha presieduto sino ad oggi il Circolo Sociale di Montagnola, che gestisce l’omonimo grotto e che grazie proprio ad Angelo riuscì a sopravvivere, tramandando una formula gestionale interessante e favorevole ai soci del Circolo, nonché alla clientela.

Sensibile perché Angelo era un buono, posto sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Essendo un abitante d.o.c. di Molino Nuovo, Angelo – oltre al suo rapporto con il Nano – era un grande amico di Giovanni Cansani. Con Giovanni, Angelo si batté per il mantenimento del Canvetto Luganese di Molino Nuovo, vuoi per la sua natura tradizionale e per il ruolo sociale che oggi ricopre grazie alla loro opera, con il coinvolgimento di persone meno fortunate di noi nell’attività di ristorazione.

Angelo ha vissuto per la sua Città, vedendola diventare grande e rafforzarsi nel contesto cantonale. Però la sua sensibilità lo ha portato a essere un importante conservatore della memoria storica di Lugano. Si impegnò infatti nella difesa di alcune delle testimonianze del passato, come la masseria Bizzozero di Cornaredo, salvata dall’abbandono soprattutto grazie al suo intervento, oppure al recupero della Fontana di Nettuno a Trevano. Certo, la sua professione lo avvicinava naturalmente a quest’attenzione, ma come sappiamo Angelo lo faceva con grande passione.

Appassionato perché Angelo faceva le cose perché ci credeva e non per interesse. Accanto alle passioni già citate, Angelo nutriva una gran passione artistica e possedeva notevoli doti di pittore e scultore. Ricordo ancora con piacere le esposizioni proprio al Canvetto Luganese, oppure gli scambi di giudizio ironici con il Nano e interessanti con Michele Barra. Una verve artistica finalizzata a valorizzare: dai dismessi attrezzi agricoli da lui trasformati in opere, ai luoghi in cui le sue sculture ne contraddistinguono gli scorci, dall’attualità e la critica espressa con il pennello, al ricordo con le opere – chiamiamole così – leghiste in Via Monte Boglia.

Angelo aveva anche la passione della buona tavola. Era un cuoco provetto che si cimentava in cucina: le feste d’autunno in Città, le goliardiche grigliate preparate con l’amico Mirto per il gruppo parlamentare, e le deliziose cene alla “Cantina dal Papa” dall’altra parte del Lago (a Caprino), dove con gli amici di brigata ha reso felici più persone, rallegrando più d’una serata leghista ma non solo. Angelo sapeva che attorno alla tavola, con un buon piatto preparato con passione, molti dissapori scomparivano, lasciando così regnare l’amicizia e l’armonia.

Angelo è però soprattutto un amico per molti di noi qui presenti oggi a rendergli omaggio. Ognuno di noi ha sicuramente un ricordo che lo lega ad Angelo. Un amico schietto, sincero e vero, come lo è stato da marito, padre e nonno. Una sua battuta sapeva farci ridere, ma sapeva anche farci riflettere. Il suo voler dare soprannomi era espressione di sincera amicizia. Il suo voler condividere era espressione di vera generosità.

Caro Papa, te ne sei andato “in un bof” e ci mancherai. Ora sei vicino a molti amici conosciuti durante la tua generosa vita. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso inconfondibile caratterizzato dai tuoi baffi; un sorriso che ci ricorda coma la vita vada vissuta intensamente ogni giorno. Con passione, come tu ci hai insegnato.

Ciao Papa. Ciao Amiis!

Norman Gobbi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Oggi ho risposto all’interpellanza “II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?” del deputato Giorgio Galusero, facendo il punto alla situazione sul fronte della minaccia per il nostro Cantone. Di seguito il testo.


Interpellanza 11 dicembre 2015
II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?

Signor deputato, con la presente, rispondiamo alle domande da lei poste nella summenzionata interpellanza come segue:

1. Vi sono persone in Ticino che hanno manifestato simpatie nei confronti del sedicente Stato islamico o che hanno raggiunto la Siria per arruolarsi nell’Isis?

La situazione è costantemente monitorata e i casi che possono risultare problematici per la sicurezza sono approfonditi con attenzione dalla Polizia cantonale, in collaborazione con l’autorità federale responsabile per la protezione dello Stato (Servizio delle attività informative della Confederazione – SIC), organo competente anche per la comunicazione d’informazioni in merito al terrorismo.
Va precisato che in base alle informazioni e ai casi verificati, il sedicente Stato islamico ha bisogno non solo di combattenti, ma anche di scienziati, informatici, insegnanti, infermieri e medici. La propaganda di ISIS promette una società giusta e prospera per la quale vale la pena di combattere e morire. 7 dei 40 cosiddetti jihadisti dalla Svizzera sono morti (secondo un dato “non confermato”, dei 71 casi sarebbero anche 13 decessi).
La Task-Force anti-terrorismo della Confederazione, in breve Tetra, si occupa di circa 70 casi specifici, persone legate ai viaggi a fini terroristici e le relative azioni di finanziamento e sostegno, ma non solo. Il gruppo di lavoro è composto dal già citato SIC, i Cantoni, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e la Procura Federale.
A titolo di esempio per i casi trattati dall’autorità cantonale ticinese in collaborazione con le citate autorità federali, ricordiamo il recente allontanamento del cittadino marocchino Khachia Oussama che si è espresso in maniera esplicita a favore dello Stato Islamico, segnatamente con una copiosa ed intensa attività nei social media volta sia alla diffusione virale di materiale propagandistico pro ISIS che all’espressione delle sue propensioni anti-occidentali, come pure alla manifestazione della sua intolleranza religiosa vicina all’ideologia jihadista, spingendosi addirittura ad esternare pareri di assenso a proposito delle azioni terroristiche relative agli attentati di Parigi nel mese di gennaio 2015.

2. Quale è il livello di minaccia terroristica in Ticino?

Il grado di minaccia in Ticino è in linea con la situazione Svizzera in quanto dalla fine del 2014, il livello di rischio è giudicato elevato ed è aumentato leggermente dall’inizio di novembre 2015 in ragione d’indizi relativi all’ulteriore pianificazione di attentati nei paesi limitrofi alla Svizzera.
Nel suo recente rapporto, Tetra avverte di un “leggero aumento” rispetto alla precedente relazione nel febbraio minaccia terroristica. Da un lato, i rimpatriati dalla jihad in Svizzera potrebbero progettare un attacco contro rappresentanze diplomatiche su suolo elvetico dei Paesi impegnati nella coalizione anti-ISIS. D’altro lato, gli attacchi potrebbero essere pianificati da persone radicalizzate – mai state in Siria o in Iraq – sempre contro obiettivi stranieri su suolo elvetico, oppure obiettivi di altro tipo.
Il Ticino non si discosta da questa valutazione, soprattutto essendo un asse di transito privilegiato tra il sud e il nord Europa, così come la porta d’entrata a meridione per la Confederazione.
La situazione in materia di sicurezza è costantemente analizzata dagli organi preposti della Polizia cantonale in stretta collaborazione con i partner competenti di Confederazione e Cantoni. Secondo l’evolversi della situazione e le conseguenti analisi vengono adottate, di volta in volta delle misure puntuali e con scopi ben precisi, come ad esempio il rafforzamento della presenza sul territorio messo in atto nelle ultime settimane.

3. Intende il Governo attuare o rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti sensibili?

Il Consiglio di Stato è molto sensibile alla questione e per il tramite degli organi competenti mette in atto tutti i provvedimenti necessari per garantire al meglio la sicurezza pubblica. A tale scopo sono mantenuti stretti contatti con le autorità federali, le quali sono primariamente competenti in questo ambito. È bene evidenziare che le misure di sicurezza vengono adeguate in base alla valutazione della minaccia ad esempio come con il metal detector per l’ultima sessione del Gran Consiglio. Tutte le misure di cui sopra fanno parte di una valutazione generale a livello Svizzero, anche grazie alla coordinazione dello Stato Maggiore di Condotta di Polizia che, da inizio anno e a seguito dei fatti di Parigi, è stato costituito e conta al suo interno rappresentanti di tutte le regioni e di tutti i Corpi di Polizia federali e cantonali.

4. Si prevede di aumentare il grado di formazione degli agenti di Polizia per interventi di questo genere? (a Ginevra un migliaio di poliziotti stanno seguendo una formazione specifica)

Negli scorsi anni tutto il personale di Polizia ha ricevuto una formazione specifica per quanto riguarda casi di AMOK (situazioni di follia omicida), tematica che attualmente è inserita nella formazione di base dei nuovi agenti. Al riguardo sono previsti costanti aggiornamenti che vengono erogati al personale già formato nelle varie sessioni di formazione continua a livello cantonale.
Nell’ambito specifico del contro-terrorismo, il personale di Polizia è stato sensibilizzato e ha a disposizione della documentazione specifica sulle modalità di ricerca e comportamento emanata dalla Conferenza dei Comandanti delle Polizie Cantonali (CCPCS). La Scuola cantonale di polizia riceve, nell’ambito della formazione di base, un’istruzione mirata da parte del Servizio cantonale per la Protezione dello Stato, competente in materia.
Anche nell’ambito della comunicazione e delle possibili richieste che giungono dal Cittadino al personale di Polizia, sono state diffuse delle direttive allo scopo di rassicurare la popolazione ed avere una “unité de doctrine” in questo specifico ambito.

5. È intenzione del Consiglio di Stato di sgravare di compiti burocratici o non ritenuti prioritari la Polizia cantonale affinché possa aumentare il lavoro di “intelligence” e di controllo in questo specifico campo?

L’effettivo del Servizio cantonale di protezione dello Stato è costantemente adeguato in base alle necessità dettate dal livello della minaccia.
Ovviamente la priorità numero uno della Polizia cantonale è l’aspetto operativo, tuttavia affinché tutto l’apparato possa agire al meglio, è necessario che vi sia anche un supporto amministrativo funzionante.
Già ora il Comandante della Polizia cantonale, congiuntamente ai suoi quadri, si assicurano che le risorse siano suddivise in maniera efficiente ed efficace in base ai bisogni e alle priorità dei diversi servizi. Numerosi sono gli ambiti di sicurezza dei quali la Polizia si deve occupare, non sarebbe giusto, né sensato, procedere a potenziamenti univoci che non tengono conto di tutti gli interessi e necessità in campo.
Ne consegue che la Polizia cantonale monitora le minacce di natura diversa che compromettono la sicurezza del nostro territorio in maniera proporzionata, in base alle urgenze e ai rischi riscontrati, adottando poi dispositivi adeguati.
A questo proposito e proprio per poter disporre di maggiore flessibilità da alcuni mesi è attiva la Sezione operativa (SOP) che viene impiegata in base alle necessità puntuali laddove le minacce sono maggiori.
Per poter essere ancora più dinamici e permettere una maggiore celerità d’intervento, fondamentale in situazioni gravi come quelle che hanno colpito la Francia e il Belgio nelle ultime settimane, la Polizia cantonale ha implementato dal mese di marzo un nuovo sistema di aiuto alla condotta. Parallelamente e in collaborazione con il Centro Sistemi informativi del Cantone si stanno valutando dei nuovi e performanti sistemi di allarme per aggiornare quelli attualmente in servizio e che necessitano di essere ammodernati.

Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Candidatura al Consiglio federale del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi . In data odierna l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha scritto al Gruppo dell’Unione Democratica di Centro (UDC) alle Camere federali associandosi pienamente al sostegno espresso dal Consiglio di Stato ticinese, nel suo scritto del 18 novembre 2015, alla candidatura del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi alla carica di Consigliere federale. Così facendo, lo scrivente Ufficio presidenziale desidera sottolineare l’importanza che la Svizzera di lingua e cultura italiana torni a essere rappresentata, dopo un’assenza di sedici anni, in seno al Governo federale.