«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

Da tagesanzeiger.ch l Ab 1. Juli gilt im Tessin das Burkaverbot. Lega-Politiker und Justizdirektor Norman Gobbi sagt, wie man künftig mit verhüllten Gästen aus dem Arabischen Raum umgeht.

Norman Gobbi, wann haben Sie das letzte Mal eine vollverschleierte Frau gesehen?Letzten Sommer in Lugano.

Was hat Sie daran gestört?
Eigentlich nichts.

Frauen mit Burka oder Niqab sind in der Schweiz ein Randphänomen. Weshalb braucht es das Verhüllungsverbot, das ab 1. Juli im Tessin gilt?

Die Verschleierung gehört nicht zu unserer Kultur. Das Gesetz schützt unsere Werte, die Gleichberechtigung von Frau und Mann. Ausserdem ist das Gesicht ein wichtiges Erkennungsmerkmal. In der Schweiz besteht im Unterschied zu vielen anderen europäischen Ländern keine Ausweispflicht.

Zu den Schweizer Werten gehört auch die Religionsfreiheit.

Wir zwingen niemanden, zum Christentum zu konvertieren. Zudem geht es nicht nur um die Religion, es ist auch eine Frage der öffentlichen Sicherheit. Das Gesetz gilt nicht nur für Niqab- und Burka-Trägerinnen, sondern auch für Demonstranten oder Fussballfans, die sich vermummen.

Am Mittwoch sind Polizisten und andere Gemeindeangestellte darüber informiert worden, wie sie das Verhüllungsverbot umsetzen sollen. Werden sie eine strenge Linie fahren?

Wir haben den Gemeindepolizisten empfohlen, vorsichtig und mit guter Gesinnung zu handeln. Sie werden nicht gleich Bussen verteilen, sondern den Leuten erst nahelegen, die Verhüllung freiwillig abzulegen.

Was, wenn das nichts bringt?

Dann können Bussen ausgesprochen werden. Wie hoch diese ausfallen, können die Gemeinden selber entscheiden. Die Verordnung der Regierung sieht in ordentlichen Fällen eine Busse von 100 bis maximal 1000 Franken vor.

Aus Frankreich, wo seit einigen Jahren ein Burkaverbot gilt, sind Fälle bekannt, in denen verschleierte Frauen alle paar Wochen angehalten und gebüsst werden. Das ist wenig nachhaltig.

Damit dies nicht passiert, werden bei uns alle kontrollierten Personen in das kantonale Polizeiregister eingetragen. So erkennen wir, ob eine verschleierte Person bereits einmal kontrolliert wurde. In schwerwiegenden Fällen oder im Wiederholungsfall gibt es die Möglichkeit, höhere Bussen bis 10’000 Franken festzulegen. Grundsätzlich ist auch ein Einschreiten der Staatsanwaltschaft denkbar.

In Frankreich kommt es auch immer wieder vor, dass verschleierte Frauen sich heftig wehren, wenn sie kontrolliert werden.

Ich war letztes Jahr in Frankreich. Viele arabische Frauen waren nicht verschleiert. Das zeigt mir, dass nur diejenigen, die provozieren wollen, sich nicht an die Regeln halten. Und solche Provokationen werden wir bestrafen. Nora Illi (die Frauenbeauftragte des Islamischen Zentralrats, Anm. d. R.) etwa hat bereits angekündigt, dass sie am 1. Juli vollverschleiert nach Bellinzona kommen werde, um gegen das Verbot zu protestieren.

Die französische Polizei legt das Verbot grosszügig aus gegenüber vollverschleierten Touristinnen, die sich nur ein paar Tage im Land aufhalten. Wird es auch im Tessin Ausnahmen geben – etwa für saudische Familien, die nach Lugano zum Shoppen kommen?

Nein, bei uns gibt es keine Ausnahmen für Touristinnen. Das Gesetz gilt für alle.

Sie könnten damit zahlungskräftige Gäste verärgern.

Touristen, die sich verschleiern, werden vielleicht künftig nach Como gehen. Das tut mir leid, aber deswegen dürfen wir dem Druck von aussen nicht nachgeben. Bei uns zählt der Souverän, und dieser hat an der Urne entschieden, dass die Vollverschleierung nicht toleriert werden darf. Die Leute sind klug genug, sich anzupassen. Wenn wir nach Saudiarabien oder in den Iran fliegen, halten wir uns auch an die lokalen Kleiderregeln.

Werden nun im Tessin Tafeln aufgestellt, die darauf hinweisen, dass keine Burkas und Niqabs getragen werden dürfen?

Nein, informieren werden vor allem die Tourismusbüros. Zudem haben wir gemeinsam mit dem Aussendepartement des Bundes eine Sprachregelung formuliert. Die saudische Botschaft hat ihre Staatsangehörigen bekanntlich bereits über die neue Kleiderregelung im Tessin informiert. Andere Reaktionen gab es bisher nicht.

Vollverschleierte Frauen sind für die meisten Schweizer etwas Unvertrautes. Haben Sie einmal mit einer Frau gesprochen, die Burka trägt?

Nein.

(Tagesanzeiger.ch/Newsnet)

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Dal Mattino della domenica del 1. maggio 2016
Grazie al Dipartimento delle istituzioni è stato fermato un potenziale attentatore

Negli scorsi giorni è balzata agli onori della cronaca la notizia dell’arresto in Italia di un uomo sospettato di essere affiliato all’ISIS. La Polizia cantonale da tempo, grazie all’ottimo lavoro dei suoi servizi d’informazione, teneva sotto controllo il sospettato che entrava regolarmente in Ticino. Un settore, quello dei servizi segreti delle nostre forze dell’ordine, che ho deciso di potenziare alcuni anni fa per far fronte alle nuove esigenze in ambito di sicurezza. Una decisione che oggi si è dimostrata vincente! Tra i compiti principali di questa sezione v’è infatti anche il monitoraggio delle situazioni legate ad attività terroristiche. Ed è proprio a seguito della segnalazione da parte del Dipartimento delle istituzioni da me diretto alle Autorità federali che all’uomo è stato vietato l’ingresso nel nostro Paese. Un importante obiettivo raggiunto in termini di sicurezza e di ordine pubblico, che deve farci riflettere su questi fenomeni preoccupanti, in particolare alfine di farci trovare sempre pronti per difendere il nostro Paese e i nostri cittadini.

Molte persone mi hanno chiesto cosa stiamo facendo alle nostre latitudini per scongiurare questo tipo di situazioni. Come ho ribadito più volte, soprattutto dopo i violenti fatti che hanno scosso la Francia e il Belgio negli mesi scorsi, in Ticino ci stiamo muovendo su più fronti. La sicurezza è infatti sempre stata e rimarrà anche in futuro una priorità del sottoscritto. La collaborazione con la Confederazione e con le forze dell’ordine italiane, specialmente nell’ambito dello scambio d’informazioni e di dati, come nel caso del pugile jihadista fermato in Italia, risulta fondamentale per poter identificare ed evitare la formazione di cellule radicali che possono commettere atti terroristici. Per riuscire a sorvegliare il nostro Cantone, è dunque essenziale avere occhi aperti e orecchie tese anche in merito a quanto accade vicino a noi e non solo in casa nostra.
La collaborazione con autorità svizzere e straniere assume un ruolo decisivo: per questo, come ho fatto anche nelle scorse settimane a Roma e a Berna, mi muovo spesso in prima persona incontrando gli attori attivi come me nell’ambito della sicurezza.

Oltre a ciò, un’altra priorità è quella di evitare la ghettizzazione di questo tipo di persone. Per farlo dobbiamo trasmettere i nostri valori di libertà e democrazia ed evitare assolutamente che nelle nostre Città nascano società parallele. Al di là del confine non mancano infatti luoghi di radicalizzazione riconosciuti dalle autorità italiane. Un monito per tutti noi. Se non riusciremo a raggiungere questo obiettivo rischieremmo di venire attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto a Parigi e Bruxelles. Per contrastare questo genere di fenomeni riveste naturalmente un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e al suo coordinamento con i diversi partner, a cominciare dalle Polizie comunali e dalle Guardie di confine. Un coordinamento che ho voluto rafforzare negli ultimi anni mediante progetti concreti. Infine, ma non da ultimo, anche la popolazione può e deve fare la sua parte. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini – le nostre sentinelle sul territorio! – è difatti possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici. Uno per tutti, tutti uniti per la sicurezza del nostro splendido Ticino!

Norman Gobbi

Lavoro d’intelligence ticinese

Lavoro d’intelligence ticinese

Da Cdt.ch l Abderrahim Moutaharrik arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS era tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale

Il 25 marzo Abderrahim Moutaharrik, il kickboxer di Lecco arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS, ricevette (come da noi anticipato) il divieto d’entrata in Svizzera. L’uomo (classe 1988) aveva quasi giornalmente frequentato, fino a settembre 2015, una palestra di Lugano (il Fight Gym Club di Canobbio) ed era in stretto contatto con Oussama Khachia, lo «jihadista di Viganello» presumibilmente ucciso in Siria in dicembre, dove stava combattendo come foreign fighter.

Il divieto d’entrata in Svizzera, come ci ha confermato oggi il consigliere di Stato Norman Gobbi (responsabile del Dipartimento delle istituzione), è stato intimato a Moutaharrik dal competente ufficio federale su segnalazione del Canton Ticino. Il kickboxer era dunque tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale. “In particolare – ci spiega Gobbi – dal lavoro della sezione gestione informazioni, potenziato alcuni anni fa, che ha tra i suoi compiti anche quello di monitorare questo tipo di situazioni. E l’autorità federale, per decidere di emanare un divieto d’entrata, si è bastata su indicazioni da noi fornite, che si sono dunque rivelate solide”.

Su come la Polizia cantonale sia arrivata ad evidenziare la pericolosità di Moutharrik c’è comunque il “no comment” da parte delle autorità. “Dobbiamo comunque chiaramente capire – continua Gobbi – che per monitorare il nostro territorio è importantissimo avere occhi e orecchie aperte su quanto accade da noi, ma anche su quanto accade fuori dal confine. Per questo è importante collaborare sia con le autorità federali che con quelle delle nazioni attorno a noi”.

http://www.cdt.ch/ticino/lugano/154263/un-lavoro-d-intelligence-ticinese#

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Da Giornale del popolo / Nicola Mazzi

Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea anche che a dipendenza
dell’evolversi della situazione i controlli potranno intensificarsi
oltre che alle frontiere anche all’interno del territorio.

I fatti di Parigi stanno avendo conseguenze anche alle nostre latitudini. Oltre a un maggiore controllo alle frontiere (vedi articolo a lato) vi è stato un incontro tra Guardie di confine e Polizia cantonale per un migliore coordinamento delle operazioni legate alla sicurezza. Proprio da questo fatto siamo partiti per un approfondimento della situazione con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Presidente Gobbi cosa ci può dire dell’incontro tra Polizia cantonale e Guardie di confine?

«Se arriva l’ordine da Berna di intensificare i controlli, evidentemente, oltre ad avere un effetto sulle Guardie di confine, implica delle conseguenze anche sul dispositivo della Polizia cantonale. Sul dettaglio non posso ovviamente esprimermi, anche perché i terroristi sono molto attenti alle informazioni fornite dalle autorità; hanno difatti un buon monitoraggio dei media e quindi occorre mantenere un certo riserbo sulle strategie che adottiamo. Il tutto per una maggiore sicurezza delle operazioni. L’incontro di questa mattina conferma comunque l’ottima collaborazione tra le forze dell’ordine presenti sul nostro territorio, collaborazione che in situazioni come questa, viene conseguentemente intensificata».

Il piccolo Ticino può pensare a misure concrete per combattere il terrorismo?

«Ci sono due dimensioni sulle quali lavorare. Per la prima faccio riferimento a un’operazione di polizia avvenuta la scorsa settimana a Merano che ha portato all’arresto di 13 persone implicate nel reclutamento di terroristi. Il fatto che la base di reclutamento si trovasse in un appartamento a Merano, deve farci riflettere. Perché è una citta dina simile alle nostre, con un controllo sociale ancora presente. Ciò dimostra che un sistema di sicurezza deve essere attivato in modo più sensibile. La seconda dimensione sulla quale lavorare riguarda la politica dell’integrazione. Occorre fare in modo che i cittadini stranieri che giungono nel nostro Paese – che siano di prima, seconda, terza o quarta generazione – facciano loro i nostri valori di libertà e democrazia, alfine di scongiurare il rischio di una loro emarginazione dal nostro tessuto socio-culturale. Un aspetto che potrebbe infine implicare pure il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, come è accaduto di recente a cittadini svizzeri o francesi cresciuti nei nostri paesi che si sono arruolati nell’ISIS. Un rischio che dobbiamo evitare».

E i cittadini che cosa possono fare?

«I cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio: se si sentono insicuri o osservano situazioni dubbie, devono riferirsi all’autorità. E quindi chiamare il 117, numero di riferimento nell’ambito delle urgenze. Si tratta comunque di non perdere d’occhio la normalità. È vero, gli attacchi di Parigi hanno dato un segnale molto chiaro sull’obiettivo che i terroristi volevano colpire: è stata un’aggressione al nostro modo di vivere. Ma ciò non deve impedirci di vivere la nostra libertà».

Da più lettori ci arrivano domande sul fatto che alla dogana si aspettavano code di auto che invece non ci sono state. Una sua precisazione in merito potrebbe essere utile. 

«Come indicato in precedenza, la situazione viene monitorata costantemente dalle autorità federali e cantonali competenti. Al momento nel nostro Cantone sono state attuate delle misure preventive di presenza sul territorio, che non implicano ancora disagi visibili alle nostre frontiere in particolare. A dipendenza dell’evolversi della situazione, i controlli potranno essere intensificati sulla frontiera da parte delle Guardie
di confine e sul territorio cantonale dalla nostra Polizia, ciò che potrebbe anche comportare tempi di attesa così come accaduto negli ultimi giorni sul confine con la Francia e i Cantoni romandi».

Secondo lei si deve continuare come fatto finora o dare più spazio alla repressione rispetto all’integrazione?

«Il lavoro del mio Dipartimento, in questi anni, ha sempre posto grande attenzione all’integrazione: dall’arrivo di uno straniero sul nostro territorio alla sua dimora in Ticino. Abbiamo sempre cercato di lavorare sulla condivisione dei nostri principi, lo abbiamo fatto con una pubblicazione di benvenuto con la quale spieghiamo a queste persone quali sono i nostri valori e il nostro modo di vivere, alfine che esse, nel loro processo d’integrazione, li facciano propri. È un aspetto centrale, perché dobbiamo evitare che nascano dei ghetti, piccoli o grandi che siano; forse qualcuno già c’è, ma dobbiamo evitare che si diffondano e che diventino incontrollati come invece può capitare nelle grandi città europee. Un compito che dovrebbe essere facilitato dall’essere una piccola realtà. Ma ci vuole l’impegno di tutti, a cominciare dalle comunità straniere presenti in Ticino che già oggi sono attive in questo senso. Per quanto riguarda il Cantone, ci troviamo in una fase di transizione con la partenza del delegato all’integrazione Francesco Mismirigo. Ma le preoccupazioni appena descritte, assieme al programma d’integrazione della Confederazione e del Cantone, dovranno essere centrali anche in avvenire».

La collaborazione con le altre Polizie degli altri Cantoni sarà intensi ficata?

«Per prima cosa va ricordato che la sicurezza interna nel nostro Paese è di competenza della Polizia e quindi dei vari corpi cantonali. Il livello operativo nazionale viene coordinato dalla Conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere che ha attivato, anche a seguito degli attacchi di inizio anno in Francia, un apposito stato maggiore di condotta di polizia. Questa coordinazione avviene in stretta collaborazione con la Polizia federale, così come anche con il Dipartimento federale della difesa. Una collaborazione tra autorità cantonali e federali che ha quale obiettivo il coordinamento in caso di eventi maggiori, così come la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise tra tutti i partner».

I contatti con il Consiglio federale o i Dipartimenti federali che si occupano di affari esteri o di sicurezza sono potenziati?

«Personalmente ho contatti regolari. Per esempio giovedì e venerdì ero a Davos per l’incontro con i direttori cantonali dei Dipartimenti di giustizia e polizia e con i consiglieri federali Ueli Maurer e Simonetta Sommaruga. Credo che ogni Cantone debba sentirsi coinvolto in questa situazione. Certo, alcune regioni possono essere potenzialmente più esposte come Ginevra e Vaud con le multinazionali, Basilea con l’industria farmaceutica, Zurigo con la piazza finanziaria, Lucerna con i suoi simboli cattolici o Argovia con le centrali nucleari. Ogni Cantone ha degli obiettivi sensibili e potenzialmente nel mirino di qualche organizzazione terroristica. E ciò deve farci riflettere: nessuno può guardare solo al suo orticello, ma occorre agire tutti insieme per rafforzare la nostra sicurezza. La collaborazione intercantonale è dunque importante, così come quella tra la Svizzera e gli altri Paesi. A questo proposito domani sarò in visita ufficiale a Milano e quello della collaborazione sarà sicuramente un tema di discussione con le autorità italiane».

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Da liberatv.ch l Gobbi dopo il massacro: “L’Europa ha sottovalutato questione migratoria e integrazione. Non abbassiamo la guardia. Il fondamentalismo attecchisce anche in piccole realtà”. Il presidente del Governo: “Pensiamo all’operazione di polizia che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di terroristi, alcuni dei quali vivevano in una cittadina come Merano, non molto diversa dalla nostra realtà”.

“L’Europa ha sempre sottovalutato l’aspetto migratorio, lo vediamo oggi con la difficoltà che ha nel gestire l’ondata di migranti. Secondo me ha anche sottovalutato il problema dell’integrazione perché la ‘welcome policy’ adottata da diversi paesi europei ha creato e sta creando ghetti nelle grandi città, ghetti dove i valori democratici non hanno attecchito e non trovano ascolto”.
Sono le riflessioni del presidente del Governo e ministro delle istituzioni Norman Gobbi all’indomani del massacro di Parigi.

“Per la Svizzera – aggiunge – è importante che questi fenomeni di ghettizzazione non nascano e che si insista sulla politica di integrazione, soprattutto a livello dei valori della democrazia e della libertà. Per evitare che nelle nostre città nascano società parallele. Se non riusciremo a farlo, verremo attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto ieri sera a Parigi”.

Gobbi precisa che in parallelo bisogna lavorare sul piano della difesa nazionale e della repressione. Ricorda a questo proposito che alcune persone che inneggiavano a organizzazioni terroristiche sono già state espulse dalla Svizzera. Perché, conclude, non dobbiamo sentirci al sicuro solo perché siamo una piccola nazione: “Pensiamo all’operazione di polizia che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una ventina di terroristi, la maggior parte dei quali in Italia. Ebbene, alcuni estremisti islamici vivevano a Merano, un paese del Sud Tirolo paragonabile a una qualsiasi cittadina ticinese. È preoccupante che una piccola realtà come Merano, dove sicuramente c’è un ottimo livello di controllo sociale, sia diventata luogo di reclutamento e radicalizzazione islamica. Quindi dobbiamo stare molto attenti, e crearci gli anticorpi per affrontare ogni possibile deriva estremista”.

emmebi

http://www.liberatv.ch/node/31259

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

La vicinanza con Milano e la migrazione sono tra i principali fattori della decisione presa dal SIC. Il Ticino è tra i maggiori beneficiari dell’aumento dei contributi sulla “sicurezza dello Stato”. Grazie all’aumento saranno creati’ 20 nuovi posti nelle varie polizie. I Cantoni riceveranno quest’anno 10,4 milioni di franchi da Berna, due in più rispetto a finora. La ripartizione dei milioni supplementari, rivelata oggi da “Blick”, è stata confermata all’ats da Isabelle Graber, portavoce del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), i servizi segreti svizzeri.

200mila franchi in più per il Ticino – Il nostro Cantone otterrà 200’000 franchi supplementari, così come Basilea Città, Friburgo, Vaud e San Gallo, arrivando a un budget di 720’000 franchi. “Il Ticino fa parte dei ‘posti caldi’, è una valutazione del SIC”, ha detto al “Blick” il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Un motivo – ha aggiunto – sono le vie della migrazione che passano per il Cantone, con il pericolo che “vengano anche persone che perseguono obiettivi terroristici”. Un altro punto è la vicinanza con Milano, “potenziale hotspot del fondamentalismo” islamico. “Si investe dove può succedere qualcosa” conclude Gobbi.

Zurigo, Berna e Ginevra i cantoni più a rischio – Solo la metà dei cantoni riceverà più soldi, destinati, secondo quanto annunciato il 5 marzo scorso dallo stesso SIC, soprattutto a fronteggiare il terrorismo islamico jihadista. Il maggior beneficiario dell’aumento è Zurigo, con 300’000 franchi supplementari. Il suo budget “sicurezza dello stato” passa così a 1,54 milioni, corrispondenti a circa 15 posti a tempo pieno (inclusa la Città), superando così Berna, che riceverà solo 100’000 franchi in più, (arrivando a 1,37 milioni), come Ginevra, numero tre della classifica, che sale a 1,3 milioni.

272 posti a tempo pieno e un budget di circa 65 milioni – Il SIC contava 266 posti a tempo pieno a fine 2014. Dopo l’attacco al settimanale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi del 7 gennaio scorso si è rafforzato con sei posti supplementari, passando a 272, per un budget di circa 65 milioni di franchi. Di questi, 84 erano inclusi nella “struttura di polizia dei Cantoni”, finanziati dalla Confederazione. Il Consiglio federale ha inoltre destinato 2 milioni di franchi supplementari ai Cantoni per la lotta al terrorismo. Con i 20 posti supplementari i poliziotti cantonali e comunali che si occupano di sicurezza dello Stato supereranno ora il centinaio.

La nuova ripartizione non è ancora definitiva, piccoli adattamenti sono ancora possibili, precisa la portavoce del SIC Graber.

ATS

“Abbiamo chiesto l’espulsione”

“Abbiamo chiesto l’espulsione”

Da RSI.CH l Norman Gobbi conferma la richiesta fatta a Berna per allontanare dalla Svizzera il giovane vicino a posizioni dell’IS.
“Il Dipartimento delle Istituzioni ha inviato una richiesta di espulsione in data 10 marzo, dopo aver ricevuto informazioni di polizia”.  Sono parole del direttore Norman Gobbi, che conferma quanto anticipato da Liberatv, e sono riferite al cittadino di nazionalità marocchina vicino a posizioni dell’IS intervistato giovedì da Falò.

Quanto alle effettive possibilità, che questa richiesta venga accolta il responsabile delle Istitizioni è cauto: “L’auspicio è quello. Ciò detto la nostra legge federale è buonista e tutelante nei confronti di questa tipologia di persone”.
Gobbi precisa infine che “da parte nostra siamo contrari alla presenza sul territorio di persone il cui obbiettivo è di radicalizzare i mussulmani”.

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le notevoli conoscenze acquisite nel corso della sua esperienza da Markus Seiler, Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno reso la conferenza tenutasi ieri sera a Bellinzona presso l’auditorium di BancaStato un’occasione unica per riflettere su questioni di primaria importanza per la sicurezza del nostro Paese. Tengo in questa sede a ringraziare Markus Seiler per aver gentilmente accettato il mio invito e per aver permesso al pubblico in sala di “toccare con mano” le opinioni del più grande esperto in materia a livello svizzero.

Mediante il radar utilizzato dal SIC per illustrare le minacce che potrebbero interessare la Svizzera, l’oratore ha presentato i temi principali relativi alla sicurezza del nostro Paese. Come ha ricordato il capo dei nostri servizi segreti, “la Svizzera non è un’isola”. Nell’ambito degli attacchi terroristici, il livello di minaccia era già alto prima degli attentati di Parigi: la situazione dev’essere costantemente monitorata poiché, anche se al momento non vi sono indizi circa piani concreti, vi è sempre un rischio latente di emulazione o di persone che cercano di approfittare di questo “surriscaldamento”. Nell’epoca moderna, molte minacce derivano anche dalle nuove tecnologie. Markus Seiler ha rimarcato che “internet non è pensato come un luogo sicuro”, ma come uno spazio a rischio, dove si può accedere a un’enorme quantità di informazioni; e quando il capo dei servizi segreti indica che “l’80% delle nostre mail sono registrate e analizzate a Londra e Washington”, ci fa comprendere quanto questo tema riguardi tutti noi da vicino.

In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, il nostro Paese e i suoi servizi devono agire con capacità per salvaguardare la sicurezza della Svizzera e degli svizzeri. Un lavoro coordinato sull’insieme del nostro territorio, a cui anche i Cantoni sono chiamati a partecipare in prima persona. In questo senso, anche la nostra la Polizia cantonale collabora attivamente con i servizi d’informazione, in modo da poter difendere in maniera efficace noi cittadini dalle minacce che caratterizzano questo mondo sempre più complesso.

Norman Gobbi